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Lasciatevi incantare

Rita Pecorari LASCIATEVI INCANTARE favole

www.booksprintedizioni.it Copyright 2013 Rita Pecorari Tutti i diritti riservati

Tanto tempo fa, io ero ancora una bambina, c era una persona (mio nonno) che mi raccontava delle belle favole. Io rimanevo incantata per ore ad ascoltarlo e non solo io, ma tutta la mia famiglia. Purtroppo 14 anni fa questa persona è venuta a mancare, ancora oggi mi manca tanto. Di una cosa gli sarò eternamente grata; mi ha lasciato in eredità il suo dono: quello di raccontare favole. La mia speranza è che le persone quando leggeranno questo libro, abbiano delle emozioni come le ho avute io mentre scrivevo questo libro Libro che voglio dedicare alle persone care che non ci sono più.

Pincherananna Tanto tempo fa, nel nostro paese viveva un uomo chiamato da tutti PINCHERANANNA. Sebbene lui aveva tutto quello che si potesse desiderare, era avido e molto cattivo. Un giorno d inverno, siccome era freddo e mancava la legna nel castello, prese il suo asino, andò nella sua macchia, si mise sopra un tronco e incominciò a tagliare. Passò di lì un contadino che gli disse: «Se continua a tagliare lei cadrà.» E lui: «Ma vattene! Non è vero» e lo cacciò via. Si mise a tagliare, taglia e taglia alla fine cadde, e dentro sé disse: «Maremma bona, quel contadino aveva ragione è un indovino.» Il giorno dopo sempre nella sua macchia rivide il contadino e gli disse: «Visto che hai indovinato che sarei caduto dall albero, mi sai dire quando morirò?.» Il contadino, non sapendo cosa rispondere gli disse: «Prenda il suo asino faccia la salita 9

su per la macchia di Bocca Trabaria e quando l asino farà la terza scoreggia lei morirà.» Allora Pincherananna prende e se ne va sulla macchia, fa la salita ed ecco che dopo dieci minuti l asino fa la prima scoreggia, Pincherananna dentro di sé: Altre due scorregge e morirò, continuano a salire e dopo altri dieci minuti l asino fa la seconda scoreggia. Pincherananna in preda al panico disse: «L ultima scoreggia e poi morirò.» Dopo altri dieci minuti di salita, l asino fa la sua terza scoreggia e magicamente Pincherananna cade dall asino, rimanendo in terra come morto. Poco dopo passano due contadini e vedendo Pincherananna morto lo prendono, lo mettono su una bara e lo portano via. Il giorno seguente si fa il funerale, però nessuno sa chi è morto e il calzolaio del paese fa al corteo: «Scusate, ma chi è morto?» e loro: «È morto Pincherananna» e lui: «Noooooooooooooooooo, doveva pagarmi le scarpe», e Pincherananna, che nel frattempo si era risvegliato da dentro la bara disse: «Dovevi ricordarmelo quando ero vivo.» Subito la gente fugge via, la bara si apre, e Pincherananna esce e torna a casa. Alcuni contadini sapendo che Pincherananna era morto ed era molto ricco, pensarono bene di andare a prendere qualcosa in presti- 10

to qualche cosa nel suo maestoso castello. La gente li vedeva poi fuggire a gambe levate urlando: «Aiuto c è il fantasma di Pincherananna.» Un giovanotto del paese li prese in giro dicendogli che non erano capaci a rubare e gli disse: «Ci penso io lasciatemi fare.» Andò e si mise a frugare in giro, ma Pincherananna si mise dietro a una tenda e incominciò a muoverla dicendo: «Sono il fantasma di Pincherananna, vattene da casa mia» ma il giovane insistette ancora e continuò a cercare qualcosa nel castello. Allora Pincherananna ideò un marchingegno; prese un ventilatore con le ruote lo mise in cima alle scale, ci mise un telo sopra e quando il giovane salì le scale lo fece scendere, siccome era buio, sembrò davvero un fantasma e il giovane se la diede a gambe levate. Ritornò nel paese e riconfermò quello che dicevano i vecchi: «Il castello era davvero maledetto.» Passarono un po di anni e nessuno ritornò nel castello e Pincherananna si era un po calmato, solo che un giorno d estate un bimbo passò di lì, vide nella stalla il somarello e gli diede da mangiare. Subito Pincherananna scese e si nascose sotto una pressa di fieno e disse la sua famosa frase: «Sono il fantasma 11

di Pincherananna.» Il bambino impaurito si mise a piangere e disse: «Non volevo fare niente di male, ho visto il somarello e gli ho dato da mangiare, il suo padrone è morto e se non gli do da mangiare muore anche lui.» Pincherananna che voleva molto bene al suo asino si commosse e disse: «Va bene occupatene tu, basta che me lo tieni bene.» Da quel giorno il bimbo venne sempre a dare da mangiare all asino e piano piano fece amicizia con il fantasma. Dopo qualche anno ormai Pincherananna era vecchio e quando sentì che i suoi giorni erano finiti disse al bambino (che ormai era diventato un giovanotto): «Ormai ci sei tu a guardare il mio castello, io non ho più motivo di starmene qui, me ne vado, occupatene bene» e pochi giorni dopo morì. Il giovanotto prese le redini del castello e diventò lui il nuovo padrone, la gente gli domandava se aveva paura del fantasma e lui diceva: «Il fantasma dopo qualche tempo è diventato buono, non ci tormenta più, mi ha lasciato il comando del castello e ora sono io il nuovo padrone, ma tranquilli non sarò come lui.» Dopo poco tempo diede una mega festa in onore del vecchio capo che anche se per tutti 12