Novellieri italiani in Europa testi e studi

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Novellieri italiani in Europa testi e studi ISSN 2421-2040 collana diretta da Aldo Ruffinatto, Guillermo Carrascón comitato scientifico Pierangela Adinolfi, Erminia Ardissino, Daniela Capra, Davide Dalmas, Marina Giaveri, José Manuel Martín Morán, Consolata Pangallo, Monica Pavesio, Patrizia Pellizzari, Laura Rescia, Roberto Rosselli del Turco, Iole Scamuzzi, Chiara Simbolotti, Carla Vaglio novellieri2-3.indd 1 11/11/15 06.59

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«In qualunque lingua sia scritta». Miscellanea di studi sulla fortuna della novella nell Europa del Rinascimento e del Barocco a cura di Guillermo Carrascón novellieri2-3.indd 3 11/11/15 06.59

«In qualunque lingua sia scritta» Questa miscellanea di studi si integra tra i risultati del Progetto di Ricerca Italian Novellieri and Their Influence on Renaissance and Baroque European Literature: Editions, Translations, Adaptations dei Dipartimenti di Studi Umanistici e di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell Università degli Studi di Torino, finanziato dalla Compagnia di San Paolo attraverso l accordo con l Università per il potenziamento della ricerca scientifica. Volume stampato con il contributo del Dipartimento di Studi Umanistici dell Università degli Studi di Torino 2015 Accademia University Press via Carlo Alberto 55 I-10123 Torino Pubblicazione resa disponibile nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione Non commerciale Non opere derivate 3.0 Possono applicarsi condizioni ulteriori contattando info@aaccademia.it prima edizione ottobre 2015 isbn 978-88-99200-57-2 edizioni digitali www.aaccademia.it/novellieri2 http://books.openedition.org/aaccademia book design boffetta.com stampa Digital Print Service, Segrate (MI) novellieri2-3.indd 4 11/11/15 06.59

Indice Introduzione Guillermo Carrascón VII «In qualunque lingua sia scritta». Miscellanea di studi sulla fortuna della novella nell Europa del Rinascimento e del Barocco La fortuna francese delle Facezie di Poggio Bracciolini Pierangela Adinolfi 3 «Nichts-für-ungut»: satira, ironia e polemica religiosa in alcuni componimenti di Hans Sachs Raffaele Cioffi 15 Tra narrazione e trattato morale: la questione dell onore negli Ecatommiti di Giraldi Cinzio Chiara Fenoglio 36 Gli ortaggi di settembre e La Zucca del Doni en Spañol Daniela Capra 67 Le Horas de recreación di Vicente de Millis Iole Scamuzzi 85 Hierónymo de Mondragón traduttore de L hore di ricreatione di Messer Lodovico Guicciardini Patritio Fiorentino Maria Consolata Pangallo 133 V Traduzioni addomesticanti: Lope de Vega e l adattamento teatrale di Decameron x 10 Guillermo Carrascón 147 «Fa di me ciò che ti piace», ossia come A. Zeno adattò la storia di Griselda in un libretto Liana Püschel 182 Indice dei nomi 205 novellieri2-3.indd 5 11/11/15 06.59

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«In qualunque lingua sia scritta» Introduzione Guillermo Carrascón Questo volume è uno dei risultati del lavoro del gruppo di ricerca su «I novellieri italiani e la loro influenza nelle letterature europee del Rinascimento e del Barocco: edizioni, traduzioni, adattamenti», nato nel seno dei Dipartimenti di Studi Umanistici e di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell Università di Torino con il finanziamento della Compagnia di San Paolo di Torino (primo bando di gara per il finanziamento della ricerca del 2011). È doveroso salutare e ringraziare soprattutto la Fondazione e anche l Ateneo, promotori di un iniziativa che ha messo a disposizione della ricerca umanistica mezzi su cui raramente essa può far conto, anche se purtroppo questa avviene nel contesto di un crescente disinvestimento pubblico nella ricerca di base che si delinea con chiarezza come una tendenza negativa, anzi, distruttiva per l università pubblica italiana. Ormai più di sei anni or sono, il professor Aldo Ruffinatto, cattedratico di Letteratura Spagnola dell Università di Torino, concepì l idea di portare a termine una serie di volumi in cui si raccogliessero le edizioni critiche delle prime traduzioni cinquecentesche allo spagnolo di quelle opere narrative dei novellieri italiani Boccaccio, Straparola, Lodovico Guicciardini, Matteo Bandello, Giovan Battista Giraldi VII novellieri2-3.indd 7 11/11/15 06.59

Guillermo Carrascón VIII Cinzio, Anton Francesco Doni che avevano contribuito alla nascita di un nuovo genere, la novela spagnola del Seicento. La storia della letteratura spagnola e i principali studi sul suo periodo aureo, i secoli xvi e xvii, da Menéndez Pelayo a Othón Arróniz, hanno da più di un secolo riconosciuto l enorme importanza del contributo novellistico alla cultura spagnola, in particolare per la nascita della novela 1 genere di cui Cervantes diventa e si autoproclama fondatore ma non meno per la maturazione della formula drammatica della comedia nueva o commedia alla spagnola; al di là degli studi pionieristici di Caroline B. Bourland sulla presenza del Boccaccio nella letteratura catalana e castigliana 2, solo negli ultimi anni, già in questo secolo xxi, si cominciano a vedere i frutti dei sistematici sforzi scientifici organizzati per sondare, in maniera ampia e il più possibile organica, la portata e le dimensioni di un influenza culturale così intensa e sostenuta 3. Ma a nessuno dei partecipanti al progetto iniziale, prettamente ispanico, sfuggiva che il fenomeno letterario che si voleva analizzare fosse solo una facciata nazionale di co- 1. È forse superfluo ricordare che nella cultura e nella lingua spagnola non esiste la distinzione che altri idiomi, a cominciare dall italiano, conoscono lasciando da parte il cuento o racconto, più vicino all oralità fra opera narrativa breve, novella, e opera narrativa lunga, romanzo. Infatti questa fusione delle due forme in un unico termine, novela, è in stretto rapporto con lo sviluppo spagnolo di un genere che, dopo il successo cinquecentesco delle opere italiane, si modella sulla particolare configurazione conferita alla novella spagnola dalle Novelas ejemplares de Cervantes (1613) tendenti in media a una maggiore estensione rispetto ai loro modelli italiani. Il primo convegno di studi organizzato da questo stesso gruppo di ricerca si occupò precisamente dei rapporti tra quest opera cervantina della cui pubblicazione tra l altro casualmente ricorreva il quarto centenario e i suoi predecessori italiani, menzionati esplicitamente dall autore spagnolo nel prologo della sua raccolta, come si sa. Il convegno, in onore di Aldo Ruffinatto, si celebrò a Torino dal 5 al 7 di marzo del 2013 con la partecipazione di sedici studiosi di varia provenienza. Gli atti sono stati pubblicati parzialmente on line nel numero speciale 13 bis della rivista open access «Artifara» (http://www.ojs.unito.it/index.php/artifara/issue/view/48) mentre i testi delle sessioni plenarie sono apparsi nel volume «Deste artife». Estudios dedicados a Aldo Ruffinatto, a cura di G. Carrascón, D. Capra, M. C. Pangallo, I. Scamuzzi, Edizioni Dell Orso, Alessandria 2014. 2. C.B. Bourland, Boccaccio and the Decameron in Castilian and Catalan Literature, «Revue Hispanique», xii (1905), pp. 1-232. 3. Menzionerò solo i progetti di ricerca più specificamente incentrati sul nostro tema: «Pampinea y sus descendientes: novella italiana y española del Siglo de Oro frente a frente» diretto da Isabel Colón Calderón; quello dell Universidad de Córdoba «Novela corta del siglo xvii: estudio y edición», diretto da Rafael Bonilla Cerezo; e quello diretto da Corinne Lucas Fiorato alla Sorbonne Nouvelle Paris 3, «Les Cultures de l Europe Méditerranéenne Occidentale face aux problèmes de la modernité» (LECEMO - EA 3979). Di grande importanza sono stati i contributi di David González Ramírez (Universidad de Jaén) sulla diffusione dei novellieri tradotti nella Spagna rinascimentale. novellieri2-3.indd 8 11/11/15 06.59

Introduzione me scriveva Burckhardt, ancora pienamente immerso nella concezione romantica della storia delle idee «un nuovo [ambiente spirituale], che, diffondendosi dall Italia, invade il resto d Europa e diventa atmosfera vitale di tutti gli uomini forniti di un certo grado di cultura» 4. Le dimensioni di quel particolare aspetto dell irradiazione del Rinascimento italiano che è la diffusione della novella, in altre parole, non potevano venir racchiuse tra i Pirenei e l Oceano Atlantico, nei dominî iberici conquistati dal castigliano: anche senza uscire dalla Penisola Iberica, sarebbe stato miope dimenticare che in tale ambito la prima e più bella traduzione del capostipite della novella, il Decameron, in ambito ispanico è stata quella catalana. Allo stesso modo, se studiare un fenomeno culturale rinascimentale sotto il taglio imposto dalla considerazione di un unico genere letterario nascente, come quello della narrativa breve, potrebbe essere considerato limitativo, ancora a maggior ragione lo sarebbe impostare lo studio in maniera frammentata dall imposizione di divisioni derivanti dalle culture nazionali che, nate dopo quello stesso fenomeno, cristallizzano definitivamente come oggi le conosciamo solo nel positivismo. Come scriveva qualche anno fa Boutcher, «as such, European literary culture presented itself not as the possibility of separate relations with Greek, with Latin, or with Italian, French and Spanish models, but as the promise of a single, varied cultural tradition working with the same themes and the same encyclopedia of knowledge» 5. Eppure questa frammentazione linguistico-nazionale degli studi letterari è stata applicata sempre e generalmente con grande naturalezza. Ci sembra invece che sia il caso di superare le frontiere imposte da motivi, ragioni e criteri anacronistici, frontiere che nella nostra tradizione i personaggi che hanno fatto la cultura europea dell alto Medioevo al Rinascimento non di rado non hanno riconosciuto: come non ricordare la figura di intellettuale di Erasmo da Rotterdam, nomade per elezione, IX 4. J. Burckhardt, La civiltà del Rinascimento in Italia, trad. it. di D. Valbusa, Sansoni, Firenze 1958, p. 162. La traduzione italiana dice «elemento morale» invece di «ambiente spirituale», che prendo dalla versione spagnola. 5. W. Boutcher, «Who Taught Thee Rhetoricke to Deceive a Maid?»: Christopher Marlowe s Hero and Leander, Juan Boscán s Leandro, and Renaissance Vernacular Humanism, «Comparative Literature», lii (2000), n. 1, pp. 11-52, p. 12. novellieri2-3.indd 9 11/11/15 06.59

Guillermo Carrascón X sempre reclamato dai centri del potere e sempre sfuggente a impegni vincolanti, da Parigi a Londra, a Oxford, a Cambridge, a Torino, Roma, Lovaina, Basilea? La cultura europea, con tutte le sfumature dovute ai ritmi politici della sua storia e alle sue diversità linguistiche, è anche profondamente unitaria e ha oggi più che mai bisogno di un approccio globale ai suoi diversi fenomeni, letterari, artistici, che ovviamente non può provenire dal singolo sforzo del ricercatore individuale e isolato, ma deve essere frutto dell operato armonico e coordinato di gruppi di ricerca pluridisciplinari. Si rende necessario mettere a confronto tra di loro le esperienze culturali e in particolare letterarie monolingui e nazionali, seguendo l esempio dei lavori di Auerbach o Curtius, per capire la portata paneuropea di una rivoluzione epistemologica come quella che si compie con la creazione di un nuovo spazio immaginativo tra fabula e historia 6. Come abbiamo scritto nella descrizione del progetto, sul suo sito internet, la novellistica italiana, che prese il via con Giovanni Boccaccio e i suoi numerosi emuli, servì infatti da veicolo, da modello e da intertesto a un Rinascimento tra il dotto e il popolare della narrativa e della letteratura europea che a maniera di nuova mitologia contribuì a riconfigurare, secondo nuovi modelli, la cosmovisione moderna del Vecchio Continente. Matteo Bandello, uno dei più originali e nel contempo fedeli al modello boccacciano tra i novellieri rinascimentali forse lo intuiva quando nella sua epistola prologale «ai candidi e umani lettori» scriveva di essersi convinto «che cotesta sorte di novelle possa dilettare in qualunque lingua essa sia scritta» 7. Questo tipo di ricerca è quello con cui gli studi umanistici possono oggi contribuire, offrendo il proprio approccio alternativo, alla costruzione di un mondo globale : la conoscenza delle profonde radici storiche e genetiche di 6. Si veda in proposito E. Menetti, La realtà come invenzione. Forme e storia della novella italiana, Franco Angeli, Milano 2015, pp. 38-43. 7. Per non storpiare fuor di contesto le parole del domenicano di Castel Nuovo Scrivia bisogna confessare che si riferiva semplicemente al fatto che, contrariamente al Boccaccio, egli non aveva scritto la sua raccolta di novelle in fiorentino né in toscano, ma nel suo vernacolo «lombardo». Sono io che ho voluto rileggere l affermazione come una premonizione del fatto che le Novelle, ancora vivo il loro autore, sarebbero state tradotte in francese (da Boaistuau e Belleforest, il primo volume già nel 1559) e non molti anni dopo in inglese e in spagnolo, servendo da ipotesto a importanti fenomeni letterari in tutta l Europa occidentale. novellieri2-3.indd 10 11/11/15 06.59

Introduzione una globalizzazione, per quanto regionale, appunto, europea, base di un identità comune molto più antica e molto più saggia di quella meramente economica e mercificata che oggi è stata elevata a categoria di panacea. E questa era l idea di base che spinse quattro anni fa Aldo Ruffinatto, Iole Scamuzzi e il sottoscritto a provare ad articolare, con l immediato appoggio di un saldo gruppo di colleghi, quasi tutti dell Ateneo torinese, un primo tentativo di approccio collegiale e multidisciplinare a un fenomeno letterario che per i suoi rapporti con la realtà 8 era destinato a diventare «un poderoso capitale mimetico per l immaginazione, un inesauribile deposito di topoi narrativi [ ] da trattare allo stesso modo dei topoi retorici elencati dai manuali di poetica, e dunque a libera disposizione di chi volesse riprenderli, rielaborarli, farli propri», come scrive Luigi Marfè 9 favorendo così «in tutta Europa la circolazione dell immaginario narrativo legato alla novella italiana» come parte costituente di quella enciclopedia condivisa di cui Boutcher supra. Su quest idea iniziale, dopo il primo convegno, il gruppo di ricerca multidisciplinare costituitosi con studiosi delle diverse lingue, culture e letterature dell Europa occidentale come risultato dell iniziativa nata in ambito ispanistico ha organizzato, nell anno del centenario della nascita del Boccaccio, un convegno internazionale di studi sul tema della nuova letteratura di radice novellistica come compassionevole via per guarire i malinconici e sulla sua diffusione in tutta Europa. Gli atti del convegno con i suoi più di cinquanta articoli hanno offerto un altro risultato dello stesso approccio interdisciplinare che ha promosso anche il volume che queste linee introducono. Alcuni dei componenti del gruppo di ricerca esplorano nelle pagine che seguono, nei rispettivi articoli, diverse zone e dimensioni nelle quali la feconda opera dei novellieri italiani diventa materia comune, capitale mimetico, spunto per veicolare interessi a volte culturalmente distanti dalle cir- XI 8. Come afferma E. Menetti, «la novella è un frammento di storia [ ] un immagine della realtà costruita con gli elementi della finzione, che conserva gli aspetti del reale e al contempo li supera»: La realtà come invenzione. Forme e storia della novella italiana cit., p. 39. 9. L. Marfè, «In English clothes». La novella italiana in Inghilterra: poetica e politica della traduzione, Accademia University Press, Torino 2015, p. 3. novellieri2-3.indd 11 11/11/15 06.59

Guillermo Carrascón XII costanze della loro creazione oppure persino banale luogo comune aneddotico del quale servirsi secondo necessità: così in Francia con le facezie di Poggio Bracciolini come lo studio di Pierangela Adinolfi dimostra. Inizialmente apprezzato come modello retorico e d ingegno, ma nel contempo accolto con la diffidenza e il disgusto che arriva persino ai giorni nostri che suscitava l oscenità di alcune delle sue facezie, lo scopritore della Institutio oratoria di Quintiliano ottiene per il suo postumo Liber facetiarum uno dei maggiori successi editoriali degli albori della stampa, con circa trentaquattro edizioni tra il 1470 e il 1500 che si sommano ai più di cinquanta manoscritti dello stesso periodo conservati in varie biblioteche transalpine. Tale successo si rispecchierà in diverse opere del Cinquecento francese, fino al punto che scrive Adinolfi «non c è opera di un qualche impegno narrativo che non faccia riferimento a Poggio» e la sua presenza si può rintracciare pure in ambito poetico, teatrale e persino filosofico, dove alcune sue facezie si inseriscono a mo di esempio. Dopo uno sfruttamento generale non senza polemiche per l immoralità dei racconti, che contrastava con una cultura francese «più legata a schemi etici e tradizionali» le storielle di Poggio diventeranno echi, aneddoti anonimi modificati in funzione del contesto, comune materia prima letteraria. Non succede così, invece, con l elemento decameroniano nell opera del prolifico Meistersinger Hans Sachs; egli attinge palesemente dal novelliere di Certaldo per modellare alcuni dei numerosi frati, preti e abati, rappresentanti «di una religiosità mondana e carnale» che servono da veicolo per presentare il volto più dissacrante e ironico del poeta tedesco. In questa luce imposta Raffaele Cioffi la sua analisi delle opere in cui Sachs rielabora alcune novelle del Decameron, nelle quali il cantore di Norimberga usa i suoi boccacceschi protagonisti quale strumento di ironico quanto tacito rimprovero dei costumi dei religiosi. Sorprendentemente però, in altre occasioni, «un atteggiamento di singolare indifferenza nei confronti delle malefatte degli abati e dei monaci che Sachs prende in prestito dalle novelle del Decameron è riscontrabile in una serie di componimenti che, piuttosto facilmente, si sarebbero potuti prestare a una esplicita polemica di stampo religioso e che, di contro, vengono scelti quale veicolo di una morale del tutto laica e cittadina». Attraverso l analisi di una nutrita serie di adattamenti di novelle novellieri2-3.indd 12 11/11/15 06.59

Introduzione XIII nelle forme proprie dell arte del Meistersinger, Cioffi riesce a dimostrare che le trasformazioni in atto nelle opere di Sachs che hanno per ipotesto le novelle di Boccaccio puntano verso una vera riformulazione dei contenuti in funzione degli interessi dell artigiano tedesco: «apparentemente più interessato a predicare la cura di virtù prettamente laiche e cittadine, Sachs in gran parte dei componimenti presi in considerazione utilizza religiosi e laici quali elementi parimenti utili a rappresentare le molteplici sfaccettature di una realtà che, in quanto comicamente caotica, appare bisognosa di essere regolamentata. Il tutto mantenendosi, per quanto possibile, prudentemente distante da un attacco diretto ai rappresentanti in terra tedesca della chiesa romana». Non molto lontani si collocano, quindi, i fini degli Ecatommiti, secondo Chiara Fenoglio «un vero e proprio trattato teorico-filosofico in forma narrativa, un teatrum mundi che ambisce a essere pedagogia integrale, capace di descrivere il mondo qual è e insieme di contribuire all edificazione di una società perfetta per mezzo dell educazione del cittadino e del principe, coniugando impulso descrittivo e prescrittivo». La questione dell onore diventa il filo conduttore della riflessione della studiosa sulla particolare concezione di Giraldi circa la funzione pedagogica della letteratura. Per quanto uomo della controriforma, l autore degli Ecatommiti rifiuta l alternativa post-tridentina tra la letteratura di pura finzione e quella militante e dogmatica; a cavallo tra due epoche, Cinzio nella sua opera cerca una sintesi tra la narrazione di radice boccaccesca e i modelli retorici dei trattati rinascimentali. «Il suo ruolo conclude Fenoglio è a tutti gli effetti quello dell oratore, o del precettore, che esercita un eloquenza dal chiaro impatto civile, che guida verso una ascesa morale, intellettuale ed estetica alla verità.» I tre contributi successivi si spostano verso un asse tematico comune che proviene direttamente dall idea iniziale del progetto poiché si occupano di traduzioni allo spagnolo di diverse opere dei novellieri. In primo luogo Daniela Capra studia La Zucca del Doni en spagnol (1551), traduzione anonima della prima parte dell omonima opera di Anton Francesco Doni, pubblicata da Marcolini pochi mesi dopo il suo originale, nel quadro complessivo della voga che nel periodo andava conoscendo il libro spagnolo a Venezia, che vedeva sia traduzioni italiane di opere spagnole che, viceversa, vernovellieri2-3.indd 13 11/11/15 06.59

Guillermo Carrascón XIV sioni allo spagnolo di autori italiani. Lo stesso Doni si servirà, nella Moral philosophia e nei Trattati la sua particolare versione del Pañciatantra dell opera spagnola Exemplario contra los engaños y peligros del mundo. Daniela Capra porta a termine un particolareggiato confronto tra le due edizioni italiane della Zucca e la traduzione spagnola, stampate a pochi mesi di distanza nel 1551. Una serie di piccole varianti tra le due versioni del testo italiano risulta discriminante per stabilire quale delle due stampe servì da originale per la traduzione spagnola. L esame di alcune varianti introdotte dal traduttore, a volte notevolmente divergenti dal senso dell originale, se non addirittura ad esso opposte, permette pure alla studiosa di precisare maggiormente il profilo di questa figura fino a oggi rimasta nell anonimato. Il contributo di Iole Scamuzzi s incentra invece sulla figura di un traduttore a noi noto, o per essere precisi, di uno dei due traduttori de L ore di ricreazione di Lodovico Guicciardini di cui fino a adesso conoscevamo poco più del nome. Pubblicata nel 1565 in due edizioni pirata a carico di Francesco Sansovino, la raccolta di aneddoti di Guicciardini non apparirà sotto la cura del suo autore fino all edizione antuerpiense per i torchi di Silvio del 1568, alla quale ne seguirà un altra diciotto anni dopo. Il traduttore allo spagnolo, Vicente de Millis, è un personaggio ben situato nel mondo dell editoria cinquecentesca spagnola, nonostante non spiccasse per la sua abilità commerciale, il cui ritratto Scamuzzi contribuisce con la sua ricerca a completare: attraverso un attenta lettura del testo della traduzione e della documentazione storica disponibile emerge l immagine di un uomo di buone capacità linguistiche e culturali, certamente di molto superiori alla media; un intellettuale che si muoveva al di fuori degli ambiti universitari ma che conosceva la letteratura italiana e francese del suo tempo curò, per esempio, l edizione della traduzione dell Orlando furioso, poteva tradurre il latino e possedeva ampia padronanza delle pubblicazioni spagnole del momento. Due anni dopo quella di Millis, nel 1588, appariva a Saragozza, nella stamperia di Pedro Puig e a spese di Juan Escarrilla, una nuova versione della stessa opera di Guicciardini, magari incentivata dal successo nel regno di Castiglia della traduzione di Millis, della quale probabilmente i promotori di questa nuova avventura editoriale avevano notizia, poiché novellieri2-3.indd 14 11/11/15 06.59

Introduzione XV il nuovo titolo si presentava come Primera parte de los ratos de recreación, dove la traduzione non tanto scontata di ore con ratos si potrebbe presumibilmente attribuire al desiderio di discostarsi da quella precedente. Sullo sfuggente profilo del nuovo traduttore, Hierónimo de Mondragón, probabilmente aragonese e professore di giurisprudenza all Università di Saragozza, rielaboratore in un opera con intenti propri del Moriae encomium di Erasmo da Rotterdam, versa lo studio di Maria Consolata Pangallo. La ricercatrice riesce a stabilire con le sue indagini il testo che servì da originale per la traduzione di Mondragón, dopo aver tracciato un ritratto sui pochi dati biografici conosciuti di questa sfuggente figura d intellettuale rinascimentale spagnolo. Infine i due ultimi contributi al volume si spostano di nuovo verso un altro sistema di rappresentazione, quello che si avvale del palcoscenico. Se i lavori dei novellieri in genere sono serviti da spunto a una folta schiera di rivisitazioni di ogni genere e tipo, la galassia delle creazioni drammatiche sia spagnole sia italiane se ne è giovata in maniera particolarmente abbondante, probabilmente per le affinità oggettive che taluni autori rinascimentali e barocchi trovavano tra i due generi e che portarono Lope de Vega ad affermare: «Yo he pensado que tienen las novelas los mismos preceptos que las comedias». E se le novelle italiane conobbero in generale una veloce diffusione in Europa, non c è dubbio che il primato della fama corrisponde alla decima novella della decima giornata del Decameron, la storia della paziente Griselda, la cui immensa circolazione in tutta l Europa fu determinata dalla contemporanea riscrittura latina portata a termine da Francesco Petrarca nelle sue Seniles. Dell adattamento scenico che ne fece Lope de Vega nel suo dramma El ejemplo de casadas y prueba de la paciencia, dopo aver ripercorso per sommi capi la serie di versioni ispaniche del testo petrarchesco, se ne occupa Guillermo Carrascón, cercando di stabilire sia la diversa misura in cui il madrileno usò i due principali ipotesti italiani, sia la portata e altre possibili fonti delle modifiche teatrali introdotte dal drammaturgo per adeguare la materia diegetica ai bisogni teatrali imposti dal rispetto alla formula drammatica della comedia nueva da lui patrocinata. Sempre sullo stesso asse tematico, l ultimo articolo contenuto in queste pagine, quello di Liana Püschel, introduce un argomento nuovo, la musica, poiché prende in considerazionovellieri2-3.indd 15 11/11/15 06.59

Guillermo Carrascón XVI ne la versione della Griselda di Apostolo Zeno che costituì la base per diverse opere liriche durante tutto il Settecento italiano. Attraverso la particolareggiata disamina del testo di Zeno e di quelli dei suoi precedenti secenteschi italiani Paolo Mazzi, Ascanio Massimo, Galeotto Oddi e Carlo Maria Maggi della cui Griselda Zeno adotta numerosi elementi e le loro fonti classiche, la studiosa argentina mette in rilievo il debito testuale e strutturale del libretto del veneziano con i suoi predecessori non meno che gli straordinari rimaneggiamenti che il gusto barocco impose sulla materia diegetica di provenienza novellistica, rimaneggiamenti che non si può escludere abbiano subito un influenza del teatro contemporaneo spagnolo, e in particolare dello steso Lope, alquanto diffuso in Italia, al meno per quanto riguarda le complicazioni della trama e la mescolanza di tragico e comico. Il testo di Zeno si rivela come «un libretto che ereditò dal Seicento il gusto per la sorpresa e che consegnò al nuovo secolo una versione dell ultima novella del Decameron altamente stilizzata e commovente. La paziente marchesa di Saluzzo, nei panni melodrammatici confezionati da Zeno, aprirà le porte del teatro musicale a Pamela e a tante altre eroine sentimentali che popoleranno la scena del secondo Settecento». Speriamo che allo stesso modo questo volume miscellaneo possa aprire le porte verso una nuova stagione dei nostri studi comparatistici sulla novella italiana del Rinascimento e la sua vasta fortuna nella cultura europea. novellieri2-3.indd 16 11/11/15 06.59

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«In qualunque lingua sia scritta» La fortuna francese delle Facezie di Poggio Bracciolini Pierangela Adinolfi Nella cultura europea tra Quattrocento e Cinquecento, l elogio dei pregi formali delle Facezie di Poggio non tarda a diventare un luogo comune 1. A tali meriti è sensibile il rhétoriqueur Guillaume Crétin quando rimpiange che la sua narrazione non si adegui alla lezione di Poggio: «A tout le moins se j eusse en Poge prise / Quelque leçon, l escript que pou je prise / Fust embelly de motz facecyeux» 2. Nonostante i lusinghieri giudizi riguardanti l arguzia formale, l ammirazione per l eleganza poggiana è fortemente sovrastata, in Italia e fuori, dallo sconcerto se non addirittura dal disgusto che suscitano i contenuti della sua opera. Da subito l oscenità 3 1. Sulla fortuna quattrocentesca delle Facezie, rimandiamo al ponderosissimo studio di L. Sozzi, Le «Facezie» di Poggio nel Quattrocento francese, in Miscellanea di studi e ricerche sul Quattrocento francese, a cura di F. Simone, Giappichelli, Torino 1966, pp. 409-516. In merito ai risvolti culturali dell influsso poggiano nel Cinquecento, cfr. L. Sozzi, Le «Facezie» e la loro fortuna europea, in Aa. Vv., Poggio Bracciolini 1380-1980, nel sesto centenario della nascita, Sansoni, Firenze 1983, pp. 235-259 e E. Garin, Poggiana. Appunti sulla fortuna di Poggio Bracciolini, «Interpres», i (1978), pp. 14-26. Si vedano inoltre, F. Simone, Il pensiero francese del Rinascimento, Marzorati, Milano 1964; G.-A. Pérouse, Nouvelles françaises du xvi e siècle. Images de la vie du temps, Droz, Genève 1977; Ph. Lajarte, Du conte facétieux considéré comme genre: esquisse d une analyse structurale, «Ethnologie française», 1974, 4, pp. 319-332. 2. Cfr. H. Guy, La «Chronique française» de maître Guillaume Cretin, «Revue des Langues Romanes», xlviii (1905), p. 334. novellieri2-3.indd 3 11/11/15 06.59

Pierangela Adinolfi 4 delle Facezie rappresenta un motivo di condanna e scatena un coro unanime di riprovazioni. La reazione è, in realtà, da intendersi come il segnale più eloquente di una manifesta e diffusa efficacia, come la prova innegabile di una nuova presenza. Lo scandalo nasconde un attrattiva, il rifiuto rivela una partecipazione. Un rifiuto, ben inteso, che non viene soltanto da menti grette e ostili o è nutrito da personali avversioni. «Pogii facetiis quid impurius?» s interroga Putherbeus, al secolo Gabriel Dupuyherbault, frate dell abbazia di Fontevrault. Tale giudizio si può comprendere se si tiene presente che il Theotimus, sive de tollendis et expungendis malis libris dell appena citato Puterbeo rappresenta, nella Francia della metà del Cinquecento, un attacco feroce contro ogni forma di cultura umanistica, contro ogni modello che si allontani dalla più devota e castigata tradizione. Un attacco rivolto, a un tempo, a Poggio e a Rabelais, a Poliziano e, in generale, a tutte le bonae litterae che, «apud Italos», hanno determinato un nefasto ritorno all impuro paganesimo 3. Ma di fatto, a fronte di tanti rifiuti, è la fortuna di un opera che tutti hanno letto, che decine di amanuensi hanno trascritto e che tanti editori hanno stampato. Lo stesso Bracciolini vanta l universale diffusione del suo libro, ricercato dai dotti di tutta Europa. Cornelio Agrippa accenna all interesse con cui le Facezie vengono lette nell entourage di Francesco I e di Margherita, sebbene si tratti di un interesse deprecabile, poiché da quel libro le donne «apprendono le depravazioni» 4. Col passare del tempo, l operetta verrà citata tra le letture ricreative più spesso frequentate per chi voglia accantonare gli affanni quotidiani. Un esempio fra i tanti è quello del romanzo seicentesco Le Page disgracié di Tristan L Hermite (1643), in cui il narratore cita «Pauge florentin», accanto a Boccaccio e a Straparola, al Fuggilozio e alle Serées di Bouchet, tra i dilettevoli autori «qui se sont voulu charitablement appliquer à guérir la mélancholie» 5. 3. Cfr. G. Putherbei, Theotimus sive de tollendis et expungendis malis libris, iis praecipue quos vix incolumi fide ac pietate plerique legere queant, libri tres, J. Roigny, Parisiis 1549, pp. 77 sgg. 4. Cfr. C. Agrippa, Epistolarum liber iv, lett. 3 cit. da P. Paris, Etudes sur François I er roi de France, sur sa vie privée et son regne, Paris 1885, I, p. 40 : «Offeruntur dominabus et leguntur avide a puellis Novellae Bocatii, Facetiae Poggii, adulteria Euryali cum Lucretia, bella et amores Tristanui et Lanceloti et similia in quibus nequitiae assuescunt foeminae legendo». 5. Cit. da C. Maubon, Désir et écriture mélancoliques, lectures du «Page disgracié» de Tristan l Hermite, Slatkine, Genève-Paris 1981, p. 120. novellieri2-3.indd 4 11/11/15 06.59

La fortuna francese delle Facezie di Poggio Bracciolini Più eloquenti ancora appaiono i dati numerici documentati, testimonianza di un impressionante presenza. Una cinquantina sono i manoscritti rintracciabili nelle biblioteche europee, secondo il calcolo effettuato ormai anni or sono da Gilbert Tournoy 6. Di questi, una decina si trovano a Parigi. Ma sono le edizioni a stampa a dimostrare una circolazione ben più intensa. Tra il 1470 e il 1500 se ne calcolano circa 34. Poi un calo nel secolo successivo con sole tre edizioni latine, quella di Parigi (1518), di Anversa (1541) e di Cracovia (1592). Tale diminuzione può spiegarsi, tuttavia, con la presenza del libretto nelle biblioteche private, con la circolazione delle opere collettive di Poggio, con la diffusione di sue scelte antologiche, con la dilagante presenza delle traduzioni in volgare e infine con la loro assimilazione nelle opere più disparate, attraverso frammenti incastonati che provano la più capillare propagazione. L analisi delle scelte antologiche e quella delle traduzioni in volgare devono essere condotte su di un unico piano. Esistono, infatti, le traduzioni integrali, come le nove edizioni di una traduzione italiana apparse a Venezia tra la fine del Quattrocento e il 1553, o quelle parziali, più volte ristampate, come la traduzione di Guillaume Tardif che offre a Carlo VIII suo sovrano, nel 1492, quasi un terzo dei testi poggiani (112 su 273) in versione francese. Ma ci sono anche le riprese e le trasmissioni parziali che disperdono il materiale in mille rivoli. A tal proposito, una parte della traduzione di Tardif è utilizzata da un editore lionese che la introduce in una raccolta anonima, il Parangon de nouvelles honnestes et delectables, mescolandola a racconti di altra provenienza, per esempio Boccaccio, Petrarca, Valla. Di lì in poi si verifica un ulteriore trasmigrazione: altre raccolte anonime della metà del secolo, le Joyeuses adventures e le Joyeuses narrations, riprendono il Parangon de nouvelles e contribuiscono alla circolazione di testi graditi e dal successo assicurato. Ci sono anche le esili e circoscritte traduzioni condotte su scelte antologiche di editori del testo latino. Quando il frate lionese Julien Macho volge in francese, qualche anno prima di Tardif, una piccola serie di facezie poggiane, della scelta 5 6. Cfr. G. Tournoy, Facetiae Poggii?, «Romanische Forschungen», lxxxv (1973), pp. 139-144. novellieri2-3.indd 5 11/11/15 06.59

Pierangela Adinolfi 6 egli non è per nulla responsabile: si tratta in realtà della traduzione, in una prosa ingenua e incespicante, delle facezie già pubblicate da Heinrich Steinhöwel a Ulm nel 1476 di seguito al Romulus e ad altri testi favolistici. La traduzione di Macho giunge ulteriormente in Inghilterra, dove è tradotta in inglese da William Caxton nel 1484 7, e in Spagna dove si diffonde attraverso la bella edizione di Saragozza del 1489 8. La fortuna degli anni pieni del Cinquecento diventa, tuttavia, più nascosta, ma al contempo più articolata e generale. In Francia, dalle Cent Nouvelles Nouvelles alle Serées di Bouchet, le facezie costituiscono un repertorio aneddotico al quale, in vario modo, tutti i narratori del Cinquecento francese attingono. Citiamo, ad esempio, Nicolas de Troyes, Philippe de Vigneulles, Rabelais, Des Périers, Du Fail, Estienne, Cholières e Béroalde de Verville. Non c è opera, pertanto, di un qualche impegno narrativo che non faccia riferimento a Poggio. Ma la circolazione non si registra soltanto nelle opere strettamente narrative. La facezia si espande e contagia generi contigui, si trasforma in divertimento poetico, in gioco teatrale, in epigramma e in esempio inserito in un contesto meditativo o filosofico. La prima facezia, ad esempio, quella del povero marinaio che dopo una lunga assenza torna in patria e trova la casa ingrandita e abbellita, la camera da letto lussuosamente arredata, tutto, gli assicura la moglie, generoso dono della Provvidenza, anche il fanciulletto che festoso corre incontro alla madre, conosce una vasta circolazione europea. È gustosamente tradotta da Tardif e diventa occasione per un intervento ironico del poeta Coquillart, che ne trae argomento per la formulazione della vecchia massima, valida per i mariti sospettosi, mai interrogare su ciò che si preferirebbe non sapere 9. Quella facezia si trasforma anche 7. Booke of the Subtle Storyes and Fables of Aesop, tradotto, editato e anche stampato da Caxton a Londra, nel suo stabilimento di Westminster. 8. Ysopete ystoriado, ossia Esta es la vida de Ysopet con sus fábulas historiadas riedizione fatta da Juan Hurus a Saragozza, nel 1489, a partire da quella fatta sette anni prima da Pablo Hurus e Juan Planck del quale si conserva una copia nella Biblioteca del Monastero dell Escorial (inc. 32-i-13); esiste un edizione moderna facsimilare, a cura di E. Cotarelo, Real Academia Española, Madrid 1929; e un edizione elettronica: Esopete historiado ii [Zaragoza 1489], a cura di V.A. Burrus, ADMYTE, Micronet, Madrid 1994; poi incluso in Electronic Texts and Concordances of the Madison Corpus of Early Spanish Manuscripts and Printings, a cura di J. O Neill, HSMS, Madison-New York 1999 [cd-rom]. 9. Cfr. G. Coquillart, Les Droits nouveaux, nell edizione a cura di M.J. Freeman, Droz, Genève 1975, p. 163. novellieri2-3.indd 6 11/11/15 06.59

La fortuna francese delle Facezie di Poggio Bracciolini in un anonima farsa, Farse de Colin qui despita Dieu, in cui naturalmente il tema dell adulterio risulta di molto amplificato. La raccolta di Poggio dà adito agli usi più disparati, fra cui quello teatrale è il più notevole, giustificato anche dall intenso scambio di repliche che caratterizza già il testo latino. Esiste anche un altro testo teatrale, convincente e curioso, quello della Farse nouvelle et recreative du medecin qui guerist toutes sortes de maladies, che non fa altro se non ricucire ben sei facezie poggiane, unite senza badare alla coerenza, ma soltanto al gusto gratuito di una rapida sequela di buffonerie. Tra queste risalta la storia del faiseur d enfants, la farsa cioè del medico (che in Poggio era un frate) abile a portare a compimento il bambino che, ancora nel ventre materno, si presentava, dice il personaggio in questione, privo di naso e bisognoso di un immediata rifinitura. Si tratta di una storia famosa che da Poggio passa al teatro, alla Lozana andalusa, a Des Périers 10, a Straparola, prima di arrivare all efficace versione che ne darà La Fontaine. Questo sarà il filone delle facezie di più larga durata e di più grande fortuna, il filone in cui la burla s intreccia all allusione scollacciata ed erotica. L austero moralismo, cui abbiamo accennato all inizio, sottintende il primato di questo tipo di lettura, le cui propaggini giungeranno, dopo le originali derivazioni sviluppate in La Fontaine, fino al secolo dei Lumi, periodo in cui le facezie saranno pretesto per arguti epigrammi, versi libertini, effimere pièces détachées, in poeti come Jean-Baptiste Rousseau e Grécourt, o in eruditi come Bernard de La Monnoye. La consapevolezza poggiana d introdurre nell arte della narrazione una nuova prospettiva si deduce chiaramente dalla prefazione e dalla conclusione del Liber facetiarum. Qui Poggio insiste su due aspetti del libro: formale il primo, più legato ai contenuti il secondo, ma entrambi evidentemente essenziali. Sul piano formale, le facezie s impongono alla curiosità dei lettori per la loro brevità (nulla amplitudo sermonis) e per il loro stile disadorno (nullus ornatus). L opera ripudia quella lingua di cerimonia, che Auerbach fa coincidere con lo stile feudale riscontrato soprattutto nel tardo Medioevo 7 10. Cfr. L. Sozzi, Les contes de B. Des Périers, Giappichelli, Torino 1964, pp. 165-167. novellieri2-3.indd 7 11/11/15 06.59

Pierangela Adinolfi 8 francese 11, e introduce nella prosa latina la semplicità della lingua parlata e la fluidità delle conversazioni quotidiane. Alcuni personaggi reali, riuniti intorno al Segretario Apostolico nel vivo e contrastato ambiente della Curia, raccontano con concisione e pronta battuta i casi più disparati della vita quotidiana, redigono un diario faceto della loro contemporaneità, parlando senza reticenze e senza particolare eleganza. Proprio su questo piano si osserva, soprattutto nella fase iniziale della fortuna delle facezie fuori d Italia, un processo di dilatazione narrativa e un amplificazione del piano lessicale. L asciutta prosa di Poggio si gonfia di termini ornamentali ed enfatici, una profusione sinonimica, in cui Hatzfeld denota un aspetto del «goût flamboyant» 12, ne trasforma l impostazione sintattica, sostituendo ipotassi a paratassi e un ampio fraseggio alla concisione dell originale. Tale amplificazione riguarda, naturalmente, anche i contenuti, poiché nella vastità dei racconti centrati sull arguzia della battuta e sul dialogo agile e scattante, gli utilizzatori e i traduttori d Oltralpe, basti pensare alle Cent Nouvelles Nouvelles e alla traduzione di Tardif, prediligono le trame che contengono una successione di avvenimenti, in cui i fatti prevalgono sulle parole. Si perde, così, la particolare agilità della facezia a favore delle trame più scontate e tradizionali. La materia prescelta da Poggio è tutt altro che inoffensiva e non consiste, se non raramente, nello svolgersi d intrecci divertenti. La sua opera mira, piuttosto, alla maldicenza e si prefigge una critica spietata, talvolta anche crudele. La satira rivolta agli individui, ai gruppi umani e ai comportamenti non è pronunciata sulla base di un moralismo scontato, secondo categorie etiche tradizionali. Le Facezie concordano, su questo punto, con l orientamento del gusto che trova in Italia, nello stesso secolo, analoghe testimonianze, basti pensare al Poliziano e all esempio del Petrarca. Non che le Facezie di Poggio escludano totalmente ogni commento morale, ma se almeno una quarantina di esse terminano con una riflessione di ordine etico, molto spesso la regola enunciata non corrisponde alla formulazione di una massima già risaputa, 11. Cfr. E. Auerbach, Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale, Einaudi, Torino 1956, pp. 253-256. 12. Cfr. H. Hatzfeld, La littérature flamboyante au xv e siècle, in Studi in onore di C. Pellegrini, SEI, Torino 1963, pp. 81-96. novellieri2-3.indd 8 11/11/15 06.59

La fortuna francese delle Facezie di Poggio Bracciolini bensì al suo ribaltamento: la tradizione dell exemplum è sovvertita. Nei commenti di Poggio non si riscontrano regole morali ispirate a ideali assoluti o a comportamenti irreprensibili. Sono presenti, al contrario, valutazioni sulla varietà dei casi umani, sulla difficoltà di obbedire a imperativi astratti e lontani dalla vita reale delle persone. Tutto ciò si consolida alla luce della positiva concretezza di una società laica e terrena, avulsa da ogni dogmatismo. Non si tratta, quindi, di una generica comicità popolare, ma del profondo fermento culturale e ideologico, cui si riconduce l essenza stessa dell umanesimo civile. Rispetto a tale libertà di pensiero e di atteggiamento, la cultura francese, forse proprio perché priva di quelle componenti laiche che operano, invece, nell ambito della florentina libertas, è più legata a schemi etici e tradizionali. È indicativo, ad esempio, che gli autori francesi aggiungano, talvolta, alle facezie un commento morale, dovendo per forza ricorrere ad azzardate acrobazie per legare una massima edificante a un contenuto che, palesemente, contrasta con essa. Se una giovane sposa, ad esempio, si lamenta delle modeste doti fisiche del marito, ecco che il traduttore Tardif si sente in dovere di proporre una lezione: «En ceste facecies sont reprins ceux qui ne sont jamais assouvis mais tant plus ont de biens et plus en desirent» 13. Ma non sempre, tuttavia, il commento è di ordine morale. Nel Catalogus gloriae mundi, del 1529, Barthélemy Chasseneuz cita la facezia in cui Poggio racconta del litigio tra un nobile francese e un capitano della marina genovese. Mentre la facezia irride in maniera palese l alterigia nobiliare e le borie feudali, questo intento sfugge totalmente all autore francese che prende la vicenda sul serio e pone alcuni importanti interrogativi, come se sia legittimo battersi per questioni araldiche, se sia lecito scegliere blasoni già appartenenti ad altre casate, oppure se questa possibilità riguardi solo famiglie di paesi diversi. A tale conclusione giunge Chasseneuz alla fine di un ampia e ponderata argomentazione 14. 9 13. Si tratta della facezia n. 43 (De adolescentula que virum de parvo priapo accusavit). Cfr. Les facécies de Poge Florentin traduites par G. Tardif, éd. par A. de Montaiglon, Willem, Paris 1878, n. 31, pp. 91 sgg. 14. Si tratta della facezia n. 202 (De duorum contentione pro eodem insigni armorum). Cfr. B. Chasseneuz, Catalogus gloriae mundi, apud Ph. Albertum, Genava 1617, pp. 36-37. novellieri2-3.indd 9 11/11/15 06.59

Pierangela Adinolfi 10 L uso frequente delle facezie che riferiscono fatti erotici avvalora, invece, lo schema esemplare e moraleggiante. L erotismo è spesso utilizzato, più di quanto previsto dal modello poggiano, in funzione antifemministica (si pensi alla «uxor satis liberalis» 15 di Poggio che viene ripresa nelle Cent Nouvelles Nouvelles) o antiecclesiastica. Le facezie più note e fortunate sono quelle che raccontano di smodate smanie femminili e d irrefrenabili lussurie sacerdotali. Esempio di questo secondo orientamento è la polemica che in Francia si afferma attraverso l ugonotto Henri Estienne. A proposito, per esempio, della facezia dell eremita Ansimirio che approfitta delle sue funzioni di confessore per conoscere (biblicamente) tutte le mogli di Padova, Estienne sposta l attenzione sul tema della confessione cattolica e della sua assurda immoralità: «Or sous ces exemples on en voit assez tous les jours, par lesquels il nous est suffisamment tesmoigné que la confession auriculaire sert aux prebstres et moines de filets pour attraper les femmes» 16. In realtà, i traduttori e gli adattatori di Poggio non sfruttano appieno gli spunti polemici, antiecclesiastici e anticlericali, impliciti nei suoi testi. Esiste una fortuna riformata della facezia che andrebbe minuziosamente ripercorsa. In ogni caso, in generale, molti riferimenti sono lasciati cadere e le accuse più frequenti rivolte ai preti, nei testi di derivazione poggiana, sono quelle che riguardano la lussuria e la ghiottoneria. Raramente vengono colte le stoccate di Poggio riguardanti la loro ignoranza, la loro ipocrisia, la loro avarizia, le loro superstiziose pratiche cultuali e il loro modo di relazionarsi alla politica della curia romana. Ancora Estienne offre un buon esempio quando, riprendendo la facezia di Poggio in cui il cardinale di Spagna incita i suoi soldati a combattere contro i nemici del papa, lascia cadere totalmente la polemica antiromana 17. Non appare ugualmente traccia alcuna, secondo le ricerche finora condotte, della facezia 50 che, eppure, è molto irriverente nei confronti di papa Gregorio XII, né delle fa- 15. Si tratta della facezia n. 49 (Fabula Francisci Philelphi). 16. Si tratta della facezia n. 142 (De eremita qui multas mulieres in concubito habuit). Cfr. H. Estienne, Apologie pour Hérodote, éd. par P. Ristel-Huber, Liseux, Paris 1879, vol. II, p. 23. 17. Cfr. ibid., vol. I, p. 252 (Si tratta della facezia n. 19, Exhortatio Cardinalis ad armigeros pontificis). novellieri2-3.indd 10 11/11/15 06.59

La fortuna francese delle Facezie di Poggio Bracciolini cezie 23, 29, 30, in cui il cardinale Angelotto è oggetto di giudizi sarcastici sulla stultitia e sulla venalità imperanti nella curia. Non vi è nemmeno traccia della facezia 113, in cui si parla delle condizioni deplorevoli create da coloro che, nella Chiesa, detengono il potere. Né Tardif, né Estienne utilizzano questi testi sarcastici e sferzanti. In linea di massima, l audacia di Poggio è ridimensionata e i testi più imprudenti sul piano religioso e su quello politico-sociale sono accantonati. Non sempre sono raccolte le facezie in cui è messa in causa la legittimità di certi privilegi o l arroganza dei signori. Sono messe da parte anche le facezie in cui emerge lo spirito di positiva concretezza e di produttivismo borghese di Poggio 18. Si può, pertanto, parlare di un incontro mancato se pensiamo a quello tra le Facezie e la cultura transalpina? Di una fortuna certa, ma segnata da un impoverimento del modello, ridotto a un composito repertorio di intrecci scollacciati e licenziosi? Una tale conclusione sarebbe troppo semplicistica. L effettiva presenza di un modello non è, infatti, dimostrata unicamente dalle riprese testuali di una trama. Anche se inizialmente assente negli autori che si preoccupano di incanalare le facezie in solchi tradizionali, la maniera di guardare il mondo di Poggio, in realtà, filtra gradatamente e dà i suoi frutti in opere eterogenee, contribuendo a portare a maturazione importanti processi culturali. Mirabile esempio in ambito narrativo è l atteggiamento di Rabelais, provocatorio, dissacrante, volutamente in contrasto con ogni forma di idealismo platonico, molto simile alla lucida ironia poggiana, senza tener conto dei prestiti diretti, che pure non mancano, come il notissimo caso dell anello di Hans Carvel, che da Poggio, attraverso l Ariosto e Rabelais, arriva fino a La Fontaine 19. Non a una generica comicità popolare, notamente teorizzata da Michail Bachtin 20, è qui necessario far riferimento, ma a una chiara scelta culturale che accomuna il riso di Poggio e quello dell autore di Pantagruel. 11 18. Eugenio Garin ha dimostrato come il De avaritia di Poggio contenga una moderna valorizzazione del lavoro e del denaro. Cfr. E. Garin, L Umanesimo italiano. Filosofia e vita civile nel Rinascimento, Laterza, Bari 1954, pp. 59 sgg. 19. Su Rabelais e la narrativa italiana, cfr. R. Cooper, Les contes de Rabelais et l Italie: une mise au point, in La nouvelle française à la Renaissance, études réunies par L. Sozzi et présentées par V.-L. Saulnier, Slatkine, Genève-Paris 1981, pp. 183-207. 20. Cfr. M. Bachtin, L opera di Rabelais e la cultura popolare, traduzione di M. Romano, Einaudi, Torino 1979. novellieri2-3.indd 11 11/11/15 06.59