PRODUZIONE E GESTIONE DI CONFLITTI. DOS SANTOS Janaildes Maria

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1 PRODUZIONE E GESTIONE DI CONFLITTI DOS SANTOS Janaildes Maria

2 Secondo voi quali sono gli elementi chiave per la produzione dei conflitti nei rapporti sociali?

3 PRODUZIONE E GESTIONE DI CONFLITTI Ascoltiamo Claudio Baraldi

4 Produzione di Conflitti Comunicazio ne di gruppo Gestione di Conflitti MEDIAZIONE Comunicazione Efficace

5 Le considerazioni e le analisi che presenterò sono state condotte alla luce delle seguenti ricerche di Baraldi: La gestione dialogica del conflitto: analisi di una sperimentazione con bambini e preadolescenti. Claudio Baraldi, documenta la prima parte di questa ricerca che si occupa di temi complessi e sfuggenti quali il dialogo, i conflitti, la socializzazione, con un approccio metodologico che gli autori definiscono integrato e riflessivo. Partecipazione e cooperazione interculturale tra adolescenti. Questa ricerca analizza i risultati ottenuti in base a una ricerca su un progetto di intervento realizzato con il C.I.S.V. (Children s International Summer Villages), un associazione di volontariato indipendente e apolitica che promuove l educazione alla pace e l amicizia interculturale, offrendo una vasta gamma di attività di gruppo che mirano ad incoraggiare il rispetto per le differenze culturali e lo sviluppo della coscienza di sé.

6 Comunicazione di gruppo Il gruppo come sistema sociale La socializzazione nel gruppo Comunicazione di gruppo

7 Il gruppo come sistema sociale Secondo parte della sociologia, le stratificazioni per età, sesso, classe, origine familiare ed etnico-culturale sono le variabili fondamentali che permettono di capire e la formazione del gruppo come fenomeno sociale. Secondo la ricerca condotta da Claudio Baraldi, su la formazione del gruppo, una volta formatosi, il gruppo mantiene una struttura di incontri piuttosto costante, e comunque regolare, esistono una frequenza ed una periodizzazione non casuali e correlate anche ai problemi esterni al gruppo (impegni familiare, scolastici, lavorativi) e alle esigenze di comunicazione interpersonale.

8 La socializzazione nel gruppo Il gruppo mantiene una caratteristica di intermittenza e di discontinuità negli incontri che ne rivela la presenza anche attraverso le assenze: ciò è collegato alla rilevanza che per esso assume la presenza fisica delle persone. L identità del gruppo è comunque assicurata dalla stabilità degli incontri e dal fatto che la loro frequenza è sempre molto elevata.

9 Comunicazione di gruppo Il processo di comunicazione e conflitti - Considerate le interazioni sociali significa assumere che le relazioni e le azioni non lo fanno avverrà successivamente, organizzato e determinato. In primo luogo, perché i ragazzi fanno le loro scelte all'interno di una diversità e di relazioni sociali, pertanto consentono di identità, alterità e la pluralità. In secondo luogo, i rapporti di potere e di autorità interferiscono in questi processi che causano conflitti, tensioni e adattamenti.

10 Se, da un lato, le tensioni ei conflitti sono inerenti a strutture, dall'altra il potere e l'autorità di forma i rapporti di esclusione e dominio. Così, socializzazione e processi continui sono principalmente complessi.

11 Questi processi hanno obiettivi e pratiche propositivo e determinato, irregolare e diffusa. Pertanto, diacronia e sincronia che sono alla base dei processi di socializzazione sono, come minimo, sperimentato e acquisito dai soggetti misurati da istituti partecipanti - la famiglia, la scuola, la religione e dei media - che, a loro volta, hanno un progetto educativo spread. Ecco perché l'educazione è quello di rafforzare e guidare i risultati di socializzazione (Baraldi, 2008a, p. 89).

12 Il processo comunicativo può manifestarsi poi in diversi modi. Per esempio, anche il silenzio è una forma di comunicazione, tanto più che nel conflitto esso rappresenta la rottura dei rapporti.

13 Produzione di Conflitti La produzione del conflitto Conflitti e Il Dialogo

14 La produzione del conflitto Raramente il conflitto è collegato all opportunità offerta di creare conoscenza e apprendimento tra le persone che vi prendono parte. Mentre, molto più spesso, la parola conflitto è subito associata ad immagini spiacevoli e dolorose: tensioni, scontri, situazioni di disagio, di vano sforzo o di spreco di energie. La questione fondamentale riguarda il tentativo di rintracciare le condizioni che danno vita ad una dinamica costruttiva o distruttiva del conflitto.

15 Il processo competitivo tra individui è un tipo di socializzazione che provoca il malfunzionamento del gruppo di cui i singoli fanno parte. L organizzazione sociale è infatti caratterizzata da una comunicazione danneggiata, da una mancanza totale di disponibilità, dall incapacità dei singoli di dividersi i compiti, da un continuo disaccordo e dal tentativo di rafforzare il proprio potere personale (Deutsch, 2002). In tali circostanze, il conflitto è distruttivo. Il processo cooperativo facilita la produzione di conflitti costruttivi.

16 Le principali forme di trattamento del conflitto descritte dai bambini/preadolescenti nelle interviste di gruppo sono due: 1) imposizione di una parte sull altra, praticata quando il trattamento della diversità come devianza legittima le aspettative normative e la conseguente dinamica consensuale di esclusione; 2) strategie finalizzate all attenuazione della carica emotiva, in base ad ulteriori prospettive, ma soprattutto ricorrendo a forme di sfogo.

17 Conflitti e Il Dialogo Il dialogo permette agli individui di sostenere le proprie idee senza escludere la possibilità di essere convinti da altri a cambiarle. La parola è senza dubbio uno degli strumenti fondamentali, nel momento in cui rispetta pienamente gli individui senza lederne l esistenza, la libertà e lo sviluppo. La transculturalità cerca di creare una nuova unità attraverso la congiunzione, cioè l attraversamento dei confini, ossia l interpenetrazione delle culture (Baraldi, 2003)

18 Gestione di Conflitti - MEDIAZIONE La gestione dei conflitti La promozione della riflessione e l osservazione del valore del dialogo Il successo e i limiti dell intervento

19 La gestione e mediazione dei conflitti La mediazione ha una spiccata vocazione dialogica. Il dialogo consente in questa fase non tanto di cercare soluzioni, quanto di proporre una gestione dei conflitti che mantenga l orientamento e il rispetto per i soggetti coinvolti e il coordinamento delle prospettive diversificate.

20 La promozione della riflessione e l osservazione del valore del dialogo L intervento di una parte esterna al conflitto diviene indispensabile quando la comunicazione tra le parti è interrotta dalla mancanza di volontà di instaurare un dialogo. Secondo Baraldi, Il dialogo è una forma di comunicazione interculturale che: 1) Invita all espressione della diversità 2) Richiede che ciascuno partecipante veda gli altri come soggetti competenti nell esprimere aspirazioni personali e culturali 3) Si struttura sulla partecipazione attiva e sull empatia

21 Il dialogo invita all espressione della diversità in quanto si configura come un incontro che crea le condizioni per un apertura reciproca, permettendo di realizzare soglie di passaggio tra forme culturali diverse (Baraldi, 2003) Apertura significa attraversamento dei confini: evoca quindi l incontro con la diversità e lo scambio di conoscenze ed informazioni.

22 Il successo e i limiti dell intervento L intervento di una parte esterna al conflitto diviene indispensabile quando la comunicazione tra le parti è interrotta dalla mancanza di volontà di instaurare un dialogo. Si po osservare tre caratteristiche principali che possono essere considerate centrali nella promozione del dialogo: 1) neutralità nei confronti dei partecipanti; 2) mancanza di imposizione di un potere; 3) capacità di catalisi.

23 Ricerca: La gestione dialogica del conflitto: analisi di una sperimentazione con bambini e preadolescenti. La prima ricerca aveva evidenziato che, a partire dall esigenza di limitare il ricorso alle azioni violente e irrispettose da parte dei bambini e dei preadolescenti, gli operatori e gli insegnanti tendevano a predisporre interventi specifi ci che davano la precedenza alla domanda: che cosa posso fare per migliorare i loro atteggiamenti ed il loro comportamento?.

24 La ricerca ha evidenziato che il tentativo di rispondere a questa domanda dà luogo a diverse applicazioni ma altresì vincola gli interventi ad una forma educativa finalizzata a produrre il cambiamento dei soggetti coinvolti. Questa domanda di partenza contribuisce a definire generalmente i confini della formazione individuale, ma sulla base di dati empirici è possibile sostenere che non risulta efficace per il trattamento dei conflitti.

25 la gestione dialogica del conflitto analisi di una sperimentazione con bambini e preadolescenti I conflitti possono essere considerati come particolari sistemi di comunicazione e gli interventi che questa ricerca ha analizzato si sono concentrati sulle possibilità di promuovere la comunicazione in senso dialogico, piuttosto che sull intenzione di trasformare gli atteggiamenti o i comportamenti dei bambini o dei preadolescenti coinvolti.

26 L analisi che qui viene presentata ha quindi la comunicazione come proprio oggetto e cerca di verificare quali contributi e quali scelte risultino più efficaci nel contribuire ad uno sviluppo non violento delle relazioni tra bambini/preadolescenti e tra adulti e bambini/preadolescenti.

27 Analisi di una sperimentazione con bambini e preadolescenti. 1) gli obiettivi dell intervento sono stati anteposti alla promozione in forma dialogica; 2) si è cercato di ricomporre le condizioni ritenute necessarie per una comunicazione dialogica; 3) si sono osservate prestazioni clamorosamente devianti.

28 Anche nei casi di conflitto, la forma promozionale, sostenuta da azioni dialogiche, è stata prevalente. In particolare, si è osservata la costruzione frequente delle seguenti componenti del dialogo: Distribuzione equa della partecipazione: grazie all azione dell operatore, ogni destinatario ha avuto uguali possibilità di esprimere la propria opinione. Mancanza di aggressività nell azione: l operatore ha parlato con tranquillità per favorire la comprensione di tutti i destinatari. Rispetto del punto di vista altrui: l operatore ha rispettato i punti di vista dei de-stinatari, anche quando non era d accordo con loro.

29 Connotazione positiva ed apprezzamento: anche quando non era d accordo con i destinatari, l operatore ha dato importanza agli aspetti positivi delle azioni e ha apprezzato i diversi contributi. Azione a-valutativa: l operatore non ha formulato giudizi sui destinatari quando non era d accordo con loro. Ascolto: l operatore ha posto l attenzione sulle azioni dei destinatari, invitando a prenderle sul serio. Reframing attraverso feedback: l operatore ha riformulato la prospettiva dei de-stinatari per verifi care la propria comprensione.

30 Feedback sulla percezione: l operatore ha chiesto ai destinatari che cosa prova-vano nella comunicazione (non si è però mai verifi cato un vero e proprio monitoraggio della percezione). Manifestazione di fiducia: l operatore ha evidenziato di credere alle affermazioni dei destinatari sulle loro motivazioni o emozioni.

31 CONCLUSIONE Comunicazione Efficace La comunicazione ha infatti un ruolo centrale nel conflitto. La comunicazione non è solo un semplice meccanismo che permette la trasmissione di informazioni da un emittente ad un ricevente ma, in sé, contiene una connotazione più profonda. Essa è un atto di cooperazione in cui i singoli costruiscono insieme la realtà. Comunicare rende partecipi gli altri della propria visione della vita. La comunicazione sviluppa la capacità cognitiva e interpretativa della realtà e, per questo, può essere definita come un processo che crea significati.

32 Referenza Bibliografica Deutsch Morton (2002), Social Psychology s Contributions to the Study of Conflict Resolution, Negotiation Journal, 18, p La gestione dialogica del conflitto: analisi di una sperimentazione con bambini e preadolescenti, IerveseVittorio e Baraldi Claudio, 2006 Editrice La Mandragora. Partecipazione e cooperazione interculturale tra adolescenti, relator Baraldi Claudio, Caiti Roberta

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