Le città e l istituzione penitenziaria

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1 SOTTO L ALTO PATRONATO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CONVEGNO NAZIONALE 2 Aprile Firenze Sala Brunelleschi - Palagio di parte Guelfa - Piazzetta di parte Guelfa Le città e l istituzione penitenziaria D O C U M E N T A Z I O N E Le città e l istituzione penitenziaria. L esperienza di Lodi e del Lodigiano Traccia dell intervento di Silvana Cesani, Assessore alle politiche sociali Comune di Lodi

2 Q uella di Lodi è una piccola Casa Circondariale maschile con circa 90 posti, destinati a diventare 150 nel breve periodo, a conclusione di una ristrutturazione ormai in fase avanzata. Ad ottobre la Casa Circondariale compie 100 anni e da sempre è collocata nel cuore della città, in una zona semicentrale. Se non fosse per il camminamento e le torrette di controllo ai tre lati visibili dell edificio, si potrebbe pensare ad un palazzo qualsiasi, circondato da altre abitazioni e palazzi. La sua dimensione e la sua collocazione ne hanno fatto una presenza discreta in città, ma separata per tanto tempo. E relativamente recente l apertura al territorio della Casa Circondariale, apertura che purtroppo ha la caratteristica dell instabilità, essendo direttamente connessa alle visioni e propensioni dei direttori/delle direttrici che si sono succeduti. Nel 2005, all inizio del nostro primo mandato amministrativo, l incontro con il carcere ed i suoi problemi, è avvenuto prendendo in mano la richiesta dell UEPE, che giaceva da tempo, di stringere una relazione operativa tra il carcere stesso ed il servizio sociale comunale, compresa la richiesta di avere una sede all interno dell assessorato per avviare una esperienza di segretariato sociale per le persone fuoriuscite dal carcere e per i familiari delle persone detenute. Con tutta onestà, in quel momento non c è stato un pensiero progettuale preciso, ma con intenzionalità è stato avviato un processo collaborativo che ha portato a dare piena disponibilità da parte della amministrazione comunale a costruire una relazione con gli operatori e la direzione della Casa Circondariale, creando le condizioni di una collaborazione con il proprio Servizio Sociale professionale. A questa disponibilità comunale si è aggiunta quella della Provincia di Lodi, la cui collaborazione ha permesso lo sviluppo di un importante lavoro sul piano delle politiche attive per l inserimento lavorativo delle persone in uscita dalla Casa Circondariale ma anche da altre carceri. Importante ed essenziale è stato l apporto del volontariato. Una parte delle associazioni implicate nell operatività dentro e fuori dal carcere, ha sviluppato una particolare competenza, tale da costituire elemento centrale delle politiche e degli interventi sviluppati nel corso di questi ultimi anni. Come pure essenziale è stato il ruolo della cooperazione sociale locale. Entrambe sono state sostenute dalle istituzioni locali in questo compito. Un passaggio fondamentale è stato quello di inserire la tematica delle persone detenute, ex detenute e dei loro familiari, all interno degli obiettivi di programmazione territoriale con il Piano di Zona (legge 328/2000) andando a sostenere un apposito ambito di lavoro all interno dell equipe che si occupa dello svantaggio sociale. Ciò ha permesso di dare un nome, una prospettiva di lavoro a questa tematica e di portarla periodicamente alla attenzione dei sindaci riuniti nelle Assemblee Distrettuali. Si è trattato, quindi, di un processo di lavoro che ha visto aumentare la capacità di corresponsabilizzazione di tutta una serie di soggetti: istituzionali (Comune di Lodi, Provincia. ASL, i 62 Comuni riuniti nel Piano di Zona), del volontariato, sindacali, della cooperazione sociale, del mondo delle fondazioni bancarie. Abbiamo visto nel corso degli anni che il sistema però è fragile. In primis: è strettamente connesso con la visione della direzione del carcere, per cui a visioni di chiusura rispetto all esterno è corrisposta una fase di affievolimento delle relazioni. Ma attualmente la fragilità del sistema è data dal venir meno delle risorse economiche che, seppur ristrette, hanno permesso l avvio di esperienze significative. 3

3 Il F.N.P.S (legge 328/2000) per il nostro territorio, passa da del 2011 a del 2012 per tutti i 62 Comuni del Piano di Zona. Con questi fondi venivano finanziate le borse lavoro e parte degli sportelli dentro e fuori dal carcere La legge regionale lombarda del , n.8, che ha avviato una fase estremamente positiva di lavoro per l inserimento sociale delle persone detenute o ex detenute ed i loro familiari, ha istituito la figura dell Agente di Rete, figura educativa con il compito di creare un ponte tra il dentro ed il fuori del carcere. A tutt oggi non è dato di sapere se tale legge verrà rifinanziata. Con i fondi della legge 8, come Comune di Lodi abbiamo dato l incarico per tre anni ad una educatrice professionale che ha operato con questa logica all interno della Casa Circondariale (anche se spesso, per carenza delle figure educative del carcere, è stata assorbita dal compito interno), mantenendo i rapporti con il servizio sociale comunale, il piano di zona ed il territorio per quanto concerne le attività finalizzate all inserimento lavorativo degli ex detenuti, di quelli in prova. A gennaio abbiamo pagato come comune questa risorsa professionale e in questi momenti si sta supplendo con finanziamenti da parte di una Fondazione Bancaria della città. E chiaro che una situazione di questa natura crea grosse difficoltà. Però è necessario continuare a lavorare in questa direzione che noi valutiamo estremamente positiva. PERCHE CONTINUARE? Oggi più che mai le politiche assistenziali e quelle securitarie hanno mostrato i loro limiti strategici nella capacità di governare i problemi posti dalle vecchie e dalle nuove forme di emarginazione, dentro alle quali ci stanno le tematiche che ruotano attorno al carcere L esperienza che abbiamo fatto ci fa dire che dobbiamo continuare a spostare il focus delle azioni dalle politiche riparative a quelle promozionali. Da questo punto di vista, investire per inserire al lavoro una persona uscita dal carcere è più conveniente, anche economicamente che non intervenire sul piano della mera assistenza L esperienza di corresponsabilità e coprogettazione con il terzo settore e la cooperazione locale ha messo in evidenza molti aspetti positivi e fa intravedere forme di welfare importanti e innovativi L ipotesi da cui partiamo è che la pena debba tendere alla rieducazione della persona detenuta e che è utile per tutti cercare di rendere produttivo il tempo in carcere, nell attesa della scarcerazione. Allo stesso tempo ci siamo posti il problema di estendere questo valore anche a chi sta scontando la pena presso il proprio domicilio (questione questa sempre di più all odg) o a chi dal carcere è uscito. Ugualmente, l esperienza fatta, ha evidenziato la necessità di includere nell orizzonte progettuale, oltre agli autori di reato, anche i loro familiari, spesso vittime del medesimo disagio. Abbiamo visto che c è una complessità della condizione carceraria in prospettiva dell uscita dal carcere per fine pena ( e ora in parallelo anche per gli arresti domiciliari) che investe tutta la sfera della personalità. C è quindi la necessità di agire sul versante dei bisogni psichici di accettazione, rassicurazione, integrazione e sul versante dei bisogni derivanti dalla assenza o labilità dei legami con le reti territoriali che si traducono in bisogni abitativi, di cura delle persone, lavorativi, affettivi, di istruzione. E chiaro che il venir meno delle risorse economiche centrali e regionali mina il sistema e rischia di farci tornare indietro. Questo è un rischio vero che temiamo. Registriamo anche in questo ambito di problematicità (come per altri problemi sociali, primo fra tutti l impoverimento delle persone e delle famiglie) un aumento dei bisogni, a cui purtroppo non corrisponde un adeguato livello di spesa. 4

4 Ci stiamo rivolgendo al volontariato e alla cooperazione sociale, non con la logica dell azione caritatevole, ma con quella di lavorare insieme riprogettando gli ambiti di intervento (anche in relazione alle nuove norme che prevedono la forma degli arresti domiciliari) e cercando con loro nuovi finanziamenti attraversi la partecipazione a vari bandi. 1. LA RELAZIONE CITTA / CARCERE AREE DI INTERVENTO SPERIMENTATE E passata attraverso la costruzione di una relazione e la collaborazione con la Direzione della Casa Circondariale. Ho già detto in precedenza della fragilità di questa relazione che resta in balia della propensioni e visioni dei singoli direttori. Per la nostra esperienza è stato fondamentale avere nel 2005, un assessore, che veniva dall esperienza diretta di volontariato nel carcere di Lodi. Sicuramente questo ha permesso lo sviluppo di un legame di fiducia con l Amministrazione comunale. La buona relazione instauratasi tra carcere e territorio ha permesso la presenza in carcere di alcune associazioni di volontariato che sono cresciute nel tempo rispetto alla specifica competenza. Sono numerosi i volontari che afferiscono a più associazioni e che svolgono ruoli differenti (biblioteca, corsi di lingua italiana, attività sportive, ecc) Avvio, grazie alla Direttrice del carcere, di una fase nuova di ricerca di una relazione con la città e di un suo avvicinamento alle tematiche dei detenuti. Da tre/quattro anni, durante l estate, la Casa Circondariale (anche con il supporto delle istituzioni locali, del volontariato, della Fondazione bancaria della città) organizza durante il periodo estivo una serie di eventi culturali, musicali, ricreativi. Le porte del carcere si aprono alla città permettendo di vivere momenti di socialità con buona parte dei detenuti nel cortile del passeggio assistendo agli eventi e cenando insieme. Non si tratta certamente di costruzione di relazioni stabili e significative, ma la prospettiva di facilitare la relazione tra carcere e territorio è sicuramente interessante UOMINI LIBERI: il giornale della Casa Circondariale strumento per raccontare/raccontarsi alla città e al territorio. Tramite un accordo specifico, frutto di una proficua relazione, Uomini Liberi, è diventato un inserto mensile di 4 pagine del quotidiano Il Cittadino di Lodi, giornale molto letto in città. La redazione di Uomini Liberi è composta da persone detenute, volontari, personale del carcere. 2. IL CARCERE ENTRA NELLA PROGRAMMAZIONE DELLE POLITICHE SOCIALI TERRITORIALI E NELLE POLITICHE ATTIVE DELLA PROVINCIA Siamo partiti dalla convinzione che per lavorare nella direzione di una dimensione concreta dello sviluppo della coesione sociale sia necessaria una azione di contenimento delle forme di emarginazione. Dentro a questo ragionamento pensiamo che politiche sociali includenti e politiche attive del lavoro possano coniugare il diritto alla assistenza, alla cura, ad una riabilitazione sociale della persona detenuta o ex detenuta, con il tema della sicurezza, lavorando nella prospettiva di soluzioni un po meno emergenziali e sicuramente più promozionali rispetto alle risorse individuali. Per queste motivazioni abbiamo inserito la tematica della carcerazione e della uscita dal carcere: 5

5 nel programma delle politiche sociali della città di Lodi, con le azioni: Agente di Rete (dentro-fuori dal carcere); sostegno/collaborazione agli sportelli dentro-fuori dal carcere; sostegno al progetto Lavoro Debole per l inserimento lavorativo; supporto al volontariato organizzato; collaborazione con il servizio sociale professionale del comune nella programmazione territoriale del Piano di Zona e ora anche in quello : equipe dello svantaggio sociale, dentro alla quale c è un ambito specifico di lavoro per l inserimento lavorativo delle persone detenute o ex detenute; sostegno economico per garantire l apertura ed il funzionamento degli sportelli dentro-fuori dal carcere nelle azioni di politiche attive della Provincia prevedendo una serie di borse lavoro specifiche per questa area di intervento nello sviluppo di una collaborazione con la ASL della Provincia di Lodi per l utilizzo ragionato e coordinato delle risorse messe a disposizione dalla regione Lombardia con la legge n8 del Esiste un apposito tavolo di lavoro che riunisce: direzione del carcere, responsabili ASL, comune di Lodi, Piano di Zona 3. PROGETTO LAVORO DEBOLE Si tratta del progetto da cui è nato tutto il lavoro sul carcere. E un progetto nato nel 2006, promosso dalla Provincia, con il supporto del Comune di Lodi e della Associazione Los Carcere, di fatto l associazione di volontariato alla quale deve essere riconosciuto il merito di aver posto all attenzione delle istituzioni sia la problematica che una modalità di lavoro progettuale complessiva. Fasi del progetto: tre livelli di ricerca-azione : 1)modello di sviluppo del territorio e sensibilizzazione degli attori economici; 2) ricerca qualitativa sui vissuti delle persone sottoposte ad esecuzione penale esterna inserire; 3)ricognizione sullo stato della cooperazione sociale attiva nell inserimento lavorativo delle fasce deboli. Attivazione dello sportello di segretariato sociale interno al carcere. Attivazione di un lavoro autobiografico interno al carcere sulle competenze individuali mirato ad un gruppo di persone detenute. Creazione della rete di partenariato e avvio del processo di integrazione con i servizi dell Ufficio di Piano. Esperienza dei primi inserimenti lavorativi : definizione di accordi operativi con UEPE; Tavolo Inserimenti Lavorativi dell Ufficio del Piano di Zona. Sviluppo della rete territoriale (servizi sociali e amministrazioni comunali). Mappatura delle aziende profit e scouting (banca dati delle imprese).alcuni inserimenti lavorativi e presa in carico dei soggetti destinatari. Tutoring dei percorsi di inserimento lavorativo avviati. Sviluppo di percorsi integrati inserimento lavorativo sostegno sociale : ulteriori inserimenti lavorativi di persone in esecuzione penale esterna o che possono accedervi, di persone dimesse dal carcere e tutoring mirato. Sviluppo della capacità di presa in carico da parte del progetto dei famigliari in situazioni di disagio, soprattutto donne partner. Incremento della banca dati delle imprese disponibili con accompagnamento e consulenza alle imprese. Stabilizzazione ed integrazione degli operatori del progetto Lavoro Debole nell ambito del tavolo dell ufficio del Piano di Zona. 6

6 Integrazione degli sportelli dentro fuori da carcere nella rete regionale degli sportelli SPIN. Sostegno alla genitorialità. Momento di sensibilizzazione / informazione al territorio Per il prossimo futuro si stanno cercando le risorse (bando presso la Fondazione Comunitaria Cariplo locale) per lo sviluppo del lavoro a sostegno dei detenuti agli arresti domiciliari 4. SPORTELLI DENTRO FUORI DA CARCERE Si tratta di 4 servizi per le persone detenute, ex detenute, in esecuzione penale esterna, per i loro familiari. Sono ubicati: 1) dentro al carcere; 2) presso la Provincia di Lodi SPORTELLO SPIN: sportello informativo e di orientamento gestito dalla Associazione Los Carcere. Offre a chi è in esecuzione penale esterna o che vi possa accedere, agli ex detenuti, ai loro familiari, ai servizi pubblici e al terzo settore, informazioni per l inserimento lavorativo, emergenza abitativa, supporto legale, contatto con i servizi sociali territoriali / SEDRD, Associazioni, Sportello Stranieri del Comune di Lodi Sportello gestione del progetto lavoro debole: sportello che segue la tematica specifica dell inserimento lavorativo SERVIZIO GENITOTRIALITA : dedicato al genitore (ex) detenuto e/o in esecuzione penale esterna; alla donna partner e ai figli durante la detenzione del congiunto; agli operatori del territorio che seguono i nuclei familiari di persone detenute o ex detenute SPORTELLO INTERNO AL CARCERE DI SEGRETARIATO SOCIALE gestito dalla Associazione Los Carcere (fino a qualche mese fa ) in collaborazione con la Caritas, il Patronato Acli ed il Centro per l Impiego provinciale. E dedicato a tutte le persone detenute che vi possono accedere tramite la presentazione di una domanda alla Direzione 5. IL GARANTE DEI DIRITTI DELLE PERSONE PRIVATE DELLA LIBERTA PERSONALE La figura del garante è stata istituita a livello provinciale tramite il coinvolgimento dei Comuni. SI è trattato di un lavoro complesso che ha incontrato parecchie difficoltà sul piano della condivisione politica (adesione di quasi tutti i comuni della provincia, con sottoscrizione di quota parte della spesa in relazione al numero di abitanti). L esperienza è stata positiva in questi anni, ma va sicuramente rilanciato e rivisto il ruolo del Garante. 6. LA RETE L efficacia di questo lavoro è data anche dal fatto che, faticosamente, si è lavorato per costruire una rete di soggetti attivi attorno alla problematica del carcere: - Direzione - Comune di Lodi - Provincia di Lodi - Piano di Zona - Asl - Associazioni di volontariato, tra cui Los Carcere soggetto principale di questo lavoro - Cooperazione sociale locale - Imprese profit 7

7 ALCUNI RISULTATI sul piano dell inserimento lavorativo dal 2010 ad oggi Dati del Piano di Zona dei 62 Comuni del Lodigiano. Lavoro effettuato in collaborazione: Associazione Los Carcere Cooperativa Sociale Microcosmi -Ufficio di Piano Tipo di inserimento Totale 2010 Totale 2011 Totale Biennio Tirocini in borsa lavoro Di cui passaggi da tirocinio a contratto Contratto diretto Altre forme di inserimento (volontariato) 2 2 Inserimenti implementati ma falliti Totale inserimenti

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