Alta Via dell'adamello



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Alta Via dell'adamello L alta via dell Adamello è uno splendido percorso di trekking che si sviluppa in sette tappe, a quote comprese fra i 2000 e i 3000 metri, attraversando da sud a nord la zona del gigante retico dell Adamello. Il percorso si sviluppa spesso su terreno libero, ma con buona segnaletica. Esistono, anche se relativamente brevi rispetto allo sviluppo totale della via, alcuni passaggi considerati difficili, nei quali oltre al passo sicuro e alla buona forma fisica è necessaria una certa esperienza alpinistica nonché un'adeguata attrezzatura, come ricordano alcuni cartelli esposti nei rifugi lungo il percorso. Percorrendo l'alta via dell'adamello si incontrano numerosi resti di insediamenti militari della prima guerra mondiale: trincee, muraglie, caverne, e altre opere. Itinerario di trekking percorso con partenza da Gavardo nell estate 1998 in occasione del 50 anniversario di fondazione della Sottosezione CAI di Gavardo e ripercorso poi fuori calendario negli anni successivi da numerosi gruppi della Sottosezione. PRIMA TAPPA: Rifugio Tita Secchi (metri 2367) Rifugio Maria e Franco (metri 2574) Tempo di percorrenza: ore 5,30 Dal rifugio Tita Secchi si prende una bella mulattiera di guerra che costeggia la sponda orientale del Lago della Vacca, rimontando con ampi tornanti la conca dominata dall imponente Cornone di Blumone fino a raggiungere il Passo di Blumone. Dal passo si prosegue su terreno accidentato, dapprima e per breve tratto sul fianco occidentale della cresta della vicina cima di Laione, poi sul fianco opposto. Ci si abbassa poi gradatamente verso il cilglione erboso della conca-anfiteatro, chiusa sul fondo dalla cresta orientale del Monte Listino; raggiunta questa cresta la si scavalca agevolmente dopo aver incrociato il sentiero che scende dal monte e porta al più basso Passo del Termine. Si apre una seconda ampissima conca; si scende nel largo avvallamento passando sotto il Monte Monoccola; quindi, poco prima di superare la cresta che scende dal Monte Rossola, si ricomincia a salire, si attraversa la conca del Gellino e si sale verso il Passo Brescia, che si raggiunge con una impegnativa salita provvista di catene. Superato il passo in circa 30 minuti si giunge al Rifugio Maria e Franco.

SECONDA TAPPA: Rifugio Maria e Franco (metri 2574) Rifugio Città di Lissone (metri 2017) Dal Rifugio Maria e Franco, raggiunto il vicinissimo Passo Dernal, si prende il sentiero militare, abbastanza ben conservato sviluppato lungo il costolone roccioso che sovrasta la sponda sinistra del Lago Dernal. All estremità del lago la traccia si sposta sul versante opposto della valle e, correndo sulle rocce lisciate dall antica ed estinta Vedretta di Saviore punta con qualche svolta alla rocciosa Sega d Arno. Percorsa una breve cengia (tratto assistito da catena) alla base di questa si risale brevemente con qualche tornante del sentiero per arrivare al Passo di Campo, dove sono visibili alcune postazioni militari. Dal passo si procede in piano lungo le pendici del Monte Campellio fino a superare, con l aiuto di alcune catene la cascata formata dal torrente che scende dal lago d Avolo. Per altri tratti ripidi alternativamente su rocce e pascoli, si giunge al Passo d Avolo, da dove si prosegue in parte su sentiero, in parte su antiche strade militari fino al Passo Ignaga. Inizia qui il tratto più impegnativo e delicato ma allo stesso tempo panoramico della tappa, i cui tratti pericolosi sono assistiti da corde fisse metalliche. Si comincia con un sentiero di guerra molto esposto, sviluppato per lo più sottocresta, fino ad una evidente e diroccata costruzione di guerra, dopo la quale un breve tratto sul filo di cresta porta a calare, lungo una paretina, su uno stretto sentiero che taglia lungamente e in leggera discesa il versante camuno. La discesa si fa poi decisa per arrivare infine su un comodo sentiero orizzontale. Da qui l Alta Via prende a destra una comoda traccia pianeggiante e supera uno stretto canale. Si percorrono qui alcuni tratti di cengia assistiti da corde fisse, per rimontare infine su un ampio spiazzo erboso da dove, in pochi minuti si arriva al Rifugio Città di Lissone. TERZA TAPPA: Rifugio Città di Lissone (metri 2017) Rifugio Paolo Prudenzini (metri 2225) Tempo di percorrenza: ore 4,30

Dal Rifugio Città di Lissone si attraversa il torrente Poia di Adamè e si prende il pianeggiante sentiero che, oltrepassata dopo poco la Malga Adamè, si snoda lungo il fondovalle attraverso pietraie e acquitrini erbosi e si arriva alle Casine di Mezzo. Si prosegue lungo la valle, tenendo la sinistra, per arrivare ad una caratteristica e caotica distesa di massi in prossimità della quale è il Cuel del Manzoler, piccolo baitello di pastori. Al bivio per il Passo Poia si piega a sinistra per risalire su un ripido sentiero il fianco erboso della valle, accanto ad un torrentello, fino ad aggirare un piccolo dosso roccioso per uscire poi sul pianeggiante Costèr di destra. Si punta a sinistra verso la base della Cima di Frampola, costeggiando la quale la traccia si porta nel vallone che culmina al Passo di Poia. Magnifico il panorama sia sul versante della salita che su quello della discesa. Si scende quindi sul versante opposto per pietraie e sfasciumi morenici, toccando il Costèr di sinistra della Val Salarno. La traccia discende per un ampio vallone che porta direttamente sul pianoro della valle dove sorge il Rifugio Prudenzini. QUARTA TAPPA: Rifugio Paolo Prudenzini (metri 2225) Rifugio Franco Tonolini (metri 2450) Tempo di percorrenza: ore 5,30 Dal Rifugio Prudenzini si sale, tra sassi e spiazzi erbosi, fino al sovrastante Costèr di destra della Val Salarno. Si traversa ora obliquamente su terreno poco inclinato e facile, puntando alla base della Cima Prudenzini. Aggirata quest ultima, gli si sale per un breve tratto accanto e si attraversa una distesa di enormi massi per imboccare l erto canale erboso che porta al Passo Miller. Da qui, per grossi blocchi granitici si scende nella Val Miller, dove si trova il Rifugio Gnutti, presso la piccola diga del lago Miller. Da qui, un ampio sentiero a tratti gradinato porta con un saliscendi ad assecondare le pendici meridionali del Corno del Lago, fino a trasformarsi in una stretta cengia che ha il suo punto più caratteristico al Passo del Gatto. E un percorso non difficile ma in alcuni punti parecchio esposto ed è assistito nei tratti più delicati da corde fisse metalliche. Superata l esposizione sulla profonda gola, il sentiero si apre e volge a Nord salendo gradatamente alla diga

del Lago Baitone. Superato il vicino Rifugio Baitone, si costeggia la sponda orientale del lago, per poi staccarsene puntando alla destra di un vistoso salto roccioso, che si supera con qualche svolta del sentiero ben segnato. Alla sommità, in bella posizione dominante, è posto il Rifugio Tonolini. QUINTA TAPPA: Rifugio Franco Tonolini (metri 2450) Rifugio Garibaldi (metri 2550) Dal Rifugio Tonolini si percorre la sponda Sud-orientale del piccolo Lago Rotondo e si attraversa un valloncello cosparso di grossi massi, per raggiungere e risalire un pendio erboso e incontrare una buona traccia di sentiero che sale gradualmente verso destra, stando a mezza costa e lasciando in basso a destra il Lago Bianco. Percorsa una vasta ganda e superato il bivio per il Passo del Cristallo, si arriva al Lago di Premassone, se ne costeggia la riva meridionale e, salendo per erba, facili lastroni e un ultimo tratto di grossi massi si arriva al Passo di Premassone. Dal passo si traversa a sinistra per una breve cengetta e, scendendo per una lunga serie di gradini e ruvide cenge (corde fisse metalliche), si arriva ad un canaletto, che cala su un vasto ripiano di lastroni. Lo si attraversa pervenendo ad una ripida costola erbosa, da dove si scende al sottostante Lago del Pantano. Si percorre la diga del Pantano e si prosegue sul versante opposto su una buona traccia che prende rapidamente quota verso il Passo del Lunedì. Questo tratto, abbastanza ripido può diventare insidioso in caso di maltempo. Arrivati alla bocchetta si scende poi per un erto canale terroso dal lato del Lago Venerocolo, proprio sotto la parete nord dell Adamello, si arriva quindi prima al lago e poi al Rifugio Garibaldi. SESTA TAPPA: Rifugio Garibaldi (metri 2550) Rifugio Aviolo (metri 1930)

Dal Garibaldi si scende lungo il cosiddetto calvario, una serie di tornanti in forte pendenza che collegano il fondo della Val d'avio con il Lago Venerocolo. Questo eloquente soprannome vi fu assegnato dagli Alpini durante la Guerra Bianca, i quali (prima della costruzione delle teleferiche) dovettero portare a spalle, ogni giorno, quintali di rifornimenti al fronte. Terminato questo primo tratto in discesa, si costeggia in falsopiano il Lago Benedetto sin quasi alla grande diga in cemento che lo contiene, in prossimità della Malga di Mezzo. Si svolta qui a sinistra e si inizia a salire verso il Passo delle Gole Larghe proprio sotto il Monte Avio; superato il passo, su traccia di sentiero si scende al Lago Aviolo e all omonimo Rifugio Aviolo. SETTIMA TAPPA: Rifugio Aviolo (metri 1930) Località Preda (Edolo; metri 1520) Tempo di percorrenza: 4,30 Dal Rifugio Aviolo, si gira attorno alla sponda orientale dell omonimo lago, passando nei pressi dell osservatorio faunistico del Parco Adamello. Inizia da qui la ripida salita verso il Passo Gallinera, ove nei cui pressi vi è il Bivacco Valerio Festa. La discesa inizialmente abbastanza ripida, diventa più morbida, passando accanto ad alcuni ruderi di malghe. Il sentiero, dopo essere passato di fronte al rifugio Malga Stain (1832 m), termina al parcheggio di Monte Colmo in località Preda, alla fine della strada comunale che sale da Mù, frazione di Edolo.