DOTTORATO, ASSEGNI DI RICERCA E BORSE DI STUDIO

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1 Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani DOTTORATO, ASSEGNI DI RICERCA E BORSE DI STUDIO Aspetti Economici, Contributivi e Fiscali. Atti della Conferenza

2 Introduzione Vincenzo Palermo, Presidente ADI Da diversi anni ormai l ADI si occupa, a vari livelli, delle problematiche di chi vuole conseguire o ha già conseguito un dottorato di ricerca che, vorrei sottolineare, è il più alto grado d istruzione presente in Italia. Al giorno d oggi, ormai diverse migliaia di dottori di ricerca lavorano nell impresa privata, nella scuola e delle pubbliche amministrazioni, oltre che naturalmente nelle università e negli enti pubblici di ricerca. Come in altri settori, anche quello della ricerca è in rapida evoluzione, sotto tutti i punti di vista. L assunzione a tempo indeterminato avviene spesso solo dopo molti anni d attività, durante i quali si è pagati tramite borse di studio, assegni di ricerca e finanziamenti gestiti di volta in volta da singoli ricercatori, dipartimenti, facoltà o anche ditte private. La riforma del 3+2 ha cambiato profondamente il metodo di lavoro dell Università, e altri importanti cambiamenti sono in questi mesi allo studio di commissioni di esperti incaricati dal Governo. A fronte di questo ambiente di lavoro complesso, con regole fluide e in continuo mutamento, anche i precari della ricerca sono una categoria variegata, con persone molto diverse tra di loro. Al contrario delle associazioni, ad esempio, di avvocati e medici che lavorano tutti nello stesso settore, noi abbiamo come soci ADI ingegneri, fisici, storici, antropologi, laureati in lettere e scienze della comunicazione, solo per citarne alcuni, persone che vengono da esperienze diverse e lavorano in posti diversi, avendo spesso poca conoscenza di quali siano le condizioni di lavoro e i problemi degli altri dottorandi, e se gli ostacoli che si trovano ad affrontare nel loro luogo di lavoro siano dovuti ad una situazione particolare o piuttosto siano problemi comuni e molto diffusi. L ADI, ha deciso di organizzare questo incontro perché molte delle domande che i nostri soci ci fanno sono su problemi comuni, che interessano, spesso, tutti coloro che lavorano come precari nel settore della ricerca. Penso che diversi dottorandi e assegnisti, ed io per primo, abbiano molti dubbi quando si tratta di compilare la dichiarazione dei redditi, o pagare le tasse su dei rimborsi, oppure come comportarsi nel caso di malattia, o di maternità. Perché non dobbiamo dimenticare che i dottori di ricerca, o gli assegnisti, sono persone, con molti impegni e molti problemi di tutti i giorni. Programmare la propria vita, fare progetti a lungo termine, costruirsi una famiglia sono spesso imprese difficili per chi ha poche certezze sul piano lavorativo ed economico. L ADI si è impegnata, da un lato, in grandi sfide a livello nazionale, su argomenti di grande importanza; basti citare, ad esempio, l aumento della borsa di dottorato, o il confronto continuo con il governo sulla valorizzazione del titolo di dottorato. Dall altro lato, abbiamo sempre cercato di rispondere alle domande che i nostri soci ci fanno su problemi più immediati, di solito su argomenti burocratici, previdenziali o fiscali. Con questa raccolta, grazie alla presenza e all aiuto di numerosi esperti dell università, dei sindacati e dell INPS, speriamo di riuscire a dare una panoramica a 360, seppur riassuntiva e generale, di queste problematiche. 2

3 SOMMARIO Borse di studio: regime fiscale. In particolare: dottorato e assegni di ricerca Ludovica Turchi Responsabile Settore Compensi e Missioni- Università di Bologna I lavori atipici: aspetti previdenziali e tributari Davide Parmeggiani Presidente ALAI-CISL Bologna Assegni di ricerca: normativa e soluzioni adottate negli Atenei, con particolare riguardo all Università di Bologna Alessandra Malavolta, responsabile del Settore Finanziamenti Istituzionali dell Area della Ricerca e Relazioni Internazionali, Università di Bologna Gestione separata INPS : contribuzione e suo utilizzo Liviana Luccarini, Resp. gruppo di lavoro Gestione Separata, INPS Bologna (questo intervento è disponibile solo in formato cartaceo, e va richiesto tramite mail direttamente ad adi-bologna) I contributi presentati in questa raccolta sono stati forniti direttamente dagli oratori della conferenza: DOTTORATO, ASSEGNI DI RICERCA E BORSE DI STUDIO - aspetti Economici, Contributivi e Fiscali organizzata dall ADI nel giugno del L ADI ha curato la fase editoriale della raccolta, e non è responsabile in nessun modo delle informazioni in essi contenute. 3

4 Borse di studio: regime fiscale. In particolare: dottorato e assegni di ricerca Dott.ssa Ludovica Turchi Responsabile Settore Compensi e Missioni- Area della Ragioneria Università di Bologna 1) Borse di studio: definizione Con il termine borse di studio si identificano tutte le elargizioni in favore di soggetti, anche non studenti, rivolte al sostegno dell attività di studio, di partecipazione a corsi di perfezionamento e di qualificazione professionale, nonché quelle per corsi finalizzati ad una futura eventuale occupazione di lavoro. Le norme sostanziali che regolano la materia dal profilo fiscale sono: art.47, comma 1, lettera c) del DPR 917/1986; art.24, comma 4, del DPR 600/1973. Cita testualmente l art.47: 1. Sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente: c) le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante Tali erogazioni sono quindi redditi assimilati ai quelli di lavoro dipendente, ossia redditi non derivanti da un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato o per i quali manca una vera e propria retribuzione, ma che dal profilo fiscale sono equiparati a questi ultimi, purchè il beneficiario non sia legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante. Qualora infatti sussista un rapporto di lavoro dipendente tra il percettore e il soggetto erogante, le erogazioni in esame vanno considerate come un elemento integrativo della retribuzione, intesa nell ampia accezione di cui all art.48, comma 1 del DPR 917/86, e quindi vero e proprio reddito di lavoro dipendente. La seconda norma a cui si è fatto riferimento (art.24 del DPR 600/1973) disciplina l applicazione delle ritenute alla fonte ai redditi assimilati in genere e, quindi, anche a borse di studio, assegni, premi o sussidi. 2) Regime fiscale: le aliquote Irpef Le aliquote Irpef cui sono assoggettate in generale le borse di studio sono le seguenti: Scaglioni reddito Aliquota Da 0 a ,14 18% 4

5 (da 0 a ) Da ,14 a ,71 (da a ) Da ,71 a ,41 (da a ) Da ,41 a ,68 (da a ) Oltre ,68 (oltre ) 24% 32% 39% 45% Tali aliquote, crescenti per scaglioni di reddito, determinano l imposta lorda, dalla quale vanno sottratte le detrazioni per ottenere l imposta (Irpef) netta dovuta. A titolo di esempio: si ipotizzi che nel corso del 2001 venga corrisposta una borsa di studio di durata annuale per ,97 (pari a ), con rate mensili di 1.032,91, ad un soggetto domiciliato nel comune di Bologna La ritenuta è pari al 18% per la fascia fino a ,14 annui ( 860,76 mensili), mentre è del 24% per la parte eccedente. La detrazione per redditi di lavoro dipendente e assimilati spettante è pari a 542,28 annui ( 45,19 mensili). Importo mensile della borsa di studio (+) 1.032,91 Irpef 18% su 860,76 Irpef 24% su 172,15 (-) (-) 154,94 41,32 Totale Irpef Detrazioni (-) (+) 196,26 45,19 Ritenuta effettiva Importo lordo della borsa di studio (-) 151, ,91 Importo netto della borsa di studio 881,84 3) Detrazioni La circolare Ministeriale n.326/e del 23 dicembre 1997 ha confermato che le borse di studio imponibili, in quanto redditi assimilati e quindi equiparate ai redditi di lavoro dipendente, godono delle detrazioni. Le detrazioni come abbiamo visto nell esempio precedente altro non sono che uno sconto sull Irpef dovuta. 5

6 Il riferimento normativo è agli articoli 12 e 13 del Testo Unico che si riferiscono rispettivamente alle detrazioni per carichi di famiglia e a quelle spettanti ai percettori di redditi di lavoro dipendente e assimilati. a) detrazioni per carichi di famiglia: queste detrazioni attengono alla situazione familiare di ogni singolo contribuente e vanno pertanto conteggiate caso per caso; non vengono quindi prese qui in esame. Evidentemente, qualora ricorrano i presupposti di legge per l attribuzione, queste detrazioni dovranno essere sommate a quelle per redditi di lavoro dipendente e assimilati, con l effetto di elevare di fatto la soglia di esenzione b) detrazioni per redditi di lavoro dipendente e assimilati. Tali detrazioni spettano per l intero se la borsa è da correlare al rendimento scolastico o accademico; se la borsa di studio viene invece corrisposta in relazione alla frequenza di un corso particolare, la detrazione è da rapportare ai gironi di durata del corso 4) Addizionali Irpef Oltre alla ritenute Irpef il sostituto d imposta deve applicare alle borse di studio l addizionale Irpef regionale (a partire dai redditi 1998 D.Lgs 446/1997, art.50) e l addizionale Irpef comunale (a partire dai redditi 1999: D.Lgs 360/1998) Le aliquote sono stabilite dalle regioni e dai comuni in cui il soggetto ha il domicilio fiscale alla data delle operazioni di conguaglio e/o di cessazione del rapporto di lavoro e vengono calcolate dal sostituto d imposta in sede di conguaglio fiscale e trattenute o mediante rateizzazione o, in alcuni casi, in unica soluzione Pertanto, riprendendo il nostro precedente esempio, considerando un borsista che abbia il domicilio fiscale nel comune di Bologna, che ha deliberato per l anno 2002 un aliquota di addizionale all Irpef comunale pari allo 0,4% ed essendo in Emilia Romagna l addizionale all Irpef regionale pari allo 0,9%, su base annua si avrà la seguente situazione: Importo annuo della borsa di studio (+) ,97 Irpef 18% su ,14 Irpef 24% su 2.065,83 (-) (-) 1.859,25 495,80 Totale Irpef Detrazioni (-) (+) 2.355,05 542,28 Ritenuta effettiva Importo lordo della borsa di studio (-) 1.812, ,97 Importo netto della borsa di studio ,20 6

7 5) Casi di esenzione. Fermo restando il principio stabilito dal citato art.47 che attrae a tassazione borse, assegni, premi e sussidi, in base alla normativa vigente vi sono particolari categorie di borse di studio che godono di un regime agevolato: sono infatti escluse dall assoggettamento all Irpef e alle addizionali. Le stesse possono essere raggruppate in tre tipologie: 1) borse di studio concesse per la frequenza di corsi e per l attività di ricerca post laurea: sono le borse di studio corrisposte dalle università e istituti d istruzione universitaria in base alla legge 398/1989, di cui si parlerà in seguito con specifico riferimento al dottorato di ricerca e le borse corrisposte ai sensi del D.Lgs 257/1991 per la frequenza delle scuole di specializzazione delle facoltà di medicina e chirurgia; 2) le borse di studio corrisposte a titolo di assistenza scolastica agli studenti iscritti a corsi di studio universitari: sono quelle corrisposte dalle regioni a statuto ordinario in base alla legge 390/1991 a studenti universitari e quelle corrisposte dalle regioni a statuto speciale e dalla province autonome di Trento e Bolzano; 3) le borse di mobilità, erogate utilizzando i fondi comunitari a tal fine attribuiti ai singoli stati membri dell unione europea, agli studenti iscritti prillo le università e altre istituzioni di istruzione superiore e che partecipano ai progetti interuniversitari di cooperazione nell ambito del progetto Socrates. Tali esenzioni sono espressamente disposte ex lege: nostro sistema fiscale infatti il presupposto per l applicazione dell Irpef è il possesso di uno o più redditi rientranti nelle categorie menzionate all art.6 del TUIR ( a) redditi fondiari; b) redditi di capitale; c) redditi di lavoro dipendente e quindi anche assimilati -, d) redditi di lavoro autonomo; e) redditi di impresa; f) redditi diversi). Sono altresì indicazioni tassative, non applicabili estensivamente a fattispecie similari. L Amministrazione finanziaria ha più volte ribadito da ultimo con la R.M. n.163 del 2 novembre 2000 e la Circolare n.140 del 5 giugno 1995 che le norme in materia di agevolazioni fiscali sono norme a fattispecie esclusiva ed in quanto tali non sono suscettibili di interpretazione analogica. Pertanto ogni altra elargizione, seppure pubblica, come ad esempio eventuali borse di studio assegnati da Ministeri a giovani laureati senza una finalizzazione precisa, e comunque fuori dalle ipotesi previste dalle citate, o ancora le borse di studio corrisposte da enti privati sono assoggettate al normale regime di tassazione delle borse di studio, senza alcuna particolare agevolazione o esenzione. 6) IRAP Tale imposta è stata introdotta in luogo di altri tributi, tra i quali l ILOR, dal D.Lgs 446 del 15 dicembre L art.10 prevede che [ ] la base imponibile [IRAP] è determinata in un importo pari all ammontare delle retribuzioni corrisposte al personale dipendente, dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all art.47 TUIR e dei compensi erogati per collaborazioni coordinate e continuative di cui all art.49, comma 2, lettera a) del citato TUIR Tale norma è poi stata modificata dal D.Lgs 422/98 che ha stabilito che sono in ogni caso escluse dalla base imponibile IRAP le somme di cui alla lettera c) dell articolo 47 TUIR esenti da Irap relative a borse di studio o assegni attribuiti fino al 31 dicembre

8 La formulazione letterale della nuova disposizione non deve trarre in inganno: l esclusione da Irap non riguarda tutte le borse di studio, ma soltanto quelle che fruiscono di esclusione ai fini Irpef, restando fermo che per tutti i compensi erogati per borse di studio non agevolate l Irap deve essere puntualmente applicata. Con la Risoluzione n.17/e del 17 febbraio 2000 l Amministrazione finanziaria ha poi avuto modo di chiarire che l esclusione dall Irap, nei limiti delle somme attribuite entro la data del 31 dicembre 1999, si estende anche agli assegni di ricerca di cui all art.51, comma 6, della legge 449/1997 e, per analogia, anche al dottorato di ricerca di cui alla legge 398/1989. Anche tali emolumenti sono infatti riconducibili alla categoria dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, come risulta dalla Circolare 326/E del 23 dicembre 1997, nella quale viene chiarito che nell ambito oggettivo dell art.47, comma 1, lett.c) del DPR 917/1986 rientrano le borse di studio e tutte le erogazioni attribuite a favore di soggetti, anche non studenti, per sostenere attività di studio e ricerca scientifica 7) Adempimenti dei sostituti d imposta Nei confronti dei percettori di borse di studio imponibili: - I sostituti d imposta devono acquisire dai singoli percettori una dichiarazione circa la spettanza delle detrazioni d imposta, in relazione alla eventuale avvenuta percezione di altra borsa di studio, o allo svolgimento di un attività di lavoro dipendente nel corso dell anno (infatti le detrazioni possono essere fruite per intero una sola volta nel medesimo periodo d imposta). Ne deriva che, per in conformità al 2 comma dell art.23 del DPR 600/1973, in mancanza della dichiarazione il soggetto erogante non potrà riconoscere alcuna detrazione e di conseguenza applicare le ritenute Irpef dovute ai sensi dell art.24 - Applicazione delle dovute ritenute alla fonte e relativo versamento al Fisco - Invio al borsista della dichiarazione unica CUD ex art.7-bis del DPR 600/ Compilazione annuale della dichiarazione dei sostituti d imposta mod.770 e della dichiarazione Irap (modello UNICO) includendo anche i percettori delle borse di studio Nei confronti dei percettori di borse non imponibili: il soggetto erogante sarà comunque tenuto a rilasciare nei termini di legge una certificazione delle somme erogate, specificandone il titolo per il quale sono state corrisposte e gli estremi di legge dai quali risulti l esenzione da Irpef. Occorre infatti ricordare che, ad esempio, il dottorato di ricerca e gli assegni di ricerca sono stati assoggettati a contribuzione previdenziale presso la gestione separata INPS ai sensi della legge 8 agosto 1995, n.335 nella misura di 1/3 a carico del percettore e 2/3 a carico del soggetto erogante. L 1/3 a carico del percettore è onere deducibile dal reddito complessivo 8) Adempimenti dei percettori borse di studio I percettori di borse di studio hanno in linea di principio l obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi (Modello UNICO o Modello 730) includendovi altresì le somme percepite a titolo di borse di studio nel corso del precedente periodo d imposta. 8

9 Le istruzioni ai modelli UNICO/2002 e 730/2002 confermano che non sono obbligati a presentarla qualora abbiano posseduto: - redditi di lavoro dipendente e redditi a questi assimilati corrisposti da un unico sostituto d imposta obbligato ad effettuare le ritenute d acconto; - redditi di lavoro dipendente e redditi a questi assimilati corrisposti da più soggetti, qualora si sia richiesto all ultimo soggetto erogante di tenere conto dei redditi erogati durante i rapporti precedenti e quest ultimo abbia effettuato conseguentemente il conguaglio; - redditi di lavoro dipendente e redditi a questi assimilati corrisposti da più soggetti per un ammontare non superiore 6.197,48 nell anno 2001 se le detrazioni per lavoro dipendente spettanti competono per l intero anno; - solo redditi esenti come, ad esempio, talune borse di studio elencate nell APPENDICE delle Istruzioni ai vari modelli di dichiarazione. Si è poi esonerati dalla dichiarazione se, non essendo obbligati alla tenuta di scritture contabili, l imposta lorda dovuta in relazione al reddito complessivo, dopo l applicazione delle detrazioni per redditi di lavoro dipendente e per carichi di famiglia e delle ritenute, non supera 10,33 E importante ricordare che anche nel caso in cui non si sia obbligati, la dichiarazione dei redditi può comunque essere presentata per far valere eventuali oneri sostenuti o detrazioni non attribuite. 9) Dottorato di ricerca e Assegni di ricerca La legge 398 del 30 novembre 1989 recante norme in materia di borse di studio universitarie prevede che le università e gli istituti di istruzione universitaria conferiscono borse di studio per la frequenza [dei corsi di perfezionamento e delle scuole di specializzazione previsti dallo statuto, per i corsi di dottorato di ricerca, [per lo svolgimento di attività di ricerca dopo il dottorato e per i corsi di perfezionamento all estero]. L art.6 della legge citata al comma 6 dispone poi che per le borse di studio previste dalla presente legge si applicano le disposizioni in materia di agevolazioni fiscali di cui all articolo 4 della legge 13 agosto 1984, n.476. La Finanziaria 1998, legge 449 del 27 dicembre 1997 all art.51 ha invece istituito gli assegni di ricerca, disponendo sempre al comma 6 che agli assegni di cui al presente comma si applicano, in materia fiscale, le disposizioni di cui all articolo 4 della legge 13 agosto 1984, n.476. Ai sensi di quest ultima norma il dottorato di ricerca e gli assegni di ricerca sono pertanto esenti da: imposta locale sul reddito (ILOR)- soppressa a partire dal 1/1/1998 per far posto, nel quadro di un più vasto progetto di riforma in senso federale, all IRAP imposta regionale sulle attività produttive -, introdotta dal D.Lgs 446/1997; imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) di cui al DPR 917 del 22 dicembre 1986, cd. Testo unico delle imposte sui redditi. Considerato quindi le somme erogate e percepite a titolo di borsa di studio per dottorato di ricerca e di assegno di ricerca sono espressamente qualificate dal legislatore come somme esenti da Irpef quali conseguenze pratiche ne derivano? Le istruzioni ai Mod.730/2002 e Modello UNICO come vedremo anche in seguito - affermano chiaramente che non si è obbligati alla presentazione della dichiarazione dei redditi se si sono posseduti solo redditi esenti di cui alle Appendici delle varie dichiarazioni. Anche nel caso in cui non si sia obbligati, è comunque riconosciuta la possibilità di presentare la dichiarazione dei redditi per far valere eventuali oneri sostenuti o detrazioni non attribuite oppure 9

10 per chiedere il rimborso di eccedenze di imposta derivanti dalla dichiarazione presentata nel 2001 o da acconti versati nello stesso anno. Se un soggetto è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi, le somme percepite a titolo di dottorato e/o assegno di ricerca, ai sensi del 3 comma dell art.3 del DPR 917/1986, non concorrono in ogni caso alla formazione della base imponibile, pertanto non dovranno essere considerati nella determinazione del reddito complessivo netto o base imponibile sulla quale occorre calcolare e applicare l Irpef. Va ricordato infine che sono considerati fiscalmente a carico, ai sensi dell art.12, comma 3 del DPR 917/1986: - il coniuge, non legalmente ed effettivamente separato; - e i figli, anche se naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati; che nel 2001 non abbiano posseduto redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo per un ammontare superiore a 2.840,51 (pari a ). Tale limite di reddito non tiene conto dei proventi riconosciuti esenti da imposta oppure soggetti a ritenuta a titolo d imposta ovvero a imposta sostitutiva (Circolare ministeriale 226/E del 29 dicembre 1994), salvo esplicite eccezioni normativamente disposte. Pertanto, gli assegni e il dottorato di ricerca, essendo somme fiscalmente esenti, non concorrono alla formazione del reddito complessivo per misurare la condizione reddituale di familiare a carico di cui al citato articolo 12. Nelle seguenti tabelle sono riportati gli importi erogati nel 2002 per dottorato e assegni di ricerca, distinti in base alle aliquote previdenziali Inps del 10% e 14%. Per gli assegni di ricerca si sono considerati gli assegni finanziati dall esercizio finanziario

11 DOTTORATO 14% IMPORTO BORSA INPS C/ENTE IRAP TOTALE SPESA ,54 985,80 897, ,07 INPS/PERCIPIENTE 492,88 NETTO ,66 5 RATE 1.760,00 164,27 149, ,87 INPS/PERCIPIENTE 82,13 NETTO 1.677,87 1 RATA 1.761,54 164,45 149, ,72 INPS/PERCIPIENTE 82,23 NETTO 1.679,31 DOTTORATO 10% IMPORTO BORSA INPS C/ENTE IRAP TOTALE SPESA ,54 704,12 897, ,39 INPS/PERCIPIENTE 352,08 NETTO ,46 5 RATE 1.760,00 117,33 149, ,93 INPS/PERCIPIENTE 58,67 NETTO 1.701,33 1 RATA 1.761,54 117,47 149, ,74 INPS/PERCIPIENTE 58,73 NETTO 1.702,81 Tali proiezioni riguardano l ipotesi di un dottorando che svolga la sua attività per tutto l anno solare dal 1 gennaio al 31 dicembre. 11

12 ASSEGNI DI RICERCA 14% IMPORTO BORSA INPS C/ENTE IRAP TOTALE SPESA , , , ,38 INPS/PERCIPIENTE 661,23 NETTO ,16 1 RATA 1.179,27 110,04 100, ,55 INPS/PERCIPIENTE 55,02 NETTO 1.124,25 11 RATE 1.180,92 110,23 100, ,53 INPS/PERCIPIENTE 55,11 NETTO 1.125,81 ASSEGNI DI RICERCA 10% IMPORTO BORSA INPS C/ENTE IRAP TOTALE SPESA ,59 967, , ,09 INPS/PERCIPIENTE 483,93 NETTO ,66 1 RATA 1.208,75 80,60 102, ,09 INPS/PERCIPIENTE 40,30 NETTO 1.168,45 5 RATE 1.210,44 80,67 102, ,00 INPS/PERCIPIENTE 40,33 NETTO 1.170,11 12

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14 I lavori atipici: aspetti previdenziali e tributari Davide Parmeggiani Presidente ALAI-CISL Bologna Innanzitutto, è doveroso da parte mia ringraziare per questa occasione l ADI, con la quale ormai da alcuni anni l Associazione che rappresento a livello bolognese intrattiene proficui rapporti di collaborazione, allo scopo di creare insieme, tra i nostri iscritti e nei tavoli di trattativa ai quali partecipiamo, la consapevolezza di scenari occupazionali che si stanno modificando, anche in ambienti tradizionali quali le Università. Una consapevolezza ed una metodologia che devono riuscire a scardinare una filosofia imperante nel nostro Paese, la quale da un lato permette al mercato di introdurre nuove tipologie contrattuali e dall altro non ne determina profili di tutela e diritti innovativi. Direi che lo scenario che ho appena delineato si attaglia perfettamente alle c.d. collaborazioni coordinate e continuative ed anche, per analogia, alle forme contrattuali di cui discutiamo oggi. Abbiamo sentito fino ad ora, nel corso di questo pomeriggio,con interventi molto qualificati, descrivere la situazione, una fotografia quasi esatta, relativa agli aspetti di novità della figura contrattuale Dottorati di ricerca, Assegni, Borse, ecc. e, alla c.d. Gestione Separata INPS. Il titolo del mio intervento riguardava l analisi degli aspetti previdenziali e tributari dei nuovi lavori o lavori atipici, o nuove identità di lavoro, con un particolare sguardo alò mondo universitario e alle diverse tipologie occupazionali introdotte in questi anni. Avrei voluto, anche attraverso l ausilio di lucidi, svolgere un intervento sulle diverse prestazioni previdenziali erogate dalla Gestione Separata e sui nuovi profili derivanti dalla legge 342, la quale, a partire dal primo gennaio 2001, ha introdotto l assimilazione, gli effetti fiscali, al lavoro dipendente per i redditi derivanti da contratti di collaborazione coordinata e continuativa; preferisco, con alcune considerazioni, mettere all ordine del giorno alcune tematiche a me care, e penso condivise da coloro, che nella platea, si sono visti proporre un assegno di ricerca od una co.co.co.. Il mio obiettivo sarà quindi quello di affrontare il tema che mi è stato chiesto di declinare, ma svolgendolo da un punto di vista particolare, quello della critica costruttiva. Abbiamo infatti sentito parlare fino ad ora di tutele, di casse previdenziali, di contributi versati, ecc. Ma è tutto così chiaro? Anzi, diciamo di più, è tutto così semplice? La mia opinione, quando si parla di tutele previdenziali e tributarie per le nuove forme di lavoro, si basa su un analisi attenta di alcuni dati abbastanza certi, frutto del lavoro qualificato del Comitato Amministratore della Gestione Separata, eletto dagli iscritti al 14

15 Fondo nel I dati, aggiornati alla fine del 2001, confermano l altissimo numero di iscritti, di cui collaboratori c.d. puri. A fronte dell iscrizione di tutti questi collaboratori e quindi del notevole afflusso di contribuzione per la tutela pensionistica e per prestazioni assistenziali (maternità, assegni al nucleo familiare, ecc.), vi porto solamente due esempi per specificare ed argomentare le mie considerazioni. (Dati dal Bilancio Consuntivo INPS anno 2000) La tutela della maternità ha riguardato 3542 beneficiarie per una spesa complessiva di 9 miliardi di vecchie Lire. Sono stati pagati assegni al nucleo familiare per circa 2 miliardi di vecchie Lire. Ora, di fronte a questi dati (dimenticando per un attimo che per la mancanza di requisiti minimali pochissimi iscritti hanno presentato domanda di pensione), a fronte di versamenti contributivi per oltre miliardi di vecchie Lire, cosa succederà quando tutti gli iscritti al fondo acquisteranno la consapevolezza dei loro diritti e inizieranno, giustamente, ad esigere le tutele previste dalla norma? Non è una domanda retorica, in quanto vi è scarsità di informazioni tra gli utenti. Come vedete, quindi, l analisi di alcuni esempi (tra i tanti che potremmo citare) ci induce a riflettere sull effettività dei diritti e delle tutele previste per questo popolo, come chiamato da alcuni operatori del settore, del 14%. Spulciando tra i vari materiali prodotti dall Associazione in questi anni di attività, allo scopo di preparare questo mio intervento, ho potuto verificare ancora una volta che la materia dei contratti atipici, o dei nuovi lavori, o delle nuove identità di lavoro, in questi anni, è stata oggetto di numerosissimi interventi in materia previdenziale e fiscale. Partiamo dalla legge 335/1995, la c.d. Riforma Dini, la quale, introducendo il sistema c.d. contributivo, ha anche istituito presso l INPS, la Gestione Separata in favore di quei lavoratori privi di forme di tutela. E poi la legge 488/1999, la quale ha previsto l introduzione della tutela per malattia in caso di degenza ospedaliera. E potremmo andare avanti per molto tempo, considerando l analisi delle diverse normative, e delle circolari interpretative, previste per i c.d. lavoratori e lavoratrici parasubordinate. Non da ultimo il decreto ministeriale del 4 aprile 2002, il quale ha modificato, rendendola più operativa e pratica, la gestione della maternità e dell assegno al nucleo. E qui bisogna ammettere che è stato di rilevante importanza l apporto qualificato dei vostri e nostri rappresentanti eletti presso il CDA della Gestione Separata, i quali hanno attentamente osservato e criticato, modificando, alcune incongruenze segnalate in questi anni, attraverso l istituto del ricorso agli organi amministrativi centrali dell INPS. Dicevo quindi che le normative previdenziali sono molte; probabilmente iniziano ad essere scritte con cognizione di causa, aggiungo finalmente. Lo stesso si può dire per quelle fiscali e tributarie, augurandoci che la grande innovazione apportata dalla legge 342, con l assimilazione al lavoro dipendente agli effetti fiscali, non sia ulteriormente oggetto di revisione, in quanto ha introdotto necessari elementi di equità, con il passaggio dal sistema della ritenuta d acconto a quello degli scaglioni Irpef e delle detrazioni per lavoro dipendente. 15

16 Ma tutte queste normative, pur efficaci e segno di una crescente consapevolezza del fenomeno del parasubordinato, non saranno mai sufficienti in assenza di una normativa nazionale snella, la quale definisca, potrei dire, l abc del parasubordinato: chi è? Dove svolge la sua attività? Quali sono le mansioni che può esercitare? Quali sono i diritti che deve necessariamente rivendicare e godere? Insomma, una Carta dei diritti, o Statuto dei lavori, ( come da alcuni ambienti politici e da notevoli giuslavoristi analizzata e prodotta), la quale compia il percorso a ritroso, svolto in questi anni in tema di lavoro atipico. Prima la definizione legislativa delle figure, dei diritti, delle tutele e poi la declinazione delle stesse, attraverso interventi di tipo amministrativo, p.e. circolari, o interpretativo. La mia modesta opinione, frutto del lavoro sindacale di un associazione, l Alai, promossa dalla Cisl per tutelare i lavoratori e le lavoratrici parasubordinate, quindi anche tutti i soggetti che, a vario titolo, svolgono attività di ricerca qualificata all interno delle Università, è quella quindi di augurarsi la previsione, a breve termine, di normative snelle, le quali finalmente fissino alcuni parametri certi ed alcuni diritti inalienabili, declinati però anche attraverso il rinvio alla contrattazione collettiva. E qui rivendichiamo il ruolo svolto in questi anni dalle nostre associazioni, dall Alai, dalla Nidil, dall Adi, un ruolo che ha permesso da un lato la crescita della consapevolezza tra i propri iscritti, attraverso l opera di consulenza qualificata sul territorio, e dall altro la richiesta forte, competente, di tutele collettive, inquadrate attraverso protocolli d intesa, interrogazioni parlamentari, attività di rappresentanza. Penso che occasioni come quella di oggi servano proprio a questo: parlare ed affrontare temi specifici, quali quelli delle tutele dei parasubordinati, essendo consapevoli della realtà che ci circonda e soprattutto delle potenzialità che ognuno di noi, nel proprio ruolo personale, può esercitare per sé e per le persone che assieme a lui o a lei, stanno compiendo un percorso di vita. 16

17 Assegni di ricerca: normativa e soluzioni adottate negli Atenei, con particolare riguardo all Università di Bologna Alessandra Malavolta, responsabile del Settore Finanziamenti Istituzionali dell Area della Ricerca e Relazioni Internazionali, Università di Bologna 1. LE FONTI DELLA DISCIPLINA La legge n. 449 del 27 dicembre 1997 recante Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica (legge finanziaria 1998), all art. 51, comma 6, ha stabilito che le Università, gli osservatori astronomici, astrofisici e vesuviano, gli enti pubblici e le istituzioni di ricerca di cui all art. 8 del DPCM 30 dicembre 1993 n. 593, e successive modificazioni e integrazioni, l ENEA e l ASI, nell ambito delle disponibilità di bilancio, assicurando con proprie disposizioni idonee procedure di valutazione comparativa e la pubblicità degli atti, possono conferire assegni per la collaborazione ad attività di ricerca (omissis). Con tale disposizione è stata creata una nuova figura con l obiettivo di ampliare il panorama delle opportunità offerte dagli Atenei e dagli Enti di ricerca, in tema di accesso, soprattutto dei giovani, alle attività di ricerca. Lo stesso articolo di legge definisce inoltre i seguenti aspetti: - requisiti soggettivi (minimi) dei titolari degli assegni di ricerca; - durata massima dell assegno di ricerca; - disciplina fiscale e previdenziale applicabile; - incompatibilità, divieto di cumulo e aspettative; - rapporti con il dottorato di ricerca. 17

18 La legge stabilisce infine che gli assegni non danno luogo a diritti in ordine all accesso ai ruoli degli enti preposti alla loro erogazione e quindi esclude a tutti gli effetti l instaurarsi di un rapporto di lavoro dipendente. Emerge quindi chiaramente che la legge istituisce la nuova figura del titolare di assegno di ricerca, fissando i principi di carattere generale ed alcuni punti di riferimento, mentre rinvia ad altra fonte la disciplina più specifica. In particolare, per la determinazione degli importi e per le modalità di conferimento degli assegni, la legge rinvia a decreti del Ministro dell Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, mentre rimette all autonomia delle Università e degli Enti di ricerca l adozione di propri regolamenti per l individuazione delle procedure di valutazione comparativa e di gestione degli assegni di ricerca. Tale impostazione comporta che le Università e gli Enti di ricerca, nel rispetto di quanto disposto dalla legge e nel limite degli ulteriori criteri fissati dal decreto attuativo del Ministero, mantengono un margine di autonomia che si esplica con l emanazione di propri regolamenti in materia. E quindi evidente che i titolari di assegno di ricerca potranno riscontrare una parziale diversità di trattamento tra i vari Enti e tra le singole Università, limitatamente a quegli aspetti sui quali l autonomia regolamentare si può dispiegare. Il MURST, con proprio decreto del 11 febbraio 1998, ha determinato quanto segue: ART. 1 A decorrere dall esercizio finanziario 1998 l importo lordo annuo degli assegni di ricerca di cui all art. 51 comma 6 della legge n. 449 del 1997 è determinato in una somma compresa tra un minimo di 25 milioni di lire e un massimo di 30 milioni di lire, comprensivo di tutti gli oneri a carico dell amministrazione erogante. Il predetto importo è erogato al beneficiario in rate mensili. ART. 2 I soggetti di cui all art. 51 comma 6, primo periodo, della legge 27 dicembre 1997 n. 449, adottano proprie disposizioni per il conferimento degli assegni mediante procedura di valutazione comparativa, sulla base dei seguenti criteri: a) Pubblicazione di apposito bando, con l indicazione del numero, della durata e dell importo degli assegni da conferire, dell area scientifica in cui sarà svolta l attività di collaborazione alla ricerca, di un congruo termine per la presentazione delle domande da parte dei candidati, nonché dei criteri di valutazione. Nel caso di durata 18

19 pluriennale del rapporto di collaborazione, l'importo dell'assegno può essere graduato, entro i limiti di cui all'art. 1, in relazione anche alla valutazione dell'attività svolta, di cui alla lettera f); b) Valutazione comparativa effettuata da una apposita commissione giudicatrice, che procede all esame dei titoli dei candidati e ad un colloquio; c) Ai fini della procedura di cui alla lettera b), sono valutati come titoli tra gli altri il dottorato di ricerca, i diplomi di specializzazione e gli attestati di frequenza di corsi di perfezionamento post-laurea, conseguiti in Italia o all estero, nonché lo svolgimento di una documentata attività di ricerca presso soggetti pubblici e privati con contratti, borse di studio o incarichi, sia in Italia che all estero. d) Pubblicità dei giudizi espressi dalla commissione su ciascun candidato: e) Erogazione dell assegno ai candidati che hanno superato la valutazione comparativa, con la stipula di apposito contratto che ne regola la collaborazione ad attività di ricerca; f) Previsione di strumenti e modalità di controllo e valutazione dell attività svolta dai titolari dell assegno. A complemento del decreto citato, il MURST ha emesso la nota esplicativa prot. n. 523 del 12 marzo 1998 con oggetto Rapporti contrattuali per attività di ricerca che al punto A. traccia alcune linee direttive relative agli assegni di ricerca. La nota ribadisce che il rapporto di collaborazione non è attivabile con personale di ruolo presso le Università, per l espressa esclusione contenuta nella legge, né con neolaureati privi di ulteriori titoli di formazione alla ricerca o di documentata ed idonea esperienza per attività di ricerca già svolta, ovvero di curriculum scientifico-professionale adeguato. Nella nota ministeriale vengono inoltre chiariti ulteriori aspetti che caratterizzano gli assegni di ricerca in relazione alle modalità di svolgimento dell attività e vengono delineati i seguenti requisiti fondamentali ai quali l attività di ricerca oggetto dell assegno si deve attenere: - caratteristiche di flessibilità particolarmente rispondenti alle esigenze dell attività di ricerca; - carattere continuativo e comunque temporalmente definito, non meramente occasionale, ed in rapporto di coordinamento rispetto alla complessiva attività del committente; 19

20 - stretto legame con la realizzazione di un programma di ricerca o di una fase di esso, che costituisce l oggetto del rapporto; - svolgimento in condizione di autonomia, nei soli limiti del programma predisposto dal responsabile stesso, senza orario predeterminato Università di Bologna In attuazione di quanto disposto dalla legge, l Università di Bologna ha adottato il primo Regolamento per gli assegni di ricerca con decreto rettorale n. 637 del 22 ottobre 1999; in seguito è stato emanato un nuovo regolamento con decreto rettorale n. 21 dell 8 settembre 2000, che recepiva alcune delibere degli Organi Accademici intervenute nel tempo ed infine è stato emanato il regolamento attualmente vigente, con decreto rettorale n. 27 del 29 gennaio 2002, con il quale sono stati modificati, tra l altro, i requisiti di ammissione alla selezione e la durata degli assegni. Il Regolamento disciplina gli aspetti espressamente devoluti dalla normativa nazionale all autonomia dei singoli Enti, inserendo inoltre disposizioni aggiuntive dirette a regolare aspetti organizzativi o correlati all attività dell assegnista, nel quadro di quanto delineato dal MIUR. Essendosi verificata una successione di regolamenti nel tempo, al fine di dare certezza ai titolari degli assegni di ricerca sulla fonte regolamentare che disciplina il loro contratto, è necessario chiarire che il regolamento al quale essi devono fare riferimento è sempre quello vigente al momento della firma del proprio contratto di collaborazione e in esso richiamato, anche nel caso sia stato emanato un nuovo regolamento successivamente. 20

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