58. Statua in marmo di Tyche
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- Franco Salerno
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1 ARTE ROMANA
2 58. Statua in marmo di Tyche Metà del I secolo d.c. H. 84,5; diam. base 19,4 Già J. Paul Getty Museum, Malibu, 96.AA.49 Da scavi clandestini in Italia centro-meridionale La figura femminile è identificata come la Tyche (la Fortuna, in latino) di una città dalla corona turrita. Nata dalle costole di una divinità minore del pantheon classico (Cicerone ricorda un Tychaion a Siracusa non posteriore all inizio del V sec. a.c.: Verr., II, 4 119), la Tyche cittadina è una creazione tipica del periodo ellenistico e come tale fu onorata con statue in molte città, soprattutto in quelle di nuova fondazione. Probabilmente questa statuetta, indubbiamente utilizzata come decorazione di una ricca casa di età romana, deriva da una di queste statue ellenistiche, ma è agevole riconoscere il prototipo nelle Cariatidi dell Eretteo. La mancanza delle braccia e degli attributi nella mano sinistra probabilmente, come si può desumere dal tipo di abrasione e dal foro per l aggancio del pezzo mancante, era una cornucopia e nella destra, forse, un timone, mentre alle orecchie restano i fori per dei veri orecchini e altri nel velo che scende dal capo indicano che vi era attaccata una collana impedisce di specificare l identificazione con maggiore dettaglio. BIBLIOGRAFIA: Passion for Antiquities 1994, pp , cat. n. 120, ill. p. 198; GROSSMAN 1997, pp , n. 8; Handbook 1997, p
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4 59. Frammento di decorazione parietale ad affresco: lunetta con maschera e attributi di Ercole II stile pompeiano, ca a.c. H. 61; largh. 81 Già J. Paul Getty Museum, Malibu, 96.AG.171 Da scavi clandestini in una villa nell area vesuviana L inquadratura architettonica, con una lunetta raffigurata prospetticamente sostenuta da mensole figurate a zampe feline e coperta da una volta a cassettoni, è tipica della decorazione della parte superiore dei piccoli biclini di II stile pompeiano. Nel campo della lunetta è posata una grande maschera teatrale di Ercole con il copricapo a pelle leonina, la clava, un mazzo di foglie di pioppo (l albero sacro all eroe), una pelle di leone e un arco con la faretra (la sua arma tipica). Lo stile sembra piuttosto vicino a quello del pittore della villa di Oplontis A (cosiddetta villa di Poppea), il che trova puntuale riscontro nella notizia di provenienza. BIBLIOGRAFIA: Passion for Antiquities 1994, pp , cat. n. 126; C. Renfrew, Loot, Legitimacy and Ownership, Duckworth Debates in Archaeology, London, Duckworth, 2000, pp ; J. Ascherl, Das Licht in der pompejanischen Wandmalerei, Regensburg, S. Roderer, 2002, n
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8 60. Frammento di volto di statua in avorio Seconda metà del I secolo a.c. H. 22 Non sappiamo a quale divinità (Giunone, Apollo) appartenesse la bella testa e alcuni frammenti della statua eburnea rinvenuti dai clandestini nel 1994 presso Roma. La qualità raffinatissima dell esecuzione e il volto dai lineamenti classicheggianti, con i caratteri stilistici del IV secolo a.c., avevano fatto supporre che si potesse trattare di una statua di età greca, per la quale si era fatto il nome di Euphranor di Corinto, un famoso scultore del IV secolo a.c. L esame radiometrico al carbonio 14 ha permesso tuttavia di datare la scultura al I sec. a.c., suffragando l ipotesi che si tratti dell opera di una bottega tardo ellenistica che operava per una committenza di altissimo prestigio, probabilmente a Roma. Scavi successivi effettuati dalla Soprintendenza sul luogo del ritrovamento, identificato dai Carabinieri, presso Anguillara Sabazia, un poggio del comprensorio del lago di Bracciano non distante dalla via Clodia che collegava Roma con l Etruria meridionale, hanno messo in luce i resti di una grande villa romana a terrazze della cui pars urbana la statua in esame doveva costituire un importante elemento decorativo. D altra parte, già intorno al 150 a.c. Catone il Vecchio condannava le ville e le case decorate con avorio, oltre che con legno di cedro e pavimenti punici (Catone in Festo, 282 L), e i resti della sola altra grande statua eburnea rinvenua in Italia, un Atena oggi ai Musei Vaticani, provengono da una villa in Sabina di un importante senatore, C. Bruttius Praesens, vicino all imperatore Adriano. BIBLIOGRAFIA: L. Del Buono (a cura di), I volti del mistero, Catalogo della mostra, Roma, Quirinale, 20 gennaio-20 marzo 2005, Bologna, FMR,
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10 61. Busto maschile in marmo Ultimo quarto del I secolo a.c. H. 32,7; largh. 15 Già J. Paul Getty Museum, Malibu, 85.AA.265 Da scavi clandestini in Italia centro-meridionale Il ritratto raffigura un uomo, forse un magistrato di età matura. La testa è volta leggermente a destra. I capelli, resi a corte ciocche irraggiantesi dal centro della testa, sono tagliati corti e sono rialzati sulle tempie. I canoni formali, con le sopracciglia solcate, rughe intorno agli occhi e una curva nelle guance, gli occhi infossati, il naso prominente, le labbra carnose, sono tipiche dello stile realistico del periodo repubblicano, ma lo stile (taglio degli occhi, modellato delle guance) si accorderebbe meglio con opere della fine del I secolo a.c. Nonostante la caratterizzazione, il volto resta tuttavia alquanto inespressivo. BIBLIOGRAFIA: Acquisitions 1985, JPGMJ, 14, 1986, pp , n
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12 62. Frammenti di una decorazione parietale Dal suburbio di Pompei; III stile pompeiano, d.c. (Bastet-de Vos); d.c. (Ehrardt) H. 59,5, largh. 83; h. 55, largh. 81; h. 28, largh. 23; h. 10,5, largh. 12; h. 19,5, largh. 17 Già J. Paul Getty Museum, Malibu, 71. AG.111.1, 4, 5, 6, 7 I cinque frammenti sono riconducibili a una bella decorazione parietale della fase finale del cosiddetto III stile pompeiano, pertinente alla parete orientale dello spogliatoio delle terme di una piccola villa rustica posta poco a nord del lato settentrionale delle mura di Pompei. In questa fase ornamentale si abbandonarono le tendenze all illusionismo prospettico del II stile (vedi la lunetta affrescata n. 59), e si considerò la parete quasi come un tappeto bidimensionale nel quale i colonnati e le altre membrature architettoniche diventarono calligrafici ornati miniaturistici che scandivano la parete in campi uniti dipinti a colori squillanti, rosso, nero, con preziosi dettagli in altre tinte vivacissime. Tre dei frammenti sono contigui e appartengono al lato sinistro della zona superiore della parete (si riconosce in uno il profilo di un finestrino circolare che si apriva in alto a mezzo del muro). I frammenti maggiori conservano il tipico partito architettonico a edicole, ormai molto stilizzate e appiattite, che caratterizza la zona superiore negli schemi decorativi di questa fase. Caratteristici sono altresì gli ornati floreali dei fregi, e i motivi acroteriali a volute, a cigno e a grifone e la colonna istoriata che attraversava tutta la zona mediana e superiore reggendo sul capitello un tripode. Alcuni motivi particolari, come gli acroteri a due volute o la ghirlanda con un capo pendente, che attraversa lo spazio delle edicole, lasciano ipotizzare che si tratti di un opera, sia pure di minore impegno, della stessa bottega di decoratori della casa pompeiana di Marco Lucrezio Frontone (V, 4, 11), uno dei più celebri esempi di questo stile, e del triclinio della casa VI, 14, 40 nella stessa città. Gli altri due frammenti minori appartengono alla stessa parete: l uno, con la mascherina gorgonica applicata su un nastro decorato, ad uno dei motivi verticali che dividono simmetricamente i due campi laterali ai lati della colonna istoriata della zona centrale; l altro, la bugna quadrata a fondo nero con fiore reso a petali circolari bianchi, allo zoccolo di cui costituiva l elemento centrale. BIBLIOGRAFIA: M. della Corte, Altra villa rustica, esplorata dal sig. Giovanni Di Palma, nel fondo Agricoltura di sua proprietà, in contrada Pisanella, comune di Boscoreale, l anno 1906 (giorni 15) e l anno 1908 (mesi 6), NSc, 1921, p. 461 ss.; p. 465, fig. 3; F. L. Bastet, Villa rustica in contrada Pianella, Cronache Pompeiane, II, 1976, p. 112 ss.; F. Bastet, M. de Vos, Proposta per una classificazione del terzo stile pompeiano, Archeologische Studiën van het Nederlands Instituut te Rome, IV, s-gravenhage, Staatsuitgeverij 1979, pp , e p. 206, tav. XXXIV, 62; W. Ehrardt, Stilgeschichtliche Untersuchungen auf römischen Wandmalereien von der späten Republik bis zur Zeit Neros, Mainz, von Zabern, 1987, pp
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18 63. Frammento di decorazione parietale Dal suburbio di Pompei; III stile pompeiano, d.c. (Bastet-de Vos); d.c. (Ehrardt) H. 38; largh. 42,5 Già J. Paul Getty Museum, Malibu, 71. AG Nel frammento si scorge un tratto di edicola vista di scorcio con una colonnina istoriata e una a fusto vegetale spiccante da un bulbo in primo piano; proviene dalla parte destra della zona superiore di una parete della stessa villa dei frammenti precedenti, probabilmente una parete lunga dello stesso apodyterium. I motivi architettonici ritornano in forme molto simili nella zona superiore, a fondo bianco, dell esedra 11 dello stesso complesso. BIBLIOGRAFIA: cfr. i frammenti precedenti al n. 62; per l esedra 11, cfr. F. Bastet, M. de Vos, Proposta per una classificazione del terzo stile pompeiano, Archeologische Studiën van het Nederlands Instituut te Rome, IV, s-gravenhage, Staatsuitgeverij, 1979, pp , e p. 206, tav. XXXIV,
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20 64. Statuetta bronzea di Vittoria con trofeo Da Ercolano, casa del Colonnato Tuscanico, ca d.c. H. 16,2 Soprintendenza Archeologica Pompei, inv. E 2246; rubata il luglio 1975 Già Royal Athena Galleries, New York La statuetta, certamente un applique, data la presenza di punti di ancoraggio nella parte posteriore, di fattura sommaria, rappresenta una Vittoria in volo, vestita di chitone, che regge nelle mani una cornucopia, probabilmente un trofeo. Un oggetto simile era già testimoniato a Ercolano (Museo Archeologico Nazionale di Napoli, inv. 5263); il rinvenimento, in associazione, sia pure secondaria in un cunicolo borbonico, nell area del cubicolo 11, con una di quelle figure di cavaliere barbaro che decoravano i baltei delle corazze o i bordi delle quadrighe, fa ipotizzare che in origine la statuetta facesse parte della decorazione di una statua in bronzo collocata nell area del Foro. Il tema della Vittoria ebbe grande fortuna nella prima epoca imperiale, in particolare sotto i Flavi: vedi la decorazione pittorica della cosiddetta Schola Armaturarum di Pompei, III, 3,6 (A. de Vos, Pompei. Pitture e Pavimenti, in Supplemento a EAA, vol. III, Roma, Istituto dell Enciclopedia Italiana, 1991, pp , figg. 4-18). BIBLIOGRAFIA: G. Cerulli Irelli, La casa del Colonnato Tuscanico ad Ercolano, Memorie dell Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli, VII, Napoli, L arte tipografica, 1974, p. 111, fig
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22 65. Statuetta in marmo di Dioniso con capro Ca. 50 d.c. H. 62,3; base: 17,3 x 17,5 Già J. Paul Getty Museum, Malibu, 96.AA.211 Da scavi clandestini in Italia Dioniso, il dio del vino, ci sta davanti e ci rivolge un sorriso enigmatico; indossa un elaboratissima veste a pesanti pieghe e sul capo porta una corona di foglie e grappoli d uva; la barba pettinata accuratamente è raccolta sulla punta in uno chignon. Nella mano destra perduta il dio teneva forse la coppa del simposiasta, il kantharos. Con l altra prende la zampa di un animale, forse la capra del suo sacrificio tipico che si solleva appoggiandosi alla gamba del dio. La statua, di piena età imperiale, è eseguita nello stile arcaistico, che riproponeva manieristicamente ai colti aristocratici romani, desiderosi di grecità e sazi di classicismo, i modi dell arcaismo greco. Ma i valori culturali, sociali e religiosi, di quell epoca erano per sempre irrecuperabili da parte degli acquirenti di queste statue, che le utilizzavano come puri ornamenti nei giardini delle loro ville, mescolate ad altre di diversa intonazione stilistica. BIBLIOGRAFIA: Passion for Antiquities 1994, pp , cat. n. 179; Handbook 2002, p Molto simile per gusto è la testa attribuita a un Priapo conservata al Museo dei Conservatori in Campidoglio (E. Paribeni, s.v. PRIAPO, in EAA, VI, p. 467, fig. 525). 228
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24 66. Statua di Apollo in marmo in stile arcaistico Prima metà del II secolo d.c. H. 146 Già J. Paul Getty Museum, Malibu, 85.AA.108 Da scavi clandestini in Italia meridionale Apollo, il dio della musica, della medicina e della profezia è qui rappresentato come un giovane stante in piedi nudo salvo un mantello sulle spalle e una benda annodata sulla testa. La mancanza delle braccia non consente di identificare gli attributi del dio, forse l arco e le frecce. Accanto al piede sinistro restano i fianchi e le penne delle ali di un grifone, l uccello mitico a lui sacro. La minor cura con cui è lavorato il retro indica che si tratta di una statua destinata a essere inserita in una nicchia. La statua è eseguita, come il Dioniso precedente, nello stile arcaistico di moda in età romana e riprende, dal punto di vista formale e iconografico, i caratteri di una scultura degli inizi del V secolo a.c.; l esecuzione delle ciocche della pettinatura indica una data di esecuzione nel periodo adrianeo. BIBLIOGRAFIA: Acquisitions 1985, JPGMJ 14, 1986, p. 181, n. 6; VERMEULE 1987, pp , fig. 1; FREL 1994, p. 68; Masterpieces 1997, pp ; Handbook 2002, p
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26 67. Statua in marmo di Vibia Sabina II secolo d.c. H. 204 Già Museum of Fine Arts, Boston, Classical Department Exchange Fund, La statua rappresenta, nel tipo iconografico detto della Grande Ercolanese, con l himation che le copre il capo e un lungo chitone, l imperatrice Vibia Sabina, moglie dell imperatore Adriano e nipote di Traiano. Questi la diede in sposa ancora giovanissima era nata nell 85 d.c. al suo successore designato per consolidarne la legittimità dinastica già stabilita con l adozione. Frequente accompagnatrice del marito nei suoi viaggi, fu di carattere austero e poco adatto alla mentalità innovativa di Adriano che la definiva capricciosa e fiera (morosa et aspera: Historia Augusta, Vita Hadriani, 11, 3). La statua proviene forse da villa Adriana a Tivoli, dove costituiva probabilmente una delle immagini onorarie destinate a celebrare i membri della famiglia imperiale. L immagine, dai tratti del volto idealizzati, potrebbe essere stata realizzata dopo la morte dell imperatrice, avvenuta nel 136 d.c. Seppure esempio un po accademico e algido di arte celebrativa della corte imperiale, la statua è interessante per la resa della pettinatura, con i capelli che formano sulla fronte un ampio nodo a diadema, che ricorda alla lontana le acconciature delle Afroditi ellenistiche. BIBLIOGRAFIA: C.C. Vermeule, America: Masterpieces in public collections in the United States and Canada, Berkeley, University of California Press, 1981, n. 270; M. Wegner, Verzeichnis der Bildnisse von Hadrian und Sabina, Boreas, 7, 1984, p. 146; C.C. Vermeule, Faces of Empire (Julius Caesar to Justinian), Part IV- Hadrian and the Antonines, Celator, vol. 19, n. 12, December, 2005, pp. 26 (fig. 6),
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28 68. Kore in marmo Officina dell isola di Paros, ca. 530 a.c. H. max. conservata 72 Atene, Museo Archeologico Nazionale; già J. Paul Getty Museum, Malibu, L.91.AA.53 La statua, di grandezza quasi naturale nella sua dimensione originaria, è scolpita in marmo pario. Il braccio destro dal gomito in giù era inserito a parte. Veste un chitone manicato che solleva con la mano sinistra e un chitone ionico obliquo che si appoggia sulla spalla destra, decorato con rosette a rilievo. I dettagli delle ciocche dei capelli e delle vesti l avvicinano a opere analoghe trovate a Paros, come la statua di culto di Artemide Delia e la kore del Metropolitan Museum di New York, come pure a opere attribuite a officine parie, come la cariatide del Tesoro dei Sifni a Delfi. Tali elementi forniscono indicazioni sicure per un attribuzione alla produzione di Paros intorno al 530 a.c. BIBLIOGRAFIA: Acquisitions 1993, JPGMJ, 22, 1994, p. 59, n. 1; Masterpieces 1997, p. 34; Handbook 2002, p. 15; K. Karakasi, Archaic Kore, Los Angeles, The J. Paul Getty Museum, 2003, pp , pl. 82 a-b, 83 c-d. *** Il Ministero della Cultura della Grecia ha richiesto al J. Paul Getty Museum fin dal 1995 la restituzione di quattro reperti archeologici, tra i quali questa statua marmorea di kore. Nel corso degli anni il Ministero della Cultura ha tentato la ricerca di una soluzione attraverso le vie diplomatiche, e queste alla fine hanno prodotto risultati positivi. Si era già ottenuto il rimpatrio di una stele dalla Beozia e di un frammento di rilievo da Thasos. Nel dicembre del 2006, dopo trattative durate molti mesi, il Direttore del Museo, Michael Brand, ha inviato una nota all allora Ministro della Cultura, Gheorghios Voulgarakis con la quale comunicava la decisione del J. Paul Getty Museum di restituire alla Grecia la corona aurea macedone e la kore arcaica. Dopo la firma di un accordo al riguardo, la statua della kore veniva rimpatriata il 22 marzo 2007 per essere esposta al Museo Archeologico Nazionale di Atene, dov è tuttora. Con questa simbolica partecipazione alla mostra di Roma, il Ministero della Cultura della Grecia desidera ringraziare le Autorità italiane per la loro determinante collaborazione ai fini della positiva conclusione delle trattative per la restituzione della scultura. 234
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