CESARE AVERARDI (1875-1939) pittore Pittore talentuoso, tra i più rappresentativi dell area teramana a cavallo tra il XIX e il XX secolo, per tanti anni, troppi, ingiustamente confinato in una sorta di emarginazione artistica, è stato solo di recente riscoperto e valorizzato per la sua indiscussa e raffinatissima vena artistica, riscontrabile soprattutto nei ritratti, autentiche visioni di sconvolgente bellezza. Cesare Averardi nacque il 13 marzo 1875 nella frazione Villa Passo di Civitella del Tronto, da Giambattista, proprietario terriero, e da Emilia Monti, in una famiglia di antiche tradizioni religiose che aveva dato alla Chiesa esponenti di grande valore e prestigio tra i quali, notissimo, lo zio Nicola Averardi, Arcivescovo, componente della Sacra Rota, del Consiglio di Stato della Chiesa e Nunzio Apostolico. Dopo di lui altri quattro figli: Cesare Averardi Autoritratto Maria Concetta (1877), Gemma (1879), Alfredo (1883) e Francesco (1887) che morirà a tre anni nel 1891. Nel 1883 perse il fratello Francesco, appena sedicenne, nato dal primo matrimonio del padre, del quale aveva seguito l inclinazione artistica: eccelleva infatti tra gli allievi del Liceo Classico San Matteo di Teramo tanto che alcuni suoi scritti furono lodati dal Carducci. Le notizie sulle prime esperienze scolastiche di Cesare, documentate dalla corrispondenza che aveva con la sua famiglia, fanno riferimento alla frequentazione, nel periodo compreso tra il 1885 e il 1889, del Collegio della Visitazione nel Principato di Monaco. Già da allora egli risulta affascinato dalle arti figurative e musicali. Nel 1892 si trova a frequentare il Collegio salesiano di Strada a Castel San Niccolò nel Casentino (AR), fino alla seconda metà del secolo scorso un centro di formazione fra le eccellenze in Italia che educava centinaia di giovani. Nel 1893, dopo aver interrotto gli studi umanistici alla vigilia degli esami di maturità liceale, approda a Roma dove si iscrive all Accademia di Belle Arti. Qui fu allievo dello spagnolo Lorenzo Valles e di Carlo Alberto Imery con il quale restò unito da stretta amicizia, come testimoniano alcune opere di Imery conservate dai figli dell Averardi, Giustino, Emilia e Nike nelle loro residenze di Roma e di Villa Passo. Fu durante il periodo romano che l artista maturò idee filosofiche antilegittimiste e repubblicane. Ben presto però l artista abruzzese, stanco e insoddisfatto dello sterile conformismo accademico, sempre più vicino ad un concetto di conoscenza dell arte diretto ed immediato, nel 1895 abbandona l Accademia per intraprendere una serie di viaggi che lo
avrebbero portato in Spagna, in Francia e in Messico e a visitare grandi mostre come quelle veneziane. Nell ambito di tale percorso poté affinare la sua mano di ritrattista realizzando ritratti di importanti personaggi; da qui iniziò a svilupparsi in maniera concreta anche la sua passione per la fotografia. Ciò nonostante la frequentazione del Circolo degli Abruzzesi a Roma mantenne vivi in lui i valori della propria terra che torneranno spesso nella sua pittura. Rientrato a Roma nel 1900 si dedicò con successso allo studio del nudo. Nel giugno del 1904, insieme con i colleghi Antonio Ghisu di Cagliari e Giovanni Marchini di Forlì, partì a piedi da Roma alla volta di Napoli dove entrò in contatto con la celebre scuola pittorica locale di formazione morelliana e dove ebbe modo di apprezzare le opere della Scuola di Posillipo. Nel 1906 i primi successi pubblici dell artista in occasione della 76 a Esposizione di Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma, dove partecipò con l opera ad olio Ritratto della sorella Maria (collezione eredi Emilia Averardi Giammiro). Nel 1908, sempre a Roma, Averardi espone un altro olio: La discussione politica, Cesare Averardi La discussione politica collezione eredi Emilia Averardi Giammiro la tela risultando per l artista mal collocata, deluso ed impossibilitato a ritirarla dall esposizione, la deturpò a colpi di rasoio. Migliore sorte non ebbe neppure l esposizione del quadro ad olio Seguito del veglione, (collezione eredi Nike Averardi Masini), del 1908, nella mostra organizzata dalla Società Nazionale di Belle Arti di Parigi, dove venne esposta addirittura sotto il
nome di Camilla Fremont, pittrice francese, che con l inganno si attribuì la paternità del quadro sostituendovi la firma. Tra il 1908 e il 1909 dipinge una delle sue opere più famose, La preparazione della bandiera, alla quale arrivò dopo accurati studi preparatori, tre dei quali fanno parte della ricca cartella destinata al Museo Civico di Teramo. Colpisce il raffinato gusto dei colori in una gamma di toni mirabilmente luminosi. Nel quadro risultano evidenti i segni di una familiarità con l impressionismo e divisionismo assimilati liberamente dall artista. Pur continuando a frequentare principalmente ambiti cittadini nazionali ed internazionali, l Averardi mantenne sempre vivi i contatti con la propria terra non solo attraverso il contesto familiare ma anche tramite quello politico, tanto che nel 1914 fu eletto, Consigliere Provinciale per il Mandamento di Civitella del Tronto, nelle liste liberal-democratiche, incarico che ricoprì fino al 1920. Cesare Averardi La preparazione della bandiera Nel 1916 venne nominato Cavaliere dell Ordine della Corona d Italia. Chiamato alle armi nella Prima Guerra Mondiale combattè sul fronte con il grado di Tenente di fanteria. Avendo contratto la febbre spagnola venne congedato. Tornato a casa contagia del morbo le sorelle Maria e Gemma che ne muoiono nel febbraio del 1917 a pochi giorni l una dall altra.
Nel 1920 sposa la cugina Carolina Pimpini, detta Lillina, dalla quale ebbe tre figli: Giustino, nel 1921, Emilia, nel 1922 e Nike nel 1932. Nel 1922 aderisce formalmente al Partito Nazionale Fascista avendo la tessera n. 5; stringe amicizia con Giacomo Acerbo condividendone le idee per una nuova organizzazione sociale e viene eletto Sindaco del comune di Civitella del Tronto. Dopo qualche tempo però i suoi ideali non si rispecchiavano più negli estremismi del Fascismo. Deluso dalla politica propugnata dal regime, restituisce la tessera di partito e si dimette dalla carica di Sindaco, ponendosi così deliberatamente in una condizione di emarginazione politica e sociale al punto da vedersi sottratta la cattedra di Disegno presso l Istituto Vincenzo Comi di Teramo che pure gli spettava di diritto come giusto riconoscimento per un uomo così illustre. Così come scarsa considerazione ebbe l opera allegorica da lui realizzata, Sacrificio, per l inaugurazione della Casa del Mutilato a Teramo nel 1938, dove il dipinto non fu nemmeno esposto. L anno dopo la famiglia Averardi si trasferisce a Teramo ma il pittore continuerà a frequentare assiduamente il borgo natale, ritenuto più a dimensione di artista. La sua disaffezione nei confronti del Fascismo e della politica crebbe e si trasformò in una vera e propria insofferenza, riscontrabile tra le righe di una lettera che l artista inviò ad Amilcare Sciarretta, Presidente del Comitato Provvisorio del Circolo, come risposta negativa all invito ad aderire al Circolo Cultori e Amatori d Arte: [ ] giacché tengo nel modo più assoluto a conservare come artista il mio carattere d indipendenza assoluta e di libertà senza confine, e mi ribello a qualsiasi corrente che intenda [ ] asservire il volo dell arte [ ] nel leggere lo Statuto alcuni articoli mi sono sembrati non rispondenti a quel concetto di indipendenza artistica in base alla quale ho aderito [ ] Mi sembra poi Cesare Averardi Donna con rosa anche dai saluti fascisti che la S.V. mi invia, che alla società che sorge si voglia dare una intonazione di soggezione politica[ ]. Di lì a poco Averardi verrà radiato dall Associazione.
Nel 1934 dal Vescovo mons. Antonio Micozzi, viene nominato Membro del Comitato Diocesano di Arte Sacra. La sua insofferenza nei confronti del regime fascista sfocia nel 1936 con l arresto e la condanna all esilio. Grazie poi all intervento di personalità influenti, riuscirà a scongiurare la partenza per il confino. Nello stesso anno partecipò alla V Mostra Provinciale d Arte di Teramo con l olio Ritratto della figlia Nike. (Coll. eredi Nike Averardi Masini) e pronuncia l orazione funebre in memoria dell amico scultore teramano Luigi Cavacchioli. Nel 1938, dal 19 giugno al 19 luglio, è presente ancora a Teramo alla Quinta Mostra Interprovinciale d Arte, promossa dal Sindacato Fascista di Belle Arti con le opere Ritratto del violinista Guazzieri, Pierina si sveglia, Il seguito del veglione, Le forre e Ritratto. Il 14 marzo del 1939, dopo un lungo periodo di isolamento, assistito dalla moglie e dai tre figli, Cesare Averardi muore nella quiete di Villa Passo nel silenzio dei suoi contemporanei. Cesare Averardi Risveglio Sotto il profilo artistico Cesare Averardi dedicò i primi anni della sua attività, quelli trascorsi in Accademia, all affinamento della tecnica, per poi iniziare ad esprimere la propria impronta personale intorno agli inizi del 900. Le sue opere si caratterizzavano per un raffinato gusto coloristico e per una straordinaria padronanza nell uso dei toni luminosi e nell impressione del segno; tutti elementi che permettono di inserire la sua opera all interno della corrente impressionista e divisionista. Una pittura, quella dell Averardi, moderna e concentrata sull uso della pennellata, rapida e densa, e sull obiettivo di un immagine di grande luminosità ed effetto cromatico. Gli studi ed i bozzetti che si conservano dell artista hanno permesso di ripercorrere le diverse fasi creative della sua attività; ve ne sono addirittura alcuni realizzati come possibile alternativa alla Figlia di Iorio di Francesco Paolo Michetti, con il quale l Averardi era in contatto. Averardi non fu solo pittore ma si dedicò anche alla realizzazione di statuine e piccoli oggetti; disegnava strumenti musicali e progettava ristrutturazioni e lavori architettonici. Collaborò alla rivista Illustrazione Abruzzese fondata da Basilio Cascella.
La produzione di Cesare Averardi, conservata per la maggior parte dagli eredi, è stata esposta in poche occasioni prima della mostra antologica proprio presso il Museo Civico di Teramo nel 1986 curata da Lucia Arbace e Paola Di Felice. Alla fine del secolo scorso una sostanziosa donazione di tele e disegni è stata effettuata al Museo teramano dal figlio Giustino, grazie alla quale gli studi sull artista potranno essere notevolmente approfonditi. Carlo Maria d Este (Centro regionale Beni Culturali) Cesare Averardi Pastorello Cesare Averardi Mascherina
ABRUZZESI ILLUSTRI Cesare Averardi Saul e Samuele Cesare Averardi La madre Cesare Averardi Visione
ABRUZZESI ILLUSTRI Cesare Averardi La pesca delle anguille Cesare Averardi La sorella Gemma Cesare Averardi Ritratto femminile Tutte le foto sono tratte dal volume Pittori abruzzesi dell Ottocento, Banca Popolare dell Adriatico, 1995
BIBLIOGRAFIA E FONTI: Irene De Nigris, Cesare Averardi, in Pittori abruzzesi dell Ottocento, Banca Popolare dell Adriatico, 1995 Fulvia Celommi, Pittori teramani tra le due guerre, in Rivista Abruzzese di Studi Storici dal fascismo alla Resistenza, a.iv, 1983, nn.2-3 Pinacoteca Civica di Teramo, Catalogo dei dipinti, delle sculture e delle ceramiche, Teramo, CMT, 1998 Marcello Sgattoni, Mostra di Cesare Averardi, 1875-1939, Catalogo della Mostra, Teramo, Deltagrafica, 1986 Ivan D Alberto, Averardi Cesare, in Gente d Abruzzo. Dizionario Biografico, Castelli, Andromeda, 2006 Gabriella Albertini. Anche Cesare Averardi dipinse La figlia di Iorio, in Il Monitore, a. XXIV, 1990, N. 4, p. 15. Cosimo Savastano, Pittori e scultori abruzzesi nei primi decenni del Novecento, in L'Abruzzo del Novecento, Pescara, 2004, pp. 438-439. Silvio Paolini Merlo, Cesare Averardi. Le ragioni dell oblio e della riscoperta, in Teramani n.77 aprile 2012 SITOGRAFIA www.ilvoto.com www.beniculturali.it/mibac Aggiunto in Sulmona il 15 marzo 2016