MULLITE E CORDIERITE NELLA CAVA DI CELLERE (VT)
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- Lidia Volpe
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1 MULLITE E CORDIERITE NELLA CAVA DI CELLERE (VT) Maurizio Burli*, Luciano Nizi*, Roberto Pucci*, Edgardo Signoretti* * Gruppo Mineralogico Romano Riassunto In un blocco raccolto nella cava di scorie di Cellere (VT), sono state rinvenute cordierite e mullite. La cordierite si presenta in granuli informi di colore blu-violaceo; la mullite è in cristallini prismatici allungati e sottili, anche millimetrici, dai contorni non sempre ben definiti, incolori. Le due specie, che sono entrambe diffuse in tutta la roccia, sono state identificate mediante analisi diffrattometriche ai raggi X su cristallo singolo. Il ritrovamento La gita di ricerca mineralogica di sabato 6 giugno 2009, organizzata dal Gruppo Mineralogico Romano nel Distretto Vulcanico Vulsino, si concludeva con un fuori programma: una breve visita alla cava di pozzolana rossa di Cellere in prossimità della S.P. 312 Castrense, strada che comunque avremmo dovuto seguire nel rientro a Roma. La cava (fig. 1) si trova a 4 km circa da Valentano, magnifico borgo medievale con il castello che ospita il Museo della preistoria e protostoria della Tuscia, e, viaggiando in direzione di Montalto di Castro, è situata sulla destra della strada ed è indicata da un cartello giallo ben visibile. La cava, da cui vengono estratte scorie incoerenti di ottima qualità per diverso uso industriale, è molto interessante da un punto di vista geologico-vulcanologico per la presenza di numerose bombe vulcaniche di enormi dimensioni con le caratteristiche strutture da impatto (fig. 2). Purtroppo non lo è altrettanto dal punto di vista del collezionismo di minerali: qui fu trovata solo una volta una scoria con microcristalli di ematite di genesi fumarolica (Caponera, 2005). Tale visita era stata suggerita, più che per offrire un ultima opportunità di fare qualche ritrovamento (aspirazione comunque sempre presente nel DNA del cercatore), dall interesse suscitato dalla presenza delle bombe vulcaniche che alcuni soci (M.B. e E.S.), grazie alla cortese disponibilità dei signori Giuseppe e Pietro Bonini, titolari della soc. Montenero che gestisce la cava, avevano già avuto modo di osservare. In quella occasione aveva destato particolare interesse, sul fronte di scavo, la sezione di una colata lavica nascosta sotto Fig. 1. Fronte della cava di Cellere. Foto E. Signoretti. 41
2 Fig. 2. Cava di Cellere, bombe vulcaniche. Foto E. Signoretti. Fig. 4. Grandi blocchi di lava sul piazzale della cava. Foto E. Signoretti. sette metri di pozzolana e messa in luce durante i lavori (fig. 3). Al momento della visita in cava tale colata era stata già in parte rimossa o ricoperta dalle maestranze, ma, a testimonianza di quanto fosse imponente, restavano sul piazzale enormi blocchi di roccia (fig. 4). All interno della roccia, molto compatta e priva di fessurazioni, raramente si osservavano dei noduli fino a 20 cm di diametro (fig. 5). Tali noduli risultavano difficilmente asportabili e con l aiuto dello scalpello se ne riuscirono a rimuovere soltanto piccoli frammenti. Ad una successiva osservazione al microscopio binoculare, all interno di questi frammenti si potevano osservare cristalli di sanidino, pirosseno e qualche piccola titanite, oltre a cristalli giallini parzialmente alterati, che ad un successivo esame al SEM-EDS, risultavano attribuibili ad un termine del gruppo degli anfiboli. Fra i blocchi lavici fin qui descritti, si potevano osservare altri massi di natura senza Fig. 3. Sezione di una colata lavica sul fronte di scavo. Foto E. Signoretti. Fig. 5. Nodulo in un blocco di lava. Foto E. Signoretti. 42
3 Fig. 6. Blocchi lavici. Foto E. Signoretti. Fig. 8. Frammento della roccia esaminata. Foto R. Pucci. dubbio diversa (fig. 6). Alcuni fra questi, di colorazione rossastra, presentavano delle fratturazioni radiali simili a quelle che si osservano nelle lave a pillow (fig. 7). Tutto ciò che si osservava appariva molto interessante, ma poco redditizio dal punto di vista della ricerca mineralogica che più ci riguarda. Frammenti di roccia staccati qua e là rappresentavano comunque un ricordo della gita e alcuni campioni furono raccolti per essere osservati poi a casa prima di decidere se conservarli o gettarli. Uno di questi campioni, raccolto da Luciano, ad un esame più accurato si dimostrò molto interessante, poiché la roccia (fig. 8) di colore grigio, completamente micro-vescicolata, era disseminata di masserelle allungate, bianche o ialine con aspetto cristallino e, in alcuni punti, erano presenti spalmature di materiale di aspetto vetroso con spiccata colorazione azzurro-violacea (fig. 9). Si pensò subito alla cordierite, minerale già segnalato, nel Lazio, nella cava di Campomorto in località Pietra Massa Fig. 7. Blocco lavico con fratturazioni radiali. Foto E. Signoretti. Fig. 9. Cordierite diffusa in tutta la roccia, l area della foto è di circa 1 cm 2. Coll. e 43
4 presso Montalto di Castro (Passaglia e Turconi, 1982) e più recentemente vicino Allumiere nell apparato vulcanico Tolfetano-Cerite (Della Ventura et al., 2006). Questo secondo ritrovamento era stato effettuato in un incluso olocristallino in una formazione ignimbritica e il minerale si presentava in cristalli millimetrici, prismatici e ben formati di colore blu scuro (Della Ventura et al., 2006). L aspetto del minerale di Cellere ricordava quello della Cava di Campomorto, dove rari e piccoli granuli di cordierite erano immersi in una pasta vitrea granulare composta essenzialmente da quarzo (Passaglia e Turconi, 1982). Nel nostro frammento però, la mineralizzazione era di dimensioni maggiori e piuttosto diffusa. Come fu possibile constatare giorni dopo, tale caratteristica era presente anche nella parte del blocco, da cui il frammento era stato staccato, che era rimasto in cava. La roccia in questione fu divisa fra alcuni soci come campione di probabile cordierite, ma altre insolite mineralizzazioni furono oggetto di riflessione e discussione. Infatti, come si è già detto, la Fig. 11. Cordierite, granuli di 0,3 mm. Coll. E. Signoretti, massa era disseminata di aggregati di cristalli vitrei a volte bianchicci, di dimensioni da submillimetriche a millimetriche, con abito prismatico molto allungato e spesso malformato, disposti in apparente associazione parallela o raggiata. Tali cristallini erano spesso immersi in una pasta microcristallina bianca (fig. 10). Cordierite e mullite I campioni, sottoposti all attenzione del Dipartimento Scienze Geologiche, Università di Roma Tre sono risultati essere cordierite (granuli bluastri) e mullite (cristalli prismatici vitrei). La cordierite (figg. 11 e 12) è stata identificata mediante analisi diffrattometriche ai raggi X su cristallo singolo 1. Il minerale è ortorombico con parametri di cella: a = 17,227(8) Å; b = 9,791(3) Å; c = 9,35(5) Å. Fig. 10. Masse microcristalline bianche disseminate nella roccia. Coll. e 1 Analisi effettuate presso l Istituto di Geoscienze e Georisorse del C.N.R. di Pavia. 44
5 Fig. 12. Cordierite, granuli di 0,5 mm. Coll. E. Signoretti, La mullite, (fig. 13, 14 e 15) è stata identificata preliminarmente attraverso analisi chimica qualitativa (SEM-EDS) 2 (spettro e foto al SEM in figg. 16 e 17). In seguito sono state effettuate analisi diffrattometriche ai raggi X su cristallo singolo 1. Il minerale è ortorombico con parametri di cella: a = 7,515(3) Å; b = 7,639(7) Å; c = 2,877(4) Å. Fig. 14. Mullite, cristallini di 0,5-1 mm. Coll. E. Signoretti, Questo, silicato (Al 4+2x Si 2-2x O 10-x ; con x 0,4), che deve il suo nome all isola scozzese di Mull dove è stato identificato per la prima volta (Borwen et al., 1924), fu rinvenuto in argille fuse, incluse in rocce vulcaniche Terziarie, associato a rari cristalli di corindone. Il minerale cristallizza in prismi ortorombici con sfaldatura parallela all asse (010). Incolore o leggermente rosato quando si presenta in masse, normalmente non pleocroico lo diviene, assumendo colore rosa, per un alto contenuto Fig. 13. Mullite, cristallino malformato di 1 mm. Coll. e 2 Analisi effettuata presso il Dipartimento Scienze Geologiche, Università di Roma Tre. Fig. 15. Mullite, cristallini di 0,5-1 mm. Coll. E. Signoretti, 45
6 Fig. 16. Spettro dell analisi al SEM EDS della mullite. Fig. 17 a) e b). Cristallini di mullite al SEM. Gli aggregati cristallini al centro della foto b) sono di K-feldspato. 46
7 Fig 18. Mullite, cristallini di 1 mm; vulcano Bellerberg, Ettringen, Mayen, Eifel, Rhineland-Palatinate, Germania. Coll. e foto L. Mattei. di titanio. La mullite è normalmente presente in prodotti artificiali di cottura delle argille, dove il minerale era già stato notato prima ancora che fosse cercato in rocce argillose soggette ad alte temperature per cause naturali (Foshag, 1924). Date le sue condizioni di formazione, è facile immaginare come la mullite sia stata rinvenuta in molte altre parti del mondo ove rocce argillose siano state interessate da fenomeni vulcanici e/o metamorfici. Limitandoci ai ritrovamenti di minerale ben cristallizzato e più vicini a noi, segnaliamo soltanto l unico ritrovamento italiano nella cava di pietra del Monte Arci, presso l abitato di Marrubio (OR) (Bortolozzi G., 1986) e, considerando la grande affinità con la storia vulcanica del Lazio, quelli avvenuti in Germania, in numerose località nella zona vulcanica dell Eifel. Del ritrovamento sardo sappiamo (Bortolozzi G., 1986) che il minerale, su una matrice non descritta (riolite?), si presentava in aggregati di cristallini aciculari bianchi o bianco-giallastri in forma di sferule di 0,2-0,6 mm disposte su tridimite, in associazione con ematite e un minerale in cristallini allungati rossicci o bruni di probabile pseudobrookite. All Eifel la mullite è stata rinvenuta in frammenti di rocce argillose rimasti inclusi nella lava. Il minerale si presenta in cristallini aciculari o prismatici a sezione quadrata, fino a 2 mm, riuniti in fasci o a raggiera, ma anche in insiemi disordinati ialini, biancastri o debolmente colorati, dal rosa chiaro al rosa, al lilla-blu, al lilla intenso, al marrone rossiccio, dal giallo al verde-giallo (fig. 18). È associato a: sanidino, biotite, quarzo, tridimite, cristobalite, sillimanite, cordierite, osumilite, topazio, ematite, pseudobrookite e wagnerite (Blaß, 2008). Per quello che ne sappiamo, la mullite di Cellere rappresenta il secondo ritrovamento di questa specie mineralogica, in campioni ben cristallizzati (anche se nemmeno paragonabili a quelli dell Eifel), sul territorio nazionale; la prima per il Lazio ed è questo che maggiormente ci interessa. Ringraziamenti Gli autori ringraziano: il dott. Fernando Càmara dell Istituto di Geoscienze e Georisorse del C.N.R. di Pavia per le analisi ai raggi X, il dott. Fabio Bellatreccia del Dipartimento di Scienze Geologiche dell Università Roma Tre per le analisi e le foto al SEM e l amico Luigi Mattei per la foto della mullite dell Eifel. Si ringraziano inoltre i sig.ri Giuseppe e Pietro Bonini, titolari della soc. Montenero che gestisce la cava di Cellere, per aver consentito l accesso alla cava e il sig. Bernardino Pampani, dipendente della stessa Società, per l assistenza durante la ricerca. 47
8 BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE BLAß G., (2008) - Die wichtigsten Mineralien der Eifel - in: Eifel Die Mineralien der Vulkaneifel - Extra Lapis, 34, BORTOLOZZI G., (1986) - Mullite e pseudobrookite del Monte Arci (Oristano) - Rivista Mineralogica Italiana, 3/1986, BOWEN N. L., GREIG J. W., ZIES E. G., (1924) - Mullite, a silicate of alumina - Jour. Wash. Acad. Sci., 14, 183 (anche: Jour. Amer. Ceramic Soc., April, 1924). CAPONERA I., (2005) - Segnalazioni in breve: Ematite di origine pneumatolitica in una cava a Valentano (Viterbo) - Il Cercapietre, notiz. del G.M.R., 1-2, 66. DELLA VENTURA G., BELLATRECCIA F., CÁMARA F., OBERTI R., LORAND J. P., PARODI G. C., CAR- LIER G., DI DOMENICO D., (2006) - Carbon-bearing cordierite from Allumiere (Tolfa Volcanic Center, Latium, Italy): occurrence, crystal-structure and FTIR microspectroscopy - Per. Mineral., 75, 2-3, FOSHAG W.F., (1924) - New minerals: new species - American Miner., 9, PASSAGLIA E., TURCONI B., (1982) - Silicati ed altri minerali di Montalto di Castro (Viterbo) - Rivista Mineralogica Italiana, 4/1982,
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