SINDACATO DELLE FAMIGLIE

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Roma, 19 febbraio 2015 SINDACATO DELLE FAMIGLIE Audizione presso la Commissione Giustizia del Senato nell'ambito dell'esame dei disegni di legge nn. 14 e connessi in materia di disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili Il Sindacato delle famiglie ringrazia il Presidente della Commissione Affari e Giustizia del Senato On. Nitto Palma per aver invitato l associazione a prendere parte al dibattito in corso riguardo alla regolamentazione delle unioni civili. Il Sindacato delle Famiglie è un associazione iscritta al Registro delle Organizzazioni di Volontariato che si propone di promuovere, nell ambito di quanto previsto dalla Costituzione Italiana, l istituto delle famiglia quale soggetto sociale insostituibile per lo sviluppo della società. L associazione tutela dunque la famiglia difendendone e promuovendone i diritti a livello politico, sociale, culturale ed economico. Intende inoltre rappresentare le famiglie presso enti pubblici e privati, nonché nell ambito del potere legislativo, al fine di rendere la famiglia un interlocutore essenziale nell ambito dei procedimenti legislativi innovativi che la riguardano. PREMESSA La famiglia è la cellula fondamentale della società, nucleo originario che custodisce le radici più profonde della nostra comune umanità, deputata alla crescita ed educazione delle nuove generazioni, fonte di coesione sociale e fondamento di una modalità di rapporti consolidati da una tradizione millenaria. Il matrimonio tra un uomo e una donna è per la società un istituto del diritto e come tale implica assunzione di responsabilità e doveri. L URGENZA DI POLITICHE FAMILIARI 1

Oggi sono quanto mai necessarie ed urgenti vere politiche familiari che sappiano investire sulla famiglia quale risorsa della società e del Paese. Nell attuale condizione di crisi che stiamo attraversando, la famiglia si è rivelata una risorsa in grado di ammortizzare le difficoltà economiche e occupazionali che attanagliano il Paese da quasi un decennio. Non è infatti un caso che il tessuto sociale italiano, dove la famiglia riveste un ruolo e una rilevanza fondamentale, sia rimasto compatto e abbia dimostrando caratteri di insperata vitalità. Per questo motivo, piuttosto che tentare di tracciare la mappa di nuovi diritti (quasi sempre senza corrispondenti doveri), prendendo ad esempio legislazioni di altri paesi che non hanno la nostra storia e la nostra cultura inutile sottolineare che l Italia costituisce un unicum da preservare e della cui storia andare orgogliosi sarebbe stato più utile e prezioso un intervento a favore di ciò che già esiste e ha mostrato di essere una risorsa imprescindibile per la coesione sociale ed economica, tramite a titolo di esempio la realizzazione di politiche fiscali in grado di incentivare le nascite (sgravi fiscali, defiscalizzazioni, fattore famiglia etc.). È appena il caso di ricordare che l Italia, secondo i dati ISTAT 2014, è tra gli Stati che detengono il record negativo delle nascite: non accorgersi che questa sia la vera emergenza del nostro Paese è, ad avviso di chi interviene, il vero vulnus dell attuale dibattito politico. LE UNIONI DI FATTO: LA TENTAZIONE DI APPLICARE SCHEMI PRESI A PRESTITO DA STATI (E CULTURE) STRANIERI Fatte queste necessarie premesse, il Sindacato delle Famiglie non intende sottrarsi all attuale dibattito politico circa la regolamentazione dei diritti e dei doveri nascenti da rapporti affettivi diversi e non accostabili alla realtà della famiglia: la convivenza di persone di sesso diverso, e quelle di persone dello stesso sesso. Partiamo da un presupposto che pare assodato, ma che è bene ribadire: i diritti individuali devono essere garantiti a tutti, indipendentemente dallo status personale di ciascuno. Questo principio, per essere effettivo, deve però essere correttamente declinato: la parola diritto ha come contenuto e presupposto una situazione meritevole di tutela, che paragonata ad una fattispecie analoga deve essere trattata in maniera analoga. È un principio logico, prima ancora che giuridico, quello per cui situazioni diverse, devono essere trattate in maniera differente: allo stesso modo, istituti giuridici e sociali diversi, come famiglia e convivenza, devono essere regolamentati in modo differente e non possono essere assimilabili, pena lo snaturamento degli istituti stessi. 2

È sbagliato pertanto adottare un approccio analogico tra matrimonio e convivenza, sulla sola considerazione che ci si trova di fronte a rapporti di affetto tra due persone. La relazione familiare fondata sul matrimonio e riconosciuta dalla Costituzione (art. 29) si basa su due fattori, la differenza sessuale dei coniugi e la stabilità del vincolo. L attuale corpus normativo sulla famiglia si è andato creando sul presupposto e sulla garanzia di certezza e di stabilità del rapporto che comporta, e soprattutto per la serietà dell impegno reciproco che gli sposi assumono dinnanzi alla legge e all intera comunità, come tale non revocabile unilateralmente. Trattare l istituto della famiglia alla stessa stregua di una realtà in evoluzione come quella delle coppie di conviventi, senza peraltro distinguere tra coppie di sesso diverso e quelle dello stesso sesso, significa applicare l analogia a realtà profondamente diverse. ANALISI DEL DISEGNO DI LEGGE: PERCHÉ È SBAGLIATO NEL METODO E NEL CONTENUTO Se da una parte l obiettivo, che il Sindacato delle Famiglie condivide, è quello di tutelare situazioni di fatto tra conviventi che si sono create nel tempo, dall altra detta aspirazione non legittima l attuale Legislatore a stravolgere il sistema normativo e giuridico, che riconosce a due coniugi che hanno contratto vincolo matrimoniale determinati diritti e doveri. Quello che invece purtroppo emerge dal disegno di legge in dibattito, è che l obiettivo sia non tanto tutelare posizioni giuridiche che necessitano di una regolamentazione, quanto piuttosto creare un nuovo istituto, quello della convivenza, da affiancare al matrimonio, del tutto simile a quest ultimo, ma con meno vincoli e meno doveri. Già dalle prime proposte si capisce che l obiettivo è quello di applicare per analogia le disposizioni che il codice prevede per l istituto del matrimonio anche alla convivenza (che istituto non è): l art. 2 del DDL propone di modificare l art. 143-bis cod. civ., al fine di consentire che la coppia di conviventi possa adottare un cognome comune: sintomatico è l uso delle parole: le parti dell unione civile tra persone dello stesso sesso stabiliscono il cognome della FAMIGLIA. Allo stesso modo viene fatto un rinvio generico alla legge sull affidamento dei minori ad una famiglia (L. 4 maggio 1983, n. 184), applicando un istituto, quello dell affido familiare, anche a persone conviventi dello stesso sesso, in aperto contrasto con le attuali disposizioni normative in materia. Il secondo e il terzo comma dell art. 3 del medesimo DDL presenta profili ancora più invasivi sul sistema giuridico. Si propone: 3

(i) (ii) di equiparare persone dello stesso sesso a familiari del convivente (comma 2) e che tutti i testi normativi che disciplinano disposizioni sui coniugi si riferiscano senza alcuna distinzione anche alle persone conviventi (quindi anche a quelle dello stesso sesso), con tutto ciò che ne può conseguire. L art. 4 del DDL impatta pesantemente sul diritto successorio: concordiamo con quanto espresso dal Forum delle Associazioni Familiari circa i dubbi sulla legittimità di una previsione simile. Anche in questo caso ci troviamo di fronte all uso di un istituto, quello della successione, che è stato previsto dal Legislatore al fine di garantire la continuità patrimoniale e tutelare i figli, premiando la stabilità e la rilevanza pubblica che i legami familiari assicurano. Proporre di trasmutare in blocco la disciplina della successione del diritto di famiglia a chi ha scelto un vincolo di mera convivenza, significa stravolgere la ratio dell istituto della successione. Piuttosto, se il fine è garantire che il convivente abbia a godere di quanto in vita ha condiviso con il proprio compagno, è più idoneo allo scopo stabilire forme contrattuali in grado di soddisfare detta aspettativa. Da ultimo, siamo contrari all estensione del diritto alla pensione di reversibilità: non è un diritto individuale, ma proprio della famiglia. Non si può stravolgere la ratio dell istituto, che è quella di tutelare una progettualità comune e non precaria propria solo del matrimonio. IL NOSTRO CONTRIBUTO ALL AFFRONTO DI QUESTI TEMI Vorremmo chiarire un punto che vale la pena sottolineare. Non abbiamo schemi precostituiti, o posizioni arroccate e discriminatorie da difendere. Preferiamo tutelare le persone piuttosto che le idee. Allo stesso tempo, vogliamo salvaguardare la possibilità di vivere un esperienza, quella della famiglia, che ha dato prova di essere luogo di edificazione umana della persona, e che non deve essere sminuita da tentativi errati di equiparazione. Se sposarsi o non sposarsi comporta gli stessi diritti, è ovvio che sarà incoraggiata una scelta di minor responsabilità e di minor tutela dei soggetti più deboli. Per questo motivo, piuttosto che ingenerare confusione, creando nuovi istituti sul modello familiare, riteniamo più opportuno lavorare sui diritti individuali tra persone: detti diritti, senza interferire con il corpo normativo dedicato alla famiglia, possono garantire adeguata protezione con accordi privati, anche di natura patrimoniale (ad esempio, si potrebbero trovare altre forme di garanzia per la successione ereditaria al fine di tutelare il partner di una coppia di fatto). Su questo terreno siamo disponibili a collaborare fattivamente per colmare eventuali lacune legislative, anche tramite la creazione di nuovi strumenti idonei allo scopo. 4

Ci auguriamo che il Governo in carica sia garante di un reale dibattito tra le forze politiche e le differenti sensibilità presenti, evitando di stravolgere le norme ordinarie e costituzionali che regolano un istituto, quello della famiglia, alla base del nostro benessere economico, sociale e culturale. 5