Anna Chillon. Solo Sua

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1 Anna Chillon Solo Sua

2 Questa è un opera di fantasia. Personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell immaginazione dell autrice. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone reali è puramente casuale. Copyright 2015 Anna Chillon Tutti i diritti riservati 2

3 E fu proprio così, per merito o per colpa tua, che imparammo a rendere tangibile il bruciore di quel che ci infiamma l anima. Anna Chillon Ossessione 3

4 Una forte scossa Ero in uno stato di completo relax quando fui sorpresa da un colpo secco seguito da un boato orribile; durò dieci secondi, praticamente un infinità. I libri sulla scaffalatura si piegarono tutti da una parte e l abatjour camminò sul tavolino precipitando poi a terra. Rimasi terrorizzata al punto da non riuscire a muovermi. Non che importasse, tanto non sarei potuta fuggire da nessuna parte. Lo squillo del cellulare arrivò soltanto due minuti più tardi. Con la mano tremante presi il telefono posato sul fondo di velluto e aprii lo sportellino. «Stai bene, piccola?» Avvertire tensione nella sua voce era qualcosa di talmente insolito per me che invece di tranquillizzarmi peggiorò soltanto la situazione. Dovetti contare fino a tre prima di riuscire a rispondere. «Ho paura. Ti prego, vieni subito.» «Mantieni la calma. Sono dall altra parte della città, sarò lì in quaranta minuti.» «Quaranta minuti?» piagnucolai. «Potrei essere morta per allora» «Non ti succederà niente. Il più è passato.» «Come fai a saperlo? Sapevi forse che sarebbe venuto il terremoto prima di uscire? Ti è forse passato per la testa? Adesso non venirmi a dire che andrà tutto bene!» Ero terribilmente vicina alle lacrime. «Ely, ci saranno scosse di assestamento. Okay?» Conoscevo quel tono, era quello che mi scioglieva le ossa trasformandole in poltiglia quando mi diceva cose del tipo: Ely, ora ti farà un po male, okay?, o più semplicemente Ely, stai giù, faccia al pavimento. 4

5 Era una voce che mi induceva a piegare le ginocchia e allo stesso tempo a cercare la forza dentro di me. Un coraggio che scovai anche in quel momento. «È stata troppo forte, lo so anche io che andrà avanti per un po.» «Ho già mandato qualcuno che sta arrivando a prenderti» continuò lui. «So che sei spaventata, ma devi tenere duro. Fai la brava, io arriverò tra non molto.» «Qualcuno? Chi?» «Mandami un sms quando sei fuori.» Clic. Attaccò il telefono. «Bastardo» sibilai tra i denti guardando lo schermo spegnersi. Trenta centesimi era il credito che avevo sul cellulare. Non voleva che mi perdessi in chiacchiere in sua assenza, così mi aveva lasciato soltanto il necessario per mandargli un sms in caso di necessità. Dal mio Signore potevo accettarlo, ma era difficile accettarlo dal mio uomo mentre mi sentivo così precaria, in balia di eventi naturali più forti di lui, di noi. Afferrai le sbarre e cercai di scuoterle, sembravano sottili, invece erano solide come quelle di una cella di contenimento. «Aiuto!» gridai stupida e spaventata. Il rumore lontano di una chiave che trafficava con la serratura mi fece ammutolire. Qualcuno aprì la porta d ingresso, una persona che evidentemente possedeva le chiavi del nostro appartamento; mi sarei preoccupata di chi potesse essere solo quando sarei stata fuori di lì. «Aiuto!» urlai ancora. «Elisabeth, sei tu?» Oh cavolo, la signora Richardson. Era la padrona di casa. «Dove sei Elisabeth?» «Sono qui» risposi in un lamento. La donna che da poco si era ritirata dal ruolo di istitutrice presso un collegio femminile, attraversò l ingresso ed entrò in sala. Si fermò poco oltre la soglia poi, alzando lo sguardo sulla grande uccelliera, fece un passo indietro come per ripensarci. La gabbia troneggiava al centro della stanza appesa a un metro e mezzo 5

6 d altezza, adornata da un ramo spinato di rose rosse. Dentro vi trovò me. Nuda. «Oh, Signore» esclamò barcollando sulle gambe. Sì, opera di un Signore senza dubbio, solo molto più umano di quello che lei aveva invocato, e certe volte anche più severo secondo la mia esperienza. Divenni tutta rossa di vergogna, mi abbracciai forte le gambe per coprirmi come potevo dai suoi occhi scioccati, mentre la gabbia continuava a dondolare lentamente dandomi il mal di mare. Una piccola scossa di assestamento ne amplificò gli effetti accompagnandoli con un gelido cigolio della catena alla quale era sorretta. Allora mi riscossi e tentai di riscuotere anche la mia soccorritrice. «Mi tiri fuori di qui, la prego!» Avendo appreso dal suo mestiere la capacità di essere una donna estremamente pratica e avendo la mia stessa premura di uscire dall edificio, prese subito di mira la serratura dell uccelliera. «Le chiavi?» «In camera, nel primo cassetto del comò.» Così almeno speravo. Mi sfilò davanti risoluta, impettita nei suoi abiti castigati che non celavano però una matura avvenenza. Mentre imboccava il corridoio della zona notte tolsi dalle sbarre della mia gabbia le pinze facendone un mucchietto ai miei piedi, insieme con la catenella che le univa. James le aveva messe lì prima di uscire. «Nel caso ti annoiassi» aveva detto con un sorriso malizioso, infilando nella mangiatoia anche il romanzo di Anne Rice Il risveglio della bella addormentata, una storia deviata nella quale Bella diventava schiava sessuale del principe. Le due cose, le pinze e il libro, dovevano essere complementari secondo lui. «Nel primo cassetto hai detto?» chiese la signora Richardson dalla camera. «Sì, il portachiavi ha la forma di canarino!» gridai per facilitarla nella ricerca. «Oh!» Le manette. «Ooh!» Lo scudiscio. «Santa Madre!» Il dildo. «Trovate!» 6

7 «Faccia presto, per favore!» Di ritorno con le chiavi della mia gabbia, la padrona di casa avvicinò una scala e salì per liberarmi. «Cos è tutta questa messa in scena? Si può sapere cosa ci fai rinchiusa in una gabbia per uccelli, mia cara Elisabeth?» «Aspettavo James.» Davvero acuta come risposta. La donna si allontanò e mi lasciò sgusciare fuori, pronta ad accogliermi con una vestaglia che aveva recuperato in camera insieme alle chiavi. Scendemmo e uscimmo in giardino mentre la terra traballava ancora un po, o forse erano solo le mie gambe a farmelo credere. Nella parte di giardino di proprietà della signora Richardson era tutto in perfetto ordine e in un certo senso questo mi calmò. «Stavo per bere il tè. Ne vuoi una tazza, mia cara?» Quel mia cara suonò quasi ostile. Guardai la caraffa fumante. «Un buon tè caldo è quello che ci vuole» mi esortò rivoltando una tazza sul piattino. Ora che il peggio era davvero passato serrai nelle mani i lembi della mia vestaglia cominciando a sentirmi veramente stupida per come ero stata trovata. «Quel James.» Versando il tè la donna scosse la testa facendo ballare il concio di capelli che portava sulla nuca da quando la conoscevo. «Signora Richardson, le dispiace andare a prendere il mio canarino?» scimmiottò tentando d imitarlo senza alcun successo. «È solo in casa e sarà terrorizzato.» Celai un sorriso abbassando il capo. «Ha detto così?» Accogliendo la tazza tra le mani rialzai gli occhi, studiai le tegole del tetto per valutare se fossimo sufficientemente lontane nel caso precipitassero a causa di un altra scossa. Stavo per sottoporle la questione, ma lei aveva in mente qualcosa che le premeva di più del terremoto. Giunse le mani in grembo restando ritta sulla sedia di ferro battuto. «Mia cara, ti ha costretta lui in quella gabbia?» «Sì.» Vidi il suo sguardo farsi quello di una battagliera. «Cioè no! Non in quel senso. Ci sono entrata di mia spontanea volontà.» 7

8 «Non temere Elisabeth, a me puoi dire qualunque cosa. Perché non mi spieghi tutto, mia cara.» Per un attimo, uno soltanto, mi parve una madre comprensiva e desiderai potermi sfogare con lei. James è come la molla di una trappola per topi e io sono il topolino ghiotto di formaggio. James è tutto per me: mi colma a tal punto che potrei soffocare. Ma non caddi in quell inganno; troppe volte ero stata giudicata per permettere al mio cuore di aprirsi a qualcuno diverso da James, perciò le dissi ciò che di più vero mi passava per la testa. «Mi imbarazza da morire quello che è accaduto e mi dispiace che lei ne sia stata coinvolta, ma si è trattato soltanto di un gioco.» «Non è più un gioco se tu sei in pericolo di vita, ragazza mia.» Fortunatamente lo squillo del mio cellulare la interruppe. Aprii lo sportellino e prima che potessi proferire parola udii la voce di James. «Dove sei Ely? Dove diavolo è la signora Richardson?» Dannazione, mi ero dimenticata di inviargli il messaggio. «È qui con me, mi ha liberata e siamo nel suo giardino adesso. James» Clic. Cristo, lo detestavo quando faceva così! «Non sbattermi il telefono in faccia!» urlai a una linea vuota. Per il successivo quarto d ora la signora Richardson tentò di farmi denunciare l inconfessabile ponendo svariati esempi di sue studentesse maltrattate. Era davvero così difficile da capire che non avevo nessuna voglia di essere soccorsa, se non dal terremoto? «Ely!» James varcò il cancelletto con passo sostenuto, bellissimo nel suo completo scuro. Il suo modo di muoversi era uno spettacolo del quale non mi sarei mai stancata. Balzai in piedi, la tensione e i brutti pensieri accumulati mi illuminarono gli occhi velandoli di una patina lucida. Lui mi strinse la testa al petto con troppa energia: non ero la sola ad aver provato paura questa volta. Anche lui aveva provato cosa significa sentirsi deboli, in balia di qualcosa di più forte di se stessi. 8

9 «La ringrazio per essersi presa cura del mio uccellino, signora Richardson.» «Io ne ho viste molte in vita mia, ma quello che ho trovato in casa vostra non è soltanto immorale, è pericoloso per Elisabeth. Mi lasci dire che non è sano, James.» Lui mi spinse a sedere come se mi stesse inducendo a farmi da parte. Di insano c era soltanto che James tendeva a essere eccessivamente protettivo e a combattere le mie battaglie al mio posto. «Lei ha perfettamente ragione. È stato sconsiderato da parte mia sottoporre Elisabeth a una cosa del genere, mi dispiace molto e le garantisco che non si ripeterà mai più. Niente più stupidaggini simili: desidero solo che Elisabeth sia al sicuro, sempre.» L anziana signora ne fu sollevata, pur non perdendo il suo piglio severo. Personalmente non mi piaceva affatto l idea che potesse dar retta a quella bacchettona. Lo guardai preoccupata. «Ma cosa mi è saltato in mente?» James mi passò le dita tra i capelli dandomi i brividi e facendomi di nuovo arrossire. Rapidamente mi scostò la chioma da parte, prese dalla tasca un collare di pelle nera e me lo mise al collo serrando la fibbia dietro la nuca. Davanti gli occhi scandalizzati della signora Richardson srotolò un guinzaglio, lo attaccò al collare e diede uno strattone. «Su andiamo, cucciola: è ora di fare i bisogni.» Prima che potessi replicare prese un biscotto dal tavolino e me lo ficcò nella bocca semichiusa, poi mi accarezzò il capo e mi trascinò via. Non sapevo se ridere o se scusarmi per lui. Masticai e deglutii. «James, io le parlo con serietà ed educazione, ma lei vuole soltanto provocarmi.» La padrona di casa si era alzata in piedi. «Le sembra una cosa normale il suo modo di comportarsi?» James si fermò sul cancello facendomi sbattere contro di lui. «No signora, probabilmente no. Ma non scherzavo nel dirle che ho commesso un tremendo errore oggi e che la sicurezza di Elisabeth viene al primo posto per me.» Diede uno sguardo intorno con un sorriso sornione. «Lo sa, ci starebbe bene un uccelliera in questo giardino. Se decidesse di metterla mi faccia sapere: ne ho giusto una d avanzo.» 9

10 «Grazie per avermi liberata, signora Richardson» feci in tempo a dirle prima di essere trascinata via. *** Fui condotta fino alla portiera dell auto. Non appena entrai James gettò il guinzaglio dalla sua parte e fece il giro per sedersi alla guida, poi come prima cosa ci abbracciammo. Un oscillazione dell auto ci bloccò entrambi; ormai le scosse erano quasi impercettibili perciò fu facile mantenere la calma. «Dov eri James?» «A comprare questo.» Agitò il guinzaglio che teneva strettamente in pugno. «Ero appena uscito dal negozio quanto tutto ha cominciato a ballare. Sono salito in auto immediatamente, ma il traffico sembrava paralizzato.» Serrò forte la mandibola, non gli piaceva perdere il controllo della situazione. In questo eravamo davvero due estremi opposti: io adoravo farmi prendere alla sprovvista e farmi trascinare dagli eventi, da lui in particolar modo. «Credi che la signora Richardson lo racconterà in giro?» domandai. «Non credo. Perché? T importa?» Accese l auto e mise in moto, anche se avevo addosso soltanto una vestaglia non protestai per quello. «Non potevi mandare qualcun altro?» «Avevo pensato di mandare Keisu a scassinare la porta e tirarti giù, ma sapevo esattamente cosa gli sarebbe passato per la testa.» Ovvero le stesse cose che erano venute in mente a lui quando mi aveva appesa. Ero grata che avesse scelto diversamente. Guardai dal vetro: James si stava dirigendo fuori città. «Dove stiamo andando?» «Dove non è pieno di edifici di mattoni.» Lì per lì una scampagnata mi parve una buona idea, in auto accanto a lui mi sentivo al sicuro. Mi guardò compassato con la coda dell occhio mentre esaminavo il collare di pelle che mi cingeva la gola. 10

11 «Doveva esserci un ciondolo attaccato, ma non ho fatto in tempo» disse quasi giustificandosi. «Mi piace anche così.» Abbassai l aletta parasole e mi specchiai il decolté scostando i lembi della vestaglia sulle spalle. James frenò bruscamente imboccando una careggiata tra filari di vigna. In quel momento sentii pizzicare la pelle rendendomi conto che aveva in mente qualcosa. «Raccontami com è andata da quando hai sentito la scossa fino a quando sono arrivato.» Gli spiegai l accaduto per filo e per segno, finché lui si fermò e spense il motore nel bel mezzo della campagna. Si arrotolò il guinzaglio alla mano e lo tirò impiccandomi. «E in tutto questo non ti è passato per la testa di mandarmi un semplice sms? Solo questo ti avevo chiesto; possibile che tu non sia in grado di assolvere a un semplice ordine?» «Ti sei spaventato?» Suonò ridicolo che quella a cui stava schizzando via il cuore ero io e sempre io gli chiedevo della sua paura. «Sì, okay? La radio parlava di vecchi edifici crollati durante le scosse di assestamento. Tu non hai idea di quanto mi sono spaventato, Ely. E avere paura non mi piace, mi fa soltanto incazzare. Per come mi sento è un bene che non abbia a portata di mano una frusta.» «Mi dispiace» squittii stringendo l imbottitura del seggiolino. «La signora Richardson mi ha distratta.» «Non dare a lei colpe che sono tue. La signora Richardson è forse più importante di me nella tua vita?» «Ma cosa dici James? Mi dispiace da morire, credimi» «Mi dispiace non basta.» Aprì la portiera e uscì tirando il guinzaglio. «Scendi dall auto.» Tirò con tanta forza che dopo aver gattonato sul sedile dalla sua parte caddi sull erba. «In piedi.» Mi aiutò prendendomi per un braccio e spingendomi contro l auto. «Avrei dovuto mandare Keisu e dirgli di fare di te ciò che voleva.» 11

12 «Io non lo voglio, quindi sarebbe stato uno stupro, e né tu né Keisu fate cose del genere.» I suoi occhi erano ardenti di rabbia. «Non ci mettere la mano sul fuoco Ely, perché devi solo provarci a dirmi di no adesso e poi vedrai se non sono capace di farlo.» «Vuoi scoparmi qui? Ora?» «In ginocchio. Ti voglio vedere carponi.» Intorno a noi c erano solo vigna e alberi, ed erba fresca sotto i piedi. Il sole stava imbrunendo, ma non si poteva mai dire, un contadino sarebbe comunque potuto spuntare fuori da un momento all altro. «James, non qui. A casa tutto ciò che vuoi, ma non chiedermi di farlo qui.» Mi bloccò il capo con la mano e mi picchiettò il guinzaglio sulla guancia. «Tu lo fai dove ti dico io.» Spinsi via la sua mano. «Per favore, James. Non sono un giocattolo che puoi accendere e spegnere a tuo piacimento.» Come feci per allontanarmi lui catturò un lembo della cintura della mia vestaglia e mi tirò contro di sé pressandomi contro la portiera. I suoi occhi rabbiosi fecero breccia nel mio cervello, il contatto con il suo corpo fece fremere certe corde dentro di me, quelle che lui aveva tirato modellandomi come uno strumento di piacere. Corde che soltanto lui sapeva suonare. Accostò le labbra al mio collo, appena sotto il lobo. Mentre mi porgevo come in offerta le sue mani sciolsero il nodo della vestaglia e la fecero scivolare indietro, lasciandola impigliata tra me e l auto. Poi con uno strattone la strappò via lasciandomi completamente nuda. «Come vedi non hai segreti per me. So esattamente quale pulsante premere per accendere il mio giocattolo. Non vuoi Keisu? Io posso impacchettarti e offrirti a lui con il capo chino.» All aperto, avvolta dall aria umida in un modo totalmente diverso da come avveniva dentro quattro mura, la sensazione di vulnerabilità era assoluta. Voleva ferirmi, lo sentivo nel suo tono, nella rigidità del suo corpo. E ci riuscì; sbattei le ciglia tentando di contenere le 12

13 lacrime. «Hai ragione, farei qualunque cosa per te. Perderei me stessa per te.» «Qualunque cosa, eh? E dire che mi bastava un sms.» «Oh James» «A quattro zampe ho detto!» gridò con perfidia facendomi lo sgambetto. Crollai come un sacco di patate e prima che potessi sollevarmi in ginocchio lui stava già tirando il guinzaglio. La suola della sua scarpa sulla schiena mi teneva giù. Il suo volto si rivolse al tramonto imminente. «Adesso ho voglia di fare un giretto con il mio cucciolo, per vedere se un po di aria buona mi aiuta a ritrovare la calma.» Non era mai accaduto che mi mettesse sotto i suoi piedi in modo così letterale. Ti prego, ti prego, ti prego fermati e ferma me. Chiusi gli occhi, seguendo il guinzaglio teso feci il primo passo a carponi tremando per lo sforzo di abbattere quel muro di dignità che mi avrebbe voluta eretta, faccia a faccia con lui. Gli altri passi seguirono con più facilità strisciando gli arti sull erba liscia e soffice in alcuni punti, più ruvida e pungente dove si diradava dando spazio alla terra che quel giorno aveva tremato forte. Un presagio del terremoto che sentivo ora dentro di me. «Ci sono uomini che amano la montagna e altri il mare» cominciò come distratto, continuando a tirare per farmi stare al suo passo. «Io invece amo questa pianura piatta e nebbiosa, la sua campagna. È il posto dove sono nato, in cui ho affondato le radici che mi tengono in piedi. Così vengo nei campi quando voglio rilassarmi. Ma che lo dico a fare a te? Tu sei solo un cane.» «Io ti capisco» mormorai mestamente, sfregando la guancia contro un braccio per asciugare le lacrime. «Davvero? Oggi non mi è proprio sembrato che tu mi abbia capito.» Per quanto sarebbe andato avanti il ritornello dell sms? Quando ne avrebbe avuto abbastanza? I viticci si susseguivano in serie intervallate da alti fusti, la stagione della vendemmia si stava avvicinando e i rami erano colmi d uva. 13

14 A un tratto James mi legò a un traliccio, staccò un acino d uva e lo masticò. «Se devi fare i tuoi bisogni è il momento buono» disse. «Non ne ho bisogno, grazie.» Lo so che ti piacerebbe farmi fare pipì così «Sicura? No stavi bevendo il tè dalla signora Richardson?» «Non ho fatto in tempo.» «Vorrà dire che ne approfitterò soltanto io.» Mi diede le spalle per farla. Fu in quel momento che udii il rumore di un trattore che si avvicinava. Presa dal panico mi sganciai e mi nascosi dietro il fusto di una quercia accucciandomi, facendomi piccola piccola. Il trattore imboccò proprio la nostra careggiata e si fermò davanti a James che stava terminando di chiudersi la patta. «È sua la macchina sul ciglio del fosso?» la voce estranea di un uomo si alzò per superare quella del motore. James fece altrettanto urlando sul frastuono. «Sì. E questi campi sono suoi?» Sbirciai oltre l albero e vidi l uomo sul trattore allungare il collo nella mia direzione. «Proprio così.» «I miei complimenti: sul versante sud è davvero una buona terra e a giudicare dal sapore quest uva farà una gradazione eccellente.» «Lei se ne intende?» Già, da quando in qua? «Ci ho dedicato qualche anno della mia vita», si guardò sorvolando l abito elegante fino alla punta delle scarpe nere, lucide. «Beh, è stato molto tempo fa.» Estremamente colpita da quella rivelazione dimenticai per un momento la mia situazione e non feci caso a James che recuperato il guinzaglio arrivò a sovrastarmi in due falcate. Mi spinse il capo tanto da schiacciarmi il mento sulla clavicola, agganciò il cordone dietro il collo e cercò di tirarmi fuori. «Comportati come sai che devi» gracchiò biecamente. Cercai di imputarmi invano. «No!» Al mio lamento uno strattone più forte mi fece capitombolare allo scoperto. 14

15 «Volevo far fare una passeggiata alla mia cagna, spero non le dispiaccia.» Gattonando mi accostai alle sue gambe cercando di nascondermi dietro i suoi pantaloni scuri. Lasciai scivolare i capelli a celarmi il viso e diedi un occhiata attraverso la frangia tirata come una tenda. Il contadino si sistemò il cappello in testa strabuzzando gli occhi. «Perbacco, è proprio un bell esemplare.» «Le piace?» Scansandosi improvvisamente mi espose alla vista dell uomo che sorrise giovialmente mostrando la dentatura bianca. «Bellissima. Non è che mi può dire dove l ha presa?» A quel punto sorrise anche James, come se fino a quel momento avesse nutrito dubbi sulla possibile reazione di quel tipo. «Costa cara.» Sarò costata cara in termini di dedizione, non certo di quattrini dal momento che non mi facevo mantenere economicamente, ma di sicuro assorbivo gran parte della sua esistenza, della sua fantasia e delle sue forze. «Lo immagino. Le cose belle costano sempre care. Pelle chiara e sottile, gambe lunghe di puledra fatte per scalpitare. Mammelle piene, belle sode, per saziare» «E il sedere: non mi dica che non ha notato la parte migliore.» Ero immobile solo perché al mio interno mi sentivo annodata, incapace di respirare e reagire, assalita dalla vergogna. Non riuscivo a disobbedirgli, non volevo deluderlo di nuovo, ma non potevo nemmeno accettare di essere esibita in quel modo. Nonostante la tensione del guinzaglio rimanevo ancorata a terra, così James mi afferrò direttamente per il collare e mi trascinò in modo da offrire la vista del mio posteriore. «Stronzo» lo insultai tra i denti certa di non essere udita col frastuono del motore. Tenni unite le gambe nel tentativo di mostrare il meno possibile. Com ero passata dalla signora Richardson a questo nell arco di un paio d ore? L uomo alto, asciutto e ricoperto in viso da una barba chiara, incrociò le braccia sul volante del vecchio John Deere 15

16 appoggiandovisi e fischiò. «Fiu-fiu ha perfettamente ragione: il posteriore è uno spettacolo da guardare e sembra perfetto per la monta.» Cercai di sedere sui talloni, ma James me lo impedì agguantando più saldamente il collare. Gli azzannai il braccio affondando i denti nella stoffa sottile della camicia fin tanto da sentire il suo muscolo irrigidirsi e tutti gli altri guizzare sotto gli indumenti. Si alzò uno scoppio di risa. «Sarà anche un bel cane, ma è selvatico come una volpe. Non ha pensato ad addomesticarlo?» «È quel che sto cercando di fare» brontolò James scuotendo il braccio e sbatacchiandomi la testa in modo che mollassi la presa. «Beh, le consiglio di partire da una bella museruola. Dovrei averne qualcuna se vuole che gliela metta.» Ancor più delle sue parole, mi diede da fare lo spegnersi del motore. Lo fulminai con gli occhi minacciandolo. «Provi solo ad avvicinarsi e mirerò a qualcosa di più delicato del suo braccio.» Ne sembrò quasi lusingato, il sorriso raggiunse i suoi occhi dandogli vivacità. «Sa anche abbaiare rabbiosa!» «Già, anche su questo dovrò lavorarci. Non ha ancora capito che non c è bisogno di ringhiare, può avere dal suo padrone tutta la protezione che le serve.» Era forse un bieco tentativo di rassicurarmi. «Una bestia impegnativa.» «Molto, ma ne vale la pena.» «E la pelliccia?» esitò un istante prima di osare, umettandosi le labbra. «Mi dica, com è il suo pelo?» James incontrò i miei occhi imploranti catturandoli con fredda determinazione. «Giudichi lei» disse senza tradire emozione. Questa volta lo strattone arrivò più forte dei precedenti; mi portò seduta sui talloni, poi ancora indietro fino a farmi cadere sulla schiena. James puntò un piede all interno del mio ginocchio e si chinò ad arpionarmi l altra gamba per offrire alla vista ciò che era soltanto suo. 16

17 Il contadino rimase senza parole, meravigliato di cosa James potesse portarmi a fare, oltre che avvinto dall idea di poter osservare una donna nuda, distesa e aperta sul suo campo. «Allora? Che ne dice?» Si sporse senza scendere dal trattore allungando lo sguardo sul monte di venere, ricoperto di una peluria scura, folta al centro e delimitata ai lati da due nette porzioni di pelle delicata completamente glabra. «Un pelo di tutto rispetto, dico. Da affondarci le dita, per non parlare di quel che sta sotto» La presa di James scese più in basso all attaccatura della coscia, le sue dita mi stirarono la pelle schiudendo la vagina. Nascosi il volto nell incavo dei gomiti contorcendomi. «Basta James, basta mi dispiace ti ho detto!» Non riuscii a contenere le lacrime. Non ne potevo più di essere messa in mostra per quel giorno. «Bene.» Mi richiuse le gambe unendo le ginocchia e battendo la mano sulla mia coscia. «Sarà meglio che le faccia fare i bisogni e la porti a casa prima che diventi troppo buio.» Capita l antifona l uomo si rassegnò e rimise in moto. «Quella è una bestia di razza, la tratti con cura e la porti pure a spasso da queste parti quando vuole.» «Non si preoccupi, so bene come trattarla.» James lo salutò con un gesto del capo. «E grazie.» Un cenno del capo in risposta, una sgasata di fumo bianco, e il trattore si allontanò. *** «Sei calmo adesso? Ti sei sfogato abbastanza?» chiesi con la voce arrochita dal pianto, ancora seduta a terra. «Ti ha divorato con gli occhi» commentò James tenendo lo sguardo fisso verso dove era scomparso il contadino. «Sarebbe balzato giù dal trattore all istante se avesse capito di avere il mio permesso.» 17

18 «Sfido, gli hai servito una donna nuda su un piatto d argento. Io o un altra non avrebbe fatto differenza.» «Naaah, sei tu che provochi.» Mi prese i capelli in pugno e mi piegò all indietro. «Non hai visto com è cambiata la sua espressione quando l hai guardato? Quello avrà famiglia e una donna a casa, ma tu» «Tu, non sei obiettivo.» «A differenza di chiunque altro io posso fotterti e so esattamente com è. Nessuno può, soltanto io.» Si chinò soffermandosi alla distanza di un sospiro dalle mie labbra. «E voglio farlo. Voglio entrare dentro di te, subito.» «Andiamo a casa, James» risposi con la stessa sua voglia in corpo e le membra frementi. Le mani sulle mie spalle mi spinsero inesorabilmente a terra mentre lui si inginocchiava. «Ti sporcherai i vestiti così» parlai slegata dal mio cervello, lasciandomi adagiare docilmente sull erba inumidita dalla rugiada serale. «Quell uomo si masturberà questa sera, pensando soltanto a te. Non può nemmeno immaginare fino a che punto tu sia mia.» Mi percorse la coscia lentamente dal ginocchio all inguine. Ah Dio, il tocco leggero dei polpastrelli era come lava, annullava la mia volontà. Faticavo a respirare; il suo odore, la sua voce, tutto di lui mi annientava. Accostò il suo volto al mio, posò le labbra su un angolo della mia bocca. Un caldo alito mi lambì la guancia fino alla linea del mento dove si fermò a mordicchiare. «Possono ancora vederci.» La mia lingua aveva messo il pilota automatico e andava avanti per conto suo, mentre il mio corpo conosceva un unica strada e voleva soltanto lui. «Che guardino.» Non ebbe bisogno di forzarmi perché fui io ad aprire le gambe e spingere il bacino contro le sue dita. Quando le fece scivolare sul mio sesso fu l equivalente di una scossa elettrica. «Oh sì, James!» «Sei bagnata, cucciola.» Mi prese il lobo tra i denti. «Molto bagnata.» 18

19 Spinse dentro due dita e la mia schiena si arcuò come se potessi illudermi di dare alle sue falangi l inclinazione che desideravo. Lui le ritirò, soffermandosi a massaggiare l imbocco del sesso senza decidersi né a entrare, né a salire per strofinarsi sul clitoride. Affondai le mani nell erba, piantando le unghie nella terra. «Spingile dentro, James.» «Come si dice, cucciola?» ansimò eccitato, premendosi rigido contro il mio fianco. Piantai i talloni sul prato ondeggiando il bacino. «Per favore. Infilale dentro per favore!» «Sei una brava cagnetta.» Mi accontentò, le spinse più in profondità possibile e riprese il suo massaggio erotico internamente. Un terzo dito si aggiunse a primi due colmandomi. Allungai la mano a cercare il suo sesso, lo trovai sotto la stoffa dei pantaloni, caldo e rigido. Impugnandolo feci in tempo a cavargli un gemito prima che mi afferrasse il polso strappandomi a quel pezzo di carne, muscoli e sangue capace di cancellare ogni ragione. «Non ancora» mi ammonì. Incapace di sopportare inerme allungai il collo per raggiungere la sua bocca. Lui racchiuse le mie labbra nelle sue, le forzò penetrandomi con la lingua, dentro e fuori, coordinandosi con il movimento tra le mie gambe. La succhiai, cercai di averne ancora un po, ma poi il suo profumo mi distrasse e mi staccai per scendere sul colletto della camicia, bloccandomi dove la stoffa lasciava nuda la pelle. Rimasi a stordirmi con l odore di dopobarba, di maschio e con quello dei suoi capelli. Leccai per non farmi mancare anche il suo sapore e in contemporanea gemetti sentendo che faceva forza per allargare le dita nella mia vagina. Si dilatava il mio sesso e si dilatavano i miei pensieri disfacendosi. Quando James cercò di insinuare un quarto dito tra gli altri, trattenni il fiato serrando la bocca sul suo collo. «Sì, mordi pure, cucciola» mi incitò con la voce corrotta. «Ma tieni aperte le gambe.» 19

20 Il mio cuore consumò tutto l ossigeno pompando nel torace a più non posso, i polmoni si vuotarono e fui costretta a spalancare la bocca per riprendere fiato. Non più soffocato, il mio lamento divenne quasi un grido fin quando le dita di James non si sfilarono lentamente. Davanti all abbassarsi e alzarsi frenetico del mio torace, vidi la sua mano. Le dita così bianche e curate che sembrava impossibile fossero state quelle di un contadino. Eppure lo erano state e per questo erano rimaste dita forti, mai insicure. Le vidi luccicanti dei mei umori, faticando a metterle a fuoco con la vista appannata da un misto di piacere e dolore. Il semplice movimento che vidi fare al suo polso mi fece pizzicare la pelle lungo tutto il corpo con una scarica di adrenalina: James lo ruotò scrollandolo, così da far scendere il suo Daytona lungo il braccio, mentre univa le dita in punta. Scossi la testa con un vago mugolio di supplica. «No, abbi pietà. Non posso, James» «Ssst. Certo che puoi: vuoi che io non lo sappia? Apri la bocca.» Mise il guinzaglio piegato in due tra le mie labbra. «Chiudi. Puoi mordere questo, cucciola.» Sapeva di pelle incerata con qualche prodotto per renderla più morbida. L odore del cuoio era forte quasi quanto il suo sapore. La vista mi si appannò del tutto e chiusi gli occhi impaurita. Lo avvertii immediatamente tornare all assalto, le sue dita, tutte e cinque, si infilarono nel mio sesso bloccandosi quasi subito. È impossibile. «Sei diventata tesa come una corda di violino e sei più chiusa di prima.» James le ruotò aumentando costantemente la pressione. Serrai le ginocchia imprigionando il suo braccio. «Ely, non opporti, rilassati. Lo so che ti farà un po male, ma tu devi stare tranquilla. Non ho intenzione di lacerarti, perciò devi fidarti di me, okay?» Eccolo quel suo tono, quello che mi avvertiva che ero già spacciata. «Dimostrami che non hai bisogno delle corde: allarga le gambe. Tienile ben aperte per me, cucciola.» 20

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