REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO. dott. Salvatore NOTTOLA Presidente. dott. Luigi IMPECIATI Consigliere relatore

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1 Sent. N.1707/2011 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE LAZIO composta dai seguenti magistrati: dott. Salvatore NOTTOLA Presidente dott.ssa Chiara BERSANI Consigliere dott. Luigi IMPECIATI Consigliere relatore ha pronunciato la seguente SENTENZA nel giudizio di responsabilità iscritto al n /R del registro di Segreteria promosso dal Procuratore Regionale nei confronti del signor Maurizio PICA, rappresentato e difeso dagli avv.ti Giuseppe Dall Ozzo e Fiammetta Orsi, presso il cui studio in Roma, via Dandolo n. 27 è elettivamente domiciliato; visto l atto di citazione del Procuratore Regionale presso questa Corte depositato il 9 maggio 2011; esaminati gli atti ed i documenti di causa uditi, nella pubblica udienza del 25 ottobre 2011, con l assistenza del segretario dott.ssa Daniela MARTINELLI, il relatore dott. Luigi IMPECIATI, il P.M. in persona del Vice Procuratore Generale dott. Massimiliano MINERVA e l avv. Giuseppe DALL OZZO per il convenuto. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO La Procura regionale ha evocato in giudizio il sig. Maurizio PICA ritenendolo responsabile di un danno causato alla Pomezia Servizi s.p.a, per euro ,15. Espone il Requirente che, a seguito dei risultati di una verifica amministrativo-contabile effettuata dall ottobre al dicembre 2007 dal Ministero dell Economia e delle Finanze, nel corso

2 della quale sarebbero emerse irregolarità e disfunzioni, aveva disposto accertamenti istruttori all esito dei quali era emerso l asserito abuso, da parte dell odierno convenuto, di una carta di credito aziendale, utilizzata per effettuare pagamenti per soggiorni all estero e in Italia, acquisto di biglietti aerei e spese varie, nonché la sottoscrizione, quale Presidente della società ma senza alcuna autorizzazione da parte degli organi societari, di un contratto di leasing per una vettura dallo stesso esclusivamente utilizzata. Invitato con rituale atto a fornire le proprie deduzioni il sig. PICA, nell atto scritto e nel corso della sua audizione personale, ha contestato, in primo luogo, la giurisdizione di questa Corte e la sussistenza di qualsiasi responsabilità, ma il P.M. ha ritenuto di dover emettere l atto di citazione oggi in esame sulla base del convincimento che, in via preliminare, non possa dubitarsi del potere di ius dicere di questa Corte nella fattispecie rassegnata, fondato su consolidata giurisprudenza che ha puntualmente citato, richiamando quelli che, a suo avviso, erano i passaggi motivazionali più significativi, nonché la disposizione di cui all art. 16 bis della legge n. 31/2008 che avrebbe confermato l indirizzo giurisprudenziale condiviso dallo stesso P.M.. Non dubita, infatti, il Requirente, della natura sostanzialmente pubblicistica della società Pomezia Servizi, definita come ente strumentale del Comune di Pomezia sia per l oggetto sociale che per la sua genesi e la concreta attività sistematicamente allocata nell alveo dei contratti di servizio in favore dell Ente locale. In merito al comportamento addebitato, il Requirente ne sostiene l illiceità, stante la mancanza di qualsiasi attinenza tra spese sostenute e attribuzioni e mansioni del sig. PICA, quale Presidente della società, con particolare riferimento alle norme legittimanti il possesso e l uso di una carta di credito aziendale e la possibilità di sottoscrivere, come avvenuto, contratti di leasing: tutte condotte tenute in dispregio di elementari regole di diligenza. Ma il Requirente, oltre ad esprimere il convincimento della sua responsabilità amministrativa, ritiene che, quale consegnatario di una carta di credito aziendale, il dott. PICA può essere qualificato come agente contabile e, quindi, il suo comportamento debba essere vagliato ai

3 sensi dell art. 74 R.D. n. 1214/34 e norme correlate. In conclusione ritiene ampiamente dimostrata la sussistenza degli elementi fondanti la responsabilità e, in particolare, anche di quella contabile in relazione all indebito utilizzo della carta di credito aziendale e ne chiede la condanna al pagamento, in favore della Pomezia Servizi s.p.a., della somma di ,15, oltre accessori di legge e spese di giudizio. Il sig. PICA si è costituito con il patrocinio degli avv.ti Giuseppe Dall Ozzo e Fiammetta Orsi. Nella comparsa di costituzione i difensori eccepiscono, in via pregiudiziale, il difetto di giurisdizione di questa Corte in quanto, a loro avviso e secondo quanto affermata dalla Suprema Corte di Cassazione nella decisione n del , la cognizione spetterebbe al giudice ordinario trattandosi di società avente personalità giuridica di diritto privato. In via preliminare, eccepiscono la prescrizione del presunto danno, in toto in relazione alla data di deposito dell atto di citazione rispetto alla data di addebito delle spese effettuate con la carta di credito, oppure parzialmente ove il dies ad quem dovesse essere individuato in quello di notifica dell invito a dedurre. Uguale prescrizione si eccepisce in esito al danno derivante dalla stipula del contratto di leasing dell autovettura. Quanto, più propriamente, alla sostanza dell addebito mosso, la difesa ne contesta la fondatezza e la genericità poiché l atto introduttivo non indicherebbe i documenti sulla base dei quali è fondata l accusa. Nello specifico, sostenuto che la carta di credito aziendale sarebbe strumento ordinario e non eccezionale per effettuare le spese inerenti la carica, si critica che il P.M. non avrebbe indagato sulle ragioni di differenziazione tra spese legittime e illegittime, atteso che la stessa società ritiene di poter indicare in ,44 gli importi non giustificati. Lo stesso prospetto della società, poi, avrebbe omesso di indicare gli importi oggetto delle trattenute operate sulla busta paga del dott. PICA.

4 Quanto all autovettura aziendale si assume che la stessa sia stata riconosciuta dal CdA, con delibera del , autovettura aziendale. La stessa difesa ritiene, inoltre, che manchi del tutto il necessario elemento soggettivo della colpa grave nonché il danno contestato, trattandosi di spese effettuate dal convenuto nell esercizio delle sue funzioni e, in ogni caso, la società avrebbe già trattenuto sulle buste paga dello stesso le spese non riconosciute come legittime. Si chiede, pertanto e in conclusione, l accoglimento delle eccezioni poste e, nel merito, l assoluzione del dott. PICA per difetto di prova e infondatezza della pretesa. In via subordinata espungere dal danno contestato le somme prescritte e quelle trattenute in busta paga nonché applicare il potere riduttivo. Nella discussione dibattimentale, limitata dal Presidente alle sole questioni di merito, il P.M. si è, preliminarmente, opposto all eccezione di prescrizione sollevata dalla difesa avversaria e, in relazione ai fatti contestati, ha evidenziato che trattasi di spese non espressamente autorizzate dalla società danneggiata, come rilevato anche dal Collegio Sindacale. E questo vale sia per l utilizzo indebito della carta di credito che si connette, a suo avviso, ad ipotesi di responsabilità contabile, sia per la sottoscrizione del contratto di leasing dell autovettura, mai previamente autorizzato. Ha concluso confermando la richiesta di condanna del convenuto. L avv. Dall Ozzo, nel riportarsi alla memoria di costituzione per la questione di giurisdizione e l eccezione di prescrizione, ha opposto l insussistenza di qualsiasi danno in quanto le spese non autorizzate sarebbero state recuperate dalla società mediante trattenute sugli stipendi. Nessun danno deriverebbe poi, come affermato anche dalla stessa Pomezia Servizi s.p.a. dal contratto di leasing. Su richiesta del Collegio ha affermato che nei confronti del convenuto non è mai stata, ad oggi, avviata azione di recupero coattivo delle somme asseritamente dovute. MOTIVI DELLA DECISIONE Dev essere affrontata e decisa dal Collegio, in via assolutamente pregiudiziale rispetto

5 all eventuale valutazione, nel merito, della domanda attrice, la questione circa la sussistenza o meno, in capo a questa Corte, del potere di ius dicere nella fattispecie portata all odierna cognizione. La difesa del convenuto esprime il proprio contrario convincimento in base alla considerazione che il danno presuntivamente cagionato dal dott. PICA sia stato prodotto avverso il patrimonio di un soggetto giuridico di diritto privato, ancorché con patrimonio sociale partecipato da un Amministrazione pubblica, come tale assoggettato alla comune disciplina codicistica e all azione dei soci dinanzi al giudice ordinario. Questo Collegio, condividendo, al contrario, la costruzione offerta dalla Procura erariale, ritiene che questa Corte sia pienamente attributaria della giurisdizione nella fattispecie oggetto del presente giudizio. E questo per un duplice motivo: sia per l intrinseca natura giuridica della società che, pur con la veste formale di soggetto di diritto privato, assoggettato alle norme di cui al libro V del codice civile, è intestataria di specifiche, concrete funzioni pubbliche e geneticamente collegata ad una investitura che trova in un regime speciale la propria fonte regolatrice; sia perché il soggetto ritenuto responsabile di danno erariale ha, col proprio comportamento, causato un danno al patrimonio pubblico in violazione della ragione stessa della partecipazione del Comune di Pomezia, cioè il perseguimento di pubbliche finalità istituzionali affidate alla società Pomezia Servizi s.p.a.. La difesa, a sostegno della propria tesi, richiama la sentenza n /09 delle Sezioni Unite Civili della Suprema Corte di Cassazione. Con la suddetta decisione la Corte di Cassazione si è dato carico di risolvere il problema relativo a quale statuto debba applicarsi, nei confronti di amministratori o dipendenti di una s.p.a. in mano pubblica, ritenuti autori di un danno al patrimonio sociale, ovvero se essi siano assoggettati alle comuni norme di diritto societario o se, invece, debbano rispondere secondo i parametri della responsabilità amministrativa (da accertarsi da parte del giudice contabile). E nota la soluzione cui sono pervenute, in quella fattispecie, le Sezioni Unite: il danno

6 inferto dagli organi della società al patrimonio sociale, che nel sistema del codice civile può dar vita all azione sociale di responsabilità ed eventualmente a quella dei creditori sociali, non è idoneo a configurare anche un ipotesi di azione ricadente nella giurisdizione della Corte dei conti: perché non implica alcun danno erariale, bensì unicamente un danno sofferto da un soggetto privato (appunto la società), riferibile al patrimonio appartenente soltanto a quel soggetto e non certo ai singoli soci pubblici o privati i quali sono unicamente titolari delle rispettive quote di partecipazione ed i cui originari conferimenti restano confusi ed assorbiti nell unico patrimonio sociale. Ma nella stessa occasione, con ordinanza n /09 la medesima Corte, pur in diversa composizione, ha ritenuto sussistere la giurisdizione della Corte di conti allorché si concretizzi un ipotesi parzialmente diversa, ovvero, anche se in presenza di una società avente formalmente veste giuridica di soggetto di diritto privato, essa possa essere assimilata ad un amministrazione pubblica, desumibile dal quadro normativo che le imprime caratteristiche peculiari. Le due pronunce, sulla cui traccia si è poi formato un chiaro indirizzo giurisprudenziale, hanno tra loro diversi elementi di contiguità, ancorché l esito possa far pensare ad una sorta di inconciliabilità. Nella decisione qui richiamata dalla difesa, relativa però ad una fattispecie radicalmente diversa dall attuale, quei Giudici hanno, nella parte motiva, più volte sottolineato come lo schermo societario si ponga come elemento di discrimine nel riparto di giurisdizione perché, in primo luogo, le società non perdono la loro natura di enti privati per il solo fatto che il loro capitale sia alimentato anche da conferimenti provenienti dallo Stato o da altro ente pubblico in quanto il modello giuridico-formale prescelto entra in tensione con il fenomeno economico sottostante, come non di rado accade proprio nel caso in cui lo Stato o altro ente pubblico assume una partecipazione in una società per perseguire in tal modo finalità di rilevanza pubblica. Quanto precede vale, ovviamente, nel caso in cui sia il soggetto giuridico società ad essere ritenuto responsabile di un danno erariale e non i suoi amministratori: integra rimane, perciò, la

7 distinzione tra la posizione della società partecipata e quella personale degli amministratori sicché nulla consente di riferire loro, sic et simpliciter, il rapporto di servizio di cui la società medesima sia parte (sent. cit.). Ma questo non esclude la configurabilità dell azione del procuratore contabile quando l amministratore o il componente degli organi di controllo della società partecipata dall ente pubblico abbiano, col loro comportamento, direttamente danneggiato il patrimonio di quest ultimo perché la presenza dell ente pubblico all interno della compagine sociale ed il fatto che la sua partecipazione sia strumentale al perseguimento di finalità pubbliche ed abbia implicato l impiego di pubbliche risorse non può sfuggire agli organi della società e non può non comportare, per loro, una peculiare cura nell evitare comportamenti tali da compromettere la ragione stessa di detta partecipazione sociale dell ente pubblico o che possano comunque direttamente cagionare un pregiudizio al patrimonio di quest ultimo (sent. cit.) Una prima, evidente, conclusione che si può trarre dalla pronuncia suddetta è che la partecipazione dello Stato o di altro ente pubblico al capitale sociale di una società disciplinata dal libro V del codice civile non dà titolo, per questo solo fatto, ad un attrazione della responsabilità sociale nell alveo della responsabilità amministrativa; quest ultima potrà ravvisarsi allorché il rappresentante del socio pubblico ometta di tutelare, con idonea azione, l integrità della partecipazione erariale nel capitale sociale. Ma anche un altra conclusione può trarsi dalla medesima sentenza (e dall ordinanza n /09 della stessa Suprema Corte): la responsabilità amministrativa deve essere rinvenuta allorchè non di società assoggettata al diritto privato può parlarsi ma quando, anche indipendentemente dalla partecipazione totalitaria del capitale (Corte Cass. SS.UU.CC. n /11), si sia in presenza di società di diritto speciale, soggetta ad un regime normativo che, al di là della veste esteriore di società azionaria, valga ad assimilarla ad un vero e proprio ente pubblico, di modo che l amministratore ivi designato dal soggetto pubblico partecipante possa definirsi un incaricato da esso di svolgere una funzione inerente ai suoi compiti istituzionali.

8 La qual cosa rientra, pienamente, nell alveo giurisprudenziale tracciato, da tempo, dalla stessa Suprema Corte, che ha concluso per l irrilevanza dell appartenenza o meno del soggetto ritenuto responsabile di danno alla pubblica amministrazione e della natura (contrattuale o extracontrattuale) del rapporto instaurato privilegiando, invece l assoluta rilevanza del suo inserimento nell organizzazione funzionale dell ente pubblico (Corte Cass. SS.UU.CC. n /09 e giurisprudenza ivi richiamata), tanto da farne un compartecipe dell amministrazione attiva. Detto questo, va allora verificato se la Pomezia Servizi s.p.a. rappresenti una tipica società per azioni disciplinata dalle norme di diritto privato e al c.d. statuto dell imprenditore ovvero se, come affermato dalla Procura, essa effettivamente possa essere, ratione materiae, compresa tra i soggetti, anche privati, che svolgono comunque una funzione pubblica. Il Collegio è convinto, come già anticipato, che vi siano elementi per ritenere che la suddetta società rientri nella tipologia da ultimo indicata. Il Ministero dell Economia e delle Finanze, nella relazione sulla verifica amministrativocontabile eseguita, dal 22 ottobre al 7 dicembre 2007, ai sensi dell art. 60, commi 3 e 5 del D. Lgs. n. 165/2001, ha ricostruito la genesi della predetta società, nata quale trasformazione, ex art. 115, comma 2, del D.Lgs. n. 267/2000, dell Azienda socio-sanitaria speciale a sua volta derivante dalla trasformazione della Azienda farmaceutica municipalizzata -. Ha, altresì, evidenziato come dallo Statuto emergano chiari i settori operativi delineati dall oggetto sociale che, oltre a confermare l attività di gestione dell azienda farmaceutica comunale svolge, per conto del Comune, socio totalitario, attività tipiche da questi prima svolte e, ora, demandate esclusivamente alla nuova società, come la gestione dei servizi di illuminazione pubblica, il trasporto di disabili, il servizio di pulizia e manutenzione di edifici comunali, la riscossione di tasse ed altro. La normativa evocata dal Ministero dell Economia e delle Finanze è quella del titolo V del T.U.E.L. che disciplina la gestione dei servizi sociali, ai quali debbono provvedere gli enti locali (art. 112) ed il comma 5 dell art. 113 (ora abrogato dal d.p.r. n. 168/2010) prevedeva la possibilità

9 di affidare l erogazione dei servizi a società interamente partecipate sulle quali però l ente doveva esercitare un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi. La Pomezia Servizi s.p.a. poteva quindi definirsi una società in house, con la conseguenza che essa agisce come un vero e proprio organo dell Amministrazione dal punto di vista sostanziale (e, per questo, è richiesto il requisito del controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi dall amministrazione aggiudicatrice e della destinazione prevalente dell attività dell ente in house in favore dell Amministrazione stessa) (Cons. St. sez. V n. 7214/2010 ma anche n. 5620/2010). Lo stesso diretto, organico collegamento con l ente locale lo si ricava dall art. 5.3 dello Statuto ove si prevede che la società gestisca tali servizi e attività direttamente per conto del Comune di Pomezia. Il Collegio può affermare, sulla base di quanto precede, che la società Pomezia servizi s.p.a. deve ritenersi - in ragione dello schema normativo che ne ha disciplinato la costituzione e ne regola settori di attività e modalità di esecuzione per conto del Comune di Pomezia - che essa sia, come detto anche nei bandi di gara di cui è stata depositata copia, un ente strumentale dello stesso Comune e, come tale, partecipe, a pieno titolo, della funzione pubblica allo stesso affidata. Si tratta, a ben vedere, di una fattispecie sicuramente differente da quella scrutinata dalla Suprema Corte di Cassazione nella sentenza invocata dalla difesa del convenuto, con la conseguenza che i suoi amministratori, nominati dal socio unico, possono ritenersi, quali rappresentanti dello stesso, direttamente investiti della responsabilità di agire con quella particolare diligenza che, la stessa Suprema Corte lo ha richiamato nella sentenza n /09, sia idonea ad evitare che ogni comportamento illecito si riverberi direttamente sull ente pubblico. Il dott. PICA, quale Presidente del Consiglio di Amministrazione, ai sensi dell art dello Statuto, era un rappresentante di nomina pubblica e quindi, attraverso la sua azione all interno della società, doveva agire per preservare (e non ledere) la partecipazione del Comune al patrimonio sociale.

10 Egli, pertanto, secondo l avviso del Collegio, è a pieno titolo assoggettato a questa giurisdizione. Detto questo in via pregiudiziale, deve essere ora esaminata l eccezione di prescrizione formulata dalla difesa del convenuto. La difesa ritiene che per le spese elencate negli estratti conto della carta di credito il dies a quo della prescrizione vada ravvisato con la data di addebito mentre quello ad quem con quello di deposito dell atto di citazione ( ) o, in subordine, con la data del , di notifica dell invito a dedurre. Per quanto riguarda il contestato danno derivante dalla stipulazione del contratto di leasing dell autovettura di servizio, ritiene che il dies a quo sia quello della sottoscrizione del relativo negozio ( ), con relativa maturazione della prescrizione in entrambi le ipotesi di individuazione del dies ad quem. Il Collegio, prima di procedere ad una disamina delle singole spese e dell eventuale responsabilità del dott. PICA deve ribadire quello che è un costante e ormai consolidato indirizzo interpretativo di questa Corte, ossia che il danno deve ritenersi, nel concreto, causato solo al momento dell effettivo depauperamento del patrimonio pubblico in forza di atti obbligatori o precettivi oppure di sentenze dotate di intrinseca esecutività che non possono, pur avendo in loro gli elementi giustificativi di una possibile spesa, definirsi lesivi delle pubbliche finanze in quanto tale connotazione rimane confinata, sino al momento del materiale pagamento, nell alveo di una volontà esecutiva non estrinsecata. Sul punto valga quanto deciso dalle SS.RR. di questa Corte nelle decisioni n. 7/QM/2000 e n. 14/QM/2011 e altre ivi richiamate. E allora non può accogliersi, in linea generale, quanto dedotto dalla difesa circa l individuazione del dies a quo, da un lato nella data di addebito delle spese e, dall altro, nella data di stipula del contratto di locazione a lungo termine. Non può accogliersi, il primo parametro, perché l elencazione della spesa negli estratti conto

11 della carta di credito non poteva, per questo solo fatto, integrare la perfetta (ed esaustiva) rappresentazione di una spesa illecita ma il momento di consumazione del danno va ravvisato nella mancata giustificazione di quell esborso attraverso la presentazione di documentazione amministrativa idonea a supportarne il legale discarico. Solo con la percezione dell effettiva effettuazione di una spesa non riconducibile ad attività di servizio e, quindi, con l utilizzo illecito di una somma di denaro anche sotto forma di plastic money si può far decorrere, ai sensi dell art c.c., il termine prescrizionale e misurare l inerzia del creditore. Lo stesso valga per il contratto di locazione dell autovettura c.d. di servizio, in quanto, a fronte della sua dedotta sottoscrizione illecita, il depauperamento effettivo deve essere ragguagliato al momento del pagamento di ogni singola rata del canone e, quindi, con l apprezzamento di singoli e distinti termini prescrizionali. Fatta questa premessa, deve dirsi che il Collegio ritiene corretta la prospettazione del Requirente circa la natura di agente contabile di colui che ha, nella sua disponibilità, una carta di credito aziendale. Vanno condivise, in tal senso, le argomentazioni poste dal Requirente nel suo atto introduttivo, nel quale ha fatto riferimento alle disposizioni recate dal R.D. n. 2440/23 e del regolamento di cui al R.D. n. 827/24 che disciplinano attività e, soprattutto, responsabilità dell agente contabile per diritto e di fatto, accomunati dalla risultanza di aver avuto a propria disposizione denaro pubblico che, per finalità normativa, deve essere destinato al solo soddisfacimento di esigenze della collettività e non personali. La disponibilità di pubblico denaro, comporta quale sua primaria conseguenza, quella di doverne rendere il conto e, in ultimo, averne il legale discarico solo con il supporto di una corretta procedura di autorizzazione alla spesa e la dimostrazione della sua effettuazione secondo i parametri e le finalità legali. Questo è il paradigma che doveva ispirare l azione del dott. PICA ma, nello specifico,

12 questo non è avvenuto per quanto si dirà in relazione alle spese effettuate usufruendo della carta di credito aziendale. Il Collegio, seguendo l orientamento giurisprudenziale di questa Sezione, confermato in appello, ritiene che il possesso e uso di tale strumento di pagamento sia perfettamente omologabile al maneggio di denaro dell ente di appartenenza o, comunque, rientrante tra le disponibilità finanziarie pubbliche. Tale equiparazione trova fonte e ratio, se non altro, proprio dalla disciplina normativa di tale mezzo (art. 5 del D. Lgs. n. 82/2005 e, in precedenza, art. 1, commi 47/53 della legge n. 549/95) che impone il rispetto di rigide formalità per il legale discarico delle spese effettuate ricorrendo alla carta di credito (vedi Sez. Giurisd. Lazio n. 957/2009). Orbene, come evidenziato dalla relazione ministeriale e dalla stessa società, non si rinviene in atti (né è stata depositata dal dott. PICA) alcuna documentazione relativa al legittimo uso di tale mezzo di pagamento, con relativa obliterazione del dovere dell agente contabile di rendere il conto delle spese sostenute, alcune davvero inverosimili rispetto alle funzioni espletate e grossolanamente giustificate dal PICA nella relazione inviata al Ministero dell Economia e Finanze in base a considerazioni di nessuna consistenza giuridica. L uso della carta di credito, poi, risulta illecito anche dal punto di vista genetico poiché, come affermato dalla stessa società, non risulta che il relativo contratto sia stato preceduto da autorizzazione da parte dell apposito organo consiliare. Appare, pertanto, questo un segno evidente del radicato convincimento del dott. PICA (attuato anche in relazione alla sottoscrizione del contratto di leasing), di poter operare al di fuori non solo delle regole comuni che disciplinano la vita societaria con idonea differenziazione tra poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione ma anche di quelle discendenti dall essere rappresentante di un ente pubblico; quindi, in teoria, di dover impostare sempre e comunque la propria azione al soddisfacimento del bene collettivo attraverso comportamenti trasparenti, senza indebite commistioni tra pubblico e privato, piegando il primo a soddisfacimento di propri egoistici

13 fini. Il riscontro a quanto precede è nelle cose: il dott. PICA non è stato in grado pur dicendosi, con sufficienza, convinto che siano congrui gli estratti conto di giustificare una sola spesa. Quanto poi alla prospettazione della difesa che propende per un inesistenza del danno derivante dall avvenuto rimborso delle spese personali effettuate pel tramite della carta di credito aziendale, vi è da dire che tale costruzione non è condivisibile. Richiama a tale fine le trattenute effettuate dalla società sulle buste paga dell amministratore in taluni mesi ma il Collegio ritiene che esse non siano assolutamente probanti per due ordini di motivi. Il primo è che sui prospetti-paga si parla genericamente di trattenute in acconto, prive di specifica causale che, anche in sede di contenzioso, avrebbe potuto essere adeguatamente sanata ad esempio - da idonea certificazione della società, evidentemente non richiesta dal convenuto. Né, a tal fine, risulta restituita volendo seguire la stessa impostazione difensiva - la somma utilizzata, per scopi personali (viaggio in Irlanda) perché gli allegati alla nota depositata presso la Procura enunciano, soltanto, l intenzione di recuperare la somma sullo stipendio di settembre 2006 (lettera del direttore generale del ) ma tale recupero non risulta, per tabulas, effettuato. Altro motivo della mancanza di possibile condivisione è che la società ha formalmente contestato anche se poi non vi ha dato formale seguito per ragioni che suscitano perplessità in questo Collegio - l esistenza di un credito derivante dall illiceità delle spese sostenute dal dott. PICA: cosa che non avrebbe ragion d essere ove il dott. PICA avesse rifuso le spese private indebitamente sostenute. Le stesse, pertanto, vanno ascritte a responsabilità dello stesso, ad eccezione di quelle effettivamente pagate in epoca anteriore al quinquennio precedente la data di notifica dell invito a dedurre (28 gennaio 2011), pari ad. 963,64, come rilevato dagli ultimi due allegati alla nota della Pomezia servizi s.p.a. del essendo, al riguardo, maturata la prescrizione.

14 Questo perché manca, con riferimento a diverso e successivo termine, la prova della percezione da parte della società dell illiceità della spesa in epoca posteriore al ricevimento dell estratto conto cosicché è a tale termine che deve presumersi, iuris tantum, la conoscibilità del comportamento dannoso. La stessa responsabilità amministrativa deve ascriversi al dott. PICA per quanto riguarda il costo sostenuto dalla Pomezia servizi s.p.a. in ragione della sottoscrizione del contratto di leasing, effettuata al di fuori non solo dei poteri di ordinaria amministrazione ma all insaputa della stessa società che solo successivamente, con decisione del Consiglio di Amministrazione del , presieduto dallo stesso convenuto, ha deliberato di destinare la vettura ad uso aziendale, richiedendo al Presidente il rimborso di tutti i costi fino ad allora sostenuti (il contratto era stato stipulato oltre un anno prima), con impossibile condivisione dell affermazione difensiva che trattavasi sembrerebbe ab origine di autovettura aziendale mentre, in realtà si trattava di un automezzo utilizzato esclusivamente dal PICA per fini egoistici e con addebito delle spese all azienda. Quanto alla sussistenza dell elemento soggettivo il Collegio reputa che lo stesso, anche per la sua personale, pregressa esperienza, abbia avuto effettiva e piena consapevolezza dell illiceità dei comportamenti adottati, che ha tentato di giustificare ex post con affermazioni dalle quali traspare una fastidiosa insopportabilità a dover dare dimostrazione di un modus agendi che, con tutta evidenza, deve aver ritenuto consono alla carica rivestita. Alla luce di quanto precede deve dirsi che, secondo il convincimento del Collegio, il dott. PICA deve essere dichiarato responsabile del danno causato in relazione alle spese descritte negli atti depositati ed effettuate, quanto ad ,80 mediante utilizzo di carta di credito ed ,71 in relazione ai canoni di leasing dell autovettura, con conseguente condanna del medesimo a restituire alla società la somma complessiva di ,51, oltre rivalutazione monetaria dal dì di ogni singolo pagamento degli estratti conto o dei ratei di leasing sino al deposito della presente decisione, dal quale decorreranno interessi legali sino al soddisfo.

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