DISTRETTO SOCIOSANITARIO 7 SAVONESE
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1 DISTRETTO SOCIOSANITARIO 7 SAVONESE Città di Savona Comune di Comune di Varazze Celle Ligure Comune di Vado Ligure Comune di Quiliano Comune di Bergeggi Comune di Spotorno Città di Albisola Superiore Comune di Albissola Marina Comune di Comune di Comune di Comune di Stella Sassello Pontinvrea Mioglia Comune di Urbe PIANO SOCIOSANITARIO INTEGRATO
2 DISTRETTO SOCIOSANITARIO N. 7 SAVONESE PIANO INTEGRATO SOCIOSANITARIO INDICE ANALISI DI CONTESTO PARTE PRIMA Premessa. Pg Territorio e comunità locale: la provincia di Savona e il Distretto Savonese. 1 Pg. 7 Introduzione. Sintesi dei risultati: un confronto delle analisi fra distretti. Pg. 10 Distretto socio sanitario Savonese. Incremento o decremento demografico? Dati reali e di previsione. Pg. 32 Struttura della popolazione. Pg. 34 Crescita della popolazione giovanile. Pg. 37 Erosione della popolazione in età centrale. Pg. 39 Famiglie. Pg. 42 Immigrazione. Pg. 43 Invecchiamento della popolazione. Pg Lettura critica del contesto, bisogni emergenti e priorità di sistema Pg. 48 individuate per il triennio PERCORSO DI SVILUPPO DEL PIANO E METODOLOGIA DI GOVERNANCE Premessa. Pg Il piano di lavoro del Comitato dei Sindaci del Distretto. Pg La partecipazione dell Azienda Sanitaria Locale n. 2 Savonese alla Pg. 54 Costruzione del Piano distrettuale. 3. La partecipazione degli attori istituzionali alla costruzione del Piano Pg. 56 distrettuale 4. La partecipazione degli attori sociali alla costruzione del Piano distrettuale: a) Il Forum Savonese del Terzo Settore e gli Enti ed associazioni del territorio; Pg. 59 b) Le Organizzazioni Sindacali; Pg. 60 c) Il programma di lavoro con gli attori sociali. Pg A cura di Stefania Rizzieri - Provincia di Savona 2
3 5. La partecipazione delle fondazioni bancarie Pg La partecipazione delle associazioni imprenditoriali Pg Le politiche trasversali: i Piani Regolatori Sociali della Provincia e dei Pg. 63 Comuni PARTE SECONDA ASSETTO ISTITUZIONALE ED ORGANIZZATIVO 1. La Conferenza dei Sindaci dell ASL 2: ruolo, competenze e modalità di Pg. 65 funzionamento: a)assetto tecnico: Segreteria e Coordinamento dei Direttori Sociali Pg Il Distretto Sociosanitario: Pg. 67 a)il Comitato dei Sindaci di Distretto Sociosanitario Pg. 68 b)l assetto tecnico: l Unità Distrettuale, la STA, il Comitato Distrettuale Pg Le Conferenze di Ambito Territoriale Sociale e la gestione associata Pg. 70 dei servizi negli Ambiti Territoriali Sociali ATS-. a)l'assetto tecnico: il Coordinatore di Ambito Territoriale Sociale e Pg. 71 l'unità Operativa Multiprofessionale Sociale AZIONI DI PIANO PER CONSOLIDARE L ASSETTO ISTITUZIONALE E LE NUOVE FORME DI GESTIONE Le Convenzioni: Pg. 71 a) La Convenzione fra i Comuni del Distretto Sociosanitario e l ASL 2 Pg. 72 Savonese per la gestione integrata dei servizi sociosanitari. PARTE TERZA LE RETI INTEGRATE D OFFERTA Premessa. Pg ACCESSO E INTEGRAZIONE SOCIOSANITARIA a) analisi dell offerta Pg. 81 3
4 b) bisogni, criticità e priorità rilevate Pg. 82 c) obiettivi ed azioni di Piano Pg POLITICHE DI PROMOZIONE E SOSTEGNO ALLE RESPONSABILITÀ FAMILIARI a) analisi dell offerta Pg. 90 b) bisogni, criticità e priorità rilevate Pg. 94 c) obiettivi ed azioni di Piano Pg POLITICHE PER LA NON AUTOSUFFICIENZA Area Anziani a) analisi dell offerta Pg. 98 b) bisogni, criticità e priorità rilevate Pg. 99 c) obiettivi ed azioni di Piano Pg. 102 Area Disabilità a) analisi dell offerta Pg. 103 b) bisogni, criticità e priorità rilevate Pg. 108 c) obiettivi ed azioni di Piano Pg POLITICHE PER L INCLUSIONE ED EMERGENZA SOCIALE a) analisi dell offerta Pg. 111 b) bisogni, criticità e priorità rilevate Pg. 112 c) obiettivi ed azioni di Piano Pg POLITICHE PER L INVECCHIAMENTO ATTIVO a) analisi dell offerta Pg. 118 b) bisogni, criticità e priorità rilevate Pg. 118 c) obiettivi ed azioni di Piano Pg. 119 PARTE QUARTA ASPETTI ECONOMICO FINANZIARI DI COMPETENZA DEI COMUNI 1. Previsioni economiche 2008/2010, fonti di finanziamento, co-finanziamento Pg. 122 distrettuale dei Comuni. 2. Fondi di investimento in conto capitale. Pg Finanziamenti progetti sperimentali/innovativi e a rilevanza regionale. Pg Altre forme di finanziamento: investimenti nelle politiche sociali del Pg. 133 privato sociale e delle imprese. 4
5 LE AZIONI DI PIANO TRASVERSALI 1. Utilizzo dell ISEE e modalità di compartecipazione alla spesa sociale. Pg Formazione degli operatori. Pg Strumenti di monitoraggio e valutazione per misurare il raggiungimento degli obiettivi di Piano: a)verso un Osservatorio provinciale delle Politiche Sociali Pg. 138 b)la valutazione partecipata degli indicatori di Piano Pg ) Il Centro Risorse Alunni Stranieri. Pg ) Sistemi di regolazione della qualità a)attività di autorizzazione e vigilanza legge 20/99: segreteria, Pg. 139 sistema informativo e risultati valutazione della qualità nelle strutture b)progetto valutazione qualità strutture residenziali per minori e per anziani Pg
6 PIANO DISTRETTO SOCIOSANITARIO 7 SAVONESE PARTE PRIMA 6
7 ANALISI DI CONTESTO Premessa. Il lavoro che segue rappresenta una descrizione del contesto provinciale relativamente ai fenomeni demografici, sociali ed economici che lo caratterizzano. Obiettivo di tale lettura è quello di fornire una cornice di riferimento ai Piani dei Distretti Sociosanitari della provincia di Savona, ed è scaturito da un confronto, su contenuti e metodologia, concertato fra i tecnici dell Amministrazione Provinciale e quelli dei Distretti. L elaborato si deve alla disponibilità alla competenza della dr.ssa Stefania Rizzieri, alla quale va un sentito ringraziamento per la preziosa collaborazione. Il lavoro svolto, che si pone come premessa verso la costituzione dell Osservatorio Provinciale delle Politiche Sociali, al quale è dedicato uno specifico approfondimento nella parte quarta del Piano, mira all individuazione di alcuni aspetti salienti per fornire un inquadramento ai fenomeni che interessano, e interesseranno nel prossimo futuro, il territorio provinciale. Nel dettaglio, la prima parte del lavoro di seguito presentato è pertanto comune a tutti e quattro i Distretti Sociosanitari della Provincia di Savona; segue una parte specifica relativamente al territorio del Distretto n. 7 Savonese. 1. Territorio e comunità locale. Introduzione. Il quadro proposto in queste pagine si pone la finalità di rilevare i più salienti fenomeni socio economici del territorio provinciale e di ogni singolo distretto socio sanitario. Gli obiettivi sono duplici: da un lato fornire dati e prime riflessioni di supporto all elaborazione di politiche sociali contenute nei Piani di ogni singolo distretto e dall altro iniziare a ragionare su obiettivi conoscitivi e finalità dell Osservatorio delle Politiche Sociali, quale strumento indicato come una delle azioni prioritarie del Piano Regolatore Sociale della Provincia di Savona. Il lavoro, che non vuole certamente assumere un carattere esaustivo della molteplicità dei fenomeni, intende piuttosto elaborare un primo canovaccio su cui imbastire le prime considerazioni in merito alle caratteristiche sociali del nostro territorio e di ogni singolo distretto. 7
8 Una lettura, dunque, parziale, ma significativa al fine di capire le azioni da intraprendere per l implementazione degli aspetti conoscitivi. Così, ad esempio, il documento affronta, sulla base dei dati attualmente a disposizione, gli aspetti demografici in termini di entità, caratteristiche, performance e di possibili future evoluzioni sui quattro territori provinciali; fornisce dati e valutazioni sul tema della scolarità e dell abbandono scolastico, sull entità e sulle performance degli stranieri presenti sul territorio, analizza il tema della forza lavoro, dell occupazione e della disoccupazione, esamina il problema dell invecchiamento della popolazione, tentando di fornire una panoramica a tutto tondo delle caratteristiche attuali e future della possibile domanda di servizi socio sanitari, ma, ad esempio, non affronta, in questa sede, gli aspetti connessi all offerta dei servizi stessi, aspetti che costituiranno uno dei temi di approfondimento delle attività dell Osservatorio delle Politiche Sociali. Un ulteriore aspetto di grande rilevanza che costituirà oggetto di particolare attenzione nelle attività dell Osservatorio, è quello connesso alla lettura micro territoriale del disagio, inteso, quest ultimo, nella sua accezione più ampia (disagio economico, fisico, psicologico, culturale, ecc.), lettura che può derivare solo dall implementazione dell attività conoscitiva attraverso l elaborazione di un sistema informativo (di dati quanti-qualitativi ) attuato anche attraverso la creazione di una rete fra tutti i soggetti istituzionali coinvolti nelle attività di elaborazione e gestione delle politiche sociali. I temi affrontati in questo contesto indicano quelle che sono state le dinamiche e quelle che molto probabilmente saranno le performance future, ma non possono affrontare, alla luce degli strumenti ad oggi disponibili, le dimensioni specifiche del disagio su un territorio ristretto. Ad esempio, l invecchiamento della popolazione continua a costituire uno dei temi fondamentali di attenzione per le politiche sociali, ma la quantificazione di anziani soli privi di una rete di supporto familiare o che versano in situazione di grave disagio economico, materia di pertinenza specifica delle politiche dei distretti, ad oggi non è possibile. Ancora il tema dell immigrazione rende necessario un approfondimento degli aspetti dell integrazione scolastica, sociale ed economica dei flussi degli immigrati, aspetti che, ad oggi, hanno solo una rilevazione parziale e che senza dubbio difettano di veridicità da una lettura di dati da fonti ufficiali. Il disagio giovanile nelle forme di bullismo, di atteggiamenti precoci da parte di adolescenti, l utilizzo delle droghe, le violenze generalizzate e diffuse, ecc. sono tutti aspetti che devono essere indagati su ciascuno dei territori distrettuali, attraverso una attenta rilevazione capillare dei fenomeni emersi e la creazione di una metodologia e di un sistema di analisi che possa, in qualche modo, segnalare aree di disagio che devono essere sottoposte a particolare attenzione. La creazione dell Osservatorio delle Politiche Sociali sembra, quindi, rendersi quanto mai opportuna. Diverse le motivazioni. In primo luogo perché la maggior parte delle Province italiane sembra essersi già dotata di un tale strumento, evidenziandone, in questo modo, la sua validità conoscitiva. In secondo luogo perché solo attraverso una micro lettura territoriale degli aspetti economici e sociali è possibile andare a rilevare le condizioni e i presupposti che 8
9 alimentano lo stato di disagio ed, in tal senso, attivare politiche di supporto e di aiuto. Appare evidente che tale rilevazione debba coinvolgere tutti i soggetti istituzionali che a vario titolo risultano coinvolti nell elaborazione e nella gestione delle politiche sociali. Ancora l attivazione dell Osservatorio delle Politiche Sociali sembra trovare in un momento di sintesi provinciale, di confronto fra le esperienze, di diffusione informativa in merito alle buone prassi e di condivisione di problemi analoghi, una valida motivazione alla sua realizzazione. Infine sembra importante ricordare come il monitoraggio costante e continuo nel corso del tempo consenta anche numerosi momenti di feed back delle strategie attuate, in termini di rispondenza ai bisogni della domanda, supportando con attività informative i processi di correzione da apportare nella realizzazione delle politiche sociali. 9
10 Sintesi dei risultati: un confronto delle analisi fra distretti. Il quadro proposto in queste pagine si pone l obiettivo di rilevare i principali fenomeni sociali del territorio provinciale nel suo complesso, e nei singoli distretti sociosanitari, al fine di fornire alcuni dati e riflessioni per l elaborazione di strategie e di azioni proprie di ogni Piano Sociosanitario. Il punto di partenza delle analisi è rappresentato da una lettura dei fenomeni demografici quale variabile a carattere orizzontale nell individuazione dei bisogni attuali e futuri della collettività, lettura che ha dato origine all evidenza di alcuni temi ritenuti fondamentali per la comprensione dei mutamenti in atto. Il primo tema affrontato è quello dell incremento demografico, dell entità e della composizione e distribuzione territoriale dello stesso, tema necessario per comprendere i livelli della domanda attuale e potenziale di servizi, della variabilità della stessa in base alle diverse composizioni strutturali della popolazione. L evoluzione demografica che inizia sul nostro territorio nel 2002 appare significativa non tanto in termini di entità numerica (entità che risulta, peraltro, contenuta, ma conforme a quanto si verifica in altri contesti dell Italia del Nord), quanto, piuttosto, in termini di cambiamenti di segno (grafico 1). Andamento della popolazione nella Provincia di Savona dal 1986 al Non occorre, infatti, dimenticare come nel corso degli ultimi trent anni, la provincia di Savona abbia complessivamente perso oltre residenti, ovvero un numero di cittadini pari ad oltre gli abitanti, ad esempio, del Comune di Albenga. Le cause sono ampiamente note e vanno ricondotte ad una diminuzione della natalità accompagnata da una elevata mortalità, che ha reso il bilancio naturale negativo, ed alla presenza di un flusso migratorio positivo, ma non in grado di bilanciare quello naturale negativo. Due gli aspetti rilevanti: il primo è rappresentato dal fatto che la diminuzione della popolazione non rappresenta di per sé un aspetto negativo: la minore densità abitativa è senza dubbio un elemento migliorativo della qualità della vita. Il decremento della popolazione ha rappresentato un problema in relazione allo squilibrio con il quale si è verificato, evidente nella diversa entità delle classi estreme, che ha condotto inevitabilmente ad un basso ricambio generazionale. 10
11 Il secondo è che quanto si è verificato in provincia di Savona si è rilevato nella maggior parte delle regioni dell Italia del Nord: fra il 1981 ed il 2001 la perdita complessiva in quel territorio è stata di residenti, oltre l intera provincia di Savona. Quello che succede nel 2002 è imputabile ad almeno due fattori: un miglioramento della natalità 2 a cui, però, si accompagna sempre un elevata mortalità 3 con il conseguente saldo naturale negativo e, soprattutto, la presenza di un elevato flusso migratorio in ingresso che fa innalzare il saldo migratorio. Se si osservano i bilanci demografici annuali successivi al 2002, emerge la progressiva diminuzione dei saldi demografici positivi: le variazioni percentuali della popolazione si attestano, infatti, su valori via via più contenuti, performance che risultano, però, in linea con quanto si verifica più in generale nell Italia del Nord. Le cause del rallentamento della crescita sono da imputare sempre alla presenza di una bassa natalità, ancorché in crescita nel corso degli ultimi anni, e a quella di un elevata mortalità. Diminuiscono e si modificano i flussi migratori: i flussi stranieri si contraggono ed aumentano quelli da e per altri comuni, con la conseguenza che il sia pure lieve incremento della popolazione appare determinato più che da ingressi dall estero, da movimenti migratori da altri comuni italiani (grafico 4). Provincia di Savona. Saldi naturali e migratori. Confronto Saldo Naturale saldo migratorio altri comuni saldo migratorio estero Saldo Migratorio e per altri motivi 2 Il tasso di natalità ancorché in crescita risulta ancora molto modesto. La graduatoria crescente elaborata sulla base di tale indicatore fra tutte le province italiane, evidenzia per Savona la decima posizione. 3 La provincia di Savona si colloca alla quarta posizione nella graduatoria decrescente dell indicatore fra tutte le province italiane. 11
12 Come si è distribuito l incremento della popolazione sul territorio? La classica distinzione fra comuni costieri e comuni dell entroterra evidenzia come nel triennio si sia assistito ad un processo di ripopolamento di alcuni comuni costieri, in particolare quelli del distretto albenganese, e si sia assistito anche ad un aumento degli insediamenti abitativi nei comuni del primo entroterra, sempre con particolare riferimento all area dell albenganese (grafici 5 e 6). Nel distretto albenganese, area a tradizionale incremento demografico imputabile soprattutto alla presenza di stranieri, il flusso migratorio rilevato nel corso del 2006 si riduce rispetto a quello del 2003 proprio per effetto di una minore capacità attrattiva nell area, con la conseguenza che a far aumentare la popolazione nel distretto sono soprattutto i flussi provenienti da altri comuni, molto probabilmente in connessione all espansione edilizia ed a quel fenomeno di progressivo spostamento della popolazione dalla fascia costiera a quella del primo entroterra che sta interessando tutta l area provinciale da almeno un decennio. Provincia di Savona. Comuni costieri. Var% pop Spotorno Alassio Andora Borgio Verezzi Borghetto Santo Spirito Bergeggi Albenga Loano Noli Ceriale Vado Ligure Totale complessivo Celle Ligure Varazze Savona Pietra Ligure Albissola Superiore Finale Ligure Albissola Marina Laigueglia -4,00-3,00-2,00-1,00 0,00 1,00 2,00 3,00 4,00 5,00 var%
13 Massimino Vendone Nasino Murialdo Mallare Cengio Urbe Pallare Calizzano Cairo Montenotte Carcare Stella Mioglia Erli Altare Pontinvrea Dego Castelbianco Castelvecchio di Cosseria Roccavignale Onzo Quiliano Sassello Millesimo Arnasco Bormida Piana Crixia Rialto Giustenice Orco Feglino Calice Ligure Balestrino Casanova Lerrone Boissano Giusvalla Plodio Bardineto Cisano sul Neva Villanova d'albenga Tovo San Giacomo Toirano Testico Vezzi Portio Magliolo Garlenda Osiglia Stellanello Zuccarello Ortovero Provincia di Savona. Comuni entroterra. Var% ,00-5,00 0,00 5,00 10,00 15,00 20,00 25,00 Anche nel Finalese, area a tradizionale contenimento del decremento demografico, il lieve incremento rilevato nel triennio è da imputare più alla presenza di flussi migratori con altri comuni che a quella degli stranieri. La fuga dai centri di maggiori dimensioni appare evidente nelle performance del triennio: a far rilevare diminuzione dei residenti sono i comuni di Finale Ligure e Pietra Ligure, mentre incrementi si verificano in tutta la fascia dell entroterra. La vocazione turistica dell area sembra aver agito anche come fattore trainante della residenzialità per buona parte di coloro che, avendo sul territorio la seconda casa, hanno, per ragioni economiche, spostato la residenza sul territorio in oggetto. Nel Savonese ed in Valle Bormida gli incrementi sono più contenuti (0,2% per il savonese e 0,5% per la Valle Bormida), confermando la tradizionale difficoltà nell attrarre residenti. Non occorre dimenticare che le aree in oggetto sono state caratterizzate nel corso degli anni 80 e 90 da un elevato depauperamento demografico (oltre residenti a Savona ed oltre in valle Bormida fra il 1980 ed il 2004) che ha coinvolto soprattutto il capoluogo provinciale (oltre residenti fra il 1980 ed il 2004) e gli altri centri costieri di maggiore dimensioni (Albisola Marina -671 residenti, Vado Ligure residenti, Varazze residenti). Fuga dalla città che non svolge più un ruolo accentratore di attività produttive, allontanamento dai centri urbani congestionati in cui la qualità della vita, intesa soprattutto in riferimento all ambiente, risulta meno elevata. Nel corso dell ultimo triennio il comune capoluogo continua a perdere residenti (-146 unità) ed anche i centri costieri di Varazze e le due Albissole fanno registrare valori sia pure lievi, ma negativi. Appare invece evidente la migrazione della residenzialità verso i comuni della prima fascia costiera (Quiliano, Stella) e l espansione di alcuni centri costieri come Vado 13
14 Ligure, Spotorno, Celle Ligure in connessione, molto probabilmente, all espansione edilizia. In Valle Bormida i dati evidenziano una redistribuzione dei residenti nei comuni di Plodio, Osiglia, Piana Crixia, Cosseria, Bardineto, mentre situazioni stabili o in diminuzione si verificano per i comuni di Cengio, Cairo, Millesimo. Le riflessioni condotte evidenziano la necessità di procedere ad una verifica dell entità e della variabilità dei servizi offerti sui territori a maggiore espansione. Le analisi che tengono conto delle situazioni di disagio connesse a questi processi di espansione dell entroterra potranno trovare, nel prosieguo del lavoro dell Osservatorio delle Politiche Sociali, un valido supporto conoscitivo attraverso dettagliate indagini quanti-qualitative. Il secondo tema connesso all incremento demografico è quello afferente alla struttura della popolazione, caratteristica che consente di segmentare la potenziale domanda di bisogni e di adeguare l offerta alle nuove e mutate esigenze che provengono dalla collettività.. Provincia di Savona. Pop per macro classi id età. Dati relai e di previsione oltre 14
15 Provincia di Savona. Popolazione per anno di età Com è noto, il depauperamento demografico verificatosi per effetto della bassa natalità e dell elevata mortalità, accompagnata da bassi flussi migratori, ha comportato uno squilibrio fra le classi estreme della popolazione: i giovani rappresentavano una quota decisamente contenuta della popolazione, con una incidenza inferiore rispetto a quella degli anziani e, nel corso del tempo, il basso ricambio giovanile aveva comportato un assottigliamento della classe di età centrale, quella della forza lavoro, quella che contribuisce attraverso il proprio inserimento nel lavoro a supportare i servizi per la soddisfazione dei bisogni delle prime due. Lo scenario di previsione che si presentava alla fine degli anni 90 era, dunque, quello della famosa crescita zero della popolazione. In termini di politiche sociali ciò aveva comportato uno spostamento dell attenzione dai servizi per l infanzia a quelli per gli anziani ed a supportare una serie di azioni utili a soddisfare bisogni espressi da un popolo di ultrasessantacinquenni che non esprime solo esigenze di cura e di salute. L avvio di un processo di crescita della popolazione ha, in parte, attutito il processo di crescita zero, ma non ha ancora invertito l ordine alla tendenza di un popolo di anziani. La classe giovanile è aumentata (+3,94% nel triennio) 4, soprattutto per effetto della componente straniera della popolazione, ma nella classica ripartizione per macro classi di età i giovani pesano per il 10,76%, gli anziani per il 26,76% e la classe centrale per il 62,48%. 4 +0,63%. A cui si contrappone un aumento della classe anziana del +3,41% ed un lieve incremento di quella centrale 15
16 E tale distribuzione registra oscillazioni positive nell Albenganese (11,54% i giovani, 24,47% gli anziani e 63,99% la classe centrale) rispetto ai valori medi provinciali, stabili nel Finalese (10,94% i giovani 26,98% gli anziani e 62,08% la classe centrale) e negative nel Savonese (10,49% i giovani 27,67% gli anziani, 61,84 la classe centrale) e in Valle Bormida (10,18% i giovani, 27,01% gli anziani, 62,81% la classe centrale). E nelle primissime classi di età, quelle che coincidono con la scuola dell obbligo, che si avvertono i fenomeni di ripopolamento. Così, sempre a livello provinciale, i bambini da 0 a 2 anni crescono del +5,3%, quelli da 3 a 5 anni del +6,49%, i bambini in età da 6 a 10 anni del +1,97% e quelli da 11 a 13 anni del +3,14%. Ciò induce a riflettere sull adeguatezza dei servizi sociali offerti ed a riprogrammare, anche sulla base dei fenomeni migratori fra comuni, l offerta dei servizi stessi. Al ripopolamento delle prime classi di età ha contribuito in maniera rilevante la presenza straniera. I dati ministeriali evidenziano come nella scuola elementare la presenza di bambini stranieri si attesti all 8,47% del totale nell anno scolastico 2006/07, nella scuola secondaria di primo grado l incidenza è del 8,72% sempre nello stesso anno scolastico. La crescita della popolazione giovanile è visibile in tutti e quattro i distretti sia pure con intensità diverse. Così nell Albenganese e nel Finalese si rilevano i maggiori incrementi (rispettivamente il 4,94% ed il 4,73%), mentre nel Savonese e in Valle Bormida gli incrementi risultano leggermente più contenuti (rispettivamente +3,14% e +3,45%). Più contenuto risulta invece l incremento nelle classi di età dai 14 ai 18 (+2,38%). In particolare aumenti si verificano nell albenganese (+3,04%), nel finalese (+2,99%), nel Savonese (+2,94%) e diminuzione in Valle Bormida (-1,16%). Crescita della classe giovanile, ma anche di quella anziana e sostanziale stabilità della classe di età centrale: questo è il quadro che emerge dalla lettura dei dati demografici. Ma quale sarà il livello della popolazione nei prossimi tre anni e come sarà la sua composizione in termini di età? Per tentare di fornire una risposta a queste domande si sono elaborate delle stime previsionali, stime che non hanno la presunzione di prefigurare lo scenario reale dei prossimi tre anni, ma piuttosto di fornire una previsione possibilistica. Le stime sono state elaborate sulla base di serie storiche di dati a partire dal 1980 e che come tali tengono conto dell elevato decremento demografico verificatosi in quegli anni. 5 Le previsioni elaborate dalla Regione Liguria evidenziano al 2010 una diminuzione della popolazione provinciale del -1,50% ed anche le stime elaborate dal presente ufficio evidenziano una perdita complessiva della popolazione pari al -1,90%. A livello di singole aree distrettuali le performance assumono segno ed intensità diverse. Nell albenganese si assiste ad una crescita del +0,13%, mentre nelle altre tre aree distrettuali la perdita è del -1,07% per il Finalese, -2,94% per il Savonese e -2,83% per la Valle Bormida. 5 In merito alla metodologia di analisi occorre evidenziare la reale difficoltà nell elaborare stime su territori ristretti, quali quelli distrettuali, poiché l attendibilità del fenomeno risulta maggiore tanto maggiore è la dimensione territoriale di riferimento. Per questo motivo l Istat elabora previsioni solo a scala nazionale e regionale, mentre solo recentemente l Ufficio Statistica della Regione Liguria ha proceduto ad effettuare delle stime, sulla base del modello Migliorini, a livello provinciale. 16
17 Tale scenario potrà essere più o meno smentito dall entità della regolarizzazione dei processi migratori stranieri e dalla capacità di ciascun area di far affluire sul proprio territorio nuovi flussi migratori. Infatti da un lato la presenza di stranieri sul territorio (e, quindi, di soggetti che esprimono bisogni e disagi) non sembra essere completamente rilevata dalle statistiche anagrafiche, a cui sfuggono tutti coloro che, pur presenti sul territorio, non hanno un permesso di soggiorno in quanto privi di lavoro e, dall altro, risulta estremamente difficile stabilire a priori le ondate migratorie che si potranno verificare in futuro. Se la popolazione subirà in futuro una lenta diminuzione, la ripartizione fra le macro classi di età evidenzierà una crescita del +2,49% per la popolazione giovanile, una decurtazione del -5,87% per quella in età centrale e la continuità della crescita della popolazione anziana (+5,61%) (grafico 8). Provincia di Savona. Popolazione per macro classi id età. confronto oltre Ciò evidenzia, dunque, la continuità nei processi di crescita della popolazione giovanile e di quella anziana e dell erosione della classe di età centrale, confermando continuità delle azioni intraprese dalle politiche di supporto a tali segmenti di popolazione. Il terzo tema è quello della crescita della popolazione giovanile. I dati della popolazione, segmentati per fasce di età coincidenti con quelle dell obbligo scolastico, consentono di evidenziarne le caratteristiche e le performance. Nella fascia di età 0-2 anni il numero dei residenti era al 2005 pari a 6333 individui con una crescita rispetto al 2003 del +5,30% ed una previsione di crescita del +3,40% che li farà attestare ad un livello di 6549 residenti. Secondo i dati forniti dalla Regione Liguria 6 il territorio provinciale offre 21 asili nido per un totale di 714 posti disponibili, ed ancora, 7 servizi integrativi per la prima infanzia per un 6 Bollettino Ufficiale della Regione Liguria n. 37 del 12/09/07 Piano Sociale Integrato regionale 2007/2010 Legge regionale 24 maggio 2006 n.12 (promozione del sistema integrato servizi sociali e sociosanitari) artt. 25 e
18 totale di 153 posti disponibili, 17 servizi innovativi per la prima infanzia per un totale di 218 posti disponibili e un complessivo posti per minori pari a 1085 unità rispetto ai 2090 programmati secondo l obiettivo europeo del soddisfacimento del 33% della domanda di servizio. Il conseguimento dell obiettivo europeo appare giustificato se si considera che le stime previsionali, a parità di condizioni, prevedono ulteriori incrementi in tale fascia. Provincia disavona. Popolazione giovanile. dati relai e di previsione L aumento dei minori con meno di tre anni non si verifica, ovviamente, in maniera analoga su tutto il territorio. Nel distretto albenganese le stime indicano sostanzialmente una invariabilità del fenomeno (+0,43%); è invece nel finalese e nel savonese che si evidenzieranno i maggiori incrementi (rispettivamente +5,93% e +5,22%), mentre in valle Bormida le stime indicano una lieve diminuzione (-1,54%). In termini di dotazione delle strutture sono, secondo le elaborazioni effettuate nel documento regionale, i distretti del savonese e dell albenganese a evidenziare una maggiore percentuale di soddisfazione dei servizi (il 19% ed il 18% della copertura della domanda). Nella scuola materna i numeri della possibile utenza sono pari a 6068 unità al 2005 con una crescita nel periodo del +6,49% ed una previsione di crescita complessiva a livello provinciale pari a 1,46% che fa attestare i bambini della scuola a 6157 unità. I dati forniti dal Ministero della Pubblica Istruzione relativi ai frequentanti della scuola materna per l anno scolastico 2006/2007 evidenziano una domanda complessiva di 6521 unità (per 112 punti di erogazione dei servizio), valore superiore a quello di previsione elaborato per il 2010, ma che, comunque, risulta indicativo al fine di evidenziare i naturali processi di crescita dei minori dai tre ai cinque anni. Nel distretto albenganese la crescita demografica della classe di età della scuola materna si attesta a 1463 unità, evidenziando un incremento del +2,25%; anche nel finalese si rileva una crescita del +4,54% (1276 unità nel 2010), nel savonese +0,54% (2640 unità nel 2010) e in valle Bormida le variazioni percentuali fra il 2005 ed il 2010 indicano una diminuzione del -1,68% (che fa attestare i bambini in età a 777 unità). 18
19 Il numero di coloro che nel 2005 avevano un età compresa fra i 6 ed i 10 anni era pari a 9828 unità, con una crescita rispetto al triennio precedente, del +1,97% ed una previsione di crescita al 2010 del +5,41% che li fa attestare a bambini. I dati del Ministero, relativi sempre all anno scolastico 2006/2007, evidenziano una domanda complessiva di istruzione pari a unità per un numero complessivo di punti di erogazione del servizio pari a 95 unità. Anche in questo caso le performance verificatesi nel passato e le stime previsionali variano da distretto a distretto. L area dell albenganese fa rilevare una crescita sostenuta: i bambini in età della scuola di primo grado sono pari a 2313 e, secondo le stime, saliranno a 2407 unità (+4,05%). I frequentanti, secondo i dati del Ministero nell anno scolastico 2006/07 sono pari a 2463, ovvero superiori rispetto alle stime del 2010; ciò fa presupporre la necessità di continuare, od eventualmente aumentare, l offerta di dotazione del servizio. Nel finalese i bambini in tale fascia di età sono pari a 1939 unità e le previsioni indicano una crescita del +2,18% che li farà attestare a 1981 unità. Nel savonese il segmento della domanda di scolarità di primo grado è pari a 4225 unità e le previsioni indicano una crescita del +7,44% che li farà attestare a 4561 unità. Infine in Valle Bormida, nonostante le previsioni di decremento demografico, la fascia di età dei bambini in età 6-10 anni prevede una crescita del +5,99% che li farà passare dagli attuali 1311 ai prevedibili Per quanto riguarda la fascia di età della scuola secondaria di primo grado il numero complessivo rilevato anagraficamente è stato di 6040 unità, con una crescita del +3,14% rispetto al triennio precedente ed una previsione di crescita del +0,67% che li farà attestare a 6080 unità. I dati del Ministero della Pubblica Istruzione evidenziano un numero di utenti per l anno scolastico 2006/2007 pari a 6362 unità, valore superiore a quello stimato, che fa ipotizzare la continuità delle politiche di adeguamento dell offerta del servizio alla crescente domanda. Con particolare riferimento al territorio emerge come nell area albenganese le previsioni ipotizzino una crescita del 1,36% che farà attestare la popolazione a 1348 unità. Anche nel finalese e nel savonese si evidenzia una crescita della popolazione in tale fascia di età (rispettivamente del +4,29% con raggiungimento di quota 1225 e del +1,50% che consentirà di arrivare a 2696 ragazzi). In Valle Bormida le previsioni indicano un decremento del -7,73% con l attestamento della popolazione a 811 unità. Le previsioni demografiche indicano, nonostante le complessive performance negative della popolazione, una situazione di crescita della popolazione giovanile, che sembra diffondersi, in maniera più o meno evidente, in tutte le fasce di età e, con eccezione della Valle Bormida, in tutte le aree distrettuali. Il target di popolazione appartenente al secondo ciclo scolastico è pari a 9971 unità con una crescita nel triennio del +2,38%. Le stime indicano una loro contrazione che li fa attestare a 8134 alunni (ilndecremento sarà valutato in relazione alla capacità attrattiva di flussi migratori dall estero). I dati del Ministero indicano una frequenza scolastica di soggetti. Circa i trend della reale domanda di istruzione futura che si rivolgerà all area, appare opportuno evidenziare che la stessa dipenderà non solo dal bacino demografico di riferimento, ma anche e soprattutto dalla propensione connessa al proseguimento del percorso scolastico (e, quindi, indirettamente anche dalla gamma e dalla varietà delle opportunità lavorative presenti sul territorio) ed anche dalle scelte di indirizzi scolastici in base alle proprie attitudini ed all idea del percorso professionale maturata da ciascun ragazzo. 19
20 In questo contesto appare opportuno evidenziare l entità dell abbandono scolastico, rimandando alla fase successiva di impianto dell Osservatorio delle Politiche Sociali l analisi delle sue caratteristiche qualitative. La dispersione scolastica è un fenomeno complesso che comprende in sé aspetti diversi e che investe l intero contesto scolastico - formativo. Il sempre maggiore contributo del sistema scolastico alla formazione culturale e professionale dei giovani e la costante crescita degli indici di scolarità per l istruzione secondaria registrarti negli ultimi decenni, si sono riflessi nel ridimensionamento del fenomeno della dispersione che si manifesta in misura molto contenuta fino alla scuola secondaria di primo grado, mentre rimane ancora significativo a partire dalla secondaria di secondo grado. 7 I dati ad oggi disponibili per una prima valutazione quantitativa in merito alla dispersione scolastica di secondo grado sono quelli afferenti alla banca dati regionale Siddif che ponendo a confronto l anagrafica dei residenti nelle singole classi di età, fornita dai Comuni, con quella degli utenti scolastici, rileva il numero di coloro che si disperdono dal passaggio dalla terza media alle scuole superiori. Per l area i dati rilevati dalla succitata banca dati evidenziano un numero di 267 unità. Il quarto tema è quello dell erosione della popolazione in età centrale. L erosione verificatasi negli ultimi anni nella classe di età centrale, quella che lavora o è in cerca di occupazione, è uno dei fenomeni più evidenti del mutamento demografico che ha interessato la nostra provincia nel corso degli ultimi decenni. Recentemente la sia pure lieve espansione demografica ha ridotto tale processo di depauperamento, verificandosi a livello provinciale una crescita del +0,67%. Provincia disavona. Pop per classi di eà. dati reali e di previsione ' Ministero della Pubblica Istruzione la dispersione scolastica indicatori di base per l analisi del fenomeno. 20
21 La suddivisione dei residenti per classi decennali di età evidenzia una concentrazione degli stessi nella classe dei trentenni. Emerge come nel triennio trascorso gli under venti (14-20 anni), i trentenni ed i cinquantenni siano leggermente aumentati; più evidente è, invece, la crescita dei quarantenni ed in diminuzione appare la classe di età dei ventenni e dei sessantenni. I dati di previsione consentono di evidenziare la continuità dei processi di crescita della classe dei trentenni, una sostanziale stabilità nella classe dei quarantenni, dei cinquantenni e dei sessantenni a fronte di una diminuzione nei ventenni e degli under venti (dai 14 anni ai 20 anni). In sintesi, se la popolazione in età centrale farà rilevare per i prossimi tre anni una diminuzione, saranno soprattutto le classi più giovani (ventenni) ad essere sguarnite, a meno di nuovi flussi migratori. La conoscenza delle performance e delle caratteristiche strutturali della classe di età centrale risulta importante per almeno due aspetti. Il primo è connesso alla conoscenza del target di persone in grado di partecipare, in termini di produzione e di sostegno contributivo, alla realizzazione di servizi sociali. Il secondo è collegato al monitoraggio di una rilevante parte del disagio sociale (la disabilità, l inclusione sociale, la salute, il disagio sociale e le vittime di abuso e di maltrattamenti) e, quindi, della domanda potenziale attuale e futura di servizi di sostegno. I dati a disposizione, che consentono di effettuare alcune riflessioni a livello di singolo comune e, quindi, di distretto, sono quelli del censimento Istat che, pur essendo ormai datato al 2001, consente (anche in considerazione del fatto che sei anni sono un periodo di tempo abbastanza breve per i fenomeni demografici) di avere a disposizione un quadro puntuale. Il primo elemento informativo appartiene alla distribuzione fra forza lavoro (che comprende gli occupati ed i soggetti in cerca di occupazione) e la non forza lavoro (studenti, casalinghe, ritirati dal lavoro). L invecchiamento della popolazione e lo scarso afflusso di nuove leve giovanili ha generalmente portato alla crescita della non forza lavoro rispetto alla forza lavoro: a livello provinciale su 100 residenti in età superiore a 15 anni, 44 lavorano ed il rimanente è costituito dalla non forza lavoro. Un ulteriore elemento informativo è connesso all elaborazione di indicatori (tasso di occupazione, disoccupazione, disoccupazione giovanile) per singolo comune che consente, sia pure al 2001, di rilevare le condizioni occupazionali e, quindi, la percezione di reddito nell area. I tassi di disoccupazione che l Istat rileva alla data del Censimento sono decisamente elevati (8,1% a livello provinciale). Le rilevazioni successive effettuate in base all indagine campionaria delle forze di lavoro evidenziano, nel corso degli anni, un deciso miglioramento delle condizione disoccupazionale; nel 2006 l Istat ha rilevato un tasso di disoccupazione provinciale pari al 4,1%. Inoltre della non forza lavoro il 51% è rappresentato da pensionati ed il 9,6% da studenti (e quindi soggetti che rientreranno successivamente nella forza lavoro) ed il rimanente è costituito da casalinghe. 21
22 L area del lavoro che comprende gli occupati ed i soggetti in cerca di lavoro è stimata in unità (+3,38% rispetto all analoga stima del 2005). Gli occupati complessivi sono pari a ed i soggetti in cerca di occupazione sono stimati a unità. Rispetto al 2005 il primo aggregato aumenta del +3,57% (+5,36%fra il 2005 ed il 2004) ed il secondo rimane invariato. L occupazione aumenta per effetto di un incremento dell occupazione di entrambi i generi. Se si considerano le tre classiche aree di analisi (le modificazioni del lavoro per genere, la distribuzione della posizione della professione nell occupazione e la distribuzione dell occupazione per macro settore di attività economica) emerge, in riferimento al primo aspetto, un miglioramento delle performance occupazionali e disoccupazionali per entrambi i generi, anche se permane il divario nei tassi di occupazione e disoccupazione a scapito delle donne. Il tasso di disoccupazione complessivo diminuisce, passando dal 5,3% nel 2005 al 4,5% nel Il tasso di disoccupazione per genere evidenzia una diminuzione per quello maschile (dal 3,3% al 2,5%) e di quello femminile (dal 8,1% al 7,2%). Aumenta il tasso di occupazione complessivo (dal 61,7% al 63,8%), imputabile alla componente maschile (dal 74% al 74,8%) ed a quella femminile (dal 49,6% al 52,8%). Provincia di Savona. Andamento del tasso di occupazione e di disoccupazione. Periodo ,4 42,3 42,3 41,9 41,9 41, ,7 43,7 44,4 44,4 44,9 46, ,8 8,9 8,7 8 9,7 7,8 7,4 5,8 6,3 5,1 4,3 5,4 5,3 4, tasso disoccupazione tasso occupazione Se si posizionano i tassi di occupazione e di disoccupazione della provincia di Savona con quelli delle altre province del Nord, emerge come nel nostro territorio le stime disoccupazionali rilevate dall'istat risultino ancora elevate: la provincia di Savona si trova, infatti, in 10 posizione nella relativa graduatoria decrescente delle province del Nord ed è preceduta solo dalle province di Ferrara, Forlì, Venezia, Genova, Biella, la Spezia, Novara, 22
23 Alessandria e Cremona. Il posizionamento della disoccupazione femminile risulta peggiore rispetto a quello generale: la provincia di Savona si colloca in quarta posizione (dopo Rovigo, Forlì, Venezia); il posizionamento del tasso di disoccupazione maschile risulta, invece, decisamente migliore (in 28 posizione). Provincia di Savona. Tassi di occupazione e disoccupazione per genere. Confronto anni ,6 46,5 56,7 44,9 52,6 47, ,5 34,3 34, ,5 7,2 4,5 3,3 8,1 5,3 4,2 7 5,4 0 tasso di disoccupazione tasso di disoccupazione tasso di disoccupazione tasso di occupazione tasso di occupazione tasso di occupazione m f t In sintesi se nel complesso la disoccupazione provinciale è una delle più elevate nelle province del Nord, ancora di più risulta quella femminile, mentre quella maschile si colloca su valori più contenuti. Fatta 100 l occupazione complessiva nel 2006, 63 sono dipendenti e 37 indipendenti, distribuzione invariata rispetto al In termini di performance si assiste ad un aumento sia dell occupazione dipendente(+3,98%) che di quella indipendente (+4,06%). In particolare l occupazione dipendente aumenta in tutti i comparti economici (ad eccezione dell agricoltura) e l occupazione indipendente si incrementa soprattutto nell industria. In sintesi l aumento dell area del lavoro che coinvolge entrambe le componenti di genere, si è tradotta in un incremento nell occupazione alle dipendenze in tutti i macro settori economici ed in una maggiore occupazione autonoma solo nell industria. Per quanto riguarda l ultimo aspetto, quello della distribuzione dell occupazione per macro settore di attività, emerge come su 100 occupati complessivi, ben 74 operano nei servizi, 21 nell industria e 5 nell agricoltura. La terziarizzazione dell economia provinciale e ligure, più in generale, è ormai un fatto consolidato fin dalle analisi effettuate sulle risultanze dei dati censuari Istat Ciò che si vuole evidenziare è che le stime elaborate dall'istat evidenziano fra il 2005 ed il 2006 una sostanziale invarianza nella distribuzione dei macro settori economici. 23
24 Rientrano nell area del non lavoro della popolazione in età 15 anni ed oltre la popolazione in età centrale che non vuole, o non può, lavorare ed i ritirati dal lavoro. Il primo elemento informativo attiene alle caratteristiche strutturali dell area del non lavoro: il 55% è costituito da soggetti in età 65 anni ed oltre ed il rimanente 45% da soggetti anni. Rispetto a quanto rilevato nel 2005 si assiste ad una diminuzione della complessiva area del non lavoro (-2,29%) per effetto di una contrazione della popolazione in età centrale (-4,7%) a fronte di un lieve incremento dei ritirati dal lavoro (+0,16%). In particolare la diminuzione complessiva dell area del non lavoro è da imputare alla componente femminile (-2,44%) nella fascia di età anni (-5,55%). Provincia di Savona. Area del non lavoro per sesso. Var% ,29 t -4,98 0,54-2,44 f -5,55 0,61 0,00 m 0,44 0,92-6,00-5,00-4,00-3,00-2,00-1,00 0,00 1, oltre totale 15 anni ed oltre In sintesi continua il fenomeno, già emerso nel 2005 rispetto all anno precedente, di un progressivo spostamento delle donne dall area del non lavoro all area del lavoro. Infatti la diminuzione progressiva della popolazione in età centrale non può interamente spiegare il depauperamento dell area del non lavoro femminile, in ciò confermato dall aumento dell occupazione femminile già evidenziato. I dati relativi ai movimenti nel mercato del lavoro di fonte propria dei Centri per l Impiego evidenziano una situazione di sostanziale stabilità verso il miglioramento nei principali aggregati del mercato del lavoro. Anche i dati Inps rilevano un aumento dell occupazione dipendente (+1,41%) rispetto a quella rilevata alla fine del 2005, e cresce del +2,04% anche il numero delle aziende presenti sul territorio. Diminuisce il numero dei soggetti che si rivolgono ai centri per l impiego alla ricerca di un occupazione, che si attesta a fine dicembre 2006 a unità, per effetto sia di un 24
25 maggior numero di inserimenti lavorativi e sia anche per le modifiche apportate nelle modalità di rilevazione dei dati dettate dalle innovazioni normative introdotte dalle leggi di riforma del mercato del lavoro. Le caratteristiche strutturali di chi è alla ricerca di occupazione rimangono invariate, per cui i clienti dei centri per l impiego continuano a caratterizzarsi per l elevata incidenza di soggetti con precedente esperienza di lavoro (65,05%), per una prevalenza dell offerta femminile sul totale (60,52%), con particolare riferimento alle donne trentenni e quarantenni (il 60,57% rispetto al 48,37% della componente maschile). Le categorie professionali prevalenti disponibili al lavoro sono quelle relative all amministrazione e alla gestione (29,36%) in cui le donne rappresentano ben il 69% della categoria. Anche la categoria del personale non qualificato risulta significativa (28,23%). Il 38,41% ha una licenza di scuola media inferiore, il 28% è diplomato, il 9,8% è in possesso della sola licenza elementare ed il 8,36% ha conseguito una laurea. Rispetto all offerta rilevata alla fine del 2005 è aumentata l incidenza dei laureati e dei diplomati in cerca di occupazione sul totale dell offerta di lavoro. Nel complesso l incidenza di soggetti extracomunitari è pari all 8% del totale con prevalenza di nazionalità albanese, marocchina, ecuadoregna e rumena. Dopo i ricongiungimenti familiari le donne non comunitarie rappresentano il 53,67% della totalità degli stranieri iscritti ai centri per l impiego provinciali. Aumenta, altresì, il numero degli avviamenti complessivi al lavoro, che fanno registrare un + 2,4% rispetto all anno precedente. I nuovi contratti di lavoro sono pari a unità, le proroghe di contratti avviati in precedenza pari a unità (principalmente 71,69% di contratti a tempo determinato) e le trasformazioni pari a 5624 unità, principalmente di contratti a tempo indeterminato (da full time a part time per il 59,06% e da part time a full time il 40,39%). La maggiore domanda di lavoro proviene principalmente dall industria in senso lato (+4%) e dal terziario (+2,61%), comparto, quest ultimo, che assomma il 62,35% della totalità delle assunzioni. In riferimento alle tipologie contrattuali applicate il 52% è a termine, seguono i contratti avviati a tempo indeterminato (29,13%), i contratti in somministrazione (10,28%) e quelli in apprendistato (7,02%). Da segnalare come nel corso dell anno aumentino i contratti di lavoro flessibili (part time, apprendistato, tempo determinato 6,7%) e quelli di lavoro atipico (somministrazione, inserimento, intermittente, ripartito, associazione in partecipazione, a progetto, occasionale 3,6%). Il quinto tema rilevante è quello connesso alle famiglie. Com è noto il problema delle famiglie quale prima rete sociale di supporto della collettività si pone nei termini di estrema parcellizzazione determinata da un aumento del numero delle famiglie a fronte di una generale diminuzione della popolazione, con la conseguente riduzione dei componenti medi per famiglia. La famiglia integrata da più generazioni non sembra più sussistere e si moltiplicano le condizioni di famiglie unipersonali generalmente costituite da anziani soli. Le famiglie costituite da una sola persona rilevate nel 2001 costituiscono, ormai, la maggior parte (ben il 36% delle totalità delle famiglie). Le coppie con un figlio rappresentano il 30%, mentre sono il 20% quelle con due figli. Le famiglie unipersonali 25
26 hanno una incidenza maggiore nei comuni della seconda fascia costiera dell Albenganese (Nasino, Erli, Testico, Onzo) mentre valori al di sotto della media provinciale si rilevano per le aree della prima fascia costiera, come Ortovero, Villanova d Albenga, Cisano sul Neva; il comune di Albenga fa rilevare valori in linea con la media provinciale. Anche nel Finalese l incidenza delle famiglie unipersonali nei singoli comuni risulta più modesta. I comuni di Boissano, Magliolo, Toirano, Tovo san Giacomo, Vezzi Portio, presentano tutti incidenze inferiori alla media provinciale. In Valle Bormida l incidenza risulta elevata nei comuni che hanno fatto registrare un flusso migratorio in uscita (Dego, Massimino, Osiglia, Pallare, Bardineto), mentre nei comuni che negli ultimi anni hanno rilevato una crescita demografica l incidenza percentuale risulta meno elevata (Cosseria, Carcare, Millesimo, Plodio). Nel savonese il comune capoluogo rileva una incidenza percentuale di famiglie unipersonali pari al 34,36%, mentre valori più elevati si registrano per i comuni delle due Albissole, di Celle e di Varazze. Il sesto tema rilevante dell incremento demografico è quello dell immigrazione, aspetto su cui si è accentrato il dibattito nel corso degli ultimi anni in considerazione del fatto che rappresenta uno dei bacini di disagio in termini di integrazione nei diversi aspetti sociali (scuola, cultura, religione, lavoro, ecc.). Si tratta anche di un tema in cui i dati a disposizione non coprono i confini conoscitivi, ovvero non riescono a fornire una conoscenza esatta né del loro numero né delle loro caratteristiche. Si ricorda che la rilevazione degli stranieri è desumibile dall anagrafe comunale e dai permessi di soggiorno rilasciati dalla Prefettura, ma che questi ultimi sono subordinati alla disponibilità di un lavoro, e che pertanto non vengono censiti l insieme dei soggetti che lavorano in nero, o che vivono di sussistenza. L afflusso degli stranieri ha giocato un ruolo determinante nella crescita della popolazione bilanciando con il saldo migratorio positivo quello negativo naturale dei residenti savonesi. Nell arco di tre anni (dal 2003 al 2006) il loro numero si è quasi raddoppiato da 6766 unità a unità. Alla fine del 2006 l incidenza percentuale degli stranieri sulla popolazione residente era del 4,49%, in linea con quella rilevata a livello regionale (4,62%). Nonostante il rilevante incremento del loro numero nei tre anni considerati, la presenza straniera nella provincia di Savona si attesta su valori uniformi a quanto si è verificato in altre province italiane di analoga dimensione demografica. Ad esempio Pistoia con i suoi abitanti presenta una incidenza di stranieri pari al 5,80%, la provincia di Rimini con abitanti evidenzia una incidenza del 6,04%. La distribuzione sul territorio dei residenti stranieri appare diversa a seconda dell ambito considerato. Così sono il 5,95% nel distretto albenganese, il 4,08% nel finalese, il 3,84% nel savonese ed il 4,72% in valle Bormida. In linea generale la distribuzione degli stranieri sul territorio sembra concentrarsi nei grandi centri: Savona ed Albenga assommano il 39% di tutti gli stranieri censiti; seguono Cairo Montenotte, Alassio, Loano, Finale Ligure, Pietra Ligure, Varazze. Nell arco del triennio si assiste anche ad un popolamento straniero dei comuni dell entroterra. Grazie all afflusso di stranieri si è lentamente migliorato lo squilibrio generazionale fra le classi estreme, attraverso l implementazione delle classi giovanili e di quelle in età centrale senza contribuire ad aumentare il numero di quelle anziane. Così nel 2006 il 18,9% degli stranieri aveva un età fino ai 14 anni, il 77,25% un'età compresa nella forza lavoro ed il 3,9% erano ultrasessantacinquenni. Fra il 2003 ed il 2005 l incremento giovanile degli 26
27 stranieri è stato del 91,76%, quello dell età centrale del 88,02% e quello anziano del 36,79%. La percentuale di bambini presenti nelle scuole elementari e in quelle di primo grado è del 8,56% del totale. Uno dei fattori più importanti della presenza straniera sul nostro territorio è rappresentato dall implementazione della classe centrale, quella che produce ricchezza necessaria a garantire gli interventi di tutela sociale. Una semplice analisi dei dati raggruppati per classi di età evidenzia che l incidenza straniera sulla popolazione assume valori massimi fino a quarant anni, per poi diminuire progressivamente nell età più avanzata fino a ridursi a livelli quasi insignificanti per gli ultrasessantenni, anche per effetto, molto probabilmente, di un rientro nel paese di origine. Provincia di Savona. Stranieri residenti. anno La produzione di ricchezza è condizionata dalla presenza o dall assenza di un lavoro sia esso dipendente o autonomo. I dati di stock relativi all occupazione ed alla disoccupazione di fonte ufficiali quali Istat non consentono di rilevare quanti sono gli stranieri occupati. I dati di flusso dei centri per l impiego consentono, invece, di avere un indicazione degli inserimenti lavorativi degli extracomunitari. Tali dati non forniscono, dunque, il livello occupazionale, ma danno indicazioni in merito alla capacità di impiego da parte di tali soggetti. Nel corso del 2006 il numero degli avviamenti di soggetti extracomunitari è stato di unità pari al 15,8% degli avviamenti complessivi. I comparti a maggiore inserimento lavorativo sono quelli dell agricoltura, edilizia e terziario. L insieme dei dati che viene elaborato dall Osservatorio del mercato del lavoro della Provincia di Savona evidenzia una situazione del mercato del lavoro in miglioramento 27
28 anche se permangono vecchie e nuove contraddizioni. Aumenta la domanda di lavoro che proviene dal tessuto produttivo locale, ovvero aumentano i fabbisogni di professionalità richiesti dal mercato, ma gli stessi appaiono anche maggiormente frazionati in plurime forme contrattuali che tendono a ridurre il periodo dell inserimento lavorativo. La gamma delle richieste professionali è sempre suddivisibile in quella dei grandi numeri, ovvero figure professionali ad elevato contenuto manuale ed a bassa ed elevata specializzazione (operatore generico di produzione, manovale edile, cuoco, cameriere ai piani, di sala, elettricista, muratore, carpentiere ecc ) e quella dei piccoli numeri in cui rientrano professionalità di tipo intellettuale più o meno specialistiche (impiegato di ufficio, personale di segreteria, ecc.). In tale distinzione gli inserimenti lavorativi degli extracomunitari avvengono principalmente con professionalità afferenti il primo gruppo e come tali non sembrano porsi in competizione rispetto a quelli dei residenti italiani. I dati forniti dalla Camera di Commercio in merito al numero dell imprenditoria straniera evidenzia come fra il 2005 ed il 2006 siano cresciute del +14,5% le imprese individuali con titolare extracomunitario. In merito alle nazionalità prevalenti sono gli albanesi ad essere maggiormente presenti sul territorio (33% degli stranieri), seguiti dai marocchini (14,44%), dagli ecuadoregni (6,97%), rumeni (6,43%), egiziani (4,53%). La distribuzione delle nazionalità prevalenti varia a seconda dei distretti: nell albenganese si ritrovano nell ordine: marocchini, albanesi, rumeni; nel finalese albanesi, ecuadoriani, egiziani, marocchini; nel savonese albanesi, ecuadoriani, rumeni, marocchini; in valle Bormida albanesi, marocchini, rumeni, senegalesi. Secondo i dati Istat i permessi di soggiorno rilevati al primo gennaio 2006 evidenziano la presenza di 9874 soggetti extracomunitari che sommati, sia pure con tutte le cautele, ai residenti stranieri già presenti, evidenziano la presenza di una popolazione complessiva straniera di oltre unità. E tale popolazione si assomma a quella dei residenti italiani nell utilizzare i servizi di base e nella esplicitazione dei bisogni. L ultimo tema demografico è quello afferente il progressivo invecchiamento della popolazione. Le mutate condizioni di vita, i progressi medici da una parte e la denatalità dall altra hanno contribuito in maniera determinante al mutamento del rapporto fra le componenti interne della popolazione savonese. L invecchiamento della popolazione costituisce un problema in merito ad almeno due aspetti: il primo in riferimento al naturale squilibrio fra persone che lavorano e che, quindi, costituiscono elementi attivi nella produzione del reddito e persone che costituiscono esclusivamente i destinatari delle politiche sociali; il secondo attiene al fatto che la trasformazione verso una dimensione anziana della popolazione ha, e sta comportando una modificazione nella domanda di servizi sociali, nelle prestazioni sanitarie, nella richiesta di nuovi e diversi bisogni. Gli indici di vecchiaia evidenziano al 2001 a livello provinciale un valore decisamente elevato pari a 252,47 considerando che l indicatore assume per l Italia il valore di 131,38, per l Italia Nord Occidentale il 157,56 e il 241,64 per la Liguria. 28
29 Boissano Arnasco Villanova d'albenga Magliolo Cisano sul Neva Toirano Vezzi Portio Ortovero Garlenda Vendone Balestrino Stellanello Stella Albenga Tovo San Giacomo Calice Ligure Cosseria Giustenice Ceriale Rialto Plodio Mallare Celle Ligure Pallare Bergeggi Quiliano Orco Feglino Andora Zuccarello Castelvecchio di Roccavignale Vado Ligure Albissola Marina Noli Cairo Montenotte Millesimo Loano Carcare Dego Varazze Castelbianco Alassio Laigueglia Finale Ligure Murialdo Savona Albisola Superiore Calizzano Spotorno Pietra Ligure Cengio Borghetto Santo Urbe Testico Onzo Borgio Verezzi Sassello Bardineto Casanova Lerrone Mioglia Altare Pontinvrea Piana Crixia Giusvalla Nasino Bormida Massimino Osiglia Erli Provincia di Savona. Comuni. Anziani per un bambino Alla fine del 2005 la popolazione ultrasessantacinquenne era pari a pari al 26,75% della popolazione complessiva e con un incremento rispetto al 2003 del +3,4%. Lo squilibrio generazionale risulta evidente dai seguenti numeri: per ogni ragazzo al di sotto dei quindici anni ci sono oltre due anziani. Le stime elaborate per i prossimi tre anni quantificano la presenza degli ultrasessantacinquenni a unità con un incremento del +5,6%. 29
30 provincia di Savona. popolazione anziana per classi. dati reali e di previsione oltre In particolare i tassi di crescita variano al variare della fascia di età considerata: così la crescita maggiore sembra essere imputata alla crescita dei grandi vecchi (+18,93%). Occorre, però, evidenziare che la provincia di Savona presenta un tasso di mortalità decisamente elevato e che ciò produrrà molto probabilmente un effetto calmierante rispetto ai processi di crescita anche sul territorio del distretto. In sintesi, in futuro si assisterà all ampliarsi della dimensione degli anziani in cui è però possibile individuare gamme differenziate, non solo in senso orizzontale (i tanti percorsi di vita), ma anche in quello verticale (la terza e la quarta età). Ci si troverà, cioè, di fronte ad una classe di popolazione in cui, a parte alcune eccezioni, le migliorate condizioni di salute, per effetto dei progressi in campo medico, e quelle di vita consentiranno loro di formulare delle aspettative in termini di attività, di scelte, di consumi, ecc. Gli anziani liberati dal lavoro avranno nuovi orizzonti, potranno finalmente scegliere fra le tante possibilità di vita, liberati dalle responsabilità familiari e sociali potranno dedicarsi ad attività scelte anziché obbligate. E facile immaginare quali potranno essere gli effetti dell affacciarsi e del radicarsi sul mercato di una domanda di beni e di servizi proveniente da tale classe di età, quali, ad esempio, quelli connessi agli aspetti del benessere psico fisico e tutto ciò che è collegato con il corpo e con la salute. L allungamento della vita media aumenterà anche le dimensioni degli anziani connesse alla quarta età, quella dei grandi vecchi, con un conseguente aumento delle malattie croniche e disabilitanti, ponendo quindi quesiti in merito ad una domanda di cura e di assistenza. Il miglioramento delle condizioni di vita ed i progressi scientifici in campo geriatrico conducono a formulare ipotesi per cui gli anziani del futuro rappresenteranno una parte della popolazione che formulerà aspettative e chiederà, quindi, servizi, quantitativamente più numerosi e qualitativamente più diversificati rispetto agli attuali. E però altrettanto evidente che l allungamento della vita media aumenterà la domanda di servizi di assistenza sociale e sanitaria, in connessione ad incrementi di malattie croniche e disabilitanti, soprattutto nelle classi di età più avanzata. 30
31 In questo senso diventa prioritario un intervento pubblico che consenta di pianificare la realizzazione di strutture e di formare personale in grado di poter rispondere a nuove ed anche differenti esigenze di assistenza che devono essere plasmate anticipando quelle che saranno le caratteristiche qualitative di questa parte di popolazione. La necessità di un intervento pubblico che pianifichi le azioni necessarie per fronteggiare quella che è, o sarà, l emergenza anziani appare giustificata anche dalle modificazioni che sono intervenute nel corso degli ultimi trent anni all interno della famiglia, intesa da sempre quale ammortizzatore sociale degli accadimenti negativi dei suoi componenti. I mutamenti registrati all interno della famiglia sono il risultato di un processo evolutivo che vede la donna conseguire più elevati livelli di scolarizzazione, entrare attivamente nel mondo del lavoro, scelte di vita che conducono ad un allungamento dei tempi di costituzione di una nuova famiglia e di inizio del ciclo riproduttivo, con la conseguenza di una riduzione della disponibilità temporale alla cura dei propri famigliari. Inoltre l evidenza di un minor tasso di natalità ha condotto ad una modifica nella composizione delle famiglie con una drastica riduzione del numero dei figli. Si delinea sempre più un processo di transizione che segna il passaggio da una struttura familiare allargata caratterizzata dalla convivenza di più nuclei (i nonni con i figli ed i nipoti) ad una più ristretta o, per meglio dire, mononucleare. La contemporanea presenza di plurime generazioni, per effetto dell allungamento della vita media, muta le dimensioni della famiglia da orizzontale (nonni che convivono con i figli e con numerosi nipoti) a verticale in cui più nuclei (la famiglia di origine, le nuove famiglie) non coabitano anche se, ovviamente, mantengono forti legami. Provincia di Savona. pensioni per tipo Pensioni/Assegni Sociali 3% Invalidi civili 9% Superstite 23% Vecchiaia 59% Invalidità 6% 31
32 Distretto socio sanitario Savonese Incremento o decremento demografico? Dati reali e di previsione. I dati di fonte anagrafica rilevati alla fine di dicembre 2006 evidenziano un numero di residenti sul territorio del distretto pari a unità, con un incremento nel triennio del +0,2%. Il confronto con le analoghe dinamiche rilevate negli altri territori distrettuali ne evidenzia il trend più negativo, performance che, alla luce dei grandi depauperamenti demografici verificatesi negli anni 80 e 90, assume senza dubbio un carattere positivo. Non occorre infatti dimenticare come fra il 1980 ed il 2004 le risultanze anagrafiche abbiano indicato un calo complessivo della popolazione di oltre residenti di cui ben nel comune di Savona. La perdita di popolazione veniva imputata non solo alla presenza di una bassa natalità, accompagnata da un elevata mortalità e da afflussi migratori contenuti, ma anche e soprattutto come fuga dalla città, allontanamento dai centri di maggiori dimensioni che, depauperati da quelle funzioni attrattive (produttive, commerciali, servizi, direzionali) che ne avevano permesso la crescita demografica, sembravano in grado di offrire solo gli aspetti negativi connessi alla crescita (urbanizzazione, carenza di spazi verdi, traffico, ecc.). La crisi del comune capoluogo è stata anche crisi dei maggiori centri costieri e, più in generale, di tutte le città di maggiori dimensioni dell Italia Nord Occidentale. Anche per l area distrettuale il 2002 segna l inversione di tendenza con incrementi che, però, si rilevano via via più lievi nel corso degli anni successivi. Le cause vanno ricercate in un miglioramento del tasso di natalità, nonostante l elevata mortalità, ed alla presenza di flussi migratori più sostenuti. Savonese. Andamento popolazione
33 In particolare, nel triennio di durata del Piano, migliora il saldo naturale ma quello migratorio tende a ridursi per entrambe le sue due componenti (da e per l estero e da e per gli altri comuni). Mentre nelle altre aree distrettuali il minor flusso migratorio con l estero ha trovato un bilanciamento nella migrazione fra comuni, nel savonese tale condizione non si verifica. Savonese. Saldi. Confronto anni Saldo Naturale Saldo migratorio altri comuni Saldo migratorio estero Gli incrementi rilevati nel periodo si sono distribuiti con segno ed entità diverse nei singoli comuni del distretto. Così, a far rilevare le migliori performance sono i comuni della prima fascia dell entroterra (ad eccezione di Albisola Superiore) ed alcuni comuni costieri come Vado Ligure, Spotorno e Bergeggi in cui politiche di espansione di edilizia residenziale hanno contribuito ad attrarre residenti da altri comuni. 33
34 Savonese. Var% pop ,00 4,52 4,00 3,00 2,76 2,00 1,79 2,08 1,84 1,00 0,37 0,74 0,94 0,63 0,00-1,00 Albissola Marina -0,70 Albissola Superiore Bergeggi Celle Ligure Mioglia Pontinvrea Quiliano Sassello -0,24 Savona Spotorno Stella Urbe Vado Ligure -0,01 Varazze -2,00-1,57-1,79-3,00 var% pop I processi di migrazione fra comuni rendono necessaria un azione di revisione dei servizi offerti per l adeguamento ai nuovi livelli di domanda. Quali saranno le performance della popolazione futura nel distretto e come si distribuiranno sul territorio? Le previsioni sulla popolazione residente al 2010 (anno di conclusione del primo Piano) evidenziano, in coerenza con le dinamiche negative rilevate a livello provinciale e con le precedenti performance dell area, un assestamento dei residenti sulle unità (- 2,94%) rispetto a quanto rilevato nel Tali previsioni affermano un generale bisogno di riprogrammare l offerta di servizi in funzione delle potenziali necessità, anche se nulla dicono sul tipo di servizio e sulle sue caratteristiche. Struttura della popolazione. Com è noto uno dei principali problemi connessi al depauperamento demografico verificatosi nel corso degli anni precedenti era quello connesso all evidenza di uno squilibrio fra le classi estreme della popolazione, squilibrio fra pochi giovani e molti anziani e uno scarso ricambio generazionale nella classe di età intermedia, quella della forza lavoro. 34
35 Savonese. Popolazione residente per macro classi di età. Confronto dati reali e di previsione oltre Savonese. Popolazione residente per anno di età. anno Nel distretto tale ripartizione assume i seguenti valori: il 10,49% della popolazione complessiva ha un età compresa fra 0 e 14 anni; il 27,67% del totale ha oltre sessantaquattro anni ed il 61,84% del totale è l incidenza della popolazione fra i 15 ed i 64 anni. Rispetto ai valori medi provinciali, l incidenza percentuale dei giovani si colloca su analoghi livelli, quella degli anziani risulta superiore ed inferiore è quella della classe intermedia. 35
36 Inoltre nel triennio si assiste ad una crescita della popolazione giovanile (+3,38%) superiore rispetto a quella anziana (+2,21%), a fronte di una leggera erosione di quella in età centrale (-0,57%). Le previsioni condotte per macro classi di età evidenziano la continuità dei processi di crescita della popolazione giovanile (+3,44%) e di quella anziana (+5,74%) a fronte di una elevata diminuzione di quella in età centrale (-7,91%). Secondo tali previsioni l incidenza della popolazione giovanile salirebbe all 11,18% a fronte di una minore incidenza della popolazione in età centrale (58,67%) e di un ulteriore incremento di quella anziana (30,14%). Le performance reali ed i dati di previsione sembrano indicare due aree prioritarie di intervento - giovani e anziani - che risultano in crescita e per le quali appare opportuno approfondire l adeguatezza dei servizi offerti rispetto ai mutati livelli della domanda. 36
37 Crescita della popolazione giovanile. Se i giovani al di sotto dei quindici anni sono in crescita, e lo saranno molto probabilmente nel prossimo futuro, il tema merita alcuni approfondimenti al fine di vagliare la possibile domanda futura. Nel distretto i bambini da 0 a 2 anni sono pari a unità, evidenziando nel triennio una crescita del +4,84%. Le stime indicano una crescita del +5,22% che fa stimare il livello dei bambini a 2917 unità. Secondo i dati forniti dalla Regione Liguria 8 l area offre 11 asili nido per un totale di 386 posti, numero 3 servizi integrativi per l infanzia per un totale di 107 posti e 3 servizi innovativi sperimentali per la prima infanzia per un totale di 24 posti, con una percentuale di soddisfazione del bisogno pari al 19%, valore inferiore rispetto a quello europeo del 33% per il quale il numero dei posti negli asili nido dovrebbe aumentare a 915 unità a fronte degli attuali 517 unità. Per la fascia di età successiva, quella fra i 3 ed i 5 anni, la crescita complessiva è stata del 5,46% che li fa attestare a 2626 unità. Le previsioni elaborate per i prossimi tre anni evidenziano un incremento del +0,54% che li fa attestare a 2640 unità. Secondo i dati forniti dal Ministero della Pubblica Istruzione risultano, nell anno scolastico , sul territorio del distretto 44 punti di erogazione del servizio della prima infanzia (scuole statali e paritarie) - pari a 119 sezioni- che soddisfano una domanda di 2778 utenti complessivi. I bambini in lista di attesa sono pari a 108 e 26 i bambini con handicap (58 a livello provinciale). Savonese. Popolazione '0-13 anni per classi di età. Dati reali e di previsione Per quanto riguarda la classe di età che coincide con la scuola primaria, il numero dei ragazzi frequentanti nell anno scolastico è di 4245 unità, valore in crescita, nel 7 Bollettino Ufficiale della Regione Liguria n. 37 del 12/09/07 Piano Sociale Integrato regionale 2007/2010 Legge regionale 24 maggio 2006 n.12 (promozione del sistema integrato servizi sociali e sociosanitari) art 25 e
38 triennio, del +0,66%. Le previsioni indicano una crescita (+7,44%) che fa innalzare il loro numero a unità. L utenza scolastica rilevata dai dati del Ministero evidenzia per l anno una domanda di istruzione pari a unità per un numero di punti di erogazione del servizio pari a 33 unità. Anche per i ragazzi dagli undici ai tredici anni le previsioni indicano una crescita del +1,5% che li fa attestare dagli attuali 2656 unità ai futuri La crescita nel triennio precedente è stata del +3,23%. I dati di fonte ministeriale indicano una domanda complessiva soddisfatta di alunni per un numero di punti di erogazione del servizio pari a 13 unità. Emerge, dunque, per la classe giovanile, un fenomeno di diffusa e più o meno accentuata crescita, trend che appare opportuno considerare in relazione alla soddisfazione dei bisogni futuri per i quali occorre procedere ad approfondimenti in merito, ad esempio, ai trend della componente straniera e dei casi di handicap. Ad esempio i dati del Ministero indicano in 515 ragazzi gli stranieri frequentanti le scuole elementari e quelle secondarie di primo grado sul territorio del distretto savonese, pari al 7% della relativa utenza complessiva. Il target di popolazione appartenente al secondo ciclo scolastico è pari a unità con una crescita nel triennio del +2,94%. A fronte del bacino potenziale di utenti i dati del ministero indicano una utenza scolastica di studenti. savonese. Popolazione anni.dati reali e e di previsione Le previsioni sul target della popolazione relativi all utenza scolastica di secondo grado risulta in diminuzione. Circa i trend della reale domanda di istruzione futura che si rivolgerà all area appare opportuno evidenziare che la stessa dipenderà non solo dal bacino demografico di riferimento, ma anche e soprattutto dalla propensione connessa al proseguimento del percorso scolastico (e, indirettamente. anche dalla gamma e dalla varietà delle opportunità lavorative presenti sul territorio) ed anche dalle scelte di indirizzi scolastici in base alle proprie attitudini e all idea del percorso professionale maturata da ciascun ragazzo. In questo contesto appare opportuno evidenziare le entità dell abbandono scolastico, rimandando alla fase successiva di impianto dell Osservatorio delle Politiche Sociali, l analisi delle sue caratteristiche qualitative. 38
39 I dati ad oggi disponibili per una prima valutazione quantitativa in merito alla dispersione scolastica di secondo grado sono quelli afferenti alla banca dati regionale Siddif che, ponendo a confronto l anagrafica dei residenti nelle singole classi di età, fornita dai Comuni, con quella degli utenti scolastici rileva il numero di coloro che si si disperdono dal passaggio dalla terza media alle scuole superiori. Per l area i dati rilevati dalla succitata banca dati evidenziano un numero di 87 unità, valore pari al 32,6% della dispersione scolastica provinciale. Erosione della popolazione in età centrale. L erosione verificatasi negli ultimi anni nella classe di età centrale, quella che lavora o è in cerca di occupazione, è uno dei fenomeni più evidenti del mutamento demografico che ha interessato la nostra provincia nel corso degli ultimi decenni. Recentemente, la sia pure lieve espansione demografica ha ridotto tale processo di depauperamento, verificandosi a livello provinciale una crescita del +0,67% ed ancora una lieve diminuzione 0,57% per il distretto savonese. Savonese. Popolazione per classi di età. Dati reali e di previsione ' La suddivisione dei residenti per classi decennali di età evidenzia una concentrazione degli stessi nella classe dei trentenni e dei quarantenni. Emerge come nel triennio trascorso gli under venti (14-20 anni) siano rimasti sostanzialmente stabili, a fronte di una lieve diminuzione dei ventenni e dei sessantenni, mentre si rilevano elevati incrementi nei trentenni e nei quarantenni a fronte di incrementi più contenuti nella classe dei cinquantenni. La conoscenza delle performance e delle caratteristiche strutturali della classe di età centrale risulta importante per almeno due aspetti. Il primo è connesso alla conoscenza del target di persone in grado di partecipare, in termini di produzione e di sostegno 39
40 contributivo, alla realizzazione di servizi sociali. Il secondo è collegato al monitoraggio di una rilevante parte del disagio sociale (la disabilità, l inclusione sociale, la salute, il disagio sociale e le vittime di abuso e di maltrattamenti) e, quindi, della domanda potenziale attuale e futura di servizi di sostegno. In questo contesto appare opportuno approfondire gli aspetti connessi alle dinamiche occupazionali e disoccupazionali, quali possibili indicatori dello stato di disagio economico, uno dei fattori propedeutici al disagio sociale. I dati a disposizione, che consentono di effettuare alcune riflessioni a livello di singolo comune e, quindi, di distretto, sono quelli del censimento Istat che, pur essendo ormai datato al 2001, consente (anche in considerazione del fatto che sei anni sono un periodo di tempo abbastanza breve per i fenomeni demografici) di avere a disposizione un quadro puntuale. Il primo elemento informativo appartiene alla distribuzione fra forza lavoro (che comprende gli occupati ed i soggetti in cerca di occupazione) e la non forza lavoro (studenti, casalinghe, ritirati dal lavoro). Savonese. Forza lavoro e non lavoro Albisola Superiore Albissola Marina Bergeggi Celle Ligure Mioglia Pontinvrea Quiliano Sassello Savona Spotorno Stella Urbe Vado Ligure Varazze forza lavoro Non forza lavoro Un ulteriore elemento informativo è connesso all elaborazione di indicatori (tasso di occupazione, disoccupazione e di disoccupazione giovanile) per singolo comune che consente, sia pure al 2001, di rilevare le condizioni occupazionali e, quindi, la percezione di reddito nell area. 40
41 Savonese. Tassi di occupazione, disoccupazione e disoccupazione giovanile per comune , ,94 42,14 42,33 38,86 43,17 40,72 42,38 39,48 39,34 37,69 41,49 38,1 39,54 33,6 34,29 33, ,8 21,5 28, ,49 28,06 21,6 26, ,85 6,57 13,04 4,64 6,97 4,55 12,01 6,18 6,82 8,72 11,13 12,05 6,87 11,19 6,74 8,19 0 Albisola Superiore Albissola Marina Bergeggi Celle Ligure Mioglia Pontinvrea Quiliano Sassello Savona Spotorno Stella Urbe Vado Ligure Varazze tasso occupazione tasso disoccupazione tasso disoccupazione giovanile Savonese. Distrtibuzione% deòl'occupazione dipedentente ed indipendente % 80% 60% 40% 20% 0% Albisola Superiore Albissola Marina Bergeggi Celle Ligure Mioglia Pontinvrea Quiliano Sassello Savona Spotorno Stella Urbe Vado Ligure Varazze Totale complessivo Indipendente Dipendente o in altra posizione subordinata Inoltre della non forza lavoro il 50,18 è rappresentato da pensionati e l 9,6% da studenti (e quindi soggetti che rientreranno successivamente nella forza lavoro) ed il rimanente è costituito da casalinghe. 41
42 Savonese. Occupati alle dipendenze di aziende private. dicembre URBE NOLI STELLA SPOTORNO BERGEGGI CELLE LIGURE QUILIANO ALBISSOLA MARINA ALBISOLA SUPERIORE VARAZZE 1019 VADO LIGURE 2720 SAVONA 9064 Pontinvrea savonese. Non forza lavoro per tipo Bergeggi Urbe Sassello Stella Spotorno Celle Ligure Albissola Marina Quiliano Vado Ligure Albisola Superiore Varazze Savona Totale complessivo Studenti Casalinghe Ritirati dal lavoro In altra condizione Famiglie. Com è noto il problema delle famiglie in termini di prima rete sociale di supporto della collettività si pone nei termini di estrema parcellizzazione determinata da un aumento del numero delle famiglie a fronte di una generale diminuzione della popolazione, con la conseguente riduzione dei componenti medi per famiglia. La famiglia integrata da più generazioni non sembra più sussistere e si moltiplicano le condizioni di famiglie unipersonali generalmente costituite da anziani soli. 42
43 Varazze Vado Ligure Savonese. Famiglie per numero componenti Urbe Stella Spotorno Savona Sassello Quiliano Pontinvrea Mioglia Celle Ligure Bergeggi Albissola Marina Albisola Superiore Somma di 1 persona Somma di 2 persone Somma di 3 persone Somma di 4 persone Somma di 5 persone Somma di 6 o più persone Le famiglie costituite da una sola persona rilevate nel 2001 costituiscono ormai la maggior parte (ben il 36,54% delle totalità delle famiglie). Le coppie con un figlio rappresentano il 31,15%, mentre sono il 20,53% quelle con due figli. Immigrazione Alla fine del 2006 l incidenza percentuale degli stranieri sulla popolazione residente era del 3,84%, pari a 4825 stranieri rispetto ai 2585 rilevati nel La distribuzione per comune è evidenziata nel seguente grafico. Savonese. stranieri per comune. Bergeggi Mioglia Urbe Pontinvrea Sassello Stella Celle ligure Albisola marina Quiliano Vado ligure Albisola superiore Spotorno Varazze Savona
44 Grazie all afflusso di stranieri si è lentamente migliorato lo squilibrio generazionale fra le classi estreme, attraverso l implementazione delle classi giovanili e di quelle in età centrale, senza contribuire ad aumentare il numero di quelle anziane. Così nel 2006 il 18,86% degli stranieri aveva un età fino ai 14 anni, il 78,13% un'età compresa nella forza lavoro ed il 3% erano ultrasessantacinquenni. Fra il 2003 ed il 2005 l incremento giovanile degli stranieri è stato del 79,84%, quello dell età centrale del 90,02% e quello anziano del 52,63%. Uno dei fattori più importanti della presenza straniera sul nostro territorio è rappresentato dall implementazione della classe centrale, quella che produce ricchezza necessaria a garantire gli interventi di tutela sociale. Una semplice analisi dei dati raggruppati per classi di età evidenzia che l incidenza straniera sulla popolazione assume valori massimi fino a quarant anni, per poi diminuire progressivamente nell età più avanzata fino a ridursi a livelli quasi insignificanti per gli ultrasessantenni, anche per effetto, molto probabilmente, di un rientro nel paese di origine Savonese. stranieri per età
45 Savonese. Var% stranieri per classi di età. Confronto ,00 90,00 90,02 80,00 79,84 70,00 60,00 52,63 50,00 40,00 30,00 20,00 10,00 0, oltre In termini di nazionalità prevalenti sono, nell ordine gli albanesi, ecuadoregni, rumeni e marocchini ad essere maggiormente presenti. Savonese. Residenti stranieri per le prime trenta nazionalità Anno 2006 Senegal Croazia Argentina Bulgaria Algeria Svizzera Bangladesh Moldova Filippine Colombia Cuba Regno Unito Rep. Dominicana Germania Spagna Russia Federazione Francia Macedonia Polonia Tunisia Brasile India Sri Lanka Peru' Ucraina Cina Rep. Popolare Egitto Marocco Romania Ecuador Albania Invecchiamento della popolazione. L ultimo tema demografico è quello afferente il progressivo invecchiamento della popolazione. I soggetti con 65 anni ed oltre erano pari a (+2,21% rispetto al 2003). Le previsioni evidenziano una crescita del +5,74% che li fa attestare a residenti. In 45
46 termini di classe di età le previsioni evidenziano una crescita della popolazione fra 76 ed 84 anni e quella dei grandi anziani. Savonese. Popolazione anziana per classi di età. Dati reali e di previsione oltre Boissano Arnasco Villanova d'albenga Magliolo Cisano sul Neva Toirano Vezzi Portio Ortovero Garlenda Vendone Balestrino Stellanello Stella Albenga Tovo San Giacomo Calice Ligure Cosseria Giustenice Ceriale Rialto Plodio Mallare Celle Ligure Pallare Bergeggi Quiliano Orco Feglino Andora Zuccarello Castelvecchio di Roccavignale Vado Ligure Albissola Marina Noli Cairo Montenotte Millesimo Loano Carcare Dego Varazze Castelbianco Alassio Laigueglia Finale Ligure Murialdo Savona Albisola Superiore Calizzano Spotorno Pietra Ligure Cengio Borghetto Santo Urbe Testico Onzo Borgio Verezzi Sassello Bardineto Casanova Lerrone Mioglia Altare Pontinvrea Piana Crixia Giusvalla Nasino Bormida Massimino Osiglia Erli Provincia di Savona. Comuni. Anziani per un bambino
47 MIOGLIA Savonese. Pensioni per tipo PONTINVREA URBE BERGEGGI SASSELLO STELLA SPOTORNO CELLE LIGURE ALBISSOLA MARINA QUILIANO VADO LIGURE ALBISOLA SUPERIORE VARAZZE SAVONA Vecchiaia Invalidità Superstite Pensioni/Assegni Sociali Invalidi civili 47
48 2. Lettura critica del contesto, bisogni emergenti e priorità di sistema individuate per il triennio Le innovazioni al sistema introdotte dalla legge regionale 12/2006, come si vedrà nella seguente elaborazione, impongono in primo luogo una revisione del sistema dei servizi sociali e sociosanitari che non è solo di carattere organizzativo e funzionale ma soprattutto di natura culturale. Il termine integrazione fra comparto sociale e sanitario non costituisce di per sé una novità nel contesto istituzionale e professionale dei servizi e gli stessi Distretti Sociosanitari sono oggetto di interesse e letteratura da oltre venti anni. Tuttavia, i molti tentativi per realizzare anche parzialmente l integrazione hanno dato luogo ad esiti positivi riconducibili a specifiche occasioni di progetti di settore, essendo mancate, da entrambe le parti in causa, azioni di sistema strutturate e adeguati investimenti. La legge regionale 12/2006, al contrario, scommette sul sistema sociosanitario integrato e lo fa individuando nel Distretto Sociosanitario lo snodo centrale sul quale articolare l offerta integrata dei servizi, le specifiche aree di intervento, gli strumenti organizzativi e professionali per l erogazione delle prestazioni e i livelli minimi esigibili delle prestazioni stesse. L adozione di strumenti quali l accesso ai servizi sociosanitari tramite lo Sportello Integrato, la valutazione multidisciplinare, il Piano Individuale di Assistenza costituiscono certamente elementi di garanzia per il cittadino e nello stesso tempo di monitoraggio e controllo del sistema, di chiarezza circa le competenze e le responsabilità dei servizi, dell approccio multidimensionale ai problemi che una persona presenta e ai quali deve corrispondere una risposta articolata adeguata alle necessità. E evidente che una analisi compiuta ed efficace dei bisogni del territorio, così come suggeriscono i dati riportati nella precedente parte dedicata al contesto provinciale e locale e gli obiettivi delineati nel Piano Sociosanitario regionale, riporta a temi, quali l incremento della popolazione anziana, la non autosufficienza o la prima infanzia e l età evolutiva, cui corrispondono esigenze e necessità evidenti di servizi e prestazioni su cui occorrerà orientare azioni e risorse in modo massiccio e su cui certamente i Comuni e l Azienda Sanitaria Locale presteranno la massima attenzione. Tuttavia si ritiene che in questo primo triennio di programmazione si debba dedicare una parte importante degli investimenti alla messa a regime del sistema organizzativo dei Distretti Sociosanitari, ad una definizione puntale delle competenze integrate e del ruolo attivo che esso deve poter svolgere all interno del sistema dei servizi sociali e sanitari, per fare in modo che i principi della legge regionale e il modello che essa promuove trovino riscontro in meccanismi operativi che consolidino la collaborazione. Un altro aspetto sul quale sarà necessario far convergere attenzione e investimenti è certamente rappresentato dal coinvolgimento, in ruolo attivo e propositivo, delle organizzazioni del Terzo Settore nel sistema dei servizi. Anche in questo caso, la legge 12/2006 e il Piano regionale delineano temi e modalità con cui avviare e condurre il processo di costruzione di un efficace modello di governance locale, nel quale le rappresentanze degli Enti appartenenti al Terzo Settore possano 48
49 contribuire alla programmazione e alla realizzazione dei servizi sociali e sociosanitari, superando i confini delle mere funzioni gestionali nei quali, specialmente alcuni soggetti del privato sociale, come la cooperazione sociale, sono di fatto relegati. E evidente che si tratta di un processo molto importante e, come tale, anche molto delicato, che si ritiene non possa prescindere dallo sviluppo di un percorso parallelo di attuazione del principio fondamentale, promosso dalla legge 328/2000, della sussidiarietà orizzontale. Infatti, come già accade, seppure su specifici progetti ma con esiti molto positivi, da parte di Enti del privato sociale presenti attivamente sul nostro territorio, occorrerà lavorare insieme per assicurare, accanto ai programmi e ai progetti, il reperimento delle necessarie risorse, che non possono ormai gravare unicamente sui soggetti pubblici ma che devono reperire, anche all interno del Terzo Settore, gli investimenti e i cofinanziamenti necessari al raggiungimento degli obiettivi; parallelamente potrebbe essere opportuno progettare un percorso che conduca alla realizzazione di un sistema di Governance del Welfare locale, in cui siano individuati criteri condivisi per l abilitazione alla partecipazione e ai processi di programmazione e successivamente di accreditamento a gestire. Tale processo, che risponde fra l altro al principio del superamento della logica bipolare del rapporto fra cittadini e amministrazione e della promozione del ruolo del cittadino alleato della pubblica amministrazione ripresi nella riforma del Titolo V della Costituzione, art. 118, potrebbe garantire l espressione di un sistema trasparente, plurale, coerente ed efficace di partecipazione nelle attività di indirizzo e di governo di soggetti non profit, espressione e rappresentanza dei cittadini. Come si vedrà nella terza parte del Piano, all interno delle reti integrate di offerta, troveranno espressione nel dettaglio le proposte di servizi ed interventi che derivano dal confronto, ampio e partecipato, condotto di concerto con l Azienda Sanitaria Locale e con il Forum del Terzo Settore, che ha preceduto l estensione di questo documento, e dalle proposte che ne sono derivate. E evidente che alcuni temi costituiscono di per sé delle priorità e che necessitano quindi di adeguati investimenti ed interventi; ci si riferisce senz altro alle necessità di incremento dei servizi domiciliari integrati per le persone non autosufficienti, ai processi di continuità assistenziale fra ospedale e territorio, anche nella logica di razionalizzare, negli ospedali, il fabbisogno di posti letto dedicati alle cure per acuti e cure intermedie, di miglioramento della rete dei servizi residenziali e semiresidenziali, l incremento delle risorse del fondo per la non autosufficienza. Analogamente, per l area Famiglia e minori, ovviamente in rete con le competenze tecniche multiprofessionali presenti nel Dipartimento Materno Infantile e specificamente nella U.O. Assistenza Consultoriale e Disabili, si evidenzia la necessità di sviluppo dei servizi per la prima infanzia, sia di asilo nido che integrativi, e il consolidamento di forme domiciliari di accudimento (nido in famiglia), finalizzati alla riduzione delle liste di attesa e all ampliamento della rete di offerta, sia nei termini qualitativi che di diffusione territoriale. Rappresentano priorità gli interventi di sostegno alla genitorialità, con forme di servizi di appoggio diretti ed indiretti, la promozione di interventi a contrasto del disagio giovanile e dei fenomeni di bullismo, le azioni di prevenzione e di informazione sulle droghe, dei 49
50 fenomeni di abbandono scolastico precoce, l integrazione dei minori stranieri e la diffusione della mediazione culturale, linguistica e scolastica. Il Distretto intende inoltre proseguire nell ampliamento dell offerta di servizi per le persone disabili, per il contrasto alle nuove forme di povertà e di emarginazione, alle forme di violenza e di maltrattamento a danno delle donne e dei minori, nella promozione di politiche abitative a sostegno delle fasce a rischio di emarginazione causata da reddito insufficiente e per emergenze legate all abitazione. Tutti questi progetti costituiscono già una sintesi delle problematiche che sono state espresse e delle proposte operative scaturite dal confronto di cui sopra; la loro articolazione temporale nel triennio deriva da una valutazione di compatibilità fra priorità e risorse, al fine di assicurare a ciascuna azione la necessaria sostenibilità. L applicazione dei principi prima richiamati di integrazione e di collaborazione, insieme ad un sistema puntuale di monitoraggio e di verifica in progress del lavoro svolto, costituiscono i tasselli fondamentali per la realizzazione del sistema integrato sociosanitario, per il rafforzamento delle politiche locali di welfare e per il raggiungimento del necessario grado di ben essere che gli attori del sistema devono assicurare ai cittadini. 50
51 PERCORSO DI SVILUPPO DEL PIANO E METODOLOGIA DI GOVERNANCE Premessa. Prima di analizzare il percorso di sviluppo del Piano distrettuale occorre descrivere brevemente il sistema di governance delineato dalla normativa, individuando gli attori istituzionali e sociali che partecipano e concorrono alla programmazione e pianificazione locale. La Legge regionale 12/2006 e il Piano Sociale Integrato Regionale, riprendendo gli indirizzi della Legge 328/2000 e del D.Lgs. 229/1999, hanno individuato infatti un modello avanzato di integrazione sociosanitaria in cui permane un ruolo forte in capo alle amministrazioni locali. L assetto istituzionale che viene a crearsi vede quindi la Regione quale ente di programmazione che, attraverso il Piano Sociale Integrato, delinea gli indirizzi normativi e di verifica delle politiche sociali, emanando altresì provvedimenti di indirizzo e linee guida ai Comuni singoli associati negli Ambiti Territoriali Sociali e nei Distretti Sociosanitari. Ai Comuni competono tutte le funzioni amministrative, di pianificazione, gestione ed erogazione della rete integrata di interventi e servizi sociali e delle funzioni sociali a rilievo sanitario. Al Distretto Socio Sanitario compete la gestione dei servizi sociali complessi che richiedono un integrazione con le politiche sanitarie e con quelle dell istruzione, della formazione e del lavoro. Sono a carico dell ASL le prestazioni sanitarie a rilievo sociale e le prestazioni ad elevata integrazione sanitaria perché ricomprese nei livelli essenziali di assistenza. Le ASL individuano nella quota capitaria le aliquote da dedicare alle prestazioni socio sanitarie. Le Province concorrono alla programmazione territoriale dei Distretti Sociosanitari per la rilevazione dei bisogni e della domanda espressa dal territorio. Le Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona devono avere rapporti con i Distretti Sociosanitari partecipando in modo sistematico al processo di programmazione ed erogazione dei servizi sociosanitari. Il Terzo Settore concorre alla realizzazione del sistema integrato di servizi e viene pertanto coinvolto nell attività di programmazione e pianificazione distrettuale, al fine di favorire la partecipazione alla scelte strategiche ed alle priorità. L integrazione sociosanitaria è quindi l esito del rapporto tra diversi livelli istituzionali e sociali e tra diverse politiche. Si tratta di realizzare da una parte un integrazione degli interventi, in quanto la complessità di molti bisogni richiede la capacità di erogare risposte fra loro integrate, dall altra una 51
52 responsabilità dell intervento pubblico, come punto di incontro fra responsabilità istituzionali, gestionali, professionali e sociali, per dare risposte alla complessità dei bisogni. La promozione dell integrazione sociosanitaria si deve realizzare pertanto, innanzitutto a livello istituzionale, attraverso la ricerca di collaborazione fra istituzioni e attori sociali diversi, per conseguire obiettivi comuni di programmazione sociosanitaria. Attori sociali e istituzionali di pari dignità sono impegnati a ricercare e negoziare accordi in una prospettiva di crescente collaborazione e integrazione delle politiche e degli interventi sociali e sanitari. E in quest ottica che si colloca il piano di lavoro ipotizzato dal Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese per la costruzione ed elaborazione del Piano distrettuale. 1. Il piano di lavoro del Comitato dei Sindaci del Distretto. Il lavoro di elaborazione e costruzione del Piano Sociosanitario del Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese si fonda su un sistema di governance multilivello che punta alla realizzazione di un sistema di governo allargato, fondato sulla promozione e regolazione pubblica e sull'esercizio comune e condiviso delle responsabilità per i soggetti pubblici, privati e sociali per realizzare un federalismo solidale che tuteli i principi di sussidiarietà orizzontale e verticale. In quest'ottica tutti i livelli di governo, ognuno nell'ambito delle proprie competenze, concorrono a formulare, realizzare e valutare le politiche sociali locali delineate dal Piano distrettuale. Per la costruzione del Piano è stato pertanto attivato un processo partecipativo volto a favorire il confronto fra tutte le parti coinvolte, dal quale far scaturire tutti gli elementi necessari alla successiva elaborazione e, quindi, attuazione del Piano. Parte sostanziale di questo percorso è stata la percezione dei bisogni rilevata dal terzo settore, attraverso un analisi critica, in un ottica di valorizzazione delle risorse esistenti, e la promozione di quelle potenziali del territorio distrettuale, con una particolare attenzione rivolta alla qualità del processo. Il piano di lavoro è stato articolato a partire dall individuazione di alcuni elementi fondamentali: le responsabilità e i ruoli del Direttore Sociale e del gruppo di lavoro della Segreteria Tecnica Allargata; tempi definiti per la realizzazione delle diverse fasi di pianificazione; partners e stakeholders da coinvolgere ovvero dei soggetti in grado di partecipare attivamente con proprie risorse al processo di pianificazione, di rappresentare i bisogni dei cittadini e di suggerire innovazioni nel sistema dei servizi; 52
53 i temi da trattare rispetto ad obiettivi, criticità e risorse in base alle reti integrate di offerta individuate dal Piano Sociale Integrato regionale. Il lavoro di elaborazione del Piano di Distretto Sociosanitario ha visto, quale responsabile della tenuta dei contatti con tutti gli attori istituzionali e sociali e con il livello politico, e della stesura del medesimo, il Direttore Sociale. Il Direttore Sociale è stato coadiuvato dal gruppo di lavoro della Segreteria Tecnica Allargata composto dai Coordinatori di Ambito Territoriale Sociale, e dai collaboratori di direzione. Il modello operativo di sviluppo del Piano di Distretto è stato predisposto dalla Segreteria Tecnica Allargata e dal Direttore Sociale, sottoposto successivamente al vaglio e all approvazione del Presidente del Comitato dei Sindaci del Distretto ed approvato in sede politica nella riunione del Comitato di mercoledì 10 ottobre Tale formalizzazione è stata determinata dall esigenza di dare maggiore legittimazione al processo di pianificazione distrettuale e, conseguentemente, di Ambito Territoriale Sociale, soprattutto per assicurare la coerenza e l omogeneità del medesimo a tutti i livelli di pianificazione. In sede di Comitato dei Sindaci del Distretto Sociosanitario è stato nominato un esecutivo politico, formato dal Presidente e da altri esponenti politici, con il compito di partecipare attivamente agli incontri con i soggetti istituzionali e del terzo settore e di supportare l attività della Segreteria Tecnica Allargata e del Presidente di Distretto. Il progetto di sviluppo del piano, da intendersi quale punto di partenza della pianificazione distrettuale, dopo il passaggio in sede di Comitato dei Sindaci prevedeva le seguenti tappe: presentazione pubblica del progetto di piano agli attori istituzionali e sociali; organizzazione di gruppi di lavoro per l analisi dei bisogni, dell offerta e delle risorse in relazione alle reti integrate individuate dal Piano Sociale Integrato Regionale; interviste individuali a soggetti e testimoni privilegiati del territorio; stesura della prima bozza di Piano; invio della bozza di Piano a tutti i soggetti coinvolti nel processo di pianificazione; raccolta emendamenti, criticità e proposte, anche attraverso ulteriori interviste individuali o di gruppo; stesura definitiva del Piano di Distretto Sociosanitario; approvazione del Piano in sede di Comitato dei Sindaci di Distretto Sociosanitario, integrato dal Direttore Generale dell ASL 2 Savonese. La Segreteria Tecnica Allargata ha preparato gli incontri con i soggetti istituzionali e sociali attraverso la predisposizione di schede riassuntive, volte a fornire una fotografia dell offerta attuale delle reti integrate e un primo confronto con gli obiettivi regionali, al fine di ipotizzare proposte progettuali volte al raggiungimento degli indicatori medesimi. È stata pertanto realizzata un analisi comparata fra indicatori del Piano Sociale Integrato Regionale, servizi e prestazioni erogate a livello distrettuale e di singoli Ambiti Territoriali Sociali e dati relativi alla spesa sociale rilevata nell arco degli anni , mirata all individuazione di carenze e criticità dei servizi erogati, alla misurazione dei fabbisogni 53
54 di ciascun Ambito territoriale ed all indicazione di percorsi per il raggiungimento degli obiettivi ritenuti rilevanti. Il lavoro sopra indicato si è realizzato mediante il seguente programma operativo: Tempi Contenuti Coordinamento e funzioni 27 settembre 2007 Rete famiglie e minori Segreteria Tecnica Allargata 11 ottobre 2007 Rete accesso, accoglienza e Segreteria Tecnica Allargata valutazione del bisogno sociale e sociosanitario Rete non autosufficienza 16 ottobre 2007 Rete politiche attive per Segreteria Tecnica Allargata l invecchiamento e la disabilità 23 ottobre 2007 Rete inclusione ed emergenza sociale Segreteria Tecnica Allargata La Segreteria Tecnica Allargata ha altresì preso in esame il tema dell approvazione e del rinnovo delle Convenzioni di Ambito per la gestione associata dei servizi sociali e di Distretto sociosanitario per l operatività dell integrazione sociosanitaria, costituendo le medesime tappa fondamentale e propedeutica alla stesura dei Piani di rispettiva competenza. La Convezione di Distretto Sociosanitario ha rappresentato il primo e più importante banco di prova per la realizzazione dell integrazione sociosanitaria; nel documento in questione, che viene presentato in altra parte del presente Piano, sono contenute le regole e gli impegni che i Comuni e l Azienda sanitaria Locale si assumono reciprocamente per assicurare le risorse, strumenti e modelli operativi per la gestione integrata di interventi e prestazioni sociosanitarie. Il documento, approvato dalla Direzione Generale dell ASL n. 2 Savonese e dal Comitato dei Sindaci del Distretto Sociosanitario e siglato in data 19 marzo 2008, è il risultato di un lavoro condiviso svolto in sede di coordinamento delle Direzioni Sociali di Conferenza dei Sindaci dell ASL 2 Savonese, e del coordinamento dei Direttori di Distretto Sanitario. 2. La partecipazione dell Azienda Sanitaria Locale n. 2 Savonese alla costruzione del Piano distrettuale. Obiettivo principale del processo di pianificazione e programmazione distrettuale è ottimizzare il coordinamento dei servizi e delle prestazioni sociosanitarie, a livello di Distretto Sociosanitario, per garantire una erogazione di servizi e prestazioni territorialmente omogenea. Rispetto a tale obiettivo gli attori naturali sono l Unità Distrettuale, i Dipartimenti territoriali dell ASL 2 e gli Ambiti Territoriali Sociali. Grazie alla collaborazione resa dalla Direzione Sanitaria dell ASL2, dal Direttore del Distretto Sanitario e dai Responsabili dei Dipartimenti territoriali, è stato possibile dar corso ad una serie di incontri, realizzati congiuntamente fra numerosi operatori dei 54
55 Dipartimenti territoriali e degli Ambiti Sociali, mirati alla lettura dell offerta dei servizi del territorio, ad un confronto rispetto ai bisogni percepiti, alle criticità e allo sviluppo di un programma condiviso, in termini di progetti ed obiettivi, in grado di rispondere in maniera coordinata e sempre più adeguata alle richieste di interventi in campo sociosanitario. Ai fini di ottimizzare tempi e metodologia di lavoro, è stata focalizzata l attenzione sugli obiettivi a valenza sociosanitaria rispetto alle reti integrate di offerta, secondo il programma presentato di seguito: Tempi Modalità Coordinamento e funzioni 17 ottobre 2007 Incontro con Direzione Generale e Sanitaria Presidente DSS Direttore Sociale 19 novembre 2007 Rete invecchiamento attivo. Incontro con Dirigenti medici Dipartimento Cure Primarie. Direttore sociale e staff Direttore Distretto Sanitario e staff Coordinatori di ATS 20 novembre novembre 2007 Rete accesso, accoglienza e valutazione del bisogno sociale e sociosanitario. Incontro con Direttori Dipartimento Materno Infantile, Dipartimento Dipendenze; dirigenti ed operatori Rete famiglie e minori. Incontro con Dirigenti medici ed operatori Dipartimento Materno Infantile; Dipartimento Dipendenze; Dipartimento Salute Mentale. Direttore sociale e staff Direttore Distretto Sanitario e staff Coordinatore di ATS Direttore sociale e staff Direttore Distretto Sanitario e staff Coordinatori di ATS 27 novembre 2007 Continuità assistenziale e cure domiciliari. Incontro con Direttore e dirigenti medici Dipartimento Cure Primarie. Direttore sociale e staff Direttore Distretto Sanitario e staff Coordinatori di ATS 28 novembre 2007 Rete inclusione ed emergenza sociale. Incontro con operatori Dipartimento Dipendenze e Dipartimento Salute Mentale. Direttore sociale e staff Staff Direzione Distretto Sanitario Coordinatori di ATS Rete non autosufficienza disabilità. 28 novembre 2007 Incontro con Direttore, dirigenti medici ed operatori Dipartimento Materno Infantile. Direttore sociale e staff Staff Direzione Distretto Sanitario Coordinatori di ATS 55
56 Gli esiti degli incontri così realizzati hanno fornito gli spunti necessari per la strutturazione di una prima bozza di programma di attività, sia sotto l aspetto metodologico che sostanziale, che è stata quindi oggetto di una successiva approfondita revisione, mediante due momenti appositamente dedicati, da parte del Direttore Sanitario dell Asl2, del Direttore di Distretto Sanitario, del Direttore del Dipartimento Materno Infantile e del Direttore del Dipartimento Cure Primarie, con lo staff della direzione sociale. Il metodo di lavoro è consistito nella comune rilettura e rielaborazione dell elaborato, con approfondimenti e revisioni dei punti e delle argomentazioni con maggiore rilevanza sociosanitaria; attenzione particolare è stata rivolta alla compatibilità degli obiettivi di piano con le risorse effettivamente disponibili, per assicurare concretezza e sostenibilità dei programmi e dei singoli progetti di intervento. 3. La partecipazione degli attori istituzionali alla costruzione del Piano distrettuale. In merito al tema del coinvolgimento di altri attori istituzionali nel processo di pianificazione e programmazione distrettuale sono stati realizzati una serie di incontri con i seguenti soggetti: Tempi Soggetti coinvolti Coordinamento e funzioni 7 novembre 2007 Aziende pubbliche di Servizi alla Persona: Opere Sociali Ns. Signora di Misericordia - Savona Presidente DSS Opera Pia Siccardi Berninzoni - Direttore sociale e staff Spotorno Ospedale S. Antonio - Sassello Casa Ns. Signora di Misericordia - Celle Ligure Le tematiche di maggior rilievo affrontate con le ASP del territorio hanno in primo luogo riguardato il ruolo che le medesime, a fronte delle indicazioni contenute nella legge 12/2006, devono avere all interno della rete dei servizi. In particolare, le Aziende che si identificano con un unica specifica attività (gestione di struttura per anziani) sottolineano la necessità di avviare un percorso graduale che le ponga in grado di offrire modalità di partecipazione al sistema alternative alla mission primaria e tradizionale dell Azienda, chiedendo al Distretto Sociosanitario sostegno e accompagnamento in questo percorso. Nello specifico, si identificano alcune problematiche alle quali in prospettiva le Aziende possono contribuire a far fronte, quali ad esempio la solitudine delle persone anziane, sviluppando azioni di prossimità, mutuando buone prassi di modalità di intervento diffuso già sperimentate anche in altre realtà europee. 56
57 Si rilevano inoltre necessità di ampliamento del ventaglio di offerta di servizi da parte delle R.P. gestite dalle Aziende, quali ricoveri di sollievo, strutturazione di servizi di riabilitazione fisiatrica e di Country Hospital. Viene rilevata anche la necessità di un maggiore investimento in attività di formazione ed aggiornamento professionale del personale, considerando anche i servizi e le strutture gestite dalle ASP quali palestre formative per tirocini, seminari e work experience. Emerge inoltre l opportunità che, pur nel rispetto di vincoli territoriali e statutari, le ASP possano contribuire al sistema di rete anche mediante la riconversione di patrimoni immobiliari da destinare a servizi del Distretto o degli ATS. Tempi Soggetti coinvolti Coordinamento e funzioni 12 novembre 2007 Provincia di Savona (Vice Presidente, Assessore P.I. e Dirigente Presidente DSS Direttore sociale Ufficio Scolastico Provinciale Direttore Di particolare interesse è risultato il confronto con i rappresentanti politici e tecnici della Provincia di Savona. Innanzitutto occorre rilevare che il percorso di sviluppo della pianificazione di Distretto interseca le azioni in via di svolgimento da parte dell Amministrazione Provinciale per la stesura del Piano Regolatore Sociale della Provincia di Savona. Ciò ha permesso di individuare alcuni temi e aree di interesse comune relativamente ai quali si è discusso della opportunità di creare percorsi di condivisione e di collaborazione funzionale. Questi argomenti e le relative azioni conseguenti vengono in parte riprese nella terza sezione del Piano e in altro paragrafo dedicato. Tuttavia si segnalano in particolare le convergenze sul tema dell Osservatorio provinciale delle Politiche Sociali, quello delle azioni di contrasto della violenza di genere, la ripresa delle azioni derivanti dal progetto europeo di inclusione lavorativa delle fasce deboli (Equal Artis), l assistenza scolastica ai disabili e il problema della dispersione scolastica, all interno dei quali è risultato particolarmente utile il contributo di idee e di proposte espresso dalla Dirigente dell Ufficio Scolastico Provinciale. Naturalmente, si è affrontato l argomento della formazione, al quale viene comunque dedicato un approfondimento in altro punto del presente documento, che interessa il parallelo lavoro che conduce la Regione Liguria sul polo delle professioni sociali. Tempi Soggetti coinvolti Coordinamento e funzioni Ufficio Esecuzione Penale 05 dicembre 2007 Esterna A.S. responsabile di Direttore sociale e staff area territoriale Cinzia Vetrano L Ufficio Esecuzione penale esterna ha da qualche tempo una sede territoriale anche a Savona, in locali messi a disposizione dal Comune; le competenze del servizio interessano l intero territorio provinciale e la presenza dell ufficio in città ha consentito di consolidare i rapporti con i servizi degli ATS, del Ser.T, della Salute mentale e del Materno Infantile. 57
58 Le azioni di competenza dell UEPE variano dalle misure alternative alla detenzione, tendenzialmente rappresentate nella formula dell affidamento in prova ai servizi sociali, al rapporto funzionale con il Magistrato di Sorveglianza fino agli interventi di monitoraggio sui percorsi individuali determinati dal Tribunale di Sorveglianza che possono riguardare le semi libertà, le detenzioni domiciliari e la libertà vigilata. Il confronto con la responsabile per l area savonese ha consentito un interessante escursione sulle problematiche locali con cui l Ufficio si confronta e sulle priorità che si ritiene debbano essere affrontate nel triennio di vigenza del piano, meglio esplicitate nella parte dedicata all inclusione sociale. Tempi Soggetti coinvolti Coordinamento e funzioni 11 dicembre 2007 Questura di Savona. Vice Questore Aggiunto dr.ssa Direttore sociale e staff Rosalba Garello e Sost. Commissario Graziella Satariano Anche nel caso della Polizia di Stato, il rapporto con i servizi di ATS, di Distretto e dei Dipartimenti Sanitari si fonda sulle numerose occasioni di collaborazione che hanno via via determinato l instaurarsi di una sistematica modalità di rapporto, che si evidenzia anche e soprattutto nelle occasioni di programmazione di servizi e iniziative sui temi dei minori, del contrasto all abuso e ai maltrattamenti delle donne e dei bambini, dell immigrazione. In questa circostanza ci si è confrontati in particolare su alcune problematiche estremamente delicate ed impegnative, sia in termini di interventi di riparazione che di prevenzione. Questi argomenti (presa in carico psico sociale del minore abusato, trattamento del minore con gravi problemi psicologici, intercettazione della domanda di aiuto da parte delle donne maltrattate, trattamento delle persone abusanti o maltrattanti, diffusione delle droghe nelle scuole) impongono risposte rapide ed efficaci; per alcune tematiche, le proposte concertate con la Questura troveranno spazio nella sezione dedicata alla Famiglia e minori, mentre altre saranno portate all attenzione del Comitato dei Sindaci del Distretto, della Azienda Sanitaria Locale n. 2 e della Conferenza dei Sindaci dell ASL 2 Savonese. Tempi Soggetti coinvolti Coordinamento e funzioni Prefettura di Savona. 13 marzo 2008 Dr.ssa Alessandra Lazzari -Capo di Gabinetto, Direttore sociale e staff I rapporti del Distretto Sociosanitario Savonese con la Prefettura si articola sotto varie forme di collaborazione che interessano tematiche molto diverse fra loro, con il comune denominatore della protezione sociale. Al di là delle funzioni di debito informativo che il DSS regolarmente svolge nei confronti della Prefettura quale tramite dei Ministeri interessati, in particolare in materia di dipendenze e di immigrazione, nel corso degli ultimi anni si sono sviluppate azioni condivise che hanno riguardato principalmente l area delle persone anziane, dei minori, degli immigrati, del disagio sociale e della sicurezza. Da queste collaborazioni sono scaturiti progetti specifici, la cui realizzazione è stata resa possibile da cofinaziamenti ministeriali, quali il progetto Mediterranea volto a attivare 58
59 percorsi di rimpatrio assistito per giovani immigrati irregolari, e più di recente il progetto La Locanda, che permetterà di attivare interventi di inclusione sociale e lavorativa in favore di assistenti familiari e badanti, spesso di origine straniera. Ancora di particolare rilevanza si segnalano le iniziative legate all emergenza estiva dovuta a onde di calore, in favore della popolazione anziana, cui il Distretto partecipa, sotto il coordinamento generale della Prefettura ed insieme ad altri Enti istituzionali, con gli interventi domiciliari dei Custodi Sociali e delle associazioni di volontariato. Nel campo della sicurezza va inoltre ricordato che la collaborazione con la Prefettura ha consentito lo sviluppo delle iniziative promosse dal Comune di Savona a contrasto delle truffe a danno degli anziani, con l istituzione del numero verde antitruffa e una corrispondente formula di assicurazione. Altre forme di collaborazione si riscontrano in specifici protocolli di intesa dedicati ad esempio alle azioni di contrasto alla violenza di genere e al supporto degli studenti stranieri ovvero in azioni di promozione che la Prefettura attua a sostegno delle iniziative proposte dall Unicef. Il contesto sopra descritto suggerisce di dedicare nel futuro prossimo una sempre maggiore attenzione alla strutturazione di una metodologia più sistematica di rapporto, collaborazione e confronto fra la Prefettura e gli organi da essa coordinati con il Distretto Sociosanitario, per poter assicurare risposte sempre più articolate ed efficaci alle questioni appena richiamate e, parallelamente, approfondire le connessioni esistenti fra le problematiche comuni alle diverse aree di interesse e di intervento, quali possono essere quelle legate all abitazione o al lavoro, al fine di strutturare programmi flessibili ed efficaci. 4. La partecipazione degli attori sociali alla costruzione del Piano distrettuale. a) Il Forum Savonese del terzo settore e gli enti ed associazioni del territorio. Il percorso di coinvolgimento del terzo settore nel processo di pianificazione distrettuale trova fondamento nell applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale, basato sulla responsabilizzazione e il coinvolgimento attivo di diversi attori sociali alla costruzione e realizzazione del sistema integrato dei servizi. Essi hanno infatti un ruolo programmatorio ed operativo: concorrono alla lettura dei bisogni sociali e sociosanitari, all individuazione di priorità, alla formulazione di obiettivi di benessere sociale e partecipano alla programmazione degli interventi e alla verifica del raggiungimento degli obiettivi. Il Distretto Sociosanitario, non essendo ancora stata istituita all avvio dei lavori del Piano di Distretto la Consulta Regionale del Terzo Settore, ha ritenuto di procedere comunque, attraverso l attivazione di un calendario di incontri volti a favorire la partecipazione degli attori sociali per l analisi dei bisogni, dell offerta e delle risorse in relazione alle reti integrate individuate dal Piano Sociale Integrato Regionale. 59
60 Tale iniziativa è stata realizzata anche perchè il territorio Savonese esprime un organismo di rappresentanza locale, il Forum Savonese del terzo Settore, che è attivo da ormai molti anni quale interlocutore dei Comuni sui temi sociali. E bene sottolineare che gli incontri con i rappresentanti del Terzo Settore si sono strutturati nell ottica di garantire l effettiva partecipazione alla programmazione, attraverso il confronto sull analisi di bisogni, sulle scelte di programmazione strategica e non come formale assolvimento di un obbligo rituale di consultazione. Il progetto ha preso avvio con la realizzazione di una prima assemblea pubblica, estesa a tutti i soggetti del terzo settore operanti sul territorio distrettuale, per presentare il piano di lavoro. Data la trasversalità delle reti, tutti sono stati invitati a partecipare liberamente agli incontri, scegliendo la propria collocazione sulla base delle proprie competenze e aree di operatività, senza che tale modalità organizzativa precludesse la possibilità di presenziare a tutte le riunioni. In data 30 novembre 2007 è stato inoltre realizzato un ulteriore incontro, cui hanno partecipato il Presidente del Distretto Sociosanitario e il Direttore Sociale, con il portavoce del Forum del Terzo Settore Savonese, volto ad un primo confronto sullo stato di avanzamento dei lavori di Piano distrettuale e alla verifica delle istanze e delle aspettative degli attori sociali. b) Le organizzazioni sindacali. Analogo percorso si è realizzato con le Organizzazioni Sindacali Confederali, che rivestono tradizionalmente un ruolo di particolare rilievo nei percorsi di sviluppo e di orientamento dei servizi; anche in questa occasione le sigle sindacali hanno offerto la propria disponibilità alla condivisione del percorso di strutturazione del Piano, anche con i necessari apporti critici, fondamentali per una produttiva collaborazione. Oltre alla costante partecipazione ai gruppi di lavoro, è stato realizzato in data 25 gennaio 2008 un ulteriore momento di confronto, volto ad una prima restituzione delle impressioni sul lavoro svolto e sulle proposte progettuali contenute nella bozza di piano analizzata. Gli approfondimenti e alcuni suggerimenti scaturiti dal confronto di cui sopra hanno riguardato in particolare l area della non autosufficienza, l implementazione del sistema di comunicazione fra gli sportelli sociali (molti dei quali organizzati e gestiti dalle OO.SS.) e quelli di cittadinanza e l area dell invecchiamento attivo, finalizzati a individuare efficaci modalità di coinvolgimento delle persone potenzialmente interessate e rendere più variegata e attrattiva l offerta di servizi ed attività legate al tempo libero e alla qualità della vita. E stata inoltre definita una programmazione congiunta di azioni da dedicare, in modo puntale e operativo, alla verifica degli obiettivi e delle attività di piano. 60
61 c) Il programma di lavoro con gli attori sociali Il calendario dei lavori che hanno visto attivamente coinvolti gli attori sociali sopra indicati è stato articolato come segue: Tempi Modalità Coordinamento e funzioni 15 ottobre 2007 Assemblea pubblica volta alla presentazione del modello operativo di sviluppo del processo di pianificazione distrettuale. Presidente DSS Esecutivo politico DSS Direttore sociale e staff interno Coordinatori ATS Dirigente Servizi Sociali Comune di Savona 30 ottobre Sottogruppo: Rete accesso, accoglienza e valutazione del bisogno sociale e sociosanitario. Presidente DSS Esecutivo politico DSS Direttore sociale e staff interno Coordinatore di ATS relatore Daniele Pitto Dirigente Servizi Sociali Comune di Savona Assistente Sociale Dipartimento Materno Infantile 22 ottobre Sottogruppo: Rete famiglie e minori. 24 ottobre Sottogruppo: Rete non autosufficienza. 26 ottobre Sottogruppo: Rete inclusione ed emergenza sociale. Presidente DSS Esecutivo politico DSS Direttore sociale e staff interno Coordinatori di ATS relatori: Stefania Ponteprimo, Alberta Dagna Dirigente Servizi Sociali Comune di Savona Presidente DSS Esecutivo politico DSS Direttore sociale e staff interno Coordinatori di Ambito: Maria Rosa Bina, Ornella Rigotti Dirigente Servizi Sociali Comune di Savona Funzionario Dip.Materno Infantile Geriatra Dip. Cure Primarie Presidente DSS Esecutivo politico DSS Direttore sociale e staff interno Coordinatori di Ambito: Cristina Palli, Stefania Ponteprimo Dirigente Servizi Sociali Comune di Savona Direttore Distretto Sanitario Direttore Ser.T. e AA.SS. Dip. Dipendenze 29 ottobre Sottogruppo: Rete per la promozione sociale e l invecchiamento attivo. Presidente DSS Esecutivo politico DSS Direttore sociale e staff interno Coordinatori di Ambito: Alberta Dagna, Cristina Palli Dirigente Servizi Sociali Comune di Savona Geriatra Dip. Cure Primarie 61
62 5. La partecipazione delle fondazioni bancarie. Tempi Soggetti coinvolti Coordinamento e funzioni 17 dicembre 2007 Presidente Fondazione A. De Mari - Ca.Ri.Sa Presidente Distretto Sociosanitario e Direttore Sociale Luciano Pasquale Di particolare interesse si è rivelato il confronto con il dott. Luciano Pasquale, Presidente della Fondazione De Mari - Cassa di Risparmio di Savona. La Fondazione, nell ambito delle norme statutarie e regolamentari che ne orientano l attività, è molto attiva a sostegno di varie iniziative a finalità sociali realizzate sul territorio provinciale. La seria selezione cui vengono sottoposti i progetti proposti per il cofinanziamento è il primo elemento che caratterizza l azione della Fondazione che, proprio per garantire ulteriore coerenza e appropriatezza alle scelte adottate, ha mostrato interesse ad attivare forme di collegamento e collaborazione con il Distretto Sociosanitario, in grado di offrire un panorama sovraterritoriale delle azioni sociali e sociosanitarie in corso e al monitoraggio delle medesime. Il Presidente della Fondazione ha mostrato inoltre interesse a concertare e sostenere proposte e progetti di Distretto per finalità sperimentali ed innovative, purché in coerenza con la mission della Fondazione. Nei prossimi mesi sarà quindi possibile cominciare ad approfondire il confronto sui temi oggetto del presente piano. 6. La partecipazione delle associazioni imprenditoriali. Nonostante le diverse occasioni che in passato si sono presentate per stabilire modalità di rapporto con l impresa, ad oggi i processi di pianificazione non si rivelano ancora maturi per il confronto strutturato e sistematico con il mondo della produzione. A tale fine si ritiene necessario avviare una riflessione, sia sulle rappresentanze, sia sui contenuti oggetto di concertazione o su temi quali la responsabilità sociale delle imprese, l inserimento lavorativo delle fasce deboli o il rapporto con le aziende profit che producono servizi sociali e sanitari. Una modalità può essere rappresentata dall organizzazione di un confronto seminariale con il coinvolgimento della Camera di Commercio, le associazioni degli imprenditori e delle categorie sui temi citati. Parallelamente, potrà rivelarsi utile studiare modalità semplici ed efficaci di comunicazione e di informazione, per portare a conoscenza degli imprenditori le iniziative e le facilitazioni che il sistema sociosanitario può agire ai fini dell inclusione lavorativa delle fasce deboli. 62
63 7. Le politiche trasversali: i Piani Regolatori Sociali della Provincia e dei Comuni. La Provincia di Savona ha avviato dalla fine del 2006 il percorso di Piano Regolatore Sociale. Il filo conduttore (mainstream) del Piano è promuovere equità sociale, sia mettendo in rete i progetti realizzati dall Ente Provinciale con le azioni realizzate dagli altri enti ed organizzazioni del territorio, sia sviluppando progetti innovativi frutto della concertazione tra i diversi attori. Il PRS provinciale organizza i propri obiettivi ed azioni secondo sei assi strategici: 1. Politiche abitative 2. Politiche sociosanitarie 3. Politiche giovanili 4. Pari opportunità 5. Formazione e istruzione 6. Occupazione fasce deboli Sono in corso di definizione priorità, obiettivi ed azioni relative ad ogni asse strategico, frutto di un percorso di concertazione, realizzato nel corso del 2007 attraverso interviste rivolte a testimoni privilegiati del territorio. Il risultato sarà un primo documento di tesi che verrà portato alla discussione di tavoli tematici nei primi mesi del I Comuni sono per la Provincia un soggetto prioritario con cui concordare le politiche; i Comitati dei Sindaci di Distretto e le Segreterie Tecniche Allargate sono risultate il naturale riferimento politico e tecnico di questa prima fase di indagine. Anche il Comune di Savona, nella giornata di presentazione pubblica del percorso di realizzazione dei Piani di Distretto Sociosanitario in data 15 ottobre 2007, ha annunciato al territorio la prossima attuazione del Piano Regolatore Sociale, già assunto come atto di indirizzo dalla Giunta a settembre In quella occasione la dirigenza ha evidenziato che l organicità tra i Piani dei tre Ambiti Territoriali Sociali che compongono il Comune stesso è la prima scommessa di lavoro nello spirito di sistema del Piano Regolatore Sociale comunale. La bozza di Piano di Distretto predisposta sulla base degli esiti del percorso sopra delineato è stata portata all esame del Comitato dei Sindaci del Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese il giorno 20 dicembre
64 PIANO DISTRETTO SOCIOSANITARIO N. 7 SAVONESE PARTE SECONDA 64
65 ASSETTO ISTITUZIONALE ED ORGANIZZATIVO 1. La Conferenza dei Sindaci dell ASL 2: ruolo, competenze e modalità di funzionamento. La Conferenza dei Sindaci è costituita dai Comuni che fanno parte dell area territoriale dell Azienda Sanitaria locale, ed è stata istituita ai sensi dell articolo 3, comma 14 del d.lgs. 502/1992 (e successive modifiche e integrazioni) e richiamata agli articoli 15 e 16 della legge regionale n. 41/2006 e all articolo 12 della l.r. 12/2006. Partecipa di diritto alla Conferenza il Direttore Generale dell Azienda Sanitaria Locale. Il Direttore Generale dell ASL è nominato dalla Giunta regionale tra i soggetti in possesso dei requisiti di cui all articolo 3 bis, comma 3 del d.lgs. 502/1992 e successive modificazioni e integrazioni. Il Direttore Generale dura in carica tre anni, prorogabili a cinque per una sola volta e l incarico può essere rinnovato. Al Direttore Generale sono riservati i poteri di gestione e la rappresentanza dell Azienda sanitaria locale. Compito primario della Conferenza è l espressione delle esigenze sanitarie e sociosanitarie della popolazione. Nel caso del territorio dell ASL 2 Savonese, vi sono ricompresi tutti i 69 Comuni della Provincia di Savona. La norma assegna la presidenza della Conferenza dei Sindaci al Sindaco del Comune capofila del Distretto più popoloso; le funzioni attribuite alla Conferenza dei Sindaci sono svolte dal Comitato di rappresentanza, composto dal Presidente della Conferenza, che lo presiede, e da altri quattro componenti. La Conferenza dei Sindaci dell ASL 2 Savonese, la cui Presidenza è attribuita al Sindaco del Comune di Savona, per espressa delega permanente del Sindaco, è presieduta dall Assessore alle Politiche Sociali e Sociosanitarie; il Comitato di Rappresentanza è composto dai Presidenti dei Distretti Sociosanitari del Finalese, Albenganese e delle Bormide. Per assicurare lo svolgimento delle proprie funzioni, la Conferenza dei Sindaci assume un regolamento di funzionamento, sulla base di linee guida che saranno emanate dalla Giunta regionale. La legge regionale 12/2006 prevede inoltre che la Conferenza dei Sindaci, ai fini di assicurare, attraverso i Distretti Sociosanitari, percorsi e processi integrati di protezione sociale, sociosanitaria e sanitaria a favore dei cittadini ed un livello omogeneo di programmazione territoriale, in particolare per le attività sovradistrettuali, si avvalga del Comitato di rappresentanza e del supporto tecnico di un coordinatore sociale, nominato tra i Direttori Sociali dei Distretti sociosanitari ricompresi nella Conferenza stessa. 65
66 Le funzioni della Conferenza dei Sindaci sono chiaramente evidenziate all art. 16 della legge regionale 41/2006, al quale si rimanda per le informazioni di dettaglio; per quanto attiene la materia socio sanitaria, le funzioni di maggiore rilievo sono riassumibili nelle seguenti: espressione del proprio parere sul PSIR; adozione di linee di indirizzo per l integrazione delle attività sanitarie e sociosanitarie con gli interventi sociali e promozione di forme di intesa e di coordinamento; garantire copertura economica per l esercizio delle attività sociosanitarie. Ai fini di assicurare il necessario supporto alla Conferenza dei Sindaci, le funzioni di Segreteria, in via transitoria, sono state attribuite alla Segreteria Tecnica del Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese; le riunioni, sia di Conferenza dei Sindaci che del Comitato di Rappresentanza, si svolgono di norma presso il Palazzo Comunale di Savona. Le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Sindaci sono espresse mediante la redazione di apposito verbale. a) Assetto tecnico: Segreteria e Coordinamento dei Direttori Sociali. Dal punto di vista operativo, mutuando il sistema vigente nel periodo precedente l approvazione delle leggi regionali n. 12 e n. 41 del 2006, per il funzionamento della Conferenza dei Sindaci, e l individuazione del Direttore Sociale cui affidare le funzioni di supporto tecnico all esecutivo, le competenze di Segreteria organizzativa sono state svolte, come accennato in precedenza, dalla Segreteria Tecnica del DSS Savonese. Si ritiene tuttavia indispensabile procedere verso la definizione di un regolamento che determini le modalità di funzionamento della Conferenza e del Comitato di Rappresentanza che assicuri legittimità e trasparenza del processo; in tal senso, la Presidenza della Conferenza assume l impegno a sollecitare la Giunta Regionale all emanazione delle linee guida e a promuovere quindi la stesura del regolamento. Per quanto attiene l assetto tecnico, da alcuni anni si è costituito in via informale un coordinamento delle Segreterie Tecniche, che ha reso possibile concertare processi comuni insieme ai Dipartimenti dell ASL 2 Savonese su diversi aspetti legati in particolare ad azioni di valenza sovradistrettuale, quali la gestione dei progetti di inclusione sociale, dipendenze ed immigrazione, gli interventi per la prima infanzia, i progetti di contrasto all abuso e al maltrattamento o la continuità assistenziale, solo per citare alcuni esempi. E stato inoltre possibile coordinare la partecipazione, assicurando sempre la rappresentanza del territorio ASL2 Savonese, a gruppi di lavoro attivati in diverse sedi istituzionali, quali la Regione, AnciFedersanità ed altri, nonché assicurare il confronto tecnico su temi di interesse generale. In altri termini, si è sperimentato un metodo di lavoro che può definirsi oggi una buona prassi, alla quale sarebbe opportuno garantire continuità anche attraverso un processo di legittimazione, che potrebbe essere favorito da quanto previsto dall art. 12 della legge regionale 12/2006, che di fatto suggerisce l istituzione di un modello operativo molto simile a quello già sperimentato. 66
67 Può quindi rappresentare un obiettivo comune ai quattro Distretti Sociosanitari del territorio ASL 2 Savonese la formalizzazione, attraverso un processo sviluppato nell ambito della Conferenza dei Sindaci, della metodologia di lavoro sopra rappresentata. 2. Il Distretto Sociosanitario. Il Distretto Sociosanitario, istituito dall art. 9 della legge regionale 12/2006, rappresenta la dimensione territoriale ed organizzativa nella quale si integrano le funzioni sociali complesse o di secondo livello e le funzioni sociosanitarie. Il territorio del Distretto sociosanitario coincide con quello, definito ai sensi del d.lgs. 502/1992 e successive modifiche e integrazioni, del Distretto sanitario, e con quello della Zona Sociale, previsto dall articolo 19 della l. 328/2000. Secondo gli intendimenti promossi dalla legge regionale12/2006 il Distretto Sociosanitario è il contesto tecnico ed organizzativo nel quale si esprime in modo compiuto l integrazione dei servizi sociosanitari, anche mediante l erogazione di interventi e prestazioni. Queste prestazioni sono indicate all art. 10 della legge regionale sopra richiamata, secondo il seguente elenco: a) prestazioni sociosanitarie di cui all'articolo 3-septies del d.lgs. 502/1992 e successive modifiche e integrazioni; b) prestazioni sociali complesse o di secondo livello; c) prestazioni sanitarie di cui all'articolo 3-quinquies del d.lgs. 502/1992 e successive modifiche e integrazioni. Il medesimo articolo individua in particolare alcune funzioni assicurate dal Distretto Sociosanitario, che richiamano in modo specifico gli aspetti di integrazione: a) l'attivazione dello Sportello Integrato Sociosanitario; b) l'assistenza domiciliare integrata; c) la semiresidenzialità e residenzialità extraospedaliera; d) gli interventi promossi dall istituzione del Fondo regionale per la non autosufficienza; Nel Distretto Sanitario, oltre alle funzioni proprie di erogazione dei servizi di cui alla legge regionale 41/2006, si realizza il coordinamento e l integrazione delle attività svolte dai Medici di Medicina Generale, dai Pediatri di libera scelta, le attività specialistiche e di assistenza domiciliare e trovano collocazione le articolazioni organizzative dei Dipartimenti Sanitari. L'esercizio delle funzioni di gestione del Distretto è attribuito, previo assenso del Comitato dei Sindaci, al comune capofila. 67
68 Il Distretto Sociosanitario 7 Savonese è composto dai Comuni di Savona, Albisola Superiore, Albissola Marina, Bergeggi, Celle Ligure, Mioglia, Pontinvrea, Quiliano, Sassello, Spotorno, Stella, Urbe, Vado Ligure, Varazze. a) Il Comitato dei Sindaci di Distretto Sociosanitario. Il Comitato dei Sindaci di Distretto Sociosanitario, istituito dall art. 11 della l.r. 12/2006, è l organo politico cui compete il governo del Distretto Sociosanitario ed ha sede presso il Comune capofila. E composto dai Sindaci (o da assessori competenti in materia stabilmente delegati) dei Comuni compresi nella delimitazione territoriale di ogni Distretto Sociosanitario, che nominano il Presidente, il quale si avvale di un esecutivo composto dai Presidenti delle Conferenze di Ambito e del supporto professionale del Direttore Sociale e della Segreteria Tecnica. Presidente del Distretto Savonese è l Assessore alle Politiche Sociali e Sociosanitarie del Comune di Savona. Le principali funzioni attribuite al Comitato dei Sindaci di DSS sono le seguenti: 1. Definisce le politiche sociali e le azioni da realizzare a livello distrettuale; 2. Definisce il protocollo di intesa con l ASL per la gestione delle funzioni sociosanitarie; 3. Coinvolge, nell'ambito dei processi di programmazione e pianificazione, le organizzazioni del Terzo Settore e gli altri soggetti che concorrono alla realizzazione del sistema integrato presenti sul territorio, per la formulazione di pareri e proposte; 4. Concorre alla programmazione regionale con l'espressione di un parere sul Piano Sociale Integrato Regionale. Il Comitato dei Sindaci di Distretto Sociosanitario e il Direttore Generale dell Asl approvano d intesa il Piano Sociosanitario del Distretto. Il Comitato dei Sindaci di Distretto Sociosanitario, per definire funzioni, modalità organizzative e gestionali, predispone apposito regolamento in base a specifiche linee guida approvate dalla Giunta regionale. 68
69 b)l assetto tecnico: l Unità Distrettuale, la STA, il Comitato Distrettuale L'attuazione e la gestione delle funzioni sociali, determinate dalle vigenti normative e dagli indirizzi emanati dal Comitato dei Sindaci di Distretto Sociosanitario, è affidata al Direttore Sociale. Questi si avvale della Segreteria Tecnica, composta da un organico stabile con personale di supporto tecnico, amministrativo e contabile, e da uno staff mobile, di cui fanno parte i coordinatori degli Ambiti Territoriali Sociali, definito Segreteria Tecnica Allargata. La STA è la sede tecnica dove vengono concertate le azioni, i progetti di sviluppo e i programmi operativi da sottoporre al Comitato dei Sindaci di Distretto Sociosanitario. Nel DSS n. 7 ogni coordinatore di ATS ricopre funzioni di referente per le diverse aree di intervento in campo sociosanitario, in riferimento alle reti integrate d offerta. La Segreteria Tecnica svolge inoltre le funzioni di segreteria per la Commissione di cui all art. 5 della legge regionale 20/99 e, in via transitoria, per la Conferenza dei Sindaci ASL n. 2 Savonese. Le attività e le funzioni di integrazione sociosanitaria sono svolte dall'unità Distrettuale, costituita dai Direttori di Distretto Sociosanitario, che attuano quanto disposto dalla Convenzione stipulata fra Comitato dei Sindaci di Distretto Sociosanitario e Direzione Generale dell ASL, con particolare riferimento alle prestazioni esigibili definite dal PSIR e alle funzioni dello Sportello Integrato. La norma prevede inoltre la costituzione del Comitato Distrettuale, del quale si avvale l Unità Distrettuale per l esercizio delle proprie funzioni. Il Comitato Distrettuale è composto dai coordinatori di Ambito Territoriale Sociale, dai rappresentanti dei Dipartimenti territoriali che operano nel Distretto Sociosanitario e dai membri del coordinamento previsto dall'articolo 3-sexies, comma 2, del d.lgs. 502/1992 e successive modifiche ed integrazioni. La gestione delle funzioni sanitarie è affidata al Direttore del Distretto Sanitario. L'Unita Distrettuale, per la valutazione del bisogni sociosanitari complessi, attiva le Unità di Valutazione Multidisciplinari, per la definizione dei Piani Individuali di Assistenza e l'individuazione del case manager e attiva la valutazione periodica dei risultati ottenuti in relazione agli obiettivi programmati. L Unità Distrettuale è inoltre tenuta a produrre al Comitato dei Sindaci del Distretto e al Direttore Generale dell ASL una relazione annuale sull andamento del percorso di integrazione sociosanitaria. La relazione annuale dell Unità Distrettuale, prevista dalla norma regionale, è un fondamentale strumento di valutazione e verifica dei risultati della Pianificazione. 69
70 Contenuti della relazione saranno: monitoraggio del volume, della tipologia e della qualità degli interventi e delle prestazioni, anche in relazione agli indicatori del PSIR; monitoraggio dell attività dell Unità di Valutazione Multidisciplinare, per individuare ricorrenti complessità rispetto alle quali sviluppare azioni di rinforzo e di corretta allocazione delle risorse (vedi ad esempio l attività di formazione); verifica dello stato di attuazione degli impegni sottoscritti nella Convenzione tra Azienda Sanitaria Locale e Comitato dei Sindaci di Distretto. 3. Le Conferenze di Ambito Territoriale Sociale e la gestione associata dei servizi negli Ambiti Territoriali Sociali ATS-. Gli Ambiti Territoriali Sociali sono definiti all art. 6 della l.r. 12/2006 e costituiscono il territorio ove Comuni limitrofi si associano (ovvero Comuni di maggiori dimensioni si decentrano) per programmare e gestire in forma associata (o decentrata) i servizi sociali di base. Gli Ambiti Territoriali Sociali fanno parte del Distretto Sociosanitario. La Conferenza di Ambito è l organo politico che rappresenta l associazione intercomunale come sopra definita, ed è composta dai Sindaci (o loro delegati) dei Comuni ricompresi nel territorio dell ATS. Nel caso degli ATS del Comune di Savona, l'organo politico di riferimento è l'assessore alle Politiche Sociali e la Giunta Comunale. Il territorio del Distretto sociosanitario n. 7 Savonese ricomprende 7 Ambiti Territoriali Sociali: Vado Ligure (con i Comuni di Quiliano, Spotorno e Bergeggi), Albisola Superiore (con i Comuni di Albissola Marina e Stella), Varazze (con il Comune di Celle Ligure), Sassello (con i comuni di Pontinvrea, Mioglia ed Urbe), Savona Oltreletimbro, Savona centro Porto e Savona Villapiana Lavagnola. La Conferenza di Ambito, che di norma ha sede presso il Comune con il maggior numero di abitanti, individua il Presidente, cui competono le funzioni di coordinamento della stessa Conferenza. La Conferenza, che per il proprio funzionamento si dota di una Convenzione, basata su uno schema predisposto dalla Regione, definisce le politiche sociali e l organizzazione dei servizi associati, il bilancio economico finanziario relativo ai servizi gestiti in forma associata ed approva il Piano delle Attività dell'ambito Territoriale Sociale. I Comuni conferiscono le risorse necessarie al Comune capofila per l'esercizio delle funzioni assegnate all'ambito Territoriale Sociale, secondo la programmazione concertata in Conferenza di Ambito. 70
71 a) L assetto tecnico: il Coordinatore di ATS e l Unità Operativa Multiprofessionale Sociale. L'Ambito Territoriale Sociale rappresenta il punto di accesso alla rete degli interventi e servizi sociali, mediante lo Sportello di Cittadinanza, e ospita l articolazione territoriale dello Sportello Integrato del Distretto Sociosanitario. Gli ATS provvedono all erogazione delle prestazioni sociali di base, informazione, consulenza, servizio sociale professionale, assistenza domiciliare, sostegno socioeducativo, aiuto personale e familiare. La struttura tecnica dell ATS è costituita nell'unità Operativa Multiprofessionale Sociale in cui sono presenti competenze psico - sociali, educative e amministrativo-contabili, sotto la guida dell'assistente Sociale Coordinatore di ATS. A quest ultimo competono inoltre le funzioni di supporto istruttorio, contabile e amministrativo alla Conferenza di Ambito. AZIONI DI PIANO PER CONSOLIDARE L ASSETTO ISTITUZIONALE E LE NUOVE FORME DI GESTIONE Le Convenzioni. In ossequio alle indicazioni della legge regionale 12/2006 e del vigente PSIR, il Comitato dei Sindaci del Distretto Sociosanitario, l Azienda Sanitaria Locale n. 2 Savonese e i Comuni associati negli Ambiti Territoriali Sociali, si sono dotati dei necessari strumenti atti a garantire rispettivamente l'operatività dell'integrazione sociosanitaria e la gestione associata dei servizi sociali di base, stipulando apposite convenzioni, basate sullo schema tipo predisposto dalla Giunta regionale. Tali atti, necessari a rendere operativi i programmi e le azioni contenute nei Piani, sono stati oggetto di un percorso di elaborazione condiviso sui diversi livelli territoriali. A livello di Ambito Territoriale Sociale, per la gestione integrata dei servizi sociali, i Comuni componenti l Ambito si dotano di una convenzione, basata su uno schema tipo deliberato dalla Giunta Regionale. Si rimanda alle singole pianificazioni degli ATS del Distretto Sociosanitario Savonese per la visione degli atti in questione. Per quanto attiene la convenzione per la gestione integrata dei servizi sociosanitari, tale percorso è stato compiuto a livello tecnico dalle Direzioni Sociali dei quattro Distretti che insistono sul territorio dell ASL n. 2 Savonese al quale ha fatto riscontro analogo processo a cura dei Direttori dei Distretti sanitari, con il coinvolgimento dei Direttori dei Dipartimenti territoriali. 71
72 Su queste basi si è quindi articolato il successivo confronto, condotto dai Presidenti dei Distretti Sociosanitari e dalla Direzione Generale e Sanitaria dell ASL n. 2 Savonese, che ha portato all approvazione delle convenzioni. Il prodotto finale, prima della definitiva approvazione nelle dovute sedi, è stato sottoposto alla valutazione della Regione Liguria, avendo essa l obiettivo di garantire, pur nel rispetto delle specificità locali, l opportuna omogeneità delle convenzioni sull intero territorio regionale. Pare quindi opportuno, date le finalità intrinseche del presente Piano, inserire il testo della convenzione approvata dall ASL n. 2 Savonese e dal Comitato dei Sindaci del Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese in data 20 dicembre 2007, sottoscritta il giorno 19 marzo 2008 dal Presidente del Distretto Sociosanitario e dal Direttore Generale dell ASL n. 2 Savonese. COMUNE DI SAVONA DISTRETTO SOCIOSANITARIO N. 7 SAVONESE CONVENZIONE TRA COMUNI DEL DISTRETTO SOCIOSANITARIO N. 7 E AZIENDA SANITARIA LOCALE N. 2 SAVONESE PER LA GESTIONE INTEGRATA E COORDINATA DEI SERVIZI SOCIO SANITARI, AI SENSI DELL ARTICOLO 10 COMMA 5, LEGGE REGIONALE 24 MAGGIO 2006, N. 12. TRA Comune di SAVONA, in qualità di Capofila del Comitato dei Sindaci del Distretto Sociosanitario 7 Savonese, in persona dell Assessore alle Politiche Sociali e Sanitarie, dr.ssa Lucia Bacciu E Azienda Sanitaria Locale n. 2" con sede in Via Manzoni 14 in persona del Direttore Generale Dott. Flavio Neirotti in qualità di legale rappresentante Si conviene e si stipula quanto segue 72
73 Articolo 1 (Finalità) 1. La presente convenzione regola i rapporti tra i Comuni appartenenti all area territoriale del Distretto Sociosanitario n 7 Savonese e l Azienda Sanitaria Locale (di seguito ASL) "2" Savonese, al fine di dare attuazione a quanto previsto dal D.P.C.M. 14 febbraio 2001 e dal D.P.C.M. 29 novembre 2001 allegato 1C relativamente all area dell integrazione socio sanitaria. 2. Obiettivo principale della presente convenzione è rendere operativi, nella dimensione territoriale del Distretto Sociosanitario, gli strumenti per l integrazione sociosanitaria, con particolare riferimento ai seguenti aspetti: a) accesso alle prestazioni di servizi sociosanitari e sociali complessi attraverso lo Sportello Integrato Sociosanitario, articolato e decentrato presso gli Sportelli di Cittadinanza istituiti negli Ambiti Territoriali Sociali; b) valutazione del bisogno dell utente e della conseguente tipologia di trattamento da adottare attraverso la rilevazione delle situazioni a rischio di emarginazione e dei problemi della salute, affermando l unicità e la globalità della persona, la collaborazione tra le varie figure professionali e la formulazione di progetti personalizzati di intervento denominati Piani Individualizzati di Assistenza (P.I.A.); c) offerta di una gamma di prestazioni alla persona, che consenta cura, riabilitazione e mantenimento o reinserimento dei soggetti nella vita familiare, sociale, scolastica e lavorativa. 3. I Comuni e l ASL (di seguito indicati parti) si impegnano ad attivare un processo di concertazione finalizzato a quantificare ed ottimizzare la rete dei servizi e delle prestazioni erogate sul territorio del Distretto Sociosanitario. Articolo 2 (Oggetto) 1. Forma oggetto della presente convenzione, ai sensi dell articolo 2 della legge regionale 24 maggio 2006, n.12 (Promozione del sistema integrato di servizi sociali e sociosanitari), la disciplina dell esercizio delle prestazioni sanitarie a rilevanza sociale di cui all articolo 3 septies comma 2 lettera a) del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell articolo 1 della L. 23 ottobre 1992, n.421) e successive modificazioni, a carico del servizio sanitario regionale nonché delle prestazioni sociali a rilevanza sanitaria di cui all articolo 3 septies comma 2 lettera b) dello stesso d.lgs. 502/1992, come specificate dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 febbraio 2001 (Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio sanitarie) e dall allegato 1 C al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001 (Definizione dei livelli essenziali di assistenza), poste a carico dei Comuni. 2. Forma, altresì, oggetto della presente convenzione la disciplina delle attività sociali assicurate dal Distretto Sociosanitario ai sensi dell articolo 26 della legge regionale 12/ Il Distretto Sociosanitario, assicura le prestazioni sociosanitarie definite dal combinato disposto dell articolo 3 septies del d.lgs. 502/1992 e dall Allegato 1C del D.P.C.M. 29 novembre 2001 e successive modifiche ed integrazioni, di cui al comma 1 del presente articolo, che consistono in azioni atte a soddisfare bisogni di salute di ogni persona che richiedono congiuntamente anche azioni di protezione sociale. 4. Le parti si impegnano affinché il Distretto Sociosanitario assicuri, direttamente ovvero mediante prestazioni erogate dai Dipartimenti ospedalieri e territoriali interessati, a favore di minori, anziani, disabili, pazienti psichiatrici, persone con dipendenza da alcool, droghe e farmaci, malati terminali, persone con patologie da HIV: a) assistenza ambulatoriale e specialistica; b) assistenza domiciliare anche integrata con la componente socio-assistenziale; c) assistenza residenziale e semiresidenziale di tipo riabilitativo; d) assistenza residenziale e semiresidenziale anche integrata con la componente socio- assistenziale; e) assistenza a favore della non autosufficienza. 73
74 Articolo 3 (Soggetti istituzionali del Distretto Sociosanitario) 1. I soggetti istituzionali del Distretto Sociosanitario sono rappresentati dai Comuni e dall ASL. 2. Nell ambito del Distretto Sociosanitario sono previsti un livello strategico, un livello direttivo, un livello gestionale - amministrativo ed un livello tecnico-operativo, nei quali operano i seguenti soggetti istituzionali, cui sono affidati i rispettivi compiti. a) Livello strategico: il Comitato dei Sindaci del Distretto Sociosanitario e il Direttore Generale dell ASL, d intesa, fissano gli obiettivi di integrazione per il livello direttivo per mezzo della pianificazione del Distretto Sociosanitario da conseguire attraverso: b) Livello direttivo: 1) L attuazione delle funzioni sociali complesse è affidata al Direttore Sociale, assunto con contratto dal Comune capofila del Distretto Sociosanitario, che si avvale di una segreteria tecnica di cui fanno parte i coordinatori degli Ambiti Territoriali Sociali e personale tecnico, amministrativo. 2) L attuazione delle funzioni sanitarie è affidata al Direttore del Distretto Sanitario. 3) L attuazione delle funzioni sociosanitarie, conformemente agli indirizzi della pianificazione del Distretto Sociosanitario, è assegnata, congiuntamente, al Direttore Sociale ed al Direttore del Distretto Sanitario, che, utilizzando nella direzione lo strumento giuridico dell intesa, costituiscono l Unità Distrettuale. 4) Il Direttore Sociale ed il Direttore del Distretto Sanitario, costituiti nell Unità Distrettuale del Distretto Sociosanitario, sono supportati, per le necessarie competenze tecniche e professionali, dal Comitato Distrettuale composto, ai sensi dell articolo 10 comma 6 della legge regionale 12/2006, dai Coordinatori di Ambito Territoriale Sociale, dai rappresentanti dei Dipartimenti territoriali operanti nel Distretto Sociosanitario, nonché dai membri del coordinamento delle attività del Distretto Sanitario di cui all'articolo 3-sexies, comma 2, del d.lgs. 502/1992 e successive modifiche ed integrazioni, secondo cui sono membri di diritto un rappresentante dei medici di medicina generale, uno dei pediatri di libera scelta e uno degli specialisti ambulatoriali convenzionati operanti nel Distretto Sanitario. 5) Le parti stabiliscono che l Unità Distrettuale si riunisca, con cadenza almeno mensile, al fine di valutare il livello di attuazione degli obiettivi di integrazione sociosanitaria. Delle riunioni è redatto apposito verbale. L Unità Distrettuale convoca il Comitato Distrettuale di cui al precedente punto 4) con preavviso di venti giorni e, in caso di urgenza, anche tramite posta elettronica, con preavviso di cinque giorni. 6) Compiti dell Unità Distrettuale sono: a) l organizzazione dell accesso, della valutazione e del trattamento delle persone richiedenti prestazioni sociosanitarie complesse in base alle risorse messe a disposizione dal distretto; b) l assunzione di protocolli operativi per l attivazione dell Unità di Valutazione Multidisciplinare (UVM), quale organo di valutazione unico a composizione variabile, integrata dallo specialista competente in relazione al caso specifico da esaminare. 7) Compito del Comitato Distrettuale è fornire all Unità Distrettuale gli elementi necessari per verificare l andamento dell accordo nonché mettere a disposizione le risorse per raggiungere gli obiettivi di integrazione sociosanitaria. c) Livello gestionale - amministrativo: è adottato dalle singole amministrazioni contraenti, secondo procedure condivise in appositi protocolli, in materia di servizi sociosanitari integrati. Le funzioni gestionali relative ai servizi sociali complessi erogati dal Distretto Sociosanitario e quelle relative alle prestazioni sanitarie erogate dal Distretto Sanitario sono assicurate dalle rispettive strutture funzionali. 1) Le parti convengono di attribuire al Coordinatore di Ambito Territoriale Sociale i compiti di referente sociale per le attività con valenza sociosanitaria segnalate dallo Sportello di cittadinanza. 2) Il Coordinatore di Ambito Territoriale Sociale è titolato a proporre gli atti amministrativi di competenza dei Comuni appartenenti al Distretto Sociosanitario e a formulare proposte sul Piano Sociosanitario di Distretto. d) Livello tecnico-operativo: interviene in modo congiunto, garantendo l accesso unificato alle prestazioni integrate, mediante lo Sportello Integrato Sociosanitario nelle sue articolazioni territoriali, ai fini della prima valutazione del bisogno (sociale, sanitario e sociosanitario complesso). 1) La presa in carico professionale avviene da parte del Servizio competente: nel caso di bisogno sociale semplice compete all Ambito Territoriale Sociale di residenza; nel caso di bisogno sanitario compete ai relativi Dipartimenti. Nel caso di bisogno sociosanitario complesso, lo Sportello Integrato procede alla segnalazione all'unità Distrettuale, che attiva l'unità di Valutazione Multidimensionale. L U.V.M. definisce il Piano Individualizzato di Assistenza (PIA), individua il case manager e le risorse/servizi necessarie per la realizzazione del P.I.A.. 3. Al Distretto Sociosanitario sono assicurate, per quanto di competenza, risorse definite in rapporto agli obiettivi di salute indicati nel Piano Sociosanitario di Distretto. Il Piano, approvato d intesa dal Comitato dei Sindaci e dal Direttore 74
75 Generale dell ASL, prevede la localizzazione dei servizi e dei presidi sul territorio, di cui all articolo 3 quinquies del d. lgs. 502/1992, e successive modifiche ed integrazioni, determina le risorse per l integrazione sociosanitaria e le quote rispettivamente a carico dell Azienda e dei Comuni. Articolo 4 (Criteri e procedure di programmazione congiunta) 1. Il Piano Sociosanitario di Distretto, volto a realizzare lo sviluppo sociale locale e la tutela sociosanitaria della popolazione, mediante un adeguata organizzazione della rete dei servizi, definisce le priorità nell attuazione degli interventi oggetto dell accordo tra Comuni e ASL. 2. Entro novanta giorni dall approvazione della presente convenzione, i Comuni del Distretto e l ASL concordano le linee di intervento e gli investimenti in termini di risorse strutturali, tecnologiche, umane, professionali e finanziarie necessarie all attuazione dell accordo. 3. L Unità Distrettuale predispone annualmente specifica relazione al Comitato dei Sindaci e al Direttore Generale dell'asl sugli esiti della gestione integrata. Articolo 5 (Risorse umane, finanziarie e strumentali messe a disposizione dagli enti contraenti) 1. Per l esercizio delle funzioni sociosanitarie, Comuni ed ASL attribuiscono al Distretto Sociosanitario le risorse di personale, finanziarie e strumentali, in quantità non inferiore a quelle presenti alla data di sottoscrizione della presente convenzione. 2. Il personale, messo a disposizione dalle parti contraenti secondo gli organici di seguito indicati, mantiene la dipendenza giuridica dall ente di appartenenza: a) organico del Distretto Sociosanitario: Direttore Sociale, Funzionario Tecnico, Istruttore Amministrativo, Collaboratore Professionale. b) organico del Distretto Sanitario: Direttore Distretto Sanitario e almeno un unita di personale di supporto. 3. Ulteriori programmi di sviluppo dei servizi sociosanitari dovranno contenere la previsione sulle risorse necessarie. 4. L ente di appartenenza provvede alla sostituzione del personale che, nel corso della durata della presente convenzione, venisse a mancare a causa di dimissioni, pensionamento, maternità. 5. Costituiscono elementi di consolidamento dell integrazione sociosanitaria la formazione e l aggiornamento permanente del personale. Articolo 6 (Organizzazione dell accesso alle prestazioni sociosanitarie) 1. Per favorire, in caso di bisogni complessi, l accesso integrato, le parti si impegnano ad organizzare i servizi dalle stesse dipendenti, perseguendo l obiettivo del superamento degli accessi per competenza, al fine di assicurare le prestazioni ritenute più rispondenti ai bisogni della persona. 2. Le parti individuano, quali obiettivi della presente convenzione, il conseguimento delle seguenti finalità: a) supporto al cittadino nella definizione del proprio bisogno/problema; b) supporto al cittadino nella fase di orientamento relativa all individuazione degli interventi più appropriati e delle relative procedure di accesso alle prestazioni specialistiche e, se necessario, nella fase di accompagnamento verso tali percorsi. 3. Le parti garantiscono l accesso al sistema integrato dei servizi tramite lo Sportello Integrato del Distretto Sociosanitario articolato, a regime, nella misura di un punto di accesso per ciascun Ambito territoriale sociale, secondo protocolli e procedure da concordarsi tra le parti. 4. Allo Sportello Integrato le persone accedono direttamente o attraverso segnalazioni effettuate dai servizi sociali e sanitari ovvero da altri soggetti della rete di protezione sociale del territorio 75
76 5. E messo a disposizione dello Sportello Integrato personale di servizio sociale appartenente agli Ambiti Territoriali Sociali integrato da personale afferente ai servizi sanitari dell ASL. 6. Le parti, attraverso adeguata organizzazione, si impegnano ad assicurare la documentazione e, per quanto possibile, l informatizzazione di ogni fase di attività dello Sportello Integrato Sociosanitario. 7. Dallo Sportello Integrato, dopo prima valutazione del caso, se complesso, si attiva l Unità di Valutazione Multidisciplinare nelle modalità indicate al precedente art. 3 lettera d) Articolo 7 (Unità di Valutazione Multidisciplinare) 1. Allo scopo di assicurare l operatività integrata per la valutazione multidisciplinare dei bisogni sociosanitari, è costituita l Unità di Valutazione Multidisciplinare (UVM). Riguardo l'unità di Valutazione Multidisciplinare si fa riferimento a quanto stabilito con Deliberazione n. 892 dell'a.s.l. 2 Savonese del 02/11/2006 ad oggetto "Istituzione dell'unità di Valutazione Multidisciplinare dell'a.s.l. 2 Savonese" nonché alla Deliberazione n. 601 dell'a.s.l. 2 Savonese del relativa al Distretto Sociosanitario n Le parti si impegnano a favorire la definizione, da parte dell Unità Distrettuale, di protocolli operativi relativi al funzionamento dell UVM. 3. L UVM predispone entro il termine massimo di 30 gg. dalla convocazione della prima seduta il Piano Individualizzato di Assistenza, in cui sono evidenziate le prestazioni sanitarie, sociosanitarie e sociali da erogare, nonché le modalità di verifica delle azioni svolte. All atto di predisposizione del PIA l U.V.M. individua, nell ambito delle competenze prevalenti rilevate, un servizio di riferimento principale e il responsabile del caso, cui compete, in collaborazione con assistito, familiari, Medico di Medicina generale o Pediatra di libera scelta, e rete assistenziale, il monitoraggio delle azioni previste dal PIA. Articolo 8 (Organizzazione dei servizi distrettuali) 1. Le parti concordano obiettivi finalizzati alla realizzazione di un efficace rete di servizi sanitari, sociosanitari e sociali in grado di rispondere ai bisogni della persona. 2. Nell attività di cui al comma 1, le parti si ispirano ai seguenti criteri: a) mantenimento della persona nel proprio contesto di vita; b) azioni di sostegno e di tutela della persona per mantenerla a domicilio, comprese prestazioni di carattere economico per contrastare situazioni di povertà; c) adeguata rete di strutture residenziali e semiresidenziali, per le persone non curabili al proprio domicilio; d) azioni di sostegno al reinserimento lavorativo ed alle riqualificazione professionale; e) coinvolgimento del volontariato e dei soggetti no profit. 3. Le parti si impegnano a definire, con apposito protocollo, le procedure per l erogazione delle prestazioni a tutti i cittadini assistiti nell ambito distrettuale. Articolo 9 (Assistenza domiciliare) 1. Al fine di assicurare assistenza domiciliare, le parti mettono a disposizione le seguenti competenze professionali: a) ASL, che si impegna a provvedere alla copertura delle relative spese: 1) Medici di Medicina Generale; 2) Specialisti per le differenti patologie; 3) Pediatri di Libera Scelta; 4) Terapisti della Riabilitazione; 5) Infermieri Professionali; 76
77 6) Operatori Socio Sanitari; 7) Personale Amministrativo. b) Comuni, che si impegnano a provvedere alla copertura delle relative spese: 1) Educatori; 2)Assistenti Sociali; 3)Aiuto domestico-familiare e aiuto alla persona, erogabile in forma diretta, tramite Assegno Servizi e/o altre modalità; 4) Personale Amministrativo. 2. La quantificazione delle unità di personale ed il monte-ore necessari alla realizzazione dei progetti sono determinati annualmente tra le parti, nell ambito della programmazione congiunta. 3. Le parti definiscono le modalità di riparto delle spese relative ad ulteriori azioni non concordate tra loro. Articolo 10 (Assistenza territoriale, semiresidenziale e residenziale) 1. Il Direttore del Distretto Sanitario, su mandato del Direttore Generale dell ASL, ed il Direttore Sociale, su mandato del Comitato dei Sindaci, di concerto con i Direttori dei Dipartimenti di competenza, definiscono una proposta condivisa circa il volume delle prestazioni semiresidenziali e residenziali. La proposta, come sopra definita, viene sottoposta alla valutazione ed approvazione del Comitato dei Sindaci di DSS e del DG dell ASL2. 2. Le parti concordano la definizione di piani per la semiresidenzialità e residenzialità, distinti per le diverse categorie di utenza, su base triennale da aggiornare annualmente, con particolare riferimento ai posti in convenzione. 3. L accesso alle strutture semiresidenziali e residenziali è demandato alla valutazione dell UVM, che si avvale di sistemi di valutazione sperimentati e validati. 4. Nell ambito delle prestazioni mediche l ASL assicura che all interno delle strutture residenziali siano erogate conformemente alla normativa vigente : a) l attività medica di medicina generale; b) l attività medico specialistica, in relazione alle patologie; c) prestazioni specialistiche e di laboratorio e di diagnostica strumentale, mediante attivazione di opportuni e precisi percorsi, finalizzati a favorire l accesso e la riduzione al minimo dei tempi di attesa. 5. Per le attività di cui al presente articolo, la Regione stabilisce apposite tariffe ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001, con costi ripartiti, secondo le modalità previste dalla vigente normativa, tra Servizio Sanitario Regionale e persone beneficiarie delle prestazioni. 6. Possono essere previste intese tra Comuni, Aziende trasporti, ASL e Strutture per attivare forme di trasporto agevolato a favore di persone non in grado di deambulare. Articolo 11 (Forme di gestione contabile unitaria e sistema informativo) Allo scopo di semplificare e velocizzare eventuali procedure di erogazione di contributi economici specifici, qualora non assolvibili dai rispettivi comparti amministrativi, le parti possono individuare modalità contabili unitarie per i servizi integrati. Al fine di programmare, governare e monitorare l andamento del presente accordo, nonché per favorire lo scambio e la condivisione dell informazione e dei flussi di comunicazione e finanziari, le parti si impegnano sin da ora a definire livelli informativi comuni perseguendo modalità di dialogo e di compatibilità tra i medesimi 77
78 Articolo 12 (Rapporti finanziari, obblighi, e garanzie) Le parti, ai fini dell applicazione della presente convenzione e per assicurare il regolare funzionamento dei servizi erogati dal Distretto Sociosanitario, si impegnano ad assicurare le necessarie risorse finanziarie, strumentali e di personale, così come definite al precedente art. 5. L assetto organizzativo del Distretto Sociosanitario ed i relativi oneri economici e finanziari saranno soggetti ad aggiornamento annuale, in base allo sviluppo delle competenze ad esso attribuite. Articolo 13 (Collegio di Vigilanza) 1. La vigilanza ed il controllo sull esecuzione di quanto disposto dalla presente convenzione è svolta, ai sensi dell articolo 34 comma 7 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267 (Testo Unico delle leggi sull ordinamento degli enti locali), da un collegio di cui fanno parte il Presidente del Comitato dei Sindaci di Distretto sociosanitario e i membri dell esecutivo composto dai Presidenti delle Conferenze di Ambito, o loro delegati, il Direttore Generale dell ASL o suo delegato, il Presidente della Conferenza dei Sindaci dell ASL o suo delegato, con esclusione di doppia rappresentanza. 2. Il collegio di cui al comma 1 svolge le seguenti funzioni: a) controlla la corretta e tempestiva attuazione delle disposizioni previste dalla convenzione; b) dirime le controversie che dovessero insorgere in ordine all interpretazione o all esecuzione della convenzione con decisioni alle quali le parti concordano di attribuire l efficacia di cui all articolo 1372 codice civile; c) propone eventuali modifiche alla convenzione o proroghe della convenzione. Articolo 14 (Durata della convenzione) 1. La presente convenzione ha durata di anni tre decorrenti dalla data di stipulazione ed è comunque rinnovabile. Savona, 19 marzo 2008 IL DIRETTORE GENERALE ASL 2 SAVONESE DR. FLAVIO NEIROTTI IL PRESIDENTE DISTRETTO SOCIOSANITARIO 7 SAVONESE DR.SSA LUCIA BACCIU 78
79 PARTE TERZA 79
80 LE RETI INTEGRATE D OFFERTA Premessa. Ogni rete è organizzata in tre sezioni: 1. analisi dell offerta; 2. bisogni, criticità e priorità rilevate; 3. obiettivi ed azioni di Piano. Nell analisi dell offerta viene presentato un quadro sintetico sulla tipologia di servizi e prestazioni erogate dai servizi sociali dei Comuni associati, dall Azienda Sanitaria Locale, dalle Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona e dal privato sociale. Per i servizi sociali vengono inoltre presentati alcuni dati sintetici relativi al Distretto Sociosanitario sul numero di utenti, sulla spesa sociale e sui servizi. Le fonti dei dati sono il Piano Sociosanitario Integrato Regionale, la rilevazione coordinata dall Istat e dalla Regione Liguria sulla spesa sociale per l anno 2005 (la rilevazione 2006 è in corso) e la rilevazione sulle strutture presenti sul territorio della Regione Liguria. La sezione su bisogni, criticità e priorità rilevate riporta in sintesi le osservazioni emerse nella fase di consultazione e concertazione con i servizi sociosanitari dell Azienda Sanitaria Locale, con il Privato Sociale, con gli attori istituzionali, incontrati nel percorso illustrato nel capitolo dedicato. Dati i tempi della programmazione, non era possibile affrontare una sistematica analisi dei bisogni, ma riteniamo che la pluralità di testimoni privilegiati ascoltati abbia fornito una lettura significativa di essi, delle criticità e priorità del territorio. In prospettiva, per una lettura dei bisogni attendibile, il Distretto investirà sullo sviluppo del progetto Osservatorio Provinciale sulle Politiche Sociali, avendo riconosciuto nel livello territoriale provinciale e nell intesa con gli altri attori del sistema, in particolare gli altri Distretti sociosanitari, la sede più idonea per questo tipo di rilevazione (vedi specifico paragrafo). Nella sezione obiettivi ed azioni del Piano, vengono indicati, a partire dagli obiettivi regionali e dalle priorità emerse nella fase precedente, gli obiettivi individuati per il triennio. Per ogni obiettivo vengono indicate le azioni da attivare, i soggetti istituzionali e tecnici responsabili, le risorse finanziarie e strumentali stimate necessarie per la realizzazione delle azioni, le annualità di riferimento e infine gli indicatori di risultato da utilizzare in sede di verifica, compatibilmente con le risorse e gli strumenti di cui dispongono gli enti coinvolti. Le azioni di Distretto si intersecano con le azioni degli Ambiti Territoriali Sociali che vengono qui richiamate e nei Piani di Ambito Sociale analizzate in dettaglio. 80
81 1. ACCESSO E INTEGRAZIONE SOCIOSANITARIA a)accesso e integrazione sociosanitaria: analisi dell offerta. Attività di accoglienza dei servizi sociali. Attualmente nel Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese sono presenti: - n. 16 Sportelli di Cittadinanza, per i 7 Ambiti Territoriali Sociali, uno ogni singolo Comune del Distretto Sociosanitario. Lo Sportello di Cittadinanza, punto di accesso del pubblico ai servizi dell Ambito Territoriale Sociale, provvede all erogazione delle prestazioni sociali di base attraverso l Unità Operativa Multiprofessionale (assistente sociale; educatore; operatori per l assistenza domiciliare; personale amministrativo; psicologo). Esistono nel territorio numerosi Sportelli Sociali attivati da enti pubblici, da patronati e dal privato sociale, che forniscono informazioni a supporto dei cittadini circa i diritti e le opportunità del sistema integrato dei servizi sociali e sociosanitari. Esistono inoltre sul territorio sportelli sanitari dei Dipartimenti dell ASL 2 che forniscono assistenza ed orientamento sui percorsi di cura e di continuità assistenziale. Protocollo di reciproca segnalazione dei casi tra servizi sociali e servizi sanitari. Nel 2003, a seguito di una verifica sulle difficoltà di reciproca segnalazione di casi tra i servizi sociali dei Comuni ed i servizi sanitari territoriali della Asl, è stato sottoscritto dalle parti un Protocollo, che prevedeva una procedura condivisa di segnalazione tra servizi con l uso di una apposita scheda. La procedura, che ha semplificato e standardizzato i contatti, prima affidati agli stili professionali dei singoli operatori, è tuttora in uso. La valutazione del bisogno e le Unità di valutazione multidisciplinari. Sono attualmente attive Unità di Valutazione integrate sociale - sanitario, specialistiche rispetto all utenza, che vengono utilizzate costantemente per l erogazione dei servizi distrettuali agli utenti: l Unità di Valutazione Geriatrica per il Fondo Non Autosufficienza, gli ingressi nelle strutture residenziali e diurne e cure domiciliari delle persone anziane e non autosufficienti; l Unità di Valutazione Handicap per l erogazione alle persone disabili di assistenza domiciliare, centri diurni e strutture residenziali, Fondo Non Autosufficienza e titoli di acquisto, questi ultimi riservati a disabili gravi. Dal 2007 vengono inoltre convocate Unità di Valutazione Multidisciplinare per casi complessi dall Unità Distrettuale. Il funzionamento a regime dell UVM viene compiutamente definito nella Convenzione tra Distretto e Azienda Sanitaria Locale. 81
82 Il Piano Individualizzato di Assistenza (PIA). Non è ancora definito un modello di P.I.A. condiviso dai servizi. La registrazione dei progetti di assistenza viene spesso attuata a fini operativi, amministrativi o clinici e archiviata nelle singole cartelle degli assistiti. In relazione al Fondo Regionale Non Autosufficienza è stato formulato un sintetico PIA, compreso nel Patto Assistenziale sottoscritto dalla famiglia, nel quale si individua un responsabile di caso cui sono prioritariamente assegnate funzioni di monitoraggio del caso. Essendo in corso iniziative coordinate dalla Regione Liguria circa l utilizzo sperimentale di un modello condiviso di riferimento per la redazione del PIA, sarà cura del DSS 7 dar corso alla diffusione e alla sperimentazione di questo nuovo strumento operativo, anche attraverso il coinvolgimento fattivo dei MMG e PLS: b)accesso e integrazione sociosanitaria: bisogni, criticità e priorità rilevate. Continuità assistenziale, in particolare tra ospedale e territorio Orientamento, supporto e sostegno ai famigliari Univocità di accesso e semplificazione della modulistica per l utente Maggiore integrazione tra Sportelli di Cittadinanza, Sportelli Sociali e dei Patronati Formazione degli operatori di Sportello per parlare tutti la stessa lingua Indicatori previsti dal PSIR 1. Istituzione, in ciascun Distretto dello Sportello Integrato sociosanitario. 2. Istituzione in ciascun Ambito Territoriale Sociale dello Sportello di Cittadinanza. Inoltre nel PSIR la Regione individua come prestazioni esigibili: 3.accesso guidato sostanziato attraverso una corretta informazione al cittadino e alle famiglie sulle provvidenze concedibili dalla rete sociale e sociosanitaria; 4.valutazione multidimensionale, che rispetti l individualità e le diverse dimensioni del bisogno; 5.definizione di un Piano Individualizzato di Assistenza (P.I.A.), anche attraverso l integrazione di prestazioni appartenenti a diversi comparti. 82
83 Sportelli di Cittadinanza del Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese: DISTRETTO SOCIOSANITARIO N. 7 SAVONESE Indirizzo: Via Quarda Inferiore, 4 telefono: 019/ telefax: 019/ [email protected] SPORTELLI DI CITTADINANZA Albissola Marina SEDE INDIRIZZO Palazzo Comunale, Piazza del Popolo, 12 - Albissola Marina. Albisola Superiore Via Turati, 22 - Albisola Superiore GIORNI ORARI DI APERTURA Venerdì ore 10,00-12,00 martedì ore 15,00-17,00 Lunedì e venerdì ore 10,00-12,00 martedì e giovedì ore 15,00-17,00 FUNZIONI Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. PROFESSIONALITA Assistente Sociale Assistente Sociale Bergeggi Celle Ligure Mioglia Pontinvrea Quiliano Palazzo Comunale, Via A. De Mari, 28 - Bergeggi Ufficio Servizi Sociali, Via SS. Giacomo e Filippo Celle Ligure Palazzo Comunale, Via Roma, 1 - Mioglia Palazzo Comunale, Piazza Indipendenza, 25 - Pontinvrea Palazzo Comunale, Località Massapè, 21 -Quiliano Sassello Viale Marconi, 2 - Sassello Martedì e giovedì ore 9,00-11,00 Da Lunedì a Sabato ore Venerdì ore 8, Lunedì ore 10,40-12,40 Lunedì ore 8,30-10,30 Lunedì e giovedì ore 9,00-12,00 martedì ore 14,30-17,30 su appuntamento Martedì ore 8,30-10,30 Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Assistente Sociale Assistente Sociale Assistente Sociale Assistente Sociale Assistente Sociale Assistente Sociale 83
84 Savona Centro - Porto Via Quarda Inferiore, 4 1 piano Savona Lunedì, mercoledì e venerdì ore 10,00-12,00 per esigenze ulteriori, tutti i giorni, su appuntamento Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Assistente Sociale Savona Villapiana - Lavagnola Savona Oltreletimbro Via Zara 11 Savona Via Nizza,1 Savona Spotorno Viale Europa, 3 - Spotorno Lunedì, mercoledì e venerdì ore 10,00-12,00 Mercoledì e venerdì ore 10,00-12,00 per i primi accessi. Per le situazioni già in carico, tutti i giorni, su appuntamento. Giovedì ore 15,00-17,00 sabato ore 10,00-12,00 Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Assistente Sociale Assistente Sociale Assistente Sociale Stella Palazzo Comunale, Località Rovieto Superiore, 3 -Stella. Sabato ore 10,00-12,00 Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Assistente Sociale Vado Ligure Via XI Febbraio, 20 -Vado Ligure Lunedì, mercoledì e venerdì ore 9,00-12,00 Martedì e giovedì ore 14,30-17,00 su appuntamento Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Assistente Sociale Varazze Urbe Palazzo Comunale, viale Nazioni Unite, 5 Varazze Palazzo Comunale Via Roma, 85 Urbe Martedì e giovedì Ore Altri giorni previo appuntamento Mercoledì Ore 8,30-10,30 Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Informazione, consulenza, servizio sociale professionale, a domanda. Attivazione di progetti di assistenza domiciliare, sostegno socio - educativo, aiuto personale e familiare. Assistente Sociale Assistente Sociale 84
85 DISTRETTO SANITARIO SAVONESE VIA COLLODI 13 SAVONA Tel CARTINA DISTRETTI ASL2 85
86 SPORTELLI DI ACCESSO AL PUBBLICO SAVONA Via Collodi 13 A. D. I. - ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA AMBULATORIO GERIATRICO AMBULATORIO PNEUMOLOGICO PUNTO INFORMAZIONI ANAGRAFE - ESENZIONI - ANAGRAFE SANITARIA SCELTE E REVOCA ESENZIONE TICKETS ANAGRAFE ASSISTITI - SCELTA / REVOCA MEDICI UFFICIO ESTERI CUP centro unico prenotazioni CENTRO PRELIEVI TERAPIA INIETTIVA SEGRETERIA UNITA DI VALUTAZIONE HANDICAP - UVH DISTRIBUZIONE PROTESI - PRESIDI E PANNOLONI Via Milano 43 r AMBULAORIO ANZIANI Via Copello 1 AMBULAORIO ANZIANI C.so Mazzini 25 AMBULAORIO ANZIANI Ospedale S. Paolo - Via Genova 30 CUP Centro Unico Prenotazioni Via Paleocapa 22 CUP Centro Unico Prenotazioni Via Zara CONSULTORIO CENTRO PRELIEVI Via Chiappino 29 CONSULTORIO NEUROPSICOPATOLOGIA DELL ETA EVOLUTIVA Via Aleardi DISTRIBUZIONE MATERIALE E CARTELLINO DIABETICI STOMIE MEDICAZIONI NUTRIZIONALI Via Don Bosco 3 ADOZIONI, AFFIDI, GENITORIALITA CENTRO GIOVANI Via Don Bosco 35 CENTRO DI SALUTE MENTALE Via Famagosta 18 - presso AIAS INSERIMENTO LAVORATIVO DISABILI PROGETTI INDIVIDUALI IN SOCIALIZZAZIONE 86
87 Via S. Lucia 11/1 SERVIZIO TOSSICODIPENDENZE - SEGRETERIA Via Vittime di Brescia SOMMINISTRAZIONE METADONE ALBISOLA SUPERIORE Via dei Conradi CUP Centro Unico Prenotazioni CONSULTORIO CELLE LIGURE Via SS. Giacomo e Filippo CUP Centro Unico Prenotazioni CONSULTORIO QUILIANO-VALLEGGIA Via Delfino CONSULTORIO AMBULATORIO ANZIANI AMBULATORIO ANZIANI SASSELLO Via Badano 23 CUP Centro Unico Prenotazioni Via Badano 22 CONSULTORIO SPOTORNO Viale Europa 3 B CUP Centro Unico Prenotazioni CONSULTORIO VADO LIGURE Via alla Costa 1 CUP Centro Unico Prenotazioni CONSULTORIO VARAZZE Via IV Novembre 13 CUP Centro Unico Prenotazioni CONSULTORIO CUP centro unico prenotazioni - CALL CENTER DA TELEFONO FISSO DA CELLULARE
88 c)accesso e integrazione sociosanitaria: obiettivi ed azioni di Piano OBIETTIVI AZIONI DI PIANO ENTI STRUTTURE DI RIFERIMENT O RISORSE (finanziarie, strutturali) TEMPI INDICATORI DI VERIFICA Attuazione degli impegni previsti nella Convenzione Attivazione del modello organizzativo e delle strutture operative del Distretto Sociosanitario, con le modalità previste nella Convenzione Comitato Sindaci DSS D.G. ASL2 Unità Distrettuale dei Vedi Convenzione 2009 Relazione annuale dell'unità Distrettuale Semplificazio ne dei percorsi di accesso del cittadino ai diversi servizi e prestazioni Istituzione dello Sportello Integrato Sociosanitario; individuazione di Professionalità idonee allo svolgimento delle funzioni di accoglienza sociale e sanitaria Censimento degli sportelli sociali esistenti gestiti dagli enti pubblici e dal privato sociale che forniscono informazione e consulenza sociale, indicandone per ciascuno aperture, funzioni e professionalità Promozione di Protocolli di Intesa tra Distretto, Ambiti e Organizzazioni del Privato Sociale e del Sindacato, finalizzata all integrazione funzionale delle competenze degli Sportelli Sociali con gli Sportelli di Cittadinanza Progetto di formazione agli operatori degli Sportelli Sociali sulla rete dei servizi sociosanitari e dell offerta assistenziale Sviluppo di un portale informatico polivalente con accesso atti e modulistica Comuni DSS, ASL2 Comuni DSS, Cesavo, Forum 3 Settore, Organizzazioni del Privato Sociale e del Sindacato Comuni DSS, Cesavo, Forum 3 Settore, e Organizzazioni del Privato Sociale e del Sindacato Comuni, ASL 2, Cesavo, Forum 3 Settore, Organizzazioni Sindacali Comuni DSS, Cesavo, Forum 3 Settore, e Organizzazioni del Privato Sociale e del Sindacato Verranno indicate nei protocolli operativi previsti in Convenzione L azione non richiede specifici investimenti finanziari L azione non richiede specifici investimenti finanziari personale interno agli enti come formatori Da definirsi Numero punti di attivazione di accesso integrato nel DSS 7. Elaborazione di un elenco degli sportelli sociali da pubblicarsi nei siti del distretto e degli ATS. Incremento documentato delle forme di collaborazione tra gli Sportelli. Realizzazione di un corso di formazione per almeno 12 operatori di Sportello Sociale Attivazione portale su siti enti coinvolti 88
89 Definizione di percorsi integrati di continuità assistenziale Consolidamento dell Unità di Valutazione Multidisciplinare secondo le regole definite nella Convenzione Piani Individualizzati di Assistenza; sperimentazione dello schema di P.I.A. Regionale con la famiglia i Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta nella definizione del PIA. Attivazione di progetti individuali di dimissioni protette tra ospedali e cure territoriali. Progetto di formazione e riqualificazione professionale per operatori dello Sportello Integrato Sociosanitario. Unità distrettuale Unità distrettuale Unità Distrettuale, ASL 2, Ospedale S. Corona, Comuni DSS Dotazioni strumentali L azione non richiede specifici investimenti finanziari Da definirsi Asl 2 Comuni DSS Provincia Da definirsi con Asl e Provincia sulla base di programmazi one congiunta Relazione annuale dell'unità Distrettuale Adozione di uno schema definitivo; verifica della trasparenza, chiarezza di obiettivi e competenze Nel 2008 verifica del numero di PIA realizzati per utenti dimessi dall ospedale; ridefinizione obiettivo rispetto al dato 2008 negli anni successivi. Realizzazione di almeno un corso di formazione per operatori sociosanitari 89
90 2. POLITICHE DI PROMOZIONE E SOSTEGNO ALLE RESPONSABILITÀ FAMILIARI a)politiche di promozione e sostegno alle responsabilità familiari: analisi dell offerta. Spesa sociale nel Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese suddivisi per tipologia di servizi e interventi attraverso un confronto con i dati relativi agli anni 2003, 2004 e Area Minori V. A. V. A. V.A. % % % Affido educativo ,50% 3,40% 3,79% Sostegno socio-educativo ,40% 6,90% 6,39% Contributi economici ,50% 7,50% 7,82% Asili nido e servizi integrativi ,80% 45,40% 41,72% Centri socio-educativi ,90% 7,80% 9,20% Strutture residenziali ,60% 19,10% 21,29% Altro ,30% 9,90% 9,78% Totale della spesa % 100% 100% Spesa per tipologia di interventi e servizi nell'area minori e famiglia - DSS Savonese % 50% 40% 30% 20% 10% 0% Affido educativo Sostegno socioeducativo Contributi economici Asili nido e servizi integrativi Centri socioeducativi Strutture residenziali
91 Affido: il servizio, volto al sostegno dei minori, e progettato in base alle esigenze del bambino, alla sua situazione familiare specifica, ai problemi che essa presenta, è ben strutturato e funzionante sul territorio, attraverso adeguata integrazione fra ATS e Dipartimento Materno Infantile dell'asl 2, che si realizza nell'equipe Distrettuale Affidi familiari. Rispetto ai rilevamenti statistici sul numero di beneficiari del servizio, si segnalano per l'anno 2006, n. 41 minori in affido extrafamiliare e 20 in affido intrafamiliare, per un totale di 61 minori seguiti. Adozioni: della procedura e delle tematiche connesse all'adozione si occupa, ad oggi, anche per la competenza sociale, direttamente l'asl 2 Savonese. Rispetto al numero di coppie che hanno avuto almeno un accesso ai servizi per una pratica adottiva si segnala che per l'anno 2006 i casi sono stati complessivamente 54, di cui 14 per adozione nazionale e 40 per adozione internazionale. Per ciò che concerne i minori per cui è stato attivato affido preadottivo, si segnalano 5 casi per le adozioni nazionali e 16 per gli stranieri, per un totale di 21 minori seguiti nel In termini generali, si registra una serie di dati, sintonici con quelli rilevati a livello nazionale, quali il graduale innalzamento dell'età dei coniugi, dell'età dei bambini adottabili ed adottati, della frequenza dei paesi stranieri da cui i bambini provengono e delle motivazioni all'adozione; altri, quali la percentuale delle coppie adottive a confronto con la popolazione, che caratterizzano la provincia di Savona, avendo un tasso annuo medio del 51,7% ovvero il tasso più alto di tutte le province italiane. Singolare è anche il rapporto fra adozioni nazionali ed internazionali, essendo nella nostra provincia maggiore il numero delle internazionali. Auto Mutuo aiuto: di seguito si riportano le associazioni e i gruppi presenti sul territorio distrettuale che hanno partecipato all'incontro "L'auto aiuto: nuove risorse per la salute dei cittadini" tenutosi il giorno 09 maggio 2007 presso la Sala Rossa del Comune di Savona. Nome del gruppo Sede/Recapito Contenuti/obiettivo Destinatari Associazione CRESC.I Via Amalfi, 7r Tel.019/ Associazione nata su iniziativa di alcuni genitori di bambini affetti da condizioni di difetto di statura e da malattie endocrine. Oggi ha come obiettivo tutti i bambini affetti da forme morbose pediatriche, in collaborazione con L ASL n. 2 Savonese. Genitori, famiglie, parenti di bambini affetti da forme morbose pediatriche. 91
92 Un Club per Amico Via Bruno Buozzi, 3/A Lunedì, mercoledì e venerdì ore 15,30-18,00 019/ Promozione sociale. Promosso dal CSM dell'asl n. 2 Savonese e dal Settore Servizi alla persona del Comune di Savona, in collaborazione con III circoscrizione e le associazioni di volontariato. Persone in difficoltà rispetto alla famiglia,al lavoro, alla salute che non vogliono affrontare i propri problemi in solitudine. Raggio di Sole Locali V^ Circoscrizione (Asilo delle Piramidi), ogni mercoledì pomeriggio dalle ore 15,00 alle 16,30 Disturbi dell'umore e dell'ansia; condividere e affrontare le difficoltà, le sofferenze del vivere le paure del quotidiano e le difficoltà relazionali. Ogni cittadino. Numero massimo di partecipanti Telefono Amico Tutti i giorni dalle ore 18,00 alle ore 24,00 al numero 019/ Servizio di ascolto telefonico per chiunque ne abbia necessità o semplicemente la voglia di parlare e di comunicare sentimenti ed emozioni in totale libertà, senza essere giudicati. A tutti coloro che possono avere bisogno di supporto e di essere ascoltati. Per persone in lutto Locali della III^ Circoscrizione, C.so Tardy e Benech, 14, ogni giovedì dalle ore 18,00 alle 20, Per non rimanere da soli nel faticoso e doloroso percorso che segue alla morte di una persona cara; per avviare un processo di ricostruzione della propria vita. Ogni persona che si trova ad affrontare un lutto. Numero massimo di partecipanti ARCAT Liguria Locali della Parrocchia San Dalmazio Affrontare il problema della dipendenza dall alcol attraverso il coinvolgimento di tutto l ambito familiare. Chiunque abbia un problema di alcooldipendenza proprio o di un familiare. Mamme consapevoli Reparto di ostetricia Ospedale San Paolo 019/ Spazio di confronto tra mamme e neo mamme, con la collaborazione dell U.O. Ostetricia e Ginecologia dell ASL 2. Mamme interessate al confronto e alla condivisione con altre mamme dei problemi legati alla delicata fase del dopo parto e alla crescita dei figli. Associazione Ligure Famiglie Pazienti Psichiatrici (ALFaPP) Via Paleocapa, 25 L'A.L.Fa.P.P. incoraggia la solidarietà sociale, sanitaria ed educativa verso i pazienti psichiatrici e promuove iniziative per il recupero sociale dei medesimi e per difendere i diritti dei sofferenti psichici. Chiunque si trovi in contatto con pazienti psichiatrici. Si segnala inoltre che è in corso una ricognizione finalizzata a individuare eventuali altri gruppi attivi sul territorio del Distretto. 92
93 Tabelle estratte dal PSIR: situazione Servizi al 01/01/2007. DISTRETTI minori <3 anni Asili nido Servizi integrativi per la prima infanzia Servizi innovativi/ sperimentali per la prima infanzia Totale posti per minori al 31/12/06 % posti sui minori n. n. posti.n. posti. n. posti. posti. n. 7 savonese % 693 Totale Liguria % Obietti vo 2010 = 25% minori Comunità per minori DISTRETTI 0-17 anni n. posti 7 savonese * 74 Totale Liguria Obiettivo al 31/12/ comunità DISTRETTI minori 0-17 anni Centri di aggregazione Servizi a bassa soglia per disagio giovanile n. centri n. servizi 7 savonese Totale Liguria Obiettivo al 31/12/2010 per centri/ servizi a bassa soglia 93
94 b)politiche di promozione e sostegno alle responsabilità familiari: bisogni, criticità e priorità rilevate. Sostegno alla famiglia in rapporto alle diverse fragilità che esprime, problematiche connesse all immigrazione, alla presenza di minori disabili, alle conflittualità e separazioni dei coniugi, al disagio economico, all allontanamento dei minori (sostegno alla famiglia di origine di minori in affido/in comunità) Sostegno psico-sociale ai minori e adolescenti con problemi comportamentali, di dipendenza e di fragilità psicologica, in spazi a loro adeguati Carenza di servizi per la prima infanzia, in particolare posti in asilo nido Miglioramento di comunicazione tra i servizi socio-sanitari e istituzioni scolastiche Miglioramento di comunicazione tra i servizi socio-sanitari e i pediatri di libera scelta Carenza di mediazione culturale e necessità di maggior riconoscimento della professione Stabilizzazione delle figure professionali nei servizi consultoriali e in alcuni ATS, in particolare assistenti sociali e psicologi Carenza di spazi di socializzazione per giovani e adolescenti Indicatori previsti dal PSIR Erogazione da parte di tutti i Distretti e degli Ambiti territoriali sociali delle prestazioni di cui agli articoli 31 e 42 della l.r. 12/06 con particolare riferimento agli interventi finalizzati a prevenire e contrastare forme di povertà, attraverso un sistema integrato di prestazioni economiche di integrazione al reddito, di promozione dell inserimento lavorativo, di connessione con le politiche abitative. Assicurare servizi per la prima infanzia zero/tre anni (asili nido, servizi integrativi, servizi sperimentali/innovativi, sezione primavera), raggiungendo un offerta complessiva pari al 25% della popolazione 0/3 anni rispetto alla percentuale attuale del 17% (13% è la percentuale dei posti in asilo nido) come avvicinamento all indicatore europeo (33%). Comunità per minori: almeno una per ciascun Distretto. Gli inserimenti dei minori in Comunità deve avvenire prioritariamente in strutture presenti sul territorio regionale. Realizzare azioni di contrasto all abbandono scolastico. Realizzare azioni di promozione dei Diritti dell Infanzia e dell Adolescenza. 94
95 c)politiche di promozione e sostegno alle responsabilità familiari: obiettivi ed azioni di Piano. OBIETTIVI AZIONI DI PIANO ENTI STRUTTURE DI RIFERIMENTO RISORSE (finanziari e strutturali) TEMPI INDICATORI DI VERIFICA Orientare e sostenere lo sviluppo di forme di auto mutuo aiuto Progetto di coinvolgimento dei gruppi esistenti, analisi dei bisogni organizzativi, strutturali, formativi e individuazione delle opportune risorse di supporto. Accompagnamento al riconoscimento di ruolo nel sistema dei servizi. ASL 2, Comuni DSS, Cesavo, Forum 3 Settore Da definirsi incontri annuali e organizzazion e di un incontro pubblico di restituzione dei risultati. Integrazione delle équipes degli ATS mediante l inserimento e/o potenziamento della figura dello psicologo. Ambiti Territoriali Sociali Vedi Piani di Ambito 2009 Incremento dell offerta del servizio nel distretto. Potenziare l offerta di servizi di supporto, consulenza e orientamento alla famiglia Analisi delle risorse del privato sociale finalizzate al sostegno alla famiglia (consultori, centri di ascolto, sportelli) e attivazione di procedure di coordinamento e integrazione con il servizio pubblico. Verifica e monitoraggio dei servizi di mediazione familiare. Progetto di sostegno alla genitorialità. Comuni DSS Cesavo, Forum 3 Settore Comuni DSS ASL 2 ASL 2 Dipartimento Materno Infantile L azione non richiede specifici investimenti finanziari Richiesta di finanziamenti derivati da fondi nazionali dell area interventi per le famiglie. Richiesta di finanziamenti derivati da fondi nazionali dell area interventi per le famiglie Redazione di un documento di sintesi con la mappatura dell offerta integrata. Monitoraggio dell offerta. Relazione Dipartimento Materno Infantile Asl 2 Progetto regionale Caregiver. Comuni DSS ASL2 Regione Liguria ISTISS Progetto finanziato dalla regione Liguria Creazione di un gruppo territoriale permanente di formatori di caregiver 95
96 Promozione e sviluppo dell affido familiare Iniziative di informazione e sensibilizzazione a livello di Ambito Sostegno psico-sociale alle famiglie di origine Comuni DSS Comuni DSS ASL 2 Vedi Piani di Ambito Realizzazione di almeno una iniziativa in ogni Ambito extra savonese Vedi Piani di Ambito Aumento dell offerta di servizi per la prima infanzia Definizione di protocolli operativi per la tutela del minore / cura del genitore Sostegno alla progettualità di Ambito per servizi per la prima infanzia (vedi tabella), attraverso il coordinamento operativo e la programmazione di investimenti in conto capitale Promozione di progetti sperimentali e integrativi per la prima infanzia anche attraverso il loro cofinanziamento (vedi modello Nido in famiglia ) Comuni DSS ASL 2 Comuni DSS Comuni DSS L azione non richiede specifici investimenti finanziari Reperimento risorse da fondi derivati nazionali e regionali Reperimento risorse da fondi derivati regionali, distrettuali e comunali Redazione e adozione del Protocollo Incremento dei posti in servizi per la prima infanzia Incremento dei posti in servizi per la prima infanzia Promozione di procedure per l inserimento agevolato al nido di minori appartenenti a nuclei a rischio sociale Comuni DSS ASL 2 L azione non richiede specifici investimenti finanziari 2009 Verifica della risposta ai bisogni emersi Adozione Riflessione su ruolo e competenze del Distretto Sociosanitario e dell ASL, alla luce delle indicazioni nazionali (LEA) Comuni DSS ASL 2 L azione non richiede specifici investimenti finanziari 2009 Proposta di riorganizzazio ne basata su ciclo di incontri Sostegno psico-sociale ai minori e adolescenti con problemi comportament ali, di dipendenza e di fragilità psicologica, in spazi a loro adeguati Progetto di riqualificazione delle strutture residenziali per minori presenti sul territorio (vedi paragrafo dedicato) Progettazione di un servizio di accoglienza per minori con problemi di dipendenza e psichiatrici Comuni DSS, ASL2 Commissione Legge 20/99, Enti Gestori Comuni DSS ASL 2 Da definirsi Strutturali e di personale da definirsi. Finanziamenti da fondi derivati regionali per azioni innovative e in conto capitale Definizione di livelli minimi di qualità delle strutture del territorio Presenza di un punto di accesso sul territorio 96
97 Prevenzione della dispersione scolastica Aumento dell offerta di Centri di Aggregazione Giovanile e di iniziative di socializzazione Realizzazione di un Protocollo di Intesa tra Enti competenti Realizzazione di Linee Guida per i Comuni per la presa in carico di minori inadempienti Sostegno alla progettualità di Ambito, attraverso il coordinamento operativo Elaborazione di progetti sperimentali finalizzati alla socializzazione dei giovani Comuni, ASL, Provincia, USP L azione non richiede specifici investimenti finanziari 2009 Comuni, ASL, Provincia, USP Da definirsi 2009 Comuni DSS ATS Comuni DSS Forum Terzo Settore Scuole Società sportive locali Reperimento risorse da fondi derivati nazionali e regionali L azione non richiede specifici investimenti finanziari Adozione del Protocollo Attivazione di interventi in attuazione delle Linee Guida Incremento dei centri Definizione di modelli progettuali idonei al fabbisogno evidenziato Posti complessivi nei Servizi Nido e Prima Infanzia (nido + servizi innovativi) ATS Savonesi ATS Albisola ATS Sassello ATS Varazze ATS Vado Totale Distretto Sociosanitario
98 3. POLITICHE PER LA NON AUTOSUFFICIENZA AREA ANZIANI a)politiche per la non autosufficienza: analisi dell offerta Cure domiciliari per le persone anziane non autosufficienti nel Distretto Sociosanitario Savonese. Cure domiciliari erogate dagli ATS Servizi Utenti 2006 Distribuzione pasti e/o lavanderia a domicilio 90 Voucher, assegno di cura, buono socio-sanitario 183 Assistenza domiciliare socio-assistenziale 334 Assistenza domiciliare integrata con servizi sanitari 29 Totale Utenti in Cure Domiciliari erogate dagli ATS 636 ASL: cure domiciliari erogate dall U. O. Anziani di II livello (media complessità) 1413 di III livello (ad alta complessità, con intervento multidisciplinare effettuato da M.M.G., Medico Geriatra, I.P., T.d.R. O.T.A. ed eventuali medici specialisti) Compresi sopra, circa il 20% Totale Utenti in Cure Domiciliari erogate dagli ATS e dall'u.o. Anziani Interventi erogati dal DSS 7 Savonese Utenti in carico a servizio custodi sociali Beneficiari FNA (anziani al ) Totale interventi erogati dal DSS n Da questa tabella di sintesi si evince che il numero di persone seguite con interventi domiciliari raggiunge già oggi l indicatore regionale di obiettivo. Ad oggi l integrazione professionale tra le cure domiciliari degli Ambiti e quelle dell Azienda Sanitaria Locale avviene in modo non coordinato. Inoltre molti dei casi seguiti dai servizi sociali presentano bisogni assistenziali di tipo tutelare che i servizi di Ambito non sono attrezzati a sostenere. 98
99 Interventi residenziali e diurni per le persone anziane non autosufficienti nel Distretto Sociosanitario Savonese (anno 2007). Comune VADO LIGURE Struttura Totale Posti autorizzati Posti accreditati di Residenzialità Protetta RP IST. FERRERO Posti accreditati di Residenzialità Sociosanitaria RSA Posti accreditati in semiresidenz ialità (centri diurni) SPOTORNO R.P. OPERA PIA SICCARDI SAVONA LA GIOIOSA SAVONA R.P. SANTA LUCIA SAVONA R.P. ROSSELLO SAVONA R.S.A. NOCETI SAVONA SANTUARIO SAVONA VARAZZE CELLE LIGURE SASSELLO ALBISOLA SUPERIORE VARAZZE VARAZZE R.P. VILLA BIANCA SANTA CATERINA CASA N.S. MISERICORDIA R.P. OSPEDALE S. ANTONIO R.P. SS. NICOLO E GIUSEPPE R.P. VILLA CARMEN R.P. BOSCHETTO SPOTORNO R.P. LA QUIETE 41 QUILIANO R.P. S.GIUSEPPE 40 ALBISSOLA MARINA R.P.CORRADO 25 SAVONA VARAZZE R.P. ISTITUTO SUORE MINIME CENTRO DIURNO ASL SAVONA C.D. L ALBERO DELLA VITA TOTALE
100 Spesa sociale nel Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese suddivisi per tipologia di servizi e interventi attraverso un confronto con i dati relativi agli anni 2003 e Area Anziani 2003 V.A V. A V A. % % % Trasporti ,70% 1,70% 1,81% Contributi economici ,70% 12,20% 12,32% Servizi domiciliari ,60% 29,40% 29,08% Strutture a ciclo diurno ,70% 4,80% 1,63% Strutture residenziali ,30% 43,50% 45,23% Altro ,00% 8,50% 9,93% totale della spesa % 100% 100% Spesa per tiologia di interventi e servizi nell'area anziani - DSS Savonese % 45% 40% 35% 30% 25% 20% 15% 10% 5% 0% Trasporti Contributi economici Servizi domiciliari Strutture a ciclo diurno Strutture residenziali
101 Spesa sanitaria sul DSS n. 7 relativa alle strutture extraospedaliere per anziani (RSA e RP a gestione diretta e in regime di convenzione) e centri semiresidenziali (gestione diretta) - anno Strutture residenziali RSA - RP ,00 Strutture semiresidenziali ,00 b) Politiche per la non autosufficienza area anziani: bisogni, criticità e priorità rilevate 1. Peculiarità demografica: primato ligure di ultra sessantacinquenni, di cui molti che vivono soli e significativa presenza di grandi vecchi (ultra novantenni) 2. Necessità di supporto quotidiano per interventi di natura tutelare 3. Scarsa integrazione gestionale e funzionale tra cure domiciliari della Asl e degli Ambiti 4. Sistema di accesso ai posti accreditati dall Asl nelle strutture residenziali; revisione del sistema di accesso a struttura in caso di rifiuto del posto letto. 5. Sviluppo rete di supporto a persone affette da disturbi di tipo cognitivo. Indicatori previsti dal PSIR Incremento nel triennio dell assistenza domiciliare (Assistenza domiciliare integrata e aiuto domestico familiare), dall attuale 3% su popolazione ultrasessantacinquenne al 6% al 31/12/2010. Questa percentuale, calcolata su >=65 (popolazione stimata al 01/01/2005) equivale a 2084 utenti. Incremento, nel triennio, della residenzialità e semiresidenzialità dall attuale percentuale del 2,7% su popolazione ultrasettantacinquenne al 4% al 31/12/2010 comprendendo anche le attività residenziali ad esclusivo carattere assistenziale. Questa percentuale, calcolata su >=75 (popolazione stimata al 01/01/2005) equivale a 666 posti. 101
102 C) Politiche per la non autosufficienza: obiettivi ed azioni di Piano OBIETTIVI AZIONI DI PIANO ENTI/ STRUTTURE DI RIFERIMENTO RISORSE (finanziarie e strutturali) TEMPI INDICATO RI DI VERIFICA Analisi della corrispondenza fra obiettivi di PSIR e stima del bisogno degli anziani del conseguente Distretto di assistenza domiciliare e residenzialità sociosanitaria Verifica comparata della domanda in relazione all offerta dei servizi e revisione della pianificazione dei servizi per la nonautosufficienza Comuni DSS ASL 2 Da definirsi in base alla relativa programmazione 2009 Definizione di specifici programmi di intervento Integrazione sociosanitaria delle cure domiciliari ed adeguata distribuzione sul territorio del Distretto Valutazione integrata e predisposizione di PIA per casi ad alta intensità assistenziale e per casi sociali ad elevato bisogno di intervento tutelare Realizzazione di un sistema informativo integrato per il monitoraggio condiviso degli interventi Comuni DSS ASL 2 Comuni DSS ASL 2 Piena attuazione Sviluppo del sistema della misura organizzativo tramite FNA e l implementazione dei PIA ampliamento del e la realizzazione delle numero di valutazioni delle misure beneficiari avviate Ridefinizione del ruolo di Strutturazione di una valutazione scheda sociale idonea alla Comuni sociale valutazione dei requisiti all interno della minimi di carattere socioambientale, Commissione di in sede di valutazione L.R. Commissione 20/99 Monitoraggio e vigilanza della qualità delle strutture residenziali per anziani del Distretto Progetto di verifica congiunta sociale e sanitaria sulle attività delle strutture residenziali per anziani del territorio Unità Distrettuale, Comuni DSS ASL 2 ASL2 commissione l.r. 20/99 Comuni DSS ASL 2 DSS L azione non richiede specifici investimenti finanziari Da definirsi Risorse da fondi derivati nazionali e regionali L azione non richiede specifici investimenti finanziari L azione non richiede specifici investimenti finanziari Verifica del numero di utenti di interventi integrati Utilizzo del sistema informativo e perfeziona mento del trattamento coordinato dei dati Incremento del numero dei beneficiari del FNA Utilizzo scheda valutazione in sede di commissio ne Definizione di uno strumento condiviso ai fini dei controlli di competenz a 102
103 Migliorare il sistema di accesso alle strutture residenziali e a ciclo diurno Revisione del regolamento per l accesso alle strutture residenziali Progettazione di modalità di trasporto ai centri diurni più rispondenti alle esigenze dell utenza Prosecuzione del sistema di compartecipazione alla spesa a carico dell utente da parte dei Comuni del Distretto Comuni DSS ASL 2 Comuni DSS, ASL 2 Enti gestori Distretto sociosanitario L azione non richiede specifici investimenti finanziari Da definirsi in rapporto al progetto Abbattimen to delle liste di 2009 attesa per posti residenziali Incremento i del numero e della 2009 qualità dei servizi di trasporto Mantenime nto degli investiment i finanziari del DSS AREA DISABILITA a)politiche per la non autosufficienza: Analisi dell offerta L offerta di servizi sociosanitari per le persone disabili, tradizionalmente gestiti dall Azienda Sanitaria Locale, va analizzata nella dimensione sovradistrettuale; in questo senso vanno interpretate le diverse concentrazioni dei servizi nelle quattro aree distrettuali ed in particolare la presenza nel distretto finalese di importanti strutture a servizio dell intero territorio provinciale. Per andare incontro alle sollecitazioni, e alle opportunità, che alcuni soggetti del terzo settore offrivano, il Distretto ha garantito, mediante cofinanziamento di investimenti, il sostegno allo sviluppo dell offerta locale, in particolar modo quella semiresidenziale e mista, che su dimensioni medio piccole è in grado di garantire le risposte più adeguate a determinate fasce di disabilità. I Comuni del Distretto sociosanitario, da diversi anni, sostengono con risorse dedicate un servizio di assistenza domiciliare integrata e di interventi socio educativi; inoltre sono presenti sul territorio quattro centri socio educativi (a Savona, Varazze, Celle Ligure e Quiliano). I progetti di intervento individuale vengono determinati sempre attraverso L Unità di Valutazione Handicap, che vede la diretta partecipazione dell A.S. referente di Distretto per l Area Disabili e il responsabile medico dell ASL2 U.O. Disabili. Nel corso del 2006 sono state effettuate 55 valutazioni, alle quali ha fatto seguito l erogazione dei servizi concordati. 103
104 RESIDENZIALITA E SEMIRESIDENZIALITA DISABILI ASL 2 ASL Distretto Popolazione 6-65 (al 01/01//05) Posti semiresidenziali Posti residenziali Posti su Totale posti Obiettivo al 1000 abitanti al 1/1/07 31/12/2010 6/ albenganes e , finalese , bormide , savonese , , (290) Totale regionale , Spesa sociale nel Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese suddivisi per tipologia di servizi e interventi attraverso un confronto con i dati relativi agli anni 2003 e Area disabili V. A. V. A. V. A. % % % Trasporti ,90% 17,00% 18,18% Contributi economici ,70% 15,30% 19,09% Servizi domiciliari ,00% 11,60% 11,54% Strutture a ciclo diurno ,50% 12,70% 14,58% Strutture residenziali ,60% 0,00% 0,00% Inserimento lavorativo ,20% 15,40% 16,39% Altro ,20% 27,90% 20,21% totale della spesa % 100% 100% 104
105 Spesa per tipologia di interventi e servizi nell'area disabili - DSS Savonese % 25% 20% 15% 10% 5% 0% Trasporti Contributi economici Servizi domiciliari Strutture a ciclo diurno Strutture residenziali Inserimento lavorativo Disabili residenti nel Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese ricoverati presso strutture residenziali Fondazione Ferrero -Vado N. 7 Ligure Sacra Famiglia-Andora N. 7 Sacra Famiglia Pietra N. 5 Ligure C.T. Il Gabbiano Pietra N.12 Ligure Il Faggio N.25 Presidio La Pace N. 8 Strutture extra ASL 2 N. 8 Villa Teresa Celle Ligure N In corso conv. TOTALE N. 86 Rispetto ai ricoveri presso strutture residenziali si rileva che complessivamente il numero di disabili inseriti presso strutture afferenti al territorio del Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese sono complessivamente n
106 Disabili residenti nel Distretto Sociosanitario Savonese inseriti presso Centri Diurni riabilitativi e socio - riabilitativi. Centro di Celle Ligure N. 9 Il Girasole ASL 2 N. 15 Sacra Famiglia Pietra Ligure N. 3 C.T. Il Gabbiano Pietra N. 1 Ligure Centri Diurni de Il Faggio N. 46 Il Granello N. 12 La Primula-AIAS N. 5 TOTALE N. 91 Rispetto al numero di disabili residenti nel territorio distrettuale ed inseriti in centri diurni riabilitativi e socio - riabilitativi afferenti al Distretto medesimo si segnalano complessivamente n. 87 persone. Disabili che usufruiscono di cure domiciliari (ex legge 162/1998) suddivisi per fasce di età. Fasce di età Numero utenti 0-14 anni anni anni anni anni 9 Totale 53 Disabili che usufruiscono di cure domiciliari (ex legge 162/1998) suddivisi per tipologia di disabilità. Tipologia di disabilità Numero autismo 3 sordità 1 sclerosi multipla 5 PCI 2 Paraplegia post - traumatica 1 cerobropatia epilettogena 3 encefalopatia post - coma 1 schizofrenia in I.M. 1 cecità con psicosi 1 fibrosi cistica 1 psicosi post - traumatica 1 sindrome di Down 3 cerebropatia grave 4 106
107 cerebropatia post - traumatica 1 SLA 2 tetraplegia post - traumatica 4 miopatia grave 2 tetraparesi post - encefalitica 1 frattura femore in psicosi 1 emiparesi destra post - ictus 1 sindrome cerebellare 1 cerebropatia da idrocefalo 1 fenilchetonuria 1 miodistrofia 1 encefalopatia post- vaccinica 1 tetraparesi post - anossica 1 encefalopatia post- morbillosa 1 emiparesi destra post - emoraggica 1 tetraparesi spastica 1 tetraparesi post - traumatica 1 Sindrome x fragile 2 ritardo mentale 2 Totale 53 Rispetto alla tipologia di intervento si segnala quanto segue: Intervento Numero casi seguiti Educativo 24 Assistenziale 22 Fisioterapia 4 Assistenziale e fisioterapia 2 Assistenziale, fisioterapia e logopedia 1 Totale
108 Indicatori previsti dal PSIR 1) PRESTAZIONI RESIDENZIALI E SEMIRESIDENZIALI DI RIABILITAZIONE: Consolidamento delle prestazioni residenziali e semiresidenziali di riabilitazione per raggiungere la percentuale 1,5 posti per abitanti da 0/64 anni (è esclusa la popolazione anziana). Obiettivo dei distretti e dell ASL è provvedere al rientro delle persone ricoverate fuori Regione (cfr. Piano di Rientro concordato con i Ministeri della Salute ed Economia e Finanze). 2) STRUTTURE SOCIO-RIABILITATIVE DI MANTENIMENTO: Incremento delle strutture socio-riabilitative di mantenimento (diurne e a ciclo continuativo) per disabili gravi privi del sostegno familiare passando dalle attuali strutture ad almeno una per Distretto, per un totale di 0,4 posti in più per abitanti (oltre alla percentuale di 1,5 per la riabilitazione sanitaria, di cui sopra). 3) LABORATORI SOCIO-EDUCATIVI: Incremento dell offerta di laboratori socio-educativi e di addestramento per facilitare l inclusione sociale per i meno gravi. b) Politiche per la non autosufficienza: bisogni, criticità e priorità rilevate Necessità di posti di residenzialità sul modello della Residenza Protetta, anche in grado di ospitare famiglie (genitore anziano con figlio disabile) Necessità di interventi residenziali di sollievo Carenza di strumenti di verifica dei progetti domiciliari Inadeguatezza del sistema di valutazione della non autosufficienza in relazione al Fondo Regionale Inadeguatezza borse lavoro rispetto al percorso di autonomia c)politiche per la non autosufficienza: obiettivi ed azioni di Piano 108
109 OBIETTIVI AZIONI DI PIANO ENTI/ STRUTTURE DI RIFERIMENTO RISORSE (finanziarie, strutturali) TEMPI INDICATORI DI VERIFICA Pari opportunità per l accesso e la fruizione dei servizi Supporto alle famiglie e alle associazioni di rappresentan za dei disabili Realizzazion e di interventi alternativi alla residenzialità e semiresidenz ialità riabilitativa Razionalizzazione dell erogazione degli interventi integrati, attraverso la valutazione multidisciplinare e la redazione del PIA con il concorso della famiglia Avviare un progetto sperimentale di compartecipazione ai costi sulla base dell ISEE Progettazione di un corso di formazione dedicato ai famigliari su tematiche collegate alla disabilità Comuni DSS ASL 2 Distretto, ATS Comuni DSS ASL2, CESAVO Progetto Trust consulenza gratuita alle situazioni che necessitano di amministrazione di Comuni DSS sostegno nelle diverse forme consentite dalla legge. Realizzazione di interventi di assistenza domiciliare integrata con interventi educativi e di socializzazione (ex legge 162/98) Coinvolgere le associazioni di famiglie per una coprogettazione di un modello funzionale ispirato al Dopodinoi, che preveda investimenti condivisi e l assunzione delle rispettive responsabilità Comuni DSS ASL 2 Enti ed Associazioni di persone disabili, Comuni DSS ASL 2 L azione non richiede specifici investimenti finanziari Da definirsi in sede di Piani di Ambito personale interno con funzioni di formatore L azione non richiede specifici investimenti finanziari Da individuarsi per specifiche progettualità mediante accesso ai fondi di cofinanziam ento regionale in conto capitale Adozione di uno schema definitivo; verifica della trasparenza, chiarezza di obiettivi e competenze Applicazione di uno strumento omogeneo sul territorio Realizzazion e di almeno una iniziativa di formazione Valutazione ex post del numero di casi che hanno utilizzato la consulenza Incremento dell utenza di servizi socio educativi ed assistenziali Attivazione di almeno un progetto relativo al modello Dopo di noi 109
110 Studio di fattibilità per la disponibilità di posti di residenzialità protetta e di sollievo, rivolta anche a famiglie (genitore anziano con figlio disabile) Comuni DSS, ASL 2 Enti ed Associazioni di persone disabili, Enti gestori strutture L azione non richiede specifici investimenti finanziari 2009 Definizione di uno specifico programma di residenzialità Integrazione dei giovani disabili attraverso la realizzazione di laboratori socio-educativi nel circuito dei Centri di Aggregazione Giovanile Comuni DSS, ASL 2 Enti ed Associazioni di persone disabili, Enti gestori strutture Da definirsi in relazione ai progetti e alla tipologia dei medesimi 2009 Creazione di almeno un laboratorio integrato in un CAG Apertura di un appartamento a tecnologia domotica dedicato a giovani dimessi dall Unità Spinale dell Ospedale Santa Corona ASP Sociali Opere Da definirsi quote a carico ASL, Ospedale S. Corona, utenti/comu ni 2009 Attuazione di interventi protetti finalizzati al recupero di autonomie Piena attuazione della misura FNA e ampliamento del numero di beneficiari Sviluppo del sistema organizzativo tramite l implementazione dei PIA e la realizzazione delle valutazioni delle misure avviate Riconsiderazione delle percentuali disabili/anziani, in base ai bisogni e alla rete dell offerta extra fondo Comuni DSS ASL 2 Comuni DSS Suddivisione delle graduatorie relative al Fondo Regionale Non Comuni DSS Autosufficienza fra persone ASL 2 disabili giovani e adulte e minori di età inferiore ai 12 anni L azione non richiede specifici investimenti finanziari Risorse derivate da fondo regionale L azione non richiede specifici investimenti finanziari Adozione di uno schema definitivo; verifica della trasparenza, chiarezza di obiettivi e competenze. Incremento del numero beneficiari dell area disabili Equa distribuzione dei benefici del FNA 110
111 4. POLITICHE PER L INCLUSIONE ED EMERGENZA SOCIALE a)politiche per l inclusione ed emergenza sociale: analisi dell offerta. Servizi per le tossicodipendenze. Oltre all offerta assicurata dall ASL 2 attraverso il Ser.T. e gli enti ausiliari del Dipartimento (32 inserimenti in strutture del territorio Casa del Buon Pastore, Cascina Piana, La Loppa) e altrettante persone inserite in strutture fuori Asl, anche alla luce delle sempre maggiori specificità dei target (doppie diagnosi, alcolismo, donne con figli) il Distretto ha sviluppato nel corso degli anni una metodologia di concertazione con il Ser.T sulle attività e progetti da avviare sul territorio. In particolare, si sono strutturati progetti continuativi di avviamento all inclusione lavorativa mediante borse lavoro e di risposta all emergenza abitativa con il pieno coinvolgimento degli ATS e del Privato Sociale del territorio; in diverse occasioni, il Distretto ha partecipato e promosso progetti di prevenzione delle dipendenze rivolti agli studenti delle scuole medie di primo e secondo grado, in integrazione ai dipartimenti Dipendenze e Materno Infantile. Servizi per la Salute Mentale. L offerta di servizi sociosanitari per le persone con problemi di salute mentale, è gestita dall Azienda Sanitaria Locale. Nel distretto savonese sono presenti 7 strutture residenziali, di cui 4 a diretta gestione ASL e 3 private, ed un centro diurno gestito dalla ASL. Si tratta di un centro residenziale terapia patologia psichiatrica (Centro crisi ), 4 comunità terapeutiche e 2 alloggi protetti destinati ad una maggiore autonomia delle persone. Complessivamente quindi il territorio offre 87 posti di cui 20 nelle strutture a gestione dell Azienda Sanitaria. Servizi per l immigrazione. Il distretto ha concentrato l attenzione sul problema dei minori stranieri non accompagnati. All apertura della comunità di pronta accoglienza le Terre ha seguito una verifica dei risultati e l aggiornamento del progetto che si articola oggi in un intervento economico a carico del Distretto integrato da quote a carico dei Comuni sulla base della competenza territoriale. Il nuovo progetto tecnico-organizzativo prevede : la gestione di una struttura di accoglienza residenziale temporanea; interventi di pronta accoglienza temporanea, con caratteristiche di bassa soglia; eventuali ulteriori interventi per rispondere a necessità diverse per età dei minori o percorso individuato. 111
112 Servizi per le persone senza dimora. Il problema delle marginalità estreme si concentra nella realtà cittadina e l offerta di servizi a partire dagli interventi di bassa soglia (mensa e dormitorio) fino ai servizi di reinserimento sociale (centro di socializzazione e laboratori di addestramento al lavoro) sono stati assicurati grazie all impegno e alla collaborazione instauratasi tra il Comune di Savona e la Fondazione Comunità Servizi. Questo modello operativo è stato sostenuto dal distretto con una partecipazione annuale ai costi. Tuttavia in diverse occasioni è stato necessario intervenire anche al di fuori del territorio cittadino, ragione per cui nella sezione delle azioni di Piano viene presentato un progetto di estensione degli interventi a tutti gli Ambiti. Prevenzione Maltrattamento e Abuso Casa Rifugio Isola che c è. Nel 2000, con la collaborazione della Asl 2 e del Terzo Settore è stata aperta una comunità inizialmente dedicata all accoglienza di madri con bambini soggette a maltrattamenti o a forte rischio di esclusione sociale causata da problematiche familiari. Oggi l Isola che c è è stata sottoposta ad una profonda revisione progettuale ed organizzativa e trasformata in casa rifugio secondo il modello previsto dalla legge regionale 12/2007. Tale trasformazione, oltre a essere maturata parallelamente alle mutate esigenze sociali, rese ben visibili da un recente studio sull incidenza territoriale della violenza di genere, realizzato dall Associazione Ipotesi, con il supporto dell ASL 2, della Conferenza dei Sindaci Savonese e della Provincia, ha potuto concretizzarsi anche grazie al coinvolgimento dell A.S.P. Opere Sociali di Nostra Signora della Misericordia di Savona, divenuta partner istituzionale di progetto e cofinanziatore delle azioni. La nuova organizzazione del servizio permette inoltre di dare risposta, anche in regime di emergenza, alle situazioni contingenti di maltrattamento, per consentire la protezione immediata della persona offesa e la strutturazione di un progetto di reinserimento sociale e di recupero delle autonomie. La struttura diventa quindi un importante tassello del più ampio progetto di tutela della donna vittima di violenza, siglato nel Protocollo di Intesa per la promozione di strategie condivise sul tema in questione, promosso dalla Provincia di Savona, che vede la partecipazione di Prefettura di Savona, Distretti Sociosanitari e 7, ASL 2 savonese, ASP Opere Sociali Savona, Organizzazioni Sindacali CGIL CISL UIL, Ufficio Scolastico Provinciale, Università di Genova, Consigliera per le Pari Opportunità, Consulta Femminile, Forum Savonese Terzo Settore, Associazione Telefono Donna, Associazione Ipotesi, Cesavo e altre associazioni di volontariato del territorio provinciale. b) Politiche per l inclusione ed emergenza sociale: bisogni, criticità e priorità rilevate Necessità di prevenzione rivolta a minori con disagio sociale Difficoltà di conciliazione tra i percorsi terapeutici dei genitori e la tutela dei figli minori nei casi di utenti seguiti dai Ser.T, SSM, DMI e ATS. Incremento di assistenza domiciliare integrata SSM e ATS per utenti psichiatrici Sostenere esperienze di auto mutuo aiuto per pazienti psichiatrici e disabili 112
113 Revisione del sistema dell inserimento lavorativo Criticità dei progetti di borsa lavoro per persone con disabilità, disturbo psichico e gravi dipendenze che necessitano di inserimenti sociali in ambienti di lavoro, ma non possono transitare verso reali percorsi di inserimento lavorativo Necessità di valutazione, verifica, termine dei progetti avviati di borse lavoro e inserimento lavorativo Carenza di percorsi dedicati all inclusione lavorativa dei pazienti psichiatrici giovani con potenziale lavorativo Scarso coinvolgimento delle Aziende Problema abitativo Necessità di appartamenti protetti per utenti SSM (appartamenti con gestione autonoma e supervisione educativa) Necessità di valutazione, verifica, termine dei progetti avviati di inserimento abitativo per utenti SERT Problema residenza soggetti senza dimora (eccetto Comune di Savona) Scarsa integrazione nella rete delle associazioni rappresentative delle etnie Necessità di Mediazione culturale, riconoscimento della figura del mediatore Maggiore integrazione con il Privato sociale negli interventi individuali di assistenza (per evitare assistenzialismo e sovrapposizioni con i servizi erogati dagli Ambiti) Carenza di risposte per le povertà estreme negli Ambiti extra-savonesi Necessità di gestione tramite sportello del rapporto domanda - offerta di badanti Indicatori previsti dal PSIR PERSONE CON DIPENDENZA Consolidamento nel triennio dello 0,25 posti per abitanti (equivalente a 70 posti per la Provincia di Savona), valore medio regionale, in strutture di recupero e riabilitazione (in linea con gli indirizzi del Ministero della Salute). Programmare almeno un azione di inclusione sociale in ciascun Distretto per ogni anno del triennio di vigenza del Piano SERVIZI SOCIOSANITARI DI SALUTE MENTALE Consolidamento nel triennio dello 0,6 posti per abitanti (media regionale) in strutture residenziali e semiresidenziali di carattere terapeutico e/o di mantenimento (secondo quanto disposto dal P.O Salute Mentale del 2001). Programmare almeno un azione di inclusione sociale in ciascun Distretto per ogni anno del triennio di vigenza del Piano. SERVIZI DI CONTRASTO AL DISAGIO (estreme povertà, senza fissa dimora, ex detenuti, etc): Potenziamento servizi a bassa soglia e di reintegrazione sociale, realizzando in ogni Distretto almeno un azione per ciascuna annualità di vigenza del Piano, in collaborazione tra Comuni, Province, ASL e il Terzo Settore. 113
114 Potenziamento dei servizi di accompagnamento e reinserimento sociale e lavorativo, realizzando in ogni Distretto almeno un azione per ciascuna annualità di vigenza del piano, in collaborazione tra Comuni, Scuola e Terzo Settore. SERVIZI A FAVORE DI PERSONE VITTIME DI ABUSO E MALTRATTAMENTI almeno un azione in ogni Distretto, per ciascuna annualità del Piano, a favore delle persone vittime di abuso e maltrattamenti, delle donne che escono da percorsi di violenza e per il potenziamento dei servizi di pronto intervento e di bassa soglia per l emergenza. 114
115 c)politiche per l inclusione ed emergenza sociale: obiettivi ed azioni di Piano. OBIETTIVI Prevenzione del disagio e dell emarginazio ne giovanile AZIONI DI PIANO Attivazione di un progetto di comunità ispirato al modello sperimentato con RELIGO ENTI/ STRUTTURE DI RIFERIMENTO Unità Distrettuale, ATS, Forum Terzo Settore, ASL 2 RISORSE (finanziari e, strutturali) In misura da definirsi nella quota distrettuale dedicata all inclusion e sociale. TEMPI 2009 INDICATORI DI VERIFICA Attuazione di almeno tre progetti di comunità Conciliazione tra i percorsi Formazione trasversale terapeutici dei Comuni ASL sul tema genitori e la della cura del genitore e tutela dei figli tutela del minore minori Comuni DSS ASL 2 Da definirsi 2009 Realizzazion e di un corso di formazione integrato Riduzione del danno in casi di persone con dipendenza stabilizzata Inclusione sociale delle persone con problemi di salute mentale Inclusione sociale e lavorativa delle assistenti familiari straniere Inclusione sociale di exdetenuti Progetto over 40 dedicato a persone con dipendenza: attività a ciclo diurno di riabilitazione e reinserimento sociale Potenziamento dei gruppi di auto e mutuo aiuto Attivazione di progetti individuali di assistenza domiciliare integrata Partecipazione al progetto Locanda (progetto presentato al Ministero dell Interno) SPIN - Sportello di primo orientamento per ex detenuti o persone con problemi legati alla giustizia Comuni DSS ASL 2 Istituto Buon Pastore Comuni DSS ASL 2 Forum Terzo Settore, Cesavo Comuni DSS ASL 2 Fondazione Comunità Servizi, Provincia, Comuni DSS ACLI, Cisl Anolf, ARCI e Ufficio Migrantes Consorzio Il Sestante - Progetto Città, Cesavo, Arcisolidarietà, Caritas UEPE Comune Savona (cofinanzia mento Comuni DSS) Da definirsi Utilizzo risorse interne servizi ai ( cofinaziam ento a carico enti promotori) Finanziam ento Regionale integrato da cofinanzia menti enti coinvolti Inserimenti di almeno tre utenti nel progetto Avviamento di un processo di maggior riconoscime nto e radicamento Realizzazion e di interventi domiciliari, con incremento tendenziale Attivazione servizio e realizzazione azioni connesse Conclusione formazione volontari, apertura sportello 115
116 Migliorare il sistema dell inserimento lavorativo Prevenzione e riduzione delle problematiche connesse alla casa Mediazione culturale Ampliare l offerta di servizi per le persone in situazione di grave povertà Riprendendo i risultati del progetto Equal Artis, in sinergia con i Piani Provinciali ( Piano Regolatore Sociale e Piano Triennale della Formazione), sviluppare un sistema integrato tra l offerta formativa, il sistema delle borse lavoro e dell inserimento lavorativo delle fasce deboli. Sensibilizzazione delle PP. AA. Ad avvalersi della Cooperazione Sociale di tipo B Progetto per l inclusione lavorativa delle persone con dipendenza Definizione di un progetto per l utilizzo del patrimonio immobiliare degli Enti per inserimenti abitativi Progetto per l emergenza abitativa delle persone con dipendenza: valutazione dei risultati dell attività svolta e revisione del Protocollo Operativo Definizione di una procedura che permetta a tutti gli Ambiti di risolvere il problema della residenza per soggetti senza dimora Progetto sperimentale di mediazione culturale e linguistica in ambito sociale, scolastico, giuridico Estensione a tutto il territorio distrettuale dell offerta di servizi contenuta nella Convenzione tra il Comune di Savona e la Fondazione ComunitàServizi Comuni DSS ASL 2 Centri l Impiego Servizio Politiche per Attive del Lavoro della Provincia Comuni DSS ASL 2 Distretto Comuni ARTE ASL ASP Fondazione ComunitàServizi Comuni DSS ASL 2 Fondazione Comunitàservizi Comuni DSS Comuni DSS Arcisolidarietà Savona Comuni DSS Fondazione ComunitàServizi L azione non richiede specifici investiment i finanziari Quota parte investiment o distretto su progetti dipendenz e Eventuali risorse strutturali degli enti e accesso ai fondi regionali in conto capitale Quota parte investiment o distretto su progetti dipendenz e L azione non richiede specifici investiment i finanziari Richiesto cofinanzia mento regionale Realizzazion e di un Protocollo operativo di gestione dei percorsi sopraindicati. Attivazione di borse lavoro in misura adeguata alla domanda Protocollo di intesa Adozione di uno strumento operativo di attivazione, gestione e monitoraggio progetti individuali Protocollo di intesa Attivazione interventi di progetto Stipula convenzione a livello distrettuale 116
117 Creazione di rete di supporto a gente di mare e marittimi. Collaborazione con il Comitato Territoriale Welfare della gente di Mare Comuni DSS Enti aderenti al Comitato Welfare Gente di Mare di Savona L azione non richiede specifici investiment i finanziari 2009 Sviluppo di azioni concertate con il Comitato Welfare Gente di Mare Rete provinciale contro la violenza di genere: Protocollo di Intesa per la promozione di strategie condivise Provincia Prefettura Comuni Asl 2 altri L azione non richiede specifici investiment i finanziari 2009 Applicazione contenuti del protocollo Prevenzione e contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e dei minori Casa rifugio - L Isola che c è Progetto sovradistrettuale: Formazione degli operatori dei servizi sociali e sociosanitari territoriali, degli asili nido e delle scuole materne Comuni DSS ASP Opere Sociali Ass. Telefono Donna ASL 2 Distretti Sociosanitari ASL Fondi derivati da finanziame nto regionale vincolato Attivazione di 10 posti di residenzialità temporanea Realizzazion e corso di formazione Iniziative sensibilizzazione di Comuni DSS ASL 2 Da definirsi 2009 Almeno una iniziativa pubblica sul tema 117
118 5. POLITICHE PER L INVECCHIAMENTO ATTIVO. a) Politiche per l invecchiamento attivo: analisi dell offerta. Attività di Ambito soggiorni estivi anziani moltiplicatori di informazione attività per la socializzazione (Società di Mutuo Soccorso, UniTre) iniziative di volontariato AUSER ed ANTEA Volontariato in ambito sanitario (AVO) trasporto degli anziani e realizzazione di piccole commissioni (buon vicinato) b)politiche per l invecchiamento attivo: bisogni, criticità e priorità rilevate necessità mettere a sistema le iniziative dei diversi assessorati dei comuni Indicatori previsti dal PSIR almeno un azione in ogni Distretto, per ogni annualità del Piano, relativa alle attività di socializzazione, impegno civico, promozione della partecipazione e cittadinanza attiva, scambio intergenerazionale a favore delle persone anziane anche in collaborazione con enti ed associazioni del territorio; almeno un azione in ogni Distretto, per ogni annualità del Piano, sui temi di educazione alla salute e promozione di stili di vita salutari, di interesse per le persone anziane e per la comunità locale. 118
119 c)politiche per l invecchiamento attivo: obiettivi ed azioni di Piano OBIETTIVI AZIONI DI PIANO ENTI/ STRUTTURE DI RIFERIMENTO RISORSE (finanziarie, strutturali) TEMPI INDICATORI DI VERIFICA Percorsi informativi e di counseling realizzati nei luoghi informali di socializzazione degli anziani (es. corretto uso dei farmaci, sessualità nella terza età, alimentazione ) Comuni DSS Asl 2 Associazioni di Promozione sociale Da definirsi in base ai progetti 2009 Attuazione di almeno due iniziative a livello distrettuale Educazione alla salute e promozione di stili di vita salutari Progetto di prevenzione secondaria rivolto agli anziani seguiti dalle cure domiciliari degli Ambiti e dell U.O. Anziani, con il ruolo attivo degli operatori di contatto (assistenti domiciliari e infermieri) Comuni DSS Asl 2 Risorse di personale messo a disposizione dagli enti promotori 2009 Attuazione di almeno due iniziative a livello distrettuale Socializzazio ne, impegno civico, promozione della partecipazion e cittadinanza attiva scambio intergenerazi onale favore persone anziane e a delle Promuovere percorsi agevolati con le associazioni sportive per favorire la pratica di attività sportive e motorie Promozione di iniziative di intrattenimento e culturali da realizzarsi nelle strutture residenziali e diurne per anziani Promozione di azioni per il reclutamento di cittadini prossimi alla pensione (iniziative presso aziende, enti, campagne pubblicitarie) da coinvolgere in attività di formazione finalizzate alla definizione dei ruoli attivi nella rete del volontariato Comuni DSS Asl 2 Cesavo Associazioni di Promozione sociale sportive Comuni DSS Asl 2 Cesavo Associazioni di Promozione sociale Gruppi giovanili teatrali, musicali Comuni DSS Asl 2 Cesavo Associazioni volontariato di Da definirsi Da definirsi Attuazione di almeno due iniziative a livello distrettuale Attuazione di un adeguato numero di iniziative a livello distrettuale Attuazione di un adeguato numero di iniziative a livello distrettuale 119
120 Progetto Silver Card finalizzata a sconti o gratuità riservate a over 65, per l accesso alle attività del tempo libero (cinema, teatri, ristoranri etc.) attivando convenzioni con associazioni ed enti. Comuni Dss Asl 2 Forum Cesavo Attuazione di almeno due Da definirsi 2009 iniziative a livello distrettuale 120
121 PIANO DISTRETTO SOCIOSANITARIO 7 SAVONESE PARTE QUARTA 121
122 ASPETTI ECONOMICO FINANZIARI DI COMPETENZA DEI COMUNI 1. Previsioni economiche 2008/2010, fonti di finanziamento, cofinanziamento distrettuale dei Comuni. Il Comune, in forma singola od associata di Distretto Sociosanitario e di Ambito Territoriale Sociale, è l Ente, individuato dalla legge 328/2000 (articolo 4) e dalla legge regionale 12/06 (articolo 55) a finanziare il sistema dei servizi sociali. In termini di sussidiarietà concorrono ai finanziamenti comunali quelli del bilancio regionale e i fondi nazionali trasferiti alla regione per consolidare i piani Distrettuali e quelli degli Ambiti territoriali Sociali. Il Distretto Sociosanitario 7 Savonese, già negli anni scorsi ed in particolare dall adozione del Piano di Zona oltre alle funzioni di diretta competenza previste dalla vigente normativa, ha assunto funzioni di ente gestore relativamente a diversi progetti e azioni di valenza sovraterritoriale. Questi progetti ed azioni sono state di anno in anno finanziate dal Distretto con risorse derivanti da fondi in capo ai bilanci dei singoli Comuni appartenenti al Distretto medesimo, e da altre, derivate da specifiche fonti di finanziamento o legate a normative di settore. Questo meccanismo ha reso necessaria l adozione di uno strumento di pianificazione economico finanziaria complessivo, definito Bilancio Distrettuale, nel quale sono richiamate tutte le voci di spesa e di investimento attivate dal Distretto, sia di natura strutturale (costi generali e di gestione del servizio, personale, etc.) sia relative ai servizi erogati, ai contributi, ai progetti pilota. E importante sottolineare che tutti gli oneri di cui sopra (con la sola esclusione, come già accennato, dei fondi derivati da finanziamenti specifici) sono direttamente sostenuti dai Comuni mediante una ripartizione su base capitaria riferita al numero dei cittadini residenti in ciascun Comune. Il Bilancio Distrettuale è approvato annualmente dal Comitato dei Sindaci del Distretto Sociosanitario che, contestualmente, approva il programma dei servizi ed interventi che ritiene di realizzare nell anno seguente, con le risorse impegnate ai fini di cui sopra. In questa parte del Piano di Distretto, per rendere più espliciti ed evidenti il modello funzionale, i servizi e i relativi obiettivi e le risorse impiegate, viene presentato lo schema di Bilancio Distrettuale approvato dal Comitato dei Sindaci del Distretto Sociosanitario Savonese, nella seduta del 20 dicembre
123 Alcune delle voci di finanziamento, segnatamente quelle relative ai servizi o progetti obiettivo a diretta gestione distrettuale, trovano analogo riscontro nelle schede di programmazione delle reti del sistema sociosanitario presentate nella parte terza del presente Piano. 123
124 Previsione della spesa per gestione servizi e funzionamento del Distretto Sociosanitario anno 2008 Organico Segreteria Tecnica Direttore Sociale Funzionario Tecnico cat. D1 Istruttore Amministrativo cat. C3 Collaboratore professionale cat. B3 Previsione 2008 Costi generali e di gestione Utenze (luce, acqua gas, riscaldamento) bilancio, contabilità, economato, posta, missioni, gestione personale, formazione ammortamento/locazione sedi, pulizie e manutenzione ordinaria e straordinaria attrezzature, strumentazioni, cancelleria, telefoni, fax, fotocopie Partecipazione a corsi e convegni Formazione Segreteria Tecnica Allargata TOTALE , ,00 PREVISIONE COSTI PER SERVIZI A GESTIONE ASSOCIATA DISTRETTUALE Previsione 2008 CASA RIFUGIO "ISOLA CHE C'E'" (cofinanziamento e gestione a cura ASP Opere Sociali) ,00 INTERVENTI AREA IMMIGRAZIONE LE TERRE ,00 CENTRI DIURNI ALZHEIMER ,00 INTERVENTI AREA DISABILITA' EX LEGGE 162/ ,00 INCLUSIONE SOCIALE AREA TDP ,00 INCLUSIONE SOCIALE AREA POVERTA' ESTREME ,00 TRASFERIMENTO COMPLESSIVO BUDGET PER SERVIZI EROGATI DA ATS , , ,00 SERVIZI E INTERVENTI SU FONDI REGIONALI VINCOLATI Previsione 2008 FONDO NON AUTOSUFFICIENZA ,00 EMERGENZA CLIMA TICA E CUSTODI SOCIALI ,00 ABUSO E MALTRATTAMENTO (Servizio sovradistrettuale) ,00 PRIMA INFANZIA ,00 FONDI INVESTIMENTI IN CONTO CAPITALE ,00 TOTALE PREVISIONE ESERCIZIO , , ,00 124
125 Come accennato in precedenza, le risorse finanziarie per il triennio di vigenza dei Piani sono costituite da: Finanziamenti dei Comuni, Ambiti Territoriali Sociali e Distretto sociosanitario; Cofinanziamento regionale: fondi legge 12/06; Fondo Regionale per la Non Autosufficienza; Fondi nazionali assegnati alla Regione Liguria da utilizzarsi per programmi finalizzati stabiliti dagli indirizzi nazionali. In proposito, il PSIR presenta la seguente tabella previsionale: La tabella che segue indica le ipotesi di finanziamento per il triennio. I dati presentati sono indicativi e possono subire modifiche poiché collegati al riparto dei fondi in sede nazionale ancora in corso di valutazione. I bilanci pluriennali, da cui sono tratte le previsioni per gli anni 2008 e 2009, possono anch essi essere variati. FINANZIAMENTI Fondo Politiche per la Famiglia (per riorganizzazione e potenziamento dei consultori familiari, asili nido e servizi socio-educativi ed altri indirizzi ministeriali) Fondo Non Autosufficienza (risorse regionali nazionali) Fondo Politiche Giovanili Fondo Regionale di cui alla l.r.12/06 (spesa parte corrente + conto capitale bilancio pluriennale) Fondo Nazionale per le Politiche Sociali La modalità mediante la quale la Regione trasferirà ai Comuni la quota di cofinanziamento, sia per la spesa corrente che per gli investimenti, si fonda, diversamente dal passato, sull attribuzione al Distretto Sociosanitario di budget unificati; ciascun Distretto sociosanitario, sulla base delle indicazioni e delle priorità individuate nel Piano Distrettuale e dal Comitato dei Sindaci, provvede conseguentemente ad attribuire le quote destinate alla gestione dei servizi sociali di base, erogati dagli Ambiti Territoriali Sociali. Nell ottica di conciliare le politiche di gestione dei servizi consolidati, la necessità di adeguamenti organizzativi e strutturali dei servizi di rete e il raggiungimento degli obiettivi di PSIR e del Piano di Distretto, la Regione ha individuato alcuni indirizzi per il finanziamento delle reti integrate di offerta, sulla cui base i Distretti, fatte salve le differenti specificità territoriali e i diversi obiettivi, dovranno articolare la destinazione delle risorse nel triennio di vigenza del Piano. La tabella che segue, estratta dal Piano regionale, riporta in base percentuale e per ciascuna rete, gli indirizzi di cui sopra. 125
126 RETI DI SERVIZI % FINANZIAMENTO 2007 % FINANZIAMENTO 2008 % FINANZIAMENTO ) Accesso, cittadinanza e integrazione sociosanitaria 2) Famiglia ) Non Autosufficienza (anziani e disabili) e Invecchiamento Attivo 4) Promozione della socialità 7 12 (1) 8 13 (1) 9 14 (1) e inclusione sociale 5) Emergenza Sociale 5 10 (2) 7 12 (2) 8 15 (2) Pur premettendo che un realistico avvicinamento alle percentuali indicate dalla Regione, in termini previsionali, potrà avvenire in sede di redazione della previsione di bilancio per l anno 2009 e successivi, abbiamo ritenuto opportuno realizzare una simulazione che ci permettesse di confrontare gli indicatori regionali con i dati relativi alla spesa sociale complessiva del Distretto Savonese nel corso degli anni 2003, 2004 e 2005, risultanti dalle rendicontazioni Istat, disaggregati successivamente per ciascuna rete integrata prevista dal PSIR. Rete PSIR Spesa netta 2003 DDS 7 % ,7% ,6% ,0% ,4% ,2% TOTALE ,0% Rete PSIR Spesa netta 2004 DSS 7 % ,8% ,8% ,2% ,7% ,5% TOTALE ,0% Rete PSIR Spesa netta 2005 DSS 7 % ,2% ,8% ,6% ,8% ,6% TOTALE ,0% 126
127 Grafico riassuntivo della spesa sociale del Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese rispetto alle diverse Reti individuate dallo PSIR per gli anni 2003, 2004 e ,00% 40,00% 35,00% 30,00% 25,00% 20,00% 15,00% 10,00% 5,00% 0,00% Rete 1 Rete 2 Rete 3 Rete 4 Rete E possibile notare che, considerata la flessibilità legata alle realtà territoriali e la forbice di oscillazione legata all indicatore di trend sul triennio per le percentuali di ciascuna rete, il dato percentuale derivante dall allocazione della spesa sociale del triennio 2003/2005 del nostro distretto sulle reti integrate d offerta rivela una sostanziale sovrapposizione con gli indicatori regionali, con la sola eccezione del dato riguardante la rete Emergenza Sociale che, seppure in lieve crescita, si attesta nel triennio in esame sulla percentuale del 3,6 a fronte della percentuale di partenza indicata dal PSIR di 5% e del relativo trend di crescita che si pone fra gli 8 e i 15 punti percentuali nel triennio 2007/2010. Un ulteriore dato di un certo interesse è rappresentato dalla rete 1, sulla quale si rileva per il periodo 2003/2005 una spesa attestata oltre il 12% e che si pone proprio a metà della previsione regionale sul biennio 2009/2010; si ritiene infatti che questo dato, del quale si evidenzia una certa stabilità, sia dovuto agli investimenti sul tema dell accesso e della cittadinanza che da sempre sono stati oggetto di forte considerazione da parte della Zona, prima,e quindi del Distretto Sociosanitario. Questa condizione potrebbe quindi favorire maggiore attenzione all aspetto dell integrazione sociosanitaria su cui far concentrare gli investimenti nel prossimo futuro. Per quanto riguarda la rete 2 la percentuale di spesa evidenzia la coerenza e la consistenza delle politiche e degli investimenti del Distretto negli anni di vigenza dei Piano di Zona in tema di famiglia e minori; analogamente, la rete 3 ed i relativi interventi per i quali la percentuale di spesa si attesta intorno al valore del 35% rappresenta in modo abbastanza evidente la strutturazione della popolazione del distretto savonese, nella quale la concentrazione di persone anziane raggiunge livelli che si collocano (fra) i più elevati dell intera regione. Un ultima considerazione viene dedicata alla rete 4; in questo caso la percentuale di spesa del triennio in esame, pur corrispondendo agli indicatori regionali per il primo anno, 127
128 si presenta essenzialmente stabile. In prospettiva occorrerà quindi riflettere sulla necessità di adeguare gli investimenti in tema di inclusione sociale, mediante una più approfondita analisi dei bisogni e una corrispondente allocazione delle risorse distrettuali. In tal senso, vi sono comunque alcuni vincoli, fissati in soglie minime percentuali (con riferimento all entità del Budget distrettuale di cofinanziamento regionale) cui occorre far fronte; ci si riferisce in particolare all area delle Dipendenze, per la quale i Distretti sociosanitari sono chiamati ad assicurare, in sede di pianificazione distrettuale, la realizzazione di programmi territoriali di prevenzione e inserimento lavorativo, in collaborazione con il terzo settore ed in particolare i soggetti non-profit che operano nel campo delle dipendenze, investendo annualmente a tal fine almeno il 2% del budget complessivo determinato dal trasferimento regionale. Analogo vincolo e modalità di coinvolgimento del Terzo Settore viene individuato per l Area della marginalità sociale, delle estreme povertà e dell immigrazione. Come si può apprezzare osservando il Bilancio di Previsione del Distretto Sociosanitario 7 Savonese per l anno 2008, tali voci vi sono già inserite, con le finalizzazioni esplicitate nelle schede di rete. Secondo la valutazione effettuata dalla Regione Liguria, nella rilevazione della spesa sociale (dati Istat anno 2004), i Comuni liguri impegnano mediamente, a fronte del cofinanziamento regionale, il 58,8% (valore minimo 39,5% - valore massimo 75,06%). Vale la pena osservare, in riferimento alle rilevazioni di cui sopra, che i Comuni del Distretto Sociosanitario 7 Savonese si attestano intorno ad una percentuale prossima al 70% e quindi ai livelli massimi registrati dalla Regione; questo dato, oltre a testimoniare una tradizionale attenzione delle Amministrazioni territoriali ai temi sociali, impone una seria riflessione sulla necessità di una sempre più mirata allocazione delle risorse, sia per la spesa corrente che per gli investimenti, finalizzata non soltanto ad aumentare la capacità di risposta ai bisogni del territorio ma anche a ricercare livelli sempre più elevati della qualità degli interventi, orientata non soltanto al contenimento del disagio ma al suo superamento e al recupero stabile delle autonomie delle persone in difficoltà. 2. Fondi di investimento in conto capitale. Il finanziamento degli investimenti in conto capitale destinati alle politiche sociali sono annualmente determinati dalla Giunta Regionale e concorrono, in misura variabile non superiore al 70% del costo complessivo del singolo progetto, al finanziamento di opere di costruzione, ristrutturazione e adeguamento funzionale di strutture finalizzate all erogazione di servizi, proposti (e cofinanziati) dagli Enti locali e dagli altri attori della rete dei servizi sociosanitari del territorio. 128
129 I criteri che concorrono alla valutazione dei progetti e delle conseguenti richieste di finanziamento sono principalmente i seguenti: o il raggiungimento degli obiettivi di Piano (sia di PSIR che di PDSS); o capacità di co-finanziamento da parte del Distretto Sociosanitario, mediante gli enti territoriali proponenti; o completamento delle opere da realizzare; o capacità di selezione delle opere ( individuazione di quelle più utili ad una organizzazione sistemica dell offerta e rispondenti al raggiungimento degli indicatori previsti dalla programmazione regionale e distrettuale). La Giunta Regionale delibera il riparto dei finanziamenti in conto capitale e attribuisce le risorse al Distretto, che provvede ad erogarle, secondo modalità definite, agli enti proponenti i progetti approvati, risultanti dall attività istruttoria e propositiva, da parte della Regione e dei Distretti, effettuata in condivisione degli indirizzi sopra riportati. Ai fini di rendere evidente il programma degli investimenti definiti dal Distretto Sociosanitario pare opportuno riassumere gli interventi previsti a fronte dei finanziamenti regionali per gli anni 2007 e Budget Distrettuale anno 2007 Ente proponente Area di intervento Descrizione progetto e importo preventivo Comune di Vado Ligure Accesso e integrazione Adeguamento sede sportello integrato Comune di Pontinvrea Adolescenti e giovani Centro aggregazione giovanile Cooperativa Sociale Il Disabili Adeguamento strutture Faggio residenziali A.I.A.S. Savona Disabili Centro semiresidenziale La Primula interventi per ampliamento posti Comune di Quiliano Famiglie e minori Centro polifunzionale di aggregazione Comune di Mioglia Adolescenti e giovani Centro aggregazione giovanile Comune di Savona Accesso e integrazione Adeguamento sedi ATS e DSS - cartellonistica Comune di Savona Inclusione sociale Ristrutturazione centro diurno via de Amicis Cofinanziamento regionale Totale
130 Budget Distrettuale anno 2006 Ente proponente Area di intervento Descrizione progetto, importo lavori e stato attuazione Comune di Albisola Superiore Minori Acquisto arredi interni ed esterni per Asilo Nido Da avviare. Comune di Bergeggi Anziani Acquisto attrezzatura ed arredi interni per Centro Anziani Attivato. Comune di Celle Ligure Associazione Fonos Non Autosufficienza disabilità Interventi per arredi ed adeguamenti interni struttura di ospitalità per disabili Concluso. Comune di Mioglia Adolescenti Ristrutturazione locali, arredi, messa a norma impianti per Centro di Aggregazione Giovanile Attivato. Comune di Quiliano Non Autosufficienza Disabilità Ristrutturazione interna Centro Sociale Disabili Attivato. Comune di Quiliano Minori Acquisto attrezzatura area esterna per Servizio Integrativo Asilo Nido Attivato. Comune di Quiliano Anziani Ampliamento Centro Sociale Polivalente "Malacrida" Attivato. Comune di Sassello Adolescenti Adeguamento locali, impianto elettrico e acquisto arredi per Centro di Aggregazione Giovanile Attivato. Comune di Savona Minori Acquisto arredi e attrezzature per Asili Nido Comunali Concluso. Comune di Savona Distretto Sociosanitario n. 7 Savonese Ente gestore CRESS Comune di Savona A.P.S.P. Opere Sociali Ns. di Misericordia Non Autosufficienza Anziani Non autosufficienza Anziani Interventi di ampliamento e acquisto pulmino per trasporto da e per il Centro Diurno Anziani Concluso. Interventi di manutenzione straordinaria della RSA Noceti Attivato. Cofinanziamento regionale , , , , , , , ,00 130
131 Comune di Savona Adulti Risanamento e ristrutturazione locali mensa di Via de Amicis e acquisto automezzo per domiciliarità territorio montano cittadino Attivato. Comune di Spotorno A.P.S.P. Siccardi Berninzoni Anziani Ristrutturazione interna Residenza Protetta Concluso. Comune di Stella Minori Interventi di trasformazione e adeguamento sede ex scuole elementari per creazione Asilo Nido Da attivare. Comune di Urbe Minori Ristrutturazione locali, acquisto terreno per attività esterne e materiali ed arredi per il Centro di Aggregazione Giovanile Attivato. Comune di Vado Ligure Minori Ristrutturazione interna Asilo Nido Comunale Attivato. Comune di Varazze Anziani Risanamento conservativo Centro Anziani Concluso , , , , , ,00 Totale ,00 3. Finanziamenti di progetti sperimentali/innovativi e a rilevanza regionale. Il vigente PSIR prevede che la Giunta Regionale accantoni, sui finanziamenti individuati per il periodo 2007/2010, il 7% dei medesimi a favore di progetti di valenza sperimentale ed innovativa e a rilevanza regionale. Tali progetti dovranno essere presentati al Settore Regionale competente entro il 30 aprile di ogni anno di vigenza del Piano Sociale Integrato. I progetti possono essere presentati e sostenuti da Enti Pubblici, Enti del Terzo Settore e Organizzazioni sociali, e dovranno riguardare le seguenti aree di intervento: Educatori di Strada, Affidamento familiare, Servizi per la prima infanzia e azioni a favore dei minori stranieri, Accoglienza famiglie e bambini ospedalizzati, Contrasto al drop out, Prevenzione per gli adolescenti nei confronti di abusi da alcool e sostanze stupefacenti, 131
132 Progetti per l autonomia a favore di minori e giovani in uscita dalla comunità, Laboratori per avviamento al lavoro dei disabili, Giovani madri sole, Sostegno alle famiglie fragili, Distribuzione alimentare, Sostegno ai marittimi, Aiuto alle persone vittime del traffico a scopo di sfruttamento sessuale, Reinserimento sociale di persone in esecuzione penale e persone ex detenute, Sostegno e valorizzazione del lavoro di cura, Mediazione linguistico-culturale, Considerato che il PSIR è stato approvato nel mese di agosto 2007, la Regione ha prorogato la scadenza per la presentazione dei progetti per l anno in corso al 20 ottobre In tale occasione, il Distretto ha presentato alcuni progetti, di seguito elencati, in collaborazione con altri soggetti pubblici e del Terzo Settore, prevedendo per ciascuno di essi il relativo cofinaziamento; le modalità di presentazione dei progetti e soprattutto i tempi, non hanno permesso lo svolgimento delle necessarie azioni di coordinamento che si ritiene invece siano necessarie affinché i progetti rispondano davvero ad un disegno strategico generale di Distretto. Per questa ragione si presentano in questa sede solo i progetti che hanno visto la condivisione di idee fra alcuni soggetti pubblici e privati e il Distretto Sociosanitario, mentre per gli altri progetti, che non riguardano la totalità del territorio, si rimanda alla pianificazione di Ambito Sociale. I finanziamenti in questione costituiscono una risorsa importante per lo sviluppo di progetti ed azioni che, per la loro natura sperimentale o di rilevanza sovraterritoriale, si pongono al di sopra delle disponibilità di bilancio dei Distretti. Questa impostazione della politica regionale permette al territorio di affrontare, viste le aree di intervento individuate, problematiche emergenti e trasversali, anche in via sperimentale;sarà quindi opportuno, creare un sistema virtuoso di accesso a tali risorse, per dar luogo ad una specifica programmazione di iniziative, parallela a quella ordinaria, che possa trovare nel finanziamento regionale lo spunto per l attivazione iniziale e sperimentale ma che, contestualmente, dia luogo alla definizione di politiche locali di investimento in grado di assicurare la sostenibilità dei progetti stessi. ENTI PROPONENTI DENOMINAZIONE PROGETTI AZIONI Distretto Sociosanitario Savonese Distretto Sociosanitario Savonese ASP Opere Sociali Savona Ripensare l Affido Progetto finanziato per il 2008 l Isola che c è 2007 Progetto finanziato per il 2008 Promozione di attività e iniziative finalizzate a diffondere la cultura dell affido; migliorare la pratica dell affido; organizzare e progettare nuovi modelli d intervento Incremento delle attività di supporto psicologico e sociale legate alle azioni svolte all interno della casa rifugio. 132
133 Distretto Sociosanitario Savonese Arcisolidarietà Savona Distretto Sociosanitario 7 Savonese - Dipartimento Dipendenze ASL 2 Distretto Sociosanitario Savonese Cooperativa Progetto Città ONLUS Mediazione Culturale Progetto non finanziato Studentesse e studenti liguri ed uso di sostanze Progetto non finanziato Accompagnamento all autonomia dei minori e giovani in uscita dalla comunità Progetto non finanziato Attività di mediazione linguistica e culturale promozione della cultura dell integrazione Progetto di ricerca -azione sulle modalità e i significati attribuiti al consumo di sostanze tra gli studenti savonesi ed in particolare tra le studentesse (fascia d età anni) che permetta di formulare alcune ipotesi sul fenomeno sopra rappresentato; Sensibilizzazione di Insegnanti e Adulti significativi in merito al fenomeno; Attività di supporto educativo, abitativo e sociale finalizzato al raggiungimento di autonomia dei neo diciottenni in uscita dalle comunità educativo assistenziali 4. Altre forme di finanziamento: investimenti nelle politiche sociali del privato sociale e delle imprese. Riprendendo alcuni aspetti inerenti le forme di collaborazione fra gli Enti locali e il Terzo Settore, con particolare riferimento alle opportunità di condividere programmi, azioni e investimenti, in un contesto di sussidiarietà orizzontale, riteniamo utile rendere evidente una recente iniziativa, promossa dalla Fondazione Caritas di Savona che ha visto l istituzione di una partnership di progetto con il Distretto Sociosanitario 7, la Provincia di Savona, l ACLI, la CISL-ANOLF, l ARCI, l Ufficio Migrantes e la Caritas diocesana di SAVONA - NOLI. Gli enti della partnership di progetto rappresentano l espressione e l integrazione della collaborazione pubblico-privato, partecipando con pari dignità nelle specifiche e diverse competenze. Il progetto, denominato La Locanda, intende promuovere l integrazione e la coesione sociale di donne immigrate (prevalentemente assistenti famigliari), attraverso la creazione di una struttura di accoglienza di 7 posti letto, adiacente alla scuola di alfabetizzazione di Savona. L obiettivo vuole essere anche una risposta alla domanda di soluzioni alloggiative per lavoratrici straniere, per periodi di tempo limitati o, comunque, per fornire una soluzione temporanea verso situazioni alloggiative e lavorative più stabili, al fine di migliorare l inserimento dell immigrato nel contesto sociale. 133
134 L iniziativa mira inoltre alla creazione di una rete di sostegno per le Assistenti familiari, finalizzata alla promozione delle proprie autonomie ed al miglioramento qualitativo della risposta assistenziale sia dal punto di vista tecnico che relazionale, anche mediante azioni formative. Infine si intende dar corso all istituzione di un Registro Distrettuale delle Assistenti Familiari, cui accedere mediante specifici percorsi curricolari, da mettere a disposizione dei servizi territoriali degli Ambiti, degli Sportelli delle Associazioni, delle Organizzazioni sindacali e delle diverse agenzie di collaborazione del territorio distrettuale, finalizzato all ottimizzazione degli accessi, delle risposte alla domanda assistenziale e a favorire l emersione del lavoro nero. L avvio si iniziative come quella appena descritta è reso possibile dall esistenza di già consolidate forme di collaborazione, a diversi livelli, fra il privato sociale e gli enti pubblici; in altri casi è stato possibile avviare forme di collaborazione e di partnership direttamente con l impresa sociale, in particolar modo la cooperazione di tipo A e B e il mondo dell associazionismo. Non altrettanto si può dire per quanto riguarda l impresa profit, anche fra quelle che operano in campo sociosanitario; a tal proposito si rimanda a precedente paragrafo dedicato all impresa, nella prima parte di Piano. LE AZIONI DI PIANO TRASVERSALI 1. Utilizzo dell ISEE e modalità di compartecipazione alla spesa sociale Dal 2004 la Segreteria Tecnica Allargata ha avviato una riflessione sull indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), mettendo in luce nel primo anno di studio le modalità differenti di utilizzo dello strumento tra i servizi. L obiettivo successivo è stato lo sviluppo di un modello applicativo uniforme a livello di Zona, risultato del confronto tra le applicazioni in atto, la discussione con esperti, lo studio di casi. Attraverso questo percorso si è giunti alla redazione di: indirizzi generali sull utilizzo dell Isee e di altri indicatori economico sociali per l accesso e la compartecipazione ai costi dei servizi; atti applicativi relativi ai servizi domiciliari ed al servizio di erogazione di contributi economici. A maggio 2006 l allora Conferenza di Zona ha approvato all unanimità gli indirizzi e gli atti applicativi che a seguire sono stati presentati ai singoli consigli comunali al fine di convertire i documenti in atti regolamentari per la gestione dei servizi. Di seguito si riporta un estratto degli articoli più significativi degli indirizzi generali. 134
135 CONDIZIONI PER L ACCESSO E PER LA PARTECIPAZIONE ALLA SPESA Un valore ISEE inferiore al minimo vitale è di norma condizione per usufruire dei servizi di prima necessità e accedere ai servizi senza sostenere spese. Viene inteso come minimo vitale un valore ISEE pari alla pensione minima INPS dell anno precedente arrotondata ai 10 superiori. Favoriscono la priorità di accesso e/o comportano riduzioni nella compartecipazione dei costi, la presenza di istanze formulate dall Autorità Giudiziaria a tutela di minori o incapaci, l esistenza di un progetto individuale che prevede l intervento richiesto - documentato dalla relazione del Servizio Sociale Professionale -, la presenza nel nucleo di una persona disabile o non autosufficiente. Le famiglie con uno o più minori in affidamento, le famiglie con almeno due figli minori e le famiglie monogenitoriali con figli minori saranno favorite nell accesso ai servizi e/o saranno destinatarie di agevolazioni accessorie nella compartecipazione ai costi. 1. Un valore ISEE inferiore al minimo vitale non è condizione sufficiente per accedere ai servizi di prima necessità, né per ottenere la gratuità dei servizi, qualora siano presenti significative entrate escluse dalla determinazione dell ISEE e/o nel caso in cui il Servizio Sociale Professionale abbia verificato un tenore di vita del richiedente incongruente rispetto al valore ISEE dichiarato (a mero titolo esemplificativo e non esaustivo si citano il possesso di beni di lusso o valore, l effettiva convivenza con soggetti le cui condizioni reddituali permettano di sostenere il richiedente del servizio). 2. Le modalità di applicazione delle suddette condizioni verranno specificate nei singoli documenti applicativi. 3. Il cittadino compartecipa in modo diversificato ai costi dei servizi, in relazione alla propria condizione economica e sociale, secondo l appartenenza a fasce basate sull ISEE. 4. In considerazione del principio di universalità e del carattere solidaristico dell erogazione dei Servizi Sociali, l Ente erogatore mantiene comunque una porzione dei costi dei servizi a proprio carico. 5. In considerazione dei principi sopra esposti, per i servizi con compartecipazione alla spesa, l Ente erogatore si impegna a stabilire un tetto massimo di importo mensile a carico dell utente, proporzionale al reddito, al fine di tutelare i cittadini con necessità di cure e di sostegno sociale particolarmente elevati. COMPARTECIPAZIONE ALLA SPESA DEI CITTADINI DISABILI La condizione di disabilità, così come definita dalla normativa nazionale (L. 381/70, L. 382/70, L. 118/71, L. 18/80, L. 508/88 e L. 104/92) rappresenta fattore di agevolazione per l accesso ai servizi e di priorità per l iscrizione nelle liste d attesa. 135
136 Il cittadino disabile, per l accesso ai servizi oggetto dei presenti indirizzi, è tenuto a documentare la propria condizione socio-economica. La compartecipazione ai costi del cittadino disabile è soggetta a specifici criteri indicati negli atti applicativi che tengono conto dello svantaggio derivante dalla condizione di disabilità. COINVOLGIMENTO DEI FAMILIARI NEL PROGETTO ASSISTENZIALE I parenti del richiedente possono essere convocati, ove il Servizio Sociale Professionale lo ritenga necessario e possibile, allo scopo di accertare un loro coinvolgimento nel progetto assistenziale, ovvero, avendone i mezzi, un'assunzione diretta di responsabilità economica nel far fronte alle esigenze del soggetto che richiede il servizio. Al fine di valutare la condizione economica dei soggetti tenuti agli alimenti viene considerato l ISEE degli stessi, nonché ulteriori criteri da definirsi negli atti applicativi Per quanto attiene ai contributi economici, oltre alla regolazione dei criteri di accesso, si è rilevata la necessità di adottare criteri professionali condivisi a livello di Distretto per la definizione dell ammontare dei contributi. Nell anno successivo i lavori sono proseguiti per la definizione di un atto di applicazione dell ISEE per l integrazione della rette nelle strutture residenziali per anziani. Tenuto conto che la Regione Liguria, come indicato nel Piano Integrato Sociosanitario, intende avviare un gruppo di lavoro per la definizione di indirizzi e regole per l utilizzo dell ISEE da parte dei Comuni, tenuto conto inoltre della rilevanza e della delicatezza dell argomento trattato e della consistenza del lavoro svolto sino a questo momento, la Segreteria Tecnica Allargata ha proposto al Comitato dei Sindaci del Distretto Sociosanitario Savonese la sperimentazione dell atto applicativo per la durata di 6/12 mesi a partire da settembre 2007 presso gli Ambiti Territoriali Sociali. In modo particolare grazie alla sperimentazione si vorrebbero esplorare i seguenti temi aperti: 1. valutazione dell effettiva ricaduta sui bilanci comunali 2. equità dei criteri per l esclusione, con particolare riferimento alla proprietà di beni immobili 3. adeguatezza delle percentuali individuate per i nuclei dei familiari coinvolti nel pagamento della retta L articolo riportato di seguito è quello che definisce gli strumenti utilizzati per documentare la condizione socio-economica del ricoverando e dei suoi famigliari. VALUTAZIONE DELLA CONDIZIONE SOCIO-ECONOMICA DEI RICHIEDENTI La condizione socio-economica del ricoverando viene documentata attraverso l ISEE e l atto sostitutivo di notorietà di cui all articolo 7, comma c) degli Indirizzi 136
137 Generali, e valutata tenendo conto della composizione del nucleo familiare, delle entrate e dei patrimoni immobiliari e mobiliari. La condizione socio-economica dei coobbligati viene documentata attraverso la certificazione ISEE. 2. Formazione degli operatori. Il Distretto da alcuni anni sta investendo energie e risorse in un percorso di formazione on job della Segreteria Tecnica Allargata, composta dal Direttore Sociale e dai Coordinatori di Ambito Sociale. Questa attività di formazione si è gradualmente stabilizzata caratterizzandosi come modalità permanente di aggiornamento e sviluppo delle competenze professionali, in particolare per quanto riguarda l orientamento metodologico. L investimento anche individuale nella formazione ha trovato riscontro sia nel riconoscersi nel gruppo di lavoro, sia nella progressiva assunzione di responsabilità da parte di tutti i componenti, sia nell acquisizione di competenze, in particolare di analisi dei dati, programmazione e innovazione delle procedure organizzative. Un risultato importante di questo percorso è stato il seminario realizzato il 14 dicembre 2006 sul sistema dei servizi sociali e sociosanitari che ha visto la partecipazione di circa 300 persone. Questi risultati hanno determinato una conferma dell attività di formazione che è attualmente in corso per il terzo anno consecutivo. Nell ultimo anno la formazione è stata dedicata in particolar modo alle competenze di programmazione, in vista della redazione dei Piani di Distretto e di Ambito. L impegno di Piano è quello di mantenere costanti le attività di formazione e aggiornamento sulle competenze di ruolo destinate alla direzione del Distretto Sociosanitario e degli Ambiti Territoriali Sociali. Lo sviluppo del distretto sociosanitario richiede investimenti formativi dedicati all integrazione sociosanitaria. In questo senso si guarda con interesse all obiettivo della Provincia, nell ambito del proprio Piano Regolatore Sociale, di mettere a sistema le risorse per la formazione del personale degli enti pubblici, per costruire dei percorsi integrati di formazione dedicati agli operatori degli Ambiti Territoriali Sociali, dell Azienda Sanitaria Locale e della Provincia stessa su tematiche quali l accoglienza integrata, le cure domiciliari, l inserimento lavorativo, la gestione di casi complessi. Questo obiettivo potrà avere successo se si baserà su una forte condivisione del processo e dei programmi con i Distretti. 137
138 Con interesse stiamo seguendo la proposta regionale del Polo delle professioni del sociale; è quanto mai urgente dare organicità ai percorsi formativi delle professioni sociali e permettere al territorio di formare le professioni necessarie allo sviluppo del sistema dei servizi sociali e sociosanitari. Infine si ritiene opportuno avviare con il Forum del Terzo Settore ed il Cesavo percorsi di formazione integrata tra pubblico e privato sulle modalità e gli strumenti della partecipazione. 3. Strumenti di monitoraggio e valutazione per misurare il raggiungimento degli obiettivi di Piano. a) Verso un Osservatorio provinciale delle Politiche Sociali. Altro obiettivo del Piano Regolatore Sociale della Provincia, rispetto al quale è già stato espresso da parte dei Distretti interesse e disponibilità a collaborare fattivamente, è lo sviluppo dell Osservatorio Provinciale sulle Politiche Sociali. Questo strumento dovrebbe portare ad una lettura concertata e condivisa a livello provinciale della domanda e dell offerta di servizi, promuovendo anche la messa a punto di indicatori e di dati che permettano di tenere sotto osservazione il territorio e la qualità della vita dei suoi abitanti. L impegno del Distretto Sociosanitario 7 è di offrire la piena disponibilità a partecipare allo sviluppo dei lavori di progettazione e all attuazione dell Osservatorio, mettendo a disposizione le competenze e le risorse tecniche, informative e strumentali di cui dispone. b) La valutazione partecipata degli indicatori di Piano. La redazione di questo Piano, ed in particolar modo la sezione dedicata alle reti di servizi, ha seguito l impostazione del Piano Sociale Integrato Regionale, inserendo per ogni azione di Piano degli indicatori di verifica. La verifica sullo stato di attuazione degli indicatori di Piano Regionale e di Piano Distrettuale è un impegno che si intende mantenere con cadenza annuale, in sede di aggiornamento di Piano. Facendo seguito alla proposta avanzata dal Forum del Terzo Settore, tale verifica verrà realizzata con modalità partecipata, attraverso l organizzazione di incontri tematici (secondo l impostazione delle reti) a cui verranno invitati, in collaborazione con l Azienda Sanitaria Locale, i soggetti pubblici e del privato sociale che collaborano alla rete dei servizi. 138
139 4. Il Centro Risorse Alunni Stranieri. L area territoriale provinciale di Savona è stata nel corso degli ultimi 8 10 anni interessata da un significativo aumento della presenza di minori stranieri, sia appartenenti a famiglie regolari sia privi di riferimenti parentali. Il fenomeno ha avuto diverse dimensioni locali fra le quali si sono evidenziate in modo significativo i casi di Albenga e Savona. In ogni caso la crescente presenza di minori stranieri nelle scuole e nei contesti sociali ha costituito l oggetto di un sempre maggiore attenzione delle Istituzioni alle problematiche derivanti da tale afflusso. Talvolta si sono attivate varie iniziative volte a far fronte a specifici bisogni, senza tuttavia procedere verso una azione più strutturata di sviluppo di risposte organiche. Nel corso del 2007, grazie ad una iniziativa promossa dall Ufficio Scolastico Provinciale di Savona, si è concretizzata una iniziativa finalizzata alla creazione di un Centro Risorse per Alunni stranieri, con l obiettivo di dar corso ad iniziative in materia di educazione, formazione interculturale e ad una progettazione a favore dei bambini e ragazzi stranieri e delle loro famiglie attraverso una rete di servizi condivisi. Il progetto vede coinvolti molti Enti pubblici e privati (U.S.P Savona, Distretti Sociosanitari, la Provincia, l ASL 2, la Prefettura, l Università di Genova e il Forum Savonese del Terzo Settore). 5. Sistemi di regolazione della qualità. a) Attività di autorizzazione e vigilanza legge 20/1999: segreteria, sistema informativo e risultati valutazione della qualità nelle strutture. La Segreteria Tecnica del DSS 7 svolge funzioni di Segreteria della Commissione di cui all art. 5 della legge regionale 20/99 dal 1/2/2006. Alla presa in carico del servizio è emersa l esigenza di apportare alcune modifiche di carattere organizzativo e di approccio metodologico con i seguenti obiettivi: proseguire la puntuale conservazione degli atti cartacei prodotti dalla Commissione tramite la raccolta cronologica ordinata e catalogata, ma nel contempo mettere in atto sistemi di accesso alle informazioni che consentissero aggregazioni informative diverse secondo le finalità e le necessità che di volta in volta si fossero presentate; rendere più standardizzata la redazione dei verbali individuando le parti formali necessarie e modificando la modalità di stesura degli atti, per evidenziare la parte decisionale rispetto a quella istruttoria, per rendere chiara a qualsiasi lettore la volontà della Commissione; contenimento dei tempi per convocazione, stesura, revisione e formalizzazione dei verbali. 139
140 Per soddisfare le esigenze sopra indicate è stato predisposto dall ufficio un programma utilizzando un database relazionale (Microsoft Access), con i seguenti passaggi funzionali: presa in carico pratica, apposizione di un protocollo generale che ne sancisce la formale acquisizione da parte dell ufficio; caricamento dati in ordine progressivo nel database (struttura interessata, Comune di riferimento, oggetto della richiesta, documentazione allegata, persona fisica che ha formulato l istanza, riferimento al protocollo dell atto che si esamina, numero del protocollo generale del Comune); definizione dell ordine del giorno delle riunioni della Commissione, convocazione via (la funzione ordine del giorno prevede la produzione di modelli già predisposti per la verbalizzazione, consentendo di memorizzare tutti gli elementi che dovranno essere citati nel verbale); esecuzione di riunione o sopralluogo e redazione di verbale. Il programma consente di inserire le singole pratiche trattate, e per ognuna, di richiamare i dati di riferimento. Il verbale consta di due parti principali Osservazioni della Commissione e Decisioni della Commissione per conferire al verbale uno schema standard contenente solo le informazioni necessarie, integrate dall elenco dei componenti della Commissione che hanno partecipato al processo. Tutte le informazioni confluiscono in un report che viene scaricato su un file di Microsoft Word e inviato via alla visione dei membri della Commissione per eventuali rettifiche e integrazioni. Le funzioni base sono corredate da una serie di opzioni che consentono di aggregare i dati inseriti ai fini principali di ricercare, per ogni singola struttura, i vari verbali che la interessano, visualizzare il contenuto dei verbali, reperire l elenco delle strutture con sede in un dato Comune, aggregare le strutture per tipologia, etc La Commissione si attiva nei seguenti casi: su richiesta dei Sindaci dei Comuni del Distretto Sociosanitario; su richiesta della Regione Liguria; su segnalazione di autorità di pubblica sicurezza generalmente NAS dei Carabinieri; su denuncia, anche anonima, di cittadini; di propria iniziativa quando l autorizzazione sia anteriore di tre anni; La segreteria della Commissione ha assunto in maniera sempre maggiore funzioni di consulenza per gli uffici dei Comuni incaricati della redazione delle autorizzazioni al funzionamento, fornendo informazioni sia in fase istruttoria che in fase di stesura degli atti. Nell anno 2006 sono state effettuate 19 riunioni, con redazione di relativo verbale con le modalità sopra indicate, e sono state trattate complessivamente 99 pratiche. La Commissione ha effettuato 28 sopralluoghi di cui 2 con funzione ispettiva. 140
141 Le pratiche trattate (una o più per struttura) hanno avuto la seguente distribuzione territoriale: COMUNE N. PRATICHE Savona 39 Albisola Superiore 6 Albissola Marina 4 Celle Ligure 7 Pontinvrea 2 Spotorno 11 Vado Ligure 2 Varazze 28 TOTALE 99 Le tipologie di struttura prese in esame sono state 40 : Poliambulatori/Centri Prelievo /Studi 15 Radiografici Comunità Terapeutiche 1 RSA 2 RP 10 Comunità alloggio 4 Comunità alloggio per minori 1 Comunità Terapeutica Psichiatrica 3 Comunità terapeutica per disabili 1 Consultorio 1 Centro Diurno Disabili 1 Poliambulatorio veterinari 1 La Commissione è composta da: M. Paola Briata, Responsabile dell'u.o. Igiene e Sanità Pubblica dell'asl n. 2 Savonese Coordinatrice della Commissione; Giobatta Buzzi, Dirigente U. O. Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di lavoro dell'asl ; Alberta Dagna, Coordinatrice ATS Varazze - Celle Ligure; Bruno De Felice, U.O. Sanità Animale e Igiene degli Allevamenti; Maurizio Modenesi, Direttore del Dipartimento Cure Primarie dell'asl n. 2; Antonella Piazza, Direttore dell' U.O. Direzione Medica Ospedali Savona e Cairo Montenotte; Paola Pregliasco, Direttore del Dipartimento Materno Infantile dell' ASL n. 2; Francesca Romani, Direttore del Dipartimento delle Dipendenze - ASL n. 2; Marina Scotto, Responsabile dell'u.o. Igiene degli Alimenti e della Nutrizione - ASL n. 2; Carlo Vittorio Valenti, Direttore U.O. Assistenza Psichiatrica Territoriale - ASL n. 2 Savonese. Ogni membro della Commissione può essere sostituito in caso di indisponibilità da altra persona designata. 141
142 b) Progetto valutazione qualità strutture residenziali per minori e anziani. La legge regionale 20/99 e le successive norme nazionali e regionali affidano ai Comuni compiti di vigilanza della qualità dei servizi residenziali sociali e sociosanitari, come sopra descritte. I Comuni svolgono questa funzione attraverso il Distretto Sociosanitario, in collaborazione con i servizi sociosanitari e di igiene dell'azienda Sanitaria Locale. Le stesse strutture vengono poi utilizzate dai servizi sociali e sociosanitari per l'inserimento di utenti per i quali è necessario un progetto di accoglienza residenziale (problematiche connesse alla genitorialità, alla non autosufficienza). Il distretto intende promuovere il miglioramento continuo della qualità delle strutture, atttraverso i progetti di seguito illustrati: 1. Progetto qualità strutture residenziali per minori. Il Distretto, in collaborazione con il Dipartimento Materno - Infantile dell'asl 2, con la Commissione Legge 20, con i soggetti gestori delle strutture (comunità educativo assistenziali e case famiglia per minori) istituiranno un gruppo di lavoro finalizzato ad identificare i requisiti necessari a garantire la qualità del progetto assistenziale, educativo e sociale del servizio. Tali requisiti saranno "ulteriori" rispetto ai requisiti minimi strutturali ed organizzativi definiti dalle norme regionali e nazionali. L'obiettivo del progetto è la messa a punto di uno strumento di rilevazione della qualità da utilizzarsi da parte dell'assistente sociale in sede di verifica e vigilanza delle strutture residenziali per minori. 2. Progetto qualità strutture residenziali per anziani. La vigilanza delle strutture viene ad oggi effettuata oltre che dalla Commissione legge 20/99, dall'unità Operativa Anziani dell'asl 2 savonese, che utilizzando uno strumento di rilevazione, verifica la qualità dell'assistenza sociosanitaria e sanitaria. Obiettivo di questo progetto è la messa a punto di uno strumento in grado di misurare la qualità dell'accoglienza sociale ed alberghiera delle strutture, del sistema organizzativo e funzionale, da utilizzarsi insieme alla scheda già in uso dalle ASL. 142
143 Misurare la qualità "sociale" della struttura potrà in futuro essere utile alla definizione del valore della quota sociale della retta, a carico degli utenti o dei Comuni (in linea con le indicazioni regionali in materia). Anche in questo caso il progetto verrà realizzato in collaborazione con gli Enti gestori delle strutture, con gli Ambiti Territoriali Sociali e con l'azienda Sanitaria Locale
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