Pozzo A: I MATERIALI. Acroma depurata

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1 Pozzo A: I MATERIALI Acroma depurata Nel riempimento del pozzo A sono stati trovati solo pochissimi frammenti di cerarniche prive di rivestimento, tutti riconducibili ad un unico esemplare di acroma depurata. Si tratta di un contenitore da cucina o da mensa di notevoli dimensioni, come conferma il peso piuttosto elevato. E documentata solo la parte inferiore del recipiente, di forma chiusa con corpo globulare, alto piede rilevato e marcato, fondo piatto, probabilmente identificabile con un anfora o una brocca. L argilla è dura, ben depurata, beige rosato con schiarimento superficiale; sul corpo del vaso sono visibili ditate e impronte del vasaio. Invetriata L invetriata è una delle classi ceramiche rappresentate in misura minore nel pozzo A (2,2% del totale). All interno di essa si distingue un frammento isolato pertinente a un tegame con tracce di esposizione al fuoco; l impasto è grossolano con inclusi di medie dimensioni, annerito, la vetrina verde giallastro, spessa, ricopre l interno e parte della parete esterna. Si tratta di un prodotto inquadrabile in un ambito più antico rispetto al complesso del riempimento del pozzo A, forse trecentesco 1, evidentemente confluito in modo fortuito nella fase II. Dalla fase III proviene un microvasetto (tav. V, 4) con bordo piegato, piede a disco e fondo incavato, ridotto spessore delle pareti, con vetrina giallastra interna ed esterna; l argilla è dura, rosata. Si tratta di un tipo di recipiente molto diffuso in Toscana, databile a partire dal XV secolo, presente anche in contesti più tardi 2. I restanti frustuli, che mostrano tutti l argilla dura e [164] ben depurata, risultano ascrivibili a recipienti di forme e produzioni diverse. Sono attestati catini di grandi dimensioni con invetriatura solo interna, giallastra, frammenti di un boccale invetriato verde e di una brocca con corta cannula. Si segnalano infine due frammenti pertinenti a recipienti diversi di grandi dimensioni con ansa decorata da un mascherone applicato con protome animalistica; la vetrina è marrone e rossiccia 3. Pentolame invetriato Il pentolame invetriato è la classe ceramica assolutamente predominante nel pozzo A (23% del totale), attestata in modo massiccio nelle fasi I e III. Gli istogrammi evidenziano una sostanziale corrispondenza fra i due parametri quantitativi, numero di frgg. e peso. Si tratta di prodotti nel complesso molto omogenei e ben definiti che venivano usati in cucina; le forme presenti sono la pentola, in numerose varianti di misura e capacità, il tegame, il coperchio. Sostanziale uniformità si nota nel tipo di argille usate, nel trattamento delle superfici e delle decorazioni. La vetrina, applicata sempre all interno dei recipienti e talvolta anche all esterno, in parte o totalmente, varia dal marrone rossiccio o arancio al verde marcio, al bruno; l argilla è sempre dura, poco depurata, marrone rosso o arancio vivo. Le decorazioni, sempre eseguite a pennellate di ingobbio giallino, mostrano un repertorio ripetitivo, comune per questa classe nei contesti toscani. Molto frequenti sono il motivo filettato sulla spalla delle pentole e sul fondo dei tegami (tav. I, 3, 4) 4 i motivi ondulati e a girali eseguiti a larghe pennellate (tav. I, 6), quelli (tav. I, 9) stilizzati a macchie, le foglie lanceolate radiali sui coperchi. I tegami hanno una certa articolazione nella forma del bordo; sono attestati esemplari con orlo 1 Cfr. FRANCOVICH-GELICHI, I 980b, p FRANCOVICH, 1982, p A Roma, in contesti di XVI-XVIII secolo; BARTOLONI, 1985, p Confronto più vicino in BARTOLONI, 1985, pp. 489, 492, fig. 123, 4; i mascheroni sono applicati su uno scaldino. 4 Cfr. FRANCOVICH-GELICHI, 1980a, p. 148 nn

2 arrotondato, bordo svasato, parete concava e fondo piano (tav. I, 3); è presente il tipo con bordo ingrossato esternamente a nastro o ripiegato quasi ad arpione. Fra le pentole figurano esemplari di piccole dimensioni (tav. I, 4), con bordo estroflesso, basso corpo ovoidale, fondo piano; comune il tipo di dimensioni maggiori (tav. I, 6, 9), con corpo quasi [165] globulare assottigliato verso il basso e fondo piano o appena incavato, nelle varianti con una sola ansa o biansate. I coperchi, tutti con presa apicale cilindriforme o sagomata, mostrano articolazioni nei diametri e nella forma del bordo (tav. I, 5, 7, 8). Ingobbiata monocroma Sotto questa definizione sono compresi recipienti di forma e fabbricazione diverse, ma tutti caratterizzati da biscotti duri, generalmente rosso vivo, ricoperti da uno strato di ingobbio bianco e vetrina trasparente lucida. Le superfici bianche degli esemplari sono prive di decorazioni. Si tratta di un tipo ceramico di uso comune diffuso in Toscana e in Liguria (MANNONI 1975, tipo 52) solitamente in associazione a materiali del XVI e degli inizi del XVII secolo; tuttavia la presenza di differenziazioni qualitative nelle coperte e in genere l esecuzione poco curata, insieme alla grande eterogeneità dei prodotti non esclude l estensione di parte di essi a tutto il XVII sec. e forse anche oltre. Nel pozzo A la presenza più massiccia di ingobbiata monocroma, classe fra le maggiormente attestate (15,9% del totale), si registra nelle fasi I e III in associazione a marmorizzata, maculata, maiolica seicentesca. Nella maggior parte dei prodotti l ingobbio ricopre anche la parete esterna, giungendo fin sotto il piede. La vetrina trasparente o giallastra, non sempre omogenea, mostra diversificazioni nelle sfumature, spessore e modo di applicazione. L argilla è analoga a quella della graffita tarda. Le forme attestate sono prevalentemente quelle aperte, fra cui è assolutamente dominante il piatto; meno numerosi gli esemplari di catini in genere non molto grandi e infine i microvasetti. Per quanto concerne i piatti, sono attestati nella fase II esemplari (tav. II, 1) con ampia tesa, orlo arrotondato, cavetto poco profondo, piede a disco e fondo a ventosa; la parete sottile contrasta con il fondo tozzo e pesante. Riconducibile allo stesso tipo, ma di dimensioni maggiori è il piatto (tav. II, 2) con orlo arrotondato e piegato, cavetto segnato esternamente, piede a disco e fondo sottile, a ventosa. Sono attestati piatti fondi (tav. II, 4) con tesa, orlo arrotondato e ingrossato, cavetto esternamente evidente, piede a disco con fondo a ventosa. A questi va accostato l esemplare (tav. II, 6) dai livelli superficiali con piede a disco tozzo, appena incavato, caratterizzato da spessori maggiori rispetto al tipo precedente. I catini, con corpo troncoconico e piede ad anello o a ventosa, sono [166] analoghi a quelli prodotti in smaltata monocroma; il bordo è generalmente ripiegato. Si distinguono tipi diversi di microvasetti, recipienti usati nel servizio come contenitori di sale o di spezie. Dal fondo del pozzo proviene l esemplare (tav. II, 3) con corpo troncoconico, orlo svasato e arrotondato, alto piede a disco piuttosto spesso. Si tratta di una forma diffusa in Toscana e in Emilia in ambiti del XV e XVI secolo 5. Dai livelli superficiali proviene il vasetto (tav. II, 5) a doppio tronco di cono con strozzatura centrale, articolata dai segni di tornitura. Dalla fase I proviene un boccaletto ricomposto quasi integralmente, con bordo espanso, orlo appiattito, breve collo, corpo ovoidale, corta cannula sulla spalla per la fuoriuscita dei liquidi; ansa a nastro impostata subito sotto l orlo, piede a disco rilevato. Ingobbio bianco e vetrina verde esterna, trasparente all interno. Si tratta di un prodotto che trova confronti a Grosseto e a Prato 6 in un contesto della seconda metà del XVII-XVIII secolo (fig. 9, 1). Ingobbiata dipinta Si tratta di una classe documentata scarsamente e solo nei livelli più superficiali del pozzo 5 FRANCOVICH et alii, l978, p. 82, FRANCOVICH-GELICHI, 1980a, p. 166, n. 167; FRANCOVICH et alii, 1978, p. 166 n. 754.

3 (1% del totale). Sono attestati catini e ciotole con breve bordo estroflesso, piegato, corpo troncoconico, piede a disco; la decorazione su ingobbio sotto vetrina è costituita da semplici motivi a spirale, a barrette accoppiate o a C, in verde e rosso marrone alternati sul ricasco; l esterno è ingobbiato 7. Alla stessa produzione appartiene la scodellina (tav. II, 7) con ampia tesa confluente, cavetto troncoconico, apoda a fondo piano. Il motivo sulla tesa è ulteriormente semplificato in pennellate oblique alternate in rosso e verde. L argilla è sempre dura, arancio smorto, depurata; l ingobbio è bianco, la vetrina trasparente o giallastra. Si tratta di prodotti poco accurati in cui la decorazione eseguita frettolosamente usa colori carichi e decisi. Marmorizzata La ceramica marmorizzata è presente nel pozzo A in percentuale non trascurabile (5,5% del totale). Nella fase III la notevole discrepanza quantitativa [168] 7 Cfr. FRANCOVICH-GELICHI, 1980a, p. 123n. 114.

4 [169] tra il numero dei frammenti e il peso (fig. 5, 6) è dovuta alla ridotta frammentarietà degli esemplari, in alcuni casi quasi integri. In totale i frammenti recuperati sono riferibili a circa recipienti. Le forme ricomposte interamente sono il catino a calotta emisferica schiacciata (tav. I, 2) con breve tesa leggermente defluente con scanalatura superiore, alto piede ad anello, e la ciotola quasi emisferica con orlo assottigliato, piede a disco, fondo a ventosa (tav. I, 1) 8. Sono attestati numerosi esemplari di piatti (almeno 10), con ampia tesa e cavetto emisferico che trovano confronti a Grosseto 9 e a Prato 10, e catini di dimensioni più piccole dei precedenti, non interamente ricostruibili. Data l estrema frammentarietà non è possibile identificare con esattezza alcuni esemplari pertinenti 8 FRANCOVICH-GELICHI, 1980a, n.134, p FRANCOVICH-GELICHI, 1980a, nn.126, , pp FRANCOVICH el alii, 1978, nn , p.172.

5 a forme chiuse, forse bottiglie 11. La quasi totalità degli esemplari mostra una marmorizzazione in bianco e rosso, pertinente al tipo più tardo e più semplice di ceramica marmorizzata (MANNONI 1975, tipo 57), ampiamente diffuso in Toscana e in Liguria nel XVII secolo 12. Sono attestati anche pochi recipienti decorati in bianco, verde e nero su fondo rosso, appartenenti alla produzione migliore della marmorizzata pisano-ligure (MANNONI 1975, tipo 56), databile fra la fine del XVI e il XVII secolo. In rari casi la decorazione interessa anche la superficie esterna dei recipienti, solitamente ricoperta da vetrina marrone rossiccia lucida, coprente, che spesso giunge fin sotto il piede. Gli impasti sono rosso vivo, molto duri, depurati. Rari i difetti di cottura, le zampe di gallo sul fondo interno dei recipienti e ritiri della vetrina e degli ingobbi. Maculata La ceramica ingobbiata decorata a maculazione è presente in tutti i livelli del pozzo A, anche se in quantità fortemente decrescenti dalla fase più recente alla più antica (7,5% del totale). Le forme attestate sono in netta prevalenza aperte, generalmente recipienti di dimensioni notevoli. E attestato il catino (tav. II, 8) con corpo troncoconico, orlo appena [170] 11 BERTI-TONGIORGI, 1982, p MILANESE,1985, pp.63,93. Anche MILANESE, 1976, p.280.

6 [171] ingrossato e piede a disco; il catino (tav. III, 1) di grandi dimensioni con corpo emisferico schiacciato, bordo estroflesso appiattito, piede a disco e fondo a ventosa, caratterizzato da spessori ridotti rispetto all esemplare precedente. E documentato il piatto fondo con breve tesa ricurva solcata da una scanalatura, cavetto emisferico schiacciato segnato esternamente, basso piede ad anello 13 (tav. II, 9). Non sono identificabili i pochi frammenti pertinenti a forme chiuse (fasi I e III). I prodotti risultano realizzati in un argilla molto dura, depurata, rosso vivo. L interno delle forme aperte è ingobbiato e invetriato, l esterno è nodo; la decorazione a maculazione è ottenuta generalmente in verde brillante o cupo, in alcuni prodotti in giallo vivo su marrone. Sull esterno delle forme chiuse, maculazione in verde e bruno. 13 Confronti a Grosseto, FRANCOVICH-GELICHI, 1980a, n. 168, p. 167.

7 Ingobbiata e graffita - Graffita a punta L ingobbiata e graffita è una delle classi più massicciamente presenti all interno del pozzo A (l3,8% del totale). Il tipo preponderante all interno di questa classe è costituito dalla graffita a punta, definizione questa comprendente prodotti diversi morfologicamente e articolati in senso cronologico. Il tipo più antico è rappresentato da uno scodellone frammentario (tav. III, 2). Il pezzo ha la tesa inclinata, leggermente concava, orlo arrotondato e appena ingrossato, cavetto emisferico schiacciato segnato esternamente. Decorazione graffita a punta su ingobbio sotto vetrina: sulla tesa tratti obliqui aggruppati alternati a spazi metopali con linee trasversali dritte e ondulate; colori giallo ferraccia, verde ramina, bruno manganese. Tracce di un motivo centrale non identificabile sul fondo interno. Argilla dura, rosso vivo; all esterno vetrina marrone giallastra. Il decoro sembra imitare i primi prodotti pisani di ingobbiata e graffita 14. L esemplare, databile probabilmente fra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, non è comunque riferibile a fabbriche pisane. Dalla fase IV del pozzo A provengono due esemplari di piatti uno dei quali quasi integro, che presentano analogie stringenti di esecuzione formale e decorativa. [172] Il primo (tav. IV, 1) è un piatto con ampia tesa confluente, orlo assottigliato, cavetto poco profondo segnato all esterno, piede a disco e fondo a ventosa. La decorazione è graffita a punta su ingobbio bianco sotto vetrina: sulla tesa, stretta fascia di foglie stilizzate sottolineate in blu e giallo alternati, compresa entro due linee concentriche; al centro, stemma eseguito accuratamente con una punta piuttosto larga che in qualche tratto avvicina quasi il decoro al tipo del fondo ribassato. Lo stemma è ovale solcato da linee verticali con banda centrale orizzontale, compreso entro una fascia campita in verde con motivi a foglie alternate; colori blu, giallo, verde, in parte colati in cottura. La vetrina trasparente e l ingobbio sono applicati all interno e fin sotto l orlo; esterno nudo. Argilla molto dura, beige rosato; sul fondo interno tracce del distanziatore. Il secondo piatto (tav. IV, 2) ha un orlo indistinto, basso corpo troncoconico, ampio piede a disco e fondo a ventosa. Si tratta di una forma peculiare che non ha rispondenza nell ingobbiata e graffita 15. Sulla tesa lo stesso motivo; analogo stemma centrale ovale, bipartito da linee orizzontali; nel settore superiore stella in giallo. Vetrina, trattamento delle superfici, argilla e colori impiegati sono uguali all esemplare precedente. Per quanto concerne i tipi di stemma, sembra piuttosto inverosimile che il ceramista abbia riprodotto modelli forniti da committenti 16. La presenza di uno stemma analogo, probabilmente eseguito dalla stessa mano, anche sul piatto di tav. IV, 3 in graffita a fondo ribassato fa pensare a motivi araldici generici. Un confronto puntuale per questo tipo di stemmi si trova in un piatto di ingobbiata e graffita a punta compreso fra il materiale ceramico rinvenuto a Pomarance (Volterra- PI) 17. Nel complesso, i due piatti mostrano un esecuzione elegante e accurata; la decorazione è realizzata con precisione e con buon gusto cromatico. Si tratta di prodotti di qualità, che si differenziano nettamente da altre graffite più dozzinali, riferibili alla stessa bottega che produceva graffita a fondo ribassato e dalla quale è sicuramente uscito anche l esemplare di Pomarance. La cronologia indicativa proponibile è il XVI secolo. Un altro tipo di graffita a punta è documentato da due piatti analoghi, ricomposti quasi interamente e da altri frammenti pertinenti a esemplari [173] diversi. Il piatto di tav. V, 1 ha bordo ripiegato, orlo arrotondato, basso piede a ventosa. Al centro, graffita a punta su ingobbio sotto vetrina, foglia schematizzata con rapide pennellate in verde e giallo diluiti; sul bordo, linee concentriche graffite. Ingobbio solo interno, vetrina trasparente esterna fin sotto il piede; argilla dura, rosso vivo. La forma, associata al motivo della foglia stilizzata, trova confronti a Grosseto 18. Il 14 BERTI-TONGIORGI 1982, fig. 2 n Si veda soltanto, per l ingobbiata e graffita senese, un altro unicum, FRANCOVICH, 1982, C BERTI-TONGIORGI, 1982,p. 119e n Desidero ringraziare la dott.ssa Guliana Guidoni Guidi (Soprintendenza Archeologica per la Toscana) che si occupa dello studio dei materiali e che me ne ha permesso la visione. 18 FRANCOVICH-GELICHI, 1980a, p. 124, nn

8 piatto di tav. V, 2 ha forma analoga, con maggior spessore del piede; motivo centrale graffito a punta; stemma generico stilizzato con due bande trasversali; pennellate in giallo e verde. Confronto per lo stemma a Pisa 19. Questo tipo di ceramica a fondo bianco, con decorazione esclusiva delle zona centrale del recipiente, risulta forse attribuibile a fabbriche pisane, ma di difficile datazione 20. L associazione con i materiali del pozzo A non contribuisce a precisarne la cronologia, data la dispersione dei frammenti a diversi livelli del pozzo. Molto poco numerose risultano anche nel pozzo A le forme chiuse di ingobbiata e graffita, caratteristica questa comune nei contesti toscani e liguri. Si tratta esclusivamente di boccali (in totale 3 esemplari) di cui uno quasi integro, recuperato sul piano di roccia che costituisce il fondo del pozzo. Si tratta di un tipico prodotto pisano, che trova confronti anche in scarti di fornace di Pisa 21. Anche il decoro è di tipo standard (tav. V, 3). Graffita a stecca La ceramica ingobbiata e graffita a stecca rappresenta il 14,5% del totale delle produzioni graffite, corrispondente al 2,7% dell insieme della ceramica del pozzo A. Essa è costituita da frammenti riconducibili a pochi esemplari (circa 5) dispersi nei vari livelli del pozzo, mentre la restituzione più ingente e omogenea proviene dalla fase più antica. Negli strati superficiali sono attestate le consuete scodelle e ciotole decorate a barrette e a raggi eseguiti a stecca; l invetriatura è verde brillante o incolore, l argilla è dura, rosso vivo, ben depurata. Si tratta di prodotti riferibili all ambito pisano 22. [174] 19 BERTI-TONGIORGI, 1982, tav. VII, BERTI-TONGIORGI, 1982,p. 169,n BERTI-TONGIORGI, 1982,p. 170,fig BERTI-TONGIORGI, 1982, p. 153, fig. 7, tav. III.

9 [175] Sul fondo del pozzo è stata recuperata una scodella quasi integra (tav. IV, 4) con tesa inclinata lievemente concava, orlo arrotondato, cavetto emisferico segnato esternamente; apoda, ha fondo con ombelico rialzato. Decorazione graffita a stecca e a punta sotto vetrina: sulla tesa, tre linee concentriche a punta e fascia a piccoli trattini obliqui a stecca; al centro, motivo a stecca: graticcio contornato da elementi a C raggruppati a formare una sorta di raggiera, compresa entro tre linee concentriche e una fascia di trattini obliqui. L interno è ingobbiato e ricoperto da vetrina giallina che giunge fin sotto l orlo; esterno nudo. L argilla è molto dura, beige chiaro rosato; sul fondo interno evidenti zampe di gallo. In associazione a questo esemplare sono stati recuperati frammenti di altri recipienti analoghi per forma e caratteristiche tecnico-decorative; si tratta sempre di scodelle con lo stesso motivo sulla tesa; in un caso i trattini obliqui sono sostituiti da piccoli rettangoli accuratamente eseguiti a stecca. Tutti gli esemplari hanno la parete esterna non coperta, analoghe

10 argilla e vetrina. Per quanto concerne la forma, l esemplare di tav. IV, 4 presenta alcune caratteristiche peculiari, come il fondo con ombelico rialzato e il cavetto piuttosto aperto che non trovano riscontro nei noti esemplari prodotti a Pisa 23 ; anche la decorazione, eseguita con una stecca sottile, è più fine ed elegante; infine, l impasto chiaro e l assenza di rivestimento sono ulteriori elementi che impediscono di attribuire questo tipo ceramico a fabbriche pisane. Si deve pensare piuttosto a un centro intermedio di produzione di ceramica graffita (vd. le considerazioni a proposito della graffita a punta e a fondo ribassato ). Graffita a fondo ribassato La ceramica ingobbiata e graffita a fondo ribassato è presente nel pozzo A esclusivamente nel livello più antico - fase I -, con pochi frammenti riconducibili a due esemplari diversi (0,7% del totale). E attestato un piatto (tav. IV, 3) con orlo arrotondato, bordo increspato sagomato a lobi, parete curva, corpo emisferico schiacciato, alto e tozzo piede ad anello; si nota un forte spessore del fondo in contrasto alla parete sottile. Sul ricasco, decorazione a fondo ribassato, motivo a fogliame e delfini (?); al centro, stemma ovale [176] 23 BERTI-TONGIORGI, 1982, pp. l53-154, fig. 6.

11 [177] graffito a punta con linee verticali e banda orizzontale, compreso entro fascia campita in verde. Colori blu, giallo, verde. Vetrina trasparente e ingobbio fin sotto l orlo; a circa 2 cm dal bordo esterno, tre linee parallele graffite a punta. Esterno nudo; argilla molto dura, beige rosato. Lo scudo centrale è analogo a quello del piatto di ingobbiata e graffita a punta di tav. IV, 1. La decorazione a fondo ribassato sembra ispirata a motivi della maiolica policroma cinquecentesca (Deruta). Si tratta di un esemplare che non trova al momento confronti in [178]

12 [178] produzioni note di ceramica a fondo ribassato. I caratteri tecnici e formali, sia il tipo di bordo che il piede particolarmente pesante, l esterno nudo, l argilla e soprattutto le analogie dello stemma con quelli di tav. IV, 1, 2 fanno pensare a prodotti usciti dallo stesso atelier. L altro esemplare di questo tipo ceramico è documentato da un frammento isolato pertinente a un piatto con tesa analogo per motivo decorativo, argilla ecc. Colori blu e marrone giallastro. Graffita tarda Ad eccezione della fase I, tutti i tagli del pozzo A hanno restituito quantità variabili, ma pur sempre modeste, di graffita tarda. E questo un tipo ceramico molto diffuso in area toscana e ligure fra la seconda metà del XVI e la prima metà del XVII sec. 24 ; anche in questo caso esso risulta sempre associato a ceramica marmorizzata e spesso alla maiolica secentesca. Le forme attestate sono il piatto e la ciotola di grandi dimensioni; dalla fase II proviene un piatto frammentario (tav. V, 5) con tesa molto inclinata, orlo arrotondato, cavetto segnato esternamente. La decorazione sulla tesa è costituita da una sequenza di foglie stilizzate graffite a punta sull ingobbio biancastro, con pennellate ondulate in verde e giallo alternati 25. Sul bordo del cavetto, fascia a trattini obliqui eseguiti poco accuratamente. All esterno, vetrina marrone chiara giallastra. Argilla dura, rossa, depurata. Gli altri prodotti, più frammentari, presentano identici impasti e 24 MILANESE, 1985, p. 54; MANNONI, 1975, tipo 65; BERTI-TONGIORGI, 1982, pp Cfr. a Pisa BERTI-TONGIORGI, 1982, tav. VI, 1, 3, 7; a Genova, MILANESE, 1985, fig. 47, 94.

13 coperte; alcuni esemplari mostrano sul cavetto un fiore stilizzato con foglie o un uccello stilizzato, con pennellate marroni e verdi, entrambi motivi comuni in questa classe 26. Maiolica monocroma La maiolica monocroma bianca, priva di decorazioni, è una delle classi ceramiche maggiormente rappresentate nel pozzo A, soprattutto a partire dalla fase II (18% del totale). [179] I recipienti a smalto monocromo bianco non sono omogenei per quanto concerne le caratteristiche dell argilla e delle coperte stannifere, ma si individuano produzioni diverse. Gli impasti, generalmente duri, variano dal beige al rosso vivo; solo in casi isolati l argilla è molto chiara, tenera, o quasi bianca. Nella maggior parte degli esemplari lo smalto, applicato sia all interno che all esterno, è sottile, povero di stagno, tendente a scrostarsi, craquelé; questa caratteristica è riscontrabile soprattutto nei pezzi che mostrano un leggero strato di ingobbio chiaro al di sotto della coperta stannifera 27. In alcuni tipi di prodotti, invece (come nei pezzi di tav. VI, 1, 4) lo smalto è molto spesso, coprente, lucido, di ottima qualità. Risultano largamente dominanti le forme aperte, il 95% circa delle quali è rappresentato da piatti nelle varianti piana e fonda, seguiti dalle ciotole. Fra le forme chiuse predominano i boccali; scarsamente presenti il catino, il microvasetto, il pitale. E attestato il piatto (tav. VI, 1) piano con piede a disco e fondo a ventosa accentuata, caratterizzato dall ampia tesa; il piatto (tav. VI, 2) con bordo arrotondato, larga tesa, cavetto poco profondo, piede a disco marcato esternamente, fondo molto spesso a ventosa; il piatto (tav. VI, 3) caratterizzato da spessori sottili, con breve tesa, cavetto poco profondo segnato esternamente, piede a disco; il piatto fondo (tav. VI, 4) con tesa, orlo arrotondato, cavetto profondo emisferico segnato all esterno, piede a disco e fondo a ventosa. Sempre fra i piatti fondi l esemplare di tav. VI, 5, di grandi dimensioni, ha tesa dritta, orlo assottigliato, cavetto profondo evidente all esterno, piede a disco; fondo sottile. Fra le ciotole si segnala quella troncoconica (tav. VI, 7) con orlo assottigliato e piede a disco. L unico esemplare di catino attestato (tav. VI, 6) ha bordo piegato, orlo arrotondato, corpo leggermente troncoconico, basso piede ad anello. Per la forma, le dimensioni e lo smalto applicato su uno strato di ingobbio l esemplare è vicino al catino di Grosseto 28. Le altre forme presenti sono troppo frammentarie per essere descritte. Nel complesso, si individua un servizio da tavola abbastanza articolato. La presenza delle maggiori quantità di maiolica bianca a partire dalla fase II sembra indicare per gran parte del materiale una cronologia a partire dalla metà del XVI secolo; questo dato concorda con le attestazioni anche [180] in altri contesti di questa classe, il cui uso generalizzato sulla mensa, al posto delle produzioni smaltate policrome, si data appunto da questa epoca e continua nei secoli seguenti 29. Maiolica policroma La maiolica policroma rinascimentale e post-rinascimentale costituisce una percentuale non trascurabile nell ambito delle ceramiche smaltate del pozzo A, anche se inferiore alle produzioni monocrome (10,79% del totale). All interno di questa classe sono rappresentate produzioni diverse, soprattutto toscane e liguri, anche se va segnalata la presenza di esemplari isolati riferibili ad ambiti e a centri diversi di produzione. Per quanto concerne i prodotti toscani, totalmente dominanti risultano quelli di Montelupo e dei centri vicini del medio valdarno; va notato comunque che nella larga maggioranza i recipienti 26 Cfr. BERTI-TONGIORGI, 1982, fig. 12, 1; MANNONI, 1975, fig. 72, 7; MILANESE, 1985, fig. 47, Cfr. i prodotti smaltati del primo Cinquecento senese, FRANCOVICH, 1982, p FRANCOVICH-GELICHI, 1980a, p.118 n Per Roma si veda RICCI, 1985, p. 355.

14 sono attestati da frammenti isolati, frustuli confluiti nel riempimento in modo fortuito. Fra le produzioni più antiche dell area valdarnese-montelupina si segnala la presenza di un frammento di piatto di italomoresca con decorazione del tipo Santa Fina (CORA, 1973, gruppo VII, D); la seconda metà del Quattrocento è rappresentata da un frammento di boccale decorato a occhio di penna di pavone (CORA, 1973, gruppo IX). Riferibili al XVI secolo sono i pochi frammenti di boccali con decoro reticolo puntinato (CORA, 1973, gruppo XIV, B), a intrecci (CORA, 1973, gruppo XVI, C) e una serie di fondi di boccali estremamente frammentari con piede a disco molto marcato, uno dei quali con motivo a medaglione centrale sul corpo, definito da bande e righe concentriche in giallo, blu, arancio e verde. Mentre nel complesso scarse risultano le maioliche dei secoli XV-XVI, più massicciamente attestata dalla fase II è una produzione tipica di Montelupo della prima metà del XVIII secolo; sono presenti infatti frammenti pertinenti ad almeno 6 piatti decorati con il noto motivo della foglia di cavolo 30. Le produzioni liguri di maioliche sono presenti in quantità [181] relativamente ridotte. Oltre a circa 3 esemplari di piatti in smalto berrettino 31 databili al XVI secolo, è da segnalare la presenza di un boccaletto globulare di ridotte dimensioni, con piccola ansa a sezione circolare, grande sviluppo del collo e della bocca trilobata. La decorazione a motivi floreali è in giallo, nero, verde, celeste. L argilla è tenera, terrosa, giallo chiaro, lo smalto è spesso, lucido, coprente, scrostabile 32. [182] 30 FRANCOVICH-GELICHI, 1980a, n. 92 p. 104; FRANCOVICH et alii, 1978, p. 120 C39; n. 774, p MANNONI, 1975 tipo 95; FARRIS-FERRARESE, 1969, pp FRANCOVICH-GELICHI, 1980a, p. 108, n. 96; PESCE, 1968, n. 3, p. 25; MARZINOT, 1979, n. 344, p. 289.

15 Fig. 5-6 Istogramma quantitativo delle ceramiche presenti nelle diverse fasi del pozzo A: numero di frammenti (a) e peso in grammi (b). [182] Probabilmente di produzione faentina è un piatto con piede a disco e fondo a ventosa decorato al centro da un putto alato in blu e giallo ferraccia, che trova confronti a Prato 33 ; lo smalto è spesso, lucido, coprente, l argilla è dura, rosata. Certamente non toscana è una crespina decorata a vivace policromia con motivi distribuiti su fasce orizzontali: sotto l orlo teoria di teste di cavallo stilizzate; seguono una serie di motivi a intreccio geometrici e araldici; all esterno bande e pennellate policrome; colori: giallo, arancio, verde brillante, blu, bianco; l argilla è piuttosto tenera, beige giallastro molto chiaro. Sono attestati infine pochi frammenti di boccali di produzione rinascimentale italiana per i quali l estrema frammentarietà impedisce la sicura definizione dell area di provenienza. Analoghi problemi sono posti da un boccale di grandi dimensioni quasi interamente ricostruibile, con bocca trilobata, orlo appena ingrossato, [183] costituito da un perno centrale formato da due cerchi concentrici su cui si impostano quattro foglie lanceolate su stelo; nei settori di 33 FRANCOVICH et alii,1978, p.185, n. 980; p.165, nt.17.

16 risulta, motivi a tratti curvi paralleli; l insieme è racchiuso da due cerchi concentrici a formare un medaglione. L argilla è beige rosata, dura; lo smalto bianco è sottile, tendente a scrostarsi, lucido, granuloso al tatto. Il tipo è forse riconducibile alle produzioni nord-laziali, viterbesi (fig. 9, 2-3). Metalli Nel pozzo A è stata recuperata una quantità rilevante di materiali metallici; la maggior parte, tuttavia, circa il 90%, è rappresentata da scorie (vd. supra). I rimanenti reperti sono costituiti da oggetti prevalentemente di bronzo, ma anche di ferro, in pessime condizioni di conservazione, spesso ossidati in modo irreparabile. Si distinguono chiodi di varie fogge e misure, spesso a testa rotonda e sezione quadrata. Fra gli oggetti identificabili una fibbia in bronzo (tav. I, 10), alcune medagliette devozionali, aghi per cucire. Non sono identificabili le poche monete recuperate. [184]

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