L AMBIENTE PER L IMPRESA
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- Iolanda Napolitano
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1 L AMBIENTE PER L IMPRESA Contesto generale all interno del quale l impresa è chiamata a svolgere le sue funzioni Insieme di attori Insieme di condizioni (vincoli e opportunità) AMBIENTE ESTESO AMBIENTE COMPETITIVO Ambiente competitivo specifico del business
2 L AMBIENTE PER L IMPRESA Chi ne fa parte? Acquirenti Concorrenti Fornitori Distributori Investitori Autorità pubbliche forze sociali Organismi rilevanti Interazione passiva o attiva?!
3 L AMBIENTE PER L IMPRESA Ambiente: oggettivo o soggettivo?! (di sicuro è) COMPLESSO! Percepire la complessità Fronteggiare la complessità produrre all interno dell impresa le condizioni per incrementare il patrimonio di conoscenze
4 L AMBIENTE PER L IMPRESA Cosa significa complessità? Varietà e variabilità della domanda Autopropulsività della domanda Inappropriabilità della ricerca scientifica GLOBALIZZAZIONE
5 L AMBIENTE PER L IMPRESA
6 GLOBALIZZAZIONE tendenza dell economia ad assumere una dimensione sovranazionale processo di integrazione crescente delle economie delle diverse aree del mondo TRE ASPETTI: 1. Globalizzazione del mercato e delle merci (a partire dall abbattimento delle barriere doganali, 1945, e sostenuto oggi dal WTO WTO: World Trade Organization Organismo internazionale con sede a Ginevra, istituito nel Definisce le regole del commercio mondiale in una logica liberista di esclusiva tutela degli interessi delle multinazionali?! Le sue norme, assunte attraverso accordi, hanno un carattere di obbligatorietà per tutti i paesi membri (circa 150).
7 2. Mondializzazione delle imprese, dei processi di lavoro e dei processi produttivi (delocalizzazione del lavoro) 3. Mondializzazione finanziaria TEORIA DELLO SGOCCIOLAMENTO (Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale) il processo, pur generando enormi iniquità, produrrà una ricchezza e una crescita talmente elevate da tracimare necessariamente, piano piano, verso i paesi poveri, a loro beneficio
8 Globalizzazione misurata dal livello di tre variabili: 1) flussi migratori 2) commercio estero (import più export in rapporto al PIL) 3) investimenti diretti esteri (IDE)
9 Include un elemento di crescita aumento di indicatori di ricchezza quali il PIL (ing. GDP Gross Domestic Product) è il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all'interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l'anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette); non viene quindi conteggiata la produzione destinata ai consumi intermedi, che rappresentano il valore dei beni e servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi.
10 ma anche di trasformazione qualitativa della società cambiamenti della qualità della vita, ex. numero medici per abitante, educazione, alfabetizzazione Ma cosa è un indicatore?? Siamo sicuri di avere sempre chiaro l obiettivo della misurazione??
11 INDICE DI SVILUPPO UMANO (ISU, ing. HDI) - Indice di aspettativa di vita - Indice di educazione (livello di istruzione degli adulti, indice lordo di iscrizioni scolastiche) - Indice PIL procapite Enormi differenze con gli indici che prendono in considerazione solo variabili economiche. Paesi molto ricchi, ma con scarsi o inesistenti sistemi di welfare hanno punteggi ISU molto bassi!
12 ECONOMIA DELLO SVILUPPO Introduzione Mappa dettagliata dell'indice di sviluppo umano (Rapporto 2008-dati 2006) sopra a 0,950 0,900 0,949 0,850 0,899 0,800 0,849 0,750 0,799 0,700 0,749 0,650 0,699 0,600 0,649 0,550 0,599 0,500 0,549 0,450 0,499 0,400 0,449 0,350 0,399 sotto a 0,350 N/A
13 INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI Paesi di origine Avanzati 100,0 90,2 In via di sviluppo 0,0 9,8 Totale 100,0 100,0 Paesi di destinazione Avanzati 37,2 68,1 In via di sviluppo 62,8 31,9 Totale 100,0 100,0 Settori Agricoltura e industria estrattiva 55,0 6,5 Industria manifatturiera 15,0 43,6 Servizi 30,0 49,9 Totale 100,0 100,0
14 BENEFICI DELL APERTURA DEI MERCATI: TASSI DI CRESCITA DEL PRODOTTO INTERNO LORDO Anni Paesi più globalizzati* Paesi meno globalizzati** Paesi ricchi Sessanta 1,4 2,4 4,7 Settanta 2,9 3,3 3,1 Ottanta 3,5 0,8 2,3 Novanta 5,0 1,4 2,2 * I 24 paesi emergenti che, dopo il 1980, hanno adottato politiche di apertura al mercato e al libero scambio. ** I 49 paesi in via di sviluppo che non hanno adottato politiche di apertura.
15 RAPPORTO FRA GLOBALIZZAZIONE E POVERTA povertà = stato di un individuo o famiglia che vive sotto la soglia di un dollaro statunitense in termini di potere di acquisto 1820» povertà del pianeta 84% 2000» povertà del pianeta 24% (attenzione però ai valori assoluti!!)
16 E LA DISEGUAGLIANZA?! Il 60% degli investimenti diretti all estero rimane nella triade (Stati Uniti, Europa, Giappone). Il resto è distribuito in modo diseguale con ad esempio un 19,8% attratto dal sud-est asiatico e solo un 1,4% dall intero continente Africano. Il divario di reddito tra il quinto più ricco e il quinto più povero del pianeta è cresciuto da un 30:1 (1960) a un 74:1 (1997). Il reddito annuale delle 225 persone del pianeta supera la somma dei redditi del 47% della popolazione mondiale (le ricchezze delle tre persone più ricche sono maggiori della somma del PNL di tutti i paesi meno sviluppati 600 milioni di persone).
17 E LA DISEGUAGLIANZA?! (ITALIA Fonte Banca d Italia) 10% della ricchezza (860 miliardi di Euro) 45% della ricchezza (3.800 miliardi di Euro) 6 mil. di persone (10%) 30 milioni di persone (50%) metà più povera 10% più ricco altri
18 ECONOMIA GLOBALE ECONOMIA LOCALE è anche una questione ambientale?! per ridurre la convenienza a comprare beni che arrivano da lontano bisognerebbe inserire dei dazi di ingresso proporzionali alla distanza da cui proviene la merce stessa!! e cosa succederebbe ai paesi meno sviluppati che dipendono dalle esportazioni di alcuni beni (Mali dipende per il 78% dalle esportazioni di cotone, l Etiopia per il 56% dalle esportazioni di caffè )
19 Sostenibilità delle imprese: Creazione valore economico adeguato al livello di rischio Ottimizzazione impatto ecologico Soddisfazione attori sociali
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