Approvvigionamento Idrico a Roma

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1 Gianmarco Margaritora Presidenza Approvvigionamento Idrico a Roma Fino all entrata in funzione del primo acquedotto nel 312 a. Ch. n. l acqua per la vita i Romani la captavano dalle molte sorgive che affioravano dalle falde. Infatti il Sacro Fiume aveva raggiunto l attuale posizione dopo l eruzione dei sistemi vulcanici Laziale e Sabatino : era quaternaria (pleistocene recente) e i sette colli erano quindi sostenuti dal materiale effusivo dei predetti vulcani e dal materiale alluvionale recente Tiberino. Dal punto di vista dell idrologia sotterranea l alternarsi di terreni impermeabili: argille, lave, tufi non fratturati; ai terreni a permeabilità molto variabile: dai sedimentari recenti, alle pozzolane; ai terreni percolabili: lapidei più o meno fratturati. Ne conseguivano falde freatiche sia superficiali che profonde e falde artesiane con livelli energetici anche molto al di sopra del tetto della falda. Di possibili affioramenti sorgentizi dentro le mura Aureliane ne sono stati rilevati 33, alcuni sono ancora oggi perenni e visitabili : per esempio quello ai piedi del Campidoglio, detto del miracolo di S. Pietro e quello sotto la basilica di S. Clemente. Gli acquedotti e la loro tecnica sono stati creati dall ingegneria romana. La parte monumentale sopraelevata è quella che ha reso famoso l acquedotto Romano nel mondo. I Romani erano giustamente orgogliosi di queste loro opere: Plinio il Vecchio scriveva che l acqua Marcia donata alla città di Roma, fra tanti altri premi divini, è la più famosa del mondo per freschezza e salubrità. I nove acquedotti descritti da Frontino sono riportati di seguito, con data di costruzione e relative quinarie addotte (valore della quinaria 0,48 l/sec): Aqua Appia 312 a. Ch. n Anio Vetus 272 a. Ch. n Aqua Marcia 146 a. Ch. n Aqua Tepula 116 a.ch.n. - Aqua Iulia 35 a.ch.n Aqua Virgo 22 a.ch.n Aqua Alsietina 2 a. Ch. n.(lago di Martignano) Aqua Claudia 38 p. Ch. n Anio Novus 52 p. Ch. n I due posteriori sono:

2 Aqua Traiana 109 p. Ch.n.(lago di Bracciano) Aqua Alessandrina 226 p. Ch.n.-506 Dalle stime più attendibili quindi, gli acquedotti Romani adducevano 13 m3/sec di acqua nell Urbe. Di seguito riportiamo il tracciato degli acquedotti romani antichi e segnate anche le origini dei maggiori acquedotti attuali : Marcio, Peschiera - Capore, nuovo Paolo. Fig.1 Volendo dare una descrizione sintetica di queste meravigliose opere ingegneristiche, si può dire, partendo dalla sorgente si susseguono: tratti in galleria in canali (specus) a superficie libera [pendenza ottimale secondo Plinio e Vitruvio 0,2%-0,5%, pendenze minori ,67 % (Nimes) le maggiori 3.47 % (Metz)] ; tratti in cui le canalizzazioni a superficie libera erano sorrette da archi (diametro degli archi di solito 3 7 m eccezionalmente m, altezze dal suolo normalmente 7 20 m eccezionalmente ~ 30 m; le tre arcate del ponte sul Gard raggiungono i 49 m). Questo ultimo ponte è l unico che abbina il trasporto dell acqua con una sede stradale. Acque e strade due simbolici pilastri della civiltà Romana. Tratti, più brevi possibile, venivano poi realizzati con tubazioni (fistulae), con moto uniforme in pressione, che per i grandi diametri erano in terracotta o ricavate da blocchi di tufo (Aqua Appia), erano evidentemente meno affidabili. Lungo il percorso vi erano inserite anche una o più piscine limarie vasche dove depositavano, in seguito alla diminuzione della velocità, quelle impurità granulometricamente tra l argilla e la sabbia che ancora oggi in geotecnica chiamiamo limo. L acquedotto giunto nell Urbe terminava nei castella, opere che mantenevano costante in quel punto il livello energetico del prezioso liquido, con grande vantaggio nella distribuzione, effettuata nella maggior parte dei casi con fistulae in

3 piombo e valvole in bronzo.la Roma imperiale disponeva di una dotazione idrica di l/abitante giorno con adduzione e distribuzione ancora oggi ammirevoli!!!!!! lumina o putei Canale a superficie libera specus Specus in galleria. Acquedotto Romano di Segovia 26 a.ch.n. Specus sorretto da archi Fig.2

4 fistula in terracotta Fig.3 Piranesi Fig.4

5 Nuovo Paolo 1997 Peschiera Capore Vitige 537 Acquedotto Traiano Adriano I 770 Fig.5 Acqua Mariana (Julia e Tepula) Callisto II 1122 Acqua Vergine PaoloIII Pio V 1570 Acqua Felice (Alessandrina) Sisto V 1587 Acquedotto Paolo Paolo V 1610 Acquedotto Marcio Pio IX Gli eventi bellici del VI secolo hanno un riflesso fondamentale nel rapporto tra Roma e il Tevere. Durante l assedio del 537 i Goti di Vitige, tagliano gli acquedotti e questo significa un ritorno del fiume, come grande fornitore d acqua. Inoltre il taglio degli acquedotti Traiano e Alsietino sottrae forza motrice ai mulini pubblici, che disposti sulla costa del Gianicolo ne sfruttavano il dislivello energetico. Belisario, capo delle truppe bizantine, inventa allora i mulini fluviali: due mole poste su due barconi affiancati sono mosse da una sola ruota sospinta dal filo della corrente. Quest invenzione di Belisario diventerà una costante del paesaggio fluviale fino al 1870, quando una grande inondazione del Tevere fracasserà tutti i mulini fluviali, la maggior parte contro l arcata di ponte Cestio. Nella città Cristiana vengono più o meno riadattati cinque acquedotti. Il primo fu l acquedotto Traiano, autore Adriano I (770 pchn), che doveva servire S. Pietro e dintorni soprattutto per le necessità dei pellegrini, nel 1610 Paolo V restaura nuovamente l antico acquedotto e nel 1612 inaugura la splendida mostra terminale della sua acqua che ancora oggi è ammirata al Fig.6 Gianicolo. L acqua Paola, come viene ribattezzata l acqua Traiana, però è sempre stata di non buona qualità e ancora oggi sinonimo di acqua scadente. Furono anche restaurati dai Papi per l approvvigionamento in sinistra Tevere:

6 prima i vecchi acquedotti (Julia e Tepula ) già dal 1100, con poco successo dal punto di vista quantitativo, poi dalla seconda metà del 1500 gli acquedotti Vergine (non si può non ricordare la splendida mostra di questa acqua nota come fontana di Trevi)e Felice, comunque le loro acque rimanevano insufficienti. La fonte principale di acqua per la città, rimaneva il Tevere, le sue acque o captate a monte degli scarichi urbani o a valle, dove il potere di autodepurazione del fiume aveva reso possibile il loro utilizzo, erano persino prescritte come salutari da alcuni medici. Bisogna anche notare come la città fosse decaduta quanto ad abitazioni e numero di abitanti; nel 1377 erano Mi piace citare una notazione curiosa: il Sacro fiume assicurava all Urbe la vita: con il pane (i mulini) e l acqua. Con l acqua Marcia fortemente voluta e portata a termine nella prima parte da Pio IX, inizia la storia moderna degli acquedotti romani attuali. Retaggi del passato e nuove opere sono stati unificati in un sistema acquedottistico organico e complesso degno della grande storia che lo ha preceduto. L acquedotto Marcio dalle varie sorgenti lungo l Aniene (alcune delle quali già captate dai precedenti acquedotti romani) fino a Tivoli ha due canali coperti in parte seminterrati e in parte in galleria vera e propria. Seguono otto sifoni, atti a mantenere il più possibile il livello energetico per la distribuzione nell Urbe. Degli otto sifoni, che sviluppano dai Km, i primi quattro sono in ghisa Ø variabile da 450 a 600 mm, i restanti, parte in ghisa e parte in acciaio con rivestimento di cemento resinato con Ø variabile da 600 a 750 mm. I lavori per l acquedotto iniziarono nel 1868 quando fu allacciata la prima sorgente e terminati nel 1970 con l ultimazione dell ultimo sifone. Gli aggiornamenti del Vergine ; dell Appio Alessandrino e del Felice 1966; del Paolo Traiano (per quest ultimo da notare le centrali di trattamento potabilizzazione dell acqua per un notevole incremento della qualità ) rappresentano la diretta continuazione del passato. Il nuovo acquedotto del Peschiera Capore, di cui diamo un rapido cenno, ha i primi tratti in galleria, come i gloriosi acquedotti romani; poi la preziosa energia conservata con il trasporto a superficie libera e la minima pendenza (0,4 0,5 ), viene utilizzata nella centrale idroelettrica di Salisano (erede delle mole del Gianicolo?) in cui si producono circa 180 milioni di kwh annui. I tratti a valle della centrale, sono ancora in galleria a superficie libera, tranne alcuni che sono realizzati con condotte in pressione in CAP Ø interno 2020 mm e acciaio Ø nom mm. Il primo tratto in destra Tevere la cui costruzione avviene tra il 1927 al 1957 aveva una portata di l/sec; il secondo tratto, in sinistra Tevere, si sviluppò tra il 1966 e il1980. Oggi la portata dell acquedotto è in media intorno ai l/sec. Negli anni ottanta si cominciò a pensare come intervenire nel caso di manutenzioni straordinarie del Peschiera. Il progetto che venne sviluppato e poi realizzato negli anni 90 del sec. scorso, il nuovo acquedotto Paolo, capta le acque del lago di Bracciano in una zona a sud del lago. E stato preceduto da un lavoro di notevole importanza ambientale: la circumlacuale che adduce le acque di rifiuto domestico dei centri urbani idrologicamente sottesi dal lago direttamente all Arrone, previo trattamento. Il nuovo Paolo (condotte in CAP Ø 2500) è in grado di addurre l/sec di acqua dal lago. L impianto di potabilizzazione ha attualmente una capacità di circa l/sec (può e penso sarà ampliato secondo le future necessità); attualmente l impianto viene utilizzato solo in caso di emergenza. Fig.7 Gli acquedotti descritti terminano nei nuovi castella. Sono i centri idrici derivati dalla tradizione romana della distribuzione con interruzione piezometrica dall adduttrice e livello costante. Lo schema adottato a Roma, dato i

7 dislivelli urbani, è quello elementare rappresentato qui a fianco; nella realtà: un piezometro a sfioro, a volte uno o anche due serbatoi sopraelevati e uno o più serbatoi interrati. Abbiamo riportato lo schema e la rappresentazione della parte esterna di due di questi centri; queste opere sono state premiate anche per la loro moderna simbologia architettonica. Le reti derivate son tutte del tipo a rifornimento di testata. Si può affermare che il sistema acquedottistico Romano è un complesso molto efficiente, oggi informatizzato in tutte le sue parti con sistemi di avanguardia, che ne permettono un controllo quali-quantitativo e una gestione ottimale, a mezzo della sala operativa centrale, di tutte le sue parti. Fig.8 Mi piace infine osservare: abbiamo un sistema che, come nell antichità, è degno di trasportare e distribuire quasi tutta ottima acqua di sorgente, che in simile quantità, potremmo dire con Plinio il Vecchio, è fra le migliori al mondo per freschezza e salubrità.

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