LE REGOLE DELLA BUONA SCRITTURA

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1 LE REGOLE DELLA BUONA SCRITTURA Nella redazione degli elaborati di esame è di fondamentale importanza porre molta attenzione alla scrittura, sotto tutti i profili: grafico, ortografico, semantico e stilistico. LA GRAFIA Per ottenere una grafia chiara e comprensibile, al di là delle caratteristiche personali di scrittura, è necessario un costante esercizio. La desuetudine all utilizzo della penna crea spesso dei problemi ai candidati. Anche nei pareri scritti a casa, dunque, è opportuno esercitarsi nella scrittura a mano, ponendo attenzione alla differenziazione delle lettere simili ed a utilizzare la giusta grandezza dei caratteri. La buona grafia consente una immediata intellegibilità del testo al lettore e, in sede di correzione, favorisce un approccio di disponibilità da parte del commissario. Al contrario, la grafia non comprensibile rende spesso faticosa la lettura e la correzione, nuocendo di fatto alla valutazione dell elaborato. Le lettere che vanno differenziate in modo netto tra loro sono la a e la o, la m dalla n e dalla u. Sulle i vanno inseriti i puntini e le lettere devono essere sempre distanziate. L ORTOGRAFIA Anche una corretta ortografia costituisce un parametro di valutazione dell elaborato. Inutile sottolineare come un grave errore di ortografia possa condizionare negativamente la valutazione di un elaborato pregevole sotto il profilo giuridico. Per questo motivo, nei mesi precedenti all esame può essere utile aiutarsi costantemente con il dizionario e risolvere ogni dubbio grammaticale con appositi testi. L applicazione corretta delle regole grammaticali, inoltre, consente una buona fluidità di scrittura oltre che una costante chiarezza espositiva. Particolare attenzione va dedicata all utilizzo della punteggiatura.

2 Il punto (fermo) conclude un periodo sintatticamente completo a cui segue un altro periodo ad esso collegato. Il punto a capo, invece, si utilizza quando nel corso dell elaborato si passa all esame di un altra argomentazione, logicamente distinta. Il punto consente da un lato di isolare concetti importanti, rendendoli di immediata percezione al lettore. Dall altro, però, può impedire un efficace collegamento tra argomenti comuni. Occorre quindi raggiungere il necessario equilibrio nell utilizzo del punto, in alternativa alla virgola. La virgola induce nel lettore una breve pausa, consentendo la trattazione di più argomenti nello stesso periodo, dividendo la frase principale dalla subordinata. Al di là degli aspetti sintattici, sono assolutamente da evitare alcuni errori piuttosto comuni: mai inserire la virgola tra soggetto e predicato e davanti al complemento oggetto; non utilizzare la virgola prima o dopo la congiunzione (salvo nel caso delle proposizioni incidentali). Il punto e virgola costituisce una interruzione più lieve del punto e più forte della virgola. Oltre che nelle enumerazioni schematiche (vedi sopra), si usa correttamente per separare due frasi con soggetto diverso. I due punti, oltre che per introdurre le enumerazioni, sono molto efficaci per precisare il contenuto della precedente proposizione. Anche gli accenti richiedono molta attenzione. Ad evitare gli errori più comuni ricordiamo che: - Il ne va accentato solo in funzione di negazione, con accento acuto (né); - Il se va accentato solo quando ha funzione di pronome riflessivo (sé); - Il da si accenta con accento acuto quando ha funzione verbale (dà), per distinguerlo dalla preposizione semplice; - Il fa e il va non vanno accentati, in quanto non possiedono significati alternativi che danno luogo ad equivoci. UTILIZZO DELLE CONGIUNZIONI E DEGLI AVVERBI Le congiunzioni hanno funzioni coordinanti o subordinanti. Quelle coordinanti collegano due elementi con uguale funzione logica nella proposizione ed hanno valore: aggiuntivo (anche, inoltre, altresì), disgiuntivo (o, oppure, ovvero), avversativo (ma, tuttavia, però), conclusivo (quindi, pertanto, dunque) o esplicativo (infatti, ossia, cioè).

3 Quelle subordinanti collegano due proposizioni stabilendo un rapporto di dipendenza tra loro ed hanno, tra gli altri, valore: causale (poiché, in quanto, giacché), condizionale (purché, qualora), concessivo (sebbene, nonostante), avversativo (mentre, laddove, quando) o finale (perché, affinché). Un utilizzo appropriato delle congiunzioni consente efficaci collegamenti tra i periodi e fluidità sintattica nello svolgimento delle argomentazioni giuridiche. La classificazione sopra richiamata ci consente di individuare gli avverbi più idonei per ogni fase dell elaborato. Appare chiaro allora, che ad esempio infatti non deve essere utilizzato per un periodo conclusivo (per il quale è corretto pertanto ) ma per uno esplicativo. E così via. Confrontare quindi costantemente l utilizzo che si fa nei propri elaborati con la precedente classificazione. Gli avverbi hanno la funzione di modificare, precisandolo o ampliandolo, il significato di un elemento grammaticale. Nella pratica forense, sia per ragioni stilistiche che di efficacia descrittiva, si utilizzano con maggiore frequenza gli avverbi qualificativi (decisamente, evidentemente) che indicano il modo in cui si compie una data azione e quelli di valutazione (certamente, davvero, indubbiamente) che hanno anche forme negative (neppure, neanche) o dubitative (forse, probabilmente, eventualmente). Nella redazione degli elaborati (così come in quella degli atti in studio) gli avverbi sono molto utili per rafforzare, o indebolire, i concetti che esprimiamo. Quando sviluppiamo la tesi che vogliamo sostenere, quindi, l utilizzo di avverbi come indubbiamente o inequivocabilmente conferisce maggiore incisività alle argomentazioni. Attenzione al corretto uso di alcune congiunzioni o avverbi che nel linguaggio comune sono adoperate a sproposito. La congiunzione ovvero ha valore disgiuntivo come o ed oppure. Non deve essere utilizzata quando si vuole introdurre la specificazione di un concetto esposto in precedenza. In questo caso si possono usare invero o infatti. Anche l avverbio affatto è spesso usato a sproposito. Tale avverbio ha valore positivo e vuol dire del tutto o interamente. Assume valore negativo solo se associato alle negazioni non e niente (ad esempio non sono affatto sicuro di venire, non sono niente affatto stanco per gli esami ). Gli avverbi di luogo qui e qua non vanno accentati.

4 SEMANTICA, COERENZA LESSICALE E LINGUAGGIO TECNICO Negli elaborati da redigere in funzione dell esame è necessario esercitarsi a fondo nell utilizzo dei termini giuridici più appropriati. All aspirante Avvocato non è consentito adoperare termini non consoni al proprio ruolo o in uso nel linguaggio comune parlato ma ineleganti nella pratica forense. I termini generici non caratterizzano positivamente il pensiero giuridico. Da evitare comunque anche termini eccessivamente pomposi o ridondanti che potrebbero essere valutati come inutile sfoggio di conoscenza. Porre molta attenzione anche a non ripetere spesso gli stessi termini, siano essi avverbi, congiunzioni o pronomi. Nell avvicinamento all esame abituarsi ad utilizzare dei sinonimi delle parole che si utilizzano abitualmente, per ampliare il proprio bagaglio di conoscenza. Da usare con molta parsimonia anche latinismi ed intere citazioni in latino. Sia perché spesso usati a sproposito, sia perché l insidia di una citazione non corretta è sempre dietro l angolo. In alcuni casi (vedi ad esempio le espressioni ex tunc o ex nunc ) le frasi latine fotografano in modo essenziale e preciso alcune situazioni giuridiche, in altre appesantiscono solo la lettura e appiattiscono l elaborato su un livello di comune mediocrità. Nella redazione degli elaborati è consigliabile usare forme impersonali, tipo si ritiene che, atteso che, appare evidente che, che aiutano a rendere obiettivo il proprio pensiero. Nella stessa ottica di deve raggiungere l equilibrio nel perorare la propria tesi con convinzione, senza però affermare posizioni apodittiche. Sono quindi da evitare toni o affermazioni eccessivamente perentori che spesso sminuiscono la complessità della questione giuridica trattata. LA CITAZIONE DELLE MASSIME Altro esercizio importante è quello di estrarre il principio giuridico dalle massime rilevanti per il caso esaminato, citandolo con parole proprie che mutuino il significato delle motivazioni delle sentenze. In alcuni casi, quando la massima è molto breve e perfettamente calzante al caso specifico, la stessa può essere citata integralmente. Di regola, tuttavia, è opportuno selezionarne solo alcune frasi, poste tra virgolette ed opportunamente riferite alla massima citata, spiegando poi la rilevanza del principio giuridico esposto. Da evitare ugualmente l utilizzazione di concetti espressi dalla Cassazione come se fossero parole proprie, senza citarne le fonti.

5 Altro errore da non commettere è quello di citare le massime giurisprudenziali prima dello sviluppo del ragionamento giuridico. Le massime, infatti, devono fornire un riscontro alle argomentazioni sviluppate e non viceversa. Al termine del ragionamento giuridico, quindi, si può introdurre la massima con frasi del tipo: in questo senso si è recentemente espressa la Suprema Corte oppure questo principio è stato affermato da un costante orientamento giurisprudenziale. Infine, quando un indirizzo giurisprudenziale non è costante è bene segnalare l esistenza di pronunce contrarie alle tesi che si stanno sostenendo. LA BUONA SINTASSI Una buona sintassi è in assoluto l aspetto da curare meglio. Atteso che la funzione dell elaborato è quella di rendere comprensibile al lettore (in astratto al nostro potenziale cliente) il nostro pensiero giuridico e la nostra soluzione al caso, il modo in cui esprimiamo le nostre argomentazioni è decisivo. Per migliorare questo profilo è molto importante comprendere in profondità i consigli di scrittura dei docenti e le correzioni apportate sui propri elaborati, sforzandosi di metterle in pratica negli elaborati successivi. Regole generali sono quelle di evitare periodi lunghi e farraginosi, che rendono intricato il pensiero giuridico; non utilizzare le forme negative e quelle riflessive che spesso complicano l esposizione; anche le proposizioni incidentali e quelle subordinate devono essere usate con parsimonia. Il corretto utilizzo del punto a capo, quando si passa ad esaminare un argomentazione logicamente distinta da quella oggetto del periodo precedente, fornisce un positivo respiro alla scrittura ed un aspetto meno opprimente all elaborato. L EQUILIBRIO STRUTTURALE DELL ELABORATO In stretta correlazione con la coerenza sintattica si pone l aspetto dell equilibrio strutturale. L elaborato deve essere composto di parti tra loro omogenee, ognuna sviluppata coerentemente e compiutamente. È evidente che una articolata premessa non possa poi essere seguita da un approfondimento giuridico superficiale o da una conclusione sbrigativa. La premessa iniziale è fondamentale perché comunica immediatamente al lettore dell elaborato se il punto focale della traccia è stato individuato o meno.

6 La conclusione, che è l ultima parte dell elaborato che il commissario leggerà, deve invece comunicare senza ombre il risultato del nostro percorso logico e argomentativo, all esito dello sviluppo del ragionamento giuridico. Il corpo dell elaborato, che deve condurre il lettore dalla premessa alla conclusione attraverso un ragionamento giuridico lineare e rigoroso, deve essere sviluppato adeguatamente, curando attentamente i collegamenti tra i vari periodi e le diverse argomentazioni. È bene, quindi, ricordare sempre che la modalità di scrittura e la capacità di redazione sono il migliore biglietto da visita di un elaborato d esame.

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