IL NEOMEDIEVALISMO E LA QUESTIONE DEL RESTAURO

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1 SOMMARIO INTRODUZIONE p. 2 IL NEOMEDIEVALISMO E LA QUESTIONE DEL RESTAURO p. 4 GAETANO MORETTI p. 9 LA CHIESA PREPOSITURALE PLEBANA DI TREZZO SULL ADDA p. 15 IL RIPRISTINO DELLA PREPOSITURALE ( ) p. 21 REGESTO DEI DOCUMENTI p. 44 BIBLIOGRAFIA p. 54 ILLUSTRAZIONI p. 56 ~ 1 ~

2 INTRODUZIONE La tesi si è prefissata lo scopo di indagare gli interventi operati dall architetto Gaetano Moretti, nel corso della prima metà del Novecento, sulla prepositurale di Trezzo sull Adda. Questi lavora presso la chiesa in due periodi successivi, prima dal 1902 al 1914, poi dal 1917 fino al 1930; la prima fase dei lavori si svolge, almeno parzialmente, quando Moretti è al contempo presidente dell Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti della Lombardia, la seconda quando questi divide il suo tempo tra l insegnamento e l attività professionale di architetto. I lavori effettuati consistono nella demolizione della vecchia torre campanaria, effettuata nel 1907, l erezione di un nuovo campanile, inaugurato nel 1914, e il restauro della prepositurale, con le modifiche sostanziali del fronte, del lato settentrionale e delle cappella a sinistra dell abside, iniziato nel 1922 e conclusosi nel L architetto adotta qui il modello del restauro stilistico, ossia ricostruisce l edifico come immagina fosse in origine, consultando in parte i documenti d archivio ed effettuando sondaggi nelle strutture, ma principalmente basandosi sul gusto personale; questa teoria era già stata adottata nel momento in cui scelse di abbattere la vecchia torre, nonostante il suo impegno come soprintendente richiedesse di conservare le testimonianze storiche. È necessario però contestualizzare l azione di Moretti nel filone del neomedievalismo, una tendenza artistica che in Italia si diffonde dal 1860 e persiste fino all avvento del Fascismo, che porta a celebrare i modelli di vita e di arte del Medioevo, ai quali il popolo deve guardare per trovare l origine della propria storia unitaria e indipendente. In architettura il dibattito si concentra tra la questione della ricerca dello stile nazionale moderno e il problema del restauro: l edificio ha il compito di trasmettere dei valori etici e, secondo la scuola di pensiero che va da Selvatico, a Boito, a Moretti, è predominante il valore estetico, che si esprime in tutte le sue potenzialità solo quando viene recuperata la struttura primitiva; per far ciò spesso è necessario sacrificare le superfetazioni che con il tempo hanno oscurato l edificio medievale e ricostruire le parti deturpate. Nel caso specifico, a Trezzo, Moretti ricostruisce un campanile goticheggiante, molto simile a quello di San Marco a Venezia, rifatto pochi anni prima, e dà unità ~ 2 ~

3 stilistica al complesso della prepositurale, distruggendo le modifiche apportate nel corso del Seicento e dell Ottocento e ripristinando, ove possibile, le decorazioni superstiti della seconda metà del Trecento, epoca a cui risale la chiesa. La tesi riporta i documenti che trattano del campanile e del restauro, con un introduzione sul contesto del neomedievalismo e sulla biografia di Moretti; si tratta principalmente di lettere, reperite nell Archivio Parrocchiale di Trezzo e nell Archivio della Soprintendenza ai Beni Architettonici di Milano, e della relazione scritta dall architetto a conclusione dei lavori, fornitami dalla biblioteca di Trezzo. Ringrazio il personale di tutti gli enti per il tempo messomi a disposizione e il mio relatore, per la grande disponibilità. ~ 3 ~

4 IL NEOMEDIEVALISMO E LA QUESTIONE DEL RESTAURO «[Il campanile], solido e ben costrutto, svela con la sincerità della sua poderosa mole e de suoi particolari come si intenda che la tradizione non offuschi né aduggi, quando ad essa si voglia ricongiungere, in risonanza d armonia, la libera nota dell arte personale» 1. Gaetano Moretti spiega in nuce quale sia la sua idea di restauro: è necessario eliminare tutte le superfetazioni che con il tempo hanno modificato un edificio, per ripristinare il suo aspetto originario, anche se spesso se ne sono perse tutte le tracce; questo tipo si restauro si definisce stilistico ed è contrario al moderno metodo conservativo. Moretti adotta spesso la pratica della «reintegrazione architettonica» 2, già promossa dal suo maestro Camillo Boito e uno dei caratteri emblematici del neomedievalismo italiano 3. Il Neomedievalismo si colloca tra le correnti eclettiche che si sviluppano nel periodo romantico e nelle sue linee essenziali si estende dal 1790 al , sebbene gli esiti più maturi e spettacolari si manifestino nel cinquantennio successivo per arrivare fino al principio del Novecento; in particolare in Italia il movimento medievalista comincia a prendere piede dal 1860, a seguito dei moti risorgimentali e dell unità nazionale. Questa corrente trova una rapida affermazione nei paesi del nord Europa, soprattutto in Germania, Francia e Gran Bretagna, dove si sviluppa il concetto di stato nazionale; le origini della nazione si cercano nello studio della storia, dei monumenti e delle tradizioni proprie di ogni singolo popolo. Il Romanticismo è strettamente connesso alla riscoperta dello stile architettonico medievale, principalmente del gotico, e talvolta del romanico, tanto che si arriverà alla definizione di «neogotico» per le architetture costruite nell arco del XIX e XX secolo, ispirate ai modelli edilizi dei secoli iniziali del primo millennio. 1 Moretti 1933, p Zucconi 1997, p Patetta 1991, p Zucconi 1997, p. 29 ~ 4 ~

5 In Italia il Romanticismo inizia a identificarsi con i moti risorgimentali, motivo In tale stile architettonico vengono riconosciute dagli intellettuali le manifestazioni dello spirito del popolo, nelle cattedrali il Cristianesimo aveva fatto sfoggio della sua grandezza e negli edifici pubblici medievali si riconosce la volontà di aggregazione e di collaborazione, che porteranno alla nascita dei sentimenti nazionali. In Italia in realtà stenta ad affermarsi una vera rinascita gotica, perché fino alla fine del Settecento questo stile viene considerato «una produzione barbarica di cui è inutile occuparsi» 5, una degenerazione dello stile romano, solido e geometrico, prodotta dalle invasioni longobarde, e un sinonimo di dominazione straniera; fino al XIX secolo lo stile emblematico italiano è quello Rinascimentale, poi ripreso e sviluppato dal Neoclassicismo. Il Romanticismo italiano nasce prima in ambito letterario, nel , e poi si estende agli altri settori, come quello architettonico; generalmente la prima opera del goticismo in Italia viene considerato il Pedrocchino, l ampliamento che l architetto Japelli fa, nel 1837, del Caffè Pedrocchi, da lui già progettato in stile neogreco nel per cui gli edifici che vengono presi a modello sono le sedi comunali e i broletti, prodotti dagli organismi comunali medievali e quindi germi della volontà di indipendenza della nazione; la ripresa del Medioevo interessa non soltanto la pellicola superficiale delle architetture, ma mira al ripristino del concetto di lavoro di squadra e di quel senso di comunità che, nel passato, portava a costruire le maestose cattedrali gotiche. Due sono i temi principali trattati nel dibattito tra intellettuali ottocenteschi: la ricerca di un nuovo stile nazionale e la questione del restauro di strutture spesso degradate o non finite; banco di prova saranno le facciate non finite di molte chiese, come il duomo di Milano 8 o Santa Maria del Fiore a Firenze. Nella penisola la questione del restauro si risolve spesso in un «restauro di rifacimento, di completamento, restituzione [ ]. Il mondo del romanico e del gotico si confondono, non vengono identificati [ ]; il culmine di questo periodo dei rifacimenti si ha a cavallo fra il Patetta 1991, p Quando vengono pubblicati i tre manifesti del Romanticismo: Intorno all ingiustizia di alcuni Giudizi letterari italiani di Ludovico di Breme, Avventure letterarie di un giorno di Pietro Borsieri e Lettera semiseria di Crisostomo di Giovanni Berchet. Patetta 1991, p Patetta 1991, p Bosi 2006 ~ 5 ~

6 circa e il primo decennio del secolo seguente, ma non finirà in pratica fino al momento del classico ritorno alla romanità del fascismo.». 9 Uno dei primi italiani che si occupano di entrambe le questioni è Pietro Selvatico Estense ( ), docente di Architettura a Venezia, che viaggia molto all estero e si forma attraverso la visione diretta delle opere; questi promuove, in controtendenza alle idee neoclassiche ancora dominanti, lo studio delle cattedrali archiacute, il cui stile è il migliore «interprete dello spiritualismo della Chiesa» 10, secondo lui molto più adatto dei tanti celebrati templi greci alla glorificazione di Dio. Selvatico riforma l idea di studio universitario di architettura: si deve partire dall osservazione diretta dell edificio, per poi farne schizzi e studi dei dettagli e della parti scolpite, che «vengono assunti come testimoni del processo stilistico evolutivo» 11 ; l edificio viene visto come esito di un particolare momento storico, l architettura «come l arte di costruire gli edifizi secondo i bisogni civili e sacri dei popoli, e di adornarli in maniera che l ornamento indichi la significazione e l uso cui sono destinati» 12. La «riforma Selvatico» mira a istruire gli studenti sull importanza dello studio della storia, così da inserirvi correttamente un architettura, e ad abituarsi a considerare il succedersi degli stili come un movimento fluido e continuativo, piuttosto che come una successione di rotture. L Estense si interessa anche al tema del restauro e afferma che i due momenti principali del lavoro sono lo studio dei documenti e l osservazione dei dettagli, ma il secondo predomina nettamente sul primo; si giunge così a ricreare nella propria mente, a partire dallo studio dei singoli elementi, un immagine dell edificio primigenio. Stabilito ciò, l architetto indica quali superfetazioni devono essere sacrificate, perché non coeve e quindi non in stile con il disegno ideale, e decide come ripristinare l aspetto esteriore della costruzione, in modo tale che risulti esteticamente apprezzabile, 13 spesso a sacrificio di strutture valide e in buono stato, ma di epoche successive. Alla scuola veneziana di Selvatico si forma Camillo Boito ( ), che, almeno nella questione del restauro, si distacca dal maestro: è infatti promotore di un ripristino dell intera struttura antica, organicamente concepita, e non solo dell inserto di una patina superficiale, che non tiene conto dell essenza dell edificio. Boito può essere 9 Quintavalle 1989, p Patetta 1991, p Zucconi 1997, p Patetta 1991, p Lavori di restauro condotti da Selvatico e Boito presso il duomo di Murano. Zucconi 1997, p ~ 6 ~

7 considerato «padre» del restauro scientifico a partire dal suo intervento a Sant Abondio a Como, dove teorizza la necessità di usare contemporaneamente lo studio delle fonti archivistiche e l osservazione diretta delle strutture, coadiuvata dal confronto con altri modelli coevi. Egli prende le distanze dal medievalismo di maniera per difendere una concezione del restauro organica e archeologica, intesa come lavoro di scavo e studio dei reperti storici, confrontati successivamente con i documenti relativi; considera che «lo stile non deve rappresentare un entità artificialmente sovrimpressa all esistente, ma deve scaturire, con naturalezza, dallo studio intimo del suo organismo» 14 e si scaglia di conseguenza, almeno nelle teorizzazioni, contro il restauro stilistico e a favore del valore della stratificazione. Nella realtà si continuerà ancora fino agli anni Trenta del Novecento a mettere in pratica questo tipo di intervento, almeno finché viene stesa La carta del restauro di Atene nel 1931, che istituzionalizza il restauro conservativo. Boito al contempo va alla ricerca di uno stile nazionale, che non deve essere una ripresa passiva dei modelli del passato, soprattutto quelli che vengono dall estero come il gotico inglese, ma una ricerca di strutture che si adattino funzionalmente alla destinazione d uso; tuttavia spesso si cade nell ambiguità, perché i suoi progetti risultano ricchi di richiami goticheggianti e rifacimenti completi in stile, come il castello del Valentino. Questo risulta un limite di Boito, da contestualizzare però nelle tendenze dell epoca, in cui «la contraddizione tra l istanza di verità e la sua traduzione in architettura non è dunque prerogativa boitiana, ma è un dato residuale, caratteristico un po degli indirizzi medievalisti, che si affermano in Italia, almeno fino dagli anni Settanta dell Ottocento». 15 Allievo di Boito è Gaetano Moretti ( ), che si impegna nelle attività del restauro con esiti alterni, talvolta seguendo le orme di Luca Beltrami, quindi premettendo lo studio archeologico dell opera al suo stile personale, e talaltra impegnandosi nella demolizione di edifici storici, ma ritenuti di scarso pregio artistico, o nel completo rifacimento in stile di quelli più compromessi. Allievo e genero di Moretti e architetto che tratta del tema del Neomedievalismo è Ambrogio Annoni ( ), il quale segue solo in parte la scia del maestro: nelle azioni di restauro predilige la ricerca di un valore estetico finale dell edificio, ma al contempo spesso si limita a introdurre degli elementi di sostegno, 14 Zucconi 1997, p Zucconi 1997, p. 180 ~ 7 ~

8 che si distinguano per uno stile essenziale e per i materiali moderni, alle parti superstiti della costruzione originaria. La valorizzazione un monumento è la «messa in luce della potenzialità espressiva della lezione del passato, come soddisfacimento dei bisogni materiali e psicologici dell attualità, fra cui primario l apprezzamento estetico» 16 ; il compito dell architetto è restituire funzionalità e dignità all edificio, se necessario facendo emergere la propria personalità nella scelta degli elementi da conservare o ripristinare. Dunque il progetto architettonico deve essere posto alla base dell azione di restauro e la costruzione deve dialogare con l attualità, senza però cedere al modernismo; Annoni infatti critica il Razionalismo, che pecca di sciatteria, e promuove invece la ricerca di uno stile nazionale, che sia al contempo funzionale e ispirato ai modelli del passato italiano e che tenga conto dei costumi e delle tradizioni del popolo che li hanno prodotti. L architetto metterà in atto queste sue teorie, adattandole però ogni volta al contesto ed elaborando una teoria del caso per caso, negli anni in cui lavora come Soprintendente a Ravenna ( ) e durante i lunghi anni di insegnamento; infatti dal 1910, giovanissimo, aveva iniziato a dedicarsi alle attività didattiche presso il Politecnico di Milano, dove insegna assiduamente, presso la Facoltà di Architettura, dal 1926, formando una nuova generazione di architetti. 16 Bellini 2008, p. 184 ~ 8 ~

9 GAETANO MORETTI Gaetano Moretti nasce il 26 luglio 1860 a Milano, nella casa paterna di Contrada San Damiano, primogenito di Luigi Moretti e Maria Monti. Il padre, di origini pavesi, è un abile ebanista che fornisce arredi pregiati alle famiglie aristocratiche milanesi; la madre è figlia di un affermato negoziante di mobili. 17 Molto probabilmente da giovane Moretti frequenta l officina paterna e apprende le tecniche della falegnameria; a dimostrazione di questa eredità, Moretti progetterà, nel 1902, per la Ditta Ceruti di Milano, l arredo di un salotto, esposto all Esposizione internazionale di Arte Decorativa Moderna di Torino 18. La sua carriera scolastica continua con l iscrizione, nel 1875, all Accademia di Brera; dal 1879 frequenta la Scuola di Elementi di Architettura e dal 1881 al 1883 segue i corsi di Camillo Boito e Luca Beltrami, fino a conseguire il Diploma di Professore di Disegno Architettonico. Dopo due anni ottiene l abilitazione per insegnare nelle scuole e dal 1887 comincia la collaborazione attiva con Beltrami, a partire dagli studi per il restauro del Castello Sforzesco. Nel 1885 sposa Bianca Bagicalupo, da cui ha due figli, Luigi e Maria, la quale diventerà moglie dell architetto e collaboratore del padre, Ambrogio Annoni; questi sono gli anni della formazione di Moretti, che si attua a Milano, a partire dagli insegnamento di Boito. Boito si indirizza verso una visione storicista dell architettura e lancia ai suoi allievi la sfida di creare uno stile «nazionale» che coniughi recupero del passato e invenzione decorativa, in un rapporto fecondo e non di imitazione pedissequa; da ciò Moretti «si mostra agguerritissimo nella combinazione e manipolazione degli stili storici, con spiccate preferenze per un elaborato tardogotico, riflesso in quel gusto calligrafico proprio degli stereotipati arredi neomedievali prodotti dal padre in quegli anni e dagli studi giovanili sul Duomo milanese» 19. Terminati gli studi accademici, l architetto però stringe sempre più i rapporti con Beltrami, che lo coinvolge in lavori su monumenti a rischio di demolizione nell area milanese e lo indirizza allo studio del Quattrocento lombardo, allora molto in voga; forte in Moretti rimarrà la lezione dell amico, che «tende a dissociare il fatto 17 Rinaldi 1993, p Selvafolta 2009, p Rinaldi 1993, p. 22 ~ 9 ~

10 architettonico dal dato simbolico a priori, insegna a valutarlo nel suo aspetto tecnicocostruttivo e di documento storico di un epoca e, pur mirando nella pratica al recupero dell immagine primitiva del monumento, lo fa appoggiandosi a una solida ricerca storico-documentaria del tutto inusuale ai tempi per profondità e acume» 20. Alla fine degli anni Ottanta prende avvio per Moretti la carriera di docente e dal 1892 collabora con Beltrami, in qualità di critico, alla redazione della rivista L edilizia moderna; l anno precedente era iniziato il comune impegno dei due architetti presso l Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti della Lombardia, inizialmente diretto da Beltrami e dal 1895 da Moretti, che ne sarà direttore fino al Nel corso dei tredici anni di impiego Moretti mette in pratica un ampia casistica di interventi monumentali, che spaziano dalla conservazione archeologica dei resti dell antichità, che ritiene non debbano essere mai integrati da aggiunte moderne e, nel caso in cui ciò sia indispensabile, queste devono essere chiaramente visibili, alla distruzione di edifici del Seicento e del Settecento, con la giustificazione che l arte barocca è troppo opulenta e leziosa e rea di aver celato, con la sua sovrabbondanza decorativa, le pure linee architettoniche medievali e rinascimentali. 21 A metà tra i due estremi si trovano le numerose opere di restauro stilistico delle architetture, compiute sulla scia di Beltrami, anche se con una più spiccata interpretazione personale: le costruzioni architettoniche, secondo Moretti, devono essere portatrici di alti valori civili ed estetici e possono farlo solo nel momento in cui la loro unità formale venga ripristinata, meglio, se possibile, nella sua forma originaria (il più delle volte quella medievale). Solo il restauro permette quanto detto, ma, fatto secondo i criteri stilistici e non conservativi, sacrifica i segni lasciati su un edificio dal trascorrere del tempo, spesso di alto valore artistico; si giunge così alla conclusione che: «L immagine finale, il godimento per un pellicolare ripristino di una condizione, quanto più possibile secondo i dati a disposizione originale, prevarica il rispetto per la materia della fabbrica e per le successive stratificazioni, sino allo studiato inserimento dell edificio nel tessuto della città borghese, di cui diviene fulcro, fuoco visivo privilegiato, 20 Rinaldi 1993, p Rinaldi, 1993, pp ~ 10 ~

11 mentore del passato glorioso, documento attendibile di storia cittadina, e insieme modello per soluzioni architettoniche e decorative moderne». 22 Moretti, come già il maestro Boito, spesso si presenta in modo ambivalente, per cui talvolta si batte strenuamente per la conservazione di determinate opere architettoniche, talaltra cede alle pressioni degli investitori privati, che premono sull Ufficio affinché opere antiche vengano abbattute per lasciar spazio a costruzioni moderne e interventi per la viabilità; egli «è conscio in questo di dover rappresentare una classe dirigente, a cui bene o male appartiene, e soprattutto tutelare gli interessi professionali di colleghi e amici- impegnati in queste operazioni» 23, senza dimenticare peraltro i propri, come farà anche nel caso della prepositurale di Trezzo sull Adda. Del 1890 è il primo incarico di restauro ufficiale del Moretti, quello in cui inizia a palesarsi la sua personalità: ricostruisce la facciata di San Francesco a Vigevano e il risultato «è l esito in assoluto più discutibile dell attività di Moretti restauratore, in cui più palese è lo scarto tra il professionista e il funzionario delle istituzioni di tutela» 24 ; qui infatti l architetto sconvolge l organismo originario della chiesa, che era sopravvissuto in modo relativamente integro e senza adattamenti successivi che potevano giustificarne il totale rifacimento. Moretti propone al committente una duplice possibilità: un restauro «archeologico», con il ripristino della facciata trecentesca e la sostituzione degli elementi danneggiati, o un restauro «artistico», ove l architetto può modificare in modo originale il fronte, prediligendo le motivazioni estetiche a quelle funzionali. Sulla scia di Boito, che riconosce la necessità di coniugare l ingegno artistico con il modello antico, Moretti «rivendica all artista solamente la capacità di superare le secche del ripristino filologico, grazie a un gusto affinato dalla conoscenza di una tradizione architettonica di cui si deve essere ideali persecutori. L intangibilità del monumento è in tal modo negata a favore dell opera d arte». L arte personale dell architetto si dispiega poi in tutte le sue potenzialità quando è chiamato a progettare strutture nuove, per le quali spesso adotta lo stile eclettico, di cui due testimonianze si trovano non lontano dalla Prepositurale di Trezzo: la centrale Idroelettrica Taccani, sulla riva trezzese dell Adda ( ), e il cimitero di Crespi d Adda ( ), piccolo villaggio operaio, frazione di Capriate san Gervasio, 22 Rinaldi 1993, p Rinaldi 1933, p Rinaldi 1993, p. 34 ~ 11 ~

12 comune limitrofo a Trezzo. Entrambe le opere vengono commissionate dalla famiglia di industriali tessili Crespi e Moretti, in ambo i casi, cerca delle soluzioni di integrazione tra architettura e paesaggio: la Centrale in particolare si armonizza per materiali e forme al castello medievale, che domina sull edificio dalla sua rocca, e Moretti agisce «accordando, si potrebbe dire, un mondo di opposti : la modernità con la tradizione, l artificiale con il naturale, la tecnica con l arte»; 25 a quest opera edilizia si appresta tra il 1904 e il 1906, negli stessi anni in cui cominciano i contatti tra l architetto e il prevosto per i lavori presso la chiesa parrocchiale di Trezzo. Qui Moretti metterà ancora in atto, nei decenni successivi alla Grande Guerra, un restauro di tipo stilistico, non uno conservativo, sebbene questa tendenza avesse iniziato a diffondersi a partire dal 1910, teorizzata dal Boito negli anni Ottanta dell Ottocento e messa poi adottata dal discepolo di Moretti, Ambrogio Annoni. Contemporaneamente, tra il 1901 e il 1910, Moretti lavora ancora a Vigevano, dove, oltre che per la facciata di San Francesco, appronta i progetti per la decorazione di piazza Ducale, per il rifacimento della facciata del palazzo municipale e per quella del Duomo; anche qui propone sempre la duplice soluzione del restauro archeologico e artistico, «facendo però risultare «assurda e insostenibile la prima soluzione» 26. Nel progetto della piazza mescola invenzioni bastate su studi filologici ad altre di origine personale, contestando che la piazza, così come si presentava al momento dei lavori, non rispettava il piano primitivo, ma era frutto di una regolarizzazione del Seicento; medesima operazione compie sul Duomo, sul quale l architetto interviene inserendo elementi moderni, che mirano a creare un organicità dell edificio, anche a scapito della conservazione della sua storia. Moretti spesso tradisce gli insegnamenti dell amico Beltrami e confida che «la buona riuscita dell operazione sta nel fatto che tale tradimento possa passare inosservato e la manipolazione dei singoli elementi sia apprezzabile solamente da un occhio affinato. Tale atteggiamento è ribadito in una serie di restauri minori, di grande interesse sebbene poco conosciuti» 27. Nel 1896 Moretti aveva ottenuto il diploma di Architetto Civile e da allora continua il lavoro di giudice in numerose delle commissioni artistiche istituitesi a 25 Selvafolta e Colombo 2007, p Rinaldi 1993, p Rinaldi 1993, p. 37 ~ 12 ~

13 Milano; assume inoltre il titolo di Architetto della Fabbrica del Duomo del capoluogo lombardo. Tra 1903 e il 1905 diventa direttore dell Ufficio Regionale per i Monumenti del Veneto, investitura necessaria per presiedere ai lavori di ricostruzione del campanile di San Marco a Venezia, crollato nel 1902, in sostituzione al Beltrami, che aveva lasciato polemicamente i lavori. 28 Negli stessi anni comincia anche il lavoro di urbanista e, se talvolta promuove la tutela di importanti edifici storici, altrove indirizza i progetti di rinnovamento urbano verso l idea di isolare alcuni complessi monumentali, come Sant Ambrogio e Santa Maria delle Grazie a Milano e la cattedrale a Cremona. 29 Nel 1908 Moretti lascia L ufficio regionale e per merito ottenne la prestigiosa cattedra di Architettura Civile all Istituto Tecnico Superiore di Milano; tra il 1907 e il 1927 partecipa a molti concorsi per opere pubbliche in Sudamerica, che lo fanno allontanare dagli accesi dibattiti sull architettura moderna e ridurre gli incarichi in Italia. Nonostante ciò lavora ancora a Trezzo sull Adda, a partire dal 1916, al restauro della chiesa prepositurale, dove potrà «riproporre operativamente tutto il vocabolario storicista» 30 ; l architetto parte dallo studio delle vicende storiche dell edificio e il suo intento è riportarlo a un unità stilistica il più vicina possibile a quella originaria. Nel far ciò però demolisce parte del corpo principale dell edificio e ricostruisce la facciata, così come immaginava fosse in origine, data la scarsa presenza di tracce architettoniche primitive; l architetto, già anziano, si avvale qui dall aiuto di Ambrogio Annoni, di Luigi Pogliaghi, Archimede Albertazzi e Alessandro Mazzuccoltelli. Di certo Moretti aveva conosciuto, già nel 1906, Pogliaghi, che insieme al lui faceva parte della Commissione per l Arte Decorativa 31, istituita in occasione dell Esposizione Internazionale di Milano, tenutasi in Parco Sempione; all evento avevano partecipato, in qualità di espositori, anche altri personaggi coinvolti poi a Trezzo, come il bronzista Giovanni Lomazzi 32, titolare della ditta che verrà ingaggiata per le decorazioni interne, 28 Oteri 2012, vol Oteri 2012, vol Rinaldi 1993, p Selvafolta 2009, p Lomazzi, bronzista, realizza un trofeo, riproducente la statua simbolo dell Esposizione, intitolata Lux e Labor, di Enrico Butti, poi donata al re Vittorio Emanuele II. Selvafolta 2009, p. 14 ~ 13 ~

14 lo scultore Antonio Carminati 33, autore della lunetta sopra il portale maggiore, e Alessandro Mazzucotelli 34, fabbro autore dei cancelli delle cappelle. Nel 1934 Moretti diventa il primo preside della facoltà di Architettura al Politecnico di Milano ed elegge come suo successore Piero Portaluppi; l ultimo suo incarico di prestigio è la nomina a presidente della Commissione per il restauro di Sant Ambrogio. Muore il 30 dicembre 1938 e viene seppellito nel cimitero di Chiavari, da lui costruito. 33 Carminati, in occasione dell Esposizione del 1906, crea il bassorilievo Il canto del lavoro, posizionato sulla facciata della Galleria del Lavoro in Piazza d Armi, secondo spazio espositivo. Selvafolta 2009, p Mazzucotelli già lavorava dal 1903 con Moretti come insegnante presso le Scuole-laboratorio d arte applicata all industria, istituite dalla Società Umanitaria; l architetto ne era stato eletto consulente generale. Selvafolta 2009, p. 47 ~ 14 ~

15 LA CHIESA PREPOSITURALE PLEBANA DI TREZZO SULL ADDA La chiesa parrocchiale di Trezzo sull Adda, intitolata ai Santi Gervasio e Protasio, in origine sorgeva all interno della Rocca, fulcro del primo insediamento urbano a Trezzo, risalente ai secoli VI-VII; il primo documento che parla del borgo fortificato di Trezzo risale al 745 ed è il testamento di Rottopert di Agrate, il quale lascia in eredità alla figlia Grada alcune proprietà situate in Trecio 35, mentre le testimonianze archeologiche più antiche sono datate alla prima metà del VII secolo e si tratta di venticinque tombe longobarde appartenenti a personaggi di altissimo rango 36. Durante il regno Longobardo viene costruita una fortificazione sulla rupe 37 che si affaccia sul corso dell Adda, ingrandita dopo le vittorie di Federico Barbarossa contro i milanesi, a Cassano d Adda e Gorgonzola, e la conquista della rocca stessa nel 1158; il forte, trasformato in castello, sussiste tra diverse vicissitudini, fino a quando ne prende possesso Bernabò Visconti, che lo conferma come importante avamposto del suo dominio. L edificio viene così dotato di tre torri, delle quali ancora oggi se ne conserva una, la Torre Nera, e nelle sue segrete, destinate da tempo alla funzione di prigioni, trova la propria fine lo stesso Bernabò nel 1385, per volontà del nipote Gian Galeazzo Visconti. Dopo la caduta della signoria dei Visconti, il castello passa sotto il dominio sforzesco e nel 1525 viene ceduto a Carlo V; l edificio vede un progressivo deterioramento, tanto che all inizio del Cinquecento la chiesa parrocchiale che si trovava all interno della Rocca, rovinata e profanata, cede la titolazione e la funzione a un altra chiesa già esistente in Trezzo, detta di Santa Maria di Crino. L avvenuto trasferimento è testimoniato negli atti della visita pastorale compiuta da San Carlo nel 1566, che afferma: «Ecclesia Sanctorum Protasii et Gervasii in castro veteri de tritio que alias erat ecclesia parochialis et nunc fuit translata in dictam nunc parochialem ecclesiam Sancte Marie de Crino» 38, a indicare che la traslazione è avvenuta in quel momento o comunque in un tempo non troppo lontano; di certo la chiesa extra burgum 35 Ferrario Medolago-Macario 2007, p Una delle possibili etimologie del nome Trezzo lo fa derivare dal celtico Trecc o Tracc, che significano promontorio, luogo alto e fortificato 38 ASDMi Sez. X, Treviglio, III (1566) ~ 15 ~

16 portava ancora la titolazione di Santa Maria di Crino nel 1491, data alla quale risale l atto che attesta un beneficio ricevuto da un chierico di questa comunità. Fino al 1491, documenti simili attestano che la chiesa di Santa Maria di Crino e quella dei Santi Gervasio e Protasio sono distinte tra loro; emblematico a tal proposito è la Notitia cleri Mediolanensis, un calcolo dei benefici compilato a fini fiscali nel 1389, che riporta le diverse rendite delle due chiese, di cui la prima è nettamente inferiore alla seconda. 39 Un ulteriore fonte che parla della chiesa è un atto notarile del 23 febbraio 1469, a cui fa riferimento Luigi Ferrario, archivista di fine Ottocento, quando cita il documento più antico relativo alla parrocchiale, da lui conosciuto; tale atto, come altri regestato da Luca sant Ambrogio, testimonia come un chierico di Santa Maria di Crino abbia ricevuto un canone di locazione.. L esistenza dell antica chiesa di Santa Maria di Crino, situata all esterno dell antica cinta muraria, è provata dal Privilegio di Oberto, scritto nel maggio 1155, e dalla conseguente bolla papale di conferma, conservato in una copia del nell Archivio Storico Diocesano di Milano; nel 1566 invece, all epoca della visita di San Carlo, l intitolazione alla Madonna è ormai riservata alla sola cappella a sinistra del presbiterio, in ricordo dell antica nomina. Crino era il toponimo di una contrada di Trezzo che godeva di una certa autonomia, secondo quanto riportato dalla Notitia cleri Mediolanensis, e il termine rimanda a un tipo di pettinatura con la scriminatura in mezzo e i capelli raccolti in trecce, che potrebbe far pensare a una venerazione antica per una Madonna dalle trecce (de crino) 41. Recenti studi sui dipinti murali della cappella del Crocifisso 42 hanno permesso di retrodatare agli anni sessanta del Trecento la costruzione dell edificio attuale, che il Moretti dichiarava risalire al principio del XV secolo, essendo del 1414 il primo documento che lo menziona, scritto «quando cioè la costruzione organica ne era appena finita o non molto lontana dal compimento» 43. Il documento in questione è conservato in duplice copia cinquecentesca all Archivio Storico Diocesano di Milano, ma non fornisce alcuna indicazione utile alla datazione dell edificio: trattasi della conferma, da parte del duca Filippo Maria Visconti, del volere testamentario di un certo Bartolomeo 39 Scirea 2005, nota 1 40 Perelli Cippo 1998, nota Scirea 2005, nota Scirea Moretti 1933, p. 33 ~ 16 ~

17 de Faccherijs, il quale richiede che, dopo la sua morte, venga eretta una cappella dedicata a San Giovanni Battista nella chiesa di Santa Maria di Crino 44 «sita extra burgum de Tritio» 45. Confrontando gli affreschi della cappella del Crocifisso con quelli realizzati nel circuito degli oratori viscontei, è possibile sostenere che «la cappella del Crocifisso fu infatti dipinta negli anni della signoria di Bernabò Visconti ( )» 46 ; di fronte a ciò, l edificazione della chiesa deve risalire al terzo quarto del XIV secolo, data attestata anche da un incisione apocrifa, che riporta scritta sul pilastro sinistro di accesso alla cappella il numero romano MCCCLXII (1362), certamente non originale, in quanto il rivestimento dei pilastri risale all epoca del restauro di Moretti. La chiesa assume la dignità di prepositurale nel 1604, a seguito del decreto del cardinale Federico Borromeo; san Carlo infatti, nel 1577, aveva scorporato dalla Pieve di Pontirolo i territori a destra dell Adda e creato il nuovo Vicariato foraneo di Trezzo. La chiesa si trovava in una zona extra urbe, rurale, fuori dalla porta di Santa Marta ancora esistente, che oggi invece è parte del centro cittadino; qui vicino, fino al secolo scorso, si trovava un pozzo, che all epoca dei lavori di demolizione del campanile, nel 1907, il sacerdote Carlo Rizzi, in una lettera indirizzata al sindaco, si premura di conservare accessibile, nonostante i disagi procurati dai lavori in corso. L edificio, a pianta basilicale, è suddiviso in tre navate, di cui la maggiore conclusa dal presbiterio e le minori da una cappella ciascuna; le navate sono divise da due serie di cinque pilastri a fascio, che nella navata centrale sorreggono degli archi a sesto acuto che la attraversano. Questi suddividono lo spazio di tutte le navate in sei campate voltate a crociera, «con cordonatura in laterizio a sezione cilindrica». 47 La struttura è canonicamente orientata, con l abside pentagonale sporgente; sui muri esterni di questa, all angolo di ogni lato è posto un contrafforte di pietra e lo spazio tra un pilastro e l altro è bipartito da una sottile lesena di pietra. La sezione superiore dell abside è caratterizzata da una teoria di quattro arcatelle a tutto sesto, per lato, racchiuse entro una cornice di mattoni sporgenti; a ogni arcata corrisponde, nel registro decorativo più elevato, un riquadro di mattoni aggettanti. La sezione centrale della 44 Scirea Archivio Storico Diocesano di Milano sez. X, Trezzo, IV ( ) 46 Scirea 2005, p Moretti 1933, p. 41 ~ 17 ~

18 muratura in cotto presenta su due soli lati una coppia di monofore alte e sottili, terminanti a sesto acuto trilobato e profondamente strombate. Anche i muri laterali dell edificio, in mattoni, sono scanditi da massicci pilastri lapidei, intervallati, come nell abside, da pilastrini minori e monofore a sesto acuto trilobate; il lato settentrionale vede oggi la presenza di tre cappelle, sporgenti rispetto alla parete, costruite a seguito del restauro dell edificio sacro, compiuto dagli architetti Gaetano Moretti e Ambrogio Annoni tra gli anni venti e trenta del Novecento. La chiesa prevedeva originariamente una copertura lignea a due falde spioventi, sorrette dalle arcate a sesto acuto della navata maggiore, che avevano funzione di capriata; a esse si appoggiavano le travi secondarie, che, correndo parallelamente all asse dell edificio, formavano la struttura portante del tetto. 48 Un secolo dopo la costruzione della chiesa, secondo l opinione del Moretti, si decide di sostituire la copertura originaria, o per rendere l edificio più maestoso o per la necessità di riscaldarlo meglio, rialzando i muri laterali della navata centrale. Tale innovazione comporta la modifica dei muri esterni: le pareti della navata centrale vengono innalzate e sporgono sulla copertura a falde spioventi delle navatelle laterali; sul rialzo si alternano, in corrispondenza delle campate, delle lesene di pietra, movimentate da nicchie poco profonde, a delle finestrelle circolari; secondo il Moretti proprio l introduzione del motivo delle nicchie permette di datare a una fase più avanzata la ricostruzione della copertura, riconoscendo in esse un motivo tipicamente rinascimentale. A seguito del rifacimento della copertura viene modificata anche la facciata, originariamente predisposta per essere coronata da due sole falde spioventi; l attuale forma è quella data dal Moretti a inizio Novecento, con un esterno correlato con l ordine interno, ossia scandito da quattro robusti salienti che corrispondono alle navate interne. Della facciata originaria rimangono poche tracce, come l «arco preesistente alla vecchia apertura principale» 49 e «due vani di finestra molto allungati ed adiacenti ai pilastri mediani» 50, scoperti grazie a sondaggi nella parete interna. Il restauro moderno 48 Moretti 1933, p Moretti 1933, p Moretti 1933, p. 72 ~ 18 ~

19 non tiene conto delle tre finestre ad arco acuto aperte nel XVIII secolo 51 che sovrastavano le tre porte, ma richiama lo stile dell edificio realizzando le strette e alte monofore ad arco acuto che affiancano il portale principale: Moretti introduce anche il rosone al centro della sezione centrale e le due aperture circolari soprastanti gli ingressi laterali, arricchendo una struttura altrimenti spoglia, ma non priva di una certa monumentalità. Da non dimenticare è l introduzione dei cinque pinnacoli, quattro corrispondenti ai relativi salienti e uno coronante l apice della capriata, oltre che un altorilievo di terracotta, posto sopra il portale principale; l opera è realizzata dallo scultore Giannino Castiglioni e raffigura la Madonna col Bambino tra i Santi Gervasio e Protasio, Giuseppe e Gaetano, protettori della parrocchia. A coronamento del portale e delle finestre, oltre che nel profilo del rosone circolare, corre una cornice in cotto con motivo a triangoli incassata nel muro. Il restauro mira a restituire «l aria, bensì, di rustica nobiltà e di organica chiarezza di motivi, che spira in tutte le antiche costruzioni lombarde, nelle quali lo stesso materiale, il ceppo e il mattone, impone la nota architettonica» 52. In origine la chiesa non prevedeva né sagrestia né, secondo l opinione del Moretti, il campanile e alla prima, per lungo tempo, ha supplito un vano oggi scomparso ma precedentemente addossato al lato meridionale dell abside; esso, sempre a opinione dell architetto, non era parte dell edificio primitivo, perché mancavano tracce di collegamento murario con il corpo della chiesa. L accesso era consentito da una porticina che intaccava il muro absidale, poi celata da una ricca cornice sagomata in cotto, mentre non c era nessun collegamento tra la sagrestia e la cella campanaria, creata a seguito dei Decreta del 1583 nello spazio ottenuto dall avanzamento dell altare della cappella a destra dell abside, dedicato a Santa Maria di Crino. Infatti era ritenuto indecoroso che le corde delle campane pendessero, a vista, sull altare della cappella, intitolata all epoca a sant Andrea, motivo per cui viene richiesto di avanzare l altare, di costruire un muro trasversale che separi lo spazio sacro dalla cella campanaria, di installare un cancello all ingresso dalla cappella, di aprire una porta sul muro sinistro che metta in collegamento i due ambienti e di realizzare la sagrestia 53. In una pianta 51 Chiese e luoghi sacri, cart 1, fasc. 1: contiene un fascicolo, datato 14 marzo 1741, intitolato «Facoltà concessa dall emin.mo sig. cardinale Stampa di poter ampliare le tre porte e finestra sopra la porta maggiore della chiesa prepositurale di Trezzo» 52 Moretti 1933, p Scirea 2005, p. 17 ~ 19 ~

20 della chiesa, risalente al 1609, ma prima del restauro, si vede come siano stati ricavati i tre diversi ambienti, sebbene ci siano delle imprecisioni, quali la mancanza della monofora ovest della parete sud e l inspessimento delle pareti laterali della cella campanaria. Non è invece facile datare la vecchia torre campanaria, demolita da Moretti nel La sua esistenza è documentata per la prima volta nel negli atti della Visita pastorale, localizzato sul lato meridionale della chiesa, sopra l abside sud; è però possibile che la torre campanaria fosse contestuale alla struttura primitiva, essendoci altri casi di chiese che ne vedono l erezione su una cappella laterale all abside, come San Marco a Milano, San Francesco a Pavia o San Pietro Celestino. La chiesa di San Marco, di fondazione romanica, viene ricostruita nel 1254 e sul finire del secolo viene dotata di «un alto campanile alla cui base si trova una cappella affrescata dedicata alla Madonna, che, essendo ricordata dal Liber Notitiae databile tra il 1304 e il pone un termine ante quem per l erezione della torre stessa» 55 ; sempre a Milano, si trova in una situazione simile la chiesa di San Pietro Celestino, il cui edificio primitivo risale all inizio del Trecento, fase alla quale appartiene anche la torre campanaria. Le fonti ne attestano l esistenza già da poco tempo dopo il 1317, mentre mancano notizie documentarie sulla cappella affrescata che ancora oggi costituisce la base del campanile; la decorazione ha dei motivi in comune con quella della cappella di Trezzo, rappresentando sulla parete di fondo una Crocefissione e sulle vele della volta a crociera i simboli dei quattro Evangelisti. 56 Nel la piccola sagrestia sul lato sud viene sostituita con uno spazio più ampio e agevole, creato a sinistra dell abside e messo con essa in comunicazione tramite un apertura nella parete settentrionale; in concomitanza con la creazione del nuovo locale di servizio, lungo tutta la navata settentrionale dell edificio viene innalzato un nuovo corpo di fabbrica, con lo scopo di dare spazio a una serie di cappelle. 54 Scirea 2005, nota Fiorio 2006, p Fiorio 2006, p Moretti 1933, p. 48 ~ 20 ~

21 IL RIPRISTINO DELLA PREPOSITURALE ( ) I primi progetti di restauro della prepositurale di Trezzo sull Adda risalgono alla fine dell Ottocento, quando diventa prevosto don Carlo Rizzi ( ), ma i lavori sul corpo della chiesa si effettuano con il suo successore, don Giuseppe Grisetti ( ); disegni e rilievi effettivi risalgono al 1917, come si ricorda in una lettera del 28 agosto 1922 inviata dal prevosto Grisetti al Soprintendente ai Monumenti della Lombardia, l architetto Augusto Brusconi. Qui il sacerdote ricorda i progetti già redatti da Moretti per il ripristino dello splendore della prepositurale, che sembra «più una scuderia che la casa del buon Dio» 58, a partire dalla costruzione di una nuova cappella dedicata alla Madonna Regina pacis, in ricordo dei caduti della Grande Guerra; la seconda guerra mondiale aveva poi fatto cadere nell oblio tutti i piani, lasciati nel cassetto fino alla data attuale a causa degli alti costi delle materie edilizie e della manodopera. Don Grisetti vuole finalmente avviare i lavori, così allega alla missiva i disegni della pianta, dell alzato esterno e della sezione della chiesa fatti da Moretti insieme a cinque fotografie dell edificio attuale e chiede il nulla osta del Ministero; ulteriore allegato risulta essere un foglio con l elenco dei lavori da svolgersi, in ordine di priorità: il restauro dell abside, l abbattimento delle cappella sul lato settentrionale, il recupero della cappella a destra dell abside, il restauro del fianco nord dell edificio. Il soprintendente concede i permessi il 2 settembre 1922, con la riserva che tutti i progetti di decorazione di ogni singola cappella siano fatti giungere preventivamente all Ufficio; nella risposta alla lettera, del giorno 22 dello stesso mese, don Grisetti comunica che i lavori procedono alacremente, tanto che sono già state gettate le basi della cappella Regina Pacis. 59 In occasione del restauro viene rimossa l aggiunta delle cappelle seicentesche realizzate a incasso nel muro del lato settentrionale e Moretti ne costruisce tre nuove che, senza sacrificare ulteriormente la muratura originale, sporgono dal corpo dell edificio, integrandosi con esso per materiali e stile. La prima cappella, a partire dall alto, è dedicata a Maria Regina Pacis e ai caduti della Prima Guerra mondiale, le 58 Archivio Soprintendenza per i Beni Architettonici, Trezzo sull Adda, Chiesa dei ss. Gervaso e Protaso 59 ASBA. Trezzo sull Adda, Chiesa dei ss. Gervaso e Protaso ~ 21 ~

22 cui effigi in cotto sono apposte sul muro esterno, la seconda è intitolata a San Giuseppe e l ultimo ambiente diviene invece il Battistero. Le prime due sporgono verso l esterno per cinque lati e all incontro di ogni angolo sono scandite da pilastri in cotto, che riprendono il ritmo del muro settentrionale; in corrispondenza dei pilastri di raccordo vengono eretti dei pinnacoli conici, che richiamano i cinque maggiori che incoronano la facciata. L ultimo spazio, destinato a Battistero, presenta una forma più complessa: uno spazio absidato, all esterno sormontato da una struttura muraria che richiama nella forma la facciata della chiesa, replicando due piccoli spioventi ai lati del piedistallo che sorregge una lanterna a colonnine. Altre due cappelle completano il complesso e si dispongono, fin dall origine, ai due lati dell abside: a sinistra si erge la cappella del Sacro Cuore, che prende il nome dal dipinto di Luigi Pogliaghi, dove viene ancora conservata la croce di legno, portata in processione da San Carlo Borromeo a Milano, in occasione della peste che flagellò la città nel XVII secolo, e che originariamente portava incastonato un Santo Chiodo; a destra del presbiterio, invece, si trova la cappella del Crocifisso, che conserva sulle pareti parte dell allestimento primitivo. Gli affreschi della cappella, risalenti al Trecento, sono recuperati dal Moretti in concomitanza con il restauro dell intero edificio; Moretti provvede a consolidarne i muri, a suo dire oppressi dal peso della torre campanaria, asportare le costruzioni successive, come quella del tramezzo, e, grazie all abile mano del pittore Pogliaghi, a pulire e ravvivare i colori originali. Le pitture medievali della Cappella del Crocifisso sono le più antiche dell intero complesso, che come già accennato possono essere datate alla seconda metà del XIV secolo; la cappella è così detta proprio per la grande scena della crocefissione dipinta tra le due monofore della parete orientale. Qui Cristo, con il capo riverso sul petto, è affiancato da due angeli che raccolgono il sangue che spruzza dalle ferite in coppe dorate, mentre alla base della croce si trovano, su un livello superiore, la Vergine a sinistra, e san Giovanni Evangelista a destra, su quello inferiore, parallelamente, Maria Maddalena e le due altre Marie. Anche lungo le pareti laterali della cappella sopravvivono dei lacerti di immagini, soprattutto in quelle sezioni di muro che erano state comprese nella cella campanaria, poco frequentata e mai restaurata: sul muro a nord rimangono, disposte su due registri, delle figure di santi e un donatore inginocchiato, su quello a est, oltre al crocifisso, restano una scena di pasto e una figura ~ 22 ~

23 di santa, alla quale si rivolge il donatore, mentre sulla parete sud è ancora visibile un baldacchino marmoreo sotto il quale un uomo è in ginocchio e ai cui lati sono in preghiera due angeli. Anche la volta a crociera costolonata della cappella presenta una decorazione: i simboli dei quattro evangelisti inseriti in tondi, tra i quali quello di san Luca è il più danneggiato, perché vi fu aperto un foro per far passare le funi delle campane. L intera cappella viene restaurata negli anni Venti dall architetto Ambrogio Annoni e dal pittore Archimede Albertazzi, il quale scrive, il 18 marzo 1927, «tutte le decorazioni ornamentali della volta, delle pareti, sguanci di finestre ecc., vennero accuratamente pulite, rinsaldate e reintegrate nelle parti troppo sbiadite e mancanti seguendone scrupolosamente le tracce. Le figure sopra l altare e sulle pareti vennero, previa la sopraccennata pulitura, leggermente ravvivate e in certe parti reintegrate le mancanti con semplici velature. Tutte le restanti superfici vennero patinate con tinte neutre di diverse tonalità» 60. Nella sua relazione il Moretti aggiunge «niente completamenti per tinte piatte o variamente monocrome: i tratti dipinti si vedono apparire, senza spicco stridente, su dalla tonalità neutra e non discordate, che fu data alla muratura orbata di dipinti» 61 Tra il 1990 e il 1995 le pitture murali vengono nuovamente restaurate secondo un criterio filologico, mirante a restituire l opera com era in origine; così si eliminano le patinature neutre, create da un fissante oleoso, che aveva la funzione di conservare i colori oroginali, ma con il tempo aveva catturato polvere e fumo, ottenendo un annerimento delle tinte; altra modifica è la cancellazione della ridipintura di colore blu che ricopriva le vele e che ne appesantiva la decorazione. 62 Le restauratrici Clara Cappelletti e Rosanna Tocci, sotto la guida del direttore alla Sovrintendenza ai Beni Ambientali e Artistici della Lombardia, prof. Germano Mulazzani, sono intervenute anche in altre zone della chiesa, come nella prima crociera della navata di sinistra, affrescata con le effigi dei quattro Dottori della Chiesa in tondi; questi sono inseriti nelle sezioni triangolari delle vele, decorate con un motivo classico a candelabre, che il Moretti fa risalire alla «fine del nostro Quattrocento; se non pure de primi del secolo successivo» 63. E poco dopo aggiunge «Per le quali vien fatto di pensare ai più o meno identificati figuristi, per esempio, di Santa Maria delle Grazie, in Milano. 60 Chiese e luoghi sacri, cart Moretti 1933, p Chiesa prepositurale, 1996, Affreschi e decorazioni 63 Moretti 1933, p. 55 ~ 23 ~

24 La quale è dei Domenicani; come ai Domenicani riconduce la circostanza che nella serraglia di questa volta è scolpito in bassorilievo il busto di San Pietro Martire. Giova notare, pertanto, che esisteva in parrocchia una confraternita sotto la protezione di San Pietro Martire, e che nella chiesa pare fosse una cappella dedicata a San Domenico» 64. Sempre ispirandosi alla chiesa milanese, l architetto dichiara che si decorarono le navate laterali e quella centrale, riconoscendo che «una tinta modernissimamente liscia e semplice sarebbe stata, per quanto elegante, arbitraria disinvoltura» 65 ; di nuovo poi negli anni Novanta i restauri «eliminano le forzate decorazioni improprie, rappresentanti gigli fioriti» 66 e ripristinano la decorazione degli estradossi degli archi, notevolmente danneggiati da precedenti raschiature, con intenti di pulizia. Altri interventi di restauro si effettuano sulle pitture del abside, che presentano la singolarità di due registri decorativi, uno più recente sovrapposto ad un altro più antico, senza che quest ultimo venisse celato da una mano di bianco 67. I due registri presentano entrambi le figure dei santi titolari della chiesa, i protomartiri ambrosiani Gervasio e Protasio; essi sono raffigurati in una posizione predominante, al centro del muro di fondo del presbiterio, disposti ai due lati di sant Ambrogio che, seduto in trono e rivestito di una ricca casula bianca e oro, compie un gesto benedicente. I due santi gemelli indossano l armatura e un mantello ora rosso ora bianco e tengono in mano una spada ciascuno; queste tre figure sono così disposte perché il vescovo milanese Ambrogio riscoprì i resti mortali di Gervasio e Protasio nella zona cimiteriale di Porta Vercellina, il 17 giugno , e a farli traslare nella basilica da poco terminata e successivamente intitolata allo stesso sant Ambrogio. Alla morte del vescovo, nel 397, le sue spoglie vengono collocate sotto l altare maggiore, vicine a quelle dei martiri, per sua esplicita volontà 69 ; nell 835 il vescovo Angilberto II fece poi spostare i resti dei due martiri e quelli di Ambrogio in un unica urna di porfido, posizionata nella cripta sotto l altare d oro della basilica. Queste tre figure, insieme ai due santi, dei quali uno è forse san Lorenzo, dipinti sulle pareti laterali all altare, risalgono al XVI secolo e sono dal Moretti ancora 64 Moretti 1933, p Moretti 1933, p Chiesa prepositurale, 1996, Affreschi e decorazioni 67 Chiesa prepositurale 1996, Affreschi e decorazioni 68 Gatti Perer 1995, p Cassanelli, Piva 2010, p. 130 ~ 24 ~

25 attribuite ai fratelli Campi, sebbene non ci siano fonti documentarie a sostenere tale attribuzione e gli studi in questo senso non siano più avanzati. Esse si inseriscono sul registro pittorico più antico, che si sviluppa su due livelli entro una partizione architettonica, costituita dal succedersi di archi a tutto sesto; il livello superiore presentava al centro una Madonna col Bambino affiancata dai santi Gervasio e Protasio, in armatura e con le spade e le palme nelle mani, mentre quello inferiore vedeva a sinistra un immagine di san Giovanni Battista, riconoscibile per il bastone con la scritta ecce Agnus Dei, e a destra un santo non identificabile, ma con i mano la palma del martirio. La sovrapposizione era già nota all epoca del restauro di Moretti, il quale annota, a seguito dei lavori di pulitura svolti da Albertazzi sulle opere: «lo scomparto architettonico e decorativo riappare in tutta la sua grandiosità, così come le scene, che i pittori secenteschi vi svolsero, ritrionfano nella maestà, forse esuberante ma sempre nobile, della composizione» 70. Il recupero del progetto originale era stato agevolato dalla riapertura delle quattro snelle monofore trecentesche, che in un restauro del XVII secolo erano state sostituite da due finestroni, caratterizzati da voltini a sesto ribassato; l architetto, in diversi documenti, ricorda come i dipinti non siano stati danneggiati da questo lavoro, perché le nuove aperture riprendevano quelle originali, coeve agli affreschi. La nuove finestre erano servite a illuminare in modo più forte e omogeneo il presbiterio e, sebbene il Moretti abbia promosso un restauro filologico, di fatto si sono perse le trasformazioni attuate nel tempo e richieste dalla necessità, che erano ormai diventate testimonianze storiche. Negli anni novanta del secolo scorso le restauratrici hanno nuovamente provveduto a ripulire i dipinti dalla sporcizia e dal nerofumo e a eliminare il pesante strato di velature brunastre e di consistenza oleosa, poste in atto dal restauro precedente per «unificare le parti di pellicola pittorica mancanti e le zone ridipinte» 71. L apparato decorativo continua sui muri del catino absidale, con la scena della pentecoste, in cui la Vergine, seduta in trono e con le mani giunte in preghiera, affiancata da santi e sante, rivolge gli occhi al cielo, dove è sospesa, circonfusa di luce, la colomba dello Spirito Santo. Al di sopra, in mezzo alle nuvole, sospeso nel cielo luminoso, Cristo spalanca le braccia e guarda verso la terra; ancora più su l Eterno 70 Moretti 1933, p Chiesa prepositurale 1996, Affreschi e decorazioni ~ 25 ~

26 completa la Trinità, circondato da una corona di teste di angioletti, restituiti alla visione dal restauro degli anni Novanta. Secondo il Moretti la chiesa presentava delle decorazioni pittoriche anche sugli elementi architettonici, quali i pilastri tra le navate, delle quali dice essersi conservato qualche «limitato frammento» 72, tra i quali ancora oggi si vedono una Madonna con Bambino e un volto di Cristo di scuola giottesca, e fa riferimento in nota 73 agli Atti della Visita Pastorale del 1609 compiuta dall Arcivescovo Gaspare Visconti, il quale spera in un rinnovamento dell edificio, per renderlo «di bona architettura romana». Brevi cenni si possono fare sulla decorazione delle cappelle costruite dal Moretti dopo la prima guerra mondiale, al progetto decorativo delle quali attende Ambrogio Annoni; la prima sul lato nord è la Cappella della Regina Pacis, dedicata ai caduti in guerra del , che presenta, sopra l altare, una statua marmorea della Madonna col Bambino seduta in trono e inserita in una cornice a mandorla, incisa con volti di putti, rinvenuta in un angolo nascosto dell abside 74. Segue la Cappella di San Giuseppe, dove al centro si staglia l immagine del santo, dipinta da Lodovico Pogliaghi, mentre sulle pareti laterali sono raffigurati, a sinistra la scena di san Carlo che porta la croce in processione nel 1566 e a destra un episodio della vita di san Gaetano; per realizzare entrambe l architetto Annoni chiede consiglio al prevosto Grisetti in una lettera 75 del 4 marzo A questo proposito il 26 novembre dello stesso anno Moretti suggerisce un modello inconsueto per l immagine di san Gaetano; l architetto ricorda infatti un quadretto ricamato, posseduto dalla madre, che rappresenta il santo inginocchiato davanti all altare, sopra il quale si manifesta l apparizione della Madonna col Bambino. Moretti sa che l iconografia non è tradizionale, perché canonicamente, come lui stesso riconosce nella lettera inviata a Grisetti, il santo avrebbe visto apparire il presepe, ma chiede conferma, nella stessa, se sia lecito accettare la variazione e ne manda uno schizzo di sua mano. Terzo ambiente creato dal Moretti è il Battistero, che contiene un fonte di pietra del XVIII secolo e che è chiuso da una cancellata, prodotta, come anche quella della cappella del Sacro Cuore, da Alessandro Mazzucotelli. 72 Moretti 1933, p Moretti 1933, p. 50, nota 1 74 Moretti 1933, p Chiese e luoghi sacri, cart. 2, fasc. 2 ~ 26 ~

27 Questi realizza inoltre il cancello giottesco per la cappella del Crocifisso, che risulta pronto per la consegna il 14 marzo 1927 presso la Bicocca del Niguarda 76 ; per l opera però chiede un compenso di 15000, che la Commissione, deputata alla raccolta dei fondi per il restauro, reputa troppo alto, più della somma dei prezzi degli altri due cancelli realizzati per la prepositurale dal fabbro stesso. Alla fine tra le parti si raggiunge l accordo per un pagamento totale di 20000, delle quali fornite dalla Commissione e 5000 dal conto personale del prevosto Grisetti, che molto denaro investe nel restauro della prepositurale. Non nuovo è il sacerdote a questo tipo di contrattazione a seguito del termine dei lavori, essendo i fondi sempre molto scarsi e le opere costose: già nel 1924 aveva contrattato con la Ditta Lomazzi, che aveva fornito le vetrate l abside e le nuove cappelle; in una lettera del 12 febbraio 77 la ditta rifiuta alla Commissione l omaggio dei doppi vetri di Murano, perché già aveva ricevuto 1500 in meno rispetto al dovuto e le aveva condonate al prevosto a titolo di opera nobile. Anche lo stesso Moretti, ove possibile, dà suggerimenti al prevosto per risparmiare denaro ed emblematica è la missiva del 17 giugno 1924, nella quale l architetto comunica la volontà dell onorevole Daniele Crespi, che «ha manifestato il proposito, a lei noto, di concorrere alle opere in corso alla parrocchiale di Trezzo con qualche lavoro ben specificato da dedicarsi alla memoria dei defunti suoi genitori»; Moretti suggerisce di investire questa donazione nel restauro della cappella del Crocifisso. Ultima cappella a cui fare accenno, non costruita, ma rifatta durante il restauro, è quella al lato sinistro dell altare, dedicata al Sacro Cuore, che contiene, al centro della parete frontale, il dipinto di Cristo che indica il proprio cuore luminoso realizzato dal Pogliaghi entro il 3 novembre 1925; in una lettera 78 l artista chiede al parroco che la cappella venga decorata nel modo più semplice possibile e di lasciare l opera appesa al muro bianco, senza cornice. Di fatto oggi il quadro, che misura 1,40 2,60 m, è incassato in una semplice cornice in mattoncini di cotto sfalsati, circondata a sua volta da una seconda cornice dipinta, di color mattone, sul muro, che presenta all esterno un motivo a fogliame. Moretti conclude il suo intervento nella prepositurale di Trezzo con la progettazione del pulpito in pietra, posizionato tra la navata centrale e quella laterale di 76 Chiese e luoghi sacri, cart. 2, fasc Chiese e luoghi sacri, cart. 2, fasc Chiese e luoghi sacri, cart. 2, fasc. 2 ~ 27 ~

28 sinistra, sotto la quarta campata; in una lettera del 19 dicembre 1927 l architetto presenta il progetto asserendo: «Credo di aver ottenuto la severa semplicità da Lei desiderata, non disgiunta da quella vivacità d effetto che risulta dal felice gioco della massa e dall opportuno sfruttamento dei limitati elementi decorativi, concessi dalla natura dei materiali». 79 Il pulpito viene poi dedicato al Bianca Bacigalupo, moglie del Moretti, morta il 6 maggio 1928 dopo una lunga malattia, e su suggerimento di Annoni viene posto nel capitello del pilastro centrale lo stemma della famiglia «col candido fiore nel campo superiore» e il motto Candidior floreat. Forse è solo accidentale il richiamo alla statua della Vergine nive candidior che si eleva su una colonna «avanzo di un antico palazzo milanese, ora distrutto» 80 eretta proprio all interno del recinto del sagrato della prepositurale; l opera marmorea è una copia dell originale di Attilio Carminati da Brembate di Sotto, morto, ancora giovane, nel La torre campanaria: dal progettato restauro alla demolizione In una deliberazione della Comitato della Fabbriceria di Trezzo sull Adda del 1 settembre 1905 si chiariscono le premesse per cui viene messo in atto l abbattimento del campanile esistente e la sua sostituzione con uno nuovo. Nel dicembre 1895 si rompe la quarta campana del concerto, mentre nell aprile dell anno successivo si danneggia la terza; nel frattempo ci si accorge che il castello di legno, costruito nel 1816 e in parte riparato nel , è gravemente compromesso. Nel 1902 si istituisce così un comitato di volontari che raccolgano le offerte per finanziare i lavori di restauro del castello, che si vuole ricostruire in ferro e con un numero maggiore di campane; in occasione dei lavori si vorrebbero anche ripristinare gli antichi finestroni dell abside, modificati nel corso dell Ottocento. Il prevosto vicario foraneo don Carlo Rizzi, parroco di Trezzo dal 1887 al 1913, annota in una lettera come sia stata volontà dei parrocchiani, ma anche propria, quella di 79 Chiese e luoghi sacri, cart. 2, fasc Moretti 1933, p Chiese e luoghi sacri, cart. 5, fasc. 1 ~ 28 ~

29 ricostruire la torre: «Il nostro buon popolo si sarebbe accontentato della rifusione? [parlando delle campane rotte, il cui proposito originario era fonderle per rifarle nuove] Mai più, voleva, come di fatto volle, un nuovo concerto, e per di più aumentato»; e aggiunge poco dopo «Queste due cose [il fatto che il popolo volesse un nuovo concerto e che il vecchio castello era danneggiato] richiamavano come conseguenza una terza da me da tempo vagheggiata, il restauro del campanile, come principio del restauro della nostra vetusta chiesa, bella ma troppo deturpata». Il prevosto dichiara di aver consultato l architetto Luca Beltrami già nel primo anno della sua nomina a parroco e di essere stato da lui ricevuto nel suo studio, dove vede appesa al muro una foto dell abside della chiesa di Trezzo, scattata dall architetto stesso; Beltrami dichiara il proprio interesse per l edificio ma, essendo già carico di lavoro, consiglia al sacerdote di contattare l amico e architetto Gaetano Moretti, che nel mentre ricopriva anche la carica di reggente dell Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti della Lombardia (dal 1895). Questi si dimostra «dispostissimo ad interessarsi» e più volte visita la prepositurale e presenta schizzi e fotografie; incarica anche uno studente «certo Carminati di Brembate», Attilio, di fare i rilievi, ma disgraziatamente questi muore prematuramente e si perdono tutti i suoi disegni. 82 Al lavoro di Attilio Carminati si fa cenno anche in una lettera datata 9 agosto 1899, scritta probabilmente da Luca Beltrami e conservata all archivio della Soprintendenza ai monumenti di Milano; in tal data a Trezzo si era tenuto un «convegno» con lo studente di architettura che aveva il compito di «prendere cognizione delle parti più interessanti di detta chiesa per farne un accurato rilievo». In particolare Carminati si concentra su campanile, sulla parte superiore dell abside, modificata nel XV secolo, e sulle decorazioni pittoriche ancora visibili nella «parte della cella terrena dove anticamente esisteva una cappella coperta da una volta crociata cordonata» 83. Nella stessa occasione viene concordato con il prevosto don Rizzi che una statua della Madonna con Bambino, opera di scuola fiorentina, verrà spostata dalla sua sede attuale, uno degli archetti superiori esterni dell abside, all interno della chiesa, su un pilastro dell ultima cappella settentrionale, come indicato dall Ufficio. La prima lettera, rintracciabile in archivio, inviata dal Moretti in qualità di sovrintendente risale al 10 febbraio 1902, quando accetta di occuparsi del problema della torre campanaria, a seguito di una visita fattagli personalmente dal parroco; questa 82 Chiese e luoghi sacri, cart.5, fasc ASBA, Trezzo sull Adda, Chiesa dei ss. Gervaso e Protaso ~ 29 ~

30 era già stata preannunciata in una missiva 84 del 16 gennaio, inviata da don Rizzi all architetto, corredata da delle fotografie del coro e del campanile. La lettera del 10 rispondeva a quella ufficiale del 6 febbraio, mandata dal prevosto a nome della Commissione e della Fabbriceria, in cui si chiede al Moretti di interessarsi al progetto di «collocare un nuovo concerto di campane, per essere diventato inservibile quello attualmente esistente, causa la rottura delle due campane mediane.»; don Rizzi riporta come si fosse così pensato di approfittare della situazione per restaurare il campanile e chiede così «consigli artistici e tecnici» al soprintendente, oltre che dei sussidi economici all Ufficio. Al successivo 30 aprile è datata una seconda missiva nella quale l architetto ricorda un sopralluogo alla prepositurale, avvenuta il giorno 5 del medesimo mese, e dà una sua prima opinione sulla torre: «Approvo quindi per intiero, come il più pratico ed opportuno, il proposito di dare svolgimento al suo programma, incominciando dal restauro della torre campanaria, quella parte dell edificio che meglio di ogni altra rivela ancora pregevoli caratteristiche monumentali» 85. A seguito di questa prima visione della struttura, l architetto dichiara di non aver potuto ricostruire con precisione l aspetto originario della torre né stabilire il numero dei vani in cui ogni finestra era suddivisa prima dei restauri, anche se ipotizza che ad ogni lato corrispondesse una grande finestra trifora; unico dato rilevato con certezza è il livello d imposta delle aperture, «fortunatamente conservato in un pilastrino del lato orientale della torre». 86 Si espone anche sul tipo di copertura che caratterizzava il campanile primitivo «senza dubbio in origine essa [la torre] terminava a cono secondo la caratteristica locale e, data la considerevole larghezza dei suoi lati, non è a escludere che al motivo del gran cono cestile di mezzo andassero uniti quattro pinnacoli minori, nascenti agli angoli del manufatto, com è indicato nello schizzo», che purtroppo non si conserva. A questa missiva don Rizzi risponde il 10 maggio 1902, comunicando a Moretti che la Commissione ha deciso di procedere con alacrità nei lavori, di continuare la raccolta di fondi e al contempo di richiedere nuovamente fondi al Ministero; viene inoltre domandata all architetto una lista dei materiali necessari per la costruzione, così che si possano iniziare in breve tempo le opere. In realtà poi i lavori procedono a rilento 84 ASBA, Trezzo sull Adda, Chiesa dei ss. Gervaso e Protaso 85 Chiese e luoghi sacri, cart.5, fasc Trezzo sull Adda, Chiesa dei ss. Gervaso e Protaso, ASBA ~ 30 ~

31 e nel 1904 non sono ancora iniziati, tanto che in una lettera del 30 giugno, l architetto promette al prevosto un suo imminente viaggio a Trezzo; questi infatti è molto spesso occupato dagli impegni ufficiali e frequentemente delega ad allievi e collaboratori il lavoro in eccesso. Finalmente l anno successivo adempie alla promessa, ma i primi esiti della perizia si dimostrano sfavorevoli per la parrocchiale, perché l architetto, dopo aver fatto togliere le campane nella seconda metà del marzo 1905, decreta l instabilità della torre campanaria e la sua inadeguatezza stilistica: giudica infatti la struttura come un opera ottocentesca e non coeva al corpo centrale, risalente, a suo dire, all inizio del XV secolo. Moretti, nella lettera del 11 maggio 1905, comunica di aver rilevato che la torre campanaria è stata costruita sulle fondamenta della cappella al lato destro dell altare, senza che le mura venissero rinforzate, che i materiali usati, ciottoli e malta comune, non sono di buona qualità, che lo spessore della muratura, un metro circa, è costante per tutta l altezza della costruzione, senza alleggerimenti nella parte più alta. Inoltre il terreno su cui poggiano le basi non è abbastanza compatto e troppo poco profondo, mentre le catene e i tiranti di legno non hanno reali funzioni statiche, così che la torre si sorregge solo per la coesione delle calci. Al termine della perizia Moretti afferma che «è assolutamente sconsigliabile manomettere il campanile con restauri e tanto meno sovraccaricalo colla costruzione di una nuova cuspide e coll aumento nel numero di campane» 87. L architetto aggiunge anche che il restauro potrebbe altresì risultare fatale all opera e qualora si riuscisse, di certo la spesa per la messa in sicurezza risulterebbe di poco minore di quella per l edificazione di una torre completamente nuova; altro appunto fa sullo scarso pregio artistico del vecchio campanile, che oltretutto ne risulterebbe «rattoppato alla meglio». Al 28 luglio 1906 risale poi una lettera inviata dal Moretti al parroco, in cui il primo sconsiglia la costruzione di una nuova sagrestia di vaste proporzioni e staccata dal corpo centrale della chiesa; tale era infatti il progetto del sacerdote, che si piega poi alla soluzione di addossare gli ambienti di servizio all edificio già esistente, dopo la demolizione di quelli vecchi. L architetto propone di abbattere prima la vecchia sagrestia, che occupa lo spazio destinato all erezione della nuova torre campanaria, 87 Chiese e luoghi sacri, cart.5, fasc. 1 ~ 31 ~

32 spostando in un ambiente provvisorio gli strumenti liturgici, per poi cominciare successivamente i lavori di edificazione. Nel 1905 era cominciata anche la corrispondenza con le autorità statali, in particolare con il Subeconomato dei benefici vacanti nei mandamenti di Cassano d Adda, Gorgonzola e Melzo, oltre che con l Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti della Lombardia, affinché vengano concessi i permessi per demolire la torre campanaria e la vecchia sagrestia; non manca nemmeno lo scambio di lettere con il Ministero di grazia e Giustizia e dei Culti, nelle quali il prevosto assicura la disponibilità di denaro, esclusivamente destinato al restauro della prepositurale, senza che venga intaccato il patrimonio di fondo della chiesa. Alla data del 1 settembre 1905 la commissione deputata aveva già raccolto un patrimonio di , che, in una minuta di una lettera inviata al signor Prefetto della provincia di Milano, il prevosto assicura aumenterà tanto da coprire tutte le spese future; le entrate sono soprattutto assicurate dalle donazioni dei parrocchiani trezzesi e da fedeli delle parrocchie limitrofe. Interessanti sono tutti gi strumenti messi in atto dalla Commissione pro erigendo campanile per aumentare il proprio fondo cassa e la precisione dei registri conservati nell Archivio parrocchiale. La raccolta di donazioni comincia nel 1902 e continua fino al termine dei lavori nel 1923, mantenendo un flusso costante di entrate; vengono compilate delle schede per le sottoscrizioni, in cui sono chiariti il nome del donatore, la data e la cifra o il bene materiale consegnati. Le schede sono riportate su dei registri suddivisi per tipo di donatore, come «operai», «contadini», «dipendenti officina elettrica di Trezzo», «casalinghe», «società anonima Benigno Crespi» e molti altri 88 ; oppure sono intitolati con il nome della tipologia del bene offerto, quali «offerta in granoturco pro campanile», «offerta in gallette», «in polli», «in frumento», «offerta delle uova tiranti su le ossa al campanile erigendo» e ancora «Campanile: offerte prima messa» e «Tessitura Crespi: sottoscrizione pro-restauro chiesa Trezzo». 89 In un diario, intitolato Come sorse il campanile. Cronistoria trezzese dal 1907 alla fine, che parla delle vari fasi di abbattimento e ricostruzione della torre campanaria e della sagrestia, l autore, che nella prima parte è ignoto e dal 23 agosto 1907 è di certo il prevosto don Carlo Rizzi, riporta una lettera inviata al Ministero di Grazia e Giustizia e dei Culti, ufficio Affari di Culto, inviata il 31 gennaio 1907, in cui si specifica 88 Chiese e luoghi sacri, cart.5, fasc Chiese e luoghi sacri, cart.5, fasc. 5 e 8; cart. 3, fasc. 1 ~ 32 ~

33 l autosufficienza economica della Fabbriceria nel far fronte ai lavori. Si specifica che la spesa complessiva prevista è di , di cui il Comitato già ne ha raccolte , deposte nella Cassa rurale di Trezzo 90, e che «al rimanente si spera di far fronte mediante la fornitura gratuita di materiali da parte di alcuni industriali del luogo, col ribasso che si otterrà sui prezzi d acquisto dei materiali, prodotti dalle cave fornaci del luogo, nonché con le prestazioni gratuite di mano d opera dei parrocchiani e infine con le somme che sarà dato di consegnare dal Comitato suaccennato». Più avanti, nello stesso documento, si fa riferimento alle serate di «trattenimento cinematografico per le donne» e al «po di cinematografo a vantaggio del campanile», ossia a proiezioni di filmati organizzate negli spazi dell oratorio, i cui introiti siano destinati alle casse del Comitato; emblematiche sono le note successive, in cui l autore lamenta la scarsa affluenza del pubblico rispetto alle serate gratuite. In queste occasione infatti veniva richiesto un obolo di almeno quaranta centesimi, evidentemente troppo oneroso, perché si presentano solo una cinquantina di persone. Un'altra strategia per incentivare le donazioni è la comunicazione dei nomi degli offerenti durante la messa domenicale, che è così descritta nel documento alla data di domenica 10 maggio 1907: «Si disse quanto si era incassato finora, e specialmente quanto nello scorso anno diedero le cosidette famiglie signorili per mantenere la promessa fatta di offrire cioè una percentuale (2%!) sul raccolto bozzoli. S è dato conto di quelle, diremmo così, associazioni di operai che in questi anni trascorsi raccolsero le offerte, di quelle che continuarono e di quelle che cessarono. S è raccomandato di caldeggiare il concorso di tutti per la continuazione dell opera intrapresa». Anche il Comune di Trezzo elargisce a favore dei lavori della prepositurale, da suddividersi in per l acquisto del nuovo orologio presso la ditta Fontana Cesare e per l erezione del campanile; tra il 1910 e il 1911 è frequente la corrispondenza tra parrocchia e comune e il 22 dicembre 1910 viene firmata la dichiarazione del notaio, in cui si stabilisce la proprietà comunale dell orologio, il pagamento delle relative spese ordinarie da parte del Comitato e di 90 La Cassa rurale di Trezzo nasce nel 1894, grazie anche all iniziativa di don Carlo Rizzi, ed è forse la prima cassa rurale cattolica della provincia di Milano. Dal sito della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Trezzo. ~ 33 ~

34 quelle straordinarie da parte del Comune, il pagamento delle dilazionato in sei rate, a partire dalla messa in opera dell orologio. Lo scopo della raccolta di fondi è quello di non attingere al patrimonio della parrocchiale, come specificato nella lettera al Ministero: «per modo che niun onere od obbligazione possa derivare dalla Pia Cassa e nessuna diminuzione alle sue sostanze patrimoniali»; al che la Curia Arcivescovile, in data 16 aprile 1907, ribadiva l autorizzazione a iniziare i lavori, «fermo che per il compimento di esse [nuove opere] non deva mai intaccarsi il patrimonio di codesta chiesa e degli enti che vi sono annessi» e, nel caso di un prelievo forzato, si sottolinea la necessità di informare l ente preventivamente, per ottenere il permesso. In una nota di una lettera del Moretti del 30 aprile 1902 il parroco precisa di aver «risposto 10 maggio ringraziando e chiedendo sussidio al Ministero, poi di mandare al più presto il disegno completo non che le istruzioni sul che si debba fare per predisporre materiali muratura e così tener viva nel pubblico l agitazione, il desiderio ecc per avere i sussidi pecuniari necessari» 91. A ogni versamento di denaro di notevole consistenza nelle casse della Commissione, il prevosto ne da notizia durante la messa domenicale, come nei casi delle donazioni del Vescovo e dell avvocato Colombo: il 21 giugno 1907 il segretario arcivescovile Macchi comunica al parroco che sua Eminenza ha deciso di elargire le per l erigendo campanile, già promesse in una missiva dell 11 giugno , mentre il 25 dello stesso mese, l avvocato Colombo, ribadisce «verserò per il costruendo campanile e accessori una somma uguale al 2% = due per cento = del ricavato netto del raccolto bozzoli» e che «il versamento sarà fatto all epoca del pagamento a me del raccolto da parte del compratore». Nella stessa lettera si ricorda che l autore possiede ancora «circa tre mila delle circa cinquemila cartoline riproducenti il progetto Moretti del campanile». 91 Chiese e luoghi sacri, cart.5, fasc Chiese e luoghi sacri, cart.5, fasc.1 ~ 34 ~

35 La nuova torre campanaria ( ) Le notizie sulle vicende della costruzione della torre campanaria provengono principalmente dal diario, in buona parte scritto dal prevosto don Carlo Rizzi, conservato nell Archivio Parrocchiale di Trezzo sull Adda 93 e composto tra il 15 febbraio 1907 e il 24 aprile 1909, data in cui però i lavori non erano ancora stati conclusi. Dopo le perizie effettuate da Moretti e dai suoi aiutanti fin dai primi mesi del 1905 e dopo aver ottenuto tutti i permessi necessari dalle autorità, il 25 febbraio 1907 cominciano i lavori di demolizione della vecchia torre, affidati al capomastro sig. Ambrogio Tolla sotto la sorveglianza di Luigi Colombo, detto Canton. Alla data del 6 aprile i lavori si sono svolti regolarmente e si precisa che è stata una decisione saggia quella di abbattere l antico campanile, «che nulla aveva della costruzione logica e pensata»; vengono demoliti i quattro archi sulla cima, con qualche preoccupazione, perché presentavano delle screpolature nella parete sud. Si temeva infatti che i muri cedessero, dopo che era stato tolto il peso maggiore della parte superiore, ma fortunatamente non succede nulla e della costruzione originaria ormai rimane solo la base, la cappella a destra dell altare maggiore. L autore aggiunge con amarezza «così quella che a un occhio superficiale poteva apparire una degna emule della torre del castello, veniva costatata in modo sicuro una elevazione poggiata su una cappella e senza garanzia di solidità»; altra nota è fatta sulla scarsa qualità dei materiali usati, in quanto lunghi tratti dei muri laterali consistevano in una doppia crosta dura riempita di detriti privi di consistenza. Tra l 8 e il 26 aprile si sgomberano i materiali della vecchia sagrestia e si cominciano a scavare le fondamenta del nuovo campanile; si prospetta anche la possibilità di «demolire un breve corridoio-ripostiglio, che è con tutta la serie di cappelle laterali, una disarmonica superstruttura alla snella e semplice linea del fabbricato primitivo»; si può leggere qui la trascrizione delle idee del Moretti, che propone un restauro non propriamente filologico, ma volto a ricreare un edificio fittiziamente tardogotico. 93 Chiese e luoghi sacri, cart.5, fasc. 1 ~ 35 ~

36 Il 29 aprile si sono già avviati i lavori di sterramento per preparare le fondamenta del campanile, che misurano metri; durante gli scavi, a circa 75 centimetri dalla superficie, viene ritrovato «il piano di una strada, che evidentemente è la più antica che fino al principio del secolo scorso corrispondeva al vero pavimento della chiesa». Subito sotto di esso vengono rinvenute tre tombe in muratura, coperte con una lastra di granito, di cui la prima piena di ossa e le restanti di soli frammenti; i resti vengono trasportati nel camposanto e viene celebrata una messa in ricordo dei defunti sconosciuti. In passato, lo spazio occupato dall antica sagrestia, era stato adibito a zona cimiteriale, poi spostata fuori dalla zona abitata, ancora oggi poche decine di metri oltre la chiesa. Durante la festa del Corpus Domini, il 30 maggio 1907, viene deposta la prima pietra del nuovo campanile e la cerimonia viene presieduta dal cardinale Ferrari, giunto da Milano alle 18.30, accompagnato da Daniele Crespi. Sotto la pietra viene posta una pergamena commemorativa, della quale viene mandata una copia in omaggio al sindaco di Trezzo, decorata con perizia dalla signorina Maria Fodera e firmata dai componenti della Commissione, dai rappresentanti municipali e da tutti coloro che in qualche modo erano entrati in relazione con i lavori. Il diario ne contiene la trascrizione: A. M. D. G. Deleta turri campanaria sacello Olim a crucifixione nunc a Rosario BV. nuncupato tenere super aedificata et deinceps in altius educta anno Domini MCMVII die XXX m. maj Em. DD. Andreas Carolus S.R.E. S.ae Anastasia S. Gr. Cardinalis Ferrari Archiep. Med. lapidem primarium novae turris impensa et plausa Tritiensium excitata solemni ritu dicavit et posuit Q.F.F.F.Q.S Praesentes propria manu + Andrea C. Carlo Sac. Carlus Rizzi prev. parr. ~ 36 ~

37 Perego Dott. An. - Daniele Crespi - Sac. Grisetti Giuseppe cad. Fodera Ferdinando Dott. Clemente Villa Giulio Lancrò Ambrogio Tolla capomastro Stucchi Luigi Car. F. Zocchi cerem Arch. Gaetano Moretti G. Villa Pozzi Enrico Notaio Colombo Mariano Sac. Carlo Portero? Sac. Angelo Portaluppi [Traduzione «Demolita la torre campanaria costruita sopra una cappella chiamata già della Crocifissione ora del Rosario e in seguito costruita più alta il giorno 30 maggio Eminenza D.D. Andrea Carlo della Sacra Romana Chiesa fit Sant Anastasia. Il Cardinal Ferrari arcivescovo di Milano consacrò con una solenne cerimonia e pose la prima pietra della nuova torre, eretta con sacrificio e approvazione dei Trezzesi. Quod faustum felix fotunatumque sit, ossia: che ciò sia di buon augurio, favorevole e fortunato.] In una lettera del 6 giugno intestata Ditta Corda e Malvestito 94 si stabilisce che la suddetta fornirà il ceppo per la zoccolatura del campanile, al prezzo di 110 a metro quadro, con messa in opera e presenza di scalpellino comprese, fornirà il materiale dietro richiesta, verrà pagata mensilmente per una parte dell importo pari all 80% e il resto a opera completa e in caso di altre forniture contratterà un nuovo prezzo; in una successiva missiva del 15 luglio la ditta dichiara di accettare una riduzione del spesa a 100, evidentemente cedendo alle solite pressioni messe in atto dal prevosto. Tra il 16 e il 25 giugno vengono registrate e comunicate ai parrocchiani, durante la messa festiva, due donazioni fatte dall arcivescovo e dal privato avvocato Colombo. Il 26 luglio la Commissione sottoscrive con la Ditta Carlo Cesare il contratto a prezzo ridotto per la messa in posa delle pietre, con prezzo di 100 cento- per metro cubo, con l assistenza dello scalpellino nel cantiere; si concorda un pagamento mensile, salvo a posa in opera del basamento, e di consegnare il materiale dietro richiesta. Due giorni dopo si iniziano i lavori per le fondamenta e«la fossa di 12 per 12 metri di lato 7 di profondità viene riempita a strato a strato di circa 30 centimetri di spessore con una mescolanza di cemento e di sabbia che rapidamente solidifica e acquista una 94 Chiese e luoghi sacri, cart.5, fasc. 1 ~ 37 ~

38 consistenza di ceppo. La ghiaia è condotta da un appezzato di proprietà della Commissione per la creazione del campanile, situato nei pressi della cascina Belvedere. Al 6 agosto i lavori sono continuati celermente, anche con turni notturni, da una squadra che lavora di buona lena anche se, sebbene si sperasse di raggiungere il livello della strada per il giorno successivo, festa di san Gaetano, non risulta possibile. Un annotazione precisa che «la mescolanza che si va accumulando e solidificando nella vasta fossa, è fatta con criteri niente affatto economici, in vista della importanza dell opera». Il riempimento della fossa, con bitume, ghiaia dell Adda, sabbia e calce di Palazzolo (1598 quintali), si conclude il 9 agosto. Il Moretti giunge a supervisionare il cantiere il 23 agosto e stabilisce le misure della nuova sagrestia che sarà costruita nel cortile del prevosto. Con l assistenza del suo incaricato, il sig. Massari, e l aiuto del capomastro Tolla, prima che cali il buio, vengono posati gli angoli del nuovo campanile; i primi due giri di ceppo del basamento, poi riempiti all interno con un muro di mattoni e di calce, sono conclusi entro l ultimo giorno del mese e il secondo misura meno del primo. I sette giri di ceppo bugnato vengono terminati il 25 di settembre, quando i lavori si sospendono per mancanza di ulteriore materiale; nel contempo sono continuati i lavori alla sagrestia nuova. Entro il mese di novembre il freddo impedisce agli operai di lavorare e il cantiere viene chiuso. Il 7 maggio 1908 riprendono i lavori, con l approvazione dell architetto, e si scoperchia il campanile; nel frattempo è stato stabilito di «preparare un ponte mobile che si possa innalzare man mano che procede la costruzione; intanto che questo verrà apparecchiato costruire una provvisoria impalcatura come nelle consuete fabbriche»; tuttavia, il giorno successivo, dopo aver preparato le buche per il ponte e l impalcatura, il capomastro afferma che non ci sono le «antenne necessarie» e si sospendono i lavori. Dopo mezzogiorno si telefona all architetto (?), protestando, e solo allora i muratori e i manovali vengono mandati nei magazzini di Crespi, dove è conservato del legname da fabbrica; con questo materiale si inizia, nel pomeriggio, ad allestire i ponti. Nel mese di maggio intanto continuano le attività per raccogliere fondi, con la proposta di proiezioni cinematografiche a pagamento e omelie durante le messe. Il 19 maggio si rende necessario elevare il ponteggio provvisorio, ma il capomastro vi si oppone, premendo per la realizzazione immediata di un ponte solido ~ 38 ~

39 ma dispendioso, per permettere agli operai di lavorare in sicurezza. Nonostante le accanite proteste si alza l impalcatura già nel cantiere e l autore spera che si risolva al più presto la diatriba tra architetto e capomastro, anche per evitare la spesa di denaro aggiuntivo. La canna in mattoni del campanile si conclude sabato 30 maggio, dopo l apporto costante di sabbia e mattoni da parte dei volontari, mentre il giorno precedente si erano avviati i lavori per la sagrestia. Nel mese di giugno i lavori continuano molto a rilento a causa della mancanza del nuovo ponteggio, più alto e solido di quello provvisorio, che invece si è provveduto a demolire; nel diario viene riportato come mediamente abbiano lavorato solo due operai e occasionalmente lo scalpellino, impegnato nella sagrestia, e siano proseguiti gli interventi nella casa prepositurale: qui si chiude la «porta de carri» con un muro a finestre e si apre una porticina di servizio. Il prevosto annota come si debba fare tutto a risparmio di denaro, perché le spese sono ancora molte, e, sebbene «a voler guardar bene sarebbe stato più indicato il far tutto di nuovo», è costretto a rappezzare gli edifici già esistenti. In una lettera datata 18 giugno 1908, Gaetano Moretti, aggiorna il parroco sulle trattative che ha svolto con i carpentieri; inizia affermando che tutti quelli di Milano sono pieni di lavoro e quindi possono permettersi di pretendere compensi molto alti. Infatti il prezzo migliore che era riuscito a ottenere ammontava a 12600, che si sarebbero potuti ridurre a 9360 nel caso di reimpiego di materiali già usati; si sarebbe avuto così un ponteggio sicuro ma enorme e soggetto alle intemperie della cattiva stagione, perché composto in un momento solo. L architetto propone allora di tornare alla proposta del capomastro Tolla, già impegnato sul cantiere di Trezzo, che offre «6500 nel caso che fosse riuscito al sig. Tolla di procurarsi del materiale vecchio a buone condizioni e 7500 qualora si trattasse di impianto da farsi con materiale del tutto nuovo»; siccome falliscono però le trattative per ottenere del materiale vecchio, il capomastro offre un ulteriore sconto di 500, arrivando ad una spesa complessiva per il nuovo ponteggio di Il prevosto accetta l offerta e la proposta del Moretti di dilazionare il pagamento in più rate, la prima, corrispondente alla metà del totale, da pagarsi al momento del primo impianto, le altre, pari ai due quarti successivi, da consegnare alla conclusione dei ~ 39 ~

40 relativi lavori; ci si accorda anche che, qualora i lavori si protraessero oltre il 1910, si compenserebbe il capomastro con 75 mensili. La preoccupazione per la sicurezza degli operai al lavoro è insolitamente aumentata a seguito di due recenti e gravissimi incidenti edilizia verificatisi a Milano, «uno alla Cooperativa nel centro della città, da via Meravigli alla via Bocchetto e che fu il peggiore, l altro verso la Porta Tenaglia in Foro Bonaparte, pare, dove crollò una casa che si stava rialzando»; in entrambi i casi molti operai e capimastri perdono la vita e lo scrivente annota il fatto con grande dispiacere e riconosce dunque come legittime le preoccupazioni sul cantiere della chiesa. A luglio i lavori per la sagrestia sono a buon punto, si installano le tubature dell acqua e si pone il pavimento di calcestruzzo e cemento; il 23 vengono pagati seimila franchi al capomastro, che, insieme a due carpentieri e degli operai, inizia di buona lena a montare il legname nuovo già accatastato sul cantiere. Il successivo mese di agosto vede continuare i lavori della sagrestia, dove sono messi in opera i muri, imbiancati, i serramenti e il pavimento di legno; nel mentre è proseguita la costruzione del ponteggio, tanto che il 10 agosto comincia l innalzamento della canna del campanile, grazie gli sforzi congiunti di quattro muratori e dodici manovali. Durante tutti i giorni di agosto e settembre i contadini hanno fornito costantemente il materiale necessario alla costruzione, mattoni e sabbia, così che il campanile si innalza di centimetri ogni giornata; alla data del 17 settembre si supera in elevazione la croce dell abside. Nei locali che immettono alla sagrestia viene posizionato il pavimento in piastrelle di cemento compresso. Al giorno 8 ottobre si segnala che si comincia a realizzare la prima cornice per il quadrante dell orologio, mentre finalmente si conclude la nuova sagrestia; il 21 dello stesso mese continua la costruzione della cella dell orologio, che verrà illuminato dall interno, in modo che sia visibile su tutti e quattro i lati della torre, e vengono chiusi gli archi soprastanti. Il giorno della festa dei morti, il 2 novembre, proseguono i lavori per la realizzazione della cornice d ornamento posta al di sopra dei quadranti, anche se pochi giorni dopo, precisamente il 7, si deve porre fine alla costruzione e coprire il tetto non finito a causa dell arrivo dell inverno. Si precisa che vengono posti in opera 174 gradini. ~ 40 ~

41 L ultima annotazione del diario riporta la date del 1909 e si ricorda come durante l inverno siano state concluse le pavimentazioni dei locali di servizio; l 8 aprile viene inviata una lettera al capomastro Tolla per richiamarlo al lavoro e incitarlo a terminare il ponteggio. Il 13 arrivano quindi i carpentieri, che concludono la costruzione del ponte entro il 23 aprile; con questa nota si conclude il diario, sebbene l inaugurazione della torre sia fatta nel 1914 e fino al 1911 non è terminata la parte muraria. Infatti è conservata una lettera 95 inviata dall architetto Moretti al prevosto don Rizzi, datata 8 aprile 1911, nella quale il primo sconsiglia di usare il campanile, fintantoché questo non risulti completamente agibile e sicuro; il 14 febbraio del medesimo anno veniva stilato un preventivo 96, dalla ditta Pedrazzini, Albrizzati e co, per un parapetto a rampa da mettere sulle scale interne del campanile, che evidentemente non è ancora stato installato ad aprile. Moretti afferma «io non credo prudente quell immediato impianto dell orologio che mi si dice da Lei desiderato e mi permetto quindi di sconsigliarglielo», sia per motivi di sicurezza sia per motivi economici: mancano ancora i parapetti alle scale e le altre misure di sicurezza, che fino ad allora non erano stata messe in opera perché la torre risultava ancora un cantiere aperto. È probabile, anche se non si conserva la lettera, che il prevosto avesse scritto all architetto con la richiesta di velocizzare i tempi di messa in opera dell orologio, a seguito di un aspra corrispondenza intrattenuta contemporaneamente con il sindaco di Trezzo. Questi infatti, dopo la delibera del Comune, del 6 gennaio , di contribuire ai lavori per la prepositurale con una quota di 6000, di cui 4000 specificatamente destinate all acquisto dell orologio, lamenta che alla data del 3 marzo 1911 l orologio stesso non è ancora stato installato. Alla lamentela il prevosto risponde aspramente che il sindaco non si è mai interessato ai lavori e non ha mai visitato il cantiere, motivo per cui non è a conoscenza dei problemi tecnici che hanno impedito il posizionamento; la discussione si protrae tra l aprile e il maggio dello stesso anno, anche perché l orologio sarà di proprietà del Comune, che secondo il preventivo avrebbe dovuto versare 4280 alla ditta Fontana di Milano. Con questa si era messo in contatto Moretti già dall ottobre 95 Chiese e luoghi sacri, cart. 5, fasc Chiese e luoghi sacri, cart.5, fasc Chiese e luoghi sacri, cart. 5, fasc. 2 ~ 41 ~

42 del 1908 e tramite lui vengono stipulati gli accordi con la Commissione; la ditta Fontana Cesare concorda di fornire «macchina orologio da torre con suoneria delle ore da 1 a 12 senza ripetizione alle ore intere, e prima delle ore intere suonerà un preavviso di 4 colpi sopra 4 differenti campane, ad ogni quarto d ora le ore seguite dai rispettivi quarti, e nel periodo di 24 ore suonerà 4 volte 80 colpi circa». Il 6 aprile 1911 la ditta Fontana manda una lettera 98 al prevosto comunicandogli che i quadranti di vetro, sebbene siano pronti già dal 29 maggio del 1909, non possono essere installati sulla torre fintantoché non siano posizionate le campane; infatti si devono prendere le misure dalle corde che pendono e inoltre deve essere messa in sicurezza la rampa interna per la sicurezza degli operai. I pagamenti per l orologio si concludono nel 1916, anno in cui la Fabbriceria della prepositurale è autorizzata a cedere l oggetto in questione al Comune, a seguito di un rimborso di 4640, di cui 4511 coprono i costi dell orologio e 129 quelli di montaggio. Una spesa notevole che la Fabbriceria deve sostenere, e che ammonta in totale a 21251,74, è quella per la produzione del nuovo concerto, costituito da «12 campane, nel tono di La grave, dal peso di Kg» 99 ; la ditta commissionata è quella dei Fratelli Barigozzi e il titolare è l ingegnere Prospero Barigozzi, che nel contratto promette di ultimare i lavori entro il 15 febbraio Per raccogliere il denaro necessario viene fondata una Commissione specifica, pro campane, per evitare ancora una volta che venga intaccato il patrimonio della chiesa; tale soluzione non è nuova nella storia della parrocchia: infatti, per installare il precedente concerto di campane, tra il 1912 e il 1916, viene emanato dal Ministero un decreto 100 che stabilisce «essendosi accordato alla Fabbriceria della chiesa di Trezzo la facoltà di fornire un nuovo concerto di campane, purché non venga intaccato né il patrimonio della chiesa, né l estimo comunale». La commissione affida sempre alla ditta Barigozzi il compito di rifondere le vecchie campane, rifiutando l offerta nata spontaneamente dalla Fonderia Mazzola Luigi, che in una lettera del 3 maggio 1902 si era proposta per l opera intera della fusione e ricostruzione del concerto campanario, con la promessa di riutilizzare i materiali migliori. 98 Chiese e luoghi sacri, cart. 6, fasc Chiese e luoghi sacri, cart. 6, fasc Chiese e luoghi sacri, cart. 6, fasc. 1 ~ 42 ~

43 Così la nuova torre campanaria è inaugurata sabato 21 febbraio 1914, quando vengono benedette le dodici campane, già issate sul castello, dallo stesso Cardinal Ferrari, arcivescovo di Milano che aveva assistito alla posa della prima pietra; Moretti descrive l evento come una «cerimonia veramente fuori dell ordinario; ché la benedizione rituale fu data alle campane già issate sul loro castello al sommo del campanile» 101, anche se poi sbaglia la data della cerimonia, confondendola con il 20 aprile. La notizia dell inaugurazione del nuovo concerto e del campanile viene riportato sul numero 9 del 1 Marzo 1914 del Pro Familia 102, una rivista settimanale illustrata, che riporta anche delle fotografie che rappresentano il vecchio campanile e le scene della cerimonia; l articolista B. Galbiati descrive in toni appassionati la scena: «E si comprende come dalle case e dagli opifici gli occhi dei popolani, affissandosi nel nuovo campanile, eretto come gigante luminoso nei fasci dei riflettori sul fondo cupo del cielo notturno, avessero i lampi commossi dell orgoglio sereno per una grande opera nobilmente compiuta». Con ciò, si interrompe momentaneamente il lavoro dell architetto Gaetano Moretti per la prepositurale di Trezzo sull Adda, anche se ben presto verrà qui richiamato dopo la Grande Guerra, con la richiesta di progettare e seguire i restauri della chiesa; accettato l incarico, e senza chiedere stavolta alcun compenso economico, attende ai lavori per quattordici anni, fino alla loro conclusione nel Ultima opera a riguardo è proprio la relazione sul restauro della chiesa trezzese, la cui idea viene all architetto nel Trenta e ne dà per la prima volta annuncio al prevosto Grisetti in una lettera 103 del 20 febbraio; il testo viene poi completato in un paio d anni e finito di stampare il 15 marzo 1933, solo pochi anni prima della morte dell autore. 101 Moretti 1933, p Chiese e luoghi sacri, cart. 6, fasc Chiese e luoghi sacri, cart. 2, fasc. 3 ~ 43 ~

44 REGESTO DEI DOCUMENTI DELL ARCHIVIO PARROCCHIALE DI TREZZO Archivio parrocchiale di Trezzo sull Adda (APTr), Chiese e luoghi sacri, cartella 1 (Chiesa prepositurale), fascicolo 1 (Restauri, ampliamenti, ristrutturazioni, manutenzione straordinaria ) Foglio di carta piegato a metà Intestazione: a. num. 2 Titolo: «Facoltà concessa all Emin.mo Sig. Cardinale Stampa di poter ampliare le tre porte e finestra sopra la porta maggiore della chiesa prepositurale di Trezzo» Nota: all interno è inserito un foglio con uno schizzo della facciata della chiesa vergato in inchiostro seppia, con le linee tratteggiate a indicare i lavori da compiersi; sul verso dello stesso foglio è riportata una scritta descrittiva in latino e un timbro. Chiese e luoghi sacri, cartella 1 (Chiesa prepositurale), fascicolo 1 (Restauri, ampliamenti, ristrutturazioni, manutenzione straordinaria ) Foglio di carta piegato a metà Intestazione: a. num. 4 Data: 14 marzo 1741 Titolo: Disegno della chiesa prepositurale di Trezzo Nota: all interno è inserito un foglio con, sul recto, il disegno della pianta della chiesa in inchiostro nero e matita, sul verso, uno schizzo della medesima chiesa. Chiese e luoghi sacri, cartella 2 (Chiesa prep- restauro MORETTI), fascicolo 2 (Corrispondenza tra il prevosto GRISETTI e gli architetti ANNONI e MORETTI ), sottofascicolo 1924 Lettera manoscritta Foglio singolo, carta intestata «Ditta G. Lomazzi, Bronzi d arte e decorazioni» Data: 12 febbraio 1924 Mittente: Ditta Lomazzi Destinatario: Prevosto don Giuseppe Grisetti ~ 44 ~

45 Contenuto: la ditta conferma di aver ricevuto il vaglia per i lavori svolti ma rifiuta alla Commissione l omaggio dei doppi vetri di Murano, avendo già ricevuto un pagamento inferiore di 1500 rispetto quanto pattuito; condona il mancato pagamento in nome dell opera nobile alla quale servono i vetri. Chiese e luoghi sacri, cartella 2 (Chiesa prep- restauro MORETTI), fascicolo 2 (Corrispondenza tra il prevosto GRISETTI e gli architetti ANNONI e MORETTI ), sottofascicolo 1925 Lettera manoscritta Foglietto ripiegato e scritto su due facciate Data: non segnalata Mittente: pittore Lodovico Pogliaghi Destinatario: prevosto don Giuseppe Grisetti Contenuto: il pittore comunica di aver inviato il quadro tramite emissario e chiede al sacerdote di dipingere in modo molto semplice la cappella e di non incorniciare l opera. Dà indicazioni su come rendere il quadro più luminoso della parete su cui poggia. Chiese e luoghi sacri, cartella 2 (Chiesa prep- restauro MORETTI), fascicolo 2 (Corrispondenza tra il prevosto GRISETTI e gli architetti ANNONI e MORETTI ), sottofascicolo 1926 Lettera manoscritta autografa Foglio di carta singolo, intestato «Arch.A.Annoni, Ing. G.E. Meizza Data: 4 marzo 1926 Mittente: arch. Ambrogio Annoni Destinatario: Prevosto don Giuseppe Grisetti Contenuto: Annoni, in compagnia del pittore Albertazzi, chiede a Grisetti di riflettere sui momenti della vita di san Gaetano e san Carlo da rappresentare sulle pareti della cappella di san Giuseppe; precisa che le campate della cappella del Sacro Cuore sono state concluse ma richiedono delle rifiniture. ~ 45 ~

46 Chiese e luoghi sacri, cartella 2 (Chiesa prep- restauro MORETTI), fascicolo 2 (Corrispondenza tra il prevosto GRISETTI e gli architetti ANNONI e MORETTI ), sottofascicolo 1926 Lettera manoscritta autografa Foglietto di carta grigia intestato «Gaetano Moretti architetto» Mittente: arch. Gaetano Moretti Destinatario: prevosto con Giuseppe Grisetti Contenuto: Moretti ricorda un quadro ricamato dalla madre raffigurante san Gaetano e chiede al sacerdote se quell iconografia può essere adatta per la decorazione della cappella di san Giuseppe. Allegato: schizzo a matita del disegno della visione del santo Chiese e luoghi sacri, cartella 2 (Chiesa prep- restauro MORETTI), fascicolo 2 (Corrispondenza tra il prevosto GRISETTI e gli architetti ANNONI e MORETTI ), sottofascicolo 1927 Lettera dattiloscritta con nota a fondo pagina Foglio piegato a metà Data: 10 marzo 1927 Mittente: arch. Ambrogio Annoni Destinatario: prevosto don Giuseppe Grisetti Contenuto: Annoni annuncia che il cancello giottesco per la cappella del Crocifisso sarà pronto il 14 corrente presso la Bicocca di Niguarda e si scusa con il sacerdote per non aver concordato prima il prezzo dell opera; la ditta Mazzucotelli chiede 24000, che saranno ritenute eccessive dalla Commissione. Chiese e luoghi sacri, cartella 2 (Chiesa prep- restauro MORETTI), fascicolo 2 (Corrispondenza tra il prevosto GRISETTI e gli architetti ANNONI e MORETTI ), sottofascicolo 1927 Lettera dattiloscritta Due fogli pinzati con intestazione «Commissione esecutiva- RESTAURI CHIESA PREPOSITURALE- Monumento nazionale- TREZZO SULL ADDA Data: Trezzo 14 marzo 1927 ~ 46 ~

47 Mittente: prevosto don Giuseppe Grisetti Destinatario: arch. Ambrogio Annoni Contenuto: Grisetti lamenta del confronto con la Commissione, che non vuole pagare tutto il dovuto, reputato troppo alto, alla Ditta Mazzucotelli per il cancello giottesco; il prevosto chiede ad Annoni di intercedere presso la ditta, affinché accetti in totale come compenso. Grisetti riferisce che il pittore Albertazzi è in ritardo e che vuole una decorazione veloce e semplice e un progetto per un nuovo pulpito. Chiese e luoghi sacri, cartella 2 (Chiesa prep- restauro MORETTI), fascicolo 2 (Corrispondenza tra il prevosto GRISETTI e gli architetti ANNONI e MORETTI ), sottofascicolo 1927 Lettera dattiloscritta con nota manoscritta a fondo pagina Foglio di carta singolo Data: 19 dicembre 1927 Mittente: arch. Gaetano Moretti Destinatario: prevosto don Giuseppe Grisetti Contenuto: progetto per un pulpito isolato e costruito in ceppo, che sia al contempo semplice e movimentato nei volumi; secondo Moretti non sarebbe adatto per contenere pitture, ma bassorilievi. Nella nota Moretti parla a Grisetti delle condizioni di salute della moglie, gravemente malata, tanto che i dottori chiedono di non farsi illusioni. Chiese e luoghi sacri, cartella 2 (Chiesa prep- restauro MORETTI), fascicolo 3 Corrispondenza tra il prevosto GRISETTI e gli architetti ANNONI e MORETTI Lettera manoscritta Foglio piegato a metà intestato «Gaetano Moretti Architetto» Data: Milano Mittente: arch. Gaetano Moretti Destinatario: prevosto don Giuseppe Grisetti Contnuto: Moretti approfitta dei giorni costretto a letto per pensare alla pubblicazione sui lavori svolti nella chiesa, richiesta dal sacerdote; propone di mantenere il primo capitolo, che dà valore al testo intero. Al capitolo principale sulla ~ 47 ~

48 chiesa servono nuove immagini e fotografie e l architetto è disposto a stendere in breve un programma più dettagliato; infine suggerisce di mettere sul sagrato una colonna quattrocentesca, pervenuta in un antico palazzo dei Trivulzio, con in cime una croce o una statua. Chiese e luoghi sacri, cartella 5 Campanile, fascicolo 1, sottofascicolo : CAMPANILE, cronaca, ritagli di giornale, fotografie Memoria privata Foglio di carta piegato, manoscritto Autore: prevosto don Carlo Rizzi Contenuto: narrazione della rottura delle campane e del danneggiamento del castello; l autore si rammarica per la mancanza di fondi per il ripristino del campanile, causato dalla diminuzione delle entrate a favore della Chiesa. La Fabbriceria è costretta a rivolgersi alla pubblica carità. Rizzi contatta l arch. Moretti e questi fa degli studi e dei disegni; si istituisce una Commissione per raccogliere i fondi; Grisetti propone di fare la raccolta delle uova deposte nelle festività. Rizzi lamenta che alcune persone si oppongono all opera perché vorrebbero destinare il denaro raccolto alla creazione di un ospedale. Chiese e luoghi sacri, cartella 5 Campanile, fascicolo 1, sottofascicolo : CAMPANILE, cronaca, ritagli di giornale, fotografie Memoria personale Foglio piegato manoscritto con titolo «Memorie» in matita blu Data: non segnalata Autore: prevosto don Carlo Rizzi Contenuto: si fa un resoconto dei motivi che portano alla demolizione del vecchio campanile: volontà del popolo di avere un concerto di campane accresciuto, instabilità della costruzione, desiderio del sacerdote di ridonare splendore alla chiesa. Narrazione della richiesta di perizie agli architetti Luca Beltrami prima e Gaetano Moretti poi; quest ultimo accetta e inizia a compiere i primi studi valutativi, con l assistenza di un allievo, sfortunatamente deceduto prima di concluderli. ~ 48 ~

49 Chiese e luoghi sacri, cartella 5 Campanile, fascicolo 1, sottofascicolo : CAMPANILE, cronaca, ritagli di giornale, fotografie Cronaca della costruzione del campanile Diario con copertina rigida e fogli a righe, di cui sei pagine scritte a mano Autore: due autori diversi, di cui uno il prevosto don Carlo Rizzi Data: dal 15 febbraio 1907 al 24 aprile 1909 Contenuto: resoconto della demolizione della vecchia torre campanaria e della sacrestia antica e costruzione dei nuovi edifici del campanile e della sagrestia; restauro dell abitazione del parroco. Chiese e luoghi sacri, cartella 5 Campanile, fascicolo 1, sottofascicolo CAMPANILE. Corrispondenza con le imprese appaltatrici e diverse persone, sottosottofascicolo Campanile. Corrispondenza 1907 Contratto Lettera manoscritta su carta quadrettata con timbro rosso a fondo pagina «Corda e Malvestito» Data: Vaprio d Adda 6 giugno 1907 Mittente: Ditta Corda Destinatario: Commissione pro erigendo campanile Contenuto: la ditta si impegna a fornire il ceppo per il basamento del campanile, al prezzo di 100 al m²; si concorda per un pagamento a rate mensili e nel caso di ulteriori forniture ci si accorderà per il nuovo prezzo. Chiese e luoghi sacri, cartella 5 Campanile, fascicolo 1, sottofascicolo CAMPANILE. Corrispondenza con le imprese appaltatrici e diverse persone, sottosottofascicolo Campanile. Corrispondenza 1902 Lettera manoscritta Foglio singolo intestato «Segreteria arcivescovile, Milano» Data: Milano 11/6 902 Mittente: segretario arcivescovile Destinatario: prevosto di Trezzo Contenuto: il vescovo mette a disposizione della parrocchiale 1000 ~ 49 ~

50 Chiese e luoghi sacri, cartella 5 Campanile, fascicolo 1, sottofascicolo CAMPANILE. Corrispondenza con le imprese appaltatrici e diverse persone, sottosottofascicolo Campanile. Corrispondenza Preventivo Foglio singolo manoscritto intestato «Pedrazzini, Albrizzati e co.» Data: Milano Mittente: Ditta Pedrazzini, Albrizzati e co. Costruttori in ferro Destinatario: Commissione pro erigendo campanile Contenuto: preventivo per la realizzazione e messa in opera di un parapetto in ferro per la scala interna alla torre campanaria. Chiese e luoghi sacri, cartella 5 Campanile, fascicolo 1, sottofascicolo CAMPANILE. Corrispondenza con l architetto MORETTI Lettera manoscritta Foglio piegato a metà e intestato «Gaetano Moretti architetto» Data: 11 maggio 1905 Autore: arch. Gaetano Moretti Destinatario: prevosto don Carlo Rizzi Contenuto: perizia sulle condizioni del campanile, molto danneggiato a detta dell architetto; consigli di abbatterlo e costruirne uno nuovo, cosa che risulterebbe meno costosa della riparazione di quello vecchio. Chiese e luoghi sacri, cartella 5 Campanile, fascicolo 2 Corrispondenza con le autorità civili: Comune, Prefettura, Soprintendenza e Subeconomato , sottofascicolo 1905: Corrispondenza con le autorità civili, in particolare con la SOPRINTENDENZA AI MONUMENTI Lettera manoscritta Foglio singolo intestato «Ufficio regionale per la Conservazione dei monumenti della Lombardia» N di protocollo: 208 Classificazione d archivio: 2/23 Milano N di partenza: 2/23 Milano Data: Milano 10 febbraio 1902 ~ 50 ~

51 Mittente: arch. Gaetano Moretti Destinatario: rev. Carlo Rizzi Oggetto: Trezzo d Adda. Campanile della parrocchiale Risposto a lettera del 6 corrente Contenuto: Moretti assicura che si interesserà alla questione e deciderà come agire, dopo una visita all opera Chiese e luoghi sacri, cartella 5 Campanile, fascicolo 2 Corrispondenza con le autorità civili: Comune, Prefettura, Soprintendenza e Subeconomato , sottofascicolo 1905: Corrispondenza con le autorità civili, in particolare con la SOPRINTENDENZA AI MONUMENTI Lettera manoscritta N di protocollo: 529 Classificazione d archivio: 2/23 Milano N di partenza: 2/23 Milano Data: Milano 30 aprile 1902 Mittente: arch. Gaetano Moretti Destinatario: rev. Carlo Rizzi Oggetto: Trezzo d Adda. Chiesa parrocchiale. Restauro del campanile Allegati: 1 Seguito a lettera del 10 febbraio N 208 Contenuto: Moretti approva il programma di restauro a partire dal campanile, che presenta pregevoli caratteristiche monumentali; descrive i danni fatti in un precedente restauro alla strutture e ipotizza la sua versione originale. Nota: manoscritta a fondo pagina dal prevosto, che dice di aver risposto all architetto e di aver chiesto maggiore celerità nei lavori per tener desto l interesse dei fedeli. Chiese e luoghi sacri, cartella 5 Campanile, fascicolo 2 Corrispondenza con le autorità civili: Comune, Prefettura, Soprintendenza e Subeconomato , sottofascicolo 1910: Corrispondenza e vertenza col COMUNE Documento notarile, copia autentica rilasciata all on. Fabbriceria parrocchiale di Trezzo sull Adda ~ 51 ~

52 Cartella con documento autenticato e minute N Autore: Studio del cav. Colombo Notaio Data: 22 dicembre 1910 Oggetto: Ratifica di deliberazioni tra il Comune di Trezzo sull Adda e l Onorevole Fabbriceria parrocchiale di Trezzo sull Adda Contenuto: disposizione del comune di donare 6000 per i lavori di restauro della parrocchiale, di cui 2000 per il campanile e 4000 per l acquisto e la manutenzione dell orologio della torre, che rimane proprietà comunale Chiese e luoghi sacri, cartella 5 Campanile, fascicolo 3 Sottoscrizioni Contenuto: serie di fogli di sottoscrizione di un unico modello, dove sono segnati in colonna nome e cognome del donatore, anno della donazione e cifra donata. Chiese e luoghi sacri, cartella 6 Campane- orologio- parafulmini, fascicolo 2 Articolo di giornale Testo a stampa, estratto dal settimanale illustrato Pro Familia,n. 9 Data: 1 marzo 1914 Autore: B. Galbiati Titolo: Le nuove campane di Trezzo Contenuto: resoconto della costruzione della nuova torre campanaria, affermazione della fede dei cittadini, progettata dall arch. Moretti; si ricorda la festa per l inaugurazione del nuovo concerto campanario e la benedizione data dal cardinale Ferrari. Note: corredata da fotografie rappresentanti il vecchio e il nuovo campanile e momenti della festa d inaugurazione. Chiese e luoghi sacri, cartella 6 Campane- orologio- parafulmini, fascicolo 2, sottofascicolo 1914 Cocerto di 12 campane della fonderia BARIGOZZI di Milano. Contartti, fatture, collaudo Contratto e preventivo Foglio di protocollo prestampato con note a mano ~ 52 ~

53 Data: 25/XI/15 Autore: Ditta Barigozzi Oggetto: Conversazione tra il sac. Don Giuseppe Grisetti vicario di Trezzo sull Adda e presidente della Spett. Commissione pro campane e la Ditta Barigozzi del sig. Prospero Barigozzi Contenuto: commissione per un concerto di 12 campane da consegnare entro il 14 febbraio 1914 Chiese e luoghi sacri, cartella 6 Campane- orologio- parafulmini, fascicolo 5 Orologio- Varie Lettera manoscritta Carta intestata «Cesare Fontana con officina Lomazzo» Data: Milano, 6 aprile 1911 Mittente: Augusto Fontana Destinatario: prevosto don Carlo Rizzi Contenuto: non è possibile montare i quadranti dell orologio, finché non vengano installate le campane e la ringhiera protettiva sulla rampa interna di scale. ~ 53 ~

54 BIBLIOGRAFIA Bellini 2008: A. Bellini, Ambrogio Annoni: arte e scienza dell architettura, «Annali di storia delle università italiane», 12, Milano, 2008, pp Bosi 2006: S. Bosi, L Ottocento nel Duomo di Milano. Riflessioni sui cantieri di architettura, scultura e arti applicate, in F. Mazzocca (a cura di) Ottocento Lombardo. Arti e decorazioni, Milano, 2006 Cassanelli e Piva 2010: R. Cassanelli, P. Piva (a cura di), Lombardia romanica. I grandi Cantieri, Foligno, 2010, p. 130 Chiesa prepositurale dei Ss. Gervaso e Protaso in Trezzo sull Adda, portfolio, Trezzo sull Adda, 1996 Ferrario 1867: L. Ferrario, Trezzo e il suo castello. Schizzo storico, Milano, 1985, Tipografia Bernardoni, 1867 (Ristampa anastatica, Trezzo sull Adda 1985) Fiorio 2006: M. T. Fiorio (a cura di), Le chiese di Milano, Milano, 2006, pp. 203, 263 Gatti Perer 1995: M. L. Gatti Perer (a cura di), La basilica di Sant Ambrogio: il tempio ininterrotto, II vol., Quinto de Stampi, 1995, p. 35 Medolago e Macario 2007: G. Medolago e F. Macario, Relazione storicoarchivistico stratigrafica sul Castello di Trezzo sull Adda, 2007, p. 10 Moretti 1933: G. Moretti, La chiesa prepositurale plebana di Trezzo sull Adda, Milano, 1933, pp. 33, 41, 45, 48, 50, 55, 62, 63, 67, 68, 72, 73, 75 Oteri 2012: A. M. Oteri, Gaetano Moretti, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 76, 2012, Treccani Patetta 1991: L. Patetta, L architettura dell eclettismo. Fonti, teorie, modelli , Truccazzano, 1991, pp. 261, 265, 266, 270, 272, 303 Perelli Cippi 1998: R. Perelli Cippo, Le chiese di Vaprio nella Pieve di Pontirolo in C. M. Tartari (a cura di), La storia di Vaprio d Adda. Il Medioevo vol. II, Vaprio d Adda 1998, nota 24 Pevser 1981: N. Pevsner, J. Fleming, H. Honour, Dizionario di architettura, Moncalieri, 1981 ~ 54 ~

55 Quintavalle 1989: A. C. Qintavalle, Mitologie medievali in Occidente in Il Neogotico nel XIX e XX secolo, I vol., R. Bossaglia (a cura di), Milano, 1989, pp Rinali 1993: L. Rinaldi, Gaetano Moretti, Assisi, 1993, pp. 17, 22, 24, 34, 36, 37, 70, 99, , 110 Selvafolta e Colombo: O. Selvafolta e C. Colombo, L eclettismo tra storia e modernità. Percorsi dell architettura lombarda da fine Ottocento ai primi decenni del Novecento, in Lombardia Moderna. Arti e architettura del Novecento, V. Terraroli (a cura di), Milano, 2007, p.76 Selvafolta 2009: O. Selvafolta, Milano 1906: l Esposizione internazionale del Sempione e le arti decorative al «principio di un epoca nuova», Incontri in Biblioteca, Milano, 2009, pp. 14, 15, 19, 47 Scirea 2005: F. Scirea, Un contributo al Trecento lombardo: i dipinti murali della cappella del Crocifisso nella Prepositurale di Trezzo sull Adda, «Arte Lombarda», 144, 2005/2, pp Zucconi 1997: G. Zucconi, L invenzione del passato. Camillo Boito e l architettura neomedievale, Venezia, 1997, pp. 29, 64, 86-94, 125, 180, 227 ~ 55 ~

56 ILLUSTRAZIONI L odierna chiesa prepositurale di Trezzo sull Adda e la nuova torre campanaria Il fronte della chiesa prima del restauro di Moretti da Moretti 1933, p. 41 ~ 56 ~

57 Il fronte prima del restauro con il nuovo campanile Da Moretti 1933, p. 36 La vecchia torre campanaria, demolita nel 1907 (foto Fumagalli) ~ 57 ~

58 Pianta attuale della prepositurale, dopo il restauro di Moretti da Moretti 1933, p Cappella del Crocifisso con pitture della seconda metà del Trecento 2. Abside con doppio registro di affreschi 3. Nuova torre campanaria 4. Cappella del Sacro Cuore, con dipinto di Pogliaghi 5. Cappella della Madonna Regina Pacis, dedicata ai caduti della Grande Guerra 6. Cappella di San Giovanni, con dipinto di Pogliaghi 7. Fonte battesimale 8. Pulpito progettato da Moretti ~ 58 ~

59 La caduta delle campane dalla vecchia torre da Pro Familia, 1914 Lavori sulla cima del nuovo campanile Dall Archivio parrocchiale di Trezzo sull Adda La nuova torre in costruzione coperta dal ponteggio Dall Archivio parrocchiale di Trezzo sull Adda ~ 59 ~

60 Il progetto per il castello delle campane a la sua realizzazione (Archivio parrocchiale di Trezzo) (Pro familia 1914) ~ 60 ~

61 La cima della torre e l orologio della ditta Fontana La base in bugnato del campanile nel giorno dell inaugurazione (Pro familia 1914) ~ 61 ~

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