Il mistero della croce nella vita e nella dottrina del ven. Mons. Giuseppe Di Donna

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Il mistero della croce nella vita e nella dottrina del ven. Mons. Giuseppe Di Donna 1. S. Tommaso d Aquino, un santo che il Venerabile Mons. Giuseppe Di Donna ha tanto amato quando era giovane studente tanto da trascrivere nei suoi Appunti Spirituali gli elogi dei sommi pontefici alla dottrina di S. Tommaso, in una sua <<Conferenza sopra il Credo>> traccia il cammino spirituale di chi desidera dare un orientamento alla propria vita: Cristo e la sua croce. Chiunque vuol vivere in perfezione non faccia altro che disprezzare quello che Cristo disprezzò sulla croce, e desiderare quello che egli desiderò. Nessun esempio di virtù infatti è assente dalla croce. E S. Tommaso continua enumerando gli esempi di carità, di pazienza, di umiltà, di obbedienza, e di disprezzo delle cose terrene che egli scopre nella croce di Gesù. Il santo teologo e cantore estatico dell Eucaristia, contempla e addita all imitazione di tutti il Cristo fatto obbediente fino alla morte di croce: Egli è nudo sulla croce, schernito, sputacchiato, percosso, coronato di spine, abbeverato con aceto e fiele. Chi sa quante volte da bambino Giuseppe Di Donna ha affrontato la strada in salita che mena al convento dei Cappuccini e ha contemplato il Crocifisso che il popolo di Rutigliano da secoli venera nella piccola chiesa. Chi sa quante volte ha accompagnato il fratello D. Giambattista alla chiesa di S. Rocco e ha pregato dinanzi all immagine della Madonna Addolorata, della cui confraternita il fratello era stato nominato rettore onorario il 17 Febbraio 1907. Il piccolo Giuseppe Di Donna nella Quaresima del 1912 era rimasto affascinato dall abito del religioso trinitario invitato dall arciprete Mons. Nicola Antonelli a tenere la predicazione al popolo. Quella grande croce rossa e azzurra sull abito bianco gli aveva rivelato il mistero del Dio Trinità che è Amore che crea (Padre), che rivela (Figlio) e che santifica (Spirito). 2. Il P. Gabriele Cipriani per il periodo della formazione ricorda l impegno del confratello Fr. Giuseppe nell osservare le Costumanze dell Ordine che assegnano alcune mortificazioni volontarie pubblicamente in refettorio nei giorni di digiuno in Avvento e in Quaresima: Fr. Giuseppe era sempre tra i primi a praticarle, quasi che vi trovasse un trasporto e una gioia. Così rimaneva con le braccia in Croce per alcuni minuti, baciava i piedi in ginocchio a tutti i religiosi, riceveva da ognuno lo schiaffo, portava la croce sulle spalle, si privava della frutta ed esercitava innumerevoli altre mortificazioni. Lo stesso P. Gabriele testimonia che Fr. Giuseppino eseguiva le penitenze suggerite dal P. Andrea Campanile di S. Agnese: l aver un sasso per cuscino, portare per qualche tempo il cilicio, darsi la disciplina, mangiare per terra nel refettorio con pane ed acqua, recitare le colpe davanti alla comunità. Durante l anno del noviziato a Livorno egli è stato nel convento dei PP. Trinitari di S. Ferdinando a Livorno la cui chiesa il popolo chiama la chiesa della crocetta riferendosi alla croce trinitaria che splende sulla facciata. Fr. Giuseppe della Vergine, ormai convinto della sua vocazione missionaria e aveva cercato di convincere anche la mamma nella lettera commovente del 15 Ottobre 1925 quando aveva scritto: Pensate anche a questo che il Signore benedice più quell opera buona che costa più sacrifici, e se quindi la mia andata laggiù costerà qualche sacrificio più degli altri, speriamo che il Signore benedica anche di più la mia opera laggiù e possa consolare voi e me con l abbondanza dei frutti che si raccoglieranno. 1 / 5

3. Finalmente il 26 Marzo 1926 egli nello spirito sale la vetta del Calvario e celebra lo Sposalizio con la Croce>>. Egli ne redige anche l atto: <<Oggi, 26 Marzo 1926. Venerdì di Passione Festa dei dolori di Maria. Primo giorno di nuova vita. SPOSALIZIO TRA LA CROCE E ME. Sua dote: GESU. Mia dote: Non bere mai fuori pasto. Non cercare comode posizioni. Pregando non appoggiarsi. Ogni giorno 5 PATER, Ave Gloria e Trisagio con le mani in croce. Con animo generoso andarle incontro quando viene. Mi obbligo di più ad accresce giornalmente con atti non previsti nel contratto tal dote. Firmato: + Sposa P. Giuseppe, sposo Gesù in Sacramento, teste e mallevadore. Ave Crux, spes unica! Per te me recipiat qui per Te me redemit.>> Egli ci tiene a corredare l atto dello sposalizio con <<le promesse>> che poi sono modificate con il consenso del P. Spirituale. Da sottolineare che circa la recita quotidiana dei 5 Pater Ave e Gloria egli precisa la sua posizione di offerta, unita a quella di Cristo in croce: Recitare ogni giorno 5 Pater Ave Gloria con le braccia stese, se sono completamente solo, altrimenti con le braccia in croce sul petto. Ancora dopo aver appuntato le risoluzioni il sesto giorno degli esercizi spirituali in preparazione alla partenza per il Madagascar egli nel nota bene puntualizza i <<Vantaggi della Croce>>: Si diviene simili a Gesù. Ci distacca il cuore dai beni mondani. Ci fa avanzare molto nell amore di Gesù. Ci rende cari al Cuore di Dio. Ci fa trionfare del demonio. Ci fa strumenti atti nelle mani di Dio per convertire le anime. Ci riempie di spirituale dolcezza. Non manca di scoprire nel mistero della croce il rifugio sicuro per le sue fragilità e nella preghiera Refugium chiede a Gesù: Quando il mio cuore, spaventate dalle ignominie che l aspettano, vorrà ritirarsi della via intrapresa per Vostra Gloria, o Gesù, la vostra Passione sarà la mia forza.quando l anima mia si troverà macchiata di qualche colpa, o Gesù, il vostro Preziosissimo Sangue sarà il mio pronto lavacro. Quando l anima mia cercherà qualche consolazione, o Gesù, le vostre Piaghe sacralissime saranno la sorgente delle mie consolazioni. Quando le mie croci sembreranno impossibili a sopportarsi, o Gesù, la vostra Croce alleggerirà le mie. A ricordare questo rapporto sponsale con la croce egli recupera due asticelle di legno e le inchioda a forma di croce e poi vi inserisce dei chiodini realizzando così un semplice e rudimentale anello nuziale che poggia sul petto, proprio vicino al cuore. 4. Il giogo liberante della croce egli lo riceve ancora il 4 Giugno 1926 dal Rev.mo P. Ministro Generale dell Ordine Fr. Francesco Saverio dell Immacolata Pellérin durante la S. Messa solenne celebrata nella Chiesa di S. Tommaso in Formis nel rito dell invio dei PP. Redentori con la consegna del crocifisso missionario, conservato ancora come reliquia. Il crocifisso ha alle quattro estremità trilobate (chiaro riferimento al mistero della SS. Trinità) l incisione di quattro simboli della passione: la scala, la colonna, la tenaglia e la spugna sulla canna. E sarà all insegna della croce che egli lavorerà per la diffusione del regno sociale di Cristo prima nell isola verde del Madagascar e poi nella diocesi di Andria per dare gloria alla SS.ma Trinità e liberare i fratelli dalla schiavitù del peccato. Sarà l amore alla croce a suggerirgli una particolare devozione al Sacro Cuore di Gesù che poi ritroviamo alla base dell atto di offerta alla SS. Vergine e di unione al Cuore SS. di Gesù (15 Febbraio 1930) nel quale egli raggiunge i vertici della mistica immolatoria in quanto dichiara: Io 2 / 5

Fr. Giuseppe della Vergine, spontaneamente e di pieno consenso mi do tutto anzi mi getto con tutto ciò che mi riguarda nel tempo e nell eternità nel Cuore SS. di Nostro Signore Gesù Cristo per unirmi, anzi perdermi e annientarmi in esso. Ed è sempre la croce a suggerirgli la decisa volontà dello spogliamento totale chiesto con queste parole: Datemi, S. Cuore di Gesù, la vostra grazia, affinché io mi spogli completamente di me e viva in Voi, secondo la vostra santa Volontà. Credo Gesù al vostro amore per me. Nell esame di coscienza del ritiro spirituale l 11 Agosto 1932 egli non dimentica di esaminarsi sulle promesse della S. Croce e rileva: In quanto a frenarmi, ho mancanze più di prima. Durante gli esercizi spirituali del 1932 egli rivede le promesse dello sposalizio con la Croce e precisa: Reciterò ogni giorno 5 Pater Ave gloria con le mani in croce o incrociate sul petto. Applicherò la croce sul petto durante il pasto. Circa le promesse connesse con lo sposalizio con la croce egli con onestà confessa: Quelle che riguardano la mortificazione non l ho osservata bene, come pur ho avuto con precipitazione qualche volta. Nei suoi Appunti spirituali ritroviamo accenti mistici: (La croce) la devo amare di più. Sinché non si dà tutto, non si è dato niente. Per vivere sempre in croce, unirsi a Gesù sofferente internamente ed esternamente. Più si vivrà unito a Gesù sofferente e più sarà vero vivere in croce, benché non ci siano altre croci personali. Morire a sé stesso (3 Luglio 1932). Più tardi P. Pietro Arriortua testimonierà nel processo canonico che dovendo fare l inventario degli oggetti lasciati nella camera del P. Giuseppe della Vergine che era partito per l Italia e con la nomina a vescovo di Andria, non poteva più ritornare, egli scopre due crocifissi, l uno abbastanza usato e l altro nuovo: L uno e l altro portavano dei chiodi sul legno, e questi erano macchiati di sangue. Erano, io credo, degli strumenti di mortificazione che egli portava sul petto. 5. Nominato dal papa Pio XII vescovo di Andria nel primo saluto alla sua diletta diocesi, scritto il 23 Aprile 1940, egli ringrazia per la singolare prova di fede e di devozione di tutto il clero, le autorità e i fedeli per il simbolico e graditissimo dono della croce pettorale e collana. Nel piovoso pomeriggio del 5 Maggio 1940 il primo suo gesto è così descritto da Mons. Lorenzo D Angelo: Chi vide in quel lontano pomeriggio di maggio la sua bianca figura scendere dall auto all ingresso della città di Andria, inginocchiarsi in mezzo alla via, baciare il Crocifisso e poi curvarsi a baciare la terra malgrado la pioggia e il fango, dovette presagire bene del nuovo Vescovo. Vi era in quel gesto la semplicità e l ardore del missionario. E tale rimase in seguito la figura spirituale di S. Ecc. Mons. Di Donna. Semplice nel gesto, scarno nella parola, instancabile nell azione apostolica, penitente nella vita: è stato sempre così. Il Prevosto D. Vincenzo D Oria testimonia nel processo canonico di Andria: Prendeva su di sé tutte le azioni crocifiggenti, tutti i piccoli e grandi doveri: questa la sua vera croce di Vescovo, e non quella che splendeva sul petto: croce che faceva salire in alto, sulla Diocesi, sul mondo, come scudo di protezione. Nei suoi Appunti spirituali egli scrive: E con la Croce che Gesù ha salvato il mondo. E con la croce che posso anch io concorrere a salvarlo. 6. Con parole semplici nel volumetto stampato nel 1949 nella ricorrenza del suo XXV di sacerdozio dal titolo Culto e Devozione alla Santissima Trinità egli spiega il segno della croce: Merita una particolare attenzione il segno della Croce, il quale deve essere la pratica più costante del cristiano, come quello che è in pari tempo una professione di fede e un arma potentissima per vincere le tentazioni, mentre è anche una pratica molto importante nella devozione alla SS. Trinità. nel segno della Croce abbiamo la professione dei due principali misteri della fede, che sono l unità e Trinità di Dio e la passione e morte di N. S. Gesù Cristo. 3 / 5

Perciò il segno della Croce è stato in tutti i tempi il contrassegno del vero cristiano. In esso hanno trovato la forza i martiri, per compiere con eroismo cristiano il sacrificio della loro vita, prima di salire il patibolo o piegare la testa al colpo del carnefice. Di esso si sono armati i Santi per superare il demonio. Il segno della Croce, come nell apparizione a Costantino, è sempre caparra di vittoria: <<In hoc signo vinces>>. Ma il segno della Croce, perché abbia la sua efficacia, deve essere fatto bene. Due cose vi concorrono: il nominare bene le parole: <<In nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Amen.>>, e il compiere bene il sacro rito, facendo con devozione i movimenti della mano nel mentre che si pronunziano le parole corrispondenti. Nel segno della Croce fatto bene si hanno i seguenti movimenti: la mano sinistra si posa sul petto, mentre la destra si porta alla fronte, dicendo: <<In nome del Padre>>; di là al petto, dicendo <<e del Figliuolo>>; di là alla spalla sinistra e indi alla destra, dicendo: <<e dello Spirito Santo>>; infine, congiungendo le mani in atto di preghiera, si dice: <<Amen>>. In questi movimenti accompagnati dalle suddette parole si ha il compendio di tutta la dottrina sulla SS. Trinità e sulla redenzione. La mano sinistra immobile sul petto è l espressine dell unità di natura delle tre Divine Persone, che resta la stessa, immutata in tutti e Tre. Lo stesso dice la parola: <<In nome>> espressa al singolare. La partenza dei movimenti dalla fronte, nominando il Padre è l espressione dell essere il Padre il principio delle altre due Divine Persone e procedere da Lui il Figlio per via della mente, come il pensiero nostro ha origine nella testa. La mano che si porta dalla fronte al petto è l espressione del Figliuolo incarnatosi nel seno purissimo di Maria Vergine. La mano che tocca le due spalle, la sinistra prima e la destra poi, mentre si dice: <<e dello Spirito Santo>> è l espressione della processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio. Lo stesso movimento della mano da sinistra a destra esprime l ordine della processione dello spirito Santo dal padre e dal Figlio. La spalla, ossia il lato sinistro, rappresenta il padre, e la destra il Figlio, perché del figlio è detto nella s. Scrittura che siede alla destra del Padre, quindi il Padre è alla Sua sinistra. Questo simbolismo è tanto vero che i Russi ortodossi, i quali negano la processione dello Spirito Santo dal Figlio, non si segnano da sinistra a destra, ma viceversa. Il passaggio della mano da sinistra a destra esprime anche l effetto della Redenzione che ci ha trasferiti da sinistra a destra, liberandoci dalla maledizione eterna, e ottenendoci la benedizione di Dio Padre. In fine la congiunzione delle due mani innanzi al petto, dicendo: <<Così sia>>è l espressione dell esistenza della Trinità delle Persone nell unità della natura. O segno veramente santo e potente, compendio di tutta la fede cattolica, tu sarai d ora innanzi la mia gloria e la mia protezione contro i miei nemici visibili ed invisibili, in vita ed in morte. Da te io trarrò la mia forza; di te io mi servirò in tutte le circostanze della mia vita liete o tristi, per trovarvi forza e conforto e per professare apertamente la mia fede in Cristo Redentore e nel,l individua e Augustissima Trinità. (pp. 115-116) Alla luce di questa interpretazione trinitaria della Croce si spiega anche la sua conseguente abitudine di sostituire a volte (la prima documentazione è nella lettera dell 11 Aprile 1946) la tradizione acclamazione alla Santissima Trinità ( B. S. SS. T.: Benedicta Sit Sanctissima Trinitas) quale incipit alle sue lettere con il semplice segno di croce prima del luogo e della data. Alla luce della croce egli diventa angelo di consolazione e di speranza per tutti. Il 4 Gennaio 1948 esortava la cugina Sr. Silvia con queste parole: Imploro per voi tutte quelle grazie che valgano a santificarvi in mezzo alle sofferenze spirituali e corporali cui andate soggetta. Al suo 4 / 5

collaboratore sig. Orazio Sipone egli scrive in data 28 Agosto 1949: Fatevi coraggio. Il tempo della sofferenza è duro ma è il più prezioso per l eternità. Non ne perdete il merito. Più tardi, cioè il 16 Ottobre 1949, nella sua riflessione si ispira a S. Francesco d Assisi e così scrive allo stesso Orazio: Mi fanno pena le sofferenze che vi affliggono, ma sono sicuro che le sopporterete tutte con animo grande, cantando con S. Francesco: Lodato sia mio Signore Altissimo. Se sono molte e straordinarie le sofferenze quaggiù, non dubitate sarà grande la ricompensa che il Signore vi darà.. 7. Ed egli portava sul petto ben visibile la croce episcopale, sulla spalla sinistra la crocetta trinitaria rossa e azzurra e poi ben nascosta insieme al cilicio la croce in legno alta cm. 15 e larga cm 10 tutta trapassata dai chiodi con le punte che uscivano fuori, e il cui uso il prudente Direttore Spirituale P. Angelo Romano aveva limitato al venerdì e all ora di pranzo. La scoperta della croce di legno chiodata fu fatta a Bari mentre il Dott. Luigi Losito si apprestava a fare una radiografia nella Clinica di Patologia Medica di Bari. Il mistero della croce lo aveva compenetrato nella carne con la sofferenza e nello spirito con la contemplazione del Signore crocifisso. Nella sosta alla Clinica Patologia Medica il P. Stefano Savanelli, raccoglie questo suo pensiero: Pregando e lavorando noi diamo a Dio quello che è Suo, ma soffrendo diamo a Lui qualcosa di nostro. Il Signore ha amato le anime e per esse si è fatto uomo, ma ha patito perché esse potessero avere la vera vita. Noi predicando spargiamo il seme, ma solo soffrendo lo potremo innaffiare perché fruttifichi. (17 Ottobre 1951). Allo stesso P. Stefano che lo assisteva confidava: Penso ai dolori di coloro che soffrivano prima del Cristianesimo: come doveva essere terribile, quale differenza per il dolore cristiano. Soffrire avanti lo sguardo di Gesù Crocifisso è veramente confortevole. Il 27 Ottobre 1951 allo stesso confratello diceva: Quando i dolori sono più intensi, alzo lo sguardo al cielo e penso che per essi posso più facilmente raggiungerlo. Penso alle anime che soffrono e sono lontane da Dio se vuole che io soffra, saprà darmi la forza di tutto affrontare per Lui. E poi, quando i dolori sono più forti, uno sguardo a Lui, una stretta al Crocifisso e sono consolato. Il mistero della croce che aveva illuminato la sua vita di religioso e di missionario in Madagascar e la sua missione episcopale nella diocesi di Andria rifulge nel suo spirito quando egli stesso è crocifisso sul letto del dolore: Caro Padre, per Crucem ad Lucem e spero che il Signore nella sua divina misericordia trasformi queste sofferenze in tante grazie sulle anime che mi sono affidate, specialmente sui miei diletti figli Sacerdoti. E nel segno della Croce egli consuma la sua vita a gloria della SS.ma Trinità e nel servizio di liberazione per i suoi fratelli. La lezione del mistero della croce di Gesù valida per tutti gli uomini egli la sintetizza in queste parole dette il 20 Ottobre 1951 a P. Stefano: Caro Padre, l uomo è l essere più sofferente. Ma come è grande e buono il Signore: ha dato ad esso una forza: la Fede! E un esempio: Gesù Cristo. Senza l una e l altro sarebbe impossibile affrontare il dolore, ma con l esempio di Gesù Cristo e la speranza del Cielo tutto è leggero, Deo gratias, semper Deo gratias!>>. Sac. Pasquale Pirulli Rutigliano 26 Marzo 2012. 5 / 5