RISIERA DI SAN SABBA, TRIESTE
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- Faustina Renzi
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2 RISIERA DI SAN SABBA, TRIESTE La Risiera di San Sabba è stato un lager nazista, situato nella città di Trieste, utilizzato per il transito, la detenzione e l'eliminazione di un gran numero di detenuti, in prevalenza prigionieri politici ed ebrei. È stato uno dei campi di smistamento in Italia. In esso le autorità tedesche smistavano le persone che sarebbero andate nei campi di concentramento, i prigionieri più pericolosi venivano invece uccisi nella risiera tramite un colpo di mazza alla nuca o tramite fucilazione. Nel lager italiano c'era un forno crematorio per i cadaveri: questo forno venne ricavato da un essiccatoio in cui in precedenza veniva asciugato il riso. Oggi la risiera è divenuta un museo.
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5 Interno della Risiera. Un incendio ha bruciato i solai. Qui venivano poste intere famiglie in attesa della deportazione. A queste veniva detto che sarebbero state trasferite «SEMPLICEMENTE» altrove.
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7 Alcuni degli oggetti ritrovati
8 Celle di detenzione
9 Stanza in cui venivano «ammassati» i detenuti per poi essere uccisi. I superstiti raccontano che tutti coloro che vedevano entrare in questa stanza sparivano nel nulla passavano per i forni. Un sopravvissuto che di mestiere faceva il meccanico racconta che dalla sua cella, in piena notte, sentiva il rumore dei motori delle camionette accesi per ore. Se consideriamo la scarsità del petrolio in quel momento l unica giustificazione diventa l utilizzo del gas asfissiante per uccidere i prigionieri
10 Il museo della Risiera Uniforme appertenuta a Jolanda Marchesich sopravvissuta ad Auschwitz Mauthausen dono Associazione nazionale ex deportati Trieste,2005
11 Monumento in onore dei caduti
12 Meraviglioso Danubio
13 trasformato in luogo degli orrori. Il monumento delle scarpe
14 I testimoni raccontano che gli ebrei venivano fatti marciare, nudi, sotto la neve, per chilometri, sino al lungo Danubio. Questi erano legati per due; uno dei due veniva ucciso con un colpo di pistola, questo faceva da zavorra all altro che finiva in acqua e annegava
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16 La sinagoga a Budapest: venne costruita con due torri seguendo l architettura delle chiese cristiane in segno di fratellanza e apertura.
17 Interno del complesso della sinagoga: il cimitero
18 L albero della vita nel parco della rimembranza nel giardino della sinagoga Dohani, a Budapest. Su ogni foglia di questo salice piangente è inciso il nome di un ebreo vittima dell olocausto. Opera voluta dalla fondazione Emanuele creata dall attore Tony Curtis, in memoria degli ebrei sterminati, fra i quali suo padre.
19 Il quartiere ebraico di Budapest
20 Il monumento delle sedie ogni sedia corrisponde a mille ebrei ammazzati nel ghetto le sedie sono 67
21 STORIA DI UN GIUSTO, Tadeusz Pankiewicz Quando arrivarono i tedeschi, a Budapest venne creato il ghetto all interno del quartiere ebraico. Tutti gli ariani dovevano spostarsi fuori dalla cinta muraria un farmacista si rifiutò trovando un escamotage per rimanere nella sua farmacia. Qui creò un circolo culturale e scientifico grazie al quale potè aiutare molti ebrei, evitando, per esempio, che si propagassero epidemie all interno del ghetto. Non consegnò neppure la sua radio attraverso la quale potevano ascoltare le notizie ufficiali del conflitto tramite radio Londra.
22 Monumento ai giusti: in esso vengono ricordati tutti coloro che aiutarono il popolo ebraico, tra loro Giorgio Perlasca. Gli ebrei sostituiscono ai fiori, destinati a morire, la pietre, che rimangono eterne.
23 Museo dalla Shoa-Budapest
24 Un tedesco rade i capelli ad un ebreo mentre un altro soldato ride sarcasticamente
25 Immagini di follia quotidiana
26 Un funerale ariano. Hitler aveva trasformato i riti religiosi in cerimonie laiche.
27 Esecuzioni di piazza
28 Un istallazione moderna dalla forma di cubo di vetro, al suo interno i nomi degli ebrei presenti sulla lista di Schindler.
29 Auschwitz
30 Contenitori di diclon b, il gas utilizzato per le camere a gas
31 Occhiali
32 Protesi
33 Utensili vari
34 Valige. I deportati scrivevano minuziosamente su di esse il loro nome, cognome ed indirizzo nella certezza di doverle riutilizzare
35 Ricordi di bambini
36 Scarpe
37 Spazzole
38 Tribunale fittizio in cui i prigionieri venivano giudicati (COLPEVOLI) e veniva letta loro la sentenza
39 Luogo in cui i prigionieri aspettavano per la sentenza
40 I condannati a morte venivano addossati al muro con il volto rivolto ad esso e fucilati con un colpo alla nuca
41 Le finestre del blocco sono murate perché i prigionieri non dovevano assistere all esecuzione
42 Questi letti potevano ospitare anche tre detenuti
43 La cella di un Kapo Il Kapo era un prigioniero dei lager nazisti investito dalle autorità dei campi di funzioni di responsabilità su una squadra di lavoro, di mantenimento dell ordine, e in generale di sorveglianza sui deportati; La loro prigione era meno dura rispetto a quella degli altri
44 La cella di padre Maksymilian Maria Kolbe, un presbitero e francescano polacco che si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia, destinato al bunker della fame nel campo di concentramento di Auschwitz. È stato beatificato nel 1971 da papa Paolo VI, che lo chiamò "martire dell'amore", e quindi proclamato santo nel 1982 da papa Giovanni Paolo II
45 Museo di auschwitz archivio cartaceo in cui sono contenuti alcuni dei nomi dei deportati
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47 Forca in cui è stato giustiziato il responsabile del campo dopo la liberazione da parte dei russi
48 Camera a gas in essa venivano stipati anche mille ebrei. In alto vi erano due aperture dalle quali veniva immesso il diclon b, che un tempo veniva utilizzato per sterminare i topi
49 Forno crematorio era attiguo alla camera a gas per facilitare il trasporto delle vittime. Delle squadre «speciali» si occupavano di privare i corpi di denti d oro, di capelli e di tutto ciò che poteva risultare utile
50 Il forno visto dall esterno
51 Birkenau
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53 Questi ambienti, una volta stalle per animali, rappresentavano le camerate in cui venivano «stipati» migliaia di uomini e donne
54 Water Al «bagno» si andava solo due volte al giorno: la mattina prima di andare a lavoro e la sera quando si rientrava dal lavoro.
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58 Resti del forno crematorio distrutto dai tedeschi prima di fuggire
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60 Caldaie che producevano calore per disinfettare gli indumenti dei detenuti
61 Il vapore finiva in questi incavi e disinfettava gli indumenti
62 Alcune delle vittime
63 GRIDO DI DISPERAZIONE ED AMMONIMENTO ALL UMANITÁ SIA PER SEMPRE QUESTO LUOGO DOVE I NAZISTI UCCISERO CIRCA UN MILIONE E MEZZO DI UOMINI, DONNE E BAMBINI PRINCIPALMENTE EBREI, DA VARI PAESI D EUROPA. AUSCHWITZ-BIRKENAU
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