CONTROLLO DELLA FAUNA SELVATICA
|
|
|
- Olivia Lelia Casini
- 9 anni fa
- Visualizzazioni
Transcript
1 CONTROLLO DELLA FAUNA SELVATICA Comma 2: le regioni, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l utilizzo di metodi ART. 19 ecologici su parere dell Istituto nazionale per la fauna selvatica. L. 157/92 Qualora l Istituto verifichi l inefficacia dei predetti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali. Queste ultime potranno altresì avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purché muniti di licenza per l esercizio venatorio, nonché delle guardie forestali e delle guardie comunali munite di licenza per l esercizio venatorio.
2 ART. 17 L.R. 50/93 Le Province, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico ART. 23 L.R. 7/99 e da operatori muniti di licenza per l esercizio dell attività venatoria, all uopo espressamente autorizzati dalla Provincia, direttamente coordinati dal personale di vigilanza della stessa
3 CARATTERISTICHE In genere una popolazione risulta determinata da un insieme di caratteristiche: sistematiche: riguardano la genesi e la suddivisione in diverse razze etologiche: riguardano i caratteri, non sempre facilmente distinguibili, trasmissibili per un tempo non indefinito alla prole. Queste caratteristiche possono variare entro certi limiti con il MUTARE DELL AMBIENTE.
4 FAUNA SELVATICA Art. 2 L.157/92: fanno parte della fauna selvatica le specie di mammiferi e di uccelli dei quali esistono popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nel territorio nazionale DEFINIZIONE POPOLAZIONE SELVATICA In ecologia si definisce come popolazione un gruppo di individui, appartenenti alla stessa specie, che vive in uno stesso territorio, nello stesso tempo e che possono riprodursi liberamente fra loro.
5 INDIVIDUAZIONE Per individuare una popolazione specifica ci si basa su due criteri fondamentali: a) l ambiente o territorio nella quale essa vive; a) lo scambio del patrimonio genetico. Esistono quindi minori barriere riproduttive tra individui che compongono una stessa popolazione, di quante ve ne siano fra individui appartenenti a popolazioni diverse, anche se limitrofe. Tali barriere non sono legate solo al territorio, ma spesso comprendono anche numerosi modelli comportamentali.
6 GESTIONE DI UNA POPOLAZIONE Per gestire una popolazione selvatica e valutare il modo in cui si evolve la sua dinamica, è necessario acquisire una serie di dati riguardanti:
7 a) La consistenza numerica o numero degli effettivi; b) La densità o il numero di individui presenti per unità di superficie; c) La natalità; d) La mortalità; e) Il tasso di accrescimento teorico della popolazione stessa (potenziale biotico); f) La suddivisione in classi di età (cuccioli, sub-adulti, adulti, anziani); g) La dispersione (modo con cui gli individui si distribuiscono nel territorio: casuale, uniforme o a gruppi).
8 MOTIVAZIONI DEL CONTROLLO a) Per la migliore gestione del patrimonio zootecnico; b) Per la tutela del suolo (danni provocati da nutrie e cinghiali); c) Per motivi sanitari (pseudo peste aviare, rabbia, ecc.); d) Per la selezione biologica; e) Per la tutela del patrimonio storico ed artistico (storni sui tetti, ecc.); f) Per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche.
9 LINEE GUIDA DELL ISTITUTO NAZIONALE PER LA FAUNA SELVATICA IN MATERIA DI CONTROLLO La legge 11 febbraio 1992 n. 157 all art. 19 introduce notevoli cambiamenti nella regolamentazione relativa al controllo della fauna selvatica rispetto alla precedente normativa.
10 PRINCIPALI ELEMENTI DI NOVITA : Possibilità di attuare interventi di controllo in qualsiasi specie di fauna selvatica, anche all interno di zone vietate alla caccia. Necessità di fare ricorso, almeno in prima istanza, a metodi ecologici prima di ricorrere ad eventuali piani di abbattimento. Attribuzione alle guardie venatorie dipendenti dalla Amministrazioni Provinciali della funzione di soggetti primari per ciò che concerne l esecuzione dei piani di controllo diretto.
11 L attività di controllo della fauna comprende un ampia casistica articolata in funzione: - tipo di danno - istituti di gestione faunistico-venatoria interessati - strumenti di controllo La possibilità di intervento su una determinata specie prende in considerazione: Il rapporto tra valore conservazionistico della specie (caratteristiche distributive, Status e vulnerabilità della specie o della popolazione locale) e natura ed entità del danno. La valutazione critica del rapporto di cui sopra costituisce criterio per decidere su ogni intervento.
12 Il controllo di specie selvatiche si configura come uno strumento: a) Di gestione in armonia con le caratteristiche e gli scopi di ciascuno degli Istituti faunistici previsti dalla legge a) Per contemperare la necessità di conservazione delle specie faunistiche con l esigenza di tutelare l interesse pubblico o privato dai danni provocati dalla fauna a) Per conservare realtà faunistiche importanti, minacciate da specie competitrici o predatrici
13 Vi sono varie tipologie di controllo, a seconda delle finalità che ci si prefigge, ma ogni tipologia contempla sostanzialmente due fasi di intervento: Il ricorso esclusivo a metodi ecologici, intesi nella accezione più ampia, cioè tutti i mezzi e le operazioni di controllo che prescindono dalla sottrazione di individui dalle popolazioni naturali attraverso l abbattimento e le catture. Il ricorso, in caso di inefficacia dei metodi ecologici, a piani di abbattimento. L efficacia e la tempestività dell attuazione degli interventi di controllo non può prescindere dalla sensibilità a livello locale alle problematiche e dalla disponibilità di personale preparato.
14 LE FASI DEL CONTROLLO 1^ FASE CONTROLLO MEDIANTE RICORSO A METODI ECOLOGICI A) Contenimento delle fonti trofiche di origine artificiale ampiamente presenti e disponibili (es. discariche di rifiuti e scarti di allevamento, riduzione o eliminazione delle immissioni di selvaggina pronta caccia). B) Ricorso a barriere fisiche (recinzioni, reti, repellenti, detonatori acustici, fili elettrificati ) sulla base dei fondi regionali di cui all art. 26 della L. 157/92 e all art. 28 della L.R. 50/93. C) Risarcimento monetario del danno sulla base dei fondi regionali di cui sopra.
15 A) Programmazione e adeguamento del prelievo di caccia, nell ambito di una unità di gestione in cui si attui un prelievo venatorio a carico di specie potenzialmente dannose. Si tratta di mantenere una densità sostenibile che risulti compatibile con le interferenze esercitate dai selvatici. Lo strumento è l adeguamento quali-quantitativo dei piani di prelievo e dei calendari di caccia ed è realisticamente attuabile solo per alcune specie di Ungulati. A) Cattura e traslocazione di esemplari da un area ad un altra. B) Miglioramenti ambientali finalizzati al potenziamento delle possibilità di alimentazione naturale.
16 2^ FASE VERIFICA DA PARTE DELL I.N.F.S. DELL EFFICACIA DEI METODI ECOLOGICI L art. 19 L. 157/92 stabilisce che l I.N.F.S. verifica l efficacia dei metodi ecologici impiegati per il controllo della fauna selvatica. Il giudizio circa l efficacia dei metodi ecologici utilizzati emerge dall analisi di una relazione tecnica dell Ente delegato, allegata alla richiesta di parere per la realizzazione del piano di abbattimento.
17 La relazione tecnica contiene: la denominazione e tipo di istituto (A.T.C., A.F.V., C.A., Z.R.C. ); Provincia e Comune in cui è ubicata l area e sua estensione; specie selvatica responsabile della danno; valutazione della consistenza della popolazione responsabile del danno; tipo di danno lamentato (colture danneggiate, epoca, ecc.); somme spese per la prevenzione; somme spese per il risarcimento del danno; metodi ecologici posti in essere.
18 L I.N.F.S. sulla base delle informazioni ricevute esprime un parere tecnico circa l opportunità di affiancare agli interventi di cui sopra piani di abbattimento. I piani di abbattimento sono specifici per ciascun ambito di gestione e sono attuati con metodi in grado di consentire la massima selettività ed efficacia d azione unitamente al minimo disturbo nei confronti di specie selvatiche non bersaglio. Gli interventi vanno condotti dai soggetti previsti dalla Legge (agenti venatori, coadiuvati da proprietari e conduttori di fondi, ecc.). Il parere positivo indica un limite temporale per l attuazione, che può essere anche pluriennale. Obbligo di rendiconto.
19 COME SI EFFETTUA IL CONTROLLO 1. Il controllo deve essere esercitato selettivamente, deve cioè colpire o riguardare unicamente la specie oggetto del controllo. Da ciò ne deriva implicitamente il divieto dell uso di mezzi che non sono selettivi e che consentono ad esempio la cattura anche di altre specie. Esempio di un caso limite: lo sparo nei nidi delle cornacchie grigie senza aver prima verificato da chi sono occupati.
20 1. Il controllo deve, di norma, prevedere l utilizzo di metodi ecologici. Cos è l ecologia? E la branca della biologia che studia i rapporti fra gli organismi viventi e l ambiente circostante, mentre la biologia è la scienza che tratta di tutte le manifestazioni della vita e che studia i fenomeni comuni a tutti gli esseri viventi. Pertanto, quando si parla di metodi ecologici si deve intendere ad esempio l eliminazione di fonti di alimentazione della specie oggetto di controllo, la costruzione di apposite recinzioni per la difesa degli animali domestici, sostenere e/o favorire lo sviluppo di specie predatrici, ecc. 3. Il controllo deve essere attuato su parere dell I.N.F.S.
21 PIANI DI ABBATTIMENTO I piani di abbattimento sono autorizzati dalla Regione dopo aver verificato l inefficacia dei metodi ecologici. La Regione Veneto con l art. 17 della legge regionale 50/93 ha delegato le Province. I PIANI DI ABBATTIMENTO SONO ATTUATI DALLE GUARDIE VENATORIE DIPENDENTI DALLE PROVINCE Queste ultime possono farsi coadiuvare dai cacciatori (L.R. 7/99), dai proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani, nonché dalle guardie forestali e dalle guardie comunali munite di licenza.
22 Per l utilizzo delle armi il cacciatore deve avere: a) Porto d armi in corso di validità; b) Assicurazione; c) Versamenti in regola per l esercizio venatorio. Il controllo può essere attuato da persone non iscritte all Ambito Territoriale di Caccia o ai Comprensori Alpini.
23 MODALITA DEL CONTROLLO Nell attività di controllo, oltre che i mezzi consentiti per l esercizio venatorio, possono utilizzarsi: TRAPPOLE RETI Il controllo può essere attuato in orari e in periodi diversi da quelli in cui è consentito l esercizio venatorio. il controllo può essere attuato, inoltre, nelle zone in cui non è consentito l esercizio venatorio, ma devono essere sempre e comunque rispettate le norme di sicurezza previste per l uso delle armi (distanza da strade, fabbricati, ecc.).
24 Il controllo mira: Da ricordare: FINALITA DEL CONTROLLO All eradicamento della specie (per animali non appartenenti alla fauna autoctona) Contenimento della specie (per animali in fase di eccessiva espansione) Tutte le specie autoctone svolgono una loro funzione utile. Non esistono nocivi ma predatori. La specie autoctone sono soggette solo al contenimento, mai all eradicamento.
25 ASPETTI SANITARI Non bisogna dimenticare che alcuni animali possono trasmettere malattie pericolose per l uomo, tra cui appare opportuno ricordare: RABBIA SILVESTRE E un infezione provocata dal morso di animali mammiferi (cani, volpi, ecc.). Incubazione: da 8 gg. a 3 mesi. Sintomi: spasmi, agitazione, allucinazioni visive LEPTOSPIROSI La leptospirosi si diffonde con le urine. Queste possono infettare tutti coloro che si bagnano in acque dolci. Le leptospirosi hanno bisogno di una piccola lesione cutanea per attraversare la pelle. Sintomi: febbre con brividi, dolori muscolari, emorragie cutanee. La nutria, al pari dei ratti, è considerata un animale portatore di leptospirosi.
26 MALATTIA DI LYME Vettori alcune specie di zecche che sono infette dal virus della Borrelia che è l agente che trasmette la malattia. Incubazione: 15/20 gg. Sintomi: eritema circolare migrante (ECM) che scompare nel giro di pochi giorni. Poi la malattia si può manifestare in forma cronica anche dopo oltre un anno dalla manifestazione dell ECM. Animali diffusori: le zecche che possono essere rinvenute sulle Volpi e sulle Nutrie. DISPOSITIVI DI PROTEZIONE: guanti e indumenti adatti ad evitare il contatto diretto con l animale contaminato.
ALLEGATO A1 Dgr n. 3173 del 10.10.2006 pag. 1/9
giunta regionale 8^ legislatura ALLEGATO A1 Dgr n. 3173 del 10.10.2006 pag. 1/9 GUIDA METODOLOGICA ALLA VALUTAZIONE D INCIDENZA RIFERITA A PIANI DI TIPO FAUNISTICO - VENATORIO In considerazione della specificità
PROVINCIA DI PISA. Cinghiale. Premessa
PROVINCIA DI PISA Documento sulle linee applicative del Protocollo Tecnico tra la Provincia di Pisa e l'istituto Nazionale per la Fauna Selvatica relativamente ad alcune specifiche azioni di controllo
CORSI DI PREPARAZIONE ALLA GESTIONE FAUNISTICA DI CUI ALLA L.R. N. 8/1994, ART. 16, COMMA 3 E SUCCESSIVE MODIFICHE
(Dalla DGR n. 1104/2005) CORSI DI PREPARAZIONE ALLA GESTIONE FAUNISTICA DI CUI ALLA L.R. N. 8/1994, ART. 16, COMMA 3 E SUCCESSIVE MODIFICHE I corsi vengono istituiti per il controllo delle specie maggiormente
Il soggetto organizzatore consegna a ciascun partecipante il materiale adeguato alla preparazione per sostenere la prova d esame.
ALLEGATO B DISPOSIZIONI MINIME RELATIVE AI CORSI DI ABILITAZIONE AL CENSIMENTO E AL PRELIEVO SELETTIVO DEGLI UNGULATI, ALLA CACCIA AL CINGHIALE IN FORMA COLLETTIVA E A CAPOSQUADRA PER LA CACCIA COLLETTIVA
PROVINCIA DI VICENZA
PROVINCIA DI VICENZA Contrà Gazzolle n. 1 36100 VICENZA C. Fisc. P. IVA 00496080243 DETERMINAZIONE N 934 DEL 30/12/2016 SETTORE SERVIZI CACCIA E PESCA OGGETTO: CONTROLLO DELLA VOLPE (VULPES VULPES) ALL'INTERNO
Il programma didattico dei corsi è articolato in lezioni teorico-pratiche come indicato in allegato.
Allegato CRITERI PER L ORGANIZZAZIONE E LA GESTIONE DEI CORSI DI ABILITAZIONE ALLA CACCIA DI SELEZIONE AGLI UNGULATI (CERVO, CAPRIOLO, CAMOSCIO, DAINO, MUFLONE) 1 - Organizzazione dei corsi I corsi per
AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI SIENA U.O.O. RISORSE FAUNISTICHE
AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI SIENA U.O.O. RISORSE FAUNISTICHE REGOLAMENTO PROVINCIALE PER LA GESTIONE DELLE AREE PER L ADDESTRAMENTO, L ALLENAMENTO E LE GARE DEI CANI APPROVATO CON DELIBERA N. 7 DEL
DECRETO N Del 20/06/2016
DECRETO N. 5734 Del 20/06/2016 Identificativo Atto n. 2880 PRESIDENZA Oggetto ATTIVAZIONE CACCIA DI SELEZIONE AL CINGHIALE, STAGIONE VENATORIA 2016-2017 UTR INSUBRIA COMO. L'atto si compone di pagine di
DELIBERAZIONE N. 44/21 DEL
Oggetto: Legge regionale 23 luglio 1998, n. 23 Norme per la protezione della fauna selvatica e per l esercizio della caccia in Sardegna. Danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole, zootecniche,
1) Caccia al cinghiale in area non vocata
Piano per la caccia di selezione al cinghiale nelle aree non vocate alla specie della Provincia di Firenze In attuazione del Piano Faunistico Venatorio Provinciale 2012-2015 1) Caccia al cinghiale in area
REGOLAMENTO PER IL RECUPERO DEGLI UNGULATI FERITI
REGOLAMENTO PER IL RECUPERO DEGLI UNGULATI FERITI ART. 1 Principi generali 1. L Ambito Territoriale di Caccia Perugia 2 con il presente Regolamento istituisce il servizio di recupero degli ungulati feriti
CORSO PER CACCIATORE DI UNGULATI CON METODI SELETTIVI ABILITATO AL PRELIEVO DI CINGHIALE, CAPRIOLO, CERVO, DAINO E MUFLONE
CORSO PER CACCIATORE DI UNGULATI CON METODI SELETTIVI ABILITATO AL PRELIEVO DI CINGHIALE, CAPRIOLO, CERVO, DAINO E MUFLONE Il corso della durata di 62 ore teoriche, 4 ore di laboratorio e 8 ore di campo,
PROBLEMATICA CINGHIALE
PROBLEMATICA CINGHIALE Le problematiche legate alla presenza e diffusione della specie cinghiale sul territorio provinciale sono, da sempre, tra le principali questioni che l'amministrazione Provinciale
Provincia di Benevento Regolamento Provinciale per la Gestione Faunistico Venatoria del Cinghiale - BOZZA -
Provincia di Benevento Regolamento Provinciale per la Gestione Faunistico Venatoria del Cinghiale - BOZZA - Titolo I - Parte generale Art. 1 - Finalità Il presente regolamento disciplina la gestione faunistica
REGIONE PIEMONTE - BOLLETTINO UFFICIALE N. 31 DEL 05/08/10
REGIONE PIEMONTE - BOLLETTINO UFFICIALE N. 31 DEL 05/08/10 Deliberazione della Giunta Regionale 2 agosto 2010, n. 65-477 Legge regionale 70/1996, art. 41, comma 3. Criteri per l'organizzazione dei corsi
Ambito Territoriale di Caccia ASCOLI PICENO Via Salaria Inferiore, Ascoli Piceno
Ambito Territoriale di Caccia ASCOLI PICENO Via Salaria Inferiore, 84 63100 Ascoli Piceno CORSO FORMATIVO per l abilitazione alla figura tecnica di CACCIATORE DI CINGHIALE IN FORMA COLLETTIVA (lett. e),
DECRETO N Del 20/07/2016
DECRETO N. 7145 Del 20/07/2016 Identificativo Atto n. 3802 PRESIDENZA Oggetto AUTORIZZAZIONE DELLA CACCIA DI SELEZIONE AL CAPRIOLO, AL CERVO, AL MUFLONE E DEI RELATIVI PIANI DI PRELIEVO, NEI COMPRENSORI
Punti di forza della legge157/92
Punti di forza della legge157/92 Ha recepito gli obblighi internazionali e comunitari in materia di fauna e ambiente ( es. elenco specie protette e cacciabili, durata della stagione venatoria) Pianificazione
REGIONE PIEMONTE ASSESSORATO CACCIA E PESCA
REGIONE PIEMONTE ASSESSORATO CACCIA E PESCA DISPOSIZIONI IN ORDINE ALL IMPIANTO E ALL ESERCIZIO DEGLI ALLEVAMENTI DI FAUNA SELVATICA A SCOPO DI RIPOPOLAMENTO O A SCOPO ALIMENTARE. (ART. 22 L.R. 4 SETTEMBRE
Vista la legge 11 febbraio 1992, n. 157 ed in particolare l art. 18 concernente le specie cacciabili e i periodi di attività venatoria;
REGIONE PIEMONTE BU17S1 24/04/2014 Deliberazione della Giunta Regionale 15 aprile 2014, n. 30-7447 Art. 18, legge 11.2.1992, n. 157. Art. 40, comma 2, della l.r. 5/2012. D.G.R. n. 94-3804 del 27.4.2012
PROVINCIA DI VICENZA
PROVINCIA DI VICENZA Contrà Gazzolle n. 1 36100 VICENZA C. Fisc. P. IVA 00496080243 DETERMINAZIONE N 287 DEL 05/04/2017 Servizio POLIZIA PROVINCIALE OGGETTO: PIANO QUINQUENNALE (2017-2021) DI CONTROLLO
alla caccia di selezione della specie CINGHIALE
CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI POLLUTRI CORSO PER L'ABILITAZIONE alla caccia di selezione della specie CINGHIALE Marco Franolich (Tecnico faunista, docente Scuola Forestale del Latemar) Amanda de Menna
REGOLAMENTO PROVINCIALE PER LA COSTITUZIONE E GESTIONE DELLE ZONE ADDESTRAMENTO CANI E GARE CINOFILE N. 37/99 e s.m.i.
REGOLAMENTO PROVINCIALE PER LA COSTITUZIONE E GESTIONE DELLE ZONE ADDESTRAMENTO CANI E GARE CINOFILE N. 37/99 e s.m.i. ART. 1 (Finalità) 1. Il presente regolamento disciplina la costituzione e le modalità
CALENDARIO VENATORIO RELATIVO ALL INTERO TERRITORIO REGIONALE PER LA STAGIONE 2016/2017
ALLEGATO A CALENDARIO VENATORIO RELATIVO ALL INTERO TERRITORIO REGIONALE PER LA STAGIONE 2016/2017 L esercizio venatorio nella stagione 2016/2017, è consentito con le seguenti modalità: 1) SPECIE E PERIODI
PIANO DI CONTROLLO E CONTENIMENTO NUMERICO DELLA SPECIE CINGHIALE NELLA PROVINCIA DI BIELLA
Servizio: Caccia e Pesca nelle acque interne PIANO DI CONTROLLO E CONTENIMENTO NUMERICO DELLA SPECIE CINGHIALE NELLA PROVINCIA DI BIELLA PROCEDURE OPERATIVE DI DETTAGLIO DEGLI INTERVENTI URGENTI A TUTELA
PROVINCIA DI SIENA Area POLITICHE DELL AMBIENTE SERVIZIO RISORSE FAUNISTICHE E RISERVE NATURALI
PROVINCIA DI SIENA Area POLITICHE DELL AMBIENTE SERVIZIO RISORSE FAUNISTICHE E RISERVE NATURALI REGOLAMENTO PROVINCIALE PER LA GESTIONE FAUNISTICA E VENATORIA DI CERVIDI E BOVIDI TITOLO I PRINCIPI GENERALI
L osservatorio faunistico della Regione Emilia-Romagna
Bologna. Martedì 4 maggio 2010 L osservatorio faunistico della Regione Emilia-Romagna L.R. n.8 15 febbraio 1994 Art.2 comma 4 La Regione promuove, in collaborazione con i competenti Servizi delle Province,
ATC BI1- CA BI1 PROGRAMMA CORSO ABILITAZIONE CACCIA DI SELEZIONE UNGULATI I MODULO PARTE GENERALE DATA ARGOMENTO TIPOLOGIA DURATA
ATC BI1- CA BI1 PROGRAMMA CORSO ABILITAZIONE CACCIA DI SELEZIONE UNGULATI I MODULO PARTE GENERALE 16-04 19-04 06-05 Generalità sugli ungulati Sistematica - morfologia - ecoetologia - distribuzione e status
CAPO I CALENDARIO VENATORIO REGIONALE PER LA STAGIONE 2014/2015. Articolo 1 (Caccia programmata)
Anno XLV - N. 16 BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE LIGURIA Parte II 16.04.2014 - pag. 32 CAPO I CALENDARIO VENATORIO REGIONALE PER LA STAGIONE 2014/2015 Articolo 1 (Caccia programmata) 1. Ai fini della
XIX CORSO PER CACCIATORI DI SELEZIONE AGLI UNGULATI
XIX CORSO PER CACCIATORI DI SELEZIONE AGLI UNGULATI Il corso intende fornire la preparazione necessaria a conseguire l abilitazione di personale addetto ai censimenti di Ungulati ed al loro prelievo selettivo,
PROVINCIA DI CARBONIA IGLESIAS
DETERMINAZIONE N. 216 DEL 11 LUGLIO 2013 Oggetto: Autorizzazione all istituzione di una zona per l allenamento e l addestramento dei cani e per le prove cinofile - di tipo PB - denominata Fais Gianfranco
CORSI PER L ABILITAZIONE DI: IN PROVINCIA DI CASERTA
Prot. n. 94685/ATC del 29/12/2015 CORSI PER L ABILITAZIONE DI: COADIUTORE AI PIANI DI CONTROLLO NUMERICO DEL CINGHIALE, VOLPE e CORVIDI; CONDUTTORE DI CANE LIMIERE; OPERATORE FAUNISTICO e CONTROLLO DI
