COLLANA TECNICA FORMATIVA
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- Norma Albanese
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5 COLLANA TECNICA FORMATIVA 5
6 Luigi Ferrara La formazione degli operatori delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione (Accordo Stato-Regioni del 22/02/2012) Volume 1 Carrelli Elevatori e Macchine Movimento Terra (Pale caricatrici frontali, Escavatori e Terne) Normativa, Linee guida, metodologia didattica, progetto formativo, casi reali A.N.CO.R.S. 6
7 L autore Luigi Ferrara, napoletano 53 anni, coniugato, 2 figli, lavora come consulente e docente da circa venti anni nel campo della sicurezza luoghi di lavoro, ricoprendo vari incarichi e collaborando con istituzioni, grandi aziende ed enti. Attualmente ricopre l incarico di presidente nazionale dell A.N.CO.R.S. Associazione Nazionale Consulenti e Responsabili della Sicurezza sul lavoro sindacato datoriale di categoria e di segretario dell E.B.N.A. Ente Bilaterale Nazionale Autonomo. E membro dell Osservatorio sulla sicurezza del lavoro del Comune di Napoli Napoli città sicura Dello stesso autore Nella collezione collana tecnica formativa Il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione La formazione dell addetto al videoterminale La formazione dell addetto alla movimentazione manuale dei carichi Copyright 2013 A.N.CO.R.S Copyright 2013 Luigi Ferrara Responsabile della pubblicazione Luigi Ferrara Iª Edizione SETTEMBRE 2013 Codice ISBN riportato nella quarta di copertina Stampato in Italia presso Cromografica Roma S.r.l., Roma, per Gruppo Editoriale L Espresso S.p.A. In vendita presso tutte le librerie LA FELTRINELLI e sui siti: è stato richiesto patrocinio all INAIL 7
8 A.N.CO.R.S. Associazione Nazionale Consulenti e Responsabili della Sicurezza sul lavoro associazione sindacale datoriale di categoria, sindacato di categoria costituitosi come associazione senza scopo di lucro che è basato sui principi solidaristici e di aggregazione sociale. Esso si propone di divulgare la cultura della sicurezza sul lavoro e di svolgere un attività di studio, ricerca e realizzazione di attività ed iniziative al fine di favorire gli scopi sociali mettendole a disposizione dei soci, iscritti nonché di enti pubblici e privati che operano nel settore. La mission è focalizzata sul rappresentare le giuste esigenze dei Consulenti e dei Responsabili della Sicurezza sul lavoro, ed è rivolta a tutte le risorse presenti in tutti gli ambienti di lavoro, affinché il proprio lavoro sia sempre più di qualità e di grande capacità e responsabilità. 8
9 CGT s.p.a. - Compagnia Generale Trattori, opera da oltre 75 anni nel Movimento Terra. CGT dal 1934 è dealer Caterpillar, leader mondiale nella vendita di macchine per il movimento terra e dell estrazione mineraria. Nel 2011, CGT si è unita a GTS, dealer Caterpillar del Centro-Sud Italia, dando vita a una nuova realtà nazionale. La nuova società, denominata sempre CGT, vende, assiste e noleggia l intera gamma di prodotti CAT in tutta Italia attraverso 37 Filiali dirette e 50 officine autorizzate motori e energia. 9
10 CGT LOGISTICA SISTEMI S.P.A, nata nel 2004 dalla Divisione Carrelli CGT, è un azienda dedicata al noleggio, alla vendita e all assistenza di carrelli elevatori. Da maggio è dealer Hyster per tutta Italia. Con la Direzione Generale a Carugate (Mi), una direzione operativa a Roma, e filiali distribuite nelle aree strategiche d'italia, CLS garantisce l efficienza di un customer service sicuro, tempestivo e organizzato per rispondere in tempo reale a qualsiasi necessità logistica; con tutto il know-how di un azienda con settanta anni di esperienza alle spalle e la competenza di un organico di oltre 300 persone. CLS nel 2013 ha sottoscritto un contratto di collaborazione con A.N.CO.R.S. per lo svolgimento di corsi di formazione per operatori di carrelli elevatori su tutto il territorio nazionale. 10
11 La formazione degli operatori delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione Vol. 1 Carrelli Elevatori e MMT Tieni in pugno il tuo lavoro, o sarà lui a tenere in pugno te Benjamin Franklin A.N.CO.R.S. 11
12 Premessa La finalità di questa pubblicazione è quella di diffondere e divulgare le linee guida per la formazione degli addetti alla conduzione delle macchine movimento terra, ai soggetti formatori, ai docenti ed a tutti gli attori della prevenzione a livello aziendale uno strumento il più possibile efficace e pratico per la formazione di cui all Accordo Stato, Regioni e Province Autonome del 22/02/2012 così come previsto dall allegato IX. Lo scopo è quello di fornire un percorso concreto, ricco di esempi e di informazioni pratiche, basate su casi ed esperienze formative reali e non un semplice manuale sulle teorie della formazione degli adulti. Realizzare delle linee guida è un lavoro impegnativo, un lavoro che la nostra associazione si prende carico a partire da quest anno con l intento di realizzarlo ogni anno e per ogni tipologia di attrezzatura e macchinario. L obiettivo è quello di fornire agli esperti ed a quelli che lo diventeranno con l impegno professionale quotidiano, una guida per la corretta applicazione delle normative e per l utilizzo più idoneo. Con il realistico augurio che lavorare in sicurezza diventi l equivalente di efficienza e produttività per tutti gli operatori. 12
13 Introduzione Questo testo è frutto dell accordo sottoscritto tra A.N.CO.R.S e CGT e CLS, nel 2013 per lo svolgimento di corsi di formazione per operatori delle macchine movimento terra e dei carrelli elevatori su tutto il territorio nazionale e del lavoro congiunto del gruppo tecnico costituitosi tra le parti. Il Coordinamento ha voluto mettere a confronto esperienze e professionalità ai fini di omogenizzare le metodologie didattiche ed i programmi in ambito nazionale per garantire su tutto il territorio un uniformità didattica per i corsi di formazione di cui all Accordo Stato, Regioni e Province Autonome del 22/02/2012 allegati VI e IX. Con la finalità di estendere le linee guida ed i contenuti del presente documento a tutti quanti si occupano della materia fornendo un utile strumento di lavoro. 13
14 PARTE PRIMA Aspetti generali La normativa Obblighi I carrelli elevatori Le macchine movimento terra I DPI I principali rischi Verifiche pre-utilizzo Manutenzione Definizioni La comunicazione La formazione negli adulti 14
15 Ogni macchinario, anche se ben progettato è più facile e agevole da usare se lo si conosce bene. In generale una macchina ben progettata è difficilmente pericolosa, ma può diventarlo, se chi la utilizza non ne conosce il buon funzionamento e non è consapevole dei rischi causati da un uso non corretto della stessa. Dopo una specifica ed idonea formazione, la conduzione della macchina, la protezione del carico (movimentazione in sicurezza) e la sicurezza degli addetti circostanti, dipendono dall abilità di guida e dalla responsabilità personale dell operatore. Quindi nell ambito dell attività lavorativa le macchine possono diventare pericolose per il conducente e per gli altri se non si rispettano precise norme di sicurezza e di comportamento. La normativa impone al datore di lavoro l obbligo di informare, di formare ed addestrare in modo adeguato i lavoratori e prescrive le misure di prevenzione e protezione da adottare in relazione all attività dell impresa e con riferimento particolare al ruolo e alle mansioni specifiche di ogni singola maestranza. Obblighi in sintesi del datore di lavoro D.Lgs 81/08 e s.m.i., artt. 70 e 71 - mette a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi alle disposizioni legislative, idonee ai fini della salute e della sicurezza e adeguate al lavoro da svolgere; - si assicura che siano installate ed utilizzate correttamente, come indicato nelle istruzioni del fabbricante; - si accerta per le attrezzature che richiedono per il proprio impiego conoscenze o responsabilità particolari, in relazione ai rischi specifici, che al loro utilizzo sia assegnato personale all uopo incaricato, che abbia ricevuto una formazione adeguata ed un addestramento specifico, ai fini della tutela della propria ed altrui sicurezza; - verifica che la manutenzione della macchina sia eseguita in conformità alle indicazioni indicate dal fabbricante aggiornando lo specifico libretto a corredo della macchina ove necessario. 15
16 Obblighi dei lavoratori D.Lgs 81/08 e s.m.i., artt. 20 e 78 I lavoratori devono: a) sottoporsi ai programmi d addestramento; b) utilizzare le attrezzature conformemente alle informazioni e all addestramento ricevuti; c) avere cura delle attrezzature messe a loro disposizione; d) non devono modificare o rimuovere senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione, né compiere di propria iniziativa manovre e operazioni che non siano di loro competenza ovvero che possano compromettere la sicurezza propria o altrui; e) Segnalare immediatamente al datore di lavoro, o preposto, qualsiasi difetto o inconveniente rilevato nelle attrezzature messe a disposizione. La normativa D.Lgs 81/08 e s.m.i., art si assicura che i lavoratori incaricati all uso delle attrezzature ricevano ogni informazione e istruzione necessarie riguardo alla sicurezza e relativamente: - alle condizioni d impiego delle attrezzature - alle possibili situazioni anomale Tali informazioni ed istruzioni devono essere comprensibili ai lavoratori interessati. Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012 Individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori (art. 73, comma 5, d.lgs. 81/2008) pubblicato in G.U. 12. Marzo 2012, n s.o. n. 47 ed entrato in vigore il 12 Marzo La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. Nella odierna seduta del 22 febbraio 2012: 16
17 Visto l'art. 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, il quale dispone che Governo, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano, in attuazione del principio di leale collaborazione e nel perseguimento di obiettivi di funzionalità, economicità ed efficacia dell'azione amministrativa, possono concludere in sede di Conferenza Stato-Regioni accordi, al fine di coordinare l'esercizio delle rispettive competenze e svolgere attività di interesse comune; Visto l'art. 73 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e, in particolare, il comma 5, il quale prevede che in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano sono individuate le attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori nonché le modalità per il riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi e i requisiti minimi di validità della formazione; Vista la nota del 9 novembre 2011 con la quale il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha trasmesso una proposta di accordo in attuazione del citato art. 73, comma 5, che è stata diramata alle Regioni e Province autonome con lettera in data 14 novembre 2011; Considerato che, per l'esame del provvedimento in argomento, è stata convocata una riunione tecnica per il giorno 11 gennaio 2012 nel corso della quale sono state esaminate alcune proposte emendative delle Regioni e Province autonome e, in particolare, le richieste avanzate dalla Provincia autonoma di Bolzano, già formalizzate con lettera del 9 gennaio 2012 e diramate alle Amministrazioni statali competenti con nota del 10 gennaio 2012; Vista la nota del 18 gennaio 2012 con la quale è stata trasmessa al Ministero del lavoro e delle politiche sociali la lettera pervenuta in data 10 gennaio 2012 dalla Provincia autonoma di Bolzano concernente, in particolare, la proposta di clausola di salvaguardia e di non regresso da inserire nel provvedimento in parola; 17
18 Vista la nota del 18 gennaio 2012 con la quale il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha inviato la versione definitiva del documento di cui trattasi, con i relativi allegati, che tiene conto delle richieste emendative formulate dalle Regioni e Province autonome; Vista la lettera in data 25 gennaio 2012 con la quale tale definitiva versione, corredata dei relativi allegati, è stata diramata, con richiesta di assenso tecnico, alle Regioni e alle Province autonome; Vista nota del 16 febbraio 2012 con la quale il Coordinamento tecnico della Commissione istruzione, lavoro, innovazione e ricerca della Regione Toscana ha espresso avviso tecnico favorevole sulla predetta definitiva versione del più volte menzionato documento; Acquisito nel corso dell'odierna seduta l'assenso del Governo, delle Regioni e delle Province autonome; Sancisce accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, sul documento, allegato A), parte integrante del presente atto, concernente l'individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, nonché le modalità per il riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi ed i requisiti minimi di validità della formazione, in attuazione dell'art. 73, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modifiche e integrazioni. Allegato A Il presente accordo costituisce attuazione dell'articolo 73, comma 5 del D.Lgs. n. 81/2008, ove si demanda alla Conferenza Stato, Regioni e Province autonome l individuazione delle attrezzature di lavoro per te quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, ivi compresi i soggetti di cui all articolo 21, comma 1 del D.Lgs. n. 81/2008, e delle modalità per il riconoscimento di tale abilitazione nonché la individuazione dei soggetti formatori, della durata, degli indirizzi e dei requisiti minimi di validità della 18
19 formazione. La partecipazione ai suddetti corsi, secondo quanto disposto dall'articolo 37 del D.Lgs. n. 81/2008, deve avvenire in orario di lavoro e non può comportare oneri economici per i lavoratori. La formazione di seguito prevista, essendo formazione specifica, non è sostitutiva della formazione obbligatoria spettante comunque a tutti i lavoratori e realizzata ai sensi dall articolo 37 del D.Lgs. n. 81/2008. La durata ed i contenuti della formazione sono da considerarsi minimi. A) Attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori (articolo 73, comma 5 del D.Lgs. n. 81/2008) 1. Individuazione delle attrezzature di lavoro 1.1. Ferme restando le abilitazioni già previste dalle vigenti disposizioni legislative, le attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori (di seguito denominate attrezzature) sono: a) Piattaforme di lavoro mobili elevabili b) Gru a torre c) Gru mobile d) Gru per autocarro e) Carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo 1. Carrelli semoventi a braccio telescopico: carrelli elevatori a contrappeso dotati di uno o più bracci snodati, telescopici o meno, non girevoli, utilizzati per impilare carichi. Il dispositivo di sollevamento non deve essere girevole o comunque non deve presentare un movimento di rotazione maggiore di 5 rispetto all'asse longitudinale del carrello. 19
20 2. Carrelli industriali semoventi: qualsiasi veicolo dotato di ruote (eccetto quelli circolanti su rotaie) concepito per trasportare, trainare, spingere, sollevare, impilare o disporre su scaffalature qualsiasi tipo di carico ed azionato da un operatore a bordo su sedile. 3. Carrelli/Sollevatori/Elevatori semoventi telescopici rotativi: attrezzature semoventi dotate di uno o più bracci snodati, telescopici o meno, girevoli, utilizzate per movimentare carichi ed azionate da un operatore a bordo su sedile. f) Trattori agricoli o forestali g) Macchine movimento terra: 1. Escavatori idraulici: macchina semovente a ruote, a cingoli o ad appoggi articolati, provvista di una strutturai superiore (torretta) normalmente in grado di ruotare di 360 e che supporta un braccio escavatore azionato da un sistema idraulico e progettata principalmente per scavare con una cucchiaia o una benna rimanendo ferma, con massa operativa maggiore di 6000 kg. 2. Escavatori a fune: macchina semovente a ruote, a cingoli o ad appoggi articolati, provvista di una torretta normalmente in grado di ruotare di 360 e che supporta una struttura superiore azionata mediante un sistema a funi progettata principalmente per scavare con una benna per il dragaggio, una cucchiaia frontale o una benna mordente, usata per compattare il materiale con una piastra compattatrice, per lavori di demolizione mediante gancio o sfera e per movimentare materiale con equipaggiamenti o attrezzature speciali. 3. Pale caricatrici frontali: macchina semovente a ruote o a cingoli, provvista di una parte anteriore che funge da sostegno ad un dispositivo di carico, progettata principalmente per il carico o lo scavo per mezzo di una benna tramite il movimento in avanti della macchina, con massa operativa maggiore di 4500 kg. 20
21 4. Terne: macchina semovente a ruote o a cingoli costituita da una struttura di base progettata per il montaggio sia di un caricatore anteriore che di un escavatore posteriore. 5. Autoribaltabile a cingoli: macchina semovente a cingoli, dotata di cassone aperto, impiegata per trasportare e scaricare o spargere materiale, con massa operativa maggiore di 4500 kg. h) Pompa per calcestruzzo. B) Soggetti formatori, durata, indirizzi e requisiti minimi dei corsi di formazione teorico-pratica per lavoratori incaricati dell uso delle attrezzature che richiedono conoscenze e responsabilità particolari di cui all articolo 71, comma 7 (articolo 73, comma 5 del D.Lgs. n. 81/2008). 1. Individuazione dei soggetti formatori e sistema di accreditamento 1.1. Sono soggetti formatori del corso di formazione e del corso di aggiornamento: a) le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, anche mediante le proprie strutture tecniche operanti nel settore della prevenzione (Aziende Sanitarie Locali, ecc.) e della formazione professionale; b) il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, mediante il personale tecnico impegnato in attività del settore della sicurezza sul lavoro; c) l INAIL; d) le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori nel settore di impiego delle attrezzature di cui ai presente accordo oggetto della formazione, anche tramite le loro società di servizi prevalentemente o totalmente partecipate; 21
22 e) gli ordini o collegi professionali cui afferiscono i soggetti di cui al comma 1 dell articolo 98 del D.Lgs. n. 81/2008, nonché le associazioni di professionisti senza scopo di lucro, riconosciute dai rispettivi ordini o collegi professionali di cui sopra; f) le aziende produttrici/distributrici/noleggiatrici/utilizzatrici (queste ultime limitatamente ai loro lavoratori) di attrezzature di cui al presente accordo oggetto della formazione, organizzate per la formazione e accreditate in conformità al modello di accreditamento definito in ogni Regione e Provincia autonoma ai sensi dell intesa sancita in data 20 marzo 2008 e pubblicata su GURI del 23 gennaio 2009 e in deroga alla esclusione dall accreditamento prevista dalla medesima intesa; g) i soggetti formatori con esperienza documentata, almeno triennale alla data di entrata in vigore del presente accordo, nella formazione per le specifiche attrezzature oggetto del presente accordo accreditati in conformità al modello di accreditamento definito in ogni Regione e Provincia autonoma ai sensi dell intesa sancita in data 20 marzo 2008 e pubblicata su GURI del 23 gennaio 2009; h) i soggetti formatori, con esperienza documentata di almeno sei anni nella formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, accreditati in conformità al modello di accreditamento definito in ogni Regione e Provincia autonoma ai sensi dell intesa sancita in data 20 marzo 2008 e pubblicata su GURI del 23 gennaio 2009; i) gli enti bilaterali, quali definiti all articolo 2, comma 1, lettera h), del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, e successive modifiche e integrazioni, e gli organismi paritetici quali definiti all articolo 2, comma 1, lettera ee), del D.Lgs. n. 81/2008 e per lo svolgimento delle funzioni di cui all articolo 51 del D.Lgs. n. 81/2008, entrambi istituiti nei settore di impiego delle attrezzature oggetto della formazione; 22
23 l) le scuole edili costituite nell ambito degli organismi paritetici di cui alla lettera i) I soggetti formatori di cui alla Sezione B punto 1.1 devono comunque essere in possesso dei requisiti minimi previsti in allegato I Qualora i soggetti indicati alla Sezione B punto 1.1 intendano avvalersi di soggetti formatori esterni alla propria struttura, questi ultimi dovranno essere in possesso dei requisiti previsti nel modello di accreditamento definito in ogni Regione e Provincia autonoma ai sensi dell intesa sancita in data 20 marzo 2008 e pubblicata su GURI del 23 gennaio Individuazione e requisiti dei docenti 2.1. Le docenze verranno effettuate, con riferimento ai diversi argomenti, da personale con esperienza documentata, almeno triennale, sia nel settore della formazione sia nel settore della prevenzione, sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e da personale con esperienza professionale pratica, documentata, almeno triennale, nelle tecniche dell utilizzazione delle attrezzature di che trattasi. Le docenze possono essere effettuate anche da personale interno alle aziende utilizzatrici di cui al punto 1.1, lettera f), in possesso dei requisiti sopra richiamati. 3. Indirizzi e requisiti minimi dei corsi 3.1. Organizzazione In ordine all'organizzazione dei corsi di formazione, si conviene sui seguenti requisiti: a) individuazione di un responsabile del progetto formativo che può essere anche il docente; b) tenuta del registro di presenza dei partecipanti da parte del soggetto che realizza il corso; 23
24 c) numero dei partecipanti per ogni corso: massimo 24 unità; d) per le attività pratiche il rapporto istruttore/allievi non deve essere superiore al rapporto di 1 a 6 (almeno 1 docente ogni 6 allievi); e) le attività pratiche dovranno essere effettuate in area idonea, come previsto in allegato I, al fine di movimentare/utilizzare l attrezzatura di che trattasi in modo adeguato; f) assenze ammesse: massimo il 10% del monte orario complessivo Articolazione del percorso formativo Il percorso formativo è finalizzato all'apprendimento di tecniche operative adeguate per utilizzare in condizioni di sicurezza le attrezzature di che trattasi, li percorso formativo è strutturato in moduli teorici e pratici con contenuti e durata, nonché verifiche intermedie e finali, individuati negli allegati in riferimento alla tipologia di attrezzatura Metodologia didattica Per quanto concerne la metodologia di insegnamento/apprendimento si concorda nel privilegiare Se metodologie "attive", che comportano la centralità dell'allievo nel percorso di apprendimento. A tali fini è necessario: a) garantire un equilibrio tra lezioni frontali, valorizzazione e confronto delle esperienze in aula, nonché lavori di gruppo, nel rispetto del monte ore complessivo e di ciascun modulo, laddove possibile con il supporto di materiali anche multimediali; b) prevedere dimostrazioni e prove pratiche, nonché simulazione dì gestione autonoma da parte dell allievo dell attrezzatura nelle condizioni di utilizzo normali e anormali prevedibili (guasto, ad es.), comprese quelle straordinarie e di emergenza; 24
25 c) favorire, nei limiti specificati al successivo punto 3.3.2, metodologie di apprendimento innovative, anche in modalità e- Learning e con ricorso a linguaggi multimediali, che consentano, ove possibile, l impiego degli strumenti informatici quali canali di divulgazione dei contenuti formativi, anche ai fini di una migliore conciliazione tra esigenze professionali e esigenze di vita personale dei discenti e dei docenti Ai fini dell abilitazione degli operatori, di cui al presente accordo, è riconosciuta la formazione in modalità e-learning esclusivamente per la parte di formazione generale concernente rispettivamente i moduli giuridico-normativo e tecnico di cui agli allegati III e seguenti e sempre che ricorrano le condizioni di cui all allegato II. 4. Programma dei corsi 4.1. I requisiti minimi dei programmi dei corsi di formazione e la loro valutazione sono quelli previsti negli allegati III e seguenti Il modulo giuridico - normativo di cui ai singoli allegati del presente accordo deve essere effettuato una sola volta a fronte di attrezzature simili. Esso è riconosciuto come credito formativo per i corsi di specifica abilitazione di altre attrezzature di lavoro simili. 5. Attestazione 5.1. Al termine dei moduli, secondo le modalità stabilite al punto 4 degli allegati da III e seguenti, devono essere effettuate prove finalizzate a verificare le conoscenze relative alla normativa vigente e le competenze tecnico-professionali. L elaborazione di ogni singola prova è competenza del relativo docente, eventualmente supportato dal responsabile del progetto formativo. L accertamento dell apprendimento, tramite le varie tipologie di verifiche intermedie e finali, viene effettuato dal responsabile del progetto formativo o da un docente da lui 25
26 delegato che formula il proprio giudizio in termini di valutazione globale e redige il relativo verbale da trasmettere alle Regioni e Province Autonome competenti per territorio, al fine di costituire uno specifico registro informatizzato Gli attestati dj abilitazione vengono rilasciati, sulla base dei verbali dì cui al punto 5.1, dai soggetti individuati alla Sezione B punto 1.1, che provvedono alla custodia/archiviazione della documentazione relativamente a ciascun corso Gli attestati di abilitazione devono prevedere i seguenti elementi minimi comuni: a) denominazione del soggetto formatore; b) dati anagrafici del partecipante al corso; c) specifica della tipologia di corso seguito con indicazione del presente accordo e relativo monte ore frequentato; d) periodo di svolgimento del corso; e) firma del soggetto formatore che a tal fine può incaricare anche il docente Le Regioni e Province Autonome in attesa della definizione dei sistema nazionale di certificazione delle competenze e riconoscimento dei crediti, si impegnano a riconoscere reciprocamente gli attestati rilasciati. 6. Durata della validità dell abilitazione ed aggiornamento 6.1. L'abilitazione deve essere rinnovata entro 5 anni dalla data di rilascio dell attestato di abilitazione di cui al punto 5.2, previa verifica della partecipazione a corso di aggiornamento Il corso di aggiornamento di cui al punto 6.1 ha durata minima di 4 ore, di cui almeno 3 ore sono relative agli argomenti dei moduli pratici, di cui agli allegati Ili e seguenti. 26
27 7. Registrazione sul libretto formativo del cittadino 7.1. Le competenze acquisite a seguito dello svolgimento delle attività di formazione di cui al presente accordo sono registrate nel libretto formativo del cittadino di cui all articolo 2., comma 1, lettera i), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, se concretamente disponibile in quanto attivato nel rispetto delle vigenti disposizioni. Il contenuto del libretto formativo è considerato dal datore di lavoro ai fini della programmazione della formazione e di esso gli organi di vigilanza tengono conto ai fini della verifica degli obblighi di cui al D.Lgs. n. 81/ Documentazione 8.1. Presso il soggetto formatore deve essere conservato per almeno 10 anni il Fascicolo del corso contenente: a) dati anagrafici del partecipante; b) registro del corso recante: elenco dei partecipanti (con firme), nominativo e firma del docente o, se più di uno, dei docenti, contenuti, ora di inizio e fine, modelli di valutazione complessiva finale di ogni partecipante. 9. Riconoscimento della formazione pregressa 9.1. Alla data di entrata in vigore del presente accordo sono riconosciuti i corsi già effettuati che, per ciascuna tipologia di attrezzatura, soddisfino i seguenti requisiti: a) corsi di formazione della durata complessiva non inferiore a quella prevista dagli allegati, composti di modulo teorico, modulo pratico e verifica finale dell apprendimento; b) corsi, composti di modulo teorico, modulo pratico e verifica finale dell apprendimento, di durata complessiva inferiore a quella prevista dagli allegati a condizione che gli stessi siano integrati tramite il modulo di aggiornamento di cui al punto 6, entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore del presente accordo; 27
28 c) corsi di qualsiasi durata non completati da verifica finale di apprendimento a condizione che entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore del presente accordo siano integrati tramite il modulo di aggiornamento di cui al punto 6 e verifica finale dell apprendimento Gli attestati dì abilitazione conseguenti ai corsi di cui al punto 9.1 hanno validità di 5 anni a decorrere rispettivamente dalla data di attestazione di superamento della verifica finale di apprendimento per quelli di cui alla lettera a), dalia data di aggiornamento per quelli di cui alla lettera b) e dalla data di attestazione di superamento della verifica finale di apprendimento per quelli di cui alla lettera c) Al fine del riconoscimento del corso effettuato prima dell entrata in vigore del presente accordo, questo deve essere documentato tramite registro del corso recante: elenco dei partecipanti (con firme), nominativi e firme dei docenti, contenuti, ora di inizio e fine, esiti della valutazione teorica e dell esercitazione pratica. La documentazione deve essere conservata per almeno 10 anni dalla data di conclusione del corso, il partecipante al corso deve essere in possesso di attestato di partecipazione I lavoratori del settore agricolo che alla data di entrata in vigore del presente accordo sono in possesso di esperienza documentata almeno pari à 2 anni sono soggetti ai corso di aggiornamento di cui al punto 6 da effettuarsi entro 5 anni dalla data di pubblicazione del medesimo accordo. 10. Buone prassi Sono fatte salve le buone prassi di cui all articolo 2, lettera v), del D.Lgs. n. 81/2008, aventi ad oggetto progetti formativi. 28
29 11. Monitoraggio attività formative e aggiornamento dell accordo Ferme restando!e specifiche attribuzioni delle Regioni e delle Provincie Autonome in materia di formazione, allo scopo di monitorare la corretta applicazione del presente accordo e di elaborare proposte migliorative della sua efficacia, è costituita, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello stato, una Commissione composta da: a) un rappresentate effettivo ed uno supplente dei Ministero dei lavoro e delle politiche sociali, con funzione di Presidente; b) un rappresentante effettivo ed uno supplente del Coordinamento tecnico delle Regioni La Commissione di cui al punto 11.1 svolge i seguenti compiti: a) effettua attività di monitoraggio sull attuazione del presente accordo; b) formula pareri relativi a quesiti di carattere generale sull'applicazione dei presente accordo; c) elabora documenti sulla base dei pareri formulati che possono costituire utili elementi per l elaborazione di linee guida così come definite all articolo 2, comma 1, lettera z), del D.Lgs. n. 81/2008; d) elabora eventuali proposte di adeguamento del presente accordo, tenendo conto di quanto emerso nell attività di monitoraggio e di quanto espresso nei pareri, da esaminare in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano; e) propone eventuali integrazioni dell elenco delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori da esaminare in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. 29
30 11.3. Per le finalità di cui al punto 11.2, alla Commissione sono messi a disposizione i dati del registro informatizzato di cui al punto Ogni componente della Commissione può essere coadiuvato, previa comunicazione, da esperti rimanendo in capo al componente della Commissione l espressione del parere Le sedute della Commissione dì cui al punto 11.1 sono valide se risultano presenti entrambe le istituzioni. 12. Norma transitoria I lavoratori che alla data di entrata in vigore del presente accordo sono incaricati dell uso delle attrezzature di cui al presente accordo, devono effettuare i corsi di che trattasi entro 24 mesi dall entrata in vigore del presente accordo. 13. Clausola di salvaguardia e di non regresso Il presente accordo individua le attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori su tutto il territorio nazionale e fissa i requisiti minimi di validità della relativa formazione, ferma restando la facoltà per le Regioni e Province autonome di introdurre o mantenere disposizioni più favorevoli in materia di salute e sicurezza sui lavoro. L attuazione del presente accordo non può comportare una diminuzione del livello di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro preesistente in ciascuna Regione o Provincia autonoma In ogni caso sono fatte salve le competenze delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome ai sensi dei rispettivi statuti speciali e delle relative norme di attuazione. In sede di prima applicazione dei presente accordo, nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e di Bolzano, che abbiano disciplinato prima dell'entrata in vigore del presente accordo un sistema di abilitazione alla conduzione dette 30
31 attrezzature di lavoro corrispondente ai contenuti minimi dei corsi di abilitazione previsti da! presente accordo, i corsi, le verifiche finali dell'apprendimento e i sistemi di documentazione amministrativa rimangono validi fino alla scadenza della validità dell abilitazione di cui al punto 6.1 e fino al termine del periodo di conservazione degli atti amministrativi di cui al punto 9.3. Il presente accordo entra in vigore dopo 12 mesi dalia data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Allegato I Requisiti di natura generale: Idoneità dell'area e disponibilità delle attrezzature 1. Per le attività pratiche devono essere disponibili: a) un area opportunamente delimitata con assenza di impianti o strutture che possano interferire con l attività pratica di addestramento e con caratteristiche geotecniche e morfologiche (consistenza del terreno, pendenze, avvallamenti, gradini, ecc.) tali da consentire, in sicurezza rispetto ad una valutazione globale dei rischi, l effettuazione di tutte le manovre pratiche previste al punto Valutazione per ciascuna tipologia di attrezzatura (vedi allegato II e seguenti); b) i carichi, gli ostacoli fissi e/o in movimento e gli apprestamenti che dovessero rendersi necessari per consentire l effettuazione di tutte le manovre pratiche previste al punto Valutazione per ciascuna tipologia di attrezzatura (vedi allegato II e seguenti); c) le attrezzature e gli accessori conformi alla tipologia per la quale viene rilasciata la categoria di abilitazione ed idonei (possibilità di intervento da parte dell istruttore) all attività di addestramento o equipaggiati con dispositivi aggiuntivi per l effettuazione in sicurezza delle attività pratiche di addestramento e valutazione; d) i dispositivi di protezione individuale necessari per l effettuazione in sicurezza delle attività pratiche di addestramento 31
32 e valutazione. Essi dovranno essere presenti nelle taglie/misure idonee per l effettivo utilizzo da parte dei partecipanti alle attività pratiche. Allegato II La Formazione via e-learning sulla sicurezza e salute sui lavoro 1. La formazione via e-learning 1.1. Si potrà ricorrere alla modalità e-learning in presenza e nel rispetto delle seguenti condizioni: a) Sede e strumentazione: La formazione può svolgersi presso la sede dei soggetto formatore, presso l azienda o presso il domicilio del partecipante, purché le ore dedicate alla formazione vengano considerate orario di lavoro effettivo. La formazione va realizzata attraverso una strumentazione idonea a permettere l'utilizzo di tutte le risorse necessarie allo svolgimento del percorso formativo. b) Programma e materiale didattico formalizzato: Il progetto realizzato dovrà prevedere un documento di presentazione con le seguenti informazioni: 1) titolo del corso; 2) ente o Soggetto che io ha prodotto; 3) obiettivi formativi; 4) struttura, durata e argomenti trattati nelle Unità Didattiche; 5) regole di utilizzo del prodotto; 6) eventuali modalità di valutazione dell'apprendimento; 7) strumenti di feedback. c) Tutor: Deve essere garantito un esperto (tutor o docente) a disposizione per la gestione del percorso formativo. Il tutor deve essere in possesso di esperienza almeno triennale di docenza o insegnamento o professionale in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro. d) Valutazione: Devono essere previste prove di autovalutazione, distribuite lungo tutto il percorso. Le prove di valutazione "in 32
33 itinere" possono essere effettuate (ove tecnologicamente possibile) in presenza telematica. La verifica di apprendimento finale va effettuata in presenza. Delle prove e della verifica finale deve essere data presenza agli atti dell'azione formativa. e) Durata: Deve essere indicata la durata del tempo di studio previsto, il quale va ripartito su unità didattiche omogenee. Deve essere possibile memorizzare i tempi di fruizione (ore di collegamento) ovvero dare prova che l'intero percorso sia stato realizzato. La durata della formazione deve essere validata dal tutor e certificata dai sistemi di tracciamento della piattaforma per l'e-learning. f) Materiali: Il linguaggio deve essere chiaro e adeguato ai destinatari. Deve essere garantita la possibilità di ripetere parti del percorso formativo secondo gli obiettivi formativi, purché rimanga traccia di tali ripetizioni in modo da tenerne conto in sede di valutazione finale, e di effettuare stampe del materiale utilizzato per le attività formative. L'accesso ai contenuti successivi deve avvenire secondo un percorso obbligato (che non consenta di evitare una parte del percorso). Allegato VI- Carrelli elevatori Requisiti minimi dei corsi di formazione teorico-pratici per lavoratori addetti alla conduzione di carrellielevatori semoventi con conducente a bordo ( ore) Fermi restando gli obblighi di formazione ed addestramento specifici previsti dall articolo 73, comma 4del D.Lgs. n, 81/2008, l utilizzo di carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo aventi caratteristiche diverse da quelle esplicitamente considerate nei presente allegato, richiede il possesso, da parte dell operatore, di almeno una delle abilitazioni di cui al presente allegato. 1. Modulo giuridico - normativo (1 ora) 1.1 Presentazione dei corso. Cenni di normativa generale in materia di igiene e sicurezza del lavoro con particolare riferimento 33
34 alle disposizioni di legge in materia di uso delle attrezzature di lavoro (D.Lgs. n. 81/2008). Responsabilità dell operatore. 2. Modulo tecnico (7 ore) 2.1. Tipologie e caratteristiche dei vari tipi di veicoli per il trasporto interno: dai transpallet manuali ai carrelli elevatori frontali a contrappeso Principali rischi connessi all impiego di carrelli semoventi: caduta del carico, rovesciamento, ribaltamento, urti delle persone con il carico o con elementi mobili del carrello, rischi legati all ambiente (ostacoli, linee elettriche, ecc.), rischi legati all uso delle diverse forme di energia (elettrica, idraulica, ecc.) Nozioni elementari di fisica: nozioni di base per la valutazione dei carichi movimentati, condizioni di equilibrio di un corpo. Stabilità (concetto del baricentro del carico e della leva di primo grado). Linee di ribaltamento. Stabilità statica e dinamica e influenza dovuta alla mobilità del carrello e dell ambiente di lavoro (forze centrifughe e d'inerzia). Portata del carrello elevatore Tecnologia dei carrelli semoventi: terminologia, caratteristiche generali e principali componenti. Meccanismi, loro caratteristiche, loro funzione e principi di funzionamento Componenti principali: forche e/o organi di presa (attrezzature supplementari, ecc.). Montanti di sollevamento (simplex - duplex - triplex - quadruplex - ecc., ad alzata libera e non). Posto di guida con descrizione del sedile, degli organi di comando (leve, pedali, piantone sterzo e volante, freno di stazionamento, interruttore generale a chiave, interruttore d'emergenza), dei dispositivi di segnalazione (clacson, beep di retromarcia, segnalatori luminosi, fari di lavoro, ecc.) e controllo (strumenti e spie di funzionamento). 34
35 Freni (freno di stazionamento e di servizio). Ruote e tipologie di gommature: differenze per i vari tipi di utilizzo, ruote sterzanti e motrici. Fonti di energia (batterie di accumulatori o motori endotermici). Contrappeso Sistemi di ricarica batterie: raddrizzatori e sicurezze circa le modalità di utilizzo anche in relazione all'ambiente Dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione. Sistemi di protezione attiva e passiva Le condizioni di equilibrio: fattori ed elementi che influenzano la stabilità. Portate (nominale/effettiva). Illustrazione e lettura delle targhette, tabelle o diagrammi di portata nominale ed effettiva. Influenza delle condizioni di utilizzo sulle caratteristiche nominali di portata. Gli ausili alla conduzione (indicatori di carico e altri indicatori, ecc.) Controlli e manutenzioni: verifiche giornaliere e periodiche (stato generale e prova, montanti, attrezzature, posto di guida, freni, ruote e sterzo, batteria o motore, dispositivi di sicurezza). Illustrazione dell'importanza di un corretto utilizzo dei manuali di uso e manutenzione a corredo del carrello Modalità di utilizzo in sicurezza dei carrelli semoventi: procedure di movimentazione. Segnaletica di sicurezza nei luoghi di lavoro. Procedura di sicurezza durante la movimentazione e io stazionamento del mezzo. Viabilità: ostacoli, percorsi pedonali, incroci, strettoie, portoni, varchi, pendenze, ecc.. Lavori in condizioni particolari ovvero all esterno, su terreni scivolosi e su pendenze e con scarsa visibilità. Nozioni di guida. Norme sulla circolazione, movimentazione dei carichi, stoccaggio, ecc.. Nozioni sui possibili rischi per la salute e la sicurezza collegati alla guida del carrello ed in particolare ai rischi riferibili: 35
36 a) all'ambiente di lavoro; b) al rapporto uomo/macchina; c) allo stato di salute del guidatore. Nozioni sulle modalità tecniche, organizzative e comportamentali e di protezione personale idonee a prevenire i rischi. 3. Modulo pratico 3.1. Modulo pratico: carrelli industriali semoventi (4 ore) Illustrazione, seguendo le istruzioni di uso del carrello, dei vari componenti e delle sicurezze Manutenzione e verifiche giornaliere e periodiche di legge e secondo quanto indicato nelle istruzioni di uso del carrello Guida del carrello su percorso di prova per evidenziare le corrette manovre a vuoto e a carico (corretta posizione sul carrello, presa del carico, trasporto nelle varie situazioni, sosta del carrello, ecc.) Modulo pratico: carrelli semoventi a braccio telescopico (4 ore) Illustrazione, seguendo le istruzioni di uso del carrello, dei vari componenti e delle sicurezze Manutenzione e verifiche giornaliere e periodiche di legge e secondo quanto indicato nelle istruzioni di uso del carrello Guida del carrello su percorso di prova per evidenziare le corrette manovre a vuoto e a carico (corretta posizione sul carrello, presa dei carico, trasporto nelle varie situazioni, sosta del carrello, ecc.). 36
37 3.3. Modulo pratico: carrelli/sollevatori/elevatori semoventi telescopici rotativi (4 ore) Illustrazione, seguendo le istruzioni di uso del carrello, dei vari componenti e delle sicurezze Manutenzione e verifiche giornaliere e periodiche di legge e secondo quanto indicato nelle istruzioni di uso del carrello Guida del carrello su percorso di prova per evidenziare le corrette manovre a vuoto e a carico (corretta posizione sul carrello, presa del carico, trasporto nelle varie situazioni, sosta dei carrello, ecc.) Modulo pratico: carrelli industriali semoventi, carrelli semoventi a braccio telescopico e carrelli/sollevatori/elevatori semoventi telescopici rotativi (8 ore) Illustrazione, seguendo le istruzioni di uso del carrello, dei vari componenti e delle sicurezze Manutenzione e verifiche giornaliere e periodiche di legge e secondo quanto indicato nelle istruzioni di uso del carrello Guida del carrello su percorso di prova per evidenziare le corrette manovre a vuoto e a carico (corretta posizione sul carrello, presa del carico, trasporto nelle varie situazioni, sosta del carrello, ecc.). Allegato IX Macchine Movimento Terra Requisiti minimi dei corsi di formazione teorico-pratico per lavoratori addetti alla conduzione di escavatori, pale caricatrici frontali, terne e autoribaltabili a cingoli ( ore) 1.0. Fermi restando gli obblighi di formazione ed addestramento specifici previsti dall articolo 73, comma 4 del D.Lgs. n. 81/2008, l utilizzo di escavatori, pale caricatrici frontali e terne diverse da quelle esplicitamente considerate nel presente allegato, richiede il possesso, da parte dell'operatore, di almeno una delle abilitazioni 37
38 di cui al presente allegato. 1. Modulo giuridico - normativo (1 ora) 1.1. Presentazione del corso. Cenni di normativa generale in materia di igiene e sicurezza del lavoro con particolare riferimento all uso di attrezzature di lavoro semoventi con operatore a bordo (D.Lgs. n. 81/2008). Responsabilità dell operatore. 2. Modulo tecnico (3 ore) 2.1. Categorie di attrezzature: i vari tipi di macchine movimento terra e descrizione delle caratteristiche generali e specifiche, con particolare riferimento a escavatori, caricatori, terne e autoribaltabili a cingoli Componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, circuiti dì comando, impianto idraulico, impianto elettrico (ciascuna componente riferita alle attrezzature oggetto del corso) Dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione. Visibilità dell attrezzatura e identificazione delle zone cieche, sistemi di accesso Controlli da effettuare prima dell utilizzo; controlli visivi e funzionali ad inizio ciclo di lavoro Modalità di utilizzo in sicurezza e rischi: analisi e valutazione dei rischi più ricorrenti nel ciclo base delle attrezzature (rischio di capovolgimento e stabilità statica e dinamica, contatti non intenzionali con organi in movimento e con superfici calde, rischi dovuti alla mobilità, ecc.). Avviamento, spostamento, azionamenti, manovre, operazioni con le principali attrezzature di lavoro. Precauzioni da adottare sull organizzazione dell area di scavo o lavoro. 38
39 2.6. Protezione nei confronti degli agenti fisici: rumore, vibrazioni al corpo intero ed al sistema mano-braccio. 3. Moduli pratici specifici 3.1. Modulo pratico per escavatori idraulici (6 ore) Individuazione dei componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, dispositivi di accoppiamento e azionamento delle macchine operatrici Individuazione dei dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione, conoscenza dei pattern di comando Controlli pre-utilizzo: controlli visivi e funzionali della macchina, dei dispositivi di comando e di sicurezza Pianificazione delle operazioni di campo: accesso, sbancamento, livellamento, scavo offset, spostamento in pendenza a vuoto ed a carico nominale. Operazioni di movimentazione carichi, manovra di agganci rapidi per attrezzi Esercitazioni di pratiche operative: tecniche di manovra e gestione delle situazioni di pericolo Guida dell escavatore ruotato su strada. Le esercitazioni devono prevedere: a) predisposizione del mezzo e posizionamento organi di lavoro; b) guida con attrezzature Uso dell escavatore in campo. Le esercitazioni devono prevedere: a) esecuzione di manovre di scavo e riempimento; b) accoppiamento attrezzature in piano e non; c) manovre di livellamento; 39
40 d) operazioni di movimentazione carichi di precisione; e) aggancio di attrezzature speciali e loro impiego Messa a riposo e trasporto dell escavatore: parcheggio e rimessaggio (ricovero) in area idonea, precauzioni contro l utilizzo non autorizzato. Salita sul carrellone di trasporto. Individuazione dei punti di aggancio per il sollevamento Modulo pratico per escavatori a fune (6 ore) Individuazione dei componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, dispositivi di accoppiamento e azionamento delle macchine operatrici Individuazione dei dispositivi dì comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione Controlli pre-utilizzo: controlli visivi e funzionali della macchina, dei dispositivi di comando e di sicurezza Pianificazione delle operazioni di campo: accesso, sbancamento, livellamento, scavo offset, spostamento in pendenza a vuoto ed a carico nominale. Operazioni di movimentazione carichi Esercitazioni di pratiche operative: tecniche di manovra e gestione delle situazioni di pericolo Guida dell escavatore a ruote su strada. Le esercitazioni devono prevedere: a) predisposizione del mezzo e posizionamento organi di lavoro; b) guida con attrezzature Uso dell escavatore in campo. Le esercitazioni devono prevedere: 40
41 a) manovre di scavo e riempimento; b) accoppiamento attrezzature; c) operazioni di movimentazione carichi di precisione; d) aggancio di attrezzature speciali (benna mordente, magnete, ecc.) e loro impiego Messa a riposo e trasporto dell escavatore: parcheggio e rimessaggio (ricovero) in area idonea, precauzioni contro l utilizzo non autorizzato. Salita sul carrellone di trasporto. Individuazione dei punti di aggancio per il sollevamento Modulo pratico per caricatori frontali (6 ore) Individuazione dei componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, dispositivi di accoppiamento e azionamento delle macchine operatrici Individuazione dei dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione Controlli pre-utilizzo: controlli visivi e funzionali del caricatore, dei dispositivi di comando e di sicurezza Pianificazione delle operazioni di caricamento: pendenze, accesso, ostacoli sul percorso, tipologia e condizioni del fondo. Operazioni di movimentazione e sollevamento carichi, manovra di agganci rapidi per attrezzi Esercitazioni di pratiche operative: tecniche di manovra e gestione delle situazioni di pericolo Trasferimento stradale. Le esercitazioni devono prevedere: a) predisposizione del mezzo e posizionamento organi di lavoro; b) guida con attrezzature Uso del caricatore in campo. Le esercitazioni devono 41
42 prevedere: a) manovra di caricamento; b) movimentazione carichi pesanti; c) uso con forche o pinza Messa a riposo e trasporto del caricatore: parcheggio e rimessaggio (ricovero) in area idonea, precauzioni contro l utilizzo non autorizzato Modulo pratico per terne (6 ore) Individuazione dei componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, dispositivi di accoppiamento e azionamento delle macchine operatrici Individuazione dei dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione Controlli pre-utilizzo: controlli visivi e funzionali della terna, dei dispositivi di comando e di sicurezza Pianificazione delle operazioni di scavo e caricamento: pendenze, accesso, ostacoli sul percorso e condizioni del terreno, sbancamento, livellamento, scavo. Operazioni di movimentazione carichi, manovra di agganci rapidi per attrezzi Esercitazioni di pratiche operative: tecniche di manovra e gestione delle situazioni di pericolo Guida della terna su strada. Le esercitazioni devono prevedere: a) predisposizione del mezzo e posizionamento organi di lavoro; b) guida con attrezzature Uso della terna. Le esercitazioni devono prevedere: 42
43 a) esecuzione di manovre di scavo e riempimento; b) accoppiamento attrezzature in piano e non; c) manovre di livellamento; d) operazioni di movimentazione carichi di precisione; e) aggancio di attrezzature speciali (martello demolitore, pinza idraulica, trivella, ecc.) e loro impiego; f) manovre di caricamento Messa a riposo e trasporto della terna: parcheggio e rimessaggio (ricovero) in area idonea, precauzioni contro l utilizzo non autorizzato Modulo pratico per autoribaltabili a cingoli (6 ore) Individuazione dei componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, dispositivi di accoppiamento Individuazione dei dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione Controlli pre-utilizzo: controlli visivi e funzionali dell autoribaltabile, dei dispositivi di comando e di sicurezza Pianificazione delle operazioni di caricamento, scaricamento e spargimento materiali: pendenze, accesso, ostacoli sul percorso, tipologia e condizioni del fondo Esercitazioni di pratiche operative: tecniche di manovra e gestione delle situazioni di pericolo Trasferimento stradale. Le esercitazioni devono prevedere: a) predisposizione del mezzo e posizionamento organi di lavoro; b) guida a pieno carico. 43
44 Uso dell autoribaltabile in campo. Le esercitazioni devono prevedere: a) manovre di scaricamento; b) manovre di spargimento Messa a riposo dell autoribaltabile: parcheggio e rimessaggio (ricovero) in area idonea, precauzioni contro l utilizzo non autorizzato Modulo pratico per escavatori idraulici, caricatori frontali e terne (12 ore) Individuazione dei componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, dispositivi di accoppiamento e azionamento delle macchine operatrici Individuazione dei dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione, conoscenza dei pattern di comando Controlli pre-utilizzo: controlli visivi e funzionali delle macchine, dei dispositivi di comando e di sicurezza Pianificazione delle operazioni di campo, scavo e caricamento: pendenze, accesso, ostacoli sul percorso, tipologia e condizioni del fondo e del terreno, sbancamento, livellamento, scavo, scavo offset, spostamento in pendenza a vuoto ed a carico nominale. Operazioni di movimentazione e sollevamento carichi, manovra di agganci rapidi per attrezzi Esercitazioni di pratiche operative: tecniche di manovra e gestione delle situazioni di pericolo Guida degli escavatori idraulici, dei caricatori frontali e delle terne su strada. Le esercitazioni devono prevedere: 44
45 a) predisposizione del mezzo e posizionamento organi di lavoro; b) guida con attrezzature Uso di escavatori idraulici, dei caricatori frontali e delle terne. Le esercitazioni devono prevedere: a) esecuzione di manovre di scavo e riempimento; b) accoppiamento attrezzature in piano e non; c) manovre di livellamento; d) operazioni di movimentazione carichi pesanti e di precisione; e) uso con forche o pinza; f) aggancio di attrezzature speciali (martello demolitore, pinza idraulica, trivella, ecc.) e loro impiego; g) manovre di caricamento Messa a riposo e trasporto degli escavatori idraulici, dei caricatori frontali e delle terne: parcheggio e rimessaggio (ricovero) in area idonea, precauzioni contro l utilizzo non autorizzato. Salita sul carrellone di trasporto. Individuazione dei punti di aggancio per il sollevamento. 4. Valutazione 4.1. Al termine dei due moduli teorici (al di fuori dei tempi previsti per i moduli teorici) si svolgerà una prova intermedia di verifica consistente in un questionario a risposta multipla. Il superamento della prova, che si intende superata con almeno il 70% delle risposte esatte, consentirà il passaggio ai moduli pratici specifici. Il mancato superamento della prova comporta la ripetizione dei due moduli Al termine del modulo pratico (al di fuori dei tempi previsti per il modulo pratico) avrà luogo una prova pratica di verifica finale, consistente nell esecuzione: a) di almeno 2 delle prove di cui ai punti: per gli escavatori idraulici; per gli escavatori a fune; per i caricatori frontali; per le terne; per gli autoribaltabili; 45
46 b) di almeno 3 delle prove di cui al punto per gli escavatori idraulici, i caricatori frontali e le terne Tutte le prove pratiche per ciascuno dei moduli 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 3.5 e 3.6 devono essere superate Il mancato superamento della prova di verifica finale comporta l obbligo di ripetere il modulo pratico L'esito positivo delle prove di verifica intermedia e finale, unitamente a una presenza pari ad almeno il 90% del monte ore, consente il rilascio, al termine del percorso formativo, dell'attestato di abilitazione. Circolare sull accordo sull abilitazione degli operatori di alcune attrezzature di lavoro. Ministero del Lavoro circolare del 10 giugno CORSO DI AGGIORNAMENTO DI CUI AL PUNTO 6 DELL ACCORDO 22 FEBBRAIO 2012 Il corso di aggiornamento di cui al punto 6 dell allegato A dell accordo, può essere svolto da un solo docente. Si ricorda che, al proposito, il Ministero si era già espresso con la circolare n.12/2013, sottolineando che le 3 ore relative agli argomenti dei moduli pratici possono essere effettuate anche in aula con un numero massimo di partecipanti non superiore a 24 unità del 12 marzo RICONOSCIMENTO DI CREDITI FORMATIVI PER IL MODULO GIURIDICO NORMATIVO (PUNTO 4.2 DELL ACCORDO 22 FEBBRAIO 2012) Il punto 4.2 dell accordo stabilisce che il modulo giuridiconormativo deve essere effettuato una sola volta a fronte di attrezzature simili. La circolare del 10 giugno entra nel dettaglio dei gruppi di allegati per cui il modulo non deve essere ripetuto: 46
47 a) Allegato III (PLE); b) Allegati IV, V, VI, VII (gru per autocarro, gru a torre, carrelli elevatori semoventi con conducenti a bordo, gru mobili); c) Allegati VIII e IX (trattori agricoli o forestali e escavatori, pale caricatrici frontali, terne ed autoribaltabili a cingoli); d) Allegato X (pompe per calcestruzzo). 3. DURATA DELLA VALIDITÀ DELL ABILITAZIONE ED AGGIORNAMENTO (PUNTO 6 DELL ACCORDO 22 FEBBRAIO 2012) La circolare spiega che l efficacia dell abilitazione è quinquennale ed il mantenimento è garantito dall effettuazione dei corsi di aggiornamento di cui al punto 6.2 dell allegato A dell accordo con periodicità almeno quinquennale. 4. ATTREZZATURE DI LAVORO PER LE QUALI È RICHIESTA UNA SPECIFICA ABILITAZIONE DEGLI OPERATORI L estensore della circolare chiarisce che l elenco delle attrezzature per cui è richiesta l abilitazione è tassativo. Pertanto le attrezzature per cui è richiesto il patentino sono esclusivamente quelle di cui alla lettera A), punto 1, dell allegato A, per le quali è riportata una dettagliata definizione. L elenco non è pertanto suscettibile di ampliamento per via analogica o interpretativa. Pertanto laddove un attrezzatura abbia requisiti diversi da quelli riportati in definizione, non rientra nel campo di applicazione dell accordo (vedi ad esempio il carrello industriale semovente sprovvisto di sedile). 5. RICONOSCIMENTO DELLA FORMAZIONE PREGRESSA DECORRENZA VALIDITÀ L accordo 22 febbraio prevede il riconoscimento della formazione pregressa, sulla base di tre casi: a) corsi completi di modulo teorico, pratico e verifica finale di apprendimento di durata non inferiore all accordo; b) corsi completi di modulo teorico, pratico e verifica finale di apprendimento di durata inferiore all accordo; c) corsi di qualsiasi durata non completati da verifica finale di 47
48 apprendimento. Per i casi b) e c) è previsto il corso di aggiornamento. Per il caso c) è prevista anche la verifica finale. In questi 2 casi la formazione pregressa ha validità rispettivamente dalla data di aggiornamento e dalla data di verifica finale. Il ministero chiarisce che, nel caso dei corsi di cui alla lettera a) e che pertanto alla data di entrata in vigore dell accordo erano composti di modulo teorico, pratico e verifica finale dell apprendimento di durata non inferiore a quella prevista negli allegati dell accordo stesso, la validità di 5 anni decorre dal 12 marzo 2013 (data di entrata in vigore dell accordo). 6. RICONOSCIMENTO DELLA FORMAZIONE PREGRESSA - DOCUMENTAZIONE Al fine del riconoscimento della formazione pregressa, la documentazione riportata al punto 9.2 (registro del corso recante: Elenco dei partecipanti (con firme), nominativi e firme dei docenti, contenuti, ora di inizio e fine, esiti della valutazione teorica e dell esercitazione pratica) ha natura esemplificativa e non tassativa. 7. ALLEGATI III E SEGUENTI, PUNTO 1.0 Il ministero conferma che il punto 1.0 degli allegati III e seguenti va inteso nel senso che il lavoratore deve avere abilitazione per almeno una delle attrezzature di cui agli allegati (e che rientrano nella definizione di cui al punto 1 dell allegato A), anche se hanno caratteristiche costruttive/funzionali diverse da quelle previste in allegato. 8. REQUISITI DEI DOCENTI I docenti dei moduli giuridico e tecnico devono contemporaneamente possedere i due requisiti riportati nell allegato A, punto 2.1 dell accordo, ossia l esperienza nel settore della formazione e nel settore della prevenzione. I docenti dei moduli pratici devono avere almeno l esperienza professionale pratica documentata. 48
49 Il docente può essere unico laddove in possesso di tutti i requisiti suddetti. 9. ALLEGATO V: REQUISITI MINIMI DEI CORSI DI FORMAZIONE TEORICO-PRATICO PER LAVORATORI ADDETTI ALLA CONDUZIONE DI GRU A TORRE Il ministero chiarisce che per alcune tipologie di attrezzature, quali le gru a torre, l accordo prevede degli alleggerimenti delle prove pratiche di verifica finale qualora il modulo pratico sia quello di cui al punto 3.3 che consente di ottenere l abilitazione alla conduzione sia di gru a rotazione in basso che di gru a rotazione in alto (per un totale di 6 ore invece che di 8 qualora i due moduli pratici venissero svolti separatamente). Quindi in riferimento al modulo pratico gru a rotazione in basso e gru a rotazione in alto in fase di verifica dovranno essere svolte 3 prove invece di 4. Analoghe considerazioni restano valide per le PLE, per i carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo e per gli escavatori, pale caricatrici frontali, terne e autoribaltabili a cingoli. 10. OPERATORI ADDETTI AI CARRELLI ELEVATORI SEMOVENTI CON CONDUCENTE A BORDO Il ministero chiarisce che qualora ai carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo siano abbinati degli accessori che fanno rientrare l attrezzatura in una delle definizioni di cui alla lettera A) punto 1 dell allegato A, è necessaria l acquisizione del corrispondente titolo abilitativo. 11. LAVORATORI DEL SETTORE AGRICOLO Per lavoratori del settore agricolo si intendono i lavoratori che effettuano le attività ricomprese all articolo 2135 c.c. (modificato dal D.Lgs. n ). 12. ARTICOLO 72, COMMA 2 DEL D.Lgs. n. 81/08 e s.m.i. DICHIARAZIONE 49
50 Si riporta il testo dell articolo in oggetto: Chiunque noleggi o conceda in uso attrezzature di lavoro senza operatore deve, al momento della cessione, attestarne il buono stato di conservazione, manutenzione ed efficienza a fini di sicurezza. Dovrà altresì acquisire e conservare agli atti per tutta la durata del noleggio o della concessione dell attrezzatura una dichiarazione del datore di lavoro che riporti l indicazione del lavoratore o dei lavoratori incaricati del loro uso, i quali devono risultare formati conformemente alle disposizioni del presente titolo e, ove si tratti di attrezzature di cui all articolo 73, comma 5, siano in possesso della specifica abilitazione ivi prevista. La dichiarazione, effettuata dal datore di lavoro, deve contenere l indicazione dei lavoratori incaricati dell uso dell attrezzatura, deve dichiarare che tali lavoratori sono stati formati e che, nel caso di attrezzature rientranti nell accordo 22 febbraio, gli operatori hanno conseguito la specifica abilitazione. I Carrelli Elevatori Si definiscono carrelli elevatori, i carrelli per la movimentazione destinati a sollevare, trasportare, accatastare, immagazzinare in scaffalature merci di qualsiasi genere. Esistono in commercio vati tipologie di carrelli, il più diffuso è il carrello elevatore a forche. La sicurezza nell uso dei carrelli elevatori e della viabilità aziendale è un obiettivo a cui tendere mettendo in campo diverse azioni. Partire dalla individuazione e dalla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute presenti nel luogo in cui operano i carrelli elevatori è la prima tappa fondamentale ed indispensabile per mantenere sotto controllo i livelli di rischio a cui sono esposti i lavoratori. Verificare le caratteristiche dei luoghi di lavoro dove operano i carrelli: - piazzali; - capannoni; - eventuale presenza di zone con spazi ristretti; - luoghi di transito ad uso esclusivo dei carrelli 50
51 - luoghi di transito ad uso promiscuo carrelli e pedoni; - zone dei servizi (spogliatoi, mensa, etc ). A tal fine è essenziale consultare il manuale di uso del carrello per verificare se le condizioni di impiego previste siano rispettate nella situazione specifica. La scelta degli accessori del carrello deve essere fatta in funzione del lavoro da svolgere e al luogo dove si opera: ad esempio se si lavora in ambienti scarsamente illuminati, lavori in turni serali e notturni, transito in zone promiscue con presenza di pedoni, il carrello deve essere dotato di: specchio retrovisore, fari illuminazione, girofaro, cicalino di retromarcia se il carrello opera nel piazzale esterno alla ditta è necessario munirlo di tettoia chiusa per proteggere il carrellista da eventuali intemperie. Gli accessori di sollevamento più utilizzati sono le forche, da utilizzare per prodotti collocati su bancali o in ceste predisposte; ricordiamo però che le stesse non sono adatte per tutti i sollevamenti, è vietato trasportare o agganciare i carichi sotto le forche, anche se imbracati. Il motivo è che, in questo modo di trasporto errato, si cambia completamente il sistema di stabilità previsto dal costruttore passando da un sistema di sollevamento statico, ovvero con il carico ben adagiato sopra le forche, ad un carico dinamico che modifica pericolosamente la stabilità del carrello. Quando il carico non è palettizzabile deve invece essere movimentato con altri accessori scelti tra quelli indicati dal costruttore nel manuale di istruzioni (es. pinze). Definire e predisporre in modo chiaro da parte dell azienda, quali sono gli accessori da utilizzare per effettuare i sollevamenti, nel caso vi fossero accessori diversi dalle forche che vanno scelti dal carrellista di volta in volta. Indicazioni comportamentali I carrellisti devono osservare regole generali di prudenza e di comportamento corretto, tra le quali: - non manomettere dispositivi o parti del carrello; - non modificare i dispositivi applicati senza la preventiva autorizzazione del costruttore; 51
52 - allontanare le persone a piedi che si trovano in prossimità di aree di carico/scarico e manovra; - spesso le forche fuoriescono dai bancali, fare attenzione durante la marcia e le manovre: tenere quindi conto anche del loro ingombro; - mentre si infilano le forche sotto un bancale fare attenzione che non si infilino sotto un altro bancale adiacente; - verificare sempre la stabilità del carico trasportato: se necessario singoli colli devono essere legati o inseriti in ceste; - organizzare il lavoro in modo da trasportare carichi di dimensioni tali da garantire una buona visibilità, se il carico è molto ingombrante procedere a marcia indietro; - nel passaggio attraverso portoni o nel transito nelle corsie fare attenzione all ingombro del carico: vi è rischio di urtare persone nelle vicinanze; - diminuire la velocità quando condizioni critiche (pavimentazione scivolosa, pendenza, avvallamenti, ecc.) possono compromettere la stabilità del carrello; - diminuire la velocità in curva: oltre al rischio di caduta del carico trasportato esiste il rischio di ribaltamento del carrello; - non fermare il carrello davanti a porte e passaggi: le forche abbassate non sono facilmente visibili e rischiano di far inciampare i pedoni; - in corrispondenza di incroci o porte, ecc., segnalare l arrivo con l avvisatore acustico; - sterzare su rampe può compromettere la stabilità del carrello: prima di sterzare aspettare che tutte le ruote del carrello siano in piano; - mantenersi ragionevolmente distanti da gradini, buche, avvallamenti, bordi di ribalte, rampe. Sono invece vietate manovre scorrette quali: - sollevare carichi con funi di imbracatura legate alle forche del carrello elevatore; - sollevare in quota persone sulle forche o su bancali; - trasportare passeggeri; - spingere bancali o carichi con la punta delle forche; 52
53 - sporgersi con parti del corpo fuori dalla struttura di sicurezza del carrello; - dirigere il carrello o manovrare verso persone che si trovano in spazi chiusi senza via di fuga. Trattandosi di attrezzature che richiedono conoscenze e responsabilità particolari, si deve provvedere affinché i lavoratori incaricati siano adeguatamente informati, formati ed addestrati. È importante che il Datore di Lavoro individui tra i dipendenti quelli da adibire formalmente alla mansione di carrellisti ai quali è consentito l utilizzo del carrello elevatore. La scelta si palesa e si dimostra nella redazione di un elenco con i nominativi dei carrellisti; solo questi lavoratori saranno abilitati ad utilizzare i muletti; per il restante personale vigerà il divieto d uso di questi mezzi. I carrellisti devono essere visitati per l idoneità specifica alla mansione dal Medico Competente, compresi gli accertamenti per la verifica dell assenza di dipendenza da alcool e stupefacenti. La sorveglianza sanitaria dei carrellisti deve essere definita sulla base dei risultati della valutazione dei rischi effettivamente presenti nelle specifiche caratteristiche della mansione svolta. I rischi di più frequente riscontro nella mansione di carrellista sono: movimentazione manuale di carichi, esposizione a rumore, esposizione a vibrazioni del corpo intero; il medico competente predispone il programma di sorveglianza sanitaria (visita medica ed eventuali accertamenti integrativi) e la relativa periodicità sulla base dell entità dei rischi individuati dalla valutazione dei rischi. Inoltre, in base al Testo Unico sugli stupefacenti (DPR 309/90, art. 125), è obbligatorio sottoporre i carrellisti all accertamento dell assenza di tossicodipendenza, in quanto la mansione addetti alla guida di macchine di movimentazione terra/merci è individuata dalla normativa vigente come attività a rischio per la sicurezza, salute, incolumità propria e di terzi. L accertamento è svolto dal Medico competente nell ambito della sorveglianza sanitaria complessiva prevista dall art. 41 del D.Lgs. 81/08, seguendo le modalità fissate dall Accordo Stato-Regioni del 18/09/08 che prevede procedure per garantire la correttezza dell accertamento e la tutela della privacy del lavoratore. 53
54 I carrelli elevatori devono essere sottoposti a manutenzione programmata. È importante, in questo contesto, rispettare le modalità indicate dal costruttore nel manuale d uso e manutenzione del mezzo, in modo da contribuire, in perfetta sinergia, a mantenere nel tempo le caratteristiche di chi ha pensato e costruito la macchina stessa e le attrezzature. Si ricorda che il manuale d istruzioni e di uso, consegnato dal costruttore con la macchina a partire almeno dal 1996, ovvero dal recepimento della Direttiva Macchine è un documento fondamentale previsto tra i R.E.S. (Requisiti Essenziali di Sicurezza) per costruire, vendere o commercializzare una macchina all interno dell UE. Di seguito vengono indicati quali dovrebbero essere i contenuti di questa manutenzione programmata. La verifica del carrello e delle relative attrezzature va eseguita almeno una volta all anno, fermo restandola verifica di legge delle catene. Una eventuale frequenza diversa può dipendere dalle condizioni d uso. Seguire comunque le indicazioni del costruttore riportate nel manuale d uso e manutenzione. Prima di iniziare il lavoro il carrellista o il preposto definito dall azienda, o, in mancanza di questi, il Datore di lavoro, deve assicurarsi che siano in buono stato di manutenzione ed efficienza i componenti principali che incidono sulla sicurezza di tali attrezzature, ad esempio: - i sistemi frenanti di marcia e stazionamento; - i dispositivi di segnalazione (cicalino della retromarcia, clacson, girofaro); - la condizione dei pneumatici; - il corretto posizionamento ed aggancio delle forche; - sui carrelli elettrici, la carica ed il corretto fissaggio della batteria; - gli altri sistemi di sicurezza; In base a tali verifiche, il personale deputato, opportunamente istruito, adotterà i necessari provvedimenti per la riparazione del mezzo previa, nei casi più gravi, la messa fuori servizio temporanea dello stesso. 54
55 Principali condizioni di pericolo Per i carrelli elevatori non è possibile parlare di sicurezza assoluta contro il pericolo della perdita di stabilità e delle sue conseguenze (rovesciamento, ribaltamento, rotolamento). Il pericolo di rovesciamento accidentale è maggiore quando: - si affrontano svolte repentine ad una velocità troppo sostenuta; - si marcia con il carico tenuto irregolarmente alto (il carico tenuto alto, alza il baricentro complessivo del mezzo e del carico, aumentando considerevolmente il rischio di ribaltamento); - si curva e/o ci si sposta in direzione obliqua su rampe o piazzali in pendenza; - si percorrono le salite/discese con il carico rivolto a valle (aumento della distanza del baricentro del carico dal punto di appoggio delle ruote anteriori, diminuzione del peso gravante sulle ruote posteriori); - si inclina in avanti il gruppo di sollevamento con il carico sollevato; - si percorrono pavimenti irregolari (superfici non uniformi o in pendenza o terreno morbido); - si sovraccarica il carrello; - si valuta in modo errato il baricentro del carico; - si trasportano carichi oscillanti o con il baricentro sensibilmente spostato rispetto al piano mediano longitudinale del carrello; - si urta contro strutture fisse e/o mobili. Pertanto è bene che il conducente guidi sempre con attenzione e prudenza e prenda tutte le precauzioni necessarie per evitare soprattutto le situazioni pericolose sopra indicate. Misure di prevenzione Oltre a ridurre, con una guida prudente, il rischio di ribaltamento è comunque necessario che i carrelli elevatori a forche siano dotati di dispositivi di prevenzione attiva e passiva che limitino il rischio di ribaltamento e/o le conseguenze per l operatore quando questo accidentalmente dovesse verificarsi. 55
56 Prevenzione Attiva Sono sistemi che, in funzione delle condizioni operative del carrello, intervengono su uno o più parametri dello stesso per incrementarne la sicurezza (limitatore di velocità, controllo di stabilità e di sterzata, controllo del brandeggio, limitatore dell oscillazione dell assale). Prevenzione Passiva Interventi finalizzati ad evitare che il verificarsi del ribaltamento accidentale del carrello possa comportare conseguenze gravi per l'incolumità del lavoratore. Ovvero sistemi che trattengono l'operatore al posto di guida indipendentemente dalle condizioni operative del carrello (cabine chiuse con porte rigide, barriere laterali o cancelletti, cinture di sicurezza di vario tipo). Piano della viabilità aziendale Va progettato e definito in forma scritta, un piano della viabilità aziendale 12, che definisca le regole di circolazione in uso nei reparti e nelle aree esterne dell Azienda e che stabilisca le misure organizzative e procedurali sufficienti a garantire la sicurezza dei lavoratori rispetto ai rischi connessi con l uso dei carrelli elevatori e di tutti gli altri mezzi di trasporto (transpallet, auto, camion, ecc.) La viabilità aziendale lo stato della pavimentazione e della sua manutenzione deve essere tale da evitare buche o avvallamenti pericolosi per la stabilità del mezzo e del carico, la pavimentazione va tenuta costantemente pulita da scarti di lavorazione al fine di rendere sicuro il transito di persone e mezzi, la segnaletica e cartellonistica, adottare una chiara segnaletica che permetta di interpretare chiaramente la viabilità aziendale, la disposizione dei luoghi e degli spazi e l organizzazione complessiva della circolazione interna; dovrà inoltre informare e far rilevare la presenza di pericoli generici e particolari connessi alla viabilità, realizzare la segnaletica orizzontale con materiali antisdrucciolevoli e ben visibili, evidenziare gli attraversamenti pedonali, gli STOP, eventuali pericoli particolari (divieti di attraversamento), ostacoli fissi ecc. I luoghi di ricarica delle batterie sono, per alcune realtà aziendali, l unico luogo con pericolo di esplosione, ma sono spesso 56
57 scarsamente riconosciuti nei documenti di valutazione dei rischi nel capitolo dedicato al rischio esplosione. Quando si carica una batteria si producono per elettrolisi idrogeno e ossigeno. L idrogeno, ha la caratteristica di essere estremamente leggero e tende perciò a salire, formando, in ambienti scarsamente ventilati, sacche che potrebbero esplodere. L innesco di queste sacche sviluppa una forte energia e quindi costituisce una notevole fonte di pericolo. Le fasi critiche sono al termine della fase di carica, e soprattutto nella fase di sovraccarica, nelle quali la formazione di questi gas raggiunge il suo picco. È possibile evitare la formazione di miscele esplosive adottando opportune misure di ventilazione (effetto di diluizione) oppure mettendo la zona di ricarica all aperto, o sotto una tettoia che abbia una buona ventilazione naturale. Nelle immediate vicinanze delle batterie tale effetto non è sempre garantito e pertanto è necessario evitare qualsiasi fonte di innesco (la distanza dalle apparecchiature elettriche deve essere almeno di 50 cm). La prima fonte di innesco da evitare durante la ricarica della batteria è costituita dalla scintilla provocata dall apertura del contatto del cavo di collegamento, ecco perché occorre scollegare il cavo di alimentazione in prossimità della batteria solo in assenza di corrente, disattivando il collegamento a monte (alimentazione caricabatteria) prima di scollegare la batteria. Altra fonte di innesco può essere costituita dalla presenza degli impianti installati sul soffitto del locale dove avviene la ricarica. Se è il caso, quindi l impianto elettrico nel locale dove avviene la ricarica, dovrà essere adeguato a non innescare l atmosfera che si può riempire di gas pericoloso. I carrelli dotati di motore a scoppio emettono fumi nocivi per la salute e per questo motivo non possono essere utilizzati all interno di reparti di lavoro chiusi. Anche se usati in ambiente esterno il tubo di gas di scarico deve essere posizionato ed orientato in modo da non recare disagio all operatore. 57
58 Si ricorda che i dispositivi di protezione individuale vanno tenuti a disposizione ed utilizzati propriamente nelle varie fasi di lavoro: carico, scarico e manipolazione dei carichi. Le Macchine Movimento Terra PALE CARICATRICI FRONTALI Sono macchine movimento terra versatili. Infatti, data la loro possibilità di essere equipaggiate con diversi accessori, sono molto utilizzate. Queste macchine possono essere equipaggiate con accessori alternativi alla benna, come bracci a forca o a gancio per la movimentazione dei carichi, senza che siano alterati i requisiti di sicurezza del caricatore che si modifica solo nell utilizzo. Le pali sono particolarmente efficaci nella movimentazione e nello scavo di sezioni di terreno a livello del piano di appoggio del carro o a livelli superiori, mentre fornisce mediocri prestazioni nelle operazioni di scavo a quote sottostanti al piano campagna ove si movimenta lo stesso mezzo. Tipologie in commercio In funzione delle principali caratteristiche del telaio e della trazione è possibile classificare le pale caricatrici in: - pale caricatrici cingolate - pale caricatrici gommate a telaio rigido - pale caricatrici gommate a telaio articolato - minipale gommate Caratteristiche tecniche La caratteristica peculiare di questa macchina è chiaramente la capacità di carico e la velocità di spostamento. La trasmissione di moto agli organi di scavo è fornita da un impianto oleodinamico a circuito chiuso con pompa e motore idraulici alimentati da un motore diesel. Le pale pertanto vengono distinte in base alla potenza del motore, al peso e alla velocità di sollevamento della benna, oltre che in 58
59 base alla capacità di carico della stessa benna. Vista l attitudine prevalente della macchina al lavoro di caricamento, il castello di carico è sempre progettato per sopportare lo spostamento rapido di importanti carichi verticali. Per i modelli cingolati, la larghezza del cingolo è un parametro importante in relazione allo sfruttamento della potenza per la spinta e lo scavo oltre che per l equilibrio (galleggiabilità) su terreni difficili. Per le pale cingolate e gommate la postazione di guida è generalmente insonorizzata ed alloggiata in una cabina con una struttura di protezione contro il ribaltamento, il rovesciamento (ROPS) e contro la caduta di oggetti (FOPS). Il posto di guida dotato di cintura di sicurezza (che l operatore deve obbligatoriamente utilizzare per rendere efficace la funzione protettiva della struttura ROPS) è del tipo antivibrante. La macchina è dotata di adeguati dispositivi acustici e luminosi di segnalazione ed avvertimento, nonché del normale sistema di illuminazione dell area di lavoro. Modalità d impiego Lo scavo, il carico, il sollevamento, il trasporto e lo scarico del materiale viene effettuato utilizzando la grande lama frontale concava, nella quale mediante la spinta della macchina avviene il caricamento del terreno. Lo scarico, normalmente, avviene mediante il rovesciamento della benna frontalmente (raramente lateralmente). Nei modelli in commercio la pala caricatrice è comandata generalmente mediante leva/joystick che consente l esecuzione di movimenti combinati in modo proporzionale e continuo. ESCAVATORI L escavatore idraulico è una tra le macchine movimento terra più versatili. Può essere cingolato o gommato. Con l escavatore si eseguono scavi di sbancamento, carico di materiale, scavi in sezione ristretta per fondazioni, canalizzazioni, 59
60 formazione di scarpate, argini fluviali ecc... Con specifici accessori in dotazione può posare manufatti, armature, tubazioni; al posto della benna possono essere montate speciali attrezzature da lavoro come: pinze idrauliche adibite al cesoiamento di strutture in ferro, o alla frantumazione di manufatti in calcestruzzo; il martellone per la demolizione di pareti in roccia, pietre, manufatti in c.a. come pilastri, ponti, ecc... È una delle macchine più diffuse nei cantieri edili ed è costituito da un corpo basso generalmente cingolato nel quale sono alloggiati gli organi di movimento della macchina stessa. Il carro, che in alcuni modelli è anche gommato, è sormontato da una torretta rotante rispetto al corpo base, nella quale si trovano il motore, la postazione di guida e il comando dell utensile lavoratore. È una macchina relativamente flessibile in quanto, se di grandi dimensioni, non necessita di ampi spazi di manovra. Principali tipologie in commercio Gli escavatori sono mezzi che generalmente vengono distinti in base: - al peso operativo; - alla potenza idraulica del motore; - alle caratteristiche geometriche del braccio (frontale per speciali operazioni di carico o rovescio per normali operazioni di carico e per lo scavo); - alla dimensione del braccio lavoratore e conseguentemente alla capacità di lavoro della benna per lo scavo. Caratteristiche tecniche La caratteristica principale è il peso operativo. È infatti il peso della macchina il principale parametro fisico che identifica il limite superiore della capacità di strappo della benna e, proprio per questo motivo, nella parte posteriore della torretta rotante è presente un contrappeso. La trasmissione del moto al braccio escavatore è garantita da un impianto oleodinamico a circuito chiuso con pompa e motore idraulici alimentati da un motore diesel. La potenza idraulica 60
61 influisce, ovviamente, sulle prestazioni della macchina sia in termini di velocità di rotazione, che in potenza di scavo. La postazione di guida, generalmente insonorizzata, è all interno di una cabina protetta contro il rovesciamento ed il ribaltamento (struttura ROPS) e contro la caduta di oggetti dall alto (struttura FOPS). Il posto di guida, dotato di cintura di sicurezza (che l operatore deve obbligatoriamente utilizzare per rendere efficace la funzione protettiva della struttura ROPS) è del tipo antivibrante. La macchina è dotata di adeguati dispositivi acustici e luminosi di segnalazione ed avvertimento, nonché del normale sistema di illuminazione dell area di lavoro. Modalità d impiego La configurazione più diffusa, con carro cingolato e braccio rovescio, è una struttura operativa ideale per scavare al di sotto del piano di appoggio della macchina e permette di realizzare scavi a sezione obbligata e scavi di sbancamento di notevole profondità, consentendo di mantenere, se necessario, le pareti dello scavo sostanzialmente verticali. L escavatore idraulico data la sua versatilità viene utilizzato: - per eseguire scavi di sbancamento o a sezione obbligata di grandi dimensioni nelle operazioni di carico, trasporto e livellamento dei materiali di scavo con l applicazione al braccio della benna; - per lavori di demolizione (come conglomerati cementizi, ecc ) o perforazioni (per esempio di rocce) applicando al braccio pinze idrauliche o martelli demolitori. TERNE Sono macchine movimento terra considerate universali ; possono svolgere più funzioni e quindi una notevole quantità di lavori differenti. La caratteristica peculiare delle terne è la flessibilità d uso che determina la facilità con cui l operatore può passare rapidamente da una funzione all altra senza muoversi dal suo posto di guida. 61
62 Con le ruote anteriori di dimensioni minori rispetto a quelle posteriori e a causa delle geometrie del braccio della benna anteriore, le terne hanno una prestazione di carico inferiore rispetto alla pala caricatrice di pari potenza e peso, anche se in commercio ne esistono modelli che hanno migliorato ed evoluto le loro caratteristiche diventando sempre più simili ad una pala gommata. Chiaramente la terna, a differenza della pala, ha la possibilità di operare anche come escavatore, utilizzando gli stabilizzatori e la benna a cucchiaio installati posteriormente. L utilizzo dei due organi di scavo è comandato tramite la semplice rotazione del sedile che determina rapidità e comodità d impiego. Molti modelli di terne possono impiegare un numero vario di accessori. Sul braccio meccanico anteriore è possibile montare: diverse benne frontali di scavo e movimento terra (con misure differenti in base alla capacità); pinze o forca per la movimentazione di materiali, manufatti o bancali, dischi tagliasfalto, scarificatori (ripper); frese per materiali compatti, falconi per il sollevamento di materiali appesi al gancio. Sul braccio retro escavatore è possibile montare: la benna rovescia, la benna per la pulizia dei fossi, la benna trapezoidale, la benna mordente e rotante, il martello demolitore, le pinze idrauliche per la demolizione, la trivella, il braccio a snodo laterale. Il montaggio degli accessori è possibile compatibilmente con quanto previsto nelle indicazioni, negli schemi e nelle istruzioni elencate nel libretto rilasciato dal fabbricante della terna e conformemente alle caratteristiche dell accessorio contemplate nella documentazione a corredo dello stesso. Principali tipologie in commercio È possibile classificare le terne in funzione di alcune principali caratteristiche di telaio e trazione: - terne a telaio fisso, sono generalmente più potenti ed ottimizzano le operazioni di spinta e caricamento della pala anteriore; 62
63 - terne a telaio articolato, assicurano una elevata maneggevolezza in quanto la sterzata è agevolata dall articolazione del telaio operata mediante una ralla posta tra la cabina ed il castello di carico; sono però meno efficienti negli sforzi di traino o di spinta in quanto l articolazione del telaio risente dei pesanti carichi applicati. Caratteristiche tecniche La macchina, per le sue configurazioni dimensionali, seppure garantisce una notevole flessibilità di impiego è generalmente dotata di scarsa forza di spinta e pertanto non è particolarmente adatta per scavi che richiedano notevole forza di penetrazione in materiali compatti. È invece molto efficiente nella movimentazione di materiale sciolto da piazzale e nel carico su autocarro in quanto il castello di carico è progettato per sollevare carichi verticali, anche con rapido spostamento. Quindi le principali caratteristiche sono: - la velocità di sollevamento della benna - la distanza e l altezza di scarico del materiale - l angolo di richiamo della benna - il raggio di sterzata e la facilità di movimentazione della macchina durante le operazioni di carico. La postazione di guida, generalmente insonorizzata, è all interno di una cabina protetta contro il rovesciamento ed il ribaltamento (struttura ROPS) e contro la caduta di oggetti dall alto (struttura FOPS). Il posto di guida, dotato di cintura di sicurezza che l operatore deve obbligatoriamente utilizzare per rendere efficace la funzione protettiva della struttura ROPS, è del tipo antivibrante. La macchina è dotata di adeguati dispositivi acustici e luminosi di segnalazione ed avvertimento, nonché del normale sistema di illuminazione dell area di lavoro. 63
64 Modalità d impiego Nella cabina sono presenti i comandi per governare sia il braccio escavatore, sia quelli della pala caricatrice; l alternanza d uso, facile e rapida, si effettua con una semplice rotazione di 180 del sedile di guida. L utilizzo della pala è gestito generalmente con leva/joystick. Durante le operazioni di carico si dovrà cercare di porre l automezzo da caricare il più possibile vicino al cumulo da cui si carica in modo da limitare gli spostamenti della macchina. Il controllo dell escavatore è invece effettuato normalmente con due leve che consentono movimenti in continuo, combinati e modulabili. L operatore per utilizzare il braccio di scavo posteriore deve prima abbassare gli stabilizzatori idraulici posizionati in vicinanza delle ruote posteriori. Durante l utilizzo del braccio escavatore gli stabilizzatori idraulici devono essere sempre abbassati per aumentare la stabilità del mezzo, così come la pala anteriore deve essere infissa nel terreno o posata e caricata con funzione di contrappeso. I DPI (D.Lgs 81/08 e s.m.i. artt. 75, 77, 79, ed allegato VII di riferimento per l individuazione) per l operatore delle macchine movimento terra sono: - calzature di sicurezza con puntale d acciaio (o in materiale che consenta di ottenere le stesse prestazioni di protezione di sicurezza), soletta antiforo, suola antisdrucciolo; (UNI EN 345-S3 e s.m.) - indumenti protettivi e/o tute da lavoro; (UNI EN 340 e s.m.) - guanti per la protezione dai rischi meccanici per le attività di manutenzione; (UNI EN 388 e s.m.) - occhiali di sicurezza o visiere per la protezione meccanica durante le attività di manutenzione; (UNI EN 166 e s.m.) - mascherine monouso antipolvere se si lavora con la portiera aperta; (es. EN 149-FFP2 o compatibili a proteggere contro le 64
65 polveri, i vapori, i fumi e simili, dell ambiente in cui si opera, previa valutazione del rischio specifico) - otoprotettori se si lavora con la cabina aperta o in particolari lavorazioni rumorose, come ad esempio in occasione di demolizioni, (conformi alle norme EN 352-1, EN 352-2, EN352- e s.m.) scelti previa valutazione del rischio in base ai valori di esposizione al rumore per le varie attività lavorative elencati nella specifica relazione fonometrica. Si ricorda che per l uso dei DPI di 3^ categoria e per gli otoprotettori, il datore di lavoro, oltre ad una formazione adeguata, deve eseguire un addestramento specifico al lavoratore (D.Lgs 81/08 art. 77, comma 5) che deve risultare dai documenti. I principali rischi associati all uso e alle lavorazioni con macchine movimento terra si possono riassumere in: - rovesciamento o ribaltamento del mezzo con rischio di schiacciamento dell operatore o di altre persone; - rischio d investimento o schiacciamento di persone o cose durante la marcia in avanti od indietro del mezzo nell area di lavoro (ad es. cantiere, galleria ecc ); - seppellimenti o sprofondamenti dovuti al crollo della parete (fronte) dello scavo o al cedimento del terreno; - elettrocuzione per contatto con linee elettriche aeree o interrate; - esplosione o scoppio per contatto con linee elettriche interrate o con tubazioni del gas; - rischi derivanti dalla proiezione di materiale e dalla caduta di materiale dall alto; - scivolamenti e cadute a livello durante la salita e discesa dal mezzo; - rischi derivanti da urti, colpi, impatti, compressioni, schiacciamenti o cesoiamenti, causati dal cedimento della struttura durante i lavori di manutenzione o riparazione; - rischi derivanti da urti, colpi, impatti, compressioni, schiacciamenti o cesoiamenti, causati dal contatto con organi di 65
66 lavoro durante lo scavo e la movimentazione del terreno; - salita e discesa dal mezzo sul/dal carrellone e relativo ribaltamento per mancanza della specifica attrezzatura (rampe ), o per l utilizzo di strutture di fortuna o per la presenza di ghiaccio (cingoli, ruote in gomma che scivolano ) - rischi derivanti dal cattivo funzionamento o dal cattivo stato di manutenzione della macchina (vibrazioni, rumore, ecc ); - rischi dovuti al contatto con oli minerali e derivati (gasolio e liquidi per impianti oleodinamici); - rischi d incendio durante il rifornimento; - rischi derivanti dall ambiente circostante (polvere ecc ); - rischi indotti dalle caratteristiche del terreno; - rischi derivanti dall uso improprio del mezzo; - rischi indotti dall abbandono del mezzo. Verifiche minime da effettuare alla macchina all inizio del turno di lavoro Ispezionare la macchina ad inizio del turno: - Controllare lo stato delle gomme o cingoli - Controllare lo stato d usura delle tubazioni - Controllare l integrità della struttura - Controllare i livelli dei liquidi - Assicurarsi che la cabina sia libera da ostacoli - Controllare l efficienza dei segnalatori acustici o luminosi. Manutenzione Un accurata manutenzione preventiva è la condizione indispensabile per il mantenimento dei mezzi in perfetta efficienza e quindi un fattore fondamentale di sicurezza e prevenzione degli infortuni. La manutenzione deve essere eseguita nel rispetto delle procedure di sicurezza. Gli interventi di manutenzione devono essere effettuati ad intervalli regolari (art 71, comma 4 punto 2, e comma 8 punto 2, del D.L.gs 81/08) come previsto nel libretto d istruzioni del fabbricante. In caso contrario possono verificarsi un usura 66
67 eccessiva e quindi difetti precoci nei componenti e nelle strutture delle macchine. Principali regole da adottare ai fini della sicurezza: - Le operazioni di manutenzione devono essere effettuate da personale competente (definito in base all art 71 comma 7 lettera b del D.L.gs 81/08, quale lavoratore qualificato in maniera specifica per svolgere detti compiti ), che indossa i regolari DPI (tuta, calzature di sicurezza, guanti, occhiali, visiera, casco ed eventualmente maschera per esalazioni o vapori tossici). - Non effettuare la manutenzione della macchina senza avere letto il manuale delle istruzioni. - Usare solo attrezzi adatti al compito specifico ed accertarsi di adoperarli nel modo corretto. - Applicare un cartellino di avvertimento (per esempio manutenzione in corso, non azionare ) alla/e leva/e di comando poste nella cabina per avvisare le altre persone che si eseguono lavori alla macchina. È opportuno che il cartellino, già predisposto, sia tenuto all interno dello scomparto dove è posto il manuale operativo. - Arrestare il motore prima di procedere alle operazioni di manutenzione. - Posizionare la macchina in luogo sicuro e stabile: su un terreno solido, piano, ove non ci sia pericolo di caduta di materiale dall alto (sassi, frane). - Applicare blocchi o fermi ai cingoli/ruote della macchina per evitare movimenti improvvisi che potrebbero determinare situazioni di pericolo. - Se è necessario lavorare al di sotto della macchina o dell attrezzatura, applicare blocchi e sostegni adeguati e solidi per sostenerne il peso. - Non mantenere la macchina sollevata con l attrezzatura per l intervento sotto al mezzo; è estremamente pericoloso: un danneggiamento delle tubature dell impianto idraulico può determinare un cedimento improvviso e la caduta della macchina al suolo. - Prima di controllare i fluidi spegnere la macchina, lasciare 67
68 raffreddare le parti e pulire il motore da sostanze infiammabili. - Evitare il contatto con perdite di olio idraulico o con gasolio sotto pressione: potrebbero penetrare nella pelle e negli occhi. - Attenzione alle batterie, quelle del tipo piombo-acido producono gas infiammabili ed esplosivi. - In prossimità delle batterie non fumare, evitare archi elettrici e fiamme scoperte. - Le operazioni di saldatura devono essere eseguite da un saldatore qualificato (previo consulto del fabbricante della macchina o attenendosi alle indicazioni del libretto d uso) e devono essere effettuate in un luogo provvisto di un attrezzatura adeguata. 68
69 Definizioni L'informazione è la scambio di conoscenza tra due o più persone, l'informazione nella sicurezza sul lavoro è trasmettere sapere e conoscenze relative ai rischi lavorativi, alle misure di prevenzione e protezione idonee a ridurre il rischio, agli obblighi derivanti dalle normative e dalle disposizioni aziendali. La formazione è trasmettere gli strumenti in termini del saper fare (competenze e conoscenze) sostenute dal saper essere (convincimenti e motivazioni) in modo da adottare comportamenti lavorativi conformi alle prescrizioni della prevenzione. L'Addestramento si riferisce all'acquisizione di conoscenze, abilità e capacità come risultato di un insegnamento o della pratica ad una certa disciplina. L addestramento dei lavoratori nel decreto legislativo 81/08 il Decreto Legislativo 81/08 e s.m.i. riconosce all addestramento un notevole rilievo. La definizione di addestramento riportata nell art. 2, è la seguente: complesso delle attività dirette a fare apprendere ai lavoratori l uso corretto di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale, e le procedure di lavoro. Inoltre Il comma 5 dell art. 37 stabilisce che l addestramento viene effettuato da persona esperta e sul luogo di lavoro. La Comunicazione Definizione e struttura della comunicazione Sono state date molteplici definizioni della comunicazione; la più semplice e comprensiva è forse questa: passaggio di un'informazione da un emittente ad un ricettore. Tale proposizione definisce la comunicazione come scambio di messaggi; ossia un processo nel corso del quale sono trasmessi dei significati tra persone o gruppi. In realtà la questione è più complessa poiché, come osserva H. Laswell - uno dei più noti studiosi dei problemi della comunicazione - possiamo affermare che ogni comunicazione pone almeno sette quesiti: 69
70 chi parla? cosa dice? a chi? dove? come? perché? con quali risultati? La comunicazione umana può essere descritta in modo schematico come un interazione dinamica fra un emittente di un messaggio e un destinatario, mediata da alcuni passaggi che vanno dalla codifica del messaggio alla scelta del canale di trasmissione da parte dell emittente, alla decodifica del messaggio ricevuto da parte del destinatario, alla sua interpretazione, alla ricodifica in termini di risposta e rinvio al destinatario. La struttura della comunicazione comprende più elementi: 1. l'emittente=e ed il ricevente=r, che possono essere una o più persone ciascuna o tutte con i propri mondi percettivi; 2. il messaggio, ossia qualunque suono, immagine o comportamento che viene inviato; 3. i canali di espressione e di trasmissione del messaggio, che comprendono sia un sistema di segni (linguaggio, gesti, sguardi, atteggiamenti) che modalità socio-tecniche (incontri, riunioni, ordine di servizio, conferenza, comunicato stampa, lettere, telefono, radio, Tv); 4. il contesto o ambiente in cui avviene la comunicazione. Analizzando tale struttura si comprende come possano esistere numerosi rischi di alterazione (le interferenze) a partire dal momento in cui un mittente cerca di stabilire una comunicazione con un ricevente, poiché c'è dapprima una codificazione (traduzione del senso in segno), una trasmissione del messaggio, una decodificazione interpretativa, poi la reazione e la risposta del ricevente al mittente. 70
71 Esaminando più nei particolari gli elementi strutturali della comunicazione, possiamo notare che l'emittente è l'elemento che trasmette il messaggio. Pur adoperando lo stesso vocabolario e lo stesso linguaggio del ricevente, egli non sempre dà lo stesso significato alle parole di colui che riceverà il messaggio stesso, poiché ognuno concettualizza la realtà in base alle proprie esperienze e al proprio mondo interiore. Di fatto ogni persona usa un proprio codice di lettura della realtà e si serve dello stesso codice per trasmettere dei messaggi. Non è detto, però, che anche l'altro con il quale si interagisce abbia lo stesso codice; è necessaria la costruzione di una piattaforma comune - un codice comune - affinché i messaggi del trasmittente arrivino, con lo stesso significato, al ricevente. Non bisogna mai dimenticare che: il messaggio è ciò che l'altro (R) capisce quando io (E) parlo (o scrivo), non ciò che io intendo dire. Di fronte a ogni realtà nessuno è in una posizione neutra, in quanto essa si seleziona, si percepisce e si interpreta secondo connotazioni ben precise formatesi in noi a causa del nostro vissuto, delle nostre esperienze, del nostro modo di essere. Di conseguenza, nel trasmettere all'altro si può facilmente perdere la sintonia proprio perché diversi, ed avere perciò, una relazione comunicativa ostacolata e distorta. A causa delle numerose variabili soggettive ed oggettive che intervengono nella interazione tra due o più persone, comunicare non è facile. La persona che partecipa ad un processo di comunicazione, per poter gestire nel modo migliore le relazioni con i propri interlocutori, dovrà anche tener presente le situazioni che possono costituire ostacoli alla comunicazione. Una delle più interessanti categorizzazioni rispetto alle barriere che ostacolano la comunicazione efficace è stata formulata da J. Parry che ha così riassunto i principali ostacoli al processo comunicativo umano: Esaminiamo analiticamente gli elementi del processo comunicativo. 71
72 Emittente=Colui che dà avvio all azione comunicativa. L emittente è una persona, un gruppo o un istituzione che avvia l azione comunicativa assumendo un ruolo attivo nel processo. L emittente produce un messaggio che rende manifesto ad altri conoscenze, pensieri, bisogni o sentimenti. Tale azione si struttura intorno ad un contenuto informativo rivolto ad altri individui. L emittente assume un ruolo attivo all interno del processo comunicativo rendendo manifesti, attraverso l uso del linguaggio verbale e non verbale, le conoscenze, i pensieri, i bisogni e/o i sentimenti che intende trasmettere ad altri. Tale azione si struttura in forma di comunicazione condivisa mediante la costruzione di un messaggio intenzionale che contiene tali informazioni. Il messaggio per essere trasmissibile si avvale di un codice attraverso cui il contenuto informativo è tradotto in segni significanti verbali, non verbali o iconici. Affinché l atto comunicativo sia efficace, ossia raggiunga il ricevente e da questo sia compreso, è necessario che il codice sia condiviso in maniera tale da rendere comprensibile a tutte le persone coinvolte nell azione comunicativa il contenuto intenzionale della comunicazione. Il compito dell emittente non si esaurisce con il processo di codifica del messaggio, ma prosegue nell individuazione del o dei destinatari del messaggio, nella scelta degli strumenti adatti a comunicare determinati contenuti informativi e nell accertamento che il ricevente abbia i mezzi, culturali, tecnici o tecnologici, necessari alla decodifica del messaggio ricevuto. Se l emittente e il ricevente usano gli stessi codici e gli stessi canali, è probabile che il messaggio ricevuto e interpretato sia coerente con quanto intenzionalmente inviato dall emittente. Messaggio=Ciò che viene scambiato, sotto forma di informazione, tra l emittente e il ricevente. Il messaggio è ciò che materialmente si trasmette nel processo di comunicazione, ossia l informazione verbale, non verbale o iconica che transita dall emittente al ricevente veicolando conoscenze, pensieri, bisogni e sentimenti. Ogni comportamento, pertanto, ha 72
73 valore di messaggio anche quando evidenzia caratteri non intenzionali. La sfera della comunicazione coinvolge gli aspetti non verbali dell interazione sociale, che si esprimono attraverso la postura, il modo di porsi agli altri, l intonazione della voce, l immagine estetica, l abbigliamento, lo sguardo, il silenzio. Il messaggio è ciò che transita, sotto forma di codici verbali e non verbali e attraverso canali acustici, visivi, olfattivi, ecc., dall emittente al destinatario o ricevente. Il messaggio è inizialmente l idea, la visione della realtà che abbiamo dentro la nostra testa e che intendiamo comunicare e condividere con gli altri con finalità lavorative o meramente affettive, la codifica è la trasformazione dell idea in segni convenzionalmente riconosciuti, ossia i codici di comunicazione, che consentono al messaggio di strutturarsi in termini espressivi comprensibili ai diversi soggetti coinvolti nella comunicazione. Codice=Sistema socialmente condiviso di organizzare i segni. Il codice racchiude il sistema di segni e di simboli attraverso cui è codificato il messaggio. I segni e i simboli sono combinati secondo regole condivise in modo da trasmettere un significato. Il codice, pertanto, è un sistema generalmente condiviso di organizzare i segni significanti. Il codice più importante per la comunicazione umana è quello linguistico, costituito da segni (le lettere dell alfabeto) combinati secondo delle regole (la sintassi). La condivisione dello stesso codice da parte degli attori comunicativi garantisce la corretta formulazione dei messaggi e la comprensione da parte dei destinatari o riceventi. Quando tale condivisione viene a mancare il messaggio non è correttamente decodificato dal ricevente e possono insorgere incomprensioni o anche conflitti. In ogni azione comunicativa si utilizzano contestualmente sia codici propri della comunicazione verbale sia codici della comunicazione non verbale. I codici non verbali possono essere coerenti o meno con quelli verbali. In caso di coerenza il codice non verbale ha un effetto di rinforzo del contenuto del messaggio, in caso contrario c è una collisione tra i due codici a scapito dell effettiva comprensione dei significati trasmessi e ricevuti. 73
74 Il codice più conosciuto è sicuramente quello linguistico. Esso attiene alla capacità che le persone hanno di saper produrre e saper interpretare il linguaggio verbale parlato, cui si unisce un abilità non verbale non secondaria, la paralinguistica, che attiene ad un saper produrre e un saper interpretare in modo efficace ed adeguato a tutti gli elementi del linguaggio che concorrono a modellarlo in un senso o in un altro, sia esso positivo o negativo; ne sono un esempio l enfasi data ad alcune parole o frasi, l uso delle esclamazioni e delle pause, che insieme danno colore e senso alla comunicazione verbale. Paralinguistica - Modalità di emissione vocale come il tono, il timbro, l altezza e il ritmo della voce. Cinesica - Espressioni del corpo come movimento, gesti, posizioni ed espressioni del volto intesi come mezzi di comunicazione. Prossemica - Studio dei contenuti comunicativi delle relazioni spaziali fra le persone in diverse situazioni sociali. Accanto alle abilità linguistiche e paralinguistiche troviamo i codici di comunicazione non verbale che svolgono la stessa funzione della paralinguistica, ossia concorrono a modellare il contenuto di senso della comunicazione e, in alcuni casi, a sostituirsi interamente alla stessa comunicazione verbale. Siamo nel campo della cinesica e della prossemica. La prima attiene alla capacità di comunicare tramite la mimica del volto, l uso dello sguardo, il movimento del corpo, i gesti delle mani, ecc., la seconda attiene alle regole che governano la distanza fisica da tenere fra le persone, il contatto corporeo, ecc. Queste abilità, seppur diversamente codificate da cultura a cultura, anche all interno di una stessa società, si possono ritenere patrimonio di tutti gli individui anche se sono usate con diverso grado di competenza e di consapevolezza da parte delle singole persone. Se a tali elementi sommiamo altre competenze comunicative, quali la performativa (capacità di usare intenzionalmente per determinati scopi gli strumenti della comunicazione verbale e non verbale), la pragmatica (capacità di usare la comunicazione verbale e non verbale in modo adeguato agli scopi e alla situazione), la socioculturale, intesa come capacità di rapportarsi correttamente ai ruoli e alle situazioni sociali, ci rendiamo conto della complessità del processo comunicativo 74
75 umano e dell importanza che riveste nella vita di ogni giorno. Padroneggiare tali strumenti significa comunicare secondo un intenzionalità di senso strutturato a nostro vantaggio. Il mondo non è una realtà oggettiva che sta di fronte a noi, ma è qualcosa che costruiamo quotidianamente insieme agli altri attraverso un processo simbolico e comunicativo che ci conduce verso una possibile condivisione dei significati sugli oggetti, sui fatti e sugli eventi. Ciò, oltre a creare un interazione relazionale forte e positiva, consente anche di lavorare meglio insieme agli altri in un percorso e in un progetto di cambiamento continuo della realtà e di noi stessi. Per avere comunicazione occorre una condivisione da parte dell emittente e del ricevente dello stesso significato attribuito alle situazioni sociali, ai fatti, agli eventi e alle condizioni relazionali oggetto della comunicazione. Nella comunicazione interpersonale è relativamente più facile cercare di instaurare e conservare tale forma di relazione con l altro; l interazione faccia a faccia consente di monitorare costantemente gli elementi della comunicazione verbale e non verbale messaggi e feedback delle persone in modo tale da mantenere un efficace scambio comunicativo con gli altri. Nella comunicazione di massa ciò è più difficile in quanto i feedback sono indiretti, deduttivi ed eterogenei. Canale=Veicolo attraverso cui un messaggio è inviato da un emittente ad un ricevente. Il canale è il mezzo fisico di trasmissione del messaggio dall emittente al ricevente. Esso è un elemento indispensabile per l azione comunicativa ed è fondamentale da parte dell emittente valutare bene il canale da utilizzare per la trasmissione delle informazioni, modificando o adattando i canali agli obiettivi informativi o comunicativi che si vogliono conseguire. Una scelta poco oculata potrebbe influenzare in maniera negativa il processo di decodifica e, quindi, di comprensione del messaggio da parte del o dei destinatari. I criteri di scelta sono guidati da due fondamentali principi riconducibili alla capacità di contenere un certo numero di informazioni (per esempio la capacità di memoria dei mezzi informatici), e alla fedeltà nel trasferire il messaggio in maniera 75
76 corretta, senza che si verifichi una perdita d informazione, fra emittente e ricevente. I canali comunicativi sono visivi, uditivi, cinesici (relativi ai movimenti del corpo, ossia mimico-gestuali), olfattivi. L elencazione appena effettuata descrive i canali non verbali. La dimensione verbale si esprime attraverso la scrittura e l apparato vocale. C è poi tutta la gamma degli strumenti tecnologici ed informatici; fanno parte di questo ambito gli apparecchi telefonici, il computer, ecc. E difficile elencare tutti i mezzi comunicativi, dato che le definizioni spaziano dalla estrema generalità fisico-ambientale (ad esempio l aria come canale di trasmissione di segnali sonori) fino ai mezzi informatici. Il ricevente è il destinatario, singolo o collettivo, del messaggio. Il ruolo del ricevente non è passivo come era considerato dai primi modelli descrittivi dei processi comunicativi, ma è un ruolo attivo in quanto è chiamato a decodificare e ad interpretare il messaggio o i messaggi inviati dall emittente. Nella dinamica dell azione comunicativa il ricevente è allo stesso tempo destinatario ed emittente. Il ricevente, infatti, è il destinatario dell azione comunicativa, ma è anche emittente di un messaggio di ritorno (il feedback), che informa l emittente se il messaggio inviato è arrivato e, in molti casi, se è stato compreso in maniera corretta. Feedback=Possibilità di controllo del processo di comunicazione da parte degli attori coinvolti. Per feed-back - si intende un'informazione di ritorno che restituisce dei risultati alla fonte dell' informazione in modo tale che l'informazione modifica l'emissione nel senso di una sistemazione definitiva, o permette tale sistemazione. Può essere considerato a tutti gli effetti, un fattore di controllo della comunicazione perché consente di verificare l effetto che i nostri messaggi producono sul nostro interlocutore. Per poter usare al meglio questo fattore di controllo è necessario, ovviamente, saper ascoltare. Attraverso il feed-back si può esprimere il grado di: - assenso-dissenso rispetto a quanto si sta ascoltando; 76
77 - accettazione-rifiuto rispetto a ciò che ci è proposto; - comprensione-incomprensione dei messaggi che stanno arrivando. Il feedback è l informazione che torna all emittente a seguito della sua azione comunicativa. Esso è originato dal ricevente; la sua funzione è di informare l emittente del senso e del significato, appreso e condiviso dal ricevente, dell idea inizialmente comunicata. Il feedback può tornare all emittente utilizzando gli stessi canali di codifica attraverso cui si è strutturato il messaggio iniziale, può fare uso dei medesimi codici di comunicazione come quelli orali, grafici, sonori, ecc., può essere immediato come nella comunicazione faccia a faccia o seguire tempi di risposta diversi. L articolazione dei messaggi e dei feedback può essere più o meno dinamica e dialettica fra le persone. Quanto maggiore sarà l alternanza fra messaggi e feedback tanto maggiore sarà la possibilità di giungere ad una condivisione, fra due o più soggetti, dei medesimi significati sugli oggetti, sulle relazioni e sulle diverse situazioni della vita quotidiana. La comunicazione, pertanto, connota, caratterizza e struttura i rapporti con le altre persone e con la realtà circostante. Ogni forma d interazione è un azione comunicativa rivolta ad altre persone, che modella il mondo sociale e lo modifica, dando direzione progettuale all intera azione umana. Di fronte ai segnali di feed-back va posto in essere la capacità di rendersi flessibile. Occorre, cioè, mantenere la capacità di adattarsi rapidamente ai mutamenti di interesse, alle nuove esigenze manifestate dai riceventi; al nuovo e magari inatteso corso che una risposta o una discussione tendono a prendere, senza restare rigidamente legati al proprio punto di vista; al proprio angolo percettivo. La prospettiva pragmatica Nata nell ambito della filosofia del linguaggio come modello per spiegare la comunicazione verbale in termini di azione, la teoria degli atti linguistici (speech acts) è stata elaborata da John Austin nel 1962, in un famoso libro intitolato How to do things with words. 77
78 Austin parte dall osservazione di un fenomeno particolare: in alcuni casi, il fatto stesso di pronunciare una certa espressione produce un cambiamento nella situazione reale. Se consideriamo per esempio un enunciato come Lei è licenziato!, la situazione degli interlocutori prima e dopo il proferimento è diversa. Luigi aveva un dipendente e ora non l ha più, il dipendente aveva un lavoro e ora l ha perso. Un caso analogo è quello di Ti prometto di venire alla festa di Chiara : il mittente ha assunto un impegno, il destinatario si aspetta dal mittente che farà quel che ha detto. Questi usi di licenziare e promettere sono chiamati da Austin performativi. Austin amplia però la sua osservazione, mettendo a fuoco il fatto che ogni uso del linguaggio è, in qualche modo, performativo nella misura in cui provoca un cambiamento nella realtà. Da qui il termine speech acts. Gli assiomi della comunicazione 1. Non si può non comunicare. 2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione. 3. La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti. 4. Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello analogico. 5. Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari a seconda che siano basati sull'uguaglianza o sulla differenza. In particolare, l assioma 1 sottolinea la natura intrinsecamente sociale, relazionale e comunicativa degli esseri umani: anche l isolamento, il non voler interagire è una forma di comunicazione che viene recepita ed interpretata dagli altri in modo preciso. Per quanto riguarda l assioma 2, bisogna definire cosa si intende per messaggio di contenuto e messaggio di relazione. Il messaggio di contenuto si riferisce alle informazioni che gli interlocutori si scambiano circa l oggetto della loro comunicazione intenzionale (utilizza il linguaggio verbale). 78
79 Il messaggio di relazione si riferisce, altresì, alle informazioni che gli interlocutori si scambiano sulle loro persone, che cosa uno è per l altro e viceversa, come si vivono (utilizza il linguaggio nonverbale); il messaggio di relazione generalmente non è l oggetto della comunicazione, me ne costituisce lo sfondo, il livello processuale, lo scenario comportamentale-relazionale e influisce molto sul contenuto. I messaggi di relazione sono di tre tipi: di CONFERMA ( per me tu vali ) di RIFIUTO ( per me tu non vali ) di DISCONFERMA ( per me tu non esisti ) L assioma 3, pone l accento sulla natura circolare e relazionale della comunicazione. Quando si comunica si è, in ogni caso, inseriti in un circolo (virtuoso o vizioso) che afferisce ad una logica non di tipo causale lineare, ma di tipo sistemico circolare-retroattivo (feed-back): ogni evento è insieme causa ed effetto di altri eventi ed è impossibile stabilirne l origine. L assioma 4, invece, si riferisce alla fondamentale distinzione tra livello di comunicazione verbale e non-verbale (vedi oltre). L assioma 5, infine, riporta alla natura radicalmente pragmatica della comunicazione umana. Tutti gli scambi di comunicazione si possono dividere in due categorie: le interazioni simmetriche e le interazioni complementari. La relazione simmetrica si fonda su modelli in cui un interlocutore rispecchia il comportamento dell altro (uguaglianza, minimizzazione della differenza ). La relazione complementare si fonda su modelli in cui un interlocutore completa il comportamento dell altro (diversità, massimizzazione della differenza ); questo tipo di interazione prevede due possibili, complementari, posizioni: quella one-up e quella one-down. L'elemento che unifica questi assiomi, proposti in via sperimentale, non è la loro origine, ma la loro importanza pragmatica, che a sua volta si fonda non tanto su certe particolarità, quanto sulla 79
80 possibilità di riferimenti interpersonali (anziché monodici) che offrono. La lettura dei processi di comunicazione secondo questi assiomi consente di «metacomunicare», cioè di riconoscere le regole del gioco interagito dai soggetti, a prescindere da ogni considerazione sull'intenzionalità o sulla consapevolezza dei comunicanti. In pratica un individuo non comunica: partecipa a una comunicazione o diventa parte di essa. Non si deve considerare la comunicazione, in quanto sistema, sulla base di un semplice modello di azione e reazione per quanto possa essere complesso e determinato. La comunicazione, in quanto sistema, va considerata dunque a livello transazionale. La Comunicazione non verbale Apparentemente nell'uomo il sistema comunicativo più importante è quello verbale: è anzi questa una delle caratteristiche più salienti ed esclusive della nostra specie. Tale indiscutibile predominanza del sistema verbale ha tuttavia portato, specie in passato, molti Autori a trascurare la possibilità di altri sistemi comunicativi, o comunque a considerarli di importanza massima. D'altra parte, ricerche relativamente recenti hanno richiamato l'attenzione sul ruolo dei meccanismi non verbali nella nostra specie, sottolineando come essi abbiano, seppure spesso a livello non pienamente cosciente, un'importanza determinante. Come si è visto in precedenza, la comunicazione non è costituita né dal segnale né dalla risposta, ma dalla relazione tra questi due elementi. Sappiamo ovviamente che nel caso dell'uomo la comunicazione si può verificare anche in assenza di una modificazione visibile da parte del recipiente (informazioni banali o momentaneamente inutili possono essere registrate mentalmente senza tuttavia essere immediatamente utilizzate in un'azione), Possiamo dire che la Comunicazione non verbale=cnv, comprende tutte le risposte umane che non possono essere descritte come parole espresse manifestamente (oralmente o per iscritto). Una classificazione abbastanza comprensiva dei fenomeni non verbali può essere basata, ad esempio, sui canali sensoriali interessati (acustico, visivo, olfattivo-gustativo e tattile). 80
81 Tra i comportamenti non verbali si possono indicare il contatto diretto, la postura, l'aspetto fisico, i movimenti mimici e gestuali, la direzione dello sguardo e le variabili paralinguistiche indicative dello stato emotivo, come il tono di voce, il ritmo del discorso e la sua accentuazione, i movimenti del corpo o comportamenti cinesici, espressioni facciali, caratteristiche fisiche, comportamenti oculari, comportamenti di contatto diretto, paralinguaggio, prossemica, artefatti e fattori ambientali; in più l'olfatto, la sensibilità cutanea alla temperatura e al contatto e l'uso di artefatti. In genere, la maggior parte degli studiosi della comunicazione non verbale hanno classificato i comportamenti non linguistici principalmente in termini di zona (la faccia, gli occhi) o di attività del corpo (i gesti, l'avvicinamento o l'allontanamento), cioè il "linguaggio delle azioni", il "linguaggio dei segnali" e "linguaggio degli oggetti". I segnali non verbali hanno tre diversi livelli funzionali: 1. definiscono, condizionano e limitano il sistema: il tempo, il luogo, la situazione possono dare ai soggetti che interagiscono delle indicazioni su chi partecipa al sistema, su quali saranno le interazioni prevedibili e su quale è di conseguenza il contenuto più appropriato della comunicazione; 2. contribuiscono a regolare il sistema, indicando la gerarchia e la priorità tra gli interlocutori, segnalando il fluire e il ritmo delle interazioni, fornendo metacomunicazione e feedback; 3. comunicano il contenuto, a volte in modo più efficiente dei segnali linguistici, ma per lo più in modo complementare e ridondante rispetto al flusso verbale. In generale, bisogna ricordare che un'espressione comunicativa può includere o meno un comportamento verbale, ma che una componente non verbale è sempre presente. Lo schema seguente indica i risultati di alcune ricerche quantitative sul rapporto tra CV=Comunicazione Verbale e CNV=Comunicazione Non Verbale nell equilibrio generale degli elementi della comunicazione umana: appare evidente che, nella comunicazione, il come prevale sul che cosa : Tono della voce (30%) CHE COSA? Contenuto (messaggio verbale) (10%) 81
82 COME? Gestualità/linguaggio del corpo (60%) Quando l'atto verbale si verifica, l'atto non verbale può essere o no in accordo con esso, ma costituisce comunque un correlato necessario dell'evento comportamentale nel suo insieme. Ad esempio, una persona può comunicare il fatto che sta piovendo alzando il volto verso il cielo e stendendo le mani in avanti per sentire le gocce, sia che ciò sia o meno accompagnato dalla verbalizzazione "mi sembra che stia cominciando a piovere". Di conseguenza, in alcuni casi la CNV può sostituire quella verbale e comunque contribuisce alla sintassi in tutti i casi di comunicazione interpersonale. I vari ruoli dei comportamenti non verbali nella comunicazione umana si possono definire in cinque funzioni generali specifiche del comportamento non verbale in rapporto alla comunicazione verbale. Di queste cinque funzioni, la più ovvia è forse la ripetizione, in cui il gesto ripete il significato della parola; i comportamenti non verbali possono tuttavia anche contraddirsi con quelli verbali, come nel caso di una lode verbale data con un tono di voce sarcastico, possono essere complementari a quelli verbali, come quando una lode è accompagnata da un sorriso, possono accentuare la verbalizzazione, ad esempio toccando affettuosamente l'interlocutore, e possono infine essere utilizzati per regolare le interazioni e le comunicazioni umane, in particolare per mezzo della mimica facciale, dei gesti e dello sguardo. Le funzioni della CNV e i suoi rapporti con la comunicazione verbale possono, dunque, essere schematizzati nelle seguenti categorie: a) Ripetizione. La CNV può servire semplicemente a ripetere ciò che viene detto verbalmente. Ad esempio, se si spiega a una persona quale strada deve seguire per arrivare a un determinato luogo e contemporaneamente si indica con la mano la direzione da prendere, il segnale non verbale non fa che ripetere l'indicazione verbale. b) Contraddizione. Il messaggio non verbale può contraddire quello verbale. Ad esempio, l'affermare di non essere nervosi al momento di un colloquio importante può essere contraddetto dalla sudorazione delle mani o dal tremito degli arti. 82
83 Molti ricercatori ritengono che, quando si ricevono messaggi verbali e non verbali in contraddizione tra loro, si tenda generalmente a dare maggiore affidamento a quelli non verbali; si ritiene infatti che i segnali non verbali siano più spontanei e più difficili da dissimulare o da fingere. In realtà, è probabilmente più corretto affermare che certi comportamenti non verbali sono più spontanei e più difficili da fingere e dissimulare di altri e che vi possono essere notevoli differenze individuali nella capacità di mentire non verbalmente. Nel caso di due segnali contraddittori, entrambi non verbali, in generale ci si fida maggiormente di quello che viene ritenuto più difficile da simulare. Questa maggiore fiducia nei segnali non verbali sembra essere il prodotto di un apprendimento culturale, dato che a volte i bambini si fidano meno dei segnali non verbali che di quelli verbali, quando vi sia una contraddizione tra di essi. Alcune ricerche mettono invece in dubbio la teoria che in situazioni ambigue la fiducia maggiore venga attribuita ai segnali non verbali: si è notato infatti che la tendenza ad attribuire maggior peso agli stimoli verbali o a quelli non verbali sembra essere una caratteristica costante dell'individuo: certi soggetti davano costantemente maggior credito ai segnali verbali, altri a quelli non verbali. Ciò può essere determinato sia da esperienze precedenti che da fattori biologici, ad esempio dalla dominanza di un emisfero cerebrale. c) Sostituzione. Il comportamento non verbale può sostituire il messaggio verbale. Ad esempio, una persona depressa per una situazione di crisi può comunicare il proprio stato d'animo senza utilizzare alcuna vocalizzazione, ma semplicemente per mezzo di segnali non verbali; oppure, in una situazione di corteggiamento, l'irrigidirsi di uno dei partner può segnalare all'altro l'inopportunità del suo comportamento senza che venga utilizzato alcun messaggio verbale. d) Complementazione. Il comportamento non verbale può modificare o integrare i messaggi verbali, ad esempio quando si parla con un superiore del propri insuccesso. Analogamente, 83
84 rientra in questa funzione della CNV il segnalare a un'altra persona il modificarsi dell'umore o dell'atteggiamento. e) Accentuazione. La CNV può accentuare parti del messaggio verbale analogamente a quanto la sottolineatura fa per quello scritto: i movimenti del capo e delle mani sono frequentemente utilizzati a questo scopo, sebbene naturalmente vi siano notevoli differenze sia culturali che individuali. In certi casi, l'accentuazione è invece tra due serie di segnali entrambi non verbali; ad esempio, Ekman ha notato che le emozioni vengono trasmesse soprattutto per mezzo delle espressioni facciali, ma che il livello di eccitazione viene invece segnalato in modo più affidabile dagli atteggiamenti del corpo. f) Relazione e regolazione. La CNV viene anche utilizzata per regolare il flusso comunicativo tra le persone che partecipano all'interazione. Un cenno del capo, un movimento degli occhi, un cambiamento di posizione o anche combinazioni di questi e altri segnali possono indicare a uno dei partecipanti all'interazione che può continuare a parlare, oppure di smettere perché l'altro partecipante vuole intervenire. In genere gli interlocutori si basano ampiamente, anche se inconsciamente, su tali feedback per verificare in che modo viene recepito ciò che stanno dicendo e per controllare se l'altra persona presta attenzione al discorso. Modi di comunicazione non verbale Movimenti del corpo, o comportamenti cinesici. Vengono generalmente compresi sotto questi termini le gesticolazioni, i movimenti del tronco, degli arti, delle mani, le espressioni della mimica facciale (in particolare il riso e il sorriso, i movimenti degli occhi, la direzione e la durata dello sguardo, la dilatazione pupillare) e la postura. È possibile dividere i comportamenti cinesici nelle seguenti categorie: a) Comportamenti emblematici. Si tratta di azioni non verbali che posseggono una definizione o una "traduzione" verbale ben chiara; 84
85 in genere il loro significato simbolico è perfettamente definito all'interno di una cultura (ad esempio, far le corna come gesto di scongiuro e molti gesti osceni, che hanno una caratteristica diffusione culturale). Azioni non verbali di questo tipo vengono spesso utilizzate quando il canale verbale è bloccato o inibito, ad esempio da tabù sociali o culturali; esse vengono generalmente usate con lo scopo esplicito e cosciente di comunicare un messaggio ben definito. Nella medesima categoria possono essere fatti rientrare anche il linguaggio gestuale utilizzato dai sordomuti o i gesti espressivi utilizzati da due persone troppo lontane per potersi sentire. Come abbiamo detto, gli atti comunicativi appartenenti a questa categoria sono quasi sempre coscienti. b) Comportamenti illustrativi. Si tratta, come abbiamo già visto, di azioni non verbali che sono direttamente correlate al linguaggio o che lo accompagnano direttamente e che servono a illustrare ciò che viene comunicato verbalmente. Si può quindi trattare dei movimenti che accentuano o sottolineano una parola o una frase, che indicano un oggetto presente o assente, che delineano un rapporto spaziale o anche emotivo, che raffigurano un'azione dell'organismo. Si tratta in genere di comportamenti coscienti, anche se spesso in misura minore rispetto ai comportamenti emblematici. c) Display (o esibizioni) affettivi. Si tratta semplicemente di configurazioni facciali che indicano gli stati affettivi; esse possono ripetere, sottolineare, ma anche contraddire le affermazioni verbali o addirittura non essere affatto correlate con esse. Possono non essere né coscienti né intenzionali, sebbene in genere lo siano. d) Comportamenti di regolazione. Siamo in questo caso di fronte ad azioni non verbali che sostengono e regolano l'alternarsi del discorso tra due o più persone. Esse segnalano a chi sta parlando di continuare, di ripetere, di chiarire il proprio pensiero, di essere più rapido, di essere meno pedante, di lasciar parlare un'altra persona, ecc. Consistono principalmente nei movimenti del capo e degli occhi. Probabilmente vi sono delle differenze culturali in 85
86 senso lato, ma anche di classe sociale, nel loro uso: un uso inappropriato rispetto alle aspettative del recipiente può essere percepito in modo negativo, sebbene l'interlocutore non intendesse coscientemente trasmettere alcunché di spiacevole. Proprio per il fatto che si tratta di comportamenti generalmente non coscienti o ai limiti della coscienza, può essere molto difficile inibirli volontariamente. Tuttavia, sebbene la loro trasmissione sia per lo più autentica, si è perfettamente coscienti di segnali analoghi emessi dagli altri. Il movimento più comune di questa categoria è probabilmente il cenno di assenso col capo. e) Comportamenti di adattamento. Sono, fra tutti, i più difficili da definire e quelli su cui la teorizzazione è più rigogliosa. Vengono definiti comportamenti di adattamento perché si ritiene che essi si sviluppino durante l'infanzia come sforzi adattativi nel tentativo di soddisfare bisogni, eseguire azioni, controllare emozioni, sviluppare contatti sociali o eseguire un gran numero di altre funzioni. I comportamenti di questo tipo non sono realmente codificati: si tratta di frammenti molto variabili di comportamenti aggressivi, sessuali o intimi che spesso rivelano predilezioni, caratteristiche e idiosincrasie personali che possono essere completamente mascherate nelle interazioni verbali; la loro attenta osservazione e la loro interpretazione possono quindi essere di importanza fondamentale per rivelare la congruenza del messaggio verbale con la realtà. I movimenti delle gambe sono assai frequentemente riconducibili a questa categoria; essi possono rivelare residui mascherati di aggressività (ad esempio calci inibiti), di invito sessuale e di fuga. Molti dei movimenti controllati e incessanti delle mani e delle gambe, che vengono generalmente considerati genericamente indici di ansietà, sono in realtà dei residui di adattatori necessari a sfuggire alla situazione di interazione e possono indicare il reale atteggiamento nei confronti dell'interlocutore. Gli adattatori possono essere innescati dal comportamento verbale quando questo, o la situazione nel suo complesso, evochi stimoli associati alle condizioni presenti al momento dell'apprendimento della risposta di adattamento. In genere, chi li esegue è del tutto 86
87 inconsapevole di tali comportamenti e la loro emissione volontaria è assai improbabile. Per alcuni studiosi, il comportamento cinesico comprende anche il contatto diretto, che per altri è invece una categoria a se stante. Comunque sia, l'interesse per tali comportamenti è indubbiamente notevole, sia nell'infanzia, in vista dell'estrema importanza che essi sembrano avere per lo sviluppo sociale e affettivo, sia nell'età adulta, come importanti indici del rapporto sociale. Tra i comportamenti di contatto diretto rivestono particolare importanza il colpire, il carezzare, il salutare e stringersi la mano nelle sue numerose varietà culturali, il tenere, il guidare i movimenti di un'altra persona, i baci affettivi o anche semplicemente di saluto diffusi in certe culture. Caratteristiche fisiche. Si tratta di una categoria che comprende una serie di caratteristiche che in genere rimangono relativamente immodificate nel periodo dell'interazione e che hanno in comune il fatto di essere importanti stimoli non verbali non legati ai movimenti. Vi possono essere fatti rientrare l'aspetto generale del corpo, la sua maggiore o minore attrattività, l'altezza, il peso, la capigliatura, la barba, il colore della pelle, gli odori del corpo e dell'alito. Questi ultimi segnali sfuggono forse in parte alla regola della stabilità durante l'interazione a cui abbiamo accennato, dato che gli odori del corpo possono modificarsi ad esempio in seguito a variazioni dello stato emotivo; inoltre, i segnali olfattivi, la cui importanza è stata a lungo trascurata nella nostra cultura (sebbene in realtà il tentativo "culturale" di eliminarli con deodoranti e simili costituisca una dimostrazione della loro importanza) possono portare dei messaggi piuttosto complessi, ad esempio riguardo al riconoscimento individuale della madre nei bambini, o al riconoscimento sessuale o della fase del ciclo sessuale femminile. Paralinguaggio. In breve, il termine paralinguaggio si riferisce al modo in cui un messaggio verbale viene emesso e non al suo significato e concerne quindi tutti gli stimoli vocali non verbali che fanno corona al comune linguaggio verbale. Il paralinguaggio può essere diviso nelle seguenti componenti fondamentali: 87
88 1) Qualità della voce, come il tono e il suo controllo, il ritmo del discorso, il tempo, il controllo dell'articolazione, la risonanza, il controllo della glottide e delle labbra, che possono tutte modificare o arricchire il contenuto del messaggio verbale. 2) Vocalizzazioni, a loro volta divisibili in: a) caratterizzatori vocali, come il ridere, piangere, sospirare, sbadigliare, ruttare, inghiottire, aspirare o espirare rumorosamente, tossire, schiarirsi la gola, singhiozzare, mugolare, tirar su col naso, russare, urlare, ecc.; b) qualificatori vocali, come l'intensità della voce, l'altezza del tono e il modo strascicato o secco di emettere le parole; c) segregati vocali, consistenti nelle interlocuzioni "uh-uh", "ahah", "mmmh", ecc. e loro varianti. Prossemica. La prossemica viene generalmente considerata come lo studio dell'uso che l'uomo fa del suo spazio sociale e personale e della percezione che ne ha. Sotto questo nome si possono anche raccogliere le ricerche che spesso vengono definite ecologia dei piccoli gruppi, che si occupano del modo in cui le persone utilizzano i rapporti spaziali e rispondono a essi nelle situazioni di gruppo più o meno formali. Studi di questo tipo possono analizzare ad esempio l'importanza della disposizione in cui un gruppo si siede, della disposizione spaziale in rapporto alla leadership, del fluire della comunicazione da un individuo all'altro, ecc. Un altro punto importante per lo studioso del comportamento prossemico è costituito dall'influenza delle caratteristiche architettoniche sul modo di vita o sulla comunità. A un livello ancora più generale è stata anche prestata attenzione ai rapporti spaziali all'interno della folla e in situazioni di grande densità di popolazione. L'orientamento spaziale personale dell'individuo viene frequentemente studiato nel contesto della distanza tra gli interlocutori e del modo in cui essa varia in funzione dello stato coniugale, del sesso, del ruolo, dello stato sociale, dell'orientamento culturale e di altri fattori di questo genere. Analogamente a quanto avviene nello studio del comportamento animale, il termine territorialismo viene frequentemente utilizzato nello studio della prossemica a indicare la tendenza presente nella 88
89 nostra specie a delimitare o difendere dei "territori" o spazi individuali, la cui invasione viene attivamente impedita agli estranei. Artefatti. In questa categoria piuttosto ampia vengono inclusi tutti quegli oggetti la cui manipolazione o il cui contatto possono partecipare alla trasmissione di segnali non verbali. In essa possono quindi rientrare sia oggetti di per sé neutri, come ad esempio una matita che viene nervosamente battuta sul tavolo, sia oggetti il cui scopo precipuo è quello di alterare in qualche modo le caratteristiche dell'organismo, come ad esempio profumi, abiti, rossetti, occhiali, parrucche, ciglia finte, ombretti, ciprie, ecc. Fattori ambientali. In questa categoria poco definita vengono fatti rientrare tutti quegli elementi che influenzano la comunicazione umana, pur senza farne parte direttamente. Tra i fattori ambientali possiamo includere l'arredamento, lo stile architettonico, la decorazione delle pareti, gli odori, l'illuminazione, i colori, la temperatura, i rumori, la musica, ecc., presenti nel luogo in cui avviene l'interazione. Tutti questi fattori, pur non avendo ovviamente alcuna funzione esplicitamente comunicativa, possono in realtà influire in modo assai sensibile sulle interazioni che si verificano nel loro contesto. Variazioni nel numero, nel tipo e nella disposizione degli oggetti presenti nell'ambiente in cui si verifica l'interazione sociale possono avere una grandissima influenza sugli esiti del rapporto interpersonale. In questa stessa categoria è anche possibile includere quelle che potremmo definire "tracce delle azioni": il vedere mozziconi di sigaretta, pezzetti di carta stracciati, ecc., contribuisce ovviamente a dare un'impressione della persona con cui si svolge l'interazione e a determinare il comportamento nei suoi confronti. Obiettivi della formazione Eliminare e/o ridurre gli infortuni Rendere consapevoli e partecipi i lavoratori della propria ed altrui sicurezza Consolidare comportamenti corretti e sicuri 89
90 La formazione negli adulti La prima difficoltà che si incontra nella formazione degli adulti, risiede nella resistenza della persone che, pensando di essere già perfettamente in grado e capaci di adempiere ai propri compiti, non sentono la necessità e l utilità di apprendere qualcosa si nuovo. La difficoltà è acuita nel caso della formazione aziendale, in cui motivi di scontento e di insoddisfazione possono essere amplificati e ricondotti alle seguenti tipologie: le persone si sentono costrette a partecipare; le persone spesso non sanno, o non capiscono, per quale motivo sono state inserite in un programma di formazione; le persone sono prevenute nei confronti dell azienda e assumono, a prescindere, un atteggiamento negativo; le persone pensano che la partecipazione al corso sia una perdita di tempo; le persone hanno paura che, una volta seguito un corso, l azienda possa aspettarsi qualcosa di più da loro in termini di competenze e di impegno. Per superare queste difficoltà ci viene in aiuto l andragogia ovvero, la scienza che si occupa dell apprendimento degli adulti, mentre la pedagogia è la scienza che si occupa dell educazione dei bambini e dei ragazzi. La teoria andragogica, il cui massimo esponente è Malcom Knowles, si basa su sei presupposti fondamentali: 1. Il bisogno di conoscere: gli adulti sentono l'esigenza di sapere perché occorra apprendere qualcosa. 2. Il concetto di sé del discente: L'adulto deve sentire che il proprio concetto di sé viene rispettato dall'educatore e quindi deve essere collocato in una situazione di autonomia (contrapposto a una situazione di dipendenza). 3. Il ruolo dell'esperienza: mentre per i bambini l'esperienza è qualcosa che capita loro, per gli adulti essa rappresenta chi sono. Essi cioè tendono a derivare la loro identità personale dalle loro esperienze. 4. La disponibilità ad apprendere: quanto viene insegnato 90
91 deve migliorare le competenze e deve essere applicabile in modo efficace alla vita quotidiana. 5. L'orientamento verso l'apprendimento: non deve essere centrato sulle materie ma sulla vita reale. Gli adulti infatti apprendono nuove conoscenze, capacità di comprensione, abilità e atteggiamenti molto più efficacemente quando sono presentati in questo contesto. 6. La motivazione: nel caso degli adulti le motivazioni interne sono in genere più forti delle pressioni esterne e deve essere fortemente rispettata l'autonomia, intesa alla possibilità di decidere personalmente cosa fare e come. Per prima cosa si deve considerare che il discente adultoha un grado di autonomia molto forte, ed è in grado di decidere, valutare, agire secondo le proprie motivazioni. Pertanto ad esso si dovrà sempre riconoscere pari dignità. Gli adulti, inoltre sentono l esigenza di sapere perché occorre apprendere qualcosa, prima di intraprendere l apprendimento. Un adulto che lavora, valuterà sempre con attenzione i benefici che può trarre da un esperienza di formazione. Vorrà sapere per quale motivo dovrà apprendere qualcosa di nuovo, perché dovrà modificare il proprio comportamento o acquisire nuove competenze e abilità. 91
92 PARTE SECONDA - Linee guida Metodologia Didattica Problem solving Direzione didattica Responsabile formativo Il Docente L istruttore L aula Il registro presenze La lezione in aula - Parte teorica Valutazione test intermedio Il campo prove La lezione sul campo Parte pratica Carrelli Elevatori La lezione sul campo Parte pratica MMT Valutazione esame pratico La commissione d esame Il verbale d esame Valutazione gradimento del corso dei discenti Attestazione 92
93 Metodologia didattica La metodologia didattica deve essere, incentrata su una metodologia interattiva, volta al reale coinvolgimento dei partecipanti e vedere l alternarsi di lezioni frontali ed esercitazioni teoriche e pratiche. La formazione erogata deve favorire lo sviluppo di discussioni e comprendere lo svolgimento di attività nell ambito di gruppi di lavoro. Il metodo di apprendimento deve possedere carattere interattivo, basandosi sul problem solving, applicato alla ricostruzione di situazioni legate a problematiche specifiche, con riguardo particolare ai processi di valutazione e comunicazione legati alla prevenzione. Si devono prevedere dimostrazioni, simulazioni e prove pratiche e prevede che sin dalla prima ora di lezione siano presenti in aula entrambi gli insegnanti (il docente e l istruttore), per consentire, da subito una rapida familiarità con la classe e per supportarsi a vicenda in ambito tecnico e divulgativo. Un altro aspetto molto importante riguarda il numero di partecipanti. La normativa annuncia in 24 il numero massimo dei discenti, ma è preferibile avere un numero massimo di 12 partecipanti, perché questo numero garantisce la possibilità di un confronto più stimolante e dinamico, al di sotto vi è il rischio che le persone possano annoiarsi ed avere difficoltà a seguire il docente ed al di sopra rischia di diventare una conferenza in cui il docente parla e la platea è assolutamente passiva. Non tutti riuscirebbero a partecipare attivamente ed il docente non potrebbe seguirli con attenzione. Al contrario, una buona lezione necessita della partecipazione assolutamente attiva di tutte i discenti. 93
94 Problem solving Componenti centrali del processo di problem solving sono secondo lo schema riassuntivo seguente: l acquisizione della capacità di visione d'insieme, per cogliere i collegamenti e le interdipendenze tra le parti - componenti del fenomeno indagato; la predisposizione di un metodo di analisi, distinguendo tra aspetti e tecniche conosciute e non, ai fini di acquisire nuova conoscenza; l apprendimento ed impiego di nuovi modi di pensare e determinazione della metodologia di analisi; la raccolta di informazioni finalizzate alla suddetta metodologia; la sintesi delle informazioni in modo da renderle facilmente percepibili ai fini della creazione di semplici scenari di riferimento alternativi; il confronto tra scenari di soluzione, impiegando tecniche creative ed intuitive; la formulazione dello scenario di riferimento, identificando gli orientatori che supportano il cambiamento; la traduzione dello scenario in risultati aspettati ed indicatori di misurazione; la sperimentazione e valutazione dei risultati. Varie sono le tecniche e le modalità di problem solving. Una delle più interessanti è sintetizzata nell acronimo FARE. Focalizzare=Creare un elenco di Problemi, Selezionare il problema, Verificare e definire il problema, Descrizione scritta del problema; Analizzare=Decidere cosa è necessario sapere, Raccogliere i dati di riferimento, Determinare i fattori rilevanti, Valori di riferimento, Elenco dei fattori critici; Risolvere=Generare soluzioni alternative, Scelta della soluzione del problema, Selezionare una soluzione, Sviluppare un piano di attuazione del problema, Piano di attuazione; Eseguire=Impegnarsi al risultato aspettato, Eseguire il piano, Monitorare l'impatto durante l'implementazione, Impegno organizzativo, Piano eseguito, Valutazione dei risultati. 94
95 Direzione Didattica La direzione didattica, predispone i programmi formativi e redige i modelli dei verbali e dei registri dei corsi, che saranno compilati a sua volta dal docente in aula. Cura la scelta, la logistica e la predisposizione dell aula è verifica che essa abbia i requisiti richiesti, in collaborazione con i tecnici locali, verifica che il campo prova sia idoneo e che abbia i requisiti richiesti dalla normativa, assiste in tutte le sue fasi il docente, l istruttore ed i discenti. Il Responsabile Formativo Presiede la commissione esaminatrice, ha una esperienza nell organizzazione e direzione dei corsi in materia di sicurezza e formazione e può in alcuni casi coincidere con lo stesso docente. E suo compito vigilare sulla corretta e costante applicazione del metodologia didattica e del rispetto dei programmi e della normativa vigente. Appone la sua firma sugli attestati rilasciati. Il Docente Il docente è la figura centrale prevalente del progetto formativo, nel nostro caso è un professionista esperto ed abilitato ad erogare formazione in materia di sicurezza ed è in possesso del prerequisito e di almeno due criteri indicati dal Decreto Interministeriale del 06/03/2013. Sarà suo compito controllare e verificare la piena applicazione della metodologia didattica ed il rispetto del programma formativo. L Istruttore L istruttore, che come già precedentemente accennato, collabora con il docente già dalle prime fasi del corso di la formazione. Nel nostro caso è una persona, con almeno cinque anni di esperienza, conosce perfettamente le macchine, il loro utilizzo e la normativa in tutti i loro aspetti. L istruttore cura il modulo e le esercitazioni pratiche ed affianca il docente in aula. Anche per gli istruttori valgono le precedenti raccomandazioni per ottenere un maggiore grado di partecipazione da parte dei discenti. 95
96 L aula La scelta, la logistica e la predisposizione dell aula è a cura della direzione didattica che a monte verifica che essa abbia i seguenti requisiti: l aula deve essere ampia e luminosa, i discenti devono sedere comodamente per poter apprendere al meglio, essi devono aver spazio sufficiente per muoversi e devono poter vedere bene senza affaticare la vista. Allo tempo stesso il docente dovrà potersi muovere liberamente. E preferibile, disporre i banchetti a rettangolo o a ferro di cavallo, con il lato corto occupato dal docente e aperto. In questo modo tutti potranno vedere facilmente ed allo stesso tempo, il docente avrà la possibilità di muoversi e avvicinarsi ai discenti. Il Registro delle Presenze Il registro delle presenze è predisposto dalla direzione didattica a compilato dal docente. Esso è composto (vedi allegato n.1) da: - un frontespizio in cui sono evidenziato i dati del corso (tipologia, durata, normativa, sedi e date); - dall informativa ai sensi dell art. 13 del d.lgs. n.196/2003; - dall elenco completo con i dati anagrafici dei discenti; dalle pagine del registro delle presenze, con il programma, le date e gli orari del corso e su cui, negli apposti spazi i discenti, il responsabile formativo, il docente e l istruttore dovranno apporre le loro firme. LA LEZIONE IN AULA parte teorica Carrelli Elevatori La lezione in aula parte prima programmi: parte teorica, come da programma, di cui all accordo Stato-Regioni del 22/02/2012, è composta dal modulo giuridico-normativo della durata di un ora e dal modulo tecnico della durata di sette ore, con il seguente programma: 1. Modulo giuridico - normativo (1 ora) 1.1 Presentazione dei corso. Cenni di normativa generale in 96
97 materia di igiene e sicurezza del lavoro con particolare riferimento alle disposizioni di legge in materia di uso delle attrezzature di lavoro (D.Lgs. n. 81/2008). Responsabilità dell operatore. 2. Modulo tecnico (7 ore) 2.1. Tipologie e caratteristiche dei vari tipi di veicoli per il trasporto interno: dai transpallet manuali ai carrelli elevatori frontali a contrappeso Principali rischi connessi all impiego di carrelli semoventi: caduta del carico, rovesciamento, ribaltamento, urti delle persone con il carico o con elementi mobili del carrello, rischi legati all ambiente (ostacoli, linee elettriche, ecc.), rischi legati all uso delle diverse forme di energia (elettrica, idraulica, ecc.) Nozioni elementari di fisica: nozioni di base per la valutazione dei carichi movimentati, condizioni di equilibrio di un corpo. Stabilità (concetto del baricentro del carico e della leva di primo grado). Linee di ribaltamento. Stabilità statica e dinamica e influenza dovuta alla mobilità del carrello e dell ambiente di lavoro (forze centrifughe e d'inerzia). Portata del carrello elevatore Tecnologia dei carrelli semoventi: terminologia, caratteristiche generali e principali componenti. Meccanismi, loro caratteristiche, loro funzione e principi di funzionamento Componenti principali: forche e/o organi di presa (attrezzature supplementari, ecc.). Montanti di sollevamento (simplex - duplex - triplex - quadruplex - ecc., ad alzata libera e non). Posto di guida con descrizione del sedile, degli organi di comando (leve, pedali, piantone sterzo e volante, freno di stazionamento, interruttore generale a chiave, interruttore d'emergenza), dei dispositivi di segnalazione (clacson, beep di retromarcia, segnalatori luminosi, fari di lavoro, ecc.) e controllo (strumenti e spie di funzionamento). Freni (freno di stazionamento e di servizio). Ruote e tipologie di gommature: differenze per i vari tipi di utilizzo, ruote sterzanti e motrici. Fonti di energia (batterie di accumulatori o motori endotermici). Contrappeso. 97
98 2.6. Sistemi di ricarica batterie: raddrizzatori e sicurezze circa le modalità di utilizzo anche in relazione all'ambiente Dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione. Sistemi di protezione attiva e passiva Le condizioni di equilibrio: fattori ed elementi che influenzano la stabilità. Portate (nominale/effettiva). Illustrazione e lettura delle targhette, tabelle o diagrammi di portata nominale ed effettiva. Influenza delle condizioni di utilizzo sulle caratteristiche nominali di portata. Gli ausili alla conduzione (indicatori di carico e altri indicatori, ecc.) Controlli e manutenzioni: verifiche giornaliere e periodiche (stato generale e prova, montanti, attrezzature, posto di guida, freni, ruote e sterzo, batteria o motore, dispositivi di sicurezza). Illustrazione dell'importanza di un corretto utilizzo dei manuali di uso e manutenzione a corredo del carrello Modalità di utilizzo in sicurezza dei carrelli semoventi: procedure di movimentazione. Segnaletica di sicurezza nei luoghi di lavoro. Procedura di sicurezza durante la movimentazione e io stazionamento del mezzo. Viabilità: ostacoli, percorsi pedonali, incroci, strettoie, portoni, varchi, pendenze, ecc.. Lavori in condizioni particolari ovvero all esterno, su terreni scivolosi e su pendenze e con scarsa visibilità. Nozioni di guida. Norme sulla circolazione, movimentazione dei carichi, stoccaggio, ecc.. Nozioni sui possibili rischi per la salute e la sicurezza collegati alla guida del carrello ed in particolare ai rischi riferibili: a) all'ambiente di lavoro; b) al rapporto uomo/macchina; c) allo stato di salute del guidatore. Nozioni sulle modalità tecniche, organizzative e comportamentali e di protezione personale idonee a prevenire i rischi. 98
99 LA LEZIONE IN AULA parte teorica Macchine Movimento Terra La lezione in aula parte prima programmi : parte teorica, come da programma, di cui all accordo Stato-Regioni del 22/02/2012, è composta dal modulo giuridico-normativo della durata di un ora e dal modulo tecnico della durata di tre ore, con il seguente programma: 1. Modulo giuridico - normativo (1 ora) 1.1. Presentazione del corso. Cenni di normativa generale in materia di igiene e sicurezza del lavoro con particolare riferimento all uso di attrezzature di lavoro semoventi con operatore a bordo (D.Lgs. n. 81/2008). Responsabilità dell operatore. 2. Modulo tecnico (3 ore) 2.1. Categorie di attrezzature: i vari tipi di macchine movimento terra e descrizione delle caratteristiche generali e specifiche, con particolare riferimento a escavatori, caricatori, terne e autoribaltabili a cingoli Componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, circuiti dì comando, impianto idraulico, impianto elettrico (ciascuna componente riferita alle attrezzature oggetto del corso) Dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione. Visibilità dell attrezzatura e identificazione delle zone cieche, sistemi di accesso Controlli da effettuare prima dell utilizzo; controlli visivi e funzionali ad inizio ciclo di lavoro Modalità di utilizzo in sicurezza e rischi: analisi e valutazione dei rischi più ricorrenti nel ciclo base delle attrezzature (rischio di capovolgimento e stabilità statica e dinamica, contatti non intenzionali con organi in movimento e con superfici calde, rischi dovuti alla mobilità, ecc.). Avviamento, spostamento, azionamenti, 99
100 manovre, operazioni con le principali attrezzature di lavoro. Precauzioni da adottare sull organizzazione dell area di scavo o lavoro Protezione nei confronti degli agenti fisici: rumore, vibrazioni al corpo intero ed al sistema mano-braccio. LA LEZIONE IN AULA - parte seconda - linee guida comuni per Carrelli Elevatori e Macchine Movimento Terra. La lezione in aula è il momento più importante del processo di formazione, è una performance che decreta il successo o l insuccesso di tutto il percorso, affinché si verifichi un vero processo di apprendimento in aula, il docente dovrà impegnarsi a garantire un clima sereno, positivo e di fiducia reciproca, gran parte del risultato della lezione dipende dalle sue capacità comunicative e dalla padronanza degli argomenti specifici e delle tecniche didattiche. Far comprendere ai discenti che la formazione non è finalizzata ad un test esame finale, ma che il vero esame è quello che affrontano tutti i giorni salendo sulle loro macchine. La lezione esige sempre un attenta pianificazione e progettazione, anche se definire attentamente i contenuti e la sequenza degli argomenti da proporre non basta a garantirne il successo. Evitare di proporre le presentazioni multimediali appena si entra in aula. Concedersi il tempo necessario per instaurare una relazione con i partecipanti e per introdurre l argomento. E compito del docente, chiarire fin dall inizio gli obiettivi didattici del percorso d apprendimento e quando necessario, aiutare i discenti a prendere coscienza del proprio bisogno di sapere. Dedicare del tempo a illustrare gli obiettivi, a chiarire cosa apprenderanno alla fine del percorso di formazione e ad analizzare il loro stato di conoscenza/competenza specifica attuale. I partecipanti al percorso formativo, in quanto attori coinvolti nel processo di apprendimento, dovranno credere nella necessità del lavoro che andranno a svolgere. Più il docente sarà chiaro ed efficace in questa fase, maggiore sarà il loro grado di partecipazione, e maggiori saranno i risultati che otterranno al termine del percorso di formazione. Il docente e l istruttore, prima 100
101 di iniziare la lezione, dovranno preoccuparsi di mettere in atto delle opportune strategie per conoscere i componenti dell aula. Perché il successo di una nuova relazione tra due o più interlocutori può dipendere fortemente dalla prima impressione. Una delle prime cose da fare in aula è quella di dedicare il tempo necessario a presentarsi chiaramente, ed illustrare il lavoro che s intende compiere in aula. Successivamente si inviteranno, i discenti a fare altrettanto e si chiederà loro sotto forma di intervista o questionario (vedi allegato n.2) alcune informazioni per meglio orientare al meglio l azione formativa e rendere le lezioni davvero efficaci. Le informazioni raccolte permetteranno di insegnare ad ogni allievo solo ciò che esso vorrà e potrà apprendere e soprattutto solo ciò che gli servirà veramente. L intervista o il questionario permetterà al corpo docente di comprendere: 1) cosa si aspettano i discenti dal docente e dal corso; 2) il loro grado di preparazione e di conoscenza in materia di sicurezza sul lavoro; 3) cosa vogliono imparare; 4) se vogliono davvero imparare e se sono disposte a investire, su se stessi, nel percorso di formazione. Ovviamente le domande non devono essere poste come un interrogatorio, giova ricordare sempre che si ha a che fare con adulti, che sono disposti a mettersi in gioco attivamente solo se comprendono e condividono i motivi delle attività che stanno svolgendo. E importante nelle prime fasi della lezione cogliere e rilevare l atteggiamento dei partecipanti nei confronti di quell esperienza ed allo stesso tempo, il modo in cui interagiscono tra di loro. Le dinamiche interne che si instaurano in un gruppo informazione sono molto importanti, occorre individuare da subito le persone che hanno un atteggiamento positivo e aperto nei confronti del processo di formazione e fare leva sul loro livello di partecipazione per coinvolgere, in seguito, tutti gli altri. È preferibile che il docente resti in piedi, soprattutto per le prime fasi della lezione, perché il rapporto di fiducia reciproco è ancora in 101
102 fase di costruzione e il docente sarà inevitabilmente, oggetto di attenzioni, curiosità ed a volte di diffidenza da parte dei partecipanti. Rimanendo in piedi, si riuscirà meglio a focalizzare l attenzione su di se e su ciò che si dice, si dimostrerà apertura e disponibilità. Se non si riesce a restare in piedi per tutta la durata della lezione, alzarsi perlomeno durante i momenti più importanti, quando si vuole dare maggiore enfasi ad un concetto. Durante le lazioni è meglio utilizzare delle slide con pochi elementi e creare degli elenchi per puntualizzare i concetti e personalizzare la presentazione con i dati specifici del contesto formativo, così i partecipanti si sentiranno più coinvolti e presteranno maggiore attenzione. Utilizzare sempre un linguaggio semplice, diretto che stimoli la partecipazione. Prevedere lezioni brevi, dinamiche, intervallate da esercitazioni e predisporre la condivisione di un glossario di termini tecnici. Il linguaggio specifico deve essere chiaro e condiviso da tutti, utilizzare sempre un lessico adeguato e comprensibile ai discenti. Fare esempi pratici tarati sulle esperienze e sul vissuto dei partecipanti, per spezzare il flusso della lezione e alzare il livello di partecipazione in aula e per stimolare e per incoraggiare i dibattiti e le domande. Si possono preparare lezioni perfette, contenuti di altissimo livello, materiali didattici efficaci e stimolanti, ma se non si presta attenzione a che tutto ciò risponda alle vere esigenze dei partecipanti, si corre il rischio che sia tutto pressoché inutile. Gestire le obiezioni Come comportarsi in caso di obiezioni? Evitare di innescare un lungo contraddittorio con un singolo partecipante, cosa che rischierebbe di annoiare o di creare due fazioni opposte all interno della classe, piuttosto: rispettare il partecipante, attendere con atteggiamento positivo che esso concluda la sua esposizione; accreditare la sua obiezione iniziando la risposta con un qualche segnale di accettazione e comprensione; 102
103 evidenziare gli aspetti che si condividono con esso e ribadire comunque la propria posizione stimolando la partecipazione di tutti al dibattito. Evitando in questo modo, di intrappolarsi in uno scontro diretto con un singolo partecipante. Fare sempre attenzione alla Comunicazione non verbale, sappiamo che un altro aspetto fondamentale della comunicazione riguarda la comunicazione non verbale. Ricordarsi che con le espressioni del volto, con il tono della voce e con la postura, non si comunicano soltanto i contenuti ma si trasmettono soprattutto messaggi importanti sulla dimensione emozionale. Preoccuparsi di insegnare ciò che i discenti vogliono apprendere, essere sempre pronti a riprogettare e cambiare scaletta a seconda del clima e delle specifiche richieste del momento. Sempre, però, restando coerente con il proprio ruolo e con gli obiettivi del corso. Ricordarsi che la lezione deve essere contestualizzata a livello logico e temporale, deve avere un senso nel contesto più ampio del corso e deve essere chiaro, in ogni momento, che cosa state facendo e perché. La continuità è molto importante! Nessuno dei partecipanti dovrà mai avere dubbi circa l utilità di ogni singolo argomento trattato in aula, rispetto allo scopo e agli obiettivi generali di tutto il percorso formativo. Stimolare la classe con domande pertinenti, è fondamentale che tutti si sentano coinvolti durante la lezione, invitare tutti a intervenire ed a partecipare, raccogliere le idee e i suggerimenti di tutti ma puntualizzare sempre i concetti e i passaggi fondamentali. Far comprendere con opportuni esempi le responsabilità dell operatore. L ultima parte della lezione è anch essa molto importante, è nella chiusura che si riallacciano le fila del lavoro svolto. Dedicare del tempo ai riepiloghi e alle conclusioni. Essi permettono a tutti, docenti e partecipanti, di tracciare le fila del percorso svolto durante la lezione, consentono, se necessario, di ripetere e spiegare ulteriormente concetti e passaggi particolarmente delicati, rappresentano ottimi strumenti, utili per verificare il livello di comprensione e, in generale, di apprendimento della classe, 103
104 permettono di evidenziare gli argomenti chiave, quelli che si vuole che rimangano maggiormente impressi. Concludere la lezione lasciando un messaggio chiaro e positivo. La VALUTAZIONE - dei moduli teorici - test intermedio Al termine dei due moduli teorici (al di fuori dei tempi previsti per i moduli teorici) si svolgerà una prova intermedia di verifica consistente in un questionario a risposta multipla. Il superamento della prova, che si intende superata con almeno il 70% delle risposte esatte, consentirà il passaggio ai moduli pratici specifici. Il mancato superamento della prova comporta la ripetizione dei due moduli. La prova intermedia di verifica, ha una durata di un ora è consiste nella somministrazione di un questionario (vedi allegato n.3) composto da n. 20 domande a risposta multipla. Il docente dovrà aver affrontato in maniera esaustiva durante le ore di lezione ed avuto modo di verificare che i discenti abbiano ben compreso tutti gli argomenti oggetto delle domande del test. Il Campo Prove Il campo prove, requisiti di natura generale, Idoneità dell'area e disponibilità delle attrezzature. Per le attività pratiche devono essere disponibili: a) un area opportunamente delimitata con assenza di impianti o strutture che possano interferire con l attività pratica di addestramento e con caratteristiche geotecniche e morfologiche (consistenza del terreno, pendenze, avvallamenti, gradini, ecc.) tali da consentire, in sicurezza rispetto ad una valutazione globale dei rischi, l effettuazione di tutte le manovre pratiche previste al punto Valutazione per ciascuna tipologia di attrezzatura (vedi allegato II e seguenti); b) i carichi, gli ostacoli fissi e/o in movimento e gli apprestamenti 104
105 che dovessero rendersi necessari per consentire l effettuazione di tutte le manovre pratiche previste al punto Valutazione per ciascuna tipologia di attrezzatura (vedi allegato II e seguenti); c) le attrezzature e gli accessori conformi alla tipologia per la quale viene rilasciata la categoria di abilitazione ed idonei (possibilità di intervento da parte dell istruttore) all attività di addestramento o equipaggiati con dispositivi aggiuntivi per l effettuazione in sicurezza delle attività pratiche di addestramento e valutazione; d) i dispositivi di protezione individuale necessari per l effettuazione in sicurezza delle attività pratiche di addestramento e valutazione. Essi dovranno essere presenti nelle taglie/misure idonee per l effettivo utilizzo da parte dei partecipanti alle attività pratiche. La nostra metodologia didattica, predilige che le esercitazione pratiche vengano svolte direttamente sui luoghi di lavoro, solo la prima parte del modulo pratico relativo alla individuazione dei compenti e per i controlli pre-utilizzo, potrà essere erogata presso i concessionari nel caso delle macchine movimento terra. LA LEZIONE SUL CAMPO parte pratica Carrelli Elevatori PARTE PRIMA - Programma dei moduli pratici specifici 3.1. Modulo pratico: carrelli industriali semoventi (4 ore) Illustrazione, seguendo le istruzioni di uso del carrello, dei vari componenti e delle sicurezze Manutenzione e verifiche giornaliere e periodiche di legge e secondo quanto indicato nelle istruzioni di uso del carrello Guida del carrello su percorso di prova per evidenziare le corrette manovre a vuoto e a carico (corretta posizione sul carrello, presa del carico, trasporto nelle varie situazioni, sosta del carrello, ecc.). 105
106 3.2. Modulo pratico: carrelli semoventi a braccio telescopico (4 ore) Illustrazione, seguendo le istruzioni di uso del carrello, dei vari componenti e delle sicurezze Manutenzione e verifiche giornaliere e periodiche di legge e secondo quanto indicato nelle istruzioni di uso del carrello Guida del carrello su percorso di prova per evidenziare le corrette manovre a vuoto e a carico (corretta posizione sul carrello, presa dei carico, trasporto nelle varie situazioni, sosta del carrello, ecc.) Modulo pratico: carrelli/sollevatori/elevatori semoventi telescopici rotativi (4 ore) Illustrazione, seguendo le istruzioni di uso del carrello, dei vari componenti e delle sicurezze Manutenzione e verifiche giornaliere e periodiche di legge e secondo quanto indicato nelle istruzioni di uso del carrello Guida del carrello su percorso di prova per evidenziare le corrette manovre a vuoto e a carico (corretta posizione sul carrello, presa del carico, trasporto nelle varie situazioni, sosta dei carrello, ecc.) Modulo pratico: carrelli industriali semoventi, carrelli semoventi a braccio telescopico e carrelli/sollevatori/elevatori semoventi telescopici rotativi (8 ore) Illustrazione, seguendo le istruzioni di uso del carrello, dei vari componenti e delle sicurezze Manutenzione e verifiche giornaliere e periodiche di legge e secondo quanto indicato nelle istruzioni di uso del carrello Guida del carrello su percorso di prova per evidenziare le corrette manovre a vuoto e a carico (corretta posizione sul carrello, presa del carico, trasporto nelle varie situazioni, sosta del carrello, ecc.). 106
107 LA LEZIONE SUL CAMPO parte pratica Macchine Movimento Terra PARTE PRIMA - Programma dei moduli pratici specifici 3.1. Modulo pratico per escavatori idraulici (6 ore) Individuazione dei componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, dispositivi di accoppiamento e azionamento delle macchine operatrici Individuazione dei dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione, conoscenza dei pattern di comando Controlli pre-utilizzo: controlli visivi e funzionali della macchina, dei dispositivi di comando e di sicurezza Pianificazione delle operazioni di campo: accesso, sbancamento, livellamento, scavo offset, spostamento in pendenza a vuoto ed a carico nominale. Operazioni di movimentazione carichi, manovra di agganci rapidi per attrezzi Esercitazioni di pratiche operative: tecniche di manovra e gestione delle situazioni di pericolo Guida dell escavatore ruotato su strada. Le esercitazioni devono prevedere: a) predisposizione del mezzo e posizionamento organi di lavoro; b) guida con attrezzature Uso dell escavatore in campo. Le esercitazioni devono prevedere: a) esecuzione di manovre di scavo e riempimento; b) accoppiamento attrezzature in piano e non; c) manovre di livellamento; d) operazioni di movimentazione carichi di precisione; e) aggancio di attrezzature speciali e loro impiego Messa a riposo e trasporto dell escavatore: parcheggio e rimessaggio (ricovero) in area idonea, precauzioni contro l utilizzo non autorizzato. Salita sul carrellone di trasporto. Individuazione 107
108 dei punti di aggancio per il sollevamento Modulo pratico per escavatori a fune (6 ore) Individuazione dei componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, dispositivi di accoppiamento e azionamento delle macchine operatrici Individuazione dei dispositivi dì comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione Controlli pre-utilizzo: controlli visivi e funzionali della macchina, dei dispositivi di comando e di sicurezza Pianificazione delle operazioni di campo: accesso, sbancamento, livellamento, scavo offset, spostamento in pendenza a vuoto ed a carico nominale. Operazioni di movimentazione carichi Esercitazioni di pratiche operative: tecniche di manovra e gestione delle situazioni di pericolo Guida dell escavatore a ruote su strada. Le esercitazioni devono prevedere: a) predisposizione del mezzo e posizionamento organi di lavoro; b) guida con attrezzature Uso dell escavatore in campo. Le esercitazioni devono prevedere: a) manovre di scavo e riempimento; b) accoppiamento attrezzature; c) operazioni di movimentazione carichi di precisione; d) aggancio di attrezzature speciali (benna mordente, magnete, ecc.) e loro impiego Messa a riposo e trasporto dell escavatore: parcheggio e rimessaggio (ricovero) in area idonea, precauzioni contro l utilizzo non autorizzato. Salita sul carrellone di trasporto. Individuazione dei punti di aggancio per il sollevamento. 108
109 3.3. Modulo pratico per caricatori frontali (6 ore) Individuazione dei componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, dispositivi di accoppiamento e azionamento delle macchine operatrici Individuazione dei dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione Controlli pre-utilizzo: controlli visivi e funzionali del caricatore, dei dispositivi di comando e di sicurezza Pianificazione delle operazioni di caricamento: pendenze, accesso, ostacoli sul percorso, tipologia e condizioni del fondo. Operazioni di movimentazione e sollevamento carichi, manovra di agganci rapidi per attrezzi Esercitazioni di pratiche operative: tecniche di manovra e gestione delle situazioni di pericolo Trasferimento stradale. Le esercitazioni devono prevedere: a) predisposizione del mezzo e posizionamento organi di lavoro; b) guida con attrezzature Uso del caricatore in campo. Le esercitazioni devono prevedere: a) manovra di caricamento; b) movimentazione carichi pesanti; c) uso con forche o pinza Messa a riposo e trasporto del caricatore: parcheggio e rimessaggio (ricovero) in area idonea, precauzioni contro l utilizzo non autorizzato Modulo pratico per terne (6 ore) Individuazione dei componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, dispositivi di accoppiamento e azionamento delle macchine operatrici Individuazione dei dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione. 109
110 Controlli pre-utilizzo: controlli visivi e funzionali della terna, dei dispositivi di comando e di sicurezza Pianificazione delle operazioni di scavo e caricamento: pendenze, accesso, ostacoli sul percorso e condizioni del terreno, sbancamento, livellamento, scavo. Operazioni di movimentazione carichi, manovra di agganci rapidi per attrezzi Esercitazioni di pratiche operative: tecniche di manovra e gestione delle situazioni di pericolo Guida della terna su strada. Le esercitazioni devono prevedere: a) predisposizione del mezzo e posizionamento organi di lavoro; b) guida con attrezzature Uso della terna. Le esercitazioni devono prevedere: a) esecuzione di manovre di scavo e riempimento; b) accoppiamento attrezzature in piano e non; c) manovre di livellamento; d) operazioni di movimentazione carichi di precisione; e) aggancio di attrezzature speciali (martello demolitore, pinza idraulica, trivella, ecc.) e loro impiego; f) manovre di caricamento Messa a riposo e trasporto della terna: parcheggio e rimessaggio (ricovero) in area idonea, precauzioni contro l utilizzo non autorizzato Modulo pratico per autoribaltabili a cingoli (6 ore) Esempio di autoribaltabile a cingoli Individuazione dei componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, dispositivi di accoppiamento Individuazione dei dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione Controlli pre-utilizzo: controlli visivi e funzionali dell autoribaltabile, dei dispositivi di comando e di sicurezza Pianificazione delle operazioni di caricamento, scaricamento 110
111 e spargimento materiali: pendenze, accesso, ostacoli sul percorso, tipologia e condizioni del fondo Esercitazioni di pratiche operative: tecniche di manovra e gestione delle situazioni di pericolo Trasferimento stradale. Le esercitazioni devono prevedere: a) predisposizione del mezzo e posizionamento organi di lavoro; b) guida a pieno carico Uso dell autoribaltabile in campo. Le esercitazioni devono prevedere: a) manovre di scaricamento; b) manovre di spargimento Messa a riposo dell autoribaltabile: parcheggio e rimessaggio (ricovero) in area idonea, precauzioni contro l utilizzo non autorizzato Modulo pratico per escavatori idraulici, caricatori frontali e terne (12 ore) Individuazione dei componenti strutturali: struttura portante, organi di trasmissione, organi di propulsione, organi di direzione e frenatura, dispositivi di accoppiamento e azionamento delle macchine operatrici Individuazione dei dispositivi di comando e di sicurezza: identificazione dei dispositivi di comando e loro funzionamento, identificazione dei dispositivi di sicurezza e loro funzione, conoscenza dei pattern di comando Controlli pre-utilizzo: controlli visivi e funzionali delle macchine, dei dispositivi di comando e di sicurezza Pianificazione delle operazioni di campo, scavo e caricamento: pendenze, accesso, ostacoli sul percorso, tipologia e condizioni del fondo e del terreno, sbancamento, livellamento, scavo, scavo offset, spostamento in pendenza a vuoto ed a carico nominale. Operazioni di movimentazione e sollevamento carichi, manovra di agganci rapidi per attrezzi Esercitazioni di pratiche operative: tecniche di manovra e gestione delle situazioni di pericolo Guida degli escavatori idraulici, dei caricatori frontali e 111
112 delle terne su strada. Le esercitazioni devono prevedere: a) predisposizione del mezzo e posizionamento organi di lavoro; b) guida con attrezzature Uso di escavatori idraulici, dei caricatori frontali e delle terne. Le esercitazioni devono prevedere: a) esecuzione di manovre di scavo e riempimento; b) accoppiamento attrezzature in piano e non; c) manovre di livellamento; d) operazioni di movimentazione carichi pesanti e di precisione; e) uso con forche o pinza; f) aggancio di attrezzature speciali (martello demolitore, pinza idraulica, trivella, ecc.) e loro impiego; g) manovre di caricamento Messa a riposo e trasporto degli escavatori idraulici, dei caricatori frontali e delle terne: parcheggio e rimessaggio (ricovero) in area idonea, precauzioni contro l utilizzo non autorizzato. Salita sul carrellone di trasporto. Individuazione dei punti di aggancio per il sollevamento. LA LEZIONE PRATICA - parte seconda - linee guida per Carrelli Elevatori e Macchine Movimento Terra La lezione pratica, che segue la lezione d aula è estremamente importante per il processo di formazione, è molto stimolante per i discenti e per essa valgono tutte le raccomandazioni fatte per la lezione in aula. La lezione che esige sempre un attenta pianificazione e progettazione, la conoscenza delle macchine e degli accessorie e dei luoghi di lavoro e delle fasi lavorative che si praticano, prevede che gli istruttori (uno per ogni sei discenti), affiancati dal docente, che resta sempre la figura centrale del processo formativo, illustrino le caratteristiche delle macchine, eseguano controlli e le esercitazione e la guida delle macchine. La lezione pratica è effettuata direttamente nelle aziende e sui luoghi di lavoro delle aziende che hanno richiesto l abilitazione per i propri dipendenti in modo da poter analizzare e fronteggiare 112
113 qualsiasi tipologia di rischio osservando da vicino le fasi lavorative, analizzandole nei minimi dettagli e suggerendo metodi per lavorare in modo sicuro. Solo per i corsi per le macchine movimento terra al prima parte relativa la modulo pratico potrà essere erogata presso le filali delle concessionarie e verterà in particolare su 3 punti fondamentali: la salita e la discesa dal mezzo in sicurezza; l uso della cintura di sicurezza ; Controlli pre-utilizzo; l efficienza dei sistemi anti schiacciamento in caso di ribaltamento (TOPS e ROPS). La lezione, rimarcherà gli argomenti affrontati nella parte teorica e in alcuni casi soffermandosi su delle prassi scorrette, ma che a persone con esperienza pluridecennale, possono sembrare l unica soluzione possibile. Prima di partire con le lezioni ed esercitazioni del modulo pratico il corpo docente dovrà verificare che il campo oggetto delle prove abbia i requisiti richiesti dalla normativa, mettere in sicurezza e delimitare l area di svolgimento delle prove e verificare che tutti i discenti abbiano i DPI necessari allo svolgimento della mansione. Durante le prove pratiche, eseguite direttamente nei luoghi aziendali, il corpo docente oltre ad attenersi al programma ed eseguire tutte le prove previste, si soffermerà in particolare: sulle le fasi lavorative, analizzandole nei minimi dettagli e suggerendo metodi per lavorare in modo sicuro; sulle prove oggetto dell esame finale; sul completamento delle informazioni date in aula; sull utilizzo del libro di uso e manutenzione per la conoscenza ed utilizzo dei comandi; migliorare la conoscenza dei componenti strutturali e del funzionamento per poter dare indicazioni sul loro utilizzo; sui dispositivi di sicurezza: identificazione comandi, funzionamento ed utilizzo; sui punti di manutenzione e sui controlli pre-utilizzo e sull utilizzo del libro di uso e manutenzione; ispezione prima dell utilizzo del mezzo, controllo livelli, 113
114 salita /discesa, utilizzo della cintura di sicurezza, conduzione della macchina; verifica delle capacità operative nel rispetto delle norme di sicurezza e delle corrette tecniche operative. L operatore dovrà dimostrare la sua capacità di conduzione o spostamento del mezzo e di utilizzare correttamente l attrezzatura installata (ad es per le macchine movimento terra : benna forche benna polipo e per i carrelli elevatori pinze per bobine di carta, ecc.) nelle varie tipologie di applicazione. A tal scopo sarà necessario: Ispezionare l area da utilizzare per pianificare le operazioni previste; Prevedere ed illustrare le modalità di prova per i mezzi previsti. Operazioni di utilizzo prevedibili per i carrelli elevatori: Percorso con curve con passaggio in strettoia (paletti o coni di segnalazione) con carrello vuoto e carico; Carico e scarico merci dopo spostamento con marcia avanti ed in retromarcia; Salita/discesa su pendenza (rampa) anche in retromarcia; Movimentazione carico pesante; movimentazione con forche del carico con senza bancale; Parcheggio del carrello. La prove dovranno inoltre prevedere inizialmente: Corrette procedure di salita sul mezzo ed utilizzo della cintura di sicurezza; Correzione della posizione del sedile/braccioli per avere il miglior controllo dei comandi (pedali/leve); Verifica posizione specchietti retrovisori e del clacson Operazioni di avviamento del motore e di inizio manovra. Al termine della prova: Lasciare la macchina in condizioni di sicurezza: 114
115 Attrezzatura appoggiata a terra; Freno di parcheggio inserito; Inserimento del dispositivo antifurto (se in dotazione); Corrette procedure di discesa. Operazioni di utilizzo prevedibili per pale caricatrici frontali (esempi): Percorso con curve con passaggio in strettoia (paletti o coni di segnalazione) sia con benna vuota e carica; Carico da cumolo anche di materiali diversi; Scarico dopo spostamento in retromarcia o in tramoggia o su mezzo; Spinta/livellamento (pala cingolata); Salita/discesa su pendenza (rampa) anche in retromarcia; Movimentazione carico pesante; movimentazione con forche del carico con/senza bancale; Utilizzo benna multiuso (terna) nelle varie funzioni; Cambio attrezzatura con macchine dotate di attacco rapido. La prove dovranno inoltre prevedere inizialmente: Corrette procedure di salita sul mezzo (tre punti di appoggio); Utilizzo della cintura di sicurezza; Correzione della posizione del sedile/braccioli per avere il miglior controllo dei comandi (pedali/leve); Verifica posizione specchietti retrovisori/telecamera posteriore ( se in dotazione); Operazioni di avviamento del motore e di inizio manovra. Al termine della prova: Lasciare la macchina in condizioni di sicurezza: Attrezzatura appoggiata a terra; Freno di parcheggio inserito; Dopo aver spento il motore togliere la chiave Lasciare l interruttore stacca batterie aperto ( dopo essere scesi dal mezzo); 115
116 Inserimento del dispositivo antifurto (se in dotazione); Corrette procedure di discesa. Operazioni di utilizzo prevedibili per escavatori (esempi): Operazioni di scavo libero o trincea; Riempimento di scavo; Livellamento o rifinitura; Operazioni di precisione; Salita discesa su pendenza; Operazioni di sollevamento carichi; (solo con macchina provvista dei dispositivi obbligatori e imbracature a norma); Operazioni di sostituzione attrezzature e loro utilizzo (se in dotazione); Conduzione del mezzo (escavatori gommati); Movimentazione materiali con benne di differente tipologia (se in dotazione). La prova dovrà inoltre prevedere inizialmente: Corrette procedure di salita sul mezzo (tre punti di appoggio); Utilizzo della cintura di sicurezza; Correzione della posizione del sedile/braccioli per avere il miglior controllo dei comandi (pedali/ leve); Verifica posizione specchietti retrovisori/telecamera posteriore (se in dotazione); Operazioni di avviamento del motore e di inizio manovra. Al termine della prova: Lasciare la macchina in condizioni di sicurezza; Attrezzatura appoggiata a terra; Freno di parcheggio inserito; Dopo aver spento il motore togliere la chiave Lasciare l interruttore stacca batterie aperto ( dopo essere scesi dal mezzo); Inserimento del dispositivo antifurto (se in dotazione); Corrette procedure di discesa. 116
117 La Valutazione della parte pratica Carrelli Elevatori 4. Parte Prima Carrelli Elevatori - Valutazione 4.2. Al termine di ognuno dei moduli pratici (al di fuori dei tempi previsti per i moduli pratici) avrà luogo una prova pratica di verifica finale, consistente nell esecuzione di almeno 2 delle prove di cui ai punti: e per i carrelli industriali semoventi, e per i carrelli semoventi a braccio telescopico e e per i carrelli elevatori telescopici rotativi, e per i carrelli di cui al punto Tutte le prove pratiche per ciascuno dei moduli 3.1, 3.2, 3.3 e 3.4 devono essere superate Il mancato superamento della prova di verifica finale comporta l'obbligo di ripetere il modulo pratico L'esito positivo delle prove di verifica intermedia e finale, unitamente a una presenza pari ad almeno il 90% del monte ore, consente il rilascio, al termine del percorso formativo, dell'attestato di abilitazione. La Valutazione della parte pratica MMT Parte prima macchine movimento terra La normativa prevede che al termine del modulo pratico (al di fuori dei tempi previsti per il modulo pratico) avrà luogo una prova pratica di verifica finale, consistente nell esecuzione: a) di almeno 2 delle prove di cui ai punti: per gli escavatori idraulici; per gli escavatori a fune; per i caricatori frontali; per le terne; per gli autoribaltabili; b) di almeno 3 delle prove di cui al punto per gli escavatori idraulici, i caricatori frontali e le terne Tutte le prove pratiche per ciascuno dei moduli 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 3.5 e 3.6 devono essere superate Il mancato superamento della prova di verifica finale comporta l obbligo di ripetere il modulo pratico. 117
118 4.5. L'esito positivo delle prove di verifica intermedia e finale, unitamente a una presenza pari ad almeno il 90% del monte ore, consente il rilascio, al termine del percorso formativo, dell'attestato di abilitazione. Metodo di Valutazione prova pratica Parte seconda line guida comuni per carrelli elevatori e macchine movimento terra La valutazione deve essere: finalizzata ad accertare le competenze e abilità professionali; tesa alla valorizzazione delle capacità e delle caratteristiche individuali e della conoscenza della macchina e delle fasi lavorative; La valutazione deve avere funzione di verifica degli apprendimenti individuali e di promozione della motivazione, tenendo presente che la prova di esame finale è semplicemente il punto di approdo di tutte le lezioni e le esercitazioni che i discenti hanno seguito. Per poter valutare la parte pratica con un metodo oggettivo abbiamo dovuto determinare dei criteri che tenessero conto di tutte le lezioni svolte. La difficoltà maggiore per una corretta valutazione è stata quella di individuare i parametri oggettivi e ricavarne gli ambiti applicativi. Il nostro intento era quello di fornire uno strumento uniforme ed estremamente oggettivo da utilizzare per tutti i corsi di formazione. L istruttore ed il docente avranno un valido aiuto dal modulo per la valutazione pratica, predisposto dalla direzione didattica. Essi dovranno avere cura di compilarlo e firmalo in ogni sua parte. (vedi allegato 4). Criteri e Metodi di Valutazione I criteri da tener presente sono stati individuati nelle seguenti macro-voci: attenzione e partecipazione del discente durante le ore di formazione del modulo pratico; 118
119 il tempo di esecuzione delle prove pratiche; le prove pratiche e le sue penalità che sono state individuate in per i carrelli elevatori in quattro punti e per la macchine movimento terra in cinque punti, di seguito descritti: a) Carrelli elevatori: 1) La prima prova pratica: Manutenzione e verifiche giornaliere e periodiche; 2) L accensione del mezzo e l allacciamento della cintura sicurezza; 3) La seconda prova pratica: Guida del carrello su percorso di prova; 4) Messa a riposo del veicolo e discesa dal mezzo. b) Macchine Movimento Terra: 1) Verifica del mezzo prima della messa in moto e salita su di esso tenendo presente la regola dei tre punti di appoggio; 2) L accensione del mezzo e l allacciamento della cintura sicurezza; 3) La prima prova pratica, che consiste per le pale caricatrici frontali e le terne nel caricamento di materiale e per gli escavatori nell esecuzione di uno scavo; 4) La seconda prova pratica che consiste per le pali caricatrici in una manovra di precisione, per gli escavatori operazioni di movimentazione carichi di precisione; e per le terne esecuzione di una manovra di scavo e di riempimento; 5) Messa a riposo del veicolo e discesa dal mezzo. Le prove nelle singole macchine devono essere uguali per tutti i discenti impegnati nelle prove. 119
120 Criteri di Valutazione Individuate i criteri occorre definire alcuni regole fondamentali, indicate nelle tabelle seguenti: Tab. a- punteggi massimi e minimi VOTO massimo attribuibile VOTO minimo per superare l esame Criterio Voto massimo attribuibile Tabella b- voti criteri Attenzione e partecipazione del discente Tempo di esecuzione delle prove pratiche Prove Pratiche
121 Tabella c- voto attenzione e partecipazione del discente durante le ore di formazione del modulo pratico Giudizio Impegno Impegno Impegno Impegno Impegno serio, serio, non sempre discontinuo, superficiale costante, accurato e adeguato, non e accurato e costante; poco adeguato discontinuo, responsabil partecipazio approfondit alle partecipazio e; ne attiva, o e non richieste; ne con partecipazio con produttivo; partecipazio scarso ne attiva e migliorame partecipazio ne interesse propositiva; nto ne ed bisognosa di apprendime apprendime significativo attenzione guida nto nto rapido, della discontinua costante. difficoltoso consolidato, situazione e limitata. Apprendime e non ha sicuro, con di partenza. Attenzione nto appreso conoscenze Il discontinua difficoltoso. nuove approfondit comportam con Il conoscenze e. Il ento è sostanziale comportam o abilità, comportam sempre raggiungime ento è stato comportam ento è stato stato nto degli poco ento corretto e corretto obiettivi. Il rispettoso generalmen sempre comportam delle regole te scorretto. positivo. ento è sempre stato corretto Voto massimo attribuibile Metodo di rilevazione del tempo massimo di effettuazione delle prove pratiche. Il tempo di massimo di effettuazione delle prove pratiche è calcolato nel seguente modo: il tempo impiegato dall istruttore per eseguire la prova, aumentato del 50%. esempio: tempo effettuato dall istruttore cinque minuti aumentato del 50% (2,50= 7,50) se il discente esegue la prova registrando un tempo uguale o inferiore ai sette minuti e cinquanta secondi non incorre in penalità e potrà ricevere un punteggio massimo di dieci punti. Se supera il tempo massimo scatta la penalità che viene calcolata 121
122 con minimo un meno due da scalare sul punteggio massimo attribuito, secondo la seguente tabella: Valutazione Voto massimo attribuibile Tab. d- voto tempo effettuazione prove Tempo Tempo Superiore Superiore del 25% del del 50% del tempo tempo massimo massimo Entro o al di sotto del tempo massimo Tempo Superiore del 75% del tempo massimo Tempo Superiore del 100% del tempo massimo Tab. e1- voto e calcolo penalità prove pratiche carrelli elevatori Prova Prima prova pratica Manutenzione e verifiche giornaliere e L accension e del mezzo e l allacciame nto della Seconda prova pratica Guida del carrello su Messa a riposo del veicolo e discesa dal mezzo periodiche cintura sicurezza percorso di prova Voto massimo attribuibile 2,5 2,5 2,5 2,5 Penalità -2,5-2,5-2,5-2,5 Prova Voto massimo attribuibile Tab. e2- voto e calcolo penalità prove pratiche macchine movimento terra Verifica del mezzo L accensione prima della messa del mezzo e in moto e salita su l allacciament di esso tenendo o della presente la regola cintura dei tre punti di sicurezza appoggio prima prova pratica (variabile a seconda della tipologia della mmt) Seconda prova pratica (variabile a seconda della tipologia della mmt) Messa a riposo del veicolo e discesa dal mezzo Penalità
123 Le modalità ed i criteri sovra indicati, sono stati creati per dare maggiore risalto alle capacità ed abilità pratiche nella conduzione delle macchine, come da esempio sotto-riportato: cognome e nome discente ROSSI MARIO VERDI MARIO Voto criterio 1 (attenzione) Voto criterio (2 tempo) Voto criterio 3 Prove pratiche Voto finale complessivo Giudizio finale prova pratica NON IDONEO IDONEO Come si evince dagli esempi, sovra-riportati, che sono estremizzati al massimo (si spera che i docenti non debbano mai trovarsi difronte a casi simili), i criteri e i metodi di valutazioni individuati dal nostro metodo, prediligono e non potrebbe essere diversamente, in un corso orientato alla pratica, le capacità e l abilità del discente alla guida delle macchine movimento terra a discapito degli altri criteri. 123
124 La commissione d esame La commissione d esame è composta da: responsabile formativo che presiede la commissione; dal docente dall istruttore/i La commissione redige il verbale d esame ed esprime un voto finale espresso in trentesimi ed un giudizio finale sintetico (idoneo/non idoneo). Il verbale di esame Il verbale d esame è predisposto dalla direzione didattica e compilato dalla commissione d esame. (vedi allegato 5) Valutazione del gradimento del corso dei discenti Al termine del corso è richiesto ai discenti di esprimere un giudizio complessivo del corso e di valutarne l utilità del corso ed esprime un giudizio sul corpo docente. (vedi allegato 6) Attestazione Al termine del corso verranno rilasciate: l attestazione abilitante alla guida del mezzo per cui si è sostenuto il corso (vedi allegato 7); un tesserino plastificato (patentino) con la foto del corsista e riportante i dati del corso e dell attestazione (vedi allegato 8). 124
125 PARTE TERZA Casi reali La formazione degli addetti alla conduzione di Pale Caricatrici Frontali ed Escavatori nelle cave di estrazione di marmo di Carrara La formazione degli addetti alla conduzione di Carrelli Elevatori in una base logistica militare La formazione degli addetti alla conduzione di Carrelli Elevatori in una azienda di packaging La formazione degli addetti alla conduzione di Pale Caricatrici Frontali, Escavatori e Terne in un cantiere ferroviario La formazione degli addetti alla conduzione di Pale Caricatrici Frontali, Escavatori e Terne in una filiale CGT 125
126 L unione dell elevata esperienza formativa dell A.N.CO.R.S. e la profonda esperienza tecnica degli istruttori CGT e CLS, hanno prodotto un risultato di alta qualità e di successo con la piena soddisfazione delle esigenze delle aziende e dei lavoratori. In queste pagine approfondiremo, alcuni casi reali di formazione erogata per i carrelli elevatori e le macchine movimento terra. Ci soffermeremo in particolare sulla formazione erogata per le macchine movimento terra presso le cave di marmo di Carrara, che per numero di partecipanti e sessione di corsi erogati più si presta ad una specifica trattazione. Senza però voler minimante sminuire tutte gli altri corsi di formazione erogati citati o meno. Ogni corso di formazione portato a termine consente un arricchimento per tutti, per la nostra associazione, per i nostri partners, per le aziende, per i docenti e per gli istruttori e per i discenti, perché permette uno scambio continuo di idee, di riflessioni e di tecniche di utilizzo in sicurezza, che corso dopo corso, mattone dopo mattone, ci arricchisce e consente a tutti di lavorare meglio e con maggiore sicurezza. Di seguito le schede tecniche dei corsi di formazioni basate su casi reali, impreziosite da spunti, commenti, considerazioni e aneddoti del nostro corpo docente. 126
127 Scheda tecnica del corso: La formazione degli addetti alla conduzione di Pale Caricatrici Frontali ed Escavatori nelle cave di estrazione di marmo di Carrara DATI DEL CORSO DI FORMAZIONE Luogo corso di formazione: CARRARA Durata di ogni corso: 16 ore Luogo lezione aula: Filiale CGT CAT s.p.a. di Carrara (MS) in località Avenza Luogo parte pratica: le prime quattro ore presso filiale CGT CAT spa di Carrara (MS) in località Avenza le restanti 12 ore + l esame pratico finale presso Cave di marmo di Carrara Periodo: n. 14 sessioni nei mesi di giugno e luglio Responsabile formativo: Luigi Marcello Docente: Luigi Marcello Istruttori: Agostino Mazzoni, Fabrizio Veri, Rosario Rota. Numero discenti formati ed abilitati: 70 MACCHINE OPERATRICI UTILIZZATE: Pala caricatrice frontale: CAT 966 G - CAT 966 H - CAT 988 F - CAT 988 G - CAT 988H - KOMATSU WA KOMATSU WA VOLVO L350 F 127
128 Escavatore idraulico: CAT E CAT E 324 D - CAT 374 D - HITACHI ZAXIS 140W- HITACHI ZAXIS HITACHI ZAXIS 870 LCH - KOMATSU PC 450 Descrizione Carrara è la capitale mondiale del marmo. Ogni anno sono estratte, lavorate, movimentate e commerciate decine di milioni di tonnellate di marmo e altre pietre dure. L'estrazione della pietra è fatta con moderni macchinari, grossi escavatori, ruspe e motoseghe che hanno una potenza impressionante mentre il trasporto è fatto con automezzi gommati e potentissimi, che riescono ad arrivare con manovre molto rischiose alle cave. Le problematiche ed i rischi aumentano in modo proporzionale con l aumentare del peso dei carichi sollevati e trasportati dalle macchine, un monolite cavato può pesare anche 60 t. Monolite che dapprima deve essere letteralmente tirato a terra, mediante l ausilio di un escavatore idraulico cingolato che monta una particolare benna denominata Benna Carrara, dalla bancata prima segata per poi essere trasportato da una pala caricatrice gommata nel luogo designato al taglio in blocchi di dimensioni minori. Il tutto avviene in spazi molto ristretti, che sono quelli di un gradone ricavato dal taglio di altri blocchi, al massimo di una decina di metri di profondità. Questa semplice e breve introduzione serve per capire quanto sia indispensabile avere operatori formati e abilitati all utilizzo dei macchinari preposti all estrazione e poi alla lavorazione del marmo. La prima fase, quella teorica, si è svolta in aula con lezioni frontali, presso la filiale della CGT di Carrara. Le lezioni sono state molto seguite da parte dei discenti, con momenti di riflessione comuni e numerosi interventi e domande dei corsisti. Nella prima fase o modulo teorico oltre ai cenni normativi, l attenzione si è catalizzata soprattutto sulle responsabilità dell operatore. L ambito operativo in cui si trova a lavorare l operatore è alquanto angusto e una manovra eseguita senza attuare le cautele più opportune può causare gravi danni talvolta irreparabili, a se stessi e a terzi. Infatti, la presenza degli operai in terra è molto frequente e, le interferenze, sia con gli autocarri sia con i mezzi dei venditori, 128
129 sono un rischio costante durante l intero orario di lavoro. In meritò a ciò, l argomento che ha sempre suscitato discussioni è stato quello relativo alla presenza dell autista dell autocarro sulla cabina di guida durante le operazioni di carico dei blocchi. A tal proposito ci si è soffermati sull obbligo da parte degli operatori MMT di fermare il mezzo e di interrompere le operazioni di carico se l autista non dovesse allontanarsi dalla zona di carico. Nella parte riguardante il modulo tecnico, partendo dal presupposto che di solito nelle cave di Carrara si usa MMT la cui cabina di guida si trova a circa 3 m dal suolo e che per accedervi devono essere utilizzate delle scalette verticali poste nella parte posteriore del mezzo., l attenzione si è focalizzata su 3 punti fondamentali: la salita e la discesa dal mezzo in sicurezza; l uso della cintura di sicurezza; l efficienza dei sistemi anti schiacciamento in caso di ribaltamento (TOPS e ROPS). L accesso e l abbandono, che dovrebbero avvenire seguendo la regola dei tre punti di appoggio e con il corpo rivolto verso la macchina stessa, sono effettuati in modo non conforme per accorciare i tempi di salita e discesa. L abbandono del mezzo, nella maggior parte dei casi avviene mediante un salto e con le spalle rivolte alla macchina. A questo proposito ci si è soffermati sui rischi derivanti da queste operazioni errate e sulla necessità di tutela delle articolazioni mediante un accesso e una discesa in modo sicuro. Per la stragrande maggioranza dei corsisti, era pensiero comune che la cintura di sicurezza, in caso di ribaltamento del mezzo, avrebbe arrecato maggiori danni poiché non consentiva un rapido abbandono del mezzo. Abbiamo mostrato dei video contenenti vari test di ribaltamento di MMT, con il manichino dapprima non assicurato al sedile e poi con cintura di sicurezza. L effetto? Quello di stupore generale quando alla fine dei test, i manichini assicurati al sedile mediante la cintura di sicurezza erano intatti nonostante la macchina si fosse ribaltata più volte su se stessa grazie anche ai sistemi ROPS E TOPS che annullano o 129
130 riducono i danni da schiacciamento in caso di ribaltamento laterale o frontale del mezzo. La seconda fase, quella pratica, per le prime quattro ore, relative ai controlli pre-utilizzo e illustrazione delle macchine e di comandi è stata erogata presso la filiale della CGT di Carrara, mentre le successive otto ore, si sono svolti direttamente nelle cave, in diverse località ed aziende locali. La seconda fase del corso, è stata ovviamente la parte più affascinante di quest esperienza. Questo modulo non si è svolto su un campo prove preparato ad hoc bensì nello scenario che gli operatori si trovano ad affrontare ogni giorno della vita lavorativa: la cava. La parte pratica è stata effettuata direttamente nelle cave dei clienti che hanno richiesto l abilitazione per i propri dipendenti in modo da poter analizzare e fronteggiare qualsiasi tipologia di rischio osservando da vicino le fasi lavorative, analizzandole nei minimi dettagli e dando qualche dritta per lavorare in modo sicuro rimarcando gli argomenti affrontati nella parte teorica e in alcuni casi soffermandosi su delle prassi scorrette, ma che a persone con esperienza pluridecennale (e quindi con una tecnica lavorativa consolidata) sembravano l unica soluzione possibile. Un altro punto su cui ci siamo focalizzati è stato sull impiego scorretto, dovuto a cattiva abitudine, di trasportare il personale impiegato nei vari punti di estrazione con l ausilio delle MMT. Era prassi consolidata trasportare i propri colleghi di lavoro, dal piazzale della cava fino al luogo di lavoro, o letteralmente caricandoli nella benna o facendoli porre sulle passerelle intorno alla cabina di guida. Operazione estremante pericolosa perché una frenata brusca del mezzo li avrebbe letteralmente catapultati nella parte anteriore dello stesso con tutte le conseguenze del caso. Dopo qualche riflessione sule responsabilità degli operatori, sui rischi e sui pericoli derivanti da ciò, gli stessi si sono convinti che ciò era un operazione che li esponeva a gravi conseguenze penali e amministrative oltre che di coscienza in caso di un incidente del genere. Sulle schede di gradimento finale dei corsiti, tutti hanno valutato il corso tra il soddisfacente ed il molto soddisfacente. 130
131 Di seguito alcune considerazioni sul corso dei corsisti. Ottimo corso, molto utile, ci ha aiutato a comprendere che occorre sempre la massima attenzione sul lavoro Francesco V. Avrei preferito fare qualche ora in più di formazione, perché la formazione è sempre vincente Fabio B. Sono soddisfatto, molte cose, illustrate al corso non erano di mia conoscenza. Ho appreso nuove procedure Vinicio B. Anche se molte informazioni, erano di mia conoscenza, il corso di formazione aiuta ad aprire la mente e ti fa comprendere seriamente, cose che prima si prendevano e si facevano con molta leggerezza Giorgio C. 131
132 Scheda tecnica del corso: La formazione degli addetti alla conduzione di Carrelli Elevatori in una base logistica militare DATI DEL CORSO DI FORMAZIONE Luogo lezione aula: presso Base Logistica delle Nazioni Unite - O.N.U. di Brindisi Luogo parte pratica: presso Base Logistica delle Nazioni Unite - O.N.U. di Brindisi Durata del corso: 12 ore Periodo: n. 2 sessioni nel mese di giugno 2013 Responsabile formativo: Luigi Marcello Docente: Luigi Marcello Istruttori: Pasquale Minale, Gaetano Mezzo Numero discenti formati ed abilitati: 12 Carrelli utilizzati: Hyster rs45 - Hyster h48 132
133 Descrizione La base Logistica delle Nazioni Unite e il Deposito si trovano a Brindisi. La base, attiva dal 1994, riceve materiale proveniente dalle missioni in chiusura o ridimensionamento, ispeziona, ripara, immagazzina e invia tale materiale alle operazioni di pace e umanitarie che ne fanno richiesta; appronta e mantiene in condizioni di efficienza i cosiddetti "START UP KITS", ossia tutti quei materiali ed attrezzature necessarie all'apertura di una nuova missione; Opera da centro di smistamento, o Hub, delle telecomunicazioni satellitari per le Nazioni Unite. Il Deposito è situato presso l'aeroporto militare "O.Pierozzi" di Brindisi dove possono atterrare aerei cargo anche di notevoli dimensioni. I depositi, gestiti dal Programma Alimentare Mondiale, sono stati trasferiti il 1 giugno 2000 dalla precedente sede di Pisa su decisione del Segretario Generale delle Nazioni Unite, che ne ha affidato la gestione a Brindisi in considerazione delle sue capacità logistiche nelle attività umanitarie. Questa struttura garantisce un soccorso rapido ed efficace alle popolazioni colpite da calamità naturali o guerre. Gli aiuti alimentari ed i farmaci sono già stoccati nel deposito e pronti ad essere trasportati appena se ne verifichi il bisogno. Il deposito, costituito da tre magazzini, ha una superficie complessiva di oltre m². Contiene materiali di pronto impiego divisi quali: 1.beni di prima necessità, 2.farmaci e materiale di consumo sanitario, 3.prodotti alimentari, 4.riserva globale, 5.equipaggiamenti, fra cui mezzi di trasporto, sistemi di telecomunicazione ed uffici mobili. Il corso si svolto presso la base ONU di Brindisi, la parte in aula è stata erogata, presso gli uffici della base e i discenti hanno dimostrato interesse soprattutto nei riguardi delle responsabilità degli operatori, sono utilizzati diversi video ed eseguite diverse esercitazioni. La parte pratica, molto seguita dai discenti, è stata erogata sul piazzale della pista dell aeroporto all interno della stessa base ed ha visto in particolare la movimentazione di containers. 133
134 Scheda tecnica del corso: La formazione degli addetti alla conduzione di Carrelli Elevatori in una azienda multinazionale di produzione laminati in alluminio DATI DEL CORSO DI FORMAZIONE Luogo lezione aula: presso azienda Novelis s.p.a. stabilimento di Pieve Emanuele (MI) Luogo parte pratica: presso azienda Novelis spa stabilimento di Pieve Emanuele (MI) Durata del corso: 12 ore Periodo: n. 4 sessioni nel mese di giugno 2013 Responsabile formativo: Luigi Ferrara Docente: Michele Moffa Istruttore: Michele Moffa Numero corsisti: 11 Numero discenti formati ed abilitati: 10 Numero discenti non abilitati parte pratica: 1 Carrello utilizzato: Hyster h3 134
135 Descrizione La Novelis spa è una multinazionale con sedi in diversi paesi. Nata nel 2005 come spin-off dal produttore di alluminio Alcan Inc., Novelis è sostenuta da 90 anni di storia nel settore della laminazione dell'alluminio. La sede italiana è a Bresso (MI) ed ha uno stabilimento a Pieve Emanuele (MI). La difficoltà più ricorrente nella formazione sui carrelli elevatori è rappresentata nel fare breccia nel "pubblico" che - mediamente - è composto di persone già abituate ad usare le macchine di cui si tratta nel corso. Inevitabile è una certa diffidenza nei confronti del docente che dovrebbe insegnarti - questa è la percezione - a usare una macchina che già usi (magari da vent'anni..). A questo scopo il docente in questione ha cercato di chiarire da subito che non si tratta di una scuola guida ma di un corso sulla sicurezza, basta fare qualche domanda per portare le persone alla consapevolezza che saper guidare un carrello è cosa abbastanza semplice, ma usarlo in maniera sicura è spesso cosa diversa e ben più difficile. Si sono proposti durante il corso degli esempi di incidenti per far capire che abitudini molto diffuse possono portare a conseguenze gravissime. Lo scopo di questo approccio, oltre ad inquadrare il corso in sé, è di far capire fin dall'inizio che chi eroga la docenza, conosce veramente le macchine oggetto del corso e le problematiche nel loro utilizzo. A giudizio del docente questo è un passo fondamentale, in quanto bisogna vincere la diffidenza ("io non ho niente da imparare"...) e rivolgersi alle persone mostrando che chi eroga il corso lo fa a pieno titolo. Nella parte più tecnica (stabilità) si cerca di chiarire al meglio le regole spiegando da dove nascono; al docente in questione piace dire che chi usa il carrello spesso conosce già il 99% delle regole, ma senza che nessuno gli abbia mai spiegato il motivo di queste regole, per far applicare una regola, magari contraria alle abitudini già consolidate, l unica strada è quella di far capire a fondo la motivazione della stessa (anche qui, spesso, portando esempi tratti dalla realtà operativa). 135
136 Insomma, l'approccio utilizzato è il seguente: regola/prescrizione - esempio di situazione pericolosa/incidente causati dal mancato rispetto della regola/prescrizione. Lo stesso vale per le esercitazioni pratiche. Anche in questo caso, il mio ruolo mi porta ad essere il primo salire sul carrello per illustrare le manovre corrette, in modo da aumentare ulteriormente l'attenzione di chi segue i corsi ("ma che, lo sa usare davvero?"...) oltre a spiegare le impostazioni corrette. Utilizziamo fare operazioni sbagliate (ovviamente, in condizioni di sicurezza) per dare modo alle persone di rendersi conto delle potenziali conseguenze delle manovre errate. Nella pratica, si cerca di far comprendere soprattutto le sequenze corrette di presa e deposito dei carichi, le impostazioni corrette delle manovre in spazi stretti, le regole che più spesso vengono "dimenticate" (sensi di marcia, uso del clacson, controllo di inizio turno, parcheggio corretto..). 136
137 Scheda tecnica del corso: La formazione (corso di aggiornamento) degli addetti alla conduzione di Pale Caricatrici Frontali, Escavatori e Terne in un cantiere ferroviario DATI DEL CORSO DI FORMAZIONE Luogo corso di formazione: Solignano (PR) Durata del corso: 4 ore Luogo lezione aula: sede ASTALDI s.p.a. di Solignano (PR) Luogo parte pratica: Cantiere ferroviario linea ferroviaria Pontremolese per la tratta Solignano-Fornovo in Solignano (PR) Data: 13 giugno 2013 Responsabile formativo: Luigi Marcello Docente: Luigi Marcello Istruttori: Agostino Mazzoni Numero discenti formati ed abilitati: 6 MACCHINE OPERATRICI UTILIZZATE: Pala caricatrice frontale: HITACHI ZW 180 Escavatore idraulico: HITACHI ZAXIS 160 LCH Terna: CAT
138 Descrizione Il corso di aggiornamento per l abilitazione alla conduzione di escavatori idraulici, pale caricatrici frontali e terne, si è tenuto il 13 giugno 2013 presso la sede dell Astaldi Spa in Solignano (PR) per quanto concerne la parte teorica, invece per la parte pratica i docenti e corsisti si sono spostati pressi il cantiere dove erano in corse le lavorazioni necessarie al raddoppio della linea ferroviaria Pontremolese per la tratta Solignano-Fornovo. La zona interessata dalle prove è stata delimitata ed è stato inibito l accesso all area da parte di soggetti ed attrezzature non autorizzati. L area era a ridosso della nuova tratta ferroviaria, dove non era prevista la circolazione di treni, vi erano presenti cumuli di ghiaia e brecciame di varia pezzatura che sono stati utilizzati per effettuare le operazioni di carico, trasporto e scarico con la pala caricatrice frontale HITACHI ZW 180. Per la parte pratica relativa agli escavatori idraulici ho provveduto a sottoporre i corsisti a prove scavo a sezione obbligata, spostamento di carichi di precisione e costruzione, salita, discesa e demolizione di una rampa in terreno vegetale proveniente dagli scavi effettuati. È stato impiegato per le suddette prove un escavatore idraulico HITACHI ZAXIS 160 LC. Per le terne è stata utilizzata una CAT 434. In occasione di questo corso si sono tenuti in sequenza anche cosi di aggiornamento per gru mobili e per gru su autocarro. 138
139 Scheda tecnica del corso: La formazione degli addetti alla conduzione di Pale Caricatrici Frontali, Escavatori e Terne in filiale CGT DATI DEL CORSO DI FORMAZIONE Luogo lezione aula: presso filiale CGT di Brescia Luogo parte pratica: presso filiale CGT di Brescia Durata del corso: 16 ore Periodo: n. 2 sessioni nel mese di maggio 2013 Responsabile formativo: Luigi Ferrara Docenti: Vincenzo Sanfilippo e Lucia Petruzzelli Istruttore: Agostino Mazzoni e Rosario Rota Numero corsisti: 12 Numero discenti formati ed abilitati: 12 MACCHINE OPERATRICI UTILIZZATE: Pala caricatrice frontale: CAT 966 H - CAT 988 F Escavatore idraulico: CAT E CAT E 324 D Terne: CAT
140 Descrizione Il corso è stato erogato presso la filale CGT di Brescia ed a cui hanno partecipato diversi discenti provenienti da aziende diverse collocate sul territorio e dipendenti della stessa CGT che ha colto l occasione per ulteriormente formare ed abilitare i suoi tecnici. Di seguito le considerazione dei discenti sul corso: Se per il D. Lgs 81/2008 il lavoratore è protagonista in azienda, allora non può non esserlo ad un corso di formazione. Egli è parte attiva in azienda ed in analogo modo deve esserlo nel corso di formazione. Abbiamo imparato che quello che più gratifica il lavoratore è essere ascoltato ed esprimere la sua opinione, ma deve sentirsi libero di farlo senza essere giudicato. Per far ciò occorre instaurare in aula un clima di amicizia, ed è necessario tanto allenamento. Dell esito del corso mi accorgo quando: se ha parlato troppo il docente non va bene ; se invece il docente ha ascoltato più di quanto abbia parlato può andare bene e la prossima volta a ancora meglio, naturalmente stando attenti che non si vada fuori tema: quindi far parlare conducendo. I recenti accordi Stato-Regioni sulle attrezzature di lavoro hanno previsto un percorso lungo ed impegnativo sia per i partecipanti sia per i docenti. Il lavoratore preferisce sempre svolgere il suo lavoro al corso di formazione, perché si sente forzato a stare incollato ad una sedia per diverse ore. Se poi aggiungiamo che sono quasi terrorizzati dal test perché si sentono messi alla prova, le premesse non entusiasmano i partecipanti e neanche talvolta il docente che quindi deve rompere il ghiaccio ed impostare il corso in maniera attraente e stimolante. Rimaniamo sempre piacevolmente sorpresi, quando qualcuno a fine corso ci dice: non mi sono accorto del tempo trascorso, oppure pensavo peggio!. Quello che influisce sul buon andamento del corso è l organizzazione dell aula e la location : i partecipanti devono stare comodi ed avere spazio a sufficienza per poter prestare la massima attenzione; anche il docente deve avere spazi adeguati per gestire la prossemica e fortunatamente tutti questi aspetti, 140
141 sono privilegiati e molto curati dalla nostra direttrice didattica. L attività di docente formatore deve essere di passione. Ogni corso, se pur tratta il medesimo argomento, è sempre diverso dai precedenti soprattutto perché si ha l opportunità di interagire con persone sempre differenti. Quello che maggiormente ci colpisce ad ogni corso è l efficacia dei filmati e delle immagini che coinvolgono i partecipanti a tal punto da farli immedesimare in ciò che stanno osservando, stimolando la loro attenzione e l interazione interpersonale. Imbattibile è l adrenalina che percepiamo durante la prova pratica di conduzione del mezzo e ci rendiamo conto che il fare e mettersi in azione è il momento in cui la persona mette in gioco la sua esperienza e l abilità per esprimere se stesso di fronte agli altri. Soprattutto vuol dimostrare di essere capace, di avere delle qualità. Ad ogni corso portiamo a casa qualcosa di nuovo, una nuova esperienza che ci arricchisce da condividere nei corsi successivi. Alcuni Aneddoti sul corso di formazione: - un partecipante alla fine della compilazione del questionario di gradimento scrisse tra le considerazioni personali che aveva gradito molto il docente col sorriso. - Un altro partecipante, avendo appreso alla prova pratica che esiste un commutatore per far sterzare contemporaneamente ruote anteriori e posteriori, mi chiese a fine giornata se poteva lui mettersi alla guida e parcheggiare la terna (eccitato come un bambino col suo nuovo giocattolo!). - un partecipante al termine del corso si è avvicinato dichiarando: tutto quello che abbiamo visto nei filmato succede in azienda. 141
142 Metodologia utilizzata: - Ascoltare e creare empatia con ogni partecipante. - Visione e commento immagini. - Visione e commento di filmati. - Racconto di casi reali oppure stimolare le persone a raccontare esperienze personali. - Gioco della comunicazione: attraverso le domande guidare l aula a dare risposte che aiutino a comprendere un concetto. - Esercitazioni e prove pratiche (attraggono e interessano molto i partecipanti). - Questionari intermedi e/o iniziali (per fissare dei concetti o come spunto per trattare gli argomenti della lezione). 142
143 Bibliografia ASL Monza e Brianza dipartimento di prevenzione Carrelli Elevatori e viabilità sicura in azienda (2009); Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL) Linee guida adeguamento dei carrelli elevatori in riferimento al rischio di perdita accidentale di stabilità (2002); Istituto Superiore per la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro (ISPESL) Linee guida per il controllo periodico dello stato di manutenzione ed efficienza dei carrelli elevatori e delle relative attrezzature (2006); Suva Pro (CH) Opuscolo Regole importanti per i carrellisti (2002); CLS Guida del carrellista (2006); CGT Guida delle macchine movimento terra (2007); Scuola Edile Bresciana quaderni: manuale macchine movimento terra: utilizzo e sicurezza (2010); 143
144 Indice Parte prima - Aspetti generali.. pag. xxx La normativa.. pag. xxx Obblighi.. pag. xxx Le macchine.. pag. xxx I DPI... pag. xxx I principali rischi. pag. xxx Verifiche pre-utilizzo. pag. xxx Manutenzione... pag. xxx Definizioni.... pag. xxx La comunicazione... pag. xxx La formazione negli adulti... pag. xxx Parte seconda - Linee guida.... pag. xxx Metodologia Didattica. pag. xxx Problem solving pag. xxx Direzione didattica... pag. xxx Responsabile formativo... pag. xxx Il Docente... pag. xxx L istruttore pag. xxx L aula... pag. xxx Il registro presenze. pag. xxx La lezione in aula - Parte teorica... pag. xxx Valutazione test intermedio... pag. xxx Il campo prove... pag. xxx La lezione sul campo Parte pratica... pag. xxx Valutazione esame pratico.. pag. xxx La commissione d esame pag. xxx Il verbale d esame pag. xxx Valutazione gradimento del corso dei discenti pag. xxx Attestazione pag. xxx 144
145 Parte terza - Casi reali La formazione degli addetti alla conduzione di pale caricatrici frontali ed escavatori nelle cave di estrazione di marmo di Carrara.. pag. xxx La formazione degli addetti alla conduzione di carrelli elevatori in una base logistica militare.. pag. xxx La formazione degli addetti alla conduzione di carrelli elevatori in una azienda di packaging... pag. xxx La formazione degli addetti alla conduzione di pale caricatrici frontali, escavatori e terne in un cantiere ferroviario.. pag. xxx La formazione degli addetti alla conduzione di pale caricatrici frontali, escavatori e terne in una filiale CGT pag. xxx Parte quarta gli allegati Allegato 1 Il questionario preliminare.. pag. xxx Allegato 2 Il registro delle presenze.. pag. xxx Allegato 3 Il test intermedio di valutazione. pag. xxx Allegato 4 La scheda di valutazione della prova Pratica.. pag. xxx Allegato 5 Il verbale d esame.. pag. xxx Allegato 6 La scheda di gradimento finale del corso..pag. xxx Allegato 7 L attestato... pag. xxx Allegato 8 Il patentino.. pag. xxx Bibliografia.. pag. xxx 145
146 Ringraziamenti Ringrazio con tutto il cuore per il loro prezioso aiuto: Paola Amirante, per la costante collaborazione, direttrice didattica A.N.CO.R.S. Eliseo Maiolino, per il prezioso appoggio, vice presidente A.N.CO.R.S. Luca Caliò, che ha curato la parte grafica, grafico A.N.CO.R.S. Agostino Mazzoni, per il suo grande bagaglio d esperienza e per il contributo tecnico e per la grande umanità dimostrata Responsabile Centro Scuola CGT Rosario Rota, istruttore CGT Fabrizio Veri, istruttore CGT Giovanni Grassi, Responsabile Service CLS Remo Perrucci, Service Manager Emilia-Romagna CLS Gaetano Mezzo, istruttore CLS Aleandro Falsini, istruttore A.N.CO.R.S. A tutto il corpo docente A.N.CO.R.S. per la competenza e la professionalità e l aiuto, ed in particolare a; Pietro Ballarino Silvio Carboni Marcella Falzone Luigi Marcello Pasquale Minale Michele Moffa Lucia Petruzzelli Rosario Sardo Vincenzo Sanfilippo Ciro Ruocco Si ringrazia infine, l ASL di Monza e Brianza ed in particolare al direttore del dipartimento di prevenzione dott. Roberto Cecchetti, che hanno concesso l utilizzo dei loro elaborati per la realizzazione del presente testo. 146
147 Copyright 2013 A.N.CO.R.S Copyright 2013 Luigi Ferrara Responsabile della pubblicazione Luigi Ferrara Iª Edizione SETTEMBRE 2013 Codice ISBN riportato nella quarta di copertina Stampato in Italia presso Cromografica Roma S.r.l., Roma, per Gruppo Editoriale L Espresso S.p.A. In vendita presso tutte le librerie LA FELTRINELLI e sui siti:
148 148
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