ANALISI DI ALCUNE POESIE
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- Bianca Romagnoli
- 8 anni fa
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1 MOTIVI, STRUTTURA E FORMA DELLA POESIA PASCOLIANA PROF.SSA NUNZIA SOGLIA
2 Indice 1 TEMI E STILE ANALISI DI ALCUNE POESIE LAVANDARE NOVEMBRE IL GELSOMINO NOTTURNO ARANO (DA MYRICAE) I DUE FANCIULLI (DAI PRIMI POEMETTI) di 13
3 1 Temi e stile I motivi di ispirazione della poesia pascoliana sono essenzialmente tre: 1. La biografia, quindi la rievocazione di vicende personali (X Agosto) 2. La celebrazione degli ideali morali, patriottici, umanitari (I due fanciulli) 3. La contemplazione della natura e della campagna (Lavandare, Novembre) Pascoli rompe con la tradizione letteraria italiana e dà inizio ad una nuova poesia, alla poesia del frammento lirico. Considerando la poesia come rappresentazione e contemplazione del particolare, egli scrive componimenti brevi, con frasi brevi, sensazioni fulminee, fresche impressioni. Pascoli rinnova anche il linguaggio poetico: con lui la poesia italiana perde il suo tradizionale supporto logico, procede per simboli ed immagini, con parole musicali e suggestive. Il linguaggio è più realistico, meno stilizzato, meno dotto, non privo di termini tecnici e dialettali. Esso è fonosimbolico con un frequente uso di onomatopee, ossia parole che riproducono rumori della natura, (ad esempio il din don delle campane). Pascoli ricerca una sorta di musicalità evocativa, accentuando l'elemento sonoro del verso. Le principali raccolte di Giovanni Pascoli sono: Myricae (1891), la prima vera e propria raccolta di Pascoli, nonché una delle più amate. La raccolta è dedicata al padre Ruggero. Il titolo riprende una citazione dalla IV Bucolica di Virgilio in cui il poeta latino proclama di innalzare il tono poetico poiché "non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici" (non omnes arbusta iuvant humilesque myricae). Pascoli invece propone quadretti di vita campestre in cui vengono evidenziati particolari, colori, luci, suoni che hanno natura ignota e misteriosa. Il titolo della raccolta vuole dunque evidenziare il motivo georgico dell ispirazione, ma è anche una dichiarazione di umiltà del poeta. Fanno parte di questa raccolta X Agosto, Novembre, Lavandare, Arano, Romagna. Canti di Castelvecchio (1903), dedicati alla madre. Il titolo pare voglia creare un collegamento con i Canti di Leopardi, suggerendo così, secondo l'interpretazione di Giuseppe Nava, l'ambizione ad una poesia più elevata. Castelvecchio è il paesino in cui Pascoli visse a lungo, dedicandosi alla poesia e agli studi di letteratura classica. Qui gli parve di aver finalmente 3 di 13
4 ricostruito il nido familiare. I Canti di Castelvecchio sono pieni di richiami autobiografici e di rappresentazioni della vita in campagna. Le liriche più famose che ne fanno parte sono Il gelsomino notturno, La mia sera. 4 di 13
5 2 Analisi di alcune poesie 3.1 Lavandare Testo Nel campo mezzo grigio e mezzo nero resta un aratro senza buoi, che pare dimenticato, tra il vapor leggero. E cadenzato dalla gora viene lo sciabordare delle lavandare con tonfi spessi e lunghe cantilene. Il vento soffia e nevica la frasca, e tu non torni ancora al tuo paese! Quando partisti, come son rimasta! Come l aratro in mezzo alla maggese. Parafrasi Nel campo arato per metà (grigio nella parte non arata, nero nella parte arata) sta un aratro senza buoi, avvolto nella nebbia leggera, e pare dimenticato. Dal canale d acqua, con cadenza ritmica, proviene lo sciabordare delle lavandaie, con colpi ripetuti e frequenti e lunghe cantilene. Il vento soffia e fa cadere la neve dai rami e tu non torni ancora al tuo paese. Quando sei partito sono rimasta sola come l aratro in mezzo al maggese, ossia la parte di campo lavorato in maggio e lasciato a riposo o a pascolo, senza alcuna coltivazione perché possa tornare ad essere fertile Commento Questa poesia sembra un bozzetto naturalistico in quanto Pascoli descrive la campagna autunnale. Ma la poesia rispecchia anche il simbolismo pascoliano, vale a dire la tendenza a non vedere le cose nella loro oggettività, ma come simbolo di una realtà più profonda. Infatti, è vero che Pascoli canta i motivi del mondo della natura, ma li carica anche di significati simbolici. A ben 5 di 13
6 guardare, in Lavandare i temi principali sono quelli dell abbandono e della solitudine, rappresentati dall immagine dell aratro dimenticato, che torna all inizio e alla fine, conferendo alla poesia una struttura circolare. Gli ultimi versi sono tratti da un canto popolare marchigiano. Qui il ritmo risulta molto rallentato, per restituire l idea della nenia cantata dalle donne. Osservazione metriche Lavandare è un madrigale composto da due terzine e da una quartina di endecasillabi. Figure retoriche - Allitterazioni: della r : resta aratro pare ; gora sciabordare lavandare ; frasca, torni - ancora partisti rimasta aratro - Onomatopea: sciabordare - Enjambement: pare / dimenticato, viene / lo sciabordare - Chiasmo: tonfi spessi e lunghe cantilene ; il vento soffia e nevica la frasca - Similitudine: rimasta / come l aratro in mezzo alla maggese Il chiasmo è una figura retorica che consiste nel disporre in modo incrociato due espressioni o due frasi. Il nome chiasmo deriva dalla lettera greca χ che ha la forma di una croce. Il vento soffia e nevica la frasca I quattro termini si dispongono a incrocio Il vento soffia Nevica la frasca 3.2 Novembre Testo Gèmmea l aria, il sole così chiaro che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, e del prunalbo l odorino amaro senti nel cuore Ma secco è il pruno, e le stecchite piante di nere trame segnano il sereno, 6 di 13
7 e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante sembra il terreno. Silenzio, intorno: solo, alle ventate, odi lontano, da giardini ed orti, di foglie un cader fragile. È l estate, fredda, dei morti. Parafrasi L aria è limpida e trasparente come una gemma, e il sole è così chiaro che induce a ricercare gli albicocchi fioriti e a sentire nel cuore, con l immaginazione, il profumo penetrante e amarognolo del biancospino. Ma il rovo è secco, e i rami delle piante senza foglie tracciano un disegno nero nel cielo limpido e senza uccelli in volo. Il terreno indurito dal gelo risuona sotto il piede come se fosse vuoto. Intorno c è silenzio: solo, al soffio del vento, senti da lontano, dai giardini e dagli orti, il rumore delle foglie secche che cadono dagli alberi. È la cosiddetta estate di San Martino che il poeta chiama l estate fredda dei morti, quel breve periodo di belle giornate che si hanno spesso ai primi di Novembre. Commento Novembre è una delle composizioni più suggestive dell'intera produzione poetica pascoliana La poesia si apre con la descrizione di una splendida giornata di novembre, che dà l illusione della primavera. Ma osservando più attentamente il paesaggio, il poeta si accorge che la realtà è ben diversa. Ciò è evidenziato dal Ma avversativo, che segna un netto rovesciamento della situazione precedente, e semanticamente dalle parole secco, stecchite, nere, vuoto, cavo, le quali danno la sensazione di vuoto, di silenzio. Il paesaggio nella terza strofa diventa ancora più cupo, viene confermata la realtà di morte, con parole come silenzio, solo, lontano, fragile, fredda. La strofa si apre con silenzio che crea una atmosfera funebre. La poesia dunque si apre con immagini di luce e di gioia per poi chiudersi con un sentimento di tristezza e di dolore. Siamo di fronte ad una metafora dell esistenza. L illusione della primavera, della felicità dura poco. Subentra la delusione, la consapevolezza che in realtà è novembre, che 7 di 13
8 indica non solo la stagione ma anche la precarietà dell esistenza (cadere fragile evoca l idea della precarietà). Osservazioni metriche La poesia è costituita da tre strofe di quattro versi, tre endecasillabi e un quinario. La rima è alternata. Figure retoriche Allitterazioni: della s e della r: v. 5: secco, stecchite; v. 6: nere, trame, segnano, sereno; v. 7: sonante; v. 8: sembra. il sigmatismo L insistita ripetizione della s comunica un idea di morte Enjambements: vv. 1-2; vv. 7-8; vv ; Ossimoro: estate fredda; Sinestesie: odorino amaro; 3.3 Il gelsomino notturno Testo E s'aprono i fiori notturni, nell'ora che penso a' miei cari. Sono apparse in mezzo ai viburni le farfalle crepuscolari. Da un pezzo si tacquero i gridi: là sola una casa bisbiglia. Sotto l'ali dormono i nidi, come gli occhi sotto le ciglia. Dai calici aperti si esala l'odore di fragole rosse. Splende un lume là nella sala. 8 di 13
9 Nasce l'erba sopra le fosse. Un'ape tardiva sussurra trovando già prese le celle. La Chioccetta per l'aia azzurra va col suo pigolio di stelle. Per tutta la notte s'esala l'odore che passa col vento. Passa il lume su per la scala; brilla al primo piano: s'è spento... È l'alba: si chiudono i petali un poco gualciti; si cova, dentro l'urna molle e segreta, non so che felicità nuova. Parafrasi I gelsomini notturni aprono i loro fiori al calar della sera quando penso ai miei cari. Anche le farfalle notturne appaiono nelle ore della notte tra i fiori bianchi dei viburni. Tutto tace, solo in una casa ancora qualche voce bisbiglia. Nel nido gli uccelli dormono sotto le ali della madre (affiora l idea rassicurante del nido, tema caro al poeta), proprio come dormono gli occhi sotto le ciglia. Dai calici aperti dei fiori di gelsomino esala un profumo penetrante, simile a quello delle fragole rosse. Mentre nella casa una luce splende nella sala, l erba cresce sulle fosse dei morti: l'erba che nasce sopra le fosse testimonia il continuare della vita. Un ape, che torna in ritardo all'alveare, ronza perché ha trovato tutte occupate le cellette. La costellazione delle Pleiadi (Chioccetta è il nome popolare delle Pleiadi) risplende nel cielo azzurro e richiama alla mente l immagine di una piccola chioccia che si trascina dietro una covata di pulcini, intenti a pigolare. Per tutta la notte esala il profumo dei gelsomini che il vento diffonde. La luce accesa nella casa sale su per la scala, brilla al primo piano e si spegne. All alba si chiudono i petali sciupati e nell urna molle e segreta germoglia una nuova felicità. 9 di 13
10 Commento La poesia Il gelsomino notturno fu composta da Pascoli per le nozze dell amico Raffaele Briganti. In essa è adombrato il tema dell unione dei due sposi e del conseguente germogliare di una nuova vita dalla loro unione. E chiara l allusione agli sposi che si uniscono nell oscurità nei versi Passa il lume su per la scala;/brilla al primo piano: s'è spento. Così come l'urna molle e segreta potrebbe essere il grembo della sposa pronto ad accogliere una nuova vita. Questo dunque potrebbe essere il filo narrativo della lirica, ma la poesia è fatta di tante sensazioni e impressioni notturne, intense e slegate l una dall altra. Tanto è vero che la poesia si apre con la congiunzione copulativa e che sembra dare seguito a sensazioni e impressioni precedenti. Osservazioni metriche La poesia è formata da sei quartine di novenari. La rima è alternata ad eccezione del 23 verso. Figure retoriche Enjambements: si esala /l odore ; azzurra / va ; s esala / l odore ; i petali / un poco gualciti Similitudine: come gli occhi sotto le ciglia Sinestesie: l'odore di fragole rosse (sensazione visiva "rosse" + sensazione olfattiva "profumo"); va col suo pigolio di stelle (sensazione visiva "luce intermittente" + sensazione olfattiva "pigolio pulcini") Metonimie: casa (v. 6); nidi (v. 7); Metafore: urna 3.4 Arano (da Myricae) Al campo, dove roggio nel filare qualche pampano brilla, e dalle fratte sembra la nebbia mattinal fumare, arano: a lente grida, uno le lente 10 di 13
11 vacche spinge; altri semina; un ribatte le porche con sua marra paziente; ché il passero saputo in cor già gode, e il tutto spia dai rami irti del moro; e il pettirosso: nelle siepi s'ode il suo sottil tintinno come d'oro. 3.5 I due fanciulli (dai Primi Poemetti) Era il tramonto: ai garruli trastulli erano intenti, nella pace d'oro dell'ombroso viale, i due fanciulli. Nel gioco, serio al pari d'un lavoro, corsero a un tratto, con stupor de' tigli, tra lor parole grandi più di loro. A sé videro nuovi occhi, cipigli non più veduti, e l'uno e l'altro, esangue, ne' tenui diti si trovò gli artigli, e in cuore un'acre bramosia di sangue, e lo videro fuori, essi, i fratelli, l'uno dell'altro per il volto, il sangue! Ma tu, pallida (oh! i tuoi cari capelli strappati e pésti!), o madre pia, venivi su loro, e li staccavi, i lioncelli, ed «A letto» intimasti «ora, cattivi!» 11 di 13
12 A letto, il buio li fasciò, gremito d'ombre più dense; vaghe ombre, che pare che d'ogni angolo al labbro alzino il dito. Via via fece più grosse onde e più rare il lor singhiozzo, per non so che nero che nel silenzio si sentia passare. L'uno si volse, e l'altro ancor, leggero: nel buio udì l'un cuore, non lontano il calpestìo dell'altro passeggero. Dopo breve ora, tacita, pian piano, venne la madre, ed esplorò col lume velato un poco dalla rosea mano. Guardò sospesa; e buoni oltre il costume dormir li vide, l'uno all'altro stretto con le sue bianche aluccie senza piume; e rincalzò, con un sorriso, il letto. Uomini, nella truce ora dei lupi, pensate all'ombra del destino ignoto che ne circonda, e a' silenzi cupi che regnano oltre il breve suon del moto vostro e il fragore della vostra guerra, ronzio d'un'ape dentro il bugno vuoto. Uomini, pace! Nella prona terra 12 di 13
13 troppo è il mistero; e solo chi procaccia d'aver fratelli in suo timor, non erra. Pace, fratelli! e fate che le braccia ch'ora o poi tenderete ai più vicini, non sappiano la lotta e la minaccia. E buoni veda voi dormir nei lini placidi e bianchi, quando non intesa, quando non vista, sopra voi si chini la Morte con la sua lampada accesa. 13 di 13
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Attraverso l'analisi del testo di un compagno si incomincia a distinguere la giornata in base a ciò che si fa...
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In un regno lontano lontano viveva tanto tempo fa un ragazzo, Martino. Questo ragazzo era molto stimato dal Re, per i suoi modi gentili e per il suo cuore coraggioso. 1 Presto Martino imparò a cavalcare,
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Liceo Scientifico Statale F. II di Svevia Melfi ANNO SCOLASTICO 2015-2016 CLASSE: IIBA PROGRAMMA DI ITALIANO INSEGNANTE: Angela Mjriam POTENZA Numero di ore settimanali: quattro Testi adottati: GIAN LUIGI
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LA GRANDE GUERRA () è una raccolta di brani sulla Prima guerra mondiale, commissionata per le Celebrazioni dei 90 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale (1918/2008), dal Comune di Abano Terme. Il
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novembre 13, 2011 La poesia crepuscolare e la tradizione pascoliana Luca Gervasutti - 2009 - L'eredità pascoliana Giovanni Pascoli fu tra i principali ispiratori della poesia cosiddetta crepuscolare: nei
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