SCHEDA ANOMALIA 28 BG
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1 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 28 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Bariano LOCALITÀ Sud-Est di Bariano COORDINATE GEOGRAFICHE (Gauss-Boaga) E N DISTANZA DAL TRACCIATO m 470 STRISCIATA 1 76 VOLO Rossi 2003 CHIAVE INTERPRETATIVA Tracce da persistenza strutturale DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, Piane alluvionali recenti a dinamica colture, natura e uso del suolo) prevalentemente deposizionale, soggette a rischio di inondazione più o meno intenso. Suoli sottili limitati da substrato ghiaiosociottoloso. Scheletro frequente o abbondante, tessitura media o moderatamente grossolana. Reazione subalcalina. Drenaggio buono o moderatamente rapido. Classe di capacità d uso: Ivs Spandimento di liquami e fanghi: poco adatti Capacità protettiva: bassa NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Uso del suolo: seminativo, prato o pioppeto ERSAL (1996) I suoli del trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
2 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 29 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Bariano LOCALITÀ Pross. C.na Faba COORDINATE GEOGRAFICHE (Gauss-Boaga) E N DISTANZA DAL TRACCIATO m 1600 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Due tracce di forma irregolare di tonalità più scura rispetto al resto del terreno che risulta coltivato (crop mark). DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LG: Pianura ghiaiosa-ciottolosa a monte della fascia delle risorgive. Aree pianeggianti modali, fortemente urbanizzate e industrializzate. Descrizione dei suoli: Suoli da sottili a moderatamente profondi, limitati da substrato scheletrico, scheletro frequente o abbondante, tessitura media o moderatamente grossolana, reazione subalcalina, scarsamente calcarei. Drenaggio moderatamente rapidol, localmente buono. Sottoclasse di capacità d uso: IIIs Spandimento liquami: poco adatto Spandimento fanghi: poco adatto Capacità protettiva: bassa Class. Soil Taxonomy (1990): Typic Eutrochrepts loamy skeletal, mixed, mesic Class. FAO (1990): Eutric Cambisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
3 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 30 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Fornovo San Giovanni LOCALITÀ Pross. Cascina Via Bergamo COORDINATE GEOGRAFICHE (Gauss-Boaga) E N DISTANZA DAL TRACCIATO m 850 STRISCIATA VOLO Gai 1955 CHIAVE INTERPRETATIVA Anomalia vegetazionale quadrilatera DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, Tratto di pianura interessata da fenomeni di colture, natura e uso del suolo) idromorfia riconducibili all emergenza delle risorgive, spesso connessa alla presenza di una falda idrica subsuperficiale. L area in esame corrisponde ad una antica linea di drenaggio legata alla presenza di risorgive. Suoli moderatamente profondi limitati da falda permanente. Scheletro comune o frequente, tessitura media o moderatamente grossolana. Reazione subalcalina, drenaggio lento, saturazione alta. Lungo il profilo si rinvengono occasionalmente accumuli di sostanza organica indecomposta. Classe di capacità d uso: IIIws Spandimento di liquami: poco adatti Spandimento di fanghi: non adatti Capacità protettiva: bassa NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Uso del suolo: seminativo o prato ERSAL (1996) I suoli del trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
4 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 31 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Fornovo San Giovanni LOCALITÀ Nord-Ovest di C.na Via Bergamo COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 550 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia di forma rettangolare di tonalità più chiara rispetto al resto del terreno che risulta coltivato (crop mark). La traccia è ben visibile allo stereoscopio, mentre risulta più difficile l individuazione sulla foto digitalizzata in quanto priva della terza dimensione visiva. DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LQ: tratto di pianura interessato da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza di risorgive, spesso connessa ad una falda idrica subsuperficiale. Prevalgono i substrati limosi e sabbiosi. Aree stabili a morfologia subpianeggiante non soggette ad erosione ad opere delle acque dei fontanili, sufficientemente drenate. Aree modali a substrato ghiaioso-sabbioso o limos-argilloso con pietrosità superficiale assente. Descrizione dei suoli: Suoli profondi, privi di scheletro, tessitura media, reazione subalcalina, non calcarei in superficie, calcarei in profondità. Drenaggio buono. Sottoclasse di capacità d uso: I Spandimento liquami: adatto Spandimento fanghi: moderatamente adatto Capacità protettiva: elevata Class. Soil Taxonomy (1990):Typic Hapludalfs fine loamy, mixed, mesic Class. FAO (1990): Haplic Luvisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
5 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 32 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Mozzanica LOCALITÀ Pross. Stabilimento Vianini COORDINATE GEOGRAFICHE (Gauss-Boaga) E N DISTANZA DAL TRACCIATO m 1550 STRISCIATA VOLO Gai 1955 CHIAVE INTERPRETATIVA Anomalia da vegetaz. di struttra muraria DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, Tratto di pianura interessata da fenomeni di colture, natura e uso del suolo) idromorfia riconducibili all emergenza delle risorgive, spesso connessa alla presenza di una falda idrica subsuperficiale. L area in esame ha morfologia subpianeggiante e non è soggetta ad erosione ad opera delle acque dei fontanili. Il substrato è costituito da limi e sabbie calcaree. Suoli profondi, privi di scheletro. Tessitura media, reazione subalcalina. Drenaggio buono, saturazione alta. L orizzonte superficiale è bruno giallastro scuro, neutro o subalcalino. Lo strato sottostante è bruno scuro, il substrato bruno grigiastro o grigio. Al di sotto di un metro di profondità è generalmente presente un orizzonte d accumulo di carbonati. Classe di capacità d uso: I Spandimento di liquami: adatti Spandimento di fanghi: moderatamente adatti Capacità protettiva: elevata NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Uso del suolo: seminativo irriguo ERSAL (1996) I suoli del trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
6 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 33 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Fornovo San Giovanni LOCALITÀ Nord-Ovest stabilimento Vignini COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 1500 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia di forma irregolare di tonalità più scura rispetto al resto del terreno che risulta coltivato (crop mark). DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LQ: tratto di pianura interessato da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza di risorgive, spesso connessa ad una falda idrica subsuperficiale. Prevalgono i substrati limosi e sabbiosi. Aree stabili a morfologia subpianeggiante non soggette ad erosione ad opere delle acque dei fontanili, sufficientemente drenate. Aree modali a substrato ghiaioso-sabbioso o limos-argilloso con pietrosità superficiale assente. Descrizione dei suoli: Suoli profondi, privi di scheletro, tessitura media, reazione subalcalina, non calcarei in superficie, calcarei in profondità. Drenaggio buono. Sottoclasse di capacità d uso: I Spandimento liquami: adatto Spandimento fanghi: moderatamente adatto Capacità protettiva: elevata Class. Soil Taxonomy (1990): Typic Hapludalfs fine loamy, mixed, mesic Class. FAO (1990): Haplic Luvisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
7 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 34 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Fornovo San Giovanni LOCALITÀ Sud-Est C.na Fornace COORDINATE GEOGRAFICHE (Gauss-Boaga) E N DISTANZA DAL TRACCIATO m 950 STRISCIATA VOLO Gai 1955 CHIAVE INTERPRETATIVA Tracce di struttura da vagetazione DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, Tratto di pianura interessata da fenomeni di colture, natura e uso del suolo) idromorfia riconducibili all emergenza delle risorgive, spesso connessa alla presenza di una falda idrica subsuperficiale. L area in esame ha morfologia subpianeggiante e non è soggetta ad erosione ad opera delle acque dei fontanili. Il substrato è costituito da limi e sabbie calcaree. Suoli profondi, privi di scheletro. Tessitura media, reazione subalcalina. Drenaggio buono, saturazione alta. L orizzonte superficiale è bruno giallastro scuro, neutro o subalcalino. Lo strato sottostante è bruno scuro, il substrato bruno grigiastro o grigio. Al di sotto di un metro di profondità è generalmente presente un orizzonte d accumulo di carbonati. Classe di capacità d uso: I Spandimento di liquami: adatti Spandimento di fanghi: moderatamente adatti Capacità protettiva: elevata NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Uso del suolo: seminativo irriguo ERSAL (1996) I suoli del trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
8 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 35 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Fornovo San Giovanni LOCALITÀ Sud-Est C.na Fornace COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 800 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia di forma rettangolare di tonalità più chiara rispetto al resto del terreno che risulta coltivato (crop mark). I contorni risultano ben definiti. Probabile struttura sepolta. DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LQ: tratto di pianura interessato da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza di risorgive, spesso connessa ad una falda idrica subsuperficiale. Prevalgono i substrati limosi e sabbiosi. Aree interposte alle principali linee di flusso, a morfologia lievemente ondulata. Aree sovente interessate da linee di flusso secondario, a substrato limosoargilloso e pietrosità superficiale assente. Descrizione dei suoli: Suoli profondi, privi di scheletro, tessitura moderatamente fine, reazione subalcalina, moderatamente calcarei. Drenaggio lento, localmente mediocre. Sottoclasse di capacità d uso: IIIw Spandimento liquami: adatto Spandimento fanghi: moderatamente adatto Capacità protettiva: elevata Class. Soil Taxonomy (1990): Fluvaquentic Eutrochrepts fine, mixed, mesic Class. FAO (1990): Gley-calcaric Cambisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
9 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 36 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Fornovo San Giovanni LOCALITÀ Sud-Est C.na Fornace COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 900 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia di forma circolare di tonalità più scura rispetto al resto del terreno che risulta coltivato (crop mark). DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LQ: tratto di pianura interessato da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza di risorgive, spesso connessa ad una falda idrica subsuperficiale. Prevalgono i substrati limosi e sabbiosi. Aree interposte alle principali linee di flusso, a morfologia lievemente ondulata. Aree sovente interessate da linee di flusso secondario, a substrato limosoargilloso e pietrosità superficiale assente. Descrizione dei suoli: Suoli profondi, privi di scheletro, tessitura moderatamente fine, reazione subalcalina, moderatamente calcarei. Drenaggio lento, localmente mediocre. Sottoclasse di capacità d uso: IIIw Spandimento liquami: adatto Spandimento fanghi: moderatamente adatto Capacità protettiva: elevata Class. Soil Taxonomy (1990): Fluvaquentic Eutrochrepts fine, mixed, mesic Class. FAO (1990): Gley-calcaric Cambisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
10 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 37 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Fornovo San Giovanni LOCALITÀ Sud-Est C.na Fornace COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 850 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia di forma rettangolare di tonalità più chiara rispetto al resto del terreno che risulta coltivato (crop mark). Dalla lettura della foto allo stereoscopio i contorni risultano ben definiti. Probabile struttura sepolta. DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LQ: tratto di pianura interessato da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza di risorgive, spesso connessa ad una falda idrica subsuperficiale. Prevalgono i substrati limosi e sabbiosi. Aree interposte alle principali linee di flusso, a morfologia lievemente ondulata. Aree sovente interessate da linee di flusso secondario, a substrato limosoargilloso e pietrosità superficiale assente. Descrizione dei suoli: Suoli profondi, privi di scheletro, tessitura moderatamente fine, reazione subalcalina, moderatamente calcarei. Drenaggio lento, localmente mediocre. Sottoclasse di capacità d uso: IIIw Spandimento liquami: adatto Spandimento fanghi: moderatamente adatto Capacità protettiva: elevata Class. Soil Taxonomy (1990): Fluvaquentic Eutrochrepts fine, mixed, mesic Class. FAO (1990): Gley-calcaric Cambisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
11 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 38 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Fornovo San Giovanni LOCALITÀ Est di Fornovo San Giovanni COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 500 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia di forma rettangolare di tonalità più scura rispetto al resto del terreno che risulta arato (damp mark). DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LQ: tratto di pianura interessato da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza di risorgive, spesso connessa ad una falda idrica subsuperficiale. Prevalgono i substrati limosi e sabbiosi. Aree interposte alle principali linee di flusso, a morfologia lievemente ondulata. Aree sovente interessate da linee di flusso secondario, a substrato limosoargilloso e pietrosità superficiale assente. Descrizione dei suoli: Suoli profondi, privi di scheletro, tessitura moderatamente fine, reazione subalcalina, moderatamente calcarei. Drenaggio lento, localmente mediocre. Sottoclasse di capacità d uso: IIIw Spandimento liquami: adatto Spandimento fanghi: moderatamente adatto Capacità protettiva: elevata Class. Soil Taxonomy (1990): Fluvaquentic Eutrochrepts fine, mixed, mesic Class. FAO (1990): Gley-calcaric Cambisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
12 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 39 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Fornovo San Giovanni LOCALITÀ Est di Fornovo San Giovanni COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 500 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia di forma irregolare di tonalità più chiara rispetto al resto del terreno che risulta coltivato (crop mark). DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LQ: tratto di pianura interessato da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza di risorgive, spesso connessa ad una falda idrica subsuperficiale. Prevalgono i substrati limosi e sabbiosi. Aree interposte alle principali linee di flusso, a morfologia lievemente ondulata. Aree sovente interessate da linee di flusso secondario, a substrato limosoargilloso e pietrosità superficiale assente. Descrizione dei suoli: Suoli profondi, privi di scheletro, tessitura moderatamente fine, reazione subalcalina, moderatamente calcarei. Drenaggio lento, localmente mediocre. Sottoclasse di capacità d uso: IIIw Spandimento liquami: adatto Spandimento fanghi: moderatamente adatto Capacità protettiva: elevata Class. Soil Taxonomy (1990): Fluvaquentic Eutrochrepts fine, mixed, mesic Class. FAO (1990): Gley-calcaric Cambisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
13 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 40 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Fornovo San Giovanni LOCALITÀ Est di Fornovo San Giovanni COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 400 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia di forma rettangolare di tonalità più scura rispetto al resto del terreno che risulta arato (damp mark). DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LQ: tratto di pianura interessato da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza di risorgive, spesso connessa ad una falda idrica subsuperficiale. Prevalgono i substrati limosi e sabbiosi. Aree interposte alle principali linee di flusso, a morfologia lievemente ondulata. Aree sovente interessate da linee di flusso secondario, a substrato limosoargilloso e pietrosità superficiale assente. Descrizione dei suoli: Suoli profondi, privi di scheletro, tessitura moderatamente fine, reazione subalcalina, moderatamente calcarei. Drenaggio lento, localmente mediocre. Sottoclasse di capacità d uso: IIIw Spandimento liquami: adatto Spandimento fanghi: moderatamente adatto Capacità protettiva: elevata Class. Soil Taxonomy (1990): Fluvaquentic Eutrochrepts fine, mixed, mesic Class. FAO (1990): Gley-calcaric Cambisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
14 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 41 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA COMUNE LOCALITÀ COORDINATE GEOGRAFICHE (Gauss-Boaga) Bergamo Fornovo San Giovanni Pross. C.na Bruciati E N DISTANZA DAL TRACCIATO m 200 STRISCIATA VOLO Gai 1955 CHIAVE INTERPRETATIVA DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Tracce di struttura muraria da vegetazione Tratto di pianura interessata da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza delle risorgive, spesso connessa alla presenza di una falda idrica subsuperficiale. Il substrato è generalmente costituito da sedimenti limoso-argillosi. Il materiale più grossolano compare raramente sopra i 50 cm. Suoli profondi privi di scheletro. Reazione subalcalina, saturazione alta. Drenaggio lento (talvolta mediocre). Al di sotto del metro di profondità è presente un orizzonte idromorfo, asfittico, franco limoso e massivo, che segnala la presenza della falda freatica ad oltre 150 cm di profondità. L orizzonte coltivato è bruno scuro, franco limoso: lo strato sottostante, bruno grigiastro, è generalmente franco-limoso-argilloso e mostra condizioni di saturazione idrica nei mesi piovosi. Classe di capacità d uso: IIIw Spandimento di liquami: adatti Spandimento di fanghi: moderatamente adatti Capacità protettiva: elevata Uso del suolo: prato o seminativo irriguo ERSAL (1996) I suoli del trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
15 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 42 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Fornovo San Giovanni LOCALITÀ Pross. C.na Vallicella di Sotto COORDINATE GEOGRAFICHE (Gauss-Boaga) E N DISTANZA DAL TRACCIATO m 250 STRISCIATA VOLO Gai 1955 CHIAVE INTERPRETATIVA Tracce di strada e struttura da vegetazione DATI TECNICI DEL LUOGO Tratto di pianura interessata da fenomeni di (geomorfologia, colture, natura e uso idromorfia riconducibili all emergenza delle risorgive, spesso connessa alla presenza di una falda idrica del suolo) subsuperficiale. Il substrato è generalmente costituito da sedimenti limoso-argillosi. Il materiale più grossolano compare raramente sopra i 50 cm. Suoli profondi privi di scheletro. Reazione subalcalina, saturazione alta. Drenaggio lento (talvolta mediocre). Al di sotto del metro di profondità è presente un orizzonte idromorfo, asfittico, franco limoso e massivo, che segnala la presenza della falda freatica ad oltre 150 cm di profondità. L orizzonte coltivato è bruno scuro, franco limoso: lo strato sottostante, bruno grigiastro, è generalmente franco-limosoargilloso e mostra condizioni di saturazione idrica nei mesi piovosi. Classe di capacità d uso: IIIw Spandimento di liquami: adatti Spandimento di fanghi: moderatamente adatti Capacità protettiva: elevata NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Uso del suolo: prato o seminativo irriguo ERSAL (1996) I suoli del trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
16 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 43 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Fornovo San Giovanni LOCALITÀ Pross. C.na Vallicella di Sotto COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 300 VOLO Aerofoto 2003 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia di tonalità più scura rispetto al terreno coltivato (crop mark). Probabile struttura sepolta. Non visibile su volo IGM 54 DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LQ: tratto di pianura interessato da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza di risorgive, spesso connessa ad una falda idrica subsuperficiale. Prevalgono i substrati limosi e sabbiosi. Aree interposte alle principali linee di flusso, a morfologia lievemente ondulata. Aree sovente interessate da linee di flusso secondario, a substrato limosoargilloso e pietrosità superficiale assente. Descrizione dei suoli: Suoli profondi, privi di scheletro, tessitura moderatamente fine, reazione subalcalina, moderatamente calcarei. Drenaggio lento, localmente mediocre. Sottoclasse di capacità d uso: IIIw Spandimento liquami: adatto Spandimento fanghi: moderatamente adatto Capacità protettiva: elevata Class. Soil Taxonomy (1990): Fluvaquentic Eutrochrepts fine, mixed, mesic Class. FAO (1990): Gley-calcaric Cambisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
17 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 44 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Caravaggio LOCALITÀ Pross. C.na Vallicella di Sotto COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 140 VOLO Aerofoto 2003 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia di tonalità più scura rispetto al terreno coltivato (crop mark). Probabile canalizzazione non visibile su volo IGM 54. DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LQ: tratto di pianura interessato da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza di risorgive, spesso connessa ad una falda idrica subsuperficiale. Prevalgono i substrati limosi e sabbiosi. Aree interposte alle principali linee di flusso, a morfologia lievemente ondulata. Aree sovente interessate da linee di flusso secondario, a substrato limosoargilloso e pietrosità superficiale assente. Descrizione dei suoli: Suoli profondi, privi di scheletro, tessitura moderatamente fine, reazione subalcalina, moderatamente calcarei. Drenaggio lento, localmente mediocre. Sottoclasse di capacità d uso: IIIw Spandimento liquami: adatto Spandimento fanghi: moderatamente adatto Capacità protettiva: elevata Class. Soil Taxonomy (1990): Fluvaquentic Eutrochrepts fine, mixed, mesic Class. FAO (1990): Gley-calcaric Cambisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
18 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 45 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Caravaggio LOCALITÀ Est di C.na Vallicella di Sopra COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 0 VOLO Aerofoto 2003 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia di forma semicircolare di tonalità più chiara rispetto al resto del terreno (crop mark). Probabile struttura sepolta non visibile su volo IGM 54. DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LQ: tratto di pianura interessato da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza di risorgive, spesso connessa ad una falda idrica subsuperficiale. Prevalgono i substrati limosi e sabbiosi. Aree interposte alle principali linee di flusso, a morfologia lievemente ondulata. Aree sovente interessate da linee di flusso secondario, a substrato limosoargilloso e pietrosità superficiale assente. Descrizione dei suoli: Suoli profondi, privi di scheletro, tessitura moderatamente fine, reazione subalcalina, moderatamente calcarei. Drenaggio lento, localmente mediocre. Sottoclasse di capacità d uso: IIIw Spandimento liquami: adatto Spandimento fanghi: moderatamente adatto Capacità protettiva: elevata Class. Soil Taxonomy (1990): Fluvaquentic Eutrochrepts fine, mixed, mesic Class. FAO (1990): Gley-calcaric Cambisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
19 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 46 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA COMUNE LOCALITÀ COORDINATE GEOGRAFICHE (Gauss-Boaga) Bergamo Caravaggio Pross. Cascina Fornace E N DISTANZA DAL TRACCIATO m 1800 STRISCIATA 1 78 VOLO Rossi 2003 CHIAVE INTERPRETATIVA DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Tracce da umidità e da vegetazione Tratto di pianura interessata da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza delle risorgive, spesso connessa alla presenza di una falda idrica subsuperficiale. Il substrato è generalmente costituito da sedimenti limoso-argillosi. Il materiale più grossolano compare raramente sopra i 50 cm. Suoli profondi privi di scheletro. Reazione subalcalina, saturazione alta. Drenaggio lento (talvolta mediocre). Al di sotto del metro di profondità è presente un orizzonte idromorfo, asfittico, franco limoso e massivo, che segnala la presenza della falda freatica ad oltre 150 cm di profondità. L orizzonte coltivato è bruno scuro, franco limoso: lo strato sottostante, bruno grigiastro, è generalmente franco-limoso-argilloso e mostra condizioni di saturazione idrica nei mesi piovosi. Classe di capacità d uso: IIIw Spandimento di liquami: adatti Spandimento di fanghi: moderatamente adatti Capacità protettiva: elevata Uso del suolo: prato o seminativo irriguo ERSAL (1996) I suoli del trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
20 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 47 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Pagazzano LOCALITÀ Nord-Ovest di Pagazzano COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 650 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia di forma vagamente circolare di tonalità più scura rispetto al terreno che sembra interessato da coltivazione (crop marks). Le tracce sono ben visibili allo stereoscopio, mentre risulta più difficile l individuazione sulla foto digitalizzata in quanto priva della terza dimensione visiva. DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LQ: tratto di pianura interessato da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza di risorgive, spesso connessa ad una falda idrica subsuperficiale. Prevalgono i substrati limosi e sabbiosi. Aree stabili a morfologia subpianeggiante non soggette ad erosione ad opere delle acque dei fontanili, sufficientemente drenate. Aree modali a substrato ghiaioso-sabbioso o limos-argilloso con pietrosità superficiale assente. Descrizione dei suoli: Suoli profondi, privi di scheletro, tessitura media, reazione subalcalina, non calcarei in superficie, calcarei in profondità. Drenaggio buono. Sottoclasse di capacità d uso: I Spandimento liquami: adatto Spandimento fanghi: moderatamente adatto Capacità protettiva: elevata Class. Soil Taxonomy (1990):Typic Hapludalfs fine loamy, mixed, mesic Class. FAO (1990): Haplic Luvisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
21 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 48 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Pagazzano LOCALITÀ Pross. C.na Boschetto COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 1500 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia di forma rettangolare di tonalità più scura rispetto al resto del terreno (crop mark). Probabile presenza di struttura sepolta DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LQ: tratto di pianura interessato da fenomeni di idromorfia riconducibili all emergenza di risorgive, spesso connessa ad una falda idrica subsuperficiale. Prevalgono i substrati limosi e sabbiosi. Aree stabili a morfologia subpianeggiante non soggette ad erosione ad opere delle acque dei fontanili, sufficientemente drenate. Aree modali a substrato ghiaioso-sabbioso o limos-argilloso con pietrosità superficiale assente. Descrizione dei suoli: Suoli profondi, privi di scheletro, tessitura media, reazione subalcalina, non calcarei in superficie, calcarei in profondità. Drenaggio buono. Sottoclasse di capacità d uso: I Spandimento liquami: adatto Spandimento fanghi: moderatamente adatto Capacità protettiva: elevata Class. Soil Taxonomy (1990):Typic Hapludalfs fine loamy, mixed, mesic Class. FAO (1990): Haplic Luvisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
22 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 49 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Treviglio LOCALITÀ Est di C.na Garzonera COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 1800 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Si notano tre tracce di forma rettangolare di tonalità più chiara rispetto al resto del terreno (crop mark). Probabile presenza di materiale archeologico in superficie DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema LG: Pianura ghiaiosa-ciottolosa a monte della fascia delle risorgive. Aree pianeggianti modali, fortemente urbanizzate e industrializzate. Aree ben drenate a substrato ciottoloso-sabbioso calcareo con pietrosità superficiale moderata o comune, piccola. Descrizione dei suoli: Suoli moderatamente profondi limitati da substrato ciottoloso-sabbioso, scheletro frequente o abbondante, tessitura media, reazione neutra, non calcarei. Drenaggio buono. Sottoclasse di capacità d uso: IIIs Spandimento liquami: moderatamente adatto Spandimento fanghi: poco adatto Capacità protettiva: moderata Class. Soil Taxonomy (1990): Typic Hapludalfs loamy skeletal, mixed, mesic Class. FAO (1990): Calci-chromic Luvisols ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
23 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 50 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Treviglio LOCALITÀ Est di C.na Roccolo COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 900 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Tracce di forma irregolare su terreno coltivato (crop marks). Le tracce sono ben visibili allo stereoscopio. Non è chiaro se possa trattarsi di strutture sepolte o canalizzazioni, in quanto non è possibile determinare lo stato del terreno al momento della realizzazione della foto. DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema VT: aree terrazzate poste in posizione intermedia tra la pianura e le piane alluvionali, generalmente interessate da dinamiche fluviali antiche. Aree di pertinenza dei fiumi Adda e Brembo. Superfici alluvionali terrazzate subpianeggianti modali, variamente ribassate rispetto al livello fondamentale. Aree ribassate di 5-15 m a substrati limos-sabbioso e/o ciottolosi, prevalentemente di natura calcarea di pertinenza del fiume Adda. Pietrosità superficiale da comune ad elevata, piccola. Descrizione dei suoli: Suoli moderatamente profondi limitati da substrato ghiaioso-sabbioso, scheletro frequente o abbondante, tessitura moderatamente grossolana, reazione alcalina, moderatamente calcarei. Drenaggio moderatamente rapido. Sottoclasse di capacità d uso: IIIs Spandimento liquami: poco adatto Spandimento fanghi: poco adatto Capacità protettiva: bassa Class. Soil Taxonomy (1990): Typic Hapludolls loamy skeletal, mixed, mesic Class. FAO (1990): Haplic Kastanozems(?) ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
24 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 51 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Treviglio LOCALITÀ Sud-Est di C.na Daddina COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 350 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia dalla forma irregolare di tonalità più scura rispetto al resto del terreno (damp mark). DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema VT: aree terrazzate poste in posizione intermedia tra la pianura e le piane alluvionali, generalmente interessate da dinamiche fluviali antiche. Aree di pertinenza dei fiumi Adda e Brembo. Superfici alluvionali terrazzate subpianeggianti modali, variamente ribassate rispetto al livello fondamentale. Aree ribassate di 5-15 m a substrati limos-sabbioso e/o ciottolosi, prevalentemente di natura calcarea di pertinenza del fiume Adda. Pietrosità superficiale da comune ad elevata, piccola. Descrizione dei suoli: Suoli moderatamente profondi limitati da substrato ghiaioso-sabbioso, scheletro frequente o abbondante, tessitura moderatamente grossolana, reazione alcalina, moderatamente calcarei. Drenaggio moderatamente rapido. Sottoclasse di capacità d uso: IIIs Spandimento liquami: poco adatto Spandimento fanghi: poco adatto Capacità protettiva: bassa Class. Soil Taxonomy (1990): Typic Hapludolls loamy skeletal, mixed, mesic Class. FAO (1990): Haplic Kastanozems(?) ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
25 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 52 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Treviglio LOCALITÀ Sud-Est di C.na Daddina COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 250 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia dalla forma irregolare di tonalità più chiara rispetto al resto del terreno (crop mark). Probabile presenza di materiale archeologico in superficie DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema VT: aree terrazzate poste in posizione intermedia tra la pianura e le piane alluvionali, generalmente interessate da dinamiche fluviali antiche. Aree di pertinenza dei fiumi Adda e Brembo. Superfici alluvionali terrazzate subpianeggianti modali, variamente ribassate rispetto al livello fondamentale. Aree ribassate di 5-15 m a substrati limos-sabbioso e/o ciottolosi, prevalentemente di natura calcarea di pertinenza del fiume Adda. Pietrosità superficiale da comune ad elevata, piccola. Descrizione dei suoli: Suoli moderatamente profondi limitati da substrato ghiaioso-sabbioso, scheletro frequente o abbondante, tessitura moderatamente grossolana, reazione alcalina, moderatamente calcarei. Drenaggio moderatamente rapido. Sottoclasse di capacità d uso: IIIs Spandimento liquami: poco adatto Spandimento fanghi: poco adatto Capacità protettiva: bassa Class. Soil Taxonomy (1990): Typic Hapludolls loamy skeletal, mixed, mesic Class. FAO (1990): Haplic Kastanozems(?) ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
26 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 53 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Treviglio LOCALITÀ Pross. C.na Daddina COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 500 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Traccia dalla forma rettangolare di tonalità più chiara rispetto al resto del terreno (crop mark). Probabile presenza di struttura sepolta DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sottosistema VT: aree terrazzate poste in posizione intermedia tra la pianura e le piane alluvionali, generalmente interessate da dinamiche fluviali antiche. Aree di pertinenza dei fiumi Adda e Brembo. Superfici alluvionali terrazzate subpianeggianti modali, variamente ribassate rispetto al livello fondamentale. Aree ribassate di 5-15 m a substrati limos-sabbioso e/o ciottolosi, prevalentemente di natura calcarea di pertinenza del fiume Adda. Pietrosità superficiale da comune ad elevata, piccola. Descrizione dei suoli: Suoli moderatamente profondi limitati da substrato ghiaioso-sabbioso, scheletro frequente o abbondante, tessitura moderatamente grossolana, reazione alcalina, moderatamente calcarei. Drenaggio moderatamente rapido. Sottoclasse di capacità d uso: IIIs Spandimento liquami: poco adatto Spandimento fanghi: poco adatto Capacità protettiva: bassa Class. Soil Taxonomy (1990): Typic Hapludolls loamy skeletal, mixed, mesic Class. FAO (1990): Haplic Kastanozems(?) ERSAL (1996) I suoli del Trevigliese. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
27 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 54 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Treviglio LOCALITÀ Sud-Ovest di C.na Poldi Pezzoli COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 350 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Su terreno arato è presente una traccia di tonalità più scura (damp mark). Sembrerebbe riferibile ad una struttura sepolta di forma rettangolare DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Superfici terrazzate costituite da alluvioni antiche o medie delimitate da scarpate d erosione e variamente rilevate sulle pianure alluvionali (Olocene antico). Unità VT2: terrazzi fluviali subpianeggianti condizionati da un drenaggio lento, causato dal ristagno e dal deflusso di acque provenienti da superfici più rilevate. Coincidono spesso con paleoalvei, conche e depressioni. Sottounità VT2.1: aree subpianeggianti della valle del fiume Adda lievemente ribassate rispetto ai terrazzi circostanti. Substrati ghiaiosi-sabbiosi, calcarei, talvolta leggermente idromorfi. Pietrosità elevata. Descrizione dei suoli: Suoli poco profondi limitati da ghiaie e ciottoli con scheletro frequente in superficie e abbondante da 30 cm, tessitura moderatamente grossolana, reazione subalcalina o alcalina, saturazione alta, calcarei. Drenaggio moderatamente rapido. Classe di capacità d uso: IVs Capacità protettiva nei confronti delle acque profonde: bassa Valore naturalistico: basso Class. USDA (1992): Typic Eutrochrepts loamy skeletal, mixed, mesic Class. FAO (1990): Calcaric Cambisols ERSAL (1999) I suoli della Pianura Milanese Settentrionale. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
28 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 55 BG Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Bergamo COMUNE Treviglio LOCALITÀ Sud di C.na Poldi Pezzoli COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 200 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Serie di tracce rettangolari di tonalità più scura su terreno coltivato (crop mark). Probabili strutture sepolte. DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Superfici terrazzate costituite da alluvioni antiche o medie delimitate da scarpate d erosione e variamente rilevate sulle pianure alluvionali (Olocene antico). Unità VT2: terrazzi fluviali subpianeggianti condizionati da un drenaggio lento, causato dal ristagno e dal deflusso di acque provenienti da superfici più rilevate. Coincidono spesso con paleoalvei, conche e depressioni. Sottounità VT2.1: aree subpianeggianti della valle del fiume Adda lievemente ribassate rispetto ai terrazzi circostanti. Substrati ghiaiosi-sabbiosi, calcarei, talvolta leggermente idromorfi. Pietrosità elevata. Descrizione dei suoli: Suoli poco profondi limitati da ghiaie e ciottoli con scheletro frequente in superficie e abbondante da 30 cm, tessitura moderatamente grossolana, reazione subalcalina o alcalina, saturazione alta, calcarei. Drenaggio moderatamente rapido. Classe di capacità d uso: IVs Capacità protettiva nei confronti delle acque profonde: bassa Valore naturalistico: basso Class. USDA (1992): Typic Eutrochrepts loamy skeletal, mixed, mesic Class. FAO (1990): Calcaric Cambisols ERSAL (1999) I suoli della Pianura Milanese Settentrionale. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
29 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 56 MI Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Milano COMUNE Cassano d Adda LOCALITÀ Est di C.na Cesarina COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 400 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Serie di tracce di umidità (damp mark) di forma irregolare su terreno arato. Le evidenze potrebbero essere causate dalla presenza di sorgenti e canaletti di scolo delle acque di superficie che interessano tutta l area. DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Superfici terrazzate costituite da alluvioni antiche o medie delimitate da scarpate d erosione e variamente rilevate sulle pianure alluvionali (Olocene antico). Unità VT2: terrazzi fluviali subpianeggianti condizionati da un drenaggio lento, causato dal ristagno e dal deflusso di acque provenienti da superfici più rilevate. Coincidono spesso con paleoalvei, conche e depressioni. Sottounità VT2.1: aree subpianeggianti della valle del fiume Adda lievemente ribassate rispetto ai terrazzi circostanti. Substrati ghiaiosi-sabbiosi, calcarei, talvolta leggermente idromorfi. Pietrosità elevata. Descrizione dei suoli: Suoli poco profondi limitati da ghiaie e ciottoli con scheletro frequente in superficie e abbondante da 30 cm, tessitura moderatamente grossolana, reazione subalcalina o alcalina, saturazione alta, calcarei. Drenaggio moderatamente rapido. Classe di capacità d uso: IVs Capacità protettiva nei confronti delle acque profonde: bassa Valore naturalistico: basso Class. USDA (1992): Typic Eutrochrepts loamy skeletal, mixed, mesic Class. FAO (1990): Calcaric Cambisols ERSAL (1999) I suoli della Pianura Milanese Settentrionale. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
30 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 57 MI Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Milano COMUNE Settala LOCALITÀ Nord-Est di C.na Brazzuto COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 950 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Due tracce di cui: una rettangolare e una circolare di tonalità più scura rispetto al resto del terreno che risulta arato (damp mark). DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sistema L: Pianura fluvioglaciale o fluviale terrazzata tardo- Pleistocenica, costituente il Livello Fondamentale della Pianura. Sottosistema LQ: Superfici pianeggianti a deposito fluvioglaciale distale e fluviale ghiaioso-sabbioso o sabbiosolimoso interessate da fenomeni di idromorfia connessi all emergenza di risorgive e/o alla presenza di falda idrica subsuperficiale. Unità LQ.3: Aree poste a contorno delle zone a terreni fortemente idromorfi, facenti transizione ad aree più stabili e meglio drenate. Sottounità 19 (BZZ1): aree interessate dalla presenza di fontanili attivi o da falda subsuperficiale, in genere con substrati fortemente ghiaiosi e presenza di paleoalvei. In alcune zone, forte disturbo per attività estrattive. Descrizione dei suoli: Consociazione di suoli moderatamente profondi su substrato ciottoloso e sabbioso. Scheletro comune o frequente in superficie, frequente o abbondante in profondità, tessitura moderatamente grossolana o media, reazione da acida a neutra, saturazione media o alta, non calcarei, talvolta calcarei in profondità. Drenaggio buono, talvolta mediocre. Sottoclasse di capacità d uso: IlIs2 Classe di fertilità: LL k (carenza di potassio, scheletro abbondante sotto i 20 cm) Class. USDA (1990): Typic Argiudolls, loamy-skeletal, mixed, mesic Class. FAO (1990): Luvic Phaeozems ERSAL (1993) I suoli del Parco Agricolo Sud Milano. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
31 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani ANALISI DELLE FOTOGRAFIE AEREE SCHEDA ANOMALIA 58 MI Georeferenziazione dell anomalia su C.T.R. e stralcio dell elaborato di fotointerpretazione PROVINCIA Milano COMUNE Segrate LOCALITÀ Nord-Ovest di San Bovio COORDINATE GEOGRAFICHE E N (Gauss-Boaga) DISTANZA DAL TRACCIATO m 600 VOLO GAI 54 n CHIAVE INTERPRETATIVA Tracce di forma irregolare di tonalità più scura rispetto al resto del terreno che risulta coltivato (crop mark). DATI TECNICI DEL LUOGO (geomorfologia, colture, natura e uso del suolo) NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI SPECIFICI Sistema L: Pianura fluvioglaciale o fluviale terrazzata tardo- Pleistocenica, costituente il Livello Fondamentale della Pianura. Sottosistema LQ: Superfici pianeggianti a deposito fluvioglaciale distale e fluviale ghiaioso-sabbioso o sabbiosolimoso interessate da fenomeni di idromorfia connessi all emergenza di risorgive e/o alla presenza di falda idrica subsuperficiale. Unità LQ.3: Aree poste a contorno delle zone a terreni fortemente idromorfi, facenti transizione ad aree più stabili e meglio drenate. Sottounità 18 (CNV1-BRV1): aree interessate dalla presenza di fontanili attivi r da fenomeni idromorfici d intensità moderata. Sedimenti ghiaioso-sabbiosi. Descrizione dei suoli: Complesso di suoli moderatamente profondi su substrato ghiaioso. Scheletro scarso, tessitura media, reazione subacida o neutra, saturazione media o alta, non calcarei. Drenaggio buono o mediocre. Sottoclasse di capacità d uso: Ils2 Classe di fertilità: Lk (carenza di potassio) Class. USDA (1990): Aquic Hapludalfs, fine-loamy, mixed, mesic; Typic Argiudolls, fine-loamy, mixed, mesic Class. FAO (1990): Gleyic Luvisols, Luvic Phaeozems ERSAL (1993) I suoli del Parco Agricolo Sud Milano. Serie SSR Rapporti dei rilevamenti pedologici, volume
32 CUP E3 1 B COLLEGAMENTO AUTOSTRADALE DI CONNESSIONE TRA LE CITTA DI BRESCIA E MILANO P ROCEDURA A UTORIZZATIVA D. LGS 163/2006 D ELIBERA C.I.P.E. DI APPROVAZIONE DEL PROGETTO D EFINITIVO N 42/2009 ARCHEOLOGIA SCHEDE DEI RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI NON REPERTORIATI NELLE CARTE ARCHEOLOGICHE EDITE PROGETTAZIONE: VERIFICA: I.D. IDENTIFICAZIONE ELABORATO PROGR. EMITT. TIPO FASE M.A. LOTTO OPERA PROG. OPERA TRATTO PARTE PROGR. PART.DOC. STATO REV. MESE ANNO RE A SCALA: DATA: C_SCALA ELABORAZIONE PROGETTUALE Juanita Schiavini responsabile scientifico Monica Resmini - coordinamento tecnico Chiara Niccoli documentazione archeologica Andrea Azzini, Filippo Carlo Pavesi - elaborazioni informatiche e cartografiche REVISIONE N. REV. DESCRIZIONE DATA REDATTO DATA CONTROLLATO DATA APPROVATO 1 0 DOC_REVDESCR DATA1 REDATTO DATA2 CONTROLLATO DATA3 APPROVATO IL DIRETTORE DEI LAVORI IL CONCEDENTE IL CONCESSIONARIO IL PRESENTE DOCUMENTO NON POTRA ESSERE COPIATO, RIPRODOTTO O ALTRIMENTI PUBBLICATO, IN TUTTO O IN PARTE, SENZA IL CONSENSO SCRITTO DELLA SdP BREBEMI S.P.A. OGNI UTILIZZO NON AUTORIZZATO SARA PERSEGUITO A NORMA DI LEGGE THIS DOCUMENT MAY NOT BE COPIED, REPRODUCED OR PUBLISHED, ETHER IN PART OR IN ITS ENTIRETY, WITHOUT THE WRITTEN PERMISSION OF SdP BREBEMI S.P.A. UNAUTHORIZED USE WILL BE PROSECUTE BY LAW
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34 Vengono qui presentati i risultati del lavoro di raccolta delle conoscenze fino ad oggi acquisite in ambito archeologico effettuato presso l Archivio Topografico della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia (ATS), al fine di verificare se il progettato tracciato dell autostrada Brebemi e delle opere ad esso connesse, ricadono o meno in aree già interessate da ritrovamenti archeologici. Per quanto riguarda le province di Bergamo e Brescia entrambe dotate di una carta acheologica (Poggiani Keller R., a cura di, Carta Archeologica della Lombardia, II, La Provincia di Bergamo. Modena 1992; Rossi F., a cura di, Carta Archeologica della Lombardia, I, La Provincia di Brescia, Modena 1991; Rossi F., a cura di, Carta Archeologica della Lombardia, V, Brescia: La città, Modena 1996), si è proceduto all aggiornamento dei dati attraverso lo spoglio del materiale inedito (fascicoli conservati presso l ATS) ed edito, in particolare del Notiziario della sopracitata soprintendenza. Per le province di Milano e Cremona, prive di una specifica carta archeologica, si è proceduto allo spoglio totale dei documenti di archivio e delle fonti edite. Il panorama dei rinvenimenti archeologici che si è in tal modo delineato è stato sottoposto a schedatura; ogni singolo ritrovamento (sia quelli pubblicati sulle carte archeologiche, sia gli inediti) è stato posizionato sulla cartografia di base (Carta Tecnica Regionale della Lombardia, 1994) e, la dove possibile, georeferenziato dopo opportuna verifica dell esatta localizzazione 1. 1 Si rimanda all elaborato Banca dati georeferenziata per una specificazione completa degli elaborati informatizzati, dei loro attributi e delle forme di codificazione adottate. 3
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36 Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Brescia COMUNE Rovato LUOGO DEL RITROVAMENTO Loc. Lazzaretto DISTANZA DAL TRACCIATO m 1700 ANNO DEL RITROVAMENTO 2003, ritrovamento sporadico MANUFATTO Sepoltura: struttura a sagoma ellissoidale in muratura di ciottoli con copertura di lastroni calcarei (tomba già violata in antico) DATAZIONE Epoca medievale (VII - prima metà IX sec.) FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia
37 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO O2 BS Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Brescia COMUNE Urago d Oglio LUOGO DEL RITROVAMENTO Chiesa di San Pedrino al cimitero DISTANZA DAL TRACCIATO m 430 ANNO DEL RITROVAMENTO 2002, controllo archeologico MANUFATTO Edificio di culto: aula quadrangolare con abside semicircolare DATAZIONE Epoca tardoantica/altomedievale FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 6
38 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO O3 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Camisano LUOGO DEL RITROVAMENTO 1) Località Campo Nigrer 2) Località ignota DISTANZA DAL TRACCIATO m 1450 ANNO DEL RITROVAMENTO 1) 1876, ritrovamento sporadico 2) ante 1906, ritrovamento sporadico MANUFATTO 1) Ascia di pietra 2) Ascia di pietra DATAZIONE Epoca neolitica FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 7
39 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO O4 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Camisano LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascina San Giacomo DISTANZA DAL TRACCIATO m 1200 ANNO DEL RITROVAMENTO 1940 circa, ritrovamento sporadico MANUFATTO Monete dell'imperatore Aureliano DATAZIONE Età romana (III sec. d.c.) FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 8
40 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO O5 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Camisano LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascina San Giacomo, Località Salone, in roggia Camisana DISTANZA DAL TRACCIATO m 1000 ANNO DEL RITROVAMENTO 1997, ritrovamento sporadico MANUFATTO 1) Ripostiglio monetale: n. 503 monete in bronzo 2) Tomba (?) DATAZIONE Età romana (n. 499 sestertii del II d.c.; n. 4 asses del IV d.c.) FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 9
41 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO O6 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Camisano LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascina San Giacomo, tra i campi Terenello e Risale DISTANZA DAL TRACCIATO m 1000 ANNO DEL RITROVAMENTO 1973, ritrovamento sporadico MANUFATTO Sepoltura: struttura alla cappuccina, scheletro con testa rivolta verso O DATAZIONE Età tardoromana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 10
42 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO O7 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Camisano LUOGO DEL RITROVAMENTO Terreno confinante con lato S del parcheggio del cimitero DISTANZA DAL TRACCIATO m 600 ANNO DEL RITROVAMENTO 2001, ritrovamento sporadico MANUFATTO Frammenti ceramici (vernice nera, comune), frammenti laterizi, moneta (R/Felicitas con caduceo) DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 11
43 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO O8 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Camisano LUOGO DEL RITROVAMENTO 1) Località Cascina Zorlesca (Campo Pellegrina, Fontanina, Fornace) 2) Cascine Boschetta, Marchesana, Nuvelotto, Paradiso, Ravezza; Campi Baruffo, Castello, Edera, Longura, Nocciolo; Località Chiosazzo, La Valletta, La Suarda, Lissolo, Torriani, Prato Videsella DISTANZA DAL TRACCIATO m 60 ANNO DEL RITROVAMENTO Ante , ricerca di superficie MANUFATTO Reperti vari DATAZIONE Epoca preistorica - età medievale FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 12
44 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 09 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Ricengo LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascina Portico di Ricengo DISTANZA DAL TRACCIATO m 1500 ANNO DEL RITROVAMENTO Ante , ritrovamento sporadico MANUFATTO Reperti diversi DATAZIONE Epoca imprecisata FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 13
45 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 10 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Ricengo LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascina Obizza - campo S.Michele DISTANZA DAL TRACCIATO m 800 ANNO DEL RITROVAMENTO Ante , ricerca di superficie MANUFATTO Reperti ceramici DATAZIONE Età romana - medievale FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 14
46 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 11 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Ricengo LUOGO DEL RITROVAMENTO Frazione Bottaino, località Cascina Obizza campo Marcita DISTANZA DAL TRACCIATO m 500 ANNO DEL RITROVAMENTO 1987, ritrovamento sporadico MANUFATTO Frammenti di ceramica comune, anfore DATAZIONE Età romana (I-IV d.c.) FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 15
47 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 12 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Ricengo LUOGO DEL RITROVAMENTO Fraz. Bottaino, località Cascina Obizza Nuova - campo Brusada DISTANZA DAL TRACCIATO m 700 ANNO DEL RITROVAMENTO 1987, ritrovamento sporadico MANUFATTO Frammenti di ceramica comune DATAZIONE Età romana (I-IV d.c.) FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 16
48 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 13 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Ricengo LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Boscaiola DISTANZA DAL TRACCIATO m 1450 ANNO DEL RITROVAMENTO 1987, ritrovamento sporadico MANUFATTO Selci DATAZIONE Epoca preistorica FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 17
49 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 14 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Ricengo LUOGO DEL RITROVAMENTO 1) Località Cantuello 2) Località Cantuello DISTANZA DAL TRACCIATO m 600 ANNO DEL RITROVAMENTO 1) 1987, ritrovamento sporadico 2) 1958, ritrovamento sporadico MANUFATTO 1) Frammenti di anfora 2) Tracce di frequentazione e reperti DATAZIONE 1) Età romana 2) Età del Bronzo FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 18
50 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 15 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Ricengo LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cantuello, in campo presso Santa Maria DISTANZA DAL TRACCIATO m 560 ANNO DEL RITROVAMENTO 1956, ritrovamento sporadico MANUFATTO Frammento di epigrafe latina menzionante la Legio XV Apollinaris di Augusto; frammenti di tegoloni laterizi DATAZIONE Età romana (I sec. d.c.) FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 19
51 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 16 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Ricengo LUOGO DEL RITROVAMENTO 1) Località Santa Maria del Cantuello - Dosso Rossi 2) Località Santa Maria del Cantuello presso il santuario DISTANZA DAL TRACCIATO m 720 ANNO DEL RITROVAMENTO 1) 1987, ritrovamento sporadico 2) 1956, ritrovamento sporadico MANUFATTO 1) Frammenti ceramica comune, a vernice nera, invetriata 2) Reperti DATAZIONE 1) Età romana 2) Età medievale FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 20
52 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 17 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Castel Gabbiano LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascina Bettola sotto il pavimento dei locali del pian terreno siti lungo lato N DISTANZA DAL TRACCIATO m 1500 ANNO DEL RITROVAMENTO 2007, ritrovamento sporadico MANUFATTO Cisterna: in muratura di laterizi, voltino a botte frammenti ceramici DATAZIONE Età moderna (XIX-XX sec.) FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 21
53 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 18 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Castel Gabbiano LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Videsello, campo Bardellino DISTANZA DAL TRACCIATO m 1900 ANNO DEL RITROVAMENTO 1987, ricerca di superficie MANUFATTO Frammenti di ceramica comune, pareti sottili, terra sigillata DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 22
54 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 19 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Casale Cremasco Vidolasco LUOGO DEL RITROVAMENTO Vidolasco, località Dosso dell asino DISTANZA DAL TRACCIATO m 1000 ANNO DEL RITROVAMENTO 1984, ritrovamento sporadico MANUFATTO Frammenti di ceramica comune, laterizi DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 23
55 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 20 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Casale Cremasco Vidolasco LUOGO DEL RITROVAMENTO 1) Vidolasco in campo a S/E del paese 2) Vidolasco, via della Vecchia Chiesa 3) Vidolasco, campo Piosa d Albera (confine con Camisano) 4) Vidolasco, località ignota 5) Vidolasco, via della Vecchia Chiesa DISTANZA DAL TRACCIATO m 1200 ANNO DEL RITROVAMENTO 1) 2000, ricerca di superficie 2) 1984, ritrovamento sporadico 3) , ritrovamento sporadico 4) 1960, ritrovamento sporadico 5) 1959, ritrovamento sporadico MANUFATTO 1) Frammenti laterizi, embrici, sassi invetriati (area di fornace?) 2) Sepoltura ad inumazione in cassa laterizia 3) Necropoli: sepolture allineate, struttura a cassa laterizia; tre o quattro conteneti resti scheletrici; in una vasetto e un bracciale metallico 4) Frammenti fittili decorati a solcature, bugne e coppelle: elementi da altare (o corni di consacrazione) 5) Frammento di statua: torso virile in marmo bianco DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 24
56 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 21 CR Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Casale Cremasco - Vidolasco LUOGO DEL RITROVAMENTO Vidolasco, frazione Montecchio 1) in terreno C.na Dosso, proprietà Vailati 2) in terreno proprietà Valerano 3) dalla frazione Montecchio, da altre zone d ambito comunale DISTANZA DAL TRACCIATO m 1500 ANNO DEL RITROVAMENTO 1) 1960, ritrovamento sporadico e scavo archeologico 2) 1960, ritrovamento sporadico e scavo archeologico 3) ante 1960, ritrovamenti sporadici MANUFATTO 1) Vasi e frammenti ceramici, frammenti metallici, corna di cervo in fase di lavorazione 2) Sepoltura: tre vasi integri e frammenti ceramici 3) Reperti preistorici; sepolture in cassa laterizia DATAZIONE 1) Età del Bronzo 2) Epoca protostorica 3) Epoca preistorica - età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 25
57 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 22 BG Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Bergamo COMUNE Caravaggio LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Dossi, tra roggia Rognola e località Cascinetta DISTANZA DAL TRACCIATO m 75 ANNO DEL RITROVAMENTO , ricerca di superficie, saggi e scavo archeologici MANUFATTO Edificio rurale con cinque vani di cui uno con focolare DATAZIONE Età tardoromana (IV-VI d.c.) FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 26
58 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 23 BG Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Bergamo COMUNE Caravaggio LUOGO DEL RITROVAMENTO Frazione Masano, adiacente alla strada consorziale del Mulino DISTANZA DAL TRACCIATO m 600 ANNO DEL RITROVAMENTO 1996, ricerca di superficie, saggi e scavo archeologici MANUFATTO Frammenti laterizi DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 27
59 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 24 BG Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Bergamo COMUNE Caravaggio LUOGO DEL RITROVAMENTO Lungo la strada Caravaggio Masano DISTANZA DAL TRACCIATO m 200 ANNO DEL RITROVAMENTO 2008, ricerca di superficie, saggi e scavo archeologici MANUFATTO Pozzo con rivestimento interno in embrici, fosse DATAZIONE Età romana (?) FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 28
60 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 25 BG Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Cremona COMUNE Treviglio LUOGO DEL RITROVAMENTO Vicinanze Cascina Bendetta DISTANZA DAL TRACCIATO m 250 ANNO DEL RITROVAMENTO 2008, ricerca di superficie, saggi e scavo archeologici MANUFATTO 1) Ascia litica in giaedite verde; canalette e/o buche 2) Buca e tagli nel terreno DATAZIONE 1) Neolitico o Eneolitico 2) Epoca incerta FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 29
61 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 26 BG Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Bergamo COMUNE Treviglio LUOGO DEL RITROVAMENTO Lungo la strada Calvenzano - Treviglio DISTANZA DAL TRACCIATO m 65 ANNO DEL RITROVAMENTO 2008 ricerca di superficie, saggi e scavo archeologici MANUFATTO 1) Impianto produttivo di calce 2) Strutture con copertura di tegole poi obliterate da fossa DATAZIONE 1) Età romana (I sec. a.c. - I sec. d.c.) 2) Età romana (II sec. a.c. - II sec. d.c.) FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 30
62 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 27 BG Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Bergamo COMUNE Treviglio LUOGO DEL RITROVAMENTO Tra Cascina Costanza e Daddina Tra Cascina Daddina e Berlendis DISTANZA DAL TRACCIATO m 600 ANNO DEL RITROVAMENTO 2009, ricerca di superficie MANUFATTO Frammenti ceramici e metallici DATAZIONE Età antica, non precisata FONTE dott.ssa Laura Simone (Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia) 31
63 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 28 BG Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Bergamo COMUNE Casirate d Adda LUOGO DEL RITROVAMENTO Tra Cascine S.Pietro e Roggia Moia lunga DISTANZA DAL TRACCIATO m 350 ANNO DEL RITROVAMENTO 2009, ricerca di superficie MANUFATTO Frammenti ceramici e metallici DATAZIONE Età antica, non precisata FONTE dott.ssa Laura Simone (Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia) 32
64 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 29 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Cassano d Adda LUOGO DEL RITROVAMENTO A nord di Cascina Cesarina verso Cascina Costanza DISTANZA DAL TRACCIATO m 350 ANNO DEL RITROVAMENTO 2009, ricerca di superficie MANUFATTO Resti di villa DATAZIONE Epoca romana FONTE dott.ssa Laura Simone (Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia) 33
65 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 30 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Cassano d Adda LUOGO DEL RITROVAMENTO Vicinanze Cascina Cesarina Cesarina, Poldi Pezzoli e Porra DISTANZA DAL TRACCIATO m 110 ANNO DEL RITROVAMENTO 1982, ritrovamento sporadico MANUFATTO Spada in bronzo DATAZIONE Età del Bronzo FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 34
66 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 31 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Cassano d Adda LUOGO DEL RITROVAMENTO Vicinanze Cascina Porra, Podere delle vigne DISTANZA DAL TRACCIATO m 130 ANNO DEL RITROVAMENTO 1978, controllo di cantiere MANUFATTO Sepoltura con struttura alla cappuccina: resti del fondo in laterizi e tegoloni di copertura (già devastata da lavori agricoli) DATAZIONE Epoca tardoromana (III-IV d.c.) FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 35
67 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 32 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Cassano d Adda LUOGO DEL RITROVAMENTO Vicinanze Cascine San Pietro DISTANZA DAL TRACCIATO m 200 ANNO DEL RITROVAMENTO 2009, ritrovamento sporadico MANUFATTO Frammenti ceramici e metallici DATAZIONE Età antica, non precisata FONTE dott.ssa Laura Simone (Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia) 36
68 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 33 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Truccazzano LUOGO DEL RITROVAMENTO Tra Cascina Magretta e il canale della Muzza DISTANZA DAL TRACCIATO m 1550 ANNO DEL RITROVAMENTO 2009, ricerca di superficie MANUFATTO Frammenti ceramici e metallici DATAZIONE Epoca antica, non precisata FONTE dott.ssa Laura Simone (Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia) 37
69 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 34 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Truccazzano LUOGO DEL RITROVAMENTO A nord di Incugnate DISTANZA DAL TRACCIATO m 900 ANNO DEL RITROVAMENTO 2009, ricerca di superficie MANUFATTO Frammenti ceramici e metallici DATAZIONE Epoca antica, non precisata FONTE dott.ssa Laura Simone (Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia) 38
70 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 35 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Truccazzano LUOGO DEL RITROVAMENTO Frazione Cavaione, campo a N della Cascina Torchio DISTANZA DAL TRACCIATO m 690 ANNO DEL RITROVAMENTO 2008, ricerca di superficie MANUFATTO Insediamento: frammenti ceramici, frammenti di strumenti litici DATAZIONE Età del Rame età del Bronzo FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 39
71 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 36 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Truccazzano LUOGO DEL RITROVAMENTO Frazione Cavaione, campo sotto Cascina Gerola DISTANZA DAL TRACCIATO m 300 ANNO DEL RITROVAMENTO 2008, ricerca di superficie MANUFATTO Insediamento: frammenti ceramici, frammenti di strumenti litici DATAZIONE Età del Rame età del Bronzo FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 40
72 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 37 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Pozzuolo Martesana LUOGO DEL RITROVAMENTO Vicinanze Madonna di Rezzano DISTANZA DAL TRACCIATO m 1650 ANNO DEL RITROVAMENTO 2009, ricerca di superficie MANUFATTO Frammenti ceramici e metallici DATAZIONE Epoca antica, non precisata FONTE dott.ssa Laura Simone (Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia) 41
73 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 38 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Pozzuolo Martesana LUOGO DEL RITROVAMENTO Tra Incugnate e Bisentrate DISTANZA DAL TRACCIATO m 1100 ANNO DEL RITROVAMENTO 2009, ricerca di superficie MANUFATTO Frammenti ceramici e metallici DATAZIONE Epoca antica, non precisata FONTE dott.ssa Laura Simone (Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia) 42
74 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 39 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Pozzuolo Martesana LUOGO DEL RITROVAMENTO Vicinanze Cascina Santo Stefano DISTANZA DAL TRACCIATO m 520 ANNO DEL RITROVAMENTO 2009, ricerca di superficie MANUFATTO Frammenti ceramici DATAZIONE Epoca antica, non precisata FONTE dott.ssa Laura Simone (Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia) 43
75 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 40 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Melzo LUOGO DEL RITROVAMENTO Lungo la strada a S di Melzo oltre il mulino che adduce alle campagne del Mosca DISTANZA DAL TRACCIATO m 440 ANNO DEL RITROVAMENTO 1952, ritrovamento sporadico MANUFATTO Manico di stiletto in lamina d oro sbalzata con motivo a testa di leone DATAZIONE Epoca moderna FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 44
76 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 41 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Melzo LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Fornaci, lungo torrente Molgora DISTANZA DAL TRACCIATO m 850 ANNO DEL RITROVAMENTO 1961, ritrovamento sporadico MANUFATTO Frammento laterizio DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 45
77 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 42 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Melzo LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascina Paolina a N della ferrovia (area di cava di argilla), nei pressi della fornace DISTANZA DAL TRACCIATO m 730 ANNO DEL RITROVAMENTO 1926, ritrovamento sporadico MANUFATTO Necropoli: venti sepolture a incinerazione; corredi in parte dispersi DATAZIONE Età del Ferro (Golasecca IIIA - V sec. a.c.) FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 46
78 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 43 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Melzo LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascinetta, nei pressi della fornace DISTANZA DAL TRACCIATO m 870 ANNO DEL RITROVAMENTO 1926, ritrovamenti sporadici MANUFATTO 1) Frammenti ceramici e bronzei (spada, anelloni e anelli, staffe di fibule a globetto, fibula a sanguisuga) 2) Tracciato stradale DATAZIONE 1) Età del Ferro 2) Epoca antica FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 47
79 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 44 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Liscate LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascina Terrabesca DISTANZA DAL TRACCIATO m 300 ANNO DEL RITROVAMENTO 2004, ricerca di superficie MANUFATTO Frammenti ceramici e metallici DATAZIONE Epoca antica, non precisata FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 48
80 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 45 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Liscate LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascina Terrabesca, lungo la strada per Cascina Guzzofame DISTANZA DAL TRACCIATO m 330 ANNO DEL RITROVAMENTO 2004, ritrovamento sporadico MANUFATTO Sepoltura DATAZIONE Epoca tardo romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 49
81 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 46 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Liscate LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascina Terrabesca, lungo la strada per Cascina Guzzofame DISTANZA DAL TRACCIATO m 110 ANNO DEL RITROVAMENTO 2004, ritrovamento sporadico MANUFATTO Frammenti ceramici DATAZIONE Età del Bronzo FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 50
82 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 47 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Settala LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Fontanile Rile DISTANZA DAL TRACCIATO m 1200 ANNO DEL RITROVAMENTO 2007, ritrovamento sporadico MANUFATTO Frammenti ceramici, laterizi, monete DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 51
83 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 48 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Settala LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Fontanile Rile DISTANZA DAL TRACCIATO m 1200 ANNO DEL RITROVAMENTO 2009, controllo archeologico MANUFATTO Frammenti laterizi, vetri DATAZIONE Epoca moderna FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 52
84 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 49 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Settala LUOGO DEL RITROVAMENTO A Nord-Est di Settala DISTANZA DAL TRACCIATO m 1250 ANNO DEL RITROVAMENTO 2007, saggio archeologico MANUFATTO Frammenti ceramici e laterizi Tracce di frequentazione e opera di bonifica DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 53
85 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 50 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Settala LUOGO DEL RITROVAMENTO A Nord-Est di Settala DISTANZA DAL TRACCIATO m 950 ANNO DEL RITROVAMENTO 2007, saggio archeologico MANUFATTO Chiusa idraulica DATAZIONE Epoca moderna FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 54
86 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 51 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Settala LUOGO DEL RITROVAMENTO A Nord-Est di Settala DISTANZA DAL TRACCIATO m 820 ANNO DEL RITROVAMENTO 2007, saggio archeologico MANUFATTO Fornace DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 55
87 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 52 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Settala LUOGO DEL RITROVAMENTO A Nord di Settala, lungo il lato occidentale della Strada Comunale n. 161 DISTANZA DAL TRACCIATO m 1500 ANNO DEL RITROVAMENTO 2007, saggio archeologico MANUFATTO Strada glareata DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 56
88 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 53 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Settala LUOGO DEL RITROVAMENTO A Nord-Ovest di Settala verso Cascina Castello DISTANZA DAL TRACCIATO m 1450 ANNO DEL RITROVAMENTO 2007, saggio archeologico MANUFATTO Villa romana: resti di fondazione di alcuni ambienti DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 57
89 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 54 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Settala LUOGO DEL RITROVAMENTO A Nord-Ovest di Settala verso Cascina Castello DISTANZA DAL TRACCIATO m 1950 ANNO DEL RITROVAMENTO 2007, saggio archeologico MANUFATTO Chiusa idraulica DATAZIONE Epoca moderna FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 58
90 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 55 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Vignate LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascina Bianca DISTANZA DAL TRACCIATO m 90 ANNO DEL RITROVAMENTO 1970, controllo archeologico MANUFATTO Oratorio SS. Jacopo e Filippo (demolito dopo 1970) DATAZIONE Epoca medievale - rinascimentale FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 59
91 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 56 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Cassina de Pecchi LUOGO DEL RITROVAMENTO Frazione Camporicco, Chiesa di S. Maria Nascente DISTANZA DAL TRACCIATO m 900 ANNO DEL RITROVAMENTO 1986, cavo archeologico MANUFATTO Resti murari di Oratorio DATAZIONE Epoca medievale-moderna FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 60
92 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 57 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Pioltello LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascina Castelletto DISTANZA DAL TRACCIATO m 660 ANNO DEL RITROVAMENTO 1982, ritrovamento sporadico MANUFATTO Resti di strutture in laterizi DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 61
93 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 58 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Pioltello LUOGO DEL RITROVAMENTO Vicinanze Chiesa di S.Andrea DISTANZA DAL TRACCIATO m 200 ANNO DEL RITROVAMENTO 2009, notizie orali MANUFATTO Colonnine in marmo di rosso di Verona forse da area di domus DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 62
94 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 59 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Pioltello LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Cascina Gabbadera DISTANZA DAL TRACCIATO m 150 ANNO DEL RITROVAMENTO 2008, ritrovamento sporadico MANUFATTO Necropoli: dodici sepolture in area precedentemente occupata da complesso edilizio DATAZIONE Età romana FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 63
95 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 60 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Pioltello LUOGO DEL RITROVAMENTO Località Seggiano, via Luca della Robbia, angolo Pollaiolo DISTANZA DAL TRACCIATO m 710 ANNO DEL RITROVAMENTO 1985, ritrovamento sporadico MANUFATTO Sepoltura in struttura a sarcofago con corredo DATAZIONE Età tardoromana (IV d.c.) FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 64
96 Università degli Studi di Bergamo Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani RITROVAMENTI O SITI ARCHEOLOGICI SCHEDA SITO 61 MI Georeferenziazione del sito su C.T.R. PROVINCIA Milano COMUNE Segrate LUOGO DEL RITROVAMENTO Frazione Rovagnasco, via Begonia DISTANZA DAL TRACCIATO m 1350 ANNO DEL RITROVAMENTO 1961, ritrovamento sporadico MANUFATTO Fibbia in ferro con rivestimento in oro DATAZIONE Epoca antica, non precisata FONTE Archivio della Soprintendenza Beni Archeologici della Lombardia 65
97 CUP E3 1 B COLLEGAMENTO AUTOSTRADALE DI CONNESSIONE TRA LE CITTA DI BRESCIA E MILANO P ROCEDURA A UTORIZZATIVA D. LGS 163/2006 D ELIBERA C.I.P.E. DI APPROVAZIONE DEL PROGETTO D EFINITIVO N 42/2009 ARCHEOLOGIA RELAZIONE GENERALE PROGETTAZIONE: VERIFICA: I.D. IDENTIFICAZIONE ELABORATO PROGR. EMITT. TIPO FASE M.A. LOTTO OPERA PROG. OPERA TRATTO PARTE PROGR. PART.DOC. STATO REV. MESE ANNO RE A SCALA: ELABORAZIONE PROGETTUALE REVISIONE Juanita Schiavini responsabile scientifico N. REV. DESCRIZIONE DATA REDATTO DATA CONTROLLATO DATA APPROVATO Anna Caprasecca 1 0 DOC_REVDESCR DATA1 REDATTO DATA2 CONTROLLATO DATA3 APPROVATO Riccardo Caproni Sergio Chiesa Matteo Di Tullio Massimiliano Ferri Paolo Mazzariol Chiara Niccoli Monica Resmini DATA: C_SCALA IL DIRETTORE DEI LAVORI IL CONCEDENTE IL CONCESSIONARIO IL PRESENTE DOCUMENTO NON POTRA ESSERE COPIATO, RIPRODOTTO O ALTRIMENTI PUBBLICATO, IN TUTTO O IN PARTE, SENZA IL CONSENSO SCRITTO DELLA SdP BREBEMI S.P.A. OGNI UTILIZZO NON AUTORIZZATO SARA PERSEGUITO A NORMA DI LEGGE THIS DOCUMENT MAY NOT BE COPIED, REPRODUCED OR PUBLISHED, ETHER IN PART OR IN ITS ENTIRETY, WITHOUT THE WRITTEN PERMISSION OF SdP BREBEMI S.P.A. UNAUTHORIZED USE WILL BE PROSECUTE BY LAW
98 2
99 INDICE INDICE... 3 PREMESSA... 5 NOTE METODOLOGICHE FONTI DOCUMENTARIE PER LA STORIA DEL TERRITORIO STUDIO GEOMORFOLOGICO E DEI PALEOALVEI PROFILO STORICO-TERRITORIALE TOPONOMASTICA CATASTALE CAMPIONI TERRITORIALI BIBLIOGRAFIA ELENCO ELABORATI
100 Gruppo di lavoro: Juanita Schiavini -Responsabile scientifico Monica Resmini - Coordinamento tecnico Fonti documentarie - Toponomastica catastale Sergio Chiesa - Studio geomorfologico e dei paleoalvei Chiara Niccoli Repertoriazione ritrovamenti archeologici Anna Caprasecca Interpretazione aerofotografie Riccardo Caproni Toponomastica catastale Matteo Di Tullio, Massimiliano Ferri Profilo storico-territoriale Paolo Mazzariol Analisi documentazione catastale Andrea Azzini, Filippo Carlo Pavesi Sistema informativo territoriale 4
101 PREMESSA Juanita Schiavini, Monica Resmini 5
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103 Numerosi lineamenti distintivi dei luoghi riconducibili alle fasi antiche, non senza riferimento alle condizioni e ai ritmi del processo costitutivo ed evolutivo dei luoghi stessi, sono riconoscibili nei territori e nei paesaggi attuali. La storia, incorporata nella fisicità dei luoghi, si esprime attraverso una pluralità di tracce, di presenze, di segni del ricco e denso palinsesto, non mai adeguatamente esplorato e capito ( ) Preme qui di mettere in risalto la necessità di accostare, anzi di intrecciare, al percorso di trasformazione il percorso di approfondimento delle conoscenze. E auspicabile infatti che le trasformazioni e gli interventi in atto e quelli futuri si inseriscano in una adeguata cultura del territorio e del paesaggio, che favorisca l avanzamento del nuovo in continuità, seppure fecondamente dialettica, con i valori di natura e di cultura depositati nei luoghi. (Lelio Pagani) Il giacimento culturale rappresentato dalla porzione di regione Padana oggetto di studio, fatto di siti eletti in fase antica a insediamento umano, di tracciati di connessione, di opere di lunga durata di organizzazione complessiva del territorio, rappresenta un valore fondativo con il quale si misura un evento di trasformazione territoriale. Tale giacimento si manifesta con tracce di elementi visibili (parti e impronte di insediamenti, oggetti, materiali e strumenti di lavoro), ma anche attraverso il ricco patrimonio di documentazione storica che fa riemergere il senso di presenze, di trame, di elementi organizzatori; in questo contesto si segnala l espressività della fonte catastale a registrare nomi di luogo e di tracciato, sovente fertile indizio per una ricostruzione (certo parziale e con componenti di incertezza) e una ri-significazione di assetti storici, di presenze, di attribuzioni di valore, di gravitazioni geopolitiche. 7
104 Il Centro Studi sul Territorio dell Università degli Studi di Bergamo ha eseguito una analisi di tipo pluridisciplinare preliminare alla indagine archeologica sui luoghi interessati dal collegamento autostradale di connessione tra le città di Brescia e Milano (Brebemi). Il lavoro, esteso a un quadrante territoriale che comprende il complesso dell opera e il suo contesto territoriale di riferimento, ha: (i) analizzato e restituito i lineamenti geomorfologici, (ii) provveduto alla raccolta e alla elaborazione sistematica di materiale documentario 1, (iii) elaborato una restituzione geo-referenziata dei ritrovamenti archeologici editi e inediti, (iv) operato una interpretazione delle aerofotografie del volo GAI IGM del Nello specifico l ambito territoriale indagato al continuo ha riguardato la sezione contenuta in un corridoio di 2 km di buffer, quindi complessivamente di 4 km in asse sull infrastruttura principale e sulle opere connesse; per le informazioni storiche di origine catastale (georeferenziazione dei toponimi e della rete stradale storica) il buffer assunto è di 500 m., per una sezione complessiva di 1 km 3. La relazione di inquadramento storico, così come alcuni elementi analiticointerpretativi di sfondo, sono naturalmente riferiti a un contesto di riferimento più ampio e pertinente al tema. 1 Nel percorso di studio ed elaborazione si è attinto, per la sezione territoriale co-interessata, anche alla banca dati generata nello studio, condotto da questo Centro di Ricerca: Studi preliminari all indagine archeologica lungo il tratto Cassano d Adda - Verona, ricadenti nelle provincie di Milano, Bergamo, Brescia, Verona, della futura linea AV/AC ferroviaria, Bergamo 2004/2005; gruppo di lavoro: Lelio Pagani (responsabile), Fulvio Adobati, Monica Resmini, Sergio Chiesa, Mauro Marchetti, Marcello Cosci, Matteo Di Tullio, Paolo Mazzariol, Alessandro Oliveri, Cristina Riboldi. Nell elaborazione le informazioni desunte dal citato studio sono state acquisite da formato.dwg, verificate e organizzate entro un sistema informativo territoriale ArcGis (formato geodatabase e formato shapefile). 2 La componente di studio di fotointepretazione ha assunto, per il tratto a est di Treviglio, le risultanze degli studi citati in nota 1, condotti (sulla base di voli IGMI , Rossi 1992, CGR 1994, Rossi 2004) per la linea AV/AC Cassano d Adda-Verona sul corridoio dell opera ferroviaria; l indagine ex novo ha pertanto analizzato i fotogrammi del volo GAI-IGMI del (integrato parzialmente da immagini tratte da voli più recenti) per il corridoio principale Brebemi a ovest di Treviglio (compresa) e per l intero sistema delle opere connesse Brebemi. 3 Si rimanda all elaborato Banca dati georeferenziata per una specificazione completa degli elaborati informatizzati, dei loro attributi e delle forme di codificazione adottate. 8
105 I risultati degli studi hanno prodotto una notevole quantità di informazioni ed elaborazioni che si presentano come terreno fertile per la continuazione della ricerca. Le risultanze delle sezioni tematiche di studio sono restituite dapprima al continuo, distinte per ambito tematico; a seguire si produce qualche affondo utile a evidenziare situazioni di particolare interesse e, nel contempo, a esemplificare le potenzialità offerte dall intreccio delle basi informatizzate prodotte. Il complesso degli elaborati prodotti consta di Relazione Generale, Schede dei ritrovamenti o siti archeologici non repertoriati nelle carte archeologiche edite (con relativa cartografia), Schede delle anomalie da foto interpretazione (con relativa cartografia). Ulteriori elaborati cartografici sono stati prodotti per le parti attinenti allo Studio geomorfologico e dei paleoalvei a alla Georeferenziazione dei toponimi di interesse storico-archeologico. L elaborato Banca dati georeferenziata dà conto della struttura del database costruito e della codificazione tecnica di ogni elaborato. La presente relazione è organizzata per capitoli che danno conto delle risultanze delle singole sezioni tematiche di studio, seguiti da un capitolo di chiusura funzionale a fare emergere la fecondità della messa in relazione delle diverse componenti di studio, a partire da alcuni campioni territoriali nei quali si registrano elementi di indizio particolarmente significativi 4. Nella fase di impostazione del lavoro, e in fase intermedia di definizione degli elaborati progettuali, si è operata una verifica dell avanzamento e delle risultanze parziali con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, di intesa con Brebemi e con Concessioni Autostrade Lombarde. Nella fase di impostazione del lavoro si sono poi concordate le modalità operative e di scambio con Brebemi e con l unità di lavoro dell Università di Siena-Laboratorio di Archeologia dei Paesaggi e Telerilevamento, incaricata per l indagine diretta di evidenze archeologiche. 4 Si desidera ringraziare Fulvio Adobati per il sostegno e i preziosi consigli forniti durante le fasi di lavoro. 9
106 Il lavoro come da intese con la committenza ha avuto avanzamenti di consegna progressivi; in particolare sono stati prodotti in una prima fase dei dossier dedicati agli ambiti potenzialmente interessati da collocazione di cantieri e da attività di escavazione di inerti; successivamente si è provveduto a caricare sulla piattaforma, nelle due directory: ProjectWise/ProgettoBrebemi/Documenti/Archeologia/Reportistica/Relazioni ProjectWise/ProgettoBrebemi/Documenti/Archeologia/Risultanze/ i pacchetti di elaborazioni via via prodotte, per consentirne la tempestiva consultazione da parte della struttura tecnica di Brebemi e dello staff di consulenti in campo. 10
107 NOTE METODOLOGICHE Sergio Chiesa, Chiara Niccoli, Anna Caprasecca, Monica Resmini, Paolo Mazzariol 11
108 12
109 Studio geomorfologico e dei paleoalvei 1 Lo studio geomorfologico per le aree di pianura si avvale di metodi e strumenti ormai largamente standardizzati. Per la realizzazione di questo studio si è fatto riferimento all inquadramento generale dell area di studio realizzato pochi anni or sono per il progetto della linea ferroviaria ad Alta Capacità Milano Venezia a cui si rimanda per la bibliografia e la trattazione completa. Di seguito si riporta un sunto relativo alle aree già prese in considerazione mentre verranno forniti alcuni elementi aggiuntivi per le nuove aree. Per quanto riguarda l evoluzione geologica e strutturale della regione Padana la pietra miliare è costituita da un lavoro pubblicato da Pieri e Groppi nel , relativa alla sintesi delle ricerche dell AGIP per la ricerca petrolifera nell area Padana. Per quanto riguarda l evoluzione geomorfologica, il quadro evolutivo generale è stato fotografato dalla pubblicazione della Carta Geomorfologica della Pianura Padana 3 seguita dalle relative note illustrative 4. Per gli altri aspetti relativi alla copertura pedogenetica e all evoluzione generale delle aree in questione, si può fare riferimento alle relative pubblicazioni dell ERSAL (Ente Regionale Sviluppo Agricolo della Regione Lombardia) oggi Ersaf (Ente Regionale per i Servizi all Agricoltura e alle Foreste della Lombardia) che ha prodotto carte dei suoli ad indirizzo agronomico di pregevole fattura, la Carta dei Pedopaesaggi della Lombardia (Ersal 2001) e alcuni lavori del prof. M. Cremaschi, soprattutto la sua tesi di dottorato dal titolo: Paleosols and vetusols in the Po Plain (Northern Italy) 5. La metodologia per la ricerca geomorfologica si è avvalsa successivamente dell indagine aereofotografica che ha permesso, attraverso la visione 1 A cura di Sergio Chiesa. 2 Pieri M., Groppi G., Subsurface geological structure of the Po Plain, Italy, CNR, pubb. 414, P.F. Geodinamica,1981, pp Castiglioni G.B., et al., Carta Geomorfologica della Pianura Padana, 3 Fogli alla scala 1: , SELCA, Firenze Castiglioni G.B., Pellegrini G.B., Note illustrative della carta geomorfologica della Pianura Padana, in. Suppl. Geg. Fis. Din. Quat., IV 2001, Cremaschi M., Paleosols and Vetusols in the Central Po Plain (Northern Italy), coll. Studi e Ricerche sul Territorio, 28, Milano 1987, pp
110 stereoscopica, l individuazione di forme attuali e antiche della superficie terrestre. La valutazione dell andamento altimetrico dell area e, soprattutto, la valutazione del microrilievo eseguita in punti specifici dell area, ha consentito l individuazione di alcune anomalie nell andamento generale delle pendenze. Tali anomalie hanno permesso la delimitazione di aree specifiche contraddistinte da caratteristiche geomorfologiche interne molto omogenee, in forte contrasto con quanto si può rinvenire nelle aree esterne circostanti. Alcuni rilievi sul terreno hanno inoltre consentito di verificare e tarare le osservazioni desunte nelle precedenti fasi di lavoro. Da ultimo, la sintesi dei dati ha reso possibile l elaborazione di opportuna cartografia volta, da un lato alla caratterizzazione dell evoluzione generale dell area e alla suddivisione del territorio in aree a caratteristiche omogenee, dall altro lato all inserimento di elementi di dettaglio lungo il tracciato delle opere in progetto. Aggiornamento della Carta Archeologica della Lombardia 6 Vengono qui presentati i risultati del lavoro di raccolta delle conoscenze fino ad oggi acquisite in ambito archeologico effettuato presso l Archivio Topografico della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia (ATS), al fine di verificare se il progettato tracciato dell autostrada Brebemi e delle opere ad esso connesse, ricadono o meno in aree già interessate da ritrovamenti archeologici. Per quanto riguarda le province di Bergamo e Brescia entrambe dotate di una carta acheologica (Poggiani Keller R., a cura di, Carta Archeologica della Lombardia, II, La Provincia di Bergamo. Modena 1992; Rossi F., a cura di, Carta Archeologica della Lombardia, I, La Provincia di Brescia, Modena 1991; Rossi F., a cura di, Carta Archeologica della Lombardia, V, Brescia: La città, Modena 1996), si è proceduto all aggiornamento dei dati attraverso lo spoglio 6 A cura di Chiara Niccoli. 14
111 del materiale inedito (fascicoli conservati presso l ATS) ed edito, in particolare del Notiziario della sopracitata Soprintendenza. Per le province di Milano e Cremona, prive di una specifica carta archeologica, si è proceduto allo spoglio totale dei documenti di archivio e delle fonti edite. Il panorama dei rinvenimenti archeologici che si è in tal modo delineato è stato sottoposto a schedatura; ogni singolo ritrovamento (sia quelli pubblicati sulle carte archeologiche, sia gli inediti) è stato posizionato sulla cartografia di base (Carta Tecnica Regionale della Lombardia, 1994) e, la dove possibile, georeferenziato dopo opportuna verifica dell esatta localizzazione 7. Fotointerpretazione 8 La valutazione del potenziale archeologico delle aree attraversate dal tracciato dell autostrada Brebemi si avvale oltre che della raccolta delle conoscenze già acquisite tramite studi specifici di lunga tradizione (ricerche di superficie, toponomastica, cartografia storica, saggi di scavo, ecc.), anche della ricerca degli elementi di anomalia percepibili attraverso la lettura del territorio, ricavati con l analisi stereoscopica delle strisciate aerofotogrammetriche e con l elaborazione computerizzata delle fotografie aeree disponibili. Pertanto, l indagine aerofotografia condotta lungo tale tracciato, al fine di evincere informazioni circa la presenza di tracce antropiche sepolte, si è avvalsa della copertura aerofotografia del volo GAI (Gruppo Aerei Italiani) prodotto nel con pellicola pancromatica dall Istituto Geografico Militare di Firenze, e dei voli prodotti dalla ditta Rossi negli anni 1992 e 2004 e dalla CGR (Compagnia Generale Riprese aeree) nel 1994; questi ultimi voli sono stati utilizzati per la fotointerpretazione del tratto Brescia-Cassano d Adda. 7 Si rimanda all elaborato Banca dati georeferenziata per una specificazione completa degli elaborati informatizzati, dei loro attributi e delle forme di codificazione adottate. 8 A cura di Anna Caprasecca e Sergio Chiesa. 15
112 L'utilizzo ai nostri fini di fotogrammi prodotti per uso cartografico disponibili sul mercato, si è reso possibile grazie alla messa a punto di una chiave interpretativa che, con un processo di lettura sistematico delle anomalie interpretabili, è in grado di cogliere con sufficiente chiarezza e di fissare in codice i diversi segni relativi agli impianti insediativi sepolti. Le strutture murarie sepolte a poca profondità tendono infatti a condizionare la regolare crescita della vegetazione che assume conseguentemente una diversa colorazione la quale, a sua volta, tende a riprodurre specularmente sulla superficie del terreno la geometria della struttura sepolta; altrove, invece, è l'umidità presente all'interno dei fossati difensivi dell'insediamento sepolto che, risalendo in superficie per capillarità, ne disegna sul suolo il tracciato perimetrale. Anche le fotografie aeree definite commerciali, prodotte per scopi non archeologici dalle Amministrazioni Regionali e, soprattutto, dall IGMI di Firenze e pertanto registrate in condizioni di clima, di luce e di altitudine adeguate esclusivamente alle esigenze della restituzione cartografica, sono in grado di rivelare fatti insediativi sepolti, i quali si manifestano sottoforma di contrasto più o meno evidente e con livelli di percettibilità diversi a seconda del periodo stagionale in cui il volo è stato effettuato. Va rilevato, come in linea generale lo studio e l'analisi comparata di più voli prodotti in periodi stagionali diversi e, magari, registrati a distanza di anni gli uni dagli altri, favorirebbe il riconoscimento dei vissuti storici che appaiono leggibili, molto spesso, su un solo volo e, solo raramente anche su altri. La fotointerpretazione si è avvalsa di uno stereoscopio dotato di binoculare a 15 ingrandimenti. Ogni singolo fotogramma è stato sottoposto a scansione con risoluzioni varianti, a seconda della scala fotografica, tra gli 800, 1200 e 1600 dpi, con un ulteriore aumento della dimensione di immagine del 100% e oltre. Le tracce desunte con la lettura a forte ingrandimento su un monitor impostato a 1600x1280 dpi di risoluzione, sono state sottoposte, per una migliore comprensione delle risposte cromatiche del suolo esplorato, a elaborazione computerizzata e, con le tecniche di image processing gestibili con il programma Photoshop, sono state analizzate allo schermo con 16
113 operazioni di resa ottica, variazioni di contrasto e di luminosità, resa in negativo-positivo, ecc. Nel trattamento delle immagini, non essendo applicabile un unico modello di elaborazione, sono stati considerati i colori predominanti sulla scena come ad esempio il grigio più o meno scuro della vegetazione, o i colori più chiari dei suoli nudi o, infine, il colore tendente al nero indicativo, normalmente, delle zone più umide. Quindi, per ogni singola emergenza individuata è stato necessario modificare parzialmente o totalmente la sua composizione cromatica ed in particolare, al fine di migliorare la leggibilità delle tracce che segnalano la presenza dei paleoalvei o delle numerosissime risorgive, è stato necessario scomporre e ricomporre elettronicamente le singole immagini in livelli a falso colore. Operazione, questa, lunga e complessa, ma necessaria quando si utilizzano, come nel nostro caso, fotografie registrate in bianco-nero che come è noto contengono informazioni che il nostro occhio non riesce a percepire che in minima parte, mentre è in grado di separare più facilmente le combinazioni di una immagine a colori. Il modesto potere informativo dei fotogrammi utilizzati, che hanno registrato l'immagine di un territorio soggetto ad un elevato grado di umidità, favorita dalla presenza di una falda freatica pressoché superficiale, alimentata dalle numerose risorgive attive lungo l'intero tracciato oggetto della ricerca, mentre ha facilitato l identificazione delle anomalie relative alla presenza di antichi fossati sepolti, ha invece limitato a pochi casi il processo di formazione di quelle tracce che, in condizioni diverse, rivelano la presenza di strutture murarie sepolte. Nel complesso i dati acquisiti, sia per la quantità, sia per l estensione delle situazioni individuate e registrate, restituiscono un quadro d insieme piuttosto importante per la conoscenza e lo studio di quelle presenze sepolte che hanno costituito le antiche forme di popolamento del territorio. L elaborazione delle aerofotografie ha consentito di riconoscere nella porzione territoriale interessata da Brebemi e dalle opere di connessione, 58 17
114 anomalie con possibile significato archeologico in senso lato, rientranti nella fascia di 4 km (2 km dal tracciato nelle due direzioni). Le anomalie, sulla base della tipologia di traccia (vegetazionale, grado di umidità desunto da particolari livelli di grigio, geometrica riferita a tracce percepibili con forme differenti da quelle naturali) sono suddivisibili in prima istanza in quattro categorie: - 41 anomalie di tipo vegetazionale; - 12 anomalie derivate da distribuzione dell umidità; - 4 anomalie come combinazione dei due precedenti tipi; - 1 anomalia riconducibile a tracce geometriche non naturaliformi. Come distribuzione in relazione alle province, 14 ricadono in provincia di Brescia, 39 in provincia di Bergamo, 2 in provincia di Cremona e 3 in provincia di Milano. I risultati conseguiti mediante il contributo del telerilevamento (interpretazione delle aerofoto) rappresentano indizi che potranno acquisire maggiore significato nell incrocio con le risultanze delle altre componenti del presente studio, o di altri studi e indagini predisposti sulla stessa area territoriale. Catasto Lombardo-Veneto e localizzazione dei toponimi 9 Per lo studio del territorio oggetto del presente lavoro ricadente nelle province di Brescia, Bergamo, Cremona e Milano si sono utilizzate le mappe del Catasto Lombardo-Veneto in scala 1:2.000 (conservate presso l Archivio di Stato delle quattro province citate). I singoli fogli di mappa sono stati montati in modo da avere un quadro complessivo delle aree sottoposte ad analisi. Su questa base informatizzata sono stati localizzati i dati desunti dai Sommarioni napoleonici, per quanto riguarda la toponomastica, aggiornati di volta in volta attraverso la Tavola di Classamento, uno dei registri cosiddetti preparatori al Catasto Lombardo- 9 A cura di Monica Resmini e Paolo Mazzariol 18
115 Veneto (conservati presso l Archivio di Stato di Milano) fino all anno di pubblicazione delle mappe austriache ( ). Le differenze tra i diversi catasti analizzati, riconducibili alla storia degli Stati di origine, hanno determinato una disparità cronologica nella costruzione in sequenza delle fonti e quindi del materiale sia cartografico, sia toponomastico. In area bergamasca, bresciana e cremonese la prima soglia di rilevamento toponomastico ottocentesco risale all età napoleonica ( ), cui segue un nuovo rilevamento in età asburgica nelle Tavole di Classamento ( ). In area milanese, che comprende anche i comuni della Gera d Adda e del Bergamasco meridionale, si eredita il cosiddetto Catasto Teresiano: solo dopo la metà dell Ottocento si producono le mappe e gli atti del Nuovo Censo con i Sommarioni ( ) e le Tavole di Classamento ( ). Una volta eseguito il montaggio dei fogli, si è proceduto alla segnatura, per ogni particella catastale, del relativo toponimo e alla delimitazione della estensione di questo su una o più particelle. Le mappe di riferimento rappresentano la situazione territoriale con rimando alle Tavole di Classamento dei terreni, dall impianto agli aggiornamenti successivi: ad esse si fa riferimento principale per il reperimento del nome. L operazione di riporto delle denominazioni, di per sé apparentemente meccanica, è frutto però di un attenta lettura e confronto tra le due soglie Sommarione e Tavola di classamento, che ha consentito, a volte, di recuperare informazioni altrimenti perse. Si è proceduto, inoltre, alla verifica di eventuali rinumerazioni generali delle particelle del comune censuario avvenute tra le due soglie catastali, in tal caso non sarebbe infatti possibile il confronto (nei comuni interessati dal tracciato Brebemi non si è verificato questo caso). Il toponimo di ogni mappale si è spesso perpetuato per secoli, a volte frutto di nuove titolazioni a seguito di assestamenti territoriali o proprietari. Ad esempio, dopo un frazionamento, il vecchio numero conserva l antica denominazione, mentre il nuovo introdotto ne assume una diversa. Vi sono casi in cui nella Tavola di Classamento anche la particella originaria, oltre a 19
116 quella frazionata, assume la nuova denominazione rispetto a quanto segnalato nel Sommarione : in questo caso si è preferito porre il termine più antico nel vecchio mappale e inserire il nuovo impianto (nuovo nome) nel mappale ricavato dal frazionamento. Esistono infine alcune particelle in cui non viene riportato il toponimo. Ciò riguarda gli ultimi assestamenti, ovvero gli aggiornamenti segnalati sulla mappa con assegnazione del relativo numero, e che non sono stati registrati nella Tavola di Classamento o, se segnalati, risultano privi di denominazione. La logica indurrebbe a ricavare il dato dalla particella di provenienza, ovvero quella adiacente, se si può desumere dal registro. In questi casi, per correttezza, si è preferito omettere il dato in quanto non si può escludere la presenza, già in origine, di un diverso toponimo. Questa restituzione consente di leggere il rapporto dell opera rispetto alla tessitura storica del territorio interessato, l interferenza con i sistemi a rete, le relazioni di diversa prossimità con edifici e manufatti storici. La georeferenziazione degli areali dei toponimi sulla base del Catasto Lombardo-Veneto è finalizzata a cogliere la rilevanza di alcuni di essi, la cui significatività è da ricondurre, oltre che all etimologia, alla collocazione in siti che presentano condizioni di potenziale interesse archeologico. L analisi e la localizzazione dei toponimi è stata condotta con la finalità di individuare l esistenza di relazioni tra i nomi dei luoghi e l evoluzione territoriale. Spesso il toponimo fornisce indicazioni utili alla conoscenza del territorio, richiamando per esempio vicende storiche, elementi geografici, economici, agricoli, suddivisioni fondiarie. Tale ricerca deve essere condotta con estrema cautela e fornisce riscontri interessanti soprattutto quando il dato viene confermato da altri ambiti di ricerca. In questo caso, l indagine toponomastica è stata supportata oltre che dal preziosissimo repertorio fornito dai Sommarioni del Catasto Napoleonico, anche da uno spoglio delle fonti bibliografiche. 20
117 Cartografia dell Istituto Geografico Militare: viabilità e idrografia La composizione della cartografia IGMI in scala 1: alla soglia temporale del 1889, muove dalla volontà di rappresentare il tracciato Brebemi e il corridoio territoriale di riferimento, entro un quadro di lettura sinottica. La restituzione, su questa cartografia, della maglia viabilistica e del reticolo idrografico desunta dalla matrice informativa del Catasto Lombardo-Veneto, è finalizzata a cogliere i tratti dei sistemi a rete storici nel corridoio attraversato, su una base che ne consente una più agevole lettura nelle situazioni di contesto. 21
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119 FONTI DOCUMENTARIE PER LA STORIA DEL TERRITORIO Monica Resmini 23
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121 Tracciare la storia della lunga presenza dell uomo sul territorio, significa riconoscere la trama di segni e paesaggi derivanti dall interazione con le possibilità offerte dai vari contesti ambientali, significa far emergere nell oggi l eredità dei diversi tempi. Tra i possibili mezzi atti ad affrontare tale tematica, accanto e insieme ai caratteri riconoscibili nei luoghi stessi, assumo particolare rilievo le fonti cartografiche e scritte, queste ultime anche e specialmente se ci si riferisce a periodi più remoti 1. Le fonti documentarie sono quindi uno strumento indispensabile per ricostruire trame territoriali, connettere, significare o risignificare elementi e insiemi, per riportare nella nozione individuale e collettiva presenze, segni, fatti la cui memoria può, per diverse cause, essersi affievolita o spenta. È da notare, in vero, che, per la quasi totalità del tempo relativo alle fasi antiche, non disponiamo di fonti documentarie coeve. L esistenza, d altronde, di documenti scritti, a partire dal secolo VIII, provenienti da archivi speciali favorisce riscontri preziosi, con non poche opportunità di applicazione a ritroso. Allo stesso modo danno forza per ricostruire seppure con la prudenza e il senso del limite dovuti elementi, anche riferibili a tempi anteriori a quelli di cui sono espressione, fonti di diverso genere, prodotte lungo i secoli, fino ai nostri giorni: si pensi, esemplificativamente, agli statuti urbani e rurali, agli atti notarili, agli estimi e ai vari documenti di proprietà (cabrei, ecc.), agli atti delle istituzioni pubbliche, ai documenti derivati da speciali magistrature o da speciali attività in materia di confini, fortezze, miniere, strade, acque, alle registrazioni della popolazione e delle attività economiche, agli atti delle istituzioni ecclesiastiche, ai documenti di particolari fondi privati, ai diversi prodotti cartografici, molti dei quali pure connessi con speciali funzioni, magistrature, attività, fino ai catasti, che costituiscono una fonte preziosa di informazioni 2. 1 Pagani L., Problemi di identificazione toponomastica, in Cortesi M.R., a cura di, Bergamo e il suo territorio nei documenti altomedievali, Atti del convegno 7-8 aprile 1989, Bergamo 1991, pp Pagani L., La Lombardia centro-orientale tra natura e storia, in De Marchi M.P., Pagani L., a cura di, Le fasi antiche del territorio. La Lombardia orientale tra Adda e Oglio, Bergamo 2003, pp
122 Catasti storici L esordio del catasto, nuovo strumento fiscale, avviene in Lombardia nel XVIII secolo, con l introduzione di un sistema di rilevazione e analisi del territorio basato sulla rappresentazione geometrica particellare dei terreni, corredata da misure e stime analitiche. Nel 1718, sotto la dominazione austriaca, ha inizio, nello Stato di Milano, la prima operazione catastale in senso moderno. Una grande impresa che verrà completata nell arco di trent anni: la fase iniziale, svolta tra il 1718 e il 1733, è legata al nome dell imperatore Carlo VI; la seconda fase, intrapresa a partire dal 1749, si compie nel tempo dell imperatrice Maria Teresa, da qui la denominazione di catasto teresiano. Restano esclusi da questo procedimento di catastazione tutti i territori lombardi appartenenti alla Repubblica di Venezia che corrispondono a gran parte dell attuale provincia di Bergamo e alla provincia di Brescia. Questi dovranno attendere la stagione napoleonica per avere il primo strumento di rappresentazione organica del territorio, e precisamente il 1807, quando viene promulgato il decreto di attivazione del Catasto Generale del Regno. Le operazioni partono in quei comuni ancora privi di censo regolare. Gli eventi militari interruppero i lavori al momento della stima degli immobili. Nel 1815, a Milano, una nuova Consulta stabilì di riprendere l azione catastale, che però prese effettivo avvio solo nel Il nuovo catasto del Regno Lombardo-Veneto, detto anche austriaco, attivato in anni differenti nelle diverse città, venne utilizzato fino al 1906, data di impianto del catasto del Regno d Italia. Per i comuni oggetto del presente lavoro disponiamo del Catasto Teresiano, del Catasto Napoleonico, del Catasto Lombardo-Veneto e del Catasto del Regno d Italia, detto anche cessato catasto. Le operazioni catastali hanno prodotto una vasta documentazione che costituisce una importante riserva di dati a cui attingere nella ricerca storicoterritoriale. Attraverso le mappe, in scala 1:2.000 (e 1:1.000 per i centri urbani), è possibile avere una immediata percezione della viabilità in se stessa, in 26
123 rapporto con gli altri abitati e con l organizzazione complessiva del territorio, nonché dello sviluppo dell'idrografia naturale e artificiale. Data la scala del rilevamento, è chiaramente leggibile la distribuzione del costruito, nelle sue singole unità e nelle varie forme di aggregazione. Strettamente collegati alle mappe sono gli altri documenti catastali: notificazioni, processi, sommarioni, minute di stima, ecc., che possono essere utilizzati in maniera intrecciata con le mappe stesse per cogliere tutta una serie di fatti territoriali. In particolare i dati forniti dai sommarioni - registri che riportano il numero di mappa, il nome del possessore, la denominazione del pezzo di terra o dell edificio (cioè il toponimo), la qualità e l uso, la superficie e la rendita - possono servire alla costruzione di carte tematiche che visualizzino nella loro distribuzione spaziale i vari fenomeni. Un altra serie di indicazioni preziose viene offerta in materia di toponomastica. Relativamente a questo tema una consistente messe di dati è contenuta nelle registrazioni catastali, consentendoci di recuperare, mediante lo studio dei nomi locali, fasi e momenti della storia antica di questi luoghi. I toponimi, che ancora oggi esistono sono spesso in diretta connessione con quelli dei secoli passati e svolgono, di conseguenza, una funzione documentaria insostituibile. Cartografia dell Istituto Geografico Militare Italiano (I.G.M.I.) Sin dalla sua costituzione (1861), l Istituto Geografico Militare sviluppò la produzione di cartografia destinata alla copertura del territorio italiano e la ricerca di metodi, strumenti e tecnologie per realizzarla. Le prime carte in scala 1: iniziarono a uscire già nel 1873, e riguardavano le regioni meridionali, dove il rilievo del terreno era già in corso da tempo in base a un decreto del Con la decisione presa nel 1875 di realizzare la nuova carta d Italia in scala 1: , attraverso rilievi di campagna in scala 1: e, per le zone di maggiore importanza, in scala 1:25.000, si attuò una suddivisione in scale 27
124 diverse del nostro territorio: al la montagna e al la fascia collinare e la pianura. Le tavolette in scala 1: vennero pubblicate intorno al Il rilievo topografico del paese terminava nel 1900, ma solo parte del territorio era stato rilevato al : il rilievo del Nord era terminato nel 1892, l Italia centrale nel 1896, la Sardegna nel La costruzione di questa carta fu dettata da esigenze di ordine principalmente militare, decisamente orientate alla rappresentazione degli ostacoli e delle percorribilità del terreno, sì da raccogliere ogni genere di possibile varco o di intralcio al passaggio delle truppe. Le serie successive delle tavolette in scala 1:25.000, pubblicate a intervalli regolari (1931, 1954, 1971), costituiscono un documento in certo senso unico dell evoluzione recente del paesaggio umanizzato della penisola. Si tratta di una fonte omogenea nello spazio, dato che riguarda l intero territorio nazionale e nel tempo, perché la simbologia ha subito variazioni modeste, che in molti casi si riducono all introduzione di nuovi segni, corrispondenti a fenomeni nuovi (es. le autostrade, i gasdotti, ecc.). Per la ricerca storica è essenziale disporre di serie complete e omogenee; perché le tavolette, ognuna delle quali rappresenta una superficie di circa 96 kmq, contengono una immensa quantità di informazioni. Proprio per il fine militare, la rappresentazione del territorio è attenta in primo luogo all orografia e alle infrastrutture viarie e di collegamento, oltre che più in generale al complesso di fattori e circostanze il cui concorso è essenziale per la definizione del quadro delle operazioni militari e la cui conoscenza è utile per la padronanza strategica del territorio. Le tavolette consentono una visione della stratificazione dei paesaggi umani e in generale degli interventi umani sul territorio (le successive reti di mulattiere, di carrabili, di carrozzabili, di autostrade ad esempio). Le carte presentano dei limiti, alcuni dei quali sono impliciti nella scala topografica in sé, che comporta ad un tempo troppo dettaglio (se la ricerca riguarda un area vasta, ad esempio una regione o anche una provincia) e troppo poco, ad esempio, la toponomastica contenuta è la più vasta 28
125 accessibile, ma riguarda solo una frazione dei nomi di luogo rinvenibili sul posto. C è poi il limite posto dalla destinazione militare delle tavolette, nelle quali venivano cancellati i possibili obiettivi militari, sostituendoli con un paesaggio di invenzione. Quello che emerge chiaramente e immediatamente dal confronto delle tavolette è la variazione complessiva dell assetto territoriale nelle sue componenti fisiche (coltivi, insediamenti, rete delle comunicazioni, sistema delle acque, campi, reti tecnologiche) e fisico-giuridiche (i confini delle varie unità amministrative e politico-amministrative). Le variazioni apprezzabili nelle scale topografiche sono in qualche modo dei macro-cambiamenti: non si vedrà il singolo fosso o la singola vigna, ma è perfettamente riconoscibile l infittimento della rete idrica e la crescita complessiva del seminativo vitato o di altre colture. Fotografie aeree Le principali raccolte di materiale aerofotografico sono conservate presso l archivio della Aerofototeca Nazionale e presso l Istituto Geografico Militare di Firenze. In occasione del presente studio si è utilizzato il volo I.G.M. del 1954 che copre tutto il territorio nazionale. Presso i servizi cartografici della Regione Lombardia e delle diverse Province interessate dall infrastruttura sono conservati i fotogrammi utilizzati per la redazione e gli aggiornamenti della cartografia ufficiale prodotta da questi enti. 29
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127 STUDIO GEOMORFOLOGICO E DEI PALEOALVEI Sergio Chiesa 31
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129 L utilizzo dei dati geomorfologici in appoggio ad altri tipi di indagine, più mirate al riconoscimento di resti archeologici, si è andato affermando negli ultimi decenni in quanto permette di contestualizzare i singoli siti e di cogliere il legame con le caratteristiche fisiografiche. Le fonti utilizzate nello studio sono state: - i dati cartografici storici disponibili in letteratura - cartografie IGM di differenti levate - cartografie tecniche regionali della Lombardia - la banca dati disponibile al Geoportale della Regione Lombardia - foto aeree con differente data di ripresa e scala: volo IGM del 1954 a scala 1:33000 ca., volo Italia Compagnia Generale Ripreseaeree 1994 a scala 1:75:000 ca. Per le modalità di analisi e la tipologia dei prodotti si rimanda all apposito allegato tecnico denominato Banca dati georeferenziata. Ogni altro documento bibliografico relativo all evoluzione geomorfologica dell area con particolare riferimento agli studi compiuti dalla seconda metà degli anni 80, periodo in cui sono iniziate le ricerche volte alla realizzazione della carta geomorfologica della Pianura Padana a scala 1: , e ai numerosi contributi emersi nella realizzazione della Carta Geologica progetto CARG. Tale progetto di ricerca ha dato per le ricerche geomorfologiche in aree di pianura una forte spinta propulsiva in merito sia alle conoscenze e sia alle metodologie di indagine da applicarsi in queste aree di pianura. Sintesi dei dati Evoluzione geologico-geomorfologica della Pianura Padana La Pianura Padana centrale è caratterizzata da deboli gradienti di pendenza che individuano superfici convergenti verso il depocentro del bacino, occupato dal corso attuale del fiume Po. La Pianura Padana nella sua zona centrale è contraddistinta da una larghezza media di km. I bordi della pianura sono caratterizzati dalla presenza di terrazzi di dimensioni differenti, più sviluppati arealmente nel settore alpino 33
130 occidentale, costantemente presenti su quello appenninico e più ridotti, quasi assenti, su quello alpino orientale (fig. 1). In alcune località sono presenti lembi relitti di queste superfici isolate nella pianura (es. Casalpusterlengo, Romanengo, Ciliverghe, ecc.). Tutti questi terrazzi connotati da presenza di coltri loessiche 1 e da suoli fortemente alterati, denotano una esposizione agli agenti esogeni di gran lunga più pronunciata dei sedimenti della pianura circostante. Queste superfici rappresentano la testimonianza di fasi di aggradazione e di successive erosioni più antiche dell ultimo massimo glaciale. Quest ultima avanzata ha lasciato tracce dirette nella Pianura Padana centrale, testimoniate dagli apparati glaciali che scendevano dalle Alpi (apparato verbano, lariano, sebino, benacense), mentre nel settore meridionale della pianura non sono noti ghiacciai che nel corso dell ultimo massimo glaciale, abbiano raggiunto la pianura aperta. Durante l ultimo massimo glaciale, ma anche nelle prime fasi di riduzione della calotta glaciale alpina (il cosiddetto Tardiglaciale), le condizioni ambientali risultavano molto diverse dalle attuali. Innanzitutto il clima era contraddistinto da temperature medie più rigide e da un minor grado di umidità. In prossimità della calotta alpina, infatti, si instaurò una circolazione anticiclonica permanente che provocò una diminuzione generalizzata delle precipitazioni. È una situazione comune alla maggior parte delle aree glacializzate, che risultano spesso circondate da fasce di terre aride e fredde. La pianura lombarda doveva perciò risultare una landa desolata caratterizzata da un paesaggio a steppa in cui la vegetazione arborea era molto rada, mentre prevaleva la prateria con arbusti, un paesaggio simile a quello che si rinviene attualmente in Patagonia. Tale situazione risulta testimoniata anche in molti reperti pollinici indagati in numerose località del Nord Italia. 1 Cremaschi M., Paleosols and Vetusols in the Central Po Plain (Northern Italy), coll. Studi e Ricerche sul Territorio, 28, Milano 1987, pp
131 La pianura a nord del Po è costituita da una superficie il cosiddetto livello fondamentale della Pianura 2 non più interessata da idrografia principale, e caratterizzata da tracce di idrografia abbandonata che testimoniano portate ben maggiori delle attuali 3. I fiumi attuali, infatti, scorrono entro larghe valli incassate nel livello fondamentale della pianura, occupandone spesso una porzione estremamente ridotta (fig. 1). Tali incisioni larghe e profonde si formarono quando i corsi d acqua cambiarono la loro alimentazione da glaciale a nivopluviale. 2 Petrucci F., Tagliavini S., Note illustrative della Carta Geologica d'italia, Foglio 61, Cremona, Servizio Geologico d'italia, 43, Marchetti M., Cambiamenti idrologici nella Pianura Padana centrale a Nord del Fiume Po: i casi di "Underfit Streams" dei Fiumi Mincio, Oglio e Adda, in Geog. Fis. Dinam. Quat., 13 (1), 1990, pp
132 Fig. 1 Schema delle grandi unità fisiografiche della Pianura Padana centrale (modificato da Marchetti 4. Legenda: 1) substrato prequaternario, 2) anfiteatri glaciali, 3) terrazzi antichi con vetusuoli, 4) livello fondamentale della pianura, 5) unità oloceniche. Lo sviluppo del reticolo idrografico in tutta l area circummediterranea, e quindi anche sui rilievi italiani, è stato condizionato da un importante evento accaduto durante il Messiniano (Miocene sup.), quando il Mediterraneo rimase isolato dall Atlantico a causa della chiusura dello stretto di Gibilterra. La chiusura, avvenuta per effetto dell avvicinamento Africa-Europa durante un 4 Marchetti M., Environmental changes in the central Po plain (Northern Italy) due to fluvial modifications and man s activities, in Geomorphology, 44 (3-4), 2002, pp
133 periodo caldo, causò l evaporazione quasi totale del Mediterraneo. L abbassamento del livello marino di migliaia di metri, causò un periodo di intensa erosione nei reticoli idrografici per effetto dell erosione regressiva. Per dare un idea dell entità dell approfondimento del reticolo idrografico, si pensi che la base della depressione dei principali laghi prealpini (Garda, Maggiore, Como, Iseo) si trova a centinaia di metri sotto l attuale livello marino. Le depressioni lacustri sono poi state riempite negli ultimi 5 milioni di anni da sedimenti sciolti, ma i loro fondali sono tuttora al di sotto del livello del mare. Fig. 2 Sezione geologica ad andamento N-S attraverso la Pianura Padana centrale (modificato da Pieri egroppi, 1981) 5 La struttura profonda della Pianura Padana è costituita da un bacino bordato a nord e a sud da due catene montuose a differente evoluzione. Il sollevamento delle catene ha avuto la massima intensità durante il Miocene, proseguendo intenso anche durante il Pliocene nell Appennino Settentrionale. Durante il Pleistocene i movimenti tettonici, pur d intensità limitata continuarono, testimoniati dalle strutture sepolte nella Pianura Padana. Con l avvento di periodi glaciali intercalati da periodi interglaciali, si alternarono momenti di generalizzata sedimentazione a momenti di altrettanto generalizzata erosione fluviale, seguiti da momenti di stabilità. Le Alpi, ad esempio, durante l ultimo massimo glaciale erano coperte da un unica grande calotta da cui emergevano solo i picchi più elevati e ripidi. Nelle circostanti pianure si estendevano paesaggi di steppa (condizioni aridofredde), mentre sui rilievi agivano intensamente i processi glaciali che 5 Pieri M., Groppi G., Subsurface geological structure of the Po Plain, Italy, CNR, pubb. 414, P.F. Geodinamica,1981, pp
134 contribuirono al rimodellamento delle principali valli alpine. Durante le glaciazioni, quindi, si genera sulle Alpi forte produzione di detrito nella parte montana, mentre allo sbocco in pianura, si hanno invece imponenti accumuli sedimentari responsabili dell aggradazione di tutta la Pianura Padana fino al Po, e forse oltre. L ingente deposizione di sedimenti durante i periodi glaciali era dovuta sia alle alte portate dei corsi d acqua dovute alla scarsa evapotraspirazione (minore radiazione solare, assenza di vegetazione) e altrettanto scarsa infiltrazione (suolo gelato), sia alla grande quantità di sedimenti prodotti dall esarazione glaciale. Alla fine dei periodi glaciali, si innescarono eventi molto intensi di erosione fluviale in grado di incidere i sedimenti del precedente ciclo glaciale. Tale situazione è sicuramente da imputare alla diminuzione improvvisa del carico solido dei corsi d acqua quando l alimentazione si trasforma da glaciale in pluviale. Come conseguenza di queste azioni si possono osservare superfici terrazzate sospese sulla piana fluviale attiva di età via via più antica. L età di queste superfici può in parte essere valutata anche dalla presenza di suoli a diverso grado di evoluzione. Le unità fisiografiche In carta sono state identificate con campiture di diverso colore alcune unità fisiografiche di interesse regionale. Il criterio di selezione di queste unità unisce caratteri tipicamente morfopedologici, ed è da considerarsi una suddivisione in unità la cui superficie sommitale è dovuta a precisi eventi fortemente influenzati da vicissitudini climatiche, e presenta perciò caratteristiche geomorfologiche e pedologiche uniformi. Nella Carta sono state distinte le seguenti unità (provincie pedologiche) tutte appartenenti alla Regione pedologica Pianura Lombarda : 1) alta pianura 2) media pianura, 3) bassa pianura, 4) pianure allvionali attuali e recenti, 5) terrazzi fluviali. 38
135 Il substrato prequaternario è esterno al margine della Pianura Padana, rientra solo marginalmente nell area oggetto dello studio, ed è costituito dal Monte Orfano formato da conglomerati di genesi marina di età miocenica. Al di fuori dell area di studio si trovano verso ovest, al contatto con i rilievi alpini, grandi aree con caratteristiche tra loro simili (i cosiddetti ripiani a ferretto lombardo), dei quali uno è presente anche a sud-est di Treviglio, tra il Serio e l Oglio, dove vi è una superficie terrazzata presso Romanengo allungata in senso nord-sud che può essere assimilata in parte ai rilievi isolati presenti a sud e ad est di Brescia. La distinzione utilizzata è dovuta ad alcune caratteristiche morfologiche tessiturali dei depositi presenti più che ai processi genetici, infatti, la suddivisione in alta, media e bassa pianura distingue il cambio di pendenza e la granulometria dei depositi prevalenti, mentre complessivamente individuano l unità del livello fondamentale della pianura lombarda. Arealmente occupa, nell area di studio, la maggiore estensione. Essa è costituita dai depositi fluvioglaciali e fluviali accumulati dai corsi d acqua che traevano la loro alimentazione dalla calotta glaciale alpina. Il corpo sedimentario è di conseguenza formato da una serie di grandi conoidi con estensione anche di diverse centinaia di km 2, tra loro coalescenti a formare una sorta di piano inclinato debolmente pendente verso il fiume Po. La superficie sommitale di questo corpo sedimentario rappresenta la testimonianza dell arresto della sedimentazione fluviale. Con l arresto della deposizione, i corsi d acqua hanno iniziato ad incidere i propri depositi, formando depressioni vallive larghe e profonde anche decine di metri da cui non hanno più potuto allontanarsi a partire dall inizio dell Olocene. Per questo il livello fondamentale della pianura ha conservato molte delle preesistenti forme sulla superficie topografica. La quasi totale assenza di processi di deposizione a nord del Po, ha però impedito il seppellimento di materiale databile, abbondante a sud del Po, e gli stessi insediamenti archeologici di epoche successive giacciono o lateralmente sulla medesima superficie, o in diretta sovrapposizione stratigrafica. Non è quindi possibile datare direttamente il cosiddetto livello fondamentale della pianura, ma 39
136 può essere ipotizzata la correlazione tra le forme presenti su di esso e quanto riscontrabile sui conoidi pedeappenninici. Ovvero, può essere ipotizzata contemporaneità per il generalizzato arresto di aggradazione avvenuto in tutta la Pianura Padana Centrale. Sul livello fondamentale della pianura sono ben visibili numerose tracce di idrografia braided ben più a sud di quanto si spingano gli attuali corsi idrici a canali intrecciati. Dove le tracce di canali braided si trasformano in tracce di canali monocursali a meandri abbandonati, questi ultimi presentano delle dimensioni di gran lunga sovradimensionate se confrontate con gli attuali meandri. Le tracce di idrografia evidenziate sulla carta geomorfologica sono pertanto la testimonianza di corsi d acqua in equilibrio con la piana fluvioglaciale quando ancora questa era in aggradazione (Tardiglaciale), o a volte semplici tracce di idrografia secondaria di epoca successiva, legati non tanto a corsi d acqua che traevano alimentazione dai rilievi alpini, quanto piuttosto da emersione di acque della falda acquifera più superficiale. La lunga esposizione della superficie del livello fondamentale della pianura agli agenti esogeni comporta che i sedimenti, e con essi i suoli che si rinvengono, non hanno subito modificazioni significative a partire dalla definitiva deglaciazione. I suoli presenti su questa superficie testimoniano, perciò, un esposizione durata almeno anni; sono quindi costituiti da un complesso di orizzonti pedogenetici che evidenziano un discreto grado di evoluzione e uno spessore complessivo di poco superiore al metro. Questi suoli sono contraddistinti, inoltre, anche da un orizzonte profondo B caratterizzato dall accumulo di argilla illuviata dai soprastanti orizzonti (Orizzonte argillico B t ). In realtà questa situazione appena descritta è ideale, e spesso non si rinviene sulla piana in esame poiché questi suoli hanno risentito dell erosione che li ha in parte decapitati. In particolare, una fase molto intensa di erosione dei suoli su tutto il livello fondamentale della pianura è avvenuta come conseguenza della generalizzata deforestazione, impostasi in tutta la Pianura Padana a partire dal Neolitico e proceduta con maggior intensità a partire dall età romana. 40
137 Il livello fondamentale della pianura può ulteriormente suddividersi in sub unità, caratterizzate dalla tipologia dominante delle tracce di idrografia abbandonata su di essa. Può così identificarsi la subunità a canali braided abbandonati, che corrisponde alla porzione prossimale del livello fondamentale della pianura ed quella predominante nell area esaminata. La subunità a canali braided abbandonati costituisce la porzione più evidente, quella prossimale, dei grandi conoidi alluvionali di età pleniglaciale e il suo limite inferiore, a volte sfumato verso la subunità seguente, è più spesso netto e sottolineato da decise variazioni granulometriche dei sedimenti fluviali e da brusco calo delle pendenze. La subunità seguente è costituita dalla fascia di transizione tra quella in cui appaiono tracce di idrografia abbandonata di tipo braided, e quella dove le tracce sono tipicamente meandriformi. Questa subunità comprende tutta la zona meridionale dell area bresciana. In essa compaiono numerose risorgive e qualche piccola vallecola fluviale in cui si incanalavano le numerose risorgenze idriche, ma non interessa le opere in progetto. Un particolare rilievo ha la fascia dei fontanili. La risorgenza delle acque di falda è infatti dipendente dalla presenza di una falda acquifera superficiale con una portata cospicua. Tale falda è alimentata nella zona di pianura, posta a nord delle risorgenze stesse, dalle acque che si infiltrano con facilità in conseguenza dell elevata permeabilità dei depositi fluvioglaciali e fluviali prevalentemente ghiaiosi qui presenti. La velocità di filtrazione di queste acque (ovvero di scorrimento entro i depositi della pianura) diminuisce progressivamente verso sud al diminuire della granulometria, e quindi della permeabilità dei depositi fino a che il tetto della falda stessa arriva ad intersecare la superficie topografica. Per questo motivo le risorgive nella pianura lombarda sono in genere raggruppate in una zona ben determinata caratterizzata da buona continuità laterale, limitata trasversalmente alla generale pendenza della pianura da due demarcazioni abbastanza ben definite poste a nord e a sud della fascia. Le risorgive hanno avuto un importanza fondamentale nello sviluppo agricolo di queste aree. L uomo spesso ne ha scavato la testa sistemandone i canali di distribuzione delle 41
138 acque e all interno della testa ha eventualmente infisso dei tubi drenanti per aumentarne la portata. L importanza economica di queste acque consiste principalmente nelle loro proprietà di mantenere portate consistenti durante i periodi di scarse precipitazioni meteoriche, e soprattutto di avere temperature costanti sempre ben superiori al punto di congelamento dell acqua, in grado quindi di permettere l irrigazione anche in periodi invernali. consentendo, anche senza l ausilio di tecnologie avanzate, la produzione pressoché continua di foraggio. L unità olocenica è caratterizzata dalle evidenti aree in cui defluiscono i principali corsi d acqua: le Valli fluviali. L erosione che dovette avvenire nei primi momenti dell Olocene, scavò entro le alluvioni depositate nel precedente periodo glaciale, originando valli contraddistinte da scarpate contrapposte quasi verticali che racchiudono la piana di divagazione olocenica dei fiumi. Tali valli, caratteristiche di tutti i fiumi lombardi nel loro primo tratto di pianura, sono dette a cassetta e sono attualmente occupate da un corso d acqua che divaga solo entro una ristretta fascia della valle stessa. Sono ben visibili le scarpate riconducibili all Adda, al Serio e all Oglio. Carta dei paleoalvei e dei principali elementi geomorfologici lungo il tracciato 6 Nella carta, lungo il tracciato autostradale e delle altre opere connesse, sono riportate le forme che si rinvengono in questa porzione di pianura Padana centrale. La maggior parte di queste è costituita dall effetto della dinamica fluviale, con forme di erosione e di aggradazione. La legenda della carta si rifà, con una decisa semplificazione, alla tradizionale suddivisione geomorfologica in cui vengono distinti gruppi di simboli dello stesso colore da attribuirsi al medesimo agente di modellamento. Nella legenda compaiono i principali ambiti geomorfologici già descritti in precedenza, i simboli che riguardano i processi idrografici (forme e depositi di origine fluviale) e le 6 Tavola Studio geomorfologico e dei paleoalvei 42
139 opere in progetto. Rispetto allo studio effettuato precedentemente per la linea ferroviaria Milano Venezia si è operata una semplificazione, togliendo i simboli di processi non presenti o marginali e le forme antropiche recenti. In particolare i simboli che compaiono in legenda sono i seguenti: - risorgive-fontanili e relative forme; - alvei minori in erosione o incassati; - scarpate e orli di terrazzo di altezza variabile; - paleoalvei ben evidenti, poco evidenti o mal conservati e tracce di idrografia abbandonata senza evidenza morfologica, ma riconoscibile per differenze cromatiche dei suoli dovute quasi sempre a differenze di umidità; - dossi fluviali. Procedendo sistematicamente da oriente verso occidente le forme più significative presenti sulle tavole sono costituite dalle seguenti. Nella tavola 1, la porzione orientale è caratterizzata dalle tracce delle modificazioni attribuibili alla dinamica delle espansioni e ritiri del ghiacciaio camuno prima, e degli alvei di un drenaggio minore che drena l area posta immediatamente a settentrione Le tracce di tali cambiamenti sono più evidenti in aree poste ad una certa distanza, ma spiegano sia la scarsa presenza degli elementi legati all idrografia che il loro andamento. È presente l alveo del fiume Mella all estremità orientale che presenta una forte impronta antropica. Anche l alveo del torrente Gandovere è riconoscibile solo nel tratto settentrionale. Alcune delle tracce di idrografia dell area ad oriente di Castrezzato e sono riferibili agli antichi scaricatori dell anfiteatro morenico della Franciacorta, si tratta probabilmente di relitti di un antico Oglio, l attuale corso del fiume del fiume Oglio, ad ovest di Castrezzato, si è infatti determinato solo durante l ultima deglaciazione. Nell area si anche impostata un idrografia secondaria dovuta al drenaggio dei piccoli rilievi dell area posta immediatamente a nord. Presso Urago sono ben evidenti le scarpate del fiume Oglio e i meandri abbandonati entro la stretta fascia dell unità olocenica disposta a cavallo 43
140 dell attuale alveo. Nel tratto bresciano dell opera non sono presenti risorgive che compaiono invece poco più a sud. Nella tavola 2, tra l alveo dell Oglio e Antegnate compaiono tracce numerose e più evidenti di idrografia. Verso ovest si ha la comparsa di numerosissime risorgive e una forte articolazione degli ambiti geomorfologici dovuta all azione del fiume Serio che, in passato, ha divagato su un vasto areale lasciando depositi terrazzati recenti. Alcune tracce di idrografia sono maggiormente incise nella piana anche per la presenza di numerose risorge che caratterizzano l area ad est di Caravaggio fino ad est dell abitato di Antegnate. In questo tratto si ha anche una risalita verso monte dell ambito della Media Pianura, con depositi di granulometria più fine e quindi meno permeabili che determinano la risalita della falda freatica. Da Caravaggio alla scarpata posta a ovest dell abitato di Casirate la morfologia si presenta molto uniforme con rade tracce di idrografia abbandonata, rilevabile soprattutto per le anomalie cromatiche della coltre pedogenetica. Ad ovest di Treviglio spiccano i paleoalvei e le scarpate relativi ai tracciati olocenici dell Adda, l area delimitata dalla scarpata che procede in direzione nord-sud è attribuibile all unità olocenica, e le tracce di idrografia tendono a divenire sempre più recenti mano a mano che si procede verso l attuale corso dell Adda. Sono anche presenti varie risorgive. Nella tavola 3, ad ovest di Cassano d Adda, le tracce di idrografia abbandonata si fanno via via più rade mentre fin oltre Melzo sono presenti le risorgive. In tutta la tavola il limite tra alta e media pianura interseca l area esaminata. Le opere poste più a valle ricadono nell ambito della media mentre quelle settentrionali attraversano depositi dell alta pianura. Le tracce di idrografia ad ovest di Melzo sono riferibili al fiume Lambro. L intensa urbanizzazione e la densità di infrastrutture antropiche mascherano in alcune aree i caratteri morfologici originari. 44
141 PROFILO STORICO-TERRITORIALE Matteo Di Tullio, Massimiliano Ferri 45
142 46
143 Il territorio oggetto d indagine, interessato dal tracciato e dalle opere di collegamento all autostrada Brebemi, è essenzialmente collocato nella media pianura tra le città di Brescia e Milano. Una fascia territoriale che, per essere analizzata in prospettiva storica, richiede di essere suddivisa in almeno cinque aree: il Milanese, comprendente il territorio che dalle porte di Milano arriva fino al corso dell Adda; la Geradadda, regione storicamente legata alle vicende milanesi e oggi costituente il territorio meridionale della Provincia di Bergamo; il Cremasco, lingua di territorio sulla sponda sinistra del Serio; la Calciana, comprendente il territorio tra il Serio e l Oglio; e infine il Bresciano comprendente, appunto, la regione tra il Serio e la città di Brescia. Quest ultima, come si vedrà nel dettaglio, avrebbe meritato altre specifiche, soprattutto in considerazione alla diversa morfologia presente, che determinò sviluppi e modi dell insediamento non perfettamente sovrapponibili tra loro. La necessità di non spezzare il discorso in troppe aree ha suggerito di includere il territorio bresciano in un unica area, pur tuttavia non tralasciando nel corso della narrazione di definirne le specifiche. Contemplando la cartografia relativa al tracciato di Brebemi balza all occhio che se l autostrada fosse stata progettata e realizzata nell Ancien Régime la si sarebbe denominata Brecremi, giacché il territorio ora bergamasco interessato dall opera era politicamente dipendente dallo stato di Milano, suddiviso tra i contadi di Cremona (Calcio, Antenate, Covo, Barbata, Isso, e Fornovo) e del capoluogo ambrosiano (Pagazzano, Caravaggio, Treviglio, Calvenzano, Casirate). Solo il breve tratto che, andando a nord del Fosso Bergamasco, entra in territorio di Fara Olivana e Bariano, avrebbe coinvolto il contado di Bergamo. Andando oltre il gioco di parole, va infatti considerato che ciò che oggi convenzionalmente e comunemente è noto con il termine di bassa Bergamasca implica, in prospettiva storica, l accorpamento di tre aree istituzionalmente distinte, con caratteri parzialmente diversi, competenti a vari contadi cittadini e diocesi, e divise dal XV secolo da un confine di stato. Pur tuttavia, questo territorio, nonostante il passaggio dei confini appena 47
144 ricordati, è da considerare un area di frontiera, giacché fortemente integrato, soprattutto in una prospettiva socio-economica. Considerare in prospettiva storica la bassa Bergamasca o meglio il piano Bergamasco, così come lo definiscono le fonti, renderebbe necessario limitarsi al Fosso Bergamasco, opera idraulica del XI-XII secolo, solcata a delimitare più che proteggere il confine meridionale del contado orobico 1. E il Fosso che traccia, infatti, per secoli il limite meridionale del contado cittadino, che limita l influenza politica di Bergamo nel piano; è il Fosso che segna dopo la pace di Lodi il confine politico tra Serenissima e Ducato di Milano. Più complessa la situazione dei limiti diocesani, considerato che a sud-ovest la diocesi di Milano si spingeva fin quasi a Bergamo, salvo rare eccezioni 2, per mezzo della pieve di Pontirolo 3, mentre a sud sud-est era la diocesi cremonese a contendersi parte dei territori bergamaschi. E, infatti, necessario ricordare che per la tradizione italiana un luogo poteva essere definito città solo a condizione che avesse un proprio contado, cioè un territorio da amministrare e che fosse sede vescovile. Solo con queste due condizioni si otteneva il titolo di civitas, motivo per il quale ancora oggi molti territori di province e diocesi italiane sono quasi perfettamente sovrapponibili. Ogni regola ha però un eccezione e l attuale pianura della provincia di Bergamo n è un esempio, andando ben oltre il confine di Fosso, 1 La documentazione relativa allo scavo del Fosso e alle annose questioni di giurisdizione attorno al confine è conservata in Biblioteca Civica A. Mai di Bergamo, Archivio della camera dei confini. Confin di fosso. Ciò soprattutto perché il Fosso era di proprietà bergamasca, anche se non manca la documentazione nel corrispettivo fondo milanese (ASMi Confini p.a.). All argomento si è dedicato, tra gli altri, L. Pagani (a cura di), I confini meridionali del territorio bergamasco nella storia, Bergamo 1994; Id., Una preziosa geografia del bergamasco, in L. Pagani, V. Marchetti (a cura di), Giovanni da Lezze. Descrizione di Bergamo e suo territorio. 1596, Bergamo 1989, p. XII e Id., Bergamo Terra di S. Marco. Processi territoriali nei secoli XV-XVIII, in Storia economica e sociale di Bergamo. L immagine della Bergamasca, Tomo I, Bergamo 1995, p. 18. Più recente è invece il lavoro di P. Cavalieri, L archivio della Camera dei Confini di Bergamo e il confine occidentale della Repubblica di Venezia tra XVI e XVII secolo, in A. Pastore (a cura di), Confini e frontiere nell età moderna. Un confronto fra discipline, Milano 2007, pp Una di queste eccezioni è la comunità di Fara Gera d Adda, soggetta all autorità temporale della diocesi di Bergamo ancora per tutta l Età Moderna, oltre che, fino ai primi decenni del XVI secolo, alla autorità politica del vescovo orobico che ne era feudatario. Cfr. G. Villa, Documenti per la storia di Fara. Da Fara Authari Regis a Fara Gera d Adda, Treviglio G. Picasso, La pieve di Pontirolo, in San Benedetto in Portesana, Atti del convegno, Trezzo 1990 e L. Sant Ambrogio, Ricerche sulla pieve di Pontirolo nel secondo Quattrocento, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Milano, a.a
145 includendo territori appartenuti ad altri contadi cittadini e stati e, nel frattempo, a diverse diocesi. Ciò è da ricercare in una particolarità che ha caratterizzato la pianura tra Adda e Oglio sin dal Medioevo, determinando alcune originalità che si perpetuarono nei secoli successivi 4. Questa parte di pianura fu, infatti, per molto tempo contesta e mai completamente sottoposta ai tentativi di egemonia da parte di tutte le città che la circondano, nel formarsi delle diocesi in precedenza, dei contadi successivamente e infine degli stati signorili e regionali, caratterizzando l area per essere una regione di frontiera, anche quando non svolse propriamente una funzione di confine 5, della quale seppero abilmente trarre frutto le comunità locali 6. Come già scritto, infatti, Bergamo vide delimitata la propria area d influenza dal tracciato dell omonimo Fosso, a sud del quale si disputavano l egemonia Milano e Cremona. Lodi, che pure aveva alcuni domini civili ed ecclesiastici, oltre Adda, la più antica comunità nell area a godere del titolo di civitas, era troppo debole e troppo limitata dall azione di Milano, per poter allargare il proprio dominio in questa parte di pianura. Altre città, più lontane, vantavano 4 Cfr. G. Chittolini, Una regione di confine: lineamenti storici, in AA.VV., Pittura tra Adda e Serio Lodi Treviglio Caravaggio Crema, Milano 1987, pp Sulle diverse declinazioni dei concetti di confine e frontiera, in un ottica antropologica, geografica, storica e giuridica è stato di recente dedicato un progetto di ricerca nazionale i cui risultati sono editi in A. Pastore, op.cit. Dell amplissima bibliografia in merito sembra utile segnalare L. Febvre, Frontière: le mot et la notion, in id., Pour une histoire à part entière, Paris 1962 (il saggio è del 1928), tra i primi a tracciare la storia e le idee attorno alla parola frontiera ; id., La terra e l evoluzione umana. Introduzione geografica alla storia, Torino 1980, che ha il pregio, tra gli altri, di superare il paradigma della naturalità dei confini; e il celebre J. F. Turner, La frontiera nella storia americana, Bologna 1975, che contrappose la mobile frontiera del West americano alla linea di confine fortificata europea. Più recenti sono invece gl importanti lavori di P. Zanini, Significati del confine. I limiti naturali, storici, mentali, Milano 1997 e P. Marchetti, De jure finium. Diritto e confini tra tardo medioevo ed età moderna, Milano In particolare l ultimo propone di superare il paradigma statale della nozione di confine affermatosi tra Otto e Novecento, puntando invece sull analisi della trattatistica giurista, nella convinzione che i confini siano il prodotto del modo in cui gli uomini hanno abitato e trasformato uno spazio, in base ai privilegi e alle regole giuridiche. 6 Giocando sull ambiguità dell appartenenza politico-amministrativa da cui trassero non pochi vantaggi. Una condizione non dissimile da quella d altre realtà di frontiera lombarde, italiane ma anche europee. Si pensi in proposito all ampia discussione storiografica in merito alle frontiere del regno di Francia, avviata già nell Ottocento dal saggio di E. Duvernoy, Un règlement de frontières entre la France et le Barrois en 1500, in Annales de l Est, 2, 1888, basato sullo studio della comunità di Clinchamp, nell Haute-Marne. Per una visione più recente che tiene in considerazione anche il dibattito citato si rimanda a D. Nordman, Frontières de France. De l espace au territoire, XVI-XIX siècle, Paris
146 autorità ecclesiastica nel territorio, quali Pavia, che estendeva la propria diocesi su Pagazzano, ad esempio, o Piacenza, il cui vescovo controllava la bassa pianura tra Adda e Serio, compresa Crema. Quest ultima e le comunità di Treviglio, Caravaggio, Soncino, Romano e Martinengo, rappresentavano già nel Trecento la tipica situazione di grosso borgo o meglio di quasi-città 7 con caratteri demografici ed economici semi-urbani, con un piccolo territorio sul quale poter vantare una qualche autorità, ma privo di un vero e proprio contado e soprattutto di una sede vescovile, incapace in ultimo di rendersi veramente protagonista nell area circostante. Questi caratteri, suggellati da strutture politico-amministrative forti, dalla scrittura e capacità di far riconoscere ai dominanti i propri statuti e dalla concomitante incapacità delle città di garantirsi un solido dominio, aveva favorito la concessione di ampie autonomie, culminate in alcuni casi nel riconoscimento dello status di terra separata, una concessione che slegava la comunità dalla città capoluogo dalla quale avrebbe dovuto dipendere e la poneva direttamente soggetta all autorità signorile 8. Godevano di tale prerogativa le comunità di Treviglio, Romano e Martinengo, ma anche realtà più piccole, che avevano spesso perduto o mantenuto solo sulla carta tale privilegio, come Mozzanica e Fontanella. Quasi ovunque però, anche dove non si arrivò ad ottenere la separazione, le comunità riuscirono a strappare qualche concessione ai poteri che di volta in volta si alternarono, nei confronti dei vescovi e delle città capoluogo e in particolare sfruttando la nascita degli stati signorili e regionali 9. Nel tentativo di affermare il proprio potere, le famiglie signorili 7 Il rimando è al concetto di quasi-città abilmente coniato da G. Chittolini, Quasi città. Borghi e terre in area lombarda nel tardo Medioevo, in id., Città, comunità e feudi negli stati dell Italia centro-settentrionale (secoli XIV-XVI), Milano 1996, pp G. Chittolini, Le terre separate nel Ducato di Milano in età sforzesca, in Milano nell età di Ludovico il Moro, Atti del convegno internazionale, 28 febbraio 4 marzo 1983, Milano Sulla dinamica del rapporto tra governo centrale e ordinamenti locali, nel passaggio della formazione dello stato regionale si rinvia a G. Chittolini, Introduzione, in id. (a cura di), La crisi degli ordinamenti comunali e le origini dello stato del Rinascimento, Bologna 1979, pp e id., La formazione dello stato regionale e le istituzioni del contado (sec. XIV e XV), Torino Un interessante excursus storiografico sul rapporto città-contado-principe, in specifico per lo stato di Milano, che sottolinea il tentativo del superamento del paradigma di superiorità cittadina negli anni 70, il ritorno nei ranghi a partire dagli anni 80 e la più recente tendenza a rivalutare il ruolo politico delle città, nel senso di interlocutore privilegiato dei principi, si trova in A. Gamberini, Principe, comunità e territori nel ducato di Milano: spunti per una rilettura, in Quaderni Storici, n. 127 (2008), pp
147 cercarono, infatti, di limitare la forza delle città che andavano progressivamente conquistando, in particolare arrogando a sé o alla città capitale vari diritti fiscali e commerciali, e tentando di ridimensionarne il ruolo sui distretti. Favorire le pretese di una comunità rurale nei confronti della propria città capoluogo era allora il mezzo, per la signoria, per ingraziarsi i sudditi di quella località e nello stesso tempo ridimensionare il ruolo delle città. Il tutto si giocò su un abile operazione politica di mediazione fra i molti interessi e le varie giurisdizioni, che gravitavano attorno ai singoli luoghi. I capitoli di dedizione, tipica forma di soggezione di una terra al nuovo signore, sono un esempio emblematico di questo processo 10. Solo a titolo d esempio si può considerare la figura riportata di seguito, nella quale si evidenzia la divisione amministrativa e i confini politici della pianura compresa tra Adda e Serio. Si tratta di una fotografia del territorio all indomani della pace di Lodi (1454), per quanto le sfere d influenza delle varie città lombarde erano ormai fissate da alcuni secoli. Con le guerre del primo Quattrocento, infatti, erano andate modificandosi le estensioni territoriali degli stati regionali (Venezia e Milano), non tanto i contadi cittadini. 10 Cfr. G. Chittolini, I capitoli di dedizione delle comunità lombarde a Francesco Sforza in Città, comunità e feudi negli stati dell Italia centro-settentrionale (secoli XIV-XVI), Milano Per le comunità ora bergamasche della Geradadda e del Cremonese si veda M. Di Tullio, L. Sant Ambrogio, Fiat ut petitur. I capitoli di dedizione delle terre di Geradadda a Francesco Sforza, duca di Milano, in Quaderni della Geradadda, n. 11 (2005), pp
148 Fig. 1 L'area di frontiera tra Stato di Milano e Repubblica di Venezia (1454) 52
149 L area da noi considerata presenta all apparenza alcuni tratti comuni in prospettiva storico-ambientale. Per la maggior parte è, infatti, caratterizzata dalla presenza delle risorgive e tagliata longitudinalmente da vari fiumi, tutti aspetti che hanno determinato modi e tempi dell insediamento umano. Il territorio, ora relativamente regolare, presentava in passato un andamento più ondulato e per tale motivo fu soggetto a dissodamenti e sistemazioni, che ne permisero il migliore sfruttamento agricolo. Ai centri abitati, disposti a maglia larga si alternano abitazioni rurali, inserite in un paesaggio tipico della pianura irrigua lombarda 11. Campi regolari delimitati da filari di piante, solcati a bordi da canali e rogge, che, da fine Quattrocento, divennero elementi determinati per lo sviluppo del prato artificiale e dell avanguardia agricola lombarda 12. Così come nel resto della pianura Padana, anche in questa zona il rapporto uomini-ambiente si caratterizza essenzialmente nella relazione uomo-acqua 13, troppo spesso considerata solo in termini conflittuali, in un ottica antropocentrica di dominio sulla natura e quasi mai in termini di cooperazione 14. E, infatti, il lavoro combinato della natura - nella plurisecolare attività di riduzione della portata dei fiumi - e degli uomini - nel governare il defluire dell acqua - che risiede l opportunità dell insediamento umano 15 e lo sfruttamento agricolo dei suoli. Le abbondanti acque dei fiumi, 11 Considerata l ampia produzione in merito, il riferimento principe rimane sempre E. Sereni, Storia del paesaggio agrario italiano, Bari Pper la Lombardia si veda L. Chiappa Mauri, Paesaggi rurali di Lombardia, Bari Tra i molti cfr. G. Chittolini, Alle origini delle grandi aziende della bassa lombarda, in Quaderni Storici, n. 39 (1978), pp ; E. Roveda, Una grande possessione lodigiana dei Trivulzio fra Cinquecento e Settecento, in M. Mirri (a cura di), Ricerche di storia moderna, II, Pisa 1979, pp ; L. Chiappa Mauri, op.cit.; C. M. Cipolla, Per la storia delle terre della bassa lombarda, in Id., Le tre rivoluzioni e altri saggi di storia economica e sociale, Bologna 1989; e più generale, ma assolutamente puntuale anche nel caso specifico, A. De Maddalena, Il mondo rurale italiano nel Cinque e nel Seicento, in Rivista storica italiana, LXXVI (1964), pp Cfr. i vari saggi pubblicati in L. Pagani (a cura di), Acqua e Territorio, atti del Seminario, Università degli studi di Bergamo, aprile 1995, Bergamo 1997, nello specifico il contributo di C. Smiraglia, Acqua: elemento mutevole del paesaggio alpino e padano, pp Cfr. P. Bevilacqua, Tra natura e storia. Ambiente, economie, risorse in Italia, Roma In merito al valore dell acqua nel determinare insediamenti umani, forme del paesaggio e scelte economiche, si veda L. Pagani, A. Tosi (a cura di), Acqua e Paesaggio, Quaderni del Centro Studi sul Territorio, Università degli studi di Bergamo, Bergamo Sono interessanti in proposito anche le sintetiche riflessioni di L. Gambi, Acqua ed ecologia, in A. Guarducci (a cura di), Agricoltura e trasformazione dell ambiente (sec. XIII-XVIII), Atti dell Undicesima settimana di studio, Istituto internazionale di storia economica F. Datini di Prato, Firenze 1984, pp
150 che in loco avevano letti più ampi e argini più bassi, e la ricchezza delle risorgive hanno ricoperto in passato gran parte del territorio. La ricorrenza del termine mosivo (da moso, palude), ad indicare la qualità d alcuni fondi, presente ancora nei rogiti notarili della prima età Moderna, sembra confermare l ipotesi e indicare che il lento lavorio di modificazione del territorio durò nei secoli 16. Eppure non pare, come hanno sostenuto illustri autori, che si possa descrivere un paesaggio artificiale 17, giacché l elemento natura in questi luoghi assume un valore ancora troppo imprescindibile ed essenziale, soprattutto in età preindustriale. Gli uomini hanno sicuramente agito con abile intelligenza nel razionalizzare e modificare gli elementi naturali, ma lo hanno fatto sfruttando l operato e l azione di riproduzione (e di produzione 18 ) autonoma della natura, che ha mantenuto appunto un ruolo da protagonista, da partner imprescindibile, al vivere e all attività economica. Forse, allora, sarebbe meglio scrivere di una natura domesticata [in cui] l attività di cooperazione fra lo sforzo muscolare e mentale degli uomini e delle risorse [naturali] 19 ha favorito una grandiosa crescita economica. Un riconoscimento che seppure non mancò di annotare lo stesso Cattaneo, fu sempre posto in subordine rispetto all agire umano 20. Un paesaggio dunque non originario, sul quale fortissima fu la pressione antropica, ma nel quale gli elementi naturali, e in specifico l acqua, 16 Ulteriori conferme potrebbero essere il ritrovamento di insediamenti palafitticoli, avvenuti durante lo scavo del Canale Vacchelli e la concentrazione d insediamenti dell età del Bronzo sui dossi e nelle coste di quella che doveva essere la grande area paludosa. Cfr. P. Origgi, Territorio, acque, ambiente, in AA.VV., Le Terre del Lago Gerundo, Roma 1996, p Cfr. tra gli altri C. Cattaneo, Notizie naturali e civili su la Lombardia, Milano 1844 e S. Jacini, La proprietà fondiaria e le popolazioni agricole in Lombardia, edito a cura di F. Della Peruta, Milano Cfr. P. Bevilacqua, Ecologia del tempo. Note di storia ambientale, in Contemporanea, n. 3/2005, pp P. Bevilacqua, Tra natura e storia, cit. p C. Cattaneo, op.cit.; Cattaneo scrive che gli uomini seppero mettere a frutto le attitudini della terra, delle acque e del cielo, mirabili ma per lungo tempo solo potenziali. Nella stessa direzione sembra vada anche l opera di G. Bigatti, La provincia delle acque. Ambiente, istituzioni e tecnici in Lombardia tra Sette e Ottocento, Milano 1995, p. 35. Lo stesso concetto sembra essere espresso da Stefano Jacini, quando scrive: L uomo domina la natura assecondandola, lo ha detto Bacone. Infatti le leggi del mondo fisico si piegano alla volontà umana e la servono, ma non si possono distruggere od alterare nella essenza loro, e chi ne fa uso deve subirne l influenza, quanto più le rivolge a proprio vantaggio. ( ) Era un paese, insomma, in cui gli elementi di una grande prosperità esistevano bensì, ma sparsi, confusi, e tali che, per essere utilizzati e coordinati, richiedessero gli sforzi illuminati e la secolare perseveranza di un popolo intraprendente. S. Jacini, op.cit., pp
151 mantennero un ruolo fondamentale nella crescita economica che sottese alla modificazione di quelle terre. Carta della Lombardia, prima metà XVI sec., particolare (Paris, Bibliotèque Nationale) 55
152 I caratteri originari e il processo d antropizzazione Nel milanese il progetto Brebemi coinvolge i territori di numerosi comuni, sia per il tracciato autostradale principale, sia per le opere accessorie di collegamento. A cavallo del corso dell Adda è interessato dall attraversamento della nuova autostrada il comune di Cassano d Adda, in particolare la porzione meridionale, passando nelle immediate vicinanze della frazione di Cascine S. Pietro per poi attraversare l Adda e la Muzza e toccare l abitato di Albignano, attuale frazione del comune di Truccazzano. L autostrada dirigendosi nuovamente verso ovest passa nelle immediate vicinanze degli abitati di Trecella e Pozzuolo Martesana per poi fermarsi alle porte dell abitato e del territorio comunale di Melzo. Il territorio di Melzo sarà però coinvolto anche dalle opere di connessione tra Brebemi e le attuali strade Rivoltana e Cassanese, le quali saranno soggette ad importanti lavori di riqualificazione. In particolare la strada Rivoltana, da Melzo, subirà una parziale variazione di percorso che porterà a coinvolgere nel progetto i territori comunali di Truccazzano (Cavaione), Comazzo (Lavagna), l area di confine tra Liscate e Settala, i territori di Vignate, Rodano, Pioltello (Limito) e Segrate (Novegro) in zona Idroscalo. A nord, la ristrutturazione della Cassanese, interesserà, oltre a Melzo, i comuni di Pozzuolo Martesana e Bellinzago Lombardo, lambisce il territorio meridionale di Gorgonzola, si dirige a Vignate (in particolare verso l area industriale a nord dell abitato), Cassina de Pecchi, Pioltello (nella porzione di territorio tra quest ultima e la frazione di Seggiano) e Segrate. La vasta area in questione presenta caratteri molti simili in una prospettiva storico-ambientale, tuttavia le vicende istituzionali ed economico-sociali obbligano a suddividere il Milanese in alcune aree, determinate da elementi specifici. Ciò non significa che la traiettoria dello sviluppo economico e dei processi antropici non sia simile in tutta quest area, si intende solo sottolineare che vi sono alcuni caratteri di originalità che è il caso di richiamare. La zona a nord-est, comprendente gli attuali comuni di Cassano, Pozzuolo, Bellinzago, Gorgonzola e Cassina de Pecchi, era inclusa storicamente nel 56
153 distretto della Martesana, denominazione riconducibile all epoca romana per le proprietà in loco di un ipotetica gens Martesia, da cui deriverebbe il nome rura marteciana 21. La Martesana storicamente occupava un territorio estremamente ampio, organizzato in pievi. Era distinta in Martesana di mezzo e Martesana abduana, che appunto comprende i comuni interessati dalle opere di Brebemi. L elemento caratterizzante della Martesana abduana, almeno a partire dalla fine del XV secolo, è lo scavo del Naviglio, detto Piccolo, o Ducale, oppure meglio noto come della Martesana. Fu il duca Francesco I Sforza a disporre lo scavo del Naviglio, tuttavia i lavori si susseguirono per oltre un secolo, nel tentativo di collegare l Adda a Milano. Già dagli anni 70 del Quattrocento il Naviglio era navigabile e attivo nel tratto tra l Adda e i comuni qui considerati. Il suo ruolo principale era la navigazione e ciò influì in modo significativo sullo sviluppo degli insediamenti presenti lungo il suo corso. La sua funzione irrigua, per contro, fu molto tarda, considerato che nel Quattrocento era soprattutto lo sfruttamento dei fontanili a favorire acqua per l agricoltura. Sia in termini di crescita demografica che di categorie professionali presenti, la Martesana svolse una ruolo determinante, tanto che nei borghi adagiati lungo sue rive si sviluppò una florida comunità di barcaioli, facchini e altre professioni legate al trasporto di merci. La valutazione delle tipologie professionali presenti nelle varie comunità e di conseguenza la comprensione della vocazione economica di un territorio è determinante per capire la relazione fra uomo e ambiente 22. Come si può osservare dai dati sintetizzati nelle tabelle seguenti esiste una diversa pressione antropica sull ambiente al modificarsi della struttura sociale di un 21 Cfr. C. Valli, Un borgo e la sua gente. Storia di Cassano d Adda, vol. I, Dalle origini al XV secolo, Cassano d Adda 2002, p Per l età Moderna i dati in merito sono piuttosto rari, pertanto pare qui utile valutare le informazioni che emergono da un Censimento di bocche e biade redatto nel 1545, relativo ad alcune comunità della Martesana (Inzago e Gessate), alle frazioni di Truccazzano, Albignano e Incugnate, e alla vicina Geradadda. Cfr. E. Larsimont Pergameni, Censimenti milanesi dell età di Carlo V. Il censimento del , in Archivio Strorico Lombardo, serie ottava, Anni LXXV-LXXVI ( ), vol. I, pp Per i dati relativi al Censimento e al Perticato che analizzeremo di seguito si rimanda a M. Di Tullio, Rese agricole, scorte alimentari e strutture famigliari. Le campagne dello stato di Milano a metà Cinquecento, in G. Alfani, M. Barbot (a cura di), Valore, Ricchezza e Proprietà in età preindustriale, Venezia 2009 (in corso di stampa). 57
154 luogo. Non solo sono evidenti le differenze di strutture famigliari e del peso demografico di comunità a vocazione agricola o artigianale, ma la stessa differenziazione sociale dei lavoratori agricoli determina una diversa incidenza. Del resto, la diffusione delle varie tipologie contrattuali agrarie sviluppa un diverso modo dell insediamento. L affermazione della tipica forma di conduzione della bassa pianura lombarda favorisce la dispersione della popolazione sul territorio tramite la diffusione delle cascine, con alcuni casi in cui gli aggregati rurali raggiungono dimensioni demografiche notevoli. La campagna, quindi, tende a divenire luogo di abitazione e non solo di lavoro. La prevalenza di professioni artigianali, al contrario, concentra la popolazione nel nuclei storici, essendo qui che si svolgono le attività di produzione, di mercato ma anche di residenza. Nell area interessata dal passaggio di Brebemi vi sono pertanto una diversa pressione antropica e diverse forme dell insediamento in considerazione della vocazione economica delle singole comunità. Le varie tipologie professionali, come rappresentato nelle tabelle e nei grafici, determinano strutture e dimensioni famigliari diverse Per le varie definizioni dei lavoratori agricoli si rimanda a M. Di Tullio, Rese agricole, cit.; V. Beonio-Brocchieri, Piazza universale di tutte le professioni del mondo. Famiglie e mestieri nel ducato di Milano in età spagnola, Milano 2000, pp ; E. Colombo, Giochi di luoghi. Il territorio lombardo nel Seicento, Milano 2009; D. Sella, Househol, Land Tenure, and Occupation in North Italy in the Late Sixteenth Century, in The Journal of European Economic History, anno XVI (1987), 3, pp
155 Fuochi Bocche Bocche per fuoco Famuli % famuli Gessate ,31 7 7,3% Fittabili 2 7 3,50 0 0,0% Massari ,80 5 8,8% Braccianti ,50 0 0,0% Proprietari 3 8 2, ,0% Altri 3 9 3,00 0 0,0% Inzago , ,0% Fittabili , ,5% Massari , ,3% Braccianti ,79 0 0,0% Proprietari , ,7% Altri ,45 8 9,0% Albignano , ,7% Massari , ,3% Braccianti ,14 0 0,0% Proprietari 1 8 8, ,0% Altri 1 5 5, ,0% Incugnate ,86 4 5,9% Fittabili , ,0% Braccianti ,92 0 0,0% Tabella 1 La popolazione in relazione alle diverse categorie sociali tra Martesana e Pieve di Corneliano (1545) 59
156 Nucleari Estese Multiple Solitari Senza Struttura Gessate 27 93,1% 2 6,9% 0 0,0% 0 0,0% 0 0,0% Fittabili 2 100,0% Massari 13 86,7% 2 13,3% Braccianti 6 100,0% Proprietari 3 100,0% Altri 3 100,0% Inzago 58 70,7% 10 12,2% 12 14,7% 1 1,2% 1 1,2% Fittabili 12 63,2% 2 10,5% 5 26,3% 0 0 Massari 3 27,2% 3 27,2% 5 45,5% 0 0 Braccianti 28 96,6% 1 3,4% Proprietari 2 66,7% ,3% Altri 13 65,0% 4 20,0% 2 10,0% 1 5,0% 0 Albignano 10 71,4% 2 14,3% 2 14,3% 0 0,0% 0 0,0% Massari 1 20,0% 2 40,0% 2 40,0% 0 0 Braccianti 7 100,0% Proprietari 1 100,0% Altri 1 100,0% Incugnate 13 92,9% 0 0,0% 1 7,1% 0 0,0% 0 0,0% Fittabili 1 50,0% ,0% 0 0 Braccianti ,0% Tabella 2 Le strutture famigliari in relazione alle diverse categorie sociali nella Martesana e nella Pieve di Corneliano (1545) Il sistema di classificazione di riferimento è quello adottato da Laslett e dal Cambridge Group. Cfr P. Laslett, La famiglia e l aggregato domestico come gruppo di lavoro e parenti: aree dell Europa tradizionale a confronto, in R. Wall, J. Robin, P. Laslett (a cura di), Forme di famiglia nella società europea, Bologna 1984, 259. La classificazione di Laslett prevede delle sottoclassi in cui sono divisi i cinque gruppi principali di fuochi. In questa sede, però, non è parso opportuno complicare ulteriormente la discussione e si è provveduto pertanto alla sola divisione per categorie principali. Molto in sintesi, Laslett considera famiglie i gruppi di parentela e di lavoro che vive sotto uno stesso tetto e attorno ad un fuoco, classificandole in base al numero di coppie sposate presenti in questi aggregati. Nucleari sono le famiglie 60
157 Fig. 2 Categorie professionali: un confronto tra aree (1545) Martesana e Pieve di Corneliano 5,0% 17,3% 22,3% 16,5% 38,8% Geradadda 26,8% 1,6% 26,8% 6,3% 7,9% 30,7% composte da genitori e figli, più eventuali servi; estese quelle nelle quali è presente anche un genitore vedovo o i fratelli del capo famiglia; multiple sono quelle invece in cui sussiste la convivenza di due o più matrimoni, ad esempio genitori con figli sposati o coppie di fratelli sposati; solitaria è ovviamente un nucleo composto da una sola persona, con eventualmente i servi; senza struttura, infine, sono gli aggregati senza la presenza di un matrimonio e formati da più persone, ad esempio più fratelli orfani. Sul concetto di famiglia non solo come sistema di rapporti di parentela, ma soprattutto come aggregato di lavoro si veda anche E. Hinrichs, Alle origini dell età moderna, Roma-Bari 1998, pp
158 Treviglio 0,8% 18,7% 58,5% 13,8% 6,1% 2,0% Massari Pigionanti Braccianti Fittabili colt. Dir. non agricoli allevatore I dati sulle diverse professioni nella Geradadda danno nota delle gerarchie esistenti tra le varie località e Treviglio, ma lo stesso potrebbe dirsi per Caravaggio che rivela caratteri sicuramente semi-urbani. La prima era, infatti, l unica comunità nella quale gli addetti al settore primario erano minoritari rispetto al totale dei censiti 25. E utile, però, confrontare i dati emersi con quelli di alcune parti dell antico stato di Milano, per comprendere le eventuali originalità della comunità attraversate da Brebemi. In specifico, i dati aggregati nella tabella qui sotto, dimostrano che il settore primario tende ad avere percentuali maggiori mano a mano che ci si sposta dalle città verso i borghi (o le quasi-citta) e da questi ultimi ai centri di campagna. 25 I dati parziali di cui si può disporre sembrano ad ogni modo significativi e rappresentativi della realtà trevigliese. Il confronto con quanto rilevato da Luca Sant Ambrogio, per la seconda metà del 400, conferma che le professioni riscontrate a metà Cinquecento sono le più rappresentative nel Castrum. Cfr. L. Sant Ambrogio, Il borgo di Treviglio nel secondo Quattrocento: istituzioni e società, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Milano, a.a
159 Località Anno Loc. fuochi censiti Addetti al settore primario Addetti altri settori valore % valore % Pianura Treviglio ,5% ,5% Geradadda ,2% 34 26,8% Monza ,3% ,7% Brianza e Martes ,1% ,9% Pieve di Bollate ,1% 77 18,9% Pieve di Bruzzano ,9% 70 22,1% Pieve di Trenno ,3% 57 15,7% Pieve di Cesano ,7% ,3% Pieve di Carate ,9% 90 41,1% Pieve di Agliate ,3% ,7% Pieve di Dairago ,1% ,9% Pavia ,8% ,2% Collina Varese ,5% ,5% Pieve di Varese ,4% ,6% Pieve di Brebbia ,3% ,7% Pieve di Arcisate ,5% ,5% Pieve di Garlate ,9% ,1% P. di Castelseprio ,7% ,3% Pieve di Leggiuno ,9% 22 36,1% Pieve di Angera ,8% 83 52,2% Pieve di Appiano ,9% ,1% Pieve d'incino ,4% ,6% Tabella 3. Addetti e non al settore primario nello stato di Milano (metà XVI secolo) I dati della tabella sono il frutto della rielaborazione di quelli pubblicati in studi sui censimenti del XVI secolo. In particolare quelli relativi al 1541 in C. M. Cipolla, Per la storia della popolazione lombarda nel secolo XVI, in Studi in onore di Gino Luzzatto, Milano 1950, vol. II, pp I dati del 1537 si trovano in S. Vitaletti, Strutture famigliari e ceti sociali nel contado milanese all inizio del Cinquecento, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Milano, a.a ; in ultimo, quelli del 1544, si trovano in C. M. Cipolla, Condizioni economiche e gruppi sociali in Pavia secondo un estimo cinquecentesco, in Rivista internazionale di scienze sociali, s. III, anno LI (1943), vol. XIV, fasc. V, pp Per il dettaglio delle comunità analizzate per ogni pieve o regione si rimanda pertanto alle opere citate. 63
160 Giovanni Pisato, Carta della Lombardia, 1440, particolare (Treviso, Biblioteca Comunale) La seconda area del Milanese, coinvolta nel progetto autostradale, comprende il territorio sud-est, fortemente caratterizzato dalla presenza della Muzza, un grandioso canale artificiale realizzato tra XII e XIII secolo, che, con il Naviglio Grande, è una delle prime opere idrauliche scavata per l irrigazione, oltre che 64
161 per il governo e la razionalizzazione delle acque nel territorio 27. Si può sostenere che, come per una foglia, la Muzza è per il sud-est milanese e per il Lodigiano la nervatura centrale, da cui derivano le secondarie, cioè le rogge, portatrici di linfa a tutto il territorio. La Muzza è, in effetti, l elemento decisivo per lo sviluppo insediativo ed economico, avendo permesso, assieme ad altre opere di dissodamento e bonifica dei terreni, di rendere salubri e abitabili spazi altrimenti paludosi e fornendo un vitale elemento (l acqua) al fine di superare l apparente sterilità dei terreni. Le evoluzioni successive fecero il resto e la storia è abbastanza nota: l acqua permise la coltivazione dei cereali ma anche la diffusione del prato artificiale. Le mandrie bovine transumanti divennero sempre più stabili, fornendo un eccezionale fertilizzante naturale, aumentando la produttività dei terreni. L integrazione allevamento-agricoltura diede vita ad un nuovo modo di lavorare, con investimenti sempre maggiori per il miglioramento dei fondi, per il trasporto delle acque e per razionalizzare gli insediamenti rurali, con la diffusione in specifico delle cascine, vere e proprie officine rurali 28. L allevamento stabile favorì lo sviluppo di attività collaterali all agricola, come l industria casearia e la lavorazione delle carni e dei prodotti derivati dagli animali, e quest area agricola si trasformò nella più sviluppata d Europa E. Roveda, Il beneficio delle acque. Problemi di storia dell irrigazione in Lombardia tra XV e XVII secolo, in Società e Storia, n. 24, Milano 1984, pp Cfr. G. Crainz, La cascina padana. Ragioni funzionali e svolgimenti, in P. Bevilacqua (a cura di), Storia dell agricoltura italiana in età contemporanea, vol. I, Venezia 1989, pp Più in generale sulla diffusione delle cascine in area padana e sull evoluzione delle abitazioni rurali si vedano: L. Chiappa Mauri, op.cit.; L. Gambi, Per una storia dell abitazione rurale in Italia, in Rivista storica italiana, n. 1 (1964), pp ; R. Sarti, Vita di Casa. Abitare, mangiare, vestire nell Europa moderna, Roma-Bari In merito all integrazione allevamento-agricoltura cfr. E. Roveda, Allevamento e transumanza nella pianura lombarda: i bergamaschi nel Pavese tra 400 e 500, in Nuova Rivista Storica, LXXI (1987), f. I-II, pp L escavazione del canale Muzza si realizzò per opera di due enti: il comune di Lodi e l Ospedale milanese di S. Stefano in Brolo, che si divisero la proprietà e la gestione del canale almeno fino alla metà del XV secolo. Sulla Muzza si veda M. Di Tullio, Uomo, acque, territorio. L evoluzione ambientale in età preindustriale, in M. Canella, F. Cattaneo (a cura di), Cornegliano Laudense. Il paese che non si ferma. Storia, cultura, paesaggio, Corneliano Laudese 2009, pp Su una presunta origine romana del canale cfr. C. Vignati, Il canale Muzza e l irrigazione nel territorio lodigiano, Torino 1866; P. Bignami, Il grande canale Muzza. La rete delle rogge derivate e il territorio irrigato, Milano 1939; e più di recente E. Fanfani, Il grande canale Muzza: 2000 anni di storia. L attuale assetto, origini ed evoluzione, in G. Sibra (a cura di ), Una storia d acque da un antica mappa del fiume Adda e del canale Muzza, Milano 2001, pp Critico con questa versione è invece M. Livraga, La memoria dell acqua. Gli archivi della Congregazione 65
162 Creata la nervatura centrale della foglia, per tornare all immagine iniziale, dalla Muzza si derivò nei secoli successivi una rete di rogge, ottenuta grazie all apertura di bocche sugli argini del canale e alla fabbricazione delle levate, sbarramenti trasversali al decorrere dell acqua, utili all uscita d acqua dalle bocche poste a nord. La costituzione di consorzi o di società per la costruzione di un cavo o di una roggia non erano infrequenti nell area attraversata da Brebemi, come nel resto della pianura lombarda, dove i proprietari terrieri si associavano per far fronte alle spese di costruzione e gestione di questa innovazione. Oltre al grande valore economico, infatti, l acqua diveniva un fatto sociale di primaria importanza e ad essa erano interessati i grandi proprietari terrieri, laici o religiosi. Non a caso gli utenti della Muzza, ma anche degli altri grandi canali lombardi, coincidono con i grandi nomi dell aristocrazia o dei più imminenti enti religiosi, così come succedeva per le terre 30. Solo dove la proprietà terriera era maggiormente distribuita e le comunità rurali avevano una certa forza, pur essendo situate nella bassa pianura, le rogge e i grandi canali d irrigazione continuarono a rimanere comunitari, situazione non difficile da riscontrare, ad esempio, nelle vicine comunità della Geradadda 31. Al contrario degli altri grandi canali, la Muzza nacque e mantenne nel tempo una funzione essenzialmente irrigua, servendo al più come forza motrice per i mulini. Quest ultimo, uno degli impieghi più remunerativi delle acque, consentiva la trasformazione di materie prime, non solo agricole. Oltre alla macina del grano, i mulini erano utilizzati come magli, reseghe, folle per la carta o per la battitura della lana, ecc 32. Lo sviluppo industriale mutò l utilizzo di tutti i corsi d acqua, asserviti ora alle nuove necessità di produzione, e ciò fu anche per la Muzza, che dalla fine degli anni 70 del del canale Muzza , Lodi 1992, con cui sembra concordare anche G. Bigatti, La provincia delle acque, cit., pp In merito alle origini della Muzza e alla sua importanza per il lodigiano si veda inoltre G. Agnelli, Lodi ed il suo territorio, Lodi E. Roveda, Il beneficio delle acque, cit. pp Cfr. M. Di Tullio, Un borgo della Geradadda durante le Guerre d Italia. La comunità di Caravaggio nella prima metà del 500, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Milano, a.a Cfr. L. Chiappa Mauri, I mulini ad acqua nel Milanese (secc. X-XV), Roma-Città di Castello
163 Novecento fu derivata per il raffreddamento dei gruppi di forza motrice di varie centrali elettriche e, solo in anni più recenti, per la produzione d energia in centrali idroelettriche. Negli ultimi anni, infine, come per molti altri corsi d acqua, le strade alzaie della Muzza si sono trasformate in percorsi naturali e ricreativi, un nuovo modo di utilizzare e tutelare un patrimonio natural-artificiale, che comunque continua ad assolvere la sua funzione originaria di canale irriguo 33. La terza zona del Milanese comprende l area sud sud-est dei comuni presi in considerazione. Molti dei caratteri di questa zona coincidono, come già anticipato, con le due aree considerate. Anche in questo caso è l elemento acqua a determinare i modi e i tempi dell insediamento umano e altrettanto è la vicinanza con Milano e gli interessi in loco delle grandi famiglie patrizie meneghine a condizionare le linee dello sviluppo economico e sociale. Basti citare l esempio del secolare rapporto tra il feudo Melzo comprendente fino al 1679 gran parte dei comuni qui oggetto d analisi - e la famiglia Triviluzio per esplicitare quanto appena enunciato 34. E significativo considerare come queste tre aree possano essere tali anche nel passaggio dall economia agricola all industria, in particolare durante il Novecento. L area della Martesana, infatti, più vicina alla pianura asciutta e ai distretti protoindustriali della Brianza, subì in anticipo un processo di industrializzazione, seppure persistette ancora per molti decenni l importanza del settore primario. In questa zona, nella seconda metà del XX secolo, fu lo sviluppo della nuova linea metropolitana, coincidente con il tracciato del Naviglio, a incrementare notevolmente la densità demografica. La zona divenne centro d immigrazione e parallelamente sviluppò una propria industria, stimolata anche dal vicino passaggio dell autostrada A4. Un simile processo di sviluppo demografico e d insediamento industriale è riscontrabile nell area compresa tra Melzo e Milano. Pur essendo zona di agricoltura molto florida, il processo d industrializzazione, soprattutto degli 33 In merito alle vicende relative al XX secolo cfr. E. Fanfani, op.cit. 34 Cfr. S. Villa, Storia di Melzo. Dagli inizi alla fine dell Ottocento, 2 voll., Melzo
164 anni 60 e 70, coinvolse le piccole comunità agricole del distretto, che videro uno sviluppo urbanistico di notevoli dimensioni, sia per far fronte al processo migratorio, sia per l insediamento in loco di aree industriali. Basti pensare allo sviluppo di zone quali Pioltello e Segrate, per comprendere il processo. In questa zona si è arrivati negli ultimi anni ad una sorta di continuità dell urbanizzato dalla città ai comuni dell hinterland, emulando quanto già accaduto per il nord di Milano. Più si scende a sud e più questo processo tende a mitigarsi (basti pensare alla zona di Corsico e Opera), e altrettanto più da Pioltello e Segrate ci si sposta a est e più l urbanizzato cede il passo alla campagna. Fino a Melzo l urbanizzato ha comunque occupato una gran parte del territorio, mentre spostandoci più a est, verso il bacino della Muzza, il carattere rurale sembra ancora essere predominante, anche se negli ultimissimi anni qualcosa tende a cambiare. Carta manoscritta della Lombardia, metà XVI secolo, particolare (Milano, Biblioteca Ambrosiana) Si è indicato come limite fittizio del Milanese il fiume Adda. In effetti, l Adda costituiva per lo stato e il contado di Milano un confine solo nel tratto settentrionale, tra il Lecchese e la cosiddetta Isola Bergamasca. A sud di 68
165 Trezzo (cioè per la parte che compete la nostra ricerca) l Adda perde del tutto la sua funzione di confine, giacché i limiti territoriali dello stato di Milano, ma anche quelli dello stesso contado, andavano ben oltre il fiume, includendo la Geradadda e il Cremonese. Ciò può spigare le scelte e lo sviluppo degli insediamenti umani lungo il corso d acqua e soprattutto le vicende dello sviluppo di strutture difensive nel territorio. A predeterminare questa tendenza influì certamente la specifica conformazione del letto del fiume a meridione di Cassano d Adda. Da qui gli argini tendevano ad allargarsi progressivamente, tanto che ancor oggi, nell antropizzato paesaggio della pianura sono ben visibili le antiche scarpe del corso d acqua. Sulla riva sinistra cioè in territorio milanese l alveo era però meno esteso rispetto all attuale. Ciò spiega la relativa vicinanza dei centri abitati su quella sponda (Albignano, Truccazzano, Corneliano), che pure rispetto ai paesi più a nord (Cassano, Vaprio, Trezzo) non sorgono sulle rive del fiume. Sulla sponda destra del fiume cioè in Geradadda l argine tendeva ad allargarsi progressivamente scendendo a sud, tanto che i centri abitati si allontano maggiormente dal corso attuale del fiume, fatta eccezione per Rivolta, che però, come spiega lo stesso toponimo Ripalta Sicca sorgeva su un promontorio. Come accennato, la morfologia del territorio e le particolari vicende politiche nella zona determinarono anche le scelte di sviluppo del sistema difensivo locale. Si consideri, ad esempio, che l apparato difensivo alle frontiere orientali dello stato di Milano, almeno a partire dal XV secolo, si sviluppò nei comuni della Geradadda nord-orientale (Brignano, Pagazzano, Caravaggio, Vailate, Pandino), mentre erano quasi del tutto assenti fortificazioni nelle località che sorgono sulle rive del fiume (se si eccettua, ben inteso, il borgo fortificato di Rivolta). Lo stesso castello di Corneliano Bertario (attuale comune di Truccazzano) era sorto nell alto medioevo in relazione alla funzione plebana del centro, più che per motivi di protezione di una frontiera. Tanto che nel Quattrocento il ruolo di questa rocca era andato scemando, di pari passo con la perdita d importanza del loco. 69
166 Una situazione molto simile è riscontrabile nel rapporto tra il Serio e le comunità che sorgono sulle sue rive. Anche in questo caso, infatti, il fiume ha sempre avuto una funzione interna ad un territorio più che di limite. In questa chiave hanno senza dubbio influito il prematuro ruolo centrale di Crema, come perno di organizzazione e di determinazione per lo sviluppo del Cremasco e in modo non secondario l accessibile attraversamento del fiume in questa porzione del suo corso. Il rapporto tra le località sulle due sponde del fiume fu allora da sempre continuo, tanto che quando tra XV e XVI secolo andarono istituzionalizzandosi la diocesi e il contado di Crema, il Serio fu inglobato nel nuovo distretto, quasi a tagliare perpendicolarmente la recente compagine territoriale. Seppure i ponti stabili non furono mai numerosi, la guadabilità del fiume rese agevoli i passaggi da una parte all altra, per cui non era inusuale imbattersi in fondi agricoli che si estendevano su entrambe le sponde. Del tutto differente fu la realtà dell Oglio. Quest ultimo, infatti, svolse un vero e proprio ruolo di confine fin dall alto medioevo, perché qui era stato segnato il limite dei municipi romani, prima, della diocesi bresciana, in seguito, e infine del contado cittadino. L Oglio era, per concessione imperiale, un fiume bresciano e ciò spiega le dinamiche dell insediamento, la particolare presenza di strutture difensive in loco, ma altrettanto il carattere della derivazione di acque, più antica sulla sponda sinistra e strappata solo a seguito di lotte e della nuova posizione di potere dei Visconti di Milano in territorio cremonese. A ciò si deve aggiungere che l Oglio scorre in due profonde sponde terrazzate, che hanno favorito nel corso dei secoli lo sviluppo d insediamenti in posizioni strategiche a controllo del corso d acqua. Tanto che si assiste al sorgere di centri fortificati quasi gemelli, uno dirimpetto all altro, come esemplificano i casi di Calcio e Urago, Pumenengo e Rudiano, e sebbene distanti dalla nostra area di studio Soncino e Orzinuovi. Non stupisce allora se rocche sono presenti a Calcio, Urago, Pumenengo, Rudiano, Roccafranca e Torre Pallavicina, né tantomeno il fatto che queste sono collocate nell area che più si espone al fiume, mentre gli insediamenti più propriamente rurali sono spostati verso la parte più alta del 70
167 territorio, vicine al sistema delle rogge 35. Va infine rilevato che nell area compresa tra i comuni di Roccafranca, Rudiano, Urago d Oglio e Pontoglio si denota una certa preferenza per gli insediamenti di terrazzo. Da questa posizione favorevole potevano essere, infatti, sfruttate al meglio le possibilità di comunicazione e commercio, sia verso il Po e la via Postumia, sia verso i mercati di Bergamo e Brescia. Presso Urago d Oglio, l addensarsi di resti pavimentali, di strutture murarie e di mosaici in un area ristretta, compresa tra le località Cascina Castellaro e Montagnina di Frà, induce a ipotizzare l esistenza di un piccolo insediamento ad uso abitativo e commerciale lungo la riva sinistra dell Oglio 36. Attraversato l Adda, il percorso di Brebemi coinvolge la regione storica della Geradadda. Da Cassano d Adda, passando a nord di Cascine S. Pietro, l autostrada prosegue verso est incontrando la parte settentrionale del comune di Casirate d Adda, attraversa l antica costa del fiume (o sponda del Gerundo che dir si voglia) e lambisce il territorio al confine tre Treviglio e Calvenzano. Successivamente corre a nord dell abitato di Caravaggio, attraversa l antico Fosso Bergamasco immettendosi a Bariano, per poi proseguire oltre il fiume Serio. Opere di connessione all autostrada interessano però anche i comuni di Pagazzano e Morengo, posti sull antico confine tra Repubblica di Venezia e Stato di Milano. 35 L. Pagani, Il fiume nei secoli: vicende, interventi, rapporti, in AA.VV., Atlante dell Oglio. Uomini, vicende e paesi da Sarnico a Roccafranca, Brescia 1981, pp L. Garau, Le tipologie insediative del territorio bresciano di pianura in età romana, in C. Aggarotti (a cura di), I segni dell uomo nel territorio e nel paesaggio bresciano. Permanenze e significati, Brescia 1998, p
168 Gera d'adda ducato di Milano, particolare (Parma, Archivio di Stato) La Geradadda, Gera d Adda o Ghiara d Adda 37 è un lembo di pianura lombarda posta tra i corsi dei fiumi Adda e Serio, delimitata a nord dal Fosso Bergamasco, opera idraulica del XI-XII secolo, solcata a delimitare più che proteggere il confine meridionale del contado di Bergamo, e a sud sud-est dai territori lodigiano e cremasco. Deriva il suo toponimo dal suolo ghiaioso (in forma dialettale gera o ghiara ) misto a sabbia e ciottoli che la caratterizzano: sedimenti depositati nei secoli dai fiumi, che non defluendo in 37 Il termine sembra comparire nella documentazione con un accezione politicoamministrativa, per la prima volta, nel XIII secolo. Cfr. G. Villa, op.cit., pp e P. Origgi, op.cit., p. 29 e n
169 acque lacuali scaricano a valle i detriti raccolti nel loro corso. Ciò vale per il fiume Serio, che origina nell omonima valle bergamasca e corre sul fianco est della Geradadda, incontrando Crema e sfociando più a sud nell Adda, ma altrettanto per quest ultimo che, pur scendendo dalla Valtellina e decantando le acque nel Lago di Como, raccoglie ai confini settentrionali della Geradadda le acque del fiume Brembo, ricche dei detriti. Attraversata longitudinalmente dalla linea delle risorgive, la regione è posta a cavallo tra la pianura asciutta e l irrigua, ricchissima d acqua che la caratterizza dai tempi più remoti. E importante però precisare fin dal principio che, il territorio ha caratteri significativamente differenti spostandoci da nord a sud e dalle immediate vicinanze dei corsi dei fiumi all interno. La parte nord della Geradadda è, infatti, posta sopra la linea delle risorgive e dunque ha caratteri più simili alla pianura asciutta, alleviati solo dalla costruzione di canali e rogge. Sotto la linea Cassano-Treviglio-Fornovo diventa invece più consistente la presenza delle risorgive, ma soprattutto meno presenti i depositi di ciottoli e ghiaia, abbandonati sui fondi più a nord e più vicini all Adda, con sedimenti più soffici, adatti a rendere i terreni più ricchi e produttivi. Si è già cercato di delineare alcuni dei caratteri peculiari di questa regione, in specifico soffermandoci sui dati del Censimento del Tuttavia vi sono altri elementi caratterizzanti, particolarmente interessati dal passaggio della nuova autostrada, che richiedono ulteriori precisazioni. Continuando il nostro percorso da ovest a est, il primo nodo che tocca quest area tra Adda e Serio è la frazione Cascine S. Pietro, storicamente note come Cassine franche, per i particolari privilegi fiscali di cui godeva. La frazione, come tutto il territorio di Cassano oltre Adda, è interessata dal passaggio di una fitta rete di canali e rogge, utili all irrigazione della Geradadda e del Cremasco. Come per la Muzza, infatti, il sito di Cassano, anche sulla sponda sinistra, è stato considerato da sempre il luogo ideale di prelievo delle acque, tra cui forse la più importante opera è il Retorto. Di questo canale non si conosce l origine, ma è probabile che nasca dallo sfruttamento di un antico ramo dell Adda. Nel suo percorso il Retorto dà origine alle regge Pandina, Groppella e Cremasca. A proposito di quest ultima, va segnalato che prima della costrizione del canale 73
170 Retorto, l approvvigionamento d acque nel Cremasco era esclusivamente garantito dalla roggia Comuna, Cremasca o Misana 38, che originava dal grande complesso di acque sorgive di Misano, denominato Fontanili dei mosi o Gaverine, e fu scavata nel corso del Trecento dal comune di Crema 39. Dall Adda, ma più a nord, anch esse transitanti per Cascine S. Pietro, si derivano inoltre le rogge Rivoltana e Vailata. Quest ultima, particolarmente importante per il sistema irriguo di Casirate e Calvenzano, fu scavata nella sua forma moderna nel 1475, per opera di un consorzio costituito da quattro comunità (oltre alle due citate Fara e Vailate), ma era già attiva in precedenza, d origine probabilmente trecentesca. Oltre alla fitta trama di canali che transitano per il suo territorio, sembra utile ricordare che Cascine S. Pietro, originariamente parte di Cassano, si rese autonomo negli anni 70 del Cinquecento e solo nel 1850 tornò ad essere frazione. Il processo di separazione si realizzò, di fatto, durante gli anni delle guerre d Italia del XVI secolo, quando Pagano d Adda, facoltoso cives milanese, poi feudatario di Cassano, favorì una serie di prestiti alla comunità, che nell impossibilità di tornare il denaro alienò beni immobili a Pagano, in particolare le terre e gli edifici nella località di Cassine Franche. Per il noto processo di accorpamento dei fondi, grazie alle ingenti somme di cui disponeva, Pagano divenne presto il maggiore proprietario in loco, tanto che pochi decenni più tardi ottenne dalla Camera fiscale milanese di separare la località da Cassano. Il sito, probabilmente di origine preromana, insiste su un territorio boschivo e paludoso, messo a coltura proprio durante le acquisizioni di Pagano. In realtà però solo la parte settentrionale del territorio, quella attorno all abitato e alla strada Cassano-Treviglio, subì il processo di bonifica, mentre le aree più vicine al fiume rimasero fino all Ottocento coperte da bosco e buona parte del territorio ancora paludoso. Negli ultimi decenni il territorio si caratterizza per il passaggio (quasi come lo fu per le acque nei 38 La roggia deve la tripla denominazione dalla diversa prospettiva da cui era osservata: i milanesi l appellavano, infatti, cremasca, per stabilirne l estraneità ai propri fondi nonostante il passaggio in loco, mentre i cremaschi, per meglio chiarirne l origine e il possesso, la definivano comuna. 39 P. Origgi, Misano di Gera d Adda. Un paese una storia, Misano di Gera d Adda 2001, pp
171 secoli precedenti) di varie opere viarie. La ferrovia Treviglio-Milano, di recente raddoppiata e affiancata dalla TAV e ora la nuova autostrada, che proprio in questo territorio avrà tra le più estese aree di cantiere e di cava. Quest ultima, assieme al tracciato autostradale e al raccordo con la ex statale 11 tra Cassano e Treviglio, insiste su un area particolarmente ricca di ritrovamenti archeologici di diverse epoche, come testimoniato, dalle tavole della sezione archeologica. Tra Casirate, Calvenzano e Treviglio la Brebemi correrà in un contesto fortemente antropizzato, dove ormai tra zona industriale trevigliese e abitato delle altre due località rimane solo un sottile lembo agricolo. Anche questa parte di territorio è stata nel tempo caratterizzata da un importante sistema irriguo, dato che a sud del borgo trevigliese confluivano le acque derivate dal Brembo, per poi diramarsi nuovamente nel resto della Geradadda. E ad inizio Trecento che la comunità di Treviglio ottiene i propri diritti di prelievo delle acque dal Brembo, acquisendo parte di quelli goduti dal 1305 dalla famiglia Torriani, su concessione del comune di Bergamo. Nel quadro delle lotte milanesi, che come noto coinvolsero le famiglie Torriani e Visconti, la comunità di Treviglio cercò e ottenne conferma del privilegio dall imperatore Enrico VII, che poi divenne la base documentaria per la difesa dei propri diritti nei secoli successivi, in specifico nella secolare causa con la comunità di Brembate inferiore, luogo di prelievo delle rogge trevigliesi, posta in contado bergamasco e, dunque, dal 1428 suddita della Serenissima 40. Una vicenda giocata in un continuo rilancio tra locale e generale, che coinvolse non solo gli officiali locali ma anche le autorità dei due stati, soprattutto quando la situazione rischiava di avere pesanti ripercussioni diplomatiche. Così, nonostante lunghi anni di contrasti e resistenze dei bergamaschi, e in 40 I contrasti furono intensi per tutto il Quattrocento e ebbero una potenziale conclusione durante il dominio veneto in Geradadda ( ). Gli attriti cinquecenteschi mettono però in evidenza che l accordo d inizio secolo fu solo uno dei tanti momenti di apparente risoluzione a livello governativo, già però rilanciato a livello locale. In merito si veda la puntuale ricostruzione di L. Sant Ambrogio, Il borgo di Treviglio, cit., pp Si vedano inoltre A. M. Rinaldi, I privilegi di Treviglio sulle acque e sui dazi e l incremento economico della Ghiaradadda nei secoli XIV e XV, in Archivio Storico Lombardo, s. VIII, anno 85 (1959), vol. III, pp ; E. Lodi, Breve storia delle cose memorabili di Trevì, Milano 1647, ristampa anastatica Treviglio 1980, p. 63 e I. Santagiuliana, P. Perego, Storia di Treviglio, Calvenzano 1987, pp
172 particolare della famiglia Suardi, anch essa titolare di diritti di godimento delle acque del Brembo, Treviglio poté ottenere il godimento delle rogge Moschetta (poi detta Vecchia o Brembilla) e Vignola (o Nuova). E bene precisare che, seppure il passo fu fondamentale per portare acqua ai fondi trevigliesi e delle rogge godettero parzialmente altre comunità della Geradadda, al contrario di quanto sostenuto dal Rinaldi, Treviglio fu ben lontana dall ottenere un monopolio sulla gestione delle acque nella regione, anche solo per l abbondanza di risorgive e per lo scavo di ulteriori canali da parte delle altre comunità 41. Tuttavia, ed è un esempio quanto occorse alla roggia Babiona, Treviglio trasse grande vantaggio dalle acque che, dopo aver irrigato il proprio territorio, erano cedute a beneficio di altre comunità, tra cui certamente Casirate, Calvenzano e Misano. Anche in questo caso, lo sfruttamento delle acque fu utile alla bonifica dei territori, tutti di antica formazione. Casirate, quasi certamente d epoca romana, sorse all incrocio tra un decumano e un cardine. Tracce della centuriazione sono evidenti anche nel territorio di Treviglio, già abitato in precedenza, come testimoniano i reperti d epoca gallo-romana, e in quello di Calvenzano, dove ad avvalorare l origine romana del sito concorrono oltre il nome i vari reperti archeologici rinvenuti 42. L autostrada prosegue nel territorio settentrionale di Caravaggio, passando nella striscia di territorio che divide il centro urbano dalle frazioni di Masano e Vidalengo. Anche in questo caso si attraversa un area profondamente delicata da un punto di vista ambientale e delle rilevanze storiche. In particolare le aree di cantiere e di cava previste, oltre ad incrociare tracce della seconda centuriazione romana, insistono su una porzione del territorio caravaggino collocata tra le rogge Basso e Rognola. Quest ultima, nonostante la ricchezza di fontanili del territorio, è derivata a seguito di antichi privilegi dal territorio di Bariano. Storicamente, infatti, la comunità si era mossa su un 41 Cfr. A. M. Rinaldi, op.cit., pp In tal senso vanno inoltre le considerazioni di L. Sant Ambrogio, Il borgo di Treviglio, cit., p R. Poggiani Keller (a cura di), Carta Archeologica della Lombardia. La Provincia di Bergamo, Modena
173 duplice binario, favorendo lo sfruttamento delle risorgive e cercando un prelievo d acqua a nord, che fu ottenuto grazie ad un accordo con il potente monastero di S. Giacomo in Pontida, che possedeva appunto terreni a Morengo. Il monastero disponeva di una seriola, detta Morla, così abbondante d acqua da provocare spesso esondazioni. La coincidenza d interessi portò all accordo con la comunità di Caravaggio, che poté derivare la più importante roggia del proprio sistema irriguo a seguito dell atto di concessione del 29 gennaio La roggia entrava in territorio di Caravaggio da nord-est, in località Masano, ed oltre all importante funzione irrigua costituiva l approvvigionamento principale al fossato che con le mura cingeva il borgo ed era addirittura utilizzata come canale navigabile. La famiglia Merli, ad esempio, che a Masano possedeva una fornace per la produzione di mattoni, utilizzava la roggia per il trasporto dei manufatti al borgo, navigandola con chiatte, trascinate contro corrente da due cavalli che percorrevano le strade alzaie 44. La roggia Basso, al contrario, origina dal sistema di risorgive di Caravaggio, da uno dei fontanili più importanti di tutta l area: il Brancaleone. Da qui scende verso il centro cittadino per poi irrigare la campagna di Misano e scendere nel Cremasco. Per queste ragioni la roggia Basso fu storicamente una importante fonte d entrata per la comunità di Caravaggio, che aveva scavato e possedeva la roggia. 43 Cfr. C. Casati, Treviglio di Ghiara d Adda e suo territorio. Memorie storico-statistiche, Milano 1873, pp A. Possenti, R. Lazzarini, Masano Mille e più. Compendio storico, Caravaggio
174 Disegno della situazione del Borgo di Caravaggio, Cassine e risi del territorio medemo, particolare (Milano, Biblioteca Ambrosiana) 78
175 Il quadrilatero formato dai territori di Caravaggio Pagazzano, Morengo e Fornovo, oltre che per l accennato sistema di rogge e risorgive e per il passaggio del Fosso Bergamasco, risulta essere un area molto interessante perché d antichissimo insediamento e luogo di numerosissimi ritrovamenti archeologici, d età pre-protostorica, romana e medievale, di cui forse il maggiore esempio è l area a nord dell abitato di Fornovo, tra le cascine Vallicelle e Dossi 45. Insediamento antico, confermato e implementato dalla presenza in loco del Forum Novum (Fornovo), sede nell alto medioevo della pieve cremonese di S. Giovanni. Un legame con Cremona che durerà nei secoli, tanto che pur essendo sulla sponda destra dell Adda, Fornovo fu inclusa nel contado cremonese e non partecipò alle vicende politocoamministrative della Geradadda, pur vantando anch essa notevoli privilegi fiscali e giurisdizionali. Tracciato del Fosso Bergamasco tra Covo, Fara Olivana e Romano, XVIII secolo (Bergamo, Biblioteca Civica A. Mai) 45 R. Poggiani Keller (a cura di), op.cit. 79
176 Attraversati l antico Fosso Bergamasco e il Serio, il progetto prevede una strada di collegamento con andamento nord-sud, che quasi parallelamente al corso del fiume scende in territorio cremasco, coinvolgendo nell opera i territori comunali di Castel Gabbiano, Camisano, Casale Cremasco-Vidolasco e Ricengo. L area, attualmente a vocazione prettamente agricola, costituiva la propaggine settentrionale dell antica Insula Fulcheria, il cui toponimo è legato alla presenza in loco, almeno fino al periodo romano e successivamente a seguito delle invasioni barbariche nella Penisola, di un ampia zona paludosa, alimentata dall ingovernato scorrere delle acque dei fiumi Adda e Serio e dal rifiorire delle risorgive. Il lago originato, detto Gerundo, lasciava affiorare un area morfologicamente più elevata, con al suo centro Crema, che per tale motivo fu detta Insula Fulcheria. Il territorio cremasco, non soggetto in modo stabile ad alcun dominio urbano, come il resto della pianura tra Adda e Serio 46, si costituì definitivamente con la conquista veneziana di Crema (1423), cui fu attribuito il titolo di civitas ufficialmente con la creazione della diocesi cremasca (1580). A seguito della rivoluzione Neolitica, anche nel Cremasco si assiste al diffondersi d insediamenti stabili in piccoli villaggi rurali. In particolare, per le ragioni sopra esposte legate alla presenza dell acqua, gli insediamenti si collocarono sulle aree più alte, come confermano i rinvenimenti dell età neolitica di Camisano. Tuttavia il processo di antropizzazione coinvolse anche le zone acquitrinose, dove grazie ad insediamenti palafitticoli in specifico nell area del Gerundo, come a Palazzo Pignano, Vaiano e Ripalta Arpina - si sfruttava l abbondante presenza di acque per ottenere uno scudo naturale contro gli animali selvatici. Altri insediamenti dell età del bronzo, meno consistenti, si trovano in area cremasca nella zona del Gerundo a Marzale, Pieranica, Cantuello di Ricengo, Vaiano, Camisano, Chiede ed in particolare le suppellettili trovate a Montecchio di Vidolasco fan pensare a gente pacifica dedita all agricoltura e organizzata in un vero villaggio, collocabile tra il X e il IX secolo a.c. 46 G. Chittolini, Una regione di confine, cit.. 80
177 Al 218 risale la prima centuriazione romana del Cremonese: la conquista e la colonizzazione romana ne trasformarono radicalmente la fisionomia. Al territorio sono assegnati 6000 coloni di cui 1/3 vivevano in città il resto era distribuito nella campagna. Nel 42 a. C. si avviò invece il processo della seconda centuriazione del Cremonese, da cui però rimase esclusa l area del Gerundo e i terreni sulle rive dei fiumi. Al contrario, quest ultima zona conobbe il processo di razionalizzazione territoriale durante la seconda centuriazione del Bergamasco, attuata in periodo augusteo, fino alla foce del Serio e lungo la linea Offanengo-Romanengo-Ticengo, confine della centuriazione cremonese 47. Dopo la crisi dell impero romano e la fase di abbandono delle campagne e dei villaggi del periodo alto medievale, il lavoro di bonifica riprese a partire dalla prima metà del Duecento, con un contributo molto importante apportato dai benedettini. Nel XII secolo si ricordano i monasteri di S. Fabiano a Farinate, presso Capralba. Nella zona della corte di Ricengo ha prorpietà il monastero di S. Benedetto di Crema 48. Elemento determinante per tutto il Cremasco, ed in particolare per i comuni oggetto di questa ricerca, è la presenza del Serio, fiume interno ad un ambito antropico ( ), non elemento di demarcazione come invece accade ( ) per i tratti sublacuali dell Adda e dell Oglio 49. Un fiume interno come si è avuto modo di ricordare - ancor di più per questa zona, dove gli abitati sono molto vicini al corso d acqua, ricalcando caratteri più simili a quelli della Valle Seriana, che non al piano tra Seriate e Romano-Bariano. Insediamenti che, almeno prima della sistemazione idraulica attuata dai Romani nel I secolo a. C. con la centuriazione, erano resi molto difficili in area cremasca per le possibili esondazioni e le variazioni di percorso del fiume 50. Un 47 M. Casirani, W. Venchiarutti, C. Alpini, Casale Cremasco-Vidolasco. Due paesi un comune nella storia, nelle testimonianze, nell arte, Crema 2001, p AA.VV, Contributo allo studio delle acque della provincia di Cremona, Provincia di Cremona, Cremona 1996, in particolare il capitolo III. 49 L. Pagani, Il rapporto tra l uomo e il fiume: la costruzione di un equilibrio delicato, in Id. (a cura di), Il fiume Serio, Atti del corso, Romano di Lombardia, Albino, Clusone, settembrenovembre 1987, Bergamo 1991, pp (p. 18). 50 R. Poggiani Keller, Il fiume nella storia: presenze archeologiche, in L. Pagani (a cura di), Il fiume Serio, cit., pp
178 elemento dunque determinate, assieme all abbondanza delle acque delle risorgive, per stabilire i modi e i tempi dell insediamento umano. Tuttavia sia nel piano Bergamasco sia in quello Cremasco gli insediamenti umani hanno radici antichissime, magari legati allo sfruttamento di una posizione particolarmente elevata sul corso del fiume (si pensi alle quattro Ripalta cremasche). Ne sono testimonianza i reperti preistorici rinvenuti a Mozzanica e Fornovo, le tombe tardo-antiche/altomedievali di Bariano e Morengo e il centro romano della stessa Fornovo 51. Nell area tra Castel Gabbiano e Ricengo si sviluppano piccoli centri agricoli, che per secoli convivono con le opere di bonifica del territorio. Gli abitati accentrati lasciano solo nel tempo spazio alla distribuzione di case rurali (le cascine) nella bonificata e fertile campagna, in un processo di progressiva, lenta ma ininterrotta conquista del territorio. Si pensi che ancora nel Settecento era presente a nord di Crema l estesa palude del Moso che i veneziani si proponevano di bonificare per incrementare la produzione agricola del loro territorio 52. Un opera di risistemazione del territorio che coinvolgeva anche i boschi, sempre più frange marginali di un paesaggio coltivato, per lo più addossate al corso dei fiumi, che tendono però con il tempo ad assottigliarsi e in alcuni tratti a sparire. Il Serio non è stato per contro un elemento di forte caratterizzazione nella dinamica di sviluppo economico del territorio. Lo testimoniano gli insediamenti, che non hanno caratteristiche fluviali (nemmeno nella loro conformazione urbanistica) ma rurali. Lo conferma appunto il fatto che per il Cremasco il Serio è un fiume interno al contado e assolutamente attraversabile. I ponti rimasero pochi fino a non molto fa (Crema, Montodine) ma i guadi erano moltissimi. Tutto ciò è vero se però non si prescinde da due elementi fondamentali del rapporto con il Serio: le già accennate bonifiche e l uso delle acque del fiume a scopo irriguo, molto utili allo sviluppo dell importante settore agricolo, che già sul finire del medioevo aveva portato 51 Ibidem, pp G. Guerrini, L assetto territoriale del Cremasco, in L. Pagani (a cura di), Il fiume Serio, cit., pp
179 il Cremasco a produrre molto più del necessario e aveva determinato la vocazione di questo distretto 53. Disegno del Territorio Cremasco co suoi confini, XVIII secolo (Venezia, Archivio di Stato) 53 In tal senso vanno parzialmente mitigate le affermazioni contenute nel saggio G. Guerrini, Ibidem, pp
180 Le prime popolazioni stanziali, di cui si ha notizia grazie a ritrovamenti archeologici, sono i celti. Furono però i romani a stabilire un insediamento più razionale, grazie all imponente opera di bonifica, come dimostrano i molti resti dei tracciati di centuriazione, oltre che i nomi degli stessi centri abitati della zona, caratterizzate dai suffissi in ano e ate. A Sergnano, invece, è stata ritrovata una necropoli probabilmente d età Longobarda, che s inserisce in una serie di ritrovamenti del periodo nella zona. A differenza delle altre necropoli, però, quella di Sergnano conserva un corredo funebre femminile con una collana con vaghi in smalto e vitrei di colori vari; dalla stessa necropoli proviene un orecchino d argento. I ricchi corredi sono andati tutti dispersi e non sono documentati né da fotografie né da disegni. La descrizione fatta al momento del rinvenimento non lascia comunque dubbi che si trattasse di tombe longobarde, ma una datazione più precisa non è stata tuttavia possibile. Nella stessa necropoli sono state ritrovate monete d età romana con foro, così come a Castel Gabbiano, che hanno una valenza rituale, in quanto usate come ciondoli 54. I ritrovamenti altomedievali nella zona si situano su un asse che a grandi linee va da Fornovo a Dovera, che dovrebbe identificare una fascia difensiva, databile attorno alla seconda metà del VI secolo. La corrispondenza tra rinvenimenti di necropoli longobarde e il successivo insediamento di curtes regie e possessi ghisalbertini a Castel Gabbiano, Sergnano, Camisano, Ricengo, Offanengo e Ripalta Arpina, fa dedurre l importanza della fascia nel controllo del vicino Cremonese 55. La prevista strada di collegamento a Brebemi, correndo nella fascia agricola tra gli abitati di Camisano e Vidolasco, prosegue verso sud parallela ad uno dei più importanti cavi irrigui del Cremasco orientale, la Roggia Serio Morto, che da queste località termina in Adda tra Gombito e Pizzighettone. Nel nostro territorio sono presenti due rami della medesima roggia, il Serio Morto di Camisano e quello di Ricengo, entrambi di origine sorgiva. La roggia dovrebbe scorrere in un ramo antico del Serio, come conferma la depressione morfologica in loco, anche se l intervento umano è stato notevole, tanto che 54 L. Passi Picher, Le evidenze archeologiche altomedievali, in G. Andenna (a cura di), Storia di Cremona, Dall Alto Medioevo all Età Comunale, Cremona 2004, pp Ibidem, p
181 per molti tratti la roggia ha un andamento rettilineo. E comunque assodato che lo sfruttamento e la presenza dell originaria diramazione del Serio aveva favorito un insediamento umano antico in queste zone, sfruttando, come accennato, i rilievi naturali nelle vicinanze del fiume, come confermano i ritrovamenti di età neolitica 56. Lasciando il Cremasco e riprendendo il tracciato di Brebemi dalla sponda sinistra del Serio, si tocca il limite meridionale dello storico contado di Bergamo (Fara Olivana) per entrare nella cosiddetta Calciana, distretto attualmente incluso nella provincia orobica, ma storicamente legata a Milano e Cremona. Fu sotto il dominio visconteo che si definì la collocazione politicoamministrativa delle comunità a sud del Fosso tra Serio e Oglio. Durante il Trecento, infatti, alcuni processi d infeudazione e le politiche del ripopolamento di quest area divisero i destini della regione, tradizionalmente unita da un punto di vista amministrativo. La parte occidentale, con le comunità di Antegnate, Fontanella, Barbata e Isso, rimase inalterata rispetto agli assetti precedenti, mantenendo ampie autonomie le prime due comunità e la soggezione al monastero di S. Pietro in Cerreto le altre. Covo fu infeudata alla nobile famiglia dei Covi 57, mentre l area orientale andò a formare il cosiddetto condominio della Calciana. Quest ultima, soggetta alla presenza di zone acquitrinose e paludose per la vicinanza del fiume, era stata dissodata e bonificata in età romana ma abbandonata e spopolata in periodo comunale per le violente lotte di espansione tra Bergamo, Brescia, Cremona e Milano. Con l instaurarsi del dominio visconteo in Lombardia si attuarono politiche per il ripopolamento e la nuova bonifica, che si rese evidente soprattutto con l acquisto di queste terre da parte di Regina della Scala ( ), moglie del duca Bernabò Visconti, la quale concesse ampie autonomie giurisdizionali e fiscali per la gestione di questi territori. Il condominio ebbe origine dalla successiva vendita dei territori da parte di Regina della Scala a varie famiglie 56 AA.VV., Contributo allo studio cit., p A. Alberti, R. Caproni, E. Castagna, E. Finazzi, Borgo di Covo. Storia di una comunità di confine, Romano di Lombardia 1995, pp
182 milanesi: i Secco di Caravaggio ottennero la Calciana superiore (a nord del Fosso Bergamasco) e parte della Calciana inferiore in territorio di Calcio. I Barbò ottennero l area di Pumenengo e parte del territorio di Torre Pallavicina. Ai Covi andarono gli attuali territori di Villanuova, S. Maria e Valsorda. Infine, ai Groppello i terreni attorno a Portici e agli Sforza la parte orientale lungo il fiume dove poi fecero erigere la torre. Poiché i diritti feudali venduti da Regina della Scala erano legati alle terre e non diretti alle famiglie, i vari feudatari dovettero governare insieme questi territori, dando vita appunto al cosiddetto condominio. I privilegi dell investitura originaria e quelli concessi successivamente dalle varie dominazioni resero la Calciana una provincia separata dello stato di Milano 58. Le opere di bonifica che interessarono l area si svilupparono attraverso la canalizzazione delle acque, con la realizzazione di rogge sia derivate dal fiume Oglio, sia dalle abbondanti risorgive. Tale azione di governo delle acque va fatta risalire originariamente ai vari monasteri che possedettero terre nella zona, in particolare al monastero cremonese di S. Lorenzo e successivamente, in conseguenza dell abbandono delle terre nel XIII e XIV secolo, all attività di Regina della Scala prima e dei feudatari che le succedettero poi. Le bonifiche favorirono un migliore sfruttamento agricolo delle terre, con sacrificio dei boschi, relegati alle aree più vicine al corso del fiume, e dei campi incolti. La limitazione dei campi disincentivò la transumanza, tipica dei secoli precedenti che, per quanto non scomparve mai da questi territori, venne sostituita dall allevamento stabile nelle cascine. La coltivazione dei terreni non fu in ogni caso facile, essendo area ghiaiosa, che solo il costante lavoro degli abitanti poté alla fine rendere feconda. A Fara Olivana, il cui toponimo rimanda al periodo longobardo ma che i ritrovamenti fanno risalire almeno al periodo romano, fu invece l acquisizione di terre da parte della Misericordia Maggiore di Bergamo a riavviare il 58 In merito alle vicende della Calciana si vedano R. Caproni, R. Pagani, Calcio e la signoria della calciana, Calcio 1990, pp e R. Comendulli, Torre Pallavicina. Briciole di storia, Torre Pallavicina 1992, pp
183 processo di bonifica interrotto nei secoli dell alto medioevo 59. In questo territorio, il tracciato di Brebemi divide il capoluogo dalla frazione di Sola, transitando non lontano dalla località Fabbrica e dalla Cascina Superba, uno dei simboli dell attività di messa a coltura di queste terre da parte della Misericordia, incrociando il Naviglio Vecchio cremonese. L area è stata interessata da ritrovamenti d età romana e l autostrada passa proprio nel mezzo dei due siti archeologici. Abbondanti tracce della centuriazione romana e siti archeologici caratterizzano anche i territori di Covo e Antegnate, i cui centri abitati sono allineati sulla strada Soncinese. Altrettanti ritrovamenti sono rinvenuti in territorio di Isso - i più antichi risalenti all età del Bronzo - separata da Fara Olivana per mezzo del Fosso Bergamasco, e dunque storicamente competente al contado cremonese, interessato dal primo tratto della strada di collegamento tra Brebemi e il Cremasco, cui si è già accennato. L abitato di Isso, il cui toponimo deriva quasi certamente dal fontanile Lisso che origina del paese, è stato in particolare interessato dal ritrovamento di una villa romana, in località Cantonata, proprio in coincidenza con la roggia che origina dal fontanile. Anche in questo caso, dunque, sembra essere confermato lo stretto legame tra sfruttamento delle acque per i più svariati fini e possibilità d insediamento umano. Del resto tutta la campagna a sud dell abitato, cui la strada progettata corre di fianco, è stata oggetto di ritrovamenti d età preistorica e romana 60. Nell alto medioevo, Isso entrò a far parte della curtis di Barbata, proprietà del monastero di S. Giulia di Brescia cedute nel Duecento al monastero di S. Pietro in Cerreto - di S. Colombano di Bobbio e del Vescovo di Bergamo. Se il processo di sfruttamento del territorio, attraverso il governo delle acque, non fu dissimile in Calciana, rispetto alle aree fin qui considerate, un elemento di maggiore originalità si affacciò in queste campagne durante il Settecento, con la diffusione dei gelsi. Questi ultimi, maggiormente presenti 59 Cfr. R. Caproni, E. Finazzi, M. Taverna, La comunità di Fara Olivana con Sola. Venti secoli di storia, Romano di Lombardia R. Caproni, Dalle origini all età dei comuni, in M. Resmini (a cura di), Barbata-Isso. Due comunità un territorio, Calcio Si rimanda in particolare alla carta di p
184 nelle aree della pianura asciutta, trovarono sede anche nella florida bassa campagna, disponendosi in rettilinei filari ai margini dei poderi. Tuttavia la distribuzione nella bassa fu diversa da zona a zona, interessando maggiormente le aree meno produttive. La Calciana fu sede ideale di questa diffusione, tanto che in quest area, nel corso dell Ottocento si moltiplicarono sia i telai a domicilio sia le filande. Anche per la perfetta integrazione tra agricoltura e allevamento, in queste zone si dovette attendere il XIX secolo, quando i prati stabili, tradizionalmente molto estesi, furono sostituiti dai prati a vicenda. In questi secoli dunque, il paesaggio e le strutture economiche sociali mutarono non poco e altrettanto andò modificandosi la pressione antropica e il rapporto tra uomo e territorio 61. Jacopo da Balsamo, attr., Il territorio di Fara Olivana, XV secolo (Bergamo, Biblioteca Civica A. Mai) 61 Cfr. G. Della Valentina, Agricoltura ed economia fra l Adda e il Serio, in M. Resmini (a cura di), op.cit., pp Per la diffusione della baccogelsicoltura si rimanda invece ad A. Moioli, La gelsibachicoltura della Lombardia orientale nella prima metà dell Ottocento, Milano
185 Dopo essere transitata a sud dell abitato di Calcio, incrociando un ambiente agricolo quasi intatto e l importante sistema di rogge che origina appena più a nord (tra cui la Roggia Donna e il Naviglio civico cremonese), l autostrada attraversando l Oglio entra in area bresciana, incontrando un ambito territoriale relativamente diverso da quello ritrovato fin ora. Nel Bresciano, lo spingersi più a meridione della montagne e colline, comporta lo spostamento più a sud della linea delle risorgive, tanto che la fascia di territorio interessata dall attraversamento stradale è da considerarsi parte della pianura asciutta, con caratteri tuttavia molto diversi da quelle Bergamasca e Milanese. Dopo essere passata tra gli abitati di Urago e Rudiano, l autostrada attraversa il Clarense e Rovato, arrivando a lambire il settore meridionale della Franciacorta 62, fermandosi ai confini occidentali del territorio di Travagliato. Tuttavia da qui parte una strada di collegamento con Brescia che interessa i comuni di Ospitaletto, Castegnato, Roncadelle e Gussago. La pianura bresciana può essere divisa in tre fasce: L alta pianura, che dalle pendici dei primi rilievi giunge sino alla linea dei fontanili. Lo strato coltivo è essenzialmente sabbio-ghiaioso; La fascia dei fontanili, che demarca l alta dalla bassa pianura, segna il passaggio dal sottosuolo sabbio-ghiaioso a quello sabbioargilloso della bassa. La larghezza della fascia dei fontanili varia mediamente fra i 6 e 10 km con maggior ampiezza fra Rudiano e Orzinuovi; La bassa pianura o pianura irrigua, che dalla linea meridionale dei fontanili termina sull Oglio. Lo strato coltivo è essenzialmente sabbio-argilloso. 62 Il tracciato di Brebemi interessa, infatti, la fascia a sud della linea tra i monti Alto e Orfano. La Franciacorta in realtà si estende ben oltre arrivando alle sponde del lago d Iseo, comprendendo ambienti con caratteristiche geomorfologiche diverse. In merito si rimanda a G. Donni, Cologne tra cronaca e storia, Cologne 1983, p
186 Carta del territorio bresciano, (Modena, Biblioteca Estense) L alta pianura si caratterizza per l abbondanza di materiale ghiaioso, nel sottosuolo o frammisto al coltivo, con ciottoli progressivamente di pezzatura minore man mano che si scende a valle. Chimicamente i terreni ghiaiosi risultavano più poveri di compositi azotati, fosfatici, potassici e calcici. La loro fertilità non era quindi particolarmente ricca, inoltre la loro permeabilità 90
187 all acqua rendeva dispendiosa l irrigazione. Per tali fattori le rese produttive erano meno favorevoli rispetto alla bassa. Fino all inizio del Settecentole grandi proprietà terriere nell alta pianura appartenevano in gran parte alla nobiltà e al clero, mentre più ridotte risultavano le medie e piccole proprietà. La bassa pianura è dunque l area dove le rivoluzioni agronomiche descritte dal Tarello e dal Gallo poterono trovare pieno compimento 63. L alta pianura bresciana, in particolare quella che comprende i comuni interessati dall attraversamento di Brebemi, presenta caratteri originali rispetto alla Bergamasca e alla Milanese, perché l abbondanza delle acque derivate dall Oglio la rende molto più fertile. Se si considera la zona attorno a Chiari (fin verso Palazzolo e Rudiano) si ha l esempio perfetto: tendenza all accentramento, tipica dell alta pianura, aziende agricole che riducono le dimensioni, ma allo stesso tempo dispersione della popolazione sui fondi con molte case rurali, mediamente piccole, non corti. Non a caso, tra le più antiche rogge derivate dall Oglio sulla sponda bresciana la Vetra di Chiari, risalente al XIII secolo, che inzia il suo corso a Capriolo, segue la sponda fino a Palazzolo, attraversa l abitato, continua fino a Pontoglio per piegare poi alla volta di Chiari. Anche a sud di Rovato, fino a Castrezzato, si riscontra una situazione simile con dimore rurali a corte abitate da famiglie di piccoli proprietari 64. Il fiume determina pure l area tra Pontoglio e Quinzano. A nord per l industria serica dal Settecento in poi e a sud per l area di più florida agricoltura del Bresciano. La bassa orientale, infatti, pur avendo simili potenzialità non sviluppa un agricoltura così florida, parzialmente per la mancata bonifica del territorio e parzialmente per un diverso assetto proprietario. Più frammentata oltre Mella, più compatta e condotta da capitalisti forestieri tra Mella e Oglio. In quest ultima area i distretti dominanti sono quello di Chiari, a nord, e quello di Orzinuovi, a sud A. Locatelli, D. Paoletti, Materiali, Tipologie ed aspetti compositivi dell architettura rurale nella pianura bresciana, in C. Aggarotti (a cura di), op.cit., pp L. Pagani, Il fiume nei secoli, cit E. Mirani, Trasformazioni socio-economiche nella pianura del medio Oglio nell età contemporanea, in C. Aggarotti (a cura di), op.cit., p
188 La vera bassa è sotto la linea Villachiara-Borgo S. Giacomo-Manerbio, che presenta caratteri molto simili al Cremonese e alla bassa Lombarda. Poi ci si imbatte in una fascia di media pianura, non riscontrabile nella Lombardia occidentale. E l area di Roccafranca, Trenzano, Longrato, Offlaga, Cignano 66. Anche nella pianura bresciana, la bassa in particolare, ma pure la media con i comuni in oggetto di questa ricerca, il processo di antropizzazione e la geografia degli insediamenti sono andati di pari passo con il progressivo ritirarsi delle acque fluviali e sorgive e con i processi di bonifica. Come è noto sono le zone montuose e quelle collinari ad offrire i migliori siti d insediamenti in età preistorica, pur tuttavia ciò non escluse del tutto la presenza dell uomo nelle umide aree pianeggianti. Alcuni insediamenti palafitticoli, di cui si hanno ritrovamenti nell area del Po e del Chiese, dovevano essere sparsi per il piano e probabilmente divenire successivamente il centro di insediamenti più stabili. Così, come per altre aree della Pianura Padana, i dossi naturali e i terrazzi fluviali erano scelti come luoghi dei primi insediamenti, nel tentativo di governare, bonificare e coltivare le terre del dintorno. Nel piano bresciano si hanno significative testimonianze della presenza etrusca e celtica, ma è solo con la dominazione romana che inizia il processo di profonda modifica del paesaggio della pianura, per mezzo in particolare del processo di centuriazione e di bonifica conseguente. L assetto centurionale del territorio varcava dunque l Oglio, mantenendo la direzione dei cardini sul cardo massimo Cremona-Robecco e la direzione dei decumani parallela alla via Postumia del primo tratto di Sex-Pilae (Sospiro) 67. Anche l area della media pianura da noi considerata, prima del periodo triumvirale (ante 59 a. C.), in un processo che coinvolse il territorio tra Oglio e Chiese e a nord fino alle alture di Cariano e Castenedolo, fu suddiviso in una maglia rigida di rettangoli di 710 metri di lato minimo, disegnati sugli antichi fertili suoli delle tribù galliche da strade poderali, filari, fossi paralleli e perpendicolari. Da ciò deriva quel disegno di una natura irreggimentata e 66 L. Pagani, La pianura bresciana tra Oglio e Mella. Note geografiche, in AA.VV., Atlante della Bassa, vol. I, Uomini, vicende, paesi dall Oglio al Mella, Brescia 1984, pp V. Volta, Paesaggi antropici bresciani, in G. Rumi, G. Mezzanotte, A. Cova (a cura di), Brescia e il suo territorio, Milano 1996, p In merito si rimanda inoltre a F. Rossi (a cura di), Carta Archeologica della Lombardia. La Provincia di Brescia, Modena
189 incasellata in una griglia ortogonale continua, che solo parzialmente è stata cancellata. Solo lungo le rive dei fiumi il disegno geometrico s interrompe, per lasciare spazio ai boschi e ad alvei ancora soggetti alle altalene delle stagioni e per tanto non sempre così perfettamente definiti. Carta del territorio nei dintorni di Brescia, 1472 ca. (da: Rumi, Mezzanotte, Cova, Brescia e il suo territorio, Milano 1991, p. 535) Come già accennato, dunque, il territorio bresciano fu interessato dalle centuriazioni del 27 e 40 a.c. ma anche dalla limitatio più antica, riconoscibile nella via che attraverso Quinzano collega Cremona a Brescia, definita dalla presenza di molti toponimi prediali in ano, fra cui Pompiano, Meano e Bargnano, collegati su un antica direttrice considerata il decumanus maximus di questa limitatio, databile al periodo immediatamente successivo all 89 a.c. La porzione occidentale della pianura bresciana fu interessata dalla suddivisione agraria operata in età augustea, che, estendendosi dalle 93
190 colline a nord di Brescia all Oglio, dal Chiese fino almeno ad Orzivecchi e Travagliato, incontrava i limites della centuriazione dell 89 a.c. e si sovrapponeva parzialmente ad essi. Questa parte di ager era probabilmente attraversata da due importanti tracciati viari: il primo collegava Brescia con Cremona, attraverso l attuale comune di Quinzano, il secondo permetteva di raggiungere da Brixia, Laus Pompeia 68. Con la crisi dell Impero romano e l abbandono delle campagne gli acquitrini riacquistarono sempre più spazio e i campi regolari coltivati lasciarono spazio alla vegetazione spontanea e all incolto. Sarà solo dopo il Mille per opera prima dei benedettini e con la cosiddetta cultura dell acqua del Duecento, che le campagne della pianura torneranno ad essere abitate stabilmente e coltivate, riprendendo in alcuni casi le trame e gli allineamenti della centuriazione romana. L acqua acquisiva un grande valore in senso igienico, irriguo, difensivo e come fonte energetica, da ciò derivò la necessità d incanalarla in rogge, con il duplice obiettivo della bonifica e dello sfruttamento del prezioso bene. Nel frattempo sui luoghi degli antichi vici e nelle vicinanze dei monasteri Benedettini, per far fronte anche al periodo delle continue invasioni, si erano organizzati agglomerati d abitazioni addossati alla fitta rete di torri e castelli, che saranno gli embrionali insediamenti dei villaggi di pianura, organizzatisi e stabilizzatisi durante il Medioevo, che costituiscono in molti casi ancora i paesi attuali. Processi di bonifica e di sviluppo degli insediamenti, che nel piano Bresciano, dopo i domini viscontei e malatestiano, conobbero nuovo vigore durante il dominio veneto. Fu soprattutto nel Quattrocento e nel primo Cinquecento, che, nonostante i noti periodi di guerra e il parziale abbandono delle attività agricole e delle terre di pianura, si diede impulso all opera di sistemazione agricola. Sempre più andavano sparendo i boschi, roncati, che lasciavano il posto al seminativo, mentre, soprattutto dal XVI secolo, si assisteva alla costellazione delle campagne di abitazioni rurali, le cascine, e parallelamente alla diffusione delle dimore nobili, simbolo tangibile della presenza e del possesso terriero delle più facoltose famiglie bresciane. 68 L. Garau, op.cit. pp
191 Durante il primo Ottocento, in parallelo a quanto accadde nel Bergamasco, vengono demolite molte delle mura che cingevano i borghi della pianura, come ad esempio a Chiari. Il segno era quello di un espansione dell urbanizzato, che ormai era uscito dalle mura medievali, e andava ridisegnato entro nuove forme urbanistiche. I nuclei storici erano attorniati da abitati ben più estesi dei nuclei originari, che molto spesso andavano inglobando entro le maglie urbane le cascine, almeno quelle più prossime al centro storico. Il paesaggio andava allora nuovamente mutando, con l esplosione dei nuclei abitati in linea con il trend della popolazione, il disegno di nuove e più rettilinee strade (le postali napoleoniche e austriache, ad esempio) e con il diffondersi dei nuovi mezzi di trasporto: ferrovie e tramvie su tutti. Forse però l elemento di maggiore impatto dell Ottocento, in specifico nella zona da noi considerata, riguarda lo sviluppo della manifattura e della prima industrializzazione, che tra Palazzolo, Chiari, Rovato e poi fino alle porte di Brescia, trova un terreno fertile di sviluppo. I caratteri trainati che lo spiegano furono le acque già incanalate, importante forza motrice, una rete di infrastrutture esistente (nel collegamento interregionale est-ovest) che andava ampliandosi con strade e ferrovie e molta manodopera. Si trattava infatti di un distretto già molto abitato, dedito al lavoro agricolo, pur essendo più a sud, nella vera bassa bresciana, che le produzioni avevano livelli elevati. Ciò permise, come accadde per il pedemonte milanese e bergamasco, di disporre di manodopera che poteva essere liberata dall agricoltura, di un sistema irriguo e agricolo sviluppati (soprattutto per le prime protoindustrie basate sulle risorse agricole gelsi, lino e seta, ad esempio), di un distretto a sud, la bassa, che poteva abbondantemente sopperire alle necessità alimentari della zona, infine un sistema di collegamenti e di traffici commerciali già transitanti in loco. Ai bordi dei nuclei abitati si sviluppano le prime manifatture e nel corso del Novecento i primi insediamenti industriali, divenuti elementi determinanti del paesaggio a partire dagli anni 50 del secolo scorso. 95
192 Nel corso del Novecento si assisterà inoltre in relazione ai processi appena descritti - alla nascita delle autostrade e, soprattutto nel secondo dopo guerra, ad un sviluppo della viabilità particolarmente intenso, che impose profonde tracce nel paesaggio rurale del piano bresciano. Sempre nello stesso periodo, un ulteriore fenomeno di modificazione e determinazione del paesaggio, fu lo sviluppo dell attività estrattiva e l estensione delle aree di cava. Infine, oltre al boom dello sviluppo edilizio dagli anni Sessanta, anche l industrializzazione dell agricoltura impose profonde modifiche al paesaggio. I capannoni per l allevamento di animali e per il ricovero delle macchine agricole, andarono ad affiancarsi e a snaturare le strutture delle antiche corti delle cascine. Uno storico corridoio per la viabilità In queste brevi note non si ha la pretesa di esaurire il discorso sulla viabilità storica della media pianura tra Milano e Brescia, piuttosto di far risaltare il carattere preferenziale di cui quest area ha sempre goduto nel collegamento tra le due città lombarde e nel transito est-ovest e nel passaggio tra pianura, mondo alpino ed Europa. Va subito ricordato che le principali vie del commercio d età preindustriale, al fine d abbattere i costi, erano canali e fiumi 69. In tal senso, da Milano verso oriente partiva un importante arteria commerciale, progettata dalla metà del Quattrocento e perfettamente attiva a fine secolo: la Martesana. Il Naviglio, che collegava l Adda a Milano, aveva permesso di aprire un importante via d acqua verso le Venezie, sfruttando la navigabilità del fiume almeno a partire da Pontirolo Vecchio (l attuale Canonica d Adda), dove appunto nasceva (o arrivava se lo si guarda dall ottica milanese). Si scendeva così a sud lungo il corso dell Adda, per poi immettersi nel Po e di lì dirigersi verso Venezia. Il sistema Martesana-Adda-Po certo tocca solo marginalmente la fascia di territorio qui considerata, tuttavia, come già ampiamente 69 Tra i molti si rimanda a L. Frangioni, Milano e le sue strade. Costi di trasporto e vie di commercio dei prodotti milanesi alla fine del Trecento, Bologna
193 argomentato fu fondamentale per lo sviluppo economico e sociale delle comunità che si affacciavano sul Naviglio e per determinare i processi di antropizzazione in loco. Al contrario di quanto avvenne per le vie d acqua, le vie di terra interessarono costantemente quasi tutto il territorio da noi considerato, fin dal periodo delle grandi infrastrutture romane. In quell epoca la strada più importante per questa fascia della media pianura fu la cosiddetta strada Consolare, che uscendo da Milano dirigeva verso Melzo e Truccazzano, passava a nord dell abitato di Albignano, e attraversato l Adda si dirigeva verso Treviglio, per seguire in un percorso non perfettamente identico ma molto simile il tracciato della Statale 11. Non molto diverso fu il tracciato della strada nota come Regina, con modifiche e migliorie attiva per tutta l età Moderna, che tuttavia attraversava l Adda più a nord, in territorio di Cassano. L attraversamento dei fiumi fu certamente uno degli elementi determinanti per lo sviluppo dei collegamenti est-ovest e in tal senso, va ricordato, che a sud di Cassano, dove oltre al porto dal Quattrocento era sicuramente presente un ponte, l Adda era attraversabile via terra solo a Lodi. Un passaggio comunque esistente e attivo dal Medioevo, se non prima, era tuttavia il porto di Rivolta, dove comunque si costruì un ponte solo nell Ottocento. Meno problematico, come già argomentato, era l attraversamento del Serio, mentre più complessa la situazione dell Oglio. Qui, se si eccettua Pontoglio dove da tempi remoti esisteva un ponte, uno dei passaggi più sfruttati era quello che collegava i porti di Calcio e Urago. Come è noto fu l Ottocento il secolo delle grandi trasformazioni in materia di trasporti. Durante questo secolo si assiste all ampliamento e ammodernamento di molte strade esistenti e utilizzate per i veloci collegamenti regionali. Fu in età Napoleonica che si avviarono queste trasformazioni, poi proseguite dal governo lombardo-veneto e dal Regno d Italia. In questa fase trovò notevole sviluppo, sfruttando parzialmente i tracciati esistenti quella che è attualmente la Statale 11, che tocca di fatto tutta l area da noi considerata. Durante la seconda metà del secolo, però, si avviò un radicale cambiamento nei trasporti grazie alla costruzione delle 97
194 ferrovie. Anche in questo caso la fascia della media pianura fu scelta per il collegamento interregionale est-ovest. Solo per citare nei suoi tratti salienti questo processo si può ricordare che nel 1854 si inaugurò la linea Coccaglio- Rovato-Brescia. Nel 1857 fu attraversato l Oglio a Palazzolo da un viadotto altissimo a nove arcate di mattoni sulla foggia degli acquedotti romani. Nel 1876 si inaugurava invece la linea Rovato-Chiari-Treviglio. Quest ultima località diveniva così un nodo ferroviario di notevole rilievo, essendo state realizzate a metà secolo le linee Treviglio-Milano, Treviglio-Bergamo e Treviglio-Cremona. Anche il sistema delle tranvie aveva notevolmente influito sullo sviluppo dei trasporti. Per rimanere in ambito trevigliese, nel 1879 fu attivata la linea Bergamo-Treviglio-Lodi, congiunta nel 1880 con Cassano-Villa Fornaci e nel 1893 con Caravaggio. Simili collegamenti nord-sud avevano interessato tra fine Ottocento e primo Novecento il Milanese e il Bresciano 70. Solo un infrastruttura, decisamente importante per il rapporto uomoterritorio, non si sviluppò seguendo questa direttrice privilegiata: l autostrada A4. Il tracciato autostradale, dirigendosi verso Bergamo, se da un lato seguiva le aree del primo sviluppo industriale, toccando di fatto il nord-est milanese, il piano a sud di Bergamo e l area tra Palazzolo e Rovato nel Bresciano, contribuì dall altro a determinare le sorti del territorio da noi considerato. E vero, infatti, che le aree adiacenti all autostrada A4 continuarono a sviluppare distretti industriali e furono soggetti a più massicci fenomeni migratori, alzando di molto la già alta densità demografica nella zona. Al contrario, il sud-est milanese e la pianura tra Adda e Oglio mantennero in gran parte la propria vocazione agricola, soprattutto, come ampiamente illustrato nella Calciana e nel Cremasco. Nella Geradadda settentrionale, infine, la situazione fu parzialmente dissimile per lo sviluppo del polo industriale di Treviglio e per la vicinanza con le aree industriali del piano Bergamasco. 70 Cfr. V. Zanella, Trasformazioni del territorio bergamasco, G. Rumi, G. Mezzanotte, A. Cova (a cura di), Bergamo e il suo territorio, Milano 1997 e V. Volta, op.cit. 98
195 Il trend demografico nel lungo periodo. Alcune considerazioni I dati raccolti nell Appendice che segue, seppur nella loro eterogeneità, permettono di chiarire alcuni degli aspetti del rapporto uomo-territorio già espressi e di desumere alcune nuove informazioni. Va precisato che i dati sono stati raccolti utilizzando la bibliografia disponibile e rielaborando le informazioni dei Censimenti ISTAT. Ciò ha permesso di ottenere solo parzialmente i trend demografici d Antico Regime, mentre al contrario risultano per lo più complete le stime dall Unità d Italia al Le stime e le rielaborazioni grafiche evidenziano alcuni macrofenomeni originali che differenziano questo tratto della media pianura, nonostante l apparente omogeneità in termini territoriali. Le vicende storiche esplicate in precedenza hanno già espresso queste differenze, tuttavia il dato demografico rende ancor più marcati i tratti originali delle cinque aree. Disponendo di stime sul lungo periodo, inoltre, le differenze possono essere valutate nel loro evolversi e delinearsi, quasi che la densità demografica possa essere considerata un proxy dell evoluzione storico-ambientale di un dato territorio. Per quanto concerne l età preindustriale, i pochi dati di cui si dispone confermano il carattere maltusiano del trend demografico, con un andamento oscillatorio conseguente ai tipici fattori di crisi del periodo (guerre, pestilenze, carestie). I dati di Rovato, Treviglio, Travagliato e Chiari confermano tale deduzione, con consistenti cali demografici al verificarsi di uno dei fenomeni sopraccitati. L impressione è che tutta quest area abbia caratteri molti simili, con le ovvie differenze in termini di valori assoluti tra città, quasi-città, borghi e villaggi o di composizione sociale della popolazione strutture famigliari, categorie professionali - ma senza particolari diversità in termini di andamento generale della popolazione. Questo carattere di omogeneità perdurerà fino almeno ad inizio Novecento. Di fatto, nonostante dal XIX secolo il trend demografico conoscerà un costante incremento, in linea con resto d Europa, in questi comuni l adeguamento alla crescita generale non altererà le proporzioni di partenza. Saranno solo lo sviluppo dell industria e il processo di urbanesimo a rivoluzionare la distribuzione della popolazione sul territorio. 99
196 Il Milanese è l area che per il noto sviluppo industriale conosce i maggiori cambiamenti strutturali, con intere aree che modificheranno radicalmente e irreversibilmente la propria vocazione socioeconomica. In quest area tutti i comuni conobbero una crescita consistente lungo tutto il XX secolo, ma in particolare dagli anni 70 in poi registrarono un vero e proprio boom demografico, essenzialmente determinato dall immigrazione. Questi sono i casi emblematici di Pioltello e Segrate, come dimostrano i grafici di seguito riportati, dove tuttavia va registrato un blocco della crescita negli anni 90, quando ormai lo sviluppo demografico era definito. A Segrate, ad esempio, negli anni 70 si assistette alla scomparsa delle grandi cascine che costellavano il territorio per far posto ai nuovi quartieri residenziali (Milano 2 e San Felice) e del terziario (ad esempio Mondadori, IBM e 3M). Nel decennio seguente fu invece la previsione del centro doganale ferroviario a determinare l insediamento di aziende di trasporti e alla costruzione del centro per il terziario avanzato conosciuto come Milano Oltre. Alla grande crescita demografica che conobbe la località, dunque, va affiancata la pressione antropica portata dagli oltre dipendenti che quotidianamente si recano a Segrate. Lo stesso può essere dedotto dai dati relativi all area della Martesana e dell Est milanese, con picchi meno elevati trattandosi di dati aggregati. Significativo, in questo processo, è il dato relativo alla città di Milano che registra una crescita sostenuta ma costante fino agli anni 70 del XX secolo per poi conoscere un lento decremento nel 2001 la popolazione si assesta su medesimi valori del 1951 in linea con il nuovo fenomeno di abbandono delle città. Una situazione non dissimile da quella di Brescia, dove tuttavia il processo di decremento demografico post anni 70 è meno evidente. In ultimo, per il Milanese - e la piccola area di Lodigiano interessata dallo studio (Comazzo) va rilevato il diverso sviluppo di Truccazzano, che pure su una linea di traffico importante, come la Rivoltana, mantiene caratteri molto più vicini alle aree rurali del sud milanese e dei territori oltre Adda. Il trend demografico di questi due comuni, dagli anni 60 segue addirittura quello 100
197 dell area cremasca e della Calciana, con un regresso della popolazione, anche se la ripresa post 1971 sarà più netta. L ampio territorio tra Adda e Oglio offre due diverse tipologie di sviluppo demografico. La Geradadda e i comuni bergamaschi compresi tra Adda e Serio presentano un trend regolare di crescita, che conosce un incremento a partire dagli anni 70, proprio in coincidenza con il fenomeno di abbandono delle città cui si è accennato. Tale trend fu influenzato da vari fattori, tra cui sicuramente la presenza in loco di alcune importanti aree artigiani e industriali (Treviglio e Zingonia) e dei facili collegamenti con Milano, che favorirono il fenomeno del pendolarismo. Questi i casi di Casirate, Calvenzano, Fornovo, Pagazzano, Morengo e Bariano. All interno di questa zona vi è poi un caso specifico, Treviglio, che presenta un trend simile ad altre cittadine di questa zona, Rovato e Chiari. Si tratta di città con una crescita regolare che registrano un assestamento a partire dagli anni 70. Solo negli anni più recenti, come dimostra il caso di Rovato, queste cittadine tendono a riprendere una crescita su livelli dei periodi precedenti. Diversa è la situazione nel Cremasco e nella Calciana. Il tratto comune di queste due zone è legato alla evidente flessione demografica nel periodo , a seguito del processio di urbanesimo che spinse gran parte della popolazione rurale verso i poli urbani e industriali. Il forte carattere a vocazione agricola di questi comuni favorì questo decremento, con un inversione di tendenza solo a partire dagli anni 80. Tuttavia in alcuni casi i comuni di queste zone non hanno raggiunto i livelli demografici degli anni antecedenti il Sono i casi di Barbata, Camisano, Castel Gabbiano e Ricengo. Il processo di crescita registrato dagli anni 80 ha permesso di ritornare ai livelli demografici degli anni 50 e in alcuni casi a superarli nei comuni di Fara Olivana con Sola, Covo, Antegnate, Isso e Casale Cremasco- Vidolasco. Il processo di decrescita è stato molto più mitigato a Calcio, dove il carattere di borgo e la vicinanza con il Bresciano hanno sicuramente influito a ridimensionare la portata del fenomeno. L ultima area, il Bresciano presenta alcune specifiche interne. L area clarense (Urgano d Oglio, Rudiano, Chiari, Castrezzato e Boccaglio) e l hinterland 101
198 bresciano (Gussago, Roncadelle e Castegnato) hanno caratteri molti simili a quelli già rilevati per la Geradadda e il Bergamasco. Parzialmente differente è la situazione nel distretto di Rovato, dove il forte processo d industrializzazione che ha interessato la zona a partire dagli anni 20 del Novecento, favorì uno sviluppo demografico non indifferente. Da quel momento, la popolazione crebbe notevolmente in quest area, in alcuni casi addirittura raddoppiando, e mantenne un trend positivo costante per tutto il secolo. Sono i casi Cazzago S. Martino, Travagliato e Ospitaletto. I diversi trend di sviluppo sono stati sintetizzati graficamente nella prima delle figure che seguono. Nelle successive, invece, sono riportati il tasso di crescita della popolazione, considerando come date limite il 1861 e il 2001 e la densità demografica dei vari comuni nel 1861, 1971 e I diversi trend delineati sembrano confermati da queste rilevazioni e in particolare i dati sulla densità demografica, da cui si deducono le fasi migratorie tipiche del XX secolo. Da una situazione quasi identica in tutta la fascia di territorio considerata a metà Ottocento, si passa nel 1971 alla polarizzazione verso le città e le aree industriali (la Martesana e l Ovest bresciano). I dati del 2001 dimostrano invece il progressivo abbandono delle città e l aumento della popolazione nelle aree più distanti dai centri urbani, fenomeno da cui sembrano essere parzialmente esclusi solo la Calciana e il Cremasco. In specifico, dove sono presenti sistemi di mobilità rapidi per favorire il pendolarismo, ma altrettanto le aree dove la vocazione economica è ormai spiccatamente proiettata verso i settori secondario e terziario, si registrano livelli di crescita demografica notevoli, anche in questo caso favoriti dal positivo saldo migratorio. 102
199 Fig. 3. Trend demografici nella media pianura tra Milano e Brescia nel XX secolo Fig. 4. Tassi di crescita dal 1861 al 2001 Oltre 10 8,1-10 6,1-8 4,1-6 2,
200 Fig. 5. Densità demografica nel 1861 (ab. per Kmq) Oltre Fig. 6. Densità demografica nel 1971 (ab. per Kmq) Oltre
201 Fig. 7. Densità demografica nel 2001 (ab. per Kmq) Oltre
202 Appendice Statistica La regione Lombardia 106
203 Il Milanese 107
204 Popolazione a Melzo ( ) Anime Anni Popolazione a Truccazzano ( ) Anime Anni 108
205 Popolazione a Comazzo ( ) Anime Anni 109
206 110
207 Tra Adda e Oglio Fig. 8. Dati relativi ai comuni di Casirate, Calvenzano, Pagazzano, Morengo e Fornovo. Popolazione nella bassa Bergamasca tra Adda e Serio ( ) Anime Anni Popolazione a Treviglio ( ) Anime ca ca ca Anni Popolazione a Bariano ( ) Anime Anni 111
208 Fig. 9. Dati relativi ai comuni di Isso, Barbata, Covo, Antegnate e Calcio. Popolazione nella Calciana ( ) Anime Anni Popolazione a Fara Olivana con Sola ( ) Anime Anni 112
209 Fig. 10. Dati relative ai comuni di: Castel Gabbiano, Casale Cremasco-Vidolasco, Camisano e Ricengo. Popolazione nell'alto Cremasco ( ) 6000 Anime Anni 113
210 Il Bresciano Popolazione ad Urago d'oglio ( ) Anime Anni Popolazione a Rudiano ( ) Anime Anni Popolazione Chiari ( ) Anime Anni
211 Popolazione Castrezzato ( ) Anime Anni Popolazione Coccaglio ( ) Anime Anni Popolazione Rovato ( ) Anime Anni 115
212 Popolazione a Cazzago S. Martino ( ) Anime Anni Popolazione a Travagliato ( ) Anime Anni Popolazione a Gussago ( ) Anime Anni 116
213 Popolazione a Roncadelle ( ) Anime Anni Popolazione a Castegnato ( ) Anime Anni Popolazione Ospitaletto ( ) Anime Anni 117
214 Popolazione a Brescia ( ) Anime Anni 118
215 TOPONOMASTICA CATASTALE Riccardo Caproni, Monica Resmini 119
216 120
217 Uno studio relativo alla toponomastica può essere affrontato con il contributo di diverse discipline. In questa sede è trattato in prospettiva prevalentemente storico-geografica: i nomi di luogo vengono qui considerati come espressione del rapporto tra l uomo e i luoghi, come segni invisibili ma vivi, testimonianza dei tempi, dei contenuti, delle vicende di detto rapporto 1. Essi poi in quanto propri della precisa realtà territoriale che vogliono rappresentare, e mediamente abbastanza durevoli concorrono a definire o a garantire un identità. I toponimi, anche comuni, aiutano, infatti, ad individuare i nessi che le generazioni stabiliscono con l ambiente, interpretandolo e trasformandolo. La distribuzione orizzontale nello spazio e la proiezione verticale nel tempo di denominazioni comuni, consentono di verificare la misura dell innesto operativo delle generazioni nello spazio occupato. In questo spazio che diventa territorio le collettività hanno impresso i segni della propria esistenza manualmente operativa e, da questa, hanno espresso e tramandato importanti fatti culturali e psicologici di percezione ambientale 2. Mediante lo studio dei nomi di luogo, il cui svuotamento semantico li ha resi molte volte privi di connessione con l attuale situazione ambientale, è possibile recuperare fasi e momenti della storia antica di quei luoghi 3. Nelle operazioni di ricostruzione delle vicende del popolamento e del territorio si possono adottare nei confronti della toponomastica atteggiamenti anche molto diversi fra loro (linguisti e storici). Quello che ha dato esiti migliori è stato l approccio consapevole che l indagine territoriale, presuppone una conoscenza profonda dei luoghi, della rete attuale degli insediamenti rurali e delle fonti che li riguardano 4. 1 Pagani L., Bergamo. Lineamenti e dinamiche della città, Bergamo 2000, p Pagani L., Problemi di identificazione toponomastica, in Cortesi M.R., a cura di, Bergamo e il suo territorio nei documenti altomedievali, Atti del convegno 7-8 aprile 1989, Bergamo 1991, pp Fabbrici G., Catasti e antroponimia medievale: l esempio carpigiano, in Storia della città, 30, Milano 1985, p Settia A., La toponomastica come fonte per la storia del popolamento rurale, in Fumagalli V., Rossetti G., a cura di, Medioevo rurale. Sulle tracce della civiltà contadina, Bologna 1980, pp
218 L unica possibilità di recuperare alla storia migrazioni di piccoli e grandi abitati, mutazioni nelle colture, costruzione e abbandono di manufatti, spesso rimane quella offerta dalla toponomastica. Il toopnimo quale testimonianza di lontani insediamenti, memoria di appellativi desueti, spia ed indizio di aree di antica attestazione, assume quindi una funzione documentaria insopprimibile 5 I toponimi dell area tra Castegnato e Gussago 6 testimoniano l attività di bonifica dei monaci del vicino monastero di Gussago. La memoria di antichi pascoli e brughiere è documentata, soprattutto al confine con Mandolossa, dai toponimi Fenil Novo, Feniletto, Maeda (probabilmente da meta = altura, dosso), Fossa, Sguazzo, Albera, Spina, Guadovedere (= guado vetere), mentre nelle immediate vicinanze dell abitato di Castegnato sono presenti toponimi che indicano l antica messa a coltura dell area (Breda, Prato di Casa, Campazzo). I toponimi S. Giovanni e S. Zeno indicano proprietà delle omonime chiese di Castegnato e di Gussago. Nell ambito territoriale di Ospitaletto, Travagliato e Roncadelle 7, prevalgono toponimi che denunciano l antica messa a coltura dei terreni (Breda, Bredalone, Bredina, Brolo, Vigna, Vignetta, Vidiselle, Torcolo), anche se non mancano quelli che ricordano antiche aree improduttive come Marocco (da marra = luogo sassoso), Mosnone (musna = mucchi di sassi), Mosa e Mosina (= paludi). Tutta l area attorno all antico insediamento di Lovernato, a sud di Ospitaletto, in particolare i terreni denominati S. Maria, Castelletto e Castello, rivestono sicuramente interesse archeologico. Lovernato è insediamento precedente a Ospitaletto, e documentato dall Alto Medioevo. Nell area tra Gussago, Travagliato e Roncadelle potrebbero rivestire qualche interesse archeologico i toponimi relativi alle antiche cascine Campagna, Anteggiate, Violino, Corteazzo, sorte su precedenti insediamenti 5 Fabbrici G., op. cit. 6 Cfr. tavole Georeferenziazzione dei toponimi di interesse storico-archeologico, ID 00005, 00006, Ibidem, ID 00007,
219 altomedievali (sono attribuibili all epoca longobarda i toponimi Breda, Bredina e Corteazzo, da curtis, presenti attorno alle predette cascine). Il campo Martino, a monte della cascina Anteggiate potrebbe aver preso nome da un oratorio scomparso, intitolato a S. Martino. Lo stesso vale per i campi denominati S. Maria e S. Antonio, situati alla periferia occidentale di Travagliato. Tra Travagliato e Roncadelle potrebbe rivestire qualche interesse archeologico il toponimo Castello relativo ai terreni attorno all omonima cascina. I toponimi del territorio ad est di Chiari 8 presentano le stesse caratteristiche di quelli posti ad ovest dell abitato, poiché rivelano la presenza di antiche praterie. Lo stesso vale per il territorio a nord di Castrezzato, dove però, accanto a toponimi che ricordano la presenza di praterie, incolti e boschi (Fenile, Finiletto, Gerone, Peschiera, Foresta, Gazzolo), ve ne sono altri che ne denunciano l antica messa a coltura (Breda, Campasso, Biada, Vignetta, Campagnola, Chiosino). Il centro abitato rurale della Bargnana è di origine prediale (forse dal nome germanico Barna) ed è circondato da terreni coltivati fin dai tempi più remoti (cfr. i toponimi Breda, Campolungo, Campasso). In territorio di Rovato alcuni toponimi ricordano l esistenza in antico di boscaglie, praterie e incolti: Gallusera (= da garbusera, cioè luogo di cespugli), Foresta, Grumetto (= piccolo dosso), Casa del Lupo, Pradasso. Il toponimo Duomo indica invece i terreni appartenenti un tempo al Duomo di Brescia. Il toponimo Macogna ricorda, forse, la presenza di antiche macchie boschive, ma potrebbe anche essere di origine prediale (dal personale Maccus e da una villa macconia) e, pertanto, potrebbe rivestire qualche interesse archeologico. 8 Ibidem, ID 00009,
220 L area delle cascine Villasche potrebbe rappresentare interesse archeologico per la probabile presenza di un antico insediamento medievale che aveva in S. Pietro il suo oratorio vicinale 9. Tale insediamento sorgeva lungo l antica strada che univa il ponte di Pontoglio a Coccaglio e a Brescia. Tutti gli altri toponimi di quest area confermano la relativamente recente messa a coltura dei terreni seguita allo scavo delle rogge derivate dall Oglio. Il territorio appena ad oriente di Antegnate 10 rivela evidenti tracce della centuriazione romana e ha restituito reperti archeologici databili tra il I secolo a.c e il I d.c.. I più significativi di tali reperti sono stati scoperti attorno alla cascina Saracinesca a nord-est dell abitato, ma non è improbabile che possa rivestire interesse archeologico anche la zona del Dosmagnone presso l oratorio dei Morti situato all incrocio tra un decumano e un cardine della centuriazione. La zona verso il confine con Calcio è costituita dalla cosiddetta Campagna di Antegnate, anticamente possedimento comunale, bonificato dopo lo scavo della roggia Antegnata nel XIV secolo. Anche il territorio di Calcio compreso tra il confine con Antegnate e l Oglio è costituito da terreni bonificati nel Medioevo dai Benedettini di S. Lorenzo di Cremona e, dopo il 1380, dai Secco feudatari della Calciana. Questi terreni conservano, infatti, toponimi che ricordano la presenza di antichi boschi, pascoli e paludi: Ronchi, Cantarane, Feniletti, Vallona, Basse, Campoloso (loso = luteus, cioè fangoso), ma anche i nomi delle famiglie che li bonificarono per conto dei feudatari (Bonetti, Franzona, Falcona, Ribolla, Merenda, Borella, Gualtieri ). Lungo la strada per Pumenengo, a sud di Calcio, una cappelletta sovrastante i campi Basse ricorda il luogo di sepoltura degli appestati del Sulla riva opposta del fiume, nei territori di Urago e Rudiano, vari toponimi testimoniano la presenza di antichi boschi, pascoli e paludi: Boschi, Prato del Bosco, la Boschetta, Malò (= meletum), Fenile della scuola, Fenil delle Stelle, Sordina (= sorgente). Il toponimo La Guardia, appartenente ad un terreno 9 Ibidem, ID Ibidem, ID 00011, 00014,
221 sopra la scarpata del terrazzo fluviale, potrebbe alludere alla presenza di un antico posto di vedetta a guardia di un guado del fiume. Il toponimo S. Pietro appartiene invece a terreni di proprietà della chiesa di S. Pietro di Urago, l antica parrocchiale che sorge presso il cimitero. Il territorio di Chiari nell Altomedioevo era costituito da vaste praterie, bonificate e recuperate all agricoltura in epoca comunale (XII-XIII secolo) in seguito allo scavo delle rogge derivate dall Oglio. Non esistono, infatti, toponimi di particolare interesse, dal momento che richiamano solitamente il nome degli antichi proprietari (Santina, Girelli, Goffi, Conti) o delle strade che li attraversano (alla strada di Rudiano, alla strada di Roccafranca, alla strada Carrera (= carraria), alla strada della Tagliata (= selva tagliata), alla strada del Castello (di Chiari). Qualche interesse archeologico potrebbero presentare i campi di S. Martino e di S. Giovanni, tra Chiari e Monticelli (forse siti di antichi oratori) e i campi Belle pietre e Castello di Sopra, che potrebbero celare resti di fortificazioni scomparse da secoli. I Campi S. Bernardo erano forse proprietà dell omomino convento di Chiari. Tutta la campagna tra Isso, Camisano e Castel Gabbiano 11, ricca di fontanili, rivela tracce evidenti della centuriazione romana, a dimostrazione che queste terre sono coltivate fin da epoche antiche. Lo attestano, oltre ai toponimi di origine prediale dei centri abitati di Castel Gabbiano (da Gavius), Camisano (da Camisius) e Bottaiano (da Bottinus?), anche i microtoponimi dei terreni, come Campo, Campetto, Campobello, Campo di Casa, Chioso, Chiosazzi, Brolo, Broletto, Viti Vecchie, Vite Novella, Prati Cremonesi, Pascolo,ecc.. Solamente al confine con Castel Gabbiano verso il Serio permangono toponimi che ricordano la presenza in antico di boschi e paludi (Albarotto, Valli, Mosello, Mosellone). L antica antropizzazione di quest area è testimoniata anche dai ritrovamenti di epoca preistorica e romana (asce, ceramica, ville rustiche, tombe) nei campi a sud-ovest di Isso, nella zona di confine con Camisano vicino alle 11 Ibidem, ID
222 cascine S. Giacomo, e a nord di Camisano attorno alla cascina Boschetta. Nei campi denominati S. Giacomo, presso l omonima cascina, e nei pressi della cascina Sorlasca, potrebbero celarsi i resti dell oratorio di S. Giacomo documentato nel XIV secolo. Gran parte delle cascine di questo territorio vantano infatti origine e strutture architettoniche molto antiche anche se hanno subito pesanti trasformazioni in tempi recenti. Quanto si è detto per la precedente area vale anche per quella tra Camisano e Ricengo 12. Possono rappresentare qualche interesse archeologico le aree attorno alle antiche cascine; in particolare il Campo Torrazza, lungo la strada Camisano-Casale Cremasco, i campi Bastida e Bastidello presso la Cascina Cravazza,e il campo S. Maria a nord di Ricengo. I primi due terreni potrebbero celare resti di fortificazioni, il terzo resti di un oratorio. I terreni attorno a Bottaiano e alle antiche cascine Obizza sono coltivati ab antiquo in quanto conservano toponimi come Chiosi, Caneve, Campazzo, Campo dell uva, Non mancano però anche toponimi che ricordano la presenza in antico di incolti, boschi e paludi (Gerò, Valberta, Valletta, Lametta, ecc.) I terreni di Fornovo sulla riva destra del Serio e a sud del Fosso Bergamasco erano occupati da boschi e pascoli, come testimoniano i toponimi Boschetti, Boschettino, Pradazzo,Pradocco, Prato Rubino, Prato Valle, Dossi), ma anche da estesi vigneti (Vidare, Vidor, Vite Vecchia, Vite del Cocchio). Nell area tra le due cascine Belvedere di Sopra e Belvedere di Sotto esisteva, probabilmente, un insediamento in epoca romana e altomedievale (forse la curtis Ruberini ricordata dal toponimo Prato Rubino?); lo testimonierebbero i reperti archeologici rinvenuti in questa zona soprattutto lungo la strada del guado del Serio verso Fara Olivana. La stessa situazione si riscontra a nord del Fosso Bergamasco, in territorio di Bariano, dove ricorrono i toponimi Vite Lunga, Ceradelli, Ronchi, Prati e Linaglie (terreni umidi dove si coltivava il lino). 12 Ibidem, ID 00018,
223 Il campo Castelletto, circondato dall ansa di un paleoalveo di fontanile presso la riva destra del Serio, potrebbe celare i resti di una fortificazione sorta a guardia del vicino guado del fiume e del confine del Fosso Bergamasco. Anche la riva opposta del Serio in territorio di Fara Olivana era occupata da boschi e pascoli. La stessa specificazione Olivana (Luvana, Luana, nel medioevo) deriva quasi sicuramente da luparia, cioè terra di lupi. I terreni di Fara Olivana furono ridotti ad uso agricolo dalla Misericordia Maggiore di Bergamo a partire dal XV secolo. Lungo la strada del guado tra il fiume e Fara Olivana, centro di origine romana e abitato nell Alto Medioevo da una fara longobarda, si incontrano due importanti aree archeologiche: quella del Campo Serio tra la predetta strada e il cimitero, e quella dei contigui campi di S. Pietro e S. Vito, dove sorgevano antichi oratori scomparsi da secoli. Altri reperti di epoca romana sono stati trovati nei campi Monumenti ad est del cimitero. Tra l abitato di Fara Olivana e il confine con Covo si estende una campagna coltivata da secoli, e sottratta ai boschi e alle paludi dalla Misericordia Maggiore nel corso dei secoli XV-XVII. Anche nei territori di Covo e Antegnate la campagna è coltivata da secoli, ma la presenza di antiche aree boschive e paludose è ricordata dai toponimi Albarotti, Monsalice, Selva Salice, Salasche, Trobbiate (presenza di torbiere) e Valemne (Vallimina, nei documenti medievali). Nel campo S. Gherardo, tra Covo e Antegnate, esisteva un oratorio altomedievale intitolato a S. Cassiano e dipendente dall antica parrocchiale scomparsa dei SS. Stefano e Gherardo di Covo. In territorio di Antegnate ll campo S. Michele era invece di proprietà della parrocchiale di S. Michele dello stesso luogo 13. L area tra l abitato di Fornovo e il Fosso Bergamasco 14 è caratterizzata dalla presenza di numerosi fontanili, che hanno favorito la messa a coltura di questi terreni fin dall inizio della colonizzazione romana. Fornovo S. Giovanni (Forum Novum) fu fondato in epoca imperiale su un preesistente insediamento 13 Ibidem, ID 00016, 00017, Ibidem, ID 00020,
224 celtico; nell Alto Medioevo mantenne una certa importanza grazie alla presenza della pieve di S. Giovanni. Per questo motivo tutti i terreni attorno all abitato hanno restituito importanti testimonianze archeologiche di epoca preistorica, romana e longobarda. Altre testimonianze archeologiche sono state scoperte nei campi Vallicelle al confine con Caravaggio, dove forse sorgeva l insediamento altomedievale di Murdosio. I toponimi S. Vitale, S. Polo, S. Pietro celano sicuramente i resti di antichi oratori e dei relativi cimiteri. Tutto il territorio compreso tra Masano, Pagazzano, Morengo e Bariano 15, rivela evidenti tracce della centuriazione romana. Tuttavia, gran parte dell area a nord di Masano e i terreni di Pagazzano lungo il Fosso Bergamasco, conservano toponimi che ricordano la presenza in antico di vaste macchie di bosco. Il terreno denominato S. Antonio potrebbe celare i resti di un oratorio, ma potrebbe anche trattarsi di proprietà di un omonima chiesa o altare. I territori di Morengo e di Bariano sono invece caratterizzati da toponimi che testimoniano la presenza di campi coltivati fin dall antichità, anche se non mancano quelli che denunciano l esistenza in antico di zone paludose, soprattutto lungo il corso dei fontanili (le Goje, Mosa, Mojano, Fossa, Valloero) e di aree boscose (Campo del Bosco, Bosco, Bosco del Limbo). In territorio di Bariano i toponimi Limbo, Purgatorio, Paradiso e Inferno furono dati a terreni dissodati nei secoli XV-XVIII dalla Misericordia Maggiore di Bergamo, che ne era la proprietaria. Sempre in territorio di Bariano riveste interesse archeologico l area attorno al cimitero, dove esisteva l antica parrocchiale dei SS. Gervaso e Protaso, attorno alla quale nell Alto Medioevo erano sorte abitazioni sparse, oggi ricordate dal toponimo Villa (villa = insediamento sparso al di fuori dal recinto fortificato). 15 Ibidem. 128
225 In territorio di Cascine S. Pietro e di Casirate 16, nelle vicinanze della riva sinistra dell Adda, compaiono solitamente toponimi che indicano la presenza in antico di boschi, pascoli e paludi, trasformati in terre agricole negli ultimi secoli; si tratta dei toponimi Vallenzane, Brusada, Foppe, Rovere, Callandre (= presa d acqua dai fontanili). Questo ambito territoriale è interessato da una fitta rete di canali irrigui e dalle loro derivazioni (rogge Ritorto, Pandina, Cremasca, Vailata, Mojalunga), scavati tra il XIII e XV secolo. La realizzazione di queste rogge ha permesso la bonifica e la messa a coltura di aree un tempo boschive e paludose, oggi ricordate dai toponimi Bosco del gallo, Bosco del carpano, Bosco della Porra, Bosco del diavolo, Cantarana, Isola, ecc. Anche in territorio di Calvenzano alcuni toponimi richiamano la presenza di terreni improduttivi e umidi, come Gerone, Vasture (da guasto?) e Sorde (= sorgenti). Lo stesso dicasi per il territorio a nord-ovest di Caravaggio, dove la presenza di antiche macchie boschive è documentata dai toponimi Bosco Pagano, Rovere, Gavazzoli (dal termine germanico-longobardo gadium, bosco), mentre le antiche aree improduttive conservano i toponimi Gerole, Guzzafame, Guzzasete, Gromo, Peschiera. Le terre coltivate fin dai tempi più remoti si trovano nelle immediate vicinanze degli abitati ed hanno toponimi come Campo, Chioso, Vigna, ma anche Brede (termine germanico-longobardo col significato di Campo aperto vicino all abitato). Un campo di S. Giorgino, verso Casirate, potrebbe alludere alla presenza di un antico oratorio scomparso. Il toponimo S. Michele, tra Caravaggio e Vidalengo, potrebbe indicare antiche proprietà di un omonima chiesa, ma potrebbe anche celare i resti di un oratorio (S. Michele era particolarmente venerato dai Longobardi, che hanno lasciato altre importanti tracce nella toponomastica di quest area (cfr: Vidalengo, Brede e Gavazzoli). Il toponimo Cassano, appartenenti ad un campo in territorio di Caravaggio, dovrebbe alludere, più che ad un locale insediamento scomparso di origine prediale, alla strada che portava a Cassano attraverso Calvenzano e Casirate. 16 Ibidem, ID 00022, 00023,
226 La stragrande maggioranza dei toponimi presenti nell area di Albignano, Cassano e Cascine S. Pietro 17, riguarda terreni coltivati ab immemorabili : vigneti e risaie in prevalenza. Alcuni di questi campi hanno nomi che richiamano la loro forma geometrica (Quadro e Carati, cioè quadrati, Ponchione, cioè terreno appuntito). Nelle vicinanze del fiume si trovano scarsi toponimi che ricordano boschi e incolti: Moronee (piantagione di gelsi), Marenee (piante di amarene), Sceresa (ciliegi), Malè (meleto), Rovadè (roveti). I campi denominati Livelli, presenti sulla riva sinistra dell Adda, sono antiche terre comunali incolte concesse a livello a privati a patto che le rendessero coltivabili. I campi dei Portoni ricordano invece le porte, o chiuse, delle rogge per deviarne l acqua nei vari canali irrigui. Potrebbe invece ricordare un antico insediamento di origine prediale il toponimo Mariano, o Quadro Mariano (dal nome personale Marius), situato a nord dell abitato di Albignano, anch esso toponimo di sicura origine prediale (da Albinus). Tutta l area tra Pioltello e l Adda 18 conserva tracce evidenti della centuriazione romana e, pertanto, la sua bonifica e il suo sfruttamento agricolo sono iniziati almeno venti secoli fa. Vi compaiono infatti vari centri abitati di origine prediale che ricordano nel toponimo il nome dell antico colono romano, come Melzo (da Melicius), Albignano (da Albinius), Retenate (da Retenius), Rodano (dal personale germanico Rodo), Pobbiano (da Pupius o Popilius), Premenugo (da Premenus o Pleminius),Truccazzano (da Tarquitius), Corneliano Bertario (da Cornelius), Liscate (da Luscus), Rossate (da Rossius), Vajano (toponimo lungo la Muzza presso Rossate derivato probabilmente da un personale Varius), Rezzano (da Retius o Regius), Lavagna (da Laevus) e, probabilmente, anche Vignate (da Vinnius). 17 Ibidem, ID 00024, Ibidem, ID ,
227 I centri abitati con toponimi prediali si infittiscono soprattutto nella parte occidentale di quest area più vicina alla città. In questa stessa area i nomi dei terreni attestano l antichità della loro messa a coltura. Tuttavia nell alto Medioevo, in seguito alla crisi demografica causata dalla invasioni barbariche dei secoli V e VI, molte di queste terre, specialmente quelle poste sulla riva destra dell Adda, furono abbandonate e rioccupate da boschi, paludi e incolti come attesta la presenza di toponimi come Bosco, Boschetto, Boscone, Roncaja, Ronco (= terreno disboscato), Castagna, Malè (meleto), Malè degli Onizzi (= ontani), Salice, Salasone (= salicione), Luchini (dal latino lucus? = bosco, o da un cognome), Bajalupo (dove abbaia il lupo, cioè macchia boschiva), Zocche (= ceppaie), Bosco della Foppa, Campo dei Salici, Rovere, Gerolo, Bassetta, Foppone, Gerre, Gerazzo, Malpaghetta, Rovadello (dalla presenza di rovi), Vallone, Valleve, Vailate (da valle), Fontana, Fontanone, Gabbiarella (forse dall antico termine lombardo gava = canalone), Cantarana (luogo paludoso), Paterazza (da patera = coppa e, in senso figurato, conca, avvallamento), Magerà (maserà = luogo umido), Campo dei biss (delle bisce), Dugnana e Campdunone (forse dal termine celtico duno = altura, dosso), Dosso, Dossino, Pra Doss, Monte Cressolo. Le terre coltivate fin dai tempi più antichi hanno invece conservano toponimi come Campo, Chioso, Pianone, Marcita, Marcitona, Marcidana, Vigna, Vignetta, Vigna Streppa, Bellavite, Ortaglia. Appartengono probabilmente a questo gruppo anche i toponimi che ripetono il cognome degli antichi proprietari laici (Besozzi, Piola, Banfa, Ratti) o ecclesiastici, come parrocchie, conventi, confraternite, altari: Campo della Stella (proprietà del convento di S. Maria della Stella di Melzo), campo S. Alessandro (proprietà della parrocchiale di Melzo), campi S. Francesco (terreni del convento omonimo di Pozzolo), S. Ambrogio (proprietà della parrocchiale di Vignate), S. Giorgio (proprietà della chiesa plebana di Liscate), il Prato della Madonna e il prato Sampò (S. Pietro) appartenevano forse ad omonimi oratori della pieve di Corneliano. Il campo S. Biasino era forse proprietà dell antico oratorio di S. Biagio di Vignate. I toponimi S. Stefano, e S. Eusebio, situati nelle immediate vicinanze dell abitato di Pozzuolo, potrebbero invece celare i resti di antichi 131
228 oratori scomparsi da tempo, così come i toponimi S. Gregorio e Campo dell Oratorio nei pressi di Lavagna, il Campo S. Giovanni, posto appena a sudovest di Cavaione, il Campo Gesiolo (chiesuola) presso Rodano, S. Giorgio vicino a Limito, e S. Pietro Donato nei pressi di S. Pedrino. Il toponimo Mortorio potrebbe invece ricordare un antico luogo di sepoltura o un area occupata da acqua stagnante. Sono terreni coltivati da secoli anche quelli che hanno un toponimo che ricorda vicini manufatti: Mulino, Casotto, Casino, Cassinetta, Cassinazza, Cassinera, Stallone, Prati dell aia, alla Strada Nuova, alla Pila (= pilastro, paracarro), alla Cerca (canale di confine), al Ponte Alto, alla Passerella, ecc. Il toponimo Castellazzo appartenente ad una cascina di Cavaione e a un terreno presso la cascina Besozza di Lavagna, potrebbero nascondere i resti di antiche fortificazioni; lo stesso dicasi dei toponimi Torrazza e Castelletta in territorio di Pioltello. Erano terreni di proprietà comunale quelli indicati coi toponimi Campagna, Alle comune, La comà (da comunalia?) e, probabilmente, anche Campo Sorte, Deserto e Deserta, terreni comunali che un tempo venivano assegnati per estrazione a sorte (de sorte) tra le famiglie del comune perché li bonificassero. Richiamano, infine, l esistenza in antico di prati e pascoli i toponimi Prati, Prato dei moroni, Prato Nuovo, Prato Gadola, Prato Casone, Pradino, Pasturazza, Porchere (pascolo dei porci), Campo delle Quaglie, ecc. 132
229 CAMPIONI TERRITORIALI Monica Resmini 133
230 134
231 Nella presente sezione si restituiscono alcuni campioni territoriali, che mostrano elementi di significativo interesse per le risultanze delle analisi condotte. La scelta effettuata non rappresenta una selezione per livello di importanza del territorio indagato, bensì un esemplificazione funzionale a rappresentare, attraverso campioni significativi, le informazioni contenute nel lavoro e alcune potenzialità di trattamento/raffronto dei livelli informativi prodotti entro il Sistema Informativo Territoriale in cui si strutturano i livelli informativi del presente lavoro. 135
232 136
233 OSPITALETTO (LOVERNATO) Dalla mappa che georeferenzia mappali e toponimi sulla Carta Tecnica Regionale, emerge in corrispondenza della Madonna di Lovernato, in sito dell antico insediamento di Lovernato, la compresenza di ritrovamenti archeologici di epoca romana-medievale attestati nella Carta Archeologica della Lombardia-La provincia di Brescia e di un anomalia derivata dalla fotointerpretazione (volo Rossi 2003-tracce di struttura muraria da umidità e vegetazione; scheda anomalia 03 BS). Il toponimo del mappale sul quale insistono ritrovamenti e anomalia, Castelletto, risulta particolarmente significativo. 137
234 CHIARI/COLOGNE 138
235 Di interesse l addensarsi di anomalie da fotointerpretazione (scheda anomalia 12 BS) effettuata sul volo Rossi 2003 (non rinvenibili su volo GAI IGMI 1954); sono presenti tre tracce: una di tonalità più scura (crop mark) e le altre due generate dall assenza di vegetazione. La presenza di anomalie si carica di interesse per la prossimità a ritrovamento archeologico di epoca protostorica, attestato nella Carta Archeologica della Lombardia-La provincia di Brescia. Nei toponimi dello stretto contesto si rileva la presenza di Dosso levato, e, più a ridosso delle anomalie, di Villasche, che potrebbe fare risalire a un insediamento rapportabile alla presenza di un vicino oratorio dedicato a S. Pietro. 139
236 CAMISANO Si pone qui all attenzione un sito, derivato dal lavoro di aggiornamento della base informativa riferita ai ritrovamenti di reperti archeologici svolto presso l archivio della Soprintendenza. L ambito dei ritrovamenti è schedato come di epoca pre-protostorica-romana-medievale, con rinvenimenti da ricerca di superficie attestati ante A sud di Camisano, a rafforzare l attenzione sull ambito, ritrovamento del 2001 di manufatti di età romana (scheda sito archeologico 07 CR). Nei toponimi, prevalentemente legati alle coltivazioni, ricorrono le diverse specificazioni (di Sopra, Vecchio) o declinazioni del Chioso (Chiosasso, Chiosetto). 140
237 BARIANO (CASTELLETTO) In questo ambito la presenza di un anomalia con tracce di preesistenza strutturale (rilevata da fotogrammi volo Rossi 2003; scheda anomalia 28 BG), assume particolare interesse per l ubicazione del sito, prossimo all alveo di scorrimento del Serio, per la sua morfologia, in rilievo rispetto alla piana agricola vicina, e per la significatività del toponimo di riferimento Castelletto di Sopra. 141
238 CARAVAGGIO/FORNOVO (VALLICELLE-DOSSI) L ambito tra Fornovo e Masano spicca per la densità dei ritrovamenti archeologici già attestati nella Carta Archeologica della Lombardia- La provincia di Bergamo; in particolare, per il contesto più strettamento riferito al corridoio di progetto infrastrutturale, si evidenziano ritrovamenti di epoca romana e di epoca medievale; l aggiornamento effettuato in questa sede ha integrato la rappresentazione con rinvenimento, da ricerca di superficie effettuata nel periodo , di edificio rurale con cinque vani di cui uno con focolare, riconducibile a età tardo-romana. Si segnala anche la presenza di numerose anomalie derivate da fotointerpretazione degli aerofotogrammi volo GAI IGMI 1954, in corrispondenza dell ambito dei ritrovamenti sopra citati: tracce di strutture murarie, tracce di strada, struttura semicircolare sepolta in corrispondenza dell asse autostradale (schede anomalie BG). I toponimi (Vallicelle, Dossi) risultano particolarmente eloquenti nel denotare la plastica dei suoli e, 142
239 in conseguenza, una articolazione notevole dei siti in ordine all eleggibilità per insediamenti. 143
240 CASSANO/TREVIGLIO In quest ambito sono stati rinvenuti nel 2009, con ricerca di superficie, reperti (frammenti ceramici e metallici) di età antica non precisata (scheda 144
241 sito archeologico 27 BG). A tali ritrovamenti si accompagna un rimarchevole addensamento di anomalie da fotointerpretazione. In particolare per il settore più prossimo alla bretella di connessione autostradale in località Cascina Pezzoli, e verso le piane agricole di Cascine S. Pietro, le anomalie rilevate sugli aerofotogrammi volo GAI-IGMI 1954 evidenziano possibili strutture sepolte (schede anomalie BG, 56 MI). La reperibilità solo parziale dei toponimi (negli Archivi di Stato di Milano e di Bergamo non sono presenti né il Sommarione, né la Tavola di classamento ) per quest ambito non consente una piena verifica, su questo fronte, delle significative risultanze sopra esposte. 145
242 LISCATE 146
243 L ambito rappresentato possiede interesse per l addensarsi, in un quadro territoriale più ampio tra gli abitati di Liscate e Settala, di numerosi ritrovamenti archeologici; lo stretto contesto di riferimento per il progetto sopra raffigurato presenta tre ritrovamenti: frammenti ceramici e metallici di epoca antica (non precisata), una sepoltura di epoca tardo romana, frammenti ceramici dell età del bronzo (schede siti archeologici MI). Non emergono evidenze significative dalla toponomastica né dalla foto interpretazione del volo GAI IGMI
244 148
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260 164
261 ELENCO ELABORATI Relazione Generale Schede dei ritrovamenti o siti archeologici non repertoriati nelle carte archeologiche edite Schede delle anomalie da fotointerpretazione Banca dati georeferenziata (descrizione della codificazione tecnica) Elaborati cartografici (per codificazione si rimanda all elaborato Banca dati georeferenziata) o Studio geomorfologico e dei paleoalvei (scala 1:25000, tre tavole) o Aggiornamento Carta Archeologica (scala 1:25000, tre tavole) o Anomalie da foto interpretazione (scala 1:25000, tre tavole) o Georeferenziazione dei toponimi di interesse storico-archeologico (scala 1:5000, 27 tavole) o Maglia viabilistica e idrografica desunta dalle mappe del Catasto Lombardo Veneto e georeferenziata su cartografia IGM
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