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Gli strumenti in mostra Tiorba (chitarrone) Autore: Magno Tieffenbrucker Anno: 1600-1620 circa Misure: lunghezza massima mm 1954; vibrante mm 903; cassa mm 587; larghezza massima mm 375; lunghezza manico mm 426; profondità massima mm 150 Ha 14 ordini di corde, di cui i primi sei singoli e tastabili e i successivi otto di bordone guscio: tasso manico e tratta: impiallacciati in ebano e avorio Con cartiglio: Magno dieffopruchar a venetia. E successivi cartigli di restauri: Gaetano Gadda del 1955 e Luigi Paoli del 1975 In uso dalla fine del Cinquecento alla metà del Settecento, la Tiorba deriva da una modifica del liuto al fine di ampliarne il registro grave. La Tiorba della collezione bresciana, data la lunghezza delle corde vibranti, è da considerarsi di grande dimensione. E opera di Magno Duiffopruchar (Tieffenbrucher) e può essere considerata di Scuola Padovana. La tavola armonica, che presenta una verniciatura di un restauro novecentesco, è in legno di abete, ha una rosetta tripla e, in prossimità dell attacco con il manico, porta i resti del marchio a fuoco tipico di questo autore. Nella zona inferiore è inserito il gambo di una picca. Il guscio, in Tasso bicolore (Taxus Sempervirens) intercalato da filetti in ebano, ha una morfologia piuttosto schiacciata e rientrante nella parte inferiore, caratteristiche tipiche di strumenti di questo tipo e taglia. Il manico e la tratta sono impiallacciati con legno scuro e intercalati da filetti in avorio. La tastiera e il ponticello non sono originali.

Liuto basso Autore: Matteo Reilich Anno 1641 Misure: lunghezza massima mm 1130; vibrante mm 905; cassa mm 645; larghezza massima mm 420; lunghezza manico mm 370; profondità massima mm 212 Ha otto ordini di corde, di cui il primo singolo e i restanti sette doppi. guscio: a doghe in snakewood manico e cavigliere: con filetti in avorio o osso Con cartiglio: Matteo Reilich / in Brescia. 1641. Questo particolare strumento (un liuto di grandi dimensioni) è denominato come Grossoktav Basslaute nel trattato Syntagma Musicum (1615-1620) di Michael Praetorius. Ad oggi sono conosciuti solo tre strumenti che meritano questo appellativo: il Magno Stegher conservato a Bologna, il Michael Hartung conservato a Norimberga e questo liuto appartenente alla collezione civica di Brescia, uno dei due unici esemplari al mondo conservati di Mateo Reilich (Railich). Datato 1641, è caratterizzato da una lavorazione estremamente raffinata, in linea con i canoni del tempo, e composta da essenze rare. La tavola armonica, che presenta molte riparazioni avvenute nel corso del tempo, è in legno di abete e presenta una rosetta tripla, alla quale fu aggiunto un quarto settore in epoca successiva, con il contorno a imitazione dell originale. Sia il ponticello che la decorazione a forma di picca sono originali, a differenza del filetto presente attorno al profilo e dei tasti posti in prossimità del manico che non sono coevi. Sia il guscio che la controfascia esterna sono in Snakewood (Piratineira Guaianensis), una essenza tropicale estremamente pregiata e rara, intercalate da filetti in avorio. La tastiera è in ebano con filettature in avorio e con decorazioni centrali in avorio ed ebano. Il manico e il cavigliere sono impiallacciati e filettati con strisce in avorio. Il capotasto e i piroli non sono originali, così come è dubbia l originalità della decorazione prossima alla tavola armonica, con incise le lettere G B F.

Autore: ignoto Brescia, c.a. 1580-1620 Misure: lunghezza fondo mm 1215; lunghezza tavola armonica mm 1135; larghezza massima inferiore mm 641,5 fondo: noce testa (non originale): acero Etichetta: Zacari Gasparo da Salò fecit in Brescia anno 1616 aggiunta posteriore: 1839/ accomodato da Gaetano Mo? Etichetta stampata: Azzo Rovescalli Cremense riparò l anno 1930 in Bergamo A.R. (firmato) A. Rovescalli Brescia, Musei Civici d Arte e Storia Questo strumento, di probabile scuola bresciana, ha subito numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. La testa è stata infatti sostituita, il contorno dello strumento è stato modificato, ma alcuni caratteri stilistici come l utilizzo del fondo piatto e piegato, il posizionamento dei fori di risonanza e il loro taglio, la scelta dei materiali, ricordano elementi degli strumenti peculiari dell area bresciana. La decisione di esporre questo strumento è simbolica dell importanza che gli strumenti bassi, o generalmente gravi, hanno avuto nella produzione liutaria della città di Brescia, e di come nel corso della storia viole, violoncelli e contrabbassi bresciani siano stati, e siano tuttora, strumenti di riferimento.

Autore: Giovanni Paolo Maggini Anno c.a. 1610-1620 Misure: lunghezza fondo mm 1107; lunghezza tavola armonica mm 1090; larghezza massima inferiore mm 666,5 fondo: albero da frutto (ciliegio?) testa: albero da frutto (ciliegio?) Etichetta manoscritta: Gio Paulo Mag in Bressa Aggiunta manoscritta: Stefano Scarampella riparò in Brescia 1881 Il Contrabbasso Giovanni Paolo Maggini datato c.a. 1610 è il modello più conosciuto di questo autore e si caratterizza per essere più piccolo di quello del suo maestro Gasparo da Salò. E evidente l'eccellente qualità del disegno: ogni curva è progettata con grazia e precisione, a formare una composizione magnificamente proporzionata. Maggini non usava metodi di produzione in serie e si riscontrano pertanto leggere variazioni nella simmetria dello strumento. Il legno di un albero da frutto, forse ciliegio, usato per il fondo del basso dichiara l uso da parte di Maggini di materiali reperibili localmente, mentre la tavola è in abete a venatura fitta, regolare e perfettamente lavorata. La testa è originale e l etichetta manoscritta è fra le più interessanti nel repertorio di Maggini: su di essa Stefano Scarampella, uno dei più importanti liutai del Novecento, appose la propria firma quando riparò lo strumento nel 1881. Nonostante le molte peripezie a cui sono stati soggetti i contrabbassi antichi, questo esemplare è fortunatamente sfuggito ai tanti fattori di stress tipici di strumenti così antichi, come tarli, crepe e l usura del tempo.

Autore: Giovanni Paolo Maggini Anno: 1600-1620 circa Misure: Lunghezza fondo mm 1019; lunghezza tavola armonica mm 989; larghezza massima inferiore mm 578 tavola armonica (non originale): abete fondo: acero testa (non originale): acero Etichetta manoscritta: Gio Paolo Maggini In Brissi Etichetta di riparazione stampata: Gaetano Gaddo di Mantova Premiato con medaglia d oro, allievo di Stefano Scarampella fece in riparò in Mantova anno 1955. Il Contrabbasso di Giovanni Paolo Maggini, detto bassetto o violone di media grandezza, rappresenta un significativo contributo di Maggini alla liuteria, tutt oggi sconosciuto alla maggior parte dei musicisti e dei liutai. Il contorno dello strumento segue le proporzioni del modello più grande e probabilmente Maggini aveva in mente uno strumento che avesse la lunghezza della corda più corta di quella del grande contrabbasso. Il fondo del basso è in legno di acero e il doppio filetto termina a punta. La tavola è stata sostituita e la testa è un tentativo di imitazione dello stile di Maggini.