Locandina Siti del Parco Geominerario

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1 CONCORSO DI IDEE PER LA RIQUALIFICAZIONE DI SITI DI INTERESSE STORICO INSERITI NEL PARCO GEOMINERARIO DELLA SARDEGNA Locandina Siti del Parco Geominerario

2 Indice 1) San Giorgio Sedda de IsFossas - ( Iglesias ) 2) Serbariu - ( Carbonia ) 3) Su Suergiu - ( Villasalto ) 4) Monte Narba ( San Vito Muravera ) 5) Canale Serci ( Villacidro ) 6) San Leone ( Assemini )

3 Miniera di San Giorgio- Iglesias Miniera di San Giorgio: Sa Macchina Beccia La Miniera di San Giorgio risale al 1870 e affascina: una interessante struttura architettonica ospita il pozzo Santa Barbara, ed è nota in Sardegna come Sa Macchina Beccia, la macchina vecchia. Le merlature che adornano questo edificio ricordano un castello medioevale. Dalla ciminiera, simile a una torre, si levava il vapore prodotto dalle grandi motrici per il sollevamento del minerale estratto nel sottosuolo. A realizzare questo edifico storico è stato l ingegnere Adolfo Pellegrini, fino al 1875 direttore generale delle miniere della Società di Monteponi. Nell altopiano di San Giorgio sono presenti centinaia di pozzi scavati nel Medioevo dai Pisani e quest area, chiamata SeddasIsFossas, rivive nelle descrizioni del Breve di Villa di Chiesa, raccolta di leggi medioevali del periodo pisano e aragonese. Nel corso degli ultimi anni, la Società IGEA, ha provveduto a esplorare, rilevare e censire le fosse più rappresentative mettendole in sicurezza.

4 Miniera di Serbariu La miniera di Serbariu è una miniera di carbone non più in attività, situata presso la città di Carbonia in Sardegna. Il sito minerario, attivo dal 1937 al 1964, è stato recuperato e ristrutturato e attualmente è sede del Museo del Carbone. Questa miniera costituì, tra gli anni trenta e cinquanta del Novecento, una risorsa energetica per l'italia. La storia I due castelli degli ascensori della miniera, che conducevano rispettivamente nel pozzo 1 e 2 Nascita e sviluppo Negli anni , la Società Mineraria Carbonifera Sarda operò nel bacino carbonifero del Sulcis un intensa campagna di sondaggi di ricerca mineraria scoprendo e delineando un esteso giacimento di carbone a sud della miniera di Sirai (attiva dal 1918 ) e ad ovest della zona, ove venne costruita la città di Carbonia. Città ideata e sviluppata dal fascismo in funzione della sua politica di economia autarchica L area venne richiesta in concessione con la denominazione di Serbariu nel 1937, e ufficialmente ottenuta il 18 gennaio 1939 con Decreto del Ministro Segretario di Stato per le Corporazioni (Gazzetta Ufficiale n.45 del 23 febbraio 1939 ). Subito iniziarono i lavori di allestimento della miniera ed i primi pozzi vennero scavati. Successivamente l originaria estensione areale venne ampliata includendo le concessioni minerarie limitrofe e raggiungendo, nello sfruttamento, la profondità di 179 metri dalla superficie topografica (103 metri al di sotto del livello del mare ). Declino Negli anni 50, in seguito all ingresso dell Italia nella CECA, con il ridimensionamento dell intero settore minerario iniziò un periodo segnato da riassetti societari, chiusura di molti cantieri e dallo spostamento dell'attività verso il centro del bacino. Con la costruzione della nuova miniera di Seruci, si assistette ad un progressivo smantellamento del bacino carbonifero con una tendenza all esodo. Nel decennio il numero delle maestranze passò da a unità. È questo il periodo delle lotte e degli scioperi per la conservazione del posto di lavoro. Nel 1948 ebbe luogo uno fra i più lunghi scioperi della storia italiana: durò ben 72 giorni. La drastica riduzione dell attività mineraria in una provincia basata sulla monoeconomia carbonifera fu la causa di una vasta emigrazione dall' area. Nel 1965 i restanti minatori furono assunti dall Enel, la concessione mineraria venne rinunciata ed i beni immobili passarono alla Regione Sarda, e poi da questa furono rivenduti alla MCS.

5 Miniera di Su Suergiu- Villasalto-Armungia-Ballao La miniera di antimonio di Su Suergiu (il sughero, abbondante nel territorio) ha avuto unanotevole influenza in tutta l'area dalla fine dell'800 per circa 80 anni. Essa è ubicata proprio al di sotto dell'altipiano su cui è costruito il paese di Villasalto. Al sito minerario si accede attraverso una strada camionabile che scende dal centro del paese per circa 1,5 km verso il fondo della valle di RiuSessini. Il villaggio minerario è arroccato su un costone roccioso che domina il paesaggio; ad esso si giunge dopo aver percorso un bel viale di Pini, oltre il quale emerge l'edificio ottocentesco della Direzione oltre che i magazzini, la mensa, la sala riunioni e le abitazioni degli operai. All'interno della direzione è stato allestito un museo della miniera, mentre altri edifici all'interno del villaggio minerario sono in attesa di essere riconvertiti in strutture ricettive. La stessa fonderia attende di essere restaurata. Sono comunque presenti reperti di archeologia industriale ed in particolare: un gruppo elettrogeno Caterpillar, un compressore Ingersoll e una vecchia caldaia denominata Cornovaglia. La Storia L'andamento dei lavori nella miniera di Su Suergiu è sempre stato condizionato essenzialmente da due fattori:il primo riguarda la fine dei conflitti bellici che ha provocato crisi produttive ed occupazionali; il secondo riguarda il fatto che non siano stati mai scoperti giacimenti così ricchi da consentire periodi di attività continuativa. I giacimenti antimoniferi erano stati individuati già a metà del 1800, ma l'isolamento del sito aveva ritardato la coltivazione del giacimento. Nel 1854 l'imprenditore Francesco Ferro iniziò le ricerche minerarie. Nel gennaio del 1880 furono i due soci, Carlo Rogier e Giuseppe Carcassi ad aprire la miniera. Due anni dopo un terzo socio, il toscano Carlo Scaniglia edificò a fondo valle la prima fonderia di antimonio dell'isola. Questa produceva 30 tonn. di antimonio fuso (solfuro) al mese, mentre l'antimonio metallo veniva prodotto presso un'altra fonderia toscana a Siena. L'attività però non decollava soprattutto a causa del continuo cambio di manodopera, visto che il duro lavoro in fonderia mal si adattava agli ex pastori ed ex contadini prestati alla miniera. Nel febbraio del 1889 la concessione fu venduta alla Società Anonima Miniere e Fonderie di Antimonio di Genova, che controllava l'intero mercato italiano di questo metallo. Il potenziamento degli impianti nel 1899 permise di aumentare la produzione di Ossido e di contrarre quella di Solfuro liquato. Questo metallo il cui simbolo è Sb, presenta un colore che varia dal bianco-stagno al grigio-acciaio; è opaco, metallico ed altamente tossico. L'antimonio è uno dei metalli più antichi conosciuti, infatti, vasi in antimonio puro risalgono a più di 600 anni fa; gli antichi Egizi utilizzavano l'antimonio per

6 Miniera di Monte Narba Come raggiungere la miniera Se arrivate a San Vito da Villaputzu, all'ingresso del paese troverete l'indicazione stradale verso sinistra, subito dopo il ponte sul torrente Flumini Uri. Se arrivate a San Vito da Ballao, attraversate completamente il paese e svoltate a destra quando indicato, subito prima del ponte. Il villaggio minerario di Monte Narba sta sparendo, a poco a poco, inghiottito dal materiale delle discariche che la miniera stessa ha creato. Questa è la prima constatazione che afferra chi visita il luogo per la prima volta. Dalle discariche dei cantieri di Giovanni Bonu e da quelli adiacenti la laveria e il pozzo maestro, sembra essere calata una valanga di pietre fango e acqua che ha sfondato pareti ed è penetrata negli edifici riempiendoli di detriti. Il fenomeno riguarda principalmente gli edifici che stanno in basso, allo sbocco delle valli in cui si incanala l'acqua, mentre sono risparmiati quelli posti più in alto. Negli anni in cui la miniera è stata attiva, un sistema di piccole dighe e gallerie di scolo irreggimentava l'acqua che scendeva dalle due valli che sboccavano nel villaggio. L'abbandono e l'incuria hanno decretato la rovina di questo semplice ma efficace sistema. Le gallerie, infatti, sono entrambe invase dai detriti, e l'acqua ha ripreso a scorrere in superficie. Il vago sapore ottocentesco che si sente nel visitare i resti del villaggio minerario è ancora più intenso nella Villa Madama, residenza del responsabile della miniera e consorte. La villa, composta di tre piani, presenta una facciata percorsa da una balconata in ferro battuto un tempo coperta,e racchiusa da due corpi avanzati ai lati. L'accesso alla villa era consentita da due bei cancelli, uno dei quali con vialetto attraverso un bel giardino.

7 Miniera di Canale Serci (Gonnosfanadiga-Villacidro) La Storia Vecchia Miniera di piombo, zinco, argento e stagno ubicata non lontano dal lago artificiale di Monti Mannu (19 milioni di metricubi). Un permesso di ricerca per galena argentifera vigeva dal 1875, ma solo nel 1932 venne data la concessione alla Società Anonima Monti Mannu ed estesa per minerali di stagno. Nel 1938 la miniera venne acquisita dalla Società Valerio di Roma del Gruppo AMMI e grazie a questa società l'attività estrattiva ebbe un notevole impulso; infatti in tale periodo vennero costruiti, la laveria ed alcuni edifici per gli operai. I lavori di coltivazione interessarono le gallerie San Giuseppe (490 m.slm), San Sisinnio (445 m.slm), Madama (400 m.slm) e Santa Barbara (335 m.slm). Di contro nacquero anche i primi problemi con i contadini che utilizzavano le acque del rio Leni per irrigare i campi; difatti le acque di rifiuto della laveria venivano scaricate direttamente sul fiume e i contadini chiesero l'intervento del capo del governo, Mussolini. Nel 1945 la miniera era ancora in attività e dava lavoro a 151 operai di Villacidro. Durante il periodo bellico l'attività mineraria fu interrotta e riprese nel 1946 limitandosi solo all'esplorazione dei filoni quarzosi. Si ricercarono soprattutto solfuri misti su 2 filoni quarzosi lunghi circa 2 km al contatto tra il granito e gli scisti. La miniera di Canale Serci venne chiusa nel 1947 perché il suo sfruttamento era oramai diventato antieconomico. Della miniera di Canale Serci rimangono ancora numerose testimonianze di edifici e strutture: la grande laveria, alcune strutture un tempo usate come alloggi per i minatori, l'edificio della direzione, attualmente ristrutturato ed adibito ad uffici dell'ente Foreste della Sardegna e numerose gallerie e discariche. Genesi del giacimento Il giacimento di Canale Serci è legato alla presenza di un filone idrotermale in cui la cassiterite è associata a calcopirite, blenda e galena.

8 Miniera di San Leone - Assemini Il giacimento ferrifero di San Leone è situato nel Sulcis settentrionale, più precisamente nel territorio di Assemini. Dista 18 km da Cagliari e lo si può raggiungere da Capoterra seguendo quello che era il vecchio percorso della ferrovia a scartamento ridotto (verso nord-ovest), per poi ripiegare bruscamente verso la valle di GutturuMannu fino alla stazione di San Leone. In realtà la miniera è più facilmente raggiungibile dall'area industriale di Cagliari, seguendo le indicazioni per l'oasi del WWF di Monte Arcosu, giunti presso l'incrocio per Santadi si prosegue dritti e si arriva al sito minerario. La miniera di San Leone comprende tre vecchie concessioni: San Leone (nome datogli dal suo scopritore Ing. Leone Gouin), Su Meriagu e Sant'Antonio (nota anche come Miniera dei Genovesi). Storia Nel 1861 la SocietèAnonymedesAutsFourneaux, Forge set Accieries, Petit Gaudet et C. di Rive de Gier (Loire-Francia) acquistò 360 ettari d terreno includenti le masse ferrifere, da alcuni permissionari per lire Nel 1863 accordata la concessione, sotto la direzione del Ing. L. Gouin iniziò la coltivazione del giacimento minerario. Venne inoltre costruita una strada ferrata lunga 15,4 km per il trasporto del materiale su locomotiva a vapore, che collegava la miniera con la spiaggia della Maddalena (presso Capoterra); la domenica del 2 aprile del 1865 dalla stazione della miniera di San Leone partì per il suo viaggio inaugurale il primo convoglio ferroviario della Sardegna. Nella spiaggia della Maddalena fu realizzato un ponte d'imbarco lungo 200 metri, per mezzo del quale piccole barche trasportavano il minerale sui grandi bastimenti ancorati a largo.il minerale estratto dalla miniera di San Leone veniva trasportato ai forni fusori della Società concessionaria in Francia. Per il trasporto del minerale all'interno dei cantieri minerari venne costruita una piccola ferrovia di servizio, mentre per quelli più lontani una funivia. I lavori di coltivazione continuarono a cielo aperto fino a che il diminuire degli affioramenti, ed il calo del prezzo del ferro costrinsero la società a sospendere l'estrazione del minerale.tutto questo è evidenziato nella relazione sulle Condizioni dell'industria mineraria sarda nel 1871 redatta dal deputato Quintino Sella; infatti se nel 1868 il costo totale per tonnellata (estrazione-trasportoimbarco) ammontava a 16,36 lire a tonnellata, mentre il valore dichiarato dai produttori per il materiale di prima qualità era di 11 lire a tonnellata è evidente quanto la Società mineraria fosse in perdita. Dopo un lungo periodo di inattività i lavori ripresero nel 1877 fino al 1884 con una produzione di circa tonnellate annue. Fu la piaga della malaria a costringere ad una nuova inattività la miniera. Dal 1886 fino al 1922 vi furono altri piccoli tentativi di risveglio della coltivazione, ma con scarsi risultati a causa anche dell'alto costo del minerale di San Leone. Nel 1922 fu revocata la concessione e la miniera passò al demanio

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