Il Fucino e le aree limitrofe nell'antichità
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- Fortunato Masi
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2 Archeoclub d'italia - Sezione della Marsica Il Fucino e le aree limitrofe nell'antichità Atti del III Convegno di Archeologia in ricordo di Walter Cianciusi Castello Orsini, Avezzano, novembre 2009 Avezzano - anno 2011
3 Comitato scientifico Adele Campanelli, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'abruzzo Renata Grifoni Cremonesi, Dipartimento Scienze Archeologiche, Università di Pisa Cesare Letta, Dipartimento Scienze Storiche del Mondo Antico, Università di Pisa Andrea Pessina, Soprintendente Archeologo, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'abruzzo Giovanna Radi, Dipartimento Scienze Archeologiche, Università di Pisa Fabio Redi, Dipartimento di Storia e Metodologie Comparate, Università di L'Aquila Comitato organizzatore Emanuela Ceccaroni, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'abruzzo Pasquale Apone, Loreta Cherubini, Giuseppe Grossi, Carmine Malandra, Giovanni Nardone, Luigina Paris, Archeoclub d'italia Aevus Archeology Coordinamento: Umberto Irti, Archeoclub della Marsica Sponsor: Con il patrocinio di: 4
4 Sommario Sommario Il Fucino nella preistoria e protostoria S. Agostini, E. Di Canzio, M. A. Rossi: Il rinvenimento di Ursus arctos di Grotta Beatrice Cenci (Cappadocia AQ) ed il significato paleoclimatico della successione del Pleistocene superiore finale-olocene antico 19 R. Grifoni Cremonesi, M. Serradimigni, M. Usala: Le campagne di scavo dal 2001 al 2009 nella Grotta Continenza di Trasacco (AQ) I livelli dell'epigravettiano finale, del Mesolitico e del Neolitico antico 27 G. Boschian, S. Ghislandi: Nuovi dati geoarcheologici sulle grotte Continenza e Maritza 40 A. Galotta: Manufatti in materia dura animale dai livelli epigravettiani di Grotta Continenza 67 P. Astuti: L'arte del Paleolitico superiore nella Grotta Continenza (Trasacco AQ) e nel territorio della Marsica 75 G. Boschian, G. Radi: Un nuovo ciottolo dipinto dal bacino del Fucino 88 M. Mussi, E. Cancellieri, E. D'Angelo1, I. Fiore, R. T. Melis, H. Russ, L. Salvadei: Ricerche a Grotta di Pozzo (AQ): L. Angeli, N. Liccati, E Negrino, G. Radi: L'industria mesolitica di Ortucchio-Strada 28 (AQ) 107 C. Fabbri, C. Petrinelli Pannocchia, G. Radi: Colle Santo Stefano di Ortucchio (AQ). Evoluzione della ceramica e dell'industria litica scheggiata a confronto 119 U. Irti: Il Neolitico e l'età dei Metalli: le nuove ricognizioni di superficie 132 L. Angeli, E. Castiglioni, M. Rottoli: Le Coste di Ortucchio (AQ). Il livello della Media Età del Bronzo
5 Sommario S. Cosentino, G. Mieli: L'età dei metalli nel territorio di Cerchio: puntualizzazioni su dati da scavo e da ricognizione T. Di Fraia: Prima della Grotta Di Ciccio Felice: il sito rupestre della Pastine (Civitaluparella) e il rito dell' incubatio. Le scoperte nel territorio del Comune di Civitaluparella Il Fucino nel perìodo italico-romano G. Grossi: Le origini della "cultura fucense": Aequi e Marsi 185 D. Gabler, F. Redö: Nuove indagini nella villa romana a San Potito di Ovindoli E. Ceccaroni: Continuità e trasformazioni nel territorio fucense: dalla necropoli di Cretaro agli insediamenti romani nell'ager albensis 229 C. Letta: Un'offerta per Ercole. L'iscrizione del Thesaurus di un santuario vicano da Cerchio (AQ) 257 C. Evers, N. Massar: Nuove scoperte sul lato sud-occcidentale del foro d'alba Fucens 267 D. Liberatore: Il santuario di Ercole ad Alba Fucens. Scavi D. Villa: I bronzetti del santuario di Ercole ad Alba Fucens 295 V. Di Stefano, G. Leoni, D. Villa: L'anfiteatro romano di Marruvium: forme architettoniche. Da Marruvium romana alla Civìtas marsicana 301 A. Faustoferri: La Piana del Cavaliere tra Equi e Romani 313 D. Caiazza: A proposito di Talium, Ieros Lophos, Cataracta, Ceraunilia. L'offensiva romana contro Equicoli, Vestini, Marrucini, Carricini, Lucani Paleni, e l'accerchiamento dei Marsi e dei Peligni ( ,308 a.c.) 321 F. Galadini, E. Falcucci, S. Gori: Indagini per la caratterizzazione dei rischi naturali presso siti archeologici della Marsica e di aree limitrofe 339 Il Fucino nel Medioevo C. Malandra: Note preliminari sulle fasi tardoantiche e altomedievali di Alba Fucens alla luce delle nuove campagne di scavo ( ) 355 8
6 Sommario F. Redi: Gli scavi di Santa Maria della Vittoria e di Santa Maria di Collemaggio: due chiese simbolo dell'evergetismo angioino 369 M. C. Somma: Scavi di urgenza nel complesso di S. Maria in Valle Porclaneta (Rosciolo) 382 L. Saladino: Le origini di Avezzano alla luce delle indagini archeologiche nell'area della cattedrale di S. Bartolomeo 389 A. Bencivenga: Un'inedita relazione settecentesca sul lago del Fucino 412 L'area Vestina G. Radi, V. Formicola: Settefonti a Prata d'ansidonia: le strutture, la cronologia e i resti umani 419 S. D'Alessandro, V. d'ercole: Gli scavi nell'abitato di Colle della Battaglia a Castel del Monte 427 V. Acconcia, V. d'ercole, F. Lerza: La necropoli preromana di Peltuinum: le indagini F. Pesando: "Un impegno per l'abruzzo". Comitato per le ricerche archeologiche a Fossa (AQ). Gli scavi dell'università di Napoli "L'Orientale" (Luglio 2009) 470 O. Menozzi, D. Fossataro: Capestrano: scavi e ricognizioni V. d'ercole, O. Menozzi, S. Torello : Gli ultimi scavi nella necropoli di Capestrano 487 R. Tuteri: Oltre i terremoti. Il territorio aquilano nell'antichità 505 Poster M. Serradimigni, M. Usala, U. Irti: Manufatti del Paleolitico medio provenienti dal bacino del Fucino 517 M. Serradimigni: Note preliminari sul complesso litico dell'epigravettiano finale di Grotta Continenza (Trasacco-AQ) 521 M. Usala: Note preliminari sull'industria mesolitica di Grotta Continenza (Trasacco-AQ) 526 E Negrino: Ortucchio-Strada 28 (AQ). Analisi tecnologica dell'industria mesolitica 531 9
7 Sommario L. Angeli, N. Liccati, O. Ventura: Ortucchio- Strada 28 (AQ). Analisi tipologica dell'industria mesolitica 533 M. Colombo: Nuovi dati sui ritrovamenti fittili della Grotta Continenza (Trasacco-AQ) 536 G. Boschian, M. Colombo: Note preliminari sulle analisi degli impasti ceramici di Grotta Continenza (Trasacco-AQ) 539 L. Angeli, O. Ventura: Un sito del Neolitico antico a Ortucchio - Laghetto (AQ) 542 M. Graniti: Gli oggetti di parure del villaggio neolitico di Colle Santo Stefano (AQ) 546 A. Legrand: Des formes et des fonctions. Les pointes en os du site néolithique de Santo Stefano, Abruzzes, Italie 550 L. Angeli, C. Fabbri, D. Saccà: Colle Santo Stefano di Ortucchio (AQ). Una struttura successiva al Neolitico antico 555 L. Angeli, C. Fabbri: Colle Santo Stefano di Ortucchio (AQ): i lisciatoi in ceramica. Una proposta di analisi sperimentale 558 C. Fabbri: Colle Santo Stefano di Ortucchio (AQ). Caratterizzazione petrografica degli impasti ceramici 561 L. Angeli, C. Arias, C. Fabbri, G. Radi, G. Cristofoletti, S. Legnaioli, V. Palleschi, A. Salvetti, E. Tognoni: L'impiego dell'ossido di manganese nelle ceramiche dipinte del Neolitico 564 L. Angeli, C. Fabbri, G. Radi: Villaggio di Ortucchio (AQ). Tecniche e schemi decorativi fra tradizione e innovazione 567 L. Angeli, C. Fabbri, O. Ventura: Elementi campaniformi in località Serpentana di Ortucchio (AQ) 570 M. Veneziano: Le Coste, Ortucchio. Le fusaiole nell'eneolitico e nell'età del bronzo 573 L. Angeli, C. Fabbri: Le Coste (AQ): il livello della media età del bronzo. Analisi minero-petrografiche della ceramica e dei concotti 576 M. Colombo, M. Pepe, M. Serradimigni, M. Usala: Dati e test sperimentali sulle materie litiche silicee provenienti dai tenitori limitrofi al bacino del Fucino 581 S. L. Ferreri, L'ombrijen akren è nella Valle del Tirino 584 Alcuni relatori non hanno inviato il loro contributo. Le norme di redazione prevedevano che non vi sarebbe stato l'invio delle bozze agli autori, considerandosi definitivo il testo consegnato. 10
8 Lucia Angeli, Nico Liccati, Fabio Negrìno, Giovanna Radi Lucia Angeli, Nico Liccati, Fabio Negrino, Giovanna Radi* L'industria mesolitica di Ortucchio-Strada 28 (AQ) II sito e le ricerche Il sito di Ortucchio-Strada 28, segnalato nel 1957 da Giorgio Tempesti, fu indagato nel 1957 dal A. M. Radmilli e nel 1958 da S. M. Puglisi, che individuò un livello eneolitico ed uno sottostante di industria microlitica, definita di derivazione paleo-mesolitica (PUGLISI 1958). Gli scavi condotti nel 1962 da G. Cremonesi hanno confermato la sequenza stratigrafica, mettendo in luce due fasi di occupazione, riferibili una all'eneolitico (cultura di Conelle-Ortucchio) ed una al Mesolitico (CRE- MONESI 1962). Nel 2007, in seguito al ritrovamento compiuto da Orante Ventura di un insieme sostanzialmente omogeneo di industrie litiche comprendenti numerose armature microlitiche di impronta sauveterriana, sono riprese le indagini archeologiche svolgendo una prima campagna di scavo ed una ricognizione con l'intento di verificare la conservazione di un livello archeologico in posto e l'estensione del sito. Nel 2008 è stata inoltre condotta una campagna di ricognizione volta all'individuazione delle possibili fonti di approvvigionamento della materia prima impiegata per l'industria litica. La campagna di scavo 2007 L'indagine ha interessato un'area localizzata nella particella 237 del Foglio di Mappa catastale 19 del Comune di Ortucchio (latitudine 41 57'24.14" N e longitudine 13 37'58.85" E), dove sono stati aperti tre saggi: nei saggi 1 e 3 è stata messa in luce la medesima sequenza stratigrafica, mentre nel saggio 2 è emersa una successione più articolata. L'area è * Dipartimento di Scienze Archeologiche - Università di Pisa risultata fortemente intaccata dai lavori agricoli, che avevano quasi completamente asportato il deposito archeologico, di cui lembi residui sono emersi al tetto dello strato sterile. Saggi 1 e 3: sotto il terreno agricolo (spessore di cm) compare uno strato di limo giallo, segue un sottile strato di tephra (ceneri vulcaniche) soprastante limo giallo sterile. Solo nel saggio 1 alcuni lembi di deposito costituiti da chiazze di sedimento scuro si sono conservati all'interno di piccole fosse e hanno restituito industria litica. Saggio 2: al di sotto del terreno agricolo (spessore di cm) compare una successione di strati di limi, anche qui intercalati da uno strato di tephra, che risulta più sviluppato in relazione all'iniziale pedogenesi del terreno (formazione torbiera). Le attuali ricerche hanno messo in evidenza una situazione diversa rispetto alla sequenza messa in luce dagli scavi del 1962, come dai seguenti del Per controllare la sequenza stratigrafica e confrontarla con la successione individuata nel 1962 sono state compiute analisi sedimentologiche di campioni prelevati nelle trincee, i cui risultati, già presentati in altra sede (ANGELI e altri cds), riportiamo ora come schema di correlazione tra le sequenze dei Saggi 1 e 2 dello scavo 2007 e la sequenza della Trincea IV degli scavi del Il confronto mostra come le uniche testimonianze conservate nell'area di scavo 2007 siano i resti riferibili all'occupazione mesolitica. L'assenza nei saggi attuali della occupazione eneolitica, ben testimoniata negli interventi precedenti, talora anche con due livelli di frequentazione marcati dalla costruzione di acciottolati sovrapposti (RADMILLI 107
9 Lucia Angeli, Nico Liccati, Fabio Negrino, Giovanna Radi 1977), è verosimile che dipenda dalla dislocazione delle aree di scavo: infatti il sito eneolitico si sviluppa verso l'interno della Piana e l'area mesolitica sembra estendersi piuttosto ai suoi margini. Tuttavia è indubbio che le intense attività di aratura siano responsabili della distruzione del deposito mesolitico, la cui presenza in origine nell'area interessata dai saggi 2007 è attestata dalle tracce, se pure scarse, rinvenute nell'argilla sterile e dai materiali recuperati nel terreno agricolo. Peraltro, merita ricordare come le differenze emerse nelle successioni stratigrafiche tra i Saggi 1 e 3 e il Saggio 2, distanti poco più che 20 metri, confermano la difficoltà di una correlazione tra sequenze, in rapporto sia alle modalità di insediamento delle comunità preistoriche che vi si sono sovrapposte sia anche alle successive opere di canalizzazione che hanno interessato la Piana durante la bonifica. Saggio 1 Il Saggio 1 è localizzato al confine dell'appezzamento, e questa posizione molto vicina ad un fosso e un filare di arbusti, di limite della particella, può spiegare il fatto che lo strato agricolo sia risultato poco sviluppato e nettamente separato dal sottostante strato di limo giallo, in quanto potrebbe avere impedito all'aratro di affondare in profondità comportando un forte rimescolamento dei sedimenti, come nel Saggio 2, dove la diversa situazione messa in luce è da attribuire ad una più profonda aratura, che ha sconvolto tutto il deposito. Il materiale archeologico è stato rinvenuto solo in questo saggio, nel terreno agricolo e all'interno di fossette, denominate come segue: US 1 (quadrato C19): fossetta di forma subcircolare (30x25 cm) profonda cm. Il riempimento è costituito da un sedimento di matrice limo-argillosa di colore grigio e da ciottoli di dimensioni mediopiccole presenti sul fondo della cavità. Ha restituito una piccola concentrazione di litica, tra cui una lamella a dorso, ed una Columbella rustica; US 2 (quadrati A-B16): fossetta di forma grossomodo ellittica (66x34 cm) profonda cm con riempimento costituito da un sedimento di matrice limo-argillosa di colore grigio, alla base si trova una concentrazione di ciottoli arrotondati di dimensioni medio-piccole da 10 a 2-3 cm. Contiene materiale archeologico; US 3 (quadrati A-B/15-14): fossetta di forma grossomodo ovale (28x24 cm) profonda 14 cm con riempimento costituito da un sedimento di matrice limo-argillosa di colore grigio scuro. Non contiene materiale archeologico; US 4 (quadrato C19) dai contorni irregolari e di diversa profondità costituite da un riempimento di terreno a matrice limo-argillosa di colore grigio scuro con all'interno scarso materiale archeologico; US 5 (quadrati A-B/13-14) dai contorni irregolari e meno netti con profondità variabili (10-20 cm). Il riempimento, costituito da un sedimento di matrice limo-argillosa di colore grigio scuro, tende a schiarire verso il fondo, dove compare il limo chiaro di base. Il deposito non contiene materiale archeologico e appare privo di carboni. I limiti ed i contorni non risultano chiaramente definibili e restano da definire morfologia e dimensioni lungo la sezione Est-Ovest. Le campagne di ricognizione Nel corso degli anni 2007 e 2008 l'indagine è stata approfondita con due successive campagne di ricognizione: la prima ha permesso di delimitare l'estensione del sito e verificare la conservazione del deposito archeologico; la seconda è stata finalizzata alla raccolta di campioni di selce dall'unità tettonica del Monte Genzana. Nel 2007 una ricognizione di superficie e una serie di carotaggi hanno interessato un'area adiacente a quella di scavo, localizzata nella particella 250 appezzamento del Foglio di Mappa 19 del Comune di Ortucchio, nella quale era la maggiore concentrazione di materiale ed in particolare l'insieme delle armature microlitiche raccolte da Orante Ventura. In uno spazio sufficientemente circoscritto 108
10 L'industria mesolitica di Ortucchio-Strada 28 sono state evidenziate tre distinte aree, a diverso grado di concentrazione: area a concentrazione media con presenza continua di selce. Al di sotto dello strato agricolo (spessore cm circa), si individua in successione: strato di limo grigio chiaro (spessore 10 cm circa); strato di limo bruno scuro (spessore cm circa); strato di limo giallo (spessore non determinato); area a concentrazione bassa con presenza sparsa di selce. Lo spessore del substrato agricolo è compreso tra cm e risulta costituito da un terreno limo-argilloso di colore bruno, al di sotto del quale si individuano in successione: strato di limo grigio chiaro (spessore 10 cm circa); strato di limo giallo (spessore non determinato); area a concentrazione sporadica, dove per l'esigua presenza di materiale archeologico di superficie non sono stati eseguiti carotaggi. La seconda indagine è stata finalizzata alla raccolta di campioni di selce dall'unità tettonica del Monte Genzana allo scopo di identificare le possibili aree di approvvigionamento della materia prima. Sulla base delle precedenti indagini e dei campionamenti condotti da Ermanno Danese (DANESE 2003) è stata riconosciuta una buona corrispondenza tra l'industria in esame e i campioni di selce raccolti nell'unità tettonica del Monte Genzana, in particolare con la formazione a Maiolica, situata ad una distanza di km dalla stazione mesolitica, per cui la materia prima può considerarsi di provenienza circumlocale. La materia prima La materia prima maggiormente utilizzata è la Maiolica, nelle tonalità da arancio a bruno chiaro (67%), grigio (14%) e bianco (6%), segue la Scaglia da rosso a bruno scuro (11%) e presenze più rare di un litotipo non identificato di colore verde (2%). La grana si presenta prevalentemente fine (69%) e media (28,5%), in rari casi non è determinabile (2,5%). Sul totale dell'industria i pezzi con cortice rappresentano il 22% e testimoniano la provenienza da affioramenti primari (21%) e in minima quantità da ciottoli (0,7%). Le alterazioni termiche sono rare (3,9%), mentre sono diffuse le patine, alterazioni secondarie di colore e spessore variabile. Si distinguono due tipi di patina, che interessano i litotipi riconducibili alla formazione Maiolica: il primo tipo ha superfici a varia tonalità da arancio a bruno chiaro e si presenta da superficiale a 2-3 mm di spessore; il secondo tipo è una patina bianca, o tendente al bianco, che interessa una modesta quantità di pezzi (2%). Nell'insieme esaminato non sono state riconosciute alterazioni a livello del cortice, ma soltanto sulle superfici lavorate dei manufatti, quindi la formazione delle patine è un'alterazione prodotta dall'ambiente di giacitura ovvero all'acidità dei sedimenti lacustri in presenza di acqua. A questo proposito in via del tutto preliminare sembra significativo sottolineare alcuni caratteri delle industrie provenienti dalla Piana, meritevoli di una più specifica indagine. In particolare da un primo riesame del materiale degli scavi Cremonesi è stato osservato che la patina interessa quasi esclusivamente i materiali del Mesolitico e non quelli dell'eneolitico. Infatti nei livelli eneolitici i litotipi, per la maggior parte riconducibili alle formazioni della Maiolica e delle Marne a fucoidi (selce a grana fine con tonalità di colore tendenzialmente più scure) e in minor quantità ad altro litotipo non determinato (selce poco vetrosa a grana medio-grossolana), non presentano le medesime alterazioni. Una situazione analoga è stata riscontrata nelle industrie litiche del sito di Ortucchio-Laghetto (AN- GELI, VENTURA in questo volume), dove la patina riguarda i materiali attribuibili al Neolitico antico, ma non quelli riferibili al Neolitico recente e all'eneolitico. Queste variazioni potrebbero in effetti corrispondere alle diverse oscillazioni del livello del lago, ovvero a periodi lunghi di sommersione della Piana nelle fasi iniziali del Neolitico e a periodi, in cui la piana si trovava solo occasionalmente occupata dalle acque del lago o del tutto emersa. La formazione di queste patine sembra per- 109
11 Lucia Angeli, Nico Liccati, Fabio Negrino, Giovanna Radi tanto direttamente legata allo sviluppo di reazioni chimiche in ambiente di giacitura, in un terreno particolarmente acido. Nel verificare i caratteri e le modalità di formazione delle patine, una discriminante fondamentale è rappresentata anche dalla composizione chimica del litotipo originario; a questo proposito si sottolinea il fatto che nei livelli mesolitici tali alterazioni interessano in modo specifico la Maiolica, mentre ad esempio la Scaglia non sembra presentare a livello macroscopico patine superficiali. Struttura tecnologica e tipologica dell'industria L'industria litica presa in esame proviene dal Saggio 1 ed è costituita da 694 pezzi suddivisi nei seguenti gruppi tecno-tipologici: 18 nuclei, 292 non ritoccati, 325 indeterminabili o débris e 59 ritoccati. Nell'insieme non sono presenti microbulini. I nuclei presenti con una percentuale molto bassa (2,59%) sono di medie e piccole dimensioni, anche se la presenza di schegge corticate di maggiori dimensioni suggerisce una scheggiatura, che sembra avvenire in situ, di blocchi di materia prima anche superiori ai 10 cm. Sono state riconosciute due tipologie di nuclei: discoidi e prismatici, questi ultimi prevalentemente di tipo buliniforme. Tali morfologie testimoniano la compresenza di due distinte catene operative: a partire da nuclei discoidi di grandi dimensioni vengono ottenute in una prima fase della produzione schegge spesse, trasformate a loro volta in nuclei o in strumenti, quali grattatoi e raschiatoi. In una seconda fase, da nuclei di dimensioni minori vengono prodotte schegge corte e sottili, da cui, tramite ritocco erto profondo, sono realizzati elementi geometrici per armature (es. punte a due dorsi, triangoli e semilune). La catena operativa è testimoniata da numerosi nuclei di piccole dimensioni e dalle caratteristiche schegge debordanti e di tipo "pseudo-levallois" (termine improprio per un contesto mesolitico, ma appropriato da un punto di vista strettamente tecnologico), inoltre sono presenti prodotti di gestione riconducibili a ravvivamenti della cornice del nucleo. Il metodo di scheggiatura permette uno sfruttamento completo, fino all'esaurimento della materia prima. A partire da nuclei prismatici, perlopiù buliniformi, sono realizzati elementi laminari; le lame sono rare, mentre frequenti risultano le lamelle e le micro-lamelle, queste ultime spesso caratterizzate da una sezione triangolare spessa. La catena operativa per altro documentata da numerosi ritagli di bulino e rare lame a cresta. Questo metodo di scheggiatura permette di ottenere dei supporti regolari e robusti, dai quali sono realizzati in modo preferenziale elementi geometrici per armature (es. punte a un dorso e a due dorsi). I prodotti della scheggiatura non ritoccati rappresentano il 91% dell'insieme esaminato. L'incidenza maggiore è rappresentata dal débris (46,83%); seguono le schegge (35,88%) e le lame (6,2%). Le schegge sono in genere piatte e con profili sinuosi; le lame sensu strictu sono mediamente regolari con margini paralleli e sezione perlopiù triangolare, mentre gli elementi laminari meno regolari hanno un profilo curvilineo e sezioni da triangolare a trapezoidale. Si evidenzia un'alta frammentarietà pari al 71%; nei pezzi integri si osserva una bassa laminarità con la prevalenza dei moduli su scheggia, da molto larghi a larghi, seguiti da lame, schegge laminari e lame strette, mentre le altri classi, schegge larghissime e lame molto strette, sono appena presenti o assenti. I talloni nella maggior parte dei casi sono lisci, con presenze di quelli faccettati e puntiformi e rari corticati; i bulbi sono diffusi e raramente prominenti. I ritoccati sul totale dell'industria hanno una percentuale inferiore al 9% e sono realizzati su ogni tipo di supporto, fra cui prevalgono le schegge (44,07%), seguono le lame (27,12%) e il débris (20,34%); rari i ravvivamenti (5,08%) e le lame a cresta (3,39%). Si evidenzia l'utilizzo di schegge e 110
12 L'industria mesolitica di Ortucchio-Strada 28 lame per strumenti specializzati, ad es. Grattatoi frontali lunghi e corti e Becchi esclusivamente su supporti spessi e corti, e comuni, come Lame e Schegge Raschiatoio, mentre le schegge sottili e gli elementi laminari o ritagli sono i supporti destinati alle armature microlitiche. L'industria è caratterizzata da dimensioni microlitiche, ma nei ritoccati si osserva una tendenza verso la scelta di manufatti più grandi, che comporta una lieve espansione dalla classe (piccole schegge e lamelle), fatta eccezione per le armature. La struttura essenziale mette in evidenza un indice molto forte del Substrato (75,81%), e debole per gli Erti differenziati 9,68%, i Grattatoi 8,06 % e i Diversi 6,45%; i Bulini sono assenti. Le armature L'insieme analizzato è rappresentato da 122 pezzi, facenti parte della raccolta sistematica effettuata da Orante Ventura nella particella 250, adiacente all'area di scavo. Sono caratterizzati da una ridotta frammentarietà, in quanto 115 pezzi sono interi o con microfratture in corrispondenza degli apici e delle basi e 7 frammenti di dorso non determinabili. Si sottolineano i seguenti caratteri: forte omogeneità dal punto di vista della materia prima corrispondente nella maggior parte dei casi alla Maiolica alterata da patina, più raramente alla Scaglia; variabilità di supporti utilizzati, da schegge corte e sottili a ritagli laminari e spessi; morfologie regolari e dimensioni calibrate. L'analisi tipologica (BROGLIO, KOZLOWSKI 1984) ha evidenziato la forte incidenza della classe delle Punte a due dorsi con il 60,4%; seguono i Triangoli asimmetrici corti (16,83%), i Segmenti corti (13,86%) e le Punte a dorso (8,91%). Nella Classe delle Punte a due dorsi si sottolinea una maggiore variabilità con morfologie distinte ma standardizzate e con esemplari tendenzialmente più grandi rispetto alle altre classi tipologiche nella quali le morfologie sono ricorrenti. Le variazioni sono infatti regolari e direttamente determinate sia dal supporto, scheggia o elemento laminare, sia dall'immanicatura finale; è probabile che gli elementi fossero destinati a strumenti differenziati. Per l'analisi delle Punte sono stati presi in considerazione ulteriori parametri (MONTOYA 2002): profili (distinti in rettilinei, curvilinei e sinuosi). Si osserva una predominanza dei profili curvilinei e sinuosi su elementi che risultano comunque regolari; bordi (distinti in destro e sinistro e sulla base dell'andamento da rettilineo a convesso). Nelle punte bilaterali sono tendenzialmente rettilinei, solo in alcuni esemplari sono convessi; nelle punte unilaterali il bordo ritoccato è leggermente convesso e corrispondente allo spessore massimo del supporto, in opposizione al bordo non ritoccato che è convesso e assottigliato; sezioni trasversali (distinte in trapezoidale, triangolare, rettangolare e irregolare). Nelle punte bilaterali prevale il tipo trapezoidale (da isoscele a scaleno); nelle punte unilaterali ricorre il triangolare (da rettangolo a scaleno); apici e basi (distinti in appuntiti e ogivali). Sono in linea di massima robusti e non si percepisce un assottigliamento; ritocco erto, sempre diretto, unilaterale o bilaterale, e totale, più raramente parziale su un solo bordo. Punte a due dorsi - si riconoscono tre gruppi: I gruppo (lungh mm, largh. 2-3 mm, sp. medio 1,7 mm) 32 esemplari con apice acuminato, spessore costante su tutta la lunghezza, profilo rettilineo o leggermente curvilineo, bordi diritti convergenti, sezione trasversale da trapezoidale a triangolare nelle punte più strette. Supporto: ritagli laminari, più raramente schegge spesse. Sono stati considerati come un sottogruppo 13 esemplari caratterizzati da una leggera strozzatura su un bordo e al di sopra di un'estremità e che sull'estremità opposta presentano un apice acuminato 111
13 Lucia Angeli, Nico Liccati, Fabio Negrino, Giovanna Radi o fratturato. II gruppo (lungh mm, largh. 2,7-4,5 mm, sp. medio 1,5 mm) 7 esemplari con apice acuminato, spessore minore rispetto al gruppo precedente, profilo anche fortemente curvilineo, sezione trasversale da trapezoidale a rettangolare nelle punte più larghe e sottili, bordi leggermente convessi convergenti. Supporto: schegge di spessore minore rispetto al gruppo precedente. III gruppo (lungh mm, 2,8-5 mm, sp. medio 1,4 mm) 23 esemplari con apice ogivale, spessore minore rispetto ai gruppi precedenti, profilo rettilineo o leggermente curvilineo, bordi convessi, sezione trasversale da trapezoidale a rettangolare. Supporto: schegge sottili. Punte a dorso - (lungh mm, 2,8-5 mm, sp. medio 1,9 mm) 9 esemplari sono meno differenziate per dimensioni, forma e supporto originario; infatti nella maggior parte dei casi sono ottenute da supporti laminari a sezione triangolare (da rettangolo a scaleno). Il bordo opposto non è interessato da ritocco erto e non presenta tracce di ritocchi secondari o inframarginali. Triangoli - (lungh mm, 3-5 mm, sp. medio 1,6 mm) 17 esemplari sono tutti riconducibili al tipo asimmetrico corto con estremità acuta. Segmenti - (lungh mm, 2-5 mm, sp. medio 1,7 mm) 14 esemplari sono tutti riconducibili al tipo corto con andamento del dorso arcuato e bordo opposto naturale, solo raramente ritoccato. All'interno di ogni gruppo, a livello tipometrico, i rapporti dimensionali mostrano una certa standardizzazione. In tutti i gruppi delle Punte a due dorsi le misure degli spessori sono costanti, mentre variano quelle delle larghezze e soprattutto delle lunghezze: nel I gruppo in modo particolare si evidenzia la presenza di elementi di maggiori dimensioni; nei gruppi II e III si osserva una forte omogeneità nei rapporti dimensionali di tutte le misure. La variabilità nella misura della lunghezza testimonia uno sfruttamento molto spinto dei supporti, mentre i gruppi di Punte, distinti anche sulla base di morfologie ricorrenti, potrebbero attestare una produzione differenziata di elementi microlitici, probabilmente impiegati per il confezionamento di armature specializzate. Osservazioni Il rinvenimento di un insieme consistente di armature e il riesame delle industrie litiche più in generale alla luce dei risultati dello scavo hanno portato a rivedere le considerazioni proposte al momento del primo studio del sito, delle quali alcune sono confermate, altre precisate. L'ipotesi sulla natura del sito, interpretato, in base all'alto numero di scarti di lavorazione attestanti una lavorazione in situ, come officina litica non occasionale destinata alla confezione di strumenti specializzati e legata alla presenza del lago e allo sfruttamento delle risorse (CREMONESI 1962), risulta confermata dalle attuali indagini e ulteriormente specificata. Oltre infatti ad essere ribadito il rapporto del tutto a favore degli scarti rispetto ai prodotti finiti fra i materiali provenienti dallo scavo, lo studio tecnologico ha evidenziato la compresenza di due distinte catene operative finalizzate alla fabbricazione di armature a partire sia da schegge che da lamelle, una documentazione che mette in risalto la flessibilità delle tecniche di débitage tesa a rispondere sia ad esigenze di economia della materia prima che ad una elevata produttività di elementi da immanicare. Se pure non derivante dallo scavo, ma frutto comunque di una raccolta sistematica di materiali portati in superficie dai lavori agricoli, il complesso delle armature dà piena conferma alla attribuzione del sito di Ortucchio ad un aspetto di facies sauveterriana (Tozzi 1996). Alle rare armature presenti fra i materiali degli scavi del 1962 e precedenti (CREMONESI 1962) era stato dato infatti un rilievo diverso dagli autori: ca- 112
14 L'industria mesolitica di Ortucchio-Strada 28 rente per caratterizzare il complesso mesolitico di Ortucchio-Strada 28 tanto da farlo ritenere un "probabile aspetto epipaleolitico indifferenziato" (MARTINI 1996 p. 46) o al contrario sufficiente per sostenerne l'inserimento "in senso lato nel Sauveterriano" (Tozzi 1996, p. 56). Se teniamo conto soltanto dei risultati dei materiali rinvenuti nello scavo appare evidente come la struttura essenziale dell'industria mantenga ancora quella incidenza molto forte del substrato rispetto alle armature, sottolineata come elemento di differenziazione degli insiemi sauveterriani abruzzesi (Tozzi 1996, p. 56). Prendendo in esame l'insieme delle armature microlitiche, al loro interno si evidenzia una rappresentazione tipologica ridotta, in quanto predominano le punte a due dorsi e fra i geometrici - triangoli asimmetrici e segmenti - l'esclusiva presenza dei tipi corti. Tuttavia nel gruppo delle punte a due dorsi una diversificazione morfologica permette di individuare tre insiemi con caratteristiche omogenee, che si aggiungono ai gruppi dei geometrici e delle punte a un dorso, ognuno dei gruppi e degli insiemi con peculiarità ben definite. Questa situazione può ben corrispondere a specializzazioni mirate, ovvero alla foggiatura di armature destinate a funzioni diverse, ipotizzando che ogni gruppo possa essere usato nella confezione di una determinata arma da getto, oppure che ogni forma di armatura vada ad assumere una posizione precisa in associazione con altre di forma diversa in armi costruite in serie. Se si può presumere che questi strumenti compositi fossero verosimilmente indirizzati a procurare le risorse del lago (come ad esempio l'uccellagione di specie palustri o la pesca) e/o alla caccia nelle aree boschive circostanti, l'identificazione del loro specifico impiego forse può ottenersi solo attraverso analisi funzionali. La stazione di Ortucchio-Strada 28 si inserisce in un momento in cui la piana risultava parzialmente libera dalle acque in seguito all'abbassamento della falda, quando il livello del lago era ad una quota di circa 655 metri, anche se si può ipotizzare che l'accampamento mesolitico fosse situato ai limiti della riva del lago, in una posizione strategica finalizzata allo sfruttamento delle risorse del lago e delle foreste circostanti. Attualmente nel Fucino la facies Sauveterriana è documentata nelle grotte: a Grotta Continenza (tagli 25-28) (BEVILACQUA 1994; GRIFONI CREMO- NESI 2003) e nel Riparo di Pozzo di Forfora (Mussi et alii 2000) ma è interessante sottolineare come Ortucchio-Strada 28 attesti che per la prima volta una comunità si sia stanziata all'aperto direttamente a contatto con l'ambiente da cui trae il proprio sostentamento. In un panorama come quello della regione, dove le testimonianze risultano piuttosto scarse - Ripoli (RADMILLI, CREMONESI 1963) e Capo d'acqua nella Conca Peligna (Tozzi 1966) - tanto più significativa appare la documentazione del Fucino, che ancora una volta si presenta come territorio privilegiato per l'insediamento e verosimilmente anche per la conservazione delle testimonianze archeologiche, almeno fino a tempi relativamente recenti. Si deve inoltre sottolineare che il numero consistente di datazioni radiometriche permette un inquadramento cronologico del mesolitico antico nell'area: a Grotta Continenza datazioni comprese tra 9680±100 e 9100±100 da oggi (Tozzi 2003) inquadrano nei secoli centrali del X millennio dal presente in cronologia non calibrata una fase considerata iniziale del Sauveterriano attestato nella grotta, mentre le datazioni di Grotta di Pozzo a 9370±80 e 8110±90 da oggi (Mussi et alii 2003) sembrano da riferire ad una fase avanzata dell'aspetto. Testimonianza ulteriore della stabilità di vita di queste comunità dal paleolitico in poi è l'individuazione a Grotta Continenza di un livello a facies Castelnoviana (GRIFONI CREMONESI 2003), unica evidenza relativa alla fase più recente del Mesolitico nelle regioni centro meridionali delle Penisola. A concludere questa relazione sui risultati preliminari degli studi su Ortucchio-Strada 28 un cenno alle questioni che rimangono da affrontare: circa il numero di testimonianze e l'estensione della stazione/i e lo stato di conservazione del deposito ar- 113
15 Lucìa Angeli, Nico Liccati, Fabio Negrino, Giovanna Radi cheologico. Le discordanze emerse fra le sequenze stratigrafiche delle varie trincee e dei carotaggi, le differenze nella composizione dei complessi litici del saggio e i saggi del 1962 suggeriscono l'esistenza di aree frequentate in momenti diversi, anche non necessariamente molto lontani fra loro, ma è necessario ottenere una documentazione di scavo più cospicua per chiarire quali siano le possibili sfasature cronologico culturali. Naturalmente non garantisce risultati promettenti lo stato di conservazione del deposito, a rischio continuo di distruzione a causa dell'approfondirsi progressivo nel terreno degli interventi agricoli. Purtroppo le particolari caratteristiche del sedimento sono certamente responsabili dell'assenza di fauna, la cui presenza avrebbe di certo permesso di ottenere preziose informazioni sulle strategie di caccia e di pesca praticate dalla comunità mesolitica di Ortucchio-Strada 28. Gli Autori ringraziano il sig. Orante Ventura che con la sua attenzione alla preistoria di Ortucchio ci ha offerto la possibilità di riprendere lo studio del sito mesolitico; il dott. Ermanno Danese per aver coordinato la campagna di ricognizione sul Monte Genzana e per le indicazioni di carattere geologico; il dott. Giovanni Boschian per l'attività di rilievo topografico condotta durante le campagne di scavo e ricognizione; il dott. Giovanni Boschian e la dott. ssa Cristina Fabbri per le analisi sedimentologiche. Infine un ringraziamento agli studenti che hanno partecipato alle attività: Anna Cannavale, Angela Fuggi, Matteo Graniti, Elisa Lucarelli, Simone Mora e Arianna Tupone. Riferimenti bibliografici ANGELI L., BOSCHIAN G., FABBRI C, RADI G. (cds), Tre casi di studio a confronto per una ricostruzione paleoambientale del Fucino: analisi sedimentologiche, in Atti del Convegno "Valerio Cianfarani e le culture medioadriatiche" (Chieti 2008) ANGELI L., LICCATI N. 2010, Ortucchio-Strada 28. Analisi tipologica dell'industria mesolitica, in questo volume ANGELI L., VENTURA O. 2010, Un sito del Neolitico antico a Ortucchio-Laghetto, in questo volume BEVILACQUA R. 1994, La grotta Continenza di Trasacco. I livelli mesolitici ed epigravettiani, in Rivista di Scienze Preistoriche, XLVI, 1, pp BROGLIO A., KOZLOWSKI S. K. 1984, Tipologia ed evoluzione delle industrie mesolitiche di Romagnano III, Preistoria Alpina, 19, pp CREMONESI G. 1962, I resti degli ultimi mesolitici del Fucino, in "Atti della Società Toscana di Scienze Naturali", Serie A, vol. LXIX, II, pp DANESE E. 2003, Approvvigionamento della selce nei settori marsicano e aquilano dell'abruzzo. Dati preliminari, in Atti della XXXVI Riunione Scientifica IIPP, pp GRIFONI CREMONESI R. 2003, La Grotta Continenza di Trasacco: note sui livelli epigravettiani, in Atti della XXXVI Riunione Scientifica IIPP, pp LAPLACE G. 1964, Essai de typologie systématique, Annali dell'università di Ferrara, sez. XV, I, pp MARTINI F. 1996, Tradizione mesolitica. I complessi preneolitici in Italia meridionale: processi di differenziazione delle industrie litiche, in TINÈ V, a cura di, Atti del Seminario Internazionale (Rossano, 29 aprile- 2 maggio 1994) Forme e tempi della neolitizzazione in Italia meridionale e in Sicilia, tomo 1, Catanzaro, pp MONTOYA C. 2002, Les pointes à dos épigravettiennes de Saint-Antoine-Villores (Haute-Alpes): diversité typologique ou homogénéité conceptuelle?, in Bulletin de la Société préhistoire française, t. 99, n 2, pp MUSSI M., COUBRAY R., GIRAUDI C, GAZZELLA G., TONIUTTI P, WILKENS B., ZAMPETTI D. 2000, L'exploitation des territoires de montagne dans les Abruzzes (Italie centrale) entre le Tardiglaciaire et l'holocène ancien, in Epipaléolithique et Mésolithique, Actes de la table ronde, Lausanne, pp Mussi M., MELIS R. T, MAZZELLA G. 2003, Grotta di Pozzo (Prov. L'Aquila): oscillazioni climatiche 114
16 L'industria mesolitica di Ortucchio-Strada 28 e presenza umana tra tardiglaciale e olocene, in Atti della XXXVI Riunione Scientifica IIPP, pp NEGRINO F. 2010, Ortucchio-Strada 28. Analisi tecnologica dell'industria mesolitica, in questo volume PUGLISI S. M. 1958, Ortucchio (Valle del Fucino), in Notiziario Rivista di Scienze Preistoriche, vol. XII-XIII, p. 208 RADMILLI A. M., CREMONESI G. 1963, Note di preistoria abruzzese. Una cultura di tradizione Paleolitico superiore nella Valle della Vibrata, in Atti VII Riunione Scientifica IIPP, pp RADMILLI A. M. 1977, Storia dell'abruzzo dalle origini all'età del Bronzo, Pisa Tozzi C. 1966, Il giacimento mesolitico di Capo d'acqua (L'Aquila), in Bullettino di Paletnologia italiana, vol. 75, pp Tozzi C. 1996, Tradizione mesolitica. Grotta Marisa, Grotta Continenza e Latronico 3, in TINÈ V, a cura di, Atti del Seminario Intemazionale (Rossano, 29 aprile- 2 maggio 1994) Forme e tempi della neolitizzazione in Italia meridionale e in Sicilia, tomo 1, Catanzaro, pp Tozzi C. 2003, Il Paleolitico dell'abruzzo, in Atti della XXXVI Riunione Scientifica IIPP, pp
17 Lucia Angeli, Nico Liccat, Fabio Negrino, Giovanna Radi Tavola 1 - Localizzazione saggi di scavo e area ricognizione di superficie 2007; planimetria Saggio 1 scavi 2007 (elaborazione grafica Lucia Angeli); confronto sequenze saggi scavi 2007 e saggio Cremonesi 1962 (elaborazione grafica Cristina Fabbri) 116
18 L' industria mesolitica di Ortucchio-Strada 28 Tavola 2 - Tipometria delle armature microlitiche 117
19 Lucia Angeli, Nico Liccati, Fabio Negrino, Giovanna Radi - L'industria mesolitico di Ortucchio-Strada 28 Tavola 3 - classi di armature microlitiche 118
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