Virginia Woolf GITA AL FARO

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Virginia Woolf GITA AL FARO

introduzione di VIOLA PAPETTI traduzione di LUCIANA BIANCIARDI 1995 R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A., Milano 1998 RCS Libri S.p.A., Milano ISBN 88-17-15205-6 Titolo originale dell opera: TO THE LIGHTHOUSE prima edizione BUR Superclassici: febbraio 1995 quarta edizione BUR Superclassici: febbraio 2000 NOTE DI COPERTINA Gita al Faro nasce dal ricordo e dal rimpianto di un infanzia felice, protetta da madre e padre, allietata da fratelli e sorelle, nella casa delle vacanze al mare. Virginia Woolf scrive questa elegia mentre sta leggendo Proust, forse in gara con lui. Progetta il libro in tre parti: alla finestra del salotto, uno stacco temporale di sette anni, la gita al Faro che finalmente è compiuta dal padre, ormai vecchio, e dai due figli ormai adolescenti. La madre è morta. Della terribile guerra che intanto è accaduta non parla: è il suo modo di condannarla. Inserisce nel quadro un alter-ego di se stessa, Lily Briscoe, una pittrice che vorrebbe fissare sulla tela la bellezza misteriosa e appassionante della madre, la signora Ramsay, e vi riuscirà solo alla fine, nello stesso momento in cui l autrice stessa finisce la sua scrittura. Nel diario ne parla come di un processo di gestazione, faticoso e doloroso, un parto. Ha dovuto districare dentro di sé i sentimenti, spezzare il codice genetico: quanto è dovuto alla madre e quanto al padre. «È uguale a un doloroso però eccitante processo di natura, che si desidera follemente di portare a termine.» La figlia è rinata come scrittrice. Virginia Woolf (1882-1941) occupa un posto di rilievo nella narrativa inglese. Tra le sue opere ricordiamo: La crociera (1913), Notte e giorno (1917), La signora Dalloway (1925), Orlando (1928), Le onde (1931), Tra un atto e l altro (1940). Scrisse anche saggi critici, molti dei quali furono raccolti nel Lettore comune (1925,1932). SOMMARIO Introduzione di Viola Papetti GITA AL FARO PARTE PRIMA La finestra PARTE SECONDA Il tempo passa PARTE TERZA Al Faro

INTRODUZIONE La finestra che dà il titolo alla prima sezione è quella del salotto nella casa al mare dei genitori di Virginia Woolf, a St. Ives, un isola delle Ebridi. «Ma questo tema rischia di essere sentimentale: il padre, la madre, la bambina nel giardino; la morte; in barca verso il faro» scrive nel diario. 1 La finestra della memoria si apre sul giardino paradisiaco dell infanzia: all orizzonte il mare. Sensazioni di colori e suoni, profumi, carezze dell aria e dell acqua che premono sulla pelle di Virginia bambina. In A Sketch of the Past (Una scena del passato) ricorda in prima persona quei momenti violenti di essere: rapimenti, estasi, orrori si inscenano nella casa dell infanzia che per lei, come per Walter Pater, è «corpo o tabernacolo terrestre» dell anima infantile, «casa di pensiero», e anche casa dei morti «in atto di gridare o picchiare alle porte con vane mani, quando veniva il vento, in cui si potevan distinguere i loro gridi come un interna nota più selvaggia».2 Dalla finestra di Talland House si guarda alla luna, al mare, al faro, alla terrazza con l urna di geranio rosso e dentro la casa: alla signora Ramsay con James sulle ginocchia, oppure alla cena serale mentre lei presiede alla tavola apparecchiata, insieme al marito, ai figli e alle figlie, agli ospiti i giovanotti adoranti che lei protegge e le ragazze con cui lui è galante, acceso, esigente. Ma la finestra intesa anche come spazio, movimento di apertura entro la visione in atto è anche lo stratagemma favorito della voce narrante per indicare l intervallo, a volte lo slittamento, tra il gesto che si compie e il veloce pensiero che già si stacca e muta. Le correnti profonde della psiche cavalcano turbolente sotto la superficie tranquilla del quotidiano, dilatano il tempo, insidiano non solo l atto, ma anche la parola. Davanti alla finestra è pronunciata la superba frase di apertura: «Sì, certo, se domani fa bel tempo, disse la signora Ramsay. Però dovrai essere in piedi con l allodola aggiunse» (p. 27), rivolgendosi a James, di sei anni, che desidera da tanto quella gita al faro. La promessa materna lo chiude in una speranza mal fondata esperienza cruciale dell infanzia impotente che sottopone la vittima a una condizione incerta, a una sevizia sicura, apre la via al brutale rifiuto del padre, il quale emette l interdetto: «Ma disse suo padre, fermandosi davanti alla finestra del salotto non sarà bello». Lui è la ragione, la verità, il giudizio. Alto, magrissimo, con l occhio stretto azzurro e saettante da lucertola, preclude al figlio anche la vista del faro. È un eroe, un narciso, un insopportabile tiranno, un ridicolo esibizionista, come Leslie Stephen, il noto filosofo padre di Virginia. Lui è al centro del racconto come della vita dei figli. Virginia lo ricorda mentre «siede in barca recitando Periamo, ognuno da solo e intanto schiaccia uno sgombro agonizzante». Nella scena iniziale il faro, lui e James sono sulla stessa traiettoria. La madre, figura di attrazione e discordia, è a lato. Nella scena finale la scacchiera simbolica è mutata. Anni dopo la gita si compie e James, ormai un perfetto marinaio, fa attraccare la piccola barca sullo scoglio roccioso. Affronta il faro senza la mediazione paterna. «Ecco com era, pensò James, il Faro,

che per tutti quegli anni avevano visto attraverso la baia: era una torre nuda su una roccia deserta. Era soddisfatto» (p. 253). Il complesso edipico è risolto: James si insedia nella tradizione patriarcale, ne assume lo stile e il vigore. Il padre, sempre uguale a se stesso, sublime e ridicolo, è un re Lear bello e penoso, amato e odiato. La madre è morta, e al suo posto c è la piccola Cam, divisa emotivamente tra l autorità e l attrazione del fratello e la pietà e l attrazione del padre, incantata dalle onde materne, irretita in un ricordo acquatico precedente alla nascita e resuscitato nella memoria troppe volte. «Tutt intorno c erano le onde, che si sollevavano e ricadevano, con un ciocco che rotolava su un onda; un gabbiano che ne cavalcava un altra. In quel punto, pensò immergendo le dita nell acqua, era affondata una nave e mormorò, sognante, mezzo addormentata, come perimmo, ciascuno da solo» (p. 240). LA SCENA DELLA MEMORIA Nel giardino dell infanzia si apprende per simboli giganteschi, surreali. Il ricordo li recupera e non li spiega, ne rispetta le dimensioni e la materia, la speciale visibilità, l incombenza. Il dramma edipico che si recita intensamente e imprevedibilmente li colora di tinte avvampanti. Sono molti i simboli, come molti sono i personaggi che ruotano attorno alla coppia Stephen-Ramsay, chiamati a testimoniare della loro passione coniugale. Quando il vuoto si spalanca all improvviso tra moglie e marito, il signor Ramsay è costretto, di fronte a tutti, a ululare come un lupo mannaro il nome di lei per richiamarla a sé. La signora Ramsay per prima, e diversamente Cam e Lily Briscoe ossia Virginia bambina e adulta dicono il fascino e l orrore della sottomissione, del ritorno all uomo: amorosa resa o brutale estorsione o trionfo. L ombra di lui su di lei, di Ramsay sulla moglie, è ombra erotica, desiderante all estremo, inquieta in realtà ma sempre illusa, sedotta fino alla perdita momentanea ma ripetuta di sé in lei. Perdita fulminea e totale mentre lei con lui si perde in parte, perché si nutre e nutre costantemente altre piccole estasi. Lei si fa possedere, invita al possesso, lei si spende e si disfa sotto la furia o la supplica maschile. La signora Ramsay avrà una ragione speciale per cedere all incombente, selvaggio, signor Ramsay. Il sesso dei vittoriani era al tempo stesso esibito e nascosto, un mistero non emarginabile per figli e nipoti e pronipoti. Ma Virginia si è spinta fino alla soglia della camera nuziale: vuole capire la mappa del desiderio e del travestimento e dell evanescenza del desiderio nei genitori e, di riflesso, in se stessa. La signora Ramsay è una seduttrice: a una bellezza immobile e monotona lega un comportamento eccessivo e mosso, in qualche momento dolcemente dionisiaco, sempre libera, sempre superbamente diretta e avvolta da un silenzio fascinoso. Un eleganza scabra, essenziale, sua personale e non premeditata, la rivela affine al marito. Il suo scialle verde fende delicatamente l aria. Pende, zingaresco, dalla cornice dello specchio. Lì lo appende e da lì lo riprende nelle scene di passione. La signora Ramsay non può che esortare le persone a lei care al matrimonio, il tempio protetto, a volte la serra surriscaldata, della sessualità vittoriana. Quei padri fisicamente vitalissimi, come Leslie Stephen, o per citare un caso di poco precedente il padre di Hopkins, Manley, sono simili a tanti altri padri del tempo. Patriarchi alla Carlyle, che generavano e mantenevano agiatamente otto o nove figli solo i

maschi andavano all università, con mogli anche più vitali di loro, che subivano i parti a scadenze regolari, insegnavano ai figli, governavano la casa e assistevano i loro poveri. La madre di Virginia, Julia Duckworth Stephen, nelle vesti che la occultano e la tradiscono della signora Ramsay, è segnata dalla fatica della bellezza. Come un Elena vittoriana torna a casa dopo aver assistito al trapasso di moribondi che hanno chiuso gli occhi sulla bellezza di lei. È naturalmente ieratica. Il suo silenzio esige un azione rituale che la incornici. Tuttavia quel qualcosa di insondabile e calamitante che c è nella bellezza della signora Ramsay fa palpitare le donne attorno a lei su una soglia che non tutte sono capaci di varcare: né Cam, né Lily, votate a un altro destino. La vera erede della signora Ramsay è Minta, lei stessa, ma più giovane e insouciante, assai più sexy e sfacciata, col buco nella calza. La bellissima figlia Prue Stella, la sorellastra di Virginia non è sentita all altezza del compito di fascinazione che la madre-moglieamante esige sia ripetuto. La signora Ramsay rispetta, ama, accudisce ai simboli della mascolinità. Il calzettone marrone a cui lavora sin dalla scena iniziale, è presente anche in quella finale quando il marito, eccitato forse anche da Minta le chiede una dichiarazione d amore. «Ma lei non sarebbe riuscita a farlo; non sarebbe riuscita a dirlo. Poi, sapendo che la stava guardando, invece di dire qualcosa lei si girò, con il calzettone in mano, e lo guardò. E mentre lo guardava cominciò a sorridere, perché anche se lei non aveva detto una parola, lui sapeva» (p. 159). Non dice, ma fa credere e con sottile spostamento di senso dirige l immaginazione amorosa del marito, che può essere anche coltello, lama, scimitarra, becco adunco, ruota schiacciante per lei e i figli. La sua filosofia che si occupa di «soggetto e oggetto e natura della realtà» secondo Andrew può essere adeguatamente rappresentata da un grande tavolo da cucina «quando non è in cucina» (p. 49) un tavolo nocchiuto, severo, virtuoso, utile che abolisce il languore della sera estiva o la grazia del pero, installandosi lì, nella bellezza indifesa delle cose. Un vento di pericolo annuncia l arrivo del signor Ramsay, un sospiro di sollievo lo segue quando si allontana. La signora Ramsay si fa investire dall immaginazione maschile e la intensifica. Per Charles Tansley ha negli occhi le stelle e veli sui capelli, con ciclamini e viole e al petto stringe boccioli recisi, e tra le braccia agnellini caduti. A William Bankes sembra incongruo telefonare a una donna simile, greca, con gli occhi azzurri, il naso dritto. «Le Grazie riunite sembravano essersi date la mano in un prato di asfodeli per comporre quel volto» (p. 55). L altro ammiratore segreto, il vecchio poeta Augustus Carmichael, all improvviso inventa il rituale adatto a lei: in piedi con il tovagliolo bianco avanti a sé come veste sacerdotale, rende omaggio, cantando, all unica, alla rara Luriana Lurilee. Il terzo raggio del faro la cerca con dita d argento, tocca il vaso della sua femminilità. Lei è la Venus Speciosa, la dea del faro, e gli si fa incontro come a un amante. Nella seconda parte «Il tempo passa» Virginia Woolf modula una scrittura speciale, medianica, senza corpo e di conseguenza senza mimesi: «tutto senza occhi e privo di lineamenti, con niente a cui attaccarsi». Il narratore onnisciente

diviene il narratore che guarda dal punto di vista della morte, anzi da dentro la morte, dal teschio di maiale appeso al muro e non più nascosto alla vista dallo scialle verde in cui la madre, pietosamente, lo aveva avvolto per calmare l angoscia della piccola Cam e lo stoico razionalismo del piccolo James. A ogni assalto di vento e di voci, quando la roccia si spacca o qualcosa sordamente cade, il nodo misericordioso si disfa. Lo scialle pende e non cela più la cosa che offende. La morte impone un disordine sinistro nella casa abbandonata e nel giardino tornato selvaggio. Con algido alito soffia sabbia sul pavimento, fa crescere carciofi giganteschi tra le rose, dissemina il bicchiere rotto e la tazza tra le fragole. In salotto nidificano uccelli e ranocchi e topi. La pioggia cade dal soffitto. Una porta sbatte. Il volto della casa morta è un volto senza occhi: nessuno più guarda o è guardato, «l inferno della nostalgia» (Pater) l abita con fiati e sibili e palpiti. La bellezza strepitosa della notte e del nulla è una lunga corrusca epifania. Le due vecchie custodi della casa morta sono grottesche controfigure della luminosa dea che aveva protetto la casa della vita. L uso del passato remoto tutto conta e tutto annulla. Nella pianta che Virginia Woolf disegna della struttura di Gita al Faro la parte mediana è uno stretto corridoio che connette la prima stanza quella dell infanzia con l ultima quella della soluzione finale, del lutto sciolto, del complesso edipico assorbito, dell opera compiuta: James compie la gita al faro, Lily finisce il ritratto della signora Ramsay e nello stesso momento Virginia termina l elegia e il lutto. E stato compiuto il passaggio prodigioso dall intenzione al fatto, è stata tracciata nel quadro la linea risolutiva la stessa che è disegnata nella piccola mappa la linea che congiunge la memoria all opera: l opera è coerente, è conclusa. I demoni che hanno impedito alla bambina di passare nel buio e sotterraneo corridoio, che hanno trattenuto il volo della pittura dalla mente alla tela, che hanno fatto quasi piangere Lily impotente, sono stati sconfitti. La signora Ramsay è la dea del fare: nella vita e nell arte. «La vita qui è ferma» dice, e Lily la mette nel quadro e Virginia nella scrittura, strappando al padre reale (Stephen) e a quello assente (Pater) il sortilegio del linguaggio. La figlia sfida il vuoto e la paurosa ricaduta del gesto creativo. Mentre lavora sta pericolosamente nell incavo dell onda demonica e annientatrice. Il quadro e il libro saranno finalmente la cosa bella e brillante in superficie, lieve e evanescente, iridescente, «ma sotto la struttura doveva essere tenuta insieme da bulloni di ferro. Doveva essere una cosa che si poteva arruffare con un soffio; e una cosa che non si poteva smuovere con una quadriglia di cavalli» (p. 217). La parola può colpire troppo in alto o troppo in basso, l idea afflosciarsi su se stessa, vuota. La figlia, di colpo spaventata dal suo compito, è una persona di mezza età circospetta, furtiva, perpetuamente ansiosa. «Perché come si potevano esprimere a parole le emozioni del corpo? esprimere quel vuoto?» (p. 224). Come si esprime la presenza assente e seduttiva del fantasma, della morta signora Ramsay? Lei potrebbe essere di nuovo lì, sugli scalini che conducono alla porta-finestra del salotto. «Le sensazioni fisiche che venivano dal semplice guardare i gradini erano diventate d improvviso estremamente spiacevoli. Volere e non avere, questo le rimandava per tutto il corpo una durezza, un vuoto, una tensione. E poi volere e volere come torceva il cuore, e lo torceva ancora e ancora!

Oh, signora Ramsay!» (p. 224). L opera per la madre morta, per la femme aux hommes, perduta, perduta! è il ritorno menzognero di Euridice, il canto che cura ogni morte con la sua terribile bellezza. VIOLA PAPETTI GITA AL FARO PARTE PRIMA LA FINESTRA 1 «Sì, certo, se domani fa bel tempo» disse la signora Ramsay. «Però dovrai essere in piedi con l allodola» aggiunse. A suo figlio queste parole comunicarono una gioia straordinaria, come se fosse stabilito che la spedizione avrebbe avuto luogo senz altro, e l incanto cui aveva agognato, per anni e anni gli pareva, fosse, dopo il buio di una notte e la traversata di un giorno, a portata di mano. Egli apparteneva, già all età di sei anni, a quella grande categoria di persone che non riescono a tenere le emozioni separate le une dalle altre, ma lasciano che le prospettive future, con le loro gioie e dolori, annebbino ciò che effettivamente è, perché per tali persone fin dalla prima infanzia qualsiasi oscillazione della ruota delle sensazioni ha il potere di cristallizzare e trafiggere il momento dal quale dipendono la tristezza o la radiosità. Così James Ramsay, seduto sul pavimento a ritagliare le figure del catalogo illustrato dei Magazzini dell Esercito e della Marina, quando sua madre parlò, sulla figura di un frigorifero riversò beatitudine paradisiaca. Era contornata di gioia. La carriola, la falciatrice, la musica dei pioppi, foglie biancheggianti prima della pioggia, cornacchie gracchianti, ginestre sbatacchianti, vestiti frusciami: tutto era così nitido e colorato nella sua mente che egli aveva già il suo codice privato, la sua lingua segreta, anche se appariva il ritratto del rigore assoluto e incorruttibile, con la fronte alta e gli occhi blu fieri, perfettamente candidi e puri, leggermente accigliati al cospetto dell umana fragilità, tanto che sua madre, osservandolo mentre guidava le forbici con precisione intorno al frigorifero, lo immaginò in una Corte vestito di porpora ed ermellino oppure alla guida di un impresa complessa e decisiva in qualche crisi della vita pubblica. «Ma» disse suo padre, fermandosi davanti alla finestra del salotto «non sarà bello.» Se avesse avuto a portata di mano un accetta, un attizzatoio, o qualsiasi arma in grado di squarciare il petto a suo padre e di ucciderlo, lì subito, James l avrebbe afferrata. Così estrema era l emozione che il signor Ramsay suscitava nel petto dei

figli con la sua semplice presenza; quando se ne stava, come in quel momento sottile al pari di un coltello, affilato da parere una lama a ridacchiare sarcastico, non solo per il piacere di disilludere il figlio e gettare ridicolo sulla moglie, che era diecimila volte meglio di lui sotto ogni aspetto (pensava James), ma anche con un certo compiacimento segreto per la sua precisione di giudizio. Ciò che diceva lui era vero. Era sempre vero. Lui era incapace di mentire; mai alterava un fatto; mai moderava una parola sgradevole per compiacere o assecondare un essere mortale, men che mai i propri figli, i quali, frutto dei suoi lombi, dovevano rendersi conto fin dall infanzia che la vita è difficile; i fatti incorruttibili; e che il passaggio verso quella terra favoleggiata dove le nostre speranze più vive si estinguono, dove le nostre fragili scorze si stemperano nell oscurità (qui il signor Ramsay raddrizzava la schiena e socchiudeva i piccoli occhi blu verso l orizzonte), è un passaggio che necessita innanzi tutto di coraggio, verità e capacità di sopportazione. «Ma potrebbe fare bel tempo, credo proprio che farà bel tempo» disse la signora Ramsay, torcendo leggermente il calzettone rosso-brunastro che stava lavorando ai ferri, impaziente. Se l avesse finito quella sera, se dopo tutto fossero andati al Faro, lo avrebbe dato al guardiano del Faro per il suo bambino, minacciato dalla tubercolosi all anca; insieme a una pila di vecchie riviste, e un po di tabacco, insomma tutto quel che avesse trovato in casa di superfluo, che fosse d ingombro nelle stanze, da regalare a quella povera gente che doveva essere stufa marcia di starsene lì tutto il giorno senza aver nulla da fare se non lucidare la lampada e pareggiare il lucignolo e passeggiare in quel fazzoletto di giardino, qualcosa per far passare il tempo. Perché a voi piacerebbe star rinchiusi un mese intero per volta, e anche di più in caso di tempo cattivo, su uno scoglio grande quanto un campo da tennis? si chiedeva la signora Ramsay; senza lettere né giornali, e senza veder nessuno; se si aveva famiglia, senza vedere la moglie, senza sapere come stavano i bambini se erano ammalati, se erano caduti e si erano rotti un braccio o una gamba; vedere le stesse onde che si infrangono monotone settimana dopo settimana, e poi l arrivo di una tempesta terribile, e le finestre coperte di spruzzi, e uccelli scagliati contro la lampada, e tutto lo scoglio che vacilla, e non poter mettere il naso fuori per paura di essere spazzati via in mare? A voi piacerebbe? chiedeva, rivolgendosi in particolare alle figlie. Per questo, soggiungeva in tono diverso, bisogna portar loro quante più cose si può. «È proprio ponente» disse Tansley, l ateista, aprendo la mano in modo che il vento soffiasse tra le dita ossute; egli accompagnava il signor Ramsay nella passeggiata serale su e giù, su e giù per la terrazza. Cioè, il vento soffiava dalla direzione più sfavorevole per attraccare al Faro. Sì, quell uomo diceva davvero cose sgradevoli, ammise la signora Ramsay; era perfido da parte sua rincarare la dose, e deludere ancor di più James; ma d altra parte non poteva permettere che gli ridessero dietro. L ateista, lo chiamavano; il piccolo ateista. Rose lo prendeva in giro; Prue lo prendeva in giro; Andrew, Jasper e Roger lo prendevano in giro; e anche il vecchio Badger senza più un dente in bocca lo aveva morso, perché (stando a Nancy) era il centodecimo giovanotto che li aveva inseguiti lassù fino alle Ebridi, quando sarebbe stato molto meglio starsene da soli.

«Sciocchezze» disse la signora Ramsay, con grande severità. A parte l abitudine di esagerare sempre, che avevano preso da lei, e l insinuazione (corrispondente a verità) che invitava troppa gente, tanto da doverla sistemare anche in paese, non tollerava scortesie nei confronti dei suoi ospiti, in particolare dei giovanotti, che erano poveri in canna, «eccezionalmente capaci», come diceva suo marito, grandi ammiratori di lui, e venivano per ritemprarsi. In realtà lei aveva preso sotto la sua protezione tutti gli uomini; per ragioni che non sapeva esprimere, per la loro cavalleria e il valore, per il fatto che essi negoziavano trattati, governavano l India, controllavano la finanza; e infine per un atteggiamento nei suoi confronti che nessuna donna poteva non sentire o non trovare piacevole, qualcosa di fiducioso, infantile, reverenziale; che una donna anziana poteva accettare da un giovanotto senza perdere dignità, e guai alla fanciulla c era da pregare il cielo che non fosse una delle sue figlie che non sentiva in cuor suo l importanza di ciò, e tutto quel che implicava. Si volse a Nancy con severità. Non li aveva inseguiti, disse. Era stato invitato. Dovevano trovare un via d uscita. Doveva esserci un modo più semplice, un modo meno laborioso, sospirò. Quando si guardava allo specchio e si vedeva a cinquant anni con i capelli grigi e le guance incavate, pensava che forse avrebbe potuto gestire meglio le cose: suo marito, il denaro, i libri di lui. Ma per quello che la riguardava non si sarebbe mai neppure per un attimo pentita di una decisione, non avrebbe mai aggirato ostacoli o trascurato doveri. Ora ispirava paura a guardarla, e fu solo in silenzio, alzando gli occhi dal piatto, dopo che ebbe parlato in modo così severo di Charles Tansley, che le figlie Prue, Nancy, Rose si baloccarono con pensieri traditori, a lungo rimuginati, di una vita diversa dalla sua; forse a Parigi; una vita più libera; non sempre al servizio di questo o quell uomo; perché nella loro mente c era un muto sospetto nei confronti della deferenza e della cavalleria, della Banca d Inghilterra e dell Impero Indiano, di anelli al dito e merletti, anche se in questo c era qualcosa dell essenza della bellezza, che nei loro cuori di ragazze suscitava virilità, e faceva sì che esse ammirassero, sedute a tavola sotto gli occhi della madre, la sua strana severità, l estrema cortesia come una regina che sollevi dal fango il piede lurido di uno straccione per lavarlo quando lei le ammoniva in modo così severo riguardo a quel disgraziato di ateista che li aveva inseguiti o, per meglio dire, era stato invitato a stare con loro sull isola di Skye. «Niente approdo al Faro domani» disse Charles Tansley, battendo le mani mentre stava alla finestra con il marito della signora Ramsay. Di sicuro aveva già detto abbastanza. La signora Ramsay sperava che li lasciassero in pace, lei e James, e riprendessero la loro conversazione. Lo guardò. Era un esemplare così deprimente, dicevano i ragazzi, tutto gobbe e avvallamenti. Non sapeva giocare a cricket; si muoveva a scatti; trascinava i piedi. Era un bruto maligno, diceva Andrew. Sapevano qual era la cosa che gli piaceva di più: continuare in eterno a camminare su e giù, su e giù, con il signor Ramsay, e dire chi aveva vinto la tal cosa, chi la talaltra, chi era un latinista di prim ordine, chi era brillante, ma penso fondamentalmente corrotto, chi era al di là di ogni dubbio la persona più capace di Balliol, chi aveva momentaneamente sepolto il proprio ingegno a Bristol o a Bedford, ma di sicuro avrebbe fatto parlare di sé non appena avessero visto la luce i suoi Prolegomeni a

qualche branca della matematica o della filosofia, dei quali Tansley aveva con sé le bozze delle prime pagine nel caso il signor Ramsay avesse gradito vederle. Ecco di che cosa parlavano. A volte neppure la signora Ramsay riusciva a trattenere le risa. Qualche giorno prima lei aveva detto qualcosa a proposito di onde alte come montagne. Sì, aveva risposto Charles Tansley, era un po mosso. «Non si è inzuppato fino al midollo?» aveva chiesto. «Sono bagnato, non fradicio» aveva risposto Tansley, toccandosi la manica, tastandosi i calzini. Ma non era questo che li infastidiva, dicevano i ragazzi. Non era il volto; non erano le maniere. Era lui: il suo modo di vedere le cose. Quando parlavano di qualcosa di interessante, la gente, la musica, la storia, qualsiasi cosa, anche che era una bella serata e dunque perché non andare a sedere fuori, ciò di cui si lamentavano a proposito di Charles Tansley era che finché lui non aveva rivoltato l intera questione e fatto in modo che riflettesse la sua persona e adombrasse la loro, finché non li aveva in qualche modo messi tutti quanti sulle spine con quel suo modo acido di strappare la pelle e il sangue di ogni cosa, non era soddisfatto. Ed era capacissimo di andare in un museo, dicevano, a chiedere al primo che incontrava, le piace la mia cravatta? Per l amor di Dio, diceva Rose, non piaceva mai a nessuno. Scomparendo da tavola furtivi come cervi non appena terminava il pranzo, gli otto figli dei Ramsay si rifugiavano nelle loro camere, le loro roccaforti in una casa dove non c era altro posto per discutere in privato di qualcosa, di ogni cosa: la cravatta di Tansley; l approvazione del Reform Bill; gli uccelli marini e le farfalle; la gente; mentre il sole invadeva quelle soffitte separate l una dall altra semplicemente da una tavola, sì che si sentiva chiaramente ogni passo e la ragazza svizzera che piangeva per il padre che stava morendo di cancro in una valle dei Grigioni e illuminava mazze, maglie, cappelli di paglia, calamai, boccette di colori, scarafaggi e teschi di piccoli uccelli, e traeva dalle lunghe filze di alghe inchiodate alle pareti un odore di sale e di erba che era anche negli asciugamani, ruvidi di sabbia dei bagni. Conflitti, divisioni, divergenze d opinione, pregiudizi connessi alla fibra stessa dell essere, oh la signora Ramsay deplorava il fatto che dovessero cominciare così presto. Erano così critici, i suoi figli. Dicevano un sacco di sciocchezze. Uscì dalla sala da pranzo tenendo per mano James, che non voleva andare con gli altri. Le sembravano tutte sciocchezze: inventarsi differenze quando la gente, lo sapeva il cielo, era già abbastanza diversa senza di esse. Le vere differenze, pensava stando in piedi accanto alla finestra del salotto, sono abbastanza, più che abbastanza. Aveva in mente, in quell istante, i ricchi e i poveri, i grandi e i semplici; ai nobili per nascita ella tributava, un po a malincuore, un certo rispetto, perché non aveva forse anche lei nelle vene il sangue di quella casata italiana nobilissima, anche se un po mitizzata, le cui rampolle, sparse nei salotti inglesi del diciannovesimo secolo, parlavano con tanta grazia infantile e furoreggiavano indomite, e tutto il suo spirito e il portamento e il carattere le venivano da loro, e non dagli inglesi indolenti o dagli scozzesi freddi; però ella rimuginava più approfonditamente l altro problema, dei ricchi e dei poveri, e le cose che vedeva con i suoi occhi, ogni settimana, ogni giorno, lì o a Londra, quando andava a far visita a quella certa vedova o a quella madre di famiglia in

difficoltà, con una borsa sotto il braccio e un quaderno e una matita con la quale annotava, su colonne accuratamente predisposte a quello scopo, guadagni e spese, lavoro e disoccupazione; nella speranza che così facendo avrebbe smesso di essere semplicemente una donna la cui carità era qualcosa a metà tra il contentino all indignazione e il soddisfacimento della curiosità, per diventare cosa che nella sua mente semplice tanto ammirava un analista che studiava i problemi sociali. Erano questioni senza soluzione, le sembrava, mentre stava lì, con James per mano. L aveva seguita in sala il giovanotto di cui ridevano; era in piedi accanto al tavolo, che giocherellava con qualcosa, goffo, con la sensazione di essere un pesce fuor d acqua, come lei ben sapeva anche senza alzare gli occhi. Se n erano andati tutti: i ragazzi; Minta Doyle e Paul Rayley; Augustus Carmichael; suo marito: se n erano andati tutti. Così si girò con un sospiro e disse: «Le farebbe piacere venire con me, signor Tansley?». Doveva sbrigare una commissione noiosa in paese; aveva un paio di lettere da scrivere; forse ci avrebbe messo una decina di minuti; doveva mettersi il cappello. E, con il cesto e l ombrellino parasole, eccola di nuovo, dieci minuti dopo, con l aria di essere pronta, equipaggiata come per un viaggio, che comunque avrebbe dovuto interrompere un attimo, passando accanto al campo da tennis: doveva chiedere al signor Carmichael che si godeva il tepore del sole con gli occhi gialli da gatto socchiusi, tanto che proprio come quelli di un gatto essi sembravano riflettere i rami che si muovevano o le nuvole che passavano, senza però dare nessun indizio di qualsiasi pensiero o emozione interiore se aveva bisogno di qualcosa. Perché loro partivano per la grande spedizione, disse ridendo. Andavano in paese. «Francobolli, carta da lettere, tabacco?» suggerì, fermandosi al suo fianco. Ma no, lui non aveva bisogno di niente. Le mani si intrecciarono sulla pancia prominente, gli occhi ammiccarono, come se avesse voluto rispondere gentilmente a tanta cortesia (lei era seducente, anche se un po nervosa) ma non ci riuscisse, sprofondato com era in una sonnolenza grigioverde che li abbracciava tutti, senza bisogno di parole, in una vasta letargia di benevolenza; tutta la casa; tutto il mondo; tutta la gente del mondo, perché a pranzo lui aveva versato nel bicchiere alcune gocce di qualcosa, che secondo i ragazzi spiegavano quella striscia brillante color giallo-canarino sui baffi e sulla barba, altrimenti bianchi come latte. Non aveva bisogno di niente, mormorò. Avrebbe potuto diventare un grande filosofo, disse la signora Ramsay mentre camminavano sulla strada che portava al paesino di pescatori, ma aveva fatto un matrimonio sfortunato. Con l ombrellino nero ben eretto, e muovendosi con un atteggiamento indescrivibile di attesa, come se dietro l angolo ci fosse stato qualcuno ad aspettarla, gli raccontò la storia; una relazione a Oxford con una ragazza; un matrimonio precoce; povertà; partenza per l India; traduzione di poesia molto ben fatta, credo, disponibilità a insegnare ai ragazzi il persiano o l indostano, ma a che cosa serviva?; e poi starsene lì disteso, come lo avevano visto, sul prato. Lo lusingava; era stato snobbato, e il fatto che la signora Ramsay gli raccontasse quelle cose gli faceva bene. Charles Tansley si sentì rinascere. L allusione, poi, alla grandezza dell intelletto maschile, sia pur in declino, e alla sottomissione delle mogli non che biasimasse la ragazza, e il matrimonio era stato felice, credeva alle

fatiche dei mariti, lo rese ancor più contento e soddisfatto di quanto fosse mai stato prima, e gli sarebbe piaciuto, se per esempio avessero preso una vettura, pagare lui la corsa. E in quanto alla borsetta, poteva portargliela? No, no, disse lei, quella se la portava sempre da sé. Come ora. Sì, questo lo avvertiva, in lei. Avvertiva molte cose, qualcosa in particolare che lo eccitava e lo disturbava per ragioni che non riusciva a spiegare. Avrebbe voluto farsi vedere da lei, con toga e tocco, in qualche cerimonia. Un insegnamento, una cattedra: si sentiva capace di tutto e si vedeva ma che cosa stava guardando, lei? Un uomo che attaccava un manifesto. Il grande foglio di carta svolazzante si appiattiva, e a ogni colpo di pennello rivelava altre gambe, cerchi, cavalli, rossi e blu brillanti, splendidamente uniformi, finché metà della parete fu coperta dalla locandina di un circo; un centinaio di cavalieri, venti foche ammaestrate, leoni, tigri Allungando il collo, perché era miope, la signora lesse che «arriverà in questa cittadina». Era un lavoro terribilmente pericoloso per un uomo con un braccio solo, esclamò, starsene in cima a una scala come quella: il braccio sinistro gli era stato reciso da una trebbiatrice due anni prima. «Andiamoci tutti!» gridò, riprendendo a camminare, come se quei cavalieri e cavalli l avessero riempita di esultanza infantile e le avessero fatto dimenticare la pietà. «Andiamoci» disse lui, ripetendo le sue parole, ma in tono metallico, con un imbarazzo che fece aggrottare la fronte alla signora Ramsay. «Andiamo al circo.» No. Non riusciva a dirlo bene. Non riusciva a sentirlo bene. Ma perché? chiese lei. Che cosa c era che non andava? In quel momento provò affetto per lui. Non li avevano mai portati al circo, chiese, quando erano bambini? Mai, rispose lui, come se gli avesse chiesto proprio la cosa cui voleva rispondere; come se in tutti quei giorni non avesse fatto altro che desiderare di dirle che non andavano mai al circo. Era una famiglia numerosa, la sua, nove tra fratelli e sorelle, e il padre non viveva di rendita: «Mio padre è farmacista, signora Ramsay. Lavora in una farmacia». Lui aveva dovuto mantenersi fin dall età di tredici anni. Spesso d inverno doveva andar fuori senza cappotto. Al college non poteva mai ricambiare gli inviti (furono le sue parole rigide e formali). Doveva far durare le cose il doppio degli altri; fumava il tabacco meno caro: trinciato, quello che fumavano i vecchi sul molo. Lavorava sodo, sette ore al giorno; in quel momento si occupava dell influenza di qualcosa su qualcuno: continuavano a camminare e la signora Ramsay non capiva bene il senso, solo le parole, qua e là dissertazione insegnamento lettorato assistentato. Lei non riusciva a seguire il brutto gergo accademico, snocciolato con tanta scioltezza, ma si disse che ora capiva perché l andare al circo l avesse tanto spiazzato, poveretto, e perché se ne fosse venuto fuori subito con quella storia del padre e madre e fratelli e sorelle, e ci avrebbe pensato lei a far sì che non gli ridessero più dietro; lo avrebbe detto a Prue. Gli avrebbe fatto molto piacere, pensava, raccontare di essere stato a Ibsen con i Ramsay. Ma si dava un sacco d arie; oh sì, era incredibilmente noioso. Al punto che, anche se ormai erano arrivati in paese e percorrevano la via principale, con le carrozze che stridevano sull acciottolato, lui continuava a parlare: di sistemazioni, e insegnamento, e gente che lavorava, e l aiuto alla propria classe, e lezioni, finché la signora Ramsay giudicò che avesse riacquisito

in pieno tutta la sua sicurezza, si fosse ripreso dal circo, e fosse sul punto (e qui di nuovo provò affetto per lui) di dirle Ma ecco, le case scomparirono su entrambi i lati ed essi si affacciarono sulla banchina, e tutta la baia si aprì davanti a loro e la signora Ramsay non poté fare a meno di esclamare: «Oh, com è bello!». Perché di fronte a lei c era la grande distesa di acqua blu; il Faro grigio, distante, austero, nel mezzo; e sulla destra, a perdita d occhio, digradandosi e cedendo in morbide pieghe lievi, le dune verdi di sabbia con l erba selvatica che vi cresceva sopra, che sembravano sempre correr via verso qualche terra lunare, spopolata di uomini. Era questa la vista, disse fermandosi, con gli occhi più grigi, che piaceva a suo marito. Si interruppe un momento. Ma ora, disse, erano arrivati gli artisti. Proprio pochi passi più in là ce n era uno, con un Panama in testa e un paio di stivali gialli, serio, calmo, assorto, nonostante fosse sorvegliato da dieci ragazzini, con un aria di profonda soddisfazione sul volto rosso e rotondo; guardava, e poi, quando aveva guardato, tuffava, intingeva la punta del pennello in qualche soffice montagnola di verde o di rosa. Da quando era arrivato il signor Paunceforte, tre anni prima, tutti i quadri erano così, disse, verdi e grigi, con barche a vela color limone e donne rosa sulla spiaggia. Ma gli amici di sua nonna, disse, dando un occhiata discreta mentre passavano, non avevano avuto vita così facile; prima di tutto mescolavano da sé i colori e poi li impastavano, e poi ancora vi mettevano sopra un panno bagnato per tenerli umidi. Così Tansley pensò che volesse suggerirgli che il quadro di quell uomo era mediocre, non si diceva così? Che i colori non erano pastosi? Si diceva così? Sotto l influenza di quell emozione straordinaria che era cresciuta durante la passeggiata, era cominciata nel giardino quando avrebbe voluto portarle la borsa, si era ingigantita in paese quando aveva avuto l impulso di raccontarle tutto di sé, cominciava a vedere leggermente deformati se stesso e tutto ciò che aveva sempre saputo. Era terribilmente strano. Se ne stava là, nel salotto della misera casupola dove la signora lo aveva portato, e l aspettava, perché lei era andata un momento di sopra a visitare una donna. Sentì i suoi passi lesti di sopra; sentì la sua voce gioiosa, poi bassa; guardò le tovagliette, i barattoli del tè, i paralumi di vetro; aspettava impaziente; non vedeva l ora di tornare, deciso a portarle la borsa; poi la sentì uscire; chiudere una porta; dire che bisognava tenere le finestre aperte e le porte chiuse, e rivolgersi a lei per qualunque necessità (evidentemente parlava a un bambino), quando, all improvviso, lei entrò, rimase in silenzio per un momento (come se di sopra avesse recitato una parte, e per un momento tornasse se stessa), rimase immobile per un momento davanti al ritratto della regina Vittoria con il nastro blu della Giarrettiera; e tutto a un tratto lui capì che era proprio questo; era proprio questo: lei era la creatura più bella che avesse mai visto. Con stelle negli occhi e veli nei capelli, con ciclamini e viole selvatiche che sciocchezze andava pensando? Lei aveva almeno cinquant anni; aveva otto figli. Camminando tra prati in fiore e portandosi al petto boccioli appena fioriti e agnelli caduti; con le stelle negli occhi e il vento nei capelli Le prese la borsa.

«Arrivederci, Elsie» disse, e si avviarono per la strada, lei con l ombrellino ben dritto e camminando come se si aspettasse di incontrare qualcuno dietro l angolo, mentre Charles Tansley per la prima volta in vita sua provava un orgoglio smisurato; un uomo che scavava in una fogna smise di scavare e la guardò; Charles Tansley provò un orgoglio smisurato; sentì il vento e i ciclamini e le violette perché camminava al fianco di una bella donna per la prima volta in vita sua. Le aveva preso la borsa. 2 «Non si va al Faro, James» disse, mentre era in piedi accanto alla finestra; parlava con fare imbarazzato, pur cercando per rispetto alla signora Ramsay di addolcire il tono in modo che sembrasse quantomeno cordiale. Che ometto odioso, pensò la signora Ramsay, perché insisteva nel dire quella cosa? 3 «Forse ti sveglierai e troverai il sole che splende e gli uccellini che cantano» disse compassionevole, accarezzando i capelli del bambino, perché il marito, con quel suo annuncio caustico che non avrebbe fatto bello, l aveva demoralizzato, lo vedeva bene. Questa cosa dell andare al Faro era una passione del bambino, lei lo sapeva, e quell ometto odioso come se suo marito non avesse già detto abbastanza, con quell annuncio caustico che il giorno dopo avrebbe fatto brutto tempo rincarava la dose. «Forse domani farà bel tempo» disse, accarezzandogli i capelli. Ormai non le rimaneva che ammirare il frigorifero, e sfogliare le pagine del catalogo dei Magazzini nella speranza di imbattersi in qualcosa come un rastrello, o una falciatrice che, con rebbi e maniglie, necessitasse di grande abilità e attenzione nel ritaglio. Tutti quei giovanotti scimmiottavano suo marito, rifletté; lui diceva che sarebbe piovuto; loro dicevano che senz altro ci sarebbe stato un ciclone. Ma ecco, mentre sfogliava le pagine, d improvviso quella sua ricerca della figura di un rastrello o di una falciatrice venne interrotta. Il mormorio sordo rotto a intervalli irregolari dal togliere e dal rimettere le pipe in bocca che finora, anche se non sentiva quel che veniva detto (dato che era seduta alla finestra), l aveva rassicurata che gli uomini chiacchieravano allegramente; tale rumore, che durava ormai da mezz ora e che pian piano si era fatto strada tra la serie di rumori che la pressavano, come il tonfo delle palle sulle mazze, l abbaiare pungente e improvviso di quel Com era questo? E questo? dei ragazzi che giocavano a cricket, era cessato; cosicché l infrangersi monotono delle onde sulla spiaggia che per la maggior parte del tempo accompagnava i suoi pensieri con un ritmo misurato e tranquillizzante e quando lei era con i bambini sembrava ripetere più volte consolatorio le parole di una vecchia ninnananna mormorata dalla natura «Vi proteggo e sono il vostro sostegno», ma altre volte improvvisamente e inaspettatamente, soprattutto quando la sua mente

si distoglieva per un attimo dal lavoro intrapreso, non aveva quel significato gentile, ma come un rullio spettrale di tamburi batteva spietatamente la misura della vita, faceva pensare alla distruzione dell isola e al suo inabissarsi in mare, e ricordava a lei, che aveva trascorso la giornata sbrigando in fretta una commissione dopo l altra, che tutto era effimero come l arcobaleno tale rumore, oscurato e nascosto dietro gli altri rumori, improvvisamente le risuonò vuoto nelle orecchie e le fece alzare gli occhi con un moto di terrore. Avevano smesso di parlare: era quella la spiegazione. Passando in un attimo dalla tensione che l aveva afferrata all altro estremo che, come per ricompensarla di quel superfluo dispendio di emozione, era freddo, divertito e anche leggermente malizioso, concluse che il povero Charles Tansley era stato battuto. Le importava poco. Se suo marito esigeva sacrifici (e in effetti era così), ben volentieri gli avrebbe offerto Charles Tansley, che aveva mortificato il suo bambino. Ancora un momento, con la testa sollevata, rimase in ascolto, come se aspettasse qualche suono familiare, un suono meccanico, regolare; e poi, sentendo qualcosa di ritmico, per metà parlato e per metà cantato, che veniva dal giardino, mentre il marito percorreva avanti e indietro la terrazza, qualcosa tra un gracidìo e un canto, si tranquillizzò ancora una volta, rassicurata ancora che tutto andava bene, e guardando il catalogo in grembo trovò l immagine di un temperino a sei lame che poteva essere ritagliato solo se James avesse fatto molta attenzione. Improvvisamente un grido alto, come d un sonnambulo, mezzo sveglio, qualcosa circa Una tempesta di spari e di bombe le risuonò con estrema intensità all orecchio e la fece voltare con apprensione per vedere se qualcuno l aveva sentito. Solo Lily Briscoe, scoprì sollevata; e questo non contava. Ma la vista della ragazza che dipingeva in piedi ai margini del prato le fece ricordare che doveva tenere la testa quanto più possibile nella stessa posizione, per il quadro di Lily. Il quadro di Lily! La signora Ramsay sorrise. Con quegli occhietti cinesi e quel volto avvizzito non si sarebbe mai sposata; non si poteva prendere molto sul serio la sua pittura; però era una piccola creatura indipendente, e la signora Ramsay l apprezzava per questo; e così, ricordando la promessa, abbassò la testa. 4 In realtà, per poco non le rovesciò il cavalletto, piombando su di lei gesticolando e gridando «Arditi cavalcammo», ma per fortuna curvò bruscamente e si allontanò al galoppo per morire gloriosamente così immaginò lei sulle alture di Balaclava. Mai nessuno era stato allo stesso tempo tanto ridicolo e tanto pericoloso. Ma finché continuava così, a gesticolare e gridare, lei era al sicuro; non si sarebbe fermato a guardare il suo quadro. E questo Lily Briscoe non l avrebbe sopportato. Perfino mentre guardava la massa, il disegno, il colore e la signora Ramsay seduta alla finestra con James, Lily drizzava le antenne tutt intorno nel timore che qualcuno si avvicinasse in punta di piedi e lei si ritrovasse con uno a osservarle il quadro. Proprio in quel momento, con tutti i sensi allertati come aveva, mentre osservava e si

concentrava così tanto che il colore della parete e della jacmanna retrostante le bruciavano negli occhi, avvertì la presenza di qualcuno che usciva dalla casa e veniva verso di lei; ma in qualche modo indovinò dal passo che era William Bankes, e così, anche se il pennello tremava, non appoggiò la tela sull erba, come avrebbe fatto se si fosse trattato del signor Tansley, di Paul Rayley, di Minta Doyle o praticamente di chiunque altro, ma la lasciò al suo posto. William Bankes era in piedi vicino a lei. Abitavano dallo stesso affittacamere in paese e così, entrando o uscendo, salutandosi la sera sulla porta, avevano scambiato commenti sulla minestra, sui ragazzi, su una cosa o l altra che li avevano resi alleati; e quando lui le si avvicinò con l aria di chi giudica (tra l altro avrebbe potuto essere suo padre, era un botanico, vedovo, odorava di sapone, molto scrupoloso e pulito), lei non si mosse. Lui non si mosse. Ottime scarpe, osservò lui. Permettevano alle dita di distendersi in modo naturale. Abitando nella stessa casa, lui aveva notato anche la disciplina di Lily: in piedi prima di colazione e subito fuori a dipingere, da sola, credeva; povera, presumibilmente, e certamente senza la bellezza e le attrattive della signorina Doyle, ma con il buon senso che ai suoi occhi la rendeva superiore a quella signorina. In quel momento, ad esempio, mentre Ramsay piombava su di loro gridando e gesticolando, la signorina Briscoe, ne era certo, capiva. Quale funesto errore. Il signor Ramsay li fissò. Li fissò, ma sembrava che non li vedesse. Questo li mise leggermente a disagio. Insieme avevano visto una cosa che non avrebbero dovuto vedere. Avevano violato un intimità. Per questo, pensò Lily, era probabilmente una scusa per allontanarsi, per non sentire, quella che fece dire a Bankes che si era fatto un po fresco e suggerire una passeggiata. Sarebbe andata con lui, sicuro. Ma fu con una certa difficoltà che distolse gli occhi dal quadro. La jacmanna era viola scuro; la parete bianco abbagliante. Non le sarebbe sembrato giusto alterare il viola scuro e il bianco abbagliante, dato che così lei li vedeva, anche se dalla venuta del signor Paunceforte era di moda vedere tutto pallido, elegante, semi-trasparente. E poi, oltre il colore c era la forma. Lei vedeva tutto così chiaro, così imperioso, quando guardava: era quando prendeva il pennello in mano che l intera cosa cambiava. Era in quel volo di un attimo tra l immagine e la tela che si impadronivano di lei quei demoni che spesso la portavano sull orlo del pianto, e rendevano il passaggio tra il concepimento e l opera tremendo come può esserlo un corridoio buio per un bambino. Spesso si sentiva così: in lotta contro terribili forze avverse per non perdersi d animo; per dire: «Ma questo è quel che vedo; è questo quel che vedo» e stringersi così al petto qualche triste brandello della sua visione, che mille forze tentavano in tutti i modi di strapparle. Ed era allora, in quel passaggio freddo e ventoso, mentre cominciava a dipingere, che si imponevano su di lei altre cose, la propria inadeguatezza, il suo essere insignificante, il dover badare alla casa di suo padre dalle parti di Brompton Road, e aveva il suo daffare per controllare l impulso di gettarsi (grazie a Dio fino a quel momento aveva sempre resistito) ai piedi della signora Ramsay per dirle ma che cosa si poteva dirle? «Sono

innamorata di lei?» No, non era vero. «Sono innamorata di tutto questo» indicando con un gesto la siepe, la casa, i bambini? Era assurdo, era impossibile. Non si può dire quel che si pensa. Così mise i pennelli in ordine nella scatola, uno accanto all altro, e disse a William Bankes: «S è fatto freddo all improvviso. Il sole sembra scaldare meno» disse, guardandosi intorno, perché c era ancora abbastanza luce, l erba era ancora di un verde morbido e intenso, la casa costellata nel verde di fiori purpurei della passiflora, e corvi che dall alito blu lasciavano cadere grida fredde. Ma qualcosa si mosse, brillò, agitò un ala argentea nell aria. Dopo tutto era settembre, la metà di settembre, ed erano già le sei passate. Così presero la direzione consueta, oltre il campo da tennis, oltre il ginerio, fino a quel varco nella siepe fitta a guardia del quale c erano cespugli di bastoni-di-fuoco simili a bracieri di carboni ardenti, tra i quali le acque blu della baia sembravano più blu che mai. Vi andavano regolarmente ogni sera attratti da un qualche bisogno. Era come se l acqua portasse al largo e desse vela a pensieri che sulla terraferma erano diventati stagnanti e regalasse ai loro corpi persino una sorta di sollievo materiale. Dapprima il pulsare del colore inondava di blu la baia, e il cuore con esso si espandeva e il corpo nuotava, solo per essere un istante dopo imbrigliato e raffreddato dal nero appuntito sulle onde increspate. Poi, dietro la grande roccia nera, quasi ogni sera zampillava irregolarmente, tanto che bisognava fissare il punto ed era una delizia quando arrivava, una fontana di acqua bianca; e poi, mentre si aspettava che arrivasse, si guardavano sulla pallida spiaggia semicircolare le onde che una dopo l altra versavano man mano dolcemente un velo di madreperla. Sorrisero entrambi, fermi, in piedi. Entrambi provavano la stessa ilarità, eccitati dalle onde in movimento; e poi dalla rapida corsa sferzante di una barca a vela che, dopo aver descritto una curva nella baia, si era fermata; aveva rabbrividito; aveva lasciato cadere la vela; e poi, con l istinto naturale di completare il quadro, dopo questo movimento rapido, entrambi guardarono le dune lontane, e invece che dalla contentezza si sentirono invadere da una certa tristezza: in parte perché la cosa era compiuta e in parte perché i panorami lontani sembrano sopravvivere (pensò Lily) di un milione di anni a chi li guarda ed essere già in comunione con un cielo che contempla una terra interamente a riposo. Guardando le dune di sabbia lontane, William Bankes pensò a Ramsay: pensò a una strada nel Westmoreland, pensò a Ramsay che camminava a grandi passi lungo una strada, da solo, avvolto in quella solitudine che sembrava essere il suo umore naturale. Ma tale visione fu interrotta, e William Bankes ricordato (e questo doveva riferirsi a un episodio reale) accanto a una gallina, che stendeva le ali per proteggere una nidiata di pulcini, contro la quale Ramsay, fermandosi, aveva puntato il bastone e detto: «Carina carina», una strana illuminazione del suo cuore, aveva pensato Bankes, che dimostrava la sua semplicità, la sua simpatia per le cose umili; ma gli sembrò che la loro amicizia fosse cessata lì, su quel tratto di strada. Dopo, Ramsay si era sposato. Dopo, per una cosa o per l altra, la loro amicizia si era svuotata. Di chi fosse la colpa non avrebbe saputo dirlo: solo, dopo un po di tempo, la ripetizione aveva preso il posto della novità. Era per ripetere che essi s incontravano. Ma in

questo muto colloquio con le dune di sabbia, Bankes sosteneva che il suo affetto per Ramsay non era in nessun modo diminuito; ma come il corpo di un giovane, conservato per un secolo dalla torba, con le labbra ancora rosee, così era la sua amicizia, conservata in tutta la sua intensità e realtà oltre la baia tra le dune di sabbia. Ci teneva, nell interesse di quell amicizia e forse anche per assolvere se stesso nella sua mente dall accusa di essersi inaridito e rinsecchito perché Ramsay viveva in una massa di figli, mentre Bankes era senza figli e vedovo ci teneva che Lily Briscoe non sottovalutasse Ramsay (un grand uomo a suo modo) e tuttavia doveva capire come stavano le cose tra di loro. Cominciata lunghi anni prima, la loro amicizia si era esaurita su una strada nel Westmoreland, quando la gallina aveva spiegato le ali davanti ai pulcini; dopodiché Ramsay si era sposato, e siccome le loro strade avevano preso direzioni diverse, c era stata, senza dubbio per colpa di nessuno, una certa tendenza, quando si incontravano, alla ripetizione. Sì. Era proprio così. Smise. Girò le spalle al panorama. E girandosi per tornare indietro nella direzione opposta, su per il viale, il signor Bankes s accorse di cose che non lo avrebbero colpito se quelle dune di sabbia non gli avessero rivelato il corpo della sua amicizia che giaceva, con le labbra ancora rosee, conservato nella torba: ad esempio, Cam, la bambina, la figlia più piccola di Ramsay. Stava raccogliendo fiorellini lungo la riva. Era selvaggia e fiera. Non voleva «dare un fiorellino al signore», come le diceva la bambinaia. No, no, no! non voleva! Stringeva i pugni. Pestava i piedi. E il signor Bankes si sentì vecchio e rattristato e in un certo senso accusato da quella bambina di essere dalla parte del torto nei riguardi della sua amicizia. Forse era inaridito e rinsecchito. I Ramsay non erano ricchi, ed era stupefacente il modo in cui riuscivano ad andare avanti. Otto figli! Sfamare otto figli con la filosofia! Eccone un altro, Jasper questa volta, che andava a tirare agli uccellini, come dichiarò con noncuranza, dondolando la mano di Lily come una pompa mentre passava, il che fece dire con amarezza a Bankes che era lei la preferita. C era da considerare la spesa per la scuola (vero anche che probabilmente la signora Ramsay aveva qualcosa di suo) per non parlare del consumo quotidiano di scarpe e calze di quei ragazzoni, tutti giovincelli ben cresciuti, spigolosi e selvaggi. Quanto al riconoscerli o nominarli in ordine di età, questo era troppo per lui. Dentro di sé li chiamava con i nomi dei re e delle regine d Inghilterra: Cam la Perversa, James lo Spietato, Andrew il Giusto, Prue la Bella, perché Prue avrebbe avuto la bellezza, pensò, come poteva evitarlo? e Andrew il cervello. Mentre risalivano il viale e Lily Briscoe diceva sì oppure no e amplificava i commenti di lui (perché era innamorata di tutti, innamorata di quel mondo) egli soppesò il caso di Ramsay, lo commiserò, lo invidiò, come se lo avesse visto spogliarsi di tutte quelle glorie dell isolamento e dell austerità che lo avevano coronato in gioventù per caricarsi definitivamente di ali svolazzanti e vita familiare chiocciante. Essi gli davano qualcosa, William Bankes questo lo riconosceva; sarebbe stato piacevole se Cam gli avesse messo un fiore all occhiello o gli si fosse arrampicata sulle spalle, come faceva con suo padre, per guardare un quadro del Vesuvio in eruzione; ma gli avevano anche, i vecchi amici non potevano non accorgersene, distrutto qualcosa. Che cosa avrebbe pensato ora un estraneo? Che cosa

pensava quella Lily Briscoe? Si poteva non notare che le abitudini prendevano il sopravvento su di lui? E forse anche le eccentricità e le debolezze? Era sorprendente che un uomo della sua intelligenza potesse abbassarsi così tanto ma queste erano parole troppo dure potesse dipendere così tanto dall apprezzamento degli altri. «Oh, ma pensi al suo lavoro!» disse Lily. Tutte le volte che lei «pensava al suo lavoro» vedeva sempre davanti a sé un grande tavolo da cucina. Colpa di Andrew. Lei gli aveva chiesto di che cosa trattassero i libri del padre. «Soggetto e oggetto e la natura della realtà» aveva detto Andrew. E quando lei aveva risposto Cielo, non aveva idea di che cosa significasse. «Pensi al tavolo di cucina» aveva risposto lui «quando non è in cucina.» Così quando pensava al lavoro del signor Ramsay, vedeva sempre un tavolo da cucina tutto rovinato. Ora era situato nell inforcatura di un pero, perché erano arrivati nel frutteto. E con un doloroso sforzo di concentrazione mise a fuoco la mente non sulla corteccia dell albero piena di bozzi argentei e sulle foglie a forma di pesce, ma su un tavolo da cucina fantasma, uno di quei tavoli fatti di assi di legno tutte rovinate, con venature e nodi, la cui virtù sembra essere stata messa a nudo da anni di integrità muscolare, un tavolo che se ne stava lì, con le quattro zampe in aria. Naturalmente se uno passava le giornate a guardare queste essenze angolari, se riduceva le belle serate, con tutte le loro nuvole rossastre e blu e d argento, a un tavolo di assi bianche con quattro zampe (ed era segno di mente eccelsa far così), naturalmente uno non poteva essere giudicato una persona qualunque. Al signor Bankes piacque quel «pensi al suo lavoro». Lui ci aveva pensato, molto spesso. Innumerevoli volte aveva detto: «Ramsay è uno di quegli uomini che danno il meglio di sé prima dei quarant anni». Aveva dato un contributo importante alla filosofia in un libretto scritto a venticinque anni; quel che era venuto dopo era stato più o meno amplificazione, ripetizione. Ma il numero degli uomini che danno un contributo importante a qualche cosa è davvero esiguo, disse, fermandosi vicino al pero ben spazzolato, scrupolosamente preciso, squisito nei giudizi. D improvviso, come scatenato dal movimento della mano di Bankes, il peso delle impressioni che Lily aveva accumulato sul suo conto si rovesciò e riversò come una poderosa valanga tutto quel che lei provava per Bankes. Quella fu una sensazione. Poi tra i vapori si sollevò l essenza stessa di lui. Questa fu l altra. Lily si sentì trafitta dall intensità della percezione; era la severità di lui; la sua bontà. Io la rispetto, signor Bankes (gli si rivolse in silenzio) in ogni atomo; lei non è vanitoso; lei è completamente impersonale; lei è migliore del signor Ramsay; è l essere umano migliore che conosca; non ha né moglie né figli (senza nessuna emozione sessuale, lei desiderava alleviare quella solitudine), lei vive per la scienza (involontariamente, davanti agli occhi le si pararono sezioni di patata); per lei la lode sarebbe insulto; uomo eroico, generoso, puro di cuore! Ma allo stesso tempo, si ricordò che si era portato un cameriere fin lassù; che non sopportava i cani sulle sedie; che dissertava per ore (finché il signor Ramsay usciva dalla stanza sbattendo la porta) sul sale nelle verdure e l iniquità dei cuochi inglesi. Come funzionano queste cose, allora? Come si fa a giudicare la gente, cosa si pensa della gente? Come è possibile fare due più due e concluderne che si prova

simpatia, o antipatia? E a tali parole, dopo tutto, quale significato bisogna dare? In quel momento, in piedi accanto al pero, apparentemente paralizzata, su di lei si riversavano impressioni di quei due uomini, e seguire il suo pensiero era come seguire una voce che parla troppo in fretta perché la penna la fissi sulla carta, e la voce era la sua voce che diceva senza suggerimenti cose innegabili, eterne, contraddittorie, cosicché perfino le fessure e le gobbe sulla corteccia del pero venivano irrevocabilmente fissate per l eternità. Lei possiede la grandezza, continuò, al contrario del signor Ramsay. Lui è meschino, egoista, vanitoso, egocentrico; è viziato; è un tiranno; logora la signora Ramsay fino alla morte; ma possiede ciò che lei (si rivolgeva al signor Bankes) non ha; un fiero prender le distanze dalle cose mondane; lui non sa niente delle cose meno importanti: ama i cani e i suoi figli. Ne ha otto. Lei non ne ha. E l altra sera non è sceso con due giacche e si è fatto tagliare i capelli dalla signora Ramsay con in testa uno stampo da budino? Tutte queste cose danzavano su e giù, come una massa di moscerini ciascuna separata dall altra, ma tutte meravigliosamente controllate in una rete elastica invisibile danzavano su e giù nella mente di Lily, dentro e intorno ai rami del pero, dove il logoro tavolo di cucina era ancora appeso in effigie, simbolo del profondo rispetto di Lily per la mente del signor Ramsay, finché il pensiero che aveva preso a girare sempre più in fretta esplose nella sua intensità; si sentì sollevata; uno sparo partì da poco lontano e subito arrivò, in fuga dai frammenti, sconvolto dalla paura, tumultuoso, uno stuolo di storni. «Jasper» disse il signor Bankes. Si voltarono nella direzione in cui erano volati gli storni, sopra la terrazza. Seguendo il disperdersi nel cielo degli uccelli che volavano via veloci, passarono attraverso il varco nell alta siepe e s imbatterono nel signor Ramsay, che tuonò tragicamente verso di loro: «Quale funesto errore!». I suoi occhi, appannati dall emozione, ardenti di intensità tragica, incontrarono per un attimo i loro, e tremarono, a un passo dal riconoscerli; ma poi, sollevando a mezz aria la mano sul volto come per allontanare, cancellare, in un agonia di vergogna stizzosa, il loro sguardo normale, come se li pregasse di trattenere per un momento ciò che sapeva essere inevitabile, come se imprimesse su di loro il risentimento infantile per l interruzione, e tuttavia anche nel momento della scoperta non dovesse essere stanato, ma fosse deciso ad aggrapparsi a qualcosa di quella emozione dolcissima, quella rapsodia impura di cui si vergognava, ma nella quale esultava, si volse di scatto, chiuse la sua porta privata su di loro; e Lily Briscoe e il signor Bankes, guardando a disagio il cielo su di loro, osservarono che lo stuolo di storni che Jasper aveva stanato con il fucile si era rifugiato sulla cima degli olmi. 5 «E anche se domani non fa bello» disse la signora Ramsay, alzando gli occhi per guardare William Bankes e Lily Briscoe che passavano «sarà per un altro giorno. E ora,» disse, pensando che il fascino di Lily erano quegli occhi cinesi, messi di traverso in quel faccino pallido e grinzoso, ma che ci sarebbe voluto un uomo in gamba per notarlo «e ora alzati, e fammi misurare la gamba» perché dopo tutto era