Ictus: si cura meglio male donne sopravvivono con una qualità di vita peggiore.

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1 Ictus: si cura meglio male donne sopravvivono con una qualità di vita peggiore. Da 10 anni a questa parte le cure dopo un ictus sono migliorale e sono più efficaci: eppure- le donne che- sopravvivono hanno una qualità di vita peggiore rispetto agli uomini. A dimostrarlo sono slati gii autori della ricerca pubblicata in questi giorni su Neurologi che hanno paragonato Ea qualità dela vita nelle don ne e negli uomini dopo un Ictus Ù un TLA (attacco isc-lìemica cerebrale transitorio) analizzando pazienti fra 56 e 77 anni tenendo cantù dela capacita residua del paziente di muoversi, di aver cura di sé, di svolgere le normali attività quotidiane, e di aspetti quali la depressione, l'ansia e i dolore. Ebbene. nele donne la qualità dela vita misurala a un anno dal'evento risultava peggiore: a tre mesi dal'lctusle donne, rispetto ai maschi, avevano maggiori problemi di mobilità, e livelli più elevati di dolore o disagio, di ansia e di depressione, specie olire i 75 anni. A un anno dall'evento, la qualità della vita nele donne continuava ad essere peggiore rispetto agli uomini, a prescindere dal'eta. "Si tratta di un'ulteriore evidenza dela differenza di sesso e di genere nelle manifestazioni della malattia cerebrovascolare. - Sostiene Paola Santaluda. specialista in Neurologia e Cardiologia all'ospedale Policlinico di Milano e vicepresidente di ALT- Associazione per la Lotta ala Trombosi e alle malattie cardiovascolari- Onlus. - Le donne sono maggiormente colpite dall'ictus in termini di gravita di sintomi, mortalità e disabilita residua. L'attenzione della comunità scientifica non può più prescindere dalla valutazione delle differenze di genere che riguardano rictus sia per quanto concerne la distribuzione dei fattori di rischia che le manifestazioni di malattia e fa disabità residua. Le donne - continua la dottoressa Santaluda. sono più anziane e sole degli uomini quando vengono colpite da Ictus, l'ictus è più spesso di grave entità ed esita in maggiore invalidila sia funzionale che cognitiva. È necessario un cambiamento sostanziale di paradigmi, disegno degli studi clinici di intervento farmacologico e dell'attenzione alle cure che preveda un approccio di genere efficace per migliorare l'intervento sanitario globale sia negli uomini che nelle donne. Neurology, Cheryl Bushnell, coautrice dell'articolo e professore associato di neurologia al Wake Forest Baptist Medicai Center di Winston-Salem, North Carolina. ALT ONLUS Pag. 1

2 Dopo ictus qualità vita donne è peggiore rispetto a uomini (ANSA) - MILANO, 24 FEB - Negli ultimi 10 anni "le cure dopo un ictus sono migliorate e sono più efficaci: eppure le donne che sopravvivono hanno una qualità di vita peggiore rispetto agli uomini". Adirlo sono gli esperti dell'associazione lotta alla trombosi (Alt), supportati da uno studio scientifico da poco subblicato su Neurology che ha paragonato la qualità della vita nelle donne e negli uomini dopo un ictus o un attacco ischemico cerebrale transitorio (Tia). Lo studio ha analizzato pazienti fra 56 e 77 anni tenendo conto della capacità residua del paziente di muoversi, di aver cura di sé, di svolgere le normali attività quotidiane, e di aspetti quali la depressione, l'ansia e il dolore. "Ebbene - riporta l'associazione - nelle donne la qualità di vita misurata a un anno dall'evento risultava peggiore: a tre mesi dall'ictus le donne, rispetto ai maschi, avevano maggiori problemi di mobilità, e livelli più elevati di dolore o disagio, di ansia e di depressione, specie oltre i 75 anni. A un anno dall'evento, la qualità della vita nelle donne continuava ad essere peggiore rispetto agli uomini, a prescindere dall'età". "Si tratta di un'ulteriore evidenza della differenza di sesso e di genere in queste patologie - commenta Paola Santalucia, specialista in neurologia e cardiologia e vicepresidente Alt - la comunità scientifica non può più prescindere dal valutare le differenze di genere che riguardano l'ictus sia per i fattori di rischio che le manifestazioni di malattia e le disabilità". Le donne, conclude l'esperta, "sono più anziane e sole degli uomini quando vengono colpite; l'ictus è più spesso di grave entità e porta a maggiore invalidità sia funzionale che cognitiva. E' quindi necessario un cambiamento sostanziale di paradigmi, disegno degli studi clinici, di intervento farmacologico e dell'attenzione alle cure che preveda un approccio di genere efficace per migliorare l'intervento sanitario globale sia negli uomini che nelle donne".(ansa). ALT ONLUS Pag. 2

3 Ictus. Si cura meglio ma le donne sopravvivono con una peggiore qualità di vita A dimostrarlo una ricerca pubblicata su Neurology che ha paragonato la qualità della vita nelle donne e negli uomini analizzando pazienti fra 56 e 77 anni. A tre mesi dall'ictus le donne avevano maggiori problemi di mobilità e livelli più elevati di dolore, ansia e depressione. 24 FEB - Da 10 anni a questa parte le cure dopo un Ictus sono migliorate e sono più efficaci: eppure le donne che sopravvivono hanno una qualità di vita peggiore rispetto agli uomini. A dimostrarlo sono stati gli autori della ricerca pubblicata in questi giorni su Neurology che hanno paragonato la qualità della vita nelle donne e negli uomini dopo un Ictus o un TIA (attacco ischemico cerebrale transitorio) analizzando pazienti fra 56 e 77 anni tenendo conto della capacità residua del paziente di muoversi, di aver cura di sé, di svolgere le normali attività quotidiane, e di aspetti quali la depressione, l'ansia e il dolore. Ebbene, nelle donne la qualità della vita misurata a un anno dall'evento risultava peggiore: a tre mesi dall'ictus le donne, rispetto ai maschi, avevano maggiori problemi di mobilità, e livelli più elevati di dolore o disagio, di ansia e di depressione, specie oltre i 75 anni. A un anno dall'evento, la qualità della vita nelle donne continuava ad essere peggiore rispetto agli uomini, a prescindere dall'età. "Si tratta di un'ulteriore evidenza della differenza di sesso e di genere nelle manifestazioni della malattia cerebrovascolare - ha sostenuto Paola Santalucia, specialista in Neurologia e Cardiologia all'ospedale Policlinico di Milano e vicepresidente di Alt (Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari-onlus) -. Le donne sono maggiormente colpite dall'ictus in termini di gravità di sintomi, mortalità e disabilità residua. L'attenzione della comunità scientifica non può più prescindere dalla valutazione delle differenze di genere che riguardano l'ictus sia per quanto concerne la distribuzione dei fattori di rischio che le manifestazioni di malattia e la disabilità residua". Le donne - ha concluso Santalucia - sono più anziane e sole degli uomini quando vengono colpite da Ictus, l'ictus è più spesso di grave entità ed esita in maggiore invalidità sia funzionale che cognitiva. È necessario un cambiamento sostanziale di paradigmi, disegno degli studi clinici di intervento farmacologico e dell'attenzione alle cure che preveda un approccio di genere efficace per migliorare l'intervento sanitario globale sia negli uomini che nelle donne". 24 febbraio 2014 Riproduzione riservata ALT ONLUS Pag. 3

4 ICTUS, MENO QUALITÀ' DI VITA PER LE DONNE Da 10 anni a questa parte le cure dopo un Ictus sono migliorate e sono più efficaci: eppure le donne che sopravvivono hanno una qualità di vita peggiore rispetto agli uomini. A dimostrarlo sono stati gli autori della ricerca pubblicata in questi giorni su Neurology che hanno paragonato la qualità della vita nelle donne e negli uomini dopo un Ictus o un TIA (attacco ischemico cerebrale transitorio) analizzando pazienti fra 56 e 77 anni tenendo conto della capacità residua del paziente di muoversi, di aver cura di sé, di svolgere le normali attività quotidiane, e di aspetti quali la depressione, l'ansia e il dolore. Ebbene, nelle donne la qualità della vita misurata a un anno dall'evento risultava peggiore: a tre mesi dall'ictus le donne, rispetto ai maschi, avevano maggiori problemi di mobilità, e livelli più elevati di dolore o disagio, di ansia e di depressione, specie oltre i 75 anni. A un anno dall'evento, la qualità della vita nelle donne continuava ad essere peggiore rispetto agli uomini, a prescindere dall'età. "Si tratta di un 'ulteriore evidenza della differenza di sesso e di genere nelle manifestazioni della malattia cerebrovascolare. - Sostiene Paola Santalucia, specialista in Neurologia e Cardiologia all'ospedale Policlinico di Milano e vicepresidente di ALT- Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari- Onlus. - Le donne sono maggiormente colpite dall'ictus in termini di gravità di sintomi, mortalità e disabilità residua. L'attenzione della comunità scientifica non può più prescindere dalla valutazione delle differenze di genere che riguardano l'ictus sia per quanto concerne la distribuzione dei fattori di rischio che le manifestazioni di malattia e la disabilità residua. Le donne - continua la dottoressa Santalucia- sono più anziane e sole degli uomini quando vengono colpite da Ictus, che è più spesso di grave entità ed esita in maggiore invalidità sia funzionale che cognitiva. È necessario un cambiamento sostanziale di paradigmi, disegno degli studi clinici di intervento farmacologico e dell'attenzione alle cure che preveda un approccio di genere efficace per migliorare l'intervento sanitario globale sia negli uomini che nelle donne." Fonte dello studio: Neurology, Cheryl Bushnell, coautrice dell'articolo e professore associato di neurologia al Wake Foresi Baptist Medicai Center di Winston-Salem, North Carolina. ALT ONLUS Pag. 4

5 Ictus: meglio le cure, ma le donne sopravvivono con una qualità di vita peggiore Un ictus può essere fatale, ma in molti casi si sopravvive, anche se spesso con problemi invalidanti. Oggi le cure sono migliorate, tuttavia ad avere la peggio in fatto di qualità della vita sono le donne A soffrire di più dopo un ictus, in fatto di effetti peggiorativi dela qualità della vita, pare siano le donne. Di ictus si può morire, ma spesso si sopravvive. E quando sia questo il caso, c'è da sperare che le cure postattacco possano essere efficaci nel ridurre al massimo le conseguenze negative - spesso altamente invalidanti - e offrire speranza di vita non solo quanto a durata, ma anche quanto a qualità. In quest'ambito una buona notizia c'è: da 10 anni a questa parte le cure dopo un ictus sono infatti migliorate, e sono più efficaci - fa sapere ALT, l'associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari, Onlus. Nonostante ciò, si scopre che le donne che sopravvivono hanno una qualità di vita peggiore rispetto agli uomini. A dimostrarlo, secondo l'alt, sono stati gli autori di uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica Neurology, i quali hanno paragonato la qualità della vita nelle donne e negli uomini dopo un Ictus o un TIA (l'attacco ischemico cerebrale transitorio). La dott.ssa Cheryl Bushnell e colleghi del Wake Forest Baptist Medicai Center di Winston-Salem (Usa), hanno analizzato pazienti di età compresa tra i 56 e i 77 anni, tenendo conto della capacità residua del paziente di muoversi, aver cura di sé, svolgere le normali attività quotidiane, e di aspetti quali la depressione, l'ansia e il dolore. I risultati hanno rivelato che nelle donne la qualità della vita misurata a un anno dall'evento risultava peggiore: a tre mesi dall'ictus le donne, rispetto ai maschi, avevano maggiori problemi di mobilità e livelli più elevati di dolore o disagio, di ansia e di depressione - specie oltre i 75 anni. A un anno dall'evento, I ALT ONLUS Pag. 5

6 a qualità della vita nelle donne continuava a essere peggiore rispetto agli uomini, a prescindere dall'età. «Si tratta di un'ulteriore evidenza della differenza di sesso e di genere nelle manifestazioni della malattia cerebrovascolare - dichiara Paola Santalucia, specialista in Neurologia e Cardiologia all'ospedale Policlinico di Milano e vicepresidente di ALT - Le donne sono maggiormente colpite dall'ictus in termini di gravità di sintomi, mortalità e disabilità residua. L'attenzione della comunità scientifica non può più prescindere dalla valutazione delle differenze di genere che riguardano l'ictus sia per quanto concerne la distribuzione dei fattori di rischio che le manifestazioni di malattia e la disabilità residua». «Le donne - continua la dottoressa Santalucia - sono più anziane e sole degli uomini quando vengono colpite da Ictus: l'ictus è più spesso di grave entità ed esita in maggiore invalidità sia funzionale che cognitiva. E' necessario un cambiamento sostanziale di paradigmi, disegno degli studi clinici di intervento farmacologico e dell'attenzione alle cure che preveda un approccio di genere efficace per migliorare l'intervento sanitario globale sia negli uomini che nelle donne». ALT ONLUS Pag. 6

7 Ictus: si cura meglio ma le donne sopravvivono con una qualità di vita peggiore Da 10 anni a questa parte le cure dopo un Ictus sono migliorate e sono più efficaci: eppure le donne che sopravvivono hanno una qualità di vita peggiore rispetto agli uomini. A dimostrarlo sono stati gli autori della ricerca pubblicata in questi giorni su Neurology che hanno paragonato la qualità della vita nelle donne e negli uomini dopo un Ictus o un TIA (attacco ischemico cerebrale transitorio) analizzando pazienti fra 56 e 77 anni tenendo conto della capacità residua del paziente di muoversi, di aver cura di sé, di svolgere le normali attività quotidiane, e di aspetti quali la depressione, l'ansia e il dolore. Ebbene, nelle donne la qualità della vita misurata a un anno dall'evento risultava peggiore: a tre mesi dall'ictus le donne, rispetto ai maschi, avevano maggiori problemi di mobilità, e livelli più elevati di dolore o disagio, di ansia e di depressione, specie oltre i 75 anni. A un anno dall'evento, la qualità della vita nelle donne continuava ad essere peggiore rispetto agli uomini, a prescindere dall'età. "S/ tratta di un'ulteriore evidenza della differenza di sesso e di genere nelle manifestazioni della malattia cerebrovascolare. - Sostiene Paola Santalucia, specialista in Neurologia e Cardiologia all'ospedale Policlinico di Milano e vicepresidente di ALT- Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari- Onlus. - Le donne sono maggiormente colpite dall'ictus in termini di gravità di sintomi, mortalità e disabilità residua. L'attenzione della comunità scientifica non può più prescindere dalla valutazione delle differenze di genere che riguardano l'ictus sia per quanto concerne la distribuzione dei fattori di rischio che le manifestazioni di malattia e la disabilità residua. Le donne - continua la dottoressa Santalucia, sono più anziane e sole degli uomini quando vengono colpite da Ictus, l'ictus è più spesso di grave entità ed esita in maggiore invalidità sia funzionale che cognitiva. È necessario un cambiamento sostanziale di paradigmi, disegno degli studi clinici di intervento farmacologico e dell'attenzione alle cure che preveda un approccio di genere efficace per migliorare l'intervento sanitario globale sia negli uomini che nelle donne." Fonte dello studio: Neurology, Cheryl Bushnell, coautrìce dell'articolo e professore associato di neurologia al Wake Foresi Baptist Medicai Center di Winston-Salem, North Carolina. ALT ONLUS Pag. 7

8 Ictus: per le donne, il dopo è peggiore Le donne che sopravvivono a un ictus hanno una qualità di vita peggiore rispetto agli uomini. A dimostrarlo sono gli autori della ricerca pubblicata in questi giorni su Neurology che hanno paragonato la qualità della vita nelle donne e negli uomini dopo un ictus o un Tia (attacco ischemico cerebrale transitorio) analizzando pazienti fra 56 e 77 anni. Gli studiosi hanno valutato la capacità residua del paziente di muoversi, di aver cura di sé, di svolgere le normali attività quotidiane, e di aspetti quali la depressione, l'ansia e il dolore. Ebbene, nelle donne la qualità della vita misurata a un anno dall'evento risultava peggiore: a tre mesi dall'ictus, rispetto ai maschi, avevano maggiori problemi di mobilità e livelli più elevati di dolore o disagio, di ansia e di depressione, specie oltre i 75 anni. A un anno dall'evento, la qualità della vita nelle donne continuava a essere peggiore rispetto agli uomini, a prescindere dall'età. «Si tratta di un'ulteriore evidenza della differenza di sesso e di genere nelle manifestazioni della malattia cerebrovascolare» sostiene Paola Santalucia, specialista in Neurologia e Cardiologia al Policlinico di Milano e vicepresidente di Alt, l'associazione per la lotta alla trombosi e alle malattie cardiovascolari. L'attenzione della comunità scientifica, aggiunge, «non può più prescindere dalla valutazione delle differenze di genere che riguardano l'ictus sia per quanto concerne la distribuzione dei fattori di rischio che le manifestazioni di malattia e la disabilità residua». Le donne, continua Santalucia, «sono più anziane e sole degli uomini quando vengono colpite da ictus, l'ictus è più spesso di grave entità ed esita in maggiore invalidità sia funzionale che cognitiva. È necessario un cambiamento sostanziale di paradigmi, disegno degli studi clinici di intervento farmacologico e dell'attenzione alle cure che preveda un approccio di genere efficace per migliorare l'intervento sanitario globale sia negli uomini che nelle donne». Se vuoi ricevere gratuitamente notizie su Ictus: per le donne, il dopo è peggiore lascia il tuo indirizzo nel box sotto e iscriviti: Powered by ALT ONLUS Pag. 8

9 Ictus: si cura meglio ma le donne sopravvivono con qualità di vita peggiore A dimostrarlo sono stati gli autori della ricerca pubblicata in questi giorni su Neurology che hanno paragonato la qualità della vita nelle donne e negli uomini dopo un Ictus o un TIA (attacco ischemico cerebrale transitorio) analizzando pazienti fra 56 e 77 anni tenendo conto della capacità residua del paziente di muoversi, di aver cura di sé, di svolgere le normali attività quotidiane, e di aspetti quali la depressione, l'ansia e il dolore. Ebbene, nelle donne la qualità della vita misurata a un anno dall'evento risultava peggiore: a tre mesi dall'ictus le donne, rispetto ai maschi, avevano maggiori problemi di mobilità, e livelli più elevati di dolore o disagio, di ansia e di depressione, specie oltre i 75 anni. A un anno dall'evento, la qualità della vita nelle donne continuava ad essere peggiore rispetto agli uomini, a prescindere dall'età. "Si tratta di un'ulteriore evidenza della differenza di sesso e di genere nelle manifestazioni della malattia cerebrovascolare. - Sostiene Paola Santalucia, specialista in Neurologia e Cardiologia all'ospedale Policlinico di Milano e vicepresidente di ALT - Le donne sono maggiormente colpite dall'ictus in termini di gravità di sintomi, mortalità e disabilità residua. L'attenzione della comunità scientifica non può più prescindere dalla valutazione delle differenze di genere che riguardano l'ictus sia per quanto concerne la distribuzione dei fattori di rischio che le manifestazioni di malattia e la disabilità residua". Le donne - continua la dottoressa Santalucia - sono più anziane e sole degli uomini quando vengono colpite da Ictus, l'ictus è più spesso di grave entità ed esita in maggiore invalidità sia funzionale che cognitiva. È necessario un cambiamento sostanziale di paradigmi, disegno degli studi clinici dì intervento farmacologico e dell'attenzione alle cure che preveda un approccio di genere efficace per migliorare l'intervento sanitario globale sia negli uomini che nelle donne". Fonte dello studio: Neurology, Cheryl Bushnell, coautrice dell'articolo e professore associato di neurologia al Wake Forest Baptist Medicai Center di Winston-Salem, North Carolina. ALT ONLUS Pag. 9

10 PATOLOGIE: Donne e ictus Ictus: si cura meglio ma le donne sopravvivono con una qualità di vita peggiore. Da 10 anni a questa parte le cure dopo un Ictus sono migliorate e sono più efficaci: eppure le donne che sopravvivono hanno una qualità di vita peggiore rispetto agli uomini. A dimostrarlo sono stati gli autori della ricerca pubblicata in questi giorni su Neurology che hanno paragonato la qualità della vita nelle donne e negli uomini dopo un Ictus o un TIA (attacco ischemico cerebrale transitorio) analizzando pazienti fra 56 e 77 anni tenendo conto della capacità residua del paziente di muoversi, di aver cura di sé, di svolgere le normali attività quotidiane, e di aspetti quali la depressione, l'ansia e il dolore. Ebbene, nelle donne la qualità della vita misurata a un anno dall'evento risultava peggiore: a tre mesi dall'ictus le donne, rispetto ai maschi, avevano maggiori problemi di mobilità, e livelli più elevati di dolore o disagio, di ansia e di depressione, specie oltre i 75 anni. A un anno dall'evento, la qualità della vita nelle donne continuava ad essere peggiore rispetto agli uomini, a prescindere dall'età. "Si tratta di un'ulteriore evidenza della differenza di sesso e di genere nelle manifestazioni della malattia cerebrovascolare. - Sostiene Paola Santalucia, specialista in Neurologia e Cardiologia all'ospedale Policlinico di Milano e vicepresidente di ALT. - Le donne sono maggiormente colpite dall'ictus in termini di gravità di sintomi, mortalità e disabilità residua. L'attenzione della comunità scientifica non può più prescindere dalla valutazione delle differenze di genere che riguardano l'ictus sia per quanto concerne la distribuzione dei fattori di rischio che le manifestazioni di malattia e la disabilità residua. Le donne - continua la dottoressa Santalucia, sono più anziane e sole degli uomini quando vengono colpite da Ictus, l'ictus è più spesso di grave entità ed esita in maggiore invalidità sia funzionale che cognitiva. È necessario un cambiamento sostanziale di paradigmi, disegno degli studi clinici di intervento farmacologico e dell'attenzione alle cure che preveda un approccio di genere efficace per migliorare l'intervento sanitario globale sia negli uomini che nelle donne." Fonte dello studio: Neurology, Cheryl Bushnell, coautrice dell'articolo e professore associato di neurologia al Wake Forest Baptist Medicai Center di Winston- Salem, North Carolina. ALT ONLUS Pag. 10

11 Ictus: si cura meglio ma le donne sopravvivono con una qualità di vita peggiore Da 10 anni a questa parte le cure dopo un Ictus sono migliorate e sono più efficaci: eppure le donne che sopravvivono hanno una qualità di vita peggiore rispetto agli uomini. A dimostrarlo sono stati gli autori della ricerca pubblicata in questi giorni su Neurology che hanno paragonato la qualità della vita nelle donne e negli uomini dopo un Ictus o un TIA (attacco ischemico cerebrale transitorio) analizzando pazienti fra 56 e 77 anni tenendo conto della capacità residua del paziente di muoversi, di aver cura di sé, di svolgere le normali attività quotidiane, e di aspetti quali la depressione, l'ansia e il dolore. Ebbene, nelle donne la qualità della vita misurata a un anno dall'evento risultava peggiore: a tre mesi dall'ictus le donne, rispetto ai maschi, avevano maggiori problemi di mobilità, e livelli più elevati di dolore o disagio, di ansia e di depressione, specie oltre i 75 anni. A un anno dall'evento, la qualità della vita nelle donne continuava ad essere peggiore rispetto agli uomini, a prescindere dall'età. "Si tratta di un'ulteriore evidenza della differenza di sesso e di genere nelle manifestazioni della malattia cerebrovascolare. - Sostiene Paola Santalucia, specialista in Neurologia e Cardiologia all'ospedale Policlinico di Milano e vicepresidente di ALT- Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari- Onlus. - Le donne sono maggiormente colpite dall'ictus in termini di gravità di sintomi, mortalità e disabilità residua. L'attenzione della comunità scientifica non può più prescindere dalla valutazione delle differenze di genere che riguardano l'ictus sia per quanto concerne la distribuzione dei fattori di rischio che le manifestazioni di malattia e la disabilità residua. Le donne - continua la dottoressa Santalucia, sono più anziane e sole degli uomini quando vengono colpite da Ictus, l'ictus è più spesso di grave entità ed esita in maggiore invalidità sia funzionale che cognitiva. È necessario un cambiamento sostanziale di paradigmi, disegno degli studi clinici di intervento farmacologico e dell'attenzione alle cure che preveda un approccio di genere efficace per migliorare l'intervento sanitario globale sia negli uomini che nelle donne." Fonte dello studio: Neurology, Cheryl Bushnell, coautrice dell'articolo e professore associato di neurologia al Wake Forest Baptist Medicai Center di Winston-Salem, North Carolina. a cura della redazione ALT ONLUS Pag. 11

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