Capitolo Secondo IL PALEOLITICO DELLA BASILICATA
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- Maurizio Di Carlo
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1 Capitolo Secondo IL PALEOLITICO DELLA BASILICATA Per ricostruire le fasi evolutive dell uomo bisogna risalire a circa 4 milioni di anni fa, quando nella savana africana dal gruppo delle scimmie si differenziano gli Australopitechi che appartengono alla grande famiglia degli Ominidi, di cui fa parte anche il genere Homo. L Australopiteco può, quindi, essere considerato l antecedente immediato dell uomo, presentando caratteristiche fisiche e morfologiche analoghe a quelle umane. Gli Australopitechi si svilupparono e si diffusero nella savana dell Africa intorno ai 4 milioni di anni fa (a circa 3,7 milioni di anni fa sono datate le orme fossili di Australopiteco trovate a Laetoli in Tanzania). Questi ominidi, al contrario delle scimmie, riescono a camminare in posizione eretta, hanno una statura compresa fra i 100 e i 160 cm, una robustezza dell apparato masticatorio e un marcato prognantismo. È molto probabile che gli Australopitechi siano stati in grado di usare ciottoli, pietre, ossa, bastoni per procurarsi cibo e per difendersi dagli animali, ma bisognerà attendere la comparsa del genere Homo per poter parlare di intenzionalità e sistematicità nella lavorazione della pietra. Infatti, circa 2,3 milioni di anni fa, sempre nella savana africana compare l Homo habilis (2,3-1,5 milioni di anni fa) che produce i primi strumenti in pietra (cultura Olduvaiana) Il suo aspetto inizia gradualmente ad avvicinarsi al nostro: la posizione eretta è ormai acquisita, la capacità cranica è superiore rispetto a quella dei coevi Australopitechi, il prognatismo del viso si va gradualmente riducendo anche grazie al cambiamento della 21
2 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria dieta che diventa onnivora, ed è in grado di comunicare utilizzando il linguaggio. Un ulteriore evoluzione del genere Homo si ha con l Homo erectus (Paleolitico inferiore) che appare in Africa orientale quando ancora esiste l Homo habilis, di cui rappresenta la specie più evoluta. L Homo erectus presenta ancora caratteristiche fisiche primitive: la capacità cranica è ulteriormente aumentata, la statura varia da 160 a 170 cm, la corporatura è più robusta, il cranio è basso e lungo con la fronte sfuggente, le arcate sopraorbitarie sono molto Manicotto di corno UTENSILE A DOPPIO USO Altro metodo di legatura PICCOLA ASCIA IN SELCE strumento del a.c. circa Manici di legno (non originali) 22
3 Il Paleolitico della Basilicata Cuneo per impedire lo scorrimento Ciottolo di quarzite perforato Manico di legno (non originale) accentuate, la mandibola priva di mento e la faccia registra un prognatismo ancora più ridotto rispetto all Homo habilis. L Homo erectus, controlla e produce il fuoco e sviluppa una tecnica più evoluta nella fabbricazione degli strumenti. Dotato di queste nuove armi si sposta dal suo luogo d origine (1,5 milioni di anni fa) e si diffonde in tutto il Vecchio mondo, adattandosi a climi e ambienti diversissimi fra loro. La sua specie domina il mondo fino all a. C., quando compare l Homo di Neanderthal, o Homo Sapiens Neanderthalensis (Paleolitico medio), che vive nell Europa centro-meridionale tra gli e i anni fa (nella prima metà della glaciazione wurmiana). Il suo aspetto non è molto diverso per lo scheletro del corpo, rispetto a quello dell uomo di oggi: l altezza è in media di 1,60 cm, la corporatura è robusta. Le differenze si riscontrano nel cranio: mostra una fronte sfuggente, un forte prognatismo, una mandibola priva di mento, un toro sopraorbitale accentuato e una capacità cranica superiore a quella dell uomo moderno. Tra i e i anni fa, in Europa, l Homo di Neanderthal viene sostituito dall Homo Sapiens sapiens, ossia dall uomo moderno. È probabile che l Homo sapiens sapiens (Paleolitico superiore), sia giunto in Europa dal Vicino Oriente, anche se non si può escludere che vi siano stati rapporti fra le due specie e, quindi, forme di ibridazione. Ormai l uomo è quello che si conosce e si differenzia dalle forme precedenti per il cranio alto, la fronte dritta, la faccia piatta, il mento prominente, occipitale arrotondato e assenza di toro sopraorbitario, una statura maggiore e una capacità cranica analoga a quella dell uomo del Il Paleolitico BASTONE DA SCAVO Il Paleolitico corrisponde al lungo periodo che dalle origini, attraverso il Pleistocene, termina alla fine dell ultima glaciazione, circa anni da oggi. L economia è basata sulla caccia, sulla pesca, sulla raccolta, sullo sfruttamento, cioè, dell ambiente in dipendenza dalle risorse naturali. 23
4 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria Nell ambito del Paleolitico sono stati individuati complessi culturali distinti, correlati a diverse specie e sottospecie umane, ad importanti scoperte e modificazioni della cultura materiale e spirituale, ad evoluzioni della litotecnica. Il Paleolitico è suddiviso in tre fasi: Paleolitico inferiore ( anni da oggi), Paleolitico medio ( anni da oggi), Paleolitico superiore ( anni da oggi). Per lo studio del Paleolitico inferiore e medio ci si basa soprattutto sulle caratteristiche delle industrie litiche, mentre per il Paleolitico superiore vengono considerate le industrie su osso. Il Paleolitico inferiore è l equivalente cronologico del Pleistocene medio. Alla comparsa del genere Homo (Homo habilis), avvenuta in Africa due milioni di anni fa è collegata la fabbricazione dei primi strumenti litici. In seguito, intorno a 1,5 milioni di anni fa, l Homo erectus si diffonde dal probabile luogo d origine africano in tutto il Vecchio Mondo. A questa specie sono collegate importanti innovazioni tecnologiche, tra cui il controllo e la produzione del fuoco. La più antica cultura umana (Homo habilis) è detta Pebble Culture e comprende strumenti lavorati sommariamente su una sola faccia (choppers) o sulle due facce (chopping tools) di un ciottolo, e schegge con segni di utilizzo. All Homo Erectus (1,5 milioni di anni fa) è attribuito il tipo più evoluto di strumento su ciottolo, il chopping tool, che attraverso graduali passaggi ha portato alla costruzione di uno strumento che caratterizza il Paleolitico superiore, cioè uno strumento a forma di ovale o a mandorla (amigdala) ritoccato con scheggiature su ambo le facce (bifacciale) dapprima grossolano e con margini sinuosi (facies acheuleana). Di queste due facies industriali, l Acheuleana, è la più evoluta e la più diffusa in Europa e in Italia. Al tipico strumento bifacciale, ricavato sia da un ciottolo sia da una grossa scheggia, si accompagnano schegge di lavorazione e schegge intenzionali staccate dai nuclei per essere trasformate in manufatti. Esistono, però, anche delle facies industriali caratterizzate solo da strumenti su scheggia, insieme con i quali si possono trovare anche manufatti su ciottolo, del tipo choppers e chopping tool. 24
5 Il Paleolitico della Basilicata Tipico cacciatore del Paleolitico. 25
6 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria Questi complessi caratterizzano quelle zone prive di strumenti bifacciali (facies clactoniana e tayaziana in Europa Occidentale, Orientale ed in Asia). Gli uomini del Paleolitico superiore sono prevalentemente nomadi, conoscono l uso del fuoco, vivono di caccia, anche di grandi mammiferi come l elefante e di raccolta di vegetali spontanei. Essi dimorano soprattutto lungo le rive dei fiumi e dei laghi. Infatti, le industrie di questo periodo provengono soprattutto da giacimenti all'aperto o di tipo alluvionale, ma sono attestate anche stazioni in grotta. Questo testimonia la capacità di trovarsi dei ripari naturali e di costruirsi dei rifugi, una tendenza manifestata anche nel Paleolitico inferiore, sebbene non intenzionalmente. La maggior parte dei dati sulla preistoria più antica della Basilicata riguarda le prime fasi del suo popolamento nel corso del Pleistocene medio. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di raccolte di dati archeologici provenienti non da studi sistematici bensì dall attività di amatori, collezionisti, studiosi che hanno concentrato le loro ricerche tra la seconda metà dell 800 e i primi decenni di XX sec. Sono stati così individuati numerosi manufatti litici del Paleolitico inferiore (bifacciali) e anche collezioni di materiali paleontologici relativi a grandi mammiferi. Questi ritrovamenti sono stati favoriti dalla morfologia di alcune aree del territorio lucano, caratterizzate dalla formazione di estesi bacini fluvio lacustri, in particolare nei dintorni di Matera, alle falde del Vulture con il bacino Vitalba, nel bacino di Venosa e nel bacino di Mercure. Queste aree hanno favorito, per la presenza di specchi d acqua e fiumi, la frequentazione umana nel corso delle fasi di riempimento sedimentario successive alle incisioni di età plio-pleistocenica che hanno condotto alla formazione dei suddetti bacini. In alcuni di questi ambienti, come i bacini di Atella e di Venosa l attività eruttiva del Vulture ha favorito la conservazione di strati archeologici come Loreto e Notarchirico, in modo da permettere una distinzione del Paleolitico inferiore. Le testimonianze archeologiche del Paleolitico si concentrano soprattutto nel Materano, nel bacino di Venosa, nel bacino di Atella-Vitalba. I materiali del Paleolitico inferiore conservati nel Museo Ridola di Matera provengono da oltre cinquanta località, dai dintorni di 26
7 Il Paleolitico della Basilicata Serra Rifusa, Picciano, San Martino, Miglionico; tutti insistono, in generale, su terrazzi del torrente Gravina di Matera, Gravina di Picciano e terrazzi del Bradano. Le industrie di gran parte dei siti alle quote comprese fra i 300 e i 400 m sono riferite all Acheulano medio e superiore, mentre quelli a quote tra i 300 e i 200 m (torrente Gravina e terrazzi del Bradano) sono delle ultime fasi dell Acheuleano. Si tratta di segnalazioni e di raccolte rappresentate da singoli bifacciali 1, talvolta associati a manufatti su scheggia 2. Inoltre, sono stati recuperati Notarchirico (Venosa). Caccia all elefante. 1 Masseria Trasano, Masseria Tirlecchia, Masseria San Domenico, Ofra e Seritella, Grotta dei Pipistrelli, Contrada Cristo La Selva. 2. Masseria Ciccolone, Fondo Marcosano Palomba Serritello, Canale delle Canne, Serra Pizzuta, Masseria Selva Venosina, Masseria San Francesco, Masseria La Bruna, Masseria Scala Ferrata, Monte Rotondo, Ponte San Giuliano. 27
8 I40M @6K? V+M? La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria numerosi bifacciali e manufatti su scheggia, interpretati da alcuni come prodotti di lavorazione dei bifacciali e attribuiti all Acheuleano 3. Di notevole importanza è il sito di Palombaio dell Annunziata (Serra Marina a 275 m s.l.m.), da cui proviene l unica segnalazione della presenza di resti faunistici, con tracce di combustione, spesso associata a industria litica del Paleolitico inferiore. Tra i bifacciali sono stati distinti diversi tipi morfologici: bifacciali di Industria litica Ossa Notarchirico (Venosa). Rilievo dell area dell elefante. grosse dimensioni ricavati da ciottoli e piccoli bifacciali su schegge. Queste varianti non possono, però, contribuire alla ricostruzione della periodizzazione del Paleolitico inferiore nel materano, perché spesso i materiali sono fluitati o in giacitura secondaria. Inoltre, di frequente, non c è associazione reale tra i bifacciali e l industria su scheggia, come si registra a Ponte di Timmari, a Masseria Mirogano, a Masseria di Pietrapenta, a Masseria Sagarella, ad Ovile due Gravine, a Masseria Santa Lucia, a Masseria Dragone, a Massereia Gallone, a Petite. 3 Masseria Rondinella, Fondo Tataranni, Santa Candida, Ovile o Sazzo del Sole, Masseria Pini di Santoro, Masseria Cilivestri Spagnola, Torre Masseria Monte Grosso, Ovile Sorci, Serra Sant Antengelo, Fontana dei Marroni, Masseria Malvezzi, Masseria del Cristo, Torre di Noia, La Martena. 28
9 Il Paleolitico della Basilicata Trapano di legno Pirite Acciarino di selce Dal punto di vista paleontologico, nell area del Materano si registrano alcuni ritrovamenti: a Masseria Gaudella fu rinvenuta una zanna di Elephas Palaeoloxodon antiquus associata a complessi su scheggia del Materano. Si segnala, poi, una recente scoperta di fauna pleistocenica, riferibile a ippopotamo (Hippopotamus Ammphibius) associato con orso (Ursus Arctos), cinghiale (Sus Fornetto di legno Scrofa), e cervo (Cervus Elaphus), rinvenuti in depositi di origine eolica. La presenza dell ippopotamo è nota anche nei bacini di Venosa e nella valle del Mercure 4. Ricerche e studi geomorfologici, sedimentologici e paleontologici hanno dimostrato che nel bacino di Venosa si creavano nicchie ambientali favorevoli alla diffusione Fori in cui il trapano è già stato usato di una ricca fauna e alla continua presenza umana. Le prime testimonianze per quest area si hanno a Terranera, a Loreto e a Loretello (resti di fauna), e da raccolte in superficie a Briscese e Topa Pinto, ma le notizie più sistematiche si hanno da Notarchirico dove vengono condotti scavi sistematici. Un sistema idrografico del Villafranchiano, su una superficie ampia di colmamento nota come Piano di Camera, inizia a modellare una paleovalle di 2-4 Km, orientata ovest-nordovest/estsudest. Tra la fine del Pleistocene inferiore e Pleistocene medio, le manifestazioni vulcaniche dell Archivulture, datate a Accensione del fuoco 4 La presenza di animali di grossa taglia conferma l attività di caccia a grossi pachidermi, in un ambiente del tipo foresta-savana. 29
10 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria anni fa Piatti di corteccia (con il metodo di datazione al Potassio-Argon) disturbano questa rete Nocciole idrografica con l apporto di materiale eruttivo anche a 40 Km di distanza. L attività del Vulture prosegue per centinaia di anni: le sue lave e le sue sabbie con i prodotti vulcanici che ricoprono i livelli superiori del sito di Notarchirico sono datate a More anni fa (con il metodo della termoluminescenza). Tale attività eruttiva provoca sconvolgimenti nella rete idrica, determinando l arresto dei flussi di scorrimento. Il bacino viene così occupato da laghi poco profondi e da corsi d acqua più limitati che colmano la depressione con sedimenti fino a 50 m di spessore (PIPERNO, TAGLIA- COZZO 1999, pp ). Nel corso del Pleistocene superiore, un importante attività neotettonica forma una nuova rete idrografica, la Fiumara di Venosa, in direzione NW verso l Ofanto e incide le formazioni del Pleistocene medio. Le faune di Loreto e quelle di Notarchirico ci forniscono notizie paleontologiche e paleoambientali della Basilicata. Per la fauna, sono presenti: un Elefante Arcaico (Archidiskodon meridionalis) nelle brecce villafranchiane; a Loreto (liv. A) sono stati trovati carnivori (Homotherium sp., Ursus denigeri, Canis etruscus), perissodattili (Equus stenonois, Equus asinus) e artiodattili (Bovidi, cervidi di grossa taglia o di taglia media). Quindi una presenza di bovidi e di cervidi, seguiti dall ippopotamo e dall orso (glaciazione di Mindel). A Notarchirico lo studio della fauna, ancora in corso, suggerisce l assenza di equidi e la frequenza di elefante antico, il che rispecchia un ambiente più forestale rispetto a quello individuato a Loreto. 30
11 Il Paleolitico della Basilicata Le specie più frequenti sono l elefante antico, i cervidi e i bovidi; sono presenti anche resti di rinoceronte, di lepre, di tartaruga, di uccello acquatico, nonché di micromammiferi, ovvero roditori, che suggeriscono un clima più fresco dell attuale (Pleistocene medio). Per quanto riguarda la produzione litica associata a queste faune, a Loreto essa è caratterizzata da schegge a tallone liscio, non ritoccate; raschiatoi semplici, dritti o convessi, denticolati, intaccature clactoniane e punte di Tayac. Inoltre, sono state trovate industrie su ciottolo e scarse schegge associate a Bos Equus e ancora manufatti dell Acheuleano superiore con Elefante. La sequenza stratigrafica di Notarchirico, costituita da sabbie e da limi di facies lacustre contenenti prodotti di episodi vulcanici del Vulture, è datata tra e anni fa e contiene resti litici e faunistici, nonché elementi antropici caratterizzati da concentrazioni di strumenti litici e resti ossei intenzionalmente fratturati. La litotecnica presenta aspetti arcaici: choppers su calcare, bifacciali su selce, quarzite e calcare, scarsa industria su scheggia (Acheuleano medio arcaico). È stato trovato un cranio di Elefante Antico rovesciato e privo dell apparato masticatorio e della regione occipitale, ma con le zanne in connessione anatomica. Nelle vicinanze del cranio, vi erano la mandibola, due molari superiori, frammenti ossei, scaglie di avorio delle zanne, manufatti su ciottolo, choppers, ciottoli percossi e bifacciali e pochi strumenti su scheggia. Questo ritrovamento potrebbe riferirsi un episo- Le corna di cervo si possono facilmente trasformare in punte di arpione di questo tipo. ATTREZZATURA DA PESCA Legatura con cordicella 31
12 dio di sfruttamento da parte dell uomo di una carcassa di elefante. Il quadro paleoambientale desunto da questi rinvenimenti, ci informa che in questa zona doveva esserci un ambiente aperto a prateria, con bassa presenza di piante arboree del tipo pino, abete bianco, leccio, quercia caducifoglia, frassino e nocciolo. Altre testimonianze provengono da ritrovamenti in superficie nei dintorni di Venosa, i quali riflettono due fasi dell Acheuleano superiore: grossi e medi bifacciali da Lichinchi, Salici, Terranera e dalla sommità collinare di Loreto; piccoli bifacciali su scheggia, con forme ovali e ritocchi piatti provengono da Castelluccio Zanzariello. Con queste industrie dell Acheuleano superiore si completa la scarsa documentazione della presenza umana durante il Paleolitico ( anni fa) nel territorio. Altri ritrovamenti del Paleolitico inferiore si La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria 1 SGROSSATURA DEL CIOTTOLO I primi passi nella fabbricazione degli utensili erano la scelta di un pezzo adatto e la sgrossatura hanno nel bacino di Atella-Vitalba (il noto insediamento medievale che darà il toponimo all intera vallata): si tratta di mammiferi di età pleistocenica. Ricerche condotte a Cugno delle Monache, Inforchia, ovvero al Km 94 della ss. 93 Matera-Altamura hanno permesso inoltre di recuperare cinquecentoventi manufatti di quarzite grigia e selce, bifacciali su ciottoli medi e piccoli (Acheulano recente). Masseria Palladino ha restituito industria su quarzite e selce (Acheuleano antico, ovvero anni fa). Raccolte di superficie sulla collina del cimitero di Atella hanno messo in evidenza bifacciali associati a manufatti su scheggia in quarzite e selce riferiti ad una fase medio/acaica dell Acheuleano, insieme a molari di Elephas, di bovidi e di un cervide. In linea generale, si tratta però di materiali fortemente fluitati e raccolti in superficie. Non tutti gli studiosi di preistoria sono d accordo nel conser- 2 SCHEGGIATURA Con un percussore di pietra si vibravano colpi secchi lungo il taglio della selce sgrossata. Ogni colpo staccava una scheggia nella parte inferiore. 3 FINITURA Il taglio dell ascia veniva rifinito percuotendolo su tutta la lunghezza con un percussore d osso. 32
13 Il Paleolitico della Basilicata vare la suddivisione del Paleolitico medio perché in realtà, dal punto di vista culturale, le industrie ad esso riferibili non mostrano mutamenti radicali, sviluppando, così, tecniche e forme già presenti nel precedente periodo. Si tratterebbe, quindi, di fatto di un processo evolutivo continuo. Tuttavia, esiste una differenziazione precisa tra i due periodi dal punto di vista cronologico e paleoantropologico. Nel nostro emisfero, il Paleolitico medio comprende l interglaciale Riss- Wurm; quanto all umanità, i tipi umani che predominano sono i Paleantropi, cioè l Uomo di Neanderthal. Alcune industrie del Paleolitico medio mostrano un importante conquista tecnica riguardante il modo di ricavare le schegge, cioè la tecnica di Levallois, che permette di pre- deter- Estremità arrotondata usata come testa di martello PERCUSSORE DI PIETRA La lavorazione della selce. Nella pagina a fianco, In alto, le tre fasi della lavorazione della selce dalla sgrossatura del ciottolo, alla scheggiatura, alla finitura. A destra, gli strumenti utilizzati per la produzione. In basso, un ciottolo e la scheggia da esso ricavata. PERCUSSORE DI CORNO Scheggia di selce CIOTTOLO Superficie piatta da colpire 33
14 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria minare la forma della scheggia sul nucleo, prima del suo distacco. I manufatti su scheggia mostrano due caratteri evolutivi importanti: la diminuzione delle dimensioni e la precisa definizione dal punto di vista funzionale. I tipi più caratteristici sono due: la punta di forma triangolare, accuratamente lavorata e il raschiatoio, cioè una scheggia con ritocchi lungo uno o più margini, che doveva servire a più usi come raschiare le pelli, sezionare la carne, lavorare il legno. A questi si aggiungono coltelli di selce, bulini, punteruoli e altri strumenti su scheggia. Continua, anche se in maniera ridotta, la produzione di bifacciali. Queste industrie caratterizzano il Musteriano, che è lo stadio culturale del Paleolitico medio in Europa. Il complesso musteriano industriale si differenzia da Paleolitico inferiore, perché mostra aspetti diversi da regione a regione. Nell Europa occidentale ci sono quattro tipi di Musteriano, secondo l uso più o meno frequente della tecnica Levallois, del prevalere di determinate forme di strumenti, di particolari tipi di ritocco, della minore o maggiore frequenza di bifacciali. (Musteriano tipico, Musteriano tipo La Quina, Musteriano denticolato, Musteriano di tradizione acheuleana). Nella prima parte del Paleolitico medio, svoltasi nella fase calda interglaciale, gli abitati sono ancora molto frequentemente costruiti all aperto, sulle terrazze fluviali o sugli altopiani. In seguito, col progressivo rincrudimento climatico del glaciale di Wurm si generalizza l insediamento in grotta o sotto i ripari rocciosi. Esistono anche resti di primitivi attendamenti: doveva trattarsi di tende sopraelevate, con un armatura costituita da tronchi d albero o anche da ossa lunghe e zanne di mammuth. La copertura era realizzata in pelle o frasche, il pavimento lastricato con pietre o ciottoli per proteggere l interno dall umidità del terreno. Sembra che i musteriani costruivano anche capanne addossate contro ripari rocciosi, grotte. È certo che gli uomini del Paleolitico medio, anche se ancora cacciatori, praticassero un certo nomadismo stagionale nell ambito di uno stesso territorio. Questa semisedentarietà è attestata dai depositi archeologici in grotta, culturalmente omogenei, il che dimostra che l uomo una volta abituatosi alla protezione e alla comodità dei rifugi naturali, se ne allontanava solo per esigenze 34
15 Il Paleolitico della Basilicata venatorie. Sempre al Paleolitico medio risalgono le testimonianze delle prime manifestazioni di carattere religioso o cultuale dell uomo. Infatti, molti resti umani neandertaliani sono stati intenzionalmente deposti in fosse scavate nel terreno in posizione rannicchiata, insieme con un corredo funebre (strumenti litici e scorte alimentari). Ci sono infine prove del culto dell orso; ed è diffusa anche la pittura corporale, testimoniata dalla presenza nei depositi di frammenti di materia colorante rossa o nera, che non serviva a disegnare perché l arte compare più tardi. Anche se più scarsi dei precedenti, i manufatti musteriani sono attestati, in Basilicata, a Serra Rifusa, sui terrazzi più bassi del torrente Gravina di Picciano e del Bradano (Masseria Ferri, Jazzo Guidi, contrada La Croce e Madonna della Porticella) e Masseria Santa Lucia dove, oltre a strumenti su scheggia tipicamente musteriani, sono stati trovati un bifacciale e tre punte a lavorazio- Artigiani del Paleolitico impegnati a staccare lame da un nucleo di selce e a rifinirle. 35
16 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria ne bifacciale, forse non associati tra loro. L industria musteriana, che attesta l uso della tecnica Levallois, si presenta non fluitata. L unica testimonianza musteriana in stratigrafia si registra nella Grotta dei Pipistrelli e sulla gravina di Matera a 300 m s.l.m. L industria presenta strumenti in quarzite, arenaria compatta, diaspro e selce realizzati con la tecnica Levallois. Sono documentati punte, raschiatoi, schegge prive di ritocco con piano di percussione preparato e qualche nucleo discoidale. Il complesso si riferisce ad un musteriano evoluto o finale del tipo Ferrasie. La presenza di schegge di lavorazione e di nuclei preparati potrebbe indicare la vicinanza con la materia prima e quindi la lavorazione in situ, ossia l esistenza di uno stesso luogo di approvvigionamento e produzione. Ma l interesse principale della stratigrafia di Grotta dei Pipistrelli riguarda la rarissima associazione faunistica di età wurmiana. Esistono tre distinti complessi: il primo con orso delle caverne, iena, daino, cervo, bue selvatico e stambecco; il secondo con istrice, volpe, cavallo e cinghiale; il terzo con resti di asino idruntino. In questo complesso mancano i resti di grossi pachidermi che, in altre aree erano sopravvissuti durante le prime fasi dell ultimo glaciale. Si tratta di un complesso tipico associato a industrie musteriane dell Italia del sud, caratterizzato di volta in volta da prevalenza di cavallo o cervidi secondo l ambiente intorno agli insediamenti e in cui la presenza dello stambecco conferisce un clima più fresco. Tra la fauna è citata anche l istrice, specie tipica della steppa-prateria temperata tendente al caldo. Lungo le sponde dei paleolaghi, formatisi nel bacino di Atella sono stati ritrovati materiale su scheggia riferibili a due fasi del Musteriano; la più recente con frequente uso della tecnica Levallois e da schegge più sottili di maggiori dimensioni. Sui terrazzi più bassi dell area di Atella e a sud di Rionero in Vulture, sono state rinvenute tracce di due insediamenti, dai quali provengono strumenti su scheggia (Podere Peschetella e Rionero). In questa zona si può parlare di un industria su scheggia di fase arcaica e di un Musteriano più recente. Sono stati rinvenuti materiali anche all interno del cratere del 36
17 &0M? &0M? O26K @? W2(YfW&(Y 7(Y?e?W&(Y? (Yf?&0Y @0Y? W26Ke (Yf Il Paleolitico della Basilicata Vulture in un area limitata lungo le sponde dei laghi di Monticchio. Si tratta di un industria del Musteriano evoluto con tecnica di Levallois. In una fase interstadiale con clima mite tra il II e il III acme Lesine COLTELLI DI SELCE La lavorazione della pelle. In alto, fasi di lavorazione della pelle: le donne fissano la pelle al suolo, raschiano la superficie per liberarla da eventuali residui e, infine, cuciono fra loro le pelli. In basso, strumenti per il trattamento delle pelli. 37
18 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria del glaciale di Wurm, intorno ai anni fa, fanno la loro comparsa sulla terra gli Homo Sapiens fossilis, cioè tipi umani anch essi oggi estinti, ma in tutto simili a noi e mostranti forme già differenziate, corrispondenti in parte alle grandi divisioni razziali dell ecumene attuale. Inizia così il Paleolitico superiore. Dal punto di vista antropologico c è una netta separazione tra l umanità del Paleolitico superiore e quella del periodo precedente. Si pensa, quindi, che correnti migratorie provenienti da oriente avrebbero sostituito le loro civiltà a quella musteriana in Europa occidentale. Due sono le nuove varianti: l industria su osso e la produzione artistica. Con l avvento del Paleolitico superiore, l antica unità culturale già frazionata del Paleolitico medio si rivela suddivisa in un numero assai rilevante di culture e di facies regionale. Per l industria litica si assiste ad un ulteriore specializzazione dal punto di vista tipologico e tecnologico: il prevalente impiego di belle e sottili lame al posto delle schegge. Gli strumenti presentano, nel complesso, un ulteriore diminuzione delle dimensioni e comprendono tutta una serie di forme (bulini, grattatoi, punte con un margine lavorato con un ritocco, punteruoli, strumenti foliati a ritocco bifacciale, lamette di forma geometrica) ciascuna delle quali presenta vari tipi a seconda delle dimensioni del modo di ritocco delle particolari caratteristiche tecniche. L industria litica del Paleolitico superiore ha subito un notevole progresso, ma non si può parlare di un innovazione radicale ma di una brusca frattura nei confronti di quella che l ha preceduta. In Italia, l industria del Paleolitico superiore è quella del Castelperroniano che non presenta elementi di contatto con il Musteriano evoluto del Paleolitico medio. Uno dei maggiori centri di diffusione dell industria litica del Paleolitico superiore è la regione francese. Qui, dopo l industria del Castelperroniano si ebbero l Aurignaziano e il Gravettiano, due facies culturali contemporanee, cui segue il Salutreano e, infine, il Maddaleniano. Gli elementi nuovi del Paleolitico Superiore si riferiscono soprattutto all armamentario che si arricchisce di una produzione di manufatti d osso, corno e avorio che comprende zagaglie, arpioni dentati, propulsori, aghi con cruna e bastoni forati 38
19 Il Paleolitico della Basilicata (Aurignaziano e Maddaleniano) utilizzati per la caccia e per la pesca. Un altro elemento di innovazione è la produzione artistica. Infatti, mentre gli oggetti in osso potrebbero derivare da prototipi precedenti, l arte è una conquista esclusiva dell Homo Sapiens, un prodotto della sua maturazione psicofisica. Essa ci ha rilevato l esistenza di tutto un complesso di credenze e di riti volti sia al culto della donna madre, della fecondità, sia a quelli della riproduzione animale e della magia venatoria, testimoniata da numerose pitture ed incisioni di animali feriti, intrappolati, di figure umane camuffate, con maschere teriomorfe e interpretabile sia come cacciatori sia come stregoni. Queste opere d arte rivestono importanza non solo per il loro significato ma per l alta qualità tecnica e stilistica, cioè per la perfezione del disegno, l impiego sapiente del colore, il realismo e la sensibilità plastica. Nel Paleolitico superiore si afferma anche una variante nel rito inumatorio: il corpo del defunto può ritrovarsi deposto ora in posizione rannicchiata, ora leggermente flessa, ora distesa. Esso è sempre circondata da un corredo funebre, formato sia da strumenti litici e ossei che da oggetti di ornamento (copricapi, collane, bracciali di conchiglie, o denti di cervo forati). Diffuso anche l impiego dell ocra rossa, di significato magico, che era cosparsa sul corpo degli inumati o distesa in un leggero strato sopra il terreno che ricopriva la fossa. Per quanto riguarda gli aspetti insediativi ci sono testimonianze di abitati all aperto e di capanne: numerose sono le abitazioni all aperto anche perché c è una scarsità di formazione rocciose con cavità naturali. Le capanne, a uno o più ambienti, erano per lo più seminterrate per offrire un più efficace riparo, tracce di buche di pali, di muretti di pietre a secco, gli accumuli di ossa grandi e di zanne di mammut, rappresentano le testimonianze delle strutture relative alla copertura delle capanne. Quanto al genere di economia, l uomo vive sempre dell attività di cacciatore con un esperienza affinata dal perfezionamento dei mezzi tecnici e dall incremento delle specie animali. Ai grandi mammiferi del Paleolitico medio, come il cavallo, il bue selvaggio, l orso e il mammut ora si aggiungono il bisonte e la renna; si 39
20 @? @ @5hfV')X @ @? @? W-X? La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria intensifica inoltre la pesca dei salmoni. In tutta la Basilicata c è povertà di rinvenimenti relativi alla fine del Pleistocene e agli inizi dell Olocene. Questa rarità è dovuta al fenomeno di svuotamento dei grandi bacini, ma anche alla carenza di ricerche da parte di collezionisti. Infine, l assenza di grotte e ripari in Basilicata riduce la probabilità dei ritrovamenti. Rari ed isolati strumenti del Paleolitico superiore sono stati rinvenuti lungo il Bradano, nella Masseria Zagarelli di Miglionico, vicino a Matera e nella zona di Cozzica. Al di sotto della Grotta dei Pipistrelli sono stati trovati pochi manufatti del Paleolitico superiore: pezzi di dorso e grattatoio frontale. Il nucleo più ricco si trova nella Grotta dei Pipistrelli (strati 4-9): i materiali sono grandi grattatoi su scheggia e su lama, qualche bulino, punte e dorsi. Quest industria è riferita al Gravettiano o all Epigravettiano recente-finale. La fauna recuperata è costituita da asino, uro (Bos), cervo e capriolo. È stato trovato un grifone (Gyps fulvus), specie tipica delle regioni montagnose, aperte e steppiche. L insieme faunistico delle fasi epigravettiane sembra rapportabile ai complessi con Equus (Asinus) delle aree costiere dell Adriatico. Di particolare interesse sono alcuni ciottoli incisi rinvenuti sui margini della gravina, vicino alla Grotta dei Pipistrelli, nella zona Paleolitico Inferiore, forme caratteristiche dell industria litica. 40
21 Il Paleolitico della Basilicata di Cozzica. Fittamente ricoperti di incisioni geometriche di fasci di linee parallele, talora intersecanti o con motivo a scaletta, come a Grotta Romanelli, sono manifestazioni dell Epigravettiano. Manufatti riferibili ad una fase arcaica del Paleolitico superiore (Uluzziano) sono alcuni strumenti che richiamano le tipiche semilune a dorso, recuperati in diverse località alle falde del Vulture: Masseria Panadino, Masseria Scovariello, Masseria Gaunia, Masseria Zignalardo, Iazzi di Corbo. Alla stessa fase appartengono grattatoi, talvolta su lama e bulini rinvenuti a Masseria Saraceno, a Masseria La Macchia e a Masseria Longhi; questi contesti sembrano riferirsi al Paleolitico superiore. Si potrebbe concludere che c è un irregolarità nella distribuzione geografica delle presenze per quanto concerne il Paleolitico medio e superiore. Nel Paleolitico inferiore la concentrazione si ha nel bacino di Venosa e sui terrazzi dell area del Materano. Questa irregolarità è dovuta soprattutto alla mancanza di indagini sistematiche nel territorio lucano. Le moderne tecniche di esame delle ossa e dei denti consentono di stabilire con precisione l età dell individuo e anche di capire se soffrivano di malattie e di quali. Si è così scoperto che la durata di vita dei nostri progenitori, inizialmente molto corta, è poi aumentata con il miglioramento dell alimentazione (consumo di carne, cottura dei cibi) e della vita in generale.. Più attivi di noi e molto più muscolosi, gli uomini e le donne della preistoria soffrivano di malattie in parte simili alle nostre e in parte legate alla vita quotidiana come fratture, ferite, infezioni, intossicazioni. Di particolare interesse è il ritrovamento di un femore umano privo di epifisi (livello A ), appartenente ad un individuo femminile del tipo Homo Erectus, che presenta una patologia ossea consistente in una osteoperostite conseguente ad una ferita alla coscia. Pare che i malati non venissero abbandonati e che esistessero alcune pratiche igieniche e curative come la pulizia dei denti e l uso di erbe. L esame dei dati rivela che la durata di vita degli Australopitechi si aggirava sui 20 anni per poi salire ai 30 con i tipi umani più recenti. La mortalità infantile si aggirava, invece, intorno i 2-3 anni, quando l allattamento materno cessava e il bambino doveva mangiare il cibo degli adulti. All età della riproduzione arrivavano solo i soggetti più robusti 41
22 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria e muscolosi. Con l inizio della caccia e della pesca il consumo di carne e pesce è andato ad integrare il consumo di alimenti vegetali che non è mai stato abbandonato. Il dominio del fuoco e la cottura dei cibi hanno reso più facile alimentarsi anche per i soggetti deboli, cosi la durata della vita è aumentata. Durante il paleolitico è testimoniata una cura particolare per i denti: questi servivano non solo per mangiare, ma anche come attrezzo per scortecciare i rametti o masticare il cuoio per ammorbidirlo. È l uomo preistorico ne aveva cura, infatti abbiamo testimonianze di attrezzi per la pulizia, inoltre pare che i denti rotti o spezzati venissero tolti. Gli uomini dell era glaciale, a partire dagli uomini di Neanderthal furono probabilmente i primi che indossarono indumenti. Poiché i peli del corpo non erano più sufficienti a difenderli dal freddo, cominciarono a fabbricarsi vestiti con le pelli e le pellicce degli animali di cui si cibavano. Dopo essere state tese e conciate, le pelli fornivano una protezione molto efficace e forse erano usate anche per la costruzione di dimore. La lavorazione della pelle (cuoio) passava attraverso tre fasi. Dopo la morte, l animale era scuoiato e la pelle era messa in tensione su un telaio perché non si restringesse e non si deformasse e fosse così idonea alla confezione di indumenti. Era poi necessario pulire la superficie interna della pelle, usando raschiatoi di selce, e quella esterna eliminando i peli di troppo con un pettine di corno. Successivamente la pelle era conciata, probabilmente masticandola in modo da renderla morbida e, infine, il cuoio poteva essere tagliato nella forma desiderata, decorato ed eventualmente cucito, utilizzando le lesine, utensili d osso appuntiti che servivano a forare lungo i margini le strisce di pelle per poterle poi cucire insieme. Alla fine del Paleolitico, inoltre, si diffonde l uso della lana, il primo tessuto della storia dell uomo utilizzato per confezionare abiti. I primi tessuti di lana furono fabbricati nel Vicino Oriente, prima zona di domesticazione della pecora. Filatura e tessitura si diffusero, poi, lentamente e costantemente anche nell uso di prototipi di telai per tessere stoffe. Nell antichità, la lana greggia era semplicemente raccolta dal dorso della pecora quando l animale faceva la muta ed era attorcigliata più e più volte intorno al fuso di legno per ottenere un filo 42
23 @? @? @L @?hf @?hf @ @1 W&5? Il Paleolitico della Basilicata Mesolitico, forme caratteristiche dell industria litica. 43
24 unico. Il volano di argilla all estremità del fuso serviva a facilitarne la rotazione. Il telaio, inventato alla fine del Paleolitico, rese possibile la fabbricazione dei tessuti. La struttura mette in tensione i fili di lana verticali, mentre la spoletta vi fa passare in mezzo i fili orizzontali. Sebbene non sappiamo con esattezza che cosa mangiassero, i primissimi uomini dipendevano sicuramente dagli animali e dalle piante che li circondavano. Dallo studio delle società di tipo preistorico odierne, di può dedurre per analogia che i cacciatori raccoglitori preistorici dovevano avere un alimentazione abbastanza varia, che si è progressivamente arricchita e modificata, prediligendo tipi diversi di cibi che hanno influito anche sull aspetto del volto. Gli ominidi, in generale, erano onnivori ma mangiavano di solito quello che raccoglievano, quindi vegetali e soprattutto frutta, legumi, e tuberi della savana. Si tratta di alimenti coriacei che vanno masticati a lungo: ecco dunque lo sviluppo della mascella e dei denti. Più tardi prediligeranno noci radici, cipolle e altri bulbi. Con l Homo Habilis, la dieta si arricchisce anche di carne oltre che dei prodotti vegetali e La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria Nocciole Mandorle Grano Semi di girasole Bacche di ginepro 44
25 Il Paleolitico della Basilicata Foglie di dente di leone Ortiche Ruta Gattaia questa tendenza aumenta con l evoluzione: l Homo Sapiens sapiens si distingue dagli altri uomini perché nella sua dieta è prevalente la carne, mastica meno e la sua mascella e i suoi denti diventano più piccoli. Migliaia di anni di esperienza insegnarono agli uomini quali animali cacciare, quali piante erano commestibili e quali potevano essere usate per curare le malattie. Gran parte di queste conoscenze sono andate perdute. L alimentazione preistorica comprendeva molte piante che oggi consideriamo erbacce. Cibi selvatici nutrienti continueranno ad essere mangiati anche dopo che l uomo ebbe cominciato a coltivare il grano. Poiché il cibo poteva essere conservato solo se essiccato, salato o in salamoia, le stagioni influivano molto su ciò che si mangiava. Altra differenza 45 Rametto di nocciolo Datteri Fichi Uva
26 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria rispetto alla nostra alimentazione era la mancanza di dolcificanti se si esclude il miele. I boschi fornivano radici, noci e bacche selvatiche e frutta in abbondanza. Questi ottimi alimenti avevano anche il vantaggio di conservarsi facilmente. Pare che le nocciole fossero messe via per l inverno. Sempre in cerca di cibi selvatici, i primi popoli di cacciatori raccoglitori usavano un bastone appesantito da una pietra per estrarre più facilmente le radici commestibili e le larve dal suolo. I chicchi di grano furono prima raccolte come piante selvatiche e poi coltivati. Le bacche di ginepro costituivano una spezia saporita, con le giovani foglie di ortica si preparava una minestra, mentre il suo succo, durante il successivo Neolitico, poteva servire anche nella produzione del formaggio. Una rivoluzione nel regime alimentare dei primi uomini fu legato alla scoperta e al dominio del fuoco: si cominciarono a cuocere i cibi che diventano più digeribili migliorando così la qualità Cura delle malattie. Un dentista del Paleolitico estrae un dente malato. 46
27 Il Paleolitico della Basilicata della vita. Le modalità di cottura potevano essere diverse: la carne era avvolta in un involucro di pelle fissato con un ramoscello e si lessava gettandola nell acqua resa bollente dalle pietre preventivamente arroventate sul fuoco o, più semplicemente veniva arrostita. Anche i bulbi e i tuberi potevano essere cotti, sotto la cenere o stufati o ancora lessati in acqua. Con il passare del tempo, la dieta venne sempre più arricchita anche dal pesce e dai molluschi sia di terra sia di mare. Per il 99% del tempo trascorso da quando esiste, l uomo per cibarsi, ha dovuto cacciare animali e raccogliere piante e molluschi. Inizialmente, gli Australopitechi si dedicavano soprattutto alla raccolta di vegetali anche se catturavano facilmente piccole prede come antilopi e lepri che poi uccidevano colpendoli con le pietre. Non erano invece attrezzati per cacciare gli animali più grandi e pericolosi che vivevano nella savana e che erano predatori. Fortunatamente gli Australopitechi si muovevano in gruppo e le grandi fiere cacciavano soprattutto di notte, anche se è presumibile che qualche nostro lontano progenitore sia finito preda di un feroce felino. Con l Homo Erectus, gli uomini divennero abilissime cacciatori. Ottimi corridori, potevano inseguire la preda anche su lunghe distanze e ucciderle dopo averle sfiancate oppure intrappolate nelle paludi, sull orlo dei precipizi o nelle valli più strette, utilizzando il fuoco che le spaventava. Abbattevano le loro prede colpendole a bruciapelo con le lance, le fiocine o le pietre. Circa anni prima della nascita di Cristo gli uomini inventarono le armi da lancio: zagaglie, boomerang, archi e frecce. Così attrezzati, potevano colpire le prede a maggiore distanza e con più precisione. Tra le prede dei nuovi cacciatori comparvero anche i grossi mammut e i poderosi rinoceronti. Verso il a.c. gli uomini impararono, infine, anche a pescare e arpionare i mammiferi marini Il fuoco fu una delle scoperte più importanti compiute dagli uomini antichi. È presumibile che inizialmente l uomo preistorico, dopo aver superato l istintiva paura del fuoco, abbia iniziato ad utilizzare i fuochi che si creavano accidentalmente in seguito alla caduta di un fulmine, imparando gradualmente prima a conservarlo, poi a produrlo. La grande conquista dei nostri progenitori fu proprio 47
28 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria nella scoperta delle tecniche che permettevano loro di creare il fuoco. Esso serviva oltre che a scaldarsi in periodi di clima molto freddo, anche a tenere lontani gli animali selvaggi e a cuocere i cibi che divennero, così, maggiormente digeribili. Il fuoco diventò, inoltre, uno strumento indispensabile nelle battute di caccia per dirigere gli animali impauriti verso le trappole e venne utilizzato per rendere più efficaci le armi, indurendo la punta delle zagaglie e delle lance in legno. Le testimonianze più antiche dell uso del fuoco risalgono a circa anni fa, con l Homo Erectus. Poiché nessuna delle attrezzature utilizzate è giunta fino a noi da questi tempi remoti, ci si deve accontentare di studiare le società di tipo preistorico che occupano alcune zone del nostro pianeta, che ci forniscono dati utili per ipotizzare le tecniche siano state usate dai primi uomini. Nel periodo più remoto, il fuoco veniva probabilmente acceso sfregando fra loro due bastoncini secchi, ed era alimentato con ramaglia secca. Successivamente, venne messa a punto la tecnica del trapano da fuoco che prevedeva l uso di un bastoncino di legno duro che veniva fatto ruotare velocemente sopra un pezzo di legno secco tenero, provocando così, l esplosione della scintilla. L esca così accesa veniva gettata su un mucchio di erba e di bastoncini secchi; nel momento in cui il fuoco era ben acceso si aggiungevano i pezzi di legno di maggiori dimensioni. Un altra tecnica utilizzata per l accensione del fuoco prevedeva la percussione di due minerali, la selce e la pirite, in prossimità sempre di foglie e bastoncini secchi. Una volta acceso, infine, il fuoco doveva essere delimitato da un anello di grandi pietre che lo proteggevano dalle correnti d aria. Vivere in una tribù, come facevano già gli ominidi qualche milione di anni fa, offre numerosi vantaggi: un gruppo aveva maggiori possibilità di trovare facilmente cibo e di cacciare prede rispetto ad un singolo individuo; la vita in comunità permetteva altresì di contrastare più efficacemente gli eventuali attacchi da parte di animali feroci o dei propri simili. Così, gli individui iniziarono a riunirsi, per difendere il proprio territorio e rendere più semplice la sopravvivenza di tutti. Ovviamente, un tale tipo di vita richiede una precisa organizzazione, più o meno strutturata, che noi definiamo società, nonché 48
29 W26X @? W-X? @H @5 @H @? @? @L @? @ W-X?hg V+Y? Il Paleolitico della Basilicata un notevole livello di adattamento e di intelligenza che coniughi le esigenze di tutti attraverso il rispetto di regole codificate. Come è logico pensare, l evoluzione fisico intellettiva degli ominidi e poi degli uomini è coincisa anche con importanti trasformazioni dell organizzazione sociale e del rapporto fra maschi e femmine. Gli Australopitechi, dall esame dei comportamenti di altri primati, dovevano già vivere in gruppi più o meno numerosi (si ipotizza che il numero si aggirasse da una a poche decine di individui) caratterizzati da un simorfismo sessuale, ossia da forme di accoppiamento promiscuo. Gli Austalopitechi vivevano nella savana alberata africana, non lontano dalle sorgenti o dai fiumi o dai bacini di acqua, nelle zone più calde e più umide dove era possibile trovare cibo abbondante. Ogni comunità doveva avere un pro- Paleolitico Superiore. Forme caratteristiche dell industria litica. 49
30 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria prio territorio di sussistenza, dove praticava la raccolta e lo sciacallaggio dei resti degli animali carnivori. L appartenenza al gruppo favoriva la sopravvivenza nell ambiente ostile della savana, perché garantiva la difesa contro gli attacchi dei predatori, offriva solidarietà nella ricerca del cibo, cooperazione nelle malattie, nella nascita e nella crescita della prole. Perché un gruppo possa funzionare deve però avere una struttura garantita da certe regole, come ad esempio spostarsi insieme, schierarsi nella difesa, distinguere e rispettare i ruoli, spartirsi il cibo, proteggere le madri e i piccoli. Si può anche ipotizzare che vi fosse un maschio dominante, che poteva organizzare la difesa, sedare le liti fra i maschi, distribuire la carne predata, ossia gestire, anche se in maniera elementare, la vita in società. Secondo quanto accade oggi fra i primati, si pensa che la base della cooperazione fosse però stabilita in primo luogo sul rapporto madri-figli. Tra gli ominidi, le femmine, ogni quattro o sei anni, mettevano al mondo un piccolo che restava a lungo accanto alla madre ed imparava da lei a conoscere le risorse e i pericoli dell ambiente, ma anche le regole della vita sociale. Alle donne e ai piccoli era probabilmente affidato il compito di raccogliere radici, bacche, frutta, erbe e di procacciare piccole prede. Gli uomini proteggevano il territorio e si dedicavano alla cattura delle prede più grandi, anche se non vi doveva essere una rigida separazione delle attività, perché gli Australopitechi si limitavano a girovagare nel loro territorio di sussistenza, senza alcun tipo di sistematicità. Le nuove scoperte tecniche compiute dall Homo, la costruzione di nuove e più efficaci armi, la successiva scoperta del fuoco, permisero ai gruppi umani di procurarsi cibo in maggiori quantità. Crebbe così l età media degli uomini, si poté garantire anche la sopravvivenza degli ammalati e dei vecchi, si passò ad una progressiva differenziazione e specializzazione delle attività. Questa evoluzione tecnico economica, che si è svolta in migliaia di anni, è coincisa con un graduale trasformazione dell organizzazione sociale dai primi gruppi di Australopitechi fino alle comunità degli uomini (Habilis, Herectus, Neanderthal, Sapiens sapiens), per ricostruire le quali di grande aiuto sono le testimonianze archeologiche che progressivamente diventano quantitativamente e qualitativamente più importanti. 50
31 Il Paleolitico della Basilicata Paleolitico Medio. Forme caratteristiche dell industria litica. 51
32 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria L Homo habilis (2,5 milioni di anni fa) continua a vivere in piccoli gruppi, sicuramente meglio strutturati a livello organizzativo, in cui predomina il dimorfismo sessuale, con i maschi che controllava più femmine e forme di competizione fra i maschi di uno stesso gruppo. Per queste società si può pensare ad una più precisa divisione dei compiti, con le donne e i piccoli che si dedicavano alla raccolta e i maschi che difendevano il territorio ed iniziavano ad avviare le prime forme di caccia organizzata di piccoli animali, anche se la carne veniva sempre assicurata attraverso forme di sciacallaggio o spaventando gli animali carnivori e sottraendo loro le prede. Queste attività economiche sono di sicuro più complesse e prevedono una maggiore capacità organizzativa e di pianificazione rispetto agli Australopitechi. Un tale grado di articolazione socio economica corrisponde allo sviluppo intellettivo che si registra in questi primi uomini: attraverso l esplorazione dell ambiente alla ricerca della carne, l affinamento della vista, dell udito e della motricità, la collaborazione di gruppo, la fabbricazione di utensili, l uomo imparò a pensare, a progettare e a lavorare insieme. Questa tendenza ad una maggiore socialità, probabilmente, si rifletteva anche nella debole tendenza al raggruppamento fra le bande di uomini. La strada verso la modernità era ormai aperta. Con l Homo Erectus (1,5 milioni di anni) si registra una forte riduzione del dimorfismo sessuale, una tendenza a creare vincoli di coppia e una progressiva scomparsa della competizione fra i maschi. Questi uomini dovevano vivere in gruppi socialmente ben organizzati, caratterizzati da una notevole coesione interna e da una divisione dei ruoli. L Homo erectus, infatti, ha imparato a conquistare lo spazio che lo circonda svincolandosi dal ristretto territorio di sussistenza e si è così diffuso in tutto il Vecchio Mondo, ha imparato a bonificare il suolo e a costruire abitazioni, ha scoperto il fuoco, è in grado di comunicare usando il linguaggio, ed ha imparato a costruire armi più efficaci per la caccia. Queste conquiste sono state rese possibili anche grazie ad un organizzazione sociale più complessa: all interno della comunità vi erano gruppi di giovani che pianificavano e portavano a termine le battute di caccia, anche lontano dai campi base dove tornavano periodicamente, 52
33 ? I'1? /K @1hf? @?he? N @? @1 3)X??V/K @? @? @? @5 V')X? @? @5 @? @? @?he? @1he? @5he? @? @L @ S1e?O&5 W26X V')X V')K @? @5 @H @? @? @? W&(Y @)X? W&5? @? @ )X? @L @? @L @ @ @? V')K O&(Y @?? W&5? V')K Il Paleolitico della Basilicata come si può pensare accadesse anche nel sito di Notarchirico a Venosa. È probabile che le donne continuassero, come nei periodi precedenti ad occuparsi dei piccoli e a raccogliere cibo, ma dovevano anche forse provvedere alla manutenzione delle abitazioni, alla cottura dei cibi, alla cura dei vecchi e dei malati. È ipotizzabile che gli anziani si dedicassero alla preparazione degli utensili o alla macellazione della carne; poteva già esserci la figura di un Notarchirico (Venosa). Industria litica. V4@@@0M? I4@@@@@@@@@@@0M???I4@@0M???? 53
34 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria artigiano della pietra che conosceva e tramandava l arte di fabbricare attrezzi, del battere, dello scheggiare, del riconoscere la pietra. Anche per la caccia è necessario che ciascuno si occupi di un compito preciso: chi incendia le sterpaglie, chi grida scagliando pietre, chi organizza l azione con le parole e con i gesti, chi affila e prepara le armi. Molteplicità di compiti e primitiva specializzazione dei ruoli, quindi, dovevano caratterizzare queste comunità, aspetti questi associati alla cooperazione e ad una primitiva stratificazione sociale legata forse alla forza e al prestigio. La coesione che era necessaria per vivere veniva ulteriormente incrementata dall uso del linguaggio e dalla scoperta del fuoco: era possibile riunirsi intorno al fuoco, strutturare rapporti amichevoli e raccontare le proprie esperienze tramandando così la conoscenza, le tradizioni, creando cioè le basi per uno sviluppo sempre più rapido delle capacità umane. Questa spinta alla socialità dovette riversarsi anche nei rapporti tra i gruppi. Infatti, tenendo conto che essi si spostavano alla ricerca di carne seguendo gli animali, è probabile supporre che ci potessero essere incontri fra comunità diverse. Questi contatti determinavano un allargamento dei rapporti, uno scambio di conoscenze, di oggetti, di cibo, ma soprattutto uno scambio di idee indispensabile all evoluzione umana. Non molto diversa doveva essere la vita sociale dell Uomo di Neanderthal. Anch essi raccoglitori e cacciatori, vivevano in gruppi parentali poco numerosi i cui membri erano solidali fra loro e capaci di aiutarsi reciprocamente all occorrenza. Basti pensare che è stato rinvenuto lo scheletro di un uomo vissuto con un piede e un braccio deformi, quindi impossibilitato ad essere utile nelle attività quotidiane, che però è vissuto fino a 30 anni (età media di questi uomini). Questo dato fa ipotizzare che il gruppo si occupava di quest uomo anche se non poteva contribuire alla sopravvivenza del gruppo stesso. Si può pensare che all interno del gruppo ciascuno assumesse il proprio ruolo: l anziano era il depositario del sapere e dava consigli; il giovane era depositario della forza e forniva cibo attraverso la caccia, seguendo gli animali nei loro spostamenti; le donne, come in precedenza, si occupavano dei figli, custodivano il fuoco, raccoglievano piante, accudivano i malati. Con la comparsa dell Homo Sapiens sapiens, infine, il genere 54
35 O&5? Il Paleolitico della Basilicata uomo si diffonde su tutta la terra e acquisisce quelle caratteristiche fisiche, intellettive ed emozionali che sono proprie dell uomo moderno. Gli uomini moderni erano intelligenti e pensanti. Sapevano parlare come noi, che attraverso il linguaggio riusciamo ad esprimere non solo ciò che facciamo ma anche ciò che pensiamo. Avevano sviluppato una tecnica avanzata che comprendeva armi ed utensili adatti a qualsiasi uso. Avevano sviluppato un pensiero magico con ideologie e credenze su cui regolavano la vita di gruppo e che trova la loro massima espressione nella grande arte parietale del Paleolitico superiore. Tutto ciò trova il suo riflesso nell organizzazione sociale: i Sapiens sapiens vivevano in società organizzate in clan e governate da leggi derivanti da ideologie e da Notarchirico (Venosa). Industria litica. 55
36 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria tabù, dove erano ben distinti i rapporti parenterali e dove alcuni individui assumevano ruoli importanti: il capo, il grande cacciatore, l anziano, lo stregone, la Madre delle Madri custode del fuoco. Anche i lavori diventano sempre più specializzati con la comparsa di provetti artigiani e una divisione sempre più precisa dei compiti: c erano coloro che realizzavano le armi e gli utensili; c erano sarti e calzolai, c erano artisti che producevano i monili, le opere d arte plastica, le statuine; c erano i cacciatori-pescatori; c erano le donne che presumibilmente continuavano ad occuparsi della casa e dei figli (la figura della donna era molto importante per questi popoli), del cibo e degli abiti. Un organizzazione così articolata ha al tempo stesso determinato una maggiore stanzialità dei gruppi, che con le loro capanne si stabilivano per tempi più o meno lunghi nelle stesse aree, strutturando il loro lavoro nel piccolo insediamento e stabilendo contatti di scambio, collaborazione o guerra con gruppi vicini. Nel corso dei milioni di anni di vita degli ominidi e degli uomini anche le scelte abitative, analogamente a tutti gli altri aspetti della loro vita, si sono modificate col tempo. Degli Austalopitechi non si conoscono né gli abitati, né i siti di attività. È probabile che non si fermassero per più di un giorno in una stessa area e che passassero la notte sugli alberi per meglio proteggersi dall attacco degli animali carnivori che dividevano con loro la savana. È probabile che usassero come rifugi anche i cespugli, o gli anfratti nel terreno, o gli incavi di un albero, o le tane abbandonate, cioè tutte quelle poche aree protette che l habitat aperto della savana metteva a loro disposizione. L Homo habilis, che viveva nella savana più asciutta e nelle foreste a galleria, tendeva a svolgere le proprie attività in piccole aree di sosta temporanee e a scegliere aree nucleari di approvvigionamento, solitamente nella foresta. Occasionalmente raccoglievano cibo e utilizzavano le carcasse degli animali nella vicina savana. Conservano la tendenza a passare la notte sugli alberi, ma la loro permanenza sulla terraferma diviene sempre più costante, rifugiandosi anche sul suolo, laddove questo offriva rifugio. Questi primi uomini forse erano già in grado di costruire ripari, con muretti di pietra su cui innalzavano delle frasche. Infatti, la prima traccia di riparo costruito dagli uomini si data a 1,8-2 milioni di 56
37 I40Y Il Paleolitico della Basilicata anni fa e il sito era frequentato dall Homo Habilis. A distanza di più di 1,5 milioni di anni, l Homo Erectus abbandonava definitivamente gli alberi, creava grandi campi base, multifunzionali, frequentati a più riprese e piccole zone di sosta occasionali con funzioni specializzate, disperse in gran parte degli ecosistemi. È diventato anche un costruttore e conosce gli elementi architettonici che compongono le capanne: il basamento, i pali perimetrali, i pali centrali per il sostegno del tetto, la copertura. Masseria Palladino. Industria litica. 57
38 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria Di forma generalmente ad ovale allungato, delle capanne sono rimaste le impronte del palo centrale e dei pali perimetrali conficcati a terra e qualche tratto dei muretto esterni costituiti da sassi allineati. Nell area interna, la posizione centrale era occupata dai focolari che sono costituiti da una buca scavata al suolo e circondata da un muretto di pietre che lo proteggeva dal vento. L Homo Erectus, inoltre, usa le capanne non solo come ripari per la notte o per le intemperie, ma come abitazioni: nella capanna, infatti, lavora, sosta, cucina, vive. Non sempre le capanne erano realizzate all aperto, poiché si hanno testimonianze di capanne costruite all interno di grotte molto vaste e poggiate alle pareti. Le stesse grotte sono spesso state utilizzate come rifugi per periodi lunghi, da gruppi umani diversi. Lo sfruttamento di grotte e di ripari sotto roccia rappresentano invece la scelta abitativa dell Uomo di Neanderthal. Decisamente varia è la tipologia degli insediamenti e delle abitazioni dell Homo Sapiens sapiens. Gli insediamenti erano generalmente realizzati in zone pianeggianti, spesso in prossimità di corsi d acqua o presso ripari sotto roccia o, ancora, nelle vicinanze delle imboccature di grotte. Talvolta impiantavano abitati all aperto utilizzando tende leggere sostenute da pali con piccoli focolari infossati o creavano campi base più stabili, con officine specializzate nella scheggiatura e con capanne seminterrate, o al livello del suolo, articolate in due o tre ambienti subcircolari comunicanti tra loro e dotati di un focolare. Queste abitazioni erano coperte da strutture in legno ed ossa ed erano delimitate da pietre disposte lungo il perimetro. Spesso, però, dove l ambiente lo rendeva possibile, queste comunità utilizzavano le grotte e i ripari sotto roccia per i bivacchi, ripartendoli in aree differenziate o realizzando capanne addossate alle pareti degli stessi. Come è stato già sottolineato, durante le varie fasi dello sviluppo dell uomo molti sono gli aspetti della sua vita che sono cambiati e che ci forniscono spesso le informazioni utili per ricostruirne la storia. Le conquiste tecniche e la corrispondente produzione materiale di armi ed utensili ci forniscono, per il Paleolitico, le scansioni cronologico culturali utili ad uno studio accurato della nostra storia. Ma le innovazioni nella produzione ergologica, hanno influenzato anche l economia, progredendo di pari passo e 58
39 @? @? @? I(Y? O26K I40M O26K W26KO)X? I40Y?V40M? W26K Il Paleolitico della Basilicata portandola da forme elementari di raccolta del cibo ad una più partecipe ed organizzata attività di caccia e di ricerca del cibo che permetteva ai nostri progenitori di accumulare delle scorte alimentari. Al contempo, questa maggiore disponibilità di cibo, determinò la possibilità per alcuni dei membri del gruppo di dedicarsi esclusivamente ad altre attività. Si sviluppa così un economia differenziata, con la comparsa di artigiani a tempo pieno che possono dedicarsi solo al proprio lavoro, utilizzando la propria merce come moneta di scambio per ottenere il cibo necessario. Cimitero di Atella. Industria litica. 59
40 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria Gli Australopitechi non erano ancora in grado di costruire strumenti, ma utilizzavano probabilmente strumenti occasionali (bastoni per estrarre radici e tuberi, pietre appuntite per uccidere piccole prede, o altro), che non ci sono pervenuti. La loro economia era di sussistenza, fondata sulla raccolta di piante e tuberi e, a volte, sulla cattura di piccoli roditori e di insetti, attività queste cui si dedicavano tutti gli individui del gruppo durante gli spostamenti. Con l Homo habilis ha inizio una produzione di strumenti litici, anche se non ancora di tipo standardizzato; infatti utilizzava bastoni da scavo, strumenti in osso occasionali, e possedeva un elementare equipaggiamento per il trasporto. Come gli Australopitechi, i primi uomini erano raccoglitori, ma diedero il via ad una prima attività di caccia di piccoli animali, che però era ancora occasionale, mentre molto diffuso era lo sciacallaggio di prede abbandonate delle quali mangiavano al carne e il midollo estratto dalle ossa. L Homo Erectus diventa un grande produttore di strumenti litici standardizzati, di manufatti da taglio e da getto come le lance e le più efficaci zagaglie realizzate in legno, di bastoni da scavo. L uso costante del fuoco permetteva loro di rendere più efficaci le armi, indurendo le punte. Erano inoltre dotati di equipaggiamento da trasporto. Forniti di armi efficaci e con l aiuto del fuoco, gli uomini eretti diventano cacciatori di animali di piccola, media e grande taglia, anche se continua la raccolta di vegetali per completare l alimentazione. La grande novità di questo periodo è la possibilità di cuocere il cibo che veniva spartito nel campo base. Gli uomini di Neanderthal utilizzavano le zagaglie e le lance in legno e producevano uno strumentario in pietra caratterizzato essenzialmente da forme minute e taglienti, anche se avevano ideato una nuova ed efficace arma, le bolas, grosse palle di pietre legate all estremità di una corda che venivano gettate fra le gambe degli animali per abbatterli. I neandertaliani, infatti, diventano cacciatori specializzati e si sostengono soprattutto con la caccia dei piccoli e dei grandi animali, come il cavallo, i bovidi, i bisonti, i cervi, gli stambecchi, i cinghiali. La carne veniva scottata alla brace e le ossa lunghe venivano fracassate per estrarre il midollo. Alla caccia veniva però associata anche la raccolta dei pochi vegetali che i terreni generalmente ghiacciati fornivano. 60
41 Il Paleolitico della Basilicata Ricca e specialistica è l industria litica dell Homo Sapiens sapiens, che viene impiegata per la caccia alla renna, al cavallo, al cervo, al mammut (coltelli e punte), al cinghiale, all uro, allo stambecco, al camoscio (punte, lamelle, troncature). Costruivano anche ami e arpioni per la pesca e la raccolta di molluschi. Non viene però mai abbandonata la raccolta di vegetali e di frutta, che integra l attività prevalente della caccia e della pesca. Le prime sepolture risalgono a circa anni fa, con l uomo di Neanderthal. Da allora in poi, l uomo ha sempre provveduto in qualche modo ai suoi morti, seppellendoli, cremandoli, o mummificandoli. Spesso, la morte era vista come il distacco dal corpo dello spirito, che continuava a vivere altrove: in cielo, nella natura, in una tomba, in casa. La morte veniva vista solo come l inizio di un viaggio ed era considerata un momento importante dell esistenza di una persona, tanto da richiedere una cerimonia. Il trattamento del morto variava molto da una società all altra e la procedura era assai complessa. I neanderthaliani, seppellivano i loro defunti distesi su tappeti di fiori o su strati di ocra, con gli arti inferiori ripiegati. Il corpo veniva posto in fosse scavate artificialmente, talvolta circondate da pietre che lo proteggevano o da ossa di animali, che possono essere considerate delle offerte per il defunto. Nel Paleolitico superiore le sepolture sono realizzate in fosse più o meno profonde, appositamente scavate e dotate di strutture litiche di protezione. Molte di esse conservano le tracce di ocra rossa, probabilmente utilizzata perché il suo colore rosso ricordava il sangue e, quindi, la vita. Il corpo è alternativamente disteso o in posizione leggermente ripiegata o addirittura fortemente rattrato. La maggior parte degli scheletri è associata a un corredo, costituito prevalentemente da strumenti di uso comune, da ocra rossa, da oggetti ornamentali, come conchiglie marine, vertebre di animali, posti solitamente in corrispondenza del capo, del collo e dei gomiti, da statuine artistiche. Nelle sepolture più recenti, il defunto è deposto supino con gli arti distesi, è limitato l uso dell ocra e il corredo è costituito da ciottoli decorati o da corna di bovidi e cervi, mentre è minore l attenzione prestata alla preparazione del defunto. Fu l Homo Sapiens sapiens che diede vita alle più antiche forme d arte della storia dell uomo, circa anni fa. Infatti, anche 61
42 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria se nelle tombe dei neandertaliani si sono rinvenute tracce di coloranti naturali come l ocra, l invenzione dell arte sembra vada attribuita all Homo Sapiens sapiens. L arte rappresenta l espressione più alta della loro intelligenza e della loro umanità, nonché il segno dello sviluppo di una vita psichica di grande ricchezza, che li spingeva ad elaborare e trasmettere concetti astratti, trasferendoli nella materia: gli uomini realizzano graffiti, pitture di ogni tipo, oggetti scolpiti e decorati, altorilievi nella roccia, ricavano statuette dall osso e dall avorio, abbelliscono le armi e producono monili. Due sono le forme dell arte preistorica: l arte parietale e la produzione mobiliare. L arte parietale è sicuramente la più conosciuta, ma essa è limitata alle regioni con grotte e ripari sotto roccia le cui pareti venivano usate come basi per splendide pitture, incisioni, bassorilievi, sculture a tutto tondo, immagini realizzate raschiando la pellicola argillosa superficiale di colore più scuro per ottenere toni più chiari. Le più antiche espressioni di questa forma artistica sono i graffiti che risalgono a circa anni fa. In linea generale gli artisti nelle caverne incidono le figure con i bulini e le dipingono utilizzando ossidi di ferro (cioè l ocra), ossidi di manganese (nero), matita e polvere. I soggetti più diffusi sono gli animali, con notevole preminenza di mammiferi (mammut, cavalli, bisonti, uri, cervi, renne stambecchi, camosci, cinghiali, leoni, lupi, orsi), pesci (salmoni e trote) rettili, batraci, uccelli, animali immaginari (liocorno). Venivano però dipinte anche figure umane, maschili e femminili, figure di genitali, mani, uomini e animali insieme, nonché segni quali tratti lineari, punti, frecce, rettangoli campiti. Solitamente, le associazioni di figure animali e umane si riferiscono a scene di caccia, di accoppiamento o di morte. È chiaro come la gran parte di queste rappresentazioni abbiano un significato magico o religioso. Gli animali rappresentati sono gli stessi che gli uomini cacciavano, infatti le scene di caccia sono molto comuni: la loro realizzazione probabilmente rientrava in un più complesso rituale volto a propiziare la caccia. La realizzazione dei genitali può essere legato al culto della fertilità sia umana che animale. La valenza religiosa e misterica di queste manifestazioni artistiche sembra trovare conferma nella scelta quasi costante di anfratti o di luoghi difficilmente accessibili nelle grotte e sotto i 62
43 Il Paleolitico della Basilicata Manifestazioni artistiche. Gruppo di uomini che decorano le pareti di una grotta. ripari che fa appunto pensare alla pratica di rituali magico-religiosi complessi e articolati. Stesso significato devono avere le splendide opere a bassorilievo o a tuttotondo che ritroviamo sempre nelle grotte. La produzione artistica non si limitava però all arte parietale. Numerose sono infatti le testimonianze di una raffinata arte mobiliare che usa supporti di pietra, d osso e d avorio incisi, dipinti o scolpiti e che comprende sculture di animali, solitamente quelli più aggressivi (mammut, felini, cavalli, rinoceronti), e di facce umane in pietra o in avorio, statuine femminili, le cosiddette Veneri. Queste ultime potrebbero attestare l importanza attribuita alla riproduzione e alla sopravvivenza della specie rappresentando la fertilità. Anche queste opere d arte possono essere rinvenute nelle grotte, ma più frequentemente vengono alla luce in 63
44 La vita quotidiana in Basilicata nella Preistoria insediamenti all aperto. Sulla base stilistica sono stati distinti vari periodi nell arte del Paleolitico superiore: un periodo prefigurativo con produzione limitata a bande di tratti incisi; un periodo primitivo con opere figurative sia mobiliari che parietali; un periodo arcaico caratterizzato da grossi blocchi scolpiti con animali e, infine, un periodo classico con una ricca produzione mobiliare, grandi fregi scolpiti nei ripari sotto roccia e grotte dipinte e incise. La grande creatività dell uomo moderno si manifesta anche nella realizzazione di oggetti decorati e di ornamento. Fra gli oggetti decorati ricordiamo i propulsori e i bastoni del comando, generalmente incisi o scolpiti. Gli oggetti di ornamento, invece, si dividono in tre categorie: i denti di mammiferi particolari (lupo, cinghiale) che presentano alla radice dei fori o delle solcature utili per fermarli su una veste o per formare collane o pendenti; le conchiglie fossili con i fori; oggetti appositamente fabbricati con pietre più o meno dure, con l osso o con l'avorio. Alcuni di questi oggetti sono fabbricati in serie per creare collane, altri sono decorati con motivi geometrici o con figure. Generalmente, essi sono stati trovati in depositi antropici in associazione con strumenti di lavorazione, resti di pasto, sepolture e dovevano quindi avere un significato magico (come la gran parte dell arte) ma anche simbolico, servivano cioè a trasmettere messaggi di natura diversa, come indicare l appartenenza a un etnia, ad una classe, ad uno stato sociale, la funzione rivestita nel gruppo. Sappiamo che esistevano luoghi in cui si celebravano riti magici o religiosi, forse sacri e che c era qualche membro della tribù al quale veniva riconosciuto il potere di celebrare tali funzioni, forse indossando particolari vesti per queste cerimonie con speciali danze e canti. Inoltre, esisteva il culto delle forze della natura, in particolare la fertilità a cui sono dedicate statue in osso e in pietra, a metà strada tra l amuleto e la raffigurazione di vere divinità. Alcuni pitture rupestri raffigurano proprio questi strani esseri, vestiti con pelli di animali che danzano: sono forse questi stregoni che dirigevano riti propiziatori o cerimonie funebri. 64
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