di Gino Bartali del dopoguerra Uscite dalle mani del mago Bianchi Ugo hanno subito piccole evoluzioni dal 46 al 48 quando Gino vinse il suo secondo Tour de France a distanza di dieci anni dal primo di Libero Ruota con la collaborazione di Alberto Masi e Mimmo Gioffrè Le biciclette di Bartali del 1946 in primo piano e del 1947 secondo piano Bianchi Ugo: detto così, prima il cognome e poi il nome, è stato il meccanico telaista storico della Legnano dagli anni 20 al 48. Forse il nome dopo il cognome lo voleva distinguere dall altro grande Bianchi del ciclismo, l Edoardo, mente del marchio avversario per antonomasia.{mospagebreak title=pag.02 Foto: Bianchi Ugo il telaista storico della Legnano} Bianchi Ugo il meccanico telaista storico della Legnano Bianchi Ugo: detto così, prima il cognome e poi il nome, è stato il meccanico telaista storico della Legnano dagli anni 20 al 48. Forse il nome dopo il cognome lo voleva distinguere dall altro grande Bianchi del
ciclismo, l Edoardo, mente del marchio avversario per antonomasia. Bianchi Ugo stava nell ammiraglia Legnano, una delle prime, con Eberardo Pavesi, Foto:Alfredo Binda,Giovanni Brunero e Bianchi Ugol avucatt, a seguire i campioni: da Brunero a Belloni, da Girardengo a Binda per arrivare fino a Guerra e Bartali. Bianchi Ugo era un mito ed aveva fatto la storia della famiglia Legnano, così come già la definiva Alfredo Binda che diceva in proposito: Bianchi Ugo era il meccanico provetto della Legnano, Il taumaturgo delle nostre biciclette: già negli anni 20 confezionava per tutti i componenti della squadra biciclette su misura con la scrupolosità di un sarto che prepara l abito per un attore. Bravissimo con le pinze e generoso sul piano umano. Stimato e benvoluto da tutti, era l amico sincero di ogni corridore.lasciata la Legnano per raggiunti limiti di età, Bianchi Ugo si era dedicato alla produzione in proprio di cinghietti per puntapiedi. Riconoscente per l assistenza tecnica da lui ricevuta in tanti anni di gare gli avevo concesso disinteressatamente di imprimere, come desiderava, il mio nome sugli oggetti di sua produzione. Foto: Giovanni Brunero e Bianchi UgoUn ciclismo d altri tempi dove Binda non si era venduto alla concorrenza di altri marchi ciclistitici perché, a sua detta, legato da un debito di riconoscenza con la Legnano che lo aveva scoperto e seguito agli inizi della carriera.non fù così per Coppi che nel dopoguerra accettò l ingaggio della Bianchi dopo aver esordito anch egli, e vinto il suo primo Giro d Italia nel 1940, con la maglia Legnano. A tal proposito Luciano Succi, gregario Legnano di quei tempi ricorda che nella tappa decisiva, Firenze Modena con l Abetone da scalare, Bianchi Ugo chiese la sera prima a Fausto i rapporti che avrebbe voluto per il giorno successivo e Coppi, già smaliziato, tenne il meccanico sulle spine per non favorire il compagno di squadra Bartali con una sua scelta anticipata. Per la cronaca Fausto staccò Gino di quasi 4 minuti in quella tappa anche per via di un guasto tecnico di Gino a cui si svitò una calotta e dovette attendere l intervento proprio di Bianchi Ugo dall ammiraglia. Foto:Gino con moglie e figlinel dopoguerra le biciclette si standardizzarono per alcuni anni utilizzando il cambio Campagnolo a due leve a cui non tutti si adattarono così bene come Bartali che aveva una particolare predisposizione per un uso corretto dello stesso. Diciamo quindi che dal 1946 al 1948 non vi furono particolari evoluzioni tecniche anche se le strade erano ancora piuttosto irregolari e l asfalto dei nostri giorni un sogno impensabile. In una competizione come il Tour de France le forcelle delle biciclette saltavano come birilli e c era da ingegnarsi per cercare di rinforzare questa delicata struttura. Interessante quello che ci dice Alberto Masi,memoria storica del ciclismo d altri tempi, a tal proposito: Mio padre Faliero mi diceva che era stato Bianchi Ugo ad inventare i rinforzi interni delle forcelle a forma di triangolo per irrigidire quella parte del fodero sotto la testa della forcella. Con quel sistema si risparmiavano parecchie forcelle ed a quei tempi era un bel vantaggio anche nei confronti degli avversari.in realtà anche Bianchi Ugo commise per anni alcune ingenuità progettuali, una per tutte in sistema di passaggio dei fili del freno posteriore all interno del tubo orizzontale che creava un indebolimento dello stesso con frequenti rotture che si manifestavano in modo progressivo. Anche il classico sistema di chiusura del tubo reggisella che si contrapponeva a quello Bianchi per il suo posizionamento sullaparte inferiore del tubo orizzontale non era immune da critiche sia per l efficienza discutibile sia per la possibilità di indebolire il tubo verticale.in realtà Bianchi Ugo portò a compimento soluzioni tecniche d avanguardia sia per quanto riguarda i pesi del mezzo che la meccanica. Nel 1948 mise a punto una bicicletta da pista del peso di 3,9 kg. Mozzi speciali alleggeriti, movimento centrale con foro ceco, tubi da 3 decimi di millimetro, telaio senza pipe con tubi saldati di testa ad argentone, ruote da 28 raggi, tubolari da 90 grammi.e Bartali che rapporto aveva con la bicicletta? Diciamo che Bartali non era un perfezionista come Coppi e si adattava comunque al mezzo, sembrava quasi che Foto: Bartali e Coppi in corsaogni evoluzione tecnica potesse dargli fastidio. In questo articolo analizzeremo le caratteristiche di tre biciclette Legnano di Bartali realizzate da Bianchi Ugo degli anni 46 47 e 48, molto simili tra loro ma diverse per alcuni particolari. Dal 49 peraltro divennero responsabili del reparto corse Legnano Umberto Marnati e Lupo Mascheroni (così soprannominato da Faliero Masi per l insaziabile appetito che lo distingueva ) con un sensibile calo della qualità realizzativa: Quei due erano allergici alla lima dice di loro Alberto Masi osservando le Legnano della squadra corse di prima e dopo il 48.{mospagebreak title=pag.03 Foto: di Gino Bartali} di Gino Bartali Le biciclette originali Legnano di Gino Bartali del 1946 e '47e alcuni particolari della bici del 1948 con cui vinse il tour de france
{gallery}legnanobartali{/gallery} {mospagebreak title=pag.04 Foto: Le particolarità delle bici Legnano} Le particolarità delle Legnano Le prime due biciclette Legnano di Bartali ( 46 e 47) le abbiamo potute fotografare nei minimi particolari analizzando al meglio i dettagli, della terza del 48 con cui Gino vinse il Tour e conservata a Parigi abbiamo le foto di alcuni particolari comunque significativi. - Innanzi tutto possiamo notare la numerazione del telaio Legnano della squadra corse. Le prime due cifre corrispondono all anno di produzione, le seconde due al numero progressivo della bicicletta. In quegli anni la squadra Legnano era composta da 8 corridori e ogni corridore utilizzava una o due biciclette per stagione. E verosimile che Bartali ne avesse a disposizione qualcuna di più, tre, forse quattro.gli esemplari a nostra disposizione hanno i numeri di successione 21 ( 46) e 16 ( 47) possiamo quindi dedurre Bianchi Ugo provvedesse annualmente a più di venti biciclette il che quadra con i conti appena fatti. La numerazione del telaio squadra corse {gallery}legnano01{/gallery} - Altro particolare presente su queste bici di Bartali sono le due calotte sinistre montate sia a destra che a sinistra che potevano favorire lo smontaggio del movimento centrale anche senza particolari attrezzi a disposizione. Ricordiamo che questi esemplari sono assolutamente conservati e ritrovati con storie diverse dopo essere state a riposo per molti anni - Le misure dei telai sono molto simili anche se l esemplare del 47 è qualche millimetro più basso per quanto riguarda il tubo verticale, mentre l orizzontale è eguale. - Le biciclette sono modello Roma. La decalcomania è presente in alto sul tubo di sterzo - Le congiunzioni sono diverse: l esemplare del 46 presenta congiunzioni lavorate con disegno rientrante a forma di C e fa pensare ad esemplari pre-conflitto, mentre la bici del 47 così come quella del 48 ha congiunzioni più diritte. Anche la foggia del nodo sella è sensibilmente diversa presentando dal 47 una punta di rinforzo in corrispondenza del tubo orizzontale proprio là dove vi è la fessura intagliata allo scopo di poter stringere il tubo. - Le cannette del carro posteriore si raccordano al forcellino dentato con foggia a scarpetta negli esemplari del 46 e 48 mentre quello del 47 presenta la forma a ghianda - Le pipe del manubrio sono Garavaglia modello Gara da 9 cm. Nel esemplare del 46 è presente l effige di una Madonnina a forma di piccola medaglia saldata all estremità prossimale. - Il modello del 46 presenta una cromatura del tubo di sterzo, cromatura poco consistente che si è nel tempo
quasi completamente danneggiata - I mozzi sono in tutte e tre le bici Campagnolo da 40 e 36 fori, provvisti di foro per l ingrassaggio e mollettina di protezione. - La bici del 48 presenta la decalcomania con il classico logo Legnano sul tubo obliquo e la colorazione appare più chiara rispetto alle altre due. - I freni sono per tutti i classici Universal utilizzati in quegli anni, mentre la guarnitura anteriore è in tutte a 49 denti - I pedali sono FOM, le selle Brooks, ovviamente, come ogni corridore dell epoca che si rispetti