Nord e Sud dall unità al confino di Carlo Levi 1

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1 CAPITOLO 1 Nord e Sud dall unità al confino di Carlo Levi 1 Era l Italia una casa nella quale... gli usci per cui s avrebbe avuto a passare d una in altra camera, erano più gelosamente sbarrati che non le esteriori porte d entrata. Cesare Correnti FOTOGRAFIA DELLE DUE ITALIE PRIMA DELL UNIFICAZIONE [1]Dalla caduta dell Impero Romano nel quinto secolo d.c., e per i successivi milletrecento anni, la penisola italiana fu una terra divisa, conquistata e occupata da varie potenze straniere, dai Bizantini, ai Normanni, agli Spagnoli, ai Francesi, agli Austriaci. Dante nel suo Purgatorio la descrive come una nave che va alla deriva, oppure come una prostituta asservita ai potenti («Ahi! Serva Italia, di dolor ostello / Nave senza nocchier in gran tempesta / Non donna di provincia, ma bordello» 2 ). i Diversi secoli dopo, le affermazioni di due statisti diventarono emblematiche per la schietta brutalità con la quale definirono l irrilevanza politica dell Italia: Carlo Emanuele III di Sardegna, nel 1733 circa, si pronunciò sulla questione italiana dichiarando profeticamente che la penisola era «un carciofo di cui i Savoia avrebbero mangiato una foglia alla volta» 3 e il cancelliere austriaco Metternich nel 1847 affermò che l Italia non era altro che «una semplice espressione geografica». [2]Solo nel 1861, molto in ritardo rispetto ad altre nazioni europee, l Italia fu riunificata politicamente: si trattò in realtà di un «matrimonio» un po forzato fra stati e regioni che, sebbene geograficamente vicini, erano stati separati per più di un millennio 1. dal 1861 (unità d Italia) al 1935 (inizio del confino politico di Carlo Levi in Lucania) 2. Oh slavish Italy, hostel of wretchedness, / ship with no pilot in the great tempest, / no mistress of provinces but a whorehouse (translation by W. S. Merwin) 3. da qui deriva l espressione «politica del carciofo»: espansionismo graduale di una nazione 1

2 e presentavano perciò enormi differenze dal punto di vista culturale, economico, sociale e linguistico. Le più grandi differenze si riscontravano fra il centro-nord ed il sud della penisola. 4 L economia italiana, nel suo complesso, era relativamente arretrata, ma gli stati del nord godevano di alcuni importanti vantaggi rispetto al Regno Borbonico (corrispondente a tutta l Italia Meridionale): la vicinanza con il resto dell Europa, unita alla presenza di una rete stradale e ferroviaria relativamente sviluppata, facilitava gli scambi commerciali e culturali; una florida borghesia imprenditoriale animava la vita di diverse città medie e grandi che mantenevano un rapporto economico e commerciale con le campagne circostanti. I contadini, per lo più, vivevano in case coloniche costruite al centro del podere e avevano un rapporto diretto con la terra che coltivavano; in quanto piccoli proprietari o mezzadri, 5 essi potevano «porsi obiettivi propri, da perseguire attraverso il coordinamento e la razionalizzazione degli sforzi dei singoli componenti della famiglia». ii A questo quadro si deve aggiungere la fertilità della Valle del Po, cioè della Pianura Padana, la zona pianeggiante più estesa di tutta la penisola. Infine, l industria tessile del nord occupava una posizione competitiva a livello europeo, nonostante potesse avvalersi di infrastrutture ancora molto limitate; i capitali derivati da questa attività erano stati investiti in agricoltura con un conseguente aumento della produttività delle campagne. [3]Nel sud, al contrario, le uniche industrie si trovavano nella zona di Napoli ed erano di proprietà dello Stato Borbonico o di compagnie straniere. Le pianure erano poche e limitate alle coste, quasi sempre paludose e ancora infestate dalla malaria: «passa il terremoto, passa la peste, ma la malaria non passa» iii recitava un vecchio proverbio contadino. Ed era proprio il flagello della malaria, unito al perenne problema della mancanza d acqua, che costringeva la popolazione a vivere in paesi arroccati sulle colline. «Invano Lentini, e Francofonte e Paternò [paesi siciliani], cercano di arrampicarsi come pecore sbrancate 6 sulle prime colline che scappano dalla pianura, e si circondano di aranceti, di vigne, di orti sempre verdi; la malaria acchiappa 7 gli abitanti per le vie spopolate, e li inchioda dinanzi agli usci delle case scalcinate dal sole, tremanti di febbre.» iv [4]Da questi paesi (comunità agrarie più che centri urbani) contadini e braccianti 8 partivano ogni mattina per i campi, lontani anche diverse ore di cammino, e ritornavano la sera. La terra apparteneva a pochi latifondisti 9 che vivevano in città lontane dai loro possedimenti; questa classe parassitaria, disinteressata ad ogni innovazione agricola, preferiva arricchirsi acquistando nuove proprietà e sfruttando il più possibile 4. Il sud d Italia (chiamato anche Italia Meridionale, Meridione o Mezzogiorno) attualmente comprende le seguenti regioni: Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. 5. mezzadro: contadino che prende in affitto una proprietà terriera e divide il raccolto a metà con il proprietario 6. sbrancato (r.): dispersed, disbanded 7. acchiappare: to catch 8. bracciante: landless peasant 9. latifondista: owner of large land estates 2

3 i contadini. Nella novella La roba di Giovanni Verga, il latifondo di Mazzarò sembra estendersi oltre ogni immaginabile confine: Il viandante 10 che andava lungo il Biviere di Lentini se domandava, per ingannare la noia della lunga strada polverosa... : Qui di chi è? sentiva rispondersi: Di Mazzarò. E passando vicino a una fattoria grande quanto un paese, coi magazzini che sembrano chiese, e le galline a stormi accoccolate 12 all ombra del pozzo, e le donne che si mettevano la mano sugli occhi per vedere chi passava: E qui? Di Mazzarò. E cammina e cammina, mentre la malaria vi pesava sugli occhi, e vi scuoteva all improvviso l abbaiare di un cane, passando per una vigna che non finiva più, e si allargava sul colle e sul piano, immobile, come gli pesasse addosso la polvere, e il guardiano sdraiato bocconi 13 sullo schioppo, 14 accanto al vallone, levava il capo sonnacchioso, 15 e apriva un occhio per vedere chi fosse: Di Mazzarò. Poi veniva un uliveto folto come un bosco, dove l erba non spuntava mai, e la raccolta durava fino a marzo. Erano gli ulivi di Mazzarò.... Tutta roba di Mazzarò. Pareva che fosse di Mazzarò perfino il sole che tramontava, e le cicale che ronzavano, e gli uccelli che andavano a rannicchiarsi col volo breve dietro le zolle, e il sibilo dell assiolo 16 nel bosco. Pareva che Mazzarò fosse disteso tutto grande per quanto era grande la terra, e che gli si camminasse sulla pancia. v [5]L abolizione formale del feudalesimo nel 1806 rafforzò il potere dei latifondisti; questa riforma, infatti, aveva permesso la vendita delle terre fino allora considerate «comuni» perché liberamente usate dai contadini per i cosiddetti «usi civici»: raccolta della legna e delle castagne, pascolo, eccetera. Le nuove terre messe sul mercato furono prontamente acquistate dai latifondisti che allargarono così i loro già ampi possedimenti. In altri paesi europei l abolizione del feudalesimo aveva promosso la nascita di una borghesia terriera che si fece promotrice di grandi innovazioni in campo agrario; nell Italia meridionale, invece, i grandi proprietari acquisirono maggior potere pur rimanendo ancorati a modelli di sfruttamento della terra immutati da secoli. Questa è l origine del radicato risentimento dei contadini poveri contro i «latifondisti usurpatori» 17 che si erano impossessati impunemente di terre da sempre considerate «comuni». [6]La terra dei latifondi era coltivata dai braccianti, oppure dai fittavoli, 18 contadini 10. viandante: traveler 11. Biviere di Lentini: lago artificiale vicino a Catania, in Sicilia 12. accoccolato: crouched down 13. bocconi: face downward 14. schioppo: rifl e, musket 15. sonnacchioso: sleepy 16. assiolo: horned owl 17. usurpatore: usurper, encroacher (of a right) 18. fittavolo: un contadino che affittava la terra che lavorava (da «affittare»: to rent) 3

4 che ne prendevano in affitto o subaffitto una parte, e avevano spesso anche l obbligo di prestare gratuitamente servigi di vario tipo al padrone, in un contesto di sudditanza ancora di tipo feudale. Spesso lo stesso bracciante era anche fittavolo di un piccolo campo e percorreva distanze enormi per coltivare la sua terra e quella del padrone. Il latifondo, quindi, pur estesissimo come superficie coltivabile, non fu mai una vera azienda agricola moderna, ma un puzzle disordinato di coltivazioni improduttive. Quella che si praticava nel Meridione (e che continuò a praticarsi fino agli anni 50 del ventesimo secolo) non era, secondo Rossi-Doria, «vera agricoltura, ma uno sfasciume, 19 non una società agricola organizzata, ma... una grande disgregazione sociale.» vi L abitazione dei contadini non era sulla terra che coltivavano, proprio perché questa era frantumata in tanti appezzamenti, 20 ma nei grossi borghi, «l unico possibile centro della disperata e mutevole impresa [dei contadini].» vii A questo proposito, è interessante riflettere sui seguenti dai statistici: nel il 58 per cento della popolazione italiana occupata era dedita all agricoltura, con variazioni minime da regione a regione; ma, mentre al centro-nord il 41 per cento della popolazione viveva sparsa, quindi aveva un contatto diretto con la terra su cui lavorava e viveva, nel sud solo quattordici residenti su cento vivevano sparsi: gli altri erano addensati in comuni di varia grandezza, e si presume quindi che avessero un rapporto con la terra instabile e indiretto, principalmente in qualità di braccianti. viii A rendere ancora più incerto il rapporto fra i contadini e la terra contribuivano anche i contratti agrari, secondo i quali il contadino non era in alcun modo risarcito per eventuali lavori di miglioramento, e doveva pagare una quota fissa di affitto, indipendente dal raccolto: 22 quando il raccolto era buono, gli restava a malapena di che sopravvivere; quando il raccolto era scarso, se non poteva pagare, era obbligato a fare dei prestiti ad interessi altissimi, trovandosi pertanto prigioniero di un perenne ciclo di povertà. Ascoltiamo questo breve scambio di battute fra un «galantuomo» proprietario di un latifondo ed un contadino, da un racconto dello scrittore siciliano Giovanni Verga: Tu devi ancora due tumuli 23 di grano dell anno scorso. Signore, la raccolta fu scarsa. È colpa mia se non piovve? Dovevo forse abbeverare i seminati 24 col bicchiere? Signore, gli ho dato il sangue mio alla vostra terra! Per questo ti pago, birbante! Ti pago a sangue d uomo! ix 19. sfasciume: wreck, mess 20. appezzamento: plot of land 21. Il 1911 è uno dei primi anni in cui questo tipo di statistiche sono disponibili (dati ISTAT). 22. Nei contratti di mezzadria diffusi al centro-nord, al contrario, il padrone e il contadino dividevano a metà il raccolto, e il proprietario era, conseguentemente, più interessato a migliorare la produttività della terra. 23. tumulo: unità di misura usata in Sicilia prima dell unità d Italia 24. abbeverare i seminati (r.): to water the fields 4

5 Figura 1. Il campiere massaro Filippo Turi «Culedda» con la moglie ed altri contadini. Foto di Giovanni Verga, 1892 circa, Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi. [7]Anche dove il contadino era un piccolo proprietario, la terra che coltivava era spesso improduttiva, scarsa di acqua, insufficiente al mantenimento di una famiglia. In mancanza di qualsiasi incentivo ad ammodernare l agricoltura, le condizioni di vita e di lavoro nelle campagne meridionali rimasero pressoché immutate fino alla seconda metà del Novecento: Fino agli anni 50 e oltre il grano si coltiva come insegnarono gli arabi, le vigne come insegnarono i romani, l olivo come i greci, i pendii si arano dall alto in basso e il dilavare 25 diventa disastro, le rotazioni sprecano e spremono la terra, la trebbiatura 26 è affidata al mulo bendato e al vento, la vendemmia è una somma di fatiche inutili ed evitabili che chiunque si guarda bene dal mutare, la raccolta delle olive, così come è fatta, danneggia irreparabilmente l albero,... Secoli di agricoltura ammucchiati 27 invano. Sembra una civiltà e stringi stringi 28 è solo fatica e ignoranza, sapientemente distillate in cento proverbi e modi di dire e comportamenti... che esaltano la radicata, anche se non ingiustificata convinzione che ogni mutamento è in peggio. x 25. dilavare (r.): to wash away 26. trebbiatura: threshing 27. ammucchiato: piled up, lumped together 28. stringi stringi (id.): in realtà 5

6 [8]In conclusione, il lavoro agricolo per i contadini del sud fu sempre una condanna o una maledizione, realizzato in condizioni di semi-schiavitù, e mai fonte di orgoglio o di miglioramento della propria condizione sociale. Nel corso di più di cento anni, dall unità fino alle ultime occupazioni delle terre negli anni 70, le lotte dei contadini, violente e disperate oppure politiche ed organizzate, ebbero un duplice obiettivo: la restituzione all uso comune delle «terre usurpate» dai latifondisti, e l assegnazione, a famiglie o a cooperative, di terra sufficiente a garantire un tenore di vita decente. Verifica la comprensione e discuti 1. Esiste un filo comune che collega le citazioni di Correnti (nell epigrafe), di Dante, di Carlo Emanuele III e di Metternich (paragrafo 1)? 2. Fra gli elementi che avvantaggiavano l Italia del nord, rispetto all Italia del sud, quale ti sembra più importante? 3. Dove sono situati i paesi del sud, specialmente nell interno? Perché? Cerca in biblioteca o su Internet un immagine di un paese dell interno che rifletta la descrizione di Verga (citazione paragrafo 3). 4. A chi apparteneva la maggior parte della terra al sud? 5. Leggi attentamente il brano di Verga (da La roba, paragrafo 4): scegli due o tre righe che descrivono meglio, secondo te, l estensione e la magnificenza della «roba» di Mazzarò e discutile. 6. Perché, secondo i contadini, i latifondisti erano usurpatori? 7. Perché i contadini vivevano così lontani dai campi che lavoravano? 8. Spiega la citazione di Rossi-Doria (paragrafo 6). 9. Che cosa rendeva particolarmente penosa la vita dei contadini (braccianti e fittavoli)? 10. Come erano i rapporti fra latifondisti e contadini nel sud? Commenta il breve dialogo del paragrafo Come si spiega che al nord una percentuale notevole di popolazione viveva «sparsa» (mentre al sud la situazione era capovolta)? 12. Quali aspetti dell arretratezza in agricoltura ti colpiscono di più? 13. Quali credi che siano le principali differenze fra nord e sud da ciò che hai letto finora? PERCHÉ DUE ITALIE? [1]Clima sfavorevole, mancanza di pianure fertili e diffusione del latifondo possono solo in parte spiegare l arretratezza del sud al momento dell unificazione. Bisogna andare molto indietro nel tempo per trovare le radici della «questione meridionale». 6

7 [2]Prima dell unificazione il nord era politicamente frammentato in tanti stati, spesso controllati da potenze straniere, mentre il Regno delle Due Sicilie era lo stato più grande della penisola, e comprendeva tutte le regioni del sud (con l eccezione della Sardegna che era controllata dai Savoia). Il sud aveva da sempre conosciuto lunghi periodi di unità politica: fu territorio dell Impero Bizantino, poi Regno Normanno, poi parte del Regno di Spagna, infine Regno delle Due Sicilie sotto la dinastia dei Borboni. Questa unità politica però non significò mai indipendenza ed autogoverno locale. Al contrario, le potenze che occuparono il sud, a cominciare dai Normanni nell undicesimo secolo, imposero sempre governi centralizzati ed autoritari. La classe media non era formata da mercanti e artigiani, ma da funzionari che lavoravano per la vasta e complicata burocrazia del regno. Nelle campagne, i baroni feudatari, sebbene sottomessi al Re, avevano potere incontrastato e fondavano la loro ricchezza sulla proprietà terriera, piuttosto che sulla produzione di beni e sul commercio. La sopravvivenza per molti secoli di un sistema feudale nel contesto di uno stato fortemente accentrato finì per soffocare lo sviluppo economico e la libera iniziativa. [3]Nel centro-nord, al contrario, la mancanza di un forte stato centralizzato favorì, nel primo Medioevo (secoli undicesimo tredicesimo), la formazione dei liberi Comuni, 29 cioè di città-stato che cominciarono ad autogovernarsi come repubbliche indipendenti. E non fu un caso che, nel quindicesimo secolo, il Rinascimento si sviluppò proprio in città che avevano promosso l autogoverno, quali Milano, Bologna, Firenze e Venezia. Importanti cambiamenti sociali ed economici avevano favorito la creazione di questa nuova indipendenza comunale: nelle campagne il potere dei feudatari si andava indebolendo e, contemporaneamente, cresceva il peso politico dei mercanti, degli artigiani e dei banchieri che vivevano in città. Questa classe media fortemente dinamica e cosciente del proprio peso politico ed economico partecipava attivamente al governo della città. Anche più tardi, quando i Comuni morirono, sostituiti dalle Signorie, 30 e successivamente da potenze straniere occupanti, la classe media borghese e mercantile mantenne con fierezza la sua identità e continuò a difendere il proprio diritto ad autogovernarsi. Secondo l economista statunitense Putnam, «nel Settentrione del paese il popolo era composto di cittadini, nel Meridione di sudditi.... Nel Nord anche se il senso di religiosità rimaneva profondo, la Chiesa era solo una delle istituzioni portanti della comunità; nel Sud, invece, grazie ai possedimenti, era uno dei feudatari più ricchi e potenti». xi [4]Nell Italia centro-settentrionale, l accumulazione dei capitali nelle città gettò le basi per la nascita di un moderno capitalismo e di un proletariato urbano che seppe 29. Comune: independent municipality 30. Signoria: rule by one family during the Renaissance, which followed the period of Comuni when citystates were governed by elected offi cials 7

8 organizzarsi politicamente per migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro; nel sud, invece, il sistema feudale continuò per secoli la sua languida esistenza, mentre la massa contadina, disgregata ed analfabeta, privata di qualsiasi diritto di rappresentanza politica, poteva trovare sfogo alle proprie rivendicazioni solo nella rivolta feroce o nella guerriglia armata: il brigantaggio. Verifica la comprensione e discuti 1. Quali erano le caratteristiche del Regno Normanno al sud? 2. Perché, al centro-nord, fu importante la nascita dei liberi Comuni? 3. Quali erano le classi sociali che controllavano la vita comunale? 4. Che ruolo aveva la Chiesa nel centro-nord e nel sud della penisola? 5. Quali fattori soffocarono o promossero il diverso sviluppo economico delle «due Italie»? NASCITA DELLA QUESTIONE MERIDIONALE E DEL BRIGANTAGGIO Dov è la libertà che ci ha donato l empio scettro del Re Sabaudo? Incenerite le nostre case; spogliati dei nostri averi; profanati i nostri sacri Templi; perduta la pace della sicurezza. Ecco la libertà che è venuta dal Piemonte! Manifesto del 1861 al Popolo delle Due Sicilie del Cav. Alfonso Marra [1]La tappa più importante del lungo, complesso e anche sanguinoso processo di unificazione nazionale chiamato «Risorgimento» si concluse nel 1861 con l unione politica della penisola sotto la Casa Reale dei Savoia del Regno di Sardegna (comunemente chiamato Piemonte, e comprendente il Piemonte, la regione economicamente e politicamente più importante, la Liguria e la Sardegna): il Re Vittorio Emanuele II di Savoia prese il titolo di Re d Italia, e Torino, capitale del Piemonte, fu proclamata capitale del regno. 32 Al sud l unificazione nazionale significò la fine del Regno dei Borboni (o Regno delle Due Sicilie), una delle monarchie più oppressive e reazionarie d Europa. Per la classe borghese imprenditoriale del centro-nord e per l aristocrazia più illuminata del sud, l unità politica e la sconfitta dei Borboni erano le necessarie premesse per lo sviluppo economico della nazione, per la ripresa dei commerci, per l inizio di una vera industrializzazione. I contadini meridionali, invece, non capivano il concetto di unità nazionale, e non avevano aspirazioni a diventare «italiani»: essi sperarono, anche perché così era stato loro promesso dai «liberatori» piemontesi, che il nuovo governo nazionale avrebbe messo in atto la restituzione delle «terre usurpate». Come scrisse Massari, deputato nel Parlamento italiano, «perché avevano eccessiva- 31. Re Sabaudo: Vittorio Emanuele II, Re del Regno di Sardegna 32. Roma fu proclamata capitale del regno solo nel 1871, dopo la sconfitta dello Stato della Chiesa e l annessione dei suoi territori. Il Veneto fu incorporato nel 1866; Trento, Trieste e l Alto Adige diventarono italiani solo dopo la prima guerra mondiale (1918). 8

9 mente sofferto, eccessivamente speravano», xii quindi furono anche «eccessivamente» delusi quando si accorsero che il nuovo governo unitario non aveva alcuna intenzione di realizzare una vera riforma agraria. [2]In realtà, le prime disposizioni del nuovo Regno d Italia non crearono altro che ostilità nel Meridione. Prima fra queste fu l istituzione del servizio di leva obbligatorio, 33 dal quale la Sicilia sotto i Borboni era sempre stata esente. Il pagamento di una tassa permetteva ai ricchi di evitare questo obbligo, mentre i giovani contadini dovevano partire per il servizio militare proprio quando il loro lavoro era indispensabile al sostentamento della famiglia. Inoltre, la decisione del nuovo governo piemontese di sequestrare e mettere in vendita terreni demaniali 34 ancora disponibili e vasti territori di proprietà della Chiesa creò una nuova e forse più spietata classe di latifondisti: questi, essendo riusciti a dominare le amministrazioni locali, si impossessarono dei terreni di conventi e istituti religiosi resi ora disponibili, aggravando così l accentramento della proprietà agricola iniziato nel 1806 con l abolizione del feudalesimo. I contadini, che spesso dipendevano dagli istituti religiosi per assistenza di vario tipo, cominciarono a considerare i piemontesi come un popolo di oppressori «senza Dio», mentre i latifondisti, vecchi aristocratici e nuovi ricchi borghesi, vennero riconfermati nel loro ruolo di «usurpatori di terre». Tancredi, giovane aristocratico siciliano nel romanzo Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, capì subito che l unificazione non avrebbe comportato alcuna riforma sociale: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», xiii spiegò Tancredi al vecchio zio che temeva per il futuro dell aristocrazia se Garibaldi 35 avesse sconfitto i Borboni. Solo un paradosso poteva infatti spiegare la «rivoluzione senza rivoluzione» che fu il Risorgimento italiano: un cambiamento di re e di capitale, ma la permanenza assicurata dei vecchi privilegi, per la classe aristocratica così come per la nascente borghesia imprenditoriale. [3]La nuova nazione dimostrò ben presto di essere una semplice estensione del Piemonte, piuttosto che l espressione della varietà di popoli e culture presenti sulla penisola. Le leggi piemontesi, il sistema scolastico piemontese, la moneta piemontese diventarono nazionali. Gli appalti 36 per i lavori pubblici vennero dati solo a ditte piemontesi; le norme protezionistiche che avevano aiutato fino allora le poche industrie nella zona di Napoli, furono abolite con conseguenze disastrose per l economia e l occupazione. L interesse del nuovo governo per i territori del sud sembrava limitato solo alla riscossione di tasse: infatti, il sud si trovò a pagare il 32 per cento delle imposte 33. servizio di leva obbligatorio: compulsory military service 34. terreno demaniale: land owned by the state or municipality 35. Giuseppe Garibaldi ( ): generale, artefice dell unità italiana, una delle figure più note e leggendarie del Risorgimento italiano. Sbarcò in Sicilia nel 1860 con un esercito di volontari, i famosi «Mille»; dopo una serie di sorprendenti vittorie contro l esercito borbonico, consegnò le sue conquiste (tutto il territorio del Regno dei Borboni) a Vittorio Emanuele II di Savoia che fu proclamato primo Re d Italia. 36. appalto: public work contract 9

10 nazionali, sebbene avesse un reddito nazionale molto inferiore a quella percentuale e ricevesse molto meno dal bilancio dello Stato. xiv [4]I contadini, lungi dal sentirsi soggetti politici di una nuova nazione, ebbero la certezza di trovarsi di fronte ad un nuovo oppressore, l ultimo anello della lunga catena di potenze straniere che avevano occupato e sfruttato le loro terre: i «piemontesi», come loro chiamavano i rappresentanti del nuovo governo italiano, si erano semplicemente succeduti al vecchio oppressore, cioè al governo borbonico. La loro delusione si tramutò presto in una rivolta violenta contro i proprietari dei grandi latifondi, i cosiddetti «galantuomini» o «cappelli» per i quali l unificazione politica aveva significato maggiori potere e ricchezze. E la rivolta disorganizzata diede nuova linfa 37 al brigantaggio, un movimento di guerriglia che non era nuovo in certe zone del meridione. Le bande dei briganti, 38 formate da braccianti senza terra e giovani che cercavano di fuggire il servizio di leva, riuscirono ad occupare interi paesi, saccheggiando, ed uccidendo proprietari terrieri vecchi e nuovi. Crocco, leggendario capo-brigante lucano, 39 aveva origini contadine, conosceva bene la rabbia della popolazione ed aveva imparato a sfruttarla. Così scrive nella sua autobiografia: «Conveniva... cercare per quanto era possibile l ausilio dei pastori, dei poverelli, approfittare della crassa ignoranza dei nostri cafoni, per apparire ai loro occhi, non come malfattori comuni, ma come vittime di un ingiustizia; farsi paladini 40 di un idea, di un principio e con esso e per esse aver aiuto materiale e morale da tutti coloro che, non contenti del loro stato, avevano nel cuore un amarezza e nella mente l idea della ribellione... Le vittorie di quei primi giorni se avevano allarmato, non a torto, i signori, avevano per altro affezionato alla mia causa migliaia di contadini, così che correvano da me da ogni dove a stuolo, numerosi e armati per mettersi ai miei ordini.» xv [5]Alle bande dei briganti si unirono anche elementi del vecchio governo borbonico, i quali tentarono di strumentalizzare la rivolta per un ritorno del regime reazionario, e diversi preti che lottavano per la difesa del potere temporale 41 del Papa a Roma contro il presunto anti-clericalismo del nuovo stato unitario. In effetti, una certa nostalgia per le vecchie istituzioni borboniche cominciò a farsi largo fra le popolazioni del sud. L espressione «si stava meglio quando si stava peggio» era un paradosso che esprimeva un sentimento diffuso. [6]Il brigantaggio fu particolarmente attivo in Basilicata, ma si diffuse in tutte le regioni meridionali. Fra gli anni 1861 e 1864, diventò un problema di tale portata che il governo centrale fu costretto a mandare nel sud la metà del proprio esercito (circa soldati), quasi si trattasse di occupare e colonizzare un paese straniero. 37. linfa (fig.): energia 38. brigante: bandit, guerrilla fighter 39. lucano: della Basilicata (da Lucania, vecchio nome della Basilicata) 40. farsi paladini: to champion 41. potere temporale: il potere politico esercitato dal Papa sui suoi territori 10

11 Figura 2. Briganti avvertiti che si avvicina la forza per sorprenderli. Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano Le autorità piemontesi sottolinearono la natura criminale del brigantaggio, negandone qualsiasi origine sociale. Secondo la Relazione della Commissione di inchiesta sul brigantaggio presentata in Parlamento nel 1863, «[i briganti sono] pronti ad ogni delitto: bevono il sangue, mangiano le carni umane. Sono rozzi, superstiziosi, ignorantissimi;... i capi sono per la maggior parte fuggiti dalle carceri e dalla galera.» xvi Se i briganti erano sanguinari fuorilegge, la risposta al brigantaggio poteva solo essere la repressione armata al fine di ristabilire l ordine. Venne quindi applicata la legge marziale in tutto il sud, fu abolita ogni libertà costituzionale di stampa e di riunione; l esercito effettuò fucilazioni sommarie di briganti, incendiò e distrusse interi villaggi i cui residenti erano sospetti di avere aiutato o protetto i briganti. Queste azioni furono controproducenti in quanto terrorizzarono la popolazione che fu spinta a cercare protezione presso le bande dei briganti il cui obiettivo ora era duplice: attaccare i ricchi proprietari terrieri, ma anche l esercito piemontese. Dopo quattro anni di terribile guerriglia, il brigantaggio fu debellato ad altissimo prezzo: migliaia furono i briganti uccisi in scontri aperti, fucilati, o incarcerati, e le perdite nell esercito piemontese superarono addirittura quelle delle due guerre d indipendenza contro l Austria combattute dal Piemonte contro l Austria nel 1848 e nel

12 [7]Il fenomeno del brigantaggio continuò a vivere nella tradizione orale e nell immaginario collettivo contadino. Per molti decenni ancora, il brigante venne spesso rappresentato come un liberatore o un eroe romantico, una sorta di Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri e che attua quindi una forma di giustizia popolare violenta ma non arbitraria. La costruzione delle prime strade e ferrovie nel sud, 43 e la distruzione di vaste aree boschive, oltre al rafforzamento del potere poliziesco locale, indebolirono le condizioni nelle quali il brigantaggio era fiorito. L opposizione popolare al governo centrale riprese forza in seguito all odiata tassa sul macinato 44 del 1868, e continuò, meno visibile ma tenacissima, nel corso dei primi cento anni di unità nazionale, esprimendosi in rivolte isolate e, più tardi, in occupazioni di terre. [8]Lo stato italiano, invece di garantire una piena autonomia regionale in considerazione delle differenze culturali presenti al suo interno, diventò invece uno dei più centralizzati del mondo occidentale, proprio in reazione al pericolo di secessione derivato dal brigantaggio. La penisola fu divisa in province amministrate da un Prefetto, generalmente di origine piemontese, nominato direttamente dal Re. La Sicilia in particolare, che aveva sempre avuto forti aspirazioni all indipendenza regionale, non tollerò questo strapotere del governo centrale e continuò a covare aspirazioni alla totale indipendenza. Verifica la comprensione e discuti 1. Quali erano le differenze fra le aspirazioni della borghesia del centro-nord e quelle dei contadini italiani, al momento dell unificazione? Spiega la citazione di Massari (paragrafo 1). 2. Perché, secondo molti meridionali, il nuovo Regno d Italia non era una nuova nazione, ma una semplice estensione del Piemonte? 3. Traduci e spiega le citazioni da Il Gattopardo di Tommasi di Lampedusa (paragrafo 2). 4. Chi erano i briganti? Quali erano i loro obiettivi e che forme di lotta adottavano? 5. Dalla citazione del Brigante Crocco (paragrafo 4) che cosa deduci sul rapporto fra briganti e contadini? 6. Spiega l espressione «si stava meglio quando si stava peggio» (paragrafo 5). 7. Come reagì il governo centrale al fenomeno del brigantaggio e come lo presentò alla nazione? 43. Il primo tronco ferroviario fu costruito in Italia nel 1839 fra Napoli e Portici, ma fu un esperimento isolato: al momento dell unificazione la rete ferroviaria al nord era lunga più di mille km, mentre al sud non raggiungeva i 100 km, ed era del tutto assente in Sicilia. 44. tassa sul macinato: tassa che i contadini dovevano pagare ai mulini per trasformare il grano in farina 12

13 8. Perché molti contadini meridionali vedevano nel brigante una sorta di Robin Hood? 9. Come venne sconfitto il brigantaggio? 10. Perché lo stato italiano fu da subito così accentrato? Pensi che il governo avrebbe dovuto garantire un maggior decentramento politico? 11. Quali pensi siano i vantaggi e gli svantaggi di uno stato accentrato o decentrato? QUESTIONE MERIDIONALE O QUESTIONE ITALIANA? O lettori, e lettrici, cui fortuna sorrise, lasciate di contemplare le piaghe di un Cristo di legno: io vi prèdico la vera religione, e vi mostro un Cristo di carne, il bracciante. Vincenzo Padula [1]La questione meridionale esplose quindi nel periodo post-unitario soprattutto come problema militare e di controllo sociale, come una battaglia «fra la barbarie e la civiltà». xvii Il mito del sud «giardino d Europa» e luogo di naturali ricchezze, diffuso dai grandi viaggiatori del periodo romantico, fu sottoposto ad una radicale revisione. Luigi Farini, luogotenente per le regioni meridionali, scrisse con toni di desolato sconforto a Cavour il 27 ottobre 1860: «Ma, amico mio, che paesi son mai questi, il Molise e la Terra di Lavoro! 45 Che barbarie! Altro che Italia! Questa è Affrica: 46 i beduini, a riscontro di questi cafoni, sono fior di virtù civile. E quali e quanti misfatti!... e la canaglia dà il sacco 47 alle case de Signori e taglia le teste e le orecchie a galantuomini.» xviii Siamo molto lontani dall idea diffusa da Federico II dei Borboni secondo il quale «se il Signore Iddio avesse conosciuto [le regioni meridionali], non avrebbe menato tanto vanto della sua Terra Promessa.» xix I diversi dialetti e lingue parlati nella penisola non facilitavano certo la comprensione reciproca: secondo un toscano in viaggio in Sicilia, il dialetto locale aveva un suono «africanissimo»; per contro, gli abitanti non istruiti dell ex Regno Borbonico scambiavano spesso per inglese l italiano colto parlato dai piemontesi. xx [2]Si cominciò anche a temere che il sud potesse contagiare il nord, come se fosse portatore di una malattia infettiva. Pasquale Villari, storico e senatore del Regno, scrisse nel 1875: «Oggi il contadino che va a morire nell agro romano, 48 o che soffre la fame nel suo paese, e il povero che vegeta nei tuguri di Napoli, possono dire a noi e a voi: Dopo l unità e la libertà d Italia non avete più scampo; o voi riuscite a rendere noi civili, o noi riusciremo a render barbari voi.» xxi Molti ormai parlavano dell esistenza di 45. Terra del Lavoro: una provincia del Regno delle Due Sicilie, ora territorio della regione Campania 46. Affrica: alternative spelling of Africa 47. la canaglia dà il sacco: the mob pillages 48. agro romano: la campagna intorno a Roma 13

14 due Italie: una dualità tristemente ironica in una nazione appena formata e già mutilata nei fatti. Nord e sud però non erano due partner con uguali diritti e peso nella nazione; le parole del meridionalista lucano Giustino Fortunato rivelano un profondo senso di inferiorità del sud verso al nord, un sentimento che continuerà a marcare la storia nazionale dei decenni successivi: «[le regioni del sud erano] come un vaso di terracotta costretto a viaggiare vicino ad uno di ferro.» xxii E ancora: «Le città mancavano di scuole, le campagne di strade, le spiagge di approdi; e i traffici andavano ancora a schiena di giumenti, 49 come per le plaghe 50 dell Oriente... lunghi e tristi secoli di storia avevano compressa ogni forza, inceppato ogni moto, spento ogni lume, perché, suonata l avventurosa ora del Risorgimento, noi [meridionali] avessimo potuto essere qualche cosa di più di quel niente che eravamo.» xxiii [3]La questione meridionale era ormai diventata questione nazionale e anche questione umanitaria, imperativo categorico della coscienza: era infatti intollerabile che in una nazione moderna come l Italia esistesse una regione così arretrata. Il governo decise pertanto di commissionare varie inchieste sulle condizioni delle province dell ex Regno Borbonico: studiosi ed esponenti politici calarono al sud, come se entrassero in un inferno sconosciuto e pieno di insidie. Ne denunciarono in toni drammatici i mali più evidenti: l estrema povertà, la malaria, l analfabetismo, l isolamento, la permanenza di un sistema di asservimento feudale. Alcuni antropologi sostennero addirittura una presunta inferiorità innata delle popolazioni del sud per la quale portarono come evidenza l indolenza e la passività, alternate al ribellismo violento, tutte caratteristiche considerate tipiche delle popolazioni incivili e barbare. Quale che fosse il taglio dell analisi, le mancanze del sud rispetto al nord emersero in tutta la loro drammaticità: se il nord conosceva il progresso e la modernità, il sud era rimasto ai margini della civiltà; se il nord «aveva», il sud «non aveva»; quello che il nord «era», il sud «non era», e così via. In breve, nord e sud cominciarono ad essere visti in modo speculare. Verifica la comprensione e discuti 1. Come nacque la questione meridionale e perché assunse subito un carattere d urgenza? 2. Qual era il mito diffuso prima dell unità sulle regioni meridionali? 3. Perché la comunicazione fra le varie regioni d Italia era così difficoltosa? 4. Scegli una delle citazioni (Farini al paragrafo 1, Villari o Fortunato al paragafo 2) e commentala. 5. Che impressione ebbero dell Italia meridionale i primi viaggiatori dal nord? 49. giumenti: beasts of burden 50. plaghe (arc.): regioni, terre 14

15 CHE FARE? 51 Il Settentrione, più ricco e più civile, ha verso il Mezzodì grandi doveri, che finora si guardò bene di assolvere, sebbene l assolverli sarebbe anche nel proprio beninteso interesse. Quindi: egemonia temporanea della parte più avanzata del paese sulla più arretrata, non per opprimerla, anzi per sollevarla e per emanciparla. Filippo Turati (1900) [1]Gli intellettuali che si erano presi a cuore il destino della loro terra, i cosiddetti meridionalisti illuminati, avevano una gran fiducia nelle capacità dello stato di correggere gli squilibri della nazione, e credevano quindi che fosse sufficiente sensibilizzare il nord riguardo ai problemi del sud perché lo stato rispondesse adeguatamente. Esisteva un sostanziale accordo sui seguenti obiettivi, ognuno dei quali era strettamente collegato agli altri. Si trattava di misure di ordine tecnico che avevano come scopo un miglioramento generale delle condizioni di vita delle masse contadine e una eliminazione dei soprusi e degli eccessi. Superare l arretratezza e la miseria: a tal fine, bisognava innanzitutto costruire delle infrastrutture, quali acquedotti, strade, ferrovie. Queste, a loro volta, avrebbero permesso lo sviluppo dell industrializzazione specialmente nella zona di Napoli, considerata una delle favorite perché dotata di un eccezionale porto naturale. Solo l industrializzazione, secondo alcuni, avrebbe potuto dare lavoro alla numerosa popolazione meridionale. Purtroppo, un grande ostacolo a questi progetti consisteva nella difficoltà di reperire manodopera qualificata a lavorare in un industria moderna; bisognava quindi superare l analfabetismo con la costruzione di scuole in tutti i paesi. Secondo altri, la vera vocazione del sud era l agricoltura che andava modernizzata favorendo la formazione di una classe di contadini piccoli proprietari. Bisognava anche promuovere l apertura di banche che garantissero un sistema equo di credito, premessa indispensabile allo sviluppo dell agricoltura e dell industria, e al miglioramento delle condizioni di vita dei contadini che troppo spesso dovevano ricorrere agli usurai. Debellare la malaria: finché grandi masse di contadini rimanevano vittime di questo flagello, ci sarebbero state poche possibilità di superare arretratezza e miseria. La malaria impediva anche l urbanizzazione e lo sviluppo economico, sia industriale che agrario delle pianure costiere. Rimboschire 52 le zone interne: gran parte dei boschi erano stati tagliati dopo l unificazione per allargare le terre coltivabili (con chiari vantaggi per i grandi latifondi). La conseguente erosione delle montagne rendeva difficile il controllo delle acque dei 51. Per un confronto fra le opinioni dei meridionalisti, vai alla sezione Soluzioni alla questione meridionale nell Appendice I, La saggistica. 52. rimboschire: to reforest 15

16 torrenti che, allagando, creavano le condizioni ideali per la diffusione della malaria. Si era creato così un circolo vizioso che impediva lo sviluppo economico e non permetteva ai contadini di risollevarsi dalla miseria. [2]Su altre misure, invece, il dibattito era acceso. Ad esempio si discuteva se... Decentrare o accentrare l amministrazione: per molti il decentramento politico era l unica soluzione ai problemi del sud, in quanto solo un attivazione della politica a livello locale avrebbe vinto la tradizionale tendenza alla sudditanza e alla passività, conseguenze di secoli di governi paternalistici e autoritari. Altri pensavano che il mantenimento dello stato accentrato fosse indispensabile, sia per attuare una illuminata politica di interventi governativi, sia per operare un necessario controllo sociale: alla fine del secolo era ancora aperta la ferita del brigantaggio. Pasquale Villari, meridionalista liberale, avverte che è sempre presente il pericolo del ritorno di nuove, incontrollate rivolte: Il proprietario si trova isolato in mezzo ad un esercito di contadini. La sottomissione di questi è immensa... Ma tutto ciò non nasce da affetto o da stima. Egli si potrebbe inginocchiare dinanzi al suo padrone con lo stesso sentimento con cui l indiano adora la tempesta o il fulmine. Il giorno in cui questo incanto fosse sciolto, il contadino sorgerebbe a vendicarsi ferocemente con l odio lungamente represso, con le sue brutali passioni. Qualche volta, infatti, si sono viste quelle orde di schiavi trasformarsi istantaneamente in orde di cannibali. Questo ci obbliga ad essere molto cauti; ma ci obbliga ancora a meditare sul cumulo di odi che andiamo raccogliendo, e sulle conseguenze morali e sociali che possono avere. xxiv Espansione coloniale: infine, specialmente verso la fine del secolo, si pensò che una politica di espansione coloniale potesse alleviare la pressione demografica al sud. Gli insediamenti italiani che cominciarono a formarsi sulle coste dell Eritrea già dal 1890 e della Tripolitania e Cirenaica (l attuale Libia) nel 1911 avrebbero realizzato quello che in patria sembrava impossibile: un paese utopico di contadini felici, finalmente proprietari di una terra che, secondo la propaganda governativa, era abbondante, fertile e libera. Il trasferimento in queste colonie territori italiani, dove si parlava italiano avrebbe gradualmente sostituito l emigrazione nelle Americhe. Inoltre, il baricentro dei commerci si sarebbe spostato dal centro europeo al bacino del Mediterraneo, con considerevoli vantaggi per il sud. Verifica la comprensione e discuti 1. Quali proposte fra quelle della sezione Che fare? sono inseparabili? Quali ti sembrano più difficili da realizzare? Con quali non sei d accordo e perché? 2. Quale riforma avrebbe dovuto realizzare il governo nazionale per risolvere la questione meridionale, secondo te? 16

17 3. Secondo Villari, che tipo di rapporto esisteva fra proprietari e contadini (paragrafo 2)? 4. In che modo, secondo alcuni, l espansione coloniale avrebbe potuto risolvere la questione meridionale? CHE FECERO I GOVERNI POST-UNITARI? [1]Tutti ormai capivano che il raggiungimento di una vera unità nazionale e la soluzione della questione meridionale erano obiettivi inseparabili. Eppure la politica dei vari governi che si susseguirono alla guida della nazione, spesso inasprì invece che risolvere il divario fra le due Italie. Ad esempio, la politica protezionistica adottata nel 1887, imponendo una tassa sui prodotti industriali e cerealicoli di importazione, favorì le nascenti industrie del nord (specialmente tessile e siderurgica) e i grandi latifondisti del sud produttori di grano, mentre danneggiò irreparabilmente i piccoli produttori di colture specializzate (come le vite e gli agrumi) 53 che non poterono più esportare i loro prodotti a causa delle ritorsioni al protezionismo italiano operate dai mercati esteri. Questa politica causò anche un aumento del costo del pane, con effetti disastrosi sulle condizioni di vita dei poveri, per i quali il pane era l unico alimento. Anche la politica tributaria del nuovo stato era chiaramente sfavorevole al sud che, sebbene avesse un reddito pro capite molto inferiore a quello del nord, pagava in proporzione molto di più in tasse. [2]All inizio del diciannovesimo secolo il governo approvò dei provvedimenti speciali per il Mezzogiorno per l attuazione di opere pubbliche che non potevano più essere rimandate. Fu questo l inizio di una lunga tradizione di «leggi speciali» con le quali tutti i governi che guidarono la nazione anche nel secondo dopoguerra cercarono di tamponare qua e là i problemi che emergevano al sud. Secondo il meridionalista lucano Giustino Fortunato, le legislazioni speciali non erano che «generose elemosine» che mai avrebbero risolto alla radice la questione meridionale. xxv Ad esempio, la legge Zanardelli (1904) per la Basilicata prevedeva l attuazione di grandi opere pubbliche rimboschimenti, strade, contenimento delle acque ma i costi di queste iniziative venivano riversati in gran parte sui comuni e sulle province di quella regione, già poverissimi, quindi non in grado di affrontare né i costi iniziali della realizzazione di queste opere né quelli necessari per il loro mantenimento. In conclusione, i «grandi lavori» programmati dal governo per il risanamento del sud rimasero lettera morta o vennero solo in parte realizzati. xxvi [3]In realtà nessuno dei governi del periodo post-risorgimentale considerò seriamente l attuazione di una riforma agraria che abolisse il latifondo: questa soluzione era considerata troppo destabilizzante per lo status quo anche se c era sostanziale accordo sulla necessità di abolire gli aspetti più oppressivi dei contratti agrari. L appoggio della classe dei grandi proprietari del sud era necessario a qualsiasi programma governativo, 53. agrumi: citrus fruits 17

18 ed il «blocco storico», termine usato più tardi da Gramsci per definire l alleanza fra latifondisti del sud e classe industriale del nord, costituì una potente barriera contro qualsiasi vera riforma economica o istituzionale. Verifica la comprensione e discuti 1. Quali misure presero i governi post-unitari per la soluzione della questione meridionale? 2. Quali furono i risultati di queste misure? 3. Perché le «leggi speciali» non risolsero molti problemi? Quale riforma avrebbe potuto migliorare le condizioni di vita al sud? E CHE FECERO I CONTADINI DEL SUD? E i meglio giovani del paese andavano a lavorare in quella terra incantata che se li tirava come una mala femmina... l America... è un tarlo che rode, una malattia che s attacca. Maria Messina L Italia meridionale è un gigante addormentato: prima o poi si sveglierà, uscirà dal suo torpore; le masse si ridesteranno un giorno. xxvii Francesco Saverio Nitti [1]Molto, invece, fecero i contadini che scelsero di emigrare in massa soprattutto nelle Americhe alleviando così, a prezzo di un enorme sacrificio umano, la pressione demografica e quindi la povertà dei loro paesi d origine. Si calcola che dal 1876 al 1920 espatriarono per altri paesi europei o oltreoceano circa italiani (di cui il 15,8 per cento erano donne), xxviii i quali rappresentavano il 26 per cento della popolazione totale italiana dell epoca ( , secondo il censimento del 1861): xxix un esodo che non aveva precedenti nella storia della nazione. [2]L America diventò presto, nell immaginario contadino, un luogo mitico, di abbondanza e di pace, una specie di paradiso terrestre o di patria ideale, la negazione di tutte le sofferenze patite nella terra d origine. Per raggiungere il «paradiso», però, bisognava pagare l alto prezzo dello strappo dalla propria cultura e dagli affetti, del tuffo nell ignoto. La doppia natura dell America emerge chiaramente dalle canzoni degli emigranti: E ancora: Questa è l America: Fatica e dollari Una croce d oro, ma è croce. E l America l è lunga e l è larga L è circondata dai monti e dal mar. 18

19 In America noi siamo arrivati Abbiamo fondato paesi e città. Siamo dormito 54 sul nudo terreno Come le bestie abbiamo riposà. xxx [3]Il governo reagì in modo contraddittorio all esodo: prima cercò di frenarlo perché si pensava che potesse diventare «una forma di resistenza di massa alla leva obbligatoria che era stata istituita dopo la realizzazione dello Stato unitario». xxxi Successivamente il governo capì che l emigrazione poteva sgravare la pressione demografica e contenere il conflitto sociale. Nitti, politico e meridionalista lucano, scrisse nel 1910: «Non vi è stato bisogno di propaganda socialista per migliorare la condizione dei rimasti: è bastata l emigrazione.» xxxii Non si fece nulla, però, per assistere gli emigranti, né nella fase della partenza, né all arrivo nel nuovo mondo. [4]Anche al nord si emigrava, ma generalmente nei paesi confinanti con l Italia; il distacco dalle famiglie era quindi molto meno doloroso perché di solito gli emigranti tornavano dopo un periodo di lavoro temporaneo portanto in patria competenze tecniche e conoscenze apprese all estero che vennero utilizzate dall economia locale. Ma la partenza per le Americhe significava, per la maggior parte degli emigranti del sud, l inizio di un esilio senza ritorno. Partiva sempre il capo famiglia da solo e una volta stabilitosi, richiamava parenti e amici, iniziando così la famosa «catene di richiamo». Anche molti di quelli che tornarono in Italia (metà circa del totale), trovandovi solo desolazione e miseria, decisero di ripartire, portando con sé la famiglia. xxxiii [5]Emigrare era sempre una scelta obbligata, sofferta, mai libera. Per i contadini era impensabile migliorare la propria condizione attraverso i canali della partecipazione politica, dato che non avevano nemmeno diritto al voto. Il nuovo parlamento unitario, infatti, non era eletto a suffragio universale: fino al 1882 solo i maschi di almeno venticinque anni, che sapessero leggere e scrivere e che possedessero un certo reddito minimo avevano diritto al voto; 55 questa norma escludeva la quasi totalità dei contadini meridionali dalla vita politica della nuova nazione di cui facevano pur parte. L altra possibile risposta alla miseria, il ricorso cioè alla rivolta o al brigantaggio, si era dimostrata tragica e fallimentare. Non restava che l emigrazione, la fuga cioè da una nazione che non garantiva uguali diritti ad un intera classe dei suoi cittadini. I paesi, specialmente quelli delle zone collinari dell interno, si vuotarono: migliaia di famiglie si separarono per sempre, ed il sud perse la sua popolazione più giovane, energica 54. siamo dormito: abbiamo dormito 55. nel 1882 vennero abbassati il limite di età (21 anni) ed il reddito minimo per avere diritto al voto; il completamento della seconda elementare diventò prova sufficiente della capacità di leggere e scrivere. Nel 1912 fu istituito il suffragio universale maschile; le donne poterono votare per la prima volta solo nel

20 Figura 3. Un gruppo di emigranti sulla banchina di Ellis Island, in attesa di essere trasferiti a New York. Fotografia di anonimo, Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi e intraprendente. L emigrazione diventò presto un industria lucrativa: si formò una nuova categoria di intermediari che lavoravano per le compagnie di navigazione italiane e straniere. Questi individui viaggiavano per i paesi dell interno reclutando i contadini e diffondendo il mito dell America come terra di meraviglie. xxxiv La disperazione della popolazione, l attività di questi intermediari e la forza di attrazione dalle Americhe dove esisteva un oggettivo bisogno di manodopera furono i fattori principali che trasformarono l emigrazione a cavallo del secolo in una vera diaspora. 20

21 [6]L emigrazione, tuttavia, produsse anche qualche risultato positivo. Gli emigranti che tornarono erano cambiati per sempre: avevano vissuto in paesi dove l individuo godeva di maggior dignità e considerazione, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza. Tornando, l emigrante raramente si assoggettava alle arbitrarie angherie che prima sopportava passivamente. Pretendeva una vita migliore e maggior rispetto per sé e per i propri figli: I ritornati... cominciano dal non manifestare più l antica reverenza pel 56 signore, pel galantuomo locale, se ne sentono indipendenti. Si svincolano anche dalla sottomissione al prete... Financo 57 i rapporti verso il deputato politico si avviano a maggiore indipendenza e schiettezza. L amministrazione locale, qua e là, comincia ad essere argomento di interesse, di discussione, di aspirazioni, per i tornati d America, i quali, assai più che nei tempi andati, vogliono ora il miglioramento delle condizioni locali e dei servizi pubblici, dell istruzione, la cui mancanza fa sentire danno e vergogna. xxxv Vi è stato un risveglio dell istruzione elementare: l analfabetismo, fra le rozze plebi, è stato combattuto dall emigrazione. All estero l emigrato ha potuto comprendere il valore dell istruzione, del saper leggere e scrivere, per corrispondere direttamente coi suoi cari e per governare i propri affari. xxxvi [7]L emigrazione contribuì ad alleviare la povertà di chi era rimasto, anche se naturalmente non risolvette i problemi strutturali del sud: i salari aumentarono perché la forza lavoro era scarsa e le capacità di spesa migliorarono anche grazie alle provvidenziali rimesse; 58 tuttavia, i risparmi accumulati non riuscirono a trasformarsi in investimenti, come si era sperato, né a migliorare in modo permanente le condizioni di vita di chi era rimasto. Le rimesse, insomma, non compensarono mai i paesi d origine per la perdita di forza lavoro giovane che, se adeguatamente impiegata, avrebbe portato un benessere economico più duraturo. xxxvii In mancanza di una soluzione politica alla questione meridionale, l emigrazione transoceanica, le sporadiche rivolte e le occupazioni delle terre continuarono per decenni a rappresentare per i contadini le uniche vie d uscita alla loro condizione di miseria. 59 Verifica la comprensione e discuti 1. Che caratteristiche ebbe il fenomeno migratorio a cavallo fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo? 2. Perché l emigrazione costituì l unica risposta possibile alla crisi del Meridione? In uno Stato diverso quali altre scelte avrebbero potuto avere i contadini? 56. pel: per il 57. financo: persino 58. le rimesse: remittances (money sent home by emigrants living abroad) 59. Troverai altre testimonianze di emigranti nel paragrafo Proprietari e contadini parlano dell emigrazione nell Appendice I, La saggistica. 21

22 3. Che cosa rappresentava l America per gli emigranti? Rileggi i testi delle canzoni (paragrafo 2) e spiega l ambivalenza dei sentimenti degli emigranti verso il nuovo continente. 4. Come reagì il governo all emigrazione? Spiega la citazione di Nitti al paragrafo Quali fattori facilitarono l emigrazione? 6. Quali furono le conseguenze dell emigrazione sul paese d origine e sugli emigranti stessi? (Vedi in particolare la citazione al paragrafo 6) 7. Che effetti ebbe l emigrazione sull economia del Mezzogiorno? MOVIMENTO SOCIALISTA E QUESTIONE MERIDIONALE La rivoluzione italiana sarà meridionale o non sarà. Guido Dorso [1]Le teorie socialiste fecero breccia in Italia alla fine del diciannovesimo secolo e anche la questione meridionale fu esaminata attraverso una lente marxista; il Mezzogiorno, secondo questa interpretazione, non era portatore di un inferiorità (geografica, etnica o culturale) immutabile; l arretratezza del sud, al contrario, era il risultato della storia della nazione, di cui il Risorgimento rappresentava la fase culminante. Lo stato italiano non aveva ereditato una questione meridionale già esistente, al contrario l aveva causata e poi aggravata, prima con la brutale repressione delle rivolte contadine, poi con il disboscamento, la vendita dei possedimenti ecclesiastici e il conseguente rafforzamento del latifondo, l imposizione di nuove tasse e della legislazione piemontese; lo sviluppo industriale del nord fu possibile solo perché esisteva un sud arretrato che pagava più tasse, riceveva meno servizi e serviva da facile mercato dei prodotti del nord. [2]Dopo l unificazione, secondo l analisi marxista di Antonio Gramsci, 60 la borghesia industriale settentrionale si alleò con le classi agrarie ricche del sud per il controllo del potere politico-economico formando un tenacissimo «blocco storico»; questa alleanza era la versione, su scala nazionale, del «blocco agrario» che dominava il sud e che consisteva in un alleanza fra intellettuali e grandi proprietari terrieri; il blocco agrario aveva escluso i contadini dal processo politico di unificazione impedendo la realizzazione di una riforma agraria. La massa contadina, per necessità passiva e sottomessa, oppure rabbiosa e violenta, non formava una vera classe sociale con una sua coscienza politica, come gli operai del nord. Solo un alleanza fra i contadini del sud e la nascente classe operaia del nord avrebbe potuto sconfiggere il «blocco storico», risolvendo così la questione meridionale e creando una nuova nazione unita su basi socio-economiche completamente diverse. Il sud, lungi dal rappresentare un 60. Antonio Gramsci ( ): filosofo marxista italiano, uno dei maggiori pensatori del ventesimo secolo, fondatore del Partito comunista d Italia. Arrestato dal regime fascista nel 1926, si ammalò gravemente in carcere e morì nel

23 fardello 61 di problemi irrisolvibili, era l elemento senza il quale nemmeno il nord avrebbe potuto riscattarsi. A queste discussioni rimasero estranee le grandi masse meridionali, per la gran parte analfabete, disorganizzate, divise. Un onorevole lucano così spiegò la situazione nella sua regione: «... ma quale socialismo può aver presa in una provincia come la mia? Socialismo contro chi e contro che? Ma il capitale non esiste; ma la proprietà è abbandonata, distrutta; ma i signori sono abbattuti. Non v è che il collettivismo della miseria e del disagio...». xxxviii Verifica la comprensione e discuti 1. Secondo il pensiero socialista quali erano state le responsabilità dello stato italiano? 2. Secondo Gramsci, quali blocchi di potere bisognava rompere per risolvere la questione meridionale? Come? Con quali obiettivi? 3. Come spieghi il paradosso che al sud esisteva solo il collettivismo «della miseria e del disagio» (fine paragrafo 2)? LA PRIMA GUERRA MONDIALE VISTA DAI CONTADINI [1]Quando l Italia entrò nel primo conflitto mondiale ( ), il governo chiuse le frontiere all emigrazione per impedire ai giovani di evitare il servizio militare obbligatorio. Si chiuse così la naturale via d uscita dalle miserie delle campagne. I contadini meridionali, non avendo scelta, partirono numerosi per il fronte, per difendere gli interessi di una nazione nella quale non si identificavano e che certo non aveva fatto molto per loro, e combatterono valorosamente. Tuttavia, questa esperienza tremenda ebbe anche un aspetto positivo: la chiamata alle armi 62 permise a molti di vedere per la prima volta altre parti d Italia, e di conoscere, nella dura realtà delle trincee, italiani di varie provenienze, contadini e operai, artigiani e giovani di tutte le classi sociali. L esperienza militare, nonostante le sofferenze, permise quindi una prima embrionale alleanza fra operai e contadini, prospettata da Gramsci come unica soluzione alla questione meridionale. Gli effetti di queste contaminazioni culturali furono enormi, come spiegò Piero Gobetti: 63 «Non si vive impunemente per quattro anni a contatto con la vita moderna, con gli uomini della città, durante un fenomeno che è moderno o almeno creatore di modernità per eccellenza (la guerra). I contadini vi si sono rinnovati. Hanno acquistato una coscienza nuova delle esigenze sociali; e, come i soldati, anche quelli che sono rimasti al podere, 64 dove hanno dovuto moltiplicare l attività e rinnovare sistemi e attitudini economiche.» xxxix 61. fardello: burden 62. chiamata alle armi: military draft 63. Piero Gobetti ( ): intellettuale antifascista torinese, amico di Carlo Levi 64. podere: farm 23

24 [2]La fine della prima guerra mondiale riaccese antiche speranze: i comandi militari avevano ufficialmente promesso ai soldati che il loro sacrificio sarebbe stato premiato alla fine della guerra con la concessione delle terre. Si moltiplicarono così le occupazioni dei latifondi che i contadini consideravano del tutto legittime, in quanto realizzazioni di promesse governative. Purtroppo queste azioni non risultarono in nessun cambiamento legislativo. Si concluse quindi un altra stagione di promesse, seguita da battaglie, sconfitte e delusione: la storia puntualmente riproponeva quello che già era successo nel periodo post-risorgimentale e che si sarebbe ripetuto nel secondo dopoguerra. [3]A guerra conclusa, la crisi politica nazionale si fece drammatica; l ultimo governo democratico post-unitario cadde nel 1922 con la presa di potere da parte di Mussolini e l inizio di uno dei periodi più tragici della storia unitaria italiana: il ventennio di dittatura fascista che vide la fine di ogni libertà democratica e la discesa della nazione nell abisso della seconda guerra mondiale. Verifica la comprensione e discuti 1. Quale fu l aspetto positivo della vita militare per i contadini (vedi citazione di Gobetti al paragrafo 1)? 2. Quali erano le aspettative dei contadini alla fine del primo conflitto mondiale? MUSSOLINI E LA «FASCISTIZZAZIONE» DELLA QUESTIONE MERIDIONALE La Lucania 65 ha un primato che la mette alla testa di tutte le regioni italiane: il primato della fecondità. I popoli dalle culle vuote non possono conquistare un Impero. Hanno diritto all Impero i popoli fecondi, quelli che hanno l orgoglio e la volontà di propagare la loro razza sulla faccia della terra... Io vi prometto che la Lucania, sotto l impulso e il dinamismo della Rivoluzione delle Camicie Nere, brucerà le tappe per raggiungere più presto la meta. Benito Mussolini (1935) [1]Il regime fascista non poteva ammettere l esistenza di una questione meridionale: ciò avrebbe contraddetto la propaganda del regime che esaltava l unità della nazione e presentava la popolazione italiana come un unica razza con uguali obiettivi e credi. Non restava che negare semplicemente l esistenza di qualsiasi problema. Così si espresse Mussolini durante una visita ufficiale in Calabria nel 1939: «I vecchi governi avevano inventato, allo scopo di non risolverla mai, la cosiddetta questione meridionale. Non esistono questioni settentrionali o meridionali. Esistono questioni nazionali, poiché la Nazione è una famiglia e in questa famiglia non ci devono essere figli privilegiati e figli derelitti.» xl 65. Lucania: nome antico della Basilicata 24

25 Figura 4. Benito Mussolini tiene un discorso agli agricoltori dell Agro Pontino durante una manifestazione di propaganda per la battaglia del grano, 1933 circa. Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi [2]Nonostante questo tipo di dichiarazioni, Mussolini non poteva negare del tutto la specificità politica ed economica del sud. Le popolazioni meridionali avevano dato un appoggio molto tiepido al regime fascista, soprattutto nei primi anni, e per questo motivo il fascismo fu attento agli umori dell opinione pubblica di quelle regioni. Il regime investì al sud somme ingenti per realizzare grandi opere pubbliche, quali la bonifica dei territori paludosi e la costruzione di infrastrutture; queste iniziative vennero propagandate con grande enfasi dal regime che non perdeva occasione per glorificarsi. [3]Il regime amava anche difendere a parole gli interessi dei contadini senza terra contro la grande proprietà terriera. Mussolini promise ai siciliani la fine del latifondo ed un futuro di prosperità: «... la vostra terra potrà nutrire il doppio della popolazione che oggi conta, perché la Sicilia deve diventare e diventerà una della più fertili contrade della terra.» xli Il contrasto con la triste realtà delle campagne del Meridione non poteva essere più tragico: nonostante la propaganda, le condizioni di vita e di lavoro dei contadini non migliorarono perché il governo fascista si guardò bene dall intaccare gli interessi dei grandi latifondisti, del cui appoggio politico non poteva fare a meno. [4]La «campagna del grano» fu un altra iniziativa diretta soprattutto alle campagne meridionali con lo scopo di aumentare la produzione nazionale dei cereali per diminuire le importazioni. In realtà, la forzata coltivazione del grano sui terreni aridi 25

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