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di Matteo Bertocco PROVA CLC, la versatilità in poche mosse La possibilità di semplifi care la gestione del terreno, sia in termini di intensità di lavorazione che di numero di passaggi, si accompagna alla necessità di far ricorso a macchine con un elevato grado di versatilità, in grado di adattarsi alle differenti condizioni che si possono trovare in campo. Tra le proposte per la fessurazione verticale del terreno, senza inversione dello strato lavorato, si è provato il coltivatore Kverneland CLC pro300, valutando la capacità di gestione del terreno e del residuo colturale. Il coltivatore portato proposto da Kverneland si distingue per facilità di settaggio e adattamento a diverse condizioni di campo L attrezzo in prova Il CLC pro300 è un coltivatore portato, con larghezza di lavoro di 3 m e un peso complessivo pari a 2.047 kg (versione in prova). Il telaio principa- L ampia luce libera del telaio da terra e la distanza tra i ranghi di utensili hanno consentito una buona gestione dell abbondante frazione di residuo colturale, con un agevole deflusso del terreno smosso e mescolato al materiale vegetale 39
CONDIZIONI DI PROVA Il coltivatore CLC pro300 è stato provato su due differenti superfi ci, entrambe caratterizzate da un terreno con tessitura sciolta. Appezzamento A. Superfi cie pianeggiante (58% sabbia, 31% limo, 11% argilla) con densità di 1,38 g/cm³ e un elevato grado di copertura superfi ciale (84%) dovuto sia al residuo di mais che per la presenza di infestanti. Appezzamento B. Superfi cie non pianeggiante (57% sabbia, 33% limo, 10% argilla) con densità di 1,37 g/cm³ e una copertura da parte del cotico erboso pari al 94%. La struttura di connessione dell ancora al telaio è di tipo a parallelogramma elastico, integrato a balestra. Esso garantisce un assorbimento di carichi fino a 450 kg per singolo elemento. Durante il lavoro, tale sistema ha consentito di assecondare il profilo del terreno, anche in presenza di non trascurabili cambiamenti di pendenza e significativa quantità di scheletro 40 I terreni di prova, entrambi con significativa dotazione di limo e non trascurabile presenza di scheletro, si presentavano rispettivamente in buona condizione di lavorabilità (appezzamento A) e con basso contenuto di umidità (appezzamento B) L ancora presenta profilo ricurvo, con puntale rinforzato e alette laterali per un taglio orizzontale della fetta di terreno. La distanza tra gli utensili è di 28 cm Il telaio presenta una struttura portante robusta (sezione: 200 mm x 200 mm), con la possibilità di aggancio all attacco a tre punti, su posizioni differenti per la scelta del miglior assetto della macchina le è costituito da una struttura portante dotata di dispositivo per l attacco a tre punti del trattore. I dieci utensili sono conformati ad ancora, a profi lo ricurvo, con puntale rinforzato e alette laterali, per una larghezza complessiva di 30 cm. Ciascuna ancora è inserita sul telaio mediante una struttura a parallelogramma, costituita nella parte superiore da una balestra di carico, per l assorbimento della resistenza opposta dal terreno. Dietro ai 10 utensili, alla struttura principale è collegata una dischiera, costituita da 14 dischi a profi lo concavo e margine ondulato. Il loro diametro è di 510 mm e sono disposti con un interasse di 18 cm. A questi 14 dischi si aggiungono i due laterali a margine lisci per il contenimento del terreno smosso. Posteriormente il coltivatore presenta un rullo avente sia funzione di appoggio che di regolazione dell assetto e della profondità di lavoro degli utensili. Tra le diverse soluzioni disponibili, durante la prova la macchina è stata allestita con il rullo ActiPack: esso è costituito da 22 elementi a profi lo bombato (diametro esterno: 585 mm), con interasse di 13,5 cm. Il rullo posteriore è regolabile sia in altezza che in termini di pressione scaricata a terra. Quando usare il coltivatore CLC A fronte delle differenti situazioni che si possono trovare in azienda (terreno lavorato e non; diversa quantità e tipologia di residuo col-
1 2 La famiglia dei coltivatori CLC MODELLI I coltivatori CLC sono proposti in 4 versioni: pro, pro-classic, evo ed evo-wings. I modelli CLC pro sono cinque; tutti portati al trattore ma differenti per la tipologia di telaio e larghezza di lavoro: con telaio rigido: CLC pro300, CLC pro350 e CLC pro400 (rispettivamente con larghezza di lavoro pari a 3-3,5-4 m); con telaio pieghevole: CLC pro400f e CLC pro500f (rispettivamente con larghezza di lavoro pari a 3,8 e 4,9 m, con ingombro in fase di trasporto di 2,85 m). EQUIPAGGIAMENTO L ancora, sempre a profi lo ricurvo, può essere dotata di puntale rinforzato e di alette laterali. Inoltre, posteriormente il coltivatore può essere allestito con singola o doppia serie di dischi, con erpice a denti elastici o a lama fl essibile per il livellamento del terreno, con rullo a gabbia singolo di grande diametro (550 mm) o doppio (400 mm). 3 La dischiera è regolabile sul piano verticale mediante sistema manuale a perni (1) e sul piano di lavoro in due differenti posizioni, perpendicolare o inclinata rispetto al senso di avanzamento (2) così da avere una differente aggressività nei confronti del terreno smosso dalle ancore. Il singolo elemento pulidisco è settabile agendo sul bullone di fissaggio al supporto (3) PREZZO Modello Potenza Prezzo richiesta (euro) ( 1 ) (CV/kW) CLC pro300 140/103 18.425 CLC pro350 160/118 19.625 CLC pro400 200/147 21.550 CLC pro400f 200/147 32.137 CLC pro500f 220/162 35.364 (¹) Prezzi di listino, Iva esclusa, allestimento base. turale), il coltivatore CLC si caratterizza per un elevato grado di versatilità, imputabile fondamentalmente a tre elementi: la struttura del telaio; la tipologia di attacco dell ancora al telaio; la semplicità con cui può essere regolato l assetto di lavoro. In generale, si tratta di una macchina che su suoli non eccessivamente pesanti (anche in presenza di scheletro) garantisce una semplifi - cazione della lavorazione del terreno, sia in presenza che in assenza di residuo colturale in superficie. Ciò rende questo coltivatore adatto per la lavorazione autunnale e primaverile, ma anche per la gestione delle stoppie. Nonostante la ridotta larghezza di lavoro, la sostenuta velocità di avanzamento necessaria per un ottimale impiego ne comporta l abbinamento con trattori di medio-alta potenza e permette di ottenere interessanti capacità di lavoro. Al momento della prova Il coltivatore CLC pro300 è stato provato a Castiglione delle Stiviere (Mantova), accoppiato a un trattore Same Iron 160, con potenza nominale pari a 163 CV (122 kw) e allestito con pneumatici Continental a larga sezione (anteriori: 540/65 R28; posteriori: 650/65 R38). L attrezzo è stato settato sulla base delle condizioni presenti in campo, in modo da verifi carne l aggressività degli utensili, la capacità di arrecare disturbo al terreno e di gestire il residuo colturale. Inoltre è stato valutato l effetto del rullo posteriore, abbinato o meno alla dischiera. Come ha lavorato la macchina Nel complesso l effetto di disturbo arrecato al profi lo lavorato è stato differente a seconda del modo in cui è stato regolato l attrezzo, dal momento che alla fessurazione verticale del terreno si può aggiungere un azione di disturbo più o meno incisiva da parte dei dischi, completata da un differente grado di affi namento del rullo. La zollosità formatasi è risultata variabile, comunque sempre abbastanza contenuta dato il tipo e le condizioni del terreno. Buona la gestione del residuo colturale, con un apprezzabile incorporamento sia degli stocchi che del cotico erboso. Di seguito, vediamo nel dettaglio come si è comportato il coltivatore CLC pro300 durante il test, approfondendo i diversi aspetti della lavorazione. Profondità di lavoro. In entrambi i contesti operativi, la profondità media di lavoro è risultata pari a 25 cm, in linea con quella teorica impostata durante il settaggio. L effetto di fessurazione verticale è stato associato a un rimescolamento più o meno energetico del terreno smosso a seconda della posizio- 41
4 5 La posizione del rullo può essere regolata manualmente in altezza rispetto al terreno mediante sistema a perni (4), mentre due martinetti manuali permettono all operatore di modificare il peso scaricato a terra sulla base di una scala graduata di riferimento (5) ne dei dischi, la cui azione si è concentrata sui primi 10 cm. Aggressività degli utensili. Questo aspetto può essere gestito con facilità, in modo da adeguarlo alle diverse condizioni del terreno. In particolare, come anticipato, si è registrato un disturbo diversamente accentuato del primo strato del profi lo lavorato a seconda dell inclinazione dei dischi. A tale effetto, è abbinata comunque una buona capacità di scalzare le infestanti e incorporare il materiale vegetale senza problemi di intasamento. Effetto sul terreno. La zollosità finale è risultata generalmente contenuta. Le zolle di maggiore dimensione e variabilità si sono ottenute con la lavorazione delle sole ancore (diametro medio: 6,9 ± 2,5 cm). Tale valore è progressivamente diminuito (fi no a 1,0 ± 0,3 cm) all aumentare del peso scaricato a terra dal rullo posteriore (massimo 210 kg/m lineare), mentre non si Ciascun elemento del rullo presenta a margine un risalto seghettato per una maggiore azione di sminuzzamento e affinamento sul terreno smosso. Nell interasse si trova un elemento a lama che può essere impiegato in posizione flottante (non attivo), oppure inserito manualmente per una maggiore azione di disturbo sul terreno 42
Effetto della lavorazione rispetto alle condizioni iniziali. All azione di fessurazione verticale imputabile alle sole ancore è possibile abbinare una maggiore aggressività della dischiera inclinandone la posizione sul piano di lavoro, così da avere un miglior mescolamento del terreno a un azione più energica nei confronti delle infestanti. Nel caso di un secondo passaggio è invece possibile diminuire il disturbo arrecato dalle ancore riducendo la profondità di lavoro e l aggressività dei dischi, aumentando però il peso scaricato a terra dal rullo Il buon grado di affinamento del terreno è stato ottenuto combinando l azione di rimescolamento dei dischi e di pareggiamento del rullo sono ottenuti signifi cativi cambiamenti con un secondo passaggio. Per quanto riguarda il residuo colturale, all aumentare dell incisività d azione dei dischi è cresciuta la frazione incorporata nei primi centimetri di terreno smosso, fi no ad avere una riduzione del 40-50% dell iniziale livello di copertura. La variazione del peso scaricato a terra dal rullo posteriore ha infl uito significativamente nel pareggiamento del terreno smosso. Velocità di avanzamento. In media è risultata pari a 9 km/ora in entrambe le situazioni di lavoro. Luce libera da terra Attacco ancora-telaio Diametro e tipologia di dischi Aggressività del disco Rullo posteriore (versione in prova) Gestione del residuo colturale Affinamento del letto di semina Potenza richiesta Adattamento a qualsiasi dimensione aziendale Facilità di regolazione Regolazione manuale dell assetto Regolazione verticale del rullo Regolazione del peso scaricato dal rullo Adattamento a diverse condizioni di campo Capacità di lavoro LE IMPRESSIONI DEL TESTER NON PIACIUTO PIACIUTO Nel caso del secondo passaggio si è raggiunto un valore di 11 km/ora. Capacità di lavoro. L incidenza dei tempi morti per le svolte di fi ne campo è risultata contenuta, facilitata dal fatto che si tratta di un attrezzo portato. La combinazione della larghezza di lavoro e della velocità di avanzamento si è tradotta in una capacità effettiva compresa tra i 2,1 e i 2,6 ha/ora, rispettivamente nel caso di un unico e di un doppio passaggio, in linea con i diversi settaggi con cui si può intervenire nella lavorazione del terreno e con la richiesta di potenza al trattore. 82 Matteo Bertocco m.bertocco@macchineagricoledomani.it Si ringrazia l Azienda agricola Margoni&Rossi di Grole, Castiglione delle Stiviere (Mantova), per aver ospitato la prova. 43