Edizioni ASSOCIAZIONE CULTURALE «Parole & Musica»



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Transcript:

Copertina di Daniele Chiarella Michelangelo Bertuglia Editore per l associazione Culturale «Parole & Musica» ASSOCIAZIONE CULTURALE Edizioni ASSOCIAZIONE CULTURALE «Parole & Musica» Direttore editoriale: Dario De Vecchis Via Diaz 15 10071 Borgaro Torinese Edizioni «Parole & Musica» - 2011 ISBN 978-88 - 95282-08 - 4

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Daniele Chiarella Guerrino Babbini Armando Cossa ofm LA TERRA DEI GAMBERI I SENTIERI DEI BALANTA Edizioni «Parole & Musica» - 2011

SCRIVONO QUELLO CHE HANNO VISTO CON I LORO OCCHI Chi consuma, si consuma c è scritto su una colonna di una delle vie più chic di Torino. L ho letta, guardata e rimirata, ho pensato a Pantagruel, alle parole opulenza, spreco, ricchezza del nostro grigio mondo degli inclusi e mi sono detto che questo era l incipit ideale per la prefazione di questo libro che sta dalla parte degli esclusi. C è infatti chi non consuma e pensa che chi lo fa Ci consuma. Un libro frutto della convinzione che l uomo non è un consumatore ma un cittadino, con una certa idea del significato della parola valore e perché piace pensare che un Mondo diverso sia possibile. Strano ho usato il congiuntivo mentre credo che si possa scrivere E POSSIBILE. Già lo si può affermare anche di questo libro che contiene reali e belle testimonianze scritte e assemblate da buoni compagni di viaggio. Ho imparato a conoscere in questi anni Daniele, Guerrino, Luigi e Michelangelo e spero lo diventi con il tempo anche frate Armando, laicamente si intende! Sono compagni di viaggio che sanno mettersi in gioco e che non si fanno problemi basta una buona idea. Questo libro è una buona idea! Chi si appresta alla sua lettura non stia a guardare lo stile. Tutti quelli che hanno progettato questo di libri ne hanno letti a centinaia e sanno anche scriverne. Con questa scelta editoriale voluta dalla nostra piccola casa editrice hanno voluto dare le gambe ad un progetto, dei tanti messi in campo nelle loro brevi o lunghe vite, che è anche un messaggio di passione, d amore e anche di speranza. Roba da far scoppiare le vene ma che non li spaventa. Si sono stretti le mani e hanno detto scriviamo quello che abbiamo visto con i nostri occhi, quello che abbiamo provato e quello che possiamo costruire per l Africa. Già costruire per l Africa! Un obiettivo che I

per Daniele il nostro Re del Freak n Roll tornato dal Camerun, dove ha fatto conoscere la canzone d autore italiana e suonato con bravi musicisti locali, è diventato un chiodo fisso. Raccogliere fondi per comprare strumenti e donarli ai musicisti camerunesi per aprire scuole di musica ma non solo. La musica unisce i popoli e poi come pensavo qualche giorno fa di ritorno da uno splendido concerto di Enrico Rava dove era presente Mr. Marchionne meglio l estetica della musica che quella del lavoro che come ricordava Demetrio Stratos è lo spettacolo della merce umana. Merce umana quello che per secoli sono stati i popoli dell Africa, oppressi prima dallo schiavismo e dal colonialismo e ora da quella idea del liberalismo che passa per la parolina magica: globalizzazione. Quando Guerrino leggerà queste frasi penserà sei sempre il solito uomo di sinistra e terzomondista. Beh non sbaglia ma anche se non sono mai stato in Africa con lui ci sono stato leggendo e apprezzando quello che lui e i suoi amici di Abalalite hanno costruito in Guinea insieme alla gente di quegli splenditi luoghi. Lo sa bene frate Armando che ci fa comprendere al meglio le tradizioni dei Balanta Brasa. Una volta nella mia vita farò un viaggio in Africa lo spero. Intanto però penso che sia giusto costruire anche da qui nella nostra società, nella nostra quotidianità dei pezzi d Africa come abbiamo fatto negli anni passati con Michelangelo e la nostra associazione Parole e Musica onlus in Senegal abbracciando un progetto di turismo responsabile. Come abbiamo fatto nel nostro territorio per anni aiutando il sogno e la volontà di un caparbio pediatra Costanzo Bellando, il nostro Chicco, ad appoggiare NutriAid nel martoriato Ruanda. Questo libro vuole collegare tutti questi impegni alcuni costruiti, altri in costruzione, altri pensati e da realizzare. Chi acquisterà questo libro (ora divento un bieco mercante!) contribuirà a queste idee e progetti in Guinea e in Camerun. Non tragga poi in inganno la prima parte del titolo La II

terra dei Gamberi non vogliamo arretrare anzi la nostra volontà è quella di camminare fianco a fianco a queste popolazioni con reciproca dignità e di rispetto. Odio gli indifferenti: Credo che vivere voglia dire essere partigiani.. scriveva Gramsci in un bell articolo di tanti anni fa. Ci sono cresciuto con queste parole continuo ancora a crederci anche perché intorno a me ho sempre trovato buone compagne e compagni di viaggio e per non dimenticare la frase iniziale Chi consuma, si consuma! Dario De Vecchis III

Daniele Chiarella LA TERRA DEI GAMBERI Nel XV secolo alcuni esploratori portoghesi raggiunsero le verdi coste di una terra lussurreggiante. Estasiati dalla straordinaria pescosità di gamberi lungo una via fluviale interna decisero di chiamare quel posto Rio dos Camaroes («Fiume dei Gamberi»): il nome Cameroun deriva di lì... 1

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la terra dei gamberi 13-set-2010 ore 7.17 Buongiorno. Sono storica dell arte (e socia coop...) e faccio ricerca e insegno presso l Università di Dschang in Cameroun, dove molti studenti imparano l italiano. Per la settimana della lingua italiana di fine ottobre dal tema porta parola-ambasciatori in musica della lingua italiana sto cercando uno o più esperti che adoperano la musica come strumento di dialogo più immediato, disposti a intervenire per una lezione sul tema presso l Università africana, retribuita e con alloggio, ma disposti anche a pagarsi il viaggio (500 euro circa). Riconosco la difficile realizzazione della proposta, ma confido in una vostra risposta e nei vostri suggerimenti. Giuliana 26-set-2010 ore 12.09 Buongiorno Giuliana, mi chiamo Daniele Chiarella e faccio parte del gruppo musicale FANALI DI SCORTA, la sua proposta è interessante e mi piacerebbe discuterla con lei se possibile e se per voi va bene. Le allego alcune informazioni sul mio gruppo. Saluti Daniele Chiarella Non l ho neanche detto a mia moglie, ma tanto non c è pericolo: figurati quanta gente vorrà andare squilla il telefono: Ciao Daniele sono Giuliana!. Mi convince, andrò in Cameroun, la sera torno a casa e confesso tutto. Accendiamo il computer e andiamo sul sito ufficiale, vero e proprio bugiardino con tanto di avvertenze: - circolare con la massima cautela nelle ore serali, evitando comunque spostamenti a piedi soprattutto nelle città di Yaoundé e 3

la terra dei gamberi Douala - non mettersi in viaggio nelle ore serali e notturne - viaggiare di giorno e in compagnia - non opporre resistenza agli aggressori, etc - il paese è classificato zona 3 ad alto rischio malarico: si consiglia, previo parere medico, la profilassi antimalarica prima della partenza e dopo il rientro in Italia. - si consigliano, inoltre, previo parere medico le vaccinazioni contro: tifo, epatite A e B. - si sono altresì verificati tre casi di febbre gialla con decesso - si consiglia di: evitare cibi crudi, verdure non trattate; bere acqua in bottiglia senza l aggiunta di ghiaccio; consumare, a titolo cautelativo, carne e uova di volatili solo se ben cotte e di evitare ogni forma di contatto diretto con volatili e pollame. C è anche un video bellissimo che mostra una jeep che arranca su un improponibile strada sterrata tra Douala e Dschang: proprio il mio tragitto Chiudo tutto e rinuncio. Giuliana, mi spiace la proposta era veramente allettante, ma il viaggio è troppo caro: non posso venire. Ma a quanto pare ormai il Camerun mi ha già accalappiato, Giuliana non mi molla e riesce a coinvolgere anche l ambasciata italiana che si offre di rimborsarmi il biglietto di andata e ritorno in cambio di un concerto al Yaoundé Jazz Festival!!! Parto il 25 Ottobre. A Torino ci sono 3 gradi e io ho almeno 3 maglie sotto la giacca. All aeroporto incontro Silvia, lei si tratterrà un mese: ha scelto di fare un dottorato per analizzare le differenze tra il protettorato francese e quello inglese ci siamo sentiti già un paio di volte al telefono ed è più agitata di me per fortuna. Non so quello che mi attende, è stupido, ma mi sento come un 4

la terra dei gamberi astronauta in viaggio per Marte. Le cose che ho letto, l entusiasmo delle persone intorno a me, le preoccupazioni di mia moglie: per la prima volta, forse, ho la sensazione di andare incontro a qualcosa di sconosciuto ma è sempre mondo penso... Arriviamo a Douala a mezzanotte e i finestrini dell aereo si appannano. Mando avanti Silvia, ho paura che l aria umida mi tolga il fiato, anche lei ma dalla scaletta mi sorride e mi fa cenno di uscire e poi tanto non ho alternative. Ci sono 30 gradi, e l asfalto è completamente bagnato, più tardi scopriremo a causa di un acquazzone, le nostre preoccupazioni sono infondate: si respira! Bienvenue en Cameroun mon ami. Andiamo a recuperare i bagagli. È banale ma son tutti neri e mi sento come un bersaglio sul poligono di tiro. Si fa avanti un bianco con fare deciso, strappa la mia valigia dalle mani di un portantino e dissolve il capannello che ci si stava creando intorno: Daniele?, SI!. Sembra quasi la riedizione dell incontro tra Stanley e Livingstone È Mauro, il console di Douala che ci è venuto ad accogliere. Fuori ci aspetta Giuliana accompagnata da 2 amici: è alta e a quanto pare a suo agio in una situazione che io non riesco a decifrare. Ci dividiamo, io andrò a dormire a casa di Mauro. Salgo sul fuoristrada, la città e buia ma non troppo. Il primo semaforo è rosso. E meglio non fermarsi di notte! Cerco di stare tranquillo perché manca una settimana al ritorno. La mattina dopo ci svegliamo presto abbiamo un appuntamento 5

la terra dei gamberi in una televisione locale. Le vie brulicano di gente, ci sono tantissime macchine: è una situazione vivibile. Arriviamo in centro, le strade sono buone, le donne hanno i capelli colorati di viola, giallo e qualsiasi altra sfumatura improbabile. Mauro scosta con fare deciso un ragazzino un po invadente e ci ritroviamo su un ascensore che ho l impressione non sia mai stato revisionato: sarebbe ridicolo accadesse qualcosa ora! Ecco le case ci sono, ma l incuria è totale; alcuni palazzi sono anche affascinanti, ma preferiscono lasciarli cadere in pezzi per poi costruirne dei nuovi. L impressione è che le cose vadano avanti per inerzia e senza che nessuno se ne preoccupi troppo. Sbrigata in fretta la pratica con una breve intervista e una canzone per promuovere il mio spettacolo serale al Centro Culturale Francese, torniamo a casa per un petit déjeuner. Faccio subito un altra scoperta che poi avrò modo di confermare altre volte durante il mio soggiorno: la maggior parte degli europei, i bianchi, vivono un po in disparte: hanno domestici autoctoni e case protette, come i grandi signori medioevali che banchettavano nei castelli circondati da profondi fossati mentre intorno il popolo annaspava. Possibile che i neri non siano uguali nemmeno a casa loro? Qui le disparità sono ancora più accentuate: il 90% della popolazione vive in condizioni appena al di sopra della soglia di sopravvivenza. Douala è enorme, anzi è un enorme bidonville. Case, più che altro baracche con tetti in lamiera che si estendono su un terreno fangoso e ondulato interrotte qua e là da qualche edificio coloniale. Come se volesse somigliare ad una metropoli europea ma non ne avesse le possibilità. Il traffico è vivace, Napoli docet, e colorato. Non ci sono regole né precedenze, ma tantissime moto scolorite. Lontani dal centro l asfalto svanisce così come il senso 6

la terra dei gamberi estetico. Non capisco: nella loro dignitosa povertà un muro o una lamiera colorata a me infonderebbero speranza, sollievo, serenità, un senso di pulizia, di fiducia in un miglioramento ma sono un europeo e i loro volti non sembrano così infelici Il sorriso è ovunque, incredibile! La pacatezza anche. Si percepisce una certa atmosfera tranquilla e rilassata mentre camminano, parlano e trafficano in un enorme suk impolverato. Resto per qualche oretta in casa ad aspettare Mauro che è uscito per sbrigare qualche commissione ed inizio a familiarizzare con l attesa. Non si può, o almeno è sconsigliato, uscire non accompagnati. Attendo la mia guida strimpellando e ripassando i brani che dovrò eseguire la sera. Verso mezzogiorno arriviamo al Centro Culturale Francese dove mi attende un batterista. Il posto è stupendo. Un teatrino da 200 posti molto raccolto. Mi siedo ed inizio a suonare, l intesa è perfetta e Aoussa, il batteur, è preparatissimo: io suono Volare di Modugno e lui ci piazza sotto un ritmo africano: sarà un gran concerto! Visto che c è tiriamo dentro anche il suo maestro come rumorista-percussionista. Ci raggiungono Giuliana e Silvia che non è riuscita a chiudere occhio. Il console ci invita a pranzo a casa sua. Torniamo passando vicino al porto e tra i vari montacarichi e cargo leggo Grimaldi, Costa!!! Ma non sono quelli delle navi da crociera?, Certo, risponde Mauro, ma quella è la parte più piccola del loro business. La sera il teatro si riempie abbastanza velocemente, c è anche l ambasciatore, venuto da Yaoundé con la moglie. È giovane e simpatico: lo ringrazio. Partiamo dopo una breve presentazione. Il pubblico è misto, Italiani emigrati e giovani camerunensi. Mi 7

la terra dei gamberi esprimo in un francese maccheronico con l aiuto di qualche spettatore, ci divertiamo tutti. La gente batte le mani e canta. Faccio qualche pezzo mio mischiato ai grandi classici. Attacco Il ragazzo della Via Gluck e con gran stupore tutti la cantano in francese! Finiamo con Volare che viene ancora meglio delle prove, mi rotolo sul palco e raccolgo applausi: Nemo propheta in patria (vuoi vedere che è vero!). La mattina dopo mi sveglio alle 5. L appuntamento con Giuliana e Silvia è alle 8: ci aspetta un lungo viaggio in pulmino verso Dschang. Non è previdenza, ho la nausea! Qualche hanno fa al ritorno da una stagione come animatore turistico in Tunisia ho perso 10 Kg a causa di una dissenteria che mi ha attanagliato per 3 settimane, questa volta speravo proprio di evitarla. Non è così perché nonostante tutte le raccomandazioni mi sono lavato i denti con l acqua del rubinetto! Per fortuna ho l Imodium. Si sveglia Mauro, io sono a pezzi. Mi fa bere un intruglio disgustoso e mi dice: Andiamo? Come andiamo?! Non sono in condizione di viaggiare! Mi sento uno straccio, ho lo stomaco che brontola e in gola una sensazione acida. L Africa è anche questo! Non approvo, ma lo seguo. Giuliana e Silvia, appena mi vedono sono dispiaciute e si preoccupano come due mamme: mi sento un po confortato. Troviamo posto su un pulmino per Dschang parcheggiato in una piazza trafficata di mercanti e mercanzie di ogni genere: sono le 8

la terra dei gamberi 8 e mezza. Fa caldo. Ci sediamo in fondo, siamo in 5 su un sedile di pelle lacerata da 4. Mi metto al finestrino per prendere un po d aria che non c è: in compenso mi sorbisco il gas di scarico dell automezzo vicino e il via vai di venditori che cercano di piazzare di tutto dalle banane ai fazzoletti di carta. Cerco di rifiutare cortesemente e non vomitare tanto la partenza è imminente. Ma la regola è che fin quando non è pieno non si parte: fortuna che ci sono solo 20 posti! Mentre soffro e penso di morire la gente sale e scende a ripetizione incurante dell attesa. Il nostro mezzo è una specie di Bedford per il trasporto di persone: vecchio e logoro, ma questo non mi spaventa. Quando partiamo è quasi mezzogiorno e io ringrazio il cielo. Dopo 10 metri siam già fermi per il rifornimento! Ma come?! Abbiamo aspettato 4 ore!...non potevano Va beh cerco di prenderla con filosofia. Sale un venditore e appoggiato alle porte a soffietto inizia a declamare le virtù curative e afrodisiache dei suoi prodotti: la gente ride e compra. È incredibile! Il poco denaro che hanno gira ad una velocità impressionante. Acquistano senza sosta e chiunque vende: anche solo una buccia di banana. Sono tutti piccoli imprenditori pazienti. È una forma di socialismo, si aiutano a vicenda così nessuno muore di fame. Il viaggio è lungo e le soste innumerevoli. La strada non è sempre asfaltata, ma l autista pigia sull acceleratore come un ossesso: mi han detto che gli incidenti con morti son frequenti, ma al momento ho altre preoccupazioni. I villaggi sono baracche ai lati della strada, i bambini scorrazzano liberi ovunque. La gente va a piedi. Alcuni sono seduti sull uscio di casa. Ad ogni sosta siamo assaliti dai venditori che si accalcano ai finestrini: l acqua in bustine di plastica va alla grande Lo Lo Lo Lo, solo a fine giornata capisco: l eau, l acqua. Tutti urlano e riprende il commercio selvaggio. Si riparte di 9

la terra dei gamberi colpo ed ci corrono dietro per lanciarci il resto. Ci fermiamo spesse volte ai vari posti di blocco della polizia per la tassazione più obbligatoria che facoltativa. Tra un pezzo di banana, alla quale abbiamo rimosso le estremità dove si annidano la maggior parte dei batteri, e qualche fetta di pane vanigliato comincio a rinsavire mentre il Camerun scorre umile e silenzioso sotto i miei occhi. Sono scene viste mille volte in televisione, ma essere qui ora è veramente diverso. Non riesco a spiegarlo esaustivamente. Qui non ho il cuscino del divano sotto il sedere: non posso cambiar canale e non posso nemmeno scappare e rifugiarmi in un luogo pulito e ordinato. Tutto è miseria, ma miseria onorevole. Non ci sono servizi, alcune case stanno su per miracolo, con i muri di legno in bilico come la Torre di Pisa, retaggio dei forti venti durante la stagione delle piogge. Tutto è terra rossiccia che ti si appiccica alle scarpe e ai vestiti. E forse è proprio questa terra che rende tutto più disordinato, meno uniforme, non piallato come le nostre strade perfettamente plasmate da asfalto e marciapiedi. Tutto appare lasciato al caso e le persone si muovono leggere in questa indigenza e a tratti mi sembrano quasi felici: non hanno niente e comunque non sono tristi. Giuliana è una Cicerone appassionato, si sente che il Camerun le è entrato dentro e lei lo odia e lo ama con la stessa veemenza. Ci spiega tutto, racconta e ci immerge sempre più in questo gorgo che affascina menando fendenti allo stomaco. Io e Silvia ascoltiamo e non possiamo difenderci. Mi sento piccolo, insignificante. Qui nella zona rurale lontano dalla città che vuole essere europea, ho il primo assaggio di questo paese spaventosamente meraviglioso. Non ho scelta: mi devo adattare. Qui vivono tutto l anno scalzi, fa caldo, bisogna sopravvivere e cercare di stare bene: i dottori sono pochi e molti si affidano alla medicina tradizionale come dicono loro. L igiene 10

la terra dei gamberi scarseggia. Non mi sento bene e mi sono imbarcato in un viaggio di 7 ore su un pulmino zeppo che attraversa la foresta pluviale. Ad ogni sobbalzo l intestino si contorce, la nausea torna a folate, ma devo resistere e convivere con questa mia debolezza: non c è la mutua! L Africa è anche questo!, ora comincio a capire. Mi han detto di bere tanto per reidratarmi e così mi son portato dietro una bottiglia d acqua da 2 litri e l ho quasi finita. Dopo ore seduto ad aspettare e forse anche per spossatezza avverto un urgenza impellente. Cerco di farmi sentire dall autista, i finestrini abbassati non aiutano. Per fortuna mi vengono incontro i miei compagni di viaggio, per lo più donne con bambini piccoli rimpinzati di cibo ad ogni sosta. Il conducente arresta leggermente indispettito la sua folle corsa. Ora che il nostro mini autobus è pieno è impossibile cercare di scendere: i sedili son stati tutti richiusi a formare file uniformi e dovrei scavalcare o mobilitare praticamente tutti. Non ci penso un attimo: spalanco il vetro e balzo fuori dal finestrino tra le risate generali. Rientro dalla stessa parte ringraziando e spiegando che non sono nelle migliori condizioni: ma ora mi sento sollevato. Pian piano il paesaggio comincia a variare, il verde già intenso diventa ancor più carico e la strada prende a salire. Abbiam già lasciato sul percorso parecchie persone con il loro carico. Chi si era portato delle credenze di legno, chi era andato in città per acquistare tutto il necessario per aprirsi un negozio di parrucchiere Il bello è che tutta questa mole di roba era stata caricata e legata sulle nostre teste tanto che il pulmino era diventato più lungo che largo. A far compagnia a tutti quei bagagli era finita anche la mia chitarra Ci dirigiamo verso Dschang, il capoluogo del Dipartimento di Menoua. L asfalto è nuovo e la carreggiata ampia. Più saliamo 11

la terra dei gamberi più sento un atmosfera familiare: c è anche qualche guard-rail! Mi sento a casa, vedo le curve che portano ad Alpette con l aria che man mano di rinfresca e sto decisamente meglio. Quando arriviamo, voglio solo buttarmi su un letto e sperare di risvegliarmi la mattina dopo guarito. Ci viene a recuperare al deposito degli autobus uno chauffeur mandato dall Università, facendosi strada tra manghi e galline. Arriviamo ballonzolando tra le buche all Hotel, qui gli ammortizzatori delle macchine son messi a dura prova. Non c è un automobile che non abbia come minimo un graffio o della ruggine sulla carrozzeria, senza parlare dei paraurti e dei vetri. Non riesco nemmeno a cenare: mi chiudo in camera e attendo l arrivo del mattino. In Camerun, trovandosi vicino all equatore, le giornate hanno sempre la stessa durata: il sole sorge alle 6 e tramonta alle 18. La sera arriva presto e con la poca illuminazione presente al di fuori delle città non rimane granché da fare. Mi sveglio l indomani pensando di stare meglio e Giuliana viene a recuperare me e Silvia per portarci all Università. Inizialmente avrei dovuto fermarmi 3 giorni a Dschang e tenere incontri e lezioni con gli studenti di italiano sulla musica cantautorale nostrana corredati anche dalla proiezione di pellicole a tema. Poi i sopraggiunti impegni concertistici concordati con l ambasciata hanno stravolto totalmente i programmi. Ma va bene lo stesso. Cerco di vincere la mia debolezza intestinale e mi trascino a forza dietro le mie vivaci mammine. Mi rendo subito conto di essere in un luogo diverso dal resto del paese che ho avuto modo di conoscere fino ad ora. L Università ha un grosso cancello ferrato stile Campus Americano, edifici bassi dal colore marroncino e finestre senza vetri per la maggior parte. Ci sono tantissimi giovani ben vestiti. C è un via vai infinito: sciami di ragazzi dediti allo stu- 12

la terra dei gamberi dio come nei nostri migliori atenei. Anche gli ambienti e i locali sono più puliti: è proprio un oasi quasi europea. La breve salita che conduce all ingresso prima della cancellata è costellata di locali aperti ai bordi della strada dove si possono acquistare bevande e fare fotocopie oltre a ricaricare i cellulari (oggetti diffusissimi in Camerun). Siamo i soli bianchi in giro, ma nessuno sembra dargli troppa importanza e anche questa è una novità. Incontro finalmente Colbert, il coordinatore dei corsi della facoltà di lingua italiana, uno dei maggiori responsabili della mia esperienza africana. È un ragazzo pressappoco della mia età, affabile ed elegante. Ha modi gentili e si intuisce dagli occhi un carattere fiero: entriamo subito in sintonia. Ci mostra il salone addobbato dove nel pomeriggio si terrà la cerimonia alla presenza del Rettore e dell Ambasciatore e dove anch io dovrò esibirmi: inizio a preoccuparmi un po. Poi ci conduce a conoscere il Preside della Facoltà di Lettere che ci tributa una cordiale ospitalità. Nel primo pomeriggio arriva l Ambasciatore d Italia. L accoglienza è calorosissima. Due gruppi di danzatori, uno in abiti tradizionali, si fronteggiano muovendosi vorticosamente a ritmo di tamburi e fiati contrapposti: è un spettacolo. Gli studenti si accalcano applaudendo in un atmosfera di festa collettiva e anche noi ne siamo entusiasticamente coinvolti. L ambasciatore e la moglie ci scorgono tra la folla, effettivamente il nostro pallore risalta, e ci vengono incontro amichevolmente. D un tratto si scatena un acquazzone torrenziale. Ripariamo frettolosamente nella sala della cerimonia gremita come l occasione richiede. Vari discorsi istituzionali da un palco bardato di un enorme drappo verde e poi via verso il luculliano banchetto. Non mangio niente, fra poco dovrò esibirmi. Salgo sul palco e attacco la chitarra, gli spalti son gremiti. Scaldo 13

la terra dei gamberi l uditorio con qualche battuta ed invito un ragazzo tra i più euforici a cantare con me. Si aggiunge anche un percussionista con uno jambè. Attacco con Gianna, Gianna che non conoscono, ma l entusiasmo è alle stelle. Il ragazzo della via Gluck è il solito successo, scopro che la versione francese s intitola Où est ma maison, li lascio cantare. Alla fine in molti chiedono di essere fotografati con me, io mi presto al gioco e cerco di fargli capire che non sono proprio un personaggio famoso, ma oggi non ha importanza. Siamo invitati alla cena di protocollo, ma prima Giuliana ci porta a casa di un suo amico: Renè. Ho l occasione di vedere un abitazione camerunense. Sotto una leggera pioggerellina ci inerpichiamo tra le baracche su un rivo di fango compatto con una piccola torcia puntata sul terreno. Renè ci aspetta composto su un sofà colorato. Lungo le strade i rivenditori di divani ammassati dai colori vivaci sono molto frequenti. Ci accoglie con umile benevolenza e ci mettiamo a sedere. Ci ha accompagnato in macchina il Preside della Facoltà di Lettere, amico di vecchia data del padrone di casa. Mi rendo conto di trovarmi di fronte ad una persona speciale. I suoi occhi mi scrutano per pesarmi, senza invadenza. Provo immediatamente una sensazione di simpatia per questo uomo. Discutiamo, ha viaggiato molto in Europa ed in Russia, di cui ricorda il gelo pungente. A quanto ho capito da giovane doveva essere stato una specie di rivoluzionario o qualcosa del genere ed ora è comunque un personaggio influente nella sua comunità. La casa è un crocevia di gente. Si svegliano anche dei bambini che dormivano e uno ci saluta con un abbraccio. I bambini sono la cosa più bella dell Africa. Vagabondano all uscita di scuola con i loro grembiuli puliti e saltellano allegramente ai bordi delle vie. C è un enorme rispetto nei loro confronti. Vagano liberi e cresciuti da tutti. 14

la terra dei gamberi Alla cena, come sempre, sono il peggio vestito. Va bene che sono l artista del gruppo e nessuno ci fa caso. Al mio fianco siede Colbert e tra un bicchiere e l altro scopro che ha 4 figli come da tradizione della sua tribù. Ad ognuno bisogna dare il cognome di un nonno a partire da quelli paterni, svolto questo obbligo istituzionale si può decidere se continuare con la filiazione io penso al mio unico Alessandro e al fatto che mi dovrò dare da fare Il mattino seguente mi sveglio presto e decido di recuperare l incontro con gli studenti inizialmente programmato per il giorno del mio arrivo a Dschang che ritardi logistici e le mie cagionevoli condizioni di salute avevano fatto saltare. Dobbiamo partire per Yaoundé prima di mezzogiorno per sperare di arrivare con un po di luce. Dovremmo farcela, il mio intervento è previsto per le 9, poi dobbiamo attendere il dibattito con la lettrice verso le 10 e recuperare i bagagli in albergo: si può fare. Gli studenti mi attendono nell aula, mi siedo sulla scrivania e li ringrazio emozionato. Non sono un docente e son venuto qui a portare la mia esperienza, parlo un quarto d ora circa pensando di aver detto emerite castronerie. Qualche domanda e poi tutti di corsa nel salone dove ci attendono altri relatori e si svilupperà il dibattito. È bello parlare di musica cantautorale e con mio sommo piacere scopro che le relazioni degli oratori convergono in molti punti con le mie castronerie! Mi sento sollevato: 10 anni nei bassifondi della musica emergente italiana a girovagare tra sagre e paesini sconosciuti in cambio di una fetta di porchetta sono serviti. Scopro che non è importante chi fa, ma cosa si fa. Non serve essere grossi personaggi in vista per aiutare gli altri e confrontarsi. Il mondo va avanti anche con i piccoli passi se qualcuno ha voglia di farli. Sono felice e fortunato ad aver trovato il senso di questo mio viaggio. Qualche canzone scritta da solo nella mia 15

la terra dei gamberi cameretta mi ha portato in un aula africana a 4000 Km da casa. Non c è assolutamente paragone tra ciò che io ho portato qui e le emozioni e le sensazioni che torneranno con me. Partiamo che sono le 15 passate. Tra un saluto e un pranzo di commiato (ho deciso che mangerò solo più riso in bianco) il tempo camerunense ci ha adottato. L università ci offre una macchina per affrontare i 200 km che ci separano dalla capitale. E andata bene! La lettrice parte con noi e siamo quindi in 4 oltre all autista. Giuliana ha convinto Silvia ad accompagnarmi per non farmi stare da solo 2 giorni ed io non ho parole né gesti per ringraziarla. Senza di lei tutto questo non ci sarebbe stato. Lei è stata il mio Virgilio in questo Purgatorio. Qui si viene per scrollarsi di dosso un idea di mondo plastificata, dove tutto è dovuto e tutto è apparentemente utile ed indispensabile. Gli occhi si aprono improvvisamente ed hai bisogno di qualcuno che ti tenga la mano, che ti offra la spalla per non soccombere sotto il peso di questa angoscia che ti attanaglia, questo senso di colpa nauseante. Ti rendi conto che questa situazione dipende anche da te: senza lo sfruttamento di qualcun altro sarebbe impossibile mantenere il nostro status di privilegiati. Ma la cosa più sgradevole è prendere coscienza del fatto di non sapere a quanto si sia disposti a rinunciare per cambiare questa realtà. E non è cinismo, ma paura. Paura di non essere capaci di sopportare una vita simile, paura di essere sopraffatti, di perdere le proprie libertà fasulle e di doversi mettere in gioco ogni giorno per sopravvivere. Per la strada ci imbattiamo in diversi edifici con tetti di paglia delle svariate chefferie, i territori dei capi tradizionali che occupano ancora un ruolo di rilievo nella vita quotidiana delle etnie camerunensi sia amministrativamente che spiritualmente in particolare per il popolo dei Bamileke. 16