I monasteri. S. Benedetto.

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I monasteri Riportiamo la trascrizione delle pagine 11, 12 e 13 di Memorie storiche di Monteroduni di Don Antonio Mattei, a cui seguono alcune nostre integrazioni riguardanti i tre monasteri, tutti benedettini, una volta presenti nel territorio di Monteroduni. << A comprova della viva fede per il cristianesimo, nella nostra zona si costruirono tre monasteri benedettini: il primo in territorio di Monteroduni intitolato a S. Benedetto, il secondo Santo Spirito in Volturno nel tenimento di Coppetelle, infine il terzo Santa Maria in Altissimis in prossimità di Campo Sacco. S. Benedetto. È l unico dei monasteri di Monteroduni riportato tra le pertinenze di Montecassino sulla bronzea porta centrale della Basilica di Montecassino, fusa a Costantinopoli nel 1066 (foto a lato). Viene indicato con queste precise parole S. Benedictus de Monterodoni. Probabilmente il monastero era ubicato in contrada Grotte a un chilometro e mezzo circa dall abitato. Attualmente in detta zona, per poco che si scavi, si trovano cocci maiolicati; e allorché nell immediato dopo guerra vi si costruì il campo sportivo si scoprì il lastricato di una strada antica. Dell antico edificio monasteriale ora sarebbero rimaste una fontanella risultante da acque di stillicidio raccolte lungo un cunicolo scavato nel tufo nonché una chiesa interrata di normali dimensioni (forse era la cripta dell antico tempio), che molti anni fa potetti osservare attraverso una botola, nascosta sotto la corteccia erbosa di un terreno della zona. Il compianto dott. Custode Faralli, proprietario dei terreni in quei paraggi, gentilmente si prestò a scoperchiare la botola. Il monastero in data non precisata, oralmente ovvero solo con scrittura privata, insieme al monastero di S. Pietro di Sesto Campano, da Ugo I, figlio di Raul Conte di Molise, venne donato a Montecassino in persona dell abate Card. Oderisio dei Conti dei Marsi. Nel settembre del 1105 la donazione venne confermata per Notar Gentile in San Germano (Cassino) con uno strumento, in cui lo stesso Conte donava a Montecassino il castello di 1

Viticuso. La generosità dell offerta era finalizzata al desiderio di provvedere alla salvezza dell anima propria, dei genitori, del fratello Rogerio, dei figli e degli altri parenti. Nel 1401 ancora esisteva, perché in tale anno era priore fra Cristofaro da Piumarola (Tommaso Leccisotti, Regesti, II, pag. 227, n.6). Nel 1511 era ancora funzionante, perché ne divenne priore il cellerario (amministratore) di Montecassino, Don Fortunato di Novara, per nomina conferitagli dal priore don Antonio di Genova. Non sappiamo come e perché il monastero finì. Ma qui occorre fare una precisazione. Non manca a Monteroduni chi, rifiutando la collocazione in contrada Grotte, si arrampica sulle montagne di Vallelunga di Gallo Matese per riconoscerne il sito presso la fontana chiamata di S. Benedetto. Ma Vallelunga è in Terra di Lavoro; senza dire che la donazione del monastero di S. Benedetto a Montecassino fu fatta dal Conte Ugo I di Molise. Si arrivò anche a dire che Vallelunga chiamavasi Casale di Monteroduni. Ma, per quanti documenti abbia consultato, non ho mai trovato simile denominazione. Rimaniamo quindi ancorati alla tradizione che vede il Monastero di S. Benedetto ubicato in contrada Grotte. Nel 1989 la Soprintendenza d Arte e Archeologia di Campobasso promosse degli scavi in contrada Grotte, senza estenderli a tutta la zona. I risultati furono oggetto di una relazione di cui una copia fu rilasciata al Municipio di Monteroduni. In sintesi questa arriva alla conclusione che in base ai saggi di scavi effettuati si è accertata la presenza di un complesso archeologico di rilevantissimo interesse che lascia intravedere la presenza di una villa a carattere residenziale di notevole dimensione e di certo pregio databile tra la fine della repubblica e l inizio dell impero. Ma il monastero fu apposto o sovrapposto alle strutture della villa romana? Nessuna precisazione è possibile dare. Del resto si tenga presente che gli scavi in contrada Grotte sono stati del tutto parziali. L ultima appendice del vetusto monastero fu un altare di S. Benedetto addossato alla parete absidale della chiesa arcipretale, a destra di chi guarda l altare maggiore. Di esso avevano cura i monaci cassinesi che vi facevano celebrare dal clero locale SS. Messe di fondazione. S. Spirito in Volturno. È avvolto nel mistero, poco o nulla sappiamo documentariamente. Nella prima metà del secolo XVII se ne vedevano ancora i ruderi emergenti presso il ponte Olotrone, come afferma il Ciarlanti (Vds. G. V. Ciarlanti, Memorie Historiche del Sannio, anno 1644, ristampa Arnaldo Forni Editore, pag. 339 340). Ora anche questi sono scomparsi. Inutilmente ho cercato nella biblioteca e archivio di Montecassino un opera o un documento che menzioni, sia 2

pure fugacemente, S. Spirito in Volturno. Unico resto dell antica abbazia è una graziosa cappelletta tricora, vero gioiello di architettura romanica, che gli esperti dicono di appartenere all epoca longobarda (foto seguente). Possiamo quindi anche per S. Spirito in Volturno ripetere quanto dicemmo per il monastero di S. Benedetto. Compiuta o quando stava per compiersi la conversione in massa di Coppetelle alla fede ed impiantare le strutture essenziali della chiesa, si creò questo monastero, che doveva garantire la maturità ecclesiale raggiunta dalla popolazione del posto e dell intorno. Come e quando fini? Forse per il terremoto dell 847 o del 1349? Nessuno può dirlo. In una platea del 1703 custodita presso la Curia di Isernia la cappella dello Spirito Santo è menzionata come edificio di culto funzionante e ne sono elencati i beni nonché gli arredi e la suppellettile. Poi silenzio assoluto. Probabilmente venne abbandonata e chiusa di fatto al culto in seguito al terremoto del 1805. Attualmente l antica denominazione di S. Spirito rimane anche in catasto in quella zona campestre; abbia quindi i limiti S. Spirito. Anche il ponte costruito sulla Rava delle Copelle è stato intitolato Ponte S. Spirito. S. Maria in Altissimis. Ritrovare le origini di S. Maria in Altissimis significa annaspare nel vuoto. Sono rimasti notevoli ruderi e la chiesetta ancora ben conservata, ma non funzionante, perché manca della volta (foto a lato). È il meno antico dei tre monasteri monterodunesi, come dimostra lo stile a sesto acuto del tempietto che si può far rimontare all epoca degli Svevi o dei Normanni. 3

vita. Nel 1651 era ancora in Difatti una lapide murata all interno della Chiesa Collegiata di Monteroduni, si dice che Giovanni, Abate di S. Maria de Altissimo, nel 1649 fu esecutore del testamento rogato dal notaio Pietro Antonio Aversano, col quale Scipione d Afflitto, barone del paese, lasciava due terre e del denaro per la celebrazione di una S. Messa quotidiana e per la recita delle litanie mariane ogni sabato all altare di S. Michele Arcangelo nella stessa chiesa. La lapide, come si rileva dal testo dell iscrizione, venne murata il 1 ottobre 1651. In seguito si perde traccia di questo monastero. La chiesa però rimase funzionante fino al terremoto del 1805 che la rese inservibile. Facendo cadere la volta; era frequentata dai cittadini di Monteroduni e di Macchia d Isernia, particolarmente il lunedì di Pasqua, giorno in cui si festeggiava la titolare S. Maria de Altissimo. >> Fin qui Don Antonio Mattei. Cerchiamo, nel prosieguo, di integrare quanto scritto da Don Antonio Mattei riguardo ai tre monasteri una volta esistenti nel tenimento di Monteroduni e alla loro esatta localizzazione. S. BENEDETTO Del monastero di S. Benedetto, nonostante esso abbia importanti citazioni documentali (in primis, come ci dice Don Antonio, la formella della porta in bronzo del 1086 della Cattedrale dell Abbazia di Montecassino; subito dopo nel 1105, nella donazione di Ugo I, figlio di Raul Conte di Molise, a Montecassino in persona dell abate Card. Oderisio dei Conti dei Marsi; poi ancora nel 1401, quando in tale anno era priore fra Cristofaro da Piumarola Tommaso Leccisotti, Regesti, II, pag. 227, n.6; e infine nel 1511, quando era ancora funzionante, perché ne divenne priore il cellerario di Montecassino, Don Fortunato di Novara), NON ESISTONO NELL ATTUALE TERRITORIO 4

COMUNALE DI MONTERODUNI RESTI ARCHEOLOGICI, O ALTRI TIPI DI TESTIMONIANZE CHE NE CONSENTANO LA CERTA LOCALIZZAZIONE. Don Antonio Mattei, però, ritiene di localizzare comunque il monastero di S. Benedetto in località Grotte sulla base del fatto che ivi si rinvengono resti murari, anche di una certa importanza. Al riguardo, don Antonio cita un suo sopralluogo a una ipotetica cripta di una chiesa presente nel sottosuolo di un terreno privato, i saggi eseguiti dalla Soprintendenza nel 1989, la presenza di un abbeveratoio alimentato da un acquedotto ipogeo e di un lastricato di un antica strada. Certamente dei resti murari molto importanti sono presenti nella località Grotte, ma questi sono riferibili, come accertato dagli stessi saggi della Soprintendenza del 1989, alle strutture di una villa rustica romana di età imperiale e NON ANCHE all esistenza in quel sito di un monastero, o di una chiesa. Così pure sono riferibili alla stessa villa rustica l abbeveratoio ancora funzionante, alimentato da un acquedotto ipogeo, e il lastricato di un antica strada. Abbiamo anche noi avuto la ventura di ispezionare alcuni vani oggi interrati in corrispondenza degli stessi terreni privati, ma in tali locali NON è stato possibile rinvenire alcun elemento, strutturale o architettonico, che potesse far pensare a una cripta o addirittura a una chiesa. Invece, nella vicinissima Vallelunga, facente parte dell antico feudo di Monteroduni, la tradizione locale vuole che ivi sorgesse un monastero intitolato proprio a S. Benedetto. I vallelunghesi ne conservano la memoria nel nome di una sorgente (Acqua di S. Benedetto) e nel nome di una strada (Via S. Benedetto), entrambe poco distanti dal bivio per Monteroduni, e finanche conservano la memoria della sua esatta localizzazione in corrispondenza di un gruppo di case private. 5

Proprio in corrispondenza dei vani del piano terra dei fabbricati indicati nella precedente immagine è possibile davvero rinvenire la presenza di resti murari che potrebbero essere riferibili a un monastero. Certamente solo ulteriori ricerche e/o scavi potranno dare la certezza di detta localizzazione. Essa, però, ci appare oggi molto più plausibile rispetto alla ipotesi di Don Antonio Mattei. S. MARIA IN ALTISSIMIS La localizzazione del monastero di S. Maria in Altissimis in corrispondenza del colle omonimo, a ridosso del fiume Vandra e a confine con il comune di Macchia d Isernia è certa. Don Antonio riporta come unico riferimento documentale la seguente lapide del 1651 murata nella chiesa di S. Michele relativa a un lascito testamentario di Scipione D Affllitto a favore dell abate del monastero. 6

La prima citazione documentale dello stesso monastero, però, è contenuta (vds. F. De Vincenzi D. Monaco, Permanenze architettoniche benedettine dell VIII IX sec., Almanacco del Molise, anno 1985) nella lista delle chiese soggette alle decima sessenale nella diocesi di Isernia nell anno 1339. In Rationes decimarum Italiae, Aprutium Molisium, a cura di P. Sella, Città del Vaticano, 1936, è infatti riportata la seguente citazione di S. Maria in Altissimis: Nello stesso documento è pure riportata una bella planimetria della diocesi Isernia, nella quale viene chiaramente indicata la posizione del monastero in parola. Per ulteriori approfondimenti facciamo rimando alle ricerche relative a tale monastero pubblicate nella sezione Narrazioni/Archeologiche, e in particolare a: S. Maria in Altissimis di Francesco De Vincenzi e Davide Monaco: http://www.geamonteroduni.org/files/s. Maria in Altissimis.pdf ; S. Maria in Altissimis, analisi storica e strutturale di Isabella Santillo: http://www.geamonteroduni.org/files/17_s. Maria in Altissimis Analisi strorica e strutturale.pdf ; e per una completa documentazione fotografica del sito in parola si veda: http://www.geamonteroduni.org/gea luoghi.html. S. SPIRITO Per questo monastero Don Antonio dice: Inutilmente ho cercato nella biblioteca e archivio di Montecassino un opera o un documento che menzioni, sia pure fugacemente, S. Spirito in Volturno. L unica citazione di S. Spirito è quella di cui alle pagine 339 e 340 di G. V. Ciarlanti, Memorie Historiche del Sannio, anno 1644, ristampa Arnaldo Forni Editore che riportiamo nel prosieguo. 7

la cui trascrizione è: << Fè poi Federico far il Castello a Capoua, sopra il ponte, il quale designò di sua propria mano; e il Collenuccio aggiunge,che fè anche farui il ponte, e in tal tempo, è fama, in quelle parti,che fosse per suo ordine stato fatto parimente il ponte sopra lo medesimo fiume Volturno, hora detto ponte Latrone tra i fini delle Terre di Monterodono e Capriata, e che fosse in ambedue opera d uno stesso maestro; e se bene questo è hora disfatto, tutta volta vi si veggon stupende vestigia dall una parte, e l altra, e in mezzo del fiume, che chiaro segno danno della gran potenza del Conditore. E con molta provvidenza vi fu eretto, poiché oltre la comodità del luogo, vi sono bagni salutiferi, e acque medicinali, che gioauno a diurse infermità, i quali ne gli antichi tempi erano molto in uso, e anche al presente vi si veggono le stanze intiere, e dirupate, ne quali si ricouerauavano le persone. Credesi, che per la rottura del ponte fossero anche stati questi bagni intermessi, e sia stato abbandonato il Monastero di S. Spirito detto del Volturno, le cui muraglie hoggi ancora stanno in piede, e esser potrebbe, che fosse stato questo edificato per comodità di coloro che a à bagni veniuano. >> Quindi, il Ciarlanti cita il Monastero di S. Spirito detto del Volturno con riferimento al ponte Latrone e parla di muraglie che hoggi ancora stanno in piedi. Oltre a questa citazione del Ciarlanti della metà del 1600, vi è un altra citazione, come ci dice Don Antonio, contenuta in una platea del 1703 custodita presso la Curia di Isernia nella quale la cappella dello Spirito Santo è menzionata come edificio di culto funzionante e ne sono elencati i beni nonché gli arredi e la suppellettile. Inoltre, il nome S. Spirito, fatto certamente non casuale, è il toponimo della contrada di Monteroduni posta subito a valle del ponte 25 archi, a ridosso della strada statale 58. Non è possibile, però, trovare alcun altro riferimento documentale, tantomeno in documenti originari antecedenti al 1600. Se si dà perciò credito a Don Antonio quando dice di non aver trovato nella biblioteca e archivio di Montecassino un opera o un documento che 8

menzioni, sia pure fugacemente, S. Spirito in Volturno, è da ritenere, semplicemente, che tali documenti non esistano. Attenendoci allora ai dati oggi disponibili, e salvo quanto potrà emergere da futuri studi e ricerche, è altresì possibile ritenere che il monastero di S. Spirito corrisponda con la graziosa tricora altomedievale che si trova ai piedi del Ponte Latrone, nel luogo indicato nella seguente immagine. Ulteriori approfondimenti meriterebbe la considerazione se S. Spirito sia stato effettivamente un monastero, del quale però, come si è visto, non vi è traccia documentale, ovvero, cosa che ci appare molto più verosimile, sia stata una SEMPLICE CHIESETTA a servizio dei viandanti che percorrevano l importante strada che da S. Vincenzo portava a Capua e in quel punto attraversava il fiume Volturno. Per ulteriori approfondimenti riguardo alla Tricora di Ponte Latrone facciamo rimando agli studi pubblicati nella sezione Narrazioni/Archeologiche, e in particolare a: Campo la fontana: una tricora del tardo VIII secolo d.c. e il Ponte Latrone di Richard Hodges, Sheila Gibson, Andrew Hanasz, in Papers of the British School at Rome, Volume 58, novembre 1990, pagine 273 297; La tricora a Ponte Latrone dell'arch. Franco Valente: 9

http://www.geamonteroduni.org/files/s. Maria a Ponte Latrone.pdf ; Ponte Latrone di Domenico Caiazza: http://www.geamonteroduni.org/files/caiazza Ponte latrone.pdf ; L'enigma dei 2 ponti di Paolo Nuvoli: http://www.geamonteroduni.org/files/l enigma dei 2 ponti.pdf. 10