Flora e vegetazione Testo di Barbara Vietina
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- Massimo Meli
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1 Flora e vegetazione Testo di Barbara Vietina «questo Lago, il quale riceve un Fosso che viene dalla Fortezza del Salto della Cervia, ha un chiaro quasi rotondo ed un vastissimo Paglieto o Palude dalla sponda di Mezzogiorno e di Ponente, e comunica col mare per mezzo del Fosso del Cinquale. ( ) Un altro gran Corpo di terreno palustre è d'intorno al Lago di Porto Beltrame ( ). Esso terreno più o meno palustre, è irregolarmente o Paglieto, cioè coperto di Cannucce, Stiance ecc. e simili Piante Aquatiche, o Prativo, o Bosco d'ontani». Così Giovanni Targioni Tozzetti descrive il Lago nelle sue "Relazioni di alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana" (1773). Il paesaggio che si presentava allo studioso era diverso dall'attuale, essendo ancora ben visibile lo specchio d'acqua circondato da boschi d'ontani, da prati-pascoli e da zone più o meno allagate da cui si ricavavano canne ed altre erbe palustri, tra cui appunto la stiancia (genere Typha). In quel periodo l'interesse per il Lago era da una parte legato allo sfruttamento delle sue risorse (attraverso la pesca, la caccia, la raccolta delle erbe palustri), dall'altra rivolto ad eliminare la malaria. Non si conoscono studi sulla flora della zona umida risalenti al 1700, per avere informazioni in questo campo bisogna aspettare la seconda metà del 1800, quando il naturalista Emilio Simi ed il botanico Rossetti presero in considerazione l'area del lago. Successivamente un notevole contributo è stato fornito dal medico massese nonché appassionato botanico Pietro Pellegrini il quale, nella Flora della Provincia di Apuania del 1942, riporta numerose specie ivi raccolte (circa 170 piante); negli anni 70 gli studi sono stati ripresi dall Università di Pisa, ed intensificati a partire dal Nel 1979 la Società Botanica Italiana, a seguito di un approfondita indagine, già lo segnalava quale biotopo di rilevante interesse vegetazionale e più recentemente è stato inserito nell ambito delle zone umide di interesse regionale, quindi meritevole di conservazione. LA FLORA La flora della palude ha subito, nell'ultimo secolo, variazioni significative dovute principalmente all'intervento antropico; tali variazioni possono essere messe in evidenza confrontando la flora nota fino a ieri, ossia le specie segnalate da Rossetti (1897) e Pellegrini (1942), con la flora attuale censita nelle ricerche più recenti.
2 Dal raffronto delle due liste si nota che il numero totale di specie segnalate è aumentato rispetto al passato (questo anche in relazione al maggior numero di indagini sul campo); ciò nonostante il numero delle specie acquatiche (Idrofite 1 ed Elofite 2 ) è diminuito, passando da 93 a 75 entità. La riduzione nel contingente delle Idrofite è dovuta alla scomparsa o comunque alla forte riduzione di ambienti adatti al loro sviluppo: superfici d'acqua libera, prati umidi, aree temporaneamente allagate o inondate. Questa riduzione è connessa al progressivo riempimento dell'alveo per molteplici cause naturali ed antropiche: espansione della cannuccia di palude, accumulo di lettiera vegetale, trasporto di sedimenti da parte dei corsi d'acqua a suo tempo deviati e fatti confluire nella palude, apertura di canali di scolo per la bonifica e loro canalizzazione, arginatura dell'area ecc. Ciò non di meno la presenza di fossi e canali consente la sopravvivenza di numerose specie completamente adattate a vivere nell'ambiente acquatico. La fossa Fiorentina, che raccoglie le acque sorgive nonché due piccoli canali in prossimità della Via Aurelia, ne presenta un numero elevato. All'interno del suo alveo si nota l'erba paperina (Lemna minor) che galleggia sull'acqua; le brasche (genere Potamogeton) e l'erba gamberaia (genere Callitriche), che sono ancorate al fondo e le cui foglie restano sommerse. Queste piante, come anche il ceratofillo (Ceratophyllum demersum) e la zannichellia (Zannichellia palustris, rara a livello regionale e nazionale), hanno sviluppato adattamenti che permettono loro di fluttuare nell acqua e non essere danneggiate dalle correnti: le foglie sommerse sono sottili, nastriformi o finemente frastagliate ed i tessuti di sostegno degli organi sommersi, generalmente indispensabili alle piante terrestri per mantenere una posizione eretta, sono ridotti o mancano del tutto. Altre specie, radicanti al substrato e con foglie e/o fiori emersi, sono la mestolaccia (Alisma plantago-aquatica), la menta acquatica (Mentha aquatica), il crescione (Nasturtium officinale) l'erba grassa (Veronica anagallis-aquatica) e il sedano d'acqua (Apium nodiflorum). La ricca e diversificata flora della fossa Fiorentina è dovuta probabilmente alle acque assai pulite e alla loro temperatura costante di circa 17 C; tale biodiversità non è purtroppo 1 Idrofite = piante acquatiche che superano la stagione avversa con le gemme sott'acqua ed anche durante la stagione vegetativa con foglie immerse o natanti. 2 Elofite = piante acquatiche con le gemme svernanti spesso sott'acqua me che durante la stagione vegetativa hanno foglie e fiori totalmente emersi.
3 ritrovabile negli altri canali. Ancora abbastanza ricco di specie è l'emissario del lago detto fosso del metano ; in esso è stato recentemente osservato Potamogeton berchtoldii (nobis): si tratta di una specie censita per la prima volta nell'area da Tomei e Amadei nel 1983 e segnalata in Toscana solo nella zona umida di Porta; Pignatti nella sua Flora d'italia lo indica presente soltanto nelle paludi Pontine. Nel canale esterno all'argine (fosso colatore destro) è frequente osservare estese fioriture del millefoglio d'acqua (Myriophyllum spicatum), che riesce a ricoprirlo completamente ben adattandosi alle acque ricche di nutrienti. Le sue foglie ospitano piccoli animali acquatici (insetti, crostacei ecc.), alimento per numerosi vertebrati. Infine merita accennare alla flora che si sviluppa lungo i fossi; accanto a specie piuttosto comuni come la romice (Rumex conglomeratus), il fior di cuculo (Lychnis flos-cuculi), diversi ranuncoli o botton d'oro (genere Ranunculus) sulle rive vegetano specie tipicamente palustri quali carici (genere Carex, Holoschoenus australis, Schoenoplectus tabaernemontani), giunchi (Juncus articulatus, Juncus effusus, Juncus inflexus), poligoni (Polygonum lapathifolium, Polygonum hydropiper), la salcerella (Lythrum salicaria), il lino d'acqua (Samolus valerandi), l'erba-sega (Lycopus europaeus L.), la canapa acquatica (Eupatorium cannabinum). Sugli argini della fossa Fiorentina vive la rara soldinella acquatica (Hydrocotile vulgaris). Tra le specie non ritrovate nell'area si segnalano alcune tipiche idrofite comunque rare in tutta la Toscana: ricordiamo il trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata), l'erba scopina (Hottonia palustris), la sagittaria comune (Sagittaria sagittifolia), il ninfoide (Nymphoides peltata). Tuttavia, se da un lato diverse piante palustri non sono state ritrovate, dall'altro si deve evidenziare che è stata riaccertata la presenza di molte specie già segnalate in passato; le ultime indagini inoltre hanno portato al reperimento di ben 7 entità strettamente igrofile, fino ad oggi non indicate per l area (Callitriche cophocarpa, Eleocharis palustris, Eleocharis uniglumis, Juncus bulbosus, Orchis palustris, Schoenoplectus tabernaemontani, Veronica anagallis-aquatica). In tutta la zona umida si sottolinea la frequenza di specie coltivate od avventizie; si tratta di piante introdotte dall'uomo per ragioni diverse, che si propagano facilmente trovando condizioni ecologiche adatte perché simili a quelle del loro paese d'origine. Ciò è un chiaro indice della forte antropizzazione del territorio circostante.
4 LA VEGETAZIONE Gli studi effettuati hanno portato all individuazione di molte fitocenosi (comunità vegetali) diverse, alcune delle quali puntiformi e strettamente localizzate mentre altre largamente rappresentate; la descrizione che segue non le prende in considerazione tutte nel dettaglio ma le raggruppa e le descrive da un punto di vista prevalentemente fisionomico. Una carta della vegetazione su base fitosociologica è attualmente in elaborazione. Il fragmiteto (o canneto) Questa fitocenosi, costituta principalmente dalla cannuccia di palude (Phragmites australis) occupa la maggior parte dell'alveo lacustre; le superfici di acqua libera, i così detti chiari, sono di piccole dimensioni e si trovano nella parte centrale del fragmiteto. L'espansione della cannuccia di palude è dovuta all estrema rusticità ed adattabilità di questa specie che ha progressivamente coperto la lama d acqua, favorita anche dall abbandono dell attività tradizionale di sfalcio. Una volta infatti questa specie veniva raccolta per realizzare capanne, cannicciate e come lettiera per gli animali; i pennacchi terminali erano usati come scopini. Dal punto di vista floristico il fragmiteto è un ambiente relativamente povero di entità vegetali: tra le cannucce si possono trovare la tifa (Typha latifolia), la mazza d oro (Lysimachia vulgaris), la canapa acquatica (Eupatorium cannabinum), la sala (Carex riparia), l equiseto palustre (Equisetum palustre) ed il luppolo (Humulus lupulus). Il cariceto Nelle zone in cui il substrato è inzuppato d acqua le specie più frequenti sono le carici: in particolare il sarello (Carex elata), la sala (Carex riparia), il quadrello palustre (Cyperus longus); queste piante hanno le radici immerse nel substrato fangoso mentre le foglie, emerse, formano dei ciuffi caratteristici. Le foglie, lunghe e lineari, venivano usate un tempo per impagliare le sedie e rivestire i fiaschi. I cariceti occupano una piccola parte della zona umida e sono localizzati ai margini del fragmiteto, lungo i canali e nel settore nord-orientale del bosco, che rimane allagato dall'autunno fino a primavera inoltrata. Molto probabilmente, quando venivano regolarmente tagliati ed il livello dell'acqua era minore dell'attuale, essi erano più
5 abbondanti e diffusi; l'abbandono dell'attività di sfalcio - come precedentemente accennato - ha favorito l'invasione dei cariceti da parte della cannuccia di palude. Assieme alle carici sono presenti la mazza d'oro (Lysimachia vulgaris), l'iris giallo o giaggiolo palustre (Iris pseudacorus), l'altea (Althaea officinalis), il caglio delle paludi (Galium palustre). Ai margini dell area protetta vivono due bellissime orchidee tipiche dei substrati umidi che a Montignoso vengono chiamate "caprette": l orchidea acquatica (Orchis laxiflora) e l'orchidea palustre (Orchis palustris). Quest'ultima specie è stata segnalata da Pellegrini (1942) in diverse zone della provincia di Massa-Carrara: l'unica stazione riconfermata rimane quella relativa al Lago di Porta. Le aree boscate In epoca storica la pianura versiliese e la costa toscana erano caratterizzate dal susseguirsi di cordoni dunali, stagni e paludi; le lame più umide, depressioni presenti tra una duna e l'altra, erano colonizzate principalmente da pioppo bianco (Populus alba), pioppo nero (Populus nigra), ontano nero (Alnus glutinosa), farnia (Quercus robur); i dossi dunali, più asciutti, ospitavano invece il leccio (Quercus ilex), il ginepro comune (Juniperus communis), il corbezzolo (Arbutus unedo). L'intensa e progressiva antropizzazione ha sconvolto questo paesaggio costiero, provocandone la quasi totale scomparsa. Nella zona umida del Lago di Porta attorno al canneto e all'alveo lacustre si sviluppa un bosco di recente formazione del tutto simile agli ambienti umidi (mesofili e meso-igrofili 3 ) della Versilia storica. Le fitocenosi del settore occidentale dell'area sono dominate dall ontano nero (Alnus glutinosa); nella maggior parte dei casi esso viene periodicamente tagliato e quindi si presenta con esemplari abbastanza giovani e slanciati. Assieme all'ontano nero troviamo salice bianco (Salix alba), pioppo bianco (Populus alba), sambuco (Sambucus nigra), sanguinella (Cornus sanguinea), angelica (Angelica sylvestris), diverse carici (genere Carex); in primavera il sottobosco di queste ontanete si illumina per le splendide e vivaci fioriture del già ricordato iris giallo (Iris pseudacorus). 3 Si tratta di ambienti caratterizzati da una notevole umidità atmosferica ed edifica, dove l acqua può ristagnare diversi mesi durante l anno e quindi non perennemente allagati.
6 Nella zona orientale dell area protetta le ontanete si fondono con boschetti nei quali il salice bianco (Salix alba) e il pioppo bianco (Populus alba) risultano le specie più comuni. La parte di questo bosco posta nelle vicinanze del Rio Strettoia rimane allagata fino a primavera inoltrata, dando vita ad un ambiente molto suggestivo; nella lama d'acqua vive l'erba vescia (Utricularia australis), pianta che non si ancora al suolo ma rimane flottante nell'acqua. Questa specie è molto interessante per due motivi, la sua rarità e l'ecologia; è infatti poco frequente ed inoltre integra il suo fabbisogno in azoto catturando, per mezzo di apposite vescicole, piccoli organismi acquatici. Le specie afferenti al genere Utricularia sono generalmente legate ad antiche flore di tipo più termofilo, quindi la loro presenza può avere significato relittuale in quanto testimonianza di ambienti più caldi tipici dell'era Terziaria. In alcune piccole aree troviamo pioppete di impianto artificiale, con pioppo bianco (Populus alba) e pioppo canadese (Populus x canadensis) localmente detto "carulina", accompagnati da flora erbacea proveniente dalle zone agricole. La vegetazione dei fossi e dei canali Le associazioni vegetali censite e relative alle specie che vegetano in fossi e canali sono diverse ed occupano in genere piccole superfici; si tratta in sostanza di aggregati puntiformi di piante, strettamente localizzati. Alcune di tali fitocenosi, censite nel 1997, sono attualmente scomparse a causa dell allargamento lato acqua dell'argine circondariale: quest'intervento ha comportato una notevole riduzione del fosso compreso tra il piede dell argine e il canneto (lato Montignoso) che era ricco di entità acquatiche attualmente in regressione in quella zona (genere Callitriche, Ceratophyllum demersum, Zannichellia palustris, Potamogeton pusillus, Veronica anagallis-aquatica, Nasturtium officinale). Anche le ninfee bianche (Nymphaea alba), "abbondantissime come non è dato vedere in altro dei nostri paduli " (Tomei & Bartelletti, 1977) sono ormai confinate in piccole aree. Conclusione Nel complesso il Lago di Porta conserva ancora specie vegetali di notevole interesse geobotanico e fitocenosi caratteristiche. La riduzione, sia numerica che in termini di superficie, delle zone umide verificatasi in tutto il nostro paese rende poi il persistere di questo biotopo comunque pregevole per l ecosistema. Per tale motivo è opportuno
7 conservare l'area con le sue peculiarità floristiche e vegetazionali, e ciò anche attraverso interventi di gestione. Questi dovrebbero essere volti ad una salvaguardia prioritaria degli ambienti più pregiati (cariceti), al mantenimento della diversità di ambienti, al mantenimento in situ delle specie rare e minacciate ed alla reintroduzione di quelle oggi scomparse.
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