Spiritualità delle relazioni

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Anno LIV - n 7-8 / 2006 PERIODICO MENSILE DEL MOVIMENTO TRA NOI Sped. in abb. post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 2, DCB Roma PER LA SPIRITUALITÀ DELL ACCOGLIENZA A Torcida de Deus Spiritualità delle relazioni Il volto dei poveri

Periodico mensile del Movimento Tra Noi Direttore responsabile: Matilde Gana Coordinamento redazionale: Antonella Simonetta Renato Mura Fotografie: Archivio fotografico Tra Noi Fotocomposizione e stampa: Tipolitografia Istituto Salesiano Pio XI Via Umbertide, 11-00181 Roma Tel. 06 7827819 / 06 7848123 tipolito@pcn.net Redazione centrale: Via Machiavelli, 25 - Roma Direzione, amministrazione e redazione Tra Noi: Via Monte del Gallo, 113-00165 Roma Tel. 06.636708-06.39387355 - Fax 06.39387446 www.tranoi.it - movimentotranoi@virgilio.it Tra Noi viene inviato gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta. Si sostiene grazie al contributo volontario dei Membri del Movimento Tra Noi e alla generosità dei lettori che hanno a cuore questa rivista e le sue finalità. CCP n. 26933002 intestato a: Tra Noi Lavoratrici via Machiavelli, 25-00185 Roma Per richiedere l abbonamento o per qualunque corrispondenza contattare il Tra Noi. Raccomandiamo di comunicarci tempestivamente qualunque cambio di indirizzo onde evitare inutili spese postali. Sped. abb. post. Art. 2 Comma 20/C L. 662/96 Filiale di Roma Aut. Tribunale di Roma n. 277 del 15 maggio 1952 Finito di stampare: luglio 2006 IN QUESTO NUMERO 2 Formazione Essere testimoni credibili del Crocifisso Risorto 3 Camminiamo insieme Uno scritto del nostro Fondatore 5 Chiesa La fede libera l amore 8 Attualità A Torcida de Deus 10 Riflessioni Spiritualità delle relazioni: antropologie inadeguate 12 Pagina Aperta Benedetto XVI raduna Movimenti e Comunità in un abbraccio paterno 14 Spiritualità Il volto dei poveri 16 Nello spirito di don Orione Non bisogna mai disperare 17 In diretta dal Movimento Il coraggio di una scelta 18 Il Gruppo di Roma in ritiro 19 Festa di chiusura del Centro Santa Chiara FORMAZIONE Andrea del Castagno: Resurrezione (Firenze, Cenacolo di S. Apollinare) Essere testimoni credibili del Crocifisso Risorto La Chiesa Italiana si appresta a celebrare il suo quarto Convegno Ecclesiale Nazionale, per annunciare il vangelo della speranza e, intorno alla virtù teologale della speranza, costruire il suo progetto pastorale per il prossimo decennio. I Vescovi, come scrivono nel documento preparatorio al Convegno, Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, dopo aver additato nel Cristo risorto la fede e la speranza della Chiesa, affermano che, in questo inizio di millennio, carico di sfide e di possibilità, Egli chiama i cristiani a essere suoi testimoni credibili, mediante una vita rigenerata dallo Spirito e capace di porre i segni di un umanità rinnovata (n. 1). Gesù, il Crocifisso, cifra di tutti i fallimenti del mondo, di tutte le fragilità umane, ma anche cifra dell amore radicale e della dedizione totale è Lui, lo stesso, il Risorto, fondamento e primizia di tutte le possibilità, di ogni possibile riuscita, di ogni realizzazione che va oltre ogni possibile attesa, mediatore della sovrabbondanza della grazia divina che colma e sopravanza ogni possibile desiderio umano. Al cristiano, al centro della cui fede c è proprio il Cristo, Crocifisso e Risorto, è chiesto di testimoniare con uno stile credibile di vita, Cristo Risorto come la novità capace di rispondere alle attese e alle speranze più profonde degli uomini d oggi (ivi), anche, anzi proprio, in quest epoca in cui, come molti analisti osservano, il dominante sentimento di fluidità è causa di disorientamento, incertezza, stanchezza e talvolta persino di smarrimento e disperazione (ivi). La speranza cristiana, radicata nella fede e testimoniata dalla carità, diventa per gli uomini di oggi il segno tangibile della presenza di Dio, nelle cui mani è posta la nostra vita, nel cui cuore sono gettate le tristezze e le angosce del tempo (cfr. ivi). Cristo potrà apparire agli uomini e alle donne di oggi come la novità capace di rispondere alle attese e alle speranze, attraverso la testimonianza che noi cristiani sapremo dare ogni giorno e nei nostri usuali ambienti di vita e di lavoro di una vita rigenerata dallo Spirito. Significa per noi agire nel qui e ora della nostra vita secondo lo Spirito, animati, cioè, dalla carità di Dio, sola, come diceva Don Orione, capace di salvare il mondo, dallo Spirito dell accoglienza, come ci raccomandava Don Plutino, solo capace di costruire una fraternità universale per un mondo migliore. Siamo chiamati ad essere in mezzo agli uomini i santi di ogni giorno: coloro che hanno mantenuto e perfezionato la santità ricevuta nel Battesimo (cfr. Lumen gentium, 40), vivendo in fedeltà a Dio e all uomo (ivi). Saremo segni di risurrezione se saremo capaci di condividere le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono (Gaudium et spes, 1), se sapremo mostrarci realmente e intimamente solidali con il genere umano e con la sua storia (ivi), con ogni uomo che incontriamo ogni giorno e con le sue piccole storie, per testimoniargli con la nostra accoglienza, l amore accogliente di Dio ( Tra Noi, Statuto, art. 2). Antonio Casile

In margine alla Festa del Papa Uno scritto del nostro Fondatore Nel pomeriggio del 28 giugno scorso, l Opera di Don Orione, con tutti i suoi aderenti, ha organizzato la tradizionale Festa del Papa all Auditorium di Via della Conciliazione a Roma, per testimoniare che il cuore del popolo orinino: vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, laici, professionisti, sani, ammalati... batte all unisono con quello del Papa. Il Movimento Tra Noi ha partecipato presentando una popolare danza peruviana, la Marinera, animata da Angelo e Gabriella con dei magnifici costumi tradizionali e da molti bambini che hanno resa più gioiosa la coreografia della danza, sottolineando la preziosità della Vita e la sua difesa. Don Aurelio Fusi, segretario Generale della Congregazione di don Orione, nella lettera di ringraziamento al Movimento tra l altro dice: Anche don Plutino dal cielo gioisce per questo bell omaggio che avete presentato al Papa, non solo la danza ma la vostra presenza, simbolo delle opere di accoglienza verso chi è debole e forestiero in Italia. In questa nostra conversazione cercherò di rispondere alla domanda: CHI È PER NOI IL PAPA? Le risposte possono essere svariatissime in senso negativo e positivo, dipende dalla nostra fede e dalla nostra formazione. Non è detto che tutti i cattolici hanno le idee chiare sul Papa, più che per cattiveria per ignoranza, perché conoscono tante cose ma non quelle veramente utili per essere all altezza della loro missione di cristiani. Certo, se guardiamo il Papa dall aspetto esterno è una persona come tutte le altre; anche san Pietro era uno degli apostoli, ma dopo Pio XII Giovanni XXIII che Gesù lo costituì capo, gli altri cambiarono idea e videro in lui realmente colui che agiva e operava in nome di Gesù, videro la nuova creatura. Per chi veramente crede, il Papa è il capo visibile di tutta la Chiesa e Vicario di Gesù Cristo, capo invisibile. Perciò il Papa opera e agisce in nome e per autorità di Gesù Cristo in tutta la straordinaria grandezza del suo servizio. Per Lui non ci sono stranieri in quanto Dio Padre lo arricchisce della sua divina e universale paternità e lo rende capace di operare e agire, come operava e agiva Gesù. È Camminiamo insieme 3

Camminiamo insieme questione di fede e di amore e possiamo essere certi che Gesù continua a parlarci, istruirci e formarci per mezzo del suo Vicario il Papa. Per questo tutti siamo figli, e lo abbiamo sentito, almeno noi, lo abbiamo ascoltato e possiamo dire toccato con le nostre mani, nelle venerate persone di S. Santità Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo Sesto, la cui memoria è vivissima in tutta l umanità. Lo constatiamo con i nostri occhi in Giovanni Paolo I. Molti si sono ricreduti e hanno dovuto ammettere che il Papa è veramente Grande e ha una missione universale come nessun altro al mondo. Quando Gesù scelse Pietro disse: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò LA MIA CHIESA (cioè tutti i credenti in Lui). Sapeva Gesù che l uomo ha bisogno di vedere e di toccare questa divina realtà. Ad ogni successore di Pietro, Gesù, nel mistero, rivolge le stesse parole: «Tu sei Pietro, tu continuerai a edificare la MIA CHIESA». Giovanni Paolo I ha gli stessi poteri e la stessa autorità di Pietro, perché è sempre Gesù che parla e insegna; ne è anche espressione la presenza di migliaia e Paolo VI Giovanni Paolo I Giovanni Paolo II migliaia di persone che la domenica e il mercoledì vanno ad ascoltare la parola del Papa, a volte provenienti da luoghi lontanissimi e anche con grandi sacrifici. Perciò ripetiamo: il Papa è il Vicario di Cristo nostro Salvatore, nell esercizio della di Lui autorità. Egli ha un autorità immediata su tutti i governa il popolo di Dio. A noi cattolici il dovere di conoscerlo e di amarlo; di farlo conoscere ed amare. A noi il gioioso impegno della totale obbedienza. don Sebastiano Plutino cristiani cattolici, senza interposizione di alcuno: la sua autorità è piena e universale, e se Sua Santità Giovanni Paolo I ha rinunciato alla cerimonia dell incoronazione, non ha certamente rinunciato alle sue prerogative di essere il rappresentante di Gesù Cristo sulla terra e il pastore supremo che guida e LA FESTA DEL PAPA Tanti cuori attorno al Papa, evangelizzatore della vita Roma, 28-29 giugno 2006 UDIENZA GENERALE mercoledì 28 giugno, ore 10 Erano presenti circa 2000 orionini provenienti da tutto il mondo per l annuale Festa del Papa. Terminata la sua catechesi, il Santo Padre ha rivolto un particolare saluto alla Famiglia Orionina: Saluto quanti prendono parte all Incontro promosso dalla Famiglia Orionina, in occasione della Festa del Papa, che questo anno ha come tema "Tanti cuori attorno al Papa, evangelizzatore della vita". Cari amici, vi ringrazio per la vostra presenza e per l amore che volete manifestare verso il Successore di Pietro con questa vostra iniziativa. Continuate a seguire fedelmente il vostro Fondatore e testimoniate il Vangelo della vita mediante ogni vostra Istituzione ed attività, al servizio specialmente delle persone deboli e sofferenti, ricordando come diceva don Orione che nel più misero dei fratelli brilla l immagine di Dio. 4

Famiglia: V Incontro Mondiale La fede libera l amore Marco Doldi, docente di Teologia Morale all Istituto Superiore di Scienze Religiose di Genova Cosa è rimasto del V Incontro mondiale delle famiglie di Valencia, in Spagna, concluso, domenica 9 luglio, con la messa presieduta da Benedetto XVI di fronte a centinaia di migliaia di fedeli? Quali messaggi possono essere rilanciati alle famiglie in Italia? N elle parole di Benedetto XVI a Valencia c è un intuizione, che sorregge tutto: la fede e l etica cristiana non privano l amore umano della sua forza. Neanche sono messe fuori gioco dal mutare dei tempi. Tutto il contrario. All omelia della Messa, davanti a famiglie provenienti da tutto il mondo, il Papa ha detto con forza che la fede non è, dunque, una mera eredità culturale, bensì un azione continua Chiesa

6 Chiesa della grazia di Dio che chiama, come anche della libertà umana che può aderire oppure non aderire a quella chiamata. Questo punto è essenziale. La fede è qualcosa di vivo, perché dona in maniera nuova e personale l aiuto di Dio per realizzare il buon progetto sull amore e suscita la collaborazione dell uomo e della donna, i quali, nella loro libertà e nel modo loro proprio, vivono tale progetto. L amore umano è suscitato da Dio ed è realizzato dall uomo e dalla donna nell accoglienza; ciò, però, non condanna la fede entro le mura del sacro. Il progetto di Dio sul matrimonio qui sta l insegnamento di Benedetto XVI si manifesta limpidamente al cuore dell uomo. Per questo, le ragioni della fede non sono messe fuori gioco dalle sfide contemporanee; davvero, la fede non è cosa d altri tempi! E quali sono queste ragioni? Le troviamo abbondanti nelle parole del Papa. Intanto, egli denuncia come la cultura attuale esalti a tal punto la libertà (ma, veramente, è tale?) dell individuo, da renderlo soggetto autonomo. L uomo moderno basterebbe a se stesso; non dovrebbe vivere né relazioni, né responsabilità. Dall immagine di individuo conseguono le regole del vivere sociale e i valori civili. Condonata come residuo del passato ogni verità oggettiva, si cerca di realizzare ha detto il Papa la vita sociale solo a partire da desideri soggettivi e mutevoli. Questo progetto di uomo conduce all esaltazione dell io a scapito del servizio alla società, conduce al venire meno del servizio al gruppo sociale. Denunciato il pericolo del nostro tempo, non per il gusto di vedere il male, ma per la responsabilità di camminare nella storia, la Chiesa non cessa di proclamare la verità sull uomo e la donna, la vocazione personale all amore. La famiglia, fondata sul matrimonio unico e fedele, è il primo luogo dove si vivono le più autentiche relazioni umane: quella sponsale, comunitaria, genitoriale e filiale. Nessun uomo si è dato l essere a sé stesso né ha acquisito da solo le conoscenze elementari della vita. Tutti abbiamo ricevuto da altri la vita e le verità basilari di essa, e siamo chiamati a raggiungere la perfezione in relazione e comunione amorosa con gli altri. Quando un bambino nasce, attraverso la relazione con i suoi genitori incomincia a fare parte di una tradizione familiare che ha radici ancora più antiche. Con il dono della vita riceve tutto un patrimonio di esperienza. In riferimento a questo, i genitori hanno il diritto e il dovere inalienabile di trasmetterlo ai figli: educarli alla scoperta della loro identità, introdurli alla vita sociale, all esercizio responsabile della loro libertà morale e della loro capacità di amare attraverso l esperienza di essere amati e, soprattutto, all incontro con Dio. I figli crescono e maturano umanamente nella misura in cui accolgono con fiducia quel patrimonio e quell educazione che continuano ad assumere progressivamente. In questo modo sono capaci di elaborare una sintesi personale tra ciò che hanno ricevuto e quello che impa-

rano, e che ognuno e ogni generazione è chiamata a realizzare. E, ancora, Benedetto XVI ha sottolineato la forza plasmante dell amore familiare: L affetto con il quale i nostri genitori ci accolsero ed accompagnarono nei primi passi in questo mondo è come un segno e prolungamento sacramentale dell amore benevolo di Dio dal quale veniamo. L esperienza di essere accolti e amati da Dio e dai nostri genitori è il fondamento solido che favorisce sempre la crescita e lo sviluppo autentico dell uomo e che tanto ci aiuta a maturare durante il cammino verso la verità e l amore, come anche a uscire da noi stessi per entrare in comunione con gli altri e con Dio. La famiglia non può essere sostituita da nulla e nessun altra istituzione può esserle simile. Essa nasce da una profonda relazione interpersonale tra il marito e la moglie ed è sostenuta dall affetto e dalla mutua comprensione. L amore tra il padre e la madre sono parole della Veglia presso la Città delle Arti e delle Scienze di Valencia offre ai figli una grande sicurezza e insegna loro la bellezza dell amore fedele e duraturo. La famiglia è un bene insostituibile per l uomo e per la donna e, nello stesso tempo, per i figli frutto dell amore e della donazione totale e generosa dei genitori. Promuovere la famiglia è una chiamata rivolta a tutti, in modo particolare, a chi ha in mano la guida della vita civile. Le due giornate di Benedetto XVI Riproporre il ruolo centrale della famiglia basata sul matrimonio, ricordarne la sua importanza per la trasmissione dei valori e della fede, aiutare l istituzione matrimoniale come uno dei più importanti servizi che si possono rendere oggi al bene comune: questi i passaggi principali dei vari discorsi tenuti da Benedetto XVI a Valencia, in occasione del V incontro mondiale delle famiglie (1-9 luglio). Il Papa, giunto l 8 luglio, si è recato subito alla stazione della metropolitana del Jesus per pregare per le numerose vittime dell incidente, avvenuto il 3 luglio. Prima di partire per la Spagna, il Santo Padre ha inviato un messaggio al presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, nel quale ha invitato l Italia a continuare a tutelare con ogni sforzo l istituto familiare, cellula fondamentale della società. Napolitano ha risposto a quest appello sottolineando che la famiglia costituisce, da sempre, il nucleo basilare della nostra società. Ha destato perplessità e amarezza, non soltanto tra i cattolici, la decisione del premier spagnolo Luis Rodriguez Zapatero di non partecipare alla messa del 9 luglio; presenti, invece, i reali spagnoli. Il Papa, dopo la Messa, è ripartito alla volta dell Italia. 7Chiesa Roma, 15 maggio: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante il suo discorso a Montecitorio

8 Attualità La tifoseria di Dio A Torcida de Deus In clima di coppa del mondo tutto ciò che riguarda tifoseria diventa normale, anzi attuale e perché no, divertente. In certi Paesi poi, come il Brasile, sembra che tutto dipenda dal pallone ed in funzione di esso il popolo comunica con i mezzi che sono propri di questo sport. È indubbio che ciò che non succede con le diplomazie internazionali, può accadere intorno ad un pallone che, strano ma vero, riesce ad unire popoli e nazioni di tante razze. L entusiasmo e la gioia che unisce i tifosi è solitamente così grande che almeno per un certo tempo fa superare preoccupazioni e sofferenze del vivere quotidiano. Oltre ottantamila tifosi per Dio pregano insieme allo stadio il Minerão di Belo Horizonte, in Brasile, per celebrare il Corpus Domini, festa dell eucarestia. Un esperienza di fede e un modo di portare Dio in uno degli aeropaghi moderni. Ma, non nascondo che quando sono stata invitata allo stadio di Belo Horizonte in Brasile, il Mineirão, per la Torcida de Deus, sono rimasta un po sconcertata. Certo non capita di frequente festeggiare il Corpus Domini in uno stadio, gremito di folla che inneggia a Gesù Cristo, nostro Re, mentre l onda umana degli spalti ripete il classico gesto delle grandi manifestazioni. Dico la verità ero piuttosto perplessa su queste forme celebrative, ma quando all inizio della S. Messa il silenzio devoto della moltitudine ha fermato ogni emozione ho percepito chiaramente che il Dio in mezzo a noi non rifiuta l incontro con l uomo, qualsiasi sia il luogo e l evento. È l incontro con Lui che rende sacra ogni cosa. Inserita in questa grande celebrazione c era anche la beatificazione di padre Eustáquio van Lieshout, un sacerdote della Congregazione dei Sacri Cuori,

L arcivescovo metropolita di Belo Horizonte, dom Walmor Oliveira de Azevedo presiede la celebrazione della 12 a Torcida de Deus nato in Olanda e vissuto prevelentemente in missione in Brasile, donandosi ai poveri ed agli ammalati. Il suo motto era saude e paz, salute e pace per tutti e per sempre. A Torcida de Deus, che si svolge ogni tre anni, aveva dunque un carattere anche più familiare: un prete che fino a qualche decennio prima camminava per quelle strade seminando carità e solidarietà con una cura particolare per i malati, veniva esaltato alla gloria degli altari. Il pane spezzato, celebrato nell Eucaristia, diveniva, nella testimonianza di un fratello, gioia che si perpetua nel tempo raggiungendo l eternità. I motivi per far festa erano tanti, ma soprattutto il desiderio di riconoscere che il primato è di Dio, che la nostra vita ha un senso ponendo Lui al primo posto e seguendolo nelle vie del Suo Vangelo e della Sua Chiesa. Ecco perché la tifoseria di Dio si riunisce ed esalta con i mezzi del mondo l urlo sportivo, e l entusiasmo calcistico Colui che è il Signore. Il pomeriggio scorreva nella preghiera e nel canto; la sera, dopo la Santa Messa, con le fiaccole accese la solenne Adorazione Eucaristica: un grande Ostensorio su un altare eretto su un Camion mostrava al mondo l Amore infinito di Dio, di un Dio che si fa uomo, presenza nella storia dell umanità, per salvare. Un black-out improvviso, ma significativo, lascia attonita la folla che, in un silenzio eloquente di commozione, adora. Ed inizia la processione ai bordi del grande campo: il cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione per la Causa dei Santi, venuto da Roma per la beatificazione, i vescovi, centinaia di sacerdoti ed infine i rappresentanti della Chiesa locale. Il canto unanime racconta la vita del popolo di Dio in cammino: l esodo, la fame, l oppressione, il pianto, la gioia e l allegria. La folla irrompe nel ritornello: Anch io sono tuo popolo, Signore, e sono in questa strada, solamente la tua grazia mi basta e nient altro. Nella continua professione di fede si snoda la straordinaria processione che, fermandosi ai quattro lati dello stadio, accoglie la benedizione e le diverse preghiere: per il mondo, per la Chiesa, per la pace, per tutte le famiglie. Nessuno poteva essere dimenticato e davanti all immagine del nuovo beato i sofferenti, i malati erano i prediletti, i privilegiati per cui pregare. La notte calava nell atmosfera coinvolgente della tenue luce delle migliaia di candele che pian piano si consumavano nei flamboux. Il silenzio era l espressione più eloquente del popolo credente che fiducioso innalzava al Dio vivo il proprio omaggio. Improvvisa la luce irrompe nello stadio: una luce folgorante che rievoca la Resurrezione. Il canto dell Alleluia dà gloria a Dio, mentre l Amen forte e convinto conferma la fede di tutto il popolo. La tifoseria di Dio esce commossa dallo stadio, sapendo che ha riposto in Colui che è il Vincitore di ogni battaglia, la sua speranza. A.S.

Riflessioni 10 Spiritualità delle relazioni: Abbiamo espresso nel numero precedente alcune formule descrittive della spiritualità, come modo di essere, forza di autotrascendenza, codice genetico sociale, fonte ispiratrice. In questo numero richiamiamo l attenzione sul retroterra antropologico che determina, come sua espressione, il senso preciso della relazione. Un mondo interdipendente porta alla ribalta proprio la relazione, al punto da farne il tratto caratteristico, per non dire esplosivo. II mondo oggi, con linguaggio mediatico, è tutto in rete : siamo interconnessi. Finisce l epoca simboleggiata dall isola e inizia quella simboleggiata dall arcipelago. Prima i modelli tradizionali, segnati da riferimenti limitati, circoscritti, autoreferenziali, basati sull idea e la pratica del confine e sul criterio di unire per omogeneità ; oggi i modelli innovativi, segnati da riferimenti aperti, basati sullo s-confinamento e sul criterio di unire per diversità. Nulla sembrerebbe più inevitabile della relazione, ed è così. Ma ecco il punto non ogni relazione di fatto è risposta alle sfide proprie della situazione di un mondo globalizzato, che risulta oggi drammaticamente prigioniero della logica della relazione mercantile e della comunicazione virtuale. Per delineare una prospettiva spirituale, dobbiamo in partenza liberare la relazione dai vincoli di una cultura di mercato e virtuale, che esprime e alimenta un antropologia sacrificale, che provoca esclusione e morte, alla sua immagine e alla sua realtà. Ecco perché si tratta di una sfida e di una sfida che raggiunge il livello delle idee e dell azione, precisamente a partire da un opzione globale, da un principio ispiratore. Dobbiamo, quindi, fare alcune necessarie precisazioni sulla sorte della relazione all intermo di due antropologie oggi dominanti. Proprio mentre si sta imponendo come avvenimento, la relazione è minacciata da modelli culturali fondati sull appropriazione e il dominio, sulla invisibilizzazione e l impercezione. L antropologia economicistica Sappiamo quanto l attuale forma di globalizzazione sia segno e veicolo di una cultura di mercato. È tragicamente illuminante la diagnosi sempre più attuale, fatta da Giovanni Paolo II nel 2001: La globalizzazione è divenuta rapidamente un fenomeno culturale. Il mercato come meccanismo di scambio è divenuto lo strumento di una nuova cultura. Il mercato impone il suo modo di pensare e di agire e imprime sul comportamento la sua scala di valori. La globalizzazione (appare) come un inondazione distruttiva che minaccia le norme sociali che le hanno tutelate e i punti di riferimento culturali che hanno dato loro un orientamento di vita. La centralità è data alla produttività e al profitto, ad ogni costo. L ideologia della crescita sacrifica sul suo altare non solo il bene comune universale, ma la stessa ecosfera. I poteri politici, legati ancora al criterio della territorialità, anche se lo volessero cosa che è sempre meno probabile sono inadeguati a dettare regole e controlli all imperialismo del denaro e della finanza. L homo oeconomicus stabilisce la relazione con le persone in modo funzionale e subordinato alla logica delle leggi della relazione con le cose. Persone, gruppi umani, intere aree continentali diventano quindi un mezzo funzionale alla ricerca degli interessi di parte.

antropologie inadeguate In un mondo in cui ogni minima percentuale d arresto o, peggio, di calo della crescita materiale, suona come minaccia e disgrazia, il concetto di esubero, di rifiuto, di discarica, si applica senza distinzione e sussulto etico alla produzione e alle persone. La concezione inadeguata e fatale è considerare la persona come soggetto che produce se stesso e il mondo attraverso il lavoro, sacrificando le molteplici altre dimensioni che trascendono la pur necessaria dimensione economica. Se l economico subordina il sociale e il culturale, la relazione umana diventa prigionia e morte. L economico non può subordinare il sociale e il culturale senza distruggere la relazione interumana, degradandola a mercificazione. L antropologia mediatica Più carico di promesse per il successo della autentica relazione umana sembrerebbe il mondo della comunicazione. Potremmo attenderci qualche spinta alternativa alla marcia dell impossessamento e della fruizione, che si impongono nella filosofia e nella stessa simbologia dell economicismo. E di fatto, sono molti i contributi che approfondiscono la considerazione della persona come essere linguistico, comunicativo, simbolico. La civiltà della parola e dell immagine rispetto alla civiltà del silenzio comporta di per sé un grande potenziale per lo sviluppo del dialogo, dell incontro tra mondi e modelli culturali, di una coscienza di sé più legata all accoglienza e al confronto con l alterità, vicina e lontana. Il mondo dei media ha imboccato però la strada tecnica o cibernetica: il mezzo prevale sui fini sociali e crea un approccio estetizzante e virtuale con la realtà... Mentre sorge la possibilità di percepire eventi e persone nel mondo intero, essi sono invisibilizzati e rimossi. Una nuova forma di nichilismo affligge la vocazione ad uscire da sé e trovare se stessi negli altri. Non si entra nella terra promessa della ricchezza comunicativa ed espressiva, ma si genera il fenomeno della impercezione. L antropologia del lavoro e della tecno-comunicazione ha tali limiti che non può fondare una nuova socializzazione. Una nuova antropologia L ambiguità delle due prospettive rende acuto il bisogno di un antropologia in cui il lavoro e la comunicazione, senza perdere i loro tratti di verità, siano assunti in un quadro concettuale e ispirativo che renda possibile l autenticità delle relazioni. Entra qui in gioco una spiritualità globale che corregga e superi i limiti delle eredità culturali, sia di quelle più diffuse che di quelle emergenti. La relazione può fiorire libera e liberante in un antropologia basata sulle categorie della condivisione e della gratuità. Esse si richiamano e si esigono vicendevolmente: una come fonte, energia, sentimento e valore propulsivo del divenire della persona, l altra come forma compiuta di relazioni interpersonali costruite secondo la gratuità. L accento prioritario va dato alla condivisione per correggere sul nascere un impostazione della gratuità che non conduca alla sua autenticazione nella condivisione che ne é il segno e il frutto. Un ispirazione spirituale che voglia correggere la malizia della tendenza all autoaffermazione esclusiva deve rendere sensibili, anzi ipersensibili, al dramma della disparità che affligge l umanità. La correlazione di gratuità e condivisione deve condurre a cogliere con prontezza e con responsabilità effettiva le forme negate della gratuità, che si rivelano in modo per sé intollerabile nella crisi di fraternità/sororità oggi così eclatanti e che dovrebbero condurre all assunzione di decisioni irrevocabili. Don Gino Moro Riflessioni 11

PAGINA APERTA 12 PAGINA Da più di un secolo una serie di grandi figure di Papi ha dato nuovo splendore alla Chiesa. Con incessante progressione si è palesato nel popolo di Dio un risveglio, una presa di coscienza, una nuova esigenza di collaborare all annuncio del Regno. L associazionismo cattolico, rifiorito non solo all interno della parrocchia, ma in campo politico, sociale, culturale è stato un primo sintomo della volontà dei fedeli di un maggior impegno di coerenza ed azione nella vita della Chiesa e della società civile. Sul risveglio del popolo di Dio, sulla rinnovata volontà, è intervenuto potentemente lo Spirito Santo che ha fatto scendere ispirazioni, veri e propri carismi che hanno dato alla vita ed al lavoro del laicato una forte impronta spirituale, suscitando o ravvivando in tutti la profonda coscienza di essere Chiesa. La Chiesa infatti, con la sua gerarchia assisteva, mater et magistra, a questa fioritura, consigliava, sosteneva, benediceva. Per coloro di cui lo Spirito particolarmente si serviva, non sono mancate, sotto varie utili potature, sospensioni d animo, sofferenze, tentazioni di Benedetto XVI raduna in un abbrac scoraggiamento. Tutto è servito a far crescere rigogliosi i Movimenti che con i loro carismi rendono più giovane e bella la Chiesa. Questa evoluzione che è durata decenni, ha avuto il suo culmine nel 1998, quando Giovanni Paolo II ha voluto incontrare tutti i Movimenti ed Associazioni operanti nella Chiesa, riconoscendo in essi un importante espressione di quel profilo carismatico (mariano) che sempre deve fondersi ed interagire col profilo petrino. Quella del 1988 fu una giornata memorabile in cui centinaia di migliaia di persone, provenienti da tutto il mondo, appartenenti a tanti diversi gruppi, si sentirono fuse in un unico popolo intorno al suo leader. Il tre giugno di quest anno, a otto anni di distanza, la gioia profonda di quel giorno si è rivissuta. All appuntamento con Benedetto XVI è giunta una folla di circa 450 mila persone. Moltissimi i giovani, striscioni e cartelli con i nomi dei gruppi di appartenenza, gente tra loro sconosciuta, ma non estranea. Dopo i primi saluti si comincia subito a fraternizzare raccontandosi vicende personali e storie dei rispettivi gruppi. Numerosissimi, provenienti da tutti i continenti, gli appartenenti ai grandi gruppi internazionali, dai Neocatecumenali al Rinnovamento Carismatico, dal Movimento dei Focolari a Comunione e Liberazione, alla Comunità di Sant Egidio. Non mancavano delegazioni ecumeniche con Ortodossi, Evangelici, Anglicani. Da questo appuntamento con il Papa molti volevano capire quali indicazioni avrebbe dato ai Movimenti e se avrebbe continuato la via aperta dal suo predecessore, strenuo sostenitore dei grandi carismi. Una prima risposta ha preceduto l incontro. Nei giorni precedenti si è tenuto il Secondo Convegno Mondiale dei Movimenti. Benedetto XVI, scrivendo ai 300 delegati, affermava: Voi appartenete alla struttura viva della Chiesa. Essa vi ringrazia per il vostro impegno missionario e per l azione formativa che sviluppate. Grande era però l attesa per quanto il Papa avrebbe detto

Movimenti e Comunità cio paterno nel suo discorso pentecostale in piazza S. Pietro. Durante lo storico incontro del 1998 Chiara Lubich, a nome di tutti i movimenti promise a Giovanni Paolo II un forte impegno da parte di tutti per approfondire sempre più l unità tra i movimenti al servizio dell evangelizzazione secondo le direttive del Magistero. Essendo Chiara Lubich assente per motivi di salute, Graziella De Luca, una delle prime compagne della fondatrice del Movimento dei Focolari, ha portato il suo saluto ed il suo messaggio. Vi era espressa tutta la gratitudine per questa convocazione dei Movimenti. Riferendosi alle precise promesse formulate in risposta alle esortazioni di Giovanni Paolo II, Chiara ha potuto scrivere: In quella occasione, d accordo con altri fondatori avevo promesso al S.Padre, Giovanni Paolo II che ci saremmo impegnati per incrementare la comunione tra i Movimenti e le nuove Comunità. Oggi possiamo dire che l amore vicendevole e l unità tra tutti sono cresciuti oltre la ogni nostra previsione. Le nostre Comunità infatti e i nostri Movimenti ci appaiono come tante reti di amore che Dio sta tessendo nel mondo, quasi un anticipo, a livello di laboratorio, in continuità con l opera mirabile degli Ordini e delle Congregazioni Religiosi, dell unità della famiglia umana. A Benedetto XVI, Chiara nel suo messaggio assicura che crescerà sempre più l unità tra i Movimenti e di questi con Lui ed i pastori della Chiesa. Benedetto XVI, per salutare tutti è voluto andare fino in fondo alla via della Conciliazione, un fuori programma che fa comprendere come anche lui abbia atteso questo giorno. Poi un Benedetto XVI dal cui volto traspariva la gioia compiaciuta, piena di affetto e la riconoscenza per una partecipazione tanto convinta e viva, ha parlato. Un ampio discorso di cui cerchiamo di seguito di dare il senso riportandone solo alcuni importanti brani. Se ai congressisti aveva scritto esortando i Movimenti ad esser sempre scuole di comunione e luce in un modo frastornato, alla moltitudine in attesa della sua parola, al popolo dei Movimenti che gli stava davanti, chiede di essere vivi, liberi, uniti. I Movimenti sono nati proprio dalla sete di vita vera ha detto sono Movimenti per la vita, sotto ogni aspetto. e ha continuato Siate scuola di libertà vera. La vera libertà si dimostra nella responsabilità. Lo Spirito Santo dando Vita e Libertà, dona anche Unità. Sono tre doni, questi, inseparabili tra loro. Dare ai Movimenti queste direttive estremamente impegnative, vuol dire, non solo riconoscerli nella loro maturità, ma avere una grande fiducia nelle loro possibilità di evangelizzazione ed azione caritativa. Il Papa ha concluso con una esplicita richiesta che traccia una via alle attività future dei Movimenti e delle nuove comunità: Vi chiedo di essere di più, molto di più, collaboratori del ministero apostolico universale del Papa!. Ettore Verdile PAGINA APERTA

Spiritualità Dalla vetrata del primo piano della Casa TraNoi di Araguaina (Brasile) Maria Divina e Andrea osservavano con tristezza i preparativi della nostra partenza. Maria Divina, ancora giovane e malata di cancro, è all ultimo stadio e spesso sotto morfina per i laceranti dolori che la costringono sovente a letto. A fatica si era avvicinata alla vetrata, aiutata da Andrea, giovane e bella ragazza, sotto terapia perché affetta da AIDS. Ho alzato gli occhi quasi attratta da una forza inesprimibile ed ho incontrato il loro sguardo: sono corsa ad abbracciarle ancora una volta. Hanno capito. Maria Divina ha Uscendo da noi e mettendoci alla scuola dei poveri e dei sofferenti, impariamo a vivere la vita vera. L esperienza della fragilità richiede coraggio e, in essa, la persona scopre sempre più profondamente la propria umanità. esclamato piangendo: Avervi conosciuto è il dono più grande che Dio poteva farmi sulla terra. Andrea, ammutolita, esprimeva, con il suo silenzio, la forte amicizia che in breve si era creata. Sono sentimenti ed emozioni che rendono nuova la vita e la colorano di un significato profondo e stupendo. Ancora una volta ho sperimentato che solo uscendo da noi e mettendoci alla scuola dei poveri e dei sofferenti, impariamo a vivere la vita vera. Sono doni che si trasmettono senza parole, sono insegnamenti che si elaborano senza studio, sono esperienze che ci rendono più uomini. Sentire, più con il cuore che con le orecchie, Il volto dei poveri Foto di Gabriele Viviani

tratti delle storie di questi fratelli è come se scorre nell animo l acqua limpida che purifica e deterge, pur nella condivisione profonda e sofferta di tanto dolore. Il sentirti parte di un universo di dolore ti affranca dalle meschinità del quotidiano e ti rende coscientemente fratello dell umanità. Nella nostra fragilità umana siamo portati a considerare e vivere il dolore come antagonista alla vita e dunque da allontanare e soprattutto da difendersi. Ma quando si sta accanto a persone che sanno offrire la sofferenza e ringraziano Dio per saperla gestire con l aiuto di parenti o amici che stanno vicino con discrezione, rispetto ed amore, quella sofferenza diventa cattedra di vita. Ci si chiede come è umanamente possibile guardarsi intorno con quegli occhi di fede che fanno dire a Maria Divina: Mio marito è proprio buono, sono fortunata, e ad Andrea: Ho imparato tante cose ed ora posso cominciare a lavorare e costruirmi una vita vera. Sono i miracoli del dolore che ha tanti volti, spesso anche tragici. Andiamo all ospedale, alla maternità: è nato un bimbo ad una ospite della Casa Tra Noi. Edilia ha gravi ed irreversibili deficienze motorie, psichiche ed intellettive, è stata violentata e per la complessità del caso dal suo paese lontano, circa cinquecento chilometri, l hanno mandata ad Araguaina. L accompagna la madre, una donna esile ed asciutta che suscita interrogativo costante per la possibilità di accudire alla figlia. Il piccolo nasce sano, la mamma non si rende conto e lo allontana smarrita ed infastidita, non accetta di dargli il latte; la nonna lo guarda, e con affetto continua a ripetere: È il mio primo nipotino. Quale futuro per il piccolo, quale possibilità di vita? La fede nella Provvidenza risponde che nessuno viene abbandonato. Tra i poveri la generosità e la condivisione è naturale, semplice e senza preconcetti. Lo noto quando, andando a trovare in una campagna, arida per la siccità, una nonna affetta dal morbo di Parkinson con nove nipoti il più grande di dodici anni da custodire, un uomo che abita vicino si fa avanti dichiarando la sua disponibilità ad aiutare quella pesante situazione. Non ci sono porte o finestre, la paglia copre il piccolo spazio dell abitazione non limitata che da qualche legno; un fuoco tenue esce da una fornace, sopra alcune pentole con coperchio, apparentemente in attesa di qualcosa... non pare ci sia altro che qualche manioca. Da quattro mesi mi hanno sospeso la pensione, spiega la signora mentre si industria per trovarci un posto da sedere. Appare chiaro che nessuno nella mattinata ha mangiato o bevuto qualcosa; con una bicicletta occasionale, una delle bambine corre a comprare il pane non appena diamo qualche reais. Gli occhi intelligenti della donna, padrona di casa, dicono l amarezza di non poter sostentare i nipoti, lasciati dai genitori, partiti in cerca di fortuna in altre città e difficilmente rintracciabili. Dicono anche l esigenza di essere aiutata in modo che possa vivere dignitosamente. Sulle sue labbra ricorre spesso la frase agradeco muito este povo que me sustenta (ringrazio molto queste persone che mi aiutano), sottintendendo a diventare autonoma. Diversi sono, infatti, i contributi che persone hanno dato per costruire su quel terreno di proprietà della signora una piccola casa. Si stanno mobilitando giovani e professionisti volontari disposti a collaborare nella costruzione. Mi ritorna in mente l inizio del TraNoi, la raccolta per un mattone della Nuova Casa, un mattone che non è soltanto il contributo materiale, ma soprattutto la condivisione e l impegno per una promozione umana, per ricostruire la dignità della persona. Dall esperienza nasce allora una revisione di vita: l accoglienza porta alla dignità, questa alla condivisione, la condivisione all amore che scruta il volto dei più poveri ed intende il nuovo cammino da percorrere per ritrovare se stessi e la vera fraternità. Antonella Spiritualità 15

Nello spirito di don Orione 16 D Non bisogna mai disperare Questo episodio lo raccontò lo stesso protagonista, un maresciallo dei carabinieri in congedo, ad un giornalista, in occasione dell esumazione del corpo di don Orione, a Tortona, nel 1965. che giorno oltre la scadenza, pregò il maresciallo dei carabinieri, che lo racconta, di recarsi da don Orione ed invitarlo a regolare la questione onde evitargli la spiacevole incombenza di passare l effetto all ufficiale giudiziario. Don Orione lo accolse affabilmente, lo ascoltò ma non poté che confermare l assoluta impossibilità di coprire il debito. Disse tuttavia che si affidava alla divina Provvi- on Orione aveva firmato una cambiale da centomila lire, una cifra notevole per quel tempo, poiché si era intorno al 1930 e Don Orione era impegnato a reperire i fondi necessari per la costruzione del santuario della Madonna della Guardia. Purtroppo in quell occasione assai probabilmente non l unica don Orione non riusciva a far fronte all impegno e la scadenza urgeva. Per chi non lo sapesse, i soldi nelle tasche di don Orione non resistevano a lungo. Si tramutavano in beneficenza alla prima occasione. Era così anche quella volta. La banca interessata alla cambiale, dopo aver atteso qualdenza (quella che don Orione chiamava scherzosamente la sua banca). Ed ecco che, proprio mentre intratteneva nella sua stanza il maresciallo recatosi a fare l ambasciata antipatica da parte della banca, don Orione sentì bussare alla porta. Apertala, si trovò dinanzi una distinta persona che, dettasi inviata da un benefattore genovese che voleva restare anonimo, consegnò una busta e dopo un rapido saluto si congedò. Aperto il plico venne fuori un assegno circolare di esatte centomila lire. Don Orione lo mise in mano al maresciallo e tutto raggiante esclamò: Vedete, figliolo, non bisogna mai disperare. Portate l assegno al banchiere e ringraziamo il buon Dio. 31 agosto 1931. Conchiusesi le celebrazioni mariane dell inaugurazione del Santuario della Madonna della Guardia in Tortona, Don Orione vi ritorna pellegrino a pregare, inginocchiato sul nudo pavimento fresco di cemento, contemplando, in umiltà e gioia, appena oltre la soglia, la nuova Casa della S. Madre di Dio e nostra.

IN DIRETTA DAL MOVIMENTO IN DIRETTA DAL MOVIMENTO MOVIMENTO IN DIRETTA DAL MOVIMENTO IN DIRETTA DAL MOVIMENTO Il coraggio di una scelta E da Cotia (Brasile) rano circa centoventi famiglie quelle che alla periferia di Cotia, città vicino a San Paolo, dovevano sloggiare dalle povere case che, ormai da anni alcune da oltre dieci abitavano, perché il nuovo padrone del terreno rivendicava in tribunale i suoi diritti. Trattavasi di una terra finora abbandonata di proprietà del Comune, sulla quale era stato costruito dai sem terra, sem voz e, per qualcuno, sem alma. Si era costituito un Comitato che intervenisse presso le Istituzioni Pubbliche per una revoca della proprietà a sorpresa che ora voleva lo sgombero immediato di tutti gli abitanti. Storie purtroppo molto frequenti in Brasile e spesso con soluzioni violente e molto contrastate. Dopo oltre un anno di tentativi il Comitato decise in un Assemblea di ostacolare ad ogni costo anche con lo spargimento di sangue lo sbancamento delle case. Eleide, membro da oltre dieci anni dell Istituto Secolare Maria di Nazaret, con lo stesso carisma del Movimento Tra Noi, si oppone fermamente, invitando ancora al dialogo. Si propone un successivo incontro. Con un grande cartello con la scritta Ave Maria e avanti, l Istituto Secolare Maria di Nazaret è con voi Eleide si presenta all incontro, fiduciosa. Le persone, esacerbate, si placano attonite, osservano e vogliono capire. Eleide spiega come pensa di intervenire sulle autorità insieme ad un gruppo di professionisti ed amici. Non c è bisogno di violenza, ma di portare avanti il problema con la sapienza che viene dal Vangelo e porta giustizia. Indica la strategia più opportuna da seguire: concordano e si procede sulla via indicata. Passano i giorni, ed infine il verdetto: il Sindaco libera il terreno dai vincoli precedenti e legalizza la posizione degli abitanti di quel territorio. La stampa locale parla dell accaduto, quella statuale riserva un trafiletto. Naturalmente il merito viene attribuito alle autorità sensibili al problema, ma i poveri sanno a chi attribuire il risultato positivo e chiamano Eleide, la mamma del barrio, del quartiere, colei che si lascia coinvolgere dai problemi dei più poveri e lotta, con le armi dell accoglienza per un mondo più giusto e più equo. L interessata dice: L ho imparato da don Plutino, io cerco solo di seguire il suo insegnamento, accogliere tutti e specialmente i più poveri con la carità di San Luigi Orione, rimboccandosi le maniche. Presidente Prudente (S.P.) il gruppo Tra Noi MOVIMENTO IN DIRETTA DAL MOVIMENTO IN DIRETTA DAL 17

IN DIRETTA DAL MOVIMENTO IN DIRETTA DAL MOVIMENTO IN 18 C Il Gruppo di Roma in ritiro ome già accade da qualche anno, prima della pausa estiva, il Gruppo di Roma si incontra in ritiro. È un periodo particolare, pieno di eventi personali e non solo. Questa parte dell anno, infatti, è interessato dalla chiusura delle diverse attività (anno scolastico, attività dei Centri, attività lavorative, ecc.). Senza dimenticare che alcuni di noi si sono dovuti recare in Brasile come da precedente programmazione. Sì, è stato impossibile trovare un giorno che potesse consentire a tutto il Gruppo di partecipare. Fino al giorno precedente sono stato tentato di rimandare tutto a settembre: chi non poteva, chi aveva già preso altri impegni, però data e luogo erano stati già decisi in occasione dell incontro di Gruppo del tredici maggio, quindi mi sembrava corretto rispettare la decisione presa insieme. Ho chiesto aiuto al Signore e avanti! Alla fine, il diciotto di giugno, ci siamo ritrovati al Santuario della Madonna del Divino Amore, poco fuori del grande raccordo anulare. Un luogo bellissimo, dove, se non ci si fa distrarre dalle numerose schiere di pellegrini che con devozione visitano questi luoghi, si riesce a percepire la Divina misticità di cui è pervaso. Io, Alessia e Gabriel siamo arrivati all appuntamento in anticipo, dopo poco sono arrivati tutti gli altri. È stato un ritiro un po particolare perché, oltre a noi del Gruppo di Roma, avevo invitato anche delle giovani famiglie. Ci siamo sistemati all aperto, sotto una pineta, adiacente ad un piccolo parco giochi dove i due bambini che erano con noi hanno potuto giocare. Abbiamo iniziato con dei canti (c erano anche due chitarre) e le Lodi, poi, per conoscerci meglio, i due gruppi si sono presentati così come il sacerdote, don Antonio Saracino, che abbiamo conosciuto per la prima volta in quella occasione. Don Antonio ci ha donato una bellissima riflessione sul Sacro Cuore di Gesù che ha suscitato spunti di meditazione e preghiera in tutti noi. Poi, abbiamo partecipato alla Santa Messa. Successivamente, abbiamo condiviso il pranzo insieme presso i locali messi a disposizione per l occorrenza. Dopo pranzo abbiamo continuato a confrontarci e conoscerci meglio fino a oltre le sedici, poi, con rammarico ci siamo salutati con la promessa di organizzare un successivo incontro per approfondire l argomento del ritiro. Oggi non posso fare altro che ringraziare il Signore per quella esperienza così intensa e bella. Durante quella giornata mi sono sorpreso più volte ad analizzare le espressioni, i comportamenti di tutti noi e mi ha profondamente colpito come, persone che si incontrano per la prima volta, riescano a sintonizzarsi tra loro, a condividere con gioia ciò che hanno nel cuore e nelle mani. Mi ha colpito vedere chi, con qualche anno in più, si commuoveva parlando del Tra Noi e dei suoi primi momenti di Tranoista, inducendo lo stesso sentimento anche in chi sentiva queste cose per la prima volta. Sono stato abbracciato dall intesa profonda che si era creata tra queste persone, dalla familiarità in cui ci siamo ritrovati, sembrava che ciascuno di noi conoscesse tutti gli altri da sempre. Ho avuto la netta sensazione di Accoglienza tangibile e palpabile e infine, ho imparato per l ennesima volta, ad aver Fede nel Signore senza perderne la speranza. Salvatore Intrigilla La Presidente del Movimento Tra Noi parla al Convegno di Scordia (CT) OVIMENTO IN DIRETTA DAL MOVIMENTO IN DIRETTA DAL MOV

DIRETTA DAL MOVIMENTO IN DIRETTA DAL MOVIMENTO Festa di chiusura del Centro Santa Chiara A nche quest anno al centro Tra Noi Santa Chiara si sono concluse le attività socioculturali, quali i corsi di italiano, inglese, francese, cucina, economia domestica, computer, e taglio e confezione. Il centro rimarrà comunque aperto fino ad un importante appuntamento per i membri tranoisti, ossia la settimana di formazione. Nello spettacolo conclusivo organizzato da Stefania Rossi, tutti i ragazzi hanno portato un po della loro esperienza e cultura, chi con un ballo, chi con una canzone o una barzelletta (come ha fatto Mario un bambino albanese di 8 anni), chi con una sfilata di moda di abiti confezionati da sé. È stato molto emozionante ascoltare Katerina, una signora Croata, che ha letto un ringraziamento speciale per il Tra Noi, il Padre, Bianca Imperati e tutti i responsabili che con tanto amore danno una famiglia a chi la famiglia ce l ha lontana. È stato uno spettacolo molto ricco; ci sono stati balli tipici Boliviani, una coreografia di Isabella (una bambina albanese) sulle note de la tortura di Shakera idolo dei teenager, canzoni cantate dai ragazzi peruviani del Tra Noi giovani il tutto intervallato dalla sfilata di abiti cuciti dalle ragazze del corso. Quest anno, poi, c è stata una piccola variazione; a sfilare è stato anche un gruppetto di bambini che hanno indossato i vestitini del negozio di Isabella, una ragazza polacca che qualche anno fa ha incontrato il Tra Noi a Santa Chiara e non se ne è più allontanata, visto che è stato il Movimento a cambiarle la vita. Isabella si è sposata con Paolo un ragazzo ecuatoregno conosciuto al centro. Hanno avuto due splendide bambine, e un anno fa ha realizzato un suo sogno. Ha aperto un negozio di abiti per bambini che disegna lei e che una ditta di Roma confeziona. Ha voluto assaporare anche lei quella promozione della persona di cui ha sentito tante volte il Padre parlare. Questi bambini sono stati deliziosi, e perfino don Lello Iacobone si è commosso, perché sono il frutto di famiglie che lui stesso ha fatto nascere e crescere (quanti matrimoni, battesimi, comunioni e cresime ha celebrato con Noi!). Lui stesso ha ringraziato il Movimento per avergli dato tanto! Alla conclusione dello spettacolo abbiamo festeggiato insieme con un agape fraterna organizzata dai ragazzi del corso di cucina, che con gioia hanno preparato piatti italiani ma anche multietnici. Tutto questo è stato possibile solo grazie all impegno dei membri che hanno coordinato le attività insieme a collaboratori, docenti che donano gratuitamente il loro tempo. Solo lavorando con amore si può costruire qualcosa, facendo crescere la persona. Un esempio di una tale grazia è Antony, che porta avanti la sua azienda a Londra da cui spesso chiama per sentirci vicini e chiedere notizie del centro. Un grazie davvero al Padre, che da lassù guarda, veglia, ci richiama e ci indica la strada... grazie! Maria Rosaria MOVIMENTO IN DIRETTA DAL MOVIMENTO IN DIRETTA DAL M IN DIRETTA DAL MOVIMENTO IN DIRETTA DAL MOVIMENTO IN DIRETTA DAL

PERIODICO MENSILE DEL MOVIMENTO TRA NOI Il ritmo della vita Lo stesso flusso di vita che mi scorre nelle vene notte e giorno scorre attraverso il mondo e danza seguendone il ritmo. E la stessa vita che esplode di gioia in innumerevoli fili d erba ed erompe a ondate tumultuose nelle foglie e nei fiori. È la stessa vita che si dondola nell oceano-culla della vita e della morte, nei flussi e nei riflussi. Sento che le mie membra sono rese gloriose dal tocco di questo mondo di vita. E il mio orgoglio deriva dal palpito vitale di secoli che danzano in questo momento nel mio sangue. Riesci a essere grato per l allegria di questo ritmo? Riesci a essere scosso, perduto e frantumato nel vortice di questa gioia spaventosa? Tutte le cose vanno avanti in fretta, senza fermarsi, senza guardarsi indietro, nessuna forza potrebbe trattenerle, loro sfrecciano via. Al passo con questa musica inquieta, rapida, le stagioni arrivano danzando e poi muoiono: colori, melodie e profumi scendono a cascate nella gioia abbondante che si spande, poi rinuncia e muore a ogni momento. Rabindranath Tagore In caso di mancato recapito restituire a CRP Roma - Romanina stampe per la restituzione al mittente previo pagamento resi