In ricordo di Alessandro Maggini



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Ciao! Sono venuto qui a giocare!!! Emanuele

Transcript:

In ricordo di Alessandro Maggini Scuola primaria A.Maggini a.s. 2011-2012

Un ringraziamento a Vera Maggini che con il suo impegno ci aiuta a tener vivo il ricordo di Alessandro

Un ragazzo come noi Caro diario, oggi la maestra ci ha portato di una persona molto speciale, del partigiano a cui è dedicata la nostra scuola: Alessandro Maggini. Tu ti aspetterai un racconto che parla già dall inizio di imprese impossibili, ma invece tutto ha avuto inizio nella casa di un ragazzo come noi, nella casa di Alessandro Maggini. Primo di sei fratelli (4 sorelle + 1 fratello + lui) egli era nato il 1 Marzo 1924, una data che noi ricorderemo per sempre. Alessandro era un bambino molto studioso tanto da meritarsi una Borsa di Studio dal Patronato per continuare a inseguire il suo grande sogno: quello di diventare maestro. Questo dono però, essendo generoso, non lo teneva per sé, ma lo condivideva con gli altri, aiutando gratuitamente i suoi amici meno dotati. Come ti ho già detto era un bambino come noi quindi aveva i nostri stessi interessi. Adorava giocare con gli aquiloni e d estate andare a pescare i moscioli al Trave. Viveva in una famiglia povera tanto che, per lui, mangiare poco per giorni e giorni era normale. Questo,

anche se ti sembrerà strano, erano le condizioni in cui vivevano molte, ma molte persone durante il fascismo. Proprio per questo, a 20 anni, decise che sarebbe partito, all insaputa della madre, per Ostra, dove si sarebbe arruolato nei partigiani. Non fare quella faccia diario! So che non conosci il significato della parola partigiani, il tuo lessico non lo permette! Ma stai tranquillo, ora te lo spiego. I partigiani erano persone che facevano parte di un esercito illegale. Esso era stato creato per riuscire a liberare l Italia da una dittatura che non risparmia nessuno ed è ingiusta con tutti. Ora posso proseguire la storia, la parte più crudele. I giorni prima della sua partenza egli era spaventato: pensava ai suoi sogni, al rischio che svanissero per sempre perché non sarebbe tornato. Ma doveva affrontare questo pericolo, doveva lottare per quello in cui credeva, per i suoi ideali. Così il novembre 1943 partì. Arrivato a Ostra incominciò a svolgere i suoi compiti da partigiano. Assaltò numerosi camion e fece irruzione in due caserme: ad Ostra ed a Belvedere Ostrense. Purtroppo in quest ultimo ci scappò il morto. Un colpo di pistola, (non si sa da chi fu

sparato) colpì un soldato tedesco e lo uccise. Nei giorni successivi, a causa di una spiata di un amico (Bell amico!!) fu arrestato con i suoi compagni Pietro e Amedeo. Se li avessero catturati e riconosciuti come ladri la condanna sarebbe stata di certo meno dura della morte. Invece dopo essere stati catturati a causa di un contadino che li aveva ospitati furono portati in caserma. Là furono perquisiti. I Tedeschi trovarono un foglio rivelatrice : erano partigiani! La loro fine era segnata. Prima di morire ebbero il diritto ad una breve confessione. Alessandro, attraverso il Cappellano militare chiese perdono ai suoi genitori per il male da lui procurato. Gli consegnò anche un biglietto indirizzato alla sua famiglia che non arrivò a noi, forse perché sequestrato dai tedeschi. Don Don era giunta l ora di dire addio ai suoi sogni, alla famiglia a tutti ed a tutto. Per lui la possibilità di salvezza ci sarebbe ancora stata se non avesse rifiutato l aiuto di un suo amico. Ma disse chiaramente: Abbiamo iniziato insieme e finiremo insieme. E così morì gridando più volte Viva l Italia.

Addio Alessandro, ma non è un vero addio perché egli resterà per sempre nei nostri cuori. Ora la storia è finita e io devo salutarti. A presto. Ciao, diario!

Caro Alessandro, tua sorella Vera mi ha raccontato che hai combattuto sempre contro che non ci voleva dare la libertà per te e per noi. Vera è venuta qui per raccontarci di te nel giorno del tuo compleanno: il 1 Marzo. E stato un incontro molto interessante. Come tu non sai, io vengo dalla Tunisia e ho potuto sapere di te e ho capito il perché hanno dato il tuo nome a questa scuola. Così se un giorno, spero lontano, non ci sarà Vera e ci fosse un bambino che vuole sapere di te, io sarò fiera e felice di raccontare la tua storia. Sono sempre stata curiosa di conoscere che cosa ti fosse accaduto e di scoprire il perché da un po di tempo, tua sorella Vera ogni anno viene nella nostra scuola: adesso è venuta l ora. la maestra mi ha letto una tua biografia e Vera mi ha permesso di approfondire la tua conoscenza. Penso che sarebbe stato più interessante con te il racconto della tua vita da giovane partigiano. Mi sono immaginata come saresti stato di persona se fossi venuto a parlare di te: sicuramente timido, ma simpatico.

Mi avresti fatto ridere e certe volte saresti diventato tutto rosso, come un peperoncino, per la timidezza. Credo che tu abbia fato lo stesso con la tua innamorata. Tua sorella Vera mi ha raccontato del fazzoletto rosso così vorrei farti una domanda: 0Ma ti piaceva mettere il fazzoletto rosso o lo dovevi mettere? So che mio nonno, che adesso ha 80 anni, ha combattuto come te da ragazzino contro i francesi per la libertà della Tunisia, purtroppo non mi ha raccontato nulla di quell esperienza, quindi, è stata la prima volta, il sentire parlare di persone che hanno lottato rischiando la vita per un paese libero. È stato molto interessante, ti ringrazio di nuovo per tutto quello che hai fatto e perché ascoltando di te mi sono immaginata di mio nonno e mi sono sentita più vicino a lui. Ciao.

Un Grazie a tutti i bambini e le maestre che hanno collaborato: Le funzioni strumentali Alessandra Armenise e M.Lisa Ciambrignoni La Commissioni Cittadinanza Lorella Cionchetti Sara Cassano Laura Mastrosanti