Le parolacce di Andrea

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Le parolacce di Andrea di Giovanna Magni brutta cornacchia! vecchia calzetta bucata! scemo! cretino! testa di merluzzo!

Andrea veniva sgridato spesso perché diceva tante parolacce. Non riusciva a frenare la sua lingua. Inutile sforzarsi, le parolacce gli uscivano da sole! Di fronte ad ogni difficoltà, ecco che la sua bocca ne pronunciava una nuova. E, a essere sinceri, le inventava bene! Facevano proprio ridere. Suo papà gli ripeteva: - Andrea, stai attento! Se continui a dire le parolacce, prima o poi, ti succederà qualcosa di brutto! - E Andrea subito ribatteva: - Non me ne importa UN FICO SECCO! - A scuola era la stessa storia. Se la maestra lo richiamava, Andrea sussurrava tra i denti, per non farsi sentire da lei: - Sarò anche un po distratto, come dici, ma tu sei una brutta cornacchia, cara mia!- Non me ne importa un fico secco! 2

Quando in giardino giocava a pallone con i suoi compagni, il problema diventava ancora più grande. Se, per caso, un giocatore della sua squadra sbagliava un passaggio Apriti cielo! Dalla bocca di Andrea, allora, uscivano a raffica: - CITRULLO! RIMBAMBITO! citrullo! PESCE LESSO! ASINO! SCEMO! CRETINO! VECCHIA CALZETTA BUCATA! PERA MARCIA! - P e r f o r t u n a i s u o i a m i c i, conoscendolo, non si offendevano; si limitavano ad alzare le spalle, sbuffando. Solo qualche volta gli rispondevano a tono: - Ma chiudi q u e l l a b o c c a c c i a! e s c e s o l o spazzatura! - Tutti questi insulti non facevano per niente contenti gli adulti, che si lamentavano in continuazione. 3

La mamma ripeteva: - Basta! Lavati la lingua con il sapone! Sei proprio un monellaccio! - il nonno brontolava: - Ai miei tempi saresti finito in collegio! - Andrea ascoltava tutti ridacchiando e poi, facendo la linguaccia, ribatteva: - UN CAVOLO FRITTO! VECCHI maledetti cacconi! Scimmioni pelosi! sederone! TESTONI! SIETE DEI CETRIOLI SOTTACETO! - Una sera, dopo aver lavato i denti e indossato il suo pigiama celeste, Andrea cominciò a protestare: - Neanche oggi mi lasciano guardare la televisione. MALEDETTI CACCONI! Non sono più un bamboccio che deve andare "a nanna" presto. SCIMMIONI PELOSI! E perché quel CAPRONE di mio fratello, che ha solo qualche anno più di me, può stare alzato mentre io no? È proprio un SEDERONE! - 4

E, continuando a brontolare, cominciò a sbadigliare per il sonno - Uffa, sono ronf ronf dei BRUTTI CICCIONI MAIALONI! - I m p r o v v i s a m e n t e, i n f o n d o a l corridoio, proprio là dov'è più buio, il bambino vide muoversi qualcosa - Chi sarà? - pensò il bambino spaventato e si allungò per vedere meglio - Ronf, ronf! Siamo i Maialoni! Siamo Brutti e Ciccioni! - gli risposero due porcelli grassocci. - No, no! - gridò Andrea - Andate via! PORCA L OCA, che spavento! - qua qua qua Ed ecco apparire una grossa scrofa con il muso da oca: - Qua, qua, qua! - fece col becco - Mi hai chiamata? - Andrea, tremando, rispose: - Ma no, cosa dici? Io non sono una TESTA DI MERLUZZO! - 5

Ed ecco che apparve una grossa testa di pesce, una bella testa di merluzzo e la camera di Andrea si riempì di un odore molto, molto sgradevole. Il bambino, che continuava a non capire cosa stesse succedendo, si lamentò: - Ma che puzza! Puzza di formaggino? No, no! È PUZZA DI PIEDI! - la testa di pesce si trasformò immediatamente e due grossi piedoni avanzarono minacciosamente: TUNF TUNF TUNF Il bambino terrorizzato, saltò sul letto urlando: - No, no! Andate via BRUTTI PIEDONI PUZZOLENTI! - Clic! Si accese la luce. Il papà, entrato in quel momento, si avvicinò al figlio e, scuotendolo dolcemente, gli chiese: - Mah! Andrea? Adesso dici le parolacce anche quando dormi? - 6

Il bambino aprì bene gli occhi ed esclamò: - Ma allora stavo sognando! Ah! menomale. Lo sai papà che le mie parolacce prendevano forma? Erano proprio cose vere e venivano verso di me! C erano due brutti maialoni, una scrofa un po maiale e un po oca, una testa di merluzzo con i piedoni puzzolenti! A c c i p i c c h i a! C h e s o g n o d i CACC - Accipicchia! che sogno di cacc / che BRUTTO sogno! / / / / / Andrea si interrompe di colpo. si guarda intorno attentamente non vede niente di sospetto non sente odori strani allora, sospirando, si corregge: - CHE BRUTTO SOGNO! - - FINE - Giovanna Magni giugno 2016