Le pitture Pompeiane

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Il primo stile pompeiano è uno dei quattro "stili" Le pitture Pompeiane (ma sarebbe più corretto parlare di schemi decorativi) della pittura romana. Detto stile strutturale o dell'incrostazione, si colloca nel periodo a partire dall'età sannitica (150 a.c..) fino all 80 a.c Questa tecnica pittorica, diffusa sia negli edifici pubblici che nelle abitazioni, imita, utilizzando in alcuni casi anche elementi in stucco a rilievo, il rivestimento delle pareti in opus quadratum e con lastre di marmo, detto crusta, da cui il nome "stile dell'incrostazione". Le pitture in primo stile si articolano, seguendo una ripetizione fissa, in tre zone: una fascia superiore decorata con cornici in stucco aggettante. una fascia mediana, a sua volta tripartita, dipinta con i colori predominanti rosso e nero, ma anche viola, giallo-verdi, imitanti il marmo, il granito o l'alabastro un plinto o zoccolo, di solito di colore giallo Le pitture di questo stile contengono anche piccoli elementi architettonici, come ad esempio pilastri, per la divisione verticale delle superfici. Negli scavi archeologici di Pompei questo stile è presente nella Basilica, nel tempio di giove, nella Casa del Fauno e nella Casa di Sallustio, in quelli di Ercolano nella Casa Sannitica.

Il Secondo Stile. In questo tipo di pittura elementi come cornici e fregi con tralci vegetali cominciano ad essere dipinti invece che realizzati in stucco, riproponendo così, con abile gioco illusionistico di colori e ombre, ciò che durante il primo stile si realizzava in rilievo. Rispetto al primo stile, l'innovazione è fornita dall'effetto di trompe l oeil che si crea sulle pareti, dove al posto dello zoccolo si dipingono in primo piano podi con finti colonnati, edicole e porte dietro i quali si aprono vedute prospettiche. In questo periodo nacque così anche la figura del paesaggista, che, a Pompei, dipingeva i particolari dei giardini, molto richiesti dai committenti. Vitruvio nel VII libro si dilungò a descrivere la pittura degli "antichi", individuata come quella di primo e secondo stile: citò infatti, nell'ordine, l'incrostazione marmorea, poi uno stile a noi ignoto, con "cornicioni e riquadrature in giallo ocra", variamente disposte tra loro. Il successivo stile (secondo) era secondo lui un'imitazione di vedute di edifici, colonne e frontoni sporgenti e negli spazi più grandi, di esedre dove venivano raffigurate intere scene figurate, tragiche, comiche o satiriche; nelle galleria invece si usavano particolari paesistici (porti di mare, promontori, coste, fiumi, sorgenti, edifici, boschetti, montagne, pastori con greggi. Infine cita le "megalografie" (a soggetto determinato), con simulacri di divinità, favole mitologiche, guerre troiana e o peregrinazioni di Ulisse. Era anche in voga dipingere nature morte con cacciagione, insieme a ortaggi e frutta; tali raffigurazioni si spiegano con l'usanza che c'era, di inviare agli amici regali, costituiti da generi alimentari crudi.

A Roma è presente il più antico di secondo stile, nella Casa dei Grifi sul Palatino, databile tra il 120 e il 90 a.c Negli scavi archeologici di Pompei questo stile è presente nella Villa dei Misteri e nelle case di Obellio Firmo, del Labirinto, delle Nozze d argento, del Criptoportico. L'esempio più ricco di questo stile si ha però alla Villa di Boscoreale, risalente a dopo il 50 a.c., le cui pitture sono oggi smembrate in più musei (Metropolitan Museum di New York, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ecc.). A Roma esistono anche gli affreschi della Casa di via Graziosa, con scene dell'odissea. Villa di Boscoreale Villa di Poppea Sabina, Oplontis

Il terzo stile pompeiano è Detto stile ornamentale, dal punto di vista cronologico, si sovrappose al secondo stile ed arrivò fino alla metà del I secolo, all'epoca di Claudio (41-54 a.c).in esso venne completamente ribaltata la prospettica e la tridimensionalità caratteristiche dello stile precedente lasciando il posto a strutture piatte con campiture monocrome, prevalentemente scure, assimilabili a tendaggi e tappezzerie, al centro delle quali venivano dipinti a tinte chiare piccoli pannelli (pinakes ) raffiguranti scene di vario genere. Tipici sono gli ornamenti con candelabri, figure alate, tralci vegetali. Casa di Marco Lucrezio Frontone, tablinum, Pompei Affresco raffigurante Diana, proveniente da Villa Arianna a Castellamare di Stabia

Il quarto stile Detto dell'illusionismo prospettico, si affermò in età neroniana e si distingueva dagli altri per l'inserimento di architetture fantastiche e di grande scena (Casa dei Vettii a Pompei e Domus Aurea a Roma). Se gli stili precedenti sono caratterizzati da architetture plausibili, il "quarto stile", invece (così come il "terzo stile"), presenta delle architetture improbabili, bidimensionali e puramente decorative, dal tratto fortemente calligrafico. Adoperando un paragone anacronistico, potremmo paragonare il "quarto stile alla frivolezza e all iperdecorazione del rococò. L'inizio di questo stile è documentabile a Pompei, subito dopo il 60 d.c.: gran parte delle ville pompeiane furono infatti decorate con pitture in questo stile dopo la ricostruzione della città a seguito del disastroso terremoto del 62 d.c. Il quarto stile si caratterizza per una grande ricchezza ma nessun elemento nuovo. Si trattò infatti di un revival di elementi e formule decorative già sperimentate in precedenza: tornano di moda, infatti le imitazioni dei rivestimenti marmorei, le finte architetture e i caratteristici del secondo stile ma anche le ornamentazioni con candelabri, figure alate, tralci vegetali, caratteristici del terzo stile.

Esempi pompeiani di grande pregio li ritroviamo nella Casa dei Vettii e nella Casa dei Dioscuri, decorati probabilmente da artisti della stessa bottega. Proprio in quest ultima La Michelangelo Affreschi ha recentemente ricollocato a parete, la clonazione degli affreschi raffiguranti Castore e Polluce, i due Dioscuri dai quali prende il nome la Domus. Attualmente gli originali sono custoditi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli Intervento di ricollocazione alla Casa dei Dioscuri,Pompei