PROF. GABRIELE GAETANI D ARAGONA

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1 PROF. GABRIELE GAETANI D ARAGONA professore ordinario di Politica Economica nell Università di Napoli già Consigliere Regionale di Basilicata A cento anni dalla promulgazione della legge Zanardelli, la validità delle misure e degli interventi promossi a favore della Basilicata viene sostanzialmente confermata. Il fatto che i suoi effetti risultarono limitati, nel periodo dal 1904 alla metà degli anni venti, deve essere rapportato ai tempi ed alle limitate risorse finanziarie disponibili a livello dello Stato centrale nei primi anni del Novecento e successivamente al drenaggio sul bilancio dello Stato, provocato dall improvviso e dirompente aumento delle spese militari, dapprima a causa della guerra libica ( ) e, in seguito, a causa della grande guerra ( ). 1 L aumento imponente sia delle spese militari, sia di quelle per le pensioni di guerra, venne ad incidere drasticamente sui finanziamenti necessari per l attuazione di molti degli interventi previsti dalla legge Zanardelli, particolarmente per la costruzione di opere pubbliche. L erogazione di consistenti flussi di denaro per i sussidi alle famiglie dei richiamati e per il pagamento delle pensioni di guerra, se attenuò in parte il disagio degli strati poveri della popolazione meridionale, provocò l erosione, di carattere inflazionistico, dei risparmi accumulati dalla media e piccola borghesia nelle banche, nei depositi postali e nei titoli del debito pubblico. La guerra e le sue conseguenze, tra il 1919 e la metà degli anni venti, portò a forti sommovimenti delle strutture e delle classi sociali nel Mezzogiorno ed in Basilicata anche a causa dei trasferimenti di ricchezze e delle pressioni inflazionistiche che colpirono la borghesia. Elemento in parte positivo fu l afflusso dei contadini alle proprietà della terra, nel Mezzogiorno ed in Basilicata, facilitato dall incremento dei prezzi

2 delle derrate agricole e delle peggiorate condizioni economiche della borghesia terriera e professionale. 2 Tuttavia il conflitto bellico , cui il Sud e la Basilicata contribuirono con una grande massa di giovani chiamati alle armi ed in cui scarsi furono gli esoneri per la necessità delle industrie belliche, portò alla chiusura dell emigrazione che, come già rilevato, era stata, per alcuni aspetti, benefica per l elevazione delle condizioni sociali ed economiche dei lavoratori. Alcune considerazioni sono possibili, in un difficile confronto tra le condizioni socio-economiche prevalenti attualmente in Basilicata e quelle esistenti all epoca dell emanazione della legge Zanardelli. Se le condizioni economiche e sociali sono nettamente migliorate in senso assoluto, come rilevato dall innalzamento del reddito medio e da altri indicatori statistici, rimane tuttavia elevato il divario tra reddito medio prodotto in Basilicata e quello prodotto nel Centro-Nord. Come nel resto del Paese, è caduta l incidenza relativa del settore agricolo nel prodotto interno lordo della Regione, mentre è sensibilmente cresciuta l incidenza del settore dei servizi ed, in misura minore, di quello dell industria. Un importante fenomeno, quello dell emigrazione, la cui imponenza caratterizzava la dinamica della popolazione lucana nei decenni a cavallo tra l ottocento e il novecento, ha mutato destinazione, nei decenni successivi al 1950, orientandosi verso le regioni del Centro-Nord del Paese e quelle europee. L emigrazione è, tuttavia, continuata anche negli anni recenti, sia pure con dimensioni ridotte. Secondo il rapporto Svimez 2002, dopo una relativa estasi negli anni 80-90, è ripreso negli anni recenti un sensibile flusso migratorio dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord, valutato in circa 29 mila lavoratori tra il 1992 e il Anche per effetto della caduta dei tassi di natalità per mille abitanti e della continuazione dei flussi migratori, la popolazione residente in Basilicata, pari a 640 mila abitanti negli anni , si è ridotta attualmente a circa 620 mila unità. A distanza di quasi quarant anni dalle indicazioni formulate nel Piano Regionale di Sviluppo, pubblicato dalla Camera di Commercio di Potenza, le previsioni sulla dinamica demografica in esso contenute, vengono quindi sostanzialmente confermate. 4 Lo sviluppo economico avutosi nella regione, dal 1980 agli anni recenti,

3 mostra una connotazione a macchia di leopardo, analogamente a quanto riscontrabile nelle altre regioni del Mezzogiorno. Relativamente avanzate, in termini di prodotto pro capite e di occupazione, risultano le aree del Melfese valorizzate essenzialmente dalla localizzazione dell industria automobilistica FIAT, del Metapontino e dell area di Venosa, queste ultime avvantaggiate dallo sviluppo dell agricoltura irrigua e da tecniche moderne di produzione e commercializzazione dei prodotti agricoli. Una realtà diversa, anche se mostra redditi medi per abitante relativamente elevati, è costituita dall area urbana di Potenza e di alcuni Comuni adiacenti. L innalzamento dei redditi e dei livelli occupazionali in quest area è stata, infatti, causata dall'insediamento degli organi amministrativi della regione Basilicata e di enti, organismi sindacali ed uffici giudiziari. Nella geografia a macchia di leopardo, individuabile attualmente nella regione, rimangono, invece, poco sviluppate e in grande perdita di popolazione presente le aree di montagna e di alta collina. Una considerazione aggiuntiva è necessaria. L adesione al Patto di Maastricht e alla connessa introduzione della moneta unica europea, pur esplicando alcuni effetti positivi, ha provocato anche un influenza negativa sul tasso di sviluppo economico del Paese e, in misura più accentuata, sulla crescita economica del Mezzogiorno e della Basilicata. Infatti, l obbligatoria riduzione del deficit del bilancio dello Stato e del debito pubblico, imposta dai vincoli attuati dalla Commissione economica dell Unione Europea e dalla Banca Centrale Europea, ha provocato, a partire dall inizio degli anni novanta, la drastica riduzione dei finanziamenti e degli investimenti pubblici destinabili al Mezzogiorno, in particolare per la costruzione ed il completamento delle grandi infrastrutture. L effetto negativo deriva anche dall aumento della pressione fiscale, cresciuta in Italia negli anni novanta, da circa il 39% del prodotto interno lordo nel 1996 ad oltre il 44% nel 1994 e nel 1995, per ridursi drasticamente a circa il 43% nel L abolizione della Cassa per il Mezzogiorno negli anni ottanta e dell Agenzia per il Sud negli anni novanta, ha portato all interruzione di una politica unitaria per lo sviluppo del Mezzogiorno e al mancato avvio e completamento di grandi infrastrutture nelle comunicazioni e nei trasporti, necessari per la crescita economica. Nel complesso i Governi delle Regioni del Mezzogiorno hanno destinato risorse in prevalenza al finanziamento di progetti di limitata entità ed alla

4 promozione di iniziative locali, spesso non risolutive per l avvio di un processo autopropulsivo di sviluppo. Dal quadro sinteticamente descritto delle condizioni economiche e sociali della Basilicata, a cento anni dalla legge Zanardelli, emergono alcune priorità per una ripresa di politiche economiche a favore del Mezzogiorno e della Basilicata che si prefiggono come finalità la riduzione dei divari economici e sociali rispetto al Centro-Nord, anche con l avvio di processi autopropulsivi di sviluppo. 1) Tra le priorità emerge la necessità di un accentuata ripresa degli investimenti nelle grandi infrastrutture. Negli anni recenti i finanziamenti ottenuti dalla Regione Basilicata sono stati in prevalenza diretti ad interventi nella viabilità e negli acquedotti rurali, nell adduzione di energia elettrica nelle campagne e nel ripristino delle strutture edilizie nei centri abitati. Occorre, tuttavia, che vengano ripresi, anche di concerto con le Regioni contermini e promuovendo l intervento dello Stato centrale, gli investimenti nelle grandi infrastrutture particolarmente nel settore degli assi viari, dei collegamenti ferroviari tra Matera e la Puglia e nella costruzione di aeroporti. L inserimento nelle grandi infrastrutture di comunicazione può favorire la localizzazione di investimenti privati nei settori dei servizi e delle medie e piccole imprese industriali. 2) Altra priorità deve essere l adozione di leggi nazionali e regionali e di patti sindacali per introdurre maggiore flessibilità nei rapporti di lavoro e nelle remunerazioni salariali, unitamente ad una riduzione a livello nazionale degli oneri previdenziali. Si rende necessario un adeguamento del costo del lavoro alla produttività realizzata nelle imprese, alla stagionalità dei lavori nei settori del turismo e dell agricoltura e agli alti livelli di disoccupazione ancora esistente nella Regione. Gli ostacoli posti alla flessibilità quali le cosiddette gabbie salariali, hanno impedito, negli ultimi quarant anni, una maggiore localizzazione nel Mezzogiorno ed in Basilicata di nuove imprese nei settori del turismo e dell industria, anche da parte di imprenditori originari del Centro-Nord. L estesa presenza nell intero Sud e in Basilicata del lavoro sommerso è infatti un forzato adeguamento alla mancanza di flessibilità esistente nei rapporti di lavoro e nelle remunerazioni salariali nei settori emersi dell economia. Deve essere tuttavia osservato che anche una possibile introduzione di flessibilità nei rapporti e nelle remunerazioni di lavoro nel Mezzogiorno,

5 rispetto a quelli prevalenti nel Centro-Nord, viene ad essere attualmente contrastata dal crescente allargamento dell Unione Europea che includerà un numero crescente di Paesi dell Est europeo quali la Polonia, la Romania e la Bulgaria. Molte imprese italiane vengono a localizzare in misura crescente alcune fasi della produzione e nuovi impianti nei Paesi dell Est, già ammessi o di prossima entrata a pieno titolo nell Unione. Esempio in tal senso è la localizzazione in Polonia di imprese siderurgiche del gruppo Lucchini e della FIAT, per la produzione del motore Multijet, destinato alle auto FIAT e Lancia di piccola cilindrata. 3) Altra priorità, infine, è il potenziamento della formazione professionale da parte della Regione Basilicata. Una maggiore enfasi deve darsi a contratti di formazione all interno delle aziende, centrate su tecniche di learning by doing in imprese operanti nella regione sia con stages in aziende localizzate nel Centro-Nord. 5 Note 1 È interessante ricordare nei primi mesi del 1915, alla vigilia della dichiarazione di guerra all Austria il Capo del Governo in carica, l on. Antonio Calandra, prevedeva una guerra rapida, di quattro o sei mesi, ed un esborso finanziario non superiore ai 40 milioni di lire vecchie. Antonio Salandra, Memorie, vol.ii, Mondatori, Milano, 1930, pag. 24 a Vedi al riguardo le interessanti osservazioni del Melograni. Egli mette in evidenza come, quasi per una ironia della storia, le classi medie che erano state per lo più a favore dell intervento, furono le più colpite dai sommovimenti economici provocati dalla guerra. Melograni R., Storia politica della guerra , Mondatori, Milano, 1988, pag Vedi Svimez, Rapporto sull economia del Mezzogiorno, 2002, Editore Il Mulino, Bologna, 2002, pag. 75 a Vedi Camera di Commercio di Potenza, Direttrici dello Sviluppo Economico della Lucania, Relazione generale di G. Gaetani d Aragona, Bari, Arti Grafiche Laterza, 1965; e B. Cotronei, Le previsioni di sviluppo demografico, Bari, Arti Grafiche Laterza, Un esempio in tal senso è costituito dal progetto emiliano romagnolo applicato a 400 giovani disoccupati del Sud impiegati nel corso del 2002 in Emilia Romagna, in un tirocinio in aziende metalmeccaniche, agro-alimentari, della logistica e della ceramica. I giovani che hanno superato un primo mese di tirocinio sono stati successivamente occupati per il 60% in Emilia Romagna e per il 40% circa al Sud

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