Vecchi mestieri: il falegname
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- Giuliana Valenti
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1 MUSEO ETNOLOGICO MONZA E Scheda monografica n. 7 Vecchi mestieri: il falegname MEMB Onlus, Villa Reale Monza Telefono/Fax [email protected]
2 Aprile 2001 Bibliografia: Diritti riservati - le eventuali riproduzioni devono essere preventivamente autoriz- RODI CESARE, Nostalgia di Lombardia, Edito dal Banco Lariano, 1976 RONZONI zate dal MEMB. Domenico Flavio, Dai campi alla fabbrica, Bellavite Editore, Missaglia (CO),1994 Le foto, i documenti ed alcuni oggetti illustrati sono di proprietà del Museo Etnologico Monza e Brianza. Le immagini sono state tratte da: Scheda a cura di S.G./R.R./A.Si. RODI CESARE, Nostalgia di Lombardia, Edito dal Banco Lariano, 1976 RONZONI Le immagini Domenico sono state Flavio, tratte Dai campi da: alla fabbrica, Bellavite Editore, Missaglia (CO),1994 Le GIROTTI foto ed EUGENIA, alcuni oggetti La Calzatura, illustrati nelle storia schede e costume, sono BE-MA di proprietà Editrice,Milano, del : 1986 Museo RODI CESARE, Etnologico Nostalgia Monza e di Brianza Lombardia, Edito dal Banco Lariano, 1976 RONZONI Domenico Flavio, Dai campi alla fabbrica, Bellavite Editore, Missaglia (CO),1994 Bibliografia: GIROTTI EUGENIA, La Calzatura, storia e costume, BE-MA Editrice,Milano, 1986 RODI CESARE, Nostalgia di Lombardia, Edito dal Banco Lariano, 1976 Schede a cura di : Annalisa Bemporad Silvana Giacovelli In copertina: Falegname con i ferri del mestiere - Raccolta Stampe Bertarelli, Milano 6
3 La lavorazione del legno Cenni storici L artigianato del mobile fino al Settecento era quasi inesistente in Brianza. Si può parlare infatti di lavorazione del legno legata alla produzione di oggetti di uso comune, mobili dalla semplice fattura, attrezzi per il lavoro e parti di macchinari utilizzati nelle tessiture. Il prodotto artigianale aveva una diffusione limitata al territorio e si svolgeva in botteghe gestite a livello familiare. Inizialmente si diffuse come secondo lavoro per molti contadini, i quali dovevano integrare le magre entrate provenienti dai lavori agricoli. Alla fine del Settecento, però, la produzione di mobili di qualità era ancora prerogativa di Milano, dove i falegnami erano riuniti in corporazioni che garantivano loro una produzione locale e limitavano l introduzione di merci provenienti dall estero. Solo quando l imperatrice d Austria Maria Teresa, che governava anche sulla Lombardia, nel 1773 soppresse la corporazione dei falegnami, l artigianato brianzolo ebbe maggiore libertà di commercio. Un falegname nella sua bottega. Da BELLEI Patrizia, GRECA Francesca, Mestieri scomparsi e che vanno scomparendo, Cappelli Editore, Bologna, 1984 L artigianato del mobile in Brianza Fra la fine del Settecento e l inizio dell Ottocento si ha in Brianza la nascita dell artigianato del mobile. La richiesta di arredi per le numerose ville patrizie di cui si arricchisce il territorio brianteo portò all incremento della produzione di mobili di pregio a Milano, Monza e in qualche laboratorio di Lissone. Gli artigiani dei borghi brianzoli eseguirono lavori modesti rispetto a quelli realizzati a Milano, come l arredo di locali di servizio, ma questo fermento di attività, contribuì allo sviluppo della lavorazione del legno nel territorio. Fra tutte le residenze patrizie la Villa Reale di Monza, con le sue settecento stanze fece da polo catalizzatore di una incredibile attività artigianale legata alla lavorazione del legno che avrebbe reso famosa la Brianza nel mondo. 2
4 Il laboratorio artigianale La realtà lavorativa più diffusa nel territorio era costituita dal piccolo laboratorio artigianale a conduzione familiare: la bottega. La produzione dei mobili veniva realizzata quasi totalmente a domicilio ed era frequente in tutta la Brianza l abbinamento casabottega: ogni famiglia aveva il proprio laboratorio, che serviva spesso anche da cucina, nel quale lavoravano i componenti stessi della famiglia. I locali che servivano da abitazione e da laboratorio erano quasi sempre a piano terreno, privi di comodità e di igiene. Gli attrezzi del falegname da una stampa dei primi del Raccolta Stampe Bertarelli, Milano I laboratori occupavano, in media, cinque o sei persone dirette dal capo famiglia. Le donne, che generalmente lavoravano nelle tessiture, erano in rari casi assunte in qualità di lucidatrici. L apprendistato Bottega artigiana Pirola, di Lissone - Fototeca Civica Biblioteca, Lissone Giunti all età di anni i ragazzi, che avevano già assorbito dall ambiente familiare l attitudine alla lavorazione del legno, venivano mandati in qualità di garzoni in altre botteghe per imparare il mestiere, perché l autorità del capobottega aveva maggiore efficacia dell autorità paterna. I garzoni compivano i lavori più umili e arrivavano alla categoria di apprendisti, capaci di costruire un mobile ma non ancora qualificati e capaci di compiere un lavoro perfetto e di dirigere una bottega. Raggiunto il perfezionamento, ormai capaci tecnicamente e finanziariamente, si staccavano dalle famiglie o dal padrone e impiantavano una nuova bottega, usufruendo anche del credito che facevano loro i negozianti. 3
5 Condizioni di vita degli artigiani falegnami La condizione economica dei lavoratori del legno ed il loro tenore di vita non erano elevati, nonostante non vi fosse, come nel resto d Italia, la disoccupazione. La scala gerarchica della produzione del mobile porta sul primo gradino, il più basso, il fabbricante di mobili grossolani. Egli vendeva al negoziante la sua produzione in cambio di acconti di salario in natura, oppure che portava i mobili a Milano e li vendeva al mercato settimanale. Scuola del mobile di Lissone: laboratorio di falegnameria. Fototeca Bibliotaca Di Lissone Più in su sta l ebanista che fabbricava il mobile per il grande magazzino: questi sono i lavoratori del legno più numerosi. In Brianza nel 1904 i salari erano di 2 lire per gli operai e di 3 lire per gli intagliatori, mentre a Milano la media si aggirava sulle tre lire e cinquanta. L orario di lavoro giornaliero oscillava tra le 11 e le 14 ore. Le condizioni degli artigiani brianzoli rimase precaria nonostante con il tempo si verificassero sensibili miglioramenti: la sostituzione del mais con il pane di frumento, nuove abitazioni con migliori condizioni igieniche, la diffusione di scuole professionali che elevavano la cultura e l abilità dei lavoratori. Scuola del mobile di Lissone: laboratorio di intagliatori. Fototeca Bibliotaca Di Lissone 4
6 L artigianato ed il commerciante Scuola del mobile di Lissone: laboratorio di falegnameria. Fototeca Bibliotaca Di Lissone Verso la metà del 1800 tutta l attività lavorativa degli In quegli anni l industria del mobile brianzola raccolse numerosi riconoscimenti internazionali: nel si meritò la medaglia d oro alla Mostra italo-americana di Genova; nel 1893 le venne conferita la medaglia d oro all Esposizione Internazionale di Chicago e assegnata quella d argento a Parigi. Tutta l attività lavorativa degli artigiani in Brianza dipendeva dalle poche grandi aziende commerciali, quali la Gatti, la Meroni Fossati e la Paleari, fondate tra il 1840 ed il Queste svolgevano una attività su vasta scala, raccogliendo la produzione degli artigiani per poi provvedere alla vendita sul mercato milanese. Quello che legava l artigiano alla ditta commerciale era un rapporto di sottomissione: il negozianteimprenditore imponeva il tipo di lavoro da svolgere, forniva la materia prima, controllava i lavoratori pagandoli spesso non in denaro ma in natura, con legname, colla o generi alimentari. Erano pochi quelli che cercavano di liberarsi dalla sudditanza, costruendo in proprio qualche mobile per poi venderlo sul mercato di Milano. La lavorazione meccanica del legno si sviluppò in Brianza solo verso la fine dell Ottocento. Con lo sviluppo industriale aumentò anche il commercio. 5
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