3. b) MODELLO DI INTERVENTO E PROCEDURE rischio vulcanico
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- Silvio Pozzi
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1 3. b) MODELLO DI INTERVENTO E PROCEDURE rischio vulcanico
2 Le attività comunali in materia di Rischio Vulcanico Nella parte del piano dedicata alla descrizione dei singoli rischi a cui il territorio è esposto e alle loro fenomenologie emerge palesemente che nel caso di rischio vulcanico l ente comunale ha un ruolo che si innesta con le attività dei livelli sovraordinati ed in pricipal modo con quelle del livello nazionale, in quanto la pianificazione è nazionale, del Dipartimento della Protezione Civile. Il Servizio Comunale di Protezione Civile ha un ruolo prioritario, quello di rendere edotta la popolazione sugli effetti dell eruzione del Vesuvio. In particolare, in tempo di pace, dovranno essere individuate le tipologie di coperture più vulnerabili, prevedendo che le valutazioni di vulnerabilità scendano, se possibile, al dettaglio dell edificio in modo da disporre di dati particolareggiati che consentano una pianificazione di emergenza mirata a scala locale. Tale pianificazione dovrà altresì individuare strutture sicure presenti sul proprio territorio tali da poter garantire l alloggiamento temporaneo della popolazione che necessiterà di evacuazione. Il comune di STRIANO, in quanto in pena zona gialla, immediatamente contiguo con la zona rossa, in caso di esposizione sottovento durante l eruzione dovrà essere pronto a recepire le specifiche ulteriori misure connesse con la strategia generale di pianificazione che sarà definita dal Dipartimento della Protezione Civile, in accordo con la Regione Campania, attraverso le Indicazioni operative per l aggiornamento delle pianificazioni di emergenza per il rischio vulcanico della zona gialla vesuviana. Lo scenario di riferimento Il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile ha elaborato il Piano Emergenza Vesuvio, lo strumento per la gestione dell emergenza dell area vesuviana e dei comuni limitrofi da attivare nel caso di ripresa dell attività eruttiva del vulcano. Il 14 febbraio 2014 con la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, che aveva ricevuto l intesa della Conferenza Unificata, è stata approvata la nuova zona rossa. Nella stessa direttiva, per garantire l assistenza alla popolazione in zona rossa, è stato ridefinito lo schema di gemellaggio da attuare tra i comuni e le Regioni e le Province Autonome nel caso di evacuazione preventiva. Il 9 febbraio la Regione Campania ha approvato con delibera della giunta la nuova delimitazione della zona gialla. Quest area, esterna alla zona rossa, è esposta a una significativa ricaduta di cenere vulcanica e di materiali piroclastici che potrebbero causare il collasso dei tetti. La delibera accoglie la delimitazione proposta dal Dipartimento della protezione civile, sulla base di indicazioni della Comunità scientifica, e in raccordo con la Regione Campania. Con la stessa delibera, sono state fornite indicazioni per la redazione di piani di emergenza ai comuni della zona gialla. 2
3 Lo scenario di riferimento, pertanto vede il comune di STRIANO coinvolto per la parte relativa alla ricaduta di ceneri vulcaniche, evento che prende in considerazione la probabilità di accadimento dell evento eruttivo, che dopo qualche settimana di fenomeni e segnali è molto probabile che avvenga. In taluni casi la struttura comunale di protezione civile sarà nello stato di attenzione, per seguire l evoluzione delle fasi che potranno portare al verificarsi dell evento e all attivazione delle misure previste dalla pianificazione comunale ed eventualmente da quelle della pianificazione regionale e dalle indicazioni del livello nazionale. La comunità scientifica darà indicazioni circa la possibilità di ricaduta, in funzione dei venti e di altri parametri, di materiale sul territorio comunale di STRIANO. Gli allegati 4 e 5 della D.G.R. Campania n. 29 del 9.2. danno le prime indicazioni operative per la pianificazione di emergenza. Inoltre, l aggiornamento del Piano nazionale di emergenza del Vesuvio individua la zona rossa, la zona gialla e le aree esterne a quest ultima, le ultime due interessate da ricaduta di ceneri vulcaniche. Il comune di STRIANO ricade in zona gialla, interessato dalla ricaduta di ceneri vulcaniche pari a 700 Kg/mq per una probabilità di superamento pari al 10%. L allegato 6 della D.G.R. Campania n. 29 del 9.2. dà indicazioni sui carichi da portare in conto nelle verifiche strutturali di nuovi edifici o di quelle esistenti. Ciò implica una duplice attenzione da parte della struttura comunale di Protezione Civile. In emergenza dovranno essere intraprese tutte le attività e le azioni previste dagli allegati 4 e 5. In tempo di pace sarà importante prendere le decisioni utili all aggiornamento della presente pianificazione di emergenza, di cui ai richiamati allegati 4 e 5, oltre a diffondere la necessità di recepire le indicazioni sotto il profilo strutturale dell allegato 6. In tempo di pace sarà fondamentale, per raffinare la pianificazione di emergenza di cui al presente modello, individuare le tipologie di coperture più vulnerabili, prevedendo che le valutazioni di vulnerabilità scendano, se possibile, al dettaglio dell edificio in modo da disporre di dati particolareggiati che consentano una pianificazione di emergenza mirata a scala locale. Tale studi di vulnerabilità dovranno altresì portare all individuazione di strutture sicure presenti sul territorio, tali da poter garantire l alloggiamento temporaneo della popolazione che necessiterà di evacuazione. 3
4 Modello di intervento Rischio VULCANICO (ricaduta di ceneri vulcaniche in zona Gialla) La fattispecie implica il recepimento delle indicazioni per la pianificazione di emergenza emanate con la D.G.R. Campania n. 29 del 9.2., precisamente quelle riportate negli allegati 4 5. In caso di eruzione del Vesuvio, pertanto, si prevede un unico livello di allerta a cui corrisponde la procedura operativa di attenzione: - Attenzione (Attivazione del Presidio Comunale di Protezione Civile (PCPC); 4
5 FASE DI ATTENZIONE ATTIVAZIONE DEL PRESIDIO COMUNALE di Protezione Civile ESTRATTO Il Responsabile del servizio comunale di protezione civile avvisa il Sindaco e sulla base dell analisi delle situazioni contingenti, in riferimento alle valutazioni, delle necessità e secondo le modalità che ritiene opportune attiva e coordina le procedure per le valutazioni consequenziali. È prioritario: 1. seguire con attenzione, con contatti diretti e continui con le strutture sovraordinate, l evoluzione dell evento affidando al Presidio la direzione ed il comando della gestione delle operazioni. 2. salvaguardare la POPOLAZIONE più vulnerabile (bambini fino a 12 anni, anziani oltre i 65 anni e portatori di handicap), chiedendo di rimanere all interno di luoghi riparati e chiusi, comunque non vulnerabili alla ricaduta e all accumulo di ceneri vulcaniche sulle coperture. In taluni casi di evidente e noto livello di vulnerabilità al collasso, si dovranno intraprendere le misure di evacuazione cautelativa della popolazione residente con possibili allontanamenti temporanei in edifici vulnerabili rispetto ai carichi da accumulo di cenere ovvero di difficile accessibilità; 3. approntare MATERIALI E MEZZI per procedura di pronto intervento per: a. il ripristino della viabilità, delle reti di servizio di cui sono noti i danni in funzione dell accumulo di cenere (in base alla tabella dell allegato 5, appresso riportato); b. per l informazione ai cittadini riguardo il fenomeno in atto e alle norme comportamentali da tenere; c. per l individuazione di aree per il deposito di ceneri vulcaniche. La strategia operativa dovrà essere diversificate e attuabile con la dinamicità che tali tipi di eventi richiedono. Nell ambito del presente Piano di Emergenza, dal momento che l area sottovento, esposta alla ricaduta di cenere non è individuabile preventivamente, ma solo ad evento in corso, non sonno state fatte scelte di carattere rigido ma sono state formulate le indicazioni per poter fare scegliere al momento delle necessità. Ciò implicherà, se del caso, in funzione della possibile severità dell evento e delle fenomenologie attese, anche l evacuazione totale della popolazione di alcune aree al di fuori del territorio comunale. In tale fattispecie sarà necessario richiedere l intervento sovra comunale di regione o Dipartimento Nazionale. 5
6 FASE DI ATTENZIONE ATTIVAZIONE DEL PRESIDIO COMUNALE di Protezione Civile Il Referente - Tiene informato il Sindaco; - Predispone le attività necessarie alle esigenze e mantiene il controllo dell evoluzione ATTENZIONE COMUNALE - I componenti del presidio collaborano col referente per tenere sotto controllo la situazione NUCLEO VOLONTARIATO E PROTEZIONE CIVILE - Collabora con il PRESIDIO per adempiere alle esigenze della struttura comunale nelle varie attività. Contatta il PRESIDIO POPOLAZIONE - Resta in attesa delle indicazioni della struttura comunale 6
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