NEWSLETTER DEGLI ARCHIVI DELL'IRTEM

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Transcript:

1 NEWSLETTER DEGLI ARCHIVI DELL'IRTEM Anno 1 Numero 8. Settembre 2009 Numero speciale dedicato alla collezione di cortometraggi dell'irtem: 1. Il cortometraggio in Italia e i corti dell'irtem. A cura di. 2. Presentiamo in questo numero 21 schede di cortometraggi della collezione di cui l'irtem ha curato il salvataggio a partire dal 1997. L'ordine scelto è quello dell'anno di produzione: si tratta di cortometraggi prodotti tra il 1952 e il 1965. Seguiranno nei prossimi numeri le schede degli altri 33 documentari, che compongono il patrimonio dell'istituto. 1. Il cortometraggio in Italia e i corti dell'irtem. Per definizione il cortometraggio è un film di corto o medio-metraggio, con eccezioni di lungo-metraggio, di carattere culturale, divulgativo, informativo oppure sociale, politico o scientifico, basato su riprese girate dal vero nell intento di raccontare il reale attraverso le immagini. La storia del cortometraggio in Italia risale alla tradizione dei cinegiornali e dei documentari prodotti dall Istituto Luce, che venivano proiettati nelle sale cinematografiche prima dei film (il LUCE Unione Cinematografica Educativa, era un ente parastatale nato in epoca fascista come mezzo di propaganda). Negli anni Cinquanta, per ragioni puramente economiche legate ad una legislazione che ne promuoveva il finanziamento e che ne faceva, con spese minime, una facile fonte di guadagno, i documentari subiscono una forte impennata, tanto che il numero di pellicole documentaristiche prodotte lievita incredibilmente da circa 400 del 1949 a oltre 1000 dell anno 1955. Solo in un secondo momento alla spinta speculativa si sostituisce una genuina necessità espressiva, che alza notevolmente il livello qualitativo, anche per il coinvolgimento di personalità di grosso calibro artistico, letterario, registico e musicale. Basti pensare ad esempio a Pier Paolo Pasolini o a Michelangelo Antonioni e Carlo Lizzani, Ernesto De Martino o Vasco Pratolini, solo per citarne alcuni, senza dimenticare la schiera di registi e musicisti colti e impegnati, come si diceva un tempo, che usavano il mezzo espressivo e artistico come strumento attivo per produrre cultura. Usando parole di Cecilia Mangini regista e autrice di molti documentari conservati nell archivio dell Irtem e compagna di Lino Del Fra, altro regista molto rappresentativo del genere «Il documentario era, tra gli anni Sessanta e Settanta, il regno della libertà nell affrontare la rappresentazione di determinati temi, in virtù dell assoluta assenza di vincoli commerciali e di produzione». A bassi costi, con l utilizzo di piccole maestranze e ridotti apparati produttivi, ma con grandi capacità espressive e comunicative, si riusciva a raccontare autenticamente il reale, stimolando riflessioni e discussioni. Ben lontani dalle coeve politiche del consenso, questi documentari offrivano, infatti, uno sguardo diverso sulla realtà, col proponimento di spingere la gente a riflettere e magari anche leggere in maniera critica e attiva ciò che accadeva in quegli anni, dal boom economico alla fuga dalle campagne, dall arretratezza

2 dell Italia rurale e contadina alla vita in fabbrica dei tanti operai delle nuove industrie e, in sostanza, dei grossi cambiamenti sociali, politici ed economici che hanno coinvolto l Italia a partire dal Secondo Dopoguerra. Pur essendo stato un capitolo importante nella cultura cinematografica italiana, oggi, purtroppo, il genere è caduto in disuso non essendo sopravvissuto alla forte spinta commerciale dei modi della televisione. Tutto ciò non fa che aumentare il valore documentario dei cortometraggi restaurati e salvati dall Irtem, con un progetto speciale inaugurato nel 1994. Lamberto Macchi, socio dell'irtem e figlio del compositore Egisto, uno dei quattro soci fondatori dell'irtem, ha ideato e diretto il progetto fin dall'inizio, con l'intento di salvare dalla distruzione opere di alto rilievo artistico, che fanno ormai parte della storia della cultura italiana del Novecento e che, in altro modo, sarebbero andate disperse a causa del fisiologico deterioramento delle copie ottiche originali. Trattandosi di cortometraggi realizzati da piccole case di produzione oggi scomparse, per il reperimento delle copie si è dovuti ricorrere spesso agli archivi privati dei registi stessi o dei loro eredi, prime ed ultime fonti cui attingere se si esclude la Cineteca Nazionale. Le pellicole, non sempre in buone condizioni, sono state visionate per controllarne l integrità, poi restaurate tramite lavaggio e revisione delle giunte e, infine, attraverso il telecinema (scanner che, in sostanza, riceve l immagine e la trasforma in segnale elettrico), trascritte da pellicola e da nastro Betacam su supporto rigido tramite riversamento con sistema Videodisco digitale Sony. In pratica, prendendo in prestito la terminologia usata nel restauro d opere d arte, si è trattato di un restauro conservativo, cioè attuato nel massimo rispetto di forma e contenuto e col minimo di interventi correttivi su immagine e suono. Il lavoro svolto ha ottenuto ottimi risultati, specialmente quando è stato possibile coinvolgere nel progetto coloro che avevano collaborato direttamente alla realizzazione dei documentari, se non addirittura gli stessi registi, come nel caso di Cecilia Mangini. Per la realizzazione puramente tecnica del salvataggio, a seconda delle varie fasi di lavorazione, come ad esempio per il telecinema o per il lavaggio delle pellicole, sono stati selezionati le migliori società e i migliori stabilimenti di servizi per il cinema presenti sul territorio nazionale, il cui lavoro è stato supervisionato da tecnici specializzati e dall ideatore e principale curatore del progetto, Lamberto Macchi. Per ciò che riguarda la conservazione, non avendo avuto i fondi necessari per la ristampa del negativo delle pellicole, come detto, sono stati scelti come supporti per il trasferimento il nastro BetaDigitale e il LaserDisc Sony, considerati, fino alla fine degli anni Novanta, tra i media digitali più affidabili. Purtroppo tale affidabilità si è rivelata via via sempre meno sicura e, scoperta l obsolescenza di tali supporti che rientra, in generale, in quella di tutti i supporti magnetici, attualmente si sta procedendo alla ricerca di un sistema di conservazione su formato video non compresso, evidentemente più sicuro e duraturo. I documentari salvati dall Irtem rappresentano per molti aspetti degli unica nel loro genere e sono esempi davvero molto interessanti, sia sul fronte della denuncia sociale e politica tipica degli anni Sessanta e Settanta sia dal punto di vista musicale. La loro rilevanza proviene essenzialmente dal fatto che nacquero dalla collaborazione, rivelatasi spesso straordinaria, tra registi e compositori impegnati di concerto alla ricerca di un intima e diversa relazione tra colonna sonora-musicale e immagini e legati da un rapporto strettissimo, dialettico e stimolante per entrambi; ben lontani dall automatica giustapposizione tra colonna sonora e colonna visiva, la musica veniva incisa direttamente sul fotografico, fondendosi in un impasto unico con le immagini, alla ricerca della massima adesione fra i due elementi. Inoltre, per l uso di soluzioni musicali d avanguardia come la serialità, l atonalismo, i suoni concreti, sono stati fertile terreno per la sperimentazione di nuovi

3 linguaggi e nuove modalità di rappresentazione, elementi del tutto assenti nel cinema di lungometraggio e nella musica per il cinema di quello stesso periodo. D altronde a questo proposito il documentary film-maker Alberto Cavalcanti affermava: «Il prestigio del documentarismo deriva dal coraggio delle sue sperimentazioni. Senza sperimentazione il documentario perde ogni valore e cessa di esistere». Tra queste pellicole, difatti, non è raro trovare esempi di spiccata modernità nelle riprese effettuate o nell impiego di effetti sonori ottenuti tramite preparazioni tecniche degli strumenti musicali (come, ad esempio, l inserimento all interno del pianoforte di una corda di arpa suonata con le mani cosparse di pece o l impiego di una barra di ferro sfregata sulle corde di un contrabbasso), secondo sistemi tipici della musica contemporanea, al tempo in cui l'elettronica ancora non veniva impiegata e si iniziava appena ad usare il sintetizzatore. E non sono pochi i casi in cui l uso sapiente di punteggiature dissonanti e, in generale, di un linguaggio musicale contemporaneo, risulta molto più aderente ai temi trattati di quanto sia, ad esempio, la musica di tradizione scritta per i film neo-realisti. In questo senso i 54 documentari restaurati trascritti e conservati dall Irtem sono un eccezionale testimonianza del fervore intellettuale e della vivacità artistica degli anni Sessanta e Settanta in Italia. Per entrare un po più nel merito degli argomenti e dei contenuti trattati, semplificando, si possono distinguere due filoni principali, che sono quello etno-antropologico e quello sociale. Il primo, quello d ispirazione antropologica, riguarda la schiera dei documentari, ambientati quasi sempre nel meridione d Italia, di Luigi Di Gianni, Michele Gandin e Lino Del Fra; racconta una religiosità popolare spesso legata ad una sacralità arcaica, concreta e quasi tribale, in cui convivono sacro e profano, fervore fideistico e senso del magico, devozionalità e pratiche augurali o divinatorie. Queste pellicole sono oggi documenti davvero preziosi, specie sul fronte dei riti e delle usanze della ormai quasi completamente scomparsa civiltà contadina, senza contare il loro imprescindibile valore culturale sostanziato dalla non rara consulenza ai testi di Ernesto De Martino, forse il più importante antropologo ed etnomusicologo italiano del Secondo Dopoguerra. Il secondo filone riguarda quei documentari che si sono fatti portatori di messaggi sociali, sino a diventare, in certi casi, veri e propri mezzi di politica militante e di propaganda, a conferma dell impegno, anche politico, di molti registi del periodo: temi come l analfabetismo nel meridione, l emigrazione e la fuga dalle campagne, di risposta alla fame di lavoro in fabbrica e al desiderio di riscattarsi dal bracciantato, la miopia delle istituzioni su tanti fronti sociali, ma anche, a più largo raggio, il razzismo in America e la contestazione delle università nei confronti delle politiche imperialiste, piuttosto che il disagio giovanile, diventano sostanza di chiara denuncia sociale e politica. È possibile prendere come significativo esempio di quanto detto sopra il cortometraggio del 1962 Fata Morgana. Il regista Lino Del Fra e il musicista Egisto Macchi, autori di questo cortometraggio come di molti altri della collezione dell'irtem, costituirono uno dei binomi più rappresentativi sul fronte di un eccezionalità di rapporto che vedeva regista e musicista impegnati, fianco a fianco, alla realizzazione del film. Premiato a Venezia nel 1962 alla XIII Mostra Internazionale del Documentario, questo cortometraggio denuncia il disagio e le difficoltà di tutti quelli che emigravano dal Sud d Italia verso il Nord industriale del paese, cuore del cosiddetto miracolo economico. Fata Morgana è il nome smagliante di uno dei tanti treni che arrivavano dal Sud, treni carichi di persone che partivano con le ben note valigie di cartone e con in braccio tutto il possibile. Il corto racconta tutto il disagio sociale e umano di questa gente, respinta dalle città di vetro e cemento verso i margini delle periferie industriali, in situazioni di degrado, disposta addirittura a comprare dalle Ferrovie dello Stato un vagone ferroviario pur di avere un posto in cui vivere.

4 CRISTO NON SI È FERMATO A EBOLI REGIA Michele Gandin MUSICA Mario Nascimbene SOGGETTO Muzio Mazzocchi SCENEGGIATURA Michele Gandin, Muzio Mazzocchi FOTOGRAFIA Giuseppe Rotunno ANNO PRODUZIONE 1952 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 1994 SISTEMA VIDEO LASER DISC, riversato anche in VHS PAL COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 1 COLLOCAZIONE VHS ADV 1 DURATA 14'59" NOTE: Vincitore del Gran Premio per il miglior film documentario alla IV Mostra internazionale del Film Documentario e del cortometraggio di Venezia. In questo primo film in collaborazione con L unione nazionale per la lotta contro l analfabetismo, Michele Gandin si rifà alla tradizione documentaristica italiana solo in apparenza. Utilizza infatti una voce over, volta ad illustrare ciò che le immagini potrebbero ben dire da sole, ma lo fa servendosi di una vera e propria voce narrante in prima persona singolare. Il film assume così la forma di un diario, che evidenzia l attenzione dell autore al triplice rapporto realtà-ricostruzione-documentario; sono, infatti, già il cartello iniziale che ci avverte che Tutti i fatti narrati sono realmente accaduti, e la presenza nei titoli di testa della figura dello sceneggiatore, che ci introducono immediatamente nel cuore della riflessione. Attraverso un documentario apparentemente canonico, che a livello contenutistico ci parla della conquista della democrazia, dello spazio e del tempo conseguentemente alla scolarizzazione e all arrivo della corriera in paese, Gandin tenta di smontare dall interno quelle regole legate alla tradizione che molto spesso hanno determinato un appiattimento del panorama documentaristico nazionale. Maria Concetta Alfano IGNOTI ALLA CITTÀ PRODUZIONE A. Carella REGIA E SCENEGGIATURA Cecilia Mangini MUSICA Massimo Pradella FOTOGRAFIA Mario Volpi SCENEGGIATURA Cecilia Mangini ORGANIZZAZIONE Ernesto Poli ANNO 1958 /1959 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 1998 SISTEMA Video Laser Disc COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 8 COLLOCAZIONE VHS ADV 5 e 13 DURATA 11 10 colore NOTE: testo di Pier Paolo Pisolini Il bel testo di Pier Paolo Pasolini dipinge con toni poetici i ragazzi di vita delle periferie romane, oltre la città, tra «polverosi labirinti e fronti di case che coprono interi orizzonti». Sono poveri, umili, costretti a dormire stipati in piccole e anguste stanze e a vivere di piccoli espedienti, come rovistare in una discarica o commettere qualche furto o qualche rapina, specie a ridosso delle festività pasquali o natalizie.

5 «La loro pietà è nell essere spietati, la loro innocenza nei loro vizi [ ], la loro forza nella leggerezza» e tutto il loro spirito, vitale e allegro, nelle immagini della lotta nel fango seguite da quelle del bagno liberatorio dentro la selvaggia marana. MAGIA LUCANA REGIA Luigi Di Gianni MUSICA canti popolari raccolti da Diego Carpitella, adattati da Maria Rosada FOTOGRAFIA Claudio Racca MONTAGGIO Maria Rosada VOCE Arnoldo Foà ANNO 1958 /1959 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 2001 SISTEMA Video Laser Disc COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 21 COLLOCAZIONE VHS ADV 4 e 10 DURATA 18' 18" b /n - colore b /n NOTE: I Premio del Documentario al Festival di Venezia 1958; Consulenza scientifica di Ernesto De Martino; Patrocinio del Museo Nazionale delle Arti e tradizioni popolari e del Centro Italiano per il Film Etnografico e Sociologico "Parlano con le nuvole, con il cielo. È un antico dialogo che si ripete ogni giorno". Con queste parole, cui dà voce Arnoldo Foà, si dà l'avvio "testuale" ad un documentario tutto incentrato sulla dura vita dei contadini lucani ancora profondamente legati al senso del magico che permea la loro esistenza. Dallo scacciare con rabbia la nuvola cattiva che può impedire di lavorare quella terra arida e lontana dal paese, ogni giorno all'alba raggiunta con tanta fatica percorrendo la via Lu meo lamento, al preparare il corredino d'un bimbo che, nella notte, le 7 Fate battezzeranno una seconda volta, tutto trova una causa o una ragione sovrannaturale; così il pianto /canto Il bene della donna tua sulla bara di un marito defunto o il consultare la fattucchiera dietro una finestra, come l'interpretazione dei simboli che parlano del futuro col fidanzato dopo l'invocazione di S. Monica e dell'angelo della notte... NASCITA E MORTE NEL MERIDIONE. S. CATALDO SOGGETTO E REGIA Luigi Di Gianni MUSICHE Daniele Paris COMMENTO Romano Calisi FOTOGRAFIA Nino Cristiani MONTAGGIO Franca Gabrini ANNO PRODUZIONE 1959 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 2001 SISTEMA Video Laser Disc COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 21 COLLOCAZIONE VHS ADV 10 DURATA 9'16" b /n - colore b /n NOTE: patrocinato dal Centro Italiano del Film Etnografico e Sociologico; premiato al "Puccini Senigallia" nel 1959; diploma di merito "Nastro d'argento" nel 1960; segnalato al Festival di Obernhausen A San Cataldo, paese di contadini del potentino, accade qualcosa solo se qualcuno nasce o se qualcuno

6 muore. E tra il nascere e il morire è difficile sopravvivere. Case spoglie, senz'acqua e senza luce, in cui ci si raccoglie tutti attorno ad un unico piatto per mangiare insieme un po' di pane bagnato. Nel degrado più sconfortante si nasce nel silenzio e si muore su una barella di tavole. NON BASTA SOLO L'ALFABETO REGIA, SOGGETTO E SCENEGGIATURA Michele Gandin MUSICA Mario Nascimbene FOTOGRAFIA Mario Damicelli ANNO PRODUZIONE 1959 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 1994 SISTEMA VIDEO LASER DISC, riversato anche in VHS PAL COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 1 COLLOCAZIONE VHS ADV 1, ADV 4 DURATA 16'38" La prima inquadratura si apre sul primo piano di una giovane ragazza, con lo sguardo fisso in camera; un lentissimo carrello all indietro ce la mostra seduta ad un banco, mentre la sua voce off ci racconta il suo desiderio di uscire dalla condizione di analfabeta, per poi mostrarci attraverso un movimento circolare il vero luogo in cui la ragazza si trova: una casa spoglia, povera e fredda. Dopo un movimento di 360 l inquadratura si chiude sulla figura intera della donna, ormai completamente contestualizzata nel suo ambiente. È con questo incipit estremamente ricercato e anticonvenzionale che Gandin continua il lavoro cominciato con Cristo non si è fermato ad Eboli di erosione della tradizione documentaristica italiana dall interno; la presenza, infatti, di un estremo formalismo stilistico, caratteristica di molti lavori contemporanei, non resta vacua ricerca estetica sull inquadratura, ma porta sul piano contenutistico ad una nobilitazione di una certa condizione umana. Realizzato anche in questo caso in collaborazione con «L unione nazionale per la lotta contro l analfabetismo», Non basta soltanto l alfabeto, attraverso il pretesto del lavoro svolto dall organizzazione, ci descrive il tentativo di riscatto di un intera popolazione da sempre abbandonata dal governo centrale. Maria Concetta Alfano LA PASSIONE DEL GRANO REGIA Lino Del Fra (sotto lo pseudonimo di Antonio Michetti) MUSICHE Domenico Guaccero FOTOGRAFIA Mario Volpi TESTO E CONSULENZA Ernesto De Martino VOCE Carlo D'Angelo ANNO PRODUZIONE 1960 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 1998 SISTEMA Video Laser Disc 13 COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD COLLOCAZIONE VHS ADV 6 DURATA 10'22" b /n - colore colore NOTE: organizzazione generale di Fulvio Gagliardo

7 Il documentario racconta di un rito agricolo antico e pagano legato alla mietitura. In Lucania, come in molte civiltà contadine dell'europa mediterranea, la celebrazione della Passione del Grano risolve il senso di colpa del contadino che, mietendo, "uccide" il grano con la falce. La sopravvivenza di un mito che sussiste per la cancellazione della realtà avviene nella ritualizzazione di un delitto come sacra rappresentazione attraverso la caccia e l'uccisione di un mitico animale, il capro. Dopo il terrifico "vuoto vegetale" dell'inverno il raccolto non è gioia ma un delitto da occultare con un miserabile inganno: non si miete il grano ma lo si falcia perché si dà la caccia al capro che rovina le messi. Il tut to nel dramma dell'insicurezza e della precarietà per la propria misera condizione. LA CANTA DELLE MARANE PRODUZIONE Giorgio Patara REGIA Cecilia Mangini MUSICA Egisto Macchi FOTOGRAFIA Giuseppe De Mitri ORGANIZZAZIONE Giovanni Canaletti ANNO 1960 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 1996 SISTEMA Video Laser Disc COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 9 COLLOCAZIONE VHS ADV 5 DURATA 11 58 colore NOTE: testo di Pier Paolo Pasolini, tratto da un capitolo di Ragazzi di vita Ragazzini allegri e vivaci, sempre affamati di giochi e di cibo, si divertono a sguazzare in una marana. Ragazzini che non vogliono obbedire, in nessun modo e maniera, a niente e a nessuno, che amano la loro libertà e che vivono giornate semplici, in compagnia, tra l erba e l acqua delle marane. Semplicità e schiettezza d una vita vissuta nella più genuina spontaneità. LA GITA REGIA Lino Del Fra MUSICA Egisto Macchi FOTOGRAFIA Mario Volpi ANNO 1960 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 1996 SISTEMA Video LaserDisc COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 8 COLLOCAZIONE VHS ADV 5 DURATA 12 18 colore

8 NOTE: testo di Nelo Risi I giovani che si raccolgono in clan, descritti come una strana tribù con i suoi riti e le sue gerarchie. Sognatori di un ipotetico ritorno alla natura ma con indosso pullover all ultimo grido. Schiavi di stupide e futili mode, che riducono i loro istinti ad una vacua esteriorità e a piccoli giochi di dominio, a volte garbatamente violenti. Giovani soli, tristi e annoiati STENDALI (SUONANO ANCORA) REGIA e SCENEGGIATURA Cecilia Mangini MUSICA Egisto Macchi FOTOGRAFIA Giuseppe De Mitri AIUTO OPERATORE E ORGANIZZAZIONE Giosuè Bilardi VOCE Lilla Brignone ANNO PRODUZIONE 1960 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 1996 SISTEMA Video LaserDisc COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 9 COLLOCAZIONE VHS ADV 5 DURATA 10 43 colore NOTE: testo di Pier Paolo Pasolini. In un assolato paese del Sud d Italia una campana risuona e annuncia morte. La macchina da presa scopre case, angoli, vicoli deserti, senza alcuna traccia di vita apparente, come se, laddove non bastasse il persistere dei rintocchi mesti della campana, tutto fosse pervaso dal senso della morte. Nella ritualità arcaica della visita funebre le vicine di casa si stringono intorno ai familiari del defunto; donne vestite a lutto, coi volti segnati ed arsi dal sole, circondano la bara e, agitando i loro fazzoletti bianchi, piangono al ritmo d una nenia semplice e ritornellata che, via via, cresce nella tensione della disperazione e sfocia in una sorta di danza liberatoria. Sono poi gli uomini ad accompagnare la bara al cimitero mentre loro, le donne, madri, sorelle e spose, rimangono ancora in casa, strette le une alle altre, per continuare a dar voce comune alla perdita e, attraverso il modulo della lamentazione, esorcizzare e stemperare il dolore e l angoscia di tutta una comunità. ALL ARMI SIAM FASCISTI! PRODUZIONE Universale Film REGIA, SOGGETTO e SCENEGGIATURA Lino Del Fra, Cecilia Mangini, Lino Micciché MUSICA Egisto Macchi MONTAGGIO Georgy Urschitz ANNO 1962 ANNO RIVERSAMENTO 1996

9 SISTEMA Video LaserDisc COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 7, 8, 9, 10, 11 COLLOCAZIONE VHS ADV 5 DURATA 108 39 b /n NOTE: testo di Franco Fortini; voci di Gian Carlo Sbragia, Emilio Cigoli, Nando Gazzolo. Presentato nella Sezione Informativa del XXII Festival di Venezia, 1961 All armi siam fascisti! è un lungometraggio di analisi storica sugli avvenimenti politici, economici e sociali, accaduti in Italia, anzitutto, e in Europa tra il 1911 e il 1945 intorno alla nascita, all evoluzione e alla caduta del Fascismo. Film interamente di montaggio, questo corposo e consistente documentario è un opera energica, forte, significativa nella sua organicità, che risponde in maniera adeguata al richiamo brechtiano sulle necessità morali della cultura europea di non limitarsi semplicemente alla denuncia e al ripudio della barbarie nazi-fascista, indagando i rapporti di proprietà che la rendono necessaria, per tentare di raggiungerne la radice. Il Fascismo in Italia, ma anche in Francia, Germania e Spagna, viene presentato come veicolo dello sviluppo capitalistico attraverso le stesse immagini usate dal regime per la propaganda, immagini che, a fianco al testo sferzante e accusatorio di Franco Fortini e alla potente partitura di Egisto Macchi, si rivestono di tutt'altro significato. FATA MORGANA PRODUZIONE Giorgio Patara REGIA Lino Del Fra MUSICA Egisto Macchi (sotto lo pseudonimo di Werter Pierazzuoli) FOTOGRAFIA Luigi Sgambati ANNO 1962 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 1996 SISTEMA Video LaserDisc COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 8 COLLOCAZIONE VHS ADV 5 DURATA 11 26 colore NOTE: Premio Leone di San Marco al XIII Festival Internazionale del Documentario di Venezia; testo di Tommaso Chiaretti Questo documentario denuncia il disagio e le difficoltà di tutti coloro che emigravano dal Sud dell Italia verso il Nord industriale del paese, cuore del cosiddetto miracolo economico. Fata Morgana è il nome smagliante ed evocativo di uno dei tanti treni che arrivano dal Sud, i treni dei terroni, carichi di persone che partivano con le tristemente note valigie di cartone, con addosso le loro umili cose e «tutta la casa in braccio». È il disagio sociale e umano di quelli che vivevano nelle koree, ai margini delle città, nelle periferie industriali, in situazioni di forte disagio e tale degrado da rassegnarsi anche a vivere in un vagone ferroviario acquistato per ventimila lire dallo Stato, pur di avere un posto in cui dormire. Gente impiegata, si fa per dire, in sottolavori necessari, in qualche modo, al sistema.

10 GRAZIA E NUMERI SOGGETTO E REGIA Luigi Di Gianni MUSICHE Domenico Guaccero FOTOGRAFIA Giuseppe De Mitri ANNO 1962 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 2001 SISTEMA Video LaserDisc COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 21 COLLOCAZIONE VHS ADV 10 DURATA 14'35" b /n-colore NOTE: premiato al Festival del Cinema d'autore di Bergamo nel 1963 Nella Napoli dei quartieri degradati e delle case sovraffollate il culto delle anime del Purgatorio diventa una delle tante pratiche per ottenere aiuti, benedizioni e magari anche i numeri vincenti del lotto: le ossa dei defunti vengono raccolte e poste in piccole urne, dinanzi alle quali si prega accendendo ceri e candele o portando fiori. Riti propiziatori, incensamenti, giaculatorie e preghiere tramandate nel tempo vengono distribuiti a luoghi e persone da uomini semplici che invocano protezione insieme a salute, r icchezze e brillanti. IL PIGNORAMENTO PRODUZIONE: Enzo Nasso REGIA Vittorio Armentano MUSICHE Egisto Macchi FOTOGRAFIA Giuseppe De Mitri ANNO PRODUZIONE 1962 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 1995 COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 6 COLLOCAZIONE VHS ADV 2 DURATA 9'46" b / n-colore colore Senza alcun commento parlato, come a sottolineare l'inutilità delle parole, si racconta l'esecuzione di un pignoramento in un quartiere popolare di Roma. Il silenzio della famiglia che lo subisce, come anche il silenzio degli esecutori, sembra essere interrotto solo dal bisbigliare del compito ufficiale giudiziario, attento e scrupoloso nell'annotare puntualmente le poche povere cose che vengono di volta in volta portate via. Al loro posto solo mucchi disordinati di oggetti sul pavimento e qualche ombra lasciata sull'intonaco delle pareti ormai spoglie. Come in tutti i corti di Vittorio Armentano le immagini si caricano di forza significante, specie quando "raccontano" e interpretano le architetture del quartiere.

11 L'ANNUNZIATA REGIA Luigi Di Gianni MUSICHE Domenico Guaccero FOTOGRAFIA Giuseppe De Mitri MONTAGGIO Roberto May ANNO PRODUZIONE 1962 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD COLLOCAZIONE VHS ADV 4 DURATA 11'16" b / n-colore colore Uno sguardo attento e discreto su un antico brefotrofio napoletano solleva l'annoso problema dei figli d'ignoti, i cosiddetti proietti, quella prole di nessuno, corpo d'un'infanzia derelitta che desidera una vita "normale", soprattutto da vivere fuori dell'istituto. Siamo nella "Real casa dell'annunziata", al centro di Napoli, chiesa e ospedale che già dal 1432 ospitava un asilo per l'infanzia abbandonata in cui entrava in funzione la celebre ruota degli esposti, piccolo cilindro di legno che girava sul proprio asse dall'esterno verso l'interno dentro il quale venivano lasciati i bambini. LETTERA DAL FRIULI PRODUZIONE Settima Arte REGIA Lino Del Fra MUSICHE Egisto Macchi FOTOGRAFIA Giuseppe Pinori MONTAGGIO Luciano Trainini ANNO PRODUZIONE 1964 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 2003 / 2004 COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD COLLOCAZIONE VHS ADV DURATA 24'51" b /n-colore NOTE: testo di Felice Chilanti "Caro Stato Italiano, è venuto il momento di regolare meglio i nostri rapporti...". Friuli Venezia Giulia, una regione che ha sofferto e che soffre, sin dagli anni della Prima Guerra Mondiale. Dalle immagini di repertorio della Grande Guerra, che sembrano duplicarsi tragicamente in quelle troppo simili del Secondo Conflitto, fino a quelle "attuali" del disastro del Vajont e dei minatori del Predil, il regista Del Fra indaga impietosamente il destino d'un popolo cui l'italia Patria ha forse chiesto troppo, disegnando con mano ferma e decisa i contorni di un mondo ancora primitivo e disagiato, in cui si possono incontrare magari rampe di missili ma dove mancano trattori per lavorare la terra e gli uomini sono costretti ad emigrare per trovare lavoro.

12 SAN LORENZO UOMINI E CASE PRODUZIONE Giorgio Patara REGIA Lino Del Fra MUSICHE Egisto Macchi (con lo pseudonimo Werter Pierazzuoli) FOTOGRAFIA Giuseppe Pinori TESTO Felice Chilanti ANNO PRODUZIONE 1962 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 1998 COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD COLLOCAZIONE VHS ADV 6 DURATA 10'16" b /n-colore Roma, quartiere di San Lorenzo. La cinepresa indugia sulle crepe profonde delle facciate dei palazzi dai quali pende perennemente la biancheria lavata dalle mani stanche e nodose delle donne. Edifici pesantemente segnati dai bombardamenti e a volte addirittura pericolanti nei quali vivono tante famiglie romane che non saprebbero dove altro andare e che per questa ragione si rassegnano a sopportare condizioni igieniche più che precarie. Giovani uomini che si caricano tinozze piene d'acqua da portare in casa, salendo su per fatiscenti scale di legno. E bimbi che corrono pericolo di morte anche solo a scendere a giocare in cortile. PROCESSIONI IN SICILIA PRODUZIONE Giorgio Patara REGIA Michele Gandin MUSICA Egisto Macchi FOTOGRAFIE MONTAGGIO Pino Giomini ANNO PRODUZIONE 1964 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 1994 SISTEMA VIDEO LASER DISC, riversato anche in VHS PAL COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 3 COLLOCAZIONE VHS ADV 2 DURATA 11'01" NOTE: fotografie di Ferdinando Scianna Documentario che, attraverso le fotografie realizzate da Ferdinando Scianna, tenta di indagare quel momento in cui religione e religiosità si incontrano e convivono, in quelle manifestazioni religiose fatte di simboli e simulacri tipiche dell Italia del Sud. Egisto Macchi realizza una colonna sonora in cui i suoni e i lamenti reali si fanno musica. Maria Concetta Alfano

13 FELICE NATALE PRODUZIONE Giorgio Patara REGIA Cecilia Mangini MUSICHE Egisto Macchi (sotto lo pseudonimo di Aldo De Blanc) FOTOGRAFIA Luigi Sgambati MONTAGGIO Maria Rosada ANNO PRODUZIONE 1965 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 1998 COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 12 COLLOCAZIONE VHS ADV 6 DURATA 23'14" b / n-colore colore Il Capitale dice al p rossimo cristianamente amato: -Amico caro, io ti do quanto di cui abbisogni, ma tu conosci le mie condizioni, tu sai con quale inchiostro hai da impegnarti con me; ti scortico quando ti procuro un godimento (Karl Marx, 1844). La citazione marxiana apposta come un'epigrafe al cinedocumento ben si adatta alle immagini e ai suoni di un Natale che sembra conservare la sua sacralità solo nel canto e nelle preghiere di un gruppo di frati. Alle note di un "Tu scendi dalle stelle" suonato da due zampognari, cui si alterna una musica a volte marziale e altre volte circense, si mescolano le poesie recitate dai bimbi e gli annunci della pubblicità televisiva, vera colonna sonora del Natale moderno, quello consumistico dei negozi e dei supermercati superaffollati. Alle immagini colorate e luccicanti di presepi, decorazioni e festose sfilate cittadine, cui si accompagnano primi piani di mazzetti di banconote abilmente conteggiate, quasi secondo i canoni di un ejzenstejniano montaggio delle attrazioni, si contrappongono quelle di polli spennati e appesi per il collo in tutta la feroce crudezza del loro realismo. IL MALE DI SAN DONATO PRODUZIONE Nexus Film REGIA Luigi Di Gianni MUSICHE Egisto Macchi FOTOGRAFIA Maurizio Salvatori MONTAGGIO Giuliana Bettoja CONSULENZA Annabella Rossi ANNO PRODUZIONE 1965 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 2001 COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC AD LVD 20 COLLOCAZIONE VHS ADV 10 DURATA 10'14" b /n-colore NOTE: presentato al "Festival dei Popoli" nel 1965 A Montesano del Salento, durante i festeggiamenti che si rinnovano ogni anno in onore di San Donato, il protettore degli epilettici e dei malati di mente, prendono forma fenomeni e riti simili a quelli legati al tarantismo: nella credenza popolare è il Santo stesso che provoca il male e che poi concede a tutti la grazia di esserne liberati. Uomini e donne che urlano, che si lamentano, che si contorcono sul pavimento, che ripetono ossessivamente gesti e parole di preghiera. E tutt'intorno gli altri fedeli, in silenzio, a guardare ed assistere come spettatori. A sera, la banda musicale e i fuochi d'artificio accompagnano l'uscita del Santo in processione per le vie del paese e, al ritorno in chiesa, si aspetta il giorno dormendo come meglio si può sul pavimento della chiesa stessa.

14 LA MADONNA DI PIERNO PRODUZIONE: Nexus Film REGIA: Luigi Di Gianni MUSICA: Aldo De Blanc FOTOGRAFIA: Maurizio Salvatori MONTAGGIO: Giuliana Bettoja ANNO PRODUZIONE nel 1965 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 2001 SISTEMA: VIDEO LASER DISC, riversato anche in VHS PAL COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC: AD LVD 20 COLLOCAZIONE VHS: ADV 10 DURATA 10'10" NOTE: consulenza Annabella Rossi Fra i monti della Lucania, a mille metri d'altitudine, il 15 Agosto di ogni anno si ripete una festa arcaica dedicata alla Madonna. Chi a piedi, chi con l'asino e con i bambini in braccio, i fedeli salgono sulla montagna di Pierno e portano castelli di candele come segni di offerta e penitenza. La banda suona una festosa marcia e accompagna la processione che muove dalla chiesa verso il bosco. Rami di castagno vengono spezzati per salutare la Madonna e per propiziare un buon raccolto. Nella chiesa rimangono le cose più preziose che queste persone possano offrire, dagli abiti delle spose fino alle folte trecce di capelli corvini. TOMMASO REGIA Cecilia Mangini MUSICA Egisto Macchi FOTOGRAFIA Giuseppe Pinori MONTAGGIO Rosa Sala ANNO PRODUZIONE 1965 ANNO RIVERSAMENTO IRTEM 1996 SISTEMA Video Laser Disc COLLOCAZIONE VIDEO LASER DISC: AD LVD 10 COLLOCAZIONE VHS: ADV 10 DURATA 12 10 b /n «Al petrolchimico voglio andare! per millecinquecento lire al giorno!». Questa è la frase tante volte ripetuta da Tommaso, protagonista del cortometraggio, uno dei tanti ragazzi disoccupati che vivevano alla periferia di Brindisi negli anni Sessanta. Come quasi tutti i giovani come lui, egli spera di poter entrare a lavorare nella fabbrica della sua città, a quel tempo considerata una specie di faro dell avanzamento e dello sviluppo industriale delle Puglie e, più in generale, addirittura di tutto il meridione d Italia. Nella realtà dei fatti il miraggio creato dall impiego nel petrolchimico nasconde un sistema basato sui ritmi della produzione, sulla subordinazione, sullo sfruttamento del bracciantato e della disperata necessità di lavorare di gente che non ha niente.

15 NEWSLETTER DEGLI ARCHIVI DELL'IRTEM Periodico bimestrale dell'istituto DI RICERCA PER IL TEATRO MUSICALE (Irtem). Con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzioni Generali per lo Spettacolo dal vivo e per i Beni librari e gli Istituti culturali. Direzione e Redazione: Via F.Tamagno 65-00168 Roma. Tel: 066147277 - Fax: 066144371 Direttore responsabile: Carlo Marinelli Redazione a cura di: Giorgina Gilardi, Massimiliano Lo Bianco. ISTRUZIONI PER LA CANCELLAZIONE Se non vuoi più ricevere le newsletter degli archivi dell'irtem clicca QUI oppure invia una mail a newsletter@irtem.it specificando nell'oggetto "CANCELLAZIONE NEWSLETTER". About This E-Mail: We need your permission to send you this Newsletter, as we are committed to protect your privacy. So, please, send us a mail with the object: NEWSLETTER INSCRIPTION. Suggestions and feedback are welcome at newsletter@irtem.it To unsubscribe, to change delivery or format options, update your e-mail address or sign up for newsletters, mail us at newsletter@irtem.it