Comune: Malvicino. Diocesi: Acqui.

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1 Comune: Malvicino Provincia: Alessandria. Area Storica: Feudi imperiali della Valle Erro. Abitanti: 117 (ISTAT 1991); 116 (AC Malvicino 31 dicembre 2001). Estensione: 8,67 Kmq (ISTAT 1991). Confini: a nord Montechiaro e Cartosio, a est Ponzone, a sud Pareto, a ovest con Spigno Monferrato. Frazioni: Isolabuona e Gelati. Toponimo storico: nella documentazione medievale si alternano le forme «Malovicinum» e «Malvicinum» (Documenti degli archivi tortonesi, doc. 187 del 1364). Diocesi: Acqui. Pieve: la pieve di San Michele era, secondo le attestazioni tratte dalle relazioni parrocchiali del XVII secolo, l antica chiesa parrocchiale. Abbandonata fu interdetta a partire dal XVII secolo. Oggetto oggi di un felice restauro, la pieve sorge a circa due chilometri dal paese, nella valle che separa la rocca di Malvicino da Turpino. Altre presenze ecclesiastiche: nel 1178 il papa Alessandro III conferma al monastero di S. Quintino di Spigno il possesso della chiesa di S. Michele in Malvicino (Casalis ). Le chiese presenti sono: la chiesa parrocchiale di S. Michele (ASVA, fald. 1, cart. 1, fasc. 1; costruita nel 1577 in sostituzione alla vecchia pieve in fondovalle), l oratorio di S. Antonio Abbate, la cappella campestre di S. Rocco e la cappella della Madonna, proprietà della famiglia Gavotto. Nella chiesa parrocchiale, eretta nel 1667, secondo le stime del rettore Domenico Gavotti (relazione 1786), gli altari non hanno giuspatronato. Le confraternite nella parrocchia sono due: S. Sacramento e SS. Rosario. Comunità, origine e funzionamento: non si hanno documenti che illustrino l attività della comunità di Malvicino prima del Si presuppone che l antica pieve di San Michele fosse uno dei centri devozionali dell area, ma non vi sono tracce documentarie di strutture comunitarie nel Medioevo. La comunità di Malvicino è visibile solo attraverso gli atti di lite contro Montechiaro e Cartosio, conservati nell archivio di Torino, a partire dalla metà del XVII secolo. Dipendenza nel Medioevo: Malvicino gravita fino al 1484 nel feudo di Montechiaro e successivamente segue le sorti del marchesato di Spigno. Nel 1300 Alberto del Carretto compra dai marchesi di Ponzone 2/3 del mandamento di Spigno: fra le località interessate vi è Malvicino. Alla curia di Spigno vengono riferite, in una notizia di Moriondo relativa alla vendita effettuata da alcuni marchesi di Ponzone ad Alberto del Carretto nel 1300, anche le località di Serole e Malvicino: tale acquisto è sanzionato pochi anni dopo. Nella relazione parrocchiale del 1816 il parroco don Cazzulin scrive che nelle pagine iniziali del registro di morte e matrimonio ha letto la testimonianza del suo predecessore: il parroco Bartolomeo «de Pestoribus di Malvicino». Questi scrive di aver assistito alla scissione di Montechiaro e Malvicino avvenuta nel 1483 (ASVA, Malvicino, Parrocchia di S. Michele, fald. 1, cart. 2, fasc. 1). Quando il feudo di Spigno viene eretto a marchesato ad opera di Marco Antonio Asinari del Carretto, nel 1614, esso comprende anche Malvicino (Arata 2000, p. 110 e ASM, fondo Feudi Imperiali, mazzo 641).

2 Feudo: nell investitura del 1341 e in quella del 5 aprile 1382, tra i feudi e terreni concessi ad Alessandro Asinari e figli compare Malvicino (AST, Corte, Paesi per A e B, Cartosio, mazzo 16). Nella descrizione della strada franca che transita tra Cartosio e Sassello presso il bosco dell Arbiglia, Malvicino è indicato come feudo imperiale esente dal dazio (AST, Langhe, Spigno, mazzo 4; ASM, Feudi Imperiali, , fondo Confini Monferrato e ASG, AS Confinium, n. 97, n. 23). Mutamenti di distrettuazione: nel 1483 avviene la scissione da Montechiaro. Malvicino fu poi annessa al marchesato di Spigno nel Si dimostra, grazie alla sua imperialità, come nucleo autonomo fino al 1724, quando viene inclusa nell acquisto di Spigno da parte dei Savoia. Mutamenti territoriali: nel 1880, quando viene istituita la provincia di Alessandria, il comune di Malvicino, per ragioni fiscali, cede le contrade Arbiglia e Pesca al comune di Cartosio. In questo modo il piccolo comune ottiene uno sgravio sulle imposizioni progettando di riscattare le contrade non appena possibile. In realtà l operazione non riesce e tutt ora le località di Arbiglia e Pesca rimangono nel comune di Cartosio. In queste località il comune di Malvicino possedeva, nella metà XIX secolo, circa 62 ettari di terre in affitto perpetuo. Il censimento dei beni rurali (AC Malvicino, fasc. I/1862) indica che questa zona è destinata ai «fitti perpetui», mentre le altre del comune sono adibite a «fitto temporaneo». In totale si tratta di circa 153 ettari, in maggioranza boschi cedui o castagneti. Comunanze: la comunità possiede nel 1771 due castagneti e un prato in località Invasio con una strada annessa, un castagneto in località Tagliata e un altro in località Quin Marzello (AC Malvicino, catasto 1771). Dal registro dei beni agricoli del 1862 vengono conteggiati i beni della comunità in 153 ha, 22 a, 71 ca. Si tratta in maggioranza, circa il 70 per cento, di boschi cedui, mentre il 20 per cento circa sono castagneti e il resto pascoli e campi. Luoghi scomparsi: nessuna notizia. Fonti: L archivio storico comunale di Malvicino non è inventariato e conserva il catasto del 1771, alcune serie di ordinati di fine XIX secolo, alcuni registri anagrafici e le planimetrie della costruzione della strada che costeggia il fiume Erro, costruita nel primo decennio del Novecento. I documenti riguardanti Malvicino, ad esclusione della cart. 49 dell ASM, Feudi Imperiali, si trovano nella documentazione riguardante il marchesato di Spigno (cfr. Spigno). Gli atti di lite con Cartosio e Montechiaro sono invece conservati nelle cartelle inerenti i paesi confinanti (cfr. Cartosio e Montechiaro). Le carte invece delle liti con Sassello, soprattutto motivate dal controllo della strada tra Cartosio e la Repubblica di Genova, sono leggibili nelle carte dell archivio di Stato di Genova nel fondo Archivio Secreto Confinium. Queste carte si riferiscono però esclusivamente alla seconda metà del XVII secolo, e vertono sulla questione della tassazione imposta da Federico Asinari (cfr. Spigno). La documentazione della parrocchia è invece depositata presso l archivio vescovile di Acqui e conserva un numero assai modesto di processi, in controtendenza rispetto a quanto osservato negli altri comuni adiacenti.

3 Bibliografia: Acqui Terme, Statuta vetera civitatis Acquis, a cura di G. Fornarese, Alessandria Arata A., L incastellamento in Val Bormida: localizzazione e riferimenti documentari, in Incastellamento, popolamento e Signoria rurale tra Piemonte meridionale e Liguria. Seminario di Studi: fonti scritte e fonti archeologiche, Acqui Terme, novembre 2000, a cura di F. Benente, Bordighera-Acqui Terme Arata A., I mansi di S. Quintino: le origini delle strutture insediative nelle Langhe tra le due Bormide, in «RSAAAl.At.», 100 (1991), pp Arata A., De strata securiter tenenda, in «Acquesana», 1 (1995), pp Balbis G., Val Bormida medievale. Momenti di una storia inedita, Cengio Bigliati F. G., Feudi e comuni nel Monferrato e le vicende storico-giuridiche di Pareto e Pontinvrea, Casale Bosio B., La charta di fondazione e donazione dell abbazia di S. Quintino di Spigno (4 maggio 991),Visone Cartario Alessandrino fino al 1300 a cura di F. Gasparolo, Alessandria (BSSS 113, 115, 117). Le carte medievali della chiesa d Acqui, a cura di R. Pavoni, Genova Casalis G., Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Maspero, Torino Chabrol de Volvic F., Statistique des provinces de Savona, d Oneille, d Acqui et de partie de la province de Mondovì, formant l ancien département de Montenotte, Paris Chiesa d Acqui e Monferrato dal tema storico di Cavatore, Acqui Colla E., Castrum Bestagni, Bistagno nella storia, Ovada Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino Documenti degli archivi tortonesi relativi alla storia di Voghera aggiuntivi le carte dell archivio della cattedrale di Voghera, a cura di V. Legé, F. Gabotto, Pinerolo 1908 (BSSS 39). Fontana L., Bibliografia degli statuti dei comuni dell Italia superiore, Torino Grendi E., La pratica dei confini: Mioglia contro Sassello, in «Quaderni storici», 63 (1986), pp Guasco di Bisio F., Dizionario feudale degli antichi Stati Sardi e della Lombardia, Pinerolo 1911 (BSSS 55). Manno A., Bibliografia storica degli Stati della Monarchia di Savoia, 10 voll., Torino Manno A., Il patriziato subalpino. Notizie di fatto storiche, genealogiche, feudali ed araldiche desunte da documenti, Civelli, Firenze , 2 voll. e 27 dattiloscritti, vol. I, ad vocem. Merlone R., Gli aleramici: una dinastia dalle strutture pubbliche ai nuovi orientamenti territoriali (secoli IX XI), Torino Merlone R., Sviluppo e distribuzione del patrimonio aleramico (sec. X e XI), in «BSBS», 105 (1992), pp Monumenta aquensia, a cura di G. B. Moriondo, Torino (rist. Bologna 1967). Murialdo G., La fondazione del burgus Finarii nel quadro possessorio dei marchesi di Savona, o del Carretto, in «Rivista Ingauna e Intemelia», n. s. 45 (1985), nn. 1-3, pp Oliveti L., Le pievi medioevali dell Alta Val Bormida, in «Rivista Ingauna e Intemelia», 27 (1972), nn. 1-4, pp Origone S., Un unità territoriale bizantina: il basso Piemonte nel secolo di Giustiniano, in Gavi: tredici secoli di storia in una terra di frontiera. Atti del Convegno, a cura di L. Balletto, G. Soldi Rondinini, Gavi 2000.

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5 proprietà dei Gavotto. Non vi sono cappelle campestri, eccetto quella di S. Rocco, posta a meno di un chilometro dal paese a cui non sono legati beni. L investimento devozionale è scarso: le reliquie compaiono nelle chiese solo nella seconda metà del XVIII secolo, e i paramenti sacri devono essere portati dalla parrocchia nelle altre chiese perché ne sono sprovviste fino ai primi decenni del XIX secolo (ASVA, Malvicino, Parrocchia di S. Michele, fald. 1, cart. 2, fasc. 1). Anche i tre altari della parrocchia non hanno un patronato ma sono spogli. La cappella della pieve viene abbandonata già nel XVI secolo, quando viene preferita la nuova chiesa al centro del paese. L attività religiosa però è tutt altro che assente: si menzionano numerose processioni che vengono praticate quasi settimanalmente, dai parrocchiani di Malvicino. Non vengono invece rispettate le richieste episcopali ( ) di dotare tutte le chiese delle suppellettili necessarie alle funzioni. Il feudo di Malvicino appare poco frammentario, continuamente compattato e delimitato dalle processioni religiose. Il territorio della parrocchia coincide con il feudo, almeno per la prima metà del XIX secolo, e la modesta dimensione del feudo spiega questa unitarietà che non si riscontra nel vicino feudo di Spigno. L unica istituzione legata alla devozione che possiede un patrimonio consistente è la Confraternita dei Disciplinanti, dell oratorio di San Antonio. A questa Confraternita, secondo quanto si trova nel catasto del 1771, sono legate 37 pezze di terra tra castagneti, boschi cedui e campi. La parrocchia possiede invece solo due castagneti nel censo del castello di Montechiaro. Le investiture dal 1300 al 1700, periodo in cui il feudo di Malvicino è imperiale, sono tutte a favore della famiglia Asinari. Malvicino è il luogo ove risiede, protetto dai suoi uomini, Federico Asinari del Carretto, il marchese di Spigno, che nel XVII secolo viene bandito dal governatore spagnolo, fino a quando da Casale non vengono inviati cinquecento fanti spagnoli per catturarlo. Asinari si sottrae alla cattura e risiede in altri luoghi del marchesato di Spigno (cfr. Spigno). A Malvicino Asinari raccoglieva i suoi uomini attorno all osteria posta sulla strada che proveniva da Cartosio e imponeva dazi sulle merci in transito, pregiudicando la franchezza del feudo imperiale. Malvicino è, a partire dal XVI secolo, un luogo di banditi. Tutte le carte milanesi, sabaude o genovesi, descrivono la presenza di banditi in questo luogo. Questo accade perché da Malvicino passa una delle strade franche più frequentate in epoca moderna. Da Savona o da Genova, attraverso Sassello, si giungeva nella Valle Erro, poco prima di Cartosio, in località Isolabuona, qui si pagava il dazio di Malvicino per entrare nelle terre del duca di Mantova, ossia Cartosio o Montechiaro (AST, Corte, Monferrato Confini, vol C, n. XIII). Proprio ad Isolabuona però si proponeva un alternativa: transitare sulla via franca che conduceva, in un primo momento a Malvicino e successivamente a Spigno, evitando ogni pedaggio. La strada di Isolabuona era rivendicata da Cartosio, che aspirava a controllarne il transito per avere una via agevole verso «la Marina» (Genova). Montechiaro invece dibatteva il tratto di strada precedente: quello che passava nei pressi del bosco dell Arbiglia (AST, Langhe, Spigno, mazzo 4 e ASM, Feudi Imperiali, , fondo Confini Monferrato ). Le zone adiacenti a queste strade sono i luoghi in cui la comunità di Malvicino ha i suoi possedimenti nel XIX secolo e che precedentemente erano invece di proprietà della Confraternita dei Disciplinanti. I beni comunali sono costantemente mantenuti fino al XIX secolo. I territorio nei pressi del bosco dell Arbiglia e di Isolabuona sono i termini dei confini del feudo, su cui vertono le ambizioni di possesso di Merana e Cartosio. Il Sommario delle differenze territoriali tra i luoghi di Montechiaro e Malvicino descrive la composizione della lite operata dal delegato Alberto Visconti il 28 gennaio 1717 ripercorrendo i confini che già erano stati fissati nel 1545 (AST, Corte, Monferrato, mazzo

6 50). Montechiaro, fin dal 1284, riteneva legittimo il confine con Malvicino che corrispondeva al fossato di Berberino fino al fiume Erro e da questo fino al fossato di Borzolasco. Infine il fossato di Raggioni, «indrizzando indi il cammino al monte dell Arbiglia, come cammina il fossato di Casaletto sino al Berberino», determinava l altro termine. Questo termine, che delimitava il territorio di Isolabuona o Guado Buono, era accettato dalla comunità di Cartosio e di Montechiaro non senza tentativi di controllo sulla zona (AST, Corte, fondo Monferrato Confini, vol. C, n. XIII e fondo Langhe 55, R, mazzo J, 1). La divisione tra riva destra e riva sinistra del Berberino non desta quindi problemi confinari fino alle contrade di Rocchini e Vercosta. In queste contrade, infatti, sorge il contenzioso perché i «particolari» di quei luoghi possiedono beni su entrambe le parti e si ritengono immuni dalle imposizioni fiscali, dichiarandosi ora di Montechiaro ora di Malvicino nel tentativo di eludere il fisco. Si dichiarano immuni anche sulla contrada dell Arbiglia esponendo abbondante documentazione tratta dai catasti. Il punto di forza della loro pretesa sta nel fatto che i loro possessi sono precedenti al fissaggio dei termini di confine risalenti al Il bosco dell Arbiglia viene riconosciuto come un territorio di Montechiaro, in ragione del fatto che il feudatario di Spigno aveva punito i suoi uomini che si erano recati fuori dalla sua giurisdizione a dar atti di possesso ad Arbiglia. Questa ragione, raccolta da Alberto Visconti non è sufficiente a sedare le rivendicazioni degli uomini di Malvicino sul bosco e infatti, a fine XVIII secolo, il bosco di Arbiglia risulta nel territorio di Malvicino (AST, Corte, Langhe 55, R mazzo J, 1). La presenza dei banditi a Malvicino sembra dettata dal fatto che è una zona di ricovero dei contrabbandieri che cercano di eludere i dazi monferrini. Proprio il fatto di essere l alternativa economicamente più valida per transitare tra la riviera e il nord Italia costituisce la fortuna del luogo in epoca moderna. Molto diversa appare la situazione del XIX secolo quando, una volta stabilmente insediato il governo sabaudo, il luogo perde la sua peculiarità e la maggior parte della popolazione si ritrova dedita alla pastorizia e all agricoltura (relazioni parrocchiali). Alcune caratteristiche però sembrano persistere ancora nel 1927, infatti il parroco, nella sua relazione sullo stato delle anime della parrocchia, comunica al vescovo che la popolazione della parrocchia è poco disciplinata e si lascia spesso trascinare in risse e manifestazioni di violenza contro cose e persone. Il parroco però si consola scrivendo che «tempo addietro regnò il comunismo ma che ora è fuoco che si spegne con la grazia di Dio» e che quindi prima la situazione era peggiore. Riscontra però una certa persistenza nella comunità: «vi è poco rispetto della proprietà privata e facilmente si commettono furti e danni campestri» (relazione 1927 in ASVA, Malvicino, Parrocchia di S. Michele, fald. 1, cart. 2, fasc. 1). Purtroppo la documentazione a disposizione non ci permette di approfondire né in che momento «regnò il comunismo» a Malvicino, né se l entità dei danni campestri è connessa alle antiche liti confinarie. Ci descrive comunque una popolazione disordinata, secondo i dettami vescovili, e una certa difficoltà tra clero e laici. Occorre considerare che quello di Malvicino è l unico caso rilevato in zona di attività comunista. Il parroco lamenta la diserzione delle funzioni religiose in ragione, anticamente, del comunismo e, successivamente, dell indifferenza religiosa; questo è un elemento persistente in tutte le relazioni della diocesi. La comunità di Malvicino è tutt altro che una comunità chiusa e stanziale: è infatti attestata la pratica di mandare in inverno i giovani a servizio presso le famiglie della riviera a Genova e a Savona, mentre in estate vengono impiegati nel lavoro dei campi e nella pastorizia. I contatti e le relazioni con le famiglie, che prendono a servizio i giovani della comunità, sono gestiti interamente dai parroci, che li destinano in base ai loro contatti.

7 Attuano quindi un controllo assoluto su questa pratica, lasciando supporre ampi ambiti di potere in gioco. Le relazioni tra clero e laici, in età contemporanea nel comune di Malvicino, pongono domande a cui le fonti non rispondono. Sarebbe interessante capire se c è una connessione tra lo spostamento stagionale verso la riviera e l abbandono progressivo del comune; dove si sposta la gente di Malvicino e in che modo le relazioni, gestite dai parroci con le riviere, influiscano su questi spostamenti.

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