Mamma, Papà perché oggi preghiamo in

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1 Azione Cattolica della Diocesi di Ferrara Comacchio SETTORE ADULTI Commissione Gruppi Famiglia Via Montebello, 8 Ferrara Tel Mamma, Papà perché oggi preghiamo in casa? Idee per brevi liturgie famigliari

2 Presentazione La famiglia è una realtà in costante mutamento: la nascita dei figli, le loro esigenze, la presenza di anziani, le difficoltà e le sofferenze di ogni genere, sono solo alcuni degli elementi presenti costantemente nella quotidianità della casa e che richiedono un continuo adattamento a ritmi e contesti diversi. Inoltre l ambito proprio della famiglia e della sua spiritualità è il quotidiano, nel quale si compiono le piccole cose di tutti i giorni che sembrano apparentemente banali, ma che acquistano di valore e importanza nella misura in cui sono segno di un amore che fonda le sue radici in Dio. Alla luce di queste due considerazioni, abbiamo voluto preparare queste schede di brevi momenti di liturgia famigliare legate alle sette parti in cui è diviso il lavoro del gruppo famiglia, nelle quali si è cercato di valorizzare la quotidianità della casa come luogo della presenza di Dio. Questo materiale, così come è scritto, potrebbe andare bene per famiglie con bambini fino a dieci anni circa, ma proprio per le infinite variabili delle singole realtà, è importante che venga considerato niente di più che uno spunto, uno schema tutt altro che rigido da plasmare e rimodellare, ampliare o snellire, secondo le proprie necessità ed esigenze, in modo da renderlo più adatto, più personale, in una parola, più famigliare.

3 1. COMUNIONE DEI BENI SPIRITUALI E MATERIALI Luogo della preghiera: cucina, durante il pasto PAPA : Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. TUTTI: Amen. FIGLIO/A: Mamma, papà, perché oggi ci avete chiamati per pregare? E perché proprio in cucina? MAMMA: Oggi, nella preghiera, vogliamo ringraziare Dio per il dono della nostra famiglia e la cucina è il luogo in cui condividiamo. F: Cosa vuol dire condividere? P: Condividere significa mettere insieme le nostre cose perché siano di tutti. F: Ma quali cose? M: Sia le cose materiali come il cibo che mangiamo, che quelle spirituali come i sentimenti, i pensieri e le preghiere. P: Ascoltiamo allora questo racconto. Il mantello di San Martino Il padre di Martino, un ufficiale della guarnigione romana, aveva costretto il figlio ad arruolarsi nell esercito. Così, contro la sua volontà, il giovane aveva dovuto abbandonare la scuola per diventare soldato. Una notte Martino uscì a cavallo per andare ad ispezionare i posti di guardia. Era inverno e il mantello che lo avvolgeva non bastava a riscaldarlo. Il cavallo procedeva al passo, ma improvvisamente Martino tirò le redini e lo fermò. Sul ciglio della strada scarsamente illuminata aveva intravisto la sagoma di un uomo. Si avvicinò e vide che si trattava di un povero vecchio: non aveva quasi nulla addosso e tremava, perché il freddo era terribile. Martino ebbe pietà di lui; senza esitare sguainò la spada e con un colpo deciso tagliò in due parti il suo mantello, ne diede metà al povero vecchio poi si allontanò. La notte seguente gli apparve in sogno Gesù. Avvolto nel mantello, il Figlio di Dio stava dicendo agli angeli: Martino mi ha coperto con questo mantello!.

4 M: Ora ascoltiamo anche questo altro racconto del Vangelo di Luca (Lc 16-19,31) Un giorno Gesù stava insegnando ai suoi discepoli e c erano anche alcuni farisei ad ascoltarlo. Raccontò questa parabola (una storia immaginata per spiegare qualcosa d importante): C era un uomo ricco, che aveva dei bellissimi vestiti e tutti i giorni faceva grandi cene. Un uomo molto povero e malato, di nome Lazzaro, stava vicino alla sua porta e cercava di sfamarsi con gli avanzi dei pasti dell uomo ricco. Un giorno il povero morì e gli angeli lo portarono vicino ad Abramo, il grande uomo giusto da cui discendono tutti gli Ebrei e che si trova ora con Dio. Anche il ricco morì e, stando tra il fuoco dell inferno, pregò Abramo dicendo: Mandami Lazzaro, perché mi dia un po d acqua!. Ma Abramo rispose: Io non posso mandare Lazzaro da te; ricordati che durante la vita tu avevi tutti i beni e Lazzaro era pieno di mali: adesso lui sta bene e tu stai male. Allora il ricco disse: Manda almeno Lazzaro dai miei fratelli, perché li avverta e non finiscano anch essi in questo brutto posto. Abramo rispose: Ci sono la legge di Mosè e gli scritti dei profeti: se ascoltano quelle parole e le mettono in pratica non devono temere. Il ricco insisteva: Loro trascurano la legge e le parole dei profeti, ma se vedono un uomo risorto dai morti si pentiranno. Ma Abramo disse: Se non ascoltano le parole di Mosè e dei profeti, che hanno parlato a nome di Dio, nemmeno se qualcuno risorgesse dai morti gli crederebbero. Ascoltando questa parabola i discepoli si ricordarono di un altra frase che aveva detto Gesù: Beati voi, che siete poveri, poiché vostro è il regno di Dio. Segno P: Adesso condividiamo concretamente le cose da mangiare e ognuno di noi durante il pasto racconterà un fatto particolare della giornata. Dopo il pasto si recita insieme la preghiera del Padre Nostro. Conclusione P: Ti ringraziamo, Dio nostro, per la gioia che ogni giorno ci doni e che abbiamo condiviso a questa tavola di famiglia; si ravvivi in noi la comunione con te, e con tutte le tue creature. T: Amen P: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. T: Amen

5 2. CUSTODIA DELL ORDINE E DELL ARMONIA Luogo della preghiera: ripostiglio, o luogo dove si trova quel che serve per pulire la casa Materiale occorrente: un puzzle di pochi pezzi. PAPA : Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. TUTTI: Amen. FIGLIO/A: Mamma, papà, perché oggi ci avete chiamati per pregare? E perché proprio nel ripostiglio? MAMMA: Oggi, nella preghiera, vogliamo ringraziare Dio per il dono della nostra famiglia e il ripostiglio è il luogo che serve all ordine della casa. F: Ma perché e così importante che la casa sia in ordine? P: Perché è il luogo dove insieme a noi vive anche il Signore. F: Ma come fa il Signore a vivere con noi? M: Il Signore vive nella nostra casa nell amore che proviamo tra di noi e nell accoglienza che sappiamo dare a chi viene a trovarci. Quindi per rendere la casa bella ed accogliente ciascuno di noi ha un compito. P: Ascoltiamo allora questo racconto. La nuvola grigia C'era una volta una nuvola grigia. Si chiamava Rita ed era triste. - Perché sei così triste?- le chiese la nuvola bianca. Perché - rispose Rita - nessuno mi vuole bene. Quando vede me la gente affretta il passo e si rifugia in casa. Le persone sanno che porto la pioggia, e per questo mi evitano. Tu, invece, così bianca e leggera, sei guardata con amore. I bambini ti vogliono bene e giocano con te quando inventi tante forme strane. Stai nel cielo azzurro, parli con il Sole e con gli uccelli, e chi cammina per strada ti ringrazia perché porti un po d'ombra. Sono triste, mi sento sola. La nuvola bianca capì che la situazione era grave. Rita stava proprio male. Allora provò a dirle: - Rita, non devi parlare così. Tu sei importante, porti la pioggia che è preziosa per tutti. -Non è vero- replicò Rita, e si mise a piangere

6 Il contadino Gianni guardò su nel cielo e disse:-cadono gocce di pioggia. Bene! I miei campi ne avevano proprio bisogno, la terra era così arida! -Vedi?- disse la nuvola bianca alla nuvola grigia, -il contadino Gianni è contento. Questo dimostra quanto sei preziosa e importante. Ma Rita non sorrise. Era proprio giù di corda. Allora la nuvola bianca chiese aiuto agli amici. Prima di tutto chiamò il tuono, un tipo che si faceva ascoltare. -Cara Rita- disse il tuono con quel suo vocione -non hai motivo di essere triste. Pensa: se tu non ci fossi io sarei inutile. Il mio compito è di annunciare il temporale e di farlo sentire a tutti quanti, ma senza nuvola grigia non c'è temporale. Rita sembrò meno imbronciata ma la sua faccia era ancora scura. Allora la nuvola bianca chiamò il fulmine che arrivò all'istante, come suo solito (ecco perché si dice "Veloce come un fulmine"). -Cara la mia Rita- disse il fulmine saettando qua e là - io ti capisco, perché anch'io sono incompreso. Molti mi temono ma non sanno che il mio lavoro è importante. Io segnalo il temporale, dico alla gente di fare attenzione, di stare alla larga, e in più ho il compito di scaricare sulla terra tutta l'elettricità del cielo. Come vedi, è un lavoro ingrato ma io sono contento perché so di essere utile. Rita ora non piangeva, ma era ancora taciturna. Allora la nuvola bianca chiamò un altro amico, il vento, e gli disse: -Per favore, vento, fai capire alla nuvola grigia che non deve essere triste. - Triste?- sibilò il vento. - Come puoi essere triste? non ricordi i viaggi che abbiamo fatto insieme? L'ultima volta sull'oceano ti sei divertita tantissimo a contare le onde altissime. -Si- ammise Rita - ma quando i marinai di quel peschereccio mi videro, cambiarono subito rotta, temendo la burrasca. - E allora cosa dovrei dire io? - Chi sta parlando?- chiese la nuvola bianca, che sentì un brivido di freddo e uno strano ticchettio. - Non mi riconosci? Sono la grandine! - Ciao grandine!- disse la nuvola bianca -Anche tu qui per aiutare Rita? - Certamente. Mi fa proprio sorridere questa nuvoletta grigia che crede di essere antipatica. Io si che avrei tante cose da raccontare in proposito. La gente non è mai contenta di vedermi, e il contadino crede che mi diverta quando gli danneggio le verdure. Come spiegargli che anch'io faccio il mio dovere. Se io non la trasformassi in chicchi, tutta quell'acqua congelata verrebbe giù come un blocco di cemento, e allora si che sarebbero guai per chi sta sotto! La discussione stava diventando sempre più accesa. Ognuno voleva dire la sua e sulla terra il contadino era molto sorpreso: -Che sta succedendo lassù? Prima la pioggia, poi la nuvola bianca, poi quella grigia, poi tuono e fulmine, poi vento e grandine! Mai visto niente di simile!

7 La nuvola grigia ora si sentiva meglio, più sollevata, e infatti salì molto in alto. Vicino al sole. Era contenta perché gli amici le avevano dimostrato il loro affetto, ma non era convinta di essere amata anche sulla terra. Chiese consiglio al sole. - Scusami, sole, se per un po ti nascondo, ma ho bisogno del tuo consiglio. Mi capita spesso di essere triste perché non mi sento amata. Mi piacerebbe essere una nuvola bianca e leggera, che cosa devo fare? Il sole allungò uno dei suoi raggi e portò la nuvola grigia vicino a sé; Rita sentì un bel tepore e si mise ad ascoltare. - Ognuno di noi - spiegò il sole scintillando - ha un compito da svolgere perché così ha voluto il nostro Creatore. Sono tutti compiti importanti e nessuno è inutile, e ognuno di noi ha bisogno degli altri. Ti faccio un esempio. Io so di avere un compito fondamentale, perché do la luce ed il calore, e senza di me non ci sarebbe la vita. Eppure anch'io, quando è sera, devo farmi da parte, perché gli abitanti della terra hanno bisogno di riposare. Se io fossi sempre in mezzo al cielo, ci sarebbe troppo caldo sulla terra, le piante morirebbero di sete e la gente sarebbe disperata. Dunque, è giusto che durante la notte io lasci il posto alla luna e alle stelle, e che il cielo si faccia scuro. Lo stesso avviene per il vento: lui è importante, perché pulisce il cielo, trasporta i semi, fa viaggiare le barche a vela e fa volare gli aquiloni, ma troppo vento sarebbe un male. Insomma, cara nuvola grigia, voglio dirti che devi essere felice del compito che ti è stato assegnato. Ora vai, ho molto da fare! Rita torno tra le sue colleghe, altre nuvole scure che viaggiavano veloci nel cielo. - Era ora che tornassi tra noi! - le dissero in coro. - Si può sapere dove sei stata? Oggi abbiamo un incarico importante. Ricordi quel ghiacciaio sulle alte montagne? Da qualche tempo si sta sciogliendo, perché ultimamente c'è stato troppo sole. Dobbiamo subito correre là, ci vuole una bella nevicata! Ria si mise d'impegno. Arrivata vicino alle vette delle alte montagne, sentì freddo, e subito si strinse alle sue amiche. Tutte insieme fabbricarono un bel po di neve, che cadde per giorni e giorni. - Grazie! - esclamò il ghiacciaio. - Ne avevo proprio bisogno. Da troppo tempo non cadeva la neve e io stavo diventando sempre più piccolo. Ero preoccupato perché, senza la neve, la prossima estate avrei prodotto pochissima acqua. Il torrente era già quasi a secco e si lamentava. Ora finalmente potrò dirgli di stare tranquillo: avrà acqua a sufficienza per rifornire il fiume, il lago e il mare!

8 La nuvola grigia capì che il sole aveva proprio ragione. Tutti hanno un compito importante da svolgere, e ognuno ha bisogno degli altri. - Che fai lì tutta pensierosa? - le chiesero le amiche. - Lo sai che non possiamo stare ferme. Vieni, c'è da organizzare un bel temporale, laggiù ne hanno proprio bisogno! Rita finalmente sorrise e volò via felice. M: Ora ascoltiamo anche questo altro racconto del Vangelo di Luca (Lc 15, 8-9). Gesù raccontò anche un'altra parabola, quella di una donna che aveva dieci monete per lei molto importanti. "Un giorno la donna perse una delle dieci monete. La sua casa era buia, il pavimento scuro, ma cercò di ritrovare la moneta perduta. Accese un lume, spazzò la casa e guardò ovunque. Improvvisamente vide qualcosa brillare: era la moneta nascosta in un angolo buio. La donna chiamò i suoi amici e vicini e disse: "Festeggiamo! Sono così felice di avere ritrovato la moneta che avevo smarrito!" "Nello stesso modo" disse Gesù "Dio è molto felice quando qualcuno torna da Lui. Ogni persona è importante, proprio come la moneta smarrita dalla donna. Dio vuole salvare ognuno di noi" Segno P: Per sottolineare l importanza che ogni cosa sia al posto giusto per la bellezza del risultato e quanto per questo sia importante la collaborazione di tutti, insieme costruiamo un puzzle. Al termine del puzzle si recita insieme la preghiera del Padre Nostro. Conclusione P: Signore, aiutaci custodire l ordine e l armonia nei nostri cuori, nella nostra famiglia e anche nella nostra casa, come segno evidente della tua presenza in mezzo a noi. Te lo chiediamo per intercessione di Maria, che con questo spirito si è occupata ogni giorno della casa di tuo figlio Gesù. T: Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con te Tu sei benedetta fra tutte le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno Gesù. Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori adesso e nell ora della nostra morte. Amen P: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. T: Amen

9 3. AMORE PER LA VITA NELLA CORPOREITA : SALUTE E MALATTIA Luogo della preghiera: bagno PAPA : Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. TUTTI: Amen. FIGLIO/A: Mamma, papà, perché oggi ci avete chiamati per pregare? E perché proprio nel bagno? MAMMA: Oggi, nella preghiera, vogliamo ringraziare Dio per il dono della nostra famiglia e il bagno è il luogo che ci ricorda quanto è importante amare il corpo perché anche i gesti corporali sono segno dell amore di Dio. F: Ma quali sono questi gesti? P: La cura nella malattia, la pulizia, il riposo, le carezze, i baci e tutte le attenzioni che abbiamo tra noi. M: Ascoltiamo allora questo racconto che parla di quanto è importante prendersi cura gli uni degli altri. Da "IL PICCOLO PRINCIPE" di Antoine de Saint-Exupery In quel momento apparve la volpe. "Buon giorno", disse la volpe. "Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno. "Sono qui", disse la voce, "sotto al melo " "Chi sei?" domandò il piccolo principe, " sei molto carino " "Sono la volpe", disse la volpe. "Vieni a giocare con me" disse il piccolo principe. "Non sono addomesticata" disse la volpe. "Ah! Scusa", fece il piccolo principe. Ma dopo un momento di riflessione soggiunse "Che cosa vuol dire addomesticare?" "Non sei di queste parti, tu", disse la volpe"che cosa cerchi?" "Cerco gli uomini", disse il piccolo principe. "Che cosa vuol dire addomesticare?" "Gli uomini" disse la volpe"hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?" "No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?" "E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami " "Creare dei legami?" "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma. Se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo." "Comincio a capire", disse il piccolo principe. "C'è un fiore credo che mi abbia addomesticato " "E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra " "Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe. La volpe sembrò

10 perplessa: "Su un altro pianeta?" "Sì" "Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?" "No". "Questo mi interessa! E delle galline?" "No". "Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea: "La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me.tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano ". La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: "Per favore addomesticami", disse. "Volentieri", rispose il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose". "Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe."gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!" "Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe."bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino ". Il piccolo principe ritornò l'indomani."sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe."se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore Ci vogliono i riti". "Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe. "Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza". Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina: "Ah!" disse la volpe, " Piangerò". "La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi ". "E' vero", disse la volpe. "Ma piangerai!" disse il piccolo principe. "E' certo", disse la volpe. "Ma allora che ci guadagni?". "Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano". Soggiunse: "Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto". Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose. "Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato

11 nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo". E le rose erano a disagio. "Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiato, perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, perché è lei che ho riparato col paravento, perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle), perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa". E ritornò dalla volpe. "Addio", disse. "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi". "L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. "E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante". "E' il tempo che ho perduto per la mia rosa " sussurrò il piccolo principe per ricordarselo. "Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa ". " Io sono responsabile della mia rosa ". Ripeté il piccolo principe per ricordarselo. M: Ora ascoltiamo anche questo altro racconto del Vangelo (Mc 14, 3-9) in cui Gesù lascia che una donna si prenda cura di lui.. Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest olio a più di trecento denari e darli ai poveri!. Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un opera buona; i poveri, infatti, li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò che era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto. Segno P: Adesso, come segno concreto del prendersi cura tra di noi, ci laveremo le mani a vicenda. M: Ora stringendoci quelle mani di cui ci siamo presi cura, recitiamo insieme la preghiera del Padre Nostro.

12 Conclusione P: Signore Gesù, tu che nella casa di Betània ti sei lasciato ungere i capelli con il profumo prezioso, rendi anche i nostri corpi e i nostri cuori capaci di ricevere le attenzioni di chi ci vuole bene, come segno del Tuo Amore, e fa che possiamo anche noi, con i nostri gesti, far provare ai nostri fratelli la meravigliosa esperienza del sentirsi amati da Te. T: Amen. P: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. T: Amen

13 4. PREGARE INSIEME E CELEBRARE INSIEME Luogo della preghiera: davanti ad un immagine sacra PAPA : Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. TUTTI: Amen. FIGLIO/A: Mamma, papà, perché oggi ci avete chiamati per pregare? E perché proprio davanti a questa immagine? MAMMA: Oggi, nella preghiera, vogliamo ringraziare Dio per il dono della nostra famiglia e lo facciamo qui davanti perché è importante avere in casa un luogo che serve a ricordarci che il Signore abita con noi. P: Ascoltiamo allora questo brano del Vangelo di Matteo (Mt 6-9,13) Un giorno, mentre Gesù stava pregando, un discepolo gli chiese: Signore, insegnaci a pregare. Allora egli disse: Quando pregate dite così: Padre, mostra a tutti la santità del tuo nome e fa venire il tuo regno sulla terra. Dona a tutti ogni giorno il cibo necessario. Perdona il male che facciamo e aiutaci a perdonare chi ci fa del male. Non permettere che nei momenti difficili ci dimentichiamo di te e del tuo amore. Segno M: A questo punto come segno conclusivo di questa preghiera ci doniamo una benedizione tracciandoci vicendevolmente un segno di croce sulla fronte come nel giorno del battesimo, recitando la formula: Io ti benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. P: Preghiamo insieme con le parole che Gesù ci ha insegnato: Padre Nostro.

14 Conclusione P: Come preghiera conclusiva recitiamo insieme il Salmo (132) La vita fraterna Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme! 2 È come olio profumato sul capo, che scende sulla barba, sulla barba di Aronne, che scende sull orlo della sua veste. 3 È come rugiada dell Ermon, che scende sui monti di Sion. Là il Signore dona la benedizione e la vita per sempre. P: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. T: Amen

15 5. UNA CASA APERTA: TESTIMONIANZA E APOSTOLATO Luogo della preghiera: entrata PAPA : Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. TUTTI: Amen. FIGLIO/A: Mamma, papà, perché oggi ci avete chiamati per pregare? E perché proprio nell entrata? MAMMA: Oggi, nella preghiera, vogliamo ringraziare Dio per il dono della nostra famiglia e l entrata è il primo luogo da cui passa chi entra nella nostra casa e serve a ricordarci l importanza dell ospitalità e dell accoglienza cristiana. F: Ma come possiamo noi ospitare ed accogliere cristianamente? P: Cercando di far sentire a casa propria chi viene nella nostra e rimanendo aperti verso tutti quelli che incontriamo nelle nostre giornate. M: Ascoltiamo ora come Gesù è stato accolto in una casa. Gesù passava un sacco di tempo, spostandosi di città in città, insegnando alla gente sull amore di Dio e su come dovevano comportarsi gli uni verso gli altri. A qualcuno non piacevano le parole di Gesù, perciò respingeva Lui ed i suoi insegnamenti. Altri, invece, amavano moltissimo Gesù e lo seguivano da un posto all altro, ascoltando attentamente ogni Sua parola. Quando Marta udì che Gesù stava per passare dalla città di Betània, fu piena d entusiasmo! Amava Gesù così tanto, e sperava di poter passare un po di tempo con Lui. Indossò il vestito migliore che aveva ed uscì di corsa in strada ad incontrare Gesù. Ti prego, Ti prego, vieni da noi! lo implorò. So che sarai stanco ed affamato dopo una giornata così lunga. Mi piacerebbe tanto preparare una buona cenetta per Te. Verrai, allora? L insistenza di Marta fu premiata: Gesù acconsentì ad andare a cena a casa sua. Marta era fuori di sé dalla gioia. Corse subito a casa a preparare per il suo Ospite Speciale. Maria, Maria! gridò. Indovina chi viene da noi oggi! Quando Maria, che era la sorella di Marta, seppe che si trattava di Gesù, fu piena di gioia quanto Marta. Insieme cominciarono a riordinare alla svelta la casa per renderla presentabile al loro ospite speciale. Marta iniziò a preoccuparsi un po. C è così tanto da fare. Come potremo mai fare tutto prima che arrivi Gesù? si domandò. Si occupò di tutte quelle piccole cose che bisognava fare, come spolverare e mettere in ordine le stanze. Poi andò in cucina a preparare qualcosa di speciale.

16 Vediamo un po farina zucchero fichi di stagione, pensava ad alta voce. Posso fare una deliziosa torta di fichi come dessert. Mentre era tutta indaffarata in cucina, sentì delle voci provenire dall esterno. E Gesù! disse con eccitazione. Devo andare ad accoglierlo. Si concesse una piccola pausa dal lavoro in cucina per salutare e dare il benvenuto in casa loro a Gesù. Quindi se ne tornò a finire di cucinare. Il tavolo era apparecchiato con la tovaglia migliore. Tutti i cibi erano perfettamente sistemati nei piatti. Marta era così occupata col lavoro da non avere il tempo di stare con Gesù. Ad un certo punto si accorse che stava facendo lei tutto il lavoro, mentre sua sorella Maria stava nella camera accanto ad ascoltare Gesù, senza far nulla per aiutarla. Marta continuava ad affaccendarsi per preparare una cena perfetta e, allo stesso tempo, diventava sempre più arrabbiata con Maria. Non è per niente giusto che lei stia lì a spassarsela parlando con Gesù, mentre io sono qui a lavorare come una matta pensò. Adesso basta! Andrò di là a sistemare la cosa! Con un falso sorriso sul volto entrò nell altra stanza. Gesù, potresti dire a Maria di venire in cucina? Penso di poter essere utile anch io, di qua disse, più gentilmente che poteva. Gesù si voltò verso di lei con uno sguardo severo e la rimproverò amorevolmente. Marta, Marta. Sei così impegnata a cercare di fare tutto bene. Ti stai procurando troppi guai. Ti stai preoccupando troppo. Guarda come Maria se ne sta qui a godere della mia compagnia. Lei ha scelto la parte migliore, e non le permetterò di lasciarmi. Marta probabilmente ritornò tranquillamente in cucina per finire al più presto possibile i suoi compiti, così che la cena potesse essere servita e lei pure potesse godersi del tempo col suo amico Gesù. P: Come avete sentito non solo sono importanti le cose da fare per accogliere chi ci viene a trovare, ma non c è vera ospitalità se manca l ascolto. Segno M: Ora per ricordarci quanto è importante ascoltare ed accogliere ci benediciamo vicendevolmente con un segno di croce le orecchie e le mani recitando la formula: Il Signore ti benedica, apra le tue orecchie ai bisogni dei tuoi fratelli e renda queste mani capaci di accogliere con amore tutti quelli che incontri.

17 Padre Nostro Conclusione P: Padre di amore e di bontà tuo figlio ospite ed amico nella casa di Marta e Maria ha vissuto l amicizia, gioia del cuore e consolazione del cammino. Noi ti chiediamo di accogliere la nostra gioia per la presenza di chi visita la nostra casa e fa che lieti di ogni incontro accresciamo la nostra comunione e la nostra amicizia. T: Amen P: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. T: Amen

18 6. IL MONDO NELLA CASA E LA CASA NEL MONDO Luogo della preghiera: intorno alla televisione PAPA : Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. TUTTI: Amen. FIGLIO/A: Mamma, papà, perché oggi ci avete chiamati per pregare? E perché proprio davanti alla televisione? MAMMA: Oggi, nella preghiera, vogliamo ringraziare Dio per il dono della nostra famiglia e la televisione è il mezzo che porta tutto il mondo, con la sua storia, nella nostra famiglia. F: A cosa serve sapere cosa succede nel resto del mondo, fuori dalla nostra città, dal nostro paese? P: Serve a ricordarci che non siamo da soli, a farci gioire e ringraziare il Signore delle cose belle che ci sono nel mondo, ma anche a non dimenticare che succedono le cose brutte per le quali tanti nostri fratelli hanno bisogno sia di aiuti concreti che delle nostre preghiere. M: Ascoltiamo ora questo racconto del Vangelo nel quale Gesù racconta la vicenda di uno straniero che si è preso cura di una persona che non conosceva. Un giorno un avvocato venne a Gesù e gli chiese, "Che cosa devo fare per ottenere il paradiso? Gesù rispose, "Che cosa dice la legge?" Ama il Signore con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente; e il prossimo tuo come te stesso, disse l avvocato. "E giusto", disse Gesù. "Se tu fai tutto ciò, potrai entrare in paradiso. Ma l avvocato disse, pensando ad una domanda alla quale Gesù non avrebbe saputo rispondere: Ma chi è il mio prossimo? Gesù gli rispose raccontandogli questa storia: Un giorno, un uomo che stava lavorando lontano dalla città, improvvisamente s imbatté in un gruppo di ladri. I ladri presero tutto ciò che lui aveva, e poi lo picchiarono e lo abbandonarono disteso quasi morto al margine della strada. Mentre era disteso con dolore e povertà, sentì dei passi: "Ah! Sta venendo qualcuno!" pensò. "Spero che mi aiuti Spero che non sia uno degli uomini che mi hanno picchiato, che ritornano a vedere se io sono morto." Aspettò e ascoltò per un paio d ore, mentre i passi scomparivano nella distanza. Successe che ci fu un sacerdote che passò vicino, ma quando vide

19 l uomo coricato accanto alla strada, decise di prendere una strada diversa perché aveva fretta e non voleva importunarlo. Il povero uomo fu certamente felice che non fosse uno dei ladri, ma sicuramente sperava che qualcuno lo avrebbe aiutato. Dopo un po di tempo, sentì nuovamente dei passi... Voleva chiamarlo e attirare l attenzione dell uomo che camminava lì vicino, ma aveva tanto dolore, e tutto ciò che poteva fare era lamentarsi. "Forse questa persona mi vedrà e mi riconoscerà pensò allora ansiosamente. L uomo che questa volta stava passando era un levita, un maestro ben noto nel tempio. Sicuramente lui avrebbe potuto aiutare quel povero uomo. Ma quando vide l uomo che giaceva ai bordi della strada, guardò in basso... Poi girò la testa... Gli camminò vicino, ignorando completamente il poverino, addolorando ancor di più l uomo. Non passò molto tempo che l uomo sentì altri passi. Volle credere che questa persona sarebbe venuta subito ad aiutarlo, ma era già passato qualcuno per due volte e non ebbe neppure la speranza di un soccorso. Dopo ciò, arrese tutta la speranza ed era certo di morire onestamente lì ai bordi della strada. L uomo che questa volta stava attraversando la strada era un estraneo della Samaria. Proprio a nessuno piaceva la gente della Samaria ed era molto improbabile che avrebbe voluto aiutarlo. Ma mentre passava, egli notò l uomo che giaceva percosso e sanguinante al margine della strada. Provò dispiacere per lui e volle aiutarlo. Scese dal suo asino e piegato a terra vicino l uomo diede un rigoroso sguardo alle ferite. Gentilmente, coprì con delle fasce le ferite e lo aiutò ad alzarsi. Poi mise attentamente l uomo proprio sul suo cavallo, e lo portò al più vicino hotel. Restò con lui tutta la notte e si prese cura di lui. La mattina seguente doveva partire, ma sapeva che non avrebbe potuto portare l uomo con sé. Quando pagò il conto, diede al locandiere dei soldi in più, dicendogli "Prenditi cura di lui, nutrilo, e dagli tutto ciò di cui ha bisogno. Se ti dovrà qualcosa, prima che lui stia bene, segnalo, pagherò il conto la prossima volta che verrò. Gesù, dopo aver finito la storia, chiese all avvocato, "Quale di questi tre uomini si avvicinò allo straniero sulla strada?" L avvocato timidamente rispose, "Quello che si fermò e lo aiutò." E Gesù rispose, "Giusto. Ora tu vai e fa così."

20 Segno P: Oggi guarderemo la TV tenendo accesa una candela come segno della presenza di Gesù in mezzo a noi e in tutto il mondo, per poterlo ringraziare delle cose belle che vedremo o invocare per le necessità dei nostri fratelli. Padre Nostro. Conclusione P: Signore, insegnaci a non amare noi stessi, a non amare soltanto i nostri cari, a non amare soltanto quelli che ci amano. Insegnaci a pensare agli altri, ad amare anzitutto quelli che nessuno ama. Facci la grazia di capire, che ad ogni istante, mentre noi viviamo una vita serena, ci sono milioni di esseri umani che sono pure tuoi figli e nostri fratelli che muoiono di fame e di freddo senza averlo meritato. Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo. Abbi pietà dei malati, ai quali tu così spesso hai sorriso, quando eri su questa terra. E non permettere più, o Signore, che viviamo felici da soli. Facci sentire l angoscia della miseria universale e liberaci dal nostro egoismo. T: Amen P: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. T: Amen

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