digital magazine novembre 2014 n. 121 Pink

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1 digital magazine novembre 2014 n. 121 Ariel Pink P o p, m a l g r a d o t u t t o

2 sommario >>>articoli p. 4 Gunnar Haslam Francobeat Gianni Morandi Lamb Lee Gamble Kindness Röyksopp Ariel Pink >>>recensioni p. 42 >>>rubriche p. 110

3 #121 novembre Direttore Edoardo Bridda Coordinamento promo Stefano Pifferi Art director Nicolas Campagnari A questo numero di Sentireascoltare hanno contribuito: Alessandro Pogliani, Gaspare Caliri, Fabrizio Zampighi, Stefano Solventi, Diego Ballani, Gianluca Lambiase, Marco Braggion, Daniele Rigoli, Giulio Pasquali, Edoardo Bridda, Stefano Gaz, Alessia Zinnari, Marco Frattaruolo, Nino Ciglio, Elia Galli, Stefano Pifferi, Marco De Baptistis, Marco Boscolo, Christian Panzano, Riccardo Zagaglia, Antonello Comunale, Tommaso Iannini, Giulia Antelli, Andrea Murgia, Enrica Selvini, Gabriele Marino, Teresa Greco, Alessandro Liccardo, Federico Pevere, Andrea Macrì, Andrea Tabellini Copertina Ariel Pink Guida spirituale Adriano Trauber ( ) SentireAscoltare // online music magazine Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05 Editore: Edoardo Bridda Copyright 2014 Edoardo Bridda. Tutti i diritti riservati. La riproduzione totale o parziale, in qualsiasi forma, su qualsiasi supporto e con qualsiasi mezzo, è proibita senza autorizzazione scritta di SentireAscoltare.

4 G u n n a r H a s l a m D o n t t e l l m e L. I. E. S Da poco tempo sulla scena, ma con alle spalle tanta cultura, musicale e non solo: dietro il moniker di Gunnar Haslam c è un ragazzo intelligente e con una grande passione per l Italia. >>>Testo di Alessandro Pogliani 4

5 Le capacità di rabdomante di Ron Morelli, padre padrone di L.I.E.S. Records, sono ormai comprovate: spesso e volentieri i producer arruolati dalla sua label sono personaggi ai limiti dell anonimato o dell oscurità mediatica. Così è stato anche per l artista che si fa chiamare Gunnar Haslam: l esordio per L.I.E.S. nel luglio del 2013 ha coinciso con il suo debutto. E la partenza è stata subito con il botto: non un semplice 12, ma direttamente un album, l affascinante Mimesiak. Nel suo caso peraltro Morelli non è dovuto andare lontano, anzi non si è mosso dal negozio di dischi della Lower East Side newyorkese dove lavorava: raro caso di profeta in patria Dopo una manciata di singoli (tra cui Bera Range per la chicagoana Argot, Ataxia No Logos per l olandese Delsin, il 12 Porte Maillot prodotto dalla L.I.E.S.) e alla vigilia dell uscita del suo secondo album, ancora per l etichetta di Morelli (Mirrors And Copulation, novembre 2014), abbiamo scambiato quattro chiacchiere via con il giovane americano. Nelle recensioni delle tue precedenti release si fa spesso riferimento a te come a un misterioso producer da New York. In realtà, visto che in internet si trovano un paio di tue interviste, non sei poi così misterioso: nato e cresciuto a Manhattan, poi trasferito a Brooklyn; studi accademici in fisica subatomica, poi un master in tecnologia musicale; l amicizia con Ron Morelli a seguito della frequentazione dell A1 Records, il negozio di dischi dove lavorava poi di punto in bianco lo scorso anno il debutto per la L.I.E.S. con un doppio long playing. Sono corrette tutte queste informazioni? Sì, è praticamente tutto giusto, tranne il fatto che, pur essendo nato a Manhattan, sono cresciuto al di fuori della città. Mi sono trasferito di nuovo a Manhattan quando avevo 18 anni. Continuiamo ad approfondire la tua biografia, se non ti dispiace: quanti anni hai? Quando e come hai iniziato a fare musica? Quali sono stati i tuoi principali riferimenti musicali? Ho 25 anni. Ho trafficato con le drum machine per un po di tempo, ma ho iniziato a fare musica sul serio solo circa tre anni fa. E difficile per me indicare delle influenze musicali più di altre, visto che ascolto davvero un sacco di musica e tutto viene mescolato. Altrove hai detto che in un certo senso Morelli ti ha commissionato Mimesiak. Puoi dirmi di più sul processo di produzione del tuo primo album? Ho realizzato un paio di tracce, le ho fatte ascoltare a Ron e lui le ha sentite 5

6 sulla sua lunghezza d onda. Abbiamo deciso insieme che i brani sarebbero stati meglio nel contesto di un album, invece che in un 12, così nei due mesi successivi ho continuato a lavorare. Alla fine ha preso forma ciò che sembrava un album, e Ron ed io abbiamo messo insieme il tutto. E stato un processo piuttosto facile e rilassato. A noi giornalisti musicali piacciono molto le definizioni. Se tu fossi costretto a dare dei tag alla tua musica, cosa utilizzeresti? Techno. La mia musica va a volte un po dappertutto, e ogni traccia è fatta in modo diverso e con diversi obiettivi, ma alla fin fine it s all techno. Io vengo da un background techno, è una parte inscindibile della mia musica. La ripetizione è una forma di cambiamento (Brian Eno Oblique Strategies): tu cosa pensi al riguardo? Non sono d accordo. Ovviamente io amo la ripetizione nella musica, e la uso molto spesso: tendo a non apprezzare molto la musica che rimbalza di qua e di là. Ma non c è bisogno di assumere che la ripetizione sia cambiamento solo per giustificarne l uso: la ripetizione è così in sé, ed il bello sta nel lasciarsi ipnotizzare da essa ed esaminare da nuovi punti di vista lo stesso oggetto reiterato. La nostra comprensione dell oggetto può mutare nel tempo, ma questo non cambia il fatto che l oggetto rimanga invariato. La ripetizione di alcune frasi musicali può essere inebriante, ma non tutto è interessante se ripetuto. Prendi il lavoro per esempio: compiti ripetitivi in linea di montaggio portano all alienazione. A te piace circondare la tua musica con tanti e disparati riferimenti culturali, sia per il tuo nome d arte (tratto da un racconto di Borges, ma ne parleremo più avanti) che per i titoli dei brani, che spesso si rifanno alla letteratura (vedi ad esempio Scheherazade, o Bera Range, da Fuoco pallido di Nabokov, o Corridor Metaphysics o Kenosha, tratti da Thomas Pynchon), alla geografia (Anatolia, Aisepos, Dunsinane Hill), alla storia (Nevenoe, il primo re medievale bretone, la Cina maoista di Let A Hundred Flowers Bloom), a luoghi metropolitani (New York, per Culver Viaduct o per B61; Parigi, per Porte Maillot), alla filosofia (il titolo del tuo primo LP, basato sui sample, ricorda le idee platoniche di mimesis), anche alla matematica (il processo stocastico senza memoria di Markov Discrete). Sono risonanze personali, un modo per dare più significato e valore alle tracce, di per sé astratte, o cos altro? I riferimenti che hai individuato sono più o meno tutti corretti. I termini 6

7 che ho usato tratti dalla matematica o dalla fisica tendono ad essere molto personali, tenuto conto che passo gran parte delle mie giornate ad occuparmi di questi ambiti. Discrete Markov fa riferimento ad un processo che utilizzo spesso per lavoro, e che a volte uso anche nella mia musica. Altri titoli, che si riferiscono alla letteratura o alla geografia, sono tentativi di dare un contesto ideale alla mia musica. Quando ho composto Aisepos non ero proprio sulla riva di quel fiume dell Anatolia, ma stavo leggendo qualcosa al riguardo e ci stavo fantasticando. Altre citazioni geografiche sono molto personali: ho fatto B61 durante il weekend dell uragano Sandy, e fa riferimento alla linea d autobus che porta alle aree più colpite di Brooklyn. Ho notato che usi anche tanti riferimenti specifici all Italia: titoli come Gragnano (la pasta o la città?), Laghi Sotterranei, Denominazione C è un motivo particolare? Gragnano si riferisce al vino frizzante della zona. A dire il vero non so se c è una ragione Ogni traccia è nominata al momento, ed è semplicemente capitato che molte delle tracce pubblicate avessero titoli italiani. Amo molto cucinare, in particolare la cucina italiana; tra i miei registi preferiti ci sono Fellini e Pasolini; compro molti dischi di library italiani, tipo Egisto Macchi e Morricone. Credo che mi piaccia molto la lingua, soprattutto perché non la parlo! Quest anno hai collaborato con il mago della 303 Johannes Tin Man Auvinen per il progetto Romans. Auvinen al riguardo ha dichiarato: questa potrebbe essere la musica che si ascolterebbe viaggiando nelle strade romane alla fine dell impero. Ora è il tuo turno: cosa puoi dire sul progetto? Il progetto è nato mentre Johannes ha vissuto a New York per un po. Ogni volta che siamo nella stessa città ci incontriamo e facciamo musica. E un buon amico e lavoriamo molto bene insieme. Cerchiamo di vedere, senza pensarci troppo, dove ci portano i nostri macchinari. Entrambi tendiamo individualmente verso una certa malinconia, ma mi piace pensare che lavorando insieme tiriamo fuori interessanti sfaccettature l uno dell altro. Il podcast L.I.E.S. 001 (così come quello per LWE, o la seconda parte del recente show di due ore per BCR) ha dimostrato le tue capacità, la tua cultura e la tua sensibilità nel fare il deejay (spero in futuro di poterti vedere dal vivo: prevedi di venire ad esibirti in Italia?). Domanda banale: qual è il rapporto tra fare la propria musica e selezionare tracce di altri per un DJ set? Mi piacerebbe davvero venire in Italia! Come hai notato, ho un amore profondo per la cultura, il cibo e l arte italiana, e sarei davvero contento di passare un periodo da voi. Faccio il DJ da tanto tempo, ed è ancora la forma di espressione più familiare per me. Selezionare tracce per un set è per me un processo simile a campionare sample. Ho notato 7

8 che tendo a lavorare sui layers dei miei brani allo stesso modo in cui mixo come deejay. Anche se non è una priorità, mantengo sempre un punto di vista da DJ quando produco i miei brani, cercando di produrre cose che mi piacerebbe mettere sui piatti. Ora è arrivato il momento del secondo album: Mirrors And Copulation. Il titolo è tratto dallo stesso racconto di Borges (Tlön, Uqbar, Orbis Tertius) dal quale sono tratti anche i nomi Gunnar Erfjord e Silas Haslam. La citazione completa è gli specchi e la copula sono abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini. Presumo che questo racconto sia molto importante per te: perché? Mirrors And Copulation fa riferimento, tra le altre cose, alla crisi della sovrappopolazione globale, una tra le più importanti questioni ambientali. Intende avere una visione oggettiva dell umanità e del suo rapporto con il pianeta: i modi in cui arricchiamo la Terra con la ragione, la cultura e la matematica, e i modi in cui permettiamo che i nostri inferiori istinti animali si esprimano attraverso la violenza e la riproduzione. Il racconto di Borges parla di un complotto di accademici per sostituire il mondo attuale con uno immaginato: un possibile metodo per modificare il nostro corso attuale verso la crisi ambientale. Quali sono le differenze e le affinità tra Mimesiak e Mirrors And Copulation? Sono molto diversi. Mirrors And Copulation è stato subito concepito come un album e ha preso forma molto velocemente. E il mio lavoro finora più personale e coerente. Mimesiak, come ho accennato prima, è più una compilation di lavori più vecchi, anche se continuo a sorprendermi per come comunque funzioni bene a livello di coesione. Mi risulta che tu abbia detto tendo a fare musica come una sorta di risposta, di reazione ai dischi che ascolto, e io compro un sacco di dischi : quali dischi pensi che abbiano sollevato le domande più rilevanti a cui Mirrors And Copulation ha risposto? Con Mirrors And Copulation ho fatto molto meno affidamento sui sample e molto più sulla convenzionale sintesi analogica e digitale, quindi pochi dischi fanno direttamente parte dell album come campioni. Ma traggo sempre ispirazione dalla mia collezione e dalla musica degli amici. Sono stato ispirato dalla struttura tradizionale del long playing: volevo che il disco fosse come un LP singolo, che ti siedi ad ascoltare per venti minuti o più prima di alzarti per cambiare lato. La musica elettronica è passata per un periodo buio in cui si stampavano album di minuti su due pezzi di vinile, così che gli album diventavano inutilmente costosi, consumavano risorse e occupavano troppo spazio nella borsa di un DJ. I miei compagni di etichetta alla L.I.E.S., così come artisti come Silent Servant e NeoTantrik, hanno ripreso a far stampare LP singoli, ed è una mossa molto positiva in reazione alla crescita continua dei prezzi dei dischi. 8

9 I l b i n o m i o f a n t a s t i c o d i F r a n c 0 b e a t La creatività ha un indirizzo preciso? Francobeat è andato a cercarla nel centro per disabili mentali Le Radici di San Savino. Il risultato è Radici, un disco diverso in tutti i sensi. La nostra intervista >>>Testo di Fabrizio Zampighi 9

10 Pop da biblioteca. Lo chiama così Franco Naddei (in arte Francobeat) il suo fare musica, sottolineando in tal modo quello sguardo trasversale e meta-linguistico che il Nostro usa ogni volta per registrare i dischi. Nessun limite imposto da stili stringenti, se non il musicare qualcosa di creativamente stimolante, sia esso un immaginario sociale nostrano, condiviso e nostalgico (Vedo Beat, l album tratto dal libro edito nel 2005 da Stampa Alternativa, Mondo Beat) o magari un omaggio a uno scrittore geniale come l amato Gianni Rodari (con l operazione Mondo Fantastico andata in porto nel 2011). Il terzo capitolo targato Francobeat, ovvero Radici, sembra quasi una sintesi dei primi due episodi: da un lato un disco che è indirettamente anche riflessione sociologica, indagine sull essere umano e sul disagio; dall altro un modus operandi che riprende le regole della grammatica fantastica rodariana per applicarle a un contesto con più di un punto di contatto col mondo dell infanzia frequentato dallo scrittore di Omegna. Sì perché le radici del titolo altro non sono se non il centro per disabili mentali Le Radici di San Savino (Riccione), ai cui ospiti è stato chiesto di scrivere tutti i testi del disco come parte di una terapia basata sulla creatività. «L idea che fossero delle persone mentalmente disabili a scrivere dei testi per canzoni ci dice Franco Naddei mi è subito parsa l anello di congiunzione fra il gesto creativo dell adulto che tenta (e nel caso di Rodari riesce) di tornare alla semplicità e alla schiettezza infantile, e quella dose di distacco dalle cose del mondo che turbano il processo fantastico, sia nella scrittura che nella vita, ovvero il diventare adulti, responsabili e consapevoli. La condizione di un matto è infantile e adulta contemporaneamente, e spesso pure in conflitto, e questo conflitto è a sua volta in conflitto col mondo esterno. Se Rodari ha codificato in qualche modo la teoria degli errori, nei matti l errore è insito nella loro condizione». Stabilito il confine («Non volevo modificare una parola di quello che avrebbero scritto e mi son tenuto tutto, ma proprio tutto, quello che è arrivato dalla loro penna»), Naddei si è concentrato sulla parte musicale, dovendo comunque inventare una cornice che rendesse credibile tutta l operazione (nonostante versi non certo ortodossi) e che, anzi, valorizzasse una creatività atipica, sghemba, ma non per questo meno affascinante. Per poi scoprire proprio in quella creatività tesori nascosti che nulla hanno di retorico e molto di poetico: «Tutto quello che per noi normali è uno sforzo, credo che per loro [gli ospiti della residenza, ndsa] sia una condizione di normalità creativa. E chiaro che manca la lucidità per codificare i risultati, ma tante sono state le immagini e gli spunti davvero inaspettati, degne trovate poetiche, folgoranti, forti, a tratti lucidissime». Tutto il lavoro viene sintetizzato in quattordici brani incredibilmente pop, dagli arrangiamenti efficaci e che parlano prima di tutto di umanità, sensibilità e di come dal disordine (mentale o esistenziale che sia) possano nascere bellissimi fiori. C è anche una certa ironia di fondo che si coglie in alcuni testi del disco, che va oltre l amarezza per una condizione sfortunata e parla invece dell accettare la vita per quella che è (o dovrebbe essere): un accontentarsi delle piccole cose, nonostante tutte le difficoltà. Parlando degli ospiti della residenza, Naddei chiude così: «Sanno 10

11 come è fatta e come suona una canzone. Non credo che sapessero di poter esserne autori. Io spero di avergli regalato qualcosa di importante, un gesto di vita». Di seguito trovate un intervista un po atipica, che tuttavia ci è parsa il modo migliore per rimanere in linea con quella creatività a briglie sciolte alla base del disco: invece delle solite domande, abbiamo proposto a Naddei versi estratti dai testi delle canzoni contenute in Radici, chiedendogli di scrivere qualsiasi cosa quelle parole gli facessero tornare in mente della sua esperienza. Il risultato è una lettura insolita ma speriamo interessante di tutto il progetto. C era una volta un matto, e questo è un fatto (dal brano Belluno) La prima volta che ho letto il testo di questa canzone mi sono stupito di fronte alla lucidità e all autoironia con cui gli ospiti della residenza lo avevano scritto. Al suo interno ci sono immagini abbastanza sconnesse, ma tutte sembrano alludere a una consapevolezza della loro condizione di matti. Per questo motivo, dopo aver letto il testo, non mi sono più sentito a disagio nell usare quel termine per definirli. Qui si trovano i primi segni di quello che è stato il nostro rapporto. Se il manicomio diventa una barzelletta e tutti parlano a strofetta è perché loro sapevano che il testo sarebbe arrivato a me; io ho preso questa cosa come una specie di ringraziamento per il fatto che ogni volta che si mettevano a scrivere, si divertivano. Io ero bellissima, e ora sono bruttissima (dal brano Io ero bellissima) Questo testo è rimasto nascosto fra i tanti che mi hanno mandato. In realtà ne sono arrivati due contemporaneamente, entrambi non proprio allegri. Inizialmente non sapevo come renderli in musica, ma mi hanno colpito molto. Quando ormai ero verso la fine dei lavori per il disco, ho deciso di farli leggere e interpretare a due fra le migliori penne, in ambito cantautorale, che abbiamo dalle nostre parti, ovvero Giacomo Toni e Pieralberto Valli dei Santo Barbaro. Alla fine abbiamo scelto quello che poi è finito in questo brano. Sapevo che entrambi i musicisti a cui mi ero rivolto avrebbero apprezzato il testo, in qualche modo vicino a molte tematiche delle loro rispettive produzioni. Abbiamo scritto la musica insieme, in un pomeriggio, dopo esserci arresi alla prima cosa che ci è venuta in mente. Sembrava strano che questo testo si potesse cantare, tutto sghembo come è. All inizio Giacomo era partito con una lettura in spoken word che mi ha fatto venire in mente l operazione The Raven di Lou Reed, ma io volevo che fosse cantabile. Abbiamo cominciato a suonarlo, e la frase che tu citi era in fondo. Quando siamo arrivati alla fine del testo, dopo aver tirato fuori elementi melodici assolutamente italiani (pensavo a Tenco), quella frase ci è sembrata adatta per diventare il ritornello che legava tutte le strofe. Tra l altro il testo è sia al maschile che al femminile, perché quasi tutti i testi i matti li hanno scritti collettivamente, per cui ognuno ha dato il suo contributo a questo concetto dello sfiorire nella malattia e nella condizione di disagio. Devo dire che il messaggio che trasmette è assolutamente universale, a molti sarà capitato di affrontare gli stessi temi nella vita di tutti i giorni. E un 11

12 testo tagliente, lucido, romantico. Nel finale le voci si incastrano, e nel canone a me sembra che la parola bellissima vinca su bruttissima, come a ribadire un messaggio di speranza, nonostante tutto. Questa è la mia voce (dal brano Questa è ) Questa frase è venuta fuori in una delle mie sortite a Le Radici. In quella occasione mi sono portato dietro un po di macchine per campionare e manipolare i suoni in tempo reale. Volevo vedere le reazioni e cosa sarebbe successo se avessi fatto sentire ai ragazzi della residenza le loro voci, trasformate in una composizione che potesse lambire i confini della musica contemporanea (che indebitamente talvolta abito). Ho passato tutto il pomeriggio facendo loro cantare quello che volevano; io mi sono limitato a prendere brandelli dei loro deliri canori, per rimasticarli e farne altro. Cantavano Battisti, Zucchero, arie classiche famose, i Beatles, oltre a gorgheggi casuali. A un certo punto una signora se ne è uscita con questa frase, e io l ho trovata una idea geniale, per il titolo di un brano. Ho registrato quattro ore di queste voci; volevo metterle nel disco per dare ulteriore risalto alla presenza degli ospiti, per renderli ancora più protagonisti, anche in un pezzo di musica contemporanea. Ho chiesto aiuto a Valeria Caputo, una cantautrice tarantina che vive a Forlì e maneggia con abilità la materia elettronica. Lei ha ascoltato tutto, tenendo i miei loop e facendo una composizione unica che ho voluto poi dividere in tre parti, per spargerla all interno del disco. Il tutto per mantenere una presenza pressoché costante delle voci degli ospiti. Confesso che il mio sogno è di farlo anche dal vivo, ma non so se ci riuscirò. Le mie meraviglie non sono poi tante, ma sono il mio carburante (dal brano Le mie meraviglie) Credo che questo testo sia uno dei più belli che mi sia mai capitato di ascoltare. Quando l ho letto mi si è crepata la faccia. Con una frase, mi ha steso. Avevo cominciato a lavorare al brano come per gli altri usando la chitarra, poi l ho lasciato nella mia testa per un po. Quando ho cominciato a usare i synth, mi è sembrato quasi un pezzo dei Santo barbaro (band in cui rientro e a cui sono molto legato grazie anche all amicizia con Pieralberto Valli). In questo brano ho deciso che non sarebbe stato necessario avere sempre toni allegri o mascherare il disagio. Ho voluto che tutta la forza del testo fosse accompagnata da una musica seria, sentita. E così è stato. Tutte le volte che lo ascolto, mi emoziona. Un vero regalo per me. Pillole magiche, pillole di chi è fragile, di chi non ha una vita facile (dal brano Pillole) L unico testo dove i matti mi hanno lasciato un vero e proprio ritornello. Ogni psicofarmaco nominato, precede il refrain. Non ricordo nemmeno come sia venuto fuori. Mi ricordo che Antonio Gramentieri (dei Sacri Cuori) aveva dimenticato una chitarra classica dopo una sessione di registrazione da me, e ho cominciato a giocarci. Il binomio fantastico [una delle tecniche teorizzate da Gianni Rodari in Grammatica della fantasia, ndsa] è stato Depakin-CaetanoVeloso. I nomi degli psicofarmaci mi suonavano come parole esotiche e bra- 12

13 sileire, se mi concedi la definizione. Da lì sono andato avanti e mi son divertito molto a vestire un testo, che definirei crudele, con quell atmosfera da saudade che poi va a sfociare nella disco-music. Su questo testo ho voluto giocare con questo contrasto, altrimenti sarebbe stato difficile renderlo per quello che descrive. Io spero solo che cambino le cose, in meravigliose (dal brano Che cambino le cose) Vorrei tanto nominare la persona che ha scritto questo testo, ma non posso farlo per questioni di privacy. La persona in questione ha dato una grande mano nella scrittura di molti testi, e questo è tutto suo. E stato uno dei primi ad arrivarmi e a confermarmi il potere poetico che ribolliva nelle menti annebbiate degli ospiti della residenza. Inizialmente il brano aveva in primo piano le chitarre ed era simile ad altri episodi di Radici. Non ero contento, tuttavia, del lavoro che avevo fatto, perché non rendeva giustizia alla riflessione interiore che racconta. Così ho dimezzato la velocità pensando al sound dei Sacri Cuori, praticamente scrivendo su misura per loro, dal momento che sapevo che avrebbero valorizzato il brano con il loro portentoso stile, come poi effettivamente è stato. Una ballata narcolettica, una persona che riflette lentamente, per forza di cose. Questo brano, assieme a Verde/Secco, è stato rimaneggiato dopo aver sbagliato inizialmente approccio. Qui compare John De Leo; avevo capito che si sarebbe speso su questo brano con la solita bravura. L ho lasciato fare, e (a ragione) mi ha cambiato la stesura. Nel brano ho lasciato una coda lunga immaginando un intervento in voce dei matti con qualche parola che per loro rappresentasse un messaggio di speranza, un segno positivo. Ho insistito tanto perché gli operatori del centro Le Radici registrassero questi interventi. Non potevo farlo io, perché avrebbe significato chiedere agli ospiti di fare qualcosa di forzato di fronte a me. Ci è voluto un bel po. Nel registrato ci sono momenti divertenti, ma anche di sconforto. Alla richiesta di lasciare un messaggio bello, positivo, qualcuno si è arrabbiato. Alla fine, poi, tutto si è risolto. 13

14 F e n o m e n o l o g i a d i G i a n n i M o r a n d i i l c a m p i o n e d i g i t a l e d i F a c e b o o k Una pagina Facebook che mette tutti d accordo, basata sulla quotidianità familiare del cantante italiano per eccellenza: un pretesto per fare qualche considerazione sul pop italiano >>>Testo di Gaspare Caliri 14

15 Cos hanno in comune un attivista digitale, una funzionaria del maggiore sindacato italiano, un cineasta esploratore del sottobosco palermitano, una hipsterissima trentenne veneta, il presidente di un associazione di lobbying politico, uno scrittore di storie di Topolino e una mia compagna delle elementari (di cui non so nulla da allora)? Sembrerebbe una sala d aspetto, eppure hanno come comune denominatore un azione digitale: tutti loro hanno messo like alla fan page di Gianni Morandi su Facebook. Non solo: ognuno di essi si è esposto in prima persona, commentando le uscite pubbliche del cantante al di là dei like ai singoli post di Morandi, tutto sommato un fenomeno trascurabile, o meglio, connaturato al principio d imitazione presentissimo sul social network. Di cosa parla la pagina? Della vita del campione del pop italiano. Un impeccabile strategia digitale basata sulla regolarità, vale a dire una foto al giorno, un brevissimo racconto di cosa faccio oggi io, Gianni Morandi generalmente calato nella quotidianità più normale, benché si parli di Gianni Morandi, che prepara i fagiolini ma anche che suona la chitarra e va in televisione. Altro tratto determinante: Gianni è bolognese, vive nell immediata provincia di Bologna e ogni elemento che chiama in causa la sua città è dichiarazione di lontananza dai centri del potere massmediatico dal dibattito esclusivamente cittadino sul Bologna Calcio ai viaggi a Milano o a Roma per andare in RAI. Uno di noi. Risultato: totale coesione dei fan della pagina, che non fatichiamo a pensare parte di una comunità. I social media analyst conoscono bene la regola dell 1%. Di una community online, 90 persone su 100 sono completamente passive, seguono qualcosa di ciò che avviene su una pagina, o un gruppo, ma sostanzialmente non sono reattivi o proattivi. Il dieci per cento è più partecipe, fino ad arrivare a quell uno su cento che ci mette la faccia digitale. Commentare, laddove poi tutti sanno che Gianni risponde e quindi un commento è un potenziale thread, vuol dire essere in prima persona un fan. Come può essere accaduto? Sono le canzoni intramontabili di Gianni Morandi a godere di questa frizzantissima onda lunga? Forse, ma la cosa è imponderabile. Se lo ammettiamo, chiudiamo qui l analisi. Ma a noi piace l idea di scavare ancora un poco, per tentare la strada di una fenomenologia di Gianni Morandi, il digital champion. I media di massa italiani, così come quelli sociali, sono arene perfette per guardare al pop, le tendenze, e capire quanto ancora valga oggi il modello dentro il quale vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle [ ] tendenze già in atto (riprendendo più o meno alla lettera le prime mosse della Fenomenologia di Mike Bongiorno che Umberto Eco scrisse nel 1961). Sono luoghi dove avviene la conferma: dove si delibera giorno per giorno il vero mito, quello della quotidianità. La vera differenza è che i media sociali sono per manifesta intenzione inclusivi, non si basano sulla distanza, ma sull avvicinamento. Mike Bongiorno era nel 1961 l icona della mediocrità; leggendario talmente leggendario da diventare introvabile lo scambio con cui liquidò 15

16 John Cage dopo l esecuzione di Water Walk, che suppergiù alla lettera diceva Torni a trovarci, ma lasci a casa la sua musica (basta guardare qui per capire che quella reazione non era l unica possibile, nel mainstream of communication). Gianni non è come Mike Bongiorno, attua una strategia raffinata per creare engagement : non sfotte chi è fuori dal pop cosa che Bongiorno faceva per difendere sé in una levata di scudi condivisa dall audience. Quando riceve una critica, ridimensiona l interlocutore con grande rispetto, sapendo che ci sarà chi lo difenderà. Oggi si compie un giro in più di vite e avviene una cosa abbastanza poco ordinaria, che si compie quando le persone prendono parola per l icona stessa, rispondono per lui, nella trafila dei commenti dei post su Facebook di Gianni Morandi. Questa è una caratteristica importante del pubblico del pop italiano. Siamo una rivista di musica, di critica musicale, e guardare al digital champion serve appunto a tenere il polso del presente della musica mainstream servirà poi a capire meglio il cantautorato che anela a essa. Ecco dunque alcune caratteristiche del pop italiano, filtrate dalla pagina Facebook di Gianni Morandi, il campione digitale. 1- La cosa davvero notevole della pagina è la capacità di chi la gestisce di controllare i toni. Come fa Gianni a non procurarsi flame? Ha scoperto la formula magica? È proprio qui il punto, la domanda a monte: c è una formula dietro? Ci sono alcuni segnali che danno questa opzione come percorribile. C è estrema regolarità nel modo in cui Gianni risponde ai propri fan, sia che siano adoranti o che mettano in dubbio qualcosa. In primo luogo il saluto: ogni risposta, dentro le centinaia di commenti, si conclude con un bacio per lei, un abbraccio per lui. Gianni accetta e ringrazia per qualsiasi commento, lasciando l avversario disarmato. Il vero buonismo italiano è fatto di saper incastrare l avversario con il sorriso, verrebbe da dire. Eppure è una cosa a cui non si è più abituati, in tempi di schiamazzi e assenza di argomentazione. Questa è la strategia principale con cui Gianni acquista consensi: non accettare mai al alzare la voce, per restituire al pop italiano la peculiarità di sfamarsi di belle parole e pensieri stereotipati in detti, facendo buon viso a cattivo gioco. Un giorno Salvatore dice: Gianni, non fai ridere. Fattene una ragione. Gianni risponde: Salvatore, me n ero accorto, per questo mi sono messo a cantare. Un abbraccio. 2- Il 15 settembre Gianni parla di musica, disattendendo sembra la regola della quotidianità. Riporta la richiesta di una signora che corre con lui, che gli ha chiesto perché il digital champion non canta mai una data canzone poco conosciuta ai più. Il post è un video con Gianni che canta con la sua chitarra una canzone non esattamente orecchiabile. Sembrerebbe perfetto, per un fan: avere l idolo che canta come se fosse al cospetto di sua moglie, in salotto e senza amplificazione. Ma, appunto, la canzone non fa parte della serie di hit popolari più famose del cantante, e nei commenti il discorso presto svia. Gianni apre un confronto ma dissemina piccole trappole per costruire vie di fuga dal discorso musicale. La signora corre con me. Il 16

17 mainstream pop ha bisogno di questo, non solo è transmediale per definizione ma ha bisogno di alimentare il proprio pubblico al di fuori del discorso musicale. L illusione di vicinanza di un social network crea un canale di distrazione funzionale. 3- Il 14 ottobre 2014 si parla di nuovo di musica. Gianni dice: Prima di Natale, la Sony Music pubblicherà una raccolta con le venti canzoni più importanti e significative della mia carriera. C è anche un brano nuovo. È stata fatta una scelta provvisoria ma non so se è la migliore. Avete voglia di darmi una mano? Quali sono le dieci canzoni che non devono assolutamente mancare? : è impossibile analizzare le risposte in neanche due ore arrivano like e 3500 commenti. È inevitabile, forse, che la scelta dei fan ricada sui classici: Occhi di ragazza, C era un ragazzo, In ginocchio da te, Non son degno di te, Anna, Bella signora. In realtà, più che inevitabile questa opzione, era poco probabile, ma non impossibile, che i più dei fan patteggiassero per canzoni sconosciute, nella copiosa produzione di Gianni Morandi. Questo dipende di certo dal fatto che la musica nel mainstream pop è riconoscibile, riconosciuta, non smuove ma conferma, attende alle aspettative che crea. C è un codice ripetibile dietro ai post della pagina Facebook di Gianni Morandi proprio perché non si crei sorpresa, ma conferma. La musica nel nostro pop non è importante. Vogliamo entrare nella carne. E la musica deve essere riconoscibile perché non deve distrarre dall uomo. Non deve distrarre, punto. ci sono tante intenzioni dentro un testo verbale, scritto, anche musicale. C è l intentio operis, l intentio auctoris, l intentio lectoris. La prima è quella che conta, da un punto di vista interpretativo. Se cerco di interpretare un opera pensando a quello che pensava l autore quando l ha creata, ci perdo la testa. Se mi baso solo su quello che il lettore o fruitore coglie dell opera stessa, non sono comunque sulla buona strada. Al di là di quello che dice l autore della propria opera, è quella che parla per lui, nel bene e nel male. Gianni ci dimostra l ipotesi contraria, dove tutto si schiaccia sull intentio auctoris. Anche il lettore, quando diventa fan, si fa portavoce dell intentio auctoris. Si fa portavoce del suo hero, grazie al fatto che l effetto di senso di presenza dell uomo dietro al cantante porta appunto davanti a noi la persona, non la musica. L uomo è talmente simile a me che posso rispondere per lui, nei commenti della pagina dove del resto è lui stesso a rispondere. Il pop abbassa l importanza dell opera in sé, senza l autore dietro l angolo, e soprattutto il suo pubblico (vedi l argomentazione per la quale se tanta gente ascolta i Beatles, questi ultimi stanno cambiando la storia della musica). È davvero quest ultimo che conta, e Gianni ha trovato il trucco di farlo coincidere con sé. Gianni, così come Mike, in definitiva il pop hero dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti. 4- In semiotica un tempo si diceva che 17

18 L a m b R i p o r t a n d o t u t t o a c a s a Il viaggio impervio di Backspace Unwind, la musica che gli gira intorno e un chiarimento: Mai avuto nulla a che fare con Bristol. >>>Testo di Gianluca Lambiase 18

19 Certi posti sono così belli che vale la pena di tornarci, di riscoprirli. Andy Barlow e Lou Rhodes, attivi dal 1994 sotto il nome Lamb, avranno pensato anche a questo quando tre anni fa hanno deciso di ricominciare a fare musica insieme. Il duo elettro-folk, che nell ultimo album Backspace Unwind parla anche di amore tra sintesi elettroniche condite da auree orchestrali, ci spiega What Makes Us Human, senza scadere nella retorica o di chi suona fuori tempo. Perché non so fino a che punto la nostra musica possa ritenersi contemporanea, riuscita o perfetta ci spiega Lou ma certo è quanto di più sincero e vero siamo ancora in grado di fare. Partiamo da Backspace Unwind, secondo album post-reunion dopo 5. Come è nato questo disco? Quando abbiamo iniziato a scrivere 5 avevamo idee che poi sono rimaste fuori da quel disco, e siamo ripartiti da lì. In un modo molto diverso dal disco precedente abbiamo provato ad elaborare azzerando tutto, cercando di ripartire da capo, discutendo su quello che la nostra musica dovesse essere e cosa no. Per certi versi il processo creativo che ha accompagnato questo disco è molto simile a quello dietro al nostro primo album. Abbiamo cercato di spogliare i suoni provando a ricavare uno spazio differente, una via nuova. L impressione maggiore che si ha ascoltandolo, è che vogliate ignorare i trend di sperimentazione elettronica, preferendo continuare a ricercare ancora una volta quell equilibrio che è da sempre la ricetta della vostra musica Non saprei dirti quanto in definitiva possiamo reputarci realmente distanti dalle mode che si muovono nella musica elettronica. Di certo siamo molto attenti a quello che reputiamo interessante e che in qualche modo finisce per prendere una propria fisionomia anche nella musica dei Lamb. Backspace Unwind ha il sapore di un lungo percorso che conosce momenti più complessi ed episodi più semplici, accessibili. Come una riconoscenza. Come un Ulisse alla fine del viaggio Il riferimento al viaggio è sicuramente centrale in questo disco. Volevamo che l esperienza di ascolto fosse un viaggio, ma di quelli fatti senza un itinerario preciso: non sappiamo dove stiamo andando ma sappiamo che questa strada ci sta portando da qualche parte. E stato divertente perché anche nel decidere l ordine delle canzoni abbiamo seguito un po questa logica, portando l ascoltatore da una partenza più complessa a una fine pacifica, ricca di amore. We Fall in Love potrebbe rappre- 19

20 sentare un po il manifesto di tutto questo? Assolutamente sì! We Fall In Love è stata l ultima canzone che abbiamo scritto per questo disco ed ha interpretato perfettamente il significato di esso. Quando abbiamo iniziato a scriverla ci siamo resi conto che avevamo bisogno di qualcosa che aggiungesse a questo lavoro un tocco magico, di amorevole bellezza. Siamo riusciti a trovarlo in questo pezzo che abbiamo aggiunto all ultimo minuto e che per forza di cose è diventato il primo singolo. Come nascono i vostri brani e come riuscite a trovare quell equilibrio perfetto tra l elettronica di Andy e il tuo cantato? Non saprei dirti se si tratta di un equilibrio perfetto. E un processo lungo che ci porta a confrontarci di continuo. Siamo sempre molto attenti a quello che ci circonda, alle piccole idee, e spesso partiamo da lì. Spesso una semplice linea di basso o poche parole ci suggeriscono qualcosa. Iniziamo così a lavorare insieme su quell idea cercando l alchimia giusta che la farà evolvere in modo organico per donarle una via propria. Quant è cambiato in questi anni il mondo musicale che vi circonda? E cambiato tantissimo. Per quanto ci riguarda, quando abbiamo iniziato a fare musica pubblicavamo per una piccola etichetta e il solo stare in studio ci sembrava un miracolo. Oggi abbiamo uno staff che ci segue e la possibilità di arrivare a persone che non ci conoscono. Quando abbiamo iniziato non c era internet, i social network o Bandcamp e tutto era molto più complesso e legato spesso ai piccoli negozi di dischi. Oggi le opportunità per venir fuori sono sicuramente maggiori. Le vostre singole esperienze quanto stanno influenzando questo nuovo corso dei Lamb? Tantissimo. Quando decidemmo di fermarci nel 2004 avevamo bisogno di raccogliere le idee, di prenderci il nostro tempo per capire costa stessimo facendo. Avevamo bisogno di ritrovare spazi per provare esperienze musicali differenti e poi ritornare a godere insieme della musica che stavamo facendo. Tutto questo ritorna prepotentemente in 5 e in Backspace Unwind, e quelle piccole idee o intuizioni di cui ti parlavo prima spesso vengono proprio da lì. Il 28 ottobre, da Bristol, è iniziato il vostro tour, che toccherà anche l Italia dal 17 al 19 novembre. Come vivete l esperienza dal vivo? Con grande emozione, perché vedere tante persone che si muovono per ascoltare la nostra musica è sempre qualcosa di pazzesco, che mi sorprende ogni volta. Ripartire da Bristol ha un significato particolare? In realtà no, ma capisco la tua domanda. Credo che si tratti di un errore storico che ci portiamo dietro da anni: pur essendo originari di Manchester, siamo sempre stati associati a Bristol. Credo dipenda dal fatto che spesso il nome dei Lamb viene legato alla scena trip hop di questa città, ma in realtà l abbiamo sempre vissuta molto poco, quella scena, e in questo senso credo che con 5 abbiamo preso ancor di più le distanze anche da quel genere. Che ricordo hai dei concerti in Italia? Sono sempre stati particolarmente 20

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