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2. La ceramica ingobbiata e graffita Più limitata, rispetto alla maiolica arcaica, è stata la restituzione di ma- teriale ingobbiato e graffito; dall'acropoli proviene un nucleo di pochi fram- menti con decorazione realizzata a punta, alle Fonti di S. Felice e al Teatro Romano, oltre a questo tipo, è stato recuperato anche quello «graffito a stecca» monocromo e «a fondo ribassato». Basandoci ancora una volta su risultati di scavo e studi riferiti ad altre zone, possiamo collocare il ma- teriale in un arco di tempo che copre la seconda metà del XV secolo e tutto il successivo, ma l'assenza di rinvenimenti in associazione con altre tipolo- gie impedisce di precisare il momento in cui questa classe compare sul mer- cato. L'attribuzione a fabbriche locali, almeno per il tipo graffito a punta, risulta chiara dalla presenza di alcuni pezzi non finiti rinvenuti alle Fonti e al Teatro Romano; si tratta di quattro frammenti di fondo pertinenti a forme aperte non identificabili, uno di bordo a nastro convesso che attesta la presenza, anche per le graffite policrome, di forme analoghe alla A della maiolica arcaica. L'esistenza di forme chiuse è documentata da un fram- mento di fondo di boccale. La scarsa attestazione, o addirittura l'assenza, di tali contenitori nell'ambito del repertorio graffito è registrato anche in altri centri Pisa e Siena) ed è da attribuire probabilmente al perdurare in uso di forme chiuse in ceramica acroma o in maiolica arcaica. Per i tipi decorati a stecca e a fondo ribassato non abbiamo invece elementi suffi- cienti per affermare che siano stati fabbricati localmente; si può ipotizzare però che, specialmente quelli a fondo ribassato, siano stati importati da Pomarance, centro in cui tale produzione è documentata da una notevole quantità di scarti 106). Per quanto concerne le forme, la A e la B della classificazione che segue, trovano una esatta corrispondenza con la F e la D della maiolica arcaica, ed anche la C e la H sono assimilabili alla H e alla M dei prodotti smaltati prima considerati. Un ampliamento del reper- torio morfologico è determinato dall'introduzione di recipienti a cavetto troncoconico, più raramente emisferico, con larga tesa, apodi forma D), e dai piatti forma G) con decorazione realizzata a fondo ribassato che pe- raltro appartengono a produzioni piuttosto tarde, Tav. XXI/2; Tav. XXII/6 e 7). Per quanto concerne la fattura dei piedi, quello ad anello è attestato con maggior frequenza, ma può presentarsi anche basso con superfici di 106) BIONDI, 1966, pp. 14-15; COSCARELLA-DE MARCO-PASQUINELLI, 1987. 58

appoggio assai larghe. Gli impasti sono sempre piuttosto depurati, il colo- re varia dal beige-rosato della graffita a punta, al rosso intenso degli altri tipi. Nel complesso il materiale presenta elementi morfologici e decorativi che non si discostano da quelli che caratterizzano gran parte delle produ- zioni graffite conosciute in Toscana; vari confronti si possono impostare ad esempio con prodotti pisani, meno con quelli fiorentini, ma i reperti con cui gli esemplari volterrani sembrano avere maggiori punti di contatto sono quelli senesi. 2.1. LE FORME APERTE 2.1.1. LE FORME Anche per le classi ceramiche qui considerate le forme che è possibile ricostruire non costituiscono che una minima parte di quelle che sicura- mente erano in circolazione. Nei casi in cui le condizioni dei frammenti lo permettevano, abbiamo proceduto, nella ricostruzione di alcune di esse, seguendo i criteri usati per la maiolica arcaica. A Recipiente a cavità pressoché emisferica, orlo più o meno assotti- gliato e leggermente incurvato all'interno, piede a disco. Si conoscono tre misure con diametro cm 11, 13 e 17; dalla forma com- pleta diam. cm 17) si può ricavare un rapporto diametro/altezza pari a 2,2 circa che consente il completamento ideale delle due forme più piccole. L'e- semplare di dimensione maggiore proviene dal Teatro Romano, gli altri due dalle Fonti di S. Felice. A questa forma è generalmente associata una òscorazione policroma graffita a punta suddivisa in due zone: il tema fonda- mentale infatti, che occupa il fondo e parte delle pareti, è circondato da una fascia con elementi diversi, anche se non mancano casi in cui la fascia 59

è assente. Esterno privo di rivestimento vetroso. Sul pezzo del Teatro Ro- mano invece la decorazione è realizzata sulla superficie esterna, mentre l'in- terno appare ricoperto da ingobbio e vetrina soltanto Tav. XVIII/2). Questo tipo trova corrispondenza con la forma F della maiolica arcaica. Forme simili sono attestate a Siena 107), a Pisa, anche se con alcune varianti nella fattura del piede 108), in area romagnola 109). B Recipiente a pareti curve, bordo sagomato a listelli, orlo ingrossato, piede ad anello ricostruito da due pezzi appartenenti ad esemplari diffe- renti, Cfr. Tav. XVII/7 e Tav. XIX/2, diametro cm 33). Frammenti riconducibili a questa forma sono stati rinvenuti con una certa frequenza nelle tre aree. Si presenta in varie dimensioni: diametri da cm 21,5 a cm 33. Il bordo può presentare gole e carenature più o meno marcate, l'orlo può essere: ingrossato Tav. XVII/4), appiattito Tav. XVII/7), penduto verso l'esterno Tav. XVII/6). L'associazione più comu- ne è con decorazioni policrome graffite a punta suddivise in due zone, area centrale e fascia di contorno. Esterno invetriato. Un frammento testimo- nia comunque anche la associazione con la decorazione a stecca Tav. XXII/1), ad esterno nudo. Questa forma trova corrispondenza con la D della maiolica arcaica. Il tipo è diffuso in area senese 110). Confronti si possono impostare anche con materiali di Lucca e di Pisa in corso di studio. 107) FRANCOVICH, 1982, pp. 151-152, C.3.1.-2. 108) BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 155, fig. 6, n.4. 109) GELICHI, 1986, p. 91, tav. XXXVIII, la. 110) FRANCOVICH, 1982, p. 151, C.2.1. 60

C Recipiente a cavità emisferica, tesa leggermente penduta con orlo arrotondato che si raccorda alla parete per mezzo di un listello ricostruito da due pezzi appartenenti ad esemplari differenti, Cfr. Tav. XI/1 e Tav. XX/2, diametro cm 33). La troviamo associata con una decorazione policroma graffita a punta suddivisa in tre zone: il motivo fondamentale, che occupa l'ampio fondo, è contornato infatti da una fascia posta nella parte alta della cavità, men- tre una seconda fascia interessa la tesa. Esterno invetriato. Forma che può ricollegarsi alla H della maiolica arcaica. Mancano dati di confronto con materiali conosciuti presentandosi me- no profonda di una fabbricata in area senese, per decorazioni in maiolica arcaica, diffusa in area grossetana e maremmana), che potrebbe presentare con questa qualche analogia 111). D Recipiente con cavità piuttosto stretta e profonda, tesa penduta verso l'interno, apodo. Esemplari rinvenuti al Teatro Romano. Diametri da cm 12 a cm 16,5. I due esempi presentati mostrano un rapporto diametro totale/diametro ca- vità uguale a 2 circa. Data la scarsità di materiale a disposizione non è pos- sibile stabilire se le differenze che si riscontrano nei due pezzi come l'attacco interno tesa-cavità nettamente a spigolo vivo in 2, l'andamento delle pareti all'esterno, incurvate in 1, diritte in 2, la presenza in 2 o l'assenza in 111) FRANCOVICH, 1982, p. 134, C.4.1. 61

1 di una leggera solcatura a marcare all'esterno l'attacco della tesa) possano essere riferite soltanto a elementi di variabilità di una stessa forma. L'as- sociazione è con decorazioni che occupano la tesa e il fondo. In 2 è ottenuta a fondo ribassato Tav. XXII/6), in 1 è a punta con l'aggiunta di colori Tav. XXI/2). L'esterno è ricoperto con ingobbio e vetrina. Forme che presentano una certa analogia con questa sono state rinvenute a Pisa 112). E Recipiente con cavità emisferica, tesa leggermente penduta verso l'in- terno con orlo ingrossato, piede a disco. Diametro ricavabile da un solo esemplare, rinvenuto alle Fonti di S. Felice, cm 18 Tav. XVIII/4). Questa forma è associata ad una decorazio- ne graffita policroma, suddivisa in due zone: cavità e tesa. Esterno inve- triato e ingobbiate Non è stata trovata un'esatta corrispondenza con materiali di altre zone. F Recipiente senza tesa, cavità poco profonda, orlo estroflesso, ingrossato, piede a disco. Diametro, ricavabile da un solo esemplare, rinvenuto al Teatro Roma- no, cm 10. L'associazione è con una decorazione graffita policroma Tav. XVIII/6). Esterno ricoperto da ingobbio e vetrina. Non trova elementi di confronto con materiale conosciuto. G Recipiente senza tesa, piatto, con pareti appena rialzate verso l'orlo assottigliato, piede a disco. 112) BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 159, fig. 9, n. 12. 62

Diametro, ricavabile da un solo esemplare rinvenuto al Teatro Romano, cm 23 Tav. XXII/7). Frammenti riconducibili a questa forma sono stati però recuperati anche alle Fonti di S. Felice. L'associazione è con decorazioni a fondo ribassato, suddivise in zone: l'area centrale, che può contenere come nel caso presentato uno stemma arricchito di colori, è circondata da una o più fasce di differente ampiezza. Alcuni confronti possono essere fatti con materiale di area pisana 113), ma non si può parlare di una precisa analogia specialmente per la fattura decisamente diversa del piede, largo e molto basso., H Recipiente a fondo piano con brevi pareti leggermente incurvate, orlo appiattito, apodo. Diametro, ricavabile da un solo esemplare dalle Fonti di S. Felice, cm 16 Tav. XXII/8). La forma trova rispondenza nella M della maiolica ar- caica. La decorazione, realizzata a stecca, occupa il fianco all'esterno. In- terno rivestito con ingobbio e vetrina. Non si hanno elementi di confronto con materiali conosciuti. 2.1.2. LE DECORAZIONI In base alla tecnica decorativa usata il materiale è stato diviso in tre gruppi: 1) graffito a punta policromo, 2) graffito a stecca monocromo, 3) a fondo ribassato. 1) decorazione graffita a punta policroma In questo tipo di decorazione i disegni, che appaiono scuri su un fondo chiaro per il contrasto che si crea fra i tratti sottili in cui è stato asportato l'ingobbio e messo a nudo il corpo ceramico) e le aree ingobbiate, sono sem- pre arricchiti da tocchi di colore giallo-bruno e verde, a cui si aggiunge qualche volta il bruno violaceo. L'arricchimento cromatico ha lo scopo di commen- tare e differenziare i vari elementi decorativi, anche se in qualche caso una 113) BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 159, fig. 9, n. 1. 63

diffusione dei colori stessi crea macchie che interessano zone non graffite. Il verde assume a volte tonalità azzurrastre che richiamano quelle della maio- lica arcaica, il giallo, a seconda delle temperature di cottura, può apparire bruno-rossastro. Per la frammentarietà del materiale, pochi sono i motivi centrali individuabili per intero, mentre più numerosi sono quelli relativi alle fasce di contorno, sempre delimitate da filetti, generalmente doppi, po- ste nella parte alta della cavità o sulla tesa. Per questi si riscontra la tenden- za alla ripetizione con una variabilità che è spesso costituita dal diverso grado di accuratezza usato nel tracciarli; si vedano ad esempio Tav. XVII/3, 7 e Tav. XXI/1. Non si riscontrano chiare analogie con le decorazioni realizzate nelle maioliche arcaiche; un elemento comune alle due produzioni potreb- be essere la foglia a contorno cuoriforme, utilizzata però in schemi diffe- renti come si può vedere ad esempio confrontando Tav. 1/6, 8 e Tav. XIX/3. Schemi decorativi, come quello Tav. XVIII/4, 7, 8, potrebbero suggerire una certa suddivisione fra elemento centrale a girandola e elementi vegetali stilizzati posti intorno, sulla parete, ma l'assenza di filetti di separazione fa assumere alle piccole girandole utilizzate su queste ceramiche un significato diverso, meno importante, da quello che hanno in genere nei prodotti decorati a stecca. La decorazione qui considerata, presa nel suo insieme, ben si inserisce nel quadro delle produzioni graffite policrome toscane in cui elementi vegetali, fiori o foglie, si trovano in una vasta serie di combinazio- ni. Se l'esemplare Tav. XXI/2 è per il momento unico, a testimoniare la for- ma D nella categoria di ceramiche qui considerate prodotte a Volterra, e trova qualche riscontro solo in esemplari a fondo ribassato Cfr. Tav. XXII/6), non si può ignorare il fatto che tipi simili, con varianti più o meno marcate da luogo a luogo, rientrano nel repertorio morfologico di Siena, Pisa e Luc- ca_dove si hanno distribuzioni degli elementi come quelle dell'esemplare qui presentato, in cui la decorazione della cavità è direttamente a contatto con la fascia che occupa la tesa, ma anche con l'interposizione di una zona priva di decorazioni ad occupare l'alto fianco, come nel pezzo decorato a fondo ribassato. Le superfici esterne sono generalmente rivestite da ingob- bio e da una vetrina sottile di colore giallo chiaro, rari sono gli esempi ad esterno nudo Cfr. Tav, XVIII/7, 8; Tav. XIX/2; Tav. XX/1). Le decorazioni graffite policrome sono associate alle forme A, B, C, D, E, F, I. A) Motivi delle fasce di contorno Al) fascia formata da una serie di archetti allungati Tav. XVII/7, Tav. XXI/1). Il verde, il giallo-bruno e il bruno violaceo sul frammento Tav. XXI/1) sono distri 64

buiti a macchie alternate. Lo stesso motivo può presentarsi in maniera più schematica come a Tav. XVIII/1, 3, 4 o con archetti sovrapposti come a Tav. XX/5, dove però le aree così decorate potrebbero essere anche dei settori in composizioni più complesse. A Tav. XXI/1 è usata sia per decorare la tesa, sia per delimitare la decorazione centrale sulla parte alta della parete. Compare su vari esemplari di forma A, B, C, E. Si tratta di una decorazione molto semplice largamente utilizzata su prodotti di area senese 114), ma documentata anche in altre zone fra cui quella romagnola 115). A2) fascia con elementi di derivazione vegetale, molto stilizzati, marcati in verde, alternati a gruppi di trattini marcati in giallo-bruno e bruno-violaceo Tav. XVII/4). Compare soltanto su recipienti con forma B. Un motivo analogo è presente su materiali senesi 116). A3) fascia costituita da gruppi di tratti obliqui e forse sinusoidali, con marcature alternativamente in giallo-bruno e bruno-violaceo Tav. XVII/5). Motivo scarsamente utilizzato su recipienti di forma B. Anche per questo tipo alcuni confronti possono essere fatti con mate- riali di area senese 117). Dato però che il frammento da cui la fascia è rile- vabile lascia il dubbio sul fatto che l'alternanza sia con tratti sinusoidali, non si può escludere una certa somiglianzà con schemi utilizzati a Pisa, nel caso che il tratto arcuato sia invece il margine di un piccolo fiore stilizza- to 118) o di una lunga foglia come quella in A4. A4) fascia formata da lunghe foglie polilobate stilizzate, riempite in verde, impostate su steli, marcati in giallo-bruno, alternate a tratti obliqui in bruno-violaceo Tav. XVII/6). È presente solo su un esemplare di forma B. I gruppi di tratti obliqui sul frammento Tav. XVII/2 possono indicare una fascia non troppo diversa da A2 o A3 o A4. A5) fascia formata da serie di foglie, sorrette da lunghi piccioli, marcate in verde; nei vuoti spirali segnate in giallo-bruno. Può essere interessante osservare la associazione, nell'esemplare Tav. XX/5, con una fascia diversa che occupava la tesa, in cui, almeno in settori, si incontrano elementi di tipo Al. A6) fascia costituita da foglie ripiegate, stilizzate, riempite in giallo, alternate ad altre allungate campite in verde Tav. XIX/1). Compare sulla tesa di un recipiente con forma non determinabile in tutti i suoi elementi che, per il rapporto fra il dia- 114) FRANCOVICH, 1982, pp. 165-166, S.5.1.-5.5. 115) GELICHI, 1986, p. 54, tav. VII, Asl, As3. 116) FRANCOVICH, 1982, p. 169, S.14.1. 117) FRANCOVICH, 1982, p. 163, S.3.1. 118) BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 149, fig. 3, nn. 2-3. 65

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metro totale e quello della cavità, potrebbe avvicinarsi alla C da cui però differisce per avere una cavità certamente meno profonda. A7) fascia costituita da una serie di angoli disposti a spina di pesce. Il verde e il giallo-bruno sono distribuiti a macchie Tav. XX/4). Compare sulla tesa di un recipiente con forma che, rispetto alla E, mostra una estroflessione marcata del margine esterno della tesa. Le caratteristiche della decorazione e della forma potrebbero indicare in questo esemplare uno dei prodotti più recenti della serie. Il motivo è utilizzato su reperti di vari centri della Toscana, si vedano ad esempio quelli di area senese 119), o quelli di Pisa 120). A8) fascia formata da un motivo a nastro spezzato con elemento lobato nei settori di risulta Tav. XXI/2). Compare soltanto su un esemplare di forma D. I colori verde, giallo-bruno e bruno-violaceo sono distribuiti a tratti allungati e a piccole macchie. Il motivo è riscontrabile su materiale senese 121) ma anche di altre lo- calità fra cui alcune dell'emilia Romagna 122). Il frammento Tav. XVII/1, da riferire ad un recipiente che trova sicura rispondenza con quelli di forma A della maiolica arcaica, mostra chiaramente che in alcuni casi la decorazione centrale può raggiungere l'orlo dei reci- pienti, delimitata soltanto da qualche filetto, senza fasce di contorno. B) Motivi centrali Bl) decorazione di tipo radiale: tratti radiali che partono dal centro divido- no la superficie in settori. Tav. XVIII/9: i sei tratti che si dipartono dal centro, suddividono la superficie in altrettante aree. Costituiscono verosimilmente il margine destro di foglie stilizzate che si ripiegano su se stesse. Che nella decorazione si intendessero rappresentare elementi di questo genere è suggerito anche dai larghi reticoli utilizzati per il riempimento, tre in verde, alternati ad altri tre in giallo-bruno. Il centro è marcato da na piccola girandola stilizzata, come in altri schemi decorativi del repertorio vol- errano. Si riscontra su un recipiente di forma non identificabile. Decorazioni che presentano qualche analogia con quella descritta sono state utilizzate nelle produzioni di altri centri toscani come ad esempio Pi- sa 123), ma anche Siena 124) e Lucca materiali inediti in corso di studio). 119) FRANCOVICH, 1982, p. 162, S.l.l. 120)BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 165, fig. 12. n. 2. 121) FRANCOVICH, 1982, p. 168, S.10.1. 122)GELICHI, 1986, p. 54, tav. VII, Asl2. 123)BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 143, fig. 1, n. 6; p. 144, fig. 2, n. 2. 124)FRANCOVICH, 1982, p. 157, M.C.6.3. 68

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Tav. XVIII/6: in questo caso la superficie è divisa in quattro settori che non sono riempiti a reticolo; il verde e il giallo bruno sono distribuiti irregolarmente su elementi graffiti non identificabili. È così decorato un recipiente con forma F. Tav. XX/3: otto raggi suddividono la superficie, costituendo l'elemento centrale di una stella a otto punte marcate alternativamente in verde e in giallo-bruno. Fra le punte elementi a spirale evidenziati con macchie bruno-violacee. La incontriamo su un esemplare con forma non identificabile. È uno schema decorativo usato anche in altri centri fra cui Pisa e Lucca materiali inediti). B2) decorazione a motivi vegetali: fiori o foglie, più o meno stilizzati occu- pano l'intera superficie o soltanto l'area centrale della forma. Tav. XIX/3: tre fiori con corolla cuoriforme riempita a reticolo marcato in verde, si alternano a foglie allungate, campite irregolarmente in verde, giallo- bruno e bruno-violaceo, a formare un mazzo. Non è stato possibile, date le dimensioni del frammento, associare questa decorazione a nessuna forma particolare. Uno schema analogo è presente su recipienti rinvenuti a Pisa 125). Tav. XIX/2: in questo caso troviamo un solo fiore, di forma semplificata rispetto ai precedenti, ad occupare soltanto la zona centrale. Si tratta con ogni probabilità di una decorazione piuttosto tarda che potrebbe non discostarsi troppo da alcune pisane 126). Tav. XVIII/4, 7, 8: quattro fiori a forma ellissoidale, molto schematizzati, con bottone centrale appena accennato, o senza, occupano le pareti dei recipienti, collegati al centro dai raggi, diritti o arcuati, di una girandola. L'arricchimento cromatico è generalmente nei fiori, a pennellate trasversali. Si tratta di un motivo largamente utilizzato su recipienti di forma A ed E. È uno schema decorativo che, con poche varianti, fu utilizzato da mol- te fabbriche di centri toscani; lo incontriamo su materiali pisani 127), ma fu sicuramente impiegato anche a Lucca e in altre località materiali inediti). Tav. XVIII/5: foglie ripiegate su se stesse si dipartono da un bottone centrale a duplice contorno dando all'insieme un movimento di rotazione verso destra. L'arricchimento cromatico in verde e in giallo- bruno accentua l'alternanza fra gli elementi. Questo schema si ricollega a quelli riscontrati a Siena 128) e a Pisa 129) dove si trovano realizzati con quattro e più foglie. Tav. XVIII/3: quattro foglie molto stilizzate a duplice contorno, di forma ovale 125) BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 151, fig. 5, n. 1. 126) BERTI-TONGIORGI, 1982, pp. 165-166, fig. 12, n. 1, tav. VI, nn. 1-3, 5. 127) BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 143, fig. 1, n. 1. 128) FRANCOVICH, 1982, p. 158, M.C.7.1. 129) BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 149, fig. 3, n. 2; p. 150, fig. 4, n. 7. 71

occupano la superficie congiungendosi al centro. Il tipo di congiunzione al centro non è definibile nel materiale a disposizione a Volterra. L'arricchi- mento cromatico in verde e giallo-bruno, marca i margini e la nervatura cen- trale. È associato alla forma E. Schemi simili si incontrano a Siena 130), ma anche a Pisa 131). Altre decorazioni Lo stato frammentario dei materiali che seguono non consente di preci- sare gli schemi decorativi. Tav. XIX/1: sono individuabili solo alcuni elementi, fra cui una foglia a margine ondulato, di una composizione sicuramente asimmetrica e assai complessa su una forma a larga cavità e tesa con fascia di tipo A8 Fonti di S. Felice). Tav. XVII/3, 4: l'area centrale poteva contenere decorazioni simili ad alcune del tipo B2 Fonti di S. Felice). Tav. XX/1, 2: anche in questi casi quanto rimane denuncia decorazioni di tipo asim- metrico Fonti di S. Felice). Un gruppo a parte è costituito da alcuni esemplari di forma non identi- ficata, a pareti leggermente incurvate e piede a disco, che presentano un motivo araldico, isolato al centro del pezzo. Questo può essere realizzato in maniera abbastanza accurata come a Tav. XXI/3 dove i colori, verde e giallo, riempiono soltanto la cornice, oppure a tratti veloci e approssimativi come a Tav. XXI/4. In entrambi i pezzi sono ben evidenti le tracce lasciate dal distanziatore. Si tratta in modo evidente di produzioni diverse dalle graf- file policrome sopra considerate e solo ad alcune di esse ad es. Tav. XX/4) si possono avvicinare come datazione. La mancanza di filettature, che pote- vano comunque esistere in prossimità dell'orlo, e l'ampio spazio lasciato bian- co, intorno agli stemmi, li può fare ritenere coevi a recipienti pisani definiti «graffita tarda» 132). 2) decorazione graffita a stecca A questo gruppo appartiene un ristretto nucleo di materiale per il quale non è stato possibile ricostruire interamente alcuna forma. La decorazione è costituita da motivi piuttosto semplici, ricavati a stecca sulla superficie ingobbiata, prima di sottoporre i pezzi ad una prima cottura. Gli esemplari 130)FRANCOVICH, 1982, p. 159, M.C.9.1-2. 131) BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 144, fig. 2, n.2; p. 148, tav. II, nn. 1, 9 ecc. 132)BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 167, tav. VII, nn. 1-6. 72

venivano poi ricoperti di vetrina incolore o colorata nel caso degli esem- plari di Volterra in giallo chiaro) che subiva il processo di vetrificazione con una seconda cottura. Gli esempi riportati a Tav. XXII/1-5 mostrano come lo schema decorativo sia caratterizzato da un motivo a girandola formata da raggi incurvati e un reticolo al centro, sovrastato da gruppi di archetti in serie decrescente; in alcuni esemplari una fascia con questi ultimi ele- menti completa la decorazione come nel n. 1 dove sono separati tra loro da tratti verticali. Questo schema è ripetuto su forme diverse senza sostan- ziali varianti, anche se può essere reso in modo più schematico come ad esempio nei nn. 4 e 5 o estremamente semplificato come nel n.2 dove risul- ta delimitato da una doppia filettatura ed occupa soltanto il fondo della for- ma. Le superfici esterne di questi recipienti sono sempre prive di rivestimento. La scarsità di reperti consente l'associazione sicura solo con la forma B co- me dimostra il n. 1, mentre il n. 5 suggerisce l'utilizzazione anche su forme simili alla D. Per quanto concerne la forma dei piedi, quella maggiormente documentata è ad anello, basso, con base di appoggio piuttosto larga, non mancano comunque esemplari con piede a disco o apodi. I pezzi recuperati a Volterra sia per le forme, che per le decorazioni trovano confronti strin- genti con prodotti pisani 133), ma si deve comunque tenere conto che que- sta tecnica fu utilizzata anche altrove. 3) decorazione a fondo ribassato Questo tipo di decorazione, che ha derivato il suo nome dal fatto di avere gli elementi ottenuti asportando zone abbastanza estese di ingobbio e di impasto sottostante con un effetto chiaroscurale del tutto caratteristico, è realizzato su numerosi frammenti rinvenuti sia alle Fonti di S. Felice che al Teatro Romano, pertinenti principalmente a piatti di forma G Tav. XXII/7) e ad altri di forma non identificabile con esattezza Fig. 3). Più scarsamen- te documentate sono le forme apode con cavetto profondo di tipo D Tav. XXII/6) e del tutto eccezionale la H Tav. XXII/8). I piatti presentano una alta fascia che può contenere elementi di carattere vegetale, a tralci, piutto- sto elaborati, o altri diversi ed una fascia più stretta, quasi sempre a nastro spezzato, intorno ad un motivo araldico, generalmente eseguito con una pre- cisione tale da consentire di individuare la famiglia che con ogni probabili- 133) BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 152, tav. Ili, nn. 1-6; p. 156, fig. 7, nn. 1-11. 73

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tà li aveva commissionati 134). Nelle forme con cavetto invece fra fascia ad elementi vegetali e decorazione centrale si interpone, ad occupare l'alto fianco, una zona priva di elementi decorativi. Il motivo araldico può essere sostituito da altri come ad esempio quello, chiaramente a girandola, del pezzo Tav. XXII/6. L'arricchimento cromatico, verde, giallo-bruno, azzurro interessa soltanto gli stemmi; fa eccezione un frammento con alto piede a disco, che mostra i colori utilizzati anche su una fascia in parete Fig. 3, n. 4). Per quanto concerne i motivi che possono occupare la fasce periferiche nei piatti, la Tav. XXIII mostra la varietà documentata: a) motivo a squame, più o meno stilizzato; è delimitato in 1 da un cordoncino, in 4 da una serie di piccoli angoli disposti a spina di pesce Tav. XXIII/1, 4). Compare sulle pareti di piatti con forma probabilmente analoga alla G. È scarsamente documentato da reperti recuperati alle Fonti di S. Felice. b) motivo costituito da tre fasce comprendenti una serie di cerchi crociati, un na stro spezzato e una teoria di trattini disposti a spina di pesce Tav. XXIII/2). Compare soltanto su un frammento di parete di forma non identificabile. e) motivo formato da un serto ondulato con foglie di acanto delimitato in alto da una fascia a cordoncino, in basso da una con elementi a Z Tav. XXIII/3). Quello a foglie è l'elemento decorativo maggiormente utilizzato sulle pareti dei piatti recuperati sia alle Fonti che al Teatro Romano. E sempre associato, come si è detto, ad un motivo araldico che occupa il centro dei pezzi Cfr. anche Tav. XXII/7 e Fig. 3, nn. 2,4-8. Precise analogie si individuano in prodotti di area pisana 135) e fio- rentina 136). d) motivo formato da un tralcio di foglie disposto a «serpentina» Tav. XXIII/7). È presente sulle pareti dei piatti e sulle tese dei recipienti con forma D Cfr. anche Tav. XXII/6). Anche per questa decorazione alcuni confronti si hanno con reperti pisani 137). e) motivo formato da un nastro spezzato delimitato da uno o più filetti Tav. XXIII/5). È generalmente utilizzato in piccole fasce, immediatamente a contatto 134) Le famiglie individuate sono: Bava tre stelle), fig. 3, n. 1, Maniscalchi una tor re), fig. 3, n. 6, Pandolfini tre pesci), fig. 3, n. 8. 135) BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 158, fig. 8, nn. 1-2. 136) CORA, 1973, tav. 283c; tav. 284a-c; tav. 285a, b. 137) BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 158, fig. 8, n. 13. 75

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con l'area centrale Tav. XXII/7), ma può trovarsi anche subito sotto l'orlo come indica l'esempio riportato. È sicuramente associato alla forma G. È presente anche su reperti pisani 138). f) motivo costituito da un tralcio di fiori a corolla circolare stilizzata impostati su steli con piccole foglie. E documentata da un unico frammento di orlo pertinente ad una forma non identificabile Tav. XXIII/6). 2.2. GLI SCARTI DI FABBRICA Esemplari soltanto graffiti, privi di invetriatura, e cioè scarti di prima cot- tura, sono stati recuperati alle Fonti di S. Felice. Presentano tutti un impa- sto ben depurato, duro, di colore beige-rosato Tav. XXIV). forme aperte: Tav. XXIV/1: frg. di bordo diametro cm 22), a nastro convesso, pertinente ad un recipiente con forma analoga alla A della maiolica arcaica. Della decorazione rimangono i resti di una fascia con motivi di tipo A3 Cfr.. av. XVII/4). 138) BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 158, fig. 8, nn. 15-16. 77

Tav. XXIV/2: frg. di fondo con piede a disco diametro cm 6) di forma aperta non identificabile. Sono ) visibili elementi che riconducono ad una decorazione di tipo radiale. ) Tav. XXIV/5: frg. di fondo con piede a disco diametro cm 11,5) di recipiente con forma non ) precisabile. Nei resti della decorazione sembrano individuabili elementi che riconducono ad una ) decorazione di tipo radiale. ) Tav. XXIV/4, 6: frgg. di fondo con piede a disco diametro rispettivamente cm 6,5 e 14,5) pertinenti a ) forme aperte non identificabili; anche i motivi decorativi non sono individuabili. ) forme chiuse: ) Tav.XXIV/3: frg. di fondo, con piede a disco, appartenente ad una forma chiusa non precisabile, forse ) un boccale h. max cm 7,5). Della decorazione rimane parte di un elemento vegetale, forse un giglio. ) ) 78 ) ) )