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Transcript:

... in compagnia di... La figura affascinante e misteriosa del discepolo che Gesù amava è presente unicamente nel Vangelo secondo Giovanni, dove compare in sei scene. Egli appare la prima volta nel capitolo 13, durante l ultima cena, dopo il racconto della lavanda dei piedi. L evangelista ci dice infatti semplicemente che era uno dei suoi discepoli, che a mensa poggiava il capo sul grembo di Gesù e riposava sul suo petto. Molto probabilmente egli è uno dei primi discepoli che hanno aderito alla chiamata, sulla spinta del Battista: forse è lui l anonimo personaggio che, nelle prime pagine, si accompagna ad Andrea nel seguire Gesù. Il soprannome, di discepolo amato, dice la sua identità ideale. Sembra la designazione della sua comunità che ha riconosciuto in lui l oggetto di un amore speciale da parte del Maestro. È il segno di una grande intimità che ricalca quella stessa di Gesù con il Padre. Il discepolo che Gesù amava è l icona di colui che sa ascoltare il cuore del Signore e si lascia generare da lui, dalle sue parole di vita eterna, dai suoi sentimenti.

Ma cosa succede in quella cena? Dopo che il Maestro, profondamente turbato, rivela ai suoi discepoli, a mensa con lui, che sarebbe stato tradito da uno di loro, «I discepoli si guardavano gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Stava adagiato nel grembo di Gesù uno dei suoi discepoli, quello che Gesù amava. Simon Pietro gli fa un cenno e gli dice: Dì, chi è dunque colui di cui parla? Ed egli, riposando così sul petto di Gesù, gli dice: Signore, chi è? Risponde allora Gesù: E colui per il quale intingerò un pezzo di pane e glielo darò. E, intinto il pane, lo prende e lo dà a Giuda Iscariota, figlio di Simone». (Gv 13, 22-26) Il discepolo che Gesù amava ha ricevuto la rivelazione da parte del Maestro. L identificazione del personaggio di Giuda Iscariota è resa possibile grazie alla sua domanda, domanda che apre tutto il dramma della storia della Passione. È Simon Pietro che lo muove a domandare a Gesù, ma poi l evangelista non ci dice che il discepolo abbia riferito la risposta di Gesù a Pietro.

E perciò possibile che nessuno dei commensali abbia capito, salvo il discepolo amato da Gesù, poiché nessuno degli altri poteva cogliere il nesso tra il boccone intinto e offerto e la frase successiva. E dalla sua posizione di ascolto, che non è intimistica, il discepolo amato osserva e si interroga: su Gesù, su se stesso, su Giuda. Non ha e non si dà risposte superficiali e scontate, convincenti e consolatorie, ma semplicemente interpella e si lascia interpellare, mantenendo l atteggiamento di ascolto che lo rigenera e che lo porta a intuire cose importanti della situazione che si sta vivendo. Osservando i gesti che Gesù compie nei riguardi di Giuda, intuisce che, proprio così come sta facendo con lui, discepolo amato, il Signore vorrebbe accogliere anche Giuda nel suo grembo e farlo riposare sul suo cuore. Non possiamo qui riprendere tutte le altre volte in cui si legge di lui, anche perché al COMIGI ne sapremo di più. Prendiamo però ancora qualche immagine dell ultimo incontro tra loro...

Siamo al capitolo 21 del Vangelo di Giovanni. Gesù risorto si manifesta per la terza volta ai discepoli sulla riva del lago di Tiberiade (Gv 21, 7). Si manifesta in presenza di Tommaso, Nataniele, Giacomo e Giovanni e poi altri due discepoli, di cui non si fa il nome, ma uno di loro deve essere certamente il discepolo che Gesù amava, e c è Pietro. Il discepolo amato riconosce Gesù, figura di colui che percepisce ovunque la presenza del Signore: egli dice a Pietro (lui che è capace, risorto Gesù, di riconoscerlo, quando gli altri non ci riescono) È il Signore. E Pietro, dopo essersi cinta la veste, si getta dalla barca e gli va incontro, finalmente deciso ad assumere l atteggiamento di servizio prima ostinatamente rifiutato. Gesù invita Pietro a seguirlo, ma questi, come a cercare sicurezza, si volta indietro verso il discepolo che Gesù amava, che li sta seguendo. Pietro, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?» E Gesù gli rispose:«se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi». Risposta misteriosa, tanto è vero che, scrive l evangelista, si diffuse tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto, ma in realtà Gesù non gli aveva detto questo, ma Se voglio che rimanga finché io venga... Il discepolo amato vive permanentemente fino al Suo ritorno.

Questo tipo di discepolo, che possiamo anche essere noi, amato e amante, deve esistere sempre nella chiesa-comunità cristiana e nel mondo fino al ritorno del Signore. Egli è la figura del discepolo per eccellenza, che ha compreso in pieno il messaggio del Maestro e che ci mostra come essere veri discepoli; è l esperienza della comunità cristiana, che resta fino alla fine dei tempi, la comunità cristiana resuscitata dai morti, che vive la resurrezione nella sua storia, a rischio della vita, perché non può più staccarsi dal Signore. Continua al COMIGI... iscriviti!!!