la domenica SAMANTHA CRISTOFORETTI

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1 la domenica DI REPUBBLICA DOMENICA 8 FEBBRAIO 2015 NUMERO 518 Cult La copertina. Riaccendiamo i Lumi della ragione Straparlando. Paolo Prodi, ho rifiutato la politica Mondovisioni. Dharamsala, pensione dello spirito FOTO ESA/NASA. UN TWEET DEL 3 FEBBRAIO DI SAMANTHA CRISTOFORETTI MENTRE FOTOGRAFA LA TERRA DALLA STAZIONE SPAZIALE Lavorare, dormire,volare La prima donna italiana nello spazioracconta com è la vita quotidiana extraterrestre SAMANTHA CRISTOFORETTI VITTORIO ZUCCONI STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE MENTRE SCRIVO QUESTE RIGHE, qui sulla Stazione SONO SOLTANTO540, fra maschi e femmine, gli abitanti della Terra che, da quel 12 aprile 1961 di Spaziale Internazionale sta finendo il giorno settantacinque della mia vita extraterrestre. Yuri Gagarin, possano dire di essersi affacciati al È un tranquillo venerdì sera, il resto dell equipaggio si è già ritirato, ognuno nella proti e scimmie sparati in cielo senza averlo chiesto, balcone dello Spazio. Con una decina di cani, gatpria cuccetta. Non mi stupisce: è stata una settimana di lavoro intenso e siamo arrivati piuttosto affaticati alla confeleggiare nell universo, dall oblò di una capsula, dal visore di sono le sole creature che abbiano visto il nostro Pianeta galrenza serale di oggi con i centri di controllo. Stanchi di quella stanchezza gratificante, che si mescola con la soddisfa- «la magnifica desolazione» della Luna. Se il loro numero è un casco pressurizzato o da quella che Buzz Aldrin chiamò zione di avere portato a termine molto attività semplici microscopico per un pianeta con più di sette miliardi di umani, un grappolino di nomi e eventi potrebbero essere citati Il diario o complesse, critiche o di routine cercando di essere sempre il più possibile concentrati e attenti ai dettagli, ma anche pronti a scambiare una battuta di spirito tra di noi o con na in orbita, in Russia. John Glenn, Neil Armstrong, l Apol- a memoria. Gagarin e Valentina Tereshkova, la prima don- i team a terra. Saper tenere il morale alto è importante qui lo XIII strappato alla catastrofe e sigillato da Hollywood, Christa McAuliffe, la maestra astronauta consumata nell e- a bordo, quanto essere efficienti nell esecuzione delle procedure e devo dire che da entrambi i punti di vista il mio equipaggio è eccezionale: sono stata fortunata. appese alle pareti di scuole elementari, negli Stati Uniti. splosione del Challenger e ricordata in centinaia di targhe SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE SEGUE NELLE PAGINE SUCCESSIVE di Samantha L attualità. Novant anni da New Yorker, intervista al direttore della più raffinata tra le riviste L inedito. Le tenere lettere d amore di Cristopher Isherwood Spettacoli. Francesco De Gregori: Adesso vi spiego la storia di Alice e perché lo sposo è impazzito

2 LA DOMENICA DOMENICA 8 FEBBARIO La copertina. Da più di due mesi l astronauta italiana si trova a bordo della Stazione Spaziale Internazionale LAVARSI I DENTI QUESTO È IL MIO BAGNO: QUASI COME A CASA SOLO CHE QUI L ACQUA È IN UN SACCHETTO SAMANTHA CRISTOFORETTI* <SEGUE DALLA COPERTINA DALL ARRIVO DEL VEICOLO CARGO DRAGON qualche settimana fa i ritmi di lavoro a bordo sono stati frenetici. Scaricare tonnellate di cargo, in molti casi senza rompere la catena del freddo dei campioni scientifici, svolgere in parallelo dozzine di esperimenti e progressivamente caricare Dragon per il rientro, preparando nello stesso tempo per il ritorno anche il grande veicolo cargo Atv dell Agenzia Spaziale Europea e svolgendo complesse attività preparatorie per le prossime tre passeggiate spaziali non è cosa da poco, anche per gli standard della Iss. Qualcuno dice che questo sia uno dei mesi più densi di attività di tutta la storia della Stazione. Una cosa è certa: ogni volta che marchiamo come completata un attività sull agenda elettronica che regola le nostre giornate, qualcuno a terra sorride. Che sia un team di scienziati che ha sviluppato per anni un esperimento o un team di ingegneri che ha fatto le ore piccole lavorando a una procedura di manutenzione per permetterci di riparare tempestivamente un apparecchiatura, ogni cosa che facciamo a bordo è spesso il coronamento del lavoro di dozzine, a volte centinaia di persone. Cerchiamo di non dimenticarlo mai. ARRIVANO I RIFORNIMENTI OLTRE AGLI EQUIPAGGIAMENTI SCIENTIFICI DRAGON CI HA PORTATO ANCHE ALTRI RIFORNIMENTI... CIBO COMPRESO CREATURA DELLO SPAZIO Quando c è molto da fare il tempo vola e mi rendo conto, anche con un po di inquietudine, che mi avvicino già alla metà nella mia missione. Dopo oltre due mesi a bordo, devo dire che ormai mi sento davvero a mio agio. In queste settimane mi è piaciuto molto osservarmi e vedere come mi sono trasformata giorno per giorno in una creatura dello spazio. L adattamento è un esperienza individuale e imprevedibile, non è possibile sapere in anticipo come ognuno imparerà a vivere in assenza di peso. Ricordo che prima del lancio mi preparavo mentalmente al peggio, perché sapevo bene che il primo impatto può essere davvero difficile e non è inusuale essere disorientati e avere malesseri di stomaco per qualche giorno. Per questo sono stata davvero felice quando mi sono accorta che, fin da subito, non manifestavo alcun sintomo di mal di spazio. Certo, nonostante stessi bene, ricordo che nei primi giorni avevo sempre a portata di mano una busta, da usare in caso di nausea; troppi gli aneddoti di astronauti veterani che raccontano di avere avuto all improvviso un malessere al secondo giorno, o al terzo. Come amano dire gli americani: better safe, than sorry!. Ho temuto invece di essere predisposta a un altro effetto collaterale indesiderato dell assenza di peso: il naso congestionato. La ridistribuzione dei fluidi corporei verso la parte alta del corpo può provocare la sensazione di avere il naso intasato, insieme a un senso di pressione nella testa, e effettivamente ho avuto questi sintomi in maniera intermittente nei primi dieci giorni. Poi fortunatamente sono spariti speriamo per sempre! MEGLIO DI UN MATERASSO Il sonno poi è stata una piacevole sorpresa. Non sta a me giudicare se sono adatta a lavorare nello spazio, ma una cosa la so per certa: sono nata per dormire nello spazio! A sera, quando sono stanca, mi chiudo nel mio sacco a pelo, spengo la luce, richiudo i laptop che dividono con me la cuccetta e mi lascio fluttuare, senza fissare il sacco a pelo. In genere mi addormento subito, ma prima per qualche secondo mi soffermo sulla piacevole sensazione di completo rilassamento dei muscoli. Poi dormo senza alcuna pressione sul mio corpo. Meglio del miglior materasso! E sicuramente durante la notte sbatto ogni tanto contro una parete, ma sono impatti lievi e non mi hanno mai svegliata. Ne sono convinta, fluttuare è il modo migliore di dormire! Fluttuare è anche il modo migliore di spostarsi, credetemi una volta che avete affinato la tecnica. Eh sì, all inizio non avevo molto controllo: spinte troppo forti o troppo lievi, oppure tali da farmi ruotare su me stessa in modi non proprio previsti o desiderati. Insomma, c è voluto un po per imparare a spostarmi nella Stazione in modo controllato e elegante. Adesso però mi sento davvero padrona del mio corpo nelle tre dimensioni! Sarà anche che ormai ogni punto di appoggio, ogni ringhiera, ogni appiglio mi sono noti. Per esempio, quando ho reidratato il cibo al distributore di acqua, che si trova sul soffitto del Laboratorio Usa, so darmi la spinta giusta con la punta dei piedi e poi, passando nel Nodo 1 una lieve spinta con la mano, quel tanto che basta per farmi ruotare in modo da atterrare precisamente davanti al mio posto a tavola. Anche se ogni tanto mi piace mangiare sopra il tavolo, sul soffitto: giusto perché avrò tutto il tempo quando tornerò sulla Terra di essere sul pavimento. BALLANDO TRA LE STELLE L ULTIMO DELL ANNO ABBIAMO BALLATO: SASHA E ANTON HANNO PERFINO INTONATO CANZONI DI CELENTANO Carta d identità NOME: SAMANTHA COGNOME: CRISTOFORETTI NATA A: MILANO, 26 APRILE 1977 STATO CIVILE: FIDANZATA PROFESSIONE: ASTRONAUTA DELL ESA, CAPITANO PILOTA DELL AERONAUTICA MILITARE STUDI: DIPLOMA LICEO SCIENTIFICO, LAUREA IN INGEGNERIA MECCANICA A MONACO DI BAVIERA E IN SCIENZE AERONAUTICHE A NAPOLI PARLA INGLESE, FRANCESE, TEDESCO, RUSSO E CINESE RECORD: PRIMA DONNA ITALIANA NELLO SPAZIO CURIOSITÀ: LE È STATO DEDICATO UN ASTEROIDE, IL SAMCRISTOFORETTI La missione NOME: EXPEDITION 42-FUTURA LANCIO: 23 NOVEMBRE 2014 (KAZAKISTAN) VELIVOLO: SOJUZ (VELOCITÀ MASSIMA KM/H) DURATA: 6 MESI VIAGGIO: 6 ORE ALL ANDATA, 3 ORE E 26 AL RITORNO OBIETTIVO: ESPERIMENTI SULLA FISIOLOGIA UMANA, ANALISI BIOLOGICHE E STAMPA 3D IN ASSENZA DI PESO EQUIPAGGIO: 6 MEMBRI La stazione NOME: STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE LARGHEZZA: 108 MT LUNGHEZZA: 88 MT PESO: 426 T ORBITA: KM DA TERRA AstroSamantha FOTO ESA/NASA 77giorni nello spazio

3 DOMENICA 8 FEBBARIO Dove le cose più facili sono difficili. Ecco i suoi appunti di viaggio sulla vita in assenza di gravità ASPARAGI CHE PASSIONE IERI HO MANGIATO DEGLI OTTIMI ASPARAGI REIDRATATI, LA MIA VERDURA PREFERITA DAL RISTORANTE SELF-SERVICE NODO 1 COME AL SUPERMERCATO Nel Nodo 1, dove mangiamo, teniamo anche una scorta di buste di cibo, un po come la dispensa in casa. E un po come spesso ci si trova a fare la spesa nel fine settimana, quando si ha più tempo libero, noi cerchiamo di sfruttare il weekend per rifornire la nostre dispensa attingendo alle scorte di cibo. Queste sono organizzate per categorie, come per esempio carni, verdure, frutti e frutta secca, minestre, prima colazione. Tramite un lettore di codice a barre segnaliamo nel sistema di inventario che un nuovo pacco è stato aperto, in modo che chi a terra si occupa dei rifornimenti sappia sempre quanti pacchi di ogni categoria rimangono nelle scorte. Naturalmente non possiamo aprire un nuovo pacco prima della data programmata, altrimenti rischieremmo di mangiare le scorte previste per spedizioni successive alla nostra. E non è un buon modo di passare le consegne! LA FINESTRA SUL MONDO Ho fatto una piccola pausa per fare un giro nella Cupola, la nostra finestra sul mondo. Abbiamo appena attraversato l Africa, ora siamo sull Oceano Indiano. Recentemente abbiamo avuto dei passaggi notturni sull Europa, però quasi sempre con una fitta copertura di nuvole. Davvero un peccato! È lo svantaggio di volare quando è inverno nell emisfero nord. Ehi, credo che in questi giorni saremo visibili dall Italia nel tardo pomeriggio. Salutateci! Anche noi saluteremo, ma non vi vedremo, perché sono passaggi molto vicini al terminatore, la linea di separazione tra il giorno e la notte terrestri. In questi casi, mentre sotto di noi la superficie terrestre è già al buio, noi siamo ancora illuminati dal sole: un po come essere su un palco illuminato, da cui è impossibile vedere chi è seduto nella platea al buio. In giorni di lavoro intenso come oggi, l unico momento in cui c è il tempo, prima di sera, di dare una sbirciata dalla Cupola, è la sessione quotidiana di allenamento su Ared, la nostra macchina per fare sollevamento pesi in assenza di peso: cilindri a vuoto al posto dei pesi, ma gli esercizi sono gli stessi, dagli squat alla bench press e persino gli addominali. Ared è sicuramente la palestra con la vista migliore sul pianeta e fuori: è proprio accanto alla Cupola e quindi nelle pause di riposo tra un set e l altro possiamo ammirare lo scorrere dei continenti e degli oceani sopra la nostra testa. Sì, la sensazione che provo io è quella di avere la Terra sopra di me. L effetto è particolarmente accentuato di notte. Guardando lateralmente, verso lo spazio, la Stazione Spaziale mi sembra una nave che naviga su un mare immensamente profondo e infinitamente nero, mentre la Terra, soprattutto quando è coperta di nuvole, e queste brillano nella notte della luce della luna, mi sembra un cielo agitato che sovrasta il mare calmo dello spazio. FALSO ALLARME Vivere sulla Stazione Spaziale regala esperienze estetiche davvero intense. Non l esperienza del silenzio, tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. La famosa battuta nello spazio, nessuno può sentirti urlare si applica solo al vuoto dello spazio: fortunatamente all interno della Stazione Spaziale abbiamo un atmosfera respirabile con circa la stessa pressione che c è sulla Terra al livello del mare. C è sempre un sensibile rumore di fondo, a causa delle molte ventole e pompe continuamente in funzione: un ronzio costante che indica che la SOLLEVAMENTO PESI GLI ESERCIZI SONO SEMPRE GLI STESSI, DAGLI SQUAT AGLI ADDOMINALI, MA IN ASSENZA DI PESO... Stazione è viva e in buona salute. In realtà, se avessimo un emergenza, come un incendio o una depressurizzazione, anche se non scattasse nessun allarme udibile, ce ne accorgeremmo immediatamente perché la Stazione diventerebbe silenziosa: i computer attiverebbero una risposta automatica d emergenza che spegnerebbe tutta la ventilazione. Di questo abbiamo avuto esperienza diretta qualche settimana fa. Avevo appena terminato una videoconferenza con i miei dirigenti dell Esa, quando tutti gli altoparlanti lungo l intera Stazione hanno iniziato a trasmettere l unico segnale acustico che di sicuro cattura l attenzione immediata di tutti: il segnale d emergenza. Sono uscita dal mio alloggio e ho guardato il più vicino pannello di controllo allarmi GRANDI PULIZIE SABATO È IL GIORNO DELLE PULIZIE: PASSIAMO L ASPIRAPOLVERE SU TUTTE LE GRIGLIE DI VENTILAZIONE ed eccola lì, la terza spia da sinistra era illuminata di rosso: anche senza leggere l etichetta, so che la terza spia indica la temuta fuga di ammoniaca. Ho immediatamente afferrato una maschera a ossigeno, l ho indossata e mi sono diretta verso il segmento russo insieme con i miei compagni. Il segmento russo è sicuro, perché lì non viene usata ammoniaca nei condotti di raffreddamento, quindi ci siamo isolati lì, chiudendo due portelli per isolare l eventuale perdita nel segmento non russo della Stazione. La cosa sembrava conclusa quando, pochi minuti dopo, Houston ha chiamato e ha dichiarato un falso allarme, ma mentre iniziavamo e rimettere a posto l equipaggiamento d emergenza e tornare alla normalità, ecco Houston chiamare di nuovo con una comunicazione inaspettata ripetuta tre volte su tutti i canali: Fuga di ammoniaca. Eseguire la risposta d emergenza. E mentre chiudevamo di nuovo il portello che ci isolava nel segmento russo, penso che nella mente di tutti, ancor più che la prima volta, sia passato il pensiero che forse non lo avremmo riaperto mai più. Per fortuna, il tutto si è rivelato un falso allarme! DANZA DI COLORI Adesso è ora di andare a dormire anche per me. Certo, per andare in bagno e lavarmi i denti, devo tornare nel Nodo 3 e la Cupola è proprio lì, quindi nonostante la stanchezza mi concederò qualche minuto di meraviglia. Stiamo passando sopra agli Stati Uniti, un passaggio notturno molto a nord. Ci sarà l aurora, compagna spesso presente, ma sempre diversa e sorprendente. Che meraviglia poi se capita che ci sia ancora l aurora quando appare all orizzonte lo spicchio di blu vivo che annuncia il prossimo sorgere del sole e quel blu si congiunge con il verde brillante dell aurora in una danza di colori, cui si aggiunge un esplosione di arancio nel momento in cui il sole inizia emerge dalla linea dell orizzonte. Giusto pochi secondi e poi tutto è inondato dalla prepotenza della piena luce solare, che cancella in un attimo lo spettacolo della notte e piano piano, da est a ovest, fa emergere dall oscurità oceani e continenti, ridisegnando le linee ormai familiari e amiche del nostro meraviglioso pianeta. *Samantha Cristoforetti astronauta Esa, capitano e pilota dell Aeronautica Militare, in orbita per la seconda missione di lunga durata dell Agenzia Spaziale Italiana Gagarin, Aldrin e la magnifica desolazione della Luna VITTORIO ZUCCONI <SEGUE DALLA COPERTINA EOGGI IN ITALIA SAMANTHA Cristoforetti, capitano dell Aeronautica militare in orbita con cinque compagni di viaggio nella Stazione Spaziale Internazionale. Ma un sondaggio che chiedesse i nomi degli altri sei viaggiatori italiani dello Spazio (Cheli, Guidoni, Malerba, Nespoli, Vittori e Parmisano) darebbe risultati deprimenti. Questo, della normalità nell eccezionalità, nella routine di imprese che poco più di una generazione fa sarebbero sembrate inconcepibili e le nuove generazioni ignorano, è il destino che attende questi uomini e donne fortunati abbastanza per andare e tornare indenni da satelliti naturali o artificiali. Sarà soltanto il grande salto verso Marte, se davvero avverrà attorno al 2035 come ottimisticamente è previsto, a scuotere l immaginazione e a scaldare il cuore di nuove generazioni. O la finzione cinematografica di film come Gravity. In questi anni di languore che sfiora l indifferenza, e riempie di brevi orgogli le nazioni alle quali appartengono i non americani e i non russi a bordo della Stazione Spaziale, l astronauta, o il cosmonauta come è chiamato in Russia, vive un luminoso momento di estasi seguito dal ritorno alla gravità del quotidiano. Una transizione dal vuoto dello Spazio alla vertigine di un futuro che niente potrà più riempire di emozioni paragonabili. Lo leggemmo nel lungo silenzio di Neil Armstrong e lo vidi nello sguardo ansioso e inquieto di Buzz Aldrin, incontrandolo nel soggiorno della sua casa sulle colline della California. Come altri prima e dopo di lui, Aldrin, apparentemente ossessionato dal rancore verso quella Nasa che non aveva concesso ai primi esploratori neppure un ciottolo di Luna come souvenir, era roso da un vuoto interiore che ebbe il coraggio di chiamare con il suo nome, depressione clinica, e di curare per guarirne. Come non ebbe invece la forza di fare Lisa Nowak, l astronauta che, dopo avere guidato per ore dal Texas alla Florida, fasciata in un pannolone per non doversi mai fermare, tentò di uccidere la donna che gli aveva portato via l uomo della sua vita. Anche lui un reduce dallo Spazio. Il mito accuratamente coltivato del right stuff, della stoffa giusta per lanciarsi fuori dai confini della Terra che aveva prodotto esemplari apparentemente siderurgici di maschi inossidabili come Gagarin, morto alcolizzato, come Aldrin il depresso, come John Glenn, senatore senza pace che pretese e ottenne di tornare nello Spazio a settantasette anni, si è dissolto per la semplice verità che avrebbe dovuto rendere ancora più straordinari quei temerari e li ha invece resi ordinari. Il loro essere, anche a 460 chilometri di quota e a di velocità, uomini. E donne.

4 LA DOMENICA DOMENICA 8 FEBBRAIO L attualità. The Talk of the Town 21 FEBBRAIO 1925 SULLA PRIMA COPERTINA IL DANDY EUSTACE TILLEY DISEGNATO DA REA IRVIN 23 LUGLIO 1927 NEL DISEGNO DI STANLEY W. REYNOLDS L AMERICA PRIMA DELLA GRANDE DEPRESSIONE 31 AGOSTO 1929 NON È ANCORA IL MARTEDÌ NERO MA È GIÀ PANICO A WALL STREET: DISEGNO DI THEODORE G. HAUPT 27 LUGLIO 1940 IL NAZISMO E LA DEPORTAZIONE DEGLI EBREI. L ILLUSTRAZIONE È DI CHRISTINA MALMAN 15 LUGLIO 1944 ANCORA REA IRVIN, PRIMO ART DIRECTOR DEL NEW YORKER, PER LA COPERTINA DEL D-DAY David Remnick è il direttore della più raffinata tra le riviste E tra uno storico trasloco e un compleanno tondo racconta che cosa vuol dire passare dall età del jazz a quella del web 2 FEBBRAIO 2015 ADIEU, LA REDAZIONE TRASLOCA DA TIMES SQUARE A GROUND ZERO: DISEGNO DI BRUCE MCCALL ANTONIO MONDA I NEW YORK N NOVANT ANNI DI STORIA, ilnew Yorkerha avuto soltanto cinque direttori. David Remnick, ultimo in ordine di tempo, tiene le redini della rivista dal Corrispondente in Urss per il Washington Post, ha vinto un premio Pulitzer nel 1993 per La tomba di Lenin: gli ultimi giorni dell impero sovietico, a cui hanno fatto seguito altri cinque libri coronati da grande successo, tra i quali King of the World, dedicato a Muhammad Ali, e The Bridge, sul presidente Obama. Nato a Hillsdale, New Jersey, cinquantasette anni, padre dentista e madre insegnante d arte, Remnick è sposato con Esther Fein dalla quale ha avuto tre figli. Colto, brillante e dalla battuta pronta, interpreta alla perfezione il ruolo del direttore moderno, con un occhio alle innovazioni tecnologiche e un altro alla tradizione. Del resto, a cominciare dal dandy Eustace Tilley, icona del New Yorker, la forza della rivista è stata proprio nella combinazione tra la celebrazione del rito e una costante attenzione alle novità culturali e sociali. Questa duplicità si rispecchia in un altro elemento con cui Remnick interpreta la propria direzione: riesce a essere estremamente autorevole e nello stesso tempo cordiale e ironico. Lo incontro a pochi giorni dallo storico trasloco della rivista, immortalato sulla copertina dell ultimo numero disegnata da Bruce McCall: da Times Square alla Freedom Tower, il grattacielo sorto sulle ceneri delle Torri gemelle, nel quale Si Newhouse ha acquistato ventiquattro piani per le riviste della sua Conde Nast. «Sto vedendo la città dalla stessa prospettiva che ebbero le vittime dell attacco al World Trade Center», osserva Remnick con una punta di inquietudine, «ma ho sempre creduto nella forza positiva dei cambiamenti». Il New Yorkernasceva il 21 febbraio 1925 intorno all Algonquin Round Table, il celebre circolo di scrittori della New York anni Venti, a pochi passi da Times Square: il cuore della città «Sì, effettivamente la storia della rivista si è sviluppata nello spazio di pochi isolati, ma devo dire che questo cambiamento geografico offre un rapporto più organico con una zona determinante per la storia della città: il porto. Non credo tuttavia che tutto ciò possa avere un impatto significativo sulla nostra proposta culturale». Quanto vende oggi il New Yorker? «Gli ultimi dati si attestano sul milione e cinquantamila copie. E si calcola che ogni numero sia letto mediamente da tre persone. Più della metà della tiratura viene effettuata fuori da New York, e potrà sorprenderla scoprire che in California vendiamo più che nello stato di New York. Il motivo è che lì ci sono due grandi città, Los Angeles e San Francisco». Quali sono state le svolte principali in questi novant anni? «La rivista nasce in un America precedente la Grande depressione, immersa nell Età del jazz, e dunque caratterizzata da raffinatezza e leggerezza. La prima grande svolta avviene in coincidenza con la Seconda guerra mondiale: è il momento in cui i reportage e i saggi diventano più lunghi, più profondi. La seconda grande svolta è quella dell 11 settembre. È evidente: la maturazione è avvenuta sempre grazie a momenti dolorosi». Lei è stato il primo direttore a fare un endorsement presidenziale: John Kerry contro George W. Bush. «Mi sarebbe sembrato ridicolo non farlo: leggendo i nostri articoli era assolutamente chiara la nostra posizione. Si è trattato quindi di un endorsementassolutamente prevedibile, che tuttavia non ebbe alcuna fortuna: Kerry perse». Poi ci fu un secondo endorsement, stavolta coronato dal successo: in una famosa copertina del 2008 raffigurò il presidente Obama e la moglie Michelle in posa da terroristi, sotto un quadro di Bin Laden. «A me quella copertina parve una parodia degli stereotipi di certa destra». Tuttavia il presidente Obama la definì un tentativo non molto riuscito di fare satira. 26 GENNAIO 2015 A CINQUANT ANNI DALLA STORICA MARCIA DI MARTIN LUTHER KING, LA COPERTINA DI BARRY BLITT UnNewYorker 19 GENNAIO 2015 UNA TOUR EIFFEL A FORMA DI MATITA PER CHARLIE HEBDO, A DISEGNARLA È ANA JUAN 1 SETTEMBRE 2014 LA RIVOLTA DI FERGUSON ILLUSTRATA DA ERIC DROOKER E RACCONTATA DA JELANI COBB 21 LUGLIO 2014 I NEW YORKERS ADORANO LA SPIAGGIA DELLA LORO CITTÀ: CONEY ISLAND DI MARK ULRIKSEN 23 DICEMBRE 2013 PAPA FRANCESCO È UN ANGELO DELLA NEVE SULLA COPERTINA DISEGNATA DA BARRY BLITT 16 DICEMBRE 2013 PER LA MORTE DI MANDELA IL TESTO DI NADINE GORDIMER E IL DISEGNO DI KADIR NELSON

5 DOMENICA 8 FEBBRAIO APRILE 1950 CONSTANTIN ALAJALOV ILLUSTRA FOR ESMÉ-WITH LOVE AND SQUALOR DI SALINGER 11 FEBBRAIO 1961 CHARLES ADDAMS, CREATORE DELLA FAMIGLIA ADDAMS, PER IL GIORNO DI SAN VALENTINO 15 AGOSTO 1970 LA GUERRA IN VIETNAM SULLA COPERTINA DEL MAGAZINE: LA DIPINGE COSÌ ILONA KARASZ 29 MARZO 1976 IL MONDO VISTO DALLA NONA AV., LA FIRMA DELLA COVER È QUELLA DI SAUL STEINBERG 23 APRILE 1990 IL PIANETA È INQUINATO: ROBERT MANKOFF, CARTOON EDITOR, FIRMA LA COPERTINA «Questo dimostra che la nostra satira, riuscita o meno che sia, è libera da condizionamenti, e che può divertire o offendere chiunque». La tragedia di Charlie Hebdo invita a riflettere sul fatto che possano esistere limiti alla satira, o no? «Io non credo, e in questo sono assolutamente con Voltaire. Voglio dire che lo sono anche nel momento in cui lotto in prima linea per attaccare l antisemitismo dello stesso Voltaire». Davvero non pensa che la satira possa diventare una copertura per veicolare messaggi di odio o disprezzo? «Il rischio ovviamente c è, ma eviterei di aprire la porta alla censura. Credo che quei casi siano facilmente identificabili dai lettori: e sarebbe sbagliato sottovalutarli». Sinceramente: le piacciono le vignette di Charlie Hebdo? «No e non le avrei mai pubblicate, ma rivendico la possibilità, per chiunque, di farlo». La carta stampata è in crisi: il futuro è digitale? «Devo correggerla, è il presente a essere digitale. Per quanto ci riguarda non possiamo che adeguarci al DAVID REMNICK, 57 ANNI meglio. I nostri siti hanno circa dodici milioni di visitatori al mese. Affrontiamo il problema delle inserzioni pubblicitarie, tutte concentrate su compagnie come Google o Yahoo, nella consapevolezza che l unico modo per sopravvivere è essere unici. Noi proponiamo testi che cercano di risultare sempre profondi e che si rifiutano di risolvere in venti secondi qualcosa avvenuto venti secondi prima». Il New Yorker è celebre anche per i fact checkers : lei ne ha ben sedici sotto contratto. «Proporre la massima accuratezza dei testi, controllandone ogni aspetto, è un altro modo attraverso cui cerchiamo di distinguerci. Ovvio che questo aumenti il lavoro, i tempi e i costi». Come mai non esistono testate come il New Yorker a Londra o a Parigi? «Sono splendide città e grandi capitali, ma oggi non hanno la stessa centralità. Tuttavia negli ultimi anni ho assistito a vari tentativi di imitazioni, falliti uno dopo l altro: sono rimasto in particolare colpito da una testata russa, arrivata a una cinquantina di numeri, e da un altra di Hong Kong. Copie spudorate, con le vignette, con i testi lunghi, insomma con tutto ciò che caratterizza NON PUBBLICO ARTICOLI CHE IN VENTI SECONDI CERCHINO DI SPIEGARE UN FATTO ACCADUTO NEI VENTI SECONDI PRECEDENTI la nostra rivista». Ma New York è ancora la capitale del mondo? «Oggi il mondo ha numerose capitali, ma non credo si possa seriamente pensare che Pechino o Shanghai abbiano la stessa forza di attrazione di New York, non in termini culturali». Cosa ha imparato dalla sua esperienza russa che le è poi servita per dirigere un giornale prettamente newyorchese? «Facevo il cronista sportivo quando a ventinove anni sono stato improvvisamente catapultato al centro di un impero che stava crollando. Quello che ho riportato a casa è stata la conoscenza di una realtà diversa e lontana, con la quale non bisogna mai dimenticare di confrontarsi». C è qualcosa che invidia in un altra rivista? «Certamente alcuni scrittori, ma anche scelte editoriali di testate come l Atlantic: si tratta tuttavia di una gelosia positiva, che cresce su un terreno sano. Intendo dire un terreno in cui non esista solo l approccio twitter». 13 SETTEMBRE 1993 ART SPIEGELMAN RACCONTA IL FENOMENO DEI RAGAZZINI ARMATI NELLE SCUOLE USA di novant anni 28 AGOSTO 1995 DIVING IN, UNA DELLE TANTE COPERTINE DEL MAGAZINE FIRMATE DA LORENZO MATTOTTI 24 GIUGNO 2013 ZIO SAM TI ASCOLTA, IL CASO NSA VISTO DA RICHARD MCGUIRE 21 LUGLIO 2008 BARACK E MICHELLE OBAMA IN VERSIONE TERRORISTI: COVER SCANDALO DI BARRY BLITT 17 DICEMBRE 2007 UNO DEI NOVANTA NATALI DEL NEW YORKER : QUESTO LO FIRMA BOB STAAKE 8 NOVEMBRE 2004 TRA UN UOMO E UNA DONNA GIOCO DI SGUARDI SUL METRÒ: LA COVER È DI ADRIAN TOMINE 24 SETTEMBRE 2001 ART SPIEGELMAN E FRANÇOISE MOULY: NERO SU NERO, ATTACCO ALLE TWIN TOWERS

6 LA DOMENICA DOMENICA 8 FEBBRAIO L inedito. Giochi di coppia Stringimi forte con le tue zampette anteriori. Vorrei solo poter posare la testa sulla tua grigia criniera Dolce micino CLUNEDÌ 25 GIUGNO 1957, NEW YORK ARISSIMO CHRIS, non hai idea quanto mi manchi, quanto pensi a te e ti ami ancor di più dopo essere stato lontano tutto questo tempo. Ho pensato e ripensato a te un infinità di volte, specialmente a quanto sei piccolo ed esile e a quanto sarai ancor più minuto solo in quelle grandi stanze, e avrei voluto precipitarmi a casa perché senza te nulla ha senso: sei l unica cosa che conta per me, non m interessa dove sono o con chi sono se tu sei laggiù. Mi sembra assurdo essere qui a New York senza te, mi pare una sorta di condanna, una prova di resistenza che devo superare. Questo viaggio è stato un enorme successo. Credo di avere imparato molto di me stesso, e di essere diventato più sicuro di me e più stabile. Ho così tanto da raccontarti su quel che mi è successo che aspetterò quando saremo insieme; ho scritto tutto sul mio librone così non dimenticherò niente. Voglio dire ancora una volta al mio cavallino quanto lo amo e quanto desidero essere a casa con lui. Con tutta la mia adorazione, Kitty DOMENICA, 2 OTTOBRE 1960, SANTA MONICA È stato meraviglioso sentire la voce di Kitty stamani al telefono. Eppure il vecchio e ottuso Dobbin non è riuscito a dirgli tutto ciò che provava: quanto sia fiero di Kitty e quanto lo ami e gli sia grato, ogni giorno. È quasi troppo bello per essere vero che Kitty abbia un talento così straordinario, e Dobbin ne è così felice, ma più per Kitty che per se stesso, perché Dobbin l avrebbe amato comunque. Dobbin sente tantissimo la mancanza di Kitty, ma non vuole certo anticipare il ritorno di Kitty di un solo istante se Kitty ha motivo di restare. Con amore, sempre. D. 26 OTTOBRE 1960, FILADELFIA Carissimo adorato Dub, Kitty sente tantissimo la sua mancanza e desidera così tanto posare la testa su quella lunga criniera e sentirsi avvolgere da quella gamba nodosa. Kitty ha una voglia disperata del suo cavallo e ogni giorno in cui è lontano è sempre più difficile, ma Kitty non deve arrendersi. Deve essere più forte di quanto chiunque abbia mai pensato. Amo così tanto il mio tesoro e mi manca moltissimo. Tutto l amore del suo Kitty, K. GIOVEDÌ SERA, 23 FEBBRAIO 1961, SANTA MONICA Oggi è un mese da quando è partito il mio Kitty! Gli ho scritto stamani ma non me n ero reso conto, sembra essere passato molto più tempo, quindi gli spedirò altre parole d amore. È molto bello che Dobbin chiami Kitty tesoro. Ma ogni tanto Dobbin è colpito dalla parola e si rende conto che un tesoro è insostituibile, e si può perdere se non si tratta con cura. Allora viene colto dalla disperazione! Carissimo amore, intorno vedo gente che ignora di avere l amore di qualcuno e lo butta via. Noi non faremo quell errore, vero? Il vecchio Dobbin se ne sta a casa, tutto solo, e stasera non c è neanche un po di vento. Ha mangiato uno sformato di DOBBIN QUI SOTTO KITTY (OVVERO DON BACHARDY) IN SELLA A DOBBIN, IL CAVALLO DA TRAINO (COME CHRISTOPHER ISHERWWOD SI FIRMA NELLE LETTERE AL FIDANZATO). IN ALTO LA COPPIA: DON È IL PIÙ GIOVANE DEI DUE. TUTTI I DISEGNI DI DON BACHARDY, COME PURE LE LETTERE, SONO TRATTI DA ANIMALS (FSG BOOKS)

7 DOMENICA 8 FEBBRAIO Le appassionate lettere tra due teneri innamorati: Christopher Isherwood e il suo fidanzato Don Bachardy Adorato cavallino manzo congelato, fagiolini e sorbetto all ananas. Ha deciso di non bere per un po. E mangia un sacco di sedano perché qualcuno ha detto che Kinsey ha detto che rende potenti; ma non fraintendere, l energia gli serve per altre cose, tipo finire il suo romanzo. Stamani sono riuscito a fare una montagna di lavoro, quindi sono di ottimo umore. Buonanotte, Kitty tesoro mio, D. 1 MAGGIO 1963, SAN FRANCISCO Mio adorato Kitty, ho appena ricevuto la tua lettera. So che non si può essere la persona che sei senza attraversare periodi terribili. Ma non sei mai stato debole e, anche se non riesci a scorgerlo, stai diventando sempre più forte. Supererai questo momento difficile. Se c è niente che posso fare per aiutarti, devi dirmelo, anche se potrebbe ferirmi. Sarebbe d aiuto se rimanessi lontano più a lungo? Devo restare qui fino al 15, e prevedevo di tornare giù per il tuo compleanno. Ma se pensi che in questo momento staresti meglio senza di me, lo capirò. Cerco di non essere possessivo nei tuoi confronti, e credo che sto migliorando. Mai nella vita sono andato così avanti in una relazione. Stamani ha chiamato Cecil Beaton e ha detto che avete trascorso una bella serata, così ho capito che il micetto, facendo ricorso al suo coraggio e stile aristocratico, aveva sorriso malgrado il dolore sotto il pelo. E sono certo sarà stato in forma splendida, tirato a lustro e senza un baffo fuori posto. Kitty deve ricordare quanto Dobbin senta la sua mancanza. Ma Dobbin non vuole tornare finché Kitty non è sicuro che Dobbin non sia d ostacolo alla soluzione dei suoi problemi. E Kitty deve credere che Dobbin non vuole usare il suo amore come ricatto o per fare sentire in colpa Kitty. È semplicemente una cosa che Kitty può avere quando vuole. Sempre. Drub MERCOLEDÌ, 3 MARZO 1965, SANTA MONICA Amato Gattino, Dobbin si sente così solo. Continua a trottare fino alla cassetta della posta, irrequieto e agitato, ma oggi non c è niente, nessuna notizia dal suo Amore. Il tempo è splendido, ma freddo, ed è come se la vecchia casa non sarà mai calda finché non ritorna Kitty. Senza di lui la California meridionale è uno scherzo di cattivo gusto. D. 29 MAGGIO 1967, 13 BENTSIDE ROAD, DISLEY Mio caro Amore, stamani c era il sole e sono andato a fare una passeggiata per la strada che porta alla brughiera. Faceva caldo ed era tut- KITTY to in boccio e Dobbin si è quasi sentito di nuovo un puledro, se ci fosse stato Kitty avrebbe preso tra gli zoccoli la sua adorata zampetta sussurrandogli promesse d amore. Ha sentito davvero la mancanza di Kitty accanto a lui. Oh, che sensazione struggente, come in Cime tempestose. Spero di ricevere una lettera dal mio tesoro domani: oggi niente posta. Dobbin dice a Kitty, come se fosse la prima volta che pronuncia le parole: Ti amo. Poi stringe Kitty tra le zampe anteriori. Senza fine, Dob 5 GIUGNO 1967, LONDRA Micio adorato, non una vera lettera, solo un cenno per far sapere a Kitty che Dub pensa a lui più assiduamente che mai, e si preoccupa per questa terribile guerra (la guerra dei sei giorni, ndr). È spaventoso essere lontano da Kitty quando ci si sente minacciati dal minimo pericolo. Dub vorrebbe tanto raggiungere stasera la sua cesta. Sbrigati ad arrivare, venerdì! TWA. 7:05 Volo 771. Pegaso VENERDÌ 1 NOVEMBRE 1968, LONDRA Mio adorato e paziente Pony, una pioggia di bacetti e fusa. Kitty sogna la Red Room di El Caballo e non desidera altro. Gli Animali ceneranno lì a base di champagne lunedì sera. Come sempre con il cuore e l animo devoto di un gattino. Micio Fedele (Traduzione di Luisa Piussi) SOPRA, UN BIGLIETTO CON FOTO DI GATTO INVIATO DA DON-KITTY A CHRISTOPHER-DOBBIN: SOGNO UNO STALLONE BIANCO / IL SOLO CHE IO POSSA AMARE / CON QUEGLI OCCHI CHE BRILLANO / E QUELLE ORECCHIE CHE SANNO ASCOLTARE / I MIAGOLII CHE ARRIVANO DA SOPRA Quando l amore se ne infischia di apparire ridicolo IRENE BIGNARDI CORREVA L ANNO 1952 e Christopher Isherwood, quarantanove anni, il celebre e fortunato scrittore britannico che aveva scelto gli Usa, durante la guerra, come sua patria, l autore dei racconti di Addio a Berlino, diventati un fortunato spettacolo di Broadway sotto il titolo I am a Camera, il grande ammiratore di Beatrix Potter (e questo spiega molto di ciò che stiamo per raccontare), Christopher Isherwood, dunque, vide sulla spiaggia di Santa Monica, in California, un bel ragazzo di diciotto anni, Don Bachardy, che stava tentando la strada della pittura. Fu amore a prima vista. E se la carriera di pittore di Don non sarà eccelsa e si svilupperà soprattutto nella cerchia degli amici dello scrittore (Bachardy farà i ritratti di Auden, Polanski, Salvador Dalí), la storia d amore con Isherwood sarà invece molto fortunata. I due, complici, forse, i molti distacchi, vissero una felice, inequivocabile ma prudentemente discreta (l omosessualità era ancora un reato) vita di coppia fino alla morte di Isherwood nel E i molti viaggi, soprattutto di Bachardy, in assenza di telefonini e telefononi (Isherwood ne installò uno, pare, solo nel 1970) sono all origine dell enorme quantità di lettere che i due innamorati si scambiarono nel corso della loro love story, e che vengono pubblicate in America in un tomo di oltre cinquecento pagine a cura di una paziente signora, Katherine Bucknell, con la collaborazione di Bachardy, intitolato Animals (Fsg books). Perché Animals? Perché, rischiando spesso la caduta nel ridicolo (per favore, l osservazione non ha nulla di omofobo, la cosa farebbe sorridere anche nel caso della più giovane coppia di adolescenti), i due pensano a se stessi come a due animali. Bachardy, da ragazzo ma anche da ragazzo cresciuto, è visto sotto forma di gattino, e Kitty è infatti il suo nome ufficiale nella loro corrispondenza e nel loro idioletto. Mentre Isherwood è Dobbin, un vecchio, robusto cavallo da tiro. Ma il gioco ha i suoi deliziosi bizantinismi. Kitty è anche Puss (come pussy cat), Snowpaws (come zampe di neve), Snowgaiters (come ghetta antineve ) e via gattonando attraverso Fluffcat (gattino morbido), Velvetpaws (zampe di velluto), Pink paws (zampette rosa), White whiskers (baffi bianchi), fino a Claws, artigli, che contrassegna i momenti di cattiveria. Dobbin è seguito da un altra serie di nomignoli più o meno barocchi, partendo in sottotono con Old Pony (vecchio pony) e Horse (cavallo) per culminare in Worshipped Glossyhoof (adorato dagli zoccoli lucidi). E come se non bastasse, a complicare le cose e la sequenza dei fatti, c è che i due si esprimono spesso in terza persona, con una civetteria da infanti, tanto che persino la curatrice del volume non sa bene di chi si stia parlando. Un esempio che è molto piaciuto al paziente critico dell Independent, così diligente da aver letto tutte le cinquecento pagine del carteggio e averne fatto un bel resoconto? Il cavallo che Kitty ama è sempre stato una vecchia cavalla grigia, così dolce e cara, e mai come quegli avidi e infedeli stalloni bianchi. E poi il grigio si intona meglio con la pelliccia bianca di Kitty. Due animali bianchi non funzionerebbero. Loro funzionavano, con occasionali, confesse infedeltà che tali appunto, essendo previste, non erano ma che qualche volta facevano soffrire lo stesso, soprattutto Isherwood. E si divertivano, i due, con molte smalignazzate epistolari su personaggi che non gli piacevano. Come Paul Bowles e la sua smorfia di ironico disprezzo, come i gelidi Franco Nero e Vanessa Redgrave, forse dei robot non umani, come la povera, adorabile Audrey Hepburn, colpevole di essere tanto magra che nemmeno un gatto affamato se la sarebbe mangiata. Gatto? Non parlavano certo del fortunato, viziato, felice gatto Kitty.

8 LA DOMENICA DOMENICA 8 FEBBRAIO Spettacoli. Anticonformisti IL CESARE PERDUTO NELLA PIOGGIA PER ESEMPIO È PAVESE AVEVO LETTO DI QUANDO UNA SERA ASPETTÒ PER UNA NOTTE LA BALLERINA CHE LO ILLUSE E POI LO LASCIÒ. MENTRE IL PERSONAGGIO DELLO SPOSO HA QUALCOSA DI AUTOBIOGRAFICO, LO AMMETTO IL TESTO L ORIGINALE DE LA DONNA CANNONE SCRITTA DOPO AVER LETTO UN ARTICOLO SU UN GIORNALE LOCALE SE MI DOVESSI GUARDARE DAL DI FUORI MI VEDO SEMPRE UN PO A PARTE, UN CORPO AFFETTUOSAMENTE ESTRANEO AL MONDO MUSICALE, FORSE PER LA FAMA DI ANTIPATICO. NON VADO IN TV, NON VADO TROPPO IN GIRO, NON SONO UN HABITUÈ DEL WEB Da sempre ama andare controcorrente e anche qui non si smentisce: I miei testi non sono poesie e le parole da sole non reggono. Ci vuole la musica... ANNA BANDETTINI ROMA ANCHE AI TEMPI C ERA CHI DISCUTEVA sapientemente su chi fosse Alice che guarda i gatti, se la donna cannone fosse mai davvero esistita o perché l uomo di passaggio mentre volava alto nel cielo di Napoli, rubava i soldi e i ricordi come fa il protagonista di Atlantide. Le canzoni di Francesco De Gregori sono sempre state così, misteriose e visionarie, così libere, stravaganti nelle suggestioni e nei significati invisibili da farti sentire, insieme al potere incantatore della sua voce, più verità della vita reale. Alice, Donna cannone, La leva calcistica della classe 68, Finestre rotte, Vai in Africa Celestino, Santa Lucia, Titanic, Viva l Italia, Per le strade di Roma, Fiorellino... Da poco le ricanta, riarrangiate e rinate e l album, Vivavoceè andato così bene che dal 20 marzo da Roma inizierà un nuovo, lunghissimo tour: segno che De Gregori ha continuato a tenere in tensione quel filo che da quarant anni, ventuno album, quindici live e dodici raccolte, lo lega al pubblico. Ma anche a se stesso. «Sarei matto se dicessi che quelle canzoni sono un capitolo chiuso. Le sento mie e ringrazio dio che alcune sono venute particolarmente bene. Se le ricanto è proprio perché volevo che non rimanessero lì, imbalsamate, ma che venisse fuori che sono contemporanee, che hanno un senso anche nel 2015», dice nella casa romana dove vive con la moglie Francesca, seduto accanto alla jack russell Maria Josè nel divano del salotto collegato senza porte né séparé allo studio dove tutto è al suo posto, il pianoforte, le chitarre, i tanti libri, le matite, i fogli di carta, la macchina per scrivere, il computer. Oggi ha sessantatré anni, è alto alto, magro magro, sempre la bella faccia ironica, diffidente che da giovane era bellissima come si vede nel libro Guarda che non sono io(titolo anche di una canzone dell album del 2012, Sulla strada) curato da Alessandro Arianti e Silvia Viglietti, tra le immagini di quando a vent anni al Folkstudio di Roma cantava Alice e altre stranezze che mandavano in frantumi la canzonetta tradizionale e d autore, parole senza tori più famosi si può leggere il testo come lodica, non banale. No, nemmeno degli au- tempo, senza anni, senza vezzi, sfuggite alle mode, al punto che ancora oggi non tutto che è tra quelli che amo di più». una cosa autonoma, nemmeno Bob Dylan si ricorda di De Gregori, qualcosa magari ha È vero che quella canzone nacque da un articolo di giornale? anche fatto storcere il naso, ma per tutti, vecchi e giovani, quando si tratta di citare una «Avevo letto in un trafiletto di un giornale locale che una donna cannone, princi- bella canzone c è quasi sempre un ardita emozione di De Gregori. pale attrazione di un piccolo circo, era fuggita per amore. Mi aveva colpito soprattutto la È qui che le scrive? «Sì, ma non sono metodico, quello che tutte le mattine si mette al tavolo. Se ho già sei parata. Una storia un po felliniana». disperazione del circo, ora ridotto in mala- o sette canzoni e vedo il traguardo di un disco, allora sì, c è un momento di lavoro più di- «Se non sei un po strano non faialice non E Alice? sciplinato, ma prima no. Certe cose mi vengono fuori, magari mentre sono a fare la spelo che c era: Paoli, De André, Endrigo, che lo sa. Nel 73 non c entrava niente con quelsa. Frasi, parole che poi segno nei quaderni erano i miei riferimenti, quelli che mi avevano fatto capire che le canzoni possono es- e che riprendo se sono interessanti per una canzone. Mai cose troppo vecchie, perché rischiano di essere scritte con la testa di un al- Ha raccontato che l aveva ispirata l Alice sere un veicolo non solo di banalità». tro. La visione della vita cambia. E le mie canzoni sono sempre state addosso alla mia vi- «Sì, l immagine di Alice che guarda i gatti nel paesedelle meravigliedi Lewis Carroll. ta. Ricordo benissimo quando scrissi La donna cannone, la casa, dove stava il pianoforte, John Tenniel: quella bambina con gli occhi appartiene a Carroll e alle illustrazioni di il vociare dei figli piccoli... Ma dire poi in che sgranati era stato il primo impatto visivo rapporto tutto questo sta con quello che ho quando da piccolo lessi il libro. La verità è che scritto, ci vorrebbe uno psicanalista». venivo da un periodo in cui ero attratto da Quel suo modo di scrivere i testi sono già tutto ciò che nell arte non seguiva un filo logico. Mi ero innamorato degli scrittori da- la canzone, o no? «Non saprei. Non mi piace quando dicono daisti, Tristan Tzara, la scrittura automatica, avevo letto Joyce, lo stream of consciou- che sono poesie. La poesia è ben altro e se leggi La donna cannonesenza pensare alla musica, è una boiata pazzesca, non sta in piedi». Nelle canzoni contano molto le letture? sness, Freud e l interpretazione dei sogni». Ma come? Una delle sue canzoni più belle? «Io sono un buon lettore. Avendo molti «Anche secondo me è tra le più belle, ma momenti morti nel mio lavoro ed essendo di questo non vuol dire che il testo da solo regga. Tutti quegli accenti tronchi, butterò ore in treno invece di smanettare, leggo. Ma una generazione non digitale, se sto molte questo enorme cuore... giuro che lo farò... detta così sembra che io sfogli solo Kafka, nell azzurro io volerò.... Nemmeno un bambino scrive così. È la musica che dà potenza e anche a Grisham, Stieg Larsson, Ken Follett Melville e Proust. Invece devo gratitudine qui, devo dire, c è una bella invenzione me- e molta narrativa di genere. Comunque in IL PRIMO ALICE NON LO SA ESCE, SENZA SUCCESSO, NEL IL BRANO CHE GLI DÀ IL TITOLO È FAMOSO PER IL SUO ERMETISMO TANTO CHE AL DISCO PER L ESTATE SI CLASSIFICA ULTIMO MA GLI DÀ ALMENO UNA MINIMA VISIBILITÀ IL SUCCESSO L ALBUM CAPOLAVORO È DEL1975: DA RIMMEL CHE LO APRE E GLI DÀ IL TITOLO A PIANO BAR CHE LO CHIUDE PASSANDO PER PEZZI COME BUONANOTTE FIORELLINO. È UNO DEI DISCHI FONDAMENTALI DELLA MUSICA ITALIANA L ULTIMO VIVAVOCE È USCITO A NOVEMBRE È L ULTIMO ALBUM DEL CANTAUTORE ROMANO CHE QUI RIVISITA I SUOI BRANI PIÙ BELLI. IL 20 MARZO DA ROMA PARTE IL NUOVO TOUR NEI PALASPORT, CHE D ESTATE SI SPOSTERÀ NELLE PIAZZE E IN AUTUNNO NEI CLUB quel momento ero patito per i dadaisti e trovavo corrispondenze tra quel modo di creare con il cinema che mi piaceva». Che cinema? «Blow up di Antonioni ma più di tutti Otto e mezzodi Fellini. Vidi quel film e alla fine dissi ho capito tutto. Ma perché? Avrei dovuto non capire niente per come era costruito, scritto, montato, per come cambiava il punto di vista dello spettatore e invece no. Quel film ha influenzato tutto il mio lavoro». Più Fellini di Dylan? «Anche Dylan aveva dietro un mondo artistico aperto a forme di sperimentazione narrativa. Penso a Faulkner di L urlo e il furore. Ma lo shock di Fellini me lo porto ancora dentro, nessuno mi darà tutte le informazioni utili per la mia vita che mi ha dato Otto e mezzo. Credo di aver importato nel mondo della canzone quel modo di narrare». Torniamo ad Alice. «Non avevo nessuno che mi premesse, nessuno si aspettava che vendessi dischi. Ero libero di fare tutti i danni che volevo. E la canzone me la sono scritta esattamente come pensavo si dovesse scrivere una canzone. Avevo già una musica su cui io cantavo un testo finto inglese, una specie di grammelot, ci misi sopra quello che avevo scritto... Quando la portai a Vincenzo Micocci, allora direttore artistico della Rca, e al mio produttore Edoardo de Angelis, piacque anche a loro». Ci sono personaggi e punti di vista diversi. «Il Cesare perduto nella pioggia, è Cesare Pavese. Avevo letto tutto di lui, e nella biografia c è questo episodio di quando una sera aspettò per una notte Costance Dowling, donna bellissima, ballerina che lo illuse e poi lo lasciò. Alice per me è una specie di sfinge che guarda il mondo senza nessi consequenziali. Non è nemmeno chiaro se è lei la narratrice o io che scrivo. Mentre il personaggio dello sposo ha qualcosa di sicuramente autobiografico. No, non perché volessi sposarmi, ma fuggire. Una fuga che era probabilmente dalla vita cui ero predestinato da studente universitario, fare l insegnante come mia madre o il bibliotecario come mio padre. Ma forse fuggire anche dal mondo della musica per cui ero uno strano». Che vuol dire essere strano? «Che se mi dovessi guardare dal di fuori mi vedo sempre un po a parte, un corpo affettuosamente estraneo al mondo musicale, forse per il fatto di aver frequentato poco la televisione, forse per la fama di antipatico, di snob e tante cose che mi hanno accompagnato, scambiando la riservatezza per antipatia... Sì, se dovessi uscire da me stesso e dire allora De Gregori dove sta?, direi non sta propriamente dentro il circolo, nel mainstream, nemmeno oggi che vado a X-Factor. Non sono mai stato di moda. Ma questo mi ha permesso, quando si è detto che i cantautori erano fuori moda, di non esserlo io». Però l ha influenzata la moda. Basterebbe citare le collaborazioni negli anni con Dalla, De André, Zucchero, Fossati «Scrivo canzoni strane ma se incontro al bar Ivan Graziani non è che non siamo ami- Ma tutto questo Alice ora lo sa Francesco De Gregori. Ho scritto canzoni strane. Adesso ve le spiego

9 DOMENICA 8 FEBBRAIO ci. E poi c entra la Rca degli anni Settanta. Un posto pazzesco, non solo una casa discografica. Era una specie di castello medievale qui a Roma dove c era tutto, le presse per la stampa dei dischi, gli uffici, gli studi, il campetto di pallone, la mensa, il bar dove passavano Rubinstein e Lou Reed. Lì ebbi il mio primo e unico incontro con Battisti, una rarità perché non si vedeva mai, era schivo, stava a Milano. Io pensavo che non sapesse nemmeno chi fossi e invece fu molto carino. C erano Baglioni, Cocciante, Renato Zero, stavi insieme senza barriere culturali. Così alla fine non ti prendevi troppo sul serio. Cosa importante per me. Se la gente mi ferma per strada non mi dà fastidio, mi irrita se pensa di conoscermi dalle mie canzoni, o se considera una canzone come un vaticinio... È tutta fuffa. L ho scritto anche inguarda che non sono io in cui mi ritrovo parecchio». Vuol dire che non scrive pensando a chi l ascolta? «Sì e no. Vorrei sempre che le mie cose piacessero, ma non scrivo per compiacere chi ascolta. Dopo Rimmel che fu un successo avrei potuto fare una seconda puntata, invece scrissi Bufalo Billcon echi, riverberi e un suono diverso. Ma questo ha fatto sì che anche il pubblico si rigenerasse. Una parte l ho presa, una parte l ho persa». Le spiace? «No. Anzi sono contento di vedere ai miei concerti ragazzi giovani. Ma come fanno a sapere che esisto, mi chiedo. Non vado in tv, non vado troppo in giro, non sono un habitué del web... Quanto a certi rimproveri, magari per arrangiamenti nuovi o per i nuovi testi, me li son sentiti fare proprio dai miei coetanei. Per loro De Gregori è sempre quello, diciamo fino a Titanic, fino a quando cioè loro hanno comprato dischi e ascoltato musica. Ciò che è arrivato dopo non conta, perché non è invecchiato con loro. Sono orgoglioso di essermi sempre contraddetto. Dopo Rimmel il mio posto nel pantheon della musica italiana ce l avevo. Ma non mi è mai piaciuto che potesse finire così. Preferisco continuare a scrivere canzoni magari più brutte o di scarso successo, ma continuare a scrivere quello che ho in testa. Sempre meglio che cavalcare le onde del passato». SU RTV- LA EFFE IN REPTVNEWS (ORE 19,45, CANALE 50 DEL DIGITALE E 139 DI SKY) ANNA BANDETTINI RACCONTA FRANCESCO DE GREGORI FOTO GIAMLUIGI DI NAPOLI/LUZ

10 LA DOMENICA DOMENICA 8 FEBBRAIO Next. Oasi STADI A DOHA, IN QATAR, SONO IN COSTRUZIONE LE GRANDI OPERE PER OSPITARE I MONDIALI DI CALCIO DEL 2022: DUECENTOCINQUANTA MILIARDI DI DOLLARI STANZIATI PER BATTERE IL CALDO A 45 GRADI. I QATARINI HANNO PROMESSO STADI COPERTI CON ARIA CONDIZIONATA A IMPATTO ZERO MUSEI ABU DHABI PUNTA TUTTO SULLA CULTURA. NEI PROSSIMI MESI APRIRANNO TRE SUPER MUSEI: IL GUGGENHEIM ABU DHABI, OPERA DI FRANK GEHRY, IL LOUVRE ABU DHABI, DISEGNATO DA JEAN NOUVEL, E IL ZAYED NATIONAL MUSEUM (NEL RENDERING), COSTOLA ARABA DEL BRITISH MUSEUM, PROGETTATO DALLO STUDIO LONDINESE DI NORMAN FOSTER Stadi con aria condizionata in vista dei Mondiali di calcio, musei firmati da archistar e una città eco-friendly Ultime tappe di una sfida che avanza tra polemiche e nuove soluzioni: la penisola arabica batterà le dune? Deserto 2022 FRANCESCA CAFERRI LO SKYLINE A DOHA CAMBIA di anno in anno. Pochi mesi senza passare e la capitale del Qatar riserva al viaggiatore nuove sorprese: il profilo di un grattacielo laddove prima non c era che sabbia, un anfiteatro di marmo sorto dal nulla, un brulichio di gru e impalcature in mezzo alle dune. Cantiere dopo cantiere, la città sta costruendo dal nulla il suo futuro: qui nel 2022 si terranno i contestatissimi Mondiali di calcio, i primi assegnati a un paese arabo, i primi in cui i calciatori, oltre ai loro avversari, dovranno sfi- VERDE LA CITTÀ SARÀ CIRCONDATA DA AREE VERDI PER MITIGARE IL CLIMA TORRIDO. GLI ALBERI LA PROTEGGERANNO DAL VENTO E DALLA SABBIA dare una temperatura stimata intorno ai 45 gradi. Per far fronte al problema, i qatarini fin dalla fase di assegnazione hanno promesso stadi interamente coperti da impianti di aria condizionata, in grado di ridurre la temperatura percepita a 23 gradi e di avere impatto zero sull ambiente, grazie ad avveniristici pannelli solari. Ci riusciranno? L interrogativo appassiona più di qualche milione di tifosi. La sfida, infatti, non riguarda solo il futuro del calcio, ma quello di un intera fetta di umanità: fino a che punto l uomo può sfidare il deserto? La risposta oggi è molto diversa da quella di qualche anno fa: basta un giro per le strade del Qatar per confermarlo. L emirato sonnolento che negli anni Sessanta viveva del commercio di perle oggi è il paese con il Pil pro capite più alto del mondo. L emiro Hamad bin Khalifa Al Thani, che ha lasciato il potere nel 2013, ha usa- LA CITTÀ SI CHIAMA MASDAR CITY LA CITTÀ A EMISSIONI ZERO CHE STA SORGENDO A 30 KM DA ABU DHABI, NEGLI EMIRATI ARABI, SU UN AREA DI SEI KMQ. SARÀ ALIMENTATA SOLO A ENERGIA SOLARE (88MILA PANNELLI FOTOVOLTAICI). PROGETTATA DA NORMAN FOSTER NEL 2008, SARÀ PRONTA NEL 2025 IMMAGINE DA 40 ABITANTI TANTI I RESIDENTI, MENTRE SARANNO 50MILA I PENDOLARI GIORNALIERI DI MASDAR CITY MILA 20 ENERGIA LA COMPAGNIA ENERGETICA MASDAR HA INVESTITO 20 MILIARDI DI DOLLARI NEL PROGETTO MLD

11 DOMENICA 8 FEBBRAIO PARCHI IL LUSSO È IL PRINCIPIO ISPIRATORE DI TUTTE LE OPERE DI ABU DHABI: DAGLI HOTEL A MULTIPLE STELLE NATI SU ISOLE ARTIFICIALI AI GRATTACIELI PIÙ ALTI. L ULTIMA NOVITÀ È IL PARCO A TEMA DEDICATO ALLA FERRARI (NELLA FOTO). MENTRE È ORMAI TANTO CELEBRE QUANTO DATATA LA PISTA DA SCI OSPITATA A DUBAI, UNO DEI PAESI PIÙ CALDI AL MONDO INDUSTRIE L ARABIA SAUDITA HA CONCENTRATO IL SUO SVILUPPO INDUSTRIALE IN ALCUNE ZONE DESERTICHE: CENTO MILIONI DI METRI QUADRI CIRCA IN CUI SI ESTRAGGONO, SI LAVORANO E SI STOCCANO PETROLIO E ALTRE RISORSE. JUBAIL (NELLA FOTO), LA PIÙ GRANDE E ANTICA, OSPITA QUASI DUECENTOCINQUANTAMILA PERSONE E DÀ ORIGINE AL 7% DEL PIL to i proventi dei ricchissimi giacimenti di gas per cambiare il volto del suo paese: da qualche anno ormai Doha è una foresta di grattacieli che ospita il campus universitario più grande e prestigioso della regione, dove hanno sede le succursali di alcune fra le più famose università americane. Sulla Corniche sorge il museo più bello della Penisola arabica, dedicato all arte islamica e progettato dall archistar I. M. Pei, autore delle piramidi del Louvre. Altri due mega spazi espositivi sono a poche centinaia di metri di distanza, quasi pronti per essere aperti (uno è a firma di un altra stella dell architettura, il francese Jean Nouvel) mentre a pochi minuti di auto dal mare capita di imbattersi in un anfiteatro romano in puro marmo di Carrara, cuore del nuovo villaggio culturale, dove star del cinema e orchestre sinfoniche di tutto il mondo si esibiscono regolarmente, per la gioia del (ricchissimo) pubblico locale. Kitsch? Forse. Ma basta spostarsi di poco per capire che nel progetto di re-invenzione del deserto i limiti comuni in termini di gusto e di possibilità possono essere abbattuti senza troppi scrupoli. Ospitata dentro il Mall of Dubai, uno dei centri commerciali più grandi del mondo, la pista da sci di Dubai è un perfetto esempio di invenzione di un mondo nuovo: completa di rifugio alpino, area affitto attrezzature e zona snowboard dedicata, è da sempre una tappa imperdibile per i visitatori dell emirato. Il caldo dell esterno non è un problema: enormi impianti di aria condizionata e cannoni sparaneve danno l impressione di sciare realmente sulle Alpi. Pochi passi fuori dal Mall e le temperature tornano tropicali, mentre intorno si sviluppa un universo fittizio fatto di super lusso, finte palme da cocco, alberghi multistelle e isole artificiali. Per cambiare aria bisogna varcare il confine che separa Dubai dai cugini più responsabili (e ricchi) di Abu Dhabi: quanto i primi hanno puntato sul lusso e sulla frivolezza, tanto i secondi hanno scelto la cultura. In un isola appositamente realizzata nei prossimi mesi apriranno tre musei che promettono di far parlare molto di sé: il Guggenheim Abu Dhabi, opera di Frank Gehry, il Louvre Abu Dhabi, disegnato da Jean Nouvel, e il Zayed National museum, costola araba del British museum, progettata dal famoso studio londinese di Norman Foster. Ma la scommessa più ardita dell emirato è altrove: in costruzione nel mezzo del deserto c è Masdar City, un intera città eco-compatibile, totalmente alimentata da energia solare ed eolica, dove il novantotto per cento dei rifiuti vengono riciclati. Opera dello stesso Foster, andrà a regime fra una decina di anni e ospiterà case e uffici per quarantamila abitanti e millecinquecento imprese, con cinquantamila pendolari previsti in arrivo da Abu Dhabi ogni giorno. Un progetto che si ispira a realtà già esistenti quello di Masdar City. Da anni uno dei paesi aridi per eccellenza, l Arabia Saudita ha concentrato il suo sviluppo industriale in apposite zone ricavate nel deserto: cento milioni di metri quadri circa in cui si estraggono, si lavorano e si stoccano petrolio e altre risorse naturali. Jubail, la più grande e la più antica, ospita quasi duecentocinquantamila persone e dà origine al sette per cento del Pil nazionale. Nelle sue industrie le macchine non si fermano mai: per questo nei prossimi anni è in cantiere un progetto per raddoppiarne l estensione e la capacità di accoglienza. Una sfida senza precedenti a un deserto sempre meno deserto. OMBRELLONI MASDAR PLAZAM, CUORE DELLA CITTÀ, AVRÀ 54 TENDONI PARASOLE CHE SI POTRANNO APRIRE NELLE ORE PIÙ CALDE PANNELLI FOTOVOLTAICI IL CENTRO DIREZIONALE, IL PIÙ GRANDE EDIFICIO ADIBITO A UFFICI, SARÀ DEL TUTTO RICOPERTO DA PANNELLI FOTOVOLTAICI CHE PRODURRANNO PIÙ ENERGIA DEL FABBISOGNO PREVISTO TETTO PANNELLI FOTOVOLTAICI GIARDINO PENSILE TORRE EOLICA ASCENSORE WORKSTATION INTEGRATA STRADE SARANNO, IN LINEA CON LE TRADIZIONI LOCALI, BREVI E STRETTE PER ESSERE PIÙ OMBREGGIATE ADRIAN SMITH E GORDON GILL STRADE OMBREGGIATE COLLEGAMENTO PEDONALE SOTTERRANEO UFFICI QUARTIER GENERALE SPAZI COMMERCIALI PARETE PORTANTE FOTO BUSINESS WIRE TORRE EOLICA IL MASDAR INSTITUTE, POLO UNIVERSITARIO TECNOLOGICO, AVRÀ UNA CORTE CENTRALE VENTILATA DA UNA TORRE EOLICA -50% ACQUA IL CONSUMO SARÀ DIMEZZATO. L 80% DELLE ACQUE GRIGIE DI SCARICO VERRÀ RICICLATO TRASPORTI PUBBLICI SARANNO AFFIDATI A NAVETTE A EMISSIONI ZERO CHE COPRIRANNO 150MILA PERCORSI AL GIORNO: INGRESSO VIETATO ALLE AUTOMOBILI ( 2011 MASDAR CITY)

12 LA DOMENICA DOMENICA 8 FEBBRAIO Sapori. Forti ANTIOSSIDANTE, ANTIDEPRESSIVO, DEPURATIVO, RICCO DI FERRO E DI POTASSIO, MA SOPRATTUTTO ROMANTICO: IL COLORE DELL AMORE, A TAVOLA, È ENERGIA ALLO STATO PURO Rosso di sera. Carni vino, radicchio e ribes Il menù scelto col cuore Il ristorante L edizione 2015 della guida Michelin Francia, pubblicata in settimana, ha assegnato tre stelle al parigino Le Pavillon Ledoyen : sul sito, in vendita i coffret amour secret, con tartufi al cioccolato e candele aromatizzate al caramello salato LICIA GRANELLO E RO GIOVANE, MI TROVAVO A BARCELLONA, a teatro e guardando nei palchi, vidi tantissime signore vestite di rosso. Era uno spettacolo magnifico e pensai che quello sarebbe stato il mio colore. È un colore che mi ha sempre portato fortuna. Il colore-icona dello stilista Valentino mix di carminio, porpora e rosso cadmio veleggia, acceso e sfacciato, tra l haute couture e la festa degli innamorati, da Valentino a San Valentino, passando rigorosamente per la tavola. Questione di passione. Per il cibo, e per i suoi colori, se è vero che la cromoterapia assegna al rosso la palma di energia allo stato puro. Mangiare cibi rossi, sostengono i naturopati, significa fare il pieno di sostanze antidepressive, stimolanti, depurative, antiossidanti. L orto sa infuocarsi di rosso tutto l anno, obbedendo ai comandamenti di madre natura, che accende foglie e bucce da una stagione all altra: fragole e ciliegie in primavera, pomodori e cocomeri in estate, cachi e uva in autunno, mele e arance in inverno. Un mese l altro, una maturazione dopo l altra, il contenuto di antocianine e licopene, carotenoidi e tannini fa la differenza, supportando e migliorando l equilibrio del corpo. Ma se nei mesi caldi incamerare vitamine e minerali riesce facile e quasi superfluo, le temperature degli ultimi giorni obbligano alla cura alimentare per non soccombere a freddo e virus. Dalle spremute di tarocchi e sanguinelle al succo di ribes, su su fino alla passata di pomodoro e a un bicchiere di vino, il rosso ci attira, benefico e allegro, drenando le vie linfatiche e attivando il sistema immunitario, aumentando il metabolismo e regalandoci surplus di ferro e potassio. Anche il coté enogastronomico non scherza. Gli amanti della verdura sanno che nessun altra insalata ha il phisique-du-rôledel radicchio, capace di immolarsi su braci e graticole senza guastarsi, anzi, diventando semplicemente più morbido e amaramente lascivo al cospetto della sapida dolcezza di una fetta di fegato spadellato. Allo stesso modo, mele e pere rosso fuoco red delicious, williams gareggiano con arance per colore e contenuto di vitamine. E poi i crudi, in primis la carne, che ha nel colore il suo passaporto genetico e di qualità. Ci piace gustarla in estate e invece dovremmo mangiarla in inverno, per questione di salubrità le alte temperature non le si addicono e assimilazione di nutrienti. In quanto al pesce, sono rossi gli scorfani (brutti e indispensabili in zuppe e guazzetti), le triglie di scoglio, i gamberi più saporiti e i ricci di mare, meravigliosi nei mesi con la erre, proprio come le ostriche.se volete sgranchirvi le mani in vista della cena di San Valentino, potete andare a scuola di ricette amorose alla Bit 2015, la Borsa internazionale del turismo in programma alla Fiera di Milano nel prossimo fine settimana, dove le Masserie didattiche di Puglia organizzano corsi hands on (mani in pasta) e racconti sul vino. Se invece siete restii al cimento culinario, allestite una cena in rosso senz altra fatica che scegliere i prodotti giusti: prosciutto crudo di Luciano Zanini, battuta al coltello di Oberto con insalata di radicchio e cavolo rosso, una bottiglia di barolo Sarmassa 2006 Marchesi di Barolo e, dulcis in fundo, i cuori di cioccolato rosso di Guido Gobino. Davanti a voi, si spalancherà il paradiso degli innamorati. SUCCO DI RAPA ROSSA, CAROTA E CETRIOLO Il libro Si intitola Cioccolate. Storia e ricette di una celebre tentazione il nuovo libro di Ivonne Boscaino, bibliotecaria dell Università di Siena e docente di scrittura creativa, dedicato al coté letterario del cioccolato, con ricette annesse La ricetta Barbabietole su pere e caprino la mia crema di velluto 400 G. DI FORMAGGIO CAPRINO FRESCO; 500 G. DI BARBABIETOLE COTTE; 1 MELA GRANNY SMITH; 1 PERA WILLIAMS VERDE; 300 G. DI SCIROPPO (METÀ ACQUA METÀ ZUCCHERO); OLIO EXTRAVERGINE GARDESANO; 50 G. DI ACETO DI MELE; SALE MALDON; PEPE SARAWAK; GERMOGLI O FOGLIE DI BARBABIETOLA Il weekend L Ente turismo spagnolo organizza un weekend amoroso sulle tracce di Frédéric Chopin e George Sand a Valldemossa (Maiorca). Tra le stradine del porto e la sierra Tramuntana, d obbligo la cena al ristorante stellato Es Racó d es Teix Pulire le barbabietole e frullare la polpa con poca acqua, sale, pepe e olio fino a ottenere una crema liscia rosso violaceo. Conservare in frigo. Essiccare gli scarti in forno, frullare e setacciare per ottenere una polvere sottile e riporre in un contenitore ermetico. Tagliare la frutta a spicchi, inserire in un sacchetto da sottovuoto con lo sciroppo, l aceto di mele, un cucchiaino di polvere di barbabietola. Riposare in frigo per tre ore. Condire il formaggio con olio, sale e pepe. Formare 12 palline da 30 g. l una e riporre in frigo. Scolare la frutta dalla marinatura. Riempire un cucchiaio di crema di barbabietola, versarlo su ogni piatto e tirare, creando una virgola. Sistemare due spicchi di mela uno di pera nella parte larga della virgola e condire con fiocchi di sale Maldon. Accanto, tre tartufi di caprino spolverizzati con la polvere di barbabietola. Decorare con foglie di barbabietola. LO CHEF DANIELE ZENNARO GUIDA LA CUCINA DEL VENEZIANO VECIO FRITOLIN DI IRINA FREGUIA, DOVE PIATTI CONTEMPORANEI E TRADIZIONALI SI FONDONO PERFETTAMENTE BARCHETTE DI CARPACCIO DI MANZO

13 DOMENICA 8 FEBBRAIO sfumature San Valentino l invito a cena quest anno è con delitto GUIA SONCINI MELAGRANA IN CHICCHI Pomodoro Lontano dalle produzioni di serra, salse rosso fuoco, piennoli (i pomodori appassiti del Vesuvio) e sott oli fatti con datterini e corbarini in extravergine LE CHICCHE DI GIÒ (ANCHE ONLINE) VIA ROMA 25 GRAGNANO (NA) TEL Peperoncino In polvere o listarelle, va scelto con riguardo a tipi e valori di capsaicina, dalla paprica al Carolina reaper, dieci volte più infuocato dell Habanero AZIENDA AGRICOLA CARMAZZI VIA DELLA FONTANELLA 61 VIAREGGIO (LU) TEL Gambero Tra Sanremo e Mazara del Vallo, polpa e carapace di colore sgargiante per carpacci e tartare. In versione cocktail, con salsa Aurora (con ketchup) PESCHERIA MARTINI VIA OBERDAN 169 GENOVA NERVI TEL Radicchio Da Treviso a Verona, da Chioggia a Gorizia, le cicorie rosse del Triveneto ottime in paste e risotti. Anche spadellate alla brace, per torte o salse agrodolci BIOAGRICOLA LA RISORGIVA VIA BRUNO GUOLO 1 ZERO BRANCO (TV) TEL Carne Cruda in versione tartara o carpaccio, appena scottata per sigillare l esterno mantenendo il cuore rosso. Rossi&crudi anche salame, prosciutto e salsiccia di Bra PREGIATE CARNI PIEMONTESI VIA MONTEPULCIANO 8 MILANO TEL Ribes Fresco o in confetture, salse, sorbetti, gelatine per piatti dolci e salati. Con vodka, lime e triple sec compone la ricetta del cocktail americano Cosmopolitan PICCOLI FRUTTI DELLA VAL SANGONE BORGATA MADDALENA 9 GIAVENO (TO) TEL HO UN SOGNO: che le coincidenze del calendario producano un disastro che superi tutti quelli che raccontiamo e ascoltiamo raccontare da anni. Tutte le cene di san Valentino andate (a) male, tutti quei menu afrodisiaci che avrebbero dovuto garantire prestazioni straordinarie e sono finiti in intossicazioni alimentari. Tutte quelle convinzioni che la controparte non potesse aver dimenticato una data tanto importante di sicuro stava per sorprenderci con una qualche serata romanticissima organizzata in gran segreto sfracellate contro la realtà: «Lavoro fino a tardi» non era una frase in codice, era proprio quel che prometteva d essere; era proprio la metà meno romantica (cioè: meno attenta alle scadenze fisse) della coppia che rientrava verso mezzanotte dichiarando stanchezza e domandando come niente fosse: «Tu invece cos hai fatto stasera?». Tutti i disastri annunciati perché è comunque un disastro: se ci tieni sei infantile, ti lasci condizionare dalle americanate, se Charlie Brown non avesse mandato invano bigliettini di san Valentino alla sua ragazzina dai capelli rossi non sapresti neanche che questa ricorrenza esiste; se non ci tieni allora cosa stiamo insieme a fare e guarda i ristoranti sono pieni di coppie e tu invece. Neanche la festa della donna che se mi porti le mimose mi consideri un panda e se non me le porti sei uno sporco maschilista è un incubo dell entità di san Valentino. Ma nel 2015 il calendario potrebbe donarci la guerra che porrà fine a tutte le guerre, la catastrofe che supererà tutte le catastrofi, il peggior san Valentino (altrui) che supererà tutti i peggiori san Valentino (nostri). Quest anno san Valentino casca in mezzo al carnevale. Non può non succedere: deve, per forza. Di certo non a noi, e possibilmente neanche a qualcuno di troppo vicino, una sorella o un amico del cuore, perché il cascame drammatico sarebbe troppo pesante da gestire. Alla giusta distanza, quella che ci permetta di esorcizzare ridendo l incubo, di raccontarlo con dettagli sempre nuovi, e di inorridirne senza che ci riguardi troppo. La sera di san Valentino una coppia alle prime uscite sarà a cena, e a un certo punto uno dei due dirà che sì, sente di poterlo dire: crede proprio che si tratti di grande amore. Segue commozione. Segue «Era uno scherzo di carnevale, mica ci stavi cascando, no?». Segue, plausibilmente, strage di san Valentino. Melagrana La buccia solida e aranciata protegge chicchi translucenti e rossastri, simbolo di felicità, fecondità e ricchezza. Su insalate e risotti, macedonie e creme Vino Dai rosati al Lambrusco, fino al cupo Negramaro, il colore battezza mille profumi e sapori. In abbinamento o in beata solitudine (rosso da meditazione) ASPIC AI FRUTTI ROSSI GIOVOMEL BIO VIA GRECI 11 AIELLO DEL SABATO (AV) TEL VOGLIA DI VINO VIA PERTINACE 7/A ALBA (CN) TEL

14 LA DOMENICA DOMENICA 8 FEBBRAIO L incontro. Visionari MI ISCRISSI A LEGGE PERCHÉ MI ATTRAEVA IL LINGUAGGIO ARTIFICIALE DEL DIRITTO: È IL CONTRARIO DELLA VITA POI HO CAPITO CHE DOVEVO ANDARE A SCUOLA DI BELLE ARTI: I MIEI PAESAGGI ERANO VUOTI A cinque anni, nella Germania distrutta dalla guerra, decise che avrebbe fatto il pittore. È diventato uno dei massimi artisti contemporanei. Ogni mattina prende un libro e lo trasforma in un opera: Solo dando forma al mondo riusciamo a regalargli un senso: è a questo che serve l arte. La scienza ha scoperto che cosa è successo un miliardesimo di secondo dopo il Big Bang, ma solo la mitologia delle immagini può raccontare cosa è accaduto l attimo prima.e però sia gli artisti che gli scienziati, quando scoprono una cosa nuova, usano lo stesso aggettivo. Dicono: che bello! Anselm Kiefer GIAN LUCA FAVETTO TORINO QUEL SIGNORE CON GLI OCCHI CHIARI che lanciano sguardi rapidi e incalzanti, il viso piccolo, disteso. Alto e dinoccolato, maglia giacca pantaloni neri, nero anche il cappotto di cashmere abbandonato sul pavimento, neri i sandali aperti in pieno inverno, con una fettuccia blu di lato, nere le calze rotte sul tallone. Quell uomo in fondo al corridoio, catturato davanti ai suoi quadri, gli ultimi di un percorso espositivo intitolato Infinito, è in realtà una biblioteca di libri e di visioni. Visioni che nascono da libri e che poi lui mette su tela: le ricostruisce come quadri, come presenze, come installazioni. Le architetta come opere. D arte. Anselm Kiefer, classe 1945, l autore dei Deutschlands Geisteshelden (Germania eroica), dei Sette palazzi celesti, delle Età del mondo, uno dei più importanti artisti contemporanei, con personali alla Biennale di Venezia e al MoMA di New York, al Grand Palais di Parigi e alla Royal Academy di Londra, a Berlino e a Tokyo, ad Amsterdam e a Città del Messico, è a Torino per ricevere la laurea honoris causa in filosofia: Per avere prodotto un percorso speculativo per immagini di esiti straordinariamente fecondi, in grado di confrontarsi con la tragedia del Novecento e con il mondo contemporaneo, detta la motivazione. Dopo la cerimonia all Università, si è rifugiato nella Galleria d arte moderna, dal suo amico, il direttore Danilo Eccher. Qui si è ritrovato faccia a faccia con due sue opere, Einschüssee Humbaba, fatte di piombo, rovi, colori acrilici e a olio, foglie d oro, fotografia, cenere, gommalacca. Sono esplosioni fra ANCHE DIETRO LA RIVOLUZIONE FRANCESE C È LA FORZA CREATRICE DELLE DONNE, SONO LORO CHE GENERANO TUTTO. IO LE HO SEMPRE SEGUITE. ANDAVO DOVE LORO VOLEVANO: PRIMA LA TOSCANA, ORA LA FRANCIA montagne innevate e frammenti della mitologia sumera di Gilgamesh. Sono materia che urla e canta, mappe che resistono al tempo. Da un quarto d ora almeno ha in tasca la mia domanda, buttata lì tanto per iniziare la conversazione: qual è la sua storia? La storia di una celebrità dell arte contemporanea, come e dove comincia? Prima di rispondere, si fa tutto l Infinito. Ci vogliono una ventina di minuti. Arrivato al fondo, in piedi davanti ai suoi quadri, dice: «Si cerca sempre di scoprire il modo in cui il Cosmo è nato». Suona come un sottotitolo adatto a entrambi i lavori. Poi attacca: «La mia storia è molto lunga e viene da lontano. Io non sono nato nel 1945, ma molto prima. Ho dentro di me dei protoni che risalgono all inizio del Cosmo. Siamo tutti impastati di particelle che sono all origine dell Universo. Siamo molto più vecchi della Terra. Io so che le mie origini risalgono a prima ancora che nascesse il nostro pianeta. L ho compreso pienamente, per la prima volta, solo qualche mese fa». Parla con un energia da fanciullo che, esplorando, ha toccato la meraviglia, e ha quell espressione da ho visto cose e conosciuto mondi che voi umani nemmeno potete immaginare... E non sono le navi in fiamme al largo dei bastioni di Orione o i raggi B che balenano vicino alle porte di Tannhäuser, no. Lui ha visto il Cern di Ginevra, il più grande laboratorio di fisica delle particelle. «Quando mi hanno invitato stavano riparando l acceleratore di particelle. Quindi sono potuto scendere nel suo ventre e contemplare il sincrociclotrone aperto, questo enorme meccanismo dove si scontrano le particelle accelerate alla velocità della luce. Mi hanno mostrato il lavoro che si fa per vedere l infinitamente piccolo. E poi ho assistito a un dibattito dove hanno illustrato una teoria che permette di risalire fino a un miliardesimo di secondo dopo il Big Bang. Ma l attimo prima? Niente: dell attimo prima non si sa nulla. Anzi, più si scopre, meno si sa. Ci vuole l arte per dirlo. Serve la mitologia delle immagini per raccontare l inizio del mondo, per svelare ciò che è accaduto prima». Sorride: «Gli scienziati lavorano in gruppo per trovare una formula matematica, gli artisti vanno da soli alla ricerca di un immagine. Ma quando fisici e matematici scoprono qualcosa di nuovo, dicono: che bello! Adoperano lo stesso aggettivo, hanno la medesima sensazione estetica degli artisti». Ha sempre scelto i luoghi dove lavorare: una filanda e un vecchio deposito sono diventati i suoi studi. «Il mio lavoro è la continuazione del lavoro che si svolgeva fra quelle pareti», dice. I posti in cui vivere, invece, li hanno scelti le sue compagne. «Ho sempre seguito le donne. Andavo dove volevano loro, dai miei primi spostamenti in Germania, poi in Toscana, ora in Francia». Tedesco di Donaueschingen, nel Baden-Württemberg, da più di vent anni ha casa e studio a Parigi e nel Sud della Francia. «Da bambino disegnavo tutto ciò che vedevo ricorda. Ero il primo di tre fratelli, nato in una cantina dell ospedale, sotto un bombardamento. Appena venuto al mondo, per sfuggire alle bombe, ho trascorso il mio primo giorno nella foresta. Era il nostro rifugio. A cinque anni avevo già deciso di diventare pittore. Credevo di essere un genio. Quando mi sono diplomato, mi sono iscritto a Legge, tanto ero già un genio, no? Non avevo bisogno di imparare la tecnica. Il linguaggio artificiale del diritto mi piaceva: è il contrario della vita. Lo sentivo esotico, attraente. Dice che la realtà non esiste. Per tre anni ho studiato diritto, leggevo Montesquieu e la sera dipingevo. Poi ho capito che, se volevo diventare un vero pittore, dovevo andare a una scuola di Beaux Arts. Non ero soddisfatto delle mie ricerche, facevo ritratti e paesaggi che non erano male, ma non funzionavano. Erano assolutamente vuoti». Si trasferisce a Friburgo e a Karlsruhe. Ed è stato un po come uscire di prigione per scoprire la libertà dell arte. LA STORIA OGGETTIVA NON ESISTE LA STORIA È ARGILLA CHE SI PLASMA CON LE MANI. IL MIO LAVORO È PROPRIO QUESTO, CONTINUARE I MITI: LORO ESISTONO, IO LI CONTINUO È il 1967 e comincia la sua carriera, segnata dall incontro con Joseph Beuys, lo sciamano dell arte, con la sua magia e il suo pensiero sull armonia fra essere umano e natura. «Io credo che le donne generino il mondo, gli uomini sono impulsivi e vanitosi. Le donne sono coloro che accendono la vita, sono più legate alla natura, sono più streghe. I maschi devono sempre provare di essere forti. E però alla base della Rivoluzione francese, ad esempio, c erano le donne. E così, dietro tutti i miti dell antichità, ci sono le donne, c è la loro forza creatrice». Dopo la creazione, viene la storia. «Ma la storia oggettiva non esiste. Le persone la ricostruiscono secondo i propri bisogni e punti di vista. La storia è argilla che si plasma con le mani. Il mio lavoro è continuare i miti: loro esistono e io li continuo. Ciascuno dà forma alla sua storia e ha la sua interpretazione». È per questo che, ogni mattina, nella sua biblioteca lunga sessanta metri, lui cerca un libro. È come se andasse a spasso nella foresta. Controlla i dorsi, ne prende uno, lo sfoglia, legge. «Quasi sempre scopro che, il libro scelto, è proprio quello che mi serve per il lavoro che sto facendo». Ogni giorno il suo lavoro riparte da un libro. Ogni giorno da un libro Anselm Kiefer ricomincia a dare forma al mondo. Al suo mondo. Dandogli forma, gli dà senso. «A questo serve l arte. Non potrei vivere senza. Mi fa trovare un senso nella vita». Il senso che non c è nella Storia, ma solo nelle storie che racconti. Lo creiamo noi, dice. Non un senso definitivo, ma quello necessario per vivere. Quello per cui il Cosmo, nei racconti e nei respiri, si fa mondo, territorio, abitazione, casa, io.

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